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Spezzare il funesto collegamento tra guerre e fame

Posted by fidest press agency su lunedì, 27 Mag 2019

Mentre cambiamenti climatici e la siccità hanno il loro peso sui focolai di malnutrizione acuta, resta il fatto che le otto più gravi crisi di fame nel mondo abbiano luogo in paesi interessati da conflitti: Yemen, Repubblica Democratica del Congo, Afghanistan, Etiopia, Siria, Sudan, Sud Sudan e Nigeria, dove complessivamente 72 milioni di persone si trovano in situazioni di insicurezza alimentare acuta. “Questa è una questione di vita o di morte per milioni di persone. Il Consiglio di Sicurezza deve fare di più per raggiungere i civili intrappolati in situazioni di conflitto “, ha detto Shashwat Saraf, direttore di Azione contro la Fame in Nigeria. “Non solo c’è bisogno di un accesso senza restrizioni per soddisfare le esigenze umanitarie, ma anche di raccogliere dati essenziali per comprendere la portata delle crisi e pianificare risposte coordinate ed efficaci. Il mondo ha bisogno di un modo efficace per spezzare il collegamento in essere tra fame e conflitti, e il Consiglio di Sicurezza può svolgere un ruolo fondamentale negli sforzi collettivi di tutti noi in questa direzione. Sono in gioco troppe vite.” In una nota presentata ieri alle Nazioni Unite, Azione contro la Fame ha sottolineato il ruolo vitale che può giocare il Consiglio di Sicurezza nell’invitare gli Stati Membri a sostenere il diritto umanitario internazionale, nel supportare i governi a garantire accessi umanitari senza ostacoli e limiti nelle zone di conflitto, e nel ritenere i singoli Paesi responsabili qualora non si muovessero abbastanza rapidamente, minimizzando così le conseguenze, anche non intenzionali, che sanzioni e misure antiterrorismo possono avere sulla popolazione civile maggiormente vulnerabile. “La comunità globale ha anche l’obbligo morale di agire in situazioni in cui le informazioni non sono disponibili, ma dove ci sono motivi sufficienti per credere che milioni di persone hanno un bisogno disperato di assistenza”, ha detto Charles Owubah, CEO di Azione Contro la Fame negli Stati Uniti. “Il mondo non può aspettare che una carestia venga ufficialmente dichiarata, per poter iniziare a aiutare le persone in quei luoghi dove una carestia è altamente probabile”.Azione contro la Fame è un’organizzazione umanitaria internazionale che combatte le cause e le conseguenze della malnutrizione in 50 Paesi del mondo. Da quasi 40 anni salviamo la vita dei bambini malnutriti, garantiamo alle loro famiglie accesso all’acqua potabile, cibo, istruzione e assistenza sanitaria di base.

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Scuola: Stipendi docenti da fame

Posted by fidest press agency su mercoledì, 1 Mag 2019

Anief spiega perché l’accordo del 24 aprile a Palazzo Chigi risulta fallimentare e non risolve un bel niente sulla valorizzazione del personale docente e anche Ata, meno che mai se paragonato a quanto avviene in Europa: per il 17 maggio, si conferma lo sciopero insieme ai sindacati autonomi che non accettano ricatti, anche con sit-in nella capitale per essere convocati e ascoltati dal Parlamento e da chi governa il Paese.
Ci sono almeno cinque ragioni per cui Anief, assieme ai sindacati di base ed altre organizzazioni autonome, ha detto no all’intesa sulla scuola realizzata la scorsa settimana dal Governo con i sindacati maggiori e che ha portato alla frettolosa sospensione dello sciopero da parte degli stessi firmatari dell’accordo con il premier Giuseppe Conte.
L’invalidità finanziaria nelle assunzioni per via dell’abolizione del primo gradone stipendiale voluto dal CCNL del 4 agosto 2011 e coperto dalla Legge 128/12 rappresenta la prima motivazione che ha portato l’ISTAT a certificare la perdita di almeno mille euro negli stipendi degli insegnanti dal 2011 al 2019. Quasi un insegnante su due neo-assunto in questo periodo risulta infatti con una carriera “raffreddata”, per via dell’eliminazione del primo scatto di anzianità che si consegue nella ricostruzione di carriera prodotta delle amministrazioni a partire dal secondo anno di servizio. La disparità di trattamento negli scatti stipendiali tra personale a tempo determinato e indeterminato, contraria al diritto dell’Unione Europea, come certificato dalla Cassazione eppure vigente, è all’origine dell’abuso dei contratti a termine e della comune volontà di Governo e Sindacati di assumere il personale con invarianza finanziaria.
Il mancato adeguamento dell’organico di fatto all’organico di diritto, che continua ad essere attuato dallo Stato per contenere la spesa nell’erogazione del servizio scolastico, così da utilizzare un docente su cinque come supplente al termine delle lezioni o delle attività didattiche, violando sempre il diritto dell’Unione. La chiusura delle graduatorie ex permanenti nasce dalla ragionevole volontà di esaurire le graduatorie dei precari, ma nei fatti ha provocato l’irragionevole reiterazione dei contratti a termine per via del fatto che soltanto un docente su dieci è chiamato dalle stesse per fare le supplenze, mentre la maggior parte dei precari è chiamato dalle graduatorie d’istituto pur in possesso dell’abilitazione e a volte addirittura dalle domande di messe a disposizione senza alcun titolo. Questo fenomeno alimenta la reiterazione dell’abuso dei contratti a termine, combinato con le ragioni precedenti, vista la chiusura del doppio canale di reclutamento che invecchia anche l’età media del personale docente. Il disallineamento degli stipendi dall’inflazione, che è misurabile in dieci punti percentuali dell’attuale stipendio rispetto al blocco decennale del contratto e agli aumenti dell’ultimo rinnovo per il 2016/2018, conferma perché l’applicazione dell’indennità di vacanza contrattuale, più i 100 euro promessi, non servono a recuperare la perdita del potere d’acquisto anche del personale del ruolo che continua per metà anni di servizio ad avere la carriera “raffreddata” per la mancata valutazione per intero del servizio pre-ruolo. A questo proposito, Anief ha già individuato le risorse per raddoppiare questa cifra a legislazione vigente.

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Presentazione della Corsa contro la Fame

Posted by fidest press agency su venerdì, 26 aprile 2019

Milano 6 maggio ore 11,00, Lycée Stendhal,Via Laveno 12 presentazione della Corsa contro la Fame evento didattico, sportivo e solidale pensato da Azione contro la Fame per sensibilizzare i ragazzi delle scuole di primo e secondo grado sul problema della fame nel mondo e che quest’anno vedrà la partecipazione di 77.000 studenti, in corsa per raccogliere fondi in favore dei progetti contro la malnutrizione infantile in 50 paesi.
PROGRAMMA h. 11.00 Petit dejeuner d’accoglienza
h. 11:15 Saluto di Xavier Bocquel, Direttore del Lycée Stendhal di Milano
Introduzione di Simone Garroni, Direttore Generale di Azione Contro la Fame in Italia
Presentazione della 5a edizione dell’evento, Alessio Tasselli, responsabile della Corsa
Testimonianze di docenti e studenti
Domande e approfondimenti.

