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L’export italiano non arresta la sua crescita

Posted by fidest press agency su giovedì, 14 giugno 2018

È un futuro di crescita e opportunità, nonostante le incertezze, quello che attende l’export italiano nei prossimi quattro anni. Forte della profonda evoluzione realizzata negli ultimi dieci anni e dell’eccellente performance del 2017, l’export italiano ha tutto il potenziale per non arrestare la sua crescita e cogliere le opportunità offerte dai mercati esteri anche in un contesto oggettivamente complesso.Questo è il quadro delineato da “Keep Calm & Made in Italy”, l’ultimo Rapporto Export del Polo SACE SIMEST, presentato oggi a Milano.Lo Studio, che include le previsioni 2018-2021 sull’andamento delle esportazioni italiane per Paesi e settori e fornisce approfondimenti sui fenomeni globali a maggiore impatto, prospetta un quadro di vigile ottimismo per le nostre imprese esportatrici e dedica un approfondimento al settore infrastrutturale, elemento chiave per rafforzare la proiezione internazionale dell’Italia.“La performance brillante delle esportazioni italiane nel 2017 non è un successo isolato, ma è la conferma della forza del nostro export, che dalla crisi del 2008 è stato in grado di riadattarsi, migliorare la qualità, aumentare la specializzazione e orientarsi sempre più verso mercati a maggior potenziale – ha dichiarato il Presidente di SACE, Beniamino Quintieri –. Per il 2018 prevediamo una crescita delle esportazioni italiane del 5,8%, un trend positivo che continuerà anche del triennio successivo a un tasso medio annuo del 4,5%: vero e proprio ‘patrimonio nazionale’, l’export continuerà a offrire un contributo decisivo alla crescita del Paese”.“L’incertezza e la volatilità che caratterizzano i mercati in questo momento storico sono importanti, ma dobbiamo abituarci a considerarle come la nuova normalità – ha spiegato Roberta Marracino, Direttore Area Studi e Comunicazione di SACE -. Sono fattori di complessità che devono essere affrontati senza cadere in allarmismi e senza perdere di vista le opportunità esistenti nei mercati esteri e le priorità per coglierle. Tra queste gli investimenti in infrastrutture, soprattutto in ambito portuale, marittimo e del trasporto intermodale, indispensabili per un’economia che basa più del 30% del proprio PIL sull’export e che potrebbero consentirci di recuperare ogni anno 70 miliardi di euro di export”.

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L’export dell’Emilia-Romagna tra dazi, Trump e instabilità geopolitica

Posted by fidest press agency su giovedì, 17 maggio 2018

L’effetto Trump sui mercati internazionali, il possibile rischio di guerre commerciali e l’aumento di episodi di violenza politica. Come possono le aziende dell’Emilia-Romagna affrontare le complessità del nuovo scenario globale, cogliendo le grandi occasioni che export e internazionalizzazione possono offrire? Quali le geografie su cui puntare? È da queste domande che ha preso le mosse oggi a Bologna, Presso Palazzo Gnudi, il convegno “L’export dell’Emilia-Romagna tra dazi, Trump e instabilità geopolitica” organizzato in collaborazione con Confindustria Emilia-Romagna, da SACE SIMEST, il Polo dell’export e dell’internazionalizzazione del Gruppo CDP, per presentare la Country Risk Map 2018.
Al centro dell’evento, le testimonianze delle aziende protagoniste dell’export bolognese – Ducati Energia, Ferretti Group e Mae – che si sono confrontate con gli esperti di SACE SIMEST sulle strategie per affrontare i mercati internazionali.Nel 2017, con quasi 60 miliardi di beni venduti all’estero (+6,7% rispetto all’anno precedente), l’Emilia-Romagna è la terza regione italiana esportatrice. Le geografie di destinazione sono un buon mix di mercati dell’area Ue (57,4%) ed extra-Ue (42,6%). Tra i primi, Francia, Spagna e Polonia hanno garantito ottime opportunità alle imprese internazionalizzate della regione, ma segnali incoraggianti sono arrivati anche dai mercati ad elevato potenziale che presentano un livello di rischio medio-basso, così come evidenziato nella Country Risk Map. È il caso ad esempio di alcuni importanti player del continente asiatico (Cina, Giappone e Corea del Sud) e dell’America Latina (Brasile, Messico e Perù), geografie che continueranno a rappresentare una fonte di domanda importante per i prodotti Made in Italy anche in futuro.“Per sostenere l’impegno delle piccole e medie imprese all’estero – ha dichiarato Pietro Ferrari, Presidente di Confindustria Emilia-Romagna – occorre favorire un accesso più semplice, integrato ed efficace a tutti gli strumenti e servizi assicurativi e finanziari disponibili. Il sistema regionale Confindustria è a fianco delle imprese, con il supporto di Regione, ICE Agenzia e SACE SIMEST, per accrescere le competenze delle aziende e accompagnarle sui mercati. È importante rafforzare gli strumenti che favoriscono forme di presenza più stabile all’estero e, in generale, promuovere politiche e strumenti, anche di stimolo fiscale, che favoriscano fusioni, accorpamenti e aggregazioni tra aziende”.L’Emilia-Romagna, terza regione italiana per vendite all’estero, è un motore importante dell’export italiano – ha dichiarato Alessandro Decio, Amministratore Delegato di SACE –. Crediamo però che il potenziale della regione sia ancora più ampio, grazie alle eccellenze in tanti settori, a una economia viva, diversificata e coesa. Coltiviamo l’ambizione di mettere a disposizione di un numero maggiore di imprese emiliane e romagnole le soluzioni SACE SIMEST con l’obiettivo di continuare su questo percorso di crescita che speriamo possa accelerare di più quest’anno, anche grazie al nostro impegno. Per raggiungere insieme questo traguardo siamo pronti a lavorare e a dare il massimo per le aziende e gli imprenditori di questa regione”.
Solo nell’ultimo anno, il Polo SACE SIMEST ha servito 1.600 aziende dell’Emilia Romagna, in prevalenza PMI, mobilitando circa 1,4 miliardi di euro di risorse a sostegno di export e investimenti all’estero.

