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FAO’s Kadiresan: CEOs should take responsibility for sustainability

Posted by fidest press agency su domenica, 31 marzo 2019

Speaking on the sidelines of the Responsible Business Forum on Food and Agriculture in Bangkok, Kadiresan said that the creation of dedicated heads of sustainability within large companies shows that they do have a commitment to social responsibility, but that this does not yet go far enough.“Does it translate at the highest level, being the CEO? Does it translate to the board, and does the demand come from the shareholders?” Kadiresan says.
Without that high-level pressure, sustainability initiatives have not necessarily translated into tangible action on the ground, she says, while CEOs are still principally judged on short-term financial metrics, rather than on their long-term sustainability initiatives.“These interests have to change from short-term to long-term,” Kadiresan says. “I have often had, even heard the sustainability heads telling me: ‘we will have to wait for another 10 years when we get a new generation of CEOs’. So what does that tell you? That you’ve got to have not just these units creating buzz, but you need to have the vision and also to influence the shareholders. The shareholders influence the CEO and the board.”
Large international development players like the FAO are increasingly exploring partnerships with multinational agribusinesses as a mechanism to amplify their development impact. However, despite an apparent public consensus on significant issues—from climate change to rural livelihoods—the two sides still often struggle to communicate and find common goals, according to Kadiresan. “Partnerships are pretty difficult, because our agendas and our priorities are often different,” she says. However, the conversations are happening, and “by this dialogue and conversation, hopefully it can build more common understanding and also bring those priorities sooner together rather than later.”

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Primo rapporto Fao sullo stato della biodiversità nel mondo

Posted by fidest press agency su lunedì, 25 febbraio 2019

Il modello attuale di agricoltura, industriale ed estensivo, alla base dei nostri sistemi alimentari è al collasso, con gravi ripercussioni anche per la nostra salute. È questa la conclusione del rapporto Stato della biodiversità mondiale per l’alimentazione e l’agricoltura che la Fao ha pubblicato oggi illustrando prove preoccupanti rispetto al danno irreversibile e catastrofico sulla biodiversità del nostro pianeta, in particolare quella legata al cibo. Il rapporto denuncia, tra le altre cose, la riduzione nella diversità delle coltivazioni e delle razze da cui dipende la nostra alimentazione, la distruzione di habitat e terre destinate alle coltivazione e la gestione insostenibile delle risorse naturali.
«Sono anni che Slow Food denuncia questi pericoli e ogni tanto abbiamo avuto la sensazione di predicare nel vuoto. Oggi la situazione sta cambiando, ci pare che la gente sia più sensibile, ma forse non ci si rende conto della gravità del problema: un conto è una perdita, un conto è un collasso catastrofico. Dobbiamo sperare di essere ancora in tempo evitare questa estinzione di massa ma abbiamo bisogno dell’impegno di tutti, non solo della Fao e di Slow Food, ma di tutta la gente di buona volontà» commenta Piero Sardo presidente della Fondazione Slow Food per la Biodiversità.Il rapporto presenta una ricerca approfondita ed è il primo nel suo genere, ma il soggetto trattato è il cuore della missione di Slow Food. Dal 1996 l’associazione internazionale si batte per la salvaguardia del nostro pianeta: con l’Arca del Gusto, un catalogo di cibi a rischio di estinzione che ha da poco raggiunto il traguardo del 5.000esimo prodotto censito; con i Presìdi Slow Food che promuovono e tutelano agricoltori e produttori che lavorano in armonia con l’ambiente e che promuovono tecniche favorevoli alla biodiversità locale; con numerose campagne che denunciano l’insostenibilità dell’attuale modello di produzione. Slow Food lavora insieme alla Fao da molto tempo per definire e sviluppare un modello migliore per i consumatori, per i produttori e per il pianeta. Inoltre, il presidente di Slow Food Carlo Petrini è da diversi anni ambasciatore speciale della Fao in Europa per Fame Zero, ulteriore prova di affinità tra le due organizzazioni.Non resta più molto tempo. Abbiamo 10 anni per invertire lo stato attuale delle cose o si rischia un collasso totale e irreversibile. E questo cambio di rotta si può innescare rinforzando le conoscenze e le tecnologie moderne con i saperi tradizionali, ridefinendo il nostro approccio all’agricoltura e alla produzione di cibo, ponendo la tutela della biodiversità e l’ecologia al centro delle agende politiche. A ogni livello, dalle piccole produzioni fino ai governi, è necessario adottare regolamenti – come ad esempio le politiche agricole comunitarie in Europa – che proteggano la biodiversità alimentare e agricola.
Non dobbiamo perdere le speranze che lo stato attuale possa cambiare. Il successo dei progetti di Slow Food ne è la prova. Dobbiamo agire insieme, e dobbiamo agire subito, per salvare il nostro cibo, per salvare il nostro pianeta, per salvarci.

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La fascia di ulivi tra Assisi e Spoleto primo sito italiano inserito fra i patrimoni FAO

Posted by fidest press agency su mercoledì, 11 luglio 2018

Perugia. C’è un elemento senza il quale l’immenso patrimonio architettonico e culturale di cui l’Umbria è ricca non sarebbe altrettanto unico. Un oceano verde che si estende per 9212 ettari ed è composto da un milione e 200mila piante di ulivi coltivati tra Spoleto, Campello sul Clitunno, Foligno, Trevi, Spello e Assisi: un tesoro naturalistico e agricolo unico al mondo che rende l’Umbria famosa in tutto il mondo al pari delle sue città e borghi. D’ora in poi la “Fascia olivata Assisi-Spoleto” sarà ricordata per un altro aspetto. È infatti il primo sito italiano ad essere stato inserito nella lista dei Globally Important Agricultural Heritage Systems (GIAHS) dalla FAO, l’organizzazione dell’Onu per l’agricoltura e l’alimentazione.
Il programma GIAHS nasce con lo scopo di selezionare a livello planetario i paesaggi che si distinguano per la la ricchezza della loro biodiversità e per essere caratterizzati da un virtuoso rapporto tra comunità umana e ambiente circostante. Attraverso il progetto, la FAO punta a tutelare le tecniche tradizionali di gestione agricola per poi utilizzarle come strumento di sviluppo sostenibile dei territori tutelati. In questo modo, la tutela del paesaggio tradizionale diventa un fattore di promozione producendo vantaggi alla popolazione locale.“Questo riconoscimento è il frutto di una sinergia virtuosa tra pubblico e privato. Il risultato non sarebbe stato possibile senza lo sforzo di dialogo e la collaborazione tra i sei Comuni coinvolti, le realtà produttive e il know how di cui l’Umbria è ricca. È la dimostrazione che quando tutti remano in una stessa direzione e con obiettivi condivisi, tutto è possibile“ spiega Mauro Agostini, direttore generale di Sviluppumbria, Agenzia della Regione Umbria per la competitività e la crescita economica regionale. “I benefici che si attendono dall’inserita all’interno dei Giahs FAO sono molteplici” prosegue Agostini “Tra questi c’è l’incremento del valore economico dell’olio di oliva prodotto lungo la Fascia, la valorizzazione sociale, culturale, economica e turistica del territorio, la tutela della biodiversità dell’olivo e la conservazione e il ripristino del paesaggio a rischio vulnerabilità”.
“La decisione della FAO – aggiunge inoltre il sindaco di Trevi, coordinatore del progetto, Bernardino Sperandio – è anche un riconoscimento di caratura mondiale per le tante generazioni di agricoltori che, nei secoli, hanno impostato la produzione utilizzando unicamente le risorse naturali dei nostri luoghi e hanno saputo adattare le loro pratiche di gestione alle esigenze e peculiarità del territorio”.
L’inserimento nel programma FAO-GIAHS è stato ottenuto dopo un’attenta valutazione dei tecnici dell’organizzazione internazionale su cinque parametri: biodiversità agricola, un sistema di conoscenze e tradizioni locali, un insieme di valori condivisi, il sostentamento economico della popolazione e le caratteristiche peculiari e uniche del paesaggio in esame.
“È proprio il clima a rappresentare uno dei fattori peculiari che rendono unica e straordinaria la Fascia olivata Assisi-Spoleto, serbatoio di grande biodiversità” spiega Leonardo Laureti, dottore agronomo e produttore olivicolo, che ha collaborato al dossier per la candidatura FAO “A differenza delle regioni in cui tipicamente viene coltivato l’olivo, che sono bagnate dal mare, la nostra ha con un clima continentale. Si verificano così forti escursioni termiche, con inverni molto rigidi, mentre le estati possono essere estremamente calde. Statisticamente (ogni trent’anni circa) sopraggiunge una gelata che può provocare ingenti danni alle piante. Questi fattori, che possono apparire come delle “sventure”, sono in realtà la chiave del successo perché assicurano al prodotto finale un’eccellenza assoluta di qualità. Inoltre, a questi elementi se ne aggiunge un altro di natura pedologica. I monti della fascia pedemontana della catena preappenninica presentano un terreno calcareo che assicura agli olivi un drenaggio ideale, evitando ristagni idrici.”“Nel corso dei decenni la varietà di olivo tipica di questo territorio, il Moraiolo, si è adattata a queste particolari condizioni pedoclimatiche producendo un olio ricco in polifenoli con un carattere olfattivo erbaceo e spiccate note amare e piccanti, apprezzato in tutto il mondo.” conclude Laureti.
Ma l’annuncio della FAO potrebbe non essere l’unico riconoscimento mondiale per l’importanza della tutela della fascia olivata Assisi-Spoleto. Anzi, il suo inserimento nella lista dei GIAHS potrebbe dare impulso a un altro obiettivo. Ancora più ambizioso: l’inserimento nella lista dei Patrimoni dell’Umanità dell’UNESCO. “Anche in questo caso – spiega Sperandio – occorre attendere la fine di una complessa procedura di candidatura all’UNESCO per la quale si rendono necessari approfonditi studi ed analisi in tema di patrimonio ambientale e paesaggistico. A quel punto, i nostri olivi potrebbero diventare un sito di eccezionale valore universale”.

