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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 244

Posts Tagged ‘export’

Rendere strutturali le misure per l’export

Posted by fidest press agency su mercoledì, 21 luglio 2021

“Erano in pochi a credere che, come Italia, attraverso l’export, saremmo riusciti a dare questa spinta importante all’economia. Ed invece questa grande sfida la stiamo vincendo grazie soprattutto al lavoro di squadra costruito attorno al Patto per l’Export, fortemente voluto dal Ministro Luigi Di Maio. Gli strumenti messi in campo, a partire dagli incentivi a fondo perduto, che abbiamo finanziato abbondantemente, stanno funzionando. Le esportazioni, nei primi mesi del 2021, hanno raggiunto i livelli pre-Covid e in alcuni casi li hanno pure superati. Ora dovremo fare un passo in più per rendere strutturali questi interventi, che rappresentano un tassello stabile sul quale dobbiamo, con forza, continuare ad edificare questo progetto di valorizzazione del Made in Italy e di promozione dell’export. Questa mattina ne ho parlato intervenendo al convegno “Export e Made in Italy”, organizzato dal Consiglio Nazionale e dall’Ordine di Napoli dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili. Ma oltre all’aspetto finanziario, per aumentare la competitività del nostro Sistema Paese ed azzerare quel gap fastidioso che abbiamo nei confronti di altre realtà, servono interventi ordinamentali, di semplificazione e sburocratizzazione. Proprio in questi mesi stiamo lavorando, anche in raccordo con le organizzazioni di categoria, sugli ambiti da stimolare. Lato impresa, quattro sono gli ambiti su cui penso si debba puntare: 1. acquisizioni e fusioni, che oggi soffrono della mancanza dei giusti stimoli fiscali; 2. rafforzamenti di governance; 3. interventi di re-shoring, tenendo presente che i primi 3 motivi di delocalizzazione sono riduzione del costo del lavoro, la flessibilità sulla capacità produttiva e la riduzione del costo delle materie prime; 4. crescita dimensionale, che oggi non è sostenuta da strumenti rapidi, come invece avviene in altri paesi europei, ed efficaci. Sono temi su cui, come quello della crescita dimensionale, abbiamo già iniziato a lavorare durante questa gestione dell’emergenza Covid. Con Sace, ad esempio, lo abbiamo fatto per la ricapitalizzazione. Sul re-shoring, e sugli incentivi fiscali per favorire l’export, c’è poi un’interessante proposta che arriva dal Presidente dell’ICE, e che punta, sul modello statunitense, ad una riduzione dell’imponibile fiscale per il reddito generato all’estero. In una fase di ripartenza, come questa post pandemia, rappresenterebbe un grande aiuto alle imprese, soprattutto nella conquista di nuove quote di mercato”. Così, sui social, il Vice Ministro dell’Economia e delle Finanze, Laura Castelli.

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L’export dell’industria manufatturiera

Posted by fidest press agency su sabato, 3 luglio 2021

Timidi segnali di rinascita nel primo trimestre 2021 per l’industria calzaturiera grazie all’export (+0,3% in quantità e +3% a valore) ma i livelli pre-covid restano lontani. Secondo gli ultimi dati elaborati dal Centro Studi di Confindustria Moda per Assocalzaturifici, dopo le flessioni senza precedenti registrate nel 2020, con una perdita di circa 1/4 del fatturato e della produzione nazionale, il graduale miglioramento nella situazione epidemiologica, con il conseguente allentamento, in Italia e in diversi Paesi, delle misure restrittive adottate per arginare i contagi, ha favorito in avvio dell’anno un ritorno a livelli di attività un po’ meno negativi rispetto ai trimestri precedenti, benché ancora ampiamente sottotono.Il report di Assocalzaturifici indica come anche il prezzo medio al paio degli acquisti delle famiglie italiane sia diminuito nel primo trimestre del -3,5%, a causa del maggior peso, sul totale, di calzature leisure e pantofoleria, dal valore medio più contenuto rispetto a quelle per occasioni formali. Solo le calzature sportive e le sneakers evidenziano un recupero nei consumi (+7,8% in volume), seppur decisamente parziale. Sul fronte dell’export emerge l’incremento dei flussi verso Svizzera (+13% in quantità) e Francia (+8% in quantità), entrambe legate al terzismo effettuato per le griffe internazionali del lusso, e fuori dall’Europa la crescita della Cina (+44,4% in volume e +74,8% in valore sui primi 3 mesi 2020), che ha interessato in particolare l’alto di gamma (il prezzo medio verso questo mercato è cresciuto del 21%) premiando quindi soprattutto i grandi marchi del fashion. A favorire queste performance, l’espansione economica del Paese, il revenge spending dei consumatori dopo le restrizioni subìte durante l’emergenza sanitaria, e l’ingresso diretto di merci che in precedenza transitavano da Hong Kong (che registra infatti una contrazione dell’11,4% delle calzature in arrivo dall’Italia). Le esportazioni attuali verso la Cina risultano ben al di sopra dei livelli 2019 pre-Covid (+11,2% in volume e +24% in valore).

