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Bacino del Lago Ciad: una crisi radicata nella fame, nella povertà e nella mancanza di sviluppo rurale

Posted by fidest press agency su venerdì, 14 aprile 2017

Fao-RomaRoma. La crisi che sta colpendo le popolazioni già tormentate dal conflitto nella regione del bacino del Lago Ciad è dovuta a decenni di abbandono, mancanza di sviluppo rurale e all’impatto dei cambiamenti climatici. Affrontare questi problemi includendo investimenti in agricoltura sostenibile è l’unico modo per garantire una soluzione duratura, ha affermato oggi il Direttore Generale della FAO José Graziano da Silva.
Circa 7 milioni di persone sono a rischio di una grave insicurezza alimentare nel bacino del Lago Ciad, che include parti del Camerun, del Ciad, del Niger e in nord-est della Nigeria. Solo in quest’ultima, circa 50.000 persone sono colpite della carestia.
Mentre scontri e violenze hanno causato notevoli sofferenze, l’impatto del degrado ambientale e dei cambiamenti climatici – ad esempio attraverso siccità consecutive – stanno esacerbando la situazione, ha affermato il Direttore Generale.Dal 1963, ha ricordato, il Lago Ciad ha perso circa il 90 per cento della sua massa d’acqua, con conseguenze devastanti per la sicurezza alimentare e per i mezzi di sussistenza delle popolazioni che dipendono dalla pesca o dalle attività agricole che utilizzano l’acqua del lago per l’irrigazione. Mentre il lago è andato restringendosi, la popolazione della regione ha continuato ad aumentare, comprendendo anche milioni di sfollati dalle aree maggiormente colpite dal conflitto.
La FAO, assieme ai suoi partner e ad altre agenzie ONU, lancia un appello perché la comunità internazionale intervenga con urgenza – combinare aiuti alimentari per l’immediato e sostegno alla produzione di cibo sul lungo periodo è l’unico modo per incidere sulla situazione, vista la sua gravità.Graziano da Silva ha reiterato il messaggio lanciato durante la sua visita a Maduguri, nel nord-est della Nigeria, la settimana scorsa: se i contadini perderanno la prossima stagione di semina tra maggio e giungo, non ci saranno altri raccolti sostanziali fino al 2018. Se non faremo ripartire la produzione agricola, la sicurezza alimentare già grave e diffusa peggiorerà ulteriormente e la dipendenza da aiuti alimentari esterni si estenderà ancora.Durante la sua visita nella regione e nella capitale del Ciad N’Djamena, Graziano da Silva ha presentato il Piano strategico di Risposta alla crisi nel bacino del Lago Ciad (2017-19).
Le attività principali comprendono: la distribuzione di sementi e di mangimi animali, il trasferimento di denaro e la fornitura di cure veterinarie. Questo garantirà ai contadini sfollati, e a quanti hanno fatto ritorno, un raccolto sufficiente a rifornire le proprie scorte di cibo e permetterà agli allevatori vulnerabili di prevenire ulteriori perdite di bestiame.C’è tuttavia un profondo gap tra quanto è necessario per affrontare la prossima stagione di semina e quanto la comunità internazionale ha già donato. Dei 62 milioni di dollari richiesti dal Piano di Riposta umanitaria per la Nigeria 2017, la FAO ha ricevuto solamente 12,5 milioni.Il Direttore Generale della FAO ha sottolineato che la situazione del Lago Ciad riflette, in molti aspetti, le minacce affrontate da diversi paesi africani, dove tensioni etniche o religiose alimentate dalla povertà rurale e dalla disoccupazione – soprattutto giovanile – potrebbero sfociale in crisi aperte.Per affrontare queste situazioni è pertanto fondamentale promuovere e sostenere pratiche agricole sostenibili e di lungo termine, che possano permettere alle popolazioni rurali di adattarsi ai cambiamenti climatici e alla crescente scarsità di risorse naturali, come acqua e foreste.Per fare questo servono maggiori investimenti in agricoltura, ha sottolineato Graziano da Silva, citando ad esempio l’Etiopia, dove il sostegno fornito dal governo ha permesso di alleviare l’impatto della siccità collegata a El Niño.
Nel bacino del Lago Ciad, la FAO sta aiutando contadini e sfollati a produrre cibo e a vendere i propri surplus ai mercati, anche attraverso la distribuzione di voucher in denaro per stimolare la domanda di prodotti agricoli.Assieme ai suoi partner, la FAO sta inoltre esplorando la possibilità di introdurre tecniche di irrigazione che permettano di risparmiare acqua, e collabora alla formazione dei contadini nell’utilizzo di tali tecniche.SOURCE Food and Agriculture Organization delle Nazioni Unite (FAO)

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Il Direttore Generale della FAO visita il nord-est della Nigeria

Posted by fidest press agency su domenica, 9 aprile 2017

Fao-RomaRoma. E’ fondamentale intensificare immediatamente l’assistenza umanitaria alle comunità rurali minacciate dalla fame nella regione del bacino del Lago Ciad tormentata dai conflitti. Questo il messaggio lanciato oggi dal Direttore Generale della FAO in occasione della sua visita ad alcune comunità colpite dalla crisi nel nord-est della Nigeria.La situazione di insicurezza nel bacino del Lago Ciad – che comprende parti del Cameroon, del Ciad, del Niger e del nord-est della Nigeria – si è trasformata nella più ampia crisi umanitaria del continente africano. Si stima che, nel solo nord-est della Nigeria, il conflitto abbia costretto 1,9 milioni di persone ad abbandonare le proprie case e i propri mezzi di sussistenza – per la maggior parte – agricoli.Nell’intera regione del Lago Ciad, circa 7 milioni di persone sono a rischio di livelli gravi di insicurezza alimentare durante la stagione di magra, e hanno bisogno immediato di assistenza alimentare e di sostegno ai mezzi di sussistenza.Oltre un milione di returnee (ex- sfollati ora rientrati N.D.T.) e la maggior parte degli sfollati interni, insediatisi in zone di recente diventate relativamente sicure, hanno oggi accesso alla terra e potrebbero beneficiare della prossima stagione delle piogge (che inizierà a maggio) se si riuscirà a far arrivare loro input agricoli sufficienti.
Il Direttore Generale ha poi visitato diversi agricoltori beneficiari del sostegno della FAO nei pressi di Gongolong e di Old Maiduguri nello stato nigeriano di Brono, accompagnato dal Ministro federale per l’agricoltura e lo sviluppo rurale T.H Audu Ogbeh.
Oltre 1,16 milioni di persone nel bacino del Lago Ciad riceveranno assistenza dalla FAO nei prossimi mesi grazie all’impegno dell’agenzia e dei suoi partner di rafforzare le attività nella regione.Le attività principali comprenderanno: la distribuzione di semi di cerali e di mangime per gli animali, trasferimento di denaro e cure veterinarie. Questo permetterà ai contadini sfollati e a coloro che sono rientrati volontariamente di avere un raccolto sufficiente a rifornire le proprie scorte e a prevenire la perdita di bestiame da parte degli allevatori.Uno dei contadini, Alhaji Mustapha Ali Gaji racconta di quando i ribelli hanno attaccato e occupato il suo villaggio, Fariya, nel governatorato di Jere dello stato di Borno.”Fui catturato e stavo per essere ucciso. Ma sono risuscito a scappare e con l’aiuto della FAO ora sono tornato a fare il contadino. I miei pomodori, l’amaranto e l’acetosella stanno crescendo bene”.
Mentre l’aiuto fornito dalla FAO e da altri partner sarà fondamentale per mitigare l’impatto della crisi, la mancanza di fondi a sostegno dell’assistenza agricola d’emergenza sta mettendo a repentaglio la capacità di raggiungere la maggior parte dei chi ne ha bisogno.Ad oggi, solo un quinto – 12,5 milioni di dollari – dei fondi necessari per sostenere la produzione di cibo nel nord-est della Nigeria è stato raccolto. Oltre 1,1 milione di persone riceveranno input agricoli durante la prossima stagione di semina, ma questo rappresenta poco meno della metà della popolazione da raggiungere.
La FAO ha sviluppato una strategia di tre anni per migliorare la sicurezza alimentare e la nutrizione nel bacino del Lago Ciad, e per migliorare la resilienza delle comunità vulnerabili nelle aree colpite dalla crisi. Con un budget richiesto per i prossimi tre anni di 232 milioni di dollari – 191 milioni per la sola Nigeria nord-orientale – la strategia mirerà a sostenere tre milioni di persone nella regione, soprattutto donne e giovani. (Copyright © PR Newswire Association LLC. All Rights Reserved)

