Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 275

Posts Tagged ‘facebook’

Facebook: Corte Ue, siti web corresponsabili dei ‘Like’

Posted by fidest press agency su mercoledì, 31 luglio 2019

Per la Corte di Giustizia Europea, il gestore di un sito Internet corredato dal pulsante ‘mi piace’ di Facebook può essere ritenuto responsabile, insieme alla stessa Facebook, della raccolta e della trasmissione dei dati personali dei visitatori che hanno cliccato sul ‘Like’.Bene, un chiarimento che aumenta le tutele per gli utenti” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”La corresponsabilità del gestore di un sito sulla raccolta e trasmissione dei dati personali dei visitatori innalza il livello di rispetto della privacy e riduce il rischio di un utilizzo improprio dei dati” prosegue Dona.”Nessuna novità, invece, rispetto al fatto che le associazioni per la tutela dei consumatori hanno il diritto di agire in giudizio contro i presunti autori di violazioni delle norme sulla protezione dei dati personali, un principio già chiaro nel nostro ordinamento” conclude Dona.

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Facebook e libra: Smantellare o regolamentare?

Posted by fidest press agency su venerdì, 21 giugno 2019

Ora che la cryptovaluta libra è stata in pompa magna lanciata dal suo creatore Facebook, non sarebbe particolarmente estroso pensare che altri possano fare altrettanto. E quindi, da parte delle nostre Autorità, che brillano per non fare molto in prevenzione, e anche se allo stato potrebbe sembrare esagerato, potrebbe farsi avanti l’ipotesi di smantellamento.
Ciò potrebbe essere avvalorato perché in questa fase sappiamo molto poco di questo progetto della Libra, tranne che mobilita i migliori elementi di Facebook, guidato da David Markus, ex vicepresidente di Paypal, la cui struttura legale dovrebbe essere ospitata in una fondazione svizzera – un modello giuridico noto per la sua forte autonomia e potenziale opacità – e che una campagna di raccolta fondi è stata organizzata tra i maggiori influencer per il suo sviluppo iniziale.
Le domande più semplici, in questo contesto, potrebbero essere: ma non è un normale mercato del business? E Facebook non sta esercitando un suo legittimo diritto a svilupparsi? Proviamo a capire, con quattro ragionamenti, perché ci si dovrebbe preoccupare di questa iniziativa:
1 – L’impegno maggiore per Facebook in questo periodo sarà di lanciare la libra che, nella fase iniziale, sarà uno strumento di pagamento piuttosto che una valuta. Passata (con successo –impossibile non crederlo) questa prima fase e accumulati riconoscimenti un po’ ovunque, sarà semplice che crei attività finanziarie più sofisticate, come l’emissione di credito o di prodotti assicurativi. Conosciuti e meglio approfonditi i comportamenti dei suoi “fedeli”, per Facebook sarà semplice farsi carico del rischio del credito. Da qui il passo è breve, e con quasi inesistenti rischi, per diventare emittente monetario nonché attore dominante di prodotti finanziari sofisticati, coi quali influenzare gli orientamenti finanziari di questa o quell’altra economia.
2 – il modello verso cui si avvia Facebook è quello tipico del credito sociale cinese, dove si incontrano le funzioni di social networking con quelle di pagamento. E sarebbe facile implementare la repressione di comportamenti “devianti” con sanzioni finanziarie ad hoc… una sorta di propria polizia finanziaria.
3 – Facebook è l’unica azienda al mondo che dispone di 2,5 miliardi di utenti registrati. Se l’operazione libra riuscirà, grazie al peso economico che ne conseguirà, a posteriori sarà difficile imporgli delle regole.
4 – Facebook ha sempre privilegiato la crescita anche calpestando il rispetto dei dati privati dei suoi “fedeli”. Solo il timore di azioni molto coercitive da parte delle autorità di regolamentazione in seguito allo scandalo di Cambridge Analytica (la vendita illegale dei loro dati per vari motivi che ha portato Zuckerberg davanti ai tribunali di mezzo mondo) è riuscito a influenzare la strategia di sviluppo dell’azienda usando una maggiore trasparenza.
Le innovazioni che si basano su monete elettroniche non sono cattive in sé, ma quello che abbiamo ricordato richiederebbe una particolare attenzione. A cui aggiungiamo che la dimensione di Facebook, e il nuovo potere che ne deriverebbe da questa vicenda della libra, non è escluso che potrebbe rappresentare un ostacolo (o una vera e propria barriera) per l’ingresso di nuovi attori in questo mercato.
Per concludere. Visto che il mercato europeo sarebbe uno dei primi al mondo per questa iniziativa, il famoso motto “prevenire è meglio che combattere” sarebbe quantomai utile da prendere in considerazione. In virtù del fatto che sarebbe facile per alcuni (non proprio amanti e avvezzi al libero mercato) avanzare ipotesi di smantellamento di simili iniziative, sarebbe bene che l’Unione europea, che ha tutte le carte in regola per intervenire, lo faccia a priori e non, in forma di repressione, solo a posteriori.
(Vincenzo Donvito, presidente Aduc)

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Per non entrare in conflitto con i figli su Instagram e Facebook