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Cresce l’export lombardo

Posted by fidest press agency su lunedì, 28 giugno 2021

In crescita l’export lombardo nel primo trimestre di quest’anno trainato dalle buone performance dei settori dell’elettronica, dell’alimentare e del farmaceutico. Un’intensificazione della fase favorevole del manifatturiero è attesa in questi mesi e in prospettiva, in considerazione dell’aumento a maggio della fiducia delle imprese lombarde e del Nord Ovest, sui massimi da fine 2017. Anche i servizi proseguono il recupero, grazie all’allentamento delle restrizioni, e la fiducia torna positiva e sui massimi dalla primavera 2018. Rimane critica la situazione del mercato del lavoro: sono193mila gli occupati in meno nel primo trimestre 2021 rispetto a un anno prima e 90mila i disoccupati in più nello stesso periodo.Guardando nel dettaglio i numeri, nel primo trimestre 2021 in Lombardia si assiste a un rimbalzo delle esportazioni pari al +3,5% rispetto a inizio 2020, ma ancora non vengono recuperati i livelli pre-pandemia: – 0,8% rispetto al primo trimestre 2019 che significa 256 milioni di euro di fatturato estero non realizzato dalle imprese lombarde. Nel confronto con le altre grandi regioni manifatturiere europee, il gap lombardo è più contenuto di quello di Bayern (-2,9%) e Auvergne-Rhône Alpes (-5,8%); Cataluña (+4,8%) e Baden-Württemberg (+2,6%) superano invece i livelli del 2019.A segnare risultati negativi: la moda in Lombardia registra una diminuzione di fatturato estero di -453 milioni di euro (-13%) nel primo trimestre 2021 rispetto allo stesso periodo del 2019, ad essere interessata è principalmente Milano (-107 milioni), a seguire Como (-105 milioni), Pavia (-81 milioni) e Mantova (-52 milioni).In calo la meccanica regionale in valori assoluti con -251 milioni di euro (-, di questi 222 milioni solo per le imprese milanesi, mentre i -252 milioni di euro registrati dall’ automotive lombarda si distribuiscono prevalentemente tra Varese (-184 milioni), Milano (-96 milioni) e Brescia (-31 milioni). Tra i settori più performanti, l’aumento della farmaceutica è di ben 338 milioni di euro, spinta da Milano (+168 milioni) e Monza Brianza (+75 milioni di euro), quello dell’elettronica, pari a 324 milioni di euro, si concentra a Lodi per quasi la metà (+157 milioni di euro). Infine, l’alimentare lombardo supera di 115 milioni i valori di export del 2019, un risultato raggiunto grazie in particolare a Milano (+65 milioni), ma bene anche a Mantova (+29 milioni), Cremona (+18 milioni) e Pavia (+9 milioni).La fiducia delle imprese, soprattutto nel manifatturiero a maggio segna un aumento, in particolare nel NordOvest dove raggiunge i massimi da fine 2017 sia sul fronte degli ordini interni ed esteri, sia nelle prospettive a breve, con le attese, per i prossimi tre-quattro mesi, di ordini e di produzione sui massimi dalla primavera 2018. Questo quadro ben si inserisce in quello europeo dove la Germania è stabile sui massimi della serie storica, la Spagna tocca il punto più elevato da fine 2017 e la Francia dall’estate 2018. Anche nei servizi del Nord Ovest italiano, come nei principali Paesi europei, la fiducia torna su valori positivi a maggio e si posiziona sui massimi da febbraio 2018, superando quindi i livelli pre-pandemia.Seppur più cauta, rispetto alle imprese, la fiducia dei consumatori mostra un netto miglioramento e a maggio nel Nord Ovest torna su livelli comparabili a quelli pre-pandemia. In particolare, la componente del clima economico del paese (finora su valori storicamente depressi) con un sensibile balzo si riporta sui massimi da inizio 2020 e in linea con la componente personale.

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Sace: sostegno tradizionale all’export e all’internazionalizzazione

Posted by fidest press agency su giovedì, 22 aprile 2021

“Il nostro mandato, nel corso dell’anno passato, è stato oggetto di un’evoluzione oltre il sostegno tradizionale all’export e all’internazionalizzazione, con una SACE sempre di più in prima linea nel supporto alla competitività del Sistema Paese”. Questo il commento dell’Amministratore Delegato di SACE Pierfrancesco Latini, intervenuto alla sessione straordinaria per l’attrazione degli investimenti esteri della Cabina di Regia per l’Italia Internazionale, organizzata dai Ministeri degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale e dello Sviluppo Economico. “In un 2020 particolarmente complesso abbiamo mobilitato risorse per 46 mld di euro tra le nostre attività tradizionali a sostegno dell’export e dell’internazionalizzazione, in crescita rispetto all’anno precedente nonostante il contesto, e la nuova operatività di Garanzia Italia e Green New Deal. Il tutto al servizio di circa 15.000 imprese, di cui oltre il 90% PMI e MID corporate”.“SACE in questo ambito – prosegue Latini – è peraltro già in grado di supportare lo sviluppo infrastrutturale sul territorio domestico. Interviene con le proprie garanzie a sostegno del sistema finanziario per la realizzazione di progetti di rilevanza strategica destinati ad esempio al rafforzamento del sistema di trasporto nazionale, alla diversificazione delle fonti energetiche e al potenziamento delle reti di telecomunicazione. A questo si aggiunge l’ampio programma di garanzie domestiche previsto dal Decreto Liquidità, in corso di implementazione con apposito Decreto attuativo, nonché l’operatività legata a progetti green in grado di agevolare la transizione ecologica italiana”. “Ma il nostro ruolo a supporto della capacità del Paese di attrarre gli investimenti internazionali va oltre le garanzie finanziarie. Negli ultimi anni abbiamo lavorato accanto a grandi EPC esteri – le società di ingegneria e costruzioni internazionali – e alle filiere d’impresa. Intervenendo da un lato a supporto finanziario degli EPC favorendone una presenza stabile in Italia, dall’altro sostenendo proattivamente lo scouting di fornitori italiani (in particolare PMI) attraverso iniziative di business matching. L’insediamento degli EPC esteri in Italia può essere davvero strategico, sia per lo sviluppo di un loro business a livello locale, sia per favorire l’accesso diretto alle filiere di eccellenze italiane, presso le quali reperire le expertise e le tecnologie per competere con successo in gare internazionali”. “In conclusione: sostegno all’export partendo dalle vocazioni settoriali nazionali, quelli del Made in Italy e delle filiere produttive a cui si aggiunge un impegno trasversale per le infrastrutture e l’innovazione digitale. Tutto questo per creare un sistema più competitivo, più attrattivo e più sostenibile”.“Questo – conclude – è in sintesi l’impegno che SACE sta mettendo in campo. Un impegno che è parte di uno sforzo collettivo e di sistema che ci vede tutti orientati, istituzioni, finanza e imprese, in un gioco di squadra diretto a un unico obiettivo: quello della ripartenza anche attraverso una maggiore competitività e attrattività del nostro Sistema Paese”.

