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Posts Tagged ‘fallimento’

Brexit de Bertoldi (FdI): testimonia fallimento Ue delle consorterie

Posted by fidest press agency su venerdì, 19 aprile 2019

“La Brexit testimonia il fallimento di questa Unione europea, che Fratelli d’Italia dal 26 maggio vuole cambiare profondamente. Mettendo da parte l’Europa degli eurocrati e dei burocrati che non appartiene ai popoli europei ma piuttosto alle consorterie. Quanto accaduto in Gran Bretagna deve portare a riflettere e a ripensare questa Unione, affinchè non si ripetano altri tentativi di abbandono unilaterale. Fratelli d’Italia lavorerà nell’ottica di rafforzare l’Europa, dandole nuova vitalità ma soprattutto recuperando lo spirito originario dei Trattati di Roma. Per questo siamo solidali con il popolo britannico che non si è piegato ad un’Unione a trazione franco-tedesca, che non ha garantito parità di trattamento tra le varie Nazioni. Il 26 maggio chi voterà Fratelli d’Italia sappia che lo farà per cambiare davvero tutto in Europa”. Lo ha detto in Aula il senatore di Fratelli d’Italia, Andrea de Bertoldi, segretario della Commissione Finanze e Tesoro sul decreto Brexit.

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Ue. Fazzolari (FdI): Politiche austerità hanno fallito

Posted by fidest press agency su venerdì, 22 marzo 2019

“Conte proponga all’Ue la ricetta Trump. Nel 2018 gli Usa sono cresciuti del 3 per cento mentre l’Eurozona dell’1,2 per cento. Le politiche europee di austerità hanno fallito, adottiamo la ricetta Trump di riduzione delle tasse, investimenti pubblici e lotta alla burocrazia. E’ la ricetta che Fratelli d’Italia chiede per l’Italia e per l’Europa per tornare a crescere e creare occupazione”. Così il senatore di Fratelli d’Italia, Giovanbattista Fazzolari nel corso del suo intervento in Aula.
“Riguardo il memorandum sulla Cina FdI reputa normale che l’Italia dialoghi con la Cina, come già fanno tutti gli Stati occidentali, dagli Usa alla Germania, ma reputa il Memorandun un’occasione persa per porre la questione della proprietà pubblica delle infrastrutture strategiche; del dumping salariale e sociale causato dall’importazione di merci provenienti da Stati che non rispettano i nostri standard salariali e di sicurezza e protezione ambientale; e, aspetto fondamentale, la questione della concorrenza sleale compiuta dalle aziende cinesi in Italia che operano nella totale illegalità e accumulando ogni anno miliardi di evasione fiscale”, conclude il senatore Fazzolari.

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Fallimento sulle immissioni in ruolo: nel Paese dei 150 mila docenti abilitati, le cattedre rimangono deserte

Posted by fidest press agency su martedì, 11 settembre 2018

Gli insegnanti ci sono, ma il Governo non li vuole assumere: su 57 mila autorizzati, solo il 40% ottiene l’incarico, il 12% sul sostegno. Cattedre vuote specialmente al Nord, dove sono esaurite le GaE e dove si concentra il 59% dei posti disponibili. A rischio anche i 5mila assunti dal Fit, dopo l’ordinanza di remissione del Consiglio di Stato alla Consulta del concorso straordinario riservato. L’unica soluzione per garantire la continuità didattica ed evitare la nomina di nuovi precari rimane per Anief la discussa riapertura delle GaE.
Le assunzioni a tempo indeterminato dei docenti precari si rivelano un flop. I dati, davvero sconfortanti, sono stati riportati dalla rivista Orizzonte Scuola: su 57.322 posti autorizzati dal Governo Conte per l’immissione in ruolo per gli insegnanti nell’anno scolastico 2018/2019, soltanto in 23.331 sono stati individuati di cui 21.692 (su 43.993) su posto comune e, con proporzioni ancora più gravi, in 1.639 (su 13.329) su posti di sostegno. In pratica, si è andati peggio delle previsioni: al termine delle procedure di assunzione previste, non è andato perso un posto in ruolo su tre, come inizialmente indicato, ma addirittura due su tre. Il che vuol dire che altri 35 mila supplenti saranno chiamati il prossimo anno su posti vacanti e disponibili oltre agli 80mila già preventivati dal Ministro Bussetti in organico di fatto: quindi, a differenza di quanto espresso dal ministro dell’Istruzione, i supplenti annuali supereranno abbondantemente le 100 mila unità, sfiorando il 15% di incidenza sul contingente complessivo di insegnanti.
“È uno scandalo tutto italiano – tuona Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief e segretario confederale Cisal – perchè nonostante l’alto numero di docenti abilitati o riconosciuti tali dallo Stato (150mila unità) senza prendere in conto, anche, i supplenti non abilitati con diversi anni di servizio, il Governo non riesce a garantire la copertura di nemmeno il 50% delle immissioni in ruolo previste. Il caso emblematico è sul sostegno dove a fronte di quasi 8mila posti vacanti e disponibili nella scuola secondaria e del doppio degli insegnanti specializzati dalle università negli ultimi cinque anni, quasi il 90% dei posti è andato a vuoto. E non per colpa del rifiuto degli insegnanti ma a seguito dell’impuntatura dell’amministrazione a continuare a tenere chiuse le GaE”.
“Con le graduatorie ad esaurimento riaperte – continua Pacifico – le 57 mila immissioni in ruolo sarebbero andate in porto. Lo scorrimento del doppio canale di reclutamento, infatti, ha garantito, fino all’approvazione della Buona Scuola, la copertura totale dei posti autorizzati. Negli ultimi anni però l’esaurimento delle graduatorie ha prodotto questo risultato sconfortante, che alimenta il precariato senza soluzioni alternative apparente valide. La stessa gestione dei concorsi voluta dalla precedentemente maggioranza, per la scuola secondaria e copiata dall’attuale esecutivo per la primaria, è già stata sottoposta al vaglio della Corte costituzionale con ordinanza n. 5233/2018 del 29 agosto scorso emessa dal Consiglio di Stato”.
Tra l’altro, l’esito di tale giudizio avrà effetti, purtroppo, anche sui 5.139 assunti dal concorso straordinario riservato al personale abilitato e immessi al terzo anno del Fit. Lo stesso potrebbe accadere per i docenti che saranno nominati dalle graduatorie del secondo concorso riservato a personale non abilitato nella secondaria con 36 mesi di servizio o nella primaria abilitato con 24 mesi di servizio (il concorso straordinario per 12 mila posti previsto dal decreto Dignità). In questo caso, si assisterebbe, addirittura, al paradosso di vedere le 7mila maestra assunte di ruolo con riserva che hanno superato l’anno di prova licenziate due volte”. Per tutti questi motivi, secondo Anief c’è un’unica soluzione per garantire la copertura delle assunzioni su tutti i posti vacanti e disponibili individuati dal governo: “Occorre ora più che mai – conclude il sindacalista Anief-Cisal – la riapertura di quelle graduatorie ad esaurimento previste dal Senato nel testo licenziato del Milleproroghe, bocciata dalla I e V commissione della Camera dei deputatie di cui si chiederà il ripristino durante l’esame dell’Aula, proprio nel giorno in cui si svolgerà lo sciopero e la manifestazione indetta da Anief per farsi ascoltare da una politica che continua ad essere sorda e cieca di fronte all’evidenza”.