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La FAO aiuta gli agricoltori kenioti a difendere il raccolto dal pericoloso parassita Lafigma

Posted by fidest press agency su lunedì, 25 giugno 2018

Embu, KENYA/ PRN Africa/ “Con un buon raccolto, abbiamo abbastanza mais per il nostro consumo, ed un po’ per venderlo. Ma in questo momento dobbiamo invece comprarlo per il fabbisogno familiare”, dice Agnes Waithira Muli, contadina su piccola scala della contea di Embu, nel Kenya centrale. Lei e il marito hanno perso la maggior parte del loro ultimo raccolto a causa del Lafigma (Spodoptera frugiperda) (FAW), un insetto potenzialmente devastante che si è diffuso in gran parte dell’Africa.Grazie alla formazione fornita dalla FAO nel controllo del Lafigma, ora sono meglio in grado di proteggere il loro raccolto. “Ora che sappiamo come affrontare l’infestazione, le nostre perdite saranno minori”, afferma Agnes.Il parassita Lafigma è originario delle regioni tropicali e subtropicali delle Americhe, ma dal 2016 si è diffuso rapidamente in tutta l’Africa causando danni gravi soprattutto alle colture di mais.Nella contea di Embu, il parassita è apparso per la prima volta due stagioni fa. Come in tanti altri posti, i contadini presto si sono resi conto, disperati, che i pesticidi non servivano granché per combatterlo.
Durante la breve stagione delle piogge del 2017, la FAO ha avviato un progetto pilota in cui sono stati impiegati “scouts sul campo” appositamente addestrati per visitare i piccoli agricoltori ed assisterli nel controllo delle FAW, due volte a settimana per sei settimane. Il metodo utilizzato era un controllo manuale: identificare e distruggere a mano le uova e le larve. SOURCE Food and Agriculture Organization delle Nazioni Unite (FAO)

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630 ragazze in visita alla sede internazionale della FAO

Posted by fidest press agency su lunedì, 25 giugno 2018

Roma. 630 ragazze (dai 9 ai 14 anni) del Movimento dei Focolari, da 17 nazioni, in visita alla sede dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura (FAO) a Roma,
per discutere di #FameZero. I ragazzi e i giovani di oggi possono diventare la prima generazione che riesce a sradicare la fame nel mondo. Lo dicono i 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile che il 25 settembre del 2015 i 193 Stati Membri delle Nazioni Unite hanno approvato impegnandosi ad attuarli entro quindici anni (2015-2030). Il secondo, l’“Obiettivo Fame Zero”, è al cuore del programma. E per poter quindi raggiungere questi obiettivi, l’organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura (FAO) ha accolto oggi, 22 giugno 2018, nella sede in Roma, 630 giovani ragazze (dai 9 ai 14 anni) del Movimento dei Focolari. Seguivano l’evento in collegamento live streaming, tante e tanti altri loro coetanei sparsi nei cinque continenti, in particolare 400 ragazzi riuniti in congresso a Loppiano in Toscana, la Cittadella internazionale dei Focolari. È la prima volta che le giovani generazioni del Movimento ideato da Chiara Lubich varcano i tornelli della FAO. Una grande emozione non solo per queste ragazze che hanno preso posto nella prestigiosa sala Plenaria, ma anche da parte della FAO.“Sono davvero felice di vedere questa sala piena di donne, di donne giovani” ha commentato Marcela Villareal, direttrice FAO per la divisione partenariati e cooperazione Sud-Sud. “Lavoro qui alla FAO da più di 20 anni, parlando infinite volte in questa sala Plenaria, ma non l’ho mai vista così bella, così piena di giovani donne. Grazie di questi vostri sforzi per contribuire a raggiungere l’obiettivo Fame Zero”.Oggi 800 milioni di persone al mondo soffrono la fame. Negli ultimi 10 anni questo dato era diminuito, mentre lo scorso anno a causa di guerre e cambiamenti climatici è ritornato a salire. “Per noi qui alla FAO è lo scandalo più grande che esiste – ha affermato Villareal – E per questo noi ogni giorno lottiamo affinché queste persone abbiano il cibo necessario ma anche una vita bella, buona, dove i bambini possono avere una vita piena. Siamo convinti che con il nostro lavoro possiamo arrivare ad un mondo senza fame”. Nel settembre del 2015 le Nazioni Unite hanno firmato l’agenda dello sviluppo sostenibile, che comprende 17 obiettivi da raggiungere entro il 2030.“Mai prima d’ora i leader mondiali avevano promesso di impegnarsi tutti insieme in un’agenda così ampia e così universale – ha affermato Sabina Zaccaro dell’ufficio FAO per la comunicazione istituzionale – Per sconfiggere la fame del mondo (obiettivo n°2) abbiamo bisogno di sconfiggere la povertà (obiettivo n°1). Ma per fare questo dobbiamo vivere tutti in maniera sostenibile (obiettivo n°12), cercando di risolvere in concreto la lotta ai cambiamenti climatici (obiettivo n°13)”.

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Siccità nella regione del Vicino Oriente e del Nord Africa

Posted by fidest press agency su martedì, 19 giugno 2018

La FAO ha chiesto un deciso cambiamento nel modo in cui la siccità viene percepita e gestita nella regione del Medio Oriente e del Nord Africa. In un nuovo rapporto pubblicato oggi si legge che è necessario un approccio più proattivo basato sui principi della riduzione del rischio per costruire una maggiore resistenza alla siccità.Anche se la siccità è un fenomeno familiare nella regione, negli ultimi quattro decenni, è diventata più diffusa, prolungata e frequente, con tutta probabilità a causa dei cambiamenti climatici.La regione non è solo particolarmente soggetta alla siccità, ma è anche una delle zone più povere d’acqua al mondo, con il deserto che costituisce tre quarti del suo territorio.
Le capacità tecniche, amministrative e finanziarie del Vicino Oriente e del Nord Africa per affrontare la siccità sono inadeguate e rendono gli agricoltori e i pastori – i primi e maggiormente colpiti dalla siccità – ancora più vulnerabili.Agricoltori e pastori devono affrontare sfide crescenti quando l’acqua diventa più scarsa, la terra più degradata ed erosa e i terreni più fragili.Tuttavia, ancora si pone troppa attenzione a riprendersi dalla siccità piuttosto che ad esservi meno esposti, con finanziamenti insufficienti, poca preparazione e scarso coordinamento, che rimangono limiti enormi da superare, avverte il rapporto.”Dobbiamo percepire e gestire la siccità in modo diverso e passare dalla risposta alle emergenze a una politica più proattiva e a una pianificazione a lungo termine per ridurre i rischi e creare maggiore capacità di recupero”, ha affermato Rene Castro, Assistente Direttore Generale della FAO, del Dipartimento Clima, Biodiversità, Terra e Acqua.”Il rapporto valuta le lacune nella gestione attuale della siccità e fornisce una solida base per aiutare i governi a ripensare le politiche e riformulare i piani di preparazione e di risposta offrendo soluzioni che tengano conto del contesto specifico di ciascun paese”, ha aggiunto Castro.Lanciato in vista della Giornata mondiale per combattere la desertificazione e la siccità, il rapporto è stato sviluppato dalla FAO e dal Water for Food Daugherty Global Institute dell’Università del Nebraska.Copre 20 paesi della regione: Algeria, Bahrain, Egitto, Iraq, Iran, Giordania, Kuwait, Libano, Libia, Mauritania, Marocco, Oman, Palestina, Qatar, Arabia Saudita, Sudan, Siria, Tunisia, Emirati Arabi Uniti e Yemen. (SOURCE Food and Agriculture Organization delle Nazioni Unite, FAO)