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Acque reflue: un’opportunità sprecata

Posted by fidest press agency su venerdì, 24 marzo 2017

Fao-RomaRoma. PRN Africa / La FAO ha celebrato oggi la Giornata Mondiale dell’Acqua mettendo in evidenza l’opportunità che le acque reflue trattate rappresentano per l’agricoltura e per una sicurezza alimentare e una nutrizione migliori.Nel mondo, la maggior parte delle acque reflue viene rilascia nell’ambiente senza essere trattata. Il risultato è che, in diverse regioni del globo, acque contaminate vengono scaricate in fiumi e laghi da dove poi raggiungono gli oceani. Le acque reflue trattate e riutilizzate, tuttavia, possono rappresentare una soluzione conveniente e sostenibile al problema della scarsità d’acqua.
Intervenendo alla cerimonia, il Presidente delle Fiji Jioji Konousi Konrote ha affermato: “C’é bisogno urgente di maggiori investimenti e di ricerca sulla gestione delle risorse idriche reflue, per ridurre la grave minaccia che esse pongono all’ambiente. Con sforzi sufficienti, c’è il potenziale per trasformare l’acque reflue in una risorsa preziosa.”
Il settore agricolo rappresenta circa il 70 per cento dell’utilizzo totale di acqua dolce, tuttavia solo una minima parte delle acque reflue trattate viene riutilizzata in agricoltura. La FAO sta collaborando con i Paesi Membri per promuovere il riutilizzo di acque reflue trattate in modo innocuo e sicuro.
In Giordania, per esempio, il 90 per cento delle acque reflue trattate viene utilizzato per irrigare, mentre in Israele le acque reflue rappresentano la metà delle risorse idriche utilizzate per l’irrigazione. Almeno 50 paesi nel mondo utilizzano acque reflue trattate per irrigare, rappresentando circa il 10 per cento di tutte le terre irrigate. I dati sono tuttavia incompleti per diverse regioni, inclusa l’Africa.
Il Quadro Globale sulla Scarsità d’Acqua, lanciato dalla FAO, promuove il ricorso a fonti idriche alternative, come la raccolta di acqua piovana e il riutilizzo di acque reflue trattate. Il Quadro promuove inoltre la condivisione di conoscenze e lo sviluppo di approcci innovativi sul tema dell’utilizzo dell’acqua in agricoltura.
L’edizione di quest’anno del United Nations World Water Development Report (Rapporto sullo sviluppo delle risorse idriche nel mondo N.d.T.) pubblicato dall’agenzia UN Water, lancia un appello per un cambiamento profondo del modo in cui guardiano alle acque reflue. In un mondo dove l’acqua sta diventando sempre più scarsa mentre la domanda cresce, lo studio esorta a considerare le acque reflue come un risorsa piuttosto che come un problema.
La FAO ha contribuito al rapporto con un capitolo dove sottolinea il fatto che l’agricoltura è sia produttrice che utilizzatrice di acqua, e che il settore può essere sia causa che vittima delle conseguenze dell’inquinamento.
Le acque reflue rappresentano anche una fonte potenziale per materiali grezzi come fosforo e nitrati, che possono essere trasformati in fertilizzanti. Si stima che il 22 per cento della domanda globale di fosforo – una risorsa minerale limitata – potrebbe essere soddisfatta utilizzando acque reflue trattate.Una migliore gestione delle acque reflue genera benefici sociali, ambientali ed economici e contribuisce al raggiungimento degli Obiettivi di Sviluppo sostenibile. Per raggiungere una loro migliore gestione è però fondamentale metterne in evidenza i benefici e promuoverne l’accettazione sociale. (SOURCE Food and Agriculture Organization delle Nazioni Unite (FAO)

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I popoli indigeni sono fondamentali per proteggere la fauna selvatica e i mezzi di sussistenza rurale