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Il 2021 non parte bene per l’export agroalimentare Made in Italy

Posted by fidest press agency su lunedì, 22 marzo 2021

Gli effetti della pandemia sul commercio internazionale continuano a pesare e fanno perdere a cibo e bevande tricolori il 5% annuo sui mercati esteri nel mese di gennaio. Così Cia-Agricoltori Italiani, analizzando i dati Istat pubblicati oggi.In forte calo sono tutti i principali mercati di sbocco, dal Regno Unito (-27,8%) agli Stati Uniti (-17,4%), dalla Francia (-10,5%) alla Germania (-1,5%). Fa eccezione solo il Giappone, dove le vendite di prodotti agroalimentari nazionali segnano +7,7% nel primo mese dell’anno. Per ora -osserva l’Ufficio studi Cia- la riduzione delle importazioni nello stesso arco temporale si traduce comunque in un surplus della bilancia agroalimentare che, in termini assoluti, vale 139 milioni di euro e consente all’Italia di confermarsi a gennaio esportatore netto di cibo e bevande. È chiaro, però, che diventa sempre più importante dare risposte nuove alle imprese del settore che combattono tuttora con la situazione pandemica.“Per preservare e rilanciare il Made in Italy agroalimentare sui mercati europei e internazionali -sottolinea il presidente Dino Scanavino- sicuramente serve un grande piano nazionale di promozione, strategie innovative sempre più focalizzate sui canali digitali, ma soprattutto, in questa fase di crisi globale, è sempre più urgente favorire tra Paesi accordi commerciali multilaterali e bilaterali”. A cominciare dagli Stati Uniti.Gli Usa infatti -ricorda Cia- continuano a rappresentare un mercato assolutamente strategico per l’export di cibo e bevande tricolori, con un valore complessivo di 4,9 miliardi nel 2020 (+5%). Nonostante il calo di gennaio, oggi ben l’11% dei prodotti agroalimentari Made in Italy finisce sulle tavole dei consumatori americani, con una crescita delle esportazioni che ha segnato nell’ultimo decennio quota +118%, guidata dall’ortofrutta trasformata (+143%), pasta e simili (+82%) e vino (+77%).“È chiaro, quindi, che la sospensione dei dazi Usa-Ue, relativi al contenzioso Airbus-Boeing, ora è di estrema importanza e permette alle nostre aziende di tirare un sospiro di sollievo in un momento difficile -evidenzia Scanavino-. Per Cia, però, questo ritorno al dialogo e al multilateralismo deve essere l’occasione non solo per sorpassare del tutto l’incubo dazi doganali, ma per riallacciare anche politiche di commercio bilaterali più strutturate e consolidate, come si stava facendo in passato con il negoziato sul TTIP, il Partenariato transatlantico per il commercio e gli investimenti, sulla scia degli accordi di libero scambio già entrati in vigore, ossia il CETA tra Ue e Canada e il JEFTA tra Ue e Giappone”.

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Risale l’export lombardo

Posted by fidest press agency su giovedì, 18 marzo 2021

Riparte il commercio internazionale e anche le imprese lombarde agganciano la risalita, registrando un -2,3% di vendite all’estero nell’ultimo trimestre del 2020 rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Dopo il -7,9% del terzo trimestre e la caduta verticale del -27,3% del periodo aprile-giugno. Il bilancio complessivo del 2020 rimane comunque estremamente pesante: sono 13,5 i miliardi di fatturato estero persi in un anno in Lombardia, con una flessione del -10,6% rispetto al 2019. È una caduta profonda e superiore alla media nazionale (-9,7%) perché qui la pandemia ha colpito prima e con maggior forza, anche nella seconda ondata. Tuttavia, la performance lombarda è sostanzialmente allineata a quella degli altri motori d’Europa ad indicare il grave e diffuso impatto del Covid-19 su tutti i grandi poli manifatturieri europei: -10,3% Cataluña, -10,6% Auvergne Rhône Alpes, -11,3% Bayern, -7,3% Baden-Württemerg. Tutto ciò trova conferma anche nei dati di produzione, con un calo annuo che sfiora il -10% sia in Lombardia sia nei benchmark internazionali. Guardando al manifatturiero lombardo, si conferma poi la profonda differenziazione per settore: nel 2020 crescono solo i comparti essenziali della farmaceutica e dell’alimentare (+7,6% e +1,3%), mentre nel complesso contengono le perdite elettronica (-4,2%), apparecchi elettrici, (-7,1%), chimica, (-7,4%) e gomma-plastica (-9,1%). A soffrire maggiormente, nonostante l’accelerazione positiva nell’ultimo trimestre dell’anno, sono meccanica, metalli e automotive: qui la caduta annua è superiore alla media del manifatturiero e compresa tra il -12% e il -15%. Resta, inoltre, particolarmente critica la situazione del sistema moda che nell’anno perde quasi il 20% delle vendite estere.

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Il Gruppo Illycaffè punta all’export in Usa

Posted by fidest press agency su mercoledì, 20 gennaio 2021

Il gruppo fattura 520,5 milioni di euro (2019), conta 1.405, la filiale statunitense (Illy Caffe North America) si trova a Rye Brook – New York. L’azienda triestina punta forte all’export negli Usa, con un mercato completamente diverso da quello del Belpaese. “Noi – ha sottolineato Illy – siamo negli Usa da almeno quarant’anni, è il nostro secondo mercato, dopo quello italiano. Siamo un brand globale, presente in oltre 140 Paesi, con due terzi delle vendite fuori dall’Italia. Per poter continuare a crescere a livello globale, abbiamo bisogno di un mercato domestico più ampio di quello italiano. Abbiamo scelto gli Stati Uniti perché è il primo mercato al mondo a valore per il caffè, c’è una segmentazione che premia il caffè di alta qualità, di cui siamo stati in parte artefici, quanto meno nelle battute iniziali, e possiamo portare un offerta molto interessante, posto che il caffè gourmet rappresenta un ‘italian sounding’ gigantesco. Se ‘italian’ deve essere, allora rendiamolo ‘authentic’ oltre che ‘sounding’.“Negli Usa non c’è un problema occupazionale ma salariale, a causa di un’economia a bassa inflazione. E questo tipo di prospettiva porta la popolazione all’esasperazione. Questo fenomeno va letto assieme all’enorme complessità che la nostra società sta affrontando in questi anni. La nostra è una società che è sistemicamente insostenibile, dal punto di vista economico – perché la crescita economica è debito pubblico pompato con politiche monetarie aggressive – dal punto di vista sociale – con le problematiche legate all’integrazione e all’inclusività – e, infine, dal punto di vista climatico. Quanto accaduto nei giorni scorsi è una delle tante ‘fibrillazioni’ che ci dicono che siamo prossimi a un cambiamento di stato. La speranza è che questo segnale sia anche fonte di un rinnovamento della politica che non può andare avanti con la matitina alle urne. Dobbiamo diventare un po’ più smart. E’ certamente la fine di un’era, di un vecchio modo di fare politica”. L’amministrazione di Joe Biden sarà in grado di governare in maniera forte? “Dipenderà – ha evidenziato Illy – dalla leadership del neopresidente e dalla sua capacità di superare la vendetta trumpiana e di quei 74 milioni di elettori che forse non si identificano negli assalitori di Capitol Hill. Tutto questo dipenderà dalla retorica dei prossimi mesi. Dal punto di vista economico, per Biden, un grosso aiuto potrà venire dalla green economy: grazie al Senato, la politica green degli Usa potrebbe diventare molto aggressiva, scatenando una sorta di ‘guerra’ competitiva tra Usa, Europa e Cina, con investimenti davvero cospicui, nell’ordine dei trilioni di dollari, che ci permetteranno di raggiungere gli obiettivi prefissati sul clima. La Cina ha dichiarato che diventerà ‘carbon free’ nel 2060. Se manterrà o meno le promesse dipende dal grosso punto di domanda dovuto al fatto che parliamo di un Paese che non è una democrazia”.

