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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 259

Posts Tagged ‘fallimento’

Salute: il fallimento della catena odontoiatrica Dentix

Posted by fidest press agency su mercoledì, 10 giugno 2020

Lascia centinaia di pazienti senza cure e con ingenti prestiti. Necessaria una riforma del settore che preveda un potenziamento del pubblico e un controllo sul privato.Sono centinaia i pazienti coinvolti nel fallimento della catena odontoiatrica Dentix Italia. Una situazione che si ripete con una ciclicità inaccettabile: sono infatti trascorsi appena pochi mesi dal fallimento di un’altra clinica odontoiatrica, Idea Sorriso, che ha lasciato senza cure e con molti debiti i cittadini che avevano prenotato delle cure.Dentix Italia fa capo alla Dentix Spagna, che ha fatto richiesta in tribunale di istanza pre-fallimentare. È presente nel nostro Paese con 57 ambulatori, concentrati in 12 regioni e, da giorni, gli operatori non rispondono più ai pazienti e le cliniche sembrano aver cessato, di fatto, l’attività.La vicenda si ripete con lo stesso copione di Idea Sorriso: i pazienti vengono indotti ad accendere un finanziamento per affrontare le cure odontoiatriche necessarie. In tal modo Dentix incassa subito l’intero ammontare della parcella e il consumatore si fa carico degli interessi da riconoscere alla finanziaria complice. Dopodiché le cure proseguono lente e a singhiozzo: da alcune testimonianze emerge il forte sospetto che i pazienti siano indotti a sottoporsi a interventi sanitari non necessari e non appropriati. Ora sopraggiunge lo stop operativo.Ricordiamo a tutti i cittadini coinvolti che gli sportelli salute di Federconsumatori sono a disposizione per assistenza e informazioni sulle attività da mettere in campo per la loro tutela sul piano giuridico e medico-legale.Chi opera scorrettamente, approfittandosi della necessità di cura dei cittadini, non potrà e non dovrà farla franca: a maggior ragione in un momento come quello che le famiglie stanno attraversando all’indomani della pandemia e delle pesanti conseguenze sul piano economico che ha determinato.Le cure odontoiatriche per troppi cittadini sono divenute un vero e proprio calvario: abbandonati dal settore pubblico, vittime, nel privato non regolato, di società di capitali, votate al puro incasso finanziario e spesso prive di deontologia medica.Per questo ci siamo rivolti al Ministro Speranza, chiedendo un incontro per discutere e pianificare una necessaria e urgente riforma del settore, che preveda, da un lato, investimenti diretti da parte del settore pubblico (Stato e Regioni), dall’altro, una regolazione del settore privato che metta al centro la forma societaria della Società Tra Professionisti (STP), con uno stop alle società di capitali. Questa soluzione, a nostro avviso, meglio di altre riesce a coniugare maggiori garanzie per i cittadini dal punto di vista della sicurezza e completezza delle cure, nonché della solidità del soggetto erogatore.

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Scegliere chi curare e chi no. Ennesimo fallimento della sanità lombarda

Posted by fidest press agency su lunedì, 8 giugno 2020

Sono le tragiche conseguenze del Covid-19 e di una sanità, quella lombarda, che ha fatto male i conti con la realtà”. Esordisce così il consigliere pentastellato di regione Lombardia Marco Degli Angeli, che ha deciso di presentare un’interrogazione rivolta all’Assessore Giulio Gallera, che sarà discussa in Consiglio regionale martedì 9 giugno prossimo, che chiede di chiarire se con il Covid la Sanità Lombarda si è trovata a scegliere chi curare e chi no. “Più medici”, spiega Degli Angeli, “dichiarano che hanno dovuto decidere chi salvare e chi no. E’ esattamente l’opposto di quello che l’assessore alla Sanità Giulio Gallera ha dichiarato: ‘smentisco ogni presunta selezione di pazienti’. Scegliere chi curare e chi no è una decisione orrenda che nessun dovrebbe mai assumere. Il tempo delle conferenze stampa monodirezionali è finito: mi auguro che Gallera chiarisca, spieghi in che modo e con quali tempistiche regione Lombardia abbia cercato di far fronte al virus. Non vogliamo però ascoltare la solita propaganda sull’ospedale in Fiera”.

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Il fallimento per molte aziende italiane è ormai alle porte