Posted by fidest press agency su sabato, 4 marzo 2017

Fao-RomaROMA/ PRN Africa / Coinvolgere attivamente le popolazioni indigene e le comunità locali nella conservazione della flora e della fauna selvatiche è la chiave per mantenere la biodiversità e assicurare mezzi di sussistenza rurali sostenibili, afferma la FAO in occasione della Giornata Mondiale per la Natura (World Wildlife Day).Le sfide urgenti che il mondo si trova ad affrontare per mantenere la biodiversità richiede che alle popolazioni indigene sia dato il potere di agire a livello nazionale, con l’assistenza della comunità internazionale, afferma la FAO.Il rapporto tra uomo e fauna selvatica è evidenziato nella nuova edizione della pubblicazione forestale trimestrale della FAO Unasilva, in uscita oggi. La pubblicazione è prodotta congiuntamente dalla Collaborative Partnership on Sustainable Wildlife Management (CPW), che comprende 14 organizzazioni e segretariati internazionali, inclusa la FAO. La pubblicazione cita diversi casi di studio provenienti da vari paesi per illustrare come le popolazioni indigene possano ottimizzare i vantaggi per il proprio sostentamento, salvaguardando al tempo stesso la fauna selvatica, a condizione che sia dato loro il diritto di prendere decisioni nei territori in cui vivono.Nella parte settentrionale del Monte Kenya, per esempio, Il Lakipiak Maasai (“La gente della fauna selvatica”) possiede e gestisce l’unico santuario di proprietà della comunità del Paese, il Rhino Sanctuary, un’area protetta per i rinoceronti. Queste popolazioni indigene sono riuscite ad attenuare i conflitti uomo-fauna selvatica che sorgono nella zona a causa delle intrusioni di animali selvatici alla ricerca di acqua, di prede e di pascoli durante la siccità. Hanno raggiunto questo riducendo il taglio dei cespugli così da garantire più foraggio per la fauna selvatica sulle loro terre. Grazie a questa strategia di conservazione, i popoli indigeni hanno dimostrato che possono coesistere armoniosamente con la fauna selvatica, sostenendo la propria vita e le culture pastorali.
popoli indigeniDiverse specie di fauna selvatica possono causare danni significativi alle colture e agli allevamenti, minacciando la sicurezza alimentare, l’incolumità e il benessere delle persone. In casi estremi, attacchi da parte di specie selvatiche come elefanti o coccodrilli possono ferire le persone e portare alla morte, fa notare la pubblicazione.
I conflitti uomo-fauna selvatica sono diventati più frequenti e gravi in particolare in Africa, a causa della crescente competizione per la terra in aree precedentemente selvagge e disabitate. Questo è spesso il risultato della crescita della popolazione, dell’aumentata domanda di risorse naturali, e della pressione crescente per l’accesso alla terra, come l’espansione delle vie di trasporto, dei terreni agricoli e dell’industria.Più in particolare, la pubblicazione sottolinea che in Africa centrale e meridionale, la fauna selvatica e la gente continuerà a condividere terra e risorse e i conflitti possono peggiorare se non si interviene.In considerazione di ciò, la FAO, il Centro francese di ricerca agricola per lo sviluppo internazionale (CIRAD) e altri partner hanno sviluppato il primo Human-Wildlife Conflict (HWC) toolbox, che ha aiutato una comunità locale nel parco nazionale di Cristal Monte in Gabon.Gli agricoltori locali di questa zona erano particolarmente frustrati dal fatto che animali come i ratti di canna, le antilopi roane, i maiali selvatici e gli elefanti, continuavano a distruggere tutte le loro coltivazioni, mettendo a repentaglio il loro sostentamento. Allo stesso tempo però le leggi vietavano a questi agricoltori di intervenire dando la caccia a questi animali protetti sia per consumarne la carne o per proteggere i raccolti.Tra le soluzioni offerte dal kit di strumenti vi era recintare le piantagioni per impedire che gli animali potessero raggiungere le coltivazioni, accendere fuochi o fare rumore per spaventare gli animali, e mettere guardie per vegliare sulle piantagioni di notte – misure relativamente facili e poco costose da implementare.La caccia ai trofei animali potrebbe beneficiare i poveri delle aree rurali e la fauna selvatica. La pubblicazione tocca anche la controversia questione della caccia ai trofei animali, sostenendo che, se ben gestita, essa può svolgere un ruolo positivo nel sostenere sia la conservazione che i mezzi di sussistenza delle persone povere nelle aree rurali. Secondo la pubblicazione un divieto generalizzato può essere dannoso sia per le popolazioni indigene che per l’ambiente, ed è necessario un approccio più articolato.In molti contesti, la caccia ai trofei si sovrappone alla caccia per procurarsi cibo. Molti cacciatori di cervi, per esempio, possono cacciare gli animali con corna più grandi come trofei, ma se non riescono a trovarli daranno la caccia a tutti gli altri per la carne.Inoltre, i benefici per i proprietari di terreni dalla caccia possono fare della fauna selvatica un’attraente opzione di uso del territorio, incoraggiando i proprietari a mantenere e ripristinare l’habitat naturale e le popolazioni a svolgere attività anti-bracconaggio.Ad esempio, nel Pamir in Tagikistan, in zone dove viene consentita la caccia a pecore e capre selvatiche si rileva una densità maggiore di leopardi delle nevi (specie minacciata) rispetto ad aree circostanti, dove questo tipo di attività non è permessa. Ciò è probabilmente dovuto a una maggiore densità di prede e alla riduzione del bracconaggio.
Ci sono preoccupazioni valide circa la legalità, la sostenibilità e l’etica di alcune pratiche di caccia, e il contributo della caccia ai trofei animali al sostentamento delle comunità locali e alla fauna selvatica varia enormemente da regione a regione e dal contesto.In alcuni casi, ci possono essere alternative valide alla caccia ai trofei animali e in grado di fornire gli stessi benefici per la fauna selvatica e per le persone, ma la loro individuazione e attuazione richiede un impegno comune tra i governi nazionali, il settore privato e le comunità locali, conclude la pubblicazione.(SOURCE Food and Agriculture Organization delle Nazioni Unite (FAO)

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Le agenzie alimentari delle Nazioni Unite allarmate per l’aggravarsi dell’insicurezza alimentare nel sud del Madagascar