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Il Covid brucia quasi un miliardo di export

Posted by fidest press agency su mercoledì, 16 dicembre 2020

Il tessuto economico di Monza e Brianza conta oltre 74mila imprese, che occupano circa 273mila addetti e producono 24,6 miliardi di euro di valore aggiunto (l’8% dell’economia lombarda) e 9,7 miliardi di export.A Lodi il capitale economico, sebbene sia numericamente più contenuto, è altrettanto vivace: 15mila aziende per 58 mila occupati, con un valore aggiunto annuo di 5,5 miliardi di euro e 3,6 miliardi esportazioni. In complesso un valore pari a circa il 2% della Lombardia.Per entrambi i territori, il manifatturiero è il vero traino dell’economia. A Monza contribuisce con il 27% del valore aggiunto e il 30% della forza lavoro e si fonda su specifiche vocazioni produttive. Prima di tutto legno arredo e meccatronica, che comprende elettronica, metallurgia, meccanica. Seguite da chimica-farmaceutica e gomma-plastica. Mentre a Lodi, dove genera quasi un quarto del valore aggiunto provinciale (24%), l’agroalimentare è la storica specializzazione del territorio, a cui si affiancano farmaceutica e chimica. In particolare, Lodi è la prima provincia in Italia e in Lombardia nella cosmetica. Elettronica, gomma-plastica, meccanica e automotive completano il quadro delle specializzazioni produttive del territorio. Tra i servizi, la logistica è un settore rilevante, soprattutto in termini di forza lavoro occupata. Altrettando importanti per l’economia lodigiana sono i servizi di informazione e comunicazione. Nei primi 9 mesi del 2020 la pandemia ha provocato una perdita ingente in termini di export per un valore di 938 milioni di euro complessivi a Monza (-10%) e a Lodi (-8%). Per Lodi l’impatto negativo si registra già a febbraio, quando diventa zona rossa, ma il vero crollo delle esportazioni arriva ad aprile: -43% a Monza, che registra una forte caduta per gomma-plastica, chimica, e soprattutto meccanica e arredo design; stabili farmaceutica ed elettronica. E -31% a Lodi, che performa comunque meglio della media lombarda, grazie alle filiere dell’alimentare e della farmaceutica che intensificano l’attività durante la pandemia. Crollano invece altre specializzazioni, come elettronica e meccanica e soprattutto chimica (dove troviamo la cosmetica lodigiana).La fine del primo lockdown, tra luglio e settembre, ha determinato un’importante risalita della domanda e dell’offerta, che in molti settori si era sostanzialmente azzerata, rilanciando l’attività nell’industria, a dimostrazione della vitalità e reattività delle imprese. Un rimbalzo che, nel terzo trimestre 2020, ha fatto registrare un +15,9% di PIL in Italia. Tuttavia, considerando la flessione del primo trimestre (-5,5%) e il crollo del secondo (-13%), la variazione acquisita per il 2020 è del -8,3%. Per il 2021, la metà delle imprese si aspetta un aumento del fatturato, anche se il 13% a Monza e Brianza e il 20% a Lodi valuta la perdita cumulata quest’anno come strutturale e non colmabile nel medio periodo. In cima alla classifica, le prime 6 aziende superano il miliardo di euro di fatturato: prima Esprinet S.p.A. (Vimercate), seconda Mediamarket S.p.A (Verano Brianza), terza STMicroelectronics S.r.l. (Agrate Brianza), quarta BASF Italia S.p.A. (Cesano Maderno), quinta Candy S.p.A (Monza), sesta Decathlon Italia S.r.l. (Lissone). Seguono altre quattro aziende, che completano la top 10, con fatturati superiori ai 700 milioni di euro: settima Roche S.p.A. (Monza), ottava SOL S.p.A. (Monza), nona Gruppo Fontana (Veduggio con Colzano), decima Vender S.p.A. (Brugherio).

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Export: Cia, al via partnership con Remomero per entrare sui mercati arabi

Posted by fidest press agency su martedì, 15 dicembre 2020

Sviluppare e promuovere l’export del Made in Italy agroalimentare nel mondo arabofono, attraverso una piattaforma di servizi dedicati alle piccole e medie imprese associate, che parte dal Libano per allargarsi a tutto il Medio Oriente, con l’occhio puntato al prossimo Expo Dubai. Questo l’obiettivo della collaborazione avviata da Cia-Agricoltori Italiani con Remomero, portale con sede a Beirut specializzato nell’assistenza allo sviluppo internazionale delle aziende nei Paesi dell’area mediterranea.“Dopo il rinvio di un anno a causa della pandemia, Expo Dubai 2021 sarà con ogni probabilità il primo grande evento globale post Covid -spiega Aldo Alberto, responsabile Area Internazionalizzazione di Cia- una vetrina fondamentale per valorizzare le eccellenze del nostro Paese. Per questo, in vista dell’Esposizione Universale, è sempre più strategico un avvicinamento al mercato di Dubai, del Golfo e dell’intera area mediorientale, anche in un’ottica di diversificazione delle esportazioni”.D’altra parte, già oggi gli Emirati Arabi Uniti sono il primo mercato di sbocco per il Made in Italy nel mondo arabofono. Secondo il rapporto ICE del 2020, tra i settori con le performance più rilevanti c’è proprio l’agroalimentare, con un valore dell’export pari a 290 milioni di euro. Ma si tratta di un mercato ancora non pienamente sfruttato rispetto al potenziale, tenendo conto che gli Emirati Arabi importano oltre 12 miliardi di prodotti per garantirsi l’autosufficienza alimentare.In quest’ottica, la scelta di Remomero come partner di Cia per il Medio Oriente ha l’obiettivo determinante di facilitare l’ingresso nel mondo arabofono anche alle piccole e medie imprese agricole associate, offrendo una piattaforma di servizi di informazione, formazione e assistenza, nonché di marketing innovativo, per il lancio e la promozione di prodotti selezionati, sia destinati al mercato B2B che al B2C, partendo proprio dal Libano.“Il mercato locale non è ancora tanto rilevante per volumi (tra prodotti agricoli, cibo e bevande l’export italiano verso il Libano vale circa 90 milioni di euro), ma mostra un elevato grado di apertura agli scambi e apprezza il livello qualitativo delle produzioni agroalimentari nazionali -osserva Cristina Chirico, responsabile Ufficio Internazionalizzazione di Cia- oltre ad intrattenere una fitta rete di relazioni commerciali con tutta l’area, esercitando un ruolo di ponte e una funzione di lancio verso il Medio Oriente e i Paesi del Golfo”.