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La “Linea Maginot”: un fallimento dichiarato

Posted by fidest press agency su martedì, 21 agosto 2018

La Francia, arroccata dietro la sua “Linea Maginot”, si sentiva potente e sicura, ma la sua strategia difensiva non le permetteva “sortite” di rilievo per spostare i combattimenti sul territorio avverso. Infatti, l’imperativo dei militari era: C’est votre attaque seul que nous risposte-rons!” (risponderemo al fuoco soltanto se sarete voi ad attaccare). Insomma a guerra dichiarata i soldati francesi non avevano alcuna intenzione di provocare il nemico.
“Così – scrive Silvio Bertoldi – passano le settimane, i mesi. L’autunno declina in un grigio, gelido inverno, dalle Ardenne al confine con la Svizzera, nel cuore dell’Europa. Nelle città le luci sono spente, sibilano, di tanto in tanto, le sirene degli allarmi aerei, il razionamento non consente più la dolce vita stroncata dalle furie naziste, ma nulla di più.
Scende lentamente la neve e copre i forti che si fronteggiano e nei quali i due più potenti eserciti del mondo: quello francese e quello tedesco aspettano un ordine che non verrà.
Ogni giorno è uguale all’altro, come nelle caserme in tempo d’esercitazioni, i segnali di tromba, la pulizia delle armi, il rancio, l’adunata, mentre gli sguardi scrutano dalle feritoie la bianca distesa della terra di nessuno, delimitata dai reticolati di ferro spinato.
Al di là c’è un nemico con il quale progressivamente si è instaurato un rapporto confidenziale: sicché si scambiano, gridando, notizie, lazzi, proposte, giochi e auguri per il Natale e il Capodanno”. A sua volta la Gran Bretagna si presentava in una situazione ancora più precaria dei francesi. Infatti, il suo esercito non era dimensionato per interventi esterni, di speciale impegno, sul continente. Scrisse poi, ricordando quei tempi, il generale britannico J.F.C. Fuller: “Il più potente esercito del mondo, quello francese, si trovava dinanzi a non più di 26 divisioni tedesche, e se ne stava tranquillo, protetto dall’acciaio e dal cemento, mentre un alleato donchisciottesco (la Polonia) era sterminato.” Giustamente quel periodo fu definito da Roland Sdorgelys, “la drole de guerre” (la strana guerra) dove non si vuole cominciare, nessuno si azzarda ad attaccare e tut-ti sono convinti di poter continuare così chissà quanto, tan-to i tedeschi non riusciranno mai a scardinare l’imprendibile linea Maginot e i francesi meno ancora sfon-deranno la prospiciente linea Sigfrido germanica.
Dal Blitzkrieg si è passati al Sitzkrieg (la guerra stando seduti). Oggi sappiamo sin troppo bene che la linea Maginot fu il mito illusorio che cullò per molti mesi le fallaci speranze dello stato maggiore francese votato, se non rassegnato, a una guerra di logoramento. Si incominciò a costruire la linea Maginot nel 1928 nel presupposto di una vendetta tedesca, per ritorsione, al trattato di Versailles che aveva umiliato una Germania convinta di non essere mai stata sconfitta. L’opera fu voluta e patrocinata dal ministro della guerra Andrè Maginot, da cui prese il nome.
Nel 1934 era in pratica pronta e nel 1939 rifinita e agibile. Da Belfort a Sedan i forti “imprendibili” si susseguivano su due o tre linee parallele e ognuno era dotato di cupole per i cannoni protette da tre metri di cemento e difesi da reticolati, da postazioni di mitragliatrici e da cannoni anticarro.
Sotto terra si aprivano le gallerie, anche su sei piani, con depositi di munizioni e di viveri, gli alloggiamenti per la truppa, le sale di riunione e una ferrovia decauville collegava i vari settori.
Chi avrebbe potuto superare un simile sbarramento mai veduto prima nella storia? Lo affrontarono con successo i tedeschi giacché scoprirono il punto debole di tale linea difensiva: la parte lasciata scoperta a ridosso della frontiera belga. Dopo di tutto da quelle parti si presentava un ostacolo naturale: le Ardenne. Esse erano costituite da immense foreste, dove qualsiasi esercito al mondo avrebbe incontrato ostacoli naturali insuperabili, ma non certo, questa volta, per l’esercito tedesco. (Riccardo Alfonso)