Posted by fidest press agency su sabato, 4 maggio 2019

La FOMO, che letteralmente significa “fear of missing out” (“paura di perdersi qualcosa”), è una sensazione che prima o poi abbiamo provato tutti. Ci assale quando dedichiamo minuti interi allo scroll del feed di Instagram o Facebook e, confrontandoci con le vite apparentemente perfette degli altri, ci sentiamo inadeguati. Sembrano tutti così in forma, così sorridenti, così circondati da amici. Pur di restare al passo, ci sentiamo in dovere di postare una story o un selfie, rigorosamente filtrato per non sfigurare. La FOMO non è semplice vanità, ma uno stato continuo di ansia che può avere ripercussioni soprattutto sulla psiche degli adolescenti: secondo il report #StatusOfMind della Royal Society for Public Health britannica, negli ultimi 25 anni è aumentata del 70% l’incidenza di ansia e depressione nei giovani, che additano proprio i social network come causa del loro malessere.La lettura più semplice è quella che bolla gli adolescenti come indolenti, apatici, incapaci di staccare gli occhi dallo smartphone. Ma siamo così sicuri che sia tutta colpa dei ragazzi? Nan Coosemans, family coach e fondatrice di Younite (http://www.youniteonline.com/it/), propone un’altra prospettiva. “Confrontandomi in prima persona con centinaia di famiglie, posso dire che in molti casi la FOMO parte proprio dai genitori. Quante mamme sono intente a scattarsi un selfie dopo l’altro, in qualsiasi contesto, entrando così implicitamente in competizione con le figlie? Dinamiche del genere possono rivelarsi molto pericolose. Senza esserne consapevoli, infatti, i genitori instillano nei figli una sottile sensazione di inadeguatezza”.I genitori non hanno nessuna intenzione di nuocere ai loro figli, chiarisce. Semplicemente, anche loro hanno dovuto fare i conti con il boom delle nuove tecnologie, senza disporre degli strumenti per interiorizzarle. Per questo la family coach propone cinque consigli per i genitori alle prese con l’ansia da notifiche:
1. Fai un’analisi di te stesso: ti senti davvero soddisfatto della tua vita, del tuo lavoro e della tua famiglia? Molto spesso ci si mette sotto i riflettori social per riscattarsi dalla mancata autorealizzazione, ma così facendo il problema alla base rimane irrisolto.
2. Lavora sulla tua autostima. Diventare genitori è un viaggio che riserva tante sorprese e impone qualche sacrificio, soprattutto per le donne, che spesso faticano a conciliare famiglia e carriera. La soluzione però non è certo quella di creare un’immagine filtrata di sé per andare a caccia di like su Instagram. Anzi, chi riesce a valorizzare il proprio sé più autentico ha molto meno bisogno di conferme da parte degli estranei.
3. Ritagliati alcuni momenti di connessione vera con i tuoi figli. Che sia al mattino durante la colazione o al loro ritorno da scuola, assicurati di riuscire a trascorrere ogni giorno qualche minuto insieme ai tuoi figli, mettendo al bando gli schermi di ogni tipo. Potrà sembrare una banalità, ma questi momenti sono preziosissimi per fare una pausa dalla frenesia quotidiana e dialogare in modo diretto e sincero.
4. Informati sulle nuove tecnologie: da un giorno all’altro ci siamo trovati in mano smartphone capaci di fare qualsiasi cosa, ma quanti di noi sono realmente consapevoli delle loro potenzialità e dei loro rischi? In commercio ci sono libri, corsi e webinar che ti possono chiarire le idee sulle nuove tecnologie.
5. Fatti queste domande: che esempio stai dando ai tuoi figli con la tua sovraesposizione? Che cosa stai cercando di dimostrare con quel selfie o quel post?
Ciò non significa demonizzare i social media, che sono ormai parte del nostro mondo, ma impegnarsi per trarre il meglio da questi strumenti. “I social network si possono usare anche per veicolare contenuti di valore, mettere in luce il proprio talento e diventare una fonte di ispirazione per gli altri”, chiarisce Nan Coosemans. “Spesso i genitori (gli stessi che magari controllano compulsivamente il loro smartphone!) sgridano i figli perché passano troppo tempo su YouTube. Se però avessero la voglia e la curiosità di saperne di più, potrebbero addirittura imparare qualcosa di nuovo”. E proprio da questa intuizione è nata l’idea di Youtour, il primo tour itinerante per scoprire e valorizzare la propria unicità, dedicato ai ragazzi e ai loro genitori. A ogni tappa Nan Coosemans si confronterà con uno Youtuber, che condividerà con i partecipanti la propria esperienza, risponderà alle loro domande e racconterà i segreti che gli hanno permesso di superare le difficoltà e arrivare al successo. “Ognuno di loro è diventato quello che è perché ha seguito le proprie inclinazioni, ha dato retta al proprio cuore e all’istinto, non si è omologato a regole standard”, commenta la family coach. Youtour farà tappa in tre città italiane: si parte il 4 maggio da Milano (l’ospite è IlvostrocaroDexter), per proseguire l’11 maggio a Bari con i Nirkiop e il 18 maggio a Roma con MikeShowSha. http://www.youtouronline.it

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Salini (FI- PPE) “Dobbiamo mettere regole forti per il Web”

Posted by fidest press agency su sabato, 9 marzo 2019

“L’aggressiva strategia di Lobbying sulla privacy di Zuckeberg nei confronti dei politici internazionali emersa dai documenti pubblicati da autorevoli testate internazionali conferma ancora di più quanto l’Europa abbia bisogno di regole per limitare i poteri dei giganti del Web. Noi l’abbiamo fatto lottando per l’approvazione della legge sul copyright sorprendentemente senza l’appoggio del governo Italiano, Movimento Cinque Stelle e Lega hanno infatti scelto di patteggiare per le multinazionali del web. Capisco che la poca trasparenza sia un tema sensibile per il Movimento 5 stelle che ancora non ha fatto chiarezza sull’uso dei dati personali all’interno della piattaforma Rousseau, ma dalla Lega ci aspettiamo che ci sia una presa di posizione chiara che tuteli tutti i cittadini italiani nei confronti dei social network. Facebook non può essere solo uno strumento per acchiappare like.” (Andrea Schieppati)

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Facebook-Cambridge Analytica: MEPs demand action to protect citizens’ privacy

Posted by fidest press agency su lunedì, 29 ottobre 2018

As follow-up action to the Facebook-Cambridge Analytica scandal, MEPs call for a full audit on Facebook and new measures against election meddling.In a resolution adopted, MEPs urge Facebook to allow EU bodies to carry out a full audit to assess data protection and security of users’ personal data, following the scandal in which the data of 87 million Facebook users was improperly obtained, and misused.
MEPs say that Facebook did not only breach the trust of EU citizens, “but indeed EU law”. They recommend that Facebook make changes to its platform to comply with EU data protection law.
MEPs note that the data obtained by Cambridge Analytica may have been used for political purposes, by both sides in the UK referendum on membership of the EU and to target voters during the 2016 American presidential election.They highlight the urgency of countering any attempt to manipulate EU elections and to adapt electoral laws to reflect the new digital reality.To prevent electoral meddling via social media, MEPs propose: applying conventional “off-line” electoral safeguards online: rules on spending transparency and limits, respect for silence periods and equal treatment of candidates;
making it easy to recognise online political paid advertisements and the organisation behind them;
banning profiling for electoral purposes, including use of online behaviour that may reveal political preferences;
that social media platforms should label content shared by bots, speed up the process of removing fake accounts and work with independent fact-checkers and academia to tackle disinformation;
investigations should be carried out by member states with the support of Eurojust, into alleged misuse of the online political space by foreign forces.
The resolution summarises the conclusions reached following last May’s meeting between leading MEPs and Facebook CEO Mark Zuckerberg, and the three subsequent hearings. It also references the data breach suffered by Facebook on 28 September.Civil Liberties Chair Claude Moraes (S&D, UK) said: “This is a global issue, which has already affected our referenda and our elections. This resolution sets out the measures that are needed, including an independent audit of Facebook, an update to our competition rules, and additional measures to protect our elections. Action must be taken now, not just to restore trust in online platforms, but to protect citizens’ privacy and restore trust and confidence in our democratic systems.”