Posted by fidest press agency su giovedì, 16 aprile 2020

(AJ-Com.Net) In uno scenario che già prima del Coronavirus era caratterizzato da un rallentamento generalizzato della crescita, gli effetti della pandemia hanno portato ad un arresto totale del turismo e ad una brusca frenata del comparto manifatturiero, con conseguenze a catena non trascurabili sullo stato di salute del nostro Paese.Abbiamo così assistito alle tipiche manifestazioni dei fenomeni di crisi di questa portata: un calo del valore del petrolio, del rame e del gas naturale insieme ad un aumento del valore dell’oro. A muovere i primi passi di ripartenza è ora Ener2Crowd (www.ener2crowd.com), la prima piattaforma italiana di lending crowdfunding ambientale ed energetico, che ha già lanciato una nuova campagna.Il ceo, ideatore e co-fondatore della piattaforma, Niccolò Sovico, poco dopo essere stato scelto da Forbes come uno dei 30 talenti globali under-30, è stato particolarmente toccato dalla pandemia, essendo residente a Pavia e quindi al centro dell’emergenza. E proprio per questo si è molto impegnato con una speciale raccolta fondi promossa da Ener2Crowd con l’hashtag #fintech4life (www.fintech4life.it). «In questo momento di grande difficoltà, il pensiero va a tutti i medici e gli infermieri che ogni giorno sono negli ospedali a svolgere eroicamente il loro lavoro» dichiara Niccolò Sovico, che ora -attraverso la sua piattaforma- scende in prima linea per far ripartire l’economia italiana.«Abbiamo tutti gli strumenti per dare una svolta shock al nostro sistema produttivo e finanziario» prosegue Niccolò Sovico. E vero è che dove gli altri stanno fallendo la green economy sta dando prova di grande forza e stabilità.«Energy crowdfunding o crowdfunding energetico significa investire nella green economy e sul futuro del pianeta con la certezza di non subire gli scossoni del mercato» sottolinea Giorgio Mottironi, chief sustainability officer e co-fondatore di Ener2Crowd che -per dare fiducia alle persone- ha appena lanciato una nuova mini-campagna da 40 mila euro in 48 mesi con una redditività del 5% annua, che diventa del 6% per i primi “GreenVestor” che si registrano.In pochi giorni il progetto, che prevede un investimento minimo di appena 300 euro, ha registrato un boom di adesioni. Più in dettaglio si tratta di un finanziamento proposto da Noleggio Energia Srl per un programma fotovoltaico.Insomma un risultato strabiliante in un momento di crisi come questo in cui le altre piattaforme versano in grave difficoltà ed alcune di loro danno segnali di un vero e proprio crack finanziario, mentre il mercato azionario sta mostrando tutta la sua emotività ed i suoi limiti rispetto all’economia reale: un giogo che la sottomette e la tira verso il basso quando è in crisi, mentre la schiaccia quando è in ripresa.«Il mercato azionario non è correlato al vero valore dell’economia. Durante la crisi finanziaria del 2008, ad esempio, alcuni indici di borsa sono arrivati a perdere anche il 40%, ma è evidente a tutti che l’economia reale non si era ridotta del 40% nel giro di pochi mesi. In altri casi le dichiarazioni di politici o istituzioni provocano cambiamenti piuttosto rilevanti in certi parametri finanziari, mentre il sistema produttivo non avrebbe neanche la possibilità di cambiare nel tempo ristretto in cui si manifestano gli effetti di tali affermazioni» spiega Niccolò Sovico.«La nostra formula per poter direzionare gli investimenti -aggiunge Giorgio Mottironi, chief sustainability officer e co-fondatore della piattaforma- è sempre la stessa ed è fatta di autenticità, trasparenza e fiducia. Tutti e tre elementi identificabili nel nostro modello di business: siamo autentici perché abbiamo costruito una visione coerente con il nostro modo di pensare la possibilità di rilanciare il sistema economico in un’ottica di massima condivisione; siamo trasparenti perché ci mettiamo la faccia, perché diamo ogni informazione necessaria per comprendere il valore dei nostri progetti e se sono coerenti con le aspettative degli investitori; e potete fidarvi perché il nostro interesse è crescere insieme alla nostra community, anche a scapito dei nostri profitti».«Grazie poi alla semplicità di utilizzo di Ener2Crowd.com, tutti possono accedere ad un mercato fino a ieri riservato a pochi operatori ed assumere un ruolo attivo nella transizione verso un’economia completamente circolare e sostenibile» aggiunge Giorgio Mottironi. (AJ-Com.Net). AJ/LL 14 APR 2020 09:00 NNNN

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Scuola: Il ministro Bussetti ha fallito su tutta la linea

Posted by fidest press agency su lunedì, 26 agosto 2019

Con la fine del Governo gialloverde e le consultazioni dei leader politici da parte del Capo dello Stato, si chiude uno delle più buie gestioni dell’istruzione italiana, con il mondo della scuola che non a caso “saluta Bussetti senza rimpianti”: a spiegarne i motivi, con tanto di “numeri di un fallimento annunciato”, è la stampa specializzata, che descrive il personale scolastico “profondamente deluso dalla gestione del ministro leghista, tra progetti di autonomia differenziata e carenza di soluzioni concrete per l’annoso problema del precariato”. È notizia di queste ore che solo in Veneto ci sono quasi 8 mila cattedre destinate ai precari, di cui 2.284 di sostegno. Secondo il presidente Anief Marcello Pacifico, “il ministro leghista Marco Bussetti non ha attuato nemmeno una delle disposizioni prioritarie da noi presentate, peraltro oggettivamente attuabili senza oneri particolari, e ora si appresta ad abbandonare il palazzo di Viale Trastevere lasciando in eredità un numero inaudito di cattedre scoperte nel Paese con il record di precari, dei concorsi ordinari e straordinari in alto mare, i corsi abilitanti rivolti al personale che ha svolto almeno 36 mesi di servizio mai partiti, degli stipendi indegni. Secondo noi, nemmeno impegnandosi di buona lena, si sarebbe potuto fare peggio”. Il nuovo esecutivo è ancora tutto da definire, ma il toto-ministro dell’Istruzione è già partito. Come ha scritto il quotidiano ‘Italia Oggi’, il Movimento 5 Stelle, ora, aspirerà ad occupare la poltrona del dicastero di Viale Trastevere, raccogliendo una scomoda eredità. Ancora incerto il destino del decreto salvaprecari, si prospetta un inizio anno scolastico particolarmente difficile: potrebbero essere più di 30mila le cattedre che non verranno assegnate, su 53.627 autorizzate, si sfioreranno le 200 mila supplenze, oltre 50 mila di sostegno andranno in deroga, si ricorrerà massicciamente agli incarichi attraverso candidati che hanno semplicemente presentato la “messa a disposizione”, col paradosso che in altre province ci sono tanti precari storici anche abilitati che invece non ottengono alcuna supplenza.

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La “Linea Maginot”: un fallimento dichiarato