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Il DEF è la fotografia del fallimento dei governi di sinistra

Posted by fidest press agency su venerdì, 22 giugno 2018

“I dati macroeconomici sono impietosi: siamo ultimi in Europa per crescita del PIL, disoccupazione all’11% contro una media UE del 7,6%, più 270 miliardi di debito pubblico in cinque anni, crollo degli investimenti pubblici e della produzione industriale. Fratelli d’Italia quindi chiede al nuovo Governo grillo-leghista un radicale cambio di rotta: contestare il fiscal compact, scorporando le spese per investimenti dal calcolo deficit/pil consentito, non escludere l’ipotesi di scioglimento della zona euro in assenza di una reale riforma della UE, l’introduzione immediata della flat tax al 15% sul reddito incrementale rispetto all’anno precedente, piano per il Sud e piano natalità, taglio dei costi dell’accoglienza grazie al blocco navale al largo delle coste libiche e l’allineamento dei costi per i richiedenti asilo alla pensione sociale degli italiani: 16 euro al giorno, invece degli attuali 35” così il Senatore di Fratelli d’Italia Giovanbattista Fazzolari intervenuto in discussione generale in Senato.

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I dati diffusi dal Garante dei detenuti confermano il fallimento dei governi precedenti

Posted by fidest press agency su lunedì, 18 giugno 2018

“Destano sconcerto i dati diffusi dal Garante dei detenuti Marco Palma nel corso della relazione svoltasi a Roma. Ascoltando la relazione, abbiamo constatato la scarsità dei rimpatri che, al netto di quelli fatti per la sicurezza nazionale, dimostra che fino al 2017 nulla è stato fatto, confermando le nostre denunce sul sostanziale azzeramento del fondo per i rimpatri. Ma quello che ci sconcerta di più è il paradosso creatosi con il Regolamento di Dublino e con la fallimentare gestione dei flussi da parte di Renzi e Gentiloni. L’Italia, terra di approdo per centinaia di migliaia di migranti, è stata costretta a ricevere da Paesi Ue oltre 6000 persone che, una volta arrivate nel nostro Paese, si erano trasferite altrove. Le domande di ripresa in carico ancora inevase ammontano invece a 30mila. Praticamente riprendiamo indietro più immigrati di quelli che dovrebbero essere collocati negli altri Paesi europei in forza delle quote assegnate da Bruxelles. Nel 2017, anno record di rimpatri, sono stati organizzati solo 78 charter per un totale di circa 16mila immigrati irregolari su 600mila entrati negli ultimi 5 anni, di cui 119mila nell’ultimo. Un risultato deludente che conferma la totale mancanza di volontà politica di arginare questo fenomeno”. È quanto dichiara il capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera dei deputati Fabio Rampelli.

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Scuola: Bonus merito, è fallimento

Posted by fidest press agency su venerdì, 25 maggio 2018

Il giovane sindacato torna a ribadire che rimangono per il 2018 soltanto le briciole, dopo la distribuzione a pioggia di 8 euro lordi a persona sottratta dal fondo con il Contratto collettivo nazionale di lavoro. Nel frattempo, gli stipendi sono rimasti dieci punti sotto l’inflazione, nonostante gli aumenti e gli arretrati. Come certificato dall’Aran. Pertanto continua la battaglia per sbloccare almeno l’indicizzazione dell’Indennità di vacanza contrattuale: scarica la diffida.Il processo di riduzione dei compensi assegnati si è andato a realizzare perché le somme destinate ai docenti italiani sono sempre le stesse, decisamente residuali rispetto al fabbisogno, mentre la platea di beneficiari si è nettamente allargata, a conferma che quella di limitare al 30% la platea di docenti supposti meritevoli era solo un artificio funzionale alle casse dello Stato. Ma non ha mai rappresentato la realtà dei fatti: quella che vede la stragrande maggioranza dei docenti meritevoli di buste paga in linea con gli importi degli altri Paesi moderni e non inferiori anche agli impiegati, come avviene oggi.
Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Questa prima apertura dell’amministrazione sul bonus merito conferma la debolezza dell’impianto approvato con l’ultima riforma. Viene data la possibilità ai lavoratori, attraverso i loro rappresentanti, di confrontarsi con il dirigente scolastico e mettere fine alla discrezionalità nella definizione delle fasce di compenso finalizzato alla valorizzazione dei docenti individuati in applicazione dei criteri deliberati dal comitato. Per questo motivo, abbiamo invitato le Rsr a concordare con le altre componenti Rsu, cui abbiamo inviato una apposita lettera, un’assemblea sindacale utile a far conoscere ai lavoratori dell’istituto le novità del Ccnl e raccogliere le loro opinioni al riguardo e contestualmente, presentare al dirigente scolastico formale richiesta di riapertura del tavolo contrattuale ancora su tale punto. Grazie alla rappresentatività Anief, oggi più che mai occorre puntare a migliorare le regole della scuola, sia con la contrattazione nazionale sia con quella d’istituto.