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Aree rurali e crescita economica

Posted by fidest press agency su mercoledì, 11 ottobre 2017

Fao-RomaRoma. PRN Africa/Occorre mettere i milioni di giovani dei paesi in via di sviluppo che entrano nel mercato del lavoro nelle condizioni di non dover scappare dalle aree rurali per sfuggire alla povertà, sostiene un nuovo rapporto della FAO pubblicato qualche giorno fa. Le aree rurali hanno un vasto potenziale di crescita economica legato alla produzione alimentare e ai settori ad essa connessi, afferma lo Stato dell’alimentazione e dell’agricoltura 2017. E con la maggioranza dei poveri e degli affamati al mondo che vivono in queste aree, il raggiungimento dell’agenda di sviluppo 2030 dipenderà dal riuscire a sbloccare quel potenziale ancora inutilizzato.Per far questo occorrerà superare la spinosa combinazione di bassa produttività dell’agricoltura di sussistenza, dell’ambito limitato dell’industrializzazione, della rapida crescita della popolazione e dell’urbanizzazione, che rappresentano sfide per la capacità dei paesi in via di sviluppo di alimentare e dare lavoro ai propri cittadini. Il rapporto fa notare come sia ampiamente dimostrato che i cambiamenti nelle economie rurali possono avere un grande impatto. Apartire dagli anni ’90 alle trasformazioni delle economie rurali si deve il merito di aver aiutato centinaia di milioni di persone rurali a venir fuori dalla povertà. Lo studio suggerisce tre linee di azione:
La prima prevede la realizzazione di una serie di politiche volte a garantire che i piccoli produttori siano in grado di partecipare pienamente a soddisfare le esigenze alimentari urbane. Misure per rafforzare i diritti di proprietà fondiaria, garantire equità dei contratti di fornitura e migliorare l’accesso al credito sono solo alcune possibili opzioni.
La seconda è quella di costruire le infrastrutture necessarie per collegare le aree rurali ai mercati urbani – in molti paesi in via di sviluppo la mancanza di strade, di energia elettrica, di impianti di stoccaggio e sistemi di trasporto con celle frigorifere è un grande ostacolo per gli agricoltori che cercano di sfruttare la domanda urbana di frutta fresca, verdura, carne e latticini.
La terza comporta di connettere le economie rurali non solo con le grandi città, ma anche di lavorare con aree urbane più piccole e più diffuse.
Infatti, il rapporto sottolinea che i centri urbani più piccoli rappresentano un mercato molto trascurato per i prodotti alimentari. La metà di tutti gli abitanti urbani dei paesi in via di sviluppo vive in città con meno di 500.000 di abitanti. SOURCE Food and Agriculture Organization delle Nazioni Unite (FAO)

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UE e FAO uniscono le forze contro sprechi alimentari e resistenza antimicrobica

Posted by fidest press agency su sabato, 30 settembre 2017

Fao-RomaIeri il Commissario per la Salute e la sicurezza alimentare Vytenis Andriukaitis e il Direttore generale dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura (FAO) José Graziano da Silva hanno concordato di intensificare la collaborazione tra le due organizzazioni nell’affrontare il problema degli sprechi nelle filiere alimentari e della resistenza antimicrobica.Ogni anno a livello globale un terzo di tutti i prodotti alimentari destinati al consumo umano (1,3 miliardi di tonnellate) va perso o sprecato, con enormi perdite finanziarie e sperpero di risorse naturali. Solo in Europa, ogni anno si sprecano circa 88 milioni di tonnellate di prodotti alimentari, con costi connessi che, secondo le stime dell’UE, ammontano a 143 miliardi di euro.Allo stesso tempo, il maggiore utilizzo (e abuso) di medicinali antimicrobici nell’assistenza sanitaria e in veterinaria contribuisce a un aumento del numero di microrganismi patogeni resistenti ai medicinali usati per contrastarli, ad esempio gli antibiotici. Per questo motivo la resistenza antimicrobica costituisce una minaccia sempre più concreta, che secondo alcuni studi potrebbe causare addirittura 10 milioni di vittime l’anno e perdite superiori a 85 milioni di euro per l’economia globale entro il 2050.In una lettera d’intenti firmata ieri, la FAO e l’UE si impegnano a collaborare strettamente al fine di dimezzare gli sprechi alimentari pro capite entro il 2030, un obiettivo stabilito nel quadro della nuova agenda globale per gli obiettivi di sviluppo sostenibile, e a intensificare la cooperazione nell’affrontare la diffusione della resistenza antimicrobica nelle aziende agricole e nel sistema alimentare. Il rafforzamento della collaborazione annunciato oggi testimonia le priorità comuni della FAO e dell’UE nell’ambito della sicurezza alimentare.

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Sud Sudan: si attenua la carestia, ma la situazione rimane disperata per il diffondersi della fame

Posted by fidest press agency su domenica, 25 giugno 2017

Fao-RomaSecondo nuove analisi pubblicate oggi, a seguito del significativo incremento della risposta umanitaria la carestia in Sud Sudan appare attenuata. Tuttavia, la situazione è tuttora disperata in tutto il paese poiché il numero di persone che ogni giorno cercano di trovare cibo sufficiente ha raggiunto i 6 milioni – dai 4,9 milioni di febbraio – ed è il più alto livello di insicurezza alimentare che si sia mai registrato in Sud Sudan.
Secondo l’aggiornamento della Integrated Food Security Phase Classification (IPC) (Quadro integrato di classificazione della sicurezza alimentare, N.d.T.) la nuova valutazione congiunta del governo, della FAO, dell’UNICEF, del WFP e di altri partner umanitari, la definizione tecnica approvata di carestia non si applica più nelle contee di Leer e Mayandit dell’ex Unity State, dove era stata dichiarata a febbraio. In altre due contee ritenute ad alto rischio nel mese di febbraio – Koch e Panyijiar – l’immediata e capillare assistenza umanitaria ha svolto un ruolo significativo nel prevenire un ulteriore deterioramento della carestia.Tuttavia, circa 45.000 persone (25.000 nell’ex Unity State e 20.000 nell’ex Jonglei State) stanno ancora sperimentando condizioni catastrofiche per il grande numero di sfollati provocato dai conflitti e dallo scarso raccolto dello scorso anno. Queste popolazioni sono ora di fronte alla prospettiva della fame a meno che non arrivi una robusta assistenza umanitaria.Un deterioramento della situazione si registra in tutto il paese. Il numero di persone che affrontano livelli di fame di emergenza – un gradino in meno rispetto alla carestia sulla scala IPC – è di 1,7 milioni, 1 milione in più rispetto al mese di febbraio.
Le tre agenzie ONU hanno messo in guardia che i passi avanti fatti nelle peggiori situazioni di fame non devono andare perduti. La capacità della popolazione di nutrirsi è stata fortemente erosa e il sostegno salva vita e d’emergenza per la salvaguardia del cibo e dei mezzi di sussistenza deve continuare a prevenire una ricaduta nella carestia.
L’aumento dell’insicurezza alimentare è stato determinato dal conflitto armato, dai raccolti inferiori alla media e dall’aumento dei prezzi alimentari, oltre che dagli effetti dell’annuale stagione magra.Nel sud-ovest del paese, fino a poco tempo fa il granaio del paese, ci sono livelli di fame senza precedenti, causati in gran parte dal conflitto. Le comunità agricole sono state costrette a varcare i confini e cercare un aiuto alla propria sopravvivenza nei paesi limitrofi, lasciandosi alle spalle campi non custoditi che ha portato gli analisti a prevedere un elevato disavanzo nazionale di cereali per il 2018.Sulla riva occidentale del fiume Nilo, nell’angolo nord-est del paese, la fame si è moltiplicata dopo che il rinnovato conflitto ha provocato grandi spostamenti di popolazione e l’interruzione dei mezzi di sussistenza, dei mercati e dell’assistenza umanitaria.
Dall’inizio dell’anno il WFP ha raggiunto in Sud Sudan 3,4 milioni di persone. Questo comprende assistenza alimentare e nutrizionale di emergenza a 2,6 milioni di persone dislocate o colpite dal conflitto e a 800.000 persone attraverso le operazioni di recupero, per aiutare le comunità a rafforzare la propria capacità di risposta agli shock, oltre che con il continuo sostegno ai rifugiati.Finora quest’anno, l’UNICEF, insieme ai suoi partner, ha curato più di 76.000 bambini con grave malnutrizione acuta (SAM). I bambini con SAM hanno nove volte più probabilità di morire di quelli ben nutriti. Il Fondo dei bambini delle Nazioni Unite ha come obiettivo per l’anno di raggiungere 700.000 bambini malnutriti in tutto il paese. Nell’ambito del suo approccio multisettoriale per affrontare la questione, l’UNICEF ha inoltre fornito a 500.000 persone acqua potabile e ad altre 200.000 ha dato accesso a strutture sanitarie.L’UNICEF, il WFP e i loro partner hanno anche aumentato le missioni di Risposta Rapida, che utilizzano elicotteri e lanci aerei per raggiungere le comunità rimaste isolate. Da febbraio sono state completate 25 missioni nello Unity State, nell’Upper Nile e nello stato di Jonglei, raggiungendo oltre 40.000 bambini.La FAO ha fornito a oltre 2.8 milioni di persone, tra cui 200.000 nelle aree affette da carestia, kit per la pesca e sementi per coltivare verdure e altre produzioni, oltre a vaccinare più di 6 milioni di capi di bestiame per salvare vite umane attraverso i mezzi di sussistenza.La carestia può essere ufficialmente dichiarata solo quando sono soddisfatte condizioni molto specifiche: almeno il 20% delle famiglie di una zona soffrono di carenza di cibo estrema con una capacità limitata di farvi fronte; i tassi di malnutrizione acuta devono superare il 30%; e il tasso di mortalità giornaliera deve superare la media di due adulti per ogni 10.000 persone. (SOURCE Food and Agriculture Organization delle Nazioni Unite (FAO)

