Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 348

Posts Tagged ‘fango’

I politici che cambiano casacca

Posted by fidest press agency su martedì, 22 febbraio 2011

Lettera al direttore. Questi signori della politica che improvvisamente cambiano opinione, sono allettati o spaventati? Perché in fondo è vero che potere e denaro attraggono, ma essi certamente  non si trovano nelle condizioni di giovani ragazze “bisognose” di notorietà e denaro. Sono signori maturi, già noti, e che vivono già nel benessere.  C’è da supporre quindi che sia il timore più che l’amore a spingerli a rinnegare se stessi. E che cosa può intimorirli o forse terrorizzarli, se non il pericolo del fango da parte di giornalisti spregiudicati? (Attilio Doni Genova)

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L’epoca del fango e della spudoratezza

Posted by fidest press agency su domenica, 12 dicembre 2010

Lettera al direttore. Il procuratore aggiunto bergamasco Massimo Meroni ha spiegato che stanno “tutti lavorando per restituire questa bambina viva alla famiglia perché non ci sono elementi che evidenzino altro”. Meglio tardi che mai. Così il giornalista senza pudore che ha intitolato il suo articolo: “Yara violentata e uccisa” (Gazzettino.it del 6 dicembre), chiederà scusa ai lettori, nonché ai familiari della ragazzina scomparsa. Ma dovrebbe vergognarsi e chiedere scusa, anche l’appassionato dei plastici Bruno Vespa. Ancora l’altro giorno, infatti, due fotografie giganti, facevano da sfondo alla scenografia del suo salotto: una era quella di Sara, e l’altra era quella di Yara. Una  a fianco all’altra, così come si fa, in misura ridotta, sulle tombe. Una dimostrazione di grande delicatezza. Ma lo fa con innocenza, il buon Vespa, e tutti sono disposti a perdonarlo. Lo si perdona anche perché spesso dedica le sue trasmissioni a beati, santi e veggenti, miracolati e stigmatizzati. E fa gli occhi dolci quando parla di miracolati e stigmatizzati. Qualcuno ha scritto: “Questa è l’epoca del fango. Fango dappertutto. Fango sulle case, a causa delle piogge. Fango sulle persone, a causa della politica. Fango sul corpo di una ragazzina uccisa e gettata in un pozzo” (Avvenire 9 ottobre 2010). Io aggiungerei che questa è anche l’epoca della spudoratezza. (Miriam Della Croce) (n.r. capiamo la prudenza nel dare una notizia ma anche noi eravamo convinti che con l’arresto del marocchino e la visita degli inquirenti alla casa dei genitori della ragazzina scomparsa per dire loro che si trattava di un delitto, sembrava chiaro che si era ad una svolta tragica ed invece… siamo ritornati ad una visione diversa degli eventi, ma solo dopo  qualche giorno e sempre ad opera degli inquirenti.)

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Una quindicenne uccisa e il fango televisivo

Posted by fidest press agency su martedì, 19 ottobre 2010

Lettera al direttore. «Perché non mi lasciate riposare in pace gentili conduttori televisivi? La mia vita si è conclusa anzi tempo dolorosamente tragicamente, ma questo non  sembra turbarvi granché, e con sconcertante disinvoltura mi avete fatto diventare protagonista dei vostri spettacoli. Perché non mi lasciate riposare in pace? Io capisco carabinieri, giudici, avvocati, cronisti, tutti coloro insomma che a causa del loro mestiere sono costretti ad interessarsi alla mia triste storia, ma voi, voi che cosa c’entrate? Perché non mi lasciate riposare in pace? Sono angosciata al pensiero delle “ricostruzioni dei fatti” di “Chi l’ha visto”. Ricordo ancora quella riguardo alla povera  Elisa Claps.  Si vedeva una ragazza che fuggiva disperatamente, inseguita da un uomo che l’aggrediva alle spalle, e un coltello e il sangue, mentre il commentatore si chiedeva: “Ma quando l’aggressore le ha tagliato la ciocca di capelli, Elisa Claps era morta o ancora agonizzante?”. Lino Infante durante il suo spettacolo sulla mia tragedia, ha chiesto: “L’ha violentata subito, o dopo qualche ora?”. Farete cosa analoga con me? Mostrerete come mi è stata tolta la vita?  Perché non mi lasciate riposare in pace? Qualcuno ha scritto che questa è l’epoca del fango. E’ vero. Ma io vi prego, conduttori e telespettatori appassionati del fango, se non avete compassione, abbiate almeno rispetto; immaginate che io sia stata una figlia vostra. Lasciate che io riposi in pace. Così sia». (Veronica Tussi)

