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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 229

Posts Tagged ‘familiari’

Alzheimer: La diagnosi precose è decisiva per l’assistito e i familiari

Posted by fidest press agency su mercoledì, 19 settembre 2018

E’ risaputo che la malattia di Alzheimer non coinvolge solo il singolo ma anche il nucleo famigliare poiché il malato di Alzheimer, specie nelle fasi avanzate, necessita di una continua assistenza. Sono circa 8 famiglie su 10 in Italia che preferiscono sostenere personalmente l’ammalato assumendosi integralmente i costi dei trattamenti e dedicandogli all’incirca 7 ore di assistenza diretta, ossia di pura cura, e 11 ore di sorveglianza ossia di tempo trascorso con il malato. Per alleviare il loro peso la diagnosi precoce è decisiva: l’Irccs Fatebenefratelli di Brescia è un punto di riferimento nazionale in questo campo. «La diagnosi precoce deve avere la finalità di accogliere malato e famigliari nel solco di programmi di cura ed assistenza che consentano loro di sentirsi meno soli di fronte alla malattia – spiega il primario del reparto Alzheimer del Centro San Giovanni Di Dio, Orazio Zanetti -. L’enfasi sull’importanza della diagnosi è fondata anche sulla disponibilità di procedure diagnostiche che oggi sono molto affidabili e sicure. Proprio negli ultimi 10-15 anni sono stati fatti passi da gigante in questa direzione che ci consentono oggi di diagnosticare la malattia di Alzheimer alle prime avvisaglie quando ancora la persona è in possesso delle proprie facoltà, prima che la malattia sia sfociata in una demenza conclamata».Nella maggioranza dei casi, infatti, la diagnosi di questa patologia si fonda su una procedura molto semplice e poco costosa effettuabile nell’ambulatorio dello specialista geriatra, neurologo o più raramente psichiatra. Essa consiste in: 1) raccolta attenta della storia recente dell’ammalato (modalità d’esordio dei sintomi e loro evoluzione); 2) valutazione del livello di autonomia; 3) valutazione di alterazioni della sfera comportamentale (depressione, apatia, perdita di interessi); 4) esame fisico e neurologico; 5) esami del sangue e tomografia assiale computerizzata del capo. Grazie a questa “semplice” procedura è possibile porre una diagnosi corretta nel 90% dei casi. È importante eseguire una tomografia computerizzata (TAC) (oppure una risonanza magnetica cerebrale) che possono aiutare in una migliore definizione diagnostica. Alcuni esami del sangue servono inoltre ad escludere malattie curabili (es. un cattivo funzionamento della tiroide o la carenza di vitamine). Sono fondamentali per una corretta diagnosi le informazioni – fornite abitualmente dai famigliari – su comparsa ed evoluzione dei sintomi. nonché un accurato esame del paziente. «Più precoce è la diagnosi più si alzano le probabilità di guarigione; infatti non tutti i disturbi cognitivi sono il preludio dell’Alzheimer. Una volta comprovata la presenza di malattia, si potrà dare avvio a un trattamento farmacologico con l’intento di rallentare il processo degenerativo di uno, due o tre anni» osserva Zanetti. Nel rimanente 10% delle persone con problemi di memoria, essendo i sintomi molto sfumati, possono essere necessarie indagini diagnostiche più complesse e sofisticate, anch’esse disponibili presso l’IRCCS Fatebenefratelli di Brescia (nel cosidetto Ambulatorio Traslazionale per la Memoria). Queste consistono nell’effettuare indagini radiologiche del cervello (Risonanza ad alta risoluzione) che vengono poi processate al computer per quantificare la presenza di eventuale atrofia, ossia riduzione della massa cerebrale funzionante, oppure nel verificare quanto zucchero il cervello è in grado di consumare (quello normale lo consuma in modo omogeneo). Il prelievo di liquido cerebrospinale (cosiddetta lombare) consente di misurare la quantità di alcune proteine (beta-amiloide oppure tau) coinvolte nella comparsa della malattia di Alzheimer. Da poco tempo è possibile “quantificare” la presenza di beta amiloide nel cervello anche con una semplice PET cerebrale. Nell’arco degli ultimi tre anni, presso l’Ambulatorio Traslazionale per la Memoria dell’ IRCCS Fatebenefratelli, sono stati valutati 556 pazienti. Al termine del percorso diagnostico 131 pazienti (23%) hanno ricevuto la diagnosi di Malattia di Alzheimer e sono stati posti in terapia con i farmaci disponibili (anticolinesterasici e memantina). Inoltre, alla maggior parte dei pazienti (92%) è stata proposta la partecipazione ad almeno un progetto di ricerca per la valutazione dell’efficacia di terapie innovative farmacologiche (es. anticorpi anti beta amiloide) e non farmacologiche (es. stimolazione elettrica).