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Bacino del Lago Ciad: una crisi radicata nella fame, nella povertà e nella mancanza di sviluppo rurale

Posted by fidest press agency su venerdì, 14 aprile 2017

Fao-RomaRoma. La crisi che sta colpendo le popolazioni già tormentate dal conflitto nella regione del bacino del Lago Ciad è dovuta a decenni di abbandono, mancanza di sviluppo rurale e all’impatto dei cambiamenti climatici. Affrontare questi problemi includendo investimenti in agricoltura sostenibile è l’unico modo per garantire una soluzione duratura, ha affermato oggi il Direttore Generale della FAO José Graziano da Silva.
Circa 7 milioni di persone sono a rischio di una grave insicurezza alimentare nel bacino del Lago Ciad, che include parti del Camerun, del Ciad, del Niger e in nord-est della Nigeria. Solo in quest’ultima, circa 50.000 persone sono colpite della carestia.
Mentre scontri e violenze hanno causato notevoli sofferenze, l’impatto del degrado ambientale e dei cambiamenti climatici – ad esempio attraverso siccità consecutive – stanno esacerbando la situazione, ha affermato il Direttore Generale.Dal 1963, ha ricordato, il Lago Ciad ha perso circa il 90 per cento della sua massa d’acqua, con conseguenze devastanti per la sicurezza alimentare e per i mezzi di sussistenza delle popolazioni che dipendono dalla pesca o dalle attività agricole che utilizzano l’acqua del lago per l’irrigazione. Mentre il lago è andato restringendosi, la popolazione della regione ha continuato ad aumentare, comprendendo anche milioni di sfollati dalle aree maggiormente colpite dal conflitto.
La FAO, assieme ai suoi partner e ad altre agenzie ONU, lancia un appello perché la comunità internazionale intervenga con urgenza – combinare aiuti alimentari per l’immediato e sostegno alla produzione di cibo sul lungo periodo è l’unico modo per incidere sulla situazione, vista la sua gravità.Graziano da Silva ha reiterato il messaggio lanciato durante la sua visita a Maduguri, nel nord-est della Nigeria, la settimana scorsa: se i contadini perderanno la prossima stagione di semina tra maggio e giungo, non ci saranno altri raccolti sostanziali fino al 2018. Se non faremo ripartire la produzione agricola, la sicurezza alimentare già grave e diffusa peggiorerà ulteriormente e la dipendenza da aiuti alimentari esterni si estenderà ancora.Durante la sua visita nella regione e nella capitale del Ciad N’Djamena, Graziano da Silva ha presentato il Piano strategico di Risposta alla crisi nel bacino del Lago Ciad (2017-19).
Le attività principali comprendono: la distribuzione di sementi e di mangimi animali, il trasferimento di denaro e la fornitura di cure veterinarie. Questo garantirà ai contadini sfollati, e a quanti hanno fatto ritorno, un raccolto sufficiente a rifornire le proprie scorte di cibo e permetterà agli allevatori vulnerabili di prevenire ulteriori perdite di bestiame.C’è tuttavia un profondo gap tra quanto è necessario per affrontare la prossima stagione di semina e quanto la comunità internazionale ha già donato. Dei 62 milioni di dollari richiesti dal Piano di Riposta umanitaria per la Nigeria 2017, la FAO ha ricevuto solamente 12,5 milioni.Il Direttore Generale della FAO ha sottolineato che la situazione del Lago Ciad riflette, in molti aspetti, le minacce affrontate da diversi paesi africani, dove tensioni etniche o religiose alimentate dalla povertà rurale e dalla disoccupazione – soprattutto giovanile – potrebbero sfociale in crisi aperte.Per affrontare queste situazioni è pertanto fondamentale promuovere e sostenere pratiche agricole sostenibili e di lungo termine, che possano permettere alle popolazioni rurali di adattarsi ai cambiamenti climatici e alla crescente scarsità di risorse naturali, come acqua e foreste.Per fare questo servono maggiori investimenti in agricoltura, ha sottolineato Graziano da Silva, citando ad esempio l’Etiopia, dove il sostegno fornito dal governo ha permesso di alleviare l’impatto della siccità collegata a El Niño.
Nel bacino del Lago Ciad, la FAO sta aiutando contadini e sfollati a produrre cibo e a vendere i propri surplus ai mercati, anche attraverso la distribuzione di voucher in denaro per stimolare la domanda di prodotti agricoli.Assieme ai suoi partner, la FAO sta inoltre esplorando la possibilità di introdurre tecniche di irrigazione che permettano di risparmiare acqua, e collabora alla formazione dei contadini nell’utilizzo di tali tecniche.SOURCE Food and Agriculture Organization delle Nazioni Unite (FAO)

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Il Direttore Generale della FAO visita il nord-est della Nigeria

Posted by fidest press agency su domenica, 9 aprile 2017

Fao-RomaRoma. E’ fondamentale intensificare immediatamente l’assistenza umanitaria alle comunità rurali minacciate dalla fame nella regione del bacino del Lago Ciad tormentata dai conflitti. Questo il messaggio lanciato oggi dal Direttore Generale della FAO in occasione della sua visita ad alcune comunità colpite dalla crisi nel nord-est della Nigeria.La situazione di insicurezza nel bacino del Lago Ciad – che comprende parti del Cameroon, del Ciad, del Niger e del nord-est della Nigeria – si è trasformata nella più ampia crisi umanitaria del continente africano. Si stima che, nel solo nord-est della Nigeria, il conflitto abbia costretto 1,9 milioni di persone ad abbandonare le proprie case e i propri mezzi di sussistenza – per la maggior parte – agricoli.Nell’intera regione del Lago Ciad, circa 7 milioni di persone sono a rischio di livelli gravi di insicurezza alimentare durante la stagione di magra, e hanno bisogno immediato di assistenza alimentare e di sostegno ai mezzi di sussistenza.Oltre un milione di returnee (ex- sfollati ora rientrati N.D.T.) e la maggior parte degli sfollati interni, insediatisi in zone di recente diventate relativamente sicure, hanno oggi accesso alla terra e potrebbero beneficiare della prossima stagione delle piogge (che inizierà a maggio) se si riuscirà a far arrivare loro input agricoli sufficienti.
Il Direttore Generale ha poi visitato diversi agricoltori beneficiari del sostegno della FAO nei pressi di Gongolong e di Old Maiduguri nello stato nigeriano di Brono, accompagnato dal Ministro federale per l’agricoltura e lo sviluppo rurale T.H Audu Ogbeh.
Oltre 1,16 milioni di persone nel bacino del Lago Ciad riceveranno assistenza dalla FAO nei prossimi mesi grazie all’impegno dell’agenzia e dei suoi partner di rafforzare le attività nella regione.Le attività principali comprenderanno: la distribuzione di semi di cerali e di mangime per gli animali, trasferimento di denaro e cure veterinarie. Questo permetterà ai contadini sfollati e a coloro che sono rientrati volontariamente di avere un raccolto sufficiente a rifornire le proprie scorte e a prevenire la perdita di bestiame da parte degli allevatori.Uno dei contadini, Alhaji Mustapha Ali Gaji racconta di quando i ribelli hanno attaccato e occupato il suo villaggio, Fariya, nel governatorato di Jere dello stato di Borno.”Fui catturato e stavo per essere ucciso. Ma sono risuscito a scappare e con l’aiuto della FAO ora sono tornato a fare il contadino. I miei pomodori, l’amaranto e l’acetosella stanno crescendo bene”.
Mentre l’aiuto fornito dalla FAO e da altri partner sarà fondamentale per mitigare l’impatto della crisi, la mancanza di fondi a sostegno dell’assistenza agricola d’emergenza sta mettendo a repentaglio la capacità di raggiungere la maggior parte dei chi ne ha bisogno.Ad oggi, solo un quinto – 12,5 milioni di dollari – dei fondi necessari per sostenere la produzione di cibo nel nord-est della Nigeria è stato raccolto. Oltre 1,1 milione di persone riceveranno input agricoli durante la prossima stagione di semina, ma questo rappresenta poco meno della metà della popolazione da raggiungere.
La FAO ha sviluppato una strategia di tre anni per migliorare la sicurezza alimentare e la nutrizione nel bacino del Lago Ciad, e per migliorare la resilienza delle comunità vulnerabili nelle aree colpite dalla crisi. Con un budget richiesto per i prossimi tre anni di 232 milioni di dollari – 191 milioni per la sola Nigeria nord-orientale – la strategia mirerà a sostenere tre milioni di persone nella regione, soprattutto donne e giovani. (Copyright © PR Newswire Association LLC. All Rights Reserved)