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Yemen: 120.000 bambini rischiano di morire di fame a causa della guerra

Posted by fidest press agency su sabato, 2 marzo 2019

In Yemen, 120.000 bambini rischiano di morire di fame a causa del protrarsi degli scontri e dell’impossibilità di accedere a beni essenziali e medicine, e la malnutrizione priva 1 milione di donne in gravidanza o allattamento del sostentamento indispensabile per le loro condizioni[1]. Nel Paese martoriato da ormai quasi quattro anni di guerra, si stima che saranno 1,5 milioni in più i minori che nel 2019, rispetto all’anno precedente, avranno bisogno di assistenza umanitaria urgente. Questo l’allarme lanciato da Save the Children – l’Organizzazione che da 100 anni lotta per salvare i bambini a rischio e garantire loro un futuro – in concomitanza con la conferenza dei donatori per lo Yemen che si tiene oggi a Ginevra. “Parliamo con i bambini yemeniti ogni giorno. Ci raccontano della distruzione che vedono attorno a sé e ci dicono che hanno bisogno di pace, cibo, acqua pulita, assistenza sanitaria, e del loro desiderio di tornare a studiare tra i banchi di scuola. Eppure, purtroppo, le loro voci continuano a rimanere inascoltate”, ha dichiarato Tamer Kirolos, Direttore di Save the Children in Yemen.Per tenere alta l’attenzione sulla guerra in Yemen, dove più di 1 bambino su 10 vive in aree in cui l’intensità del conflitto è elevata e dove dall’inizio delle ostilità circa 6.500 minori hanno perso la vita o sono rimasti feriti dai bombardamenti, Save the Children, nell’ambito della nuova campagna “Stop alla guerra sui bambini”, ha lanciato una petizione pubblica on line per chiedere all’Italia di fermare immediatamente l’esportazione di armi italiane utilizzate in Yemen dalla coalizione saudita.Gli armamenti, in particolare, vengono prodotti nello stabilimento della RWM di Domusnovas, in Sardegna, e il loro utilizzo da parte dell’aviazione saudita è confermato dal Rapporto finale del gruppo di esperti sullo Yemen, commissionato dall’Onu.”Le Organizzazioni e le agenzie delle Nazioni Unite impegnate in Yemen stanno lavorando giorno e notte, nonostante le difficoltà, per garantire al popolo e ai bambini yemeniti il supporto e l’assistenza di cui ha bisogno. I leader riuniti a Ginevra hanno nelle loro mani le vite e il futuro di milioni di bambini vulnerabili e per questo chiediamo alla comunità internazionale di incrementare gli sforzi per garantire loro cibo, protezione, educazione e supporto psico-sociale. Soltanto investendo in queste aree si potranno ridurre i danni a lungo termine del conflitto sulla popolazione dello Yemen, e in particolare su donne e bambini”, ha concluso Tamer Kirolos.

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Non basta lottare contro la fame

Posted by fidest press agency su martedì, 19 febbraio 2019

Di Donato Speroni. Gli africani hanno fame. Non soltanto chi chiede interventi per raggiungere l’Obiettivo 2 dell’Agenda 2030 che si prefigge appunto di sconfiggere la fame, ma anche tutti gli altri. Fame in senso metaforico, come denuncia la rassegna quotidiana dell’Economist, sotto il titolo “Hungry for change: food safety”. Hanno fame di sicurezza nell’alimentazione. Ogni anno nel mondo più di 600 milioni di persone si ammalano e 420mila muoiono per aver mangiato cibo contaminato da batteri, virus, parassiti, tossine e prodotti chimici nocivi. L’Africa, con 91 milioni di casi e 137mila morti, subisce l’impatto peggiore. Dice l’Economist Espresso:
Mercoledì 13 ad Addis Abeba alcuni soggetti, compresa l’Organizzaziome mondiale della sanità e l’Unione africana, hanno organizzato la prima International food safety conference per affrontare problemi collegati alla gestione, cottura e immagazzinamento del cibo. Un rapporto recente della Global food safety partnership (una piattaforma sostenuta alla Banca mondiale) ha studiato 500 progetti nell’Africa subsahariana, legati all’alimentazione e operativi dal 2010. Ha scoperto che gran parte degli investimenti erano orientati ai mercati di esportazione, senza considerare la vulnerabilità dei consumatori domestici. Molti africani ancora dipendono da mercati locali senza regole e senza protezioni sanitarie adeguate.
Nel 2030 la popolazione mondiale sarà di 8,5 miliardi, circa, un miliardo in più di oggi, e supererà i nove miliardi nel 2050. Come garantire cibo “decente” (oltre a un lavoro “decente”, come raccomanda l’Ilo) a una popolazione in costante crescita? Questo è un aspetto cruciale dell’Agenda 2030, che abbraccia problemi ben al di là dello specifico Obiettivo 2. (fonte: Newsletter ASviS)

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La fame nel mondo e le risorse private

Posted by fidest press agency su martedì, 13 novembre 2018

“Non si può vincere la fame nel mondo se non si trasformano miliardi di dollari di risorse private in investimenti di sviluppo nei paesi poveri e non si garantiscono condizioni di maggiore libertà, economica e politica, e di giustizia alle popolazioni emarginate del mondo”. E’ quanto affermato dal prof. Vincenzo Sanasi D’Arpe, presidente del World Food Programme Italia, l’agenzia dell’Onu per combattere la fame nel mondo.Aprendo i lavori del workshop sui Sustainable Development Goals, gli obiettivi indicati dall’Onu per lo sviluppo sostenibile del pianeta – organizzato dal WFP Italia insieme a Diplomatia, l’associazione cui aderiscono ambasciatori, esponenti delle istituzioni e del mondo economico che promuove incontri informali sui temi di rilievo internazionale – il Presidente del W. F. P. Italia, Sanasi D’Arpe ha sottolineato: “Anche se combattere la fame ed eradicare la povertà, rappresentano i primi obiettivi di sostenibilità che le Nazioni Unite hanno messo in agenda fino al 2030, non bisogna dimenticare che tutti i 17 obiettivi sono profondamente interconnessi fra loro e l’uguale accesso alle risorse deve andare di pari passo con un crescente e diffuso accesso ai diritti umani fondamentali. Per questo è di primaria importanza che gli Stati si dotino di ordinamenti efficienti e trasparenti, perché non deve esistere libertà senza giustizia”.

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Le foto del New York Times sui bimbi che muoiono di fame

Posted by fidest press agency su sabato, 3 novembre 2018

La foto sulla prima pagina del quotidiano The New York Times di sabato 27 ottobre è esplicita. Lo sguardo assente, quasi rassegnato di una bimba scheletrica distesa su un letto d’ospedale. La testa di dimensioni smisurate rispetto al corpo rachitico da dove emergono le vertebre. Amal Hussain, 7 anni, è, secondo la ONG “Save the Children”, uno dei 5 milioni di bambini yemeniti vittime della fame provocata dalla guerra che, dal 2015, è combattuta dai ribelli Houthi sostenuti dall’Iran e la colazione a sua volta sostenuta dall’Arabia Saudita.
Difficile da accettare, questa immagine fa parte di un reportage attraverso alcuni ospedali dello Yemen del Nord, dove i click del fotografo entrano negli occhi del lettore per documentare la crisi umanitaria che sta colpendo il Paese.
Sul sito del quotidiano di New York, le foto, oltre quella della piccola Amal, si susseguono una dopo l’altra. Dopo alcuni problemi tecnici sul sito social per eccellenza, Facebook, queste immagini stanno dilagando in Rete. Anche i commenti allo stesso articolo sono lo specchio di reazioni che ci fanno venire spontanea una domanda e una riflessione – diciamo – sdegnata: ma cosa si aspettavano da una guerra tutti coloro che si stupiscono? Sono secoli che queste cose si sanno. Certo le immagini rendono meglio quello che si legge tutti i giorni sui media e, magari, spesso si vede anche nella strada accanto alla nostra. Quello che più preoccupa, al di là dei singoli esseri umani responsabili di queste situazioni (ognuno si gestisca le proprie fiamme o vergini del paradiso che siano) sono le istituzioni che ne sono coinvolte. Due Paesi sovrani, Iran e Arabia Saudita che – finanziando le fazioni in lotta, fazioni che altrimenti non avrebbero neanche gli occhi per piangere, altroché bombe e proiettili – sono responsabili di quello che vediamo in queste immagini del quotidiano di New York, consapevoli che si tratta solo della punta di un iceberg. A noi, istituzioni iraniane e saudite fanno schifo, così come fanno schifo tutte le altre istituzioni che hanno anche un briciolo di responsabilità in situazioni come quella yemenita (incluse le istituzioni
italiane che non fanno nulla per impedire la vendita di armi a Paesi e fazioni belligeranti).
Questi bimbi servono solo a ricordarcelo e, auspichiamo, ad agire di conseguenza a partire dal nostro quotidiano. (Vincenzo Donvito, presidente Aduc)