Posted by fidest press agency su domenica, 18 agosto 2019

La Francia, arroccata dietro la sua “Linea Maginot”, si sentiva potente e sicura, ma la sua strategia difensiva non le permetteva “sortite” di rilievo per spostare i combattimenti sul territorio avverso. Infatti, l’imperativo dei militari era: C’est votre attaque seul que nous risposte-rons!” (risponderemo al fuoco soltanto se sarete voi ad attaccare). Insomma a guerra dichiarata i soldati francesi non avevano alcuna intenzione di provocare il nemico.
“Così – scrive Silvio Bertoldi – passano le settimane, i mesi. L’autunno declina in un grigio, gelido inverno, dalle Ardenne al confine con la Svizzera, nel cuore dell’Europa. Nelle città le luci sono spente, sibilano, di tanto in tanto, le sirene degli allarmi aerei, il razionamento non consente più la dolce vita stroncata dalle furie naziste, ma nulla di più.
Scende lentamente la neve e copre i forti che si fronteggiano e nei quali i due più potenti eserciti del mondo: quello francese e quello tedesco aspettano un ordine che non verrà.
Ogni giorno è uguale all’altro, come nelle caserme in tempo d’esercitazioni, i segnali di tromba, la pulizia delle armi, il rancio, l’adunata, mentre gli sguardi scrutano dalle feritoie la bianca distesa della terra di nessuno, delimitata dai reticolati di ferro spinato.
Al di là c’è un nemico con il quale progressivamente si è instaurato un rapporto confidenziale: sicché si scambiano, gridando, notizie, lazzi, proposte, giochi e auguri per il Natale e il Capodanno”. A sua volta la Gran Bretagna si presentava in una situazione ancora più precaria dei francesi. Infatti, il suo esercito non era dimensionato per interventi esterni, di speciale impegno, sul continente. Scrisse poi, ricordando quei tempi, il generale britannico J.F.C. Fuller: “Il più potente esercito del mondo, quello francese, si trovava dinanzi a non più di 26 divisioni tedesche, e se ne stava tranquillo, protetto dall’acciaio e dal cemento, mentre un alleato donchisciottesco (la Polonia) era sterminato.” Giustamente quel periodo fu definito da Roland Sdorgelys, “la drole de guerre” (la strana guerra) dove non si vuole cominciare, nessuno si azzarda ad attaccare e tut-ti sono convinti di poter continuare così chissà quanto, tan-to i tedeschi non riusciranno mai a scardinare l’imprendibile linea Maginot e i francesi meno ancora sfon-deranno la prospiciente linea Sigfrido germanica.
Dal Blitzkrieg si è passati al Sitzkrieg (la guerra stando seduti). Oggi sappiamo sin troppo bene che la linea Maginot fu il mito illusorio che cullò per molti mesi le fallaci speranze dello stato maggiore francese votato, se non rassegnato, a una guerra di logoramento. Si incominciò a costruire la linea Maginot nel 1928 nel presupposto di una vendetta tedesca, per ritorsione, al trattato di Versailles che aveva umiliato una Germania convinta di non essere mai stata sconfitta. L’opera fu voluta e patrocinata dal ministro della guerra Andrè Maginot, da cui prese il nome.
Nel 1934 era in pratica pronta e nel 1939 rifinita e agibile. Da Belfort a Sedan i forti “imprendibili” si susseguivano su due o tre linee parallele e ognuno era dotato di cupole per i cannoni protette da tre metri di cemento e difesi da reticolati, da postazioni di mitragliatrici e da cannoni anticarro.
Sotto terra si aprivano le gallerie, anche su sei piani, con depositi di munizioni e di viveri, gli alloggiamenti per la truppa, le sale di riunione e una ferrovia decauville collegava i vari settori.
Chi avrebbe potuto superare un simile sbarramento mai veduto prima nella storia? Lo affrontarono con successo i tedeschi giacché scoprirono il punto debole di tale linea difensiva: la parte lasciata scoperta a ridosso della frontiera belga. Dopo di tutto da quelle parti si presentava un ostacolo naturale: le Ardenne. Esse erano costituite da immense foreste, dove qualsiasi esercito al mondo avrebbe incontrato ostacoli naturali insuperabili, ma non certo, questa volta, per l’esercito tedesco. (Riccardo Alfonso)

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Prenotare un acquisto e trovarsi con l’azienda fallita

Posted by fidest press agency su giovedì, 30 maggio 2019

La vicenda del fallimento della cosiddetta “Ikea italiana” (povera Ikea…) “Mercatone Uno” è tornata sulle cronache dopo il fallimento della Holding che la gestiva e che aveva preso in gestione questa azienda, in amministrazione straordinaria dal 2015, da solo nove mesi dopo che, ad agosto scorso, le era stata venduta dai tre commissari di questa amministrazione straordinaria, che ora la riprendono in mano. Le vicende finanziarie, occupazionali e creditizie sono cronaca, mentre rimangono una sorta di “nulla” le storie di chi (sembra siano circa 20 mila) aveva versato qualcosa come 3,8 milioni di acconti per ordinare una merce che non ha ritirato prima della chiusura. “Nulla” per il fatto che gli acquirenti, nella ipotetica divisione di quanto dovrebbe/potrebbe essere rimasto del patrimonio, non sono “creditori privilegiati” al pari di dipendenti e fornitori: una situazione in cui abitualmente queste persone rimangono senza nulla. Questa di “Mercatone Uno” è occasione per mettere i puntini sulle “i” di situazioni come questa, che accadono e finiscono sempre male per chi ha un acquisto o un servizio in sospeso, dal venditore di mobili ad uno studio dentistico o ad un mediatore di trading online. Prima di tutto c’è da mettere sul “chi va là” rispetto a facili promesse (che spuntano come funghi, soprattutto in Rete, e in particolare per le vittime del trading online, falliti o spariti che siano gli operatori) di chi, magari facendosi pagare un qualche acconto, invita a usare il proprio servizio per recuperare i soldi versati: il fatto stesso che chiedano soldi in anticipo per un recupero e non, magari, una percentuale su quanto recuperato e da trattenere solo ad operazione conclusa, la dice lunga sulla reale utilità ed onestà di queste proposte. Poi ci sono coloro che, magari anche in buona fede, chiedono che sia lo Stato a farsi carico dei crediti di queste persone. E’ di ieri una richiesta dell’associazione Codacons: “…chiediamo … al Governo di attivarsi per tutelare i cittadini coinvolti nella chiusura dei punti vendita di Mercatone Uno, garantendo loro il rimborso di quanto pagato nei casi di mancata consegna della merce, istituendo un apposito fondo di garanzia”. Cioè l’intera comunità, lo Stato, si dovrebbe far carico di garantire ad un privato che acquista da altrettanto privato, che il suo acquisto sia garantito. Senza neanche tanto estremizzare, sarebbe come chiedere allo Stato di garantire che la verdura e la frutta acquistata dall’ortolano siano buone, ché in caso contrario tutti gli altri cittadini devono pagare per rimborsarmi di questa cattiva qualità. E’ una estremizzazione, ma il concetto è lo stesso: il Leviatano a garanzia di tutto. Neanche le rappresentazioni letterarie e cinematografiche di George Orwell sono arrivate a tanto…. Ma forse abbiamo sottovalutato la fantasia di chi crede che lo Stato ci debba garantire e assistere dalla culla alla bara: una sottovalutazione che in un’economia di libertà monca come la nostra, non ci vergogniamo a valutare come una nostra pecca o illusione del contrario. Oltre queste due situazioni c’é la realtà. Che è quella che ci preme evidenziare, per amara che possa essere in casi del genere. Quella di consumatori che decidono di acquistare un prodotto o un altro, in un luogo o in un altro, rispetto a quello che viene offerto dal mercato. Pieno di insidie, per carità, ma proprio per questo “mercato” e non monopolio (ed associazioni come Aduc cercano di dare una mano a non essere vittime di queste insidie). “Mercato” perché, grazie alla concorrenza, consente una ampia scelta di prezzi e qualità. In cui districarsi è meglio che non acquistare, per esempio, il frigorifero unico prodotto dallo Stato… per cui vale la pena di correre il rischio di essere anche gabbati, truffati o magari di scegliere in modo superficiale facendosi ingannare da apparenze o semplici e facili occasioni… e non essere costretti al frigorifero unico che, proprio perché tale, presuppone che le esigenze di uso e consumo siano uniche e stabilite dallo Stato. E’ questa la leva delle economie e delle culture dei cosiddetti Paesi occidentali… di cui, al momento, sembra che facciamo ancora parte. Realtà che può portare un consumatore anche a finire a “gambe all’aria” come sembra sia accaduto nel caso di “Mercatone Uno”. Il consumatore ha scelto di acquistare da questo negozio per tanti e diversi motivi, ed ha fatto un patto (contratto) che se non rispettato da uno dei due contraenti, ci sono le leggi a cui appellarsi per costringere la parte inadempiente a non essere più tale (codice civile, codice penale, norme antitrust, codice del consumo, etc). Ma se il consumatore non ha più soldi per far fronte al proprio impegno verso il commerciante, quest’ultimo può cercare di rifarsi sul patrimonio del consumatore, nei modi e nei limiti dell’esistenza di questo patrimonio. E viceversa: se il commerciante non è più in grado di mantenere il proprio impegno contrattuale, il consumatore può cercare di rifarsi sul patrimonio (restante come nel caso di fallimento) del commerciante. Stiamo parlando di regole base della nostra economia, dove entrambi i contraenti sono uguali di fronte alla legge.
Così, almeno, abbiamo capito che funziona il mercato, pur nella sua non piena libertà come quello del nostro Paese. Ad ognuno le proprie responsabilità. Forse i soggetti più deboli (spesso i consumatori) non sono consapevoli di queste responsabilità, ed allora è proprio il caso che si facciano istanze e richieste perché fin dalle prime scuole si sia messi in grado di avere questa consapevolezza (coscienza e conoscenza civica), ma chiedere che la consapevolezza del consumatore sia sostituita da quello dello Stato (cioè dai soldi di tutti gli altri), ci sembra proprio una cosiddetta bestemmia.
(Vincenzo Donvito, presidente Aduc)