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Acque reflue: un’opportunità sprecata

Posted by fidest press agency su venerdì, 24 marzo 2017

Fao-RomaRoma. PRN Africa / La FAO ha celebrato oggi la Giornata Mondiale dell’Acqua mettendo in evidenza l’opportunità che le acque reflue trattate rappresentano per l’agricoltura e per una sicurezza alimentare e una nutrizione migliori.Nel mondo, la maggior parte delle acque reflue viene rilascia nell’ambiente senza essere trattata. Il risultato è che, in diverse regioni del globo, acque contaminate vengono scaricate in fiumi e laghi da dove poi raggiungono gli oceani. Le acque reflue trattate e riutilizzate, tuttavia, possono rappresentare una soluzione conveniente e sostenibile al problema della scarsità d’acqua.
Intervenendo alla cerimonia, il Presidente delle Fiji Jioji Konousi Konrote ha affermato: “C’é bisogno urgente di maggiori investimenti e di ricerca sulla gestione delle risorse idriche reflue, per ridurre la grave minaccia che esse pongono all’ambiente. Con sforzi sufficienti, c’è il potenziale per trasformare l’acque reflue in una risorsa preziosa.”
Il settore agricolo rappresenta circa il 70 per cento dell’utilizzo totale di acqua dolce, tuttavia solo una minima parte delle acque reflue trattate viene riutilizzata in agricoltura. La FAO sta collaborando con i Paesi Membri per promuovere il riutilizzo di acque reflue trattate in modo innocuo e sicuro.
In Giordania, per esempio, il 90 per cento delle acque reflue trattate viene utilizzato per irrigare, mentre in Israele le acque reflue rappresentano la metà delle risorse idriche utilizzate per l’irrigazione. Almeno 50 paesi nel mondo utilizzano acque reflue trattate per irrigare, rappresentando circa il 10 per cento di tutte le terre irrigate. I dati sono tuttavia incompleti per diverse regioni, inclusa l’Africa.
Il Quadro Globale sulla Scarsità d’Acqua, lanciato dalla FAO, promuove il ricorso a fonti idriche alternative, come la raccolta di acqua piovana e il riutilizzo di acque reflue trattate. Il Quadro promuove inoltre la condivisione di conoscenze e lo sviluppo di approcci innovativi sul tema dell’utilizzo dell’acqua in agricoltura.
L’edizione di quest’anno del United Nations World Water Development Report (Rapporto sullo sviluppo delle risorse idriche nel mondo N.d.T.) pubblicato dall’agenzia UN Water, lancia un appello per un cambiamento profondo del modo in cui guardiano alle acque reflue. In un mondo dove l’acqua sta diventando sempre più scarsa mentre la domanda cresce, lo studio esorta a considerare le acque reflue come un risorsa piuttosto che come un problema.
La FAO ha contribuito al rapporto con un capitolo dove sottolinea il fatto che l’agricoltura è sia produttrice che utilizzatrice di acqua, e che il settore può essere sia causa che vittima delle conseguenze dell’inquinamento.
Le acque reflue rappresentano anche una fonte potenziale per materiali grezzi come fosforo e nitrati, che possono essere trasformati in fertilizzanti. Si stima che il 22 per cento della domanda globale di fosforo – una risorsa minerale limitata – potrebbe essere soddisfatta utilizzando acque reflue trattate.Una migliore gestione delle acque reflue genera benefici sociali, ambientali ed economici e contribuisce al raggiungimento degli Obiettivi di Sviluppo sostenibile. Per raggiungere una loro migliore gestione è però fondamentale metterne in evidenza i benefici e promuoverne l’accettazione sociale. (SOURCE Food and Agriculture Organization delle Nazioni Unite (FAO)

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I popoli indigeni sono fondamentali per proteggere la fauna selvatica e i mezzi di sussistenza rurale