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Il centro-destra che spara fango

Posted by fidest press agency su mercoledì, 8 settembre 2010

“Ci risiamo. Quando si è difficoltà nei confronti di questo o di quel referente politico si tirano dal cappello a mo’ di coniglio vita morte e miracoli del malcapitato nella speranza di trovarci qualcosa di appetibile per la stampa forcaiola. Lo chiamano metodo Boffo, io lo definirei “disarmante ignoranza” e credo che questo sia il primo male dal combattere nello scenario politico italiano anche sul fronte degli italiani nel mondo”. Lo dichiara Aldo Di Biagio, deputato di Futuro e Libertà per l’Italia. “Qualche autorevole collega della compagine dei parlamentari eletti all’estero – spiega Di Biagio – si è dilettato nel rovesciare sulla mia persona un po’ di deliranti calunnie nella patetica speranza di carpire qualche attimo di gloria o – ancora peggio ad immaginarsi – nel vano tentativo di farsi strada nella piacevole dinamica dell’attribuzione delle poltrone di quello che rimane del Popolo della Libertà”. “Ecco cosa non mi piace del PdL – rilancia – la tendenza ad incriminare chi non la pensa come il leader, chi non segue a testa bassa la corrente e, a quanto noto, molti piediellini hanno fatto di questa tendenza un credo indifferibile”. “Voglio ricordare ai colleghi, e segnatamente ai seguaci del “metodo Boffo”, – conclude – che il rispetto politico non si guadagna gettando valanghe di fango contro quelli che credono in un progetto politico più vero e più rispondente alle istanze della società civile, ma lo si guadagna facendo politica. E se non abbiamo capito questo la rinascita del Paese è ancora in alto mare”.

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Alluvioni in Asia

Posted by fidest press agency su lunedì, 9 agosto 2010

Dal Pakistan all’India e alla Cina le alluvioni hanno provocato ingenti danni e vittime per via di frane e smottamenti e crolli di palazzi. Nella regione di Zhouqu, nella provincia di Gansu, nord-ovest della Cina gli sfollati sono non meno di 45.000 con 159 morti e duemila dispersi. In India nel Kashmir si contano 150 morti e 500 dispersi. Numerose risultano le abitazioni sepolte dal fango nel villaggio di Choglamsar nei pressi di Leh. Anche i turisti indiani e stranieri presenti nella zona sono in difficoltà. Secondo l’unità di crisi della Farnesina risultano presenti nell’area devastata dai monsoni un 300 italiani e per un centinaio di essi non si hanno al momento notizie.

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Giovanni Lo Presti: Terra addosso

Posted by fidest press agency su giovedì, 29 aprile 2010

Milano fino al 22/5/2010 Via Pastrengo 15, Ostrakon Galleria L’esposizione e’ suddivisa nelle due sedi della Galleria Ostrakon e sarà visibile fino al 22 Maggio, presso la sede di via Pastrengo 15 a Milano, e da martedi’ 27 Aprile al 22 Maggio, presso la sede di via Moscova 66 a Milano.  “Terra addosso” e’ il titolo della mostra di dipinti di Giovanni Lo Presti che la Galleria Ostrakon si pregia di presentare, esponendo una trentina di opere recenti, oli e acrilici su tela, di grandi dimensioni, con raffinati interventi a foglia d’oro. Si tratta di variazioni sullo stesso tema: un corpo femminile ricoperto interamente di fango rappreso. Si direbbe un titolo tautologico giacche’ la donna ritratta e’ appunto vestita di terra, ha la terra addosso. Ma la metafora si innesca proprio grazie al titolo. Comprendiamo che -Terra addosso- indica frenesia, possessione, suggerisce che la donna ritratta e’ invasa da una presenza estranea di cui la terra e’ la manifestazione cutanea. (lo presti)