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Un nuovo rapporto lancia l’allarme sui livelli crescenti di fame acuta nel mondo

Posted by fidest press agency su domenica, 25 marzo 2018

Circa 124 milioni di persone in 51 paesi sono stati colpite da una grave insicurezza alimentare nel 2017 – 11 milioni in più rispetto all’anno precedente. Questo quanto riportato dalla nuova edizione del Rapporto Globale sulle Crisi Alimentari. Il rapporto definisce “insicurezza alimentare acuta” un livello di fame tanto severo da rappresentare una minaccia diretta alla vita o ai mezzi di sostentamento delle persone.Il peggioramento della situazione è ascrivibile in larga misura allo scoppio o all’acuirsi di conflitti e instabilità in paesi come il Myanmar, la Nigeria nord-orientale, la Repubblica Democratica del Congo, il Sud Sudan e lo Yemen. Condizioni prolungate di siccità hanno invece causato il susseguirsi di scarsi raccolti in paesi già colpiti da alti livelli di insicurezza alimentare e malnutrizione in Africa orientale e meridionale.
Il rapporto sottolinea come le crisi alimentari siano sempre più determinate da cause complesse e che spesso agiscono in contemporanea, quali conflitti, shock climatici estremi, prezzi alti degli alimenti di base.La situazione descritta dal rapporto mette in luce la necessità urgente di azioni che sappiano al tempo stesso salvare vite, salvare i mezzi di sostentamento e affrontare alla radice le cause delle crisi, hanno affermato i partner.Le situazioni di conflitto rimangono il fattore principale alla base della grave insicurezza alimentare in 18 paesi – 15 dei quali in Africa e Medio Oriente. Sono i conflitti la causa principale della maggior parte dei casi di insicurezza alimentare acuta nel mondo, rappresentando il 60 per cento del totale, 74 milioni di persone.I disastri climatici – soprattutto la siccità – hanno provocato crisi alimentari in 23 paesi, due terzi dei quali in Africa, gettando nell’insicurezza alimentare grave 39 milioni di persone.Intere comunità e un numero maggiore di donne e bambini hanno bisogno di supporto nutrizionale rispetto all’anno scorso;servono soluzioni durature se vogliamo invertire questo trend.
Secondo il rapporto, nel 2018 i conflitti continueranno a causare crisi alimentari in paesi come l’Afghanistan, la Repubblica Centrafricana, la Repubblica Democratica del Congo, il Nord Est della Nigeria, la regione del Lago Chad, il Sud Sudan, la Siria, lo Yemen oltre alla Libia e il Sahel centrale (Mali e Niger).
Uguali sono le previsioni per l’impatto di condizioni climatiche particolarmente secche sui raccolti e sulla produzione animale, che inaspriranno l’insicurezza alimentare in zone pastorali della Somalia, dell’Etiopia sud-orientale, del Kenya orientale, in Africa Occidentale e nel Sahel, inclusi Senegal, Chad, Niger, Mali, Mauritania e Burkina Faso.
Il Rapporto Globale sulle Crisi Alimentari riunisce dati e analisi regionali e nazionali da fonti multiple in un unico documento che fornisce un’immagine chiara e approfondita delle crisi alimentari e dell’insicurezza alimentare acuta nei paesi colpiti.
Si prevede che il Global Network contro le Crisi Alimentari lanciato dall’Unione Europea, dalla FAO e dal WFP al Summit Umanitario Mondiale nel 2016 diventerà sempre più il motore alla base del nesso tra azioni umanitarie, sviluppo e pace, promuovendo un maggiore coordinamento tra le agenzie umanitarie e per lo sviluppo.

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Rapporto ONU: di nuovo in aumento la fame nel mondo

Posted by fidest press agency su martedì, 19 settembre 2017

Onu palaceDopo una costante diminuzione da oltre un decennio, la fame nel mondo è di nuovo in aumento, colpendo nel 2016 circa 815 milioni di persone, vale a dire l’11% della popolazione mondiale, afferma la nuova edizione del rapporto annuale delle Nazioni Unite sulla sicurezza alimentare e la nutrizione nel mondo pubblicato oggi. Inoltre molteplici forme di malnutrizione minacciano la salute di milioni di persone in tutto il mondo. L’aumento – 38 milioni di persone in più rispetto all’anno scorso – è dovuto in gran parte alla proliferazione di conflitti violenti e agli shock legati al clima, secondo The State of Food Security and Nutrition in the World 2017 (Lo Stato della sicurezza alimentare e della nutrizione nel mondo).Circa 155 milioni di bambini di età inferiore ai cinque anni sono sotto sviluppati (troppo bassi per la loro età), mentre 52 milioni soffrono di deperimento cronico, che significa che il loro peso non è adeguato rispetto alla loro altezza. Circa 41 milioni di bambini sono invece in sovrappeso. Preoccupano inoltre, secondo il rapporto, l’anemia delle donne e l’obesità degli adulti. Queste tendenze sono una conseguenza non solo dei conflitti e del cambiamento climatico, ma anche dei grandi mutamenti nelle abitudini alimentari e dei rallentamenti economici.Il rapporto è la prima valutazione globale dell’ONU sulla sicurezza alimentare e sulla nutrizione rilasciata dopo l’adozione dell’Agenda per lo sviluppo sostenibile 2030, che mira a porre fine alla fame e a tutte le forme di malnutrizione entro il 2030 come priorità politica a livello internazionale.
Esso identifica i conflitti – sempre più aggravati dal cambiamento climatico – come uno dei fattori chiave dietro il riacutizzarsi della fame e di molte forme di malnutrizione.”Nel corso degli ultimi dieci anni i conflitti sono aumentati drasticamente e sono diventati più complessi e di difficile risoluzione”, hanno dichiarato nella loro prefazione comune al rapporto i responsabili delle agenzie ONU che lo hanno curato (l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura (FAO), il Fondo Internazionale per lo Sviluppo Agricolo (IFAD), il Fondo delle Nazioni Unite per l’Infanzia (UNICEF), il Programma Alimentare Mondiale (WFP) e ’l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS). E hanno fatto notare come alcune delle più alte percentuali di bambini che soffrono la fame e la malnutrizione sono concentrate in zone di conflitto.”Questo è un campanello d’allarme che non possiamo permetterci di ignorare: non porremo fine alla fame e a tutte le forme di malnutrizione entro il 2030 se non affrontiamo tutti i fattori che minano la sicurezza alimentare e la nutrizione”, hanno affermato. “A tal fine assicurare società pacifiche e inclusive è una condizione necessaria”.Agli inizi del 2017, per diversi mesi, la carestia ha colpito alcune parti del Sud Sudan e c’è il rischio concreto che possa riapparire nel paese e in altre zone colpite da conflitti, soprattutto nel nordest della Nigeria, in Somalia e nello Yemen, hanno fatto notare.Anche regioni più pacifiche, ma colpite da siccità o da inondazioni legate in parte al fenomeno meteorologico di El Niño, così come dal rallentamento economico globale, hanno visto deteriorarsi la sicurezza alimentare e la nutrizione.