Posted by fidest press agency su domenica, 20 novembre 2016

Fao-RomaGli agricoltori nel sud del Madagascar, colpiti da tre anni di devastante siccità, hanno urgente bisogno di maggiore sostegno così da poter seminare in tempo per le stagioni di dicembre e di gennaio, hanno reso noto oggi l’Organizzazione per l’Alimentazione e l’Agricoltura delle Nazioni Unite (FAO ) e il Programma Alimentare Mondiale (WFP).Le due agenzie hanno sottolineato che per fornire questo sostegno e aiutare ad affrontare l’aggravarsi dell’insicurezza alimentare nel sud del Madagascar sono necessari maggiori finanziamenti.
La FAO inizierà la distribuzione di talee e sementi il mese prossimo, con l’intento di raggiungere circa 170.000 famiglie di contadini nei distretti del sud dove più grave è l’insicurezza alimentare. Contemporaneamente, queste stesse famiglie riceveranno cibo o contanti come parte di un programma di assistenza in corso del WFP così da riuscire a sopravvivere fino al prossimo raccolto di marzo/aprile. Il WFP ha distribuito cibo nelle aree di maggiore necessità sin da giugno e denaro in luoghi dove i mercati sono ancora funzionanti, sin da luglio.
850.000 persone – circa la metà della popolazione del sud del paese – stanno patendo la fame e hanno bisogno di assistenza umanitaria urgente, secondo i più recenti riscontri del Quadro Integrato di Classificazione della Sicurezza Alimentare (IPC). Questi indicano che la sicurezza alimentare e nutrizionale potrebbe peggiorare ulteriormente nei prossimi mesi se non s’incrementeranno con urgenza gli interventi umanitari. Si stima che nel complesso, nel 2016/17, siano circa 1,4 milioni le persone che soffrono d’insicurezza alimentare nelle tre regioni meridionali dell’isola.
La FAO sta fornendo patate dolci e di manioca per le semine dei piccoli agricoltori, oltre a una varietà di sementi resistenti alla siccità. Saranno anche distribuiti strumenti e offerto sostegno alle famiglie di piccoli allevatori.
Mentre il WFP e la FAO hanno assicurato i fondi per lanciare il loro programma congiunto di assistenza, senza nuovi finanziamenti non riusciranno a raggiungere tutte le famiglie contadine colpite dalla siccità. Dei 22 milioni di dollari necessari, la FAO ne ha ricevuti sinora soltanto 4,5 milioni. L’operazione di aiuti contro la siccità del WFP, che si estende fino a marzo 2017, si trova ad affrontare un deficit di 50 milioni di dollari su un totale di 82 milioni di dollari necessari.
All’inizio di quest’anno, la mancanza di piogge ha determinato nel sud dell’isola un calo significativo della produzione di mais, di manioca e di riso. Nel frattempo, l’aumento dei prezzi continua a ridurre il potere d’acquisto della popolazione e a erodere la sicurezza alimentare dei più vulnerabili. Molte famiglie hanno adottato strategie di sopravvivenza, come mangiare meno spesso, cibarsi di semi, e vendere animali, attrezzi agricoli e persino terreni. La risposta immediata della FAO mira a raggiungere 850.000 persone (170.000 famiglie di piccoli agricoltori) nei distretti più colpiti. L’assistenza combina fornitura di sementi a rapida maturazione e resistenti alla siccità e tuberi (manioca e patate dolci). Gli agricoltori riceveranno anche strumenti per sostituire quelli che potrebbero essere stati venduti durante l’attuale stagione di fame prolungata. Sarà anche fornito sostegno alla produzione zootecnica attraverso programmi di alimentazione supplementare e attività connesse alla salute del bestiame.Il WFP sta aumentando le sue operazioni di soccorso alimentare e in denaro in corso per raggiungere quasi 1 milione di persone vulnerabili entro la fine di questo mese. Allo stesso tempo, il WFP sta espandendo il suo programma di nutrizione per prevenire e curare la malnutrizione tra più di 200.000 donne in gravidanza, mamme che allattano e bambini sotto i cinque anni, pur continuando ad assistere circa 230.000 bambini in età scolare con pasti caldi ogni giorno. SOURCE Food and Agriculture Organization delle Nazioni Unite (FAO)
Gli agricoltori nel sud del Madagascar, colpiti da tre anni di devastante siccità, hanno urgente bisogno di maggiore sostegno così da poter seminare in tempo per le stagioni di dicembre e di gennaio, hanno reso noto oggi l’Organizzazione per l’Alimentazione e l’Agricoltura delle Nazioni Unite (FAO ) e il Programma Alimentare Mondiale (WFP).Le due agenzie hanno sottolineato che per fornire questo sostegno e aiutare ad affrontare l’aggravarsi dell’insicurezza alimentare nel sud del Madagascar sono necessari maggiori finanziamenti.
La FAO inizierà la distribuzione di talee e sementi il mese prossimo, con l’intento di raggiungere circa 170.000 famiglie di contadini nei distretti del sud dove più grave è l’insicurezza alimentare. Contemporaneamente, queste stesse famiglie riceveranno cibo o contanti come parte di un programma di assistenza in corso del WFP così da riuscire a sopravvivere fino al prossimo raccolto di marzo/aprile. Il WFP ha distribuito cibo nelle aree di maggiore necessità sin da giugno e denaro in luoghi dove i mercati sono ancora funzionanti, sin da luglio.
850.000 persone – circa la metà della popolazione del sud del paese – stanno patendo la fame e hanno bisogno di assistenza umanitaria urgente, secondo i più recenti riscontri del Quadro Integrato di Classificazione della Sicurezza Alimentare (IPC). Questi indicano che la sicurezza alimentare e nutrizionale potrebbe peggiorare ulteriormente nei prossimi mesi se non s’incrementeranno con urgenza gli interventi umanitari. Si stima che nel complesso, nel 2016/17, siano circa 1,4 milioni le persone che soffrono d’insicurezza alimentare nelle tre regioni meridionali dell’isola.
La FAO sta fornendo patate dolci e di manioca per le semine dei piccoli agricoltori, oltre a una varietà di sementi resistenti alla siccità. Saranno anche distribuiti strumenti e offerto sostegno alle famiglie di piccoli allevatori.
Mentre il WFP e la FAO hanno assicurato i fondi per lanciare il loro programma congiunto di assistenza, senza nuovi finanziamenti non riusciranno a raggiungere tutte le famiglie contadine colpite dalla siccità. Dei 22 milioni di dollari necessari, la FAO ne ha ricevuti sinora soltanto 4,5 milioni. L’operazione di aiuti contro la siccità del WFP, che si estende fino a marzo 2017, si trova ad affrontare un deficit di 50 milioni di dollari su un totale di 82 milioni di dollari necessari.
All’inizio di quest’anno, la mancanza di piogge ha determinato nel sud dell’isola un calo significativo della produzione di mais, di manioca e di riso. Nel frattempo, l’aumento dei prezzi continua a ridurre il potere d’acquisto della popolazione e a erodere la sicurezza alimentare dei più vulnerabili. Molte famiglie hanno adottato strategie di sopravvivenza, come mangiare meno spesso, cibarsi di semi, e vendere animali, attrezzi agricoli e persino terreni. La risposta immediata della FAO mira a raggiungere 850.000 persone (170.000 famiglie di piccoli agricoltori) nei distretti più colpiti. L’assistenza combina fornitura di sementi a rapida maturazione e resistenti alla siccità e tuberi (manioca e patate dolci). Gli agricoltori riceveranno anche strumenti per sostituire quelli che potrebbero essere stati venduti durante l’attuale stagione di fame prolungata. Sarà anche fornito sostegno alla produzione zootecnica attraverso programmi di alimentazione supplementare e attività connesse alla salute del bestiame.Il WFP sta aumentando le sue operazioni di soccorso alimentare e in denaro in corso per raggiungere quasi 1 milione di persone vulnerabili entro la fine di questo mese. Allo stesso tempo, il WFP sta espandendo il suo programma di nutrizione per prevenire e curare la malnutrizione tra più di 200.000 donne in gravidanza, mamme che allattano e bambini sotto i cinque anni, pur continuando ad assistere circa 230.000 bambini in età scolare con pasti caldi ogni giorno. SOURCE Food and Agriculture Organization delle Nazioni Unite (FAO)

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La sfida per il raggiungimento di Fame Zero (Zero Hunger)