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I giornali che parlano male del Papa

Posted by fidest press agency su domenica, 14 marzo 2010

E’ chiaro l’obiettivo dei “giornaloni” italiani, controllati da lobbies anti-etiche e di potere che nulla hanno a che spartire con il Cristianesimo in genere, è evidente no? Società che stanno alla base gestite da miliardi pubblici (di noi cittadini italiani) per sentire riverberare contro Papa Benedetto e contro la Chiesa tutta fango e solo fango. Oggi è la giornata dei titoloni nei quali ‘i servitori delle tenebre’ fanno passare la notizia che c’è stato un caso di abuso sessuale (sul quale per altro e grazie a Dio è già stata fatta chiarezza da tempo) da far ricondurre al periodo in cui la diocesi era retta dall’allora Vescovo Ratzinger. La settimana scorsa il fratello del Santo Padre, oggi il Papa. Invece di mettere in evidenza la grande operazione di pulizia e ripristino della legalità che Papa Benedetto XVI sta riportando nella Chiesa dopo che di giorno in giorno stanno scoperchiandosi abusi e gravissimi reati, che fanno i ‘giornaloni’ tanto per cambiare? Attaccano dritto il cuore della Chiesa, ferendo anche, ciascuno di noi! Questo è servizio alla verità? E’ modo giusto e buono di fare giornalismo? No! Questo è solo servizio alla lobby di turno che paga il giornalista per scrivere questo. E’ una grande vergogna. Ed un grande schifo. Grande quanto quello che alcuni religiosi hanno fatto a dei giovani e giovanissimi. Sia gli uni che gli altri, sarebbero da sbattere in galera! (Redazione Papaboys http://www.papaboys.it )

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Provincia Messina: tra fango e dolore

Posted by fidest press agency su lunedì, 5 ottobre 2009

disastro messina1disastro messinaL’Associazione G.i.v.a (Gruppo Internazionale Volontariato Arcobaleno) ci ha fatto pervenire alcune foto che riportano il dramma che hanno vissuto e continuano a viverlo  le popolazioni della fascia Jonica del Comune di Messina. Ormai è noto a tutti quello che è successo e i media hanno già fatto una buona panoramica di quella che è l’attuale situazione di quella povera gente che oltre a perdere molte delle loro cose terrene, hanno perso anche familiari. Nonostante ciò non abbiamo voluto esimerci, ancora una volta, dal parlarne e questa volta, grazie all’associazione G.i.v.a. lo possiamo documentare con due foto che consideriamo più significative tra quelle trasmesse. Nel messaggio inviato i responsabili dell’Associazione sottolineano anche che “Critiche sono state mosse anche attorno a quella che è la macchina di Protezione Civile locale che sicuramente deve ancora migliorare aspetti organizzativi che snellirebbero i tempi per i primi soccorsi soprattutto in alcuni punti di difficile penetrazione. Ma non vorremmo, per questo, che tutta l’attenzione si spostasse su problemi che sono sicuramente più marginali rispetto a quelli Veri: la mano funesta ed incosciente dell’Uomo che distrugge incondizionatamente l’ambiente in cui vive. Non vogliamo aggiungere altro per non creare polemiche sterili, ma questo ci dovrebbe far riflettere magari creando qualche tavola rotonda perché il nostro territorio non è …”. E qui ci fermiamo anche noi. Troppe parole sono state spese e si continuano a fare. Davanti a tanti disastri previsti o imprevisti l’unica risposta che possiamo dare è quella di rimboccarci le maniche e mettersi all’opera. In questa circostanza, nello specifico, il fare è più importante del dire.