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Sud Sudan: si attenua la carestia, ma la situazione rimane disperata per il diffondersi della fame

Posted by fidest press agency su domenica, 25 giugno 2017

Fao-RomaSecondo nuove analisi pubblicate oggi, a seguito del significativo incremento della risposta umanitaria la carestia in Sud Sudan appare attenuata. Tuttavia, la situazione è tuttora disperata in tutto il paese poiché il numero di persone che ogni giorno cercano di trovare cibo sufficiente ha raggiunto i 6 milioni – dai 4,9 milioni di febbraio – ed è il più alto livello di insicurezza alimentare che si sia mai registrato in Sud Sudan.
Secondo l’aggiornamento della Integrated Food Security Phase Classification (IPC) (Quadro integrato di classificazione della sicurezza alimentare, N.d.T.) la nuova valutazione congiunta del governo, della FAO, dell’UNICEF, del WFP e di altri partner umanitari, la definizione tecnica approvata di carestia non si applica più nelle contee di Leer e Mayandit dell’ex Unity State, dove era stata dichiarata a febbraio. In altre due contee ritenute ad alto rischio nel mese di febbraio – Koch e Panyijiar – l’immediata e capillare assistenza umanitaria ha svolto un ruolo significativo nel prevenire un ulteriore deterioramento della carestia.Tuttavia, circa 45.000 persone (25.000 nell’ex Unity State e 20.000 nell’ex Jonglei State) stanno ancora sperimentando condizioni catastrofiche per il grande numero di sfollati provocato dai conflitti e dallo scarso raccolto dello scorso anno. Queste popolazioni sono ora di fronte alla prospettiva della fame a meno che non arrivi una robusta assistenza umanitaria.Un deterioramento della situazione si registra in tutto il paese. Il numero di persone che affrontano livelli di fame di emergenza – un gradino in meno rispetto alla carestia sulla scala IPC – è di 1,7 milioni, 1 milione in più rispetto al mese di febbraio.
Le tre agenzie ONU hanno messo in guardia che i passi avanti fatti nelle peggiori situazioni di fame non devono andare perduti. La capacità della popolazione di nutrirsi è stata fortemente erosa e il sostegno salva vita e d’emergenza per la salvaguardia del cibo e dei mezzi di sussistenza deve continuare a prevenire una ricaduta nella carestia.
L’aumento dell’insicurezza alimentare è stato determinato dal conflitto armato, dai raccolti inferiori alla media e dall’aumento dei prezzi alimentari, oltre che dagli effetti dell’annuale stagione magra.Nel sud-ovest del paese, fino a poco tempo fa il granaio del paese, ci sono livelli di fame senza precedenti, causati in gran parte dal conflitto. Le comunità agricole sono state costrette a varcare i confini e cercare un aiuto alla propria sopravvivenza nei paesi limitrofi, lasciandosi alle spalle campi non custoditi che ha portato gli analisti a prevedere un elevato disavanzo nazionale di cereali per il 2018.Sulla riva occidentale del fiume Nilo, nell’angolo nord-est del paese, la fame si è moltiplicata dopo che il rinnovato conflitto ha provocato grandi spostamenti di popolazione e l’interruzione dei mezzi di sussistenza, dei mercati e dell’assistenza umanitaria.
Dall’inizio dell’anno il WFP ha raggiunto in Sud Sudan 3,4 milioni di persone. Questo comprende assistenza alimentare e nutrizionale di emergenza a 2,6 milioni di persone dislocate o colpite dal conflitto e a 800.000 persone attraverso le operazioni di recupero, per aiutare le comunità a rafforzare la propria capacità di risposta agli shock, oltre che con il continuo sostegno ai rifugiati.Finora quest’anno, l’UNICEF, insieme ai suoi partner, ha curato più di 76.000 bambini con grave malnutrizione acuta (SAM). I bambini con SAM hanno nove volte più probabilità di morire di quelli ben nutriti. Il Fondo dei bambini delle Nazioni Unite ha come obiettivo per l’anno di raggiungere 700.000 bambini malnutriti in tutto il paese. Nell’ambito del suo approccio multisettoriale per affrontare la questione, l’UNICEF ha inoltre fornito a 500.000 persone acqua potabile e ad altre 200.000 ha dato accesso a strutture sanitarie.L’UNICEF, il WFP e i loro partner hanno anche aumentato le missioni di Risposta Rapida, che utilizzano elicotteri e lanci aerei per raggiungere le comunità rimaste isolate. Da febbraio sono state completate 25 missioni nello Unity State, nell’Upper Nile e nello stato di Jonglei, raggiungendo oltre 40.000 bambini.La FAO ha fornito a oltre 2.8 milioni di persone, tra cui 200.000 nelle aree affette da carestia, kit per la pesca e sementi per coltivare verdure e altre produzioni, oltre a vaccinare più di 6 milioni di capi di bestiame per salvare vite umane attraverso i mezzi di sussistenza.La carestia può essere ufficialmente dichiarata solo quando sono soddisfatte condizioni molto specifiche: almeno il 20% delle famiglie di una zona soffrono di carenza di cibo estrema con una capacità limitata di farvi fronte; i tassi di malnutrizione acuta devono superare il 30%; e il tasso di mortalità giornaliera deve superare la media di due adulti per ogni 10.000 persone. (SOURCE Food and Agriculture Organization delle Nazioni Unite (FAO)

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Bacino del Lago Ciad: una crisi radicata nella fame, nella povertà e nella mancanza di sviluppo rurale