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Risultati 2017: crescita record del supporto a export e internazionalizzazione

Posted by fidest press agency su venerdì, 27 aprile 2018

L’Assemblea degli azionisti di SACE (Gruppo CDP), presieduta da Beniamino Quintieri, ha approvato il bilancio d’esercizio al 31 dicembre 2017. In un anno in cui l’export italiano ha segnato una crescita del 7,4%, superiore a quella di Germania e Francia, e si è confermato motore di sviluppo del Paese con un contributo al PIL pari al 30%, il Polo SACE SIMEST ha incrementato significativamente il sostegno alle attività di export e internazionalizzazione delle imprese italiane, mobilitando risorse per 25,3 miliardi di euro – il livello più alto raggiunto in 40 anni di attività -, in crescita del 41% rispetto al 2016.“La straordinaria crescita delle attività registrata nel 2017 è frutto dell’impegno di tutte le società e delle persone del Polo dell’export e dell’internazionalizzazione del Gruppo CDP nel perseguire l’obiettivo di massimizzazione del supporto alle imprese italiane – ha dichiarato Alessandro Decio, amministratore delegato di SACE -. Continueremo a lavorare con determinazione per consolidare i risultati raggiunti e sostenere, attraverso le importanti risorse e la solidità del Polo SACE SIMEST, la capacità di innovazione e lo sviluppo internazionale di un numero crescente di imprese”.Al forte aumento dei volumi, SACE ha confermato la sostenibilità economico e finanziaria del proprio modello di business, registrando un miglioramento della solidità patrimoniale (SCR in crescita di 23 punti percentuali a 177%) e degli indici di efficienza (cost/income in calo dal 14% al 10%), e una redditività in linea con gli obiettivi di Piano Industriale (ROE pari a 5,9%).L’Assemblea ha approvato, inoltre, la distribuzione all’Azionista di un dividendo pari a 150 milioni di euro e l’accantonamento a riserva di 124,9 milioni di euro.

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Dati export agroalimentare: pomodoro pelato prodotto più amato

Posted by fidest press agency su lunedì, 9 aprile 2018

Con un fatturato export di circa 1,5 miliardi di euro, l’industria del pomodoro e dei suoi derivati si conferma, anche nel 2017, uno dei punti di forza dell’agroalimentare italiano. “Negli ultimi dieci anni l’export dei derivati del pomodoro continua a registrare trend positivi. In particolare, crescono le quote di mercato dei nostri prodotti tradizionali, pelati, polpe e passata, che rappresentano oltre l’80% del volume delle esportazioni, a testimonianza che, anche in periodi di crisi, i consumatori scelgono la qualità” – dichiara il Presidente di ANICAV Antonio Ferraioli.Nei mercati consolidati, pelati, polpe e passata continuano a registrare segni positivi: Regno Unito (+5%), USA (+4%), Francia (+7%) e Australia (+6%). Si evidenzia, invece, una flessione in Giappone (-4%), in Germania (-5%) e in Belgio (-2%).In forte crescita le quote di export nei nuovi mercati di sbocco, in particolare l’Est Europa (+6%) e, per le aree extra UE, Sud America – Brasile ed Argentina – (+ 35%) e Sud Africa (+16%). Buone le performance anche in Corea del Sud (+7%) e negli Emirati Arabi Uniti (+7%) e nell’area ASEAN (+6%).Positivo il saldo della bilancia commerciale, con un export di circa 2 Milioni di tonnellate a fronte di un import di circa 170 mila tonnellate, per un valore di export pari a 1,5 Miliardi di euro contro un valore import di circa 113 milioni di euro.
Sul fronte delle importazioni di concentrato, che rappresentano circa 160mila tonnellate sugli oltre 5 milioni di tonnellate di pomodoro trasformato in Italia nel 2017, si rileva una importante riduzione da poco più di 200mila tonnellate nel 2016 a 164mila tonnellate nel 2017. Si evidenzia in particolare un significativo calo, pari a -63,6%, delle importazioni dalla Cina che passano da poco più di 90.000 tonnellate nel 2016 a 33.000 tonnellate nel 2017.
Oltre alla Cina, che rappresenta circa il 20% dell’import di concentrato, altri mercati di approvvigionamento sono gli USA (37%) e Spagna e Portogallo (39%).“Alle positive performance dell’export, che, in un settore export oriented come il nostro, da sempre riescono a bilanciare il calo dei consumi interni – afferma il Direttore di ANICAV, Giovanni De Angelis – si accompagna un’importante politica di investimenti da parte delle aziende finalizzati all’accrescimento dimensionale e allo sviluppo delle produzioni, con particolare attenzione ai temi della sostenibilità ambientale e della responsabilità sociale dell’impresa.”

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Export italiano gennaio 2018 +9,5%

Posted by fidest press agency su giovedì, 22 marzo 2018

A gennaio l’export italiano ha iniziato bene con un balzo del +9,5%.Buone prospettive per tutto l’anno? Come va l’export nei diversi settori e nei diversi Paesi? Per Alessandro Terzulli, Capo Economista di SACE (Gruppo CDP): “Replicare la performance del 2017 sarà difficile – ha commentato Alessandro Terzulli, Capo Economista di SACE (Gruppo CDP) -. Tuttavia l’export italiano potrà beneficiare nel 2018, al netto di un’eventuale brusca escalation protezionistica, della crescita prevista degli scambi commerciali che si attesterà intorno al 4-5%. La Cina continua a fare da traino per l’export Made in Italy; +10,6% nel mese di gennaio, con meccanica strumentale e abbigliamento fra i settori più dinamici. In lieve flessione invece le esportazioni verso gli USA (-1,4%), sebbene vi siano settori in controtendenza, quali alimentari, autoveicoli e farmaceutica. Tra i settori best performer di gennaio si segnalano: la metallurgia (+17,1%), trainata dalle buone vendite in Cina, India, UK e Spagna, oltre a chimica (+14,4%), gomma e plastica (+11%) e i mobili e gioielli (+13,4%)”.