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Piove: governo ladro

Posted by fidest press agency su sabato, 3 ottobre 2009

Editoriale fidest. E’ difficile mettersi nei panni di chi in una manciata di minuti si è visto la casa crollargli addosso e ritrovarsi immerso nel fango o chi passando per caso in una via è stato travolto da un’ondata di fango e detriti. E’ difficile calcolare la rabbia e l’impotenza di chi per anni ha sempre reclamato un intervento che si riconosceva urgente e necessario per evitare quel peggio che si è regolarmente verificato. E’ difficile anche perché le colpe vanno ricercate nel tempo e nella cecità politica di chi ci ha governato in sede nazionale e locale. Ai tanti politici che oggi si stracciano le vesti e si coprono il capo di cenere non ci sentiamo di condividere il loro scoramento. Non è sufficiente. Perché nessuno dice ai superstiti, in primis, e agli italiani che esistono da anni le mappe a rischio tellurico e di dissesto idrogeologico, ma nessuno ha pensato bene di mettere mano ad opere di contenimento e di protezione pur necessarie, indispensabili e urgenti? Ci dicono: mancano le risorse. E’ la giustificazione più assurda e sciocca che si potrebbe avanzare. Perché, tanto per citare un esempio, si possono trovare i soldi per opere faraoniche come lo stretto di Messina? Perché dobbiamo tollerare che ben 200 miliardi di euro evadano il fisco? Perché permettiamo tanti sprechi nel pubblico e persino nel privato? La verità è che la politica ci sguazza su tragedie di questo genere mentre non si ripaga con le opere di prevenzione. Noi che paghiamo ancora l’addizionale sulla benzina per la guerra d’Abissinia e il terremoto di Messina del 1908 dobbiamo ancora credere che questo nostro “povero paese” più fatto d’imposte e di tasse insulse non ha i soldi per proteggere i suoi cittadini e di essere severo con chi per anni ha lucrato sugli abusi edilizi che oltre a deturpare l’ambiente ha creato le premesse per un dissesto idrogeologico di grandi proporzioni? Perché, tanto per cominciare, non facciamo pagare ai “palazzinari” le spese per la ricostruzione? Forse perché sono troppo potenti e intoccabili? Ditelo pure ma non continuate a prendere in giro la povera gente. A Napoli si dice “cornuti e mazziati”. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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La provincia di Messina immersa nel fango

Posted by fidest press agency su sabato, 3 ottobre 2009

Il prezzo sino ad oggi pagato, in vite umane, è di venti morti. I corpi sono stati recuperati sotto il fango che, come un fiume in piena, ha attraversato le strade e ha fatto straripare un torrente. Due giovani erano in auto quando sono stati travolti e un altro è stato sorpreso dalla frana mentre era per strada. I feriti sono un centinaio. Cifre, purtroppo, solo provvisorie e si teme che il numero possa crescere ora che la macchina dei soccorsi funziona a pieno regime. Le aree più colpite sono Briga Marina a Scaletta Zanclea e tutta la fascia a ridosso del mare. La strada per Gianpilieri Superiore è interrotta a un chilometro dal paese da una montagna di fango alta 3 metri che si è infilata sotto cavalcavia della ferrovia. E a Scaletta Marea il fango ha invaso circa 700 metri del paese. Gli abitanti delle zone sinistrate che sono stati avvicinati dai giornalisti non hanno dubbi: “E’ una tragedia annunciata. Le autorità competenti lo sapevano ma si sono disinteressate.” Per il sottosegretario Bertolaso Il dissesto è stato causato dall’abusivismo  “I soccorsi sono stati tempestivi. Nelle zone colpite dal disastro sono subito intervenuti cinquecento uomini della Protezione Civile e cento militari dell’esercito. Per Bertolaso: “Avevamo anche lanciato l’allarme, ma purtroppo non possiamo fare nulla contro il degrado del territorio provocato da anni di abusivismo”. Il sottosegretario ha poi aggiunto che la zona più difficile da raggiungere  “è la frazione di Molino”.  E ha precisato: “Adesso ci occupiamo del soccorso poi vedremo di chi sono le responsabilità”. Il presidente della repubblica si fa interprete della rabbia della gente affermando che “O c”è un piano serio per i dissesti idrogeologici, che faccia affluire le risorse adeguate, o si potranno avere altre sciagure”. Per il sindaco di Messina la mancanza di fondi non ha permesso di avviare i lavori per le opere di contenimento. Ma le ferite della Sicilia non si sono fermate alla periferia di Messina, Le piogge con smottamenti e infiltrazioni hanno colpito duramente anche le città di Palermo, Trapani e il loro hinterland.  Molti automobilisti nell’area palermitana sono rimasti bloccati in via Oreto, in via Orsa Minore, in via Messina Marine, nelle borgate di Mondello e Partanna dove le strade sono diventate dei torrenti in piena. A Trapani la bella e lunga via Fardella è stata letteralmente allagata e molte abitazioni hanno subito la piena dell’acqua frammista a fango e a rifiuti di varia natura. Dopo quanto si legge e si vede resta l’amaro in bocca tra chi “sogna” opere faraoniche come il ponte sullo stretto di Messina e poi non si trovano i soldi per contenere i guasti che politiche edilizie e speculazioni selvagge hanno fatto scempio per anni del territorio e non solo in Sicilia, ma un po’ ovunque in Italia.