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Brexit de Bertoldi (FdI): testimonia fallimento Ue delle consorterie

Posted by fidest press agency su venerdì, 19 aprile 2019

“La Brexit testimonia il fallimento di questa Unione europea, che Fratelli d’Italia dal 26 maggio vuole cambiare profondamente. Mettendo da parte l’Europa degli eurocrati e dei burocrati che non appartiene ai popoli europei ma piuttosto alle consorterie. Quanto accaduto in Gran Bretagna deve portare a riflettere e a ripensare questa Unione, affinchè non si ripetano altri tentativi di abbandono unilaterale. Fratelli d’Italia lavorerà nell’ottica di rafforzare l’Europa, dandole nuova vitalità ma soprattutto recuperando lo spirito originario dei Trattati di Roma. Per questo siamo solidali con il popolo britannico che non si è piegato ad un’Unione a trazione franco-tedesca, che non ha garantito parità di trattamento tra le varie Nazioni. Il 26 maggio chi voterà Fratelli d’Italia sappia che lo farà per cambiare davvero tutto in Europa”. Lo ha detto in Aula il senatore di Fratelli d’Italia, Andrea de Bertoldi, segretario della Commissione Finanze e Tesoro sul decreto Brexit.

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Ue. Fazzolari (FdI): Politiche austerità hanno fallito

Posted by fidest press agency su venerdì, 22 marzo 2019

“Conte proponga all’Ue la ricetta Trump. Nel 2018 gli Usa sono cresciuti del 3 per cento mentre l’Eurozona dell’1,2 per cento. Le politiche europee di austerità hanno fallito, adottiamo la ricetta Trump di riduzione delle tasse, investimenti pubblici e lotta alla burocrazia. E’ la ricetta che Fratelli d’Italia chiede per l’Italia e per l’Europa per tornare a crescere e creare occupazione”. Così il senatore di Fratelli d’Italia, Giovanbattista Fazzolari nel corso del suo intervento in Aula.
“Riguardo il memorandum sulla Cina FdI reputa normale che l’Italia dialoghi con la Cina, come già fanno tutti gli Stati occidentali, dagli Usa alla Germania, ma reputa il Memorandun un’occasione persa per porre la questione della proprietà pubblica delle infrastrutture strategiche; del dumping salariale e sociale causato dall’importazione di merci provenienti da Stati che non rispettano i nostri standard salariali e di sicurezza e protezione ambientale; e, aspetto fondamentale, la questione della concorrenza sleale compiuta dalle aziende cinesi in Italia che operano nella totale illegalità e accumulando ogni anno miliardi di evasione fiscale”, conclude il senatore Fazzolari.

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Fallimento sulle immissioni in ruolo: nel Paese dei 150 mila docenti abilitati, le cattedre rimangono deserte