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Interventi a favore dei familiari che assistono persone disabili

Posted by fidest press agency su lunedì, 30 aprile 2018

Il caregiver (familiare assistente) è una persona che aiuta, in maniera gratuita e quotidiana, un proprio parente di primo grado non autosufficiente fisicamente e/o mentalmente. La gratuità e la disponibilità h/24 è la principale differenza fra un caregiver e la classica figura del/della badante così come comunemente è intesa. Nello svolgimento di questa amorevole attività, il familiare assistente può operare in maniera diretta (lavare, vestire, cucinare, …) o indiretta (adempiere agli obblighi amministrativi) il proprio congiunto, così come adottare tecniche di sorveglianza attiva (intervenire in caso di pericolo per l’assistito o gli altri) o passiva (paziente a letto che ha bisogno di controllo). Nell’ultima legge di Bilancio è stata inserita questa mansione fra i lavori gravosi in modo che questa particolare categoria di persone, a tutti gli effetti lavoratori, possano accedere a un indennizzo di tipo pensionistico.
Negli ultimi anni, infatti, è emersa sempre più l’esigenza di fornire una qualche forma di tutela e assistenza per coloro che assicurano assistenza a congiunti con disabilità o comunque non autosufficienti.Data la grandissima rilevanza sociale, causata anche da una grave carenza nelle strutture e negli strumenti di assistenza messi a disposizioni dal Servizio Sanitario Nazionale e dagli enti locali, non vi è dubbio che il tema sarà al centro dei prossimi lavori parlamentari.Nel corso della scorsa legislatura e in particolare nel 2017, la Commissione Lavoro e Previdenza Sociale del Senato ha faticosamente predisposto un testo unico, partendo dalle varie proposte di legge presentate su questo argomento.Questo testo, fortemente condizionato dalla volontà di non porre oneri aggiuntivi a carico del bilancio statale, si poneva come una sorta di atto di indirizzo alle regioni e alle province autonome, cui era rimessa l’adozione delle misure concrete a favore dei caregiver. Una scelta questa piuttosto discutibile, che avrebbe ulteriormente ampliato quella profonda disomogeneità di trattamento sul territorio nazionale che già esiste in tema di assistenzaQuesta impostazione “al ribasso” aveva fatto si che nel testo unificato le forme di assistenza davvero nuove fossero in realtà assai limitate e mancasse in esso qualsiasi riferimento a forme di tutela previdenziale (ad esempio contributi figurativi, pensionamento anticipato) e lavorativa ( ad esempio rispetto a malattie professionali e infortuni).
Non vi è dubbio che, se si vorrà davvero intervenire in favore dei caregiver familiari il nuovo Parlamento dovrà affrontare la questione in modo molto più coraggioso e con misure di efficacia molto maggiore. In previsione di questa evenienza, la legge di bilancio 2018 ha previsto la costituzione di un fondo per il finanziamento di misure di sostegno del ruolo di cura e di assistenza del “caregiver familiare”, con una dotazione iniziale di 20 milioni di euro per ciascuno degli anni 2018/2019/2020.

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Il dramma dell’Alzheimer

Posted by fidest press agency su martedì, 22 settembre 2015

Campus biomedical TrigoriaAll’inizio è qualche buco nella memoria. Poi quei buchi diventano una voragine e si arriva a deliri e allucinazioni. O con l’uscire di casa all’insaputa di tutti e perdersi nel nulla. E’ il dramma dell’Alzheimer e delle demenze senili in genere, rubricate come emergenza sanitaria numero uno dai ministri della salute europei nell’agenda del semestre a guida italiana.I numeri giustificano più delle parole l’allarme. Nel nostro Paese – dicono i dati dell’Istituto Superiore di sanità – un milione di persone è colpita da qualche forma di demenza che sconvolge l’esistenza di almeno altri 3 milioni di familiari. In tutto 4 milioni di persone, che raddoppieranno nel 2020 per poi triplicare nel 2050, quando con Alzheimer (600mila casi in Italia) e simil patologie dovrà vedersela un italiano su cinque. Colpa soprattutto dell’invecchiamento della popolazione, visto che sopra gli 80 anni la demenza non risparmia due anziani su dieci. Al Policlinico Campus Bio-Medico è possibile valutare estesamente i pazienti, anche grazie a collaborazioni con centri di medicina nucleare e laboratori di neurogenetica. “Oltre ai controlli ambulatoriali periodici, nei quali il paziente viene valutato in tutte le sue problematiche, vengono forniti anche ai familiari consigli ed indicazioni per poter affrontare al meglio la malattia e le conseguenze che essa determina nella vita sociale e di relazione del paziente; inoltre i familiari possono godere di un supporto psicologico personalizzato” – spiega il Prof. Vincenzo Di Lazzaro, Direttore dell’Unità Operativa di Neurologia.“La ricerca – prosegue il Professore – ha fatto importanti passi avanti al fine di effettuare una diagnosi precoce della patologia, grazie soprattutto all’uso di marcatori nel liquido cefalorachidiano, di marcatori genetici, di tecniche avanzate di risonanza magnetica (volumetrica e funzionale) e di esami PET con studio del metabolismo cerebrale e recentemente, in modo innovativo, con l’utilizzo di marcatori specifici per la beta-amiloide, sostanza tossica per i neuroni, che si accumula in maniera patologica nel cervello dei soggetti affetti da malattia di Alzheimer”. Alcune tecniche d’indagine neurofisiologica, innovative e dal costo contenuto, consentono inoltre di studiare la funzione di particolari gruppi di neuroni all’interno del cervello umano in maniera non invasiva, registrando gli effetti prodotti dalla stimolazione magnetica di specifiche aree cerebrali. “Nel nostro istituto è in corso un progetto di ricerca il cui obiettivo primario è riuscire a diagnosticare precocemente e con bassi costi per il Servizio Sanitario Nazionale la malattia di Alzheimer, in modo da rendere più efficaci le terapie di contrasto alla progressione della malattia tuttora in fase di sperimentazione” – continua il Prof. Di Lazzaro. “In questo ambito – spiega il Professore – alcuni protocolli d’indagine consentono di misurare l’attività dei neuroni colinergici, la cui funzione è compromessa in maniera specifica nella malattia di Alzheimer rispetto ad altre forme di demenza. La compromissione della funzione dei circuiti colinergici nelle forme di deterioramento cognitivo di grado lieve può anche predire la progressione verso la malattia di Alzheimer, mentre la valutazione dell’effetto dei farmaci su tale attività colinergica può aiutare ad identificare i pazienti che hanno maggiore probabilità di rispondere al trattamento. La combinazione di tecniche di stimolazione cerebrale non invasive con l’utilizzo di metodiche di registrazione elettrofisiologica consente inoltre l’analisi delle risposte elettroencefalografiche evocate dalla stimolazione cerebrale. Uno strumento efficace per lo studio della connettività cerebrale, considerata primariamente e precocemente coinvolta in questa patologia”.“In sintesi – conclude il Prof. Di Lazzaro – abbiamo oggi a disposizione una serie di strumenti che, opportunamente integrati, possono essere di supporto sia nell’identificazione dei soggetti a rischio di sviluppare la malattia di Alzheimer, sia nella valutazione degli effetti dei farmaci impiegati per il trattamento di questa patologia neurodegenerativa”.

