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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 348

Posts Tagged ‘farmaci’

Farmaci anti-Covid. Da Ema ok a molnupiravir in adulti

Posted by fidest press agency su venerdì, 26 novembre 2021

Il farmaco orale anti-Covid molnupiravir, anche se non ancora autorizzato, può essere somministrato ai pazienti adulti con Covid-19 che non necessitano di ossigenoterapia supplementare e che sono ad alto rischio di sviluppare la forma grave della malattia