Posted by fidest press agency su venerdì, 23 settembre 2016

Fao-RomaNEW YORK In vista dell’evento che si tiene a New York, il Presidente dell’IFAD, Kanayo F. Nwanze, da Roma, ha detto: “Con quasi 800 milioni di persone che vanno a letto affamate ogni giorno, è cruciale che si continui a lavorare su questo impulso generato dalla Sfida Fame Zero e dal Segretario Generale. Insieme possiamo realizzare fame zero, ma solo se ci concentriamo sulle aree rurali dei paesi in via di sviluppo dove vive la gran parte delle persone più povere ed affamate al mondo”.
La Sfida Fame Zero invita leaders, il mondo del business e la società civile ad aumentare gli sforzi per porre fine alla fame nell’arco delle nostre vite. Si basa su cinque obiettivi: accesso a cibo sufficiente e a un regime alimentare salutare per tutti, sempre; fine della malnutrizione in tutte le sue forme; sistemi alimentari sostenibili dalla produzione al consumo; fine dalla povertà rurale – raddoppiando la produttività e il reddito dei piccoli agricoltori; adeguamento dei sistemi alimentari al fine di ridurre le perdite e gli sprechi.
I capi delle agenzie delle Nazioni Unite per il cibo e l’agricoltura con base a Roma hanno, ringraziato il Segretario Generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon per il suo impegno personale e la sua leadership nel proporre al mondo la sfida per il raggiungimento di Fame Zero (Zero Hunger). I responsabili delle agenzie hanno promesso di continuare nel lavoro iniziato al fine di raggiungere l’ambizioso obiettivo entro il 2030. La Sfida Fame Zero fu lanciata nel 2012 dal Segretario Generale che, oggi, ha passato l’iniziativa Fame Zero alle tre agenzie nel corso di un evento a New York tenutosi a margine dell’Assemblea Generale dell’ONU.
“In molti hanno risposto alla Sfida Fame Zero”, ha detto il Segretario Generale. “Alla conclusione del mio mandato, chiedo alla FAO, al WFP e all’IFAD di portare avanti questa sfida. Sono sicuro che non si fermeranno finché Fame Zero non diventerà una realtà.”Il Direttore Generale della FAO, José Graziano da Silva, il Presidente dell’IFAD, Kanayo F. Nwanze e la Direttrice Esecutiva del Programma Alimentare Mondiale (WFP), Ertharin Cousin, hanno preso l’impegno per conto delle proprie organizzazioni a continuare la Sfida Fame Zero e a perseguire i suoi obiettivi.Parlando prima dell’inizio dell’evento “Pathways to Zero Hunger”, sponsorizzato dalle tre agenzie, dal Global Compact delle Nazioni Unite e dall’Ufficio dell’Inviato del Segretario Generale per la Gioventù, il Direttore Generale della FAO José Graziano da Silva ha detto: “Una volta si consideravano la sicurezza alimentare, la nutrizione, i mezzi di sostentamento rurali e l’agricoltura sostenibile come attività separate, come responsabilità di diversi attori e con diverse finalità”.“Il successo di Fame Zero, a cui il Brasile ha aperto la strada e che è stato poi adottato e adattato in diversi paesi nel mondo, mostra come questi argomenti dovrebbero essere considerati nel loro insieme, in un sforzo complessivo che coinvolge i governi, le istituzioni internazionali, gli agricoltori di sussistenza, la società civile e il settore privato”, ha spiegato Graziano da Silva.“Il Segretario Generale ci ha sempre spronato a lavorare in partnership e a costruire un vero movimento globale per Fame Zero. La sua leadership è fonte di ispirazione e noi, a Roma, ora dobbiamo avere un ruolo ancora maggiore nel dare impulso e rafforzare le partnership per realizzare la sua visione di un mondo libero dalla fame”, ha detto Ertharin Cousin, Direttrice Esecutiva del WFP.
La FAO è a capo degli sforzi internazionali per sconfiggere la fame. L’organizzazione aiuta i paesi nei processi di modernizzazione e miglioramento delle pratiche agricole, forestali e di pesca per assicurare a tutti una buona nutrizione. La FAO rivolge un’attenzione speciale alle aree rurali in via di sviluppo, dove vive il 70 per cento dei poveri ed affamati nel mondo. http://www.fao.org
L’IFAD investe nelle popolazioni rurali, mettendole nelle condizioni di ridurre la povertà, aumentare la sicurezza alimentare, migliorare la nutrizione e rafforzare la resilienza. Dal 1978, l’IFAD ha fornito oltre 17,6 miliardi di dollari in grant e prestiti a basso interesse a progetti che hanno raggiunto circa 459 milioni di persone. L’IFAD è un’istituzione finanziaria internazionale e un’agenzia specializzata delle Nazioni Unite con base a Roma, polo agroalimentare delle Nazioni Unite.
Il WFP è la più grande agenzia umanitaria che combatte la fame nel mondo fornendo assistenza alimentare in situazioni di emergenza e lavorando con le comunità per migliorare la nutrizione e costruire la resilienza. Ogni anno, il WFP assiste una media di 80 milioni di persone in circa 80 paesi.

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L’Università Roma Tre e la Fao rafforzano la loro collaborazione su sicurezza alimentare, nutrizione e sviluppo sostenibile

Posted by fidest press agency su domenica, 19 giugno 2016

accordoL’accordo prevede la creazione di nuovi moduli formativi, scambio di materiale didattico e opportunità di stage per gli studenti. Roma Tre inserirà nei programmi dei suoi due master post laurea (in lingua inglese) “Human Development and Food Security” e “Cooperatives: Economics, Law and Management”, moduli specifici su temi quali l’agricoltura familiare, la nutrizione, la micro finanza, le cooperative, le questioni di genere, gli investimenti responsabili in agricoltura, la ricerca statistica e le linee guida volontarie per l’uso responsabile delle risorse fondiarie, ittiche e forestali. La Fao, da parte sua, offrirà il proprio sostegno fornendo materiale didattico, accesso a corsi di formazione online, supporto tecnico da parte dei propri esperti e possibilità di stage all’interno dell’organizzazione.«Le università devono essere il motore dello sviluppo sostenibile e del progresso. Questa partnership contribuirà alla formazione di una nuova generazione di studenti e cittadini consapevole e preparata ad affrontare le sfide dello sviluppo sostenibile contro la fame nel mondo, soprattutto oggi generata da uno squilibrio nella catena di distribuzione delle risorse», commenta il rettore Mario Panizza.Il nuovo accordo permetterà agli studenti di entrare in contatto e di familiarizzare con i temi fondanti del mandato della Fao per un mondo libero dalla fame e per uno sviluppo sostenibile, migliorando allo stesso tempo le proprie capacità tecniche e professionali. «Questa rinnovata collaborazione aggiunge valore al lavoro sia della Fao che dell’Università Roma Tre, portando la lunga esperienza sul campo e le conoscenze della Fao nelle aule. E ciò contribuirà a formare i futuri esperti e decisori politici che usciranno dall’Università Roma Tre», ha dichiarato alla firma dell’accordo il vicedirettore della Fao, Daniel Gustafson.Ospite della cerimonia anche l’ambasciatore Pierfrancesco Sacco, rappresentante permanente d’Italia presso le agenzie dell’Onu a Roma, che ha affermato: «Questa intesa è un primo importante passo nella prospettiva di ulteriori forme strutturate di collaborazione tra le università italiane e la Fao, per lavorare insieme nella nuova agenda internazionale dello sviluppo». (foto: Il rettore dell’Università Roma Tre, Mario Panizza, e il vicedirettore Generale della Fao, Daniel Gustafson, alla firma dell’accordo)

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Iniziativa Fao per la crescita dell’agricoltura

Posted by fidest press agency su venerdì, 27 maggio 2016

Fao-RomaIl concorso promosso dalla Fao per quei ragazzi che attraverso i loro progetti dovranno cercare di dare nuove idee sul come aumentare la produzione agricola mondiale tenendo conto dei cambiamenti climatici e del modificarsi del settore agroalimentare internazionale – dichiara in una nota il presidente nazionale Confeuro, Rocco Tiso – rappresenta un giusto passo verso una giusta direzione.
Nel silenzio mediatico e politico – continua Tiso – sta passando sotto traccia una delle tematiche che invece dovrebbero essere centrali per uscire dalla logica emergenziale di questi decenni e per ragionare su di una strategia da applicare in futuro.
Ad Expo, che sarebbe dovuto essere una grande occasione di dibattito, infatti non si è minimamente discusso di come aiutare i piccoli produttori agricoli (numericamente i principali artefici del nutrimento del pianeta) o di come rispondere all’esigenza di aumentare la crescita delle derrate alimentari per far fronte al previsto aumento demografico del 2050.
Iniziative come quelle organizzate dalla Fao – conclude Tiso – hanno un importante merito: quello di attirare l’attenzione su quella che ormai sta divenendo una vera e propria emergenza; ora non c’è che da augurarsi che i governi, compreso quello italiano, imparino una lezione.

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Giornata mondiale dell’alimentazione

Posted by fidest press agency su sabato, 8 ottobre 2011

FAO - Food and Agriculture Organization of the...