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Roma: politiche sociali

Posted by fidest press agency su giovedì, 1 agosto 2013

“Per me l’assistenza agli anziani è una priorità. Nella mia esperienza di studio e di ‘esperta’ del sociale mi sono occupata in modo particolare di questo tema che considero centrale. Vorrei una città ‘amica degli anziani’ che diventi un modello per il panorama nazionale. Una città che ama i suoi anziani è una città migliore per tutti”. Così Rita Cutini, assessore al sostegno sociale e alla sussidiarietà, che oggi ha iniziato il percorso di visite ai servizi erogati da Roma Capitale visitando, accompagnata da alcuni dirigenti del Dipartimento, al Centro di Torre Spaccata del Comune di Roma, dove ha visitato il Centro Risvegli IRIDE. Qui ha salutato gli ospiti, i familiari e gli operatori cogliendo l’occasione per ascoltare le esigenze degli anziani residenti. La visita è proseguita nelle altre aree della medesima struttura, il Centro Anziani e la casa di riposo Hansel & Gretel.

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Giustizia: Familiari vittime Ustica e Art.21, Italia ratifichi convenzione europea su collaborazione

Posted by fidest press agency su giovedì, 25 luglio 2013

Ascanio Celestini, "La fila indiana"...

Ascanio Celestini, “La fila indiana” – Bologna, Museo della Memoria di Ustica, 7 luglio 2011 (Photo credit: Il Fatto Quotidiano)

“Il nostro paese non ha ancora ratificato la convenzione europea in materia giudiziaria del maggio 2000, come altri numerosi strumenti normativi internazionali in materia penale. E’ un fatto incredibile se si pensa a quante normative europee circondano e condizionano la nostra vita economica e politica. E’ un fatto inaccettabile perché compromette la credibilità e l’immagine del Paese nell’ambito dei piu’ importanti consessi internazionali ed europei (O.N.U., Consiglio d’Europa, U.E.).” Così l’Associazione dei Parenti della Vittime della Strage di Ustica e Articolo21 scrivono in un appello congiunto rivolto al presidente del Consiglio, ai ministri degli Esteri e della Giustizia, ai presidenti di Camera e Senato. “Ma è soprattutto una situazione pericolosa perché danneggia la stessa nostra capacità investigativa nel contrastare le emergenti forme di una criminalità organizzata ormai di dimensione “transnazionale”, se non, addirittura, “globale”(terrorismo internazionale, riciclaggio, criminalità economico – finanziaria, tratta degli esseri umani, ecc.). Lo stesso Presidente del Parlamento Europeo Martin Schultz ha risposto all’Associazione dei Parenti delle Vittime della Strage di Ustica e ai parlamentari italiani (Caronna, Cofferati, Sassoli), che avevano richiesto collaborazione alle indagini della Procura di Roma sulla Strage di Ustica risponde, pur condividendo lo spirito della richiesta, affermando che l’Italia, proprio per la mancata ratifica, non può chiedere e ottenere una collaborazione Europea”.“In occasione del XXXIII anniversario della strage di Ustica – conclude l’appello – abbiamo ribadito che non sono necessari per raggiungere la verità straordinari interventi ma è determinante e decisivo che ogni Istituzione dello Stato svolga fino in fondo e responsabilmente il suo ruolo nel rispetto delle leggi. E dunque sempre più si deve affermare che non è accettabile, in un percorso di verità e giustizia e di difesa delle vittime, che Governi e Parlamenti non ratifichino convenzioni internazionali riguardanti materie tanto cruciali e importanti”