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Facebook/Cambridge Analytica: proposte per proteggere la privacy dei cittadini

Posted by fidest press agency su lunedì, 29 ottobre 2018

Bruxelles. In risposta allo scandalo Facebook/Cambridge Analytica, i deputati europei chiedono un audit completo su Facebook e nuove misure contro l’ingerenza elettorale.In una risoluzione non legislativa i deputati chiedono a Facebook di consentire agli organi dell’UE di effettuare un audit completo per valutare il livello di protezione e sicurezza dei dati personali degli utenti, a seguito dello scandalo in cui i dati di 87 milioni di utenti Facebook sono stati acquisiti e utilizzati in modo improprio.I deputati affermano che Facebook non solo ha violato la fiducia dei cittadini dell’UE, “ma anche il diritto dell’UE”. Essi raccomandano a Facebook di modificare la propria piattaforma per conformarsi alla normativa UE in materia di protezione dei dati.
I deputati rilevano che i dati ottenuti da Cambridge Analytica potrebbero essere stati utilizzati per scopi politici da entrambe le parti nel referendum britannico sull’adesione all’UE e per indirizzare gli elettori durante le elezioni presidenziali americane del 2016.
Sottolineano l’urgenza di contrastare qualsiasi tentativo di manipolare le elezioni europee e di adattare le leggi elettorali alla nuova realtà digitale.Per evitare l’ingerenza elettorale attraverso i social media, i deputati propongono:
· l’applicazione delle tradizionali garanzie elettorali “offline” anche online: norme sulla trasparenza e i limiti di spesa, il rispetto dei periodi di silenzio e la parità di trattamento dei candidati;
· facilitare il riconoscimento degli annunci politici a pagamento online e dell’organizzazione che li sostiene;
· vietare la profilazione a fini elettorali, compreso l’uso di comportamenti online che possono rivelare preferenze politiche;
· le piattaforme di social media dovrebbero etichettare i contenuti condivisi dai bot (web robot), accelerare il processo di rimozione degli account falsi e collaborare con fact checker indipendenti e il mondo accademico per combattere la disinformazione;
· che le indagini sulla presunta violazione dello spazio politico online da parte di forze straniere dovrebbero essere svolte dagli Stati membri con il sostegno di Eurojust.
La risoluzione riassume le decisioni prese dopo l’incontro dello scorso maggio tra i principali deputati e il CEO di Facebook Mark Zuckerberg e le tre audizioni successive. Il documento fa inoltre riferimento alla violazione dei dati subita da Facebook il 28 settembre.
Il presidente della commissione per le libertà civili Claude Moraes (S&D, UK) ha dichiarato: “Si tratta di una questione globale, che ha già influenzato i nostri referendum e le nostre elezioni. Questa risoluzione stabilisce le misure necessarie, tra cui un audit indipendente di Facebook, un aggiornamento delle nostre regole sulla concorrenza e misure aggiuntive per proteggere le nostre elezioni. Occorre agire ora, non solo per ripristinare la fiducia nelle piattaforme online, ma anche per proteggere la privacy dei cittadini e ripristinare la fiducia nei nostri sistemi democratici”.

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Seconda udienza Facebook-Cambridge Analytica

Posted by fidest press agency su sabato, 23 giugno 2018

Bruxelles Lunedi 25 Giugno 2018, 15,30-20,00 Paul-Henri Spaak (Bruxelles), sala PHS 3C50. I deputati sono delusi con Facebook per non inviare gli altoparlanti richiesti per la seconda udienza esaminando lo scandalo Facebook-Cambridge Analytica il Lunedi 25 giugno.I deputati discuteranno la violazione dei dati di Facebook-Cambridge Analytica con gli esperti il Lunedì valutare l’impatto sulla privacy e protezione dei dati, processi elettorali, la fiducia dei consumatori nelle piattaforme digitali e sicurezza informatica. Questo è il secondo di una serie di tre udienze che indagano sul caso.Tre rappresentanti di Facebook (Erin Egan, Chief Privacy Officer, Rob Goldman, vice-presidente per la pubblicità; Joel Kaplan, Vice Presidente del Global Public Policy) sono stati invitati a partecipare all’udienza. Facebook non ha rispettato tale richiesta e, invece, oltre a Joel Kaplan, invierà due membri del team di politiche pubbliche di Facebook, Steve Satterfield e Lord Richard Allan, per rispondere alle domande dei deputati.
Il 19 giugno, il presidente della commissione per le libertà civili insieme ai presidenti delle commissioni associate per l’industria, per gli affari costituzionali e gli affari legali, ha inviato una lettera al CEO di Facebook Mark Zuckerberg che esprime disappunto per il suggerimento di Facebook per i rappresentanti a partecipare all’udienza. Nonostante uno scambio di follow-up tra Facebook e il presidente della commissione per le libertà civili, Facebook ha deciso di ignorare la richiesta del Parlamento europeo.Commissione per le libertà civili presidente Claude Moraes (S & D, UK) ha detto: “A seguito di una richiesta da parte dei presidenti delle quattro commissioni parlamentari interessate, che erano stati adottati e definiti da tutti i gruppi politici del Parlamento europeo, ci aspettavamo di sentire da altri oratori . e ‘con riluttanza, quindi, che ora sentiremo dai membri del team di politica pubblica proposti da Facebook. spetterà ai membri per vedere se le risposte di Facebook saranno sufficienti, convincente e affidabile.”
La prima udienza si è svolta il 4 giugno e finalizzato per mappare meglio il caso. La terza udienza, che si terrà il 2 luglio 2018, si concentrerà sulle possibili soluzioni e le politiche dell’UE che potrebbero porre rimedio alle conseguenze negative e prevenire questi incidenti si ripetano. Sheryl Sandberg, COO di Facebook, ei Commissari interessati sono stati invitati all’audizione.

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LIBE Chair stresses the serious efforts needed from Facebook to protect EU citizens’ privacy

Posted by fidest press agency su giovedì, 24 maggio 2018

Following the meeting with Facebook CEO Mark Zuckerberg, the Chair of the Civil Liberties Committee, Claude Moraes (S&D, UK) stated:”The Facebook-Cambridge Analytica data breach affects millions of European citizens, either because they have been directly affected by the practices of Cambridge Analytica or because they are Facebook’s users. European citizens need to know what happens and we cannot hide this debate from them, so we welcome Facebook agreeing to the hearing being webstreamed live. Holding the meeting behind closed doors would have diluted public confidence in the process and in Facebook’s willingness to live up to the responsibilities expected of it.Trust in Facebook has suffered as a result of the data breach and it is clear that Mr. Zuckerberg and Facebook will have to make serious efforts to reverse the situation and to convince individuals that Facebook fully complies with European Data Protection law. General statements like “We take privacy of our customers very seriously” are not sufficient, Facebook has to comply and demonstrate it, and for the time being this is far from being the case.The Cambridge Analytica scandal was already in breach of the current Data Protection Directive, and would also be contrary to the GDPR, which is soon to be implemented. I expect the EU Data Protection Authorities to take appropriate action to enforce the law.From the data protection package, which will imminently enter into force, to the current negotiations on the e-Privacy Regulation, the Civil Liberties, Justice and Home Affairs Committee has been at the forefront of developing the EU’s privacy laws which are now the strongest in the world. Our Committee, mandated by the European Parliament, will now conduct an investigation into these issues and will hold several hearings to have a clear and complete picture of these serious and worrying facts.”