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Export: accordo Cia e Alibaba.com

Posted by fidest press agency su martedì, 22 settembre 2020

Promuovere l’export del Made in Italy agroalimentare, aprendo nuovi canali commerciali online per le aziende associate e favorendo incontri sul web con i buyers di tutto il mondo. Questo l’obiettivo dell’accordo siglato oggi a Roma, nella Sala Stampa Estera, da Cia-Agricoltori Italiani e Alibaba.com, la più grande piattaforma di e-commerce B2B (business-to-business) a livello internazionale e parte del Gruppo Alibaba.Con la firma dell’intesa, che avrà durata di un anno, Cia e Alibaba.com si impegnano a collaborare -anche attraverso Adiacent, unico global service partner certificato da Alibaba.com per l’erogazione di servizi a valore aggiunto nella Comunità Europea- per sostenere, promuovere e valorizzare aziende locali e prodotti agroalimentari di qualità tramite il portale web internazionale, collegando acquirenti e fornitori, produttori e grossisti, per condurre affari in modalità virtuale.“La collaborazione siglata con Cia ci rende molto orgogliosi e si inserisce pienamente nel progetto a lungo termine di Alibaba.com per supportare le aziende italiane del settore agroalimentare, in particolare le realtà più piccole, nel loro percorso di digitalizzazione e internazionalizzazione”, ha dichiarato Rodrigo Cipriani Foresio, Managing Director di Alibaba per il Sud Europa, che ha aggiunto: “Alibaba.com conta 20 milioni di buyer in tutto il mondo: la categoria più ricercata è proprio il food, e ciò significa che i prodotti italiani hanno enormi possibilità di farsi conoscere. Alibaba.com, la più grande fiera online al mondo, e Cia, hanno unito le forze per permettere al meglio della nostra produzione agroalimentare di essere apprezzata a livello globale”.D’altra parte, i dati parlano chiaro. Oggi l’e-commerce B2B (vale a dire lo scambio commerciale di prodotti o servizi tra aziende) è 11 volte più grande del B2C (business-to-consumer, ovvero rivolto dall’azienda al consumatore finale). Attualmente, l’export online italiano B2C vale 11,8 miliardi di euro, mentre l’export online tricolore B2B arriva a fatturare ben 132 miliardi. In questo contesto, Alibaba.com rappresenta la maggiore piattaforma di e-commerce B2B del mondo, con 150 milioni di utenti registrati, 190 tra Paesi e Regioni coinvolte, oltre 300.000 richieste al giorno per 40 settori merceologici. Con un occhio di riguardo proprio al “food&beverage”, che rappresenta la prima voce tra le “top 10 industries” della piattaforma online, con il 12% dei click sul vino e il 7% sulla pasta.Tra i punti dell’accordo tra Cia e Alibaba.com, anche tanti servizi a supporto delle aziende sul marketplace: creazione di materiale pubblicitario e informativo; commercializzazione di prodotti e fornitori sulla vetrina “Padiglione Italia” del portale; partecipazione a eventi e attività come roadshow, convegni, promozioni online tramite canali social o media; consulenza di marketing e comunicazione.

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Sace presenta Rapporto Export 2020