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Mistica della violenza

Posted by fidest press agency su venerdì, 23 marzo 2012

(parte seconda) Ragionare sulla violenza esercitata dagli esseri umani verso i propri simili ma anche nei confronti degli animali e in dispregio della natura, non è facile. Non lo è maggiormente se una madre si accanisce e uccide il proprio figlio o quello delle altre madri o se, peggio ancora, procura una strage di familiari. Il cronista che è chiamato a raccontare il fatto spesso si rifugia, nel tentativo di spiegarlo ai lettori, nella follia, in un raptus improvviso e incontrollato, in qualcosa impossibile da spiegare per vie razionali. Sull’argomento molto è stato scritto e la vena, purtroppo, continua ad essere molto prolifica. E’ di questi giorni il libro scritto dall’avvocato e penalista Gianluca Arrigi: “Vincoli di sangue” (Baldini Castoldi Dalai Editore) dove l’autore si rifà ad un caso di omicidio familiare nel quale una donna, Rosalia Quartararo, uccise la figlia diciottenne e ne occultò il cadavere in una roggia della Bassa lodigiana. Il fatto accadde nel 1993. “Per gli inquirenti il movente fu passionale: la donna si sarebbe innamorata del fidanzato della giovane e, in preda a un furioso attacco di gelosia, avrebbe eliminato la «rivale» con ferocia inaudita. Rosalia fu condannata all’ergastolo e inserita nei trattati di criminologia tra le assassine più spietate.” “Gianluca Arrighi ne ha ricostruito la complessa vicenda processuale cercando di rispondere a una domanda cruciale: cosa scatta nella mente di una madre che uccide la figlia? Con una prosa secca e incisiva Arrighi accompagna il lettore nella difficile esistenza di Rosalia, tra Palermo e Milano, costellata di drammi e violenze, fornendoci uno spaccato della vita carceraria femminile, segnata dai soprusi e dall’indelebile marchio d’infamia che bolla le detenute figlicide”.
Una duplice violenza, quindi. La prima per chi commette il crimine e, la seconda, da parte di chi si sente in diritto di esercitarla nei confronti della rea. Un dramma e un pretesto sono i due elementi chiave di questa vicenda. L’avvocato, inoltre, ci sembra voglia focalizzare il delitto come il frutto di una mente improvvisamente ottenebrata dalla gelosia e che il poi si è trasformato in pentimento e in strazianti sensi di colpa. A tutto questo si aggiunge un ambiente, alquanto degradato, e che ha fatto da cornice al delitto. Dovremmo allora chiederci se mai si fosse verificato se la donna nella fattispecie fosse vissuta in una condizione sociale diversa e con un livello culturale medio-alto. Sappiamo, in proposito rispolverando i testi di criminologia, che nulla sarebbe cambiato se non, con molta probabilità, nel modus operandi dell’atto criminale. Diciamo, quindi, che si debba prescindere dallo scenario esterno per concentrarsi di più in quello “invisibile” che governa la mente e ancor più i suoi complessi pensieri e il modo come si formano e diventano incontrollabili. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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Simposio malattie rare

Posted by fidest press agency su martedì, 21 febbraio 2012

Padova,Sabato 25 febbraio 2012, dalle 9. alle 13.30 sede municipale di Palazzo MoroniLe chiamano “malattie rare”, patologie che hanno una gravità variabile, che possono portare alla morte o irrimediabilmente incidere nella qualità della vita, ma tanto rare non sono. Ad oggi ne sono state individuate oltre 8.000 e colpiscono il tra il 6% e l’8% della popolazione, di cui il 75% circa bambini. In Italia i malati sono circa 1,5 milioni. I malati rari soffrono non solo per la loro malattia, ma anche della difficoltà a reperire i farmaci adeguati la loro patologia, i cosiddetti “farmaci orfani”, di diagnosi tardive, che identificano la malattia troppo tardi per interventi efficaci, della carenza di strutture nel territorio in grado di seguirli, di una normativa che non li riconosce e li penalizza.
La “Giornata delle Malattie Rare” è il più importante appuntamento nel mondo per i malati rari, familiari, operatori medici e sociali del settore. Si celebra l’ultimo giorno di febbraio (il 29 febbraio di ogni anno, un giorno…raro) e si propone di promuovere un’unica consapevolezza su cosa siano le malattie rare e cosa rappresentino per i pazienti, i familiari, ma anche per gli operatori e i decisori.Uniamo FIMR Onlus, che raccoglie tutte le Associazioni di malati e famiglie delle malattie rare, ha organizzato in occasione della Giornata mondiale delle Malattie Rare

