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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 126

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Exit strategy?

Posted by fidest press agency su venerdì, 10 giugno 2016

Non partecipo alla gara nazionale di quanti si stanno sperticando in allarmi senza motivo circa la salute di Berlusconi. Non si tratta di un mio accanimento politico, ma semplicemente una riflessione che avrà presto una sua verifica. L’attuale malessere dell’ex premier sembra più una occasione colta al volo che non un reale stato di sofferenza fisica. Siamo all’indomani di una votazione che ha chiarito molti punti oscuri e sventando pretese massimaliste alla luce di risultati elettorali che ci impongono una riflessione circa il rifiuto di consultare il popolo elettore, costituzionalmente identificato come il solo detentore del potere, perché il timore di venir cancellati è superiore alla logica democratica. Berlusconi non fa eccezione.
Ha toppato con l’identificazione di Bertolaso come il solo in grado di risolvere i problemi di Roma, salvo poi fare una veloce retromarcia alla luce dei sondaggi che davano l’accoppiata Berlusconi-Bertolaso, al di sotto del 5% di consensi. Ecco la virata a 180° verso Marchini, con accordi sottobanco anche nei confronti del futuro politico dell’imprenditore romano. L’apporto di FI e di Berlusconi in prima persona a favore di Marchini è stato mortificante, non riuscendo a superare il 4% dei consensi. E’ stato il campanello di allarme che ha suonato la fine della ricreazione berlusconiana, e di ciò l’ex cavaliere si è reso conto.
Giocando sull’imminente anniversario degli ottanta anni, Berlusconi non poteva più affermate “Ho tanta …voglia di tornare al potere !”, essendo la cronaca spicciola totalmente negatrice di ogni residua aspirazione, rimanendo in piedi solamente la ricorrenza degli ottanta anni. Uscire dalla politica nel momento di minor gradimento elettorale ? Sarebbe stata una penosa sortita, per cui necessitava una diversa “exit strategy” in grado di restituire un’ultima chance di credibilità, magari ammantata da quel vittimismo del quale l’ex cavaliere si è sempre servito. Basta guardare la diagnosi del ricovero: “Insufficienza cardiaca da stess”; quindi è stato lo stress delle elezioni e la sua appassionata partecipazione, mortificata dal risultato, che ha provocato l’urgenza di ricovero, proprio in quel San Raffaele dove Berlusconi è di casa. Uscirà presto con una prognosi che consiglierà all’impaziente paziente di esercitare il riposo, specialmente dalle diatribe politiche. Quindi Berlusconi non abbandonerà la politica da sconfitto, ma doverosamente se ne allontanerà su prescrizione medica e insistenza dei familiari: una exit strategy su “ordine del medico”. (Rosario Amico Roxas)

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Crisi, l’exit strategy Usa è fallita