Posted by fidest press agency su giovedì, 17 settembre 2020

Ripartire superando le avversità della pandemia, oltre le chiusure protezionistiche e le tensioni geopolitiche che hanno segnato gli ultimi anni. Questo l’auspicio per una ripresa delle esportazioni italiane post lockdown lanciato con “Open (again)”, l’ultimo Rapporto Export di SACE, presentato in WebConference su SKY, con la partecipazione di Roberto Gualtieri, Ministro dell’Economia e delle Finanze, Luigi Di Maio, Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Oscar Farinetti, Fondatore di Eataly e Alessandro Profumo, Amministratore Delegato di Leonardo. Sono intervenuti per SACE l’Amministratore Delegato Pierfrancesco Latini, il Presidente Rodolfo Errore e il Chief Economist Alessandro Terzulli. Giunto quest’anno alla sua XIV edizione, il Rapporto annuale sull’export di SACE vede ancora una volta confermato il ruolo cruciale dei mercati esteri per l’economia nazionale, quale tratto distintivo del fare impresa in Italia.
In un contesto d’inedita avversità, in cui alle incertezze ereditate dal 2019 – Pil e commercio internazionale in rallentamento, escalation protezionistica e instabilità geopolitica – si sono aggiunte nel 2020 le conseguenze della pandemia Covid-19, le esportazioni italiane sono attese in forte contrazione per quest’anno con un -11,3%. Si tratta del ritmo di crescita dell’export più basso dal 2009, anno in cui le nostre vendite oltreconfine avevano registrato un -20,9% e che riporterà le esportazioni italiane intorno ai 422 miliardi di euro, un livello di poco superiore a quello registrato nel 2016. Nonostante la severità dello shock, SACE prevede una ripresa relativamente rapida già dal 2021 per le esportazioni italiane (+9,3%), caratterizzata anche da una componente di “rimbalzo statistico”, con una crescita media nei due anni successivi del 5,1%: un ritmo non trascurabile se si confronta con il 3% medio annuo registrato tra il 2012 e il 2019 e che permetterà alle nostre vendite di beni all’estero di raggiungere quota 510 miliardi di euro alla fine dell’orizzonte di previsione. Secondo queste previsioni, nel 2021 le esportazioni italiane di beni arriveranno al 97% circa del valore segnato nel 2019, un recupero pressoché totale dopo la caduta nel 2020.
La ripartenza presenterà un certo grado di eterogeneità, tanto per aree geografiche quanto per settori.
Europa avanzata e Nord America – che insieme rappresentano oltre il 60% delle vendite estere italiane – subiranno quest’anno la contrazione più marcata (con una flessione media dei Paesi europei dell’11,4% e di Stati Uniti e Canada del 9,8%) e un rimbalzo che, seppur rilevante, non permetterà di superare i livelli pre-crisi prima del 2022. Tra i settori a maggior potenziale: farmaceutica e alimentari e bevande negli Stati Uniti, primo mercato farmaceutico del mondo nonché secondo mercato di sbocco per alimentari e bevande italiani; apparecchiature mediche in Germania, uno dei mercati più dinamici in Europa occidentale; energie rinnovabili nel Nord Europa, dove il tema della sostenibilità è molto sentito.
Reattiva la risalita dell’export italiano di beni verso l’Europa emergente e l’area Csi dove, grazie anche a una flessione relativamente contenuta nell’anno in corso (-8,1%), le nostre vendite riusciranno a raggiungere e finanche a superare i livelli del 2019 già l’anno prossimo. E, come settori, vale la pena di menzionare quello degli apparecchi elettrici in Polonia, la cui ricerca di maggiore efficienza energetica sarà uno degli obiettivi del Governo entro il 2030; sanità in Russia, dato che il Cremlino continuerà a investire per garantire il benessere della popolazione; meccanica e infrastrutture in Ucraina e Uzbekistan.Ripresa più celere per il nostro export verso l’area Medio Oriente e Nord Africa – nonostante il calo del prezzo del petrolio – con un recupero pressoché totale già dal prossimo anno (+9,5%).
In Asia i venti della ripartenza soffiano ma con non poche difficoltà: le previsioni dell’export nel 2020 sono negative (-10,9%) e riflettono le stime sull’andamento del Pil della regione, che interromperà due decenni di forte crescita. Nonostante lo shock, si prevede un ritorno alla crescita per i Paesi asiatici già nel 2021, e un aumento dell’export italiano verso l’area del 9%.
In America Latina, nel 2020 le esportazioni verso le sei più grandi economie caleranno in media dell’8,2% ma nel 2021 è prevista una ripresa media del 7,5%. Data l’elevata incertezza riguardo l’evoluzione dell’emergenza sanitaria a livello globale, lo Studio di SACE simula anche due scenari di previsione alternativi, ovvero basati su assunti differenti e peggiorativi rispetto a quelli dello scenario base, in relazione alla durata e alla intensità dello shock sull’economia globale e, di riflesso, sulle esportazioni italiane. “Open (again)” contiene anche due focus che approfondiscono il tema delle Catene globali di valore (Cgv), processo organizzativo del lavoro nel quale le singole fasi della filiera di produzione vengono svolte da fornitori e reti di imprese sparse in diversi Paesi a seconda della convenienza economica e del grado di competenza e specializzazione delle aziende coinvolte.
L’Italia si colloca in una posizione di ritardo e, sebbene l’e-commerce continui a presentare da anni tassi di crescita a doppia cifra, l’export italiano viaggia ancora prevalentemente su canali tradizionali. Stando ai dati raccolti dall’Osservatorio Export Digitale del Politecnico di Milano, nel 2019 l’export italiano online di prodotti per consumatori finali in modo diretto o intermediato è aumentato del 15% e ha raggiunto un valore complessivo di 11,8 miliardi di euro, con l’industria della moda come principale settore di riferimento. Nello stesso anno, l’export digitale tra imprese ha rappresentato il 28% dell’export complessivo e ha fatto registrare un valore totale di 134 miliardi di euro, con i flussi maggiori concentrati nella filiera automobilistica, nonostante l’export complessivo di questo settore sia diminuito rispetto al 2018, anche come conseguenza della riduzione della domanda di componenti auto da parte della Germania, nostro primo partner commerciale. (abstract)

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“Sostenere le aziende nell’Export passa anche dalla politica economica nazionale”

Posted by fidest press agency su domenica, 13 settembre 2020

E noi sappiamo fare gioco di squadra. Grazie anche al grande lavoro del Ministro Di Maio, che sul commercio estero ha avviato una riforma capace di guardare al futuro e di innovare ciò che era stato lasciato indietro. Grazie alle tante aziende, fatte di storia e di amore per un Paese fantastico come il nostro che ci fa essere grandi nel mondo”. Così il Vice Ministro dell’Economia e delle Finanze, Laura Castelli, durante l’incontro con gli imprenditori della Provincia di Foggia, cui ha partecipato assieme al Ministro degli Esteri, Luigi Di Maio.

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Propensione all’export delle aziende italiane

Posted by fidest press agency su lunedì, 8 giugno 2020

Piccole ma virtuose: fra le province che puntano di più all’export spiccano Vicenza, con l’11,9% di imprese sul totale di quelle attive sul territorio, Lecco (11,4%) e Varese (11,1%). È quanto emerge da un’analisi sulle aziende del nostro Paese effettuata da CRIBIS attraverso Margò, la nuova piattaforma per lo sviluppo commerciale realizzata dalla società del gruppo CRIF specializzata nella business information.Solo il 4,6% delle imprese italiane dimostra un’elevata propensione all’internazionalizzazione. Il Nord è l’area geografica con la percentuale più alta (74,6%) di aziende che investono maggiormente all’estero, hanno avviato attività di export, fanno parte di filiere internazionalizzate o di grandi gruppi globali. Sul podio della classifica regionale stilata da CRIBIS troviamo Lombardia (9,3%), Veneto (7,9%) e Friuli – Venezia Giulia (7,4%). Seguono Emilia – Romagna (6,6%) e Toscana (6,2%), mentre all’ultima posizione c’è la Calabria (0,5%), preceduta da Sardegna, Basilicata (entrambe con lo 0,7%) e Molise (0,8%).“Le aziende italiane, in particolare le PMI, stanno affrontando la ripartenza dopo il lockdown dovuto all’emergenza Covid-19, con difficoltà per il made in Italy e le nostre esportazioni”, dichiara Marco Preti, amministratore delegato di CRIBIS. “Mai come in questo momento è necessaria la massima attenzione per non perdere posizioni nella catena produttiva internazionale e far sì che la ripartenza diventi un’occasione di rilancio”.A livello provinciale, alle spalle di Vicenza, Lecco e Varese troviamo nell’ordine Como e Monza e Brianza (pari merito con il 10,3%) e solo dopo Milano con il 9,7%, che ovviamente è in testa per numeri assoluti (12,9% del campione preso in esame). Chiudono la classifica Crotone, Sud Sardegna, Vibo Valentia, Cosenza, Reggio Calabria e Nuoro, tutte con lo 0,5%.Per quanto riguarda i settori merceologici, a livello macro guardano ai mercati esteri soprattutto “industria e produzione” (62,7%), “commercio all’ingrosso” (19,9%) e “servizi” (9,6%), mentre fra i micro-settori il più rappresentativo è quello dell’ “industria manufatti in metallo” (3,8%), seguito da “commercio all’ingrosso” (2,6%), “servizi commerciali” (2,5%) e “industrie della gomma e plastica” (2%).