Posted by fidest press agency su martedì, 11 settembre 2018

Gli insegnanti ci sono, ma il Governo non li vuole assumere: su 57 mila autorizzati, solo il 40% ottiene l’incarico, il 12% sul sostegno. Cattedre vuote specialmente al Nord, dove sono esaurite le GaE e dove si concentra il 59% dei posti disponibili. A rischio anche i 5mila assunti dal Fit, dopo l’ordinanza di remissione del Consiglio di Stato alla Consulta del concorso straordinario riservato. L’unica soluzione per garantire la continuità didattica ed evitare la nomina di nuovi precari rimane per Anief la discussa riapertura delle GaE.
Le assunzioni a tempo indeterminato dei docenti precari si rivelano un flop. I dati, davvero sconfortanti, sono stati riportati dalla rivista Orizzonte Scuola: su 57.322 posti autorizzati dal Governo Conte per l’immissione in ruolo per gli insegnanti nell’anno scolastico 2018/2019, soltanto in 23.331 sono stati individuati di cui 21.692 (su 43.993) su posto comune e, con proporzioni ancora più gravi, in 1.639 (su 13.329) su posti di sostegno. In pratica, si è andati peggio delle previsioni: al termine delle procedure di assunzione previste, non è andato perso un posto in ruolo su tre, come inizialmente indicato, ma addirittura due su tre. Il che vuol dire che altri 35 mila supplenti saranno chiamati il prossimo anno su posti vacanti e disponibili oltre agli 80mila già preventivati dal Ministro Bussetti in organico di fatto: quindi, a differenza di quanto espresso dal ministro dell’Istruzione, i supplenti annuali supereranno abbondantemente le 100 mila unità, sfiorando il 15% di incidenza sul contingente complessivo di insegnanti.
“È uno scandalo tutto italiano – tuona Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief e segretario confederale Cisal – perchè nonostante l’alto numero di docenti abilitati o riconosciuti tali dallo Stato (150mila unità) senza prendere in conto, anche, i supplenti non abilitati con diversi anni di servizio, il Governo non riesce a garantire la copertura di nemmeno il 50% delle immissioni in ruolo previste. Il caso emblematico è sul sostegno dove a fronte di quasi 8mila posti vacanti e disponibili nella scuola secondaria e del doppio degli insegnanti specializzati dalle università negli ultimi cinque anni, quasi il 90% dei posti è andato a vuoto. E non per colpa del rifiuto degli insegnanti ma a seguito dell’impuntatura dell’amministrazione a continuare a tenere chiuse le GaE”.
“Con le graduatorie ad esaurimento riaperte – continua Pacifico – le 57 mila immissioni in ruolo sarebbero andate in porto. Lo scorrimento del doppio canale di reclutamento, infatti, ha garantito, fino all’approvazione della Buona Scuola, la copertura totale dei posti autorizzati. Negli ultimi anni però l’esaurimento delle graduatorie ha prodotto questo risultato sconfortante, che alimenta il precariato senza soluzioni alternative apparente valide. La stessa gestione dei concorsi voluta dalla precedentemente maggioranza, per la scuola secondaria e copiata dall’attuale esecutivo per la primaria, è già stata sottoposta al vaglio della Corte costituzionale con ordinanza n. 5233/2018 del 29 agosto scorso emessa dal Consiglio di Stato”.
Tra l’altro, l’esito di tale giudizio avrà effetti, purtroppo, anche sui 5.139 assunti dal concorso straordinario riservato al personale abilitato e immessi al terzo anno del Fit. Lo stesso potrebbe accadere per i docenti che saranno nominati dalle graduatorie del secondo concorso riservato a personale non abilitato nella secondaria con 36 mesi di servizio o nella primaria abilitato con 24 mesi di servizio (il concorso straordinario per 12 mila posti previsto dal decreto Dignità). In questo caso, si assisterebbe, addirittura, al paradosso di vedere le 7mila maestra assunte di ruolo con riserva che hanno superato l’anno di prova licenziate due volte”. Per tutti questi motivi, secondo Anief c’è un’unica soluzione per garantire la copertura delle assunzioni su tutti i posti vacanti e disponibili individuati dal governo: “Occorre ora più che mai – conclude il sindacalista Anief-Cisal – la riapertura di quelle graduatorie ad esaurimento previste dal Senato nel testo licenziato del Milleproroghe, bocciata dalla I e V commissione della Camera dei deputatie di cui si chiederà il ripristino durante l’esame dell’Aula, proprio nel giorno in cui si svolgerà lo sciopero e la manifestazione indetta da Anief per farsi ascoltare da una politica che continua ad essere sorda e cieca di fronte all’evidenza”.

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La “Linea Maginot”: un fallimento dichiarato

Posted by fidest press agency su martedì, 21 agosto 2018

La Francia, arroccata dietro la sua “Linea Maginot”, si sentiva potente e sicura, ma la sua strategia difensiva non le permetteva “sortite” di rilievo per spostare i combattimenti sul territorio avverso. Infatti, l’imperativo dei militari era: C’est votre attaque seul que nous risposte-rons!” (risponderemo al fuoco soltanto se sarete voi ad attaccare). Insomma a guerra dichiarata i soldati francesi non avevano alcuna intenzione di provocare il nemico.
“Così – scrive Silvio Bertoldi – passano le settimane, i mesi. L’autunno declina in un grigio, gelido inverno, dalle Ardenne al confine con la Svizzera, nel cuore dell’Europa. Nelle città le luci sono spente, sibilano, di tanto in tanto, le sirene degli allarmi aerei, il razionamento non consente più la dolce vita stroncata dalle furie naziste, ma nulla di più.
Scende lentamente la neve e copre i forti che si fronteggiano e nei quali i due più potenti eserciti del mondo: quello francese e quello tedesco aspettano un ordine che non verrà.
Ogni giorno è uguale all’altro, come nelle caserme in tempo d’esercitazioni, i segnali di tromba, la pulizia delle armi, il rancio, l’adunata, mentre gli sguardi scrutano dalle feritoie la bianca distesa della terra di nessuno, delimitata dai reticolati di ferro spinato.
Al di là c’è un nemico con il quale progressivamente si è instaurato un rapporto confidenziale: sicché si scambiano, gridando, notizie, lazzi, proposte, giochi e auguri per il Natale e il Capodanno”. A sua volta la Gran Bretagna si presentava in una situazione ancora più precaria dei francesi. Infatti, il suo esercito non era dimensionato per interventi esterni, di speciale impegno, sul continente. Scrisse poi, ricordando quei tempi, il generale britannico J.F.C. Fuller: “Il più potente esercito del mondo, quello francese, si trovava dinanzi a non più di 26 divisioni tedesche, e se ne stava tranquillo, protetto dall’acciaio e dal cemento, mentre un alleato donchisciottesco (la Polonia) era sterminato.” Giustamente quel periodo fu definito da Roland Sdorgelys, “la drole de guerre” (la strana guerra) dove non si vuole cominciare, nessuno si azzarda ad attaccare e tut-ti sono convinti di poter continuare così chissà quanto, tan-to i tedeschi non riusciranno mai a scardinare l’imprendibile linea Maginot e i francesi meno ancora sfon-deranno la prospiciente linea Sigfrido germanica.
Dal Blitzkrieg si è passati al Sitzkrieg (la guerra stando seduti). Oggi sappiamo sin troppo bene che la linea Maginot fu il mito illusorio che cullò per molti mesi le fallaci speranze dello stato maggiore francese votato, se non rassegnato, a una guerra di logoramento. Si incominciò a costruire la linea Maginot nel 1928 nel presupposto di una vendetta tedesca, per ritorsione, al trattato di Versailles che aveva umiliato una Germania convinta di non essere mai stata sconfitta. L’opera fu voluta e patrocinata dal ministro della guerra Andrè Maginot, da cui prese il nome.
Nel 1934 era in pratica pronta e nel 1939 rifinita e agibile. Da Belfort a Sedan i forti “imprendibili” si susseguivano su due o tre linee parallele e ognuno era dotato di cupole per i cannoni protette da tre metri di cemento e difesi da reticolati, da postazioni di mitragliatrici e da cannoni anticarro.
Sotto terra si aprivano le gallerie, anche su sei piani, con depositi di munizioni e di viveri, gli alloggiamenti per la truppa, le sale di riunione e una ferrovia decauville collegava i vari settori.
Chi avrebbe potuto superare un simile sbarramento mai veduto prima nella storia? Lo affrontarono con successo i tedeschi giacché scoprirono il punto debole di tale linea difensiva: la parte lasciata scoperta a ridosso della frontiera belga. Dopo di tutto da quelle parti si presentava un ostacolo naturale: le Ardenne. Esse erano costituite da immense foreste, dove qualsiasi esercito al mondo avrebbe incontrato ostacoli naturali insuperabili, ma non certo, questa volta, per l’esercito tedesco. (Riccardo Alfonso)