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Giustizia: Il Pd ha fallito tutti gli obiettivi

Posted by fidest press agency su mercoledì, 7 febbraio 2018

corte europea giustizia“L’obiettivo del MoVimento 5 Stelle, che condivido, è che il processo civile va reso celere e meno costoso, e soprattutto meglio orientato sul suo reale ruolo: assegnare i torti e le ragioni alle parti, senza inutili dispersioni di tempi e sforzi (economici e non) come sinora avvenuto.
C’è già il rito del lavoro (per le liti sui rapporti di lavoro) che funziona bene, ma solo con i giudici del lavoro e per quel tipo di controversie. Bisogna poi puntare sul processo sommario di cognizione, ma senza esagerare in una generalizzazione a tutte le liti, che potrebbe rivelarsi controproducente. Bisogna eliminare i troppi e i lunghi rinvii ed incidere sulle fasi conclusive del processo in cui ci sono inutili dilazioni di tempo.
I giudizi di impugnazione in appello e in Cassazione, poi, dovrebbero essere liberati da quei filtri che oggi irrigidiscono le condizioni per l’accesso. Andrebbe rivisto il sistema fiscale, sia introducendo regole che possano indurre ad evitare chi non ha validi argomenti a suo favore ad arroccarsi colposamente su una difesa pretestuosa, sia eliminando alcune regole, quali ad esempio la solidarietà sulla imposta di registro per sostituirla con una responsabilità pro quota e con imposta fissata dal giudice in sentenza. Nell’appello, infine, dovrebbero tornare ammissibili – come era fino a poco fa – le prove ritenute indispensabili dal giudicante. Il giudizio di cassazione dovrebbe accelerare i suoi tempi, sia incidendo sulla pubblica udienza (da rendere accessibile se entrambe le parti lo chiedono), sia imponendo una motivazione nei casi in cui il processo non si concluda lì, ma necessiti del giudizio di rinvio per la sua decisione nel merito (il quale d’altra parte andrebbe contingentato in termini di tempo, non più di nove mesi). Questi sarebbero dovuti essere gli obiettivi del Governo e del PD, obiettivi chiaramente falliti”. Così in una nota Claudio Consolo, candidato al Senato nel Collegio uninominale Roma 1.

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La Corte dei Conti certifica il fallimento della Serracchiani

Posted by fidest press agency su domenica, 4 febbraio 2018

regione friuli venezia giuliaLa Corte dei Conti, attraverso il Rapporto sul coordinamento della Finanza Pubblica Regionale del Friuli Venezia Giulia presentato in aula questa mattina 2 febbraio 2018, conferma gli allarmi sulle criticità più e più volte denunciate dal capogruppo di Forza Italia in Consiglio Regionale Riccardo Riccardi. «La Corte dei Conti si è pronunciata sul Sistema Sanitario Regionale, sulla riforma delle UTI e sul sistema della Autonomie locali – ha dichiarato a fine audizione Riccardi – in un crescendo di rilievi di criticità che sono riusciti a piegare la tradizionale boria di Debora Serracchiani che ha commentato esprimendosi “sommessamente”». Sui meccanismi di compartecipazione al gettito IVA, il dr. Caruso della Corte dei Conti ha sottolineato che “l’allargamento delle fonti di entrata dovrebbero produrre un effetto stabilizzante dei flussi totali di entrata”. «Significa – ribadisce Riccardi – che gli allarmi sulla tenuta dei conti della Regione che abbiamo lanciato ormai da tempo sono fondati e condivisi anche da organi istituzionali neutri come la Corte dei Conti».
Il secondo punto critico sul quale il Rapporto si è soffermato è quello della riforma delle UTI per il quale si rileva che “In Friuli Venezia Giulia si è costituito un variegato fronte di opposizione al processo di riforma espresso anche attraverso numerosi ricorsi al Giudice Amministrativo. Allo stato attuale 51 Comuni non aderiscono ad alcune UTI”. «Ma ci rendiamo conto – sottolinea Riccardi – che decine di amministrazioni locali non ha aderito alla riforma di “grande successo” della Serracchiani? Ci stanno consegnando una regione spaccata, frammentata, imbufalita, dove le istituzioni per parlarsi vanno in tribunale. Il rapporto sottolinea un’evidenza che stiamo denunciando da quando hanno varato la scellerata riforma delle UTI: oggi viviamo una realtà estremamente variegata che non si concilia con le finalità di razionalizzazione necessarie al buon funzionamento del sistema».Infine il punto chiave della vita dei cittadini e della Regione visto che la metà del suo bilancio è impegnato qui: la sanità. «Su questo punto il Rapporto della Corte dei Conti evidenza la disfatta totale della riforma Telesca, la mancanza di visione e di connessione con la realtà. E’ stato creato un mostro, un disastro che stanno pagando i cittadini sulla loro pelle». Il Rapporto della Corte dei Conti, infatti, “rileva che il quadro complessivo del Sistema Sanitario regionale presenta aspetti di non univocità nelle sue linee di tendenza”. E più avanti che si è “indebolita fortemente la catena operativo-logica del ciclo di programmazione-gestione-controllo, impoverendo grandemente la responsabilizzazione delle Direzioni generali delle Aziende sanitarie regionali”. Per poi chiosare che “corre l’obbligo annotare un peggioramento verificatosi in importanti ambiti di attività già in passato contraddistinti da rilevanti criticità”.Il capogruppo di Forza Italia Riccardo Riccardi sottolinea che: «stiamo parlando dell’area della prevenzione e dell’area ospedaliera che, lo riporta la Corte, vede il nostro Sistema sanitario regionale perdere posizioni, scendendo ancora nella graduatoria delle Regioni nelle classifiche nazionali. E a questo si aggiunga che la Corte rileva un ulteriore peggioramento nell’area del percorso emergenza-urgenza. Queste parole certificano la dissoluzione, volontaria e programmata, di una certezza fondamentale dei cittadini: quello del diritto alla salute».

