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Banche fallite e rimborsi obbligazionisti: Renzi racconta frottole

Posted by fidest press agency su venerdì, 6 maggio 2016

Banca europea per gli investimentiIl Presidente del Consiglio, in una trasmissione radiofonica nazionale, in merito alla questione degli investitori coinvolti nelle 4 banche “salvate” dal suo Governo, ha pronunciato la seguente dichiarazione: “Queste 10 mila persone hanno messo dei soldi in operazioni che erano a rischio. 3-4 anni fa se mettevamo i soldi in un conto corrente ci davano tra lo 0,5 e l’1%, questi signori prendevano il 7-8%, avevano assunto obbligazioni subordinate a rischio che rendevano di più. Erano stati truffati? Siccome è stata la prima volta, diamo loro una mano, restituiamo a chi ha i titoli l’80%, poi naturalmente se hanno da protestare vadano a fare l’arbitrato e vediamo se hanno ragione loro. Non sono così convinto che gli meriti fare l’arbitrato. Ma agli altri 60 milioni italiani evitiamo di fare racconti non esatti.”Ci corre l’obbligo di smentire quanto pronunciato dal premier, numeri alla mano.Renzi dice che queste 10 mila persone avrebbero messo dei soldi in operazioni a rischio. Questo è falso! Al momento in cui questi titoli erano stati emessi, la grande maggioranza delle obbligazioni subordinate erano considerati titoli con un grado di rischio contenuto anche se leggermente superiore alle obbligazioni senior (differenze, comunque, che non sono mai state spiegate alla quasi totalità dei sottoscrittori). Non è affatto vero che i rendimenti erano del 7-8% quando i tassi sui conti bancari erano lo 0,5% e l’1%. Facciamo dei casi concreti. L’obbligazione subordinata di Banca Etruria avente codice ISIN IT0004931405 emessa il 28/06/2013 e scadente del 2018 aveva un rendimento del 3,5%. Si trattava di rendimenti in linea con i rendimenti della media delle obbligazioni bancarie non subordinate a pari scadenza. Per la precisione, secondo i dati di Bloomberg, al 28/06/2013 la curva dei tassi a 5 anni delle obbligazioni bancarie italiane senior (quindi NON subordinate) con rating tripla B era pari al 3,74%. Alla stessa data, il rendimento a 5 anni dei titoli di stato italiani era pari al 3,4%, quindi in linea con quello delle obbligazioni subordinate emesse da Banca Etruria!
Renzi quindi racconta frottole agli italiani e conclude pure dicendo “evitiamo di fare racconti non esatti.” Siamo alla beffa!
Ma oltre a dire cose false, in questa dichiarazione del Presidente del Consiglio c’è un’altra beffa. Ricordiamo che le norme per tutelare i risparmiatori coinvolti in questa vicenda sono attese da mesi e mesi. Inizialmente le promisero per l’inizio dell’anno.
Il 9 Febbraio fu lo stesso Presidente del consiglio a dire pubblicamente che per il giorno dopo ci sarebbe stato il decreto per definire le modalità di rimborso. Poi il giorno successivo dissero che il decreto legge non era lo strumento tecnico adatto per queste norme e che avrebbero fatto dei Decreti Ministeriali entro pochi giorni. Passarono le settimane senza vedere niente ed infine hanno fatto il decreto legge che a Febbraio pareva non essere la modalità appropriata…
Ma la beffa nella beffa è che mentre il Presidente del Consiglio si permette di dire: “vadano a fare l’arbitrato e vediamo se hanno ragione loro” questo benedetto decreto legge non stabilisce le modalità di accesso all’arbitrato! Per questo siamo ancora in attesa, dall’anno scorso, di Decreti Ministeriali di Economia e Giustizia nonché di un decreto della Presidenza del Consiglio dei ministri (Dpcm) previsto dalla legge di Stabilità approvata l’anno scorso.
Ricapitolando, quindi, abbiamo un Presidente del Consiglio inadempiente, perché il suo Governo non ha emanato i provvedimenti per dare attuazione all’arbitrato, il quale va in una radio nazionale a sbeffeggiare i risparmiatori che ha direttamente danneggiato, dipingendoli fra l’altro come speculatori e dicendogli di andare a chiedere giustizia all’arbitrato quando lui è il primo responsabile che lo impedisce.Che dire? senzavergogna (Alessandro Pedone – Responsabile Aduc Tutela del Risparmio)

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Aziende fallite nel 2011

Posted by fidest press agency su martedì, 24 gennaio 2012

Nell’anno appena concluso in Italia si sono registrati 11.707 fallimenti, con una crescita del +4% rispetto agli 11.289 casi del 2010 ma un ben più preoccupante +25% rispetto ai 9.383 casi del 2009, quando la crisi economica aveva già cominciato a manifestarsi in tutta la sua gravità. Nel quarto trimestre 2011, in particolare, i fallimenti sono stati 3.313, in crescita rispetto ai primi 3 trimestri dell’anno quando i casi rilevati erano stati rispettivamente 2.908 (a fine marzo), 3.301 (a fine giugno) e 2.185 (a fine settembre). E’ quanto emerge dall’Analisi dei fallimenti in Italia realizzata da CRIBIS D&B, la società del Gruppo CRIF specializzata nella business information. La maggior parte dei fallimenti in Italia ha coinvolto realtà della Lombardia, dove del resto è concentrata una grossa fetta delle imprese italiane: più precisamente da gennaio a dicembre 2011 sono state 2.613 le procedure concorsuali rilevate in questa regione, di gran lunga la più interessata dal fenomeno. Seguono, con meno della metà di casi, Lazio e Veneto rispettivamente con 1.215 e 1.122 casi. Più distanti Campania (1008), Emilia Romagna (899), Toscana (857), Piemonte (843) e Sicilia (601). I settori maggiormente in difficoltà sono quelli dell’edilizia e del commercio, in cui si concentrano maggiormente i fallimenti nei primi 12 mesi dell’anno appena concluso. Il più colpito è risultato essere il comparto della “costruzione di edifici” (1.378), seguito da commercio all’ingrosso di beni durevoli (917), installatori (916), servizi commerciali (702), commercio all’ingrosso di beni non durevoli (650). Secondo l’analisi di CRIBIS D&B nel 2011 un numero elevato di fallimenti ha coinvolto anche imprese del settore immobiliare (479 casi), dell’industria manufatti in metalli (459), dei trasporti e servizi merci su gomma (451), ma anche ristoranti e bar (446). “Il quadro che emerge dall’osservazione di questi dati – afferma Marco Preti, Amministratore Delegato di CRIBIS D&B – fornisce una ulteriore conferma del momento di estrema difficoltà che stanno vivendo le imprese italiane, specie quelle più fragili e quelle appartenenti a settori che, più di altri, stanno risentendo della congiuntura economica negativa. Del resto, gli avvenimenti che hanno contraddistinto il secondo semestre 2011 hanno peggiorato ulteriormente uno stato di salute di molte imprese, già minato da una crisi economica che perdura ormai da oltre 3 anni”.

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