Image by Dag Endresen via Flickr

Roma, 11 ottobre, ore 11: presidio e primo info stampa Concentramento in Piazza di Porta Capena Adiacente Viale delle Terme di Caracalla. La sede Fao a Roma sarà nelle prossime settimane teatro di grandi scelte che riguardano la terra e la sovranità alimentare di tutti gli abitanti del pianeta.
Dal 10 ottobre prossimo oltre 50 delegati delle organizzazioni sociali e contadine di tutto il mondo saranno in Italia per seguire i negoziati sulle linee guida …e spingere gli Stati ad affermare i propri obblighi legali e naturali di anteporre ad ogni altra scelta diritti umani quali il diritto a un’alimentazione adeguata, alla salute, al lavoro a rischio nella crisi presente. Dal 10 ottobre sarà allestito un presidio della società civile fuori della FAO dove saranno tenute delle conferenze stampa – correlate con le azioni dirette – che spiegheranno con l’aiuto di testimonianze dirette dal campo, alla stampa e all’opinione pubblica, l’andamento dei negoziati, le loro posizioni e proposte.
Dal 10 al 14 Ottobre ci sarà la discussione delle Linee Guida sul Governo dell’accesso alla terra, al territorio di pesca e delle foreste, che potrebbero essere uno strumento importante per fermare il Land grabbing, ovvero l’accaparramento di terre agricole in tutto il pianeta che vede anche importanti responsabilità di imprese e istituzioni italiane in molti Paesi in via di sviluppo
Il 16 e il 17 Ottobre si celebrerà la Giornata Mondiale dell’alimentazione, nel 60esimo anniversario dello spostamento a Roma dell’Agenzia delle nazione unite per l’Alimentazione
Fino al 22 Ottobre si riunisce il Comitato per la Sicurezza Alimentare , (Cfs) Organismo globale di governo dell’alimentazione , con la partecipazione della società civile che discuterà alla pari con Stati, Organizzazioni e settore privato su temi strategici per affrontare la crisi alimentare come la speculazione sui prezzi e il commercio del cibo.
Il Comitato italiano per la Sovranità Alimentare, con le oltre 270 associazioni, movimenti e reti che ne fanno parte, promuove un calendario comune di attività in tutta Italia in occasione della Giornata Mondiale dell’Alimentazione – ribattezzata dal CISA la Giornata Mondiale della Sovranità Alimentare.

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Fao: manifestazione contro gli sperperi

Posted by fidest press agency su venerdì, 15 ottobre 2010

Roma 15 Ottobre alle ore 11.00 piazzale Ugo La Malfa, in occasione delle  celebrazioni per la Giornata Mondiale dell’alimentazione, manifestazione  per denunciare gli sperperi e le politiche che da sempre la FAO persegue.”Così dichiara in una nota Andrea Roncella, portavoce del Movimento Res (Roma Europa Sociale). “Ogni anno, questa organizzazione, nata per sconfiggere la fame nel mondo, spende l’89% del suo bilancio in burocrazia interna.” “Riteniamo che gli unici a trarre vantaggio da questa istituzione siano i propri dirigenti  ed impiegati, i quali beneficiano di ingenti contributi che i paesi membri, Italia compresa, versano periodicamente” “Ci chiediamo” continua Roncella “dove finiscano tutti  questi veri e propri tributi, visto che la fame nel mondo, come la stessa FAO ha ammesso, è aumentata e l’obiettivo di dimezzare il numero di persone che ne soffrono entro il 2015, appare sempre più come una barzelletta.” “Siamo stufi di sentire parlare di convegni, che nient’ altro sono che banchetti” conclude il RES “esigiamo risposte concrete alle quali devono seguire azioni concrete, pena lo smantellamento di un’istituzione che sembra essere stata creata per mantenere la fame nel mondo”

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Roma: vertice Fao

Posted by fidest press agency su giovedì, 14 ottobre 2010

Roma. 15 Ottobre, in occasione delle  celebrazioni per la Giornata Mondiale dell’alimentazione, ci recheremo in piazzale Ugo La Malfa,  per denunciare gli sperperi e le politiche che da sempre la FAO persegue.”Così dichiara in una nota Andrea Roncella, portavoce del Movimento RES (ROMA EUROPA SOCIALE). “Ogni anno, questa organizzazione, nata per sconfiggere la fame nel mondo, spende l’89 % del suo bilancio in burocrazia interna.” “Riteniamo che gli unici a trarre vantaggio da questa istituzione siano i propri dirigenti  ed impiegati, i quali beneficiano di ingenti contributi che i paesi membri, Italia compresa, versano periodicamente” “Ci chiediamo” continua Roncella “ dove finiscano tutti  questi veri e propri tributi, visto che la fame nel mondo, come la stessa FAO ha ammesso, è aumentata e l’obiettivo di dimezzare il numero di persone che ne soffrono entro il 2015, appare sempre più come una barzelletta.” “Siamo stufi di sentire parlare di convegni, che nient’ altro sono che banchetti” conclude il RES “esigiamo risposte concrete alle quali devono seguire azioni concrete, pena lo smantellamento di un’istituzione che sembra essere stata creata per mantenere la fame nel mondo”

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FAO: Diouf, fermare la fame

Posted by fidest press agency su venerdì, 1 gennaio 2010

“Probabilmente nessuno tra quelli che e’ in questa sala avra’ a a che fare con lo spettro della fame nel 2050, ma dobbiamo fare tutto cio’ che e’ in nostro potere per sconfiggerlo per sempre non solo per ragioni morali, ma economiche. E’ dimostrato, infatti, che l’aumento del Prodotto interno lordo in ambito agricolo e’ due volte piu’ efficace per la riduzione della poverta’ nei Paesi in via di sviluppo di quello prodotto in altri ambiti. Ed in tempi di crisi, questo non e’ un fattore ignorabile”. Il direttore generale della FAO Jacques Diouf, aprendo  a Roma i due giorni di High level experts Forum su come sfamare il mondo nel 2050, ha puntato il dito contro la riduzione degli investimenti internazionali per lo sviluppo agricolo: ”L’aiuto ufficiale allo sviluppo (ODA) indirizzato all’agricoltura si e’ contratto del 58% tra il 1980 e il 2005 -ha denunciato Diouf – scendendo dal 17% del totale dei fondi disponibili al 3,8%. Oggi siamo circa al 5% nonostante i grandi impegni assunti negli ultimi anni”. In preparazione del Vertice dei Capi di Stato e di Governo sulla Sicurezza alimentare che si terra’ sempre a Roma, nel quartier generale della FAO, dal 16 al 18 novembre prossimi, oltre 300 esperti si confronteranno in questi giorni sulle strategie piu’ efficaci per sconfiggere la fame entro il 2050, visto che la terra sara’ popolata da 9,1 miliardi di persone invece degli attuali 6,8 miliardi. ”Per farlo dovremo far aumentare la produzione agricola attuale di almeno il 70% – ha concluso Diouf – cioe’ di circa il 100% nei Paesi in via di sviluppo. I 192 Paesi membri della FAO dovranno trovare le risposte politiche ed economico per raggiungere questo obiettivo ambizioso”.