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L’Istat certifica il fallimento del governo Renzi-Gentiloni

Posted by fidest press agency su venerdì, 8 dicembre 2017

istatIn un anno la povertà è aumentata di 2 punti percentuali, abbiamo raggiunto la quota di 18 milioni di persone a rischio di povertà, il cuneo fiscale penalizza pesantemente il lavoro dipendente e le famiglie con figli sono penalizzate. Altro che ripresa, altro che uscita dal tunnel, altro che bonus 80 euro. Al contrario, la coesione sociale del Paese è messa gravemente a rischio. Il recente reddito di inclusione appare l’ennesima scelta elettorale di un governo che non sa ordinare le priorità, che illude e che lascia il Paese nell’incertezza e nella paura. Politiche per contrastare l’esclusione sociale appaiono necessarie al più presto, fondate su una combinazione di aiuti monetari, sollievo fiscale e inserimento nel mercato del lavoro che solo un governo solido di centrodestra può costruire”.Lo scrive su Facebook Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati.

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Fallimento dell’accordo di Schengen

Posted by fidest press agency su giovedì, 19 ottobre 2017

Schengen“Troviamo inqualificabile l’assenza del presidente del Consiglio Gentiloni e del ministro degli Esteri Alfano che sono andati via eludendo il dibattito parlamentare alla vigilia del Consiglio europeo.Gentiloni e Alfano hanno avuto enormi responsabilità quando ricoprivano le cariche al vertice della Farnesina e dell’Interno. Su di loro grava il fallimento dell’accordo di Schengen perché con la politica delle porte aperte ai flussi migratori hanno costretto l’Austria, la Francia, la Germania e la Svizzera a chiudere le frontiere: accogliamo tutti, poi li spediamo in Germania che li rispedisce in Svizzera che li rimanda da noi. L’Italia inoltre si è inventata la protezione umanitaria, uno status non contemplato nel diritto internazionale da cui deriva la normativa sull’asilo politico creando una vera e propria invasione di migranti economici. Rispetto alla Turchia, il Governo Gentiloni ha un atteggiamento ondivago mentre dovrebbe lavorare affinché l’Unione Europea abbia una posizione ferma e credibile. Per quanto riguarda la difesa europea, siamo convinti che l’Esecutivo debba aumentare le spese per la difesa militare non solo per comprare nuove armi ma per aumentare le dotazioni e l’equipaggiamento di sicurezza dei militari e per l’addestramento e al contempo impegnarsi a formare un primo nucleo dell’esercito europeo”. È quanto ha dichiarato in aula il deputato di Fratelli d’Italia-Alleanza nazionale Edmondo Cirielli intervenendo sulle comunicazioni del presidente del Consiglio Paolo Gentiloni alla vigilia del Consiglio europeo.

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Lavoro: fallimento della jobs act

Posted by fidest press agency su sabato, 16 settembre 2017

donne al lavoro“Ancora una volta l’Istat mette in crisi con i suoi dati le politiche del governo ed ancora una volta i ragazzi del Pd dimostrano che non hanno studiato o lavorato. Non vi dovrebbe essere troppa fiducia quando i dati di oggi dicono che la crescita degli occupati avviene a ritmi meno sostenuti che nei precedenti trimestri. Ed infatti 78mila occupati in più in un trimestre con tutti gli incentivi messi a disposizione non possono essere considerato un risultato! Se poi l’incremento degli occupati è dovuto per l’80 per cento all’aumento di quelli a termine, non sembra un buon risultato per il Jobs act, che doveva trasformare tutti i contratti a tempo indeterminato”.Lo scrive su Facebook Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati.“È, poi, preoccupante la diminuzione dei flussi da contratto a termine a contratto indeterminato, altro obiettivo del Jobs act. Altrettanto negativo è il crollo degli indipendenti, se ancora ne è sopravvissuto qualcuno. Drammatica continua ad essere la situazione della disoccupazione, particolarmente quella giovanile, con una distanza record dagli altri paesi europei.Infine, il dato Istat dimostra il vuoto delle politiche attive: la strada maestra nella ricerca di lavoro è la segnalazione, altro che centri per impiego e assegno di ricollocazione. E aumenta, prevedibilmente ma drammaticamente, il divario territoriale Nord-Sud, con la situazione del mezzogiorno che peggiora nonostante i variegati Patti regionali o municipali siglati dal governo Renzi-Gentiloni, altro esempio di imbroglio contabile. Vi è poco da gioire per un poco di occupazione in più, perché il quadro rimane sempre nero e i ritardi strutturali del Paese non sono certo stati recuperati”.

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Il fallimento del jobs act di Renzi

Posted by fidest press agency su martedì, 4 luglio 2017

infortuni-lavoro“Ancora una volta il miglioramento del mercato del lavoro è durato ben poco. I dati dell’Istat di oggi mostrano che nel mese di maggio non vi è creazione di occupazione, aumenta la disoccupazione e aumenta disoccupazione giovanile. Il fallimento del Jobs Act di Renzi è dimostrato dal fatto che calano i lavoratori permanenti mentre aumentano i contratti a termine. Con i dati di maggio torniamo indietro di due mesi e soprattutto il mercato del lavoro non si stabilizza positivamente anche perché manca una vera ripresa del Pil”. Lo scrive su Facebook Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati. A sua volta Fabio Rampelli capo gruppo di Fratelli d’Italia- Alleanza nazionale dichiara: “L’aumento di giovani disoccupati in Italia, + 1,8% a maggio e 37% complessivo, rappresenta il record negativo dell’intera Europa. Se consideriamo le farneticanti dichiarazioni dei governi Pd di questi anni c’è da restare senza fiato. La disoccupazione giovanile nella zona euro a maggio è rimasta stabile a 18,9% rispetto ad aprile. Stabile anche nella Ue a 16,9%. Solo la Grecia (46,6% a marzo) e la Spagna (38,6%) hanno un indice peggiore del nostro, seppure superate nei dati di maggio. Mentre i nostri giovani emigrano in massa, soprattutto dal Mezzogiorno, la Germania esibisce il suo 6,7%. Un divario imbarazzante che dovrebbe indurre Gentiloni e Poletti, al di là di qualunque polemica, ad ammettere il loro fallimento”.