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Sostegno dell’export e dell’internazionalizzazione delle imprese italiane

Posted by fidest press agency su giovedì, 22 marzo 2018

Tre nuovi accordi e €1,5 mld a supporto di export e internazionalizzazione. Obiettivo dei nuovi accordi è ampliare la storica collaborazione tra Intesa Sanpaolo e il Polo SACE SIMEST, offrendo tutti gli strumenti necessari ad accompagnare le imprese clienti in ogni fase del loro processo di crescita internazionale: dall’aggiudicazione all’esecuzione delle commesse all’estero, dai finanziamenti per l’internazionalizzazione alle garanzie per l’approntamento delle forniture fino ai servizi di recupero dei crediti all’estero.
Il primo è un Accordo Quadro di Partecipazione per la condivisione del rischio che migliorerà l’accesso per le imprese clienti ai prodotti di trade finance tra i più diffusi nel commercio internazionale. L’intesa, siglata dalla Divisione Corporate e Investment Banking di Intesa Sanpaolo, consentirà infatti un più agevole coinvolgimento di SACE nella copertura dei rischi connessi sia alle conferme dei crediti documentari utilizzate per il pagamento delle forniture all’estero, sia al rilascio delle garanzie contrattuali a beneficio delle aziende italiane richieste per l’aggiudicazione e l’esecuzione di commesse internazionali.
Il secondo accordo è stato siglato tra Intesa Sanpaolo e SACE SRV, società del Polo SACE SIMEST specializzata in servizi di recupero crediti all’estero. L’alleanza permetterà ai clienti di Intesa Sanpaolo di accedere a condizioni competitive ai servizi di SACE SRV, che comprendono la gestione delle diverse fasi dell’attività stragiudiziale e giudiziale per il recupero dei crediti vantati verso controparti estere. Per facilitare e accompagnare l’offerta del servizio, Intesa Sanpaolo mette a disposizione la propria capillare rete di filiali in Italia, le proprie strutture specialistiche dedicate all’internazionalizzazione e un’ampia gamma di prodotti-servizi che rispondono alle esigenze delle imprese che operano all’estero.
Il terzo accordo consiste nel rinnovo della Convenzione tra SACE e Mediocredito Italiano (Gruppo Intesa Sanpaolo), che mette a disposizione delle PMI nuovi finanziamenti a medio-lungo termine, erogati da Mediocredito e garantiti da SACE, destinati ad attività d’internazionalizzazione (linea International+).
I tre accordi confermano e rafforzano la collaborazione in essere tra le parti nell’ottica di supporto all’export e pongono le basi per una sempre più stretta cooperazione nell’offerta di strumenti che accompagnino le imprese italiane nel loro processo di internazionalizzazione.

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Cosmesi: un settore da 11 miliardi

Posted by fidest press agency su sabato, 17 marzo 2018

I dati preconsuntivi 2017 confermano ancora una volta la crescita del settore della cosmesi, che registra un valore del fatturato globale pari a 11 miliardi di euro, a +4,3% rispetto all’anno precedente.L’export rimane la componente chiave per la crescita dei valori di produzione, segnando un incremento di 8 punti percentuali e arrivando a toccare i 4,7 miliardi di euro. Anche la bilancia commerciale registra un nuovo record, raggiungendo i 2,5 miliardi di euro.Significativo anche il quadro dell’intera filiera cosmetica che, analizzando tutti gli anelli della catena (ingredienti, macchinari, imballaggio, prodotto finito) vanta un fatturato complessivo superiore ai 15,7 miliardi di euro (+4,8%).La salute del settore si rispecchia anche nell’andamento dei singoli canali, che continuano a registrare trend positivi. I dati preconsuntivi relativi al II semestre del 2017, infatti, attestano una lenta, ma costante espansione per i canali dell’erboristeria (+0,9%) e della farmacia (+2%). In aumento di 1,5 punti percentuali anche la grande distribuzione, con un valore delle vendite che supera i 4 miliardi di euro: oltre il 40% della distribuzione di cosmetici a livello nazionale. Sui numeri del canale incidono in maniera significativa i fenomeni della distribuzione monomarca e dei punti vendita casa-toilette. Il comparto della produzione cosmetica conto terzi vanta un fatturato di oltre 1 miliardo di euro, con un incremento pari a +8,5%. L’unica eccezione alla crescita generale è la profumeria tradizionale, in lieve calo dello 0,5%.
Crescono significativamente anche le vendite dirette (+8,7%), spinte dalla digital transformation: l’e-commerce, infatti, segna un incremento a doppia cifra (+23%). Rimangono, tuttavia, ancora marginali i volumi di vendita: 820 milioni di euro per le vendite dirette, di cui circa 300 milioni sono da attribuire all’e-commerce.Buone anche le performance dei canali professionali – i saloni di estetica e acconciatura – che riconfermano il +2% del semestre precedente.L’analisi dei trend di consumo dei singoli prodotti evidenzia la crescita significativa di contorno occhi e zone specifiche (+7,2%), seguiti da rossetti, lucidalabbra e solari (+6,9%).
A livello di famiglie di prodotto sono infatti i cosmetici per la cura del viso la principale famiglia di consumo nelle abitudini degli italiani che, grazie al trend positivo del 2,7% rispetto al 2016, coprono il 16,9% del totale vendite per un valore pari a 1.435 milioni di euro.
Alcuni dati possono aiutare a meglio inquadrare il valore del comparto: il nostro Paese è il quarto sistema economico della cosmetica dopo Germania, Regno Unito e Francia con 35mila occupati, che salgono a 200mila con l’indotto.Le donne impiegate nel settore rappresentano il 54% (circa 19.000), mentre la media dell’industria manifatturiera è ferma al 28%.
I laureati totali sono pari all’11% degli occupati, contro una media nazionale del 6% e le donne laureate sono circa 1.700, il 45% dei laureati nel settore. Oltre agli specializzati in chimica farmaceutica e cosmetologia, sono numerosi gli addetti specializzati in economia e marketing di canale.Per l’innovazione e la tecnologia, la ricerca e lo sviluppo le imprese della cosmesi in Italia investono più del 6% del fatturato, contro una media nazionale stimata inferiore al 3%.
Non si dimentichi, inoltre, che la cosmetica copre il 44% degli investimenti in comunicazione dei beni “non food” e che il 60% del make-up distribuito nel mondo è fabbricato in Italia, a testimonianza del ricco e dinamico tessuto produttivo che vede la più importante concentrazione di imprese cosmetiche nel nord Italia.In particolare, la Lombardia si conferma la regione con la più alta densità di imprese cosmetiche con oltre il 51% (il 54% delle aziende cosmetiche lombarde si trova nella provincia di Milano), seguita da Emilia Romagna, Veneto e Piemonte.
Il rapporto export/produzione supera il 41% a fine 2017; ma esistono ancora ampi margini per i processi di internazionalizzazione del comparto. Dal 2000 la crescita delle esportazioni è superiore all’incremento della domanda di cosmetici, a testimonianza dell’aumento della competitività italiana nel settore.