Posted by fidest press agency su sabato, 4 marzo 2017

Fao-RomaROMA/ PRN Africa / Coinvolgere attivamente le popolazioni indigene e le comunità locali nella conservazione della flora e della fauna selvatiche è la chiave per mantenere la biodiversità e assicurare mezzi di sussistenza rurali sostenibili, afferma la FAO in occasione della Giornata Mondiale per la Natura (World Wildlife Day).Le sfide urgenti che il mondo si trova ad affrontare per mantenere la biodiversità richiede che alle popolazioni indigene sia dato il potere di agire a livello nazionale, con l’assistenza della comunità internazionale, afferma la FAO.Il rapporto tra uomo e fauna selvatica è evidenziato nella nuova edizione della pubblicazione forestale trimestrale della FAO Unasilva, in uscita oggi. La pubblicazione è prodotta congiuntamente dalla Collaborative Partnership on Sustainable Wildlife Management (CPW), che comprende 14 organizzazioni e segretariati internazionali, inclusa la FAO. La pubblicazione cita diversi casi di studio provenienti da vari paesi per illustrare come le popolazioni indigene possano ottimizzare i vantaggi per il proprio sostentamento, salvaguardando al tempo stesso la fauna selvatica, a condizione che sia dato loro il diritto di prendere decisioni nei territori in cui vivono.Nella parte settentrionale del Monte Kenya, per esempio, Il Lakipiak Maasai (“La gente della fauna selvatica”) possiede e gestisce l’unico santuario di proprietà della comunità del Paese, il Rhino Sanctuary, un’area protetta per i rinoceronti. Queste popolazioni indigene sono riuscite ad attenuare i conflitti uomo-fauna selvatica che sorgono nella zona a causa delle intrusioni di animali selvatici alla ricerca di acqua, di prede e di pascoli durante la siccità. Hanno raggiunto questo riducendo il taglio dei cespugli così da garantire più foraggio per la fauna selvatica sulle loro terre. Grazie a questa strategia di conservazione, i popoli indigeni hanno dimostrato che possono coesistere armoniosamente con la fauna selvatica, sostenendo la propria vita e le culture pastorali.
popoli indigeniDiverse specie di fauna selvatica possono causare danni significativi alle colture e agli allevamenti, minacciando la sicurezza alimentare, l’incolumità e il benessere delle persone. In casi estremi, attacchi da parte di specie selvatiche come elefanti o coccodrilli possono ferire le persone e portare alla morte, fa notare la pubblicazione.
I conflitti uomo-fauna selvatica sono diventati più frequenti e gravi in particolare in Africa, a causa della crescente competizione per la terra in aree precedentemente selvagge e disabitate. Questo è spesso il risultato della crescita della popolazione, dell’aumentata domanda di risorse naturali, e della pressione crescente per l’accesso alla terra, come l’espansione delle vie di trasporto, dei terreni agricoli e dell’industria.Più in particolare, la pubblicazione sottolinea che in Africa centrale e meridionale, la fauna selvatica e la gente continuerà a condividere terra e risorse e i conflitti possono peggiorare se non si interviene.In considerazione di ciò, la FAO, il Centro francese di ricerca agricola per lo sviluppo internazionale (CIRAD) e altri partner hanno sviluppato il primo Human-Wildlife Conflict (HWC) toolbox, che ha aiutato una comunità locale nel parco nazionale di Cristal Monte in Gabon.Gli agricoltori locali di questa zona erano particolarmente frustrati dal fatto che animali come i ratti di canna, le antilopi roane, i maiali selvatici e gli elefanti, continuavano a distruggere tutte le loro coltivazioni, mettendo a repentaglio il loro sostentamento. Allo stesso tempo però le leggi vietavano a questi agricoltori di intervenire dando la caccia a questi animali protetti sia per consumarne la carne o per proteggere i raccolti.Tra le soluzioni offerte dal kit di strumenti vi era recintare le piantagioni per impedire che gli animali potessero raggiungere le coltivazioni, accendere fuochi o fare rumore per spaventare gli animali, e mettere guardie per vegliare sulle piantagioni di notte – misure relativamente facili e poco costose da implementare.La caccia ai trofei animali potrebbe beneficiare i poveri delle aree rurali e la fauna selvatica. La pubblicazione tocca anche la controversia questione della caccia ai trofei animali, sostenendo che, se ben gestita, essa può svolgere un ruolo positivo nel sostenere sia la conservazione che i mezzi di sussistenza delle persone povere nelle aree rurali. Secondo la pubblicazione un divieto generalizzato può essere dannoso sia per le popolazioni indigene che per l’ambiente, ed è necessario un approccio più articolato.In molti contesti, la caccia ai trofei si sovrappone alla caccia per procurarsi cibo. Molti cacciatori di cervi, per esempio, possono cacciare gli animali con corna più grandi come trofei, ma se non riescono a trovarli daranno la caccia a tutti gli altri per la carne.Inoltre, i benefici per i proprietari di terreni dalla caccia possono fare della fauna selvatica un’attraente opzione di uso del territorio, incoraggiando i proprietari a mantenere e ripristinare l’habitat naturale e le popolazioni a svolgere attività anti-bracconaggio.Ad esempio, nel Pamir in Tagikistan, in zone dove viene consentita la caccia a pecore e capre selvatiche si rileva una densità maggiore di leopardi delle nevi (specie minacciata) rispetto ad aree circostanti, dove questo tipo di attività non è permessa. Ciò è probabilmente dovuto a una maggiore densità di prede e alla riduzione del bracconaggio.
Ci sono preoccupazioni valide circa la legalità, la sostenibilità e l’etica di alcune pratiche di caccia, e il contributo della caccia ai trofei animali al sostentamento delle comunità locali e alla fauna selvatica varia enormemente da regione a regione e dal contesto.In alcuni casi, ci possono essere alternative valide alla caccia ai trofei animali e in grado di fornire gli stessi benefici per la fauna selvatica e per le persone, ma la loro individuazione e attuazione richiede un impegno comune tra i governi nazionali, il settore privato e le comunità locali, conclude la pubblicazione.(SOURCE Food and Agriculture Organization delle Nazioni Unite (FAO)

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Le agenzie alimentari delle Nazioni Unite allarmate per l’aggravarsi dell’insicurezza alimentare nel sud del Madagascar

Posted by fidest press agency su domenica, 20 novembre 2016

Fao-RomaGli agricoltori nel sud del Madagascar, colpiti da tre anni di devastante siccità, hanno urgente bisogno di maggiore sostegno così da poter seminare in tempo per le stagioni di dicembre e di gennaio, hanno reso noto oggi l’Organizzazione per l’Alimentazione e l’Agricoltura delle Nazioni Unite (FAO ) e il Programma Alimentare Mondiale (WFP).Le due agenzie hanno sottolineato che per fornire questo sostegno e aiutare ad affrontare l’aggravarsi dell’insicurezza alimentare nel sud del Madagascar sono necessari maggiori finanziamenti.
La FAO inizierà la distribuzione di talee e sementi il mese prossimo, con l’intento di raggiungere circa 170.000 famiglie di contadini nei distretti del sud dove più grave è l’insicurezza alimentare. Contemporaneamente, queste stesse famiglie riceveranno cibo o contanti come parte di un programma di assistenza in corso del WFP così da riuscire a sopravvivere fino al prossimo raccolto di marzo/aprile. Il WFP ha distribuito cibo nelle aree di maggiore necessità sin da giugno e denaro in luoghi dove i mercati sono ancora funzionanti, sin da luglio.
850.000 persone – circa la metà della popolazione del sud del paese – stanno patendo la fame e hanno bisogno di assistenza umanitaria urgente, secondo i più recenti riscontri del Quadro Integrato di Classificazione della Sicurezza Alimentare (IPC). Questi indicano che la sicurezza alimentare e nutrizionale potrebbe peggiorare ulteriormente nei prossimi mesi se non s’incrementeranno con urgenza gli interventi umanitari. Si stima che nel complesso, nel 2016/17, siano circa 1,4 milioni le persone che soffrono d’insicurezza alimentare nelle tre regioni meridionali dell’isola.
La FAO sta fornendo patate dolci e di manioca per le semine dei piccoli agricoltori, oltre a una varietà di sementi resistenti alla siccità. Saranno anche distribuiti strumenti e offerto sostegno alle famiglie di piccoli allevatori.
Mentre il WFP e la FAO hanno assicurato i fondi per lanciare il loro programma congiunto di assistenza, senza nuovi finanziamenti non riusciranno a raggiungere tutte le famiglie contadine colpite dalla siccità. Dei 22 milioni di dollari necessari, la FAO ne ha ricevuti sinora soltanto 4,5 milioni. L’operazione di aiuti contro la siccità del WFP, che si estende fino a marzo 2017, si trova ad affrontare un deficit di 50 milioni di dollari su un totale di 82 milioni di dollari necessari.
All’inizio di quest’anno, la mancanza di piogge ha determinato nel sud dell’isola un calo significativo della produzione di mais, di manioca e di riso. Nel frattempo, l’aumento dei prezzi continua a ridurre il potere d’acquisto della popolazione e a erodere la sicurezza alimentare dei più vulnerabili. Molte famiglie hanno adottato strategie di sopravvivenza, come mangiare meno spesso, cibarsi di semi, e vendere animali, attrezzi agricoli e persino terreni. La risposta immediata della FAO mira a raggiungere 850.000 persone (170.000 famiglie di piccoli agricoltori) nei distretti più colpiti. L’assistenza combina fornitura di sementi a rapida maturazione e resistenti alla siccità e tuberi (manioca e patate dolci). Gli agricoltori riceveranno anche strumenti per sostituire quelli che potrebbero essere stati venduti durante l’attuale stagione di fame prolungata. Sarà anche fornito sostegno alla produzione zootecnica attraverso programmi di alimentazione supplementare e attività connesse alla salute del bestiame.Il WFP sta aumentando le sue operazioni di soccorso alimentare e in denaro in corso per raggiungere quasi 1 milione di persone vulnerabili entro la fine di questo mese. Allo stesso tempo, il WFP sta espandendo il suo programma di nutrizione per prevenire e curare la malnutrizione tra più di 200.000 donne in gravidanza, mamme che allattano e bambini sotto i cinque anni, pur continuando ad assistere circa 230.000 bambini in età scolare con pasti caldi ogni giorno. SOURCE Food and Agriculture Organization delle Nazioni Unite (FAO)
Gli agricoltori nel sud del Madagascar, colpiti da tre anni di devastante siccità, hanno urgente bisogno di maggiore sostegno così da poter seminare in tempo per le stagioni di dicembre e di gennaio, hanno reso noto oggi l’Organizzazione per l’Alimentazione e l’Agricoltura delle Nazioni Unite (FAO ) e il Programma Alimentare Mondiale (WFP).Le due agenzie hanno sottolineato che per fornire questo sostegno e aiutare ad affrontare l’aggravarsi dell’insicurezza alimentare nel sud del Madagascar sono necessari maggiori finanziamenti.
La FAO inizierà la distribuzione di talee e sementi il mese prossimo, con l’intento di raggiungere circa 170.000 famiglie di contadini nei distretti del sud dove più grave è l’insicurezza alimentare. Contemporaneamente, queste stesse famiglie riceveranno cibo o contanti come parte di un programma di assistenza in corso del WFP così da riuscire a sopravvivere fino al prossimo raccolto di marzo/aprile. Il WFP ha distribuito cibo nelle aree di maggiore necessità sin da giugno e denaro in luoghi dove i mercati sono ancora funzionanti, sin da luglio.
850.000 persone – circa la metà della popolazione del sud del paese – stanno patendo la fame e hanno bisogno di assistenza umanitaria urgente, secondo i più recenti riscontri del Quadro Integrato di Classificazione della Sicurezza Alimentare (IPC). Questi indicano che la sicurezza alimentare e nutrizionale potrebbe peggiorare ulteriormente nei prossimi mesi se non s’incrementeranno con urgenza gli interventi umanitari. Si stima che nel complesso, nel 2016/17, siano circa 1,4 milioni le persone che soffrono d’insicurezza alimentare nelle tre regioni meridionali dell’isola.
La FAO sta fornendo patate dolci e di manioca per le semine dei piccoli agricoltori, oltre a una varietà di sementi resistenti alla siccità. Saranno anche distribuiti strumenti e offerto sostegno alle famiglie di piccoli allevatori.
Mentre il WFP e la FAO hanno assicurato i fondi per lanciare il loro programma congiunto di assistenza, senza nuovi finanziamenti non riusciranno a raggiungere tutte le famiglie contadine colpite dalla siccità. Dei 22 milioni di dollari necessari, la FAO ne ha ricevuti sinora soltanto 4,5 milioni. L’operazione di aiuti contro la siccità del WFP, che si estende fino a marzo 2017, si trova ad affrontare un deficit di 50 milioni di dollari su un totale di 82 milioni di dollari necessari.
All’inizio di quest’anno, la mancanza di piogge ha determinato nel sud dell’isola un calo significativo della produzione di mais, di manioca e di riso. Nel frattempo, l’aumento dei prezzi continua a ridurre il potere d’acquisto della popolazione e a erodere la sicurezza alimentare dei più vulnerabili. Molte famiglie hanno adottato strategie di sopravvivenza, come mangiare meno spesso, cibarsi di semi, e vendere animali, attrezzi agricoli e persino terreni. La risposta immediata della FAO mira a raggiungere 850.000 persone (170.000 famiglie di piccoli agricoltori) nei distretti più colpiti. L’assistenza combina fornitura di sementi a rapida maturazione e resistenti alla siccità e tuberi (manioca e patate dolci). Gli agricoltori riceveranno anche strumenti per sostituire quelli che potrebbero essere stati venduti durante l’attuale stagione di fame prolungata. Sarà anche fornito sostegno alla produzione zootecnica attraverso programmi di alimentazione supplementare e attività connesse alla salute del bestiame.Il WFP sta aumentando le sue operazioni di soccorso alimentare e in denaro in corso per raggiungere quasi 1 milione di persone vulnerabili entro la fine di questo mese. Allo stesso tempo, il WFP sta espandendo il suo programma di nutrizione per prevenire e curare la malnutrizione tra più di 200.000 donne in gravidanza, mamme che allattano e bambini sotto i cinque anni, pur continuando ad assistere circa 230.000 bambini in età scolare con pasti caldi ogni giorno. SOURCE Food and Agriculture Organization delle Nazioni Unite (FAO)