Posted by fidest press agency su lunedì, 20 settembre 2010

(fonte Italiaoggi) Alla riunione annuale di Jackson Hole, sulle montagne del Wyoming, il presidente della Fed Ben Bernanke ha riconosciuto il fallimento della cosiddetta exit strategy, il piano d’uscita dalla crisi economica e finanziaria più grave dal ’29, e ha annunciato una nuova, e pericolosa, «crisis management».  Ciò significa una mera gestione della crisi con strumenti monetari, basata su bassi tassi di interesse e sull’acquisto di nuove obbligazioni del Tesoro e di altri titoli bancari in sofferenza.Non potendo ignorare il persistere di una disoccupazione vicina al 10% e un deficit di bilancio di 1.470 miliardi di dollari nel 2010, Bernanke ha dovuto ammettere che gli Usa, nonostante gli stimoli fiscali e gli incentivi, continuano ad annaspare nel mezzo di una crisi irrisolta.
Il presidente della Fed ha ripetuto che i consumi privati per lui sono sempre il parametro principale per capire l’andamento dell’economia. Essi finora non hanno corrisposto alle aspettative. Anche gli investimenti nel settori industriali, cresciuti per riempire un lungo periodo di totale stagnazione, hanno esaurito la loro spinta. Così come l’export, il cui effetto sul pil nazionale egli stima comunque vicino a zero. Questa amara analisi evidenzia ancora una volta lo storico problema degli Usa, che è quello di un’economia dei consumi internazionalmente sovvenzionata!  Per sostenere i mercati finanziari in crisi e per spingere verso il basso i tassi di interesse, nei due anni passati la Fed ha comprato obbligazioni di stato e soprattutto titoli Mbs (mortgage-backed securities), i pericolosi titoli emessi sulla base dei mutui casa, per un totale di 2.000 miliardi di dollari. Finora ne sono stati ripagati soltanto 140 miliardi. Si spera di smaltire altri 400 miliardi di titoli Mbs entro il 2011, anche se il settore immobiliare è sempre più in affanno. La caduta di luglio del 27,2% delle vendite di case rispetto al mese precedente ne è la riprova. In sintesi, la Fed ammette di essersi riempita di titoli tossici legati ai mutui subprime, e di aver trasferito allo stato il fardello delle banche private.  La banca centrale continua a mantenersi su questa strada: abbassare ulteriormente i tassi di interesse e comprare titoli, soprattutto le obbligazione del Tesoro. Si spera con ciò di aiutare i bilanci delle famiglie e del business e di riportarli verso il consumo. In realtà tale politica, già stigmatizzata dalla Banca dei regolamenti internazionali nel 2009, stravolge le attività economiche, mantiene i prezzi degli asset artificialmente inflazionati, surriscalda la congiuntura e prepara il terreno per l’inflazione.  Per la Fed, comprare titoli vuol dire creare nuova moneta. La questione cruciale diventa quindi capire dove andrà questa crescente liquidità. Il rischio è  che essa finisca nelle speculazioni finanziarie e sulle materie prime. Alcuni parlano già di una grande bolla dei bond americani. L’insicurezza sistemica porta a privilegiare i titoli di stato rispetto agli altri investimenti. Infatti, secondo l’Investment company institute, da gennaio a giugno i fondi equity hanno perso 232 miliardi di investimenti mentre, i fondi obbligazionari sono aumentati di 559 miliardi di dollari. Inoltre, il Congressional budget office ha rivisto, con un aumento di 4.400 miliardi, le previsioni di spesa governativa di base per i prossimi dieci anni. Una voragine che il governo dovrà coprire con i bond del Tesoro!
Ma una manovra monetaria espansiva non può bastare. Servono investimenti nelle infrastrutture e nell’economia reale e una rivisitazione della spesa corrente. A ciò dovrebbe essere finalizzato l’acquisto di nuove obbligazioni.  In Europa c’è stata l’esperienza positiva delle cosiddette obbligazioni Delors, cioè emissione di titoli per creare liquidità da investire nei trasporti, nella modernizzazione energetica e tecnologica. Sulla stessa strada oggi si stanno muovendo anche le Casse depositi e prestiti europee. Ma queste, purtroppo, spesso incontrano forti resistenze politiche e finanziarie. Mentre a nostro avviso andrebbero sostenute per accelerare la realizzazione delle grandi infrastrutture, soprattutto nel Sud.  Bernanke avrebbe dovuto puntare sulla riduzione dei titoli tossici, presenti anche nei bilanci della Fed, e che sono la vera causa della crisi sistemica, dell’aumento del debito pubblico e degli squilibri contabili. I titoli Mbs, come i derivati Otc, sono inflazionati e senza un vero valore di riferimento sottostante. La riforma finanziaria appena approvata dal Congresso li ha definiti titoli sintetici pericolosi. Perciò la Fed dovrebbe agire di conseguenza.  Non c’è quindi da rallegrarsi, tanto meno da contrapporre agli Usa la pretesa di un’Europa più stabile. Fintanto che non si realizza un sistema monetario multipolare, il dollaro resta la principale moneta di riferimento internazionale e gli effetti globali di una prolungata crisi americana potrebbero essere più devastanti di quelli del 2008.  (di Mario Lettieri Sottosegretario all’economia nel governo e Paolo Raimondi Prodi Economista)

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Quando i nodi arrivano al pettine

Posted by fidest press agency su lunedì, 17 maggio 2010

Di Rosario Amico Roxas. Il governo annuncia tempi duri, strette,  ma non lo fa con la voce del presidente del consiglio, si presta il ministro Tremonti; il cavaliere non vuole mettere la sua faccia nelle brutte notizie, lui interverrà per dire che tutto va bene, che la crisi è superata, che i provvedimenti del governo servono a promuovere la ripresa, a creare posti di lavoro, a favorire quel “nuovo” miracolo economico che promette fin dal primo giorno della sua  “discesa” in politica. Ma se per entrare in politica la strada fu tutta in discesa, ora, mentre cerca una exit strategy, la strada è diventata tutta in salita, sconnessa, impervia; ai bordi della strada intuisce la presenza di un popolo, una volta osannante, oggi maledicente. I danni della superficialità dovrà pagarli quella fascia mediana della popolazione che ha nutrito fiducia e che ora si ritrova alle soglie della povertà. Questa manovra sarà la spinta definitiva per entrare in quel mondo dove si vive di rinunce, privazioni, risparmio; nulla a carico degli evasori che hanno goduto dello scudo fiscale; niente a carico della cricca della quale stanno emergendo le malefatte con il balenare della punta dell’iceberg sul quale bivaccano personaggi che si ritenevano intoccabili. Abbiamo cercato di discutere di “Democrazia Sociale”, ma l’argomento sembra che interessi solo ai pochi che ancora apprezzano taluni valori che appartengono ad una storia mai accaduta. Ne stiamo parlando su https://fidest.wordpress.com/testi-fidest/ (al quale rimando i volenterosi che desiderano commentare) utilizzando il pensiero di Jacques Maritain, di concerto con le encicliche sociali della Chiesa, almeno quelle che contano,  in una chiave di lettura rigorosamente laica.  Si tratta di una descrizione  frazionata in parti, delle quali sono già pubblicate le prime sei. Non c’è la pretesa di insegnare niente a nessuno, ma solo di citare ciò che è stato detto e non creduto, travolto dall’imperioso liberismo che sta sconvolgendo le economie occidentali. Si direbbe “quando i nodi arrivano al pettine”, ma anche questo non interesse chi governa questa nazione…. Non ha niente da pettinare !!! (Rosario Amico Roxas)

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