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Export d’acciaio per la bresciana ASO Group

Posted by fidest press agency su mercoledì, 31 gennaio 2018

aso groupL’azienda siderurgica ottiene da UniCredit e BNL Gruppo BNP Paribas un finanziamento da €16 milioni di euro, garantito da SACE, per l’acquisto di macchinari che produrranno barre d’acciaio destinate in USA, Messico, Cina, India, Sudafrica e Unione EuropeaUniCredit, BNL Gruppo BNP Paribas e SACE, che insieme a SIMEST costituisce il Polo dell’export e dell’internazionalizzazione del Gruppo CDP, hanno perfezionato un’operazione di finanziamento da 16 milioni di euro per sostenere l’export di ASO Group. La linea di credito, erogata dalle due banche e garantita da SACE, è finalizzata all’acquisto di un’innovativa linea di forgiatura per la produzione di barre in acciaio tonde che saranno destinate a diversi mercati internazionali come USA, Messico, Cina, India, Sud Africa e Unione Europea.“Questa operazione, quale investimento strategico – ha dichiarato Paola Artioli, Amministratore Delegato di ASO Holding – rafforzerà la presenza delle nostre aziende sui mercati internazionali. Concepito in ottica 4.0 a completamento della gamma di offerta del nostro prodotto di più elevata qualità, consentirà di ottimizzare la performance complessiva e di aumentare il turnover degli esercizi futuri”.“Supportando un’azienda come ASO confermiamo il nostro impegno nei confronti di un territorio che da sempre esprime un tessuto industriale dinamico e votato ai mercati internazionali. Questa operazione conferma che innovazione tecnologica e internazionalizzazione sono in binomio imprescindibile per competere e vincere le sfide dei mercati esteri – ha dichiarato Simonetta Acri, Chief Sales Officer di SACE (Gruppo CDP) -. Solo in Lombardia, con i nostri uffici di Brescia e Milano, il Polo dell’export e dell’internazionalizzazione serve più di 5 mila aziende e, solo nel primo semestre del 2017, ha mobilitato risorse a sostegno dello sviluppo internazionale delle imprese lombarde per oltre 6 miliardi di euro”.ASO, fondata a Ospitaletto (BS) nel 1971, è una multinazionale “tascabile” che produce acciai speciali e innovativi, con proprietà fisiche e chimiche specifiche, per il mercato della forgiatura.

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Contributi governativi per l’export

Posted by fidest press agency su venerdì, 12 gennaio 2018

-bergamoBergamo. Co.Mark (Gruppo Tecnoinvestimenti), azienda specializzata in servizi di Temporary Export Management, annuncia di essere stata accreditata dal Ministero per lo Sviluppo Economico (MISE) quale fornitore di servizi per i processi di internazionalizzazione delle imprese beneficiarie dei voucher: un’ottima opportunità di crescita e sviluppo per le PMI di tutta l’Italia.
I voucher consistono in contributi a fondo perduto – di duplice tipologia e con bonus legati al raggiungimento di specifici obiettivi – utilizzabili dalle PMI per avvalersi della consulenza di un partner specializzato, purché appunto accreditato dal MISE, al fine di avviare attività di export o consolidare il proprio business sui mercati esteri.Ideatrice del concetto di Temporary Export Management e con venti anni di successi alle spalle, Co.Mark vanta anche gli ottimi risultati conseguiti nella precedente edizione dei voucher: nel 2015, erano state infatti ben 224 le aziende assistite da Co.Mark ad aver richiesto e ottenuto i contributi del MISE, assicurandosi il 22,6% di tutte le somme erogate. Di queste aziende – di cui molte, a testimonianza della qualità del servizio fornito da Co.Mark, hanno deciso di proseguire la partnership nell’anno successivo pur in assenza di ulteriori voucher – il 41% proveniva dal Nord-Ovest, il 27% dal Nord-Est, il 16% dal Centro e un altrettanto 16% dal Mezzogiorno.
Anche quest’anno, le PMI beneficiarie del voucher potranno avvalersi del Temporary Export Specialist® di Co.Mark, figura manageriale specializzata in ricerca di clienti e creazione di reti commerciali all’estero: il TES® è un esperto in marketing internazionale, con forti skills commerciali e relazionali, la padronanza di almeno due lingue straniere e, soprattutto, con la disponibilità di esclusive tecnologie informatiche ideate da Co.Mark per la gestione e sviluppo delle attività di Export Management. A queste caratteristiche, il TES® aggiunge una vicinanza effettiva all’imprenditore, tratto distintivo del modello operativo di Co.Mark.
“I voucher sono senz’altro un ottimo strumento per sostenere la volontà di sviluppo delle piccole e medie imprese. Ma anche coloro che non ne beneficiano possono comunque avvalersi di un esperto supporto consulenziale e operativo mediante un investimento assolutamente sostenibile. Noi di Co.Mark eroghiamo il servizio di Export Management mediante un team di 105 TES® che, essendo distribuiti in tutta Italia, operano direttamente in azienda a cadenza costante e al fianco del cliente” spiega Massimo Lentsch, Amministratore Delegato di Co.Mark, Gruppo Tecnoinvestimenti. “La nostra non è una semplice consulenza strategica, ma un’attività di vendita reale con un approccio molto concreto legato ai risultati; creiamo una strategia completa di sviluppo commerciale: dall’analisi dei concorrenti all’individuazione dei mercati target e dei canali di distribuzione, dal contatto con i buyer alla concretizzazione delle vendite”.

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SACE (Gruppo CDP) per l’export italiano in Turchia

Posted by fidest press agency su martedì, 7 novembre 2017

ankaraSACE ha garantito un finanziamento da 100 milioni di euro, erogato da Intesa Sanpaolo Group e ING A.Ş., in favore della Istanbul Metropolitan Municipality (“IMM”), la maggiore delle trenta municipalità metropolitane e principale centro economico e finanziario della Turchia.
La linea di credito contribuirà al finanziamento del piano di investimenti da 2,75 miliardi di euro di IMM per la realizzazione di opere infrastrutturali nella città di Istanbul, inclusa la costruzione della linea ferroviaria metropolitana Eminönü-Alibeyköy. L’operazione è la prima conclusa nell’ampio quadro di un approccio sempre più proattivo (“Push Strategy”) introdotto nel nuovo Piano Industriale di SACE, volto ad agevolare e rafforzare la competitività dell’export Italiano nei confronti di selezionati acquirenti esteri. Con l’obiettivo di facilitare l’assegnazione di commesse a esportatori italiani, nelle prossime settimane, sarà organizzato presso la sede di SACE di Milano un incontro tra i vertici della IMM e aziende italiane, in particolare PMI, interessate a operare con la controparte turca.
La Turchia, dove SACE è presente con un proprio ufficio a Istanbul, si conferma un mercato prioritario per l’export italiano, che nel 2016 ha raggiunto nel Paese i 9,6 miliardi di euro e che, secondo le previsioni di SACE, crescerà del 3,8% medio annuo fino al 2020.