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MEPs urge Facebook CEO to come to European Parliament

Posted by fidest press agency su sabato, 21 aprile 2018

MEPs renewed the call to Facebook CEO Mark Zuckerberg to come before the Parliament at a debate on data protection and citizens’ privacy with the Commission and the Council on Wednesday.
MEPs urged Facebook CEO Mark Zuckerberg to come to the European Parliament to answer MEPs’ questions on the misuse of European citizens’ personal data. MEPs further expressed concerns about the effects of social media, fake news and election manipulation on democratic processes.
The scandal was seen as a wakeup call to the need to ensure data protection against political and commercial use of personal data. MEPs emphasised that the General Data Protection Regulation that will apply as of 26 May will give citizens control over their personal data and set global standards. However, some MEPs pointed out that the new data protection rules will not prevent future scandals and called on the Council to proceed with the e-privacy regulation.

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Mark Zuckerberg il patron di facebook alle prese con il congresso americano

Posted by fidest press agency su giovedì, 12 aprile 2018

A poco meno di un mese dallo scandalo di Cambridge Analytica, Mark Zuckerberg si trova a fare i conti davanti ai parlamentari del Congresso negli USA. Niente più timidezza e senso di costrizione di fronte alle domande che gli verranno poste, questo è l’auspicio, o almeno l’effetto che desidera ottenere il gruppo di esperti da lui assunti per prepararlo su cosa dire e come muoversi. “Ed è proprio questo il nodo: saper gestire situazioni inattese senza lasciarsi sopraffare, ma sviluppando doti di adattamento”, spiega Roberto Re, l’Anthony Robbins italiano, pioniere del coaching e fondatore di HRD Training Group, società leader in Italia che dal 1992 si occupa di corsi di formazione a più livelli, aziendale, imprenditoriale e personale.
“Il compito dei coach in questo caso mira ad ‘allenare’ la mente di Mark Zuckerberg e predisporla al cambiamento improvviso di mentalità e credibilità riguardo il suo operato – continua Re – Le difficoltà a cui si cerca di far fronte anche attraverso il coaching e con un impiego più consapevole delle proprie risorse, sono comuni e trasversali, e colpiscono indistintamente tutti: i ventenni come i cinquantenni ‘attivi’. Ogni business man, anche il più apparentemente perfetto e impeccabile, può trovarsi in circostanze come queste ed ecco che un’accurata preparazione mentale, emozionale e comportamentale può essere fondamentale per affrontare le conseguenze nel modo corretto e lucido.”In un mondo sempre più competitivo e imprevedibile dunque non si può prescindere da un’attività di formazione come quella erogata da coach esperti in questo campo. Non c’è da stupirsi pertanto se uno degli uomini più ricchi e famosi del mondo, il Ceo di Facebook, anche se forzato dagli ultimi eventi che lo hanno visto protagonista, abbia assunto un team di esperti per imparare a gestire al meglio la vicenda, sia attraverso un buon controllo della gestualità che delle emozioni, che per fornire risposte convincenti ai parlamentari.Una riflessione riguarda infine quella che Roberto Re definisce l’epoca della formazione costante: “Il mercato cambia velocemente e incessantemente: oggi, a differenza di soli vent’anni fa, è impensabile non tenersi costantemente aggiornati. E soprattutto è impensabile pensare che vada sempre tutto bene, come ci siamo programmati. La formazione in questo senso deve essere continua, pena l’espulsione dal mondo dei generatori di reputazioni positive”.

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Dati Facebook. Antitrust italiano, bene! Ma…

Posted by fidest press agency su domenica, 8 aprile 2018

La notizia che l’Antitrust italiano ha aperto un’istruttoria contro Facebook per pratica commerciale scorretta dovrebbe essere confortante. Lo sfacelo emerso con l’uso dei dati per mano di Cambridge Analytica sta quindi trovando una qualche soluzione? Siamo scettici. Per diversi motivi.
I poteri dell’Antitrust italiano… che sono quelli che sono… ma dobbiamo e possiamo accontentarci? Vedremo quali saranno le conclusioni… Cosa potra’ fare la nostra Autorita’ garante della concorrenza e del mercato? Una multa che, per quanto stratosferica potra’ essere e ammesso che alla fine dei vari ricorsi sara’ pagata, si trattera’ sempre di briciole di briciole rispetto al business messo in atto dal giocattolo di Zuckerberg; briciole che sono messe in conto da questa azienda, facilmente assorbibili in un qualunque budget dove si dedica lo zero virgola ai temporanei pizzichi di alcune zanzare.
Poi ci saranno gli altri Antitrust, tra cui i piu’ temibili sono quello europeo e quello Usa. Anche qui, vedremo. E, ammesso che arrivino a prosciugare qualche altra briciola, per restare nella stessa metafora… il processo di panificazione che parte dall’azienda della Silicon Valley continuera’ imperterrito.
E tutto questo contribuira’ a modificare qualcosa? A parole tutti se lo auspicano, soprattutto il visino pulito di Mark. E quando sara’ modificato, cosa accadra’? Metteranno la testa a posto, rispetteranno le leggi? E’ probabile. Ma il problema e’ che le leggi di ogni singolo Stato saranno sempre insufficienti, non solo alla bisogna, ma anche a far fronte alle nuove gabole che saranno inventate per continuare ad assalire le nostre liberta’ di utenti. Gabole che, quando e se scoperte visto che i metodi per non farsi scoprire saranno sempre piu’ raffinati, continueranno ad essere marginali, “briciolosi” e facilmente assorbibili dall’enorme macchina di denaro che Facebook rappresenta e continuera’ a rappresentare.
Il paragone con le droghe e’ doveroso. Tutti (a livello ufficiale ed istituzionale) ci dicono di non consumare droghe, che’ ci fanno male, fanno male alla nostra societa’ ed economia per il fatto che sono il principale strumento economico e finanziario della malavita organizzata. E chi ce le fornisce, quando viene pizzicato, viene bastonato duramente. Ma tutti continuano a consumarle, e questi tutti sono sempre di piu’. Sembra che l’effetto delle droghe sia commisurato al genere umano, e niente puo’ fermarlo.
Facebook ci ruba i dati, ma sembra che pochi utenti siano interessati e, a parte qualche gesto simbolico, il suo numero di adepti e nuovi aderenti sia in costante crescita. Con la conseguenza che la notorieta’ e la presunta indispensabilita’ dell’uso di questo strumento e’ sempre piu’ al pari dell’ara che si respira.
Quale potrebbe essere allora il meccanismo per evitare che droghe e Facebook ci facciano male? Semplice: farne a meno, a livello di scelta individuale. E se non vogliamo farlo, ci dovrebbe essere il conforto della legge e della autorita’ perche’ ci si possa fare meno male, con la consapevolezza che il male ce lo stiamo comunque cercando. E con altrettanta consapevolezza che quand’anche le droghe fossero tutte legali (e quindi i consumatori non dovrebbero subire le conseguenze del proibizionismo, ma solo quelle delle sostanze in se’, in un regime di consapevolezza sanitaria, individuale ed istituzionale), e quand’anche esistessero norme che possano impedire ai vari Facebook di rubarci la liberta’ individuale, non potra’ mai esistere la certezza di essere sicuri, e i delinquenti di entrambi gli ambiti sarebbero sempre dietro l’angolo.
Ma, se per le droghe abbiamo quintali e quintali di dissuasori in costante funzione, non sembra che sia altrettanto per Facebook et similia. Sara’ quindi il caso che questi dissuasori comincino a funzionare. E, per i piu’ timorosi, non ci sarebbe neanche da preoccuparsi del processo di erosione dell’esistenza del giocattolo di Mark, perche’ non minerebbe nessuna liberta’ individuale e collettiva. Anzi, e’ altamente probabile che ci stimolerebbe, a livello individuale e sociale, a migliorare i nostri strumenti di socialita’, facendo tesoro di quanto accaduto nel passato. Cioe’, in sostanza, le distorsioni del mercato (la delinquenza di Facebook, nella fattispecie) hanno solo un metodo per essere combattute e superate, con il mercato: col suo principio principe, quello della offerta e della domanda. Facendo, cioe’, venir meno la domanda.
(Vincenzo Donvito, presidente Aduc)