Posted by fidest press agency su venerdì, 14 aprile 2017

Fao-RomaRoma. La crisi che sta colpendo le popolazioni già tormentate dal conflitto nella regione del bacino del Lago Ciad è dovuta a decenni di abbandono, mancanza di sviluppo rurale e all’impatto dei cambiamenti climatici. Affrontare questi problemi includendo investimenti in agricoltura sostenibile è l’unico modo per garantire una soluzione duratura, ha affermato oggi il Direttore Generale della FAO José Graziano da Silva.
Circa 7 milioni di persone sono a rischio di una grave insicurezza alimentare nel bacino del Lago Ciad, che include parti del Camerun, del Ciad, del Niger e in nord-est della Nigeria. Solo in quest’ultima, circa 50.000 persone sono colpite della carestia.
Mentre scontri e violenze hanno causato notevoli sofferenze, l’impatto del degrado ambientale e dei cambiamenti climatici – ad esempio attraverso siccità consecutive – stanno esacerbando la situazione, ha affermato il Direttore Generale.Dal 1963, ha ricordato, il Lago Ciad ha perso circa il 90 per cento della sua massa d’acqua, con conseguenze devastanti per la sicurezza alimentare e per i mezzi di sussistenza delle popolazioni che dipendono dalla pesca o dalle attività agricole che utilizzano l’acqua del lago per l’irrigazione. Mentre il lago è andato restringendosi, la popolazione della regione ha continuato ad aumentare, comprendendo anche milioni di sfollati dalle aree maggiormente colpite dal conflitto.
La FAO, assieme ai suoi partner e ad altre agenzie ONU, lancia un appello perché la comunità internazionale intervenga con urgenza – combinare aiuti alimentari per l’immediato e sostegno alla produzione di cibo sul lungo periodo è l’unico modo per incidere sulla situazione, vista la sua gravità.Graziano da Silva ha reiterato il messaggio lanciato durante la sua visita a Maduguri, nel nord-est della Nigeria, la settimana scorsa: se i contadini perderanno la prossima stagione di semina tra maggio e giungo, non ci saranno altri raccolti sostanziali fino al 2018. Se non faremo ripartire la produzione agricola, la sicurezza alimentare già grave e diffusa peggiorerà ulteriormente e la dipendenza da aiuti alimentari esterni si estenderà ancora.Durante la sua visita nella regione e nella capitale del Ciad N’Djamena, Graziano da Silva ha presentato il Piano strategico di Risposta alla crisi nel bacino del Lago Ciad (2017-19).
Le attività principali comprendono: la distribuzione di sementi e di mangimi animali, il trasferimento di denaro e la fornitura di cure veterinarie. Questo garantirà ai contadini sfollati, e a quanti hanno fatto ritorno, un raccolto sufficiente a rifornire le proprie scorte di cibo e permetterà agli allevatori vulnerabili di prevenire ulteriori perdite di bestiame.C’è tuttavia un profondo gap tra quanto è necessario per affrontare la prossima stagione di semina e quanto la comunità internazionale ha già donato. Dei 62 milioni di dollari richiesti dal Piano di Riposta umanitaria per la Nigeria 2017, la FAO ha ricevuto solamente 12,5 milioni.Il Direttore Generale della FAO ha sottolineato che la situazione del Lago Ciad riflette, in molti aspetti, le minacce affrontate da diversi paesi africani, dove tensioni etniche o religiose alimentate dalla povertà rurale e dalla disoccupazione – soprattutto giovanile – potrebbero sfociale in crisi aperte.Per affrontare queste situazioni è pertanto fondamentale promuovere e sostenere pratiche agricole sostenibili e di lungo termine, che possano permettere alle popolazioni rurali di adattarsi ai cambiamenti climatici e alla crescente scarsità di risorse naturali, come acqua e foreste.Per fare questo servono maggiori investimenti in agricoltura, ha sottolineato Graziano da Silva, citando ad esempio l’Etiopia, dove il sostegno fornito dal governo ha permesso di alleviare l’impatto della siccità collegata a El Niño.
Nel bacino del Lago Ciad, la FAO sta aiutando contadini e sfollati a produrre cibo e a vendere i propri surplus ai mercati, anche attraverso la distribuzione di voucher in denaro per stimolare la domanda di prodotti agricoli.Assieme ai suoi partner, la FAO sta inoltre esplorando la possibilità di introdurre tecniche di irrigazione che permettano di risparmiare acqua, e collabora alla formazione dei contadini nell’utilizzo di tali tecniche.SOURCE Food and Agriculture Organization delle Nazioni Unite (FAO)

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Il WFP rafforza l’assistenza e la comunità umanitaria riduce la fame nel nord est della Nigeria

Posted by fidest press agency su domenica, 29 gennaio 2017

FCO 312 - Nigeria Travel Advice Ed2 [WEB]DAMATURU/ABUJA – La Direttrice Esecutiva dell’agenzia dell’ONU World Food Programme (WFP), Ertharin Cousin, accoglie con soddisfazione i progressi fatti dalla comunità umanitaria e dal governo della Nigeria nella lotta alla fame nel nord est del paese. Insieme, ha detto la Cousin, stanno raggiungendo un crescente numero di persone colpite da anni di conflitto.Le persone che vivono nelle aree recentemente liberate soffrono di fame estrema e malnutrizione. I bambini, in particolare, sono colpiti da malnutrizione acuta grave. Lo scorso dicembre, il WFP e i suoi partner hanno potuto raggiungere, attraverso una risposta combinata di interventi rapidi terra-aria, piú di un milione di persone bisognose, soprattutto in queste zone ad alto rischio. Inoltre, mentre alcune aree rimangono inaccessibili, le organizzazioni stanno lavorando insieme per poter raggiungere fino a 1,8 milioni di donne, uomini e bambini vulnerabili nel primo trimestre del 2017.“In pochi mesi, sono stati fatti dei progressi straordinari”, ha detto Cousin. “Bambini che lo scorso novembre riuscivano a malapena a reggersi in piedi ora sono in fase di recupero. Continueranno ad avere bisogno della nostra assistenza nei mesi a venire. Il lavoro della comunità internazionale in Nigeria non è ancora finito”.Queste parole seguono la visita della Cousin al campo di Pompamari per sfollati a Damaturu, dove hanno trovato rifugio quanti provengono dagli stati di Yobe e Borno. Le 2.000 persone nel campo sono fuggite dalle loro terre e hanno perso le loro case; qualcuno si trova nel campo da piú di due anni.A Pompomari, il WFP fornisce assistenza in contanti attraverso crediti elettronici su telefoni cellulari. Questo tipo di assistenza aiuta anche a stimolare i mercati locali. Per prevenire e curare la malnutrizione infantile, i bambini sotto i cinque anni ricevono integratori altamente nutritivi a base di arachidi, mentre le donne incinte e che allattano ricevono supporto nutrizionale.Insieme alla preoccupazione per la continuità dei finanziamenti, la Cousin ha espresso cautela: “Il mondo non dovrebbe aspettare che i bambini muoiano prima di agire”, ha messo in guardia Cousin, che ha fatto appello alla comunità internazionale per non privilegiare un bambino affamato a discapito di un altro.
Il WFP è la più grande agenzia umanitaria che combatte la fame nel mondo fornendo assistenza alimentare in situazioni di emergenza e lavorando con le comunità per migliorare la nutrizione e costruire la resilienza. Ogni anno, il WFP assiste una media di 80 milioni di persone in circa 80 paesi.

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Fame zero è possibile?

Posted by fidest press agency su sabato, 23 gennaio 2016

Onu palaceCi sono 795 milioni di persone che soffrono la fame eppure nel nostro pianeta c’è abbastanza cibo per tutti. L’obiettivo delle Nazioni Unite di un mondo a “fame Zero” è realizzabile? Prova a dimostrarlo il Programma Alimentare Mondiale (WFP), l’agenzia delle Nazioni Unite che si occupa di assistenza alimentare, in un laboratorio per le classi elementari che organizza nell’ambito del 7° Carnevale Internazionale dei ragazzi che si apre a Venezia il 30 gennaio, targato La Biennale. Una valigia con tanti giochi, la classe divisa in squadre e il mondo del cibo raccontato da fiabe e favole sono gli ingredienti del laboratorio. Si tratta di una sfida tra diversi gruppi “Food Force” che dovranno identificare da dove proviene una determinata ricetta, quale è il mix giusto di alimenti da portare nelle situazioni di emergenza umanitaria, come riparare una strada danneggiata dai bombardamenti o da un terremoto. Ciascuno interpreta un ruolo all’interno della squadra Food Force, come avviene nella realtà del lavoro del WFP. Ci sono il nutrizionista, l’esperto di logistica, il portavoce della squadra e, ovviamente, il capo missione. Nel corso del laboratorio, delle voci narranti ci porteranno nel mondo fiabesco e universale del cibo come simbolo di vita ma anche di lotta per la sopravvivenza. Ce lo ricordano la mela stregata di Biancaneve, la carrozza di Cenerentola che si trasforma in zucca, la casetta di marzapane delle strega di Hansel e Gretel, le molliche di pane di Pollicino e il lupo che mangia la nonna di Biancaneve. Sono storie di cibo e di paura. Ma, purtroppo, molti dei peggiori incubi legati al cibo non appartengono al mondo fiabesco ma sono generati dalla realtà, frutto della povertà, di un habitat degradato o della guerra. Come ci ricordano i volti smagriti e senza speranza degli abitanti delle decine di città, piccole e grandi, sotto assedio in Siria e dove il cibo manca. Alla generazione “Fame Zero” che affollerà i padiglioni della Biennale per un festoso carnevale, chiediamo di non dimenticare questi volti. Il WFP è la più grande agenzia umanitaria che combatte la fame nel mondo fornendo assistenza alimentare in situazioni di emergenza e lavorando con le comunità per migliorare la nutrizione e costruire la resilienza. Ogni anno, il WFP assiste una media di 80 milioni di persone in circa 80 paesi.