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La sfida per il raggiungimento di Fame Zero (Zero Hunger)

Posted by fidest press agency su venerdì, 23 settembre 2016

Fao-RomaNEW YORK In vista dell’evento che si tiene a New York, il Presidente dell’IFAD, Kanayo F. Nwanze, da Roma, ha detto: “Con quasi 800 milioni di persone che vanno a letto affamate ogni giorno, è cruciale che si continui a lavorare su questo impulso generato dalla Sfida Fame Zero e dal Segretario Generale. Insieme possiamo realizzare fame zero, ma solo se ci concentriamo sulle aree rurali dei paesi in via di sviluppo dove vive la gran parte delle persone più povere ed affamate al mondo”.
La Sfida Fame Zero invita leaders, il mondo del business e la società civile ad aumentare gli sforzi per porre fine alla fame nell’arco delle nostre vite. Si basa su cinque obiettivi: accesso a cibo sufficiente e a un regime alimentare salutare per tutti, sempre; fine della malnutrizione in tutte le sue forme; sistemi alimentari sostenibili dalla produzione al consumo; fine dalla povertà rurale – raddoppiando la produttività e il reddito dei piccoli agricoltori; adeguamento dei sistemi alimentari al fine di ridurre le perdite e gli sprechi.
I capi delle agenzie delle Nazioni Unite per il cibo e l’agricoltura con base a Roma hanno, ringraziato il Segretario Generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon per il suo impegno personale e la sua leadership nel proporre al mondo la sfida per il raggiungimento di Fame Zero (Zero Hunger). I responsabili delle agenzie hanno promesso di continuare nel lavoro iniziato al fine di raggiungere l’ambizioso obiettivo entro il 2030. La Sfida Fame Zero fu lanciata nel 2012 dal Segretario Generale che, oggi, ha passato l’iniziativa Fame Zero alle tre agenzie nel corso di un evento a New York tenutosi a margine dell’Assemblea Generale dell’ONU.
“In molti hanno risposto alla Sfida Fame Zero”, ha detto il Segretario Generale. “Alla conclusione del mio mandato, chiedo alla FAO, al WFP e all’IFAD di portare avanti questa sfida. Sono sicuro che non si fermeranno finché Fame Zero non diventerà una realtà.”Il Direttore Generale della FAO, José Graziano da Silva, il Presidente dell’IFAD, Kanayo F. Nwanze e la Direttrice Esecutiva del Programma Alimentare Mondiale (WFP), Ertharin Cousin, hanno preso l’impegno per conto delle proprie organizzazioni a continuare la Sfida Fame Zero e a perseguire i suoi obiettivi.Parlando prima dell’inizio dell’evento “Pathways to Zero Hunger”, sponsorizzato dalle tre agenzie, dal Global Compact delle Nazioni Unite e dall’Ufficio dell’Inviato del Segretario Generale per la Gioventù, il Direttore Generale della FAO José Graziano da Silva ha detto: “Una volta si consideravano la sicurezza alimentare, la nutrizione, i mezzi di sostentamento rurali e l’agricoltura sostenibile come attività separate, come responsabilità di diversi attori e con diverse finalità”.“Il successo di Fame Zero, a cui il Brasile ha aperto la strada e che è stato poi adottato e adattato in diversi paesi nel mondo, mostra come questi argomenti dovrebbero essere considerati nel loro insieme, in un sforzo complessivo che coinvolge i governi, le istituzioni internazionali, gli agricoltori di sussistenza, la società civile e il settore privato”, ha spiegato Graziano da Silva.“Il Segretario Generale ci ha sempre spronato a lavorare in partnership e a costruire un vero movimento globale per Fame Zero. La sua leadership è fonte di ispirazione e noi, a Roma, ora dobbiamo avere un ruolo ancora maggiore nel dare impulso e rafforzare le partnership per realizzare la sua visione di un mondo libero dalla fame”, ha detto Ertharin Cousin, Direttrice Esecutiva del WFP.
La FAO è a capo degli sforzi internazionali per sconfiggere la fame. L’organizzazione aiuta i paesi nei processi di modernizzazione e miglioramento delle pratiche agricole, forestali e di pesca per assicurare a tutti una buona nutrizione. La FAO rivolge un’attenzione speciale alle aree rurali in via di sviluppo, dove vive il 70 per cento dei poveri ed affamati nel mondo. http://www.fao.org
L’IFAD investe nelle popolazioni rurali, mettendole nelle condizioni di ridurre la povertà, aumentare la sicurezza alimentare, migliorare la nutrizione e rafforzare la resilienza. Dal 1978, l’IFAD ha fornito oltre 17,6 miliardi di dollari in grant e prestiti a basso interesse a progetti che hanno raggiunto circa 459 milioni di persone. L’IFAD è un’istituzione finanziaria internazionale e un’agenzia specializzata delle Nazioni Unite con base a Roma, polo agroalimentare delle Nazioni Unite.
Il WFP è la più grande agenzia umanitaria che combatte la fame nel mondo fornendo assistenza alimentare in situazioni di emergenza e lavorando con le comunità per migliorare la nutrizione e costruire la resilienza. Ogni anno, il WFP assiste una media di 80 milioni di persone in circa 80 paesi.