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FAO: nel 2050 crescono le bocche da sfamare

Posted by fidest press agency su giovedì, 31 dicembre 2009

Nel 2050 ci sarà un terzo in più di bocche da sfamare in tutto il mondo e sarà necessario produrre il 70% di cibo in piu’ per i 2,3 miliardi di persone in piu’, al tempo stesso combattendo i problemi della poverta’ e della fame, usando in maniera piu’ efficiente. E’ questa la sfida al centro del Forum di Esperti di Alto Livello che si terra’ fino a domani a Roma, per discutere le strategie su ”Come Nutrire il Mondo nel 2050”. ”La FAO e’ cautamente ottimista riguardo le possibilità del mondo di produrre cibo a sufficienza per nutrire la popolazione mondiale nel 2050 – ha spiegato aprendo i lavori il direttore generale della Fao jacques Diouf, che però ha sottolineato anche – il mondo rischia di trovarsi con la credenza vuota e in grande difficolta”’. Senza un investimento adeguato però, hanno spiegato nel corso dei successivi interventi del pomeriggio i circa 300 esperti convenuti a Roma, circa 370 milioni di persone, quasi il 5% della popolazione dei paesi in via di sviluppo, potrebbero ancora soffrire la fame nel 2050. In quella data, infatti, circa il 70% della popolazione mondiale vivra’ nelle citta’ e nelle aree urbane, rispetto all’attuale 49% e sara’ ben lontana dalla possibilita’ di autoprodursi il cibo necessario a vivere, come accade adesso, pur con grande difficolta’, in area rurale. Si stima che la domanda di beni alimentari continuera’ ad aumentare, come conseguenza della crescita della popolazione e dell’incremento dei redditi. La domanda di cereali (per l’alimentazione umana e del bestiame) e’ prevista raggiungere circa 3 miliardi di tonnellate nel 2050. La produzione cerealicola annuale dovra’ aumentare di almeno un miliardo di tonnellate (a partire dagli attuali 2,1 miliardi), mentre la produzione di carne dovra’ aumentare di oltre 200 milioni di tonnellate per raggiungere nel 2050 un totale di 470 milioni di tonnellate, di cui il 72% verra’ consumato nei paesi in via di sviluppo (dove oggi se ne consuma il 58%). Da tutti gli esperti – e dalla FAO stessa – sono arrivate richieste per interventi piu’ decisi per ottenere progressi piu’ rapidi verso l’obiettivo della riduzione e dell’eliminazione della fame e della poverta’ nel mondo.”Gli investimenti nell’agricoltura primaria dovrebbero diventare una priorita’ ed essere aumentati di circa il 60% – ha sottolineato Diouf – poiche’ l’agricoltura non solo produce cibo ma genera anche redditi e favorisce la sussistenza nelle aree rurali”.

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Fao: diritto al cibo

Posted by fidest press agency su mercoledì, 18 novembre 2009

Roma. Garantire un sostegno finanziario per il governo mondiale della sicurezza alimentare è fondamentale per assicurare il diritto ad una adeguata alimentazione per tutti. Questo il richiamo che lancia ActionAid, insieme alle Organizzazioni e movimenti sociali che oggi hanno presentato il loro documento ufficiale, redatto in occasione del Forum parallelo tenutosi a Roma dal 13 al 17 novembre. “Nella dichiarazione conclusiva del Vertice Fao – spiega Luca De Fraia – gli Stati hanno ratificato la riforma del Comitato per la Sicurezza Alimentare che assicura una sistema di governance coordinato ed inclusivo in materia di sicurezza alimentare, ma se non verranno garantite le risorse finanziarie necessarie, il Comitato non potrà realizzare il suo mandato”.

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Vertice FAO: Intervento Barroso

Posted by fidest press agency su martedì, 17 novembre 2009

Al vertice della FAO di Roma il presidente della Commissione europea José Manuel Barroso ha proposto che per la sicurezza alimentare venga istituito un sistema di allarme rapido basato su dati scientifici. Nel suo discorso ai capi di Stato e di governo il presidente Barroso ha attirato l’attenzione sul nesso tra sicurezza alimentare, sicurezza mondiale e lotta contro il cambiamento climatico. Al vertice FAO hanno partecipato anche i commissari europei per l’agricoltura, Marian Fischer-Boel, e per lo sviluppo e gli aiuti umanitari, Karel De Gucht.  Il presidente Barroso ha dichiarato: “Un mondo dove un miliardo di persone sono affamate è non solo una macchia sulla nostra coscienza collettiva, ma anche una crescente minaccia per la nostra sicurezza mondiale. Come la lotta contro il cambiamento climatico, anche la lotta contro la fame non può aspettare: dobbiamo riuscire a dimezzare la fame nel mondo entro il 2015, secondo quanto previsto dagli Obiettivi di Sviluppo del Millennio. E per la sicurezza alimentare dobbiamo creare un sistema mondiale di allarme rapido basato su dati scientifici, simile a quello istituito nell’ambito della lotta contro il cambiamento climatico. Questa conferenza deve affrontare tre importanti questioni, che sono interconnesse: la sicurezza alimentare, il cambiamento climatico e la biodiversità. Queste sono sfide importanti e difficili, ed io sono determinato ad affrontarle durante il prossimo mandato della Commissione europea.”  La scorsa settimana il presidente Barroso ha incontrato il direttore generale della FAO Jacques Diouf ed ha sottolineato come finanziamenti continui e investimenti mirati siano necessari per migliorare la sicurezza alimentare nel lungo periodo. Ma gli investimenti – ha sottolineato Barroso – devono essere accompagnati da una buona governance. Inoltre, il coordinamento delle organizzazioni internazionali è essenziale per completare e rafforzare le iniziative multilaterali e bilaterali esistenti.

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Fao: una bella scatola, che però resta vuota

Posted by fidest press agency su martedì, 17 novembre 2009

“La dichiarazione finale del Vertice è una bella scatola, ma purtroppo è vuota: da un lato si fa un passo avanti nel riconoscimento del problema della fame ma dall’altro non ci sono elementi di novità sotto il punto di vista degli stanziamenti”, così Luca De Fraia, segretario generale aggiunto di ActionAid durante la prima giornata del Vertice Mondiale dell’Alimentazione che si è aperto oggi a Roma. Un giudizio positivo viene espresso dall’organizzazione in merito alla dichiarazione del Vertice di investire nei programmi di sviluppo rurale predisposti dai singoli governi. “Il riconoscimento della centralità dell’autonomia dei piani messi in atto dai paesi in via di sviluppo – che non devono essere influenzati dai paesi donatori e dalle organizzazioni internazionali – è un importante passo avanti, prosegue De Fraia”. Per la prima volta una dichiarazione internazionale riconosce l’importanza del ruolo che ha la società civile e le organizzazioni internazionali, inserendole tra gli attori che dovranno lavorare d’ora in avanti in modo coordinato in seno al nuovo Comitato per la Sicurezza Alimentare, segnala ActionAid. La riforma della governance internazionale, per favorire una migliore allocazione delle risorse, è dunque di fondamentale importanza ma manca ancora chiarezza su come il processo di riforma verrà finanziato. “Rimangono forti perplessità sul fatto che i governi ancora non predispongano piani di finanziamento degli aiuti finora promessi”, continua De Fraia. Il segretario generale della FAO ha oggi ribadito la necessità di investire 44 miliardi di dollari l’anno per lo sviluppo agricolo nel Sud del mondo, una piccola somma rispetto ai 365 miliardi di dollari destinati nel 2007 dai Paesi Ocse a sostegno dei rispettivi agricoltori e ai 1,340 miliardi di spesa militare registrata nello stesso anno. “Se comparate a queste spese – spiega il Segretario Generale aggiunto di ActionAid – il piano di stanziamento di 20 miliardi di dollari in tre anni predisposto dal G8 de L’Aquila, è veramente poca cosa”. “In particolare”, conclude De Fraia, “nonostante siano degni di apprezzamento i numerosi richiami del presidente del Consiglio Berlusconi alla centralità della sicurezza alimentare, ci saremmo aspettati da lui un passo in più che potesse essere da esempio per gli altri paesi: la conferma dello stanziamento dei 450 milioni di dollari promessi dal nostro paese”. Continua la mobilitazione virtuale di ActionAid per dire STOP ALLA FAME: sono oltre 163mila le persone che si sono finora unite all’organizzazione non governativa e alla sua campagna per il diritto al cibo attraverso l’appello lanciato con Avaaz.org.