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American Hardwood Export Council lancia il nuovo sito web

Posted by fidest press agency su lunedì, 19 giugno 2017

nuovo sitoAmerican Hardwood Export Council (AHEC) è lieta di annunciare il lancio del suo nuovo sito web caratterizzato da innovativi strumenti interattivi dedicati ad architetti e progettisti per un uso sostenibile del legno di latifoglia americano.Una nuova mappa forestale interattiva mostra la distribuzione, la crescita e la rimozione delle varie specie di legno di latifoglia americano in tutti gli Stati Uniti, così come nei singoli Stati. Questa tecnologia presenta precise informazioni, accuratamente dettagliate, e mostra visivamente la sostenibilità del legno di latifoglia americano.Per coloro che commercializzano il legno di latifoglia americano, l’American Hardwood Environmental Profile (AHEP) è uno strumento online che fornisce informazioni sull’impatto ambientale relativamente a parametri come la carbon footprint, i tempi di ripopolamento forestale, l’acidificazione e l’eutrofizzazione delle diverse specie, lo spessori del legname e gli scenari di trasporto. I membri di AHEC possono ora fornire l’AHEP per ogni contenitore esportato e, inoltre, un crescente numero di export buyer richiede questi dati per mostrare le credenziali ambientali del legno che comprano.Informazioni sulla sostenibilità e la legalità dei legni di latifoglia americani, inclusi gli articoli scientifici e le osservazioni degli esperti di settore, sono facilmente accessibili sul sito web.
La nuova mappa forestale interattiva mostra la distribuzione, la crescita e la rimozione dei legni di latifoglia americani nei singoli Stati. La nuova guida illustrata per le specie, facile da usare, offre informazioni sulle caratteristiche fisiche, le proprietà di lavorazione, le applicazioni principali, la sostenibilità e la diffusione e disponibilità di più di 20. (foto. nuovo sito)

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Italia e Brasile uniti nel segno della pietra naturale

Posted by fidest press agency su giovedì, 8 giugno 2017

carrara cave di marmoSta per concludersi a Vitória, nello stato brasiliano di Espirito Santo la 43ª edizione di Vitória Stone Fair/Marmo+Mac Latin America, la manifestazione di riferimento in Sudamerica per l’industria di marmi, graniti e tecnologie di lavorazione.Un settore che vede la nazione verdeoro come 5° esportatore di materiali lapidei al mondo (dopo l’Italia) con oltre 1,1 miliardi di dollari di controvalore raggiunto nel 2016. Mercati di riferimento si confermano la Cina, per il granito grezzo (con il 62% delle vendite totali), mentre i marmi lavorati sono diretti per i 4/5 verso Stati Uniti, Canada e Messico. Per quattro giorni, fino al 9 giugno, 300 aziende espositrici da 19 paesi si danno quindi appuntamento a Vitória, in attesa di buyer e operatori specializzati nel campo di costruzioni, architettura e design in arrivo da quasi 80 nazioni. Si tratta di una fiera con radici nel più importante distretto della pietra in Brasile, responsabile dell’80% dell’export nazionale di marmi, ma che poggia su know how tutto italiano. Ad organizzarla, infatti, è Milanez&Milaneze, controllata di Veronafiere do Brasil che fa parte del gruppo Veronafiere.«Il Brasile si conferma una piazza strategica per la filiera lapidea internazionale – commenta Giovanni Mantovani, direttore generale di Veronafiere Spa –. Come organizzatori in Italia di Marmomac, salone leader a livello mondiale per il comparto della pietra naturale, abbiamo le competenze e l’esperienza per continuare a far crescere l’evento di Vitória. In questi anni abbiamo così supportato la presenza di aziende e operatori italiani in Brasile, favorendo al contempo l’incoming di buyer brasiliani a Marmomac, quasi 800 nel 2016, pari al 43% di tutti quelli provenienti dal Sudamerica».

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L’export siciliano alla prova dei nuovi rischi globali

Posted by fidest press agency su giovedì, 4 maggio 2017

sicilia-regione-default-120718100156_bigNel 2016 il Polo dell’export e dell’internazionalizzazione ha mobilitato risorse per 150 milioni di euro a sostegno di 500 imprese siciliane.Instabilità geopolitica, ritorno in auge del protezionismo, Brexit e difficoltà dei mercati emergenti: quali gli scenari e le soluzioni per le imprese siciliane? Sono questi i temi affrontati nella seconda tappa del Roadshow 2017 di SACE e SIMEST, società del Polo dell’export e dell’internazionalizzazione del Gruppo CDP, dedicata al tessuto imprenditoriale siciliano che sta trovando nei mercati esteri un importante bacino di opportunità, contribuendo da solo a oltre il 16% dell’export dal Sud Italia.“Nonostante le difficoltà degli ultimi anni, le imprese della Sicilia continuano a trovare nell’export e nell’internazionalizzazione un importante leva di sviluppo e valorizzazione delle produzioni ed eccellenze locali – ha dichiarato Livio Mignano, Responsabile della Rete domestica di SACE –, ma richiedono soluzioni più evolute per proteggere il business e rafforzare la competitività e la gestione dei rischi, in uno scenario globale sempre più complesso. Con il Gruppo CDP siamo sempre più vicini alle realtà di questa regione che oggi potranno rivolgersi al nostro nuovo ufficio di Palermo in via in via Principe di Belmonte 103/C, attraverso cui siamo pronti a rafforzare un impegno che ci ha già consentito, solo nell’ultimo anno, di mobilitare 150 milioni di euro di risorse a sostegno di export e internazionalizzazione in favore di 500 aziende siciliane”.Al centro dell’incontro che si è tenuto presso Sicindustria a Palermo con alcuni dei protagonisti del panorama imprenditoriale locale – Baxenergy, Misitano&Stracuzzi, Oranfrizer – la presentazione della Country Risk Map 2017, per orientare le imprese tra rischi e opportunità nei mercati internazionali, e degli strumenti assicurativo-finanziari per crescere in sicurezza in un mondo dominato da incertezza e instabilità.Tra i rischi più impattanti per le imprese esportatrici della Sicilia ci sono l’instabilità geopolitica che continua a interessare diversi mercati d’investimento e di sbocco, partner storici del territorio, come quelli nordafricani e mediorientali. Senza sottovalutare, inoltre, le conseguenze di nuove politiche protezionistiche e del loro impatto sul commercio dell’area verso quei Paesi – in primis gli Stati Uniti – che le stanno attuando.
Con oltre 7 miliardi di beni venduti all’estero nel 2016, l’export siciliano rappresenta il 16,5% del totale esportato dal Sud Italia. Ma l’incertezza che ha caratterizzato il contesto globale nell’ultimo anno, come evidenziato dalle rilevazioni della Country Risk Map 2017, ha influito negativamente anche sulla performance complessiva delle esportazioni regionali.A risentirne soprattutto i settori core, ovvero prodotti raffinati e chimici che da soli valgono oltre il 60% del totale, su cui pesano particolarmente le instabilità dei mercati nordafricani e mediorientali. Tuttavia, vi sono settori in controtendenza che hanno registrato buoni tassi di crescita: in primis eccellenze locali quali i prodotti dell’agricoltura (+7,3%)e alimentari (+8,8%), ma anche altri comparti quali la farmaceutica (+47%), la meccanica strumentale (+10,8%), la metallurgia (+25,5%), tessile e abbigliamento (+22,8%), che insieme pesano per quasi il 25% del totale esportato. Nonostante i Paesi extra-Ue siano le destinazioni privilegiate dell’export regionale, con Stati Uniti e Turchia in forte calo nel 2016, segnali positivi sono arrivati da alcuni mercati europei quali Spagna, Germania, Belgio, Slovenia e Regno Unito. Tra i mercati del Nord Africa, invece, il Marocco è l’unico in controtendenza, con una crescita dell’export del 16,7%).