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Il DEF è la fotografia del fallimento dei governi di sinistra

Posted by fidest press agency su venerdì, 22 giugno 2018

“I dati macroeconomici sono impietosi: siamo ultimi in Europa per crescita del PIL, disoccupazione all’11% contro una media UE del 7,6%, più 270 miliardi di debito pubblico in cinque anni, crollo degli investimenti pubblici e della produzione industriale. Fratelli d’Italia quindi chiede al nuovo Governo grillo-leghista un radicale cambio di rotta: contestare il fiscal compact, scorporando le spese per investimenti dal calcolo deficit/pil consentito, non escludere l’ipotesi di scioglimento della zona euro in assenza di una reale riforma della UE, l’introduzione immediata della flat tax al 15% sul reddito incrementale rispetto all’anno precedente, piano per il Sud e piano natalità, taglio dei costi dell’accoglienza grazie al blocco navale al largo delle coste libiche e l’allineamento dei costi per i richiedenti asilo alla pensione sociale degli italiani: 16 euro al giorno, invece degli attuali 35” così il Senatore di Fratelli d’Italia Giovanbattista Fazzolari intervenuto in discussione generale in Senato.

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I dati diffusi dal Garante dei detenuti confermano il fallimento dei governi precedenti

Posted by fidest press agency su lunedì, 18 giugno 2018

“Destano sconcerto i dati diffusi dal Garante dei detenuti Marco Palma nel corso della relazione svoltasi a Roma. Ascoltando la relazione, abbiamo constatato la scarsità dei rimpatri che, al netto di quelli fatti per la sicurezza nazionale, dimostra che fino al 2017 nulla è stato fatto, confermando le nostre denunce sul sostanziale azzeramento del fondo per i rimpatri. Ma quello che ci sconcerta di più è il paradosso creatosi con il Regolamento di Dublino e con la fallimentare gestione dei flussi da parte di Renzi e Gentiloni. L’Italia, terra di approdo per centinaia di migliaia di migranti, è stata costretta a ricevere da Paesi Ue oltre 6000 persone che, una volta arrivate nel nostro Paese, si erano trasferite altrove. Le domande di ripresa in carico ancora inevase ammontano invece a 30mila. Praticamente riprendiamo indietro più immigrati di quelli che dovrebbero essere collocati negli altri Paesi europei in forza delle quote assegnate da Bruxelles. Nel 2017, anno record di rimpatri, sono stati organizzati solo 78 charter per un totale di circa 16mila immigrati irregolari su 600mila entrati negli ultimi 5 anni, di cui 119mila nell’ultimo. Un risultato deludente che conferma la totale mancanza di volontà politica di arginare questo fenomeno”. È quanto dichiara il capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera dei deputati Fabio Rampelli.

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Scuola: Bonus merito, è fallimento

Posted by fidest press agency su venerdì, 25 maggio 2018

Il giovane sindacato torna a ribadire che rimangono per il 2018 soltanto le briciole, dopo la distribuzione a pioggia di 8 euro lordi a persona sottratta dal fondo con il Contratto collettivo nazionale di lavoro. Nel frattempo, gli stipendi sono rimasti dieci punti sotto l’inflazione, nonostante gli aumenti e gli arretrati. Come certificato dall’Aran. Pertanto continua la battaglia per sbloccare almeno l’indicizzazione dell’Indennità di vacanza contrattuale: scarica la diffida.Il processo di riduzione dei compensi assegnati si è andato a realizzare perché le somme destinate ai docenti italiani sono sempre le stesse, decisamente residuali rispetto al fabbisogno, mentre la platea di beneficiari si è nettamente allargata, a conferma che quella di limitare al 30% la platea di docenti supposti meritevoli era solo un artificio funzionale alle casse dello Stato. Ma non ha mai rappresentato la realtà dei fatti: quella che vede la stragrande maggioranza dei docenti meritevoli di buste paga in linea con gli importi degli altri Paesi moderni e non inferiori anche agli impiegati, come avviene oggi.
Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Questa prima apertura dell’amministrazione sul bonus merito conferma la debolezza dell’impianto approvato con l’ultima riforma. Viene data la possibilità ai lavoratori, attraverso i loro rappresentanti, di confrontarsi con il dirigente scolastico e mettere fine alla discrezionalità nella definizione delle fasce di compenso finalizzato alla valorizzazione dei docenti individuati in applicazione dei criteri deliberati dal comitato. Per questo motivo, abbiamo invitato le Rsr a concordare con le altre componenti Rsu, cui abbiamo inviato una apposita lettera, un’assemblea sindacale utile a far conoscere ai lavoratori dell’istituto le novità del Ccnl e raccogliere le loro opinioni al riguardo e contestualmente, presentare al dirigente scolastico formale richiesta di riapertura del tavolo contrattuale ancora su tale punto. Grazie alla rappresentatività Anief, oggi più che mai occorre puntare a migliorare le regole della scuola, sia con la contrattazione nazionale sia con quella d’istituto.