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Sviluppo agricolo e lotta alla fame

Posted by fidest press agency su venerdì, 13 novembre 2015

Roma. Il 26 novembre 2015 si svolgerà nella sede dell’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum e dell’Università Europea di Roma il convegno internazionale “Sviluppo agricolo e lotta alla fame. L´appello dell’Enciclica Laudato si’ di Papa Francesco”. L’incontro è promosso dalla Missione permanente della Santa Sede presso FAO, IFAD e PAM insieme all’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum e all’Università Europea di Roma e con la collaborazione della Cattedra UNESCO di Bioetica e Diritti Umani. L’obiettivo è quello di far conoscere ed approfondire il pensiero della recente Enciclica Laudato si’ di Papa Francesco e il suo appello a una conversione ecologica integrale per una cura premurosa dell´ambiente naturale e sociale in cui noi viviamo.“Sono veramente felice di questa iniziativa – ha spiegato Padre Jesus Villagrasa LC, Rettore dell’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum – per due motivi: primo, perché il convegno nella prima parte della giornata tocca la principale preoccupazione che mi sembra fosse a cuore al Papa quando ha scritto l’Enciclica. Lui stesso, nella recente intervista a ‘Paris Match’, ha dichiarato di aver iniziato l’Enciclica Laudato si’ con le parole del Cantico delle creature, perché ha cercato di mostrare quali legami profondi esistano tra l’impegno per sradicare la povertà e la cura del creato. Secondo, perché nella sessione pomeridiana ci saranno docenti dell’Ateneo ad approfondire la ricchezza dottrinale dell’Enciclica”.Il Rettore dell’Università Europea di Roma, Padre Luca Gallizia LC, ha dichiarato: “Il tema del convegno è di particolare importanza per il momento culturale che stiamo vivendo e anche per la missione di una università. Papa Francesco ha approfondito, nella lettera Enciclica Laudato si’, il paradigma tecnocratico che domina la nostra cultura post-moderna. Pur riconoscendo il valore della ricerca scientifica e i benefici che le scoperte tecniche, specialmente negli ultimi due secoli, hanno apportato alla soluzione di numerosi e nodali problemi dell’umanità, il Santo Padre sottolinea il rischio che questo enorme potere si rivolti contro l’uomo, se non è accompagnato da uno sviluppo dell’essere umano per quanto riguarda la responsabilità, i valori e la coscienza”.Ciò che accade nella nostra “casa comune” é quanto mai allarmante. Ci troviamo di fronte a una crisi ambientale senza precedenti. Il grido delle persone che soffrono la fame nel mondo é oggi, più che mai, un imperativo etico e politico. E’ importante che la nuova generazione trovi la sua vocazione in una vera e propria cittadinanza ecologica. Allo stesso tempo va auspicata una cooperazione internazionale più efficace per venire incontro alle persone più povere e in grave difficoltà.La Laudato si’è un documento che si integra nel fecondo fiume del patrimonio della dottrina sociale della Chiesa. Ciò nonostante sono molte le sfide scientifiche, tecnologiche, filosofiche, teologiche e sociali che conviene ancora affrontare, nell’ottica di un umanesimo integrale e solidale, affinché i cattolici, ma non solo, possano portare avanti una pastorale sociale più incisiva, aperta a tutti e con la partecipazione di tutti. Un lavoro di ponte e fermento nella società che dobbiamo assumere per offrire un contributo responsabile ed efficace. Impegno che nasce da una mente e un cuore solidale, incentrato nella via eccellente dell’amore e della carità verso l’altro, particolarmente nei confronti dei più vulnerabili della nostra società. La Missione permanente della Santa Sede presso la FAO, IFAD e PAM é impegnata nel dialogo creativo e propositivo nella comunità internazionale. Una prova è, appunto, il suo apporto nell’organizzazione di questo convegno universitario che intende offrire informazione e ispirazione alle persone di buona volontà che lavorano per il bene comune. A questo riguardo è importante non dimenticare che la cura della casa comune é un compito di tutti. L’ambiente é patrimonio dell’intera umanità. Per lottare contro la fame, il primo che deve essere sconfitto é l’egoismo, l’individualismo atroce che ci chiude in noi stessi, che genera ermetismo e ci allontana dagli altri, che frantuma la fraternità e la trasforma in rivalità.Sulla tematica dell’incontro, il Prof. Alberto García, direttore della Cattedra UNESCO di Bioetica e Diritti Umani, ha affermato: “Il nostro mondo globalizzato ha bisogno di uomini e donne con competenza e virtù atti ad assumere l´impegno della cura del nostro focolare comune; persone creative capaci di trovare le convergenze nelle idee, dei talenti e delle risorse che puntano al bene comune. Con dedizione, ottimismo e mutuo rispetto per l’altro. Ora è il tempo della trascendenza: uscire da noi stessi, cercare l’Altro e gli Altri. Oggi è il tempo di assumere un impegno solidale in favore degli altri, non di nostalgie e sterili lamentele”.

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“Lotta alla fame e conversione ecologica”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 28 ottobre 2015

ROMA Giovedì 29 ottobre 2015 (ore 11:00, Aula Álvaro del Portillo – Piazza di Sant’Apollinare, 49), in collaborazione con la Missione permanente della Santa Sede presso la FAO, il PAM e l’IFAD, la università santa croce organizza l’incontro “Lotta alla fame e conversione ecologica. L’appello dell’enciclica Laudato Si’ per un’agricoltura sostenibile”. La giornata vuole essere un momento di riflessione e di confronto sul problema della lotta alla fame, alla luce della Laudato Si’ di Papa Francesco. Per l’occasione si confronteranno esponenti di istituzioni internazionali, rappresentanti della Santa Sede, diplomatici e professori. Tra i partecipanti, la dott.ssa Erthain Cousin, direttrice esecutiva del PAM, Mons. Giovanni Pietro Dal Toso, Segretario del Pontificio Consiglio Cor Unum, l’ambasciatore Pierfrancesco Sacco, rappresentante permanente d’Italia presso la FAO, il PAM e l’IFAD, il prof. Arturo Bellocq, professore di dottrina sociale della Chiesa alla Santa Croce.Concluderà l’incontro Mons. Fernando Chica Arellano, Osservatore permanente della Santa Sede presso la FAO, il PAM e l’IFAD.