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Legge elettorale: fallimento maggioranza di governo

Posted by fidest press agency su venerdì, 9 giugno 2017

camera deputati“Due spettri si aggirano alla Camera: il fallimento politico di Renzi e il fallimento dei 4 leader che hanno sottoscritto un patto che si è liquefatto in poche ore. Con due incredibili anomalie rappresentate da un mortificante intervento di Forza Italia che ha esposto il suo petto a difesa dell’ormai salma di Renzi e dall’ostinazione con la quale il partito di Alfano persegue nel sostegno dei suoi carnefici. Questi due fallimenti impongono solo una strada: quella del voto immediato. Ci si può giungere con il Consultellum oppure con una correzione tecnica all’Italicum secondo le indicazioni della Corte per la quale si impiegherebbero pochi giorni. Si sciolgano dunque al più presto le Camere e si consenta agli italiani di scegliere una nuova maggioranza e un nuovo governo”.
È quanto ha dichiarato il capogruppo di Fratelli d’Italia-Alleanza nazionale Fabio Rampelli intervenendo in aula sul rinvio in commissione della legge elettorale.

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Alitalia: I responsabili del fallimento

Posted by fidest press agency su venerdì, 28 aprile 2017

fabio_rampelli_daticamera“Il governo targato Pd ha finalmente trovato, dopo anni di ricerche, i responsabili del fallimento di Alitalia, sono i lavoratori. Il prevalere del No al referendum lo ha confermato, una lesa maestà verso i decisori marxisti-liberisti. Non c’entrano nulla le dismissioni dei voli a lungo raggio, quelli più remunerativi per Alitalia, la cessione di voli internazionali ad altre compagnie, la concorrenza sleale interna delle low cost, mai regolamentata, i contributi pubblici concessi alla concorrenza dalle Regioni, la fallimentare gestione dei super-pagati manager voluti da Renzi, con la figura di Montezemolo in perfetto conflitto d’interesse (proprietario di Italo, principale concorrente interno del trasporto aereo e Presidente dell’ex compagnia di bandiera), lo smantellamento di Alitalia Maintenance Systems che portava profitti e qualità nel nostro Paese, la decimazione del traffico cargo, la vanificazione dei sacrifici – accettati già due volte dai lavoratori del comparto – per altrettanti piani di ristrutturazione. Vuoi vedere che questo fallimento è orientato a far conquistare i nostri cieli e l’uso delle infrastrutture aeroportuali costruite con i soldi dei cittadini italiani a qualche compagnia straniera, a prezzi stracciati? Vuoi vedere che hanno realizzato la ‘tempesta perfetta’ e invocano il libero mercato per regalare un altro pezzo di sovranità nazionale?”. È quanto dichiara il capogruppo di Fratelli d’Italia-Alleanza nazionale Fabio Rampelli. (n.r. Ci vuole, certamente, una bella faccia tosta dopo anni di “ruberie” di vario genere a spese dell’Alitalia da parte non certo dei lavoratori, per dirci che la colpa di chi non c’entra ma avuto il coraggio e il merito di spezzare questa spirale perversa che ha arricchito i soliti ignoti).

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Alitalia: Dichiarare fallimento

Posted by fidest press agency su mercoledì, 26 aprile 2017

tribunale-milanoPortare i libri in tribunale e dichiarare il fallimento. Dopo il No all’accordo tra sindacati e azienda non rimane che prendere atto di un dissesto che è iniziato decenni fa. In 40 anni l’Alitalia e’ costata al contribuente qualcosa come 7,4 miliardi di euro. Un pozzo senza fondo che ha inghiottito i soldi del contribuente. E’ ora di dire basta a questo sperpero di denaro. Non siamo disponibili a fare i donatori di sangue e consegnare la sacca al Dracula di turno. Commissariare l’Alitalia, liquidarla e iniziare una nuova era, se necessario. D’altronde, sono fallite la PanAm, la TWA, la Sabena e la Swissair, ma si continua a volare. (Primo Mastrantoni, segretario Aduc)

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“L’azione di governo delle sinistre, prima con Renzi e adesso con Gentiloni, è stata ed è totalmente fallimentare”

Posted by fidest press agency su sabato, 8 aprile 2017

palazzo chigiCosì Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati, in un’intervista a “Il Dubbio”.“La riforma costituzionale è stata nettamente bocciata; la loro legge elettorale, l’Italicum, è stata dichiarata incostituzionale dalla Consulta; con il Jobs Act si sono buttati a mare 20 miliardi senza creare alcun nuovo posto di lavoro; con gli 80 euro hanno speso 10 miliardi all’anno lasciando consumi e crescita al palo; la Buona Scuola ha creato solo caos tra docenti, studenti e famiglie; Pubblica amministrazione? ‘riforma’ affossata dal Consiglio di Stato e dalla Corte costituzionale, con parallela resa al sindacato; banche: dopo il fallimento di Banca Etruria, Banca Marche, CariChieti e CariFerrara, 150.000 truffati e 4 decreti, per salvare Mps e mettere in sicurezza il sistema sono serviti 20 miliardi; siamo assediati dall’immigrazione clandestina; abbiamo più tasse, più debito, più deficit e nessuna spending review: la pressione fiscale in Italia è aumentata e continuerà ad aumentare con la ‘manovrina’. Queste sono considerazioni da guerra civile. Hanno fatto deragliare un intero Paese.
L’esecutivo Gentiloni dovrà coprire, entro metà aprile, i 3,4 miliardi di ‘buffi’ lasciati da Renzi, pena una procedura d’infrazione da parte dell’Unione europea. E poi abbiamo la maxi-manovra autunnale: 20-30 miliardi per annullare le clausole di salvaguardia e per mettere pezze alle sciagurate politiche economiche di questi ultimi tre anni. Renzi, Padoan e Gentiloni hanno distrutto tutto, hanno devastato l’Italia. È il PdR (il Partito di Renzi) il problema del Paese, non la soluzione. Questo gli italiani lo sanno bene”.