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L’Università Roma Tre e la Fao rafforzano la loro collaborazione su sicurezza alimentare, nutrizione e sviluppo sostenibile

Posted by fidest press agency su domenica, 19 giugno 2016

accordoL’accordo prevede la creazione di nuovi moduli formativi, scambio di materiale didattico e opportunità di stage per gli studenti. Roma Tre inserirà nei programmi dei suoi due master post laurea (in lingua inglese) “Human Development and Food Security” e “Cooperatives: Economics, Law and Management”, moduli specifici su temi quali l’agricoltura familiare, la nutrizione, la micro finanza, le cooperative, le questioni di genere, gli investimenti responsabili in agricoltura, la ricerca statistica e le linee guida volontarie per l’uso responsabile delle risorse fondiarie, ittiche e forestali. La Fao, da parte sua, offrirà il proprio sostegno fornendo materiale didattico, accesso a corsi di formazione online, supporto tecnico da parte dei propri esperti e possibilità di stage all’interno dell’organizzazione.«Le università devono essere il motore dello sviluppo sostenibile e del progresso. Questa partnership contribuirà alla formazione di una nuova generazione di studenti e cittadini consapevole e preparata ad affrontare le sfide dello sviluppo sostenibile contro la fame nel mondo, soprattutto oggi generata da uno squilibrio nella catena di distribuzione delle risorse», commenta il rettore Mario Panizza.Il nuovo accordo permetterà agli studenti di entrare in contatto e di familiarizzare con i temi fondanti del mandato della Fao per un mondo libero dalla fame e per uno sviluppo sostenibile, migliorando allo stesso tempo le proprie capacità tecniche e professionali. «Questa rinnovata collaborazione aggiunge valore al lavoro sia della Fao che dell’Università Roma Tre, portando la lunga esperienza sul campo e le conoscenze della Fao nelle aule. E ciò contribuirà a formare i futuri esperti e decisori politici che usciranno dall’Università Roma Tre», ha dichiarato alla firma dell’accordo il vicedirettore della Fao, Daniel Gustafson.Ospite della cerimonia anche l’ambasciatore Pierfrancesco Sacco, rappresentante permanente d’Italia presso le agenzie dell’Onu a Roma, che ha affermato: «Questa intesa è un primo importante passo nella prospettiva di ulteriori forme strutturate di collaborazione tra le università italiane e la Fao, per lavorare insieme nella nuova agenda internazionale dello sviluppo». (foto: Il rettore dell’Università Roma Tre, Mario Panizza, e il vicedirettore Generale della Fao, Daniel Gustafson, alla firma dell’accordo)

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Iniziativa Fao per la crescita dell’agricoltura

Posted by fidest press agency su venerdì, 27 maggio 2016

Fao-RomaIl concorso promosso dalla Fao per quei ragazzi che attraverso i loro progetti dovranno cercare di dare nuove idee sul come aumentare la produzione agricola mondiale tenendo conto dei cambiamenti climatici e del modificarsi del settore agroalimentare internazionale – dichiara in una nota il presidente nazionale Confeuro, Rocco Tiso – rappresenta un giusto passo verso una giusta direzione.
Nel silenzio mediatico e politico – continua Tiso – sta passando sotto traccia una delle tematiche che invece dovrebbero essere centrali per uscire dalla logica emergenziale di questi decenni e per ragionare su di una strategia da applicare in futuro.
Ad Expo, che sarebbe dovuto essere una grande occasione di dibattito, infatti non si è minimamente discusso di come aiutare i piccoli produttori agricoli (numericamente i principali artefici del nutrimento del pianeta) o di come rispondere all’esigenza di aumentare la crescita delle derrate alimentari per far fronte al previsto aumento demografico del 2050.
Iniziative come quelle organizzate dalla Fao – conclude Tiso – hanno un importante merito: quello di attirare l’attenzione su quella che ormai sta divenendo una vera e propria emergenza; ora non c’è che da augurarsi che i governi, compreso quello italiano, imparino una lezione.

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Giornata mondiale dell’alimentazione

Posted by fidest press agency su sabato, 8 ottobre 2011

FAO - Food and Agriculture Organization of the...

Image by Dag Endresen via Flickr

Roma, 11 ottobre, ore 11: presidio e primo info stampa Concentramento in Piazza di Porta Capena Adiacente Viale delle Terme di Caracalla. La sede Fao a Roma sarà nelle prossime settimane teatro di grandi scelte che riguardano la terra e la sovranità alimentare di tutti gli abitanti del pianeta.
Dal 10 ottobre prossimo oltre 50 delegati delle organizzazioni sociali e contadine di tutto il mondo saranno in Italia per seguire i negoziati sulle linee guida …e spingere gli Stati ad affermare i propri obblighi legali e naturali di anteporre ad ogni altra scelta diritti umani quali il diritto a un’alimentazione adeguata, alla salute, al lavoro a rischio nella crisi presente. Dal 10 ottobre sarà allestito un presidio della società civile fuori della FAO dove saranno tenute delle conferenze stampa – correlate con le azioni dirette – che spiegheranno con l’aiuto di testimonianze dirette dal campo, alla stampa e all’opinione pubblica, l’andamento dei negoziati, le loro posizioni e proposte.
Dal 10 al 14 Ottobre ci sarà la discussione delle Linee Guida sul Governo dell’accesso alla terra, al territorio di pesca e delle foreste, che potrebbero essere uno strumento importante per fermare il Land grabbing, ovvero l’accaparramento di terre agricole in tutto il pianeta che vede anche importanti responsabilità di imprese e istituzioni italiane in molti Paesi in via di sviluppo
Il 16 e il 17 Ottobre si celebrerà la Giornata Mondiale dell’alimentazione, nel 60esimo anniversario dello spostamento a Roma dell’Agenzia delle nazione unite per l’Alimentazione
Fino al 22 Ottobre si riunisce il Comitato per la Sicurezza Alimentare , (Cfs) Organismo globale di governo dell’alimentazione , con la partecipazione della società civile che discuterà alla pari con Stati, Organizzazioni e settore privato su temi strategici per affrontare la crisi alimentare come la speculazione sui prezzi e il commercio del cibo.
Il Comitato italiano per la Sovranità Alimentare, con le oltre 270 associazioni, movimenti e reti che ne fanno parte, promuove un calendario comune di attività in tutta Italia in occasione della Giornata Mondiale dell’Alimentazione – ribattezzata dal CISA la Giornata Mondiale della Sovranità Alimentare.

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Fao: manifestazione contro gli sperperi

Posted by fidest press agency su venerdì, 15 ottobre 2010

Roma 15 Ottobre alle ore 11.00 piazzale Ugo La Malfa, in occasione delle  celebrazioni per la Giornata Mondiale dell’alimentazione, manifestazione  per denunciare gli sperperi e le politiche che da sempre la FAO persegue.”Così dichiara in una nota Andrea Roncella, portavoce del Movimento Res (Roma Europa Sociale). “Ogni anno, questa organizzazione, nata per sconfiggere la fame nel mondo, spende l’89% del suo bilancio in burocrazia interna.” “Riteniamo che gli unici a trarre vantaggio da questa istituzione siano i propri dirigenti  ed impiegati, i quali beneficiano di ingenti contributi che i paesi membri, Italia compresa, versano periodicamente” “Ci chiediamo” continua Roncella “dove finiscano tutti  questi veri e propri tributi, visto che la fame nel mondo, come la stessa FAO ha ammesso, è aumentata e l’obiettivo di dimezzare il numero di persone che ne soffrono entro il 2015, appare sempre più come una barzelletta.” “Siamo stufi di sentire parlare di convegni, che nient’ altro sono che banchetti” conclude il RES “esigiamo risposte concrete alle quali devono seguire azioni concrete, pena lo smantellamento di un’istituzione che sembra essere stata creata per mantenere la fame nel mondo”

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Roma: vertice Fao

Posted by fidest press agency su giovedì, 14 ottobre 2010

Roma. 15 Ottobre, in occasione delle  celebrazioni per la Giornata Mondiale dell’alimentazione, ci recheremo in piazzale Ugo La Malfa,  per denunciare gli sperperi e le politiche che da sempre la FAO persegue.”Così dichiara in una nota Andrea Roncella, portavoce del Movimento RES (ROMA EUROPA SOCIALE). “Ogni anno, questa organizzazione, nata per sconfiggere la fame nel mondo, spende l’89 % del suo bilancio in burocrazia interna.” “Riteniamo che gli unici a trarre vantaggio da questa istituzione siano i propri dirigenti  ed impiegati, i quali beneficiano di ingenti contributi che i paesi membri, Italia compresa, versano periodicamente” “Ci chiediamo” continua Roncella “ dove finiscano tutti  questi veri e propri tributi, visto che la fame nel mondo, come la stessa FAO ha ammesso, è aumentata e l’obiettivo di dimezzare il numero di persone che ne soffrono entro il 2015, appare sempre più come una barzelletta.” “Siamo stufi di sentire parlare di convegni, che nient’ altro sono che banchetti” conclude il RES “esigiamo risposte concrete alle quali devono seguire azioni concrete, pena lo smantellamento di un’istituzione che sembra essere stata creata per mantenere la fame nel mondo”

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