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Etiopia: oltre 4,6 milioni di bambini rischiano la fame per una carestia senza precedenti

Posted by fidest press agency su sabato, 24 ottobre 2015

etiopiaQuasi 5 milioni di bambini rischiano di soffrire la fame a causa del peggioramento della crisi alimentare in Etiopia, carestia dovuta a una forte siccità che ha colpito zone del paese normalmente verdi e fertili. Un disastro senza precedenti nella storia recente.Secondo Save the Children, l’Organizzazione internazionale che dal 1919 lotta per salvare i bambini e tutelarne i diritti, 350 mila bambini sono già gravemente malnutriti e rischiano, se non curati, di avere, ritardi mentali e fisici o addirittura morire.La siccità di quest’anno, causata da una forma particolarmente violenta del fenomeno El Nino, ha colpito direttamente più di 8,2 milioni di etiopi in un’area geografica molto vasta, paragonabile all’Italia, creando insicurezza alimentare o dipendenza per l’approvvigionamento dal Governo o dalle associazioni umanitarie internazionali. Inoltre, i miglioramenti significativi ottenuti negli ultimi anni in merito alla sicurezza alimentare, all’educazione e alla sanità rischiano di essere completamente vanificati a causa di questo evento climatico estremo.
“L’assenza delle piogge all’inizio dell’anno, così come quelle estive, ha avuto un impatto devastante sui raccolti in Etiopia: intere famiglie hanno perso il proprio reddito e le proprie scorte di cibo, e la vita di milioni di persone, in particolare quelle dei bambini, è in bilico”, ha dichiarato John Graham, Direttore per l’Etiopia di Save the Children. Il governo Etiope ha stanziato una somma senza precedenti pari a 192 milioni di dollari come parte di un’enorme mobilitazione nazionale per combattere la crisi e ridurre gli effetti della siccità. Tuttavia, c’è bisogno di un maggiore sostegno da parte dei donatori e un maggiore sforzo da parte della comunità internazionale per impedire il peggioramento della situazione. “Stiamo fronteggiamo gli effetti di un raccolto scarso in tutto il paese, e il prossimo, molto scarso, è atteso non prima del giugno 2016”, aggiunge Graham. “Il Governo dell’Etiopia sta facendo quello che può per fronteggiare la situazione, riallocando risorse economiche dalla costruzione di strade e da altri progetti. Ma i donatori internazionali devono fornire maggiore aiuti ora, per portare sostegno alla popolazione e soprattutto ai bambini prima che sia troppo tardi”. Save the Children è presente in oltre il 70% dei distretti più colpiti. Fornisce cibo, acqua, medicine e sostegno di base alle famiglie che hanno perso il reddito. L’Organizzazione sta inoltre formando operatori sanitari in loco per trattare i casi di malnutrizione e per aiutare le famiglie che hanno perso averi e bestiame attraverso programmi cash-for-work.

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Lazio: Consiglio Regionale del SAPPE

Posted by fidest press agency su mercoledì, 2 Mag 2012

Rieti mercoledì 2 maggio prossimo, nello splendido scenario dell’Oasi Francescana S. Antonio al Monte di Rieti, si terrà il Consiglio Regionale del Lazio del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria SAPPE, il primo e più rappresentativo di Categoria. Il Consiglio Regionale sarà presieduto dal Segretario Generale Donato CAPECE, congiuntamente ai componenti la Segreteria Generale del Sindacato, e vi parteciperanno, oltre al Segretario nazionale SAPPE per il Lazio Maurizio SOMMA, i rappresentanti ed i delegati delle 14 carceri della Regione e degli Uffici ministeriali e dipartimentali. Il Lazio spiega Somma è la Regione d’Italia nella quale sono stabilmente e complessivamente quasi 7mila le persone detenute mentre la capienza regolamentare nei 14 penitenziari regionali è di circa 4.800 posti letto. Drammatiche le carenze di organico nella Polizia Penitenziaria, tali da aver determinato da diversi mesi la proclamazione dello stato di agitazione della Categoria: mancano più di 1.000 Baschi Azzurri ! Questo costante e pesante sovraffollamento fa fare ogni giorno alle donne e agli uomini della Polizia Penitenziaria i salti mortali per garantire la sicurezza e poco o nulla ha inciso la legge sulla detenzione domiciliare su questo sovraffollamento costante. La presenza ai lavori del Consiglio del massimo rappresentante del Sindacato, il segretario generale Capece, con i componenti la segreteria generale, dimostra concretamente l’attenzione che la Segreteria Generale del SAPPE ha per il Lazio.
Nel Lazio aggiunge il segretario generale aggiunto Giovanni Battista DE BLASIS ogni giorno si fa sentire concretamente l’emergenza sovraffollamento, con i disagi che questa comporta. Nel 2011, nelle sovraffollate carceri laziali, i detenuti hanno compiuto 358 atti di autolesionismo e 82 tentativi di suicidio 4 a Cassino, 6 a Civitavecchia, 2 a Latina, 1 a Paliano, 1 a Rieti, 38 nelle varie strutture di Rebibbia, 9 a Roma Regina Coeli, 7 a Velletri e 14 a Viterbo. 212 sono stati i detenuti che hanno posto in essere ferimenti. Le manifestazioni di protesta hanno visto circa 500 detenuti fare nel corso dell’anno lo sciopero della fame, 275 hanno rifiutato il vitto o le terapie mediche, 132 detenuti sono stati coinvolti in proteste violente con danneggiamento o incendio di beni dell’Amministrazione penitenziaria. Capitolo a parte, infine, lo hanno le manifestazioni di protesta collettive sulla situazione di sovraffollamento delle carceri e sulle critiche condizioni intramurarie che si sono tenute nel 2011: 5 le proteste collettive che si sono tenute nei 14 penitenziari del Lazio, proteste che si sono concretizzate in scioperi della fame, rifiuto del vitto dell’Amministrazione e soprattutto nella percussione rumorosa dei cancelli e delle inferriate delle celle (la cosiddetta battitura). E fino ad oggi la drammatica situazione è stata contenuta principalmente grazie al senso di responsabilità , allo spirito di sacrificio ed alla grande professionalità del Corpo di Polizia Penitenziaria, Corpo di Polizia dello Stato che lamenta nel Lazio gravissime carenze di organico quantificate in oltre mille unità . Ma è evidente che bisogna intervenire, e con urgenza, sulle criticità penitenziarie del Lazio.

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“Hunger season” (o stagione della fame)