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“Hotels WithMe” in Italia

Posted by fidest press agency su mercoledì, 26 ottobre 2011

New Yorker Hotel building from below

Image via Wikipedia

Hotels.com – leader nella prenotazione di hotel online – e Columbus Internet – fornitore di applicazioni di social shopping – annunciano il lancio della nuova applicazione Facebook Hotels WithMe in Italia, Francia, Germania e Svezia dopo il grande successo ottenuto nel Regno Unito a settembre 2010 e nella zona dell’Asia e del Pacifico a giugno 2011.
Hotels WithMe permette ad amici, familiari e colleghi di cercare, scegliere e prenotare un hotel insieme e in tempo reale, iniziando il proprio “viaggio” già nella fase di ricerca dell’hotel, confrontando insieme i risultati, scambiandosi opinioni via chat e infine scegliendo la struttura preferita.Chi utilizza Hotels WithMe per prenotare un hotel ha a disposizione oltre 140.000 strutture presenti su Hotels.com, dai resort a cinque stelle ai boutique hotel, dalle guesthouse indipendenti ai bed&breakfast. Tramite l’applicazione è possibile accedere a tutte le informazioni sugli hotel, comprese le descrizioni dettagliate dei servizi offerti e le foto in alta risoluzione; sono inoltre integrati nell’applicazione Google Maps e Google Streetview, per poter vedere da vicino la zona dove si trova la struttura scelta.
L’applicazione memorizza i prezzi e le disponibilità degli hotel: se una tipologia di stanza non è più disponibile o il prezzo cambia, l’informazione aggiornata verrà mostrata nel momento in cui uno degli utenti si connetterà. Se tutti i compagni di viaggio concordano sull’hotel, sarà sufficiente cliccare sul tasto “prenota” che è direttamente collegato alla pagina di prenotazione di Hotels.com.Josie Shah, responsabile degli affiliati di Hotels.com, ha commentato: “La nuova applicazione permetterà di scegliere e prenotare l’hotel più adatto alle proprie esigenze insieme alla famiglia, agli amici e ai colleghi in modo semplice e veloce, ma soprattutto prendendo parte ad una vera esperienza di collaborazione. Siamo felici di aver creato questa partnership con Columbus nel Regno Unito in modo da poter arricchire il nostro servizio con questa nuova applicazione”.“Hotels WithMe è perfetta per una generazione sempre più orientata verso i social media, perché permette di programmare un viaggio tutti insieme” afferma Andrew Sittermann, CEO di Columbus Internet. “Siamo felici di lavorare con Hotels.com e di offrire la prima applicazione web che consente alle persone di cercare e prenotare un hotel insieme e in tempo reale”.

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Quarantesima bara dall’Afghanistan

Posted by fidest press agency su mercoledì, 13 luglio 2011

Lettera al direttore I resti di un giovane italiano rientreranno in patria dall’Afghanistan, nella quarantesima bara. Aveva 28 anni. La famiglia adesso piangerà lacrime vere. Sì, perché c’è il dolore vero, quello dei familiari privati di una persona cara, e poi c’è il dolore di circostanza (eufemismo) degli uomini politici. Il Presidente Napolitano qualche giono fa ha affermato che il ritiro anche parziale dei nostri soldati era solo un’ipotesi. Io invece ho una certezza che ovviamente non vorrei avere: che il nostro caro Presidente dovrà continuare a tributare l’estremo saluto, assieme al suo profondissimo dolore, ad altre bare. Sino a che non ci sarà dato il pemesso di ritirare le nostre truppe da una terra straniera. (Attilio Doni)

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I consultori familiari nel Lazio

Posted by fidest press agency su sabato, 19 marzo 2011

I consultori familiari (CF), istituiti con L.R. n. 15/76, svolgono attività di informazione, prevenzione e assistenza rivolte agli adolescenti, alle coppie e alle donne in età post-fertile. Sono servizi a libero accesso che si basano sui concetti di accoglienza di prima istanza, di offerta attiva rivolta a particolari gruppi di popolazione e di lavoro di rete a garanzia dell’agevolazione e continuità nei percorsi assistenziali. Dall’indagine risulta che circa 11.000 donne hanno frequentato i corsi di accompagnamento alla nascita, corrispondenti al 41% dei nati vivi nel Lazio, nel periodo considerato. Altra attività importante riguarda il counselling sull’allattamento al seno. Verifichiamo l’attività di consulenza verso gli adolescenti effettuata dei CF e gli accessi ai CF delle donne straniere. Non è possibile calcolare la % di ragazzi che si sono rivolti ai CF in quanto alcune delle consulenze potrebbero essere state fornite allo stesso ragazzo.  Prendendo a riferimento l’indagine svolta nel Giugno 2008  – Luglio – Dicembre 2009 , risultano 23631 consulenze agli adolescenti e 38743 accessi di donne straniere  (volume attività 6 mesi ). A fronte di circa 6.000 IVG (interruzione volontaria di Gravidanza) di donne residenti , i CF hanno effettuato circa 6000 colloqui pre IVG e circa 4000 certificazioni. Bassa è la quota di donne che si sono rivolte ai CF per una visita post IVG. Nello specifico. Da una fonte SIO – Flusso Mod. D 12 risulta nel semestre 2009 risultano 5750 interruzioni volontarie di gravidanza di donne residenti nel Lazio. Durante il periodo dell’indagine sono stati effettuati circa 41.000 pap-test, di cui il 59% inseriti nei programmi di screening.In conclusione l’indagine effettuata mostra realtà molto diverse tra le Aziende Sanitarie Locali della regione Lazio, a partire dall’organizzazione aziendale che vede i CF strutturati a volte presso i Dipartimenti Materno-Infantili, ove esistenti, a volte presso i Distretti, a volte presso altri Dipartimenti aziendali. Le linee di indirizzo del Progetto Obiettivo Materno Infantile (POMI) sembrano trovare difficoltà nella loro attuazione,sia per quel che riguarda la interdisciplinarità, poco presente presso i CF del Lazio, che per carenza di personale. Inoltre, la legge 34/96, che prevedeva un CF ogni 20.000 abitanti, è sostanzialmente disattesa. Per quanto riguarda le prestazioni erogate si osserva una situazione non omogenea tra i CF della regione.I CF, così come previsto dalla legge istitutiva nazionale e regionale e dal POMI svolgono un insieme articolato di attività sanitarie (prevenzione, diagnosi e trattamento), di educazione sanitaria e di sostegno sociale e psicologico nell’ambito della salute femminile, dell’infanzia e dell’adolescenza. Da un punto di vista quantitativo, a fronte di circa 52.000 nati vivi residenti nella regione, circa il 40% viene seguita in CF attraverso corsi di preparazione alla nascita. Riguardo l’attività inerente la Legge 194/78, l’indagine ha stimato che in meno della metà (43%) delle donne che hanno effettuato una IVG ha avuto un contatto con il CF prima dell’intervento. Risulta una buona integrazione dei CF con diverse campagne di prevenzione sia regionali che nazionali (progetto Genitoripiù e la campagna di vaccinazione antirosolia). Questa indagine fornisce elementi conoscitivi utili per una qualificazione del ruolo di queste strutture nello svolgimento delle attività di promozione e tutela della salute della donna e dell’età evolutiva, secondo un’ottica di integrazione fra servizi territoriali e ospedalieri.