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Mappa dei Rischi: come cambia l’export nell’era del protezionismo?

Posted by fidest press agency su venerdì, 10 febbraio 2017

SACE (Gruppo CDP) pubblica la nuova edizione della Mappa dei Rischi e presenta lo scenario per chi esporta e investe all’estero nel Focus On “Mappa dei Rischi 2017: più incertezza nell’era dell’ognun per sé” >>. Lo studio di SACE esplora l’andamento dei diversi mercati del mondo, alla luce dei tre principali trend che influenzeranno rischi e opportunità a livello globale nel 2017: 1) aumento del debito a livello globale, con conseguenze particolarmente forti sui livelli dei rischio delle controparti bancarie; 2) tensioni valutarie; 3) instabilità geopolitica. In questo contesto, tuttavia, è d’obbligo mantenere un approccio razionale e una visione strategica: l’export e l’internazionalizzazione non sembrano destinati a ridimensionarsi, ma dovranno però avvalersi di strumenti più evoluti e trovare nuove direttrici di sviluppo.“Il protezionismo sta tornando pericolosamente in auge e le aspettative per quest’anno non sono rosee – spiega Beniamino Quintieri, Presidente di SACE -. L’esperienza insegna, tuttavia, che nel medio-lungo termine gli effetti delle barriere al commercio tendono a rivelarsi un boomerang per i paesi che le introducono, e questo è ancor più vero in un mondo in cui le catene globali del valore costituiscono, per la crescente importanza dell’import di prodotti intermedi, un fattore determinante di competitività. Crescere all’estero è ancora possibile, ma è necessario un salto di qualità nella conoscenza e assicurazione dei rischi”.
Il 2016 ha segnato un picco nelle misure protezionistiche adottate da diversi Paesi nel mondo: dallo scoppio della crisi finanziaria globale le barriere elevate sono salite a oltre 3.500; quasi un quarto di queste impongono l’obbligo di avere almeno una certa percentuale di un prodotto o servizio realizzato nel Paese, soprattutto per prodotti elettronici e veicoli. Si tratta di misure scelte in particolare dai Paesi del G20, a partire dagli Stati Uniti – terzo mercato di destinazione dell’export italiano – che hanno introdotto una misura protezionistica ogni quattro giorni. I dieci settori più colpiti dal protezionismo rappresentano quasi il 41% del commercio mondiale, che ha subito inevitabilmente una contrazione: dal 2008 al 2016 è cresciuto a un tasso medio annuo del 2,9%, ben inferiore al 7,3% messo a segno nel periodo precedente (2000-2007).Di fronte a mercati propensi ad adottare misure di limitazione del commercio internazionale, non mancano aree in controtendenza, che possono diventare ecosistemi da esplorare: i Paesi andini (Colombia, Perù, Cile), dell’area Subsahariana e dell’Asia hanno rappresentato nel solo 2015 oltre 27 miliardi di euro di esportazioni italiane, più del doppio rispetto a Cina e India insieme.

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La componentistica italiana per l’automotive

Posted by fidest press agency su mercoledì, 18 gennaio 2017

cassa depositi e prestitiEssa punta sull’internazionalizzazione e cresce nel mondo, con un ampio potenziale di sviluppo ulteriore e un effetto traino per l’intera filiera, pari a oltre 65 miliardi di euro di nuovo export entro 2020. E’ quanto emerge dallo studio dedicato alla componentistica per l’automotive pubblicato oggi da SACE (Gruppo Cassa depositi e prestiti): “Più veloce, più lontano: il cambio di marcia della componentistica”. Se da una parte l’industria di produzione di autoveicoli è presente su una pluralità di geografie e aumenta in misura significativa le proprie esportazioni, la componentistica resta concentrata su mercati tradizionali come quello europeo (circa il 70% del totale export). SACE ha individuato 12 mercati di opportunità che – entro il 2021 – genereranno vendite per oltre 75 miliardi di euro. Oltre a regioni note come Cina, Messico e India, ci sono anche economie asiatiche di frontiera, per cui risulta fondamentale adottare forme di internazionalizzazione ‘avanzate’ attraverso un approccio strutturato e adeguate soluzioni finanziario-assicurative.
Un trend che trova conferma nella crescente attività in questo settore di SACE e SIMEST, il polo dell’export e dell’internazionalizzazione del Gruppo Cdp. Sono molte le aziende della componentistica che si sono già rivolte a SACE e SIMEST per entrare o rafforzare la loro presenza in mercati ad alto potenziale per il loro business. Storie di successo che provengono da tutta la Penisola e vedono protagonista tutta la filiera dell’automotive, le PMI affianco delle grandi aziende.