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Vita da clandestino. Senza Facebook…

Posted by fidest press agency su domenica, 8 aprile 2018

Firenze. Cambridge Analytica continua a mietere vittime. Il ragazzo con la felpa Mark Zuckerberg continua, nel suo piu’ che evidente imbarazzo, a scusarsi e a sostenere di voler rimediare e cambiare le malefatte dell’oggetto del suo benessere economico, Facebook. E noi italiani, tutto sommato, ne siamo poco toccati.
Timidamente si legge, qui e la’, di qualche rinunciatario, talvolta noto, del proprio account e della sua vita post-social. Ma in sostanza, l’oggetto del desiderio della propria autostima continua ad essere al centro della comunicazione e dell’informazione, interpersonale, politica, sociale ed economica. Non c’e’ pubblicazione online -su quello che banalmente viene chiamato web di Internet- che non riporti la sfilza di immaginette dove si puo’ seguire lo stesso testo e le stesse immagini, e tra queste troneggia Facebook. Non averle sembra che sia sintomo di regresso, di emarginazione comunicativa e sociale.
Anche io mi sono fatto l’account su Facebook ed ho dato il mio contributo ai numeri stratosferici che fanno gigante il portafoglio del ragazzo con la felpa. Mi sono messo anche la foto identificativa (quello del mio antico cane ormai andato), qualche piccola foto di bei luoghi e belle persone i primi giorni di diversi anni fa e mi sono detto: mi serve per arricchire le mie informazioni, che’ se non sono iscritto, tante cose mi vengono precluse. L’ho creduto per un paio di giorni e sono tornato da dove ero partito: la clandestinita’. E, in effetti, non c’e’ giorno che non vengo preso per i fondelli da quelli con cui ho rapporti, perche’ mi ostino con il vecchio sistema di posta elettronica, arricchito con qualche messaggio di WhatsApp, per arricchire le mie informazioni, e cercare sul web e nelle agenzie stampa, nonche’ in ultima battuta sui quotidiani e qualche settimanale.
Ed ora che il ragazzo con la felpa va a giustificarsi a destra e a manca, e nonostante sembri che ai piu’ non gliene freghi nulla di essere stati venduti e usati a propria insaputa, sorrido nel leggere quel che accade. Perche’ non avrebbe potuto essere altrimenti, anche se Facebook fosse stato proprieta’ di un qualche Stato e che, per alcuni, di per se’ garanzia come strumento di pubblica utilita’. “Business as usual”, dicono gli anglofoni. Figuriamoci se hai la felpa e vieni dalla Silicon Valley, e tutto quello che dici e fai ha il manto dell’assoluto, del destino del “ecco cio’ che ci mancava”…. tranne accorgersi che questa macedonia di tecnologia, modernita’ e religiosita’ non e’, ne’ piu’ ne’ meno, lo stesso piatto di chi ti vende un’automobile, una casa, un viaggio o un tocco di formaggio: bello e utile quanto vuoi ma, per l’appunto, “quanto vuoi”, “quanto ti serve” e facendoci la tara per verificare se stai comprando il
contenitore piuttosto che il contenuto.
E quindi sono un clandestino rispetto a Facebook e compagnia… eppure sono tra coloro piu’ informati della media (piacere, amore e professione). Per me Facebook potrebbe anche non esistere e, oltre a non sentirne la mancanza, credo che sarebbe un vantaggio. Sono un luddista? No, solo che il giocattolo di Zuckerberg ha fatto il suo tempo. E’ stato utile per tanti (non per me), e se continua ad esserlo e’ solo perche’ in tanti -abitudinariamente- lo usano come la mattina si lavano i denti con lo spazzolino. E quello che e’ accaduto con Cambridge Analytica ci ha mostrato quello che potevamo sapere ma che, per vari motivi soggettivi e oggettivi, abbiamo voluto ignorare si’ da poter rispondere prontamente a quelli che ci dicevano “l’ho letto su Facebook”.
Da clandestino in movimento non posso che dire “avanti il prossimo”, auspicando che ognuno abbia fatto e faccia tesoro del suo essere stato usato a sua volontaria insaputa. (Vincenzo Donvito, presidente Aduc)

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Facebook, antitrust Usa conferma l’apertura di un’inchiesta

Posted by fidest press agency su giovedì, 29 marzo 2018

La Federal Trade Commission (Ftc) ha aperto un’indagine su Facebook e sull’uso dei dati personali da parte del colosso dei social media.”Bene, ora attendiamo l’apertura di un’indagine anche da parte dell’Antitrust italiana, alla quale ci siamo rivolti settimana scorsa proprio per accertare se la pratica commerciale adottata da Facebook di consentire ai fornitori di servizi sulla piattaforma di accedere ai dati degli utenti iscritti, sia scorretta ai sensi del Codice del Consumo” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori. “Non si comprende, ad esempio, se l’utente gode del diritto di prestare o negare il consenso all’accesso ai dati personali da parte di soggetti terzi diversi da Facebook, se i dati dell’utente potranno essere utilizzati da sviluppatori di app per fini diversi da quelli inerenti all’utilizzo delle app, quali sono le informazioni cui i terzi possono accedere senza il consenso espresso degli utenti” conclude Dona.