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Eurostat vendite: -38,9% di abbigliamento e calzature, ripercussioni su export italiano

Posted by fidest press agency su domenica, 10 maggio 2020

A marzo, le misure di confinamento legate al Covid-19 hanno determinato un calo del l commercio al dettaglio dell’11,2% nell’Eurozona. “Non è la prima volta che il dato europeo esce senza che ci sia anche quello italiano. Considerato che le vendite nostrane saranno rese note domani, auspichiamo in futuro un maggiore coordinamento tra Istat ed Eurostat” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori. Detto questo, preoccupa, nell’Eurozona, il crollo, su base mensile, del 23,1% dei beni non alimentari e soprattutto del 38,9% dell’abbigliamento e delle calzature, il record negativo registrato, una caduta che avrà pesanti ripercussioni sulle esportazioni italiane” conclude Dona. (Mauro Antonelli)

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Un anno in chiaroscuro per il comparto calzaturiero italiano

Posted by fidest press agency su venerdì, 14 febbraio 2020

Nel 2019 crescono l’export (+6,8% a valore) e il saldo commerciale (+10,3%) ma frena la produzione (-3,1% in quantità). La fotografia del settore emerge dal report elaborato dal Centro Studi Confindustria Moda per Assocalzaturifici, illustrato oggi alla stampa in occasione della Conferenza Stampa di presentazione di Micam.“Il record delle esportazioni, che hanno superato i dieci miliardi di euro a valore grazie al traino delle griffe del lusso (come certifica il risultato, +27%, dei flussi diretti in Svizzera, tradizionale hub logistico distributivo delle stesse) viene smorzato da elementi poco rassicuranti – spiega Siro Badon, Presidente di Assocalzaturifici – Le flessioni in volume di export e produzione equivalgono di fatto ad un calo della manodopera, in uno scenario che vede il mercato interno in piena fase recessiva. A questo si aggiungono le forti incertezze per il 2020, con le conseguenze ancora tutte da valutare sull’economia mondiale dell’emergenza coronavirus, esplosa in una delle poche aree caratterizzate nell’ultimo decennio da crescite costanti per il nostro settore. In questa congiuntura non facile, il nostro comparto deve puntare sull’innovazione tecnologica e sulla formazione di nuove figure professionali per gestire il ricambio generazionale. Sono questi i driver per migliorare le performance di un settore che con 75.000 addetti, un attivo del saldo che sfiora i 5 miliardi di euro e una produzione pari a 8 miliardi, è assolutamente rilevante per l’economia nazionale”. Sul fronte dell’export, l’analisi dei principali mercati di sbocco esteri evidenzia trend inferiori alle attese in Russia (-15,3% in quantità nei primi 10 mesi) e negli altri paesi dell’ex blocco sovietico, con pesanti ripercussioni per i distretti tradizionalmente votati a quest’area; contrazioni non trascurabili per Germania (-9,3%, condizionata dal rallentamento dell’economia), Medio Oriente (-9,2%) e Giappone (-6,7%, pur con un +6,8% in valore). Risultati favorevoli invece in Francia, +6,4% in volume e +9,3% in valore; aumenti attorno al 10% in valore negli USA e in Cina, e di quasi il 20% in Sud Corea, che fa segnare l’ennesima crescita a doppia cifra.Al netto dei flussi diretti in Svizzera e Francia – destinazioni privilegiate del terzismo per le griffe, che coprono assieme 1/3 delle vendite estero in valore – l’aumento registrato dall’export italiano di calzature nei primi 10 mesi si ridurrebbe però dal +7,1% al +2,6%, con una flessione attorno al -3% in volume.Continua il trend negativo dei consumi interni, con gli acquisti delle famiglie che registrano di fatto un calo sia in quantità (-3,2%) che in spesa (-2,3%). Prezzi medi in aumento contenuto (+0,9%), a testimonianza dell’attenzione sempre elevata al fattore prezzo (più della metà degli acquisti complessivi sono effettuati in saldo/svendita).
Infine, per quanto riguarda la natalità delle imprese e l’occupazione, a fine dicembre 2019 il settore contava 4.326 aziende (179 in meno) e 74.890 addetti diretti (-790), in calo rispettivamente di un non trascurabile -4,0% e del -1,0% sui livelli di un anno addietro. Considerando anche la componentistica, i saldi negativi salgono a -266 aziende e -1.086 addetti, con trend disomogenei tra le regioni. Le Marche, duramente colpite dalla crisi in Russia e CSI registrano l’arretramento più pesante in termini assoluti nel numero di imprese (-122, tra industria e artigianato). Relativamente al numero di addetti, i cali più sostenuti hanno interessato nuovamente le Marche (-1.251) e l’Emilia Romagna (-278); attorno al centinaio di unità, invece, le perdite per Lombardia e Toscana. L’analisi per regione mostra incrementi diffusi, con l’eccezione (tra le aree più importanti per il comparto) di Toscana (-19%) e Puglia (-38%). Le Marche (+48%) sono la prima regione per numero di ore autorizzate (2,7 milioni, 1/3 del totale nazionale). Aumenti attorno all’80% per il Veneto e del 47% per la Campania.

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Astronics Announces Collaboration with China National Machinery Import and Export Corporation

Posted by fidest press agency su giovedì, 28 novembre 2019

Astronics Corporation (Nasdaq: ATRO), a leading provider of advanced technologies for global aerospace, defense, and other mission critical industries, announced today a new cooperation with China National Machinery Import and Export Corporation (CMC). The collaboration between Astronics and CMC will create a channel for Astronics to provide Chinese airlines, OEMs and service providers with state-of-the-art inflight entertainment and connectivity (IFEC) hardware and certification services for compliance in China and the United States. November 6, Michael Kuehn, President of Astronics Connectivity Systems and Certification (CSC), and Ruan Guang, Chairman of CMC, signed the cooperation agreement at the Second China International Import Expo (CIIE) in Shanghai, China. Top executives from Astronics and China Genertec, the shareholder of CMC, witnessed the signing ceremony.