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Assegni familiari per i figli delle coppie di fatto

Posted by fidest press agency su sabato, 19 giugno 2010

La Cassazione pareggia i diritti dei figli legittimi e di quelli nati da una convivenza more uxorio. Anche le coppie di fatto hanno diritto all’assegno per il nucleo familiare. Lo ha stabilito la Cassazione con la sentenza di oggi. Infatti l’art.29 della Costituzione stabilisce che l’ordinamento italiano riconosce la famiglia quale società naturale fondata sul matrimonio. Questa affermazione aveva determinato con sé numerose conseguenze, in quanto essendo la Costituzione quella codificazione che determina i principi fondamentali del nostro ordinamento, la preminenza espressa nei confronti della famiglia fondata sul matrimonio determinava innanzitutto un favore per quest’ultima. Secondo il componente del Dipartimento Tematico “Tutela del Consumatore” di Italia dei Valori, Giovanni D’AGATA,  in Italia la convivenza non è, al momento, disciplinata da nessuna legge specifica. Ciò vuol dire che la situazione delle coppie di fatto spesso è vaga e confusa e i due partner rischiano di vedersi negati alcuni diritti fondamentali. Oggi con l’importante e innovativa decisione della Suprema Corte le coppie di fatto potranno inevitabilmente ricevere più tutele mentre i giudici di Corso Cavour si sono dimostrati particolarmente sensibili all’esigenza di maggiori garanzie per la famiglia in genere a cui si accompagnano effetti sia d’ordine patrimoniale che d’ordine personale, che vedono le coppie di fatto senz’altro in situazione non più di inferiorità rispetto alle coppie legate da vincolo matrimoniale.

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Pochi italiani al voto? Distratti da fatti privati

Posted by fidest press agency su mercoledì, 31 marzo 2010

«Gli italiani sono troppo presi dalle difficoltà crescenti di far quadrare i bilanci familiari, di mantenere un livello di benessere e far fronte alle esigenze cogenti, a partire da quelle che riguardano i figli. Figli che crescono e che dopo aver raggiunto un titolo di studio non trovano alcuno sbocco nel mondo del lavoro. In altre parole, gli italiani sono talmente presi dalle esigenze private e familiari da perdere di vista la dimensione pubblica e la responsabilità collettiva». Spiega così il calo di affluenza alle urne in queste elezioni Massimo Di Giannantonio, docente di psichiatria all’università Gabriele D’Annnunzio di Chieti. Insomma, «gli italiani che non sono andati a votare (nelle zone d’Italia dove c’è una democrazia sana, ovvero dove non c’è stato un voto di scambio), hanno pensato che andare o non andare a votare non avrebbe risolto i propri problemi personali. In altre parole – spiega Di Giannantonio all’Adnkronos – è prevalsa l’attenzione al proprio “particolare” rispetto al generale, al pubblico. Un fatto sicuramente negativo – riflette ancora lo psichiatra – soprattutto perché nelle competizioni internazionali vince invece proprio la coesione della struttura politica, tenuta a rigenerarsi e a offrire soluzioni ai problemi della gente, a partire dal lavoro per i giovani».(fonte doctor news)

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La cultura delle donazioni di organi