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Facebook, Internet, comunicazione: Come leggere il mea culpa di Mark Zuckerberg

Posted by fidest press agency su giovedì, 22 marzo 2018

I ragazzi con la felpa, i nuovi capitalisti della Silicon Valley, tutti giovani o ex-giovani prestanti, che parlano informalmente in piedi sui palchi e, altrettanto informalmente vestiti, vendono i loro prodotti come fossero il toccasana alternativo di tutti i mali, sono arrivati al capolinea? Di quale stazione e quale percorso? Domanda bella quanto difficile e impossibile. Troppo presto per rispondere, vista anche l’importanza che rivestono nell’economia e nella comunicazione; un’importanza a cui sostanzialmente non possiamo rinunciare se non bloccando la nostra quotidianita’: ce l’immaginiamo un mondo senza Facebook, Twitter, Google, Apple, Microsoft, etc? A parte le resistenze di alcuni integralisti che riescono, abbastanza ai margini, a coniugare la loro vita senza questi supporti, allo stato dei fatti e’ un immaginare che stenta a definirsi. Sono aziende, come erano aziende quelle prima di loro, concepite e strutturate per creare profitti ai loro fondatori ed azionisti. Solo che i prodotti che vendono sono in armonia coi tempi odierni, tempi che loro stessi hanno molto determinato a renderli come sono, funzionali al loro profitto, soprattutto perche’ funzionali ad una quotidianta’ da loro creata e da cui tutti dipendono o aspirano. Un esempio: chi non ha un figlio adolescente che, dovendo comprare un telefonino, non ha fatto piu’ che un pensierino a comprarsi un i-Phone (che costa piu’ di un migliaio di euro) che non un “banale” telefonino cinese o giapponese o coreano che costa molto meno della meta’? E quanti, pur di avere la melina che spunta dai loro tablet e pc, hanno glissato sul fatto che questi supporti costano il triplo/quadruplo rispetto ad altrettanto validi supporti sempre cinesi, giapponesi o coreani? Una sorta di status symbol del presunto intenditore. Certo, alcune performance dei prodotti del capitalismo della Silicon Valley sono impeccabili a confronto di quelle degli altri prodotti… ma siamo sicuri che e’ proprio queste performance che servono e non la melina che spunta dalla propria tasca o si distingue sulla propria scrivania o sulle proprie gambe mentre siamo in fila all’universita’ o seduti in un giardino dove non e’ possibile non farsi vedere? E’ cosi’. Ne prendiamo atto. Speriamo solo che sempre piu’ persone ne siano consapevoli.
Andando a Facebook e al suo “pentito” padrone, Mark Zuckerberg, in questi giorni nell’occhio del ciclone mediatico (e giudiziario) per la vicenda Cambridge Analytica, i ragazzi con la felpa assumono anche un’altra dimensione (nota a molti da tempo, ma ora decisamente di massa): quella del potere politico.
In Italia non siamo verginelli in materia, ovviamente con le nostre limitate dimensioni rispetto al contesto internazionale: il partito di maggioranza relativa presente in Parlamento (M5S) e’ frutto di nostrani ragazzi con la felpa, la ditta Casaleggio, e vedremo nei prossimi mesi ed anni cosa questo potra’ comportare sul nostro assetto politico ed economico.
Le dimensioni e i condizionamenti di Facebook, pero’ e nello specifico, sono ben altri e gia’ abbastanza navigati rispetto a quelli italiani. Vedremo come andra’ avanti, soprattutto se le varie istituzioni saranno in grado di far loro pagare il prezzo dell’essere selvaggi e col delirio di onnipotenza, senza compromettere le innegabili innovazioni che hanno portato nella nostra quotidianita’. Innovazioni che dobbiamo cominciare a pensare e usare in modo diverso, soprattutto come strumenti delle nostre scelte e non viceversa: essere su Facebook, per esempio, non dovrebbe essere di per se’ un fine che qualifica la nostra vita, ma uno strumento di arricchimento comunicativo, per scelte che dobbiamo maturare e decidere facendo tesoro di tutte le nostre relazioni; cioe’ non dobbiamo sottometterci a qualcosa tipo “lo abbiamo letto su Facebook o su Internet” (come una volta si diceva “lo ha detto la tv”) per avvalorare cose e argomenti che altrimenti non sapremmo giustificare. Infine, oltre il nostro vissuto di utenti di questi servizi, come cittadini dobbiamo far tesoro di quanto sta accadendo per capire se questi strumenti, manipolabili e manipolati da pochi a fini di lucro economico e politico, siano l’alternativa alle nostre attuali democrazie rappresentative. A noi sembra di no. (Vincenzo Donvito, presidente Aduc)

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E adesso l’auto si acquista su Facebook

Posted by fidest press agency su giovedì, 29 dicembre 2016

autoDalla sharing economy alla “social economy”: la vendita di auto e servizi sbarca infatti su Facebook. Hurry! innovativa start up della mobilità online estende la sua presenza sulla famosa piattaforma social con una vetrina interattiva (@HurryBot) dove è possibile acquistare prodotti e servizi automotive.Con pochi click su Messenger, gli internauti, guidati in chat da un assistente virtuale, possono scegliere la soluzione più adatta e conveniente alle proprie esigenze, dalle opzioni pay per use al noleggio (di auto, suv, moto, minicar), dall’acquisto dell’usato alle varie a offerte shopping presenti sul sito.Per Hurry!, società diventata il primo portale di e-commerce dedicato al mondo della mobilità, non e’ l’unica novità: a due anni dalla partenza chiude infatti il 2016 con un volume d’affari che raggiunge quota 42 milioni di euro, in aumento del 135% sul 2015; e con performance interessanti anche sugli altri segmenti: +340% per le offerte più innovative come Ricaricar, il servizio dedicato alle auto che “ricaricano” i chilometri come con la sim di un telefonino; otto milioni le persone che hanno visitato il sito web a caccia di nuove offerte.Sono numeri che confermano la tendenza sempre più marcata di un nuovo modo di vivere l’automobile, dove l’utilizzo, flessibile e senza pensieri del veicolo, sostituisce la proprietà del mezzo, diventata in questi anni sempre piu’ onerosa e poco conveniente. Su the-hurry.com il cliente può facebooktrovare un veicolo nuovo a partire da 4 euro al giorno. Una proposta che piace al pubblico. E’ un mondo di giovani, per lo piu’ laureati, ma anche di manager di mezza età e donne, l’identikit del consumatore utente tracciato dai numeri della start up. Un pubblico che sceglie online e scarta l’acquisto tradizionale per dirigersi sulle nuove forme di mobilità, e tra queste, in particolare, il noleggio a lungo termine o il pay per use dove i chilometri si ricaricano (e si pagano) a seconda delle proprie effettive esigenze (offerta “Ricaricar”). Il fattore vincente è la formula “tutto compreso”: il cliente infatti deve pensare solo alla benzina perché bollo, manutenzione ordinaria e straordinaria, assicurazione RCA con copertura in caso di infortunio al conducente ed esonero da responsabilità per incendio, furto e danni al veicolo sono a carico della societa’, che offre anche la possibilità del ritiro dell’usato.E che la formula abbia cambiato le abitudini degli acquirenti, lo dimostrano anche gli altri numeri del “boom” 2016: +180% per i contratti di noleggio a lungo termine; +96% per gli utenti registrati sulla piattaforma mentre le interazioni sui social segnano un +172% in un anno; infine +37% per le vendite on-line di veicoli usati che Hurry presenta con offerte fino al 15% inferiori alle quotazioni di “Quattroruote”.
Hurry!, start up al 100% italiana, opera in virtù di una partnership strategica esclusiva con ALD Automotive Italia, leader mondiale del noleggio a lungo termine e della mobilità che è garanzia della qualità dei prodotti e dei servizi offerti. La societa’ ha sedi a Roma e Milano, mentre le piattaforme logistiche sono ad Aprilia, Roma (2), Milano (2), Crema, Brescia, Salerno e Agrigento. (foto: auto, facebook)