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Export, obiettivi prioritari di crescita

Posted by fidest press agency su martedì, 22 ottobre 2019

Mentre il commercio internazionale è in frenata, l’export italiano continua a crescere: anche quest’anno ha fatto registrare un +2,7% nel primo semestre e si prepara a chiudere l’anno con un +3,4% secondo le previsioni SACE SIMEST.A fronte di una crescita piatta del commercio internazionale, l’export italiano sta dunque guadagnando quote di mercato, con una perfomance che è superiore anche a quella dei nostri competitor più “temibili”, come la Germania. Nel 2015 il nostro export rappresentava il 28% del PIL, oggi questa quota è salita al 32% circa. Ma dobbiamo puntare a una crescita ulteriore, dotandoci di obiettivi di medio-termine per i prossimi 3 anni:
Far crescere la quota di mercato dell’export italiano a livello mondiale dall’attuale 2,8% al 3
Far crescere il peso dell’export italiano sul PIL dall’attuale 33% al 37%
Far crescere la quota extra Ue del nostro export nel mondo fino al 49%
Far crescere il valore medio dell’export dagli attuali 3,3 mln di euro ai 4,5 mln di euro
Nel 2016-2018 SACE SIMEST ha mobilitato risorse per 72 miliardi di euro in favore delle imprese che esportano e si internazionalizzano, offrendo un contributo al PIL dell’1%. per aumentare il proprio sostegno, e raggiungere sempre più imprese, soprattutto PMI, SACE SIMEST ha messo in campo un set di nuove iniziative:
Sacesimest.it: digitalizzato 6 prodotti chiave per le PMI (valutazione controparti, assicurazione dei crediti, finanziamenti, cauzioni, factoring, recupero crediti) e rendendoli accessibili all’interno di sacesimest.it, ecosistema digitale molto innovativo nel mondo dell’export credit
Education to Export: lanciato un programma formativo ad alto contenuto digitale con cui ha affiancato 700 PMI nei loro piani di crescita sui mercati esteri (si può lanciare invito a esplorare il programma all’interno di sacesimest.it)
Push Strategy/Business Matching: identificato primari Buyers esteri per rafforzare relazioni commerciali e facilitare forniture italiane, facendo da apripista soprattutto per le PMI che difficilmente da sole potrebbero entrare in contatto con grandi controparti esteri (in due anni, garantiti 1,7 miliardi di euro finanziamenti e coinvolte 650 imprese in business matching)
Export Coach: introdotto in affiancamento alla rete commerciale diffusa su tutto il territorio un team pilota di 12 esperti di export e con ottima propensione agli strumenti digitali, pronti a prestare assistenza door-to-door agli imprenditori

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Export: un seminario in Cciaa a Udine

Posted by fidest press agency su mercoledì, 24 luglio 2019

Udine 25 luglio 2019 ore 9.30 in Sala Economia (ingresso da piazza Venerio) con Giulio Finzi, Senior Partner Netcomm Services e Segretario Generale del Consorzio Netcomm, il Consorzio del Commercio Elettronico Italiano con sede a Milano. Il web sta acquisendo sempre maggiore importanza per le imprese che vogliano svilupparlo, in particolare con l’orientamento all’export. Solo l’11% delle imprese italiane utilizza l’e-commerce per le vendite ai consumatori. Nel 2017, ha generato un fatturato di 35,1 miliardi di euro, valore superato nel 2018 con un ulteriore incremento del 18%. Margini di crescita e importanti opportunità, quindi, per le imprese esportatrici che siano interessate a sviluppare nuove strategie, rafforzare la propria presenza sui mercati e accrescere la competitività verso nuove aree geografiche grazie al digitale.Giulio Finzi è docente universitario di e-commerce e web marketing e co-autore di diversi libri sulla Digital Transformation. Sarà a disposizione anche per eventuali domande su diritto e tassazione, marketing, logistica ed esportazione.L’incontro è organizzato nell’ambito di EEn-Enterprise Europe Network, la più grande rete europea di supporto allo sviluppo delle pmi, di cui la Cciaa è sportello sul territorio.

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SACE: “Che export tira?”

Posted by fidest press agency su domenica, 21 aprile 2019

“A febbraio l’export italiano di beni è aumentato del 3,4% rispetto allo stesso mese del 2018: questo risultato porta la media del primo bimestre al 3,2%. Si tratta di un segnale positivo per il Made in Italy, in considerazione della congiuntura europea e internazionale, in rallentamento rispetto all’anno precedente, ma, in ogni caso, la natura parziale del dato impone cautela. I prossimi mesi saranno il vero banco di prova. L’area Ue avanza a ritmi moderati con Francia e Germania tra le migliori destinazioni. Al contrario, diminuisce l’export in Polonia e Rep. Ceca, due dei mercati “best performer” nel 2018. Calano le vendite in Spagna, ma con significative eccezioni tra i settori. Avanzano le vendite nell’area extra-Ue, specie in Svizzera (+14,7%), India (+12,2%) e Giappone (+10,5%). Meglio della attese la Cina (+2,8%); in calo Africa Subsahariana e Mercosur”.

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Sul Made in Italy c’è bisogno di maggiore sostegno ai produttori italiani per l’export

Posted by fidest press agency su martedì, 16 aprile 2019

“Il mercato USA apprezza molto il Made in Italy anche come espressione della nostra cultura e quindi il nostro artigianato che è sinonimo di alta qualità manifatturiera.Tuttavia, dobbiamo fare di più per aiutare i produttori italiani perché spesso si insinua un concorrente sleale che mette sul mercato prodotti contraffatti oppure che evocano origine italiana.Per contribuire a contrastare la contraffazione sono convinta che bisogna utilizzare gli strumenti legali del posto per bloccarne la vendita, in accordo a quanto previsto negli specifici ordinamenti. In tale ottica, la scorsa Legislatura, avevo proposto, in una mozione, poi, approvata dall’Aula di Montecitorio, di aprire un Ufficio anticontraffazione presso le nostre sedi diplomatiche per il contrasto a questo fenomeno che danneggia gravemente il Made in Italy e lì’Italia sia sul piano economico che su quello dell’immagine”.Lo ha detto l’on. Nissoli intervenendo alla Conferenza “Le eccellenze della produzione artigianale italiana negli Stati Uniti e la tutela del Made in Italy”, organizzata nella Sala Stampa di Montecitorio dall’Associazione “Sapori Mediterranei”, presieduta da Giusy Malcangi.

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