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Vertice alimentazione mondiale

Posted by fidest press agency su lunedì, 16 novembre 2009

“Gli effetti delle attività della Fao sono ancora ben lungi dal raggiungere gli obiettivi preposti. Sono anni che si parla di risolvere i problemi delle malnutrizione dei bambini e delle condizioni alimentari gravemente insufficienti nei paesi sottosviluppati dell’Africa e non solo. Una struttura così imponente, dai costi esorbitanti ma dei risultanti scarsi, dovrebbe e potrebbe fare di più”. Questa la ferma posizione espressa da Roberto Soldà, vicepresidente dell’Italia dei Diritti, relativa al vertice sull’Alimentazione della Fao, in corso a Roma in questi giorni. Il summit, cui partecipano una sessantina di Capi di Stato e di governo di tutto il mondo, si è aperto con l’annuncio che il numero di persone denutrite ha superato per la prima volta nella storia il miliardo, di cui più di 17.000 sono bambini. Poi l’esponente del movimento nato per volontà di Antonello De Pierro lancia un messaggio: “Tutti i governi dei paesi più avanzati e tutte le più grandi industrie e multinazionali del mondo devono contribuire in maniera concreta e sostanziosa per aiutare le nazioni più bisognose, con progetti mirati e seguiti attentamente nel corso del tempo, prestando le dovute considerazioni alle popolazioni indigenti e alle loro esigenze primarie. Sarebbe necessario e doveroso”.

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Fao vertice: dichiarazioni di Alemanno

Posted by fidest press agency su lunedì, 16 novembre 2009

“La fame è il principale indicatore del disagio di una popolazione. Combatterla è una sfida incredibile, come scalare una grande montagna, è un impegno su cui si misura la nostra dignità di esseri umani. Il documento finale del Vertice denota un grande impegno ma manca una chiara indicazione dell’impegno finanziario. Una mancanza a cui si deve porre rimedio: senza risorse e mezzi adeguati il diritto al cibo di più di un miliardo di persone che soffrono la fame non sarà assicurato”.  Lo ha dichiarato il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, nel suo intervento al Vertice Mondiale sulla sicurezza alimentare in corso alla FAO. “Bisogna muoversi su tre linee: un’agricoltura forte e non sottomessa agli interessi dell’industria, una maggiore consapevolezza del problema, che troppo spesso manca anche nell’opinione pubblica, e una politica che si comporti in maniera retta. Bisogna che gli agricoltori riacquistino la loro dignità, ed è necessario abolire la brevettabilità dei viventi e la mercificazione dell’acqua. Abbiamo bisogno di una leadership forte per risolvere i problemi del pianeta e debellare la fame, come ci chiedono i produttori del Forum Parallelo della Società Civile, che si è svolto a Roma e che il Comune di Roma ha fortemente appoggiato”.  “Roma è orgogliosa – ha aggiunto il Sindaco – di ospitare il polo agroalimentare dell’Onu. La Capitale è il confine ideale tra il Nord e il Sud del mondo, ed è la sede naturale del  confronto e dell’incontro tra Paesi per costruire una globalizzazione ispirata veramente ai valori della persona umana”.

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Dal Forum parallelo Fao: l’agrobusiness

Posted by fidest press agency su lunedì, 16 novembre 2009

Caffè, vestiti, ma anche formaggio, pane, latte e verdura. Se un cittadino comincia a far domande a produttori e distributori per ricostruire come si distribuiscono dal campo alla cucina o all’armadio di casa propria i soldi che paga quando fa la spesa, finisce per mettersi le mani nei capelli. Innanzitutto perché è difficilissimo raccogliere informazioni univoche e attendibili, poi perché non può che constatare che la maggior parte dei soldi che spende non va ai produttori, o agli agricoltori, ma tra canali commerciali e distribuzione. Quando invece comincia a fare da se’, e a sviluppare filiere corte, cortissime, di commercio equo o attraverso i gruppi d’acquisto solidali, la musica cambia e ci guadagnano tutti.  Sono i risultati della ricerca-azione Ok il prezzo è giusto, che il coordinamento Help local trade – formato da ong Crocevia, Fair, Fairwatch, Mani Tese, Campagna per la Riforma della Banca Mondiale, Mani Tese, ong MAIS e Servizio Civile Internazionale lanciano dal Forum Parallelo della Società civile in occasione del vertice Fao sulla sicurezza alimentare. All’indirizzo http://www.helplocaltrade.org si possono controllare direttamente esercizi di proiezione condotti su prezzi, filiere e scomposizioni produttive di alcuni dei principali prodotti della spesa quotidiana, e scoprire che cosa stiamo pagando troppo caro e perché. Le informazioni sono state trasformate in cartellini per i prezzi (giusti e ingiusti) che le organizzazioni promotrici utilizzeranno in decine di mercati contadini, da Torino, a Genova, da Roma a Lucca, a Napoli, per spiegare ai cittadini che cosa non va con il mercato convenzionale e come è possibile cambiarlo con le pratiche alternative già a disposizione. Le schede saranno distribuite in questi giorni a Roma in occasione del Vertice Fao, tra i materiali del Forum parallelo della Società Civile.  Nelle cinque città italiane, in occasione del nuovo Vertice ministeriale dell’organizzazione mondiale del commercio che a 10 anni da Seattle si aprirà il 30 settembre prossimo a Ginevra, verranno promosse iniziative di mobilitazione contro la privatizzazione dei beni comuni e dei servizi essenziali.Tutte le info sulle mobilitazioni http://www.faircoop.net/faircoop

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Vertice Fao e disagi per i romani

Posted by fidest press agency su domenica, 15 novembre 2009

Roma. Il Sindaco di Roma, Gianni Alemanno, ha telefonato al Questore di Roma e al Capo di Gabinetto del Ministero degli Interni, per chiedere che le misure di sicurezza per il vertice Fao, che comincia domani e terminerà mercoledì, siano studiate in modo tale da ridurre il più possibile i disagi per gli automobilisti e i cittadini romani.  “Ho chiesto al Questore e al Ministero una maggiore flessibilità e la massima sobrietà nell’organizzare le misure di sicurezza e le scorte per i Capi di Stato e di Governo che parteciperanno al vertice Fao. Già nella giornata di ieri si sono verificati gravi ingorghi stradali per la massiccia presenza di scorte e di sbarramento al traffico. Dobbiamo cercare di evitare che da domani la città rimanga paralizzata. Comprendo la necessità di tutelare al massimo la sicurezza di ospiti internazionali così importanti e credo che il vertice Fao rappresenti una grande occasione per combattere la piaga della fame nel mondo, per cui tanti bambini e tante persone muoiono ogni giorno, ma sono convinto che con flessibilità  e sobrietà tutto questo possa non essere pagato con gravissimi disagi dei cittadini romani. Il Questore e il Prefetto mi hanno garantito il massimo impegno in questo senso, e da parte mia ho offerto la piena collaborazione del Comune e della Polizia Municipale».

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