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Giustizia: Il Pd ha fallito tutti gli obiettivi

Posted by fidest press agency su mercoledì, 7 febbraio 2018

corte europea giustizia“L’obiettivo del MoVimento 5 Stelle, che condivido, è che il processo civile va reso celere e meno costoso, e soprattutto meglio orientato sul suo reale ruolo: assegnare i torti e le ragioni alle parti, senza inutili dispersioni di tempi e sforzi (economici e non) come sinora avvenuto.
C’è già il rito del lavoro (per le liti sui rapporti di lavoro) che funziona bene, ma solo con i giudici del lavoro e per quel tipo di controversie. Bisogna poi puntare sul processo sommario di cognizione, ma senza esagerare in una generalizzazione a tutte le liti, che potrebbe rivelarsi controproducente. Bisogna eliminare i troppi e i lunghi rinvii ed incidere sulle fasi conclusive del processo in cui ci sono inutili dilazioni di tempo.
I giudizi di impugnazione in appello e in Cassazione, poi, dovrebbero essere liberati da quei filtri che oggi irrigidiscono le condizioni per l’accesso. Andrebbe rivisto il sistema fiscale, sia introducendo regole che possano indurre ad evitare chi non ha validi argomenti a suo favore ad arroccarsi colposamente su una difesa pretestuosa, sia eliminando alcune regole, quali ad esempio la solidarietà sulla imposta di registro per sostituirla con una responsabilità pro quota e con imposta fissata dal giudice in sentenza. Nell’appello, infine, dovrebbero tornare ammissibili – come era fino a poco fa – le prove ritenute indispensabili dal giudicante. Il giudizio di cassazione dovrebbe accelerare i suoi tempi, sia incidendo sulla pubblica udienza (da rendere accessibile se entrambe le parti lo chiedono), sia imponendo una motivazione nei casi in cui il processo non si concluda lì, ma necessiti del giudizio di rinvio per la sua decisione nel merito (il quale d’altra parte andrebbe contingentato in termini di tempo, non più di nove mesi). Questi sarebbero dovuti essere gli obiettivi del Governo e del PD, obiettivi chiaramente falliti”. Così in una nota Claudio Consolo, candidato al Senato nel Collegio uninominale Roma 1.

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La Corte dei Conti certifica il fallimento della Serracchiani

Posted by fidest press agency su domenica, 4 febbraio 2018

regione friuli venezia giuliaLa Corte dei Conti, attraverso il Rapporto sul coordinamento della Finanza Pubblica Regionale del Friuli Venezia Giulia presentato in aula questa mattina 2 febbraio 2018, conferma gli allarmi sulle criticità più e più volte denunciate dal capogruppo di Forza Italia in Consiglio Regionale Riccardo Riccardi. «La Corte dei Conti si è pronunciata sul Sistema Sanitario Regionale, sulla riforma delle UTI e sul sistema della Autonomie locali – ha dichiarato a fine audizione Riccardi – in un crescendo di rilievi di criticità che sono riusciti a piegare la tradizionale boria di Debora Serracchiani che ha commentato esprimendosi “sommessamente”». Sui meccanismi di compartecipazione al gettito IVA, il dr. Caruso della Corte dei Conti ha sottolineato che “l’allargamento delle fonti di entrata dovrebbero produrre un effetto stabilizzante dei flussi totali di entrata”. «Significa – ribadisce Riccardi – che gli allarmi sulla tenuta dei conti della Regione che abbiamo lanciato ormai da tempo sono fondati e condivisi anche da organi istituzionali neutri come la Corte dei Conti».
Il secondo punto critico sul quale il Rapporto si è soffermato è quello della riforma delle UTI per il quale si rileva che “In Friuli Venezia Giulia si è costituito un variegato fronte di opposizione al processo di riforma espresso anche attraverso numerosi ricorsi al Giudice Amministrativo. Allo stato attuale 51 Comuni non aderiscono ad alcune UTI”. «Ma ci rendiamo conto – sottolinea Riccardi – che decine di amministrazioni locali non ha aderito alla riforma di “grande successo” della Serracchiani? Ci stanno consegnando una regione spaccata, frammentata, imbufalita, dove le istituzioni per parlarsi vanno in tribunale. Il rapporto sottolinea un’evidenza che stiamo denunciando da quando hanno varato la scellerata riforma delle UTI: oggi viviamo una realtà estremamente variegata che non si concilia con le finalità di razionalizzazione necessarie al buon funzionamento del sistema».Infine il punto chiave della vita dei cittadini e della Regione visto che la metà del suo bilancio è impegnato qui: la sanità. «Su questo punto il Rapporto della Corte dei Conti evidenza la disfatta totale della riforma Telesca, la mancanza di visione e di connessione con la realtà. E’ stato creato un mostro, un disastro che stanno pagando i cittadini sulla loro pelle». Il Rapporto della Corte dei Conti, infatti, “rileva che il quadro complessivo del Sistema Sanitario regionale presenta aspetti di non univocità nelle sue linee di tendenza”. E più avanti che si è “indebolita fortemente la catena operativo-logica del ciclo di programmazione-gestione-controllo, impoverendo grandemente la responsabilizzazione delle Direzioni generali delle Aziende sanitarie regionali”. Per poi chiosare che “corre l’obbligo annotare un peggioramento verificatosi in importanti ambiti di attività già in passato contraddistinti da rilevanti criticità”.Il capogruppo di Forza Italia Riccardo Riccardi sottolinea che: «stiamo parlando dell’area della prevenzione e dell’area ospedaliera che, lo riporta la Corte, vede il nostro Sistema sanitario regionale perdere posizioni, scendendo ancora nella graduatoria delle Regioni nelle classifiche nazionali. E a questo si aggiunga che la Corte rileva un ulteriore peggioramento nell’area del percorso emergenza-urgenza. Queste parole certificano la dissoluzione, volontaria e programmata, di una certezza fondamentale dei cittadini: quello del diritto alla salute».

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L’Istat certifica il fallimento del governo Renzi-Gentiloni

Posted by fidest press agency su venerdì, 8 dicembre 2017

istatIn un anno la povertà è aumentata di 2 punti percentuali, abbiamo raggiunto la quota di 18 milioni di persone a rischio di povertà, il cuneo fiscale penalizza pesantemente il lavoro dipendente e le famiglie con figli sono penalizzate. Altro che ripresa, altro che uscita dal tunnel, altro che bonus 80 euro. Al contrario, la coesione sociale del Paese è messa gravemente a rischio. Il recente reddito di inclusione appare l’ennesima scelta elettorale di un governo che non sa ordinare le priorità, che illude e che lascia il Paese nell’incertezza e nella paura. Politiche per contrastare l’esclusione sociale appaiono necessarie al più presto, fondate su una combinazione di aiuti monetari, sollievo fiscale e inserimento nel mercato del lavoro che solo un governo solido di centrodestra può costruire”.Lo scrive su Facebook Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati.

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Fallimento dell’accordo di Schengen

Posted by fidest press agency su giovedì, 19 ottobre 2017

Schengen“Troviamo inqualificabile l’assenza del presidente del Consiglio Gentiloni e del ministro degli Esteri Alfano che sono andati via eludendo il dibattito parlamentare alla vigilia del Consiglio europeo.Gentiloni e Alfano hanno avuto enormi responsabilità quando ricoprivano le cariche al vertice della Farnesina e dell’Interno. Su di loro grava il fallimento dell’accordo di Schengen perché con la politica delle porte aperte ai flussi migratori hanno costretto l’Austria, la Francia, la Germania e la Svizzera a chiudere le frontiere: accogliamo tutti, poi li spediamo in Germania che li rispedisce in Svizzera che li rimanda da noi. L’Italia inoltre si è inventata la protezione umanitaria, uno status non contemplato nel diritto internazionale da cui deriva la normativa sull’asilo politico creando una vera e propria invasione di migranti economici. Rispetto alla Turchia, il Governo Gentiloni ha un atteggiamento ondivago mentre dovrebbe lavorare affinché l’Unione Europea abbia una posizione ferma e credibile. Per quanto riguarda la difesa europea, siamo convinti che l’Esecutivo debba aumentare le spese per la difesa militare non solo per comprare nuove armi ma per aumentare le dotazioni e l’equipaggiamento di sicurezza dei militari e per l’addestramento e al contempo impegnarsi a formare un primo nucleo dell’esercito europeo”. È quanto ha dichiarato in aula il deputato di Fratelli d’Italia-Alleanza nazionale Edmondo Cirielli intervenendo sulle comunicazioni del presidente del Consiglio Paolo Gentiloni alla vigilia del Consiglio europeo.

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Lavoro: fallimento della jobs act

Posted by fidest press agency su sabato, 16 settembre 2017

donne al lavoro“Ancora una volta l’Istat mette in crisi con i suoi dati le politiche del governo ed ancora una volta i ragazzi del Pd dimostrano che non hanno studiato o lavorato. Non vi dovrebbe essere troppa fiducia quando i dati di oggi dicono che la crescita degli occupati avviene a ritmi meno sostenuti che nei precedenti trimestri. Ed infatti 78mila occupati in più in un trimestre con tutti gli incentivi messi a disposizione non possono essere considerato un risultato! Se poi l’incremento degli occupati è dovuto per l’80 per cento all’aumento di quelli a termine, non sembra un buon risultato per il Jobs act, che doveva trasformare tutti i contratti a tempo indeterminato”.Lo scrive su Facebook Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati.“È, poi, preoccupante la diminuzione dei flussi da contratto a termine a contratto indeterminato, altro obiettivo del Jobs act. Altrettanto negativo è il crollo degli indipendenti, se ancora ne è sopravvissuto qualcuno. Drammatica continua ad essere la situazione della disoccupazione, particolarmente quella giovanile, con una distanza record dagli altri paesi europei.Infine, il dato Istat dimostra il vuoto delle politiche attive: la strada maestra nella ricerca di lavoro è la segnalazione, altro che centri per impiego e assegno di ricollocazione. E aumenta, prevedibilmente ma drammaticamente, il divario territoriale Nord-Sud, con la situazione del mezzogiorno che peggiora nonostante i variegati Patti regionali o municipali siglati dal governo Renzi-Gentiloni, altro esempio di imbroglio contabile. Vi è poco da gioire per un poco di occupazione in più, perché il quadro rimane sempre nero e i ritardi strutturali del Paese non sono certo stati recuperati”.

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Il fallimento del jobs act di Renzi

Posted by fidest press agency su martedì, 4 luglio 2017

infortuni-lavoro“Ancora una volta il miglioramento del mercato del lavoro è durato ben poco. I dati dell’Istat di oggi mostrano che nel mese di maggio non vi è creazione di occupazione, aumenta la disoccupazione e aumenta disoccupazione giovanile. Il fallimento del Jobs Act di Renzi è dimostrato dal fatto che calano i lavoratori permanenti mentre aumentano i contratti a termine. Con i dati di maggio torniamo indietro di due mesi e soprattutto il mercato del lavoro non si stabilizza positivamente anche perché manca una vera ripresa del Pil”. Lo scrive su Facebook Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati. A sua volta Fabio Rampelli capo gruppo di Fratelli d’Italia- Alleanza nazionale dichiara: “L’aumento di giovani disoccupati in Italia, + 1,8% a maggio e 37% complessivo, rappresenta il record negativo dell’intera Europa. Se consideriamo le farneticanti dichiarazioni dei governi Pd di questi anni c’è da restare senza fiato. La disoccupazione giovanile nella zona euro a maggio è rimasta stabile a 18,9% rispetto ad aprile. Stabile anche nella Ue a 16,9%. Solo la Grecia (46,6% a marzo) e la Spagna (38,6%) hanno un indice peggiore del nostro, seppure superate nei dati di maggio. Mentre i nostri giovani emigrano in massa, soprattutto dal Mezzogiorno, la Germania esibisce il suo 6,7%. Un divario imbarazzante che dovrebbe indurre Gentiloni e Poletti, al di là di qualunque polemica, ad ammettere il loro fallimento”.

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Legge elettorale: fallimento maggioranza di governo

Posted by fidest press agency su venerdì, 9 giugno 2017

camera deputati“Due spettri si aggirano alla Camera: il fallimento politico di Renzi e il fallimento dei 4 leader che hanno sottoscritto un patto che si è liquefatto in poche ore. Con due incredibili anomalie rappresentate da un mortificante intervento di Forza Italia che ha esposto il suo petto a difesa dell’ormai salma di Renzi e dall’ostinazione con la quale il partito di Alfano persegue nel sostegno dei suoi carnefici. Questi due fallimenti impongono solo una strada: quella del voto immediato. Ci si può giungere con il Consultellum oppure con una correzione tecnica all’Italicum secondo le indicazioni della Corte per la quale si impiegherebbero pochi giorni. Si sciolgano dunque al più presto le Camere e si consenta agli italiani di scegliere una nuova maggioranza e un nuovo governo”.
È quanto ha dichiarato il capogruppo di Fratelli d’Italia-Alleanza nazionale Fabio Rampelli intervenendo in aula sul rinvio in commissione della legge elettorale.

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