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Hillary Jordan: Fiori nel fango

Posted by fidest press agency su martedì, 29 settembre 2009

Nella primavera del 1939, Laura Chappell incontra per la prima volta a Memphis Henry McAllan. Lei, piccola e scura, con marcati lineamenti francesi, ha trentun anni ed è ancora vergine: una «zitella sulla via della pietrificazione», come ironicamente si definisce. Insegna inglese in una scuola privata per ragazzi, canta nel coro della Calvary Episcopal Church e fa da baby-sitter  ai suoi nipoti. Lui, quarantunenne che dimostra tutti i suoi anni soprattutto per via dei capelli candidi, ha mani forti, una solida aria di sicurezza e la deliziosa parlata del Delta del Mississippi. Quando Henry McAllan le propone di sposarlo, Laura accetta di buon grado, certa che il primogenito di un clan rurale come Henry non possa che essere un buon marito e un padre premuroso dei suoi figli.  Il giorno in cui Henry decide di ubbidire al «richiamo della terra» dei McCallan e di trasferirsi col vecchio padre in una fattoria sul Delta del Mississippi, Laura lo segue fedele, portandosi dietro le due bambine nate un paio d’anni dopo il matrimonio. Sul Delta del fiume, però, la vita si rivela completamente diversa dall’idillio che Laura aveva immaginato. È costretta ad alzarsi all’alba, uscire e andare al gabinetto, rabbrividendo d’inverno e sudando d’estate. Poi deve togliere il fango dal pavimento, strofinare le casseruole e le facce delle bambine e dare da mangiare a tutti, anche al vecchio genitore di Henry nel capanno: un uomo odioso con una voce rappresa per il troppo fumo e gli occhi chiari, scaltri e severi sempre fissi su di lei e sulle bambine. Infine, ramazzare di nuovo e pulire la stalla fino a che non calano le ombre della sera. Certo Laura ha stretto amicizia con Florence, la moglie di Hap Jackson, una nera dalla pelle scura come fuliggine e muscoli fibrosi come quelli di un uomo. Ma è un’amicizia che costa non poco lì sul Delta del Mississippi. Mostrando i suoi denti lunghi e color zafferano, il vecchio McCallan non lascia trascorrere giorno senza insultare i «negri» e il dottor Turpin, l’unico medico a disposizione per molte miglia, non fa nulla per nascondere il fatto che lui odia i «negri» semplicemente perché esistono. Come un raggio di sole nel fango dei campi di cotone, un giorno fa però la sua apparizione Jamie, il fratello di Henry tornato dalla guerra in Europa. Bello e magro, con i capelli del colore di un penny appena coniato, a Jamie piace conquistare il prossimo. Quando parla con Laura, inclina la testa leggermente da un lato quasi voglia afferrare meglio le sue parole. E ogni mattina lascia fiori di campo in una bottiglia del latte sul tavolo della cucina, e sorride sempre felice alle bambine. Per Laura Chappell è una pericolosa e irresistibile tentazione…  Romanzo vincitore del Bellwether Prize.
Hillary Jordan è cresciuta in Texas e in Oklahoma. Ha studiato presso la Columbia University. Fiori nel fango è il suo primo romanzo e ha ottenuto negli Stati Uniti uno straordinario successo di pubblico e critica. Vive a Tivoli, New York.

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