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Check Point: scoperta (e sistemata) vulnerabilità Facebook

Posted by fidest press agency su giovedì, 9 giugno 2016

A woman uses an iPad with a Facebook app in this photo illustration in SofiaE’ stata scoperta una nuova e pericolosa vulnerabilità dal team di ricerca di Check Point Software Technologies.Infatti, i ricercatori di Check Point, azienda specializzata in cybersicurezza, hanno reso nota MaliciousChat – una falla nella chat online di Facebook e nell’app Facebook Messanger. Questa vulnerabilità consentiva ai malintenzionati di modificare o rimuovere qualsiasi messaggio, foto, file, link e altro ancora inviato in precedenza.MaliciousChat avrebbe potuto avere un impatto notevole, dato il ruolo che Facebook riveste nella quotidianità di moltissime persone. Infatti, molti utenti si affidano al noto social network per comunicazioni sia di tipo personale che professionale ed è per questo che MaliciousChat è così interessante per gli hacker. La vulnerabilità avrebbe potuto essere usata per:
manipolare la cronologia dei messaggi, come parte di una campagna fraudolenta. Un utente malintenzionato avrebbe potuto cambiare la cronologia della chat, in modo da rivendicare di aver raggiunto un falso accordo con la vittima, o semplicemente per cambiare i termini dello stesso.
manomettere, alterare o nascondere informazioni importanti che possono avere ripercussioni legali. In alcuni Paesi queste chat possono essere ammesse come prova in indagini giudiziarie e questa vulnerabilità avrebbe potuto consentire di nascondere le prove di un crimine o addirittura di incriminare un innocente.
diffondere malware. Un utente malintenzionato avrebbe potuto modificare un link o un file legittimo in uno dannoso, e indurre facilmente l’utente ignaro ad aprirlo.
Check Point ha rivelato a Facebook questa vulnerabilità, prima di svelarla pubblicamente, e grazie al lavoro comune, il noto social network ha già provveduto a rilasciare una patch che ha risolto la falla.

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“Facebook at Work”

Posted by fidest press agency su martedì, 15 dicembre 2015

A woman uses an iPad with a Facebook app in this photo illustration in SofiaClub Méditerranée annuncia oggi la sua partnership con Facebook e diventa la prima compagnia di turismo al Mondo ad offrire “Facebook at Work” a tutto il suo staff, formato da circa 13,000 impiegati in più di 40 Paesi.
“Facebook at Work” è una versione di Facebook pensata appositamente per il business, uno strumento rivoluzionario che sta profondamente cambiando il modo di comunicare all’interno delle aziende. Per Club Med, realtà operante in 66 Resort presenti in tutti i cinque continenti, “Facebook at Work” può essere sicuramente un modo per rimuovere le barriere spazio-temporali, aiutando così i team sparsi in tutto il mondo ad interagire e a confrontarsi sulle proprie realtà lavorative, con l’obiettivo di condividere e migliorare l’esperienza dei clienti nei Resort. Club Med ha rivoluzionato il modo di vivere la vacanza, creando una vacanza all-inclusive senza compromessi. Mosso dallo stesso spirito pioneristico, “Facebook at Work” è in grado di contribuire sensibilmente al modo in cui i team Club Med comunicano e collaborano tra di loro. Una App User-friendly, che utilizza la stessa interfaccia Facebook ed è dotata delle stesse funzioni, quali “like”, “chat”, “questionari”, traduzione, etc., è stata pensata ad hoc per dispositivi mobile e per aumentare a dismisura le possibilità di condivisione di pensieri ed idee. In questo modo tutti i team Club Med, dai G.O.® ai membri del General Management, saranno in grado di abbattere le frontiere e le barriere linguistiche e di contattarsi senza limiti in qualsiasi parte del Mondo e con qualsiasi dispositivo tecnologico, dallo smartphone al tablet al computer.

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Is Facebook about to commit a huge mistake?

Posted by fidest press agency su martedì, 25 novembre 2014

A woman uses an iPad with a Facebook app in this photo illustration in SofiaFacebook has recently announced that it intends to launch “Facebook At Work” in an attempt to respond the growing membership of LinkedIN and the popularity of file sharing and other office products produced by Microsoft and Google. But in doing so it could overstretch itself, invite retaliation and further lose credibility.Growing fears about the security of personal data on social networking sites has been fuelled by privacy breaches in recent years. But it is one thing to compromise data posted by individuals on sites such as Facebook and LinkedIn, but quite another if breaches take place when their employer has posted the data or personal data is viewed in the workplace. The EU’s Data Protection Directive, for instance, places strict constraints on the exchange of personal data by companies – especially if this means transmission of such data to locations outside the European Union.The launch of “Facebook at Work” is a clear challenge to Facebook’s principal networking rivals and also companies providing a wide range of file-sharing and team working software . – including Google and Microsoft. Meeting such rivals head on in an increasing mature market could weaken everyone concerned., especially if it further sensitizes employers to the issues of workplace confidentiality and cthe ostly distractions of social networking – which can have such a big impact on productivity. Robin Chater, Founder of the new online business networking community ‘ButN’ welcomes this development. “ It will be interesting to see the heavyweights in the social networking market fighting it out for business users. Facebook can see how quickly LinkedIn is growing – in spite of its many critics – and think it can do better. But I am afraid neither organization really understands the business market like we do. butN has just completed its beta testing and we have extensively analyzed current offerings, so that we can provide something radically different. We also originate from the world’s leading employer organization – so we are insiders in the business networking market. “ The writing could be on the wall for Facebook if it ventures too far. For proof of this it is only necessary to look at “We Chat”, the Chinese social networking App launched in 2010 which claims to have over 600 million users (mainly in China). Although its owner Tencent Holdings wants it to become the largest networking site in the world recent reports suggest that it has overextended and is now losing members.The future of networking will not be through big communities – but via niche players like butN. butN aims its sites on two important groups – business travellers and networking within companies in order to forge connections across corporate functions and engender greater employee engagement. Both services can only be effectively developed from within the business community – which gives butN considerable edge.
ButN’s business model is also very different from any other networking organization as it will eventually be owned to a significant extent by its users who will benefit from any windfall that comes from its stock market launch or acquisition.
The butN networking approach differs significantly from most of its rivals by aiming to help business travellers achieve face-to-face contacts during their business trips. It was successfully beta tested in Australia and New Zealand in October and early November 2014 and is currently negotiating $10 million in venture capital and seeking additional crowd funding. However, 10% (rising to 20%) of all net profits generated will go back to its active users.butN is the networking arm of The Federation of International Employers (http://www.fedee.com)