Posted by fidest press agency su mercoledì, 17 marzo 2010

Empoli. Comunicato dell’Asl 11: “Il desiderio di aiutare chi è affetto da gravi problemi di salute perché abbia una vita migliore, unito al conforto di credere che qualcosa di noi o dei nostri cari possa continuare ad esistere dopo la morte, è la principale motivazione alla base della crescente sensibilità verso la donazione di organi e tessuti. I dati relativi al 2009 confermano, infatti, un andamento positivo nella donazione di organi. Su 39 decessi di pazienti con lesione encefalica acuta, 20 sono state morti cerebrali sulle quali, appurata l’inesistenza di controindicazioni mediche, è stato possibile intervenire con l’espianto di organi. I donatori effettivi, ovvero coloro che hanno presentato una situazione medica favorevole, accompagnata dal consenso espresso in vita o espresso dai familiari, sono stati 12. Nel caso di 5 pazienti deceduti i familiari non hanno acconsentito alla donazione, mentre 3 sono stati i casi in cui non è stato possibile intervenire per l’esistenza di controindicazioni mediche. Nel 2009, inoltre, sono state effettuate anche 18 donazioni di tessuti di cui 12 donazioni di cornee e 6 donazioni multitessuto. L’impegno del personale medico, infermieristico e di supporto dell’Asl 11 è stato fondamentale per il conseguimento di questi risultati. Tuttavia, cittadini e professionisti sanitari possono ancora fare molto per incentivare atti d’amore e di infinito altruismo quali sono le donazioni di organi e tessuti. Ogni consenso alla donazione, infatti, significa speranza di vita e benessere per coloro che soffrono. Occorre ricordare che si può essere donatore, sia di organi sia di tessuti, se in vita si è espressa una precisa volontà in tal senso oppure, in caso di mancanza di assenso, se la famiglia non si oppone al prelievo degli organi. Non esistono limiti di età per essere donatore di organi. Le cornee e i tessuti, ossei e cutanei, possono essere donati entro il 75esimo anno di età.
Le associazioni AIDO (Associazione Italiana per la Donazione di Organi, tessuti e cellule), ANED (Associazione Nazionale EmoDializzati), VITE (Volontariato Italiano Trapiantati Epatici) svolgono un importante compito di informazione e sensibilizzazione sul problema donazione e trapianto. Insieme operano per la diffusione di una cultura della donazione”.

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Malati di Alzheimer ed i loro familiari

Posted by fidest press agency su martedì, 23 febbraio 2010

(Centro Maderna) Si chiama “Isola in Città” ed è un nuovo progetto rivolto ai malati di Alzheimer realizzato dalla Fondazione Manuli, l’ente morale senza scopo di lucro nato a Milano nel 1992 per offrire un supporto alle persone affette da questa malattia ed alle loro famiglie. L’iniziativa, già sperimentata con successo lo scorso anno con alcuni corsi pilota, consiste nell’organizzazione di cicli di incontri di Arte Terapia, Danza Movimento Terapia e Pet Therapy, rivolti proprio ai malati di Alzheimer e volti ad aiutare queste persone a recuperare alcune delle loro facoltà residue in modo da potersi sentire nuovamente affermate e considerate. Nel corso dei suoi numerosi anni di attività infatti, la fondazione ha potuto riscontrare come chi soffre di questa malattia spesso viva in solitudine e profondo isolamento dal resto del mondo. Affiancare dunque alle cure tradizionali momenti terapeutici di tipo stimolativo ed artistico, le cosiddette terapie non farmacologiche, può essere utile per creare momenti di aggregazione e migliorare la qualità della vita dei malati con effetti positivi anche sul loro umore. Per il 2010 sono previsti nuovi incontri di Arte Terapia e Pet Therapy in collaborazione con SIUA (Società di Interazione Uomo Animale) che diventeranno anche un’occasione di incontro e dialogo per care giver familiari e badanti i quali potranno condividere le loro esperienze e consultare gli psicologi presenti alla fondazione.

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Dopo l’Ospedale, meglio a casa

Posted by fidest press agency su martedì, 26 gennaio 2010

(Centro Maderna) E’ questo il nome del progetto siglato dalla Regione Toscana e dalla Società della Salute Pratese che prevede uno stanziamento di 250mila euro da parte della regione per l’assistenza domiciliare a pazienti, principalmente anziani che hanno subito fratture ossee o con disturbi cognitivo-comportamentali, che dopo essere stati dimessi dal ricovero ospedaliero, sono ancora bisognosi di cure sanitarie. Tre saranno i livelli di assistenza forniti, a seconda del tipo di intervento richiesto e della possibilità da parte del paziente di ricevere o meno un supporto anche dai familiari. Un gruppo di professionisti avrà il compito, già prima della dimissione dall’ospedale, di valutare i casi che maggiormente necessiteranno di questo tipo di servizio. Per i casi più gravi il percorso di recupero prevederà anche l’utilizzo di Residenze Sanitarie Assistite. “Questo progetto”, ha commentato il presidente della Società della Salute Pratese, l’assessore Dante Mondanelli, “ci consentirà di rispondere ad un problema che le famiglie sentono moltissimo, ovvero il rientro a domicilio di situazioni che sono finite dal punto di vista della fase acuta dell’ospedalizzazione ma che non hanno sufficiente autonomia.”