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SACE firma accordo con società di credito all’export armena (EIAA)

Posted by fidest press agency su venerdì, 16 settembre 2016

armeniaSACE (Gruppo Cassa depositi e prestiti) e EIAA (Export Insurance Agency of Armenia) annunciano la firma di un accordo di collaborazione destinato ad ampliare le opportunità di business tra Italia e Armenia.Nell’ambito dell’accordo, le due società di credito all’esportazione si impegnano a promuovere e sviluppare il commercio e gli investimenti tra i due Paesi attraverso l’individuazione di progetti di comune interesse, lo scambio di informazioni e la condivisione di best practices, inclusa la possibilità di avvalersi di servizi di advisory e assistenza tecnica per supportare le PMI nello sviluppo di progetti integrati di filiera in settori chiave per le economie dei due Paesi.“Questa intesa ci consente di supportare attivamente i rapporti economico-commerciali tra Italia e Armenia, per contribuire all’identificazione di nuove opportunità cross-border per le nostre imprese” – ha dichiarato Michal Ron, Managing Director International Business di SACE .
“Il protocollo d’intesa con SACE ci consentirà di agire in un ambiente dinamico per promuovere le relazioni commerciali tra Armenia e Italia. Con un’economia aperta e un business climate favorevole agli investimenti esteri, l’Armenia offre imparagonabili opportunità alle imprese italiane, consentendo l’accesso anche ai mercati dell’Eurasian Economic Union e dell’Iran”. EIAA agirà come un catalizzatore di informazioni e transazioni per facilitare il più possibile il business tra i due Paesi” – ha aggiunto Vazgen Abgaryan, Direttore Esecutivo di EIAA .Dopo la firma dell’accordo, inoltre, SACE ha organizzato una tavola rotonda con i rappresentanti del Ministero Italiano degli Affari Esteri e della Cooperazione internazionale, ICE, Confindustria e SIMEST al fine di discutere iniziative comuni e occasioni di business tra Italia e Armenia.L’Armenia rappresenta oggi una delle economie più dinamiche dell’area caucasica con un tasso di crescita del Pil che supera il 4% e un business climate in costante miglioramento grazie alle misure di consolidamento economico messe in campo.L’Italia è il secondo esportatore europeo nel Paese dopo la Germania, con 108 milioni di euro di beni venduti nel 2015, soprattutto nel settore tessile e della meccanica strumentale. Interessanti opportunità e ambiti di cooperazione per il futuro sono presenti soprattutto nei settori petrolchimico, delle infrastrutture (autostradale e ferroviario), ma anche nel tessile e abbigliamento, agroalimentare e farmaceutico.

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Export-Internazionalizzazione: Serioplast si espande in Turchia con SACE e SIMEST

Posted by fidest press agency su domenica, 11 settembre 2016

paesaggio industrialeSACE e SIMEST, le società del Gruppo Cassa depositi e prestiti specializzate nel sostegno all’export e all’internazionalizzazione delle imprese italiane, annunciano un’importante iniziativa integrata in favore dell’espansione in Turchia di Serioplast, gruppo bergamasco leader nella produzione di flaconi in plastica rigida per i beni di largo consumo (personal care, home care e food).
SIMEST ha acquisito per 3 milioni di euro (2 tramite Simest e 1 tramite il suo fondo di Venture Capital) il 43% del capitale sociale di Serioplast Ambalaj, nuova società costituita in Turchia per la produzione di flaconi in plastica destinati alle forniture della sede della multinazionale Unilever di Konya (Anatolia). Al fine di sostenere gli investimenti del nuovo plant produttivo turco, SACE ha garantito a Serioplast un finanziamento da 3,5 milioni di euro, erogato da un pool del Credito Cooperativo guidato da Iccrea BancaImpresa (la banca corporate del Credito Cooperativo – Gruppo bancario Iccrea). Le altre Banche di Credito Cooperativo coinvolte nel pool sono Banca del Territorio Lombardo, BCC Oglio e Serio, BCC Bergamasca e Orobica e BCC Bergamo e Valli. Il finanziamento beneficia inoltre del contributo sul conto interessi riconosciuto da SIMEST in base alla legge 100/90.“Siamo molto orgogliosi di sostenere l’espansione di una realtà di eccellenza del Made in Italy quale Serioplast – ha dichiarato l’amministratore delegato di SACE Alessandro Decio -. E lo siamo particolarmente perché quest’operazione è una dimostrazione concreta del forte potenziale e della semplificazione che scaturisce dall’azione congiunta di SACE e SIMEST all’interno del Gruppo Cassa depositi e prestiti, a tutto vantaggio dei nostri clienti e della competitività del sistema Italia”.“La stretta collaborazione tra SACE e SIMEST ci ha permesso di investire in un mercato, la Turchia, per il quale non è facile ottenere sostegno finanziario da parte di enti e finanziatori” – ha dichiarato Paolo Archetti, Administration and Finance Director Global di Serioplast Spa. “È una sinergia che crea valore aggiunto per le imprese italiane – aggiunge Carlo Innocenti, Operations Director Global – e ci auguriamo che entrambe possano essere al nostro fianco anche nei prossimi progetti di sviluppo sui mercati esteri”. Attiva dal 1974, grazie a un modello di business improntato alla flessibilità e alla vicinanza fisica ai propri clienti, Serioplast è oggi fornitore delle maggiori marche multinazionali (oltre a Unilever, Procter&Gamble, Henkel, Johnson&Johnson, Coca-Cola…). Fa parte della Old Mill Holding, che impiega oltre 1.100 addetti nel mondo e che fornisce un servizio completo ai propri clienti attraverso le società del Gruppo: dalla progettazione e realizzazione di stampi (Seriomould) e di macchinari per estrusione e soffiaggio (Seriomac) al riempimento su larga scala (Farmol).

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Previsioni SACE: export italiano a € 480 miliardi nel 2019

Posted by fidest press agency su giovedì, 16 giugno 2016

linea versace1Il Rapporto prevede per l’export italiano una crescita moderata nei prossimi quattro anni, a un tasso medio annuo del 3,7%, fino al raggiungimento nel 2019 del valore di 480 miliardi di euro, e dedica un approfondimento alla meccanica strumentale, il settore di punta e traino del Made in Italy nel mondo per capacità innovativa ed esportativa (pari a circa il 21% dell’export italiano complessivo), che potrà raggiungere entro il 2019 il valore di 100 miliardi di euro (dagli 80 attuali).
Con quest’edizione del Rapporto Export, SACE introduce inoltre la Risk&Export Map, un tool integrato per aiutare le imprese italiane a individuare i Paesi a maggior potenziale non solo per l’export ma anche – novità di quest’anno – per gli investimenti, grazie alle rilevazioni di due indici: l’Export Opportunity Index (EOI) e l’Investment Opportunity Index (IOI).