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La guerra in Siria è un “fallimento collettivo”

Posted by fidest press agency su domenica, 12 marzo 2017

siriaMentre il mondo si prepara a raggiungere un’altra terribile tappa del conflitto siriano, l’UNHCR, l’Agenzia ONU per i Rifugiati, chiede alla comunità internazionale di raddoppiare i propri generosi sforzi per alleviare le continue ed intense sofferenze di milioni di civili innocenti nel Paese e nella regione. In Siria, 13.5 milioni di persone necessitano di aiuti umanitari; 6.3 milioni sono sfollati interni; centinaia di migliaia hanno affrontato tragici viaggi in mare per cercare protezione; quasi 3 milioni di siriani sotto i 5 anni sono cresciuti vedendo solo la guerra; e 4.9 milioni – in maggioranza donne e bambini – sono rifugiati negli stati confinanti, sottoponendo i Paesi ospitanti ad un grande sforzo nel sostenere le ripercussioni politiche, sociali ed economiche. “Il conflitto in Siria, fondamentalmente, non riguarda numeri, riguarda persone”, ha aggiunto FIlippo Grandi. “I rifugiati e i Paesi e le comunità che li ospitano hanno bisogno del nostro supporto più che mai. Intere famiglie sono state distrutte, civili innocenti uccisi, case rase al suolo, attività economiche e mezzi di sostentamento completamente persi. E’ un fallimento collettivo”.
Anche quest’anno l’UNHCR continuerà a fornire aiuto e protezione alle vittime in Siria e in tutta la regione. UNHCR, con i suoi partner, sta dando un aiuto essenziale a milioni di persone. Nel 2016 più di un milione di siriani hanno ricevuto assistenza durante l’inverno, fondamentale per sopravvivere alle temperature sotto lo zero. A più di 4 milioni sono stati consegnati beni di assistenza primaria come cibo, medicine, biancheria e utensili domestici. Più di 2 milioni hanno beneficiato dei centri comunitari che UNHCR ha aperto in Siria, in cui vengono forniti vari servizi quali protezione all’infanzia, corsi scolastici e servizi sanitari. In tutta la regione, più di 3 milioni di sfollati siriani e di rifugiati hanno ricevuto assistenza per superare l’inverno particolarmente freddo. L’UNHCR, con i suoi partner, ha aiutato oltre 5 milioni di rifugiati siriani, e coloro che li ospitano, con una serie di attività di protezione e assistenza – tra cui accesso all’educazione, sanita’ e tutela nei 5 maggiori Paesi della regione per numero di rifugiati accolti.Nonostante i bisogni siano sempre maggiori, i finanziamenti non sono mai sufficienti a soddisfare tutte le necessità. Una conferenza che si terrà a Bruxelles all’inizio di aprile rifletterà sul futuro del Paese, valutando anche gli aspetti del finanziamento umanitario. Le Nazioni Unite hanno richiesto 8 miliardi di dollari per quest’anno al fine di soddisfare le esigenze dei siriani in esilio e nel Paese. Questo si aggiunge all’importante impegno assunto in occasione della Conferenza di Londra del 2016, in particolare in materia di istruzione e di mezzi di sussistenza, ed è essenziale che questi sforzi continuino. “Esortiamo i donatori a mantenere flessibili e adeguati livelli di finanziamento per consentire una pronta risposta alle enormi esigenze”, ha dichiarato l’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati Grandi. “Il finanziamento non metterà fine alla sofferenza. Ma è una risposta all’intensificarsi della povertà e della miseria. Le risorse attualmente disponibili semplicemente non bastano a soddisfare tutte le necessità.”
L’UNHCR si augura che le recenti iniziative di pace aprano la strada ad una soluzione duratura e sostenibile. “Le trattative di pace da sole non creano condizioni reali che permettono ai rifugiati di tornare a casa”, ha aggiunto Grandi. “Ma una volta posti tutti gli elementi essenziali per una pace e sicurezza durevole, dovremmo anticipare il più grande sforzo di ricostruzione in una generazione. Nel frattempo, è essenziale che l’ancora di salvezza fornita dagli aiuti umanitari venga mantenuta, e l’accesso umanitario ampliato per fornire assistenza a tutti coloro che hanno bisogno”.