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Brunetta, ovvero come farsi pubblicità

Posted by fidest press agency su martedì, 26 gennaio 2010

Attraverso quali canali passa la pubblicità? Quelli della televisione, della radio, di Internet e dei giornali, risponderebbero all’unisono i bambini della prima elementare. Questo assioma deve essere ben presente nella mente del ministro della Funzione Pubblica, Renato Brunetta, il quale deve aver pensato come farsi pubblicità, visto che è anche candidato alla carica di sindaco di Venezia. Spararle grosse, cosi’ da ottenere l’attenzione dei media? Ottima idea! Cosi il nostro ministro ha pensato, “provocatoriamente” di far sloggiare, dal dorato e mollacchioso vivere quotidiano delle calde abitazioni familiari, i giovani che tardano ad uscire di casa. Per legge, dice. Cosi’ arrivano mezze pagine di giornali, interviste radio e tv e si accende il dibattito in Internet. Il nostro ministro rincara la dose e propone 500 euro ai giovani che vogliono abbandonare il tetto domestico. Altro profluvio di pubblicita’, come prima, e tutto gratis! Ogni abitante di Venezia sa chi è il ministro e il candidato a Sindaco. Idea geniale. Noi vorremmo altro da un ministro alla Funzione Pubblica, che pubblica sarà ma di funzione ha poco. Il nostro desiderio e’, ovviamente, del tutto secondario. (fonte Aduc)

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Armiamoci e partite

Posted by fidest press agency su venerdì, 28 agosto 2009

Editoriale fidest. Potrebbe essere una battuta che potrebbe persino generare un lieve sorriso di circostanza se la realtà non ci dimostrasse che non è solo un modo di svirgolare del nostro vicino ma tocca un modo d’intendere alquanto diffuso. La prima domanda che mi pongo è perché ci comportiamo in questo modo. Non lo facciamo solo per i grandi temi della politica e del costume ma anche per le piccole cose come una protesta di condomini. Eppure se guardiamo la televisione e ci accaloriamo per la difesa dei giusti, dovremmo essere conseguenti nel nostro agire quotidiano. Succede, invece, che gettiamo il sasso e nascondiamo la mano e lasciamo che la colpa se l’addossino gli altri. Ma qui non si tratta di fare una cosa disdicevole quanto di comprendere che vi sono circoztanze che pur gestite lontane dai nostri ambiti familiari finiscono, alla fine, con il coinvolgerci direttamente. Pensiamo al governo del Paese, al modo come le istituzioni regolamentano l’assistenza sanitaria, l’amministrazione della giustizia, la conduzione scolastica, il welfare, ecc. Forse è il retaggio di una educazione non corretta. Forse è il timore di ritrovarsi soli ed esposti alle ire dei potenti. Forse. Sta di fatto che questa tendenza a delegare gli altri a fare il lavoro più rischioso da battistrada per una causa onorevole ci porta inevitabilmente in un vicolo cieco. Perché prima di pensare a un disimpegno non si trova il modo di comprendere i vantaggi che si possono trarre nel sapere che c’è chi lotta per te e che proprio per questo motivo va sostenuto con atti di solidarietà, di partecipazione di condivisione e, se necessario, anche economicamente. La circostanza mi ricorda una lettera che mi ha inviato l’attuale presidente Usa Barrack Obama per chiedermi un dollaro per la sua campagna elettorale. Mi sono chiesto: ma io che c’entro? Ma poi ho capito. In una società come la nostra dove il potere fa sentire il suo peso economico la lezione di Obama è quella di dirci che lui preferisce il mio dollaro a quelle migliaia che potrebbero pervenirgli dalle “confraternite” legate ai grandi interessi economici e affaristici. E’ una scelta di campo. E’ un modo per essere dalla parte della maggioranza dell’umanità, che lavora, che suda, che soffre e vive dignitosamente con le proprie modeste rendite, se non peggio. Quella umanità siamo noi. Noi nel nostro piccolo, ma con dei problemi che diventano grandi perché è grande la voglia di crescere e di riscattare la nostra condizione per assicurare, se non altro, ai nostri figli e nipoti un avvenire migliore. E il dollaro per Obama diventa il frutto della nostra speranza che vorremmo concretizzare. Facciamo la stessa cosa guardandoci intorno e chiedendoci chi si merita il nostro contributo per una giusta causa perché le battaglie non si fanno da sole ma con gli eserciti, con i numeri e con le armi che in questo caso si possono chiamare “contributi alla causa comune”. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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A Roma il Coordinamento delle assistenti familiari

Posted by fidest press agency su mercoledì, 15 luglio 2009

(Centro Maderna) L’iniziativa è stata promossa dalle assistenti familiari che hanno frequentato i corsi di qualificazione promossi dal Comune e dalla Provincia di Roma. Il Coordinamento, finalizzato alla salvaguardia della figura dell’assistente familiare ed il suo periodico aggiornamento professionale nel corso della vita lavorativa, è aperto a tutti gli assistenti familiari che abbiano realizzato il percorso formativo previsto dalle Linee-Guida del Comune di Roma e, successivamente, secondo le disposizioni regionali relative all’acquisizione di competenze specifiche sull’assistenza familiare. Fra le richieste del neonato Coordinamento delle assistenti familiari, il riconoscimento da parte del Ministero del lavoro e della solidarietà sociale, del Profilo nazionale dell’Assistente familiare, per favorire la mobilità delle lavoratrici sull’intero territorio nazionale.

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