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Facebook inchioda l’ex

Posted by fidest press agency su giovedì, 5 settembre 2013

Image representing Facebook as depicted in Cru...

Image via CrunchBase

É proprio vero che Facebook é un occhio del mondo, assolutamente indiscreto, sulle nostre vite e le decisioni giurisprudenziali che hanno a che fare con il social network ormai si susseguono una dopo l’altra, tanto da farlo divenire addirittura uno strumento micidiale per procurarsi delle prove. Questa volta, Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, sottolinea come valga la pena segnalare un decreto pubblicato dalla prima sezione civile del tribunale di Santa Maria Capua Vetere in materia di separazione ma che é oltremodo interessante per come viene motivata la parte in cui ritiene utilizzabili anche in un giudizio i contenuti pubblicati sul social network Una donna, infatti, é stata letteralmente inchiodata in tribunale dall’ex marito che ha dimostrato come la stessa, dopo la separazione si sia legata ad un professionista, tanto che sul suo profilo risulta chiaro e senza alcun filtro per la privacy: «Impegnata con N.B.». Ove la N. sta per “Nino”, diminutivo di Gaetano, per l’appunto il professionista. E le immagini pubblicate sono altrettanto inequivocabili e poiché postate sul social network risultano alla mercé di tutti gli altri utenti diventano pubbliche e utilizzabili in giudizio. Quindi, anche dall’ex che non ha difficoltà a produrle in tribunale così evitando la modifica delle condizioni di separazione, nonostante il fatto che la donna sia stata nel frattempo licenziata dal posto di lavoro. La relazione con il professionista, infatti, le consente un tenore di vita corrispondente se non superiore a quello goduto in costanza di matrimonio. Nel caso di specie, il Tribunale campano ha respinto il ricorso della signora, nonostante la stessa abbia perso il posto dopo tredici anni di servizio. Intanto, non risulta provato dalla donna che da quando é stata licenziata si sia data da fare per trovare un nuovo lavoro. Ma é proprio Facebook ad inchiodare la ex moglie. Rileva il collegio che le fotografie e quindi i documenti postati sul social network possono essere acquisibili ed utilizzabili: “é noto, infatti, che il social network “Facebook”, si caratterizza, tra l’altro, per il fatto che ciascuno degli iscritti, nel registrarsi, crea una propria pagina nella quale può inserire una serie di informazioni di carattere personale e professionale e può pubblicare, tra l’altro, immagini, filmati ed altri contenuti multimediali; sebbene l’accesso a questi contenuti sia limitato secondo le impostazioni della privacy scelte dal singolo utente, deve ritenersi che le informazioni e le fotografie che vengono pubblicate sul proprio profilo non siano assistite dalla segretezza, che al contrario, accompagna quelle contenute nei messaggi scambiati utilizzando il servizio di messaggistica (o di chat) fornito da social network; mentre queste ultime, infatti, possono essere assimilate a forme di corrispondenza privata, e come tali devono ricevere la massima tutela sotto il profilo della divulgazione, quelle pubblicate sul proprio profilo personale , proprio n quanto già di per se destinate ad essere conosciute da soggetti terzi, sebbene rientranti nell’ambito della cerchia delle c.d. “amicizie” del social network, non possono ritenersi assistite da tale protezione, dovendo, al contrario, essere considerate alla stregua di informazioni conoscibili da terzi”. Ma v’é di più motivano i giudici che “nel momento in cui si pubblicano informazioni e foto sulla pagina dedicata al proprio profilo personale, si accetta il rischio che le stesse possano essere portate a conoscenza anche di terze persone non rientranti nell’ambito delle c.d. “amicizie”
accettate dall’utente, il che le rende, per il solo fatto della loro pubblicazione, conoscibili da terzi ed utilizzabile anche in sede giudiziaria”.Nella fattispecie, come per milioni di persone che hanno deciso di pubblicare la loro vita su Facebook, la signora ha diffuso foto che la riguardano nella propria vita personale ed in particolare la ritraggono con il nuovo compagno in vari momenti dell’anno, anche durante le vacanze.Potere di Facebook, insomma.

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Jokkey.com diventa network per agenzie

Posted by fidest press agency su mercoledì, 7 agosto 2013

Social per gli utenti, network per le agenzie di viaggi. È l’ultima novità di Jokkey.com, il social network interamente dedicato al turismo. Dopo il crescente successo di visite (5 milioni di pagine viste da febbraio ad oggi) , Jokkey.com lancia un’area riservata per le agenzie di viaggi e gli operatori del settore.L’area esclusiva, accessibile previa registrazione, contiene con nuovi servizi professionali completamente gratuiti per la promozione, l’acquisto, la vendita di pacchetti-vacanze online. In particolare, gli operatori del settore, oltre a pubblicare pagine professionali, cataloghi e pacchetti-vacanze, creare coupon e buoni sconto, caricare spot e video turistici, ecc. potranno accedere a una piattaforma dedicata in cui acquistare a prezzi decisamente competitivi i pacchetti-vacanze forniti da Tour operator o “piazzare” tramite altre agenzie i propri pacchetti invenduti. Un marketplace riservato alle agenzie dove acquistare senza oneri o commissioni aggiuntive, con la massima trasparenza e garanzia dello staff, oltre a servizi di partnership e consulenza per i professionisti del turismo. Un modo nuovo di fare network, tenendo i costi sotto controllo.Jokkey.com ha migliorato l’accessibilità grazie al social account che consente di accedere, senza registrarsi, tramite il proprio profilo Facebook o Twitter o uno qualsiasi dei principali social network, con la possibilità di condivider post e commenti. E chi ha un Blog dedicato al turismo può diffondere in tempo reale i propri post anche su Jokkey Tourism News. Inoltre, Jokkey ha attivato un Servizio clienti multilingua per l’assistenza telefonica di utenti e operatori .

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