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SACE, miglior società di Export Credit in Europa e Medio Oriente

Posted by fidest press agency su venerdì, 1 aprile 2016

saceBasato su un sondaggio annuale tra i 16 mila lettori della rivista specializzata in trade & export finance, tra cui banche, imprese e studi legali, oltre che sul giudizio di una giuria tecnica nominata da Trade Finance, il premio rappresenta un importante riconoscimento delle attività di SACE nel credito all’esportazione, nel trade finance e nel project finance, a fianco sia di grandi corporate sia di PMI, con particolare riferimento alle due macro-aree geografiche, che valgono rispettivamente 17,5 e 4,7 miliardi di euro nel portafoglio di esportazioni assicurate e investimenti garantiti di SACE. Un primato che trova conferma anche nella performance realizzata da SACE nel 2015, in cui le nuove garanzie deliberate, pari a circa 9,7 miliardi di euro, hanno riguardato principalmente l’Unione Europea (33%) e il Medio Oriente e Nord Africa (27,7%).
Quest’ultima Regione resta in prospettiva una delle aree a maggior potenziale per gli esportatori italiani e SACE. Nonostante l’elevata instabilità che la contraddistingue e le sfide poste dal calo del prezzo delle materie prime, l’area continuerà a rappresentare un importante bacino di riferimento per export e investimenti in diversi comparti industriali e dei beni di consumo italiani. SACE ha aperto un nuovo ufficio a Dubai, punto di riferimento per tutte le imprese interessante a operare nella Regione, e riserva particolare attenzione all’Iran, dove l’evoluzione dell’impianto sanzionatorio internazionale sta consentendo un progressivo ritorno agli scambi commerciali e una maggiore capacità di attrarre investimenti esteri.

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Osservatorio Export: le esportazioni online valgono 6 miliardi di eur

Posted by fidest press agency su venerdì, 26 febbraio 2016

porta nuova milanoMilano. L’Export italiano che passa attraverso canali digitali vale circa 6 miliardi di euro e rappresenta ancora una quota marginale, di poco superiore al 4%, delle esportazioni totali di beni di consumo. La maggior parte del fatturato dell’Export online è riconducibile ai grandi retailer online, seguiti dai marketplace (come eBay) e dai siti di vendite private. Il settore più esportato attraverso canali digitali è il Fashion, che pesa per oltre il 65% delle vendite online oltreconfine, mentre gli altri comparti tipici del Made in Italy, ossia Food e Design, hanno un’incidenza più contenuta con circa il 15% ciascuno. E i principali mercati di sbocco restano quelli occidentali (Europa e USA) con l’aggiunta di Giappone e Russia, mentre sono poco presidiati Cina e Sud America.Questi sono alcuni dei risultati della ricerca dell’Osservatorio Export della School of Management del Politecnico di Milano presentata questa mattina a Milano al convegno “Export e Digitale, un binomio niente male”1. La Ricerca rileva come pesi complessivamente 1,5 mi liardi di euro l’Export online “diretto”, in cui l’interazione con il cliente finale è gestita da un operatore con ragione sociale italiana, attraverso i siti dei produttori (come Diesel, Giordano Vini, Ermenegildo Zegna), i siti di retailer online o multicanale (come LuisaViaRoma, YOOX NET-A-PORTER GROUP) o i marketplace “italiani” (come eBay.it). L’Export online diretto è riconducibile per il 70% circa al Fashion, seguiti dal Food e dall’Arredamento/Home Design, con il 10% ciascuno. Il canale più rilevante è quello dei retailer nazionali che valgono per il 60%, mentre il 25% è generato da siti propri di aziende produttrici e il 15% da marketplace con dominio .it.Vale invece 4,5 miliardi di euro l’Export online “indiretto”, attraverso i siti di eCommerce dei grandi retailer online stranieri (ad esempio Zalando, JD.com, Suning.com), i grandi marketplace (Amazon ed eBay con domini stranieri, Tmall.com) o i siti delle vendite private internazionali (Vente-privee.com, VIP.com) che acquisiscono prodotti in Italia per poi venderli in tutti i paesi in cui sono presenti. Anche in questo caso, la quota più rilevante (65%) è riconducibile al Fashion, mentre Food e Arredamento/Home Design pesano ciascuno per il 17%. Il canale più significativo è quello dei retailer online stranieri con oltre la metà del totale transato, seguiti dai marketplace con un terz o e dai siti delle vendite private con poco più del 10%.
Oltre un quarto della domanda finale italiana è riconducibile ai mercati esteri che, visto il calo della domanda interna, sono sempre più importanti per la nostra economia. Il Made in Italy è un fattore chiave per il successo delle esportazioni verso i Paesi emergenti, ma i Paesi europei restano ancora i principali mercati di sbocco. L’Osservatorio Export ha analizzato lo scenario macroeconomico italiano rilevando come la cosiddetta “propensione all’Export” – il rapporto tra valore complessivo delle esportazioni e PIL – si attesti mediamente oltre il 25% e abbia superato il 29% nel 2014. Oltre il 20% delle imprese manifatturiere attive in Italia, circa 89.000, è esportatore. Negli ultimi anni, la rilevanza dei mercati esteri è cresciuta, per la maggiore incidenza della domanda estera su quella interna: il fatturato medio delle imprese italiane all’estero nel 2015 &egrave ; cresciuto del 18% rispetto al 2010, a fronte di una caduta sul mercato interno di circa 10 punti.
Nel 2014 la domanda estera netta, ossia la differenza tra esportazioni e importazioni, ha contribuito a contenere il calo del PIL per il terzo anno consecutivo. Le esportazioni di beni e servizi sono cresciute del 2,7%, raggiungendo quasi 475 miliardi di euro (di cui 387 da esportazioni di beni e 98 di servizi): un dato che fa dell’Italia l’ottavo esportatore di merci a livello mondiale e quattordicesimo per i servizi. I dati 2015 (non ancora definitivi) mostrano un’ulteriore accelerazione dell’Export (+3,5%). I Paesi dell’Unione Europea rimangono i principali mercati di sbocco delle esportazioni italiane, con un peso complessivo superiore al 50%, grazie alla vicinanza geografica, l’assenza di barriere doganali, la somiglianza di regolamentazioni e abitudini commerciali. Gli USA sono il terzo Paese di sbocco e il primo mercato non europeo, seguito, tra i mercati extra-europei dalla Cina, dove i marg ini di crescita sono ancora ampi, vista la quota di mercato italiana relativamente bassa e il progressivo ampliamento della classe media potenzialmente interessata al Made in Italy.

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