Posted by fidest press agency su martedì, 3 aprile 2012

La “hunger season” (o stagione della fame) che ogni anno colpisce il Sahel, sembra preannunciarsi particolarmente difficile e alcune regioni rischiano di affrontare gravi crisi alimentari nei prossimi mesi. L’organizzazione medico umanitaria Medici Senza Frontiere (MSF) sta quindi espandendo le proprie attività nutrizionali per affrontare il picco della malnutrizione e contemporaneamente sta sviluppando strategie a lungo termine da integrare nei suoi programmi regolari. Nella fascia del Sahel, in Africa occidentale è stata dichiarata la crisi alimentare. L’UNICEF ha stimato che fino a 15 milioni di persone in sei paesi della regione sono a rischio insicurezza alimentare moderata o acuta. In una regione dove i tassi di malnutrizione acuta globale infantile sono regolarmente attorno alla soglia critica del 10%, qualsiasi fattore che riduca ulteriormente l’accesso al cibo può far scaturire una vera e propria crisi nutrizionale. Sebbene MSF non abbia ancora osservato un aumento significativo dei casi nella maggior parte dei suoi attuali programmi nutrizionali, ha dovuto aprire nuovi programmi per la malnutrizione in Biltine e Yao, in Ciad, dove sono stati riscontrati tassi di malnutrizione acuta rispettivamente del 24% e 20%. Le équipe stanno inoltre monitorando la situazione nutrizionale in altre zone del Ciad, così come in Mali, Niger, Mauritania e Senegal. “E’ troppo presto per conoscere la portata della crisi nutrizionale”, afferma Stéphane Doyon, responsabile della campagna contro la malnutrizione di MSF. “Tradizionalmente, il periodo più difficile è tra maggio e luglio. Tuttavia, sappiamo già che centinaia di migliaia di bambini soffriranno di malnutrizione acuta severa, come succede ogni anno in questa regione”. Nel solo Niger, 330.000 bambini sono stati curati per malnutrizione acuta grave nel 2010, che viene ricordato come un “anno di crisi”. Nel 2011, considerato un anno buono per l’agricoltura, il numero è stato pari a 307.000. Ciò suggerisce che la crisi è ricorrente. “Dobbiamo ripensare cosa costituisce una “crisi” e cosa può essere considerato “normale” in questa regione”, continua Stéphane Doyon. “Più di 300.000 bambini gravemente malnutriti è un numero enorme e parliamo solo del Niger. La risposta all’emergenza umanitaria è necessaria perché permette di salvare vite umane, ma non può essere l’unica opzione”Un allarme preventivo emesso lo scorso autunno dai governi dei sei paesi della regione, ha permesso di sviluppare per quest’anno una risposta ambiziosa che per ora esiste solo sulla carta, ma che non sarà facile mettere in atto. I finanziamenti non sono ancora stati ottenuti e una sfida è rappresentata dall’accesso alle zone più remote della regione. Inoltre, l’insicurezza e la violenza in alcune aree stanno già rendendo difficile la distribuzione degli aiuti. Le popolazioni hanno inoltre livelli molto diversi di accesso ai servizi sanitari da un paese all’altro e anche all’interno dello stesso paese. Ciò significa che gli attori coinvolti hanno questioni molto complesse da affrontare. Molte delle organizzazioni umanitarie che operano nella regione concordano sul fatto che deve iniziare una transizione da misure di urgenza verso misure strutturali che possano risultare utili anche a lungo termine per combattere la malattia. MSF, da parte sua, sta già attuando strategie per combattere le ricorrenti crisi nutrizionali nel Sahel non solo nell’immediato. Per esempio, nel 2012, l’organizzazione amplierà le proprie attività nella regione, in risposta ai bisogni giorno per giorno. I programmi che MSF ha portato avanti per diversi anni soprattutto in Niger, Mali, Ciad e Burkina Faso, sono inoltre stati progettati sia per curare i bambini più a rischio sia per trovare nuovi modi per affrontare le dinamiche alla base della malnutrizione ricorrente. “Nessuno ha la soluzione, ma ora sappiamo che la cura dei bambini attraverso la responsabilizzazione delle madri e la prevenzione attraverso l’utilizzo di prodotti appositi a base di latte, offrono risultati estremamente incoraggianti”, conclude Stéphane Doyon. “Il nostro obiettivo è quello di contribuire a individuare gli approcci più semplici ed economici possibili, in modo che tutti i bambini ne possano beneficiare, come vaccinazioni regolari e accesso alle cure sanitarie, che sono già stati riconosciuti efficaci nel ridurre la mortalità infantile”.
Nel 2011, più di 100.000 bambini gravemente malnutriti sono stati curati nei programmi di MSF nel solo Niger. Più del 90% di loro si sono ripresi. In Niger e Mali, MSF ha fornito anche supplementi nutrizionali a base di latte a più di 35.000 bambini a supporto dei propri programmi standard per l’età pediatrica.
Medici Senza Frontiere è la più grande organizzazione medico-umanitaria indipendente al mondo. Nel 1999 è stata insignita del Premio Nobel per la Pace. Opera in oltre 60 paesi portando assistenza alle vittime di guerre, catastrofi ed epidemie.

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Sciopero della fame e della sete a oltranza

Posted by fidest press agency su sabato, 25 giugno 2011

Danilo Speranza -in sciopero della fame dal 23 maggio u.s. ora ha iniziato anche lo sciopero della sete che aggrava il suo già preoccupante quadro clinico, per il quale rifiuta ogni tipo di terapia farmacologica dal 1° aprile 2010. La protesta, che si aggiunge a quella dell’Onorevole Marco Pannella per l’amnistia e il miglioramento delle condizioni di vita nelle carceri, denuncia l’ingiustizia di una detenzione preventiva senza precedenti. Danilo Speranza è in custodia cautelare da un anno e tre mesi con l’accusa di abuso sessuale. Si è sempre dichiarato innocente e ha ripetutamente chiesto un’indagine clinico-medica sulla propria disfunzionalità erettile, già accertata dai periti di parte e dovuta alle gravi condizioni di salute in cui versa da anni.
L’innocenza di Danilo Speranza è sostenuta inoltre da quanto emerso durante gli accertamenti della polizia scientifica sul DNA, nei quali si riscontra l’assenza totale del suo liquido seminale sugli indumenti consegnati dalle denuncianti; indumenti che, al contrario, presentano tracce di liquido seminale appartenente a due uomini non ancora individuati. Nonostante questo, Danilo Speranza, definito dai media “il guru di San Lorenzo”, è recluso nel carcere di Rebibbia da ormai 464 giorni.
La motivazione assurda con cui il tribunale della libertà ha rigettato la richiesta di riesame è stata che “il DNA si degrada!”. La mancanza di fondamento scientifico di tale pronunciamento la dice lunga sullo stato della nostra giustizia.

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Sciopero della fame nelle carceri

Posted by fidest press agency su martedì, 24 Mag 2011

“Aderisco per la giustizia sostanziale, perché la giustizia formale ha fallito”, ha dichiarato Patrizio Gonnella, presidente di Antigone che in questi giorni festeggia i vent’anni di attività, annunciando ai microfoni di Radio Radicale l’adesione all’iniziativa di Marco Pannella, giunto oggi al 33 esimo giorno di digiuno affinché venga varato un provvedimento di amnistia. “68 mila detenuti ristretti in 44 mila posti letto, condizioni di vita intollerabili per un paese democratico, internamento di massa di persone che non sono socialmente pericolose. Di fronte a tutto ciò è necessario un atto di giustizia sostanziale, per questo è importante lo sciopero della fame di Pannella ed è importante che vi sia adesione da parte dei detenuti e di chi come noi da vent’anni ripropone e sostiene con forza le sue stesse argomentazioni. Insieme potremo forse rompere l’omertà mediatica che ci opprime e quell’indifferenza politica che impedisce non solo di discutere l’amnistia o un progetto più ampio di riforma del codice, ma anche alcune insignificanti mozioni parlamentari. Amnistia è una parola che deve far ricordare a tutti che nelle galere ci sono persone i cui diritti umani sono profondamente violati”, ha spiegato Gonnella. Ed è sempre più ampia la partecipazione all’iniziativa del leader radicale nelle carceri d’Italia, dove sono ormai migliaia i detenuti in sciopero
della fame. In queste ore hanno aderito gli istituti di Brindisi e dell’Ucciardone, mentre si continua a digiunare a Regina Coeli, Rebibbia, Rieti, Fuorni, Poggioreale, Catania Piazza Lanza, Sassari San Sabastiano, Agrigento, Cagliari Buon Cammino, Vercelli, Velletri, Milano Opera e San Vittore, Imperia, Ancona, Prato, Ariano Irpino, Venezia, Alessandria, Lanciano, Lucca, Marassi e Santa Maria Capua Vetere. Oltre cinquecento sono invece le adesioni tra i familiari dei detenuti, che si sono così uniti alla lotta di Marco Pannella e dei loro cari, per porre fine allo stato di illegalità delle carceri italiane.

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