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Jobs Act: E’ stato un fallimento?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 15 febbraio 2017

opportunita-lavoroDichiarazione dell’onorevole Renato Brunetta, presidente dei deputati di Forza Italia: “Il ‘Corriere della Sera’, con una paginata, incensa il Jobs Act. Ecco le otto ragioni per le quali, invece, la riforma Renzi-Poletti del mercato del lavoro è stata un fallimento.
1. Le previsioni Ue confermano i numeri impietosi del mercato del lavoro in Italia e mostrano tutta la debolezza del Jobs Act. I numeri dicono che mentre in tutta Europa la disoccupazione nel prossimo biennio calerà (di 1% nell’eurozona; 0,7 nell’Ue a 28), in Italia rimarrà molto elevata e si amplierà il divario con tutti gli altri Paesi europei: Italia 11,4 nel 2018%, eurozona 9,1%, Ue 28 al 7,8%. La Commissione ci dice che questo è il problema del Paese.
2. La ‘flexicurity’ all’italiana è un miraggio, perché è bene ricordare che l’art.18 non è stato abolito, che le tutele sono state solo parzialmente rafforzate, che la riforma delle co.co.co. ha accentuato il nero e altre forme poco nobili di lavoro (voucher tanto per dirne una), e che tutto si è tenuto per robusti incentivi alla decontribuzione, che hanno drogato il mercato. E quando gli incentivi sono diminuiti la creazione di lavoro stabile è diminuita.
3. Non è benaltrismo dire che sarebbe stato più utile una riduzione permanente del costo del lavoro, appunto per uniformarsi ai Pesi europei che hanno oneri del lavoro strutturalmente più bassi. Non ci voleva nessuno studio particolare per scoprire che il costo del lavoro in Italia disincentiva le assunzioni (assieme alle regole più rigide).
4. E anche sull’ampliamento delle tutele forse si dovrebbe fare qualche riflessione in più, perché ha lasciato ampi buchi scoperti di lavoratori senza più nessuna garanzia di reddito. La riforma della cassa integrazione e della mobilità sta lasciando sacche di povertà e di esclusione sociale in molte aree del Paese e su molte categorie di lavoratori.
5. Sulle politiche attive che non sono ancora partite, che sono state complicate da una nuova architettura istituzionale con nuove strutture, che si affidano ora al sorteggio per l’assegno di ricollocazione e che si fondano ancora sulla struttura dei centri per l’impiego, sarebbe, infine, bene aprire un bel dibattito e mostrare il fallimento di questo Jobs Act, quello presentato come innovativo, rivoluzionario.
6. La ricetta alternativa è ben chiara. Lo avevamo detto in altri tempi e disegnato in una riforma del 2001, allora da tutti avversata perché era del centro destra ma che altro non era che la via italiana alle riforme Hartz tedesche.
7. Via l’articolo 18, meno leggi e più contratti, più flessibilità nelle forme contrattuali per essere più in linea con i mutamenti della produzione, un robusto apprendistato per entrare subito nel mercato del lavoro, competizione facile ed aperta tra centri per l’impiego e agenzie private, azioni locali per reindustrializzare e tutelare i lavoratori. Meno leggi, meno fisco, più contratti decentrati, anche per dare più salario ai lavoratori.
8. L’incubo del Jobs Act è: alta disoccupazione, giovani esclusi dal mercato del lavoro, meno soldi per i lavoratori, meno domanda interna, meno crescita. Siamo sicuri che è una riforma riuscita?”.

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I dieci fallimenti di Renzi

Posted by fidest press agency su mercoledì, 8 febbraio 2017

respect-costituzioneIl gruppo Forza Italia della Camera dei deputati pubblica sul suo sito ufficiale e sui social un dossier dal titolo “I dieci fallimenti di Renzi”. Dalla riforma Boschi al Jobs Act, dalla riforma della scuola a quella della Pa: mille giorni di nulla, mille giorni persi per l’Italia.
1) “Schiforma costituzionale”: bocciata (60 a 40) dal referendum del 4 dicembre 2016.
2) Legge elettorale (Italicum, quella che il mondo avrebbe dovuto invidiarci): caduta con la bocciatura della riforma costituzionale e con la sentenza della Corte del 25 gennaio 2017.
3) “Flop act”: 20 miliardi buttati senza creare buona occupazione, con disoccupazione al 12% e disoccupazione giovanile 40,1%.
4) “Imbroglio” 80 euro: 10 miliardi all’anno spesi lasciando consumi e crescita al palo. La congiuntura continua a peggiorare.
5) “Cattiva Scuola”: 3 miliardi e 120.000 assunzioni hanno creato solo caos tra docenti, studenti e famiglie.
6) Pubblica amministrazione: “riforma” affossata dal Consiglio di Stato, con parallela resa al sindacato. Solo annunci e niente più.
7) Banche: dopo il fallimento di Banca Etruria, Banca Marche, CariChieti e CariFerrara, 150.000 truffati e 4 decreti, per salvare MPS, la banca del PCI-PDS-DS-PD, e mettere in sicurezza il sistema sono serviti 20 miliardi. E non si sa se basteranno.
8) Immigrazione: l’invasione che stiamo subendo (181.436 migranti sbarcati nel 2016) è soprattutto segno che Renzi in Europa non ha contato nulla. E le comunità locali sono al collasso, con costi umani e finanziari spaventosi.
9) Più tasse, più debito, più deficit e nessuna spending review: la pressione fiscale in Italia è aumentata di un punto di Pil, dal 41,6% al 42,6% e continuerà ad aumentare con la “manovrina”. Inoltre, piuttosto che diminuire, con gli impegni presi da Renzi il debito è aumentato di 121,8 miliardi, il deficit per il 2016 doveva attestarsi all’1,5% e invece ha chiuso al 2,4%, la spesa pubblica aumenta di 20,5 miliardi fino al 2019 (pari al 2,4% in più in 5 anni). Renzi e Padoan hanno perso la faccia, e lo spread sale…
10) Terremoto: nonostante 3 decreti, popolazioni abbandonate, confusione di ruoli, Protezione Civile smantellata. Fallimento a 360 gradi e ignobile strumentalizzazione nei confronti dell’Europa. È quanto si legge in una nota del gruppo Forza Italia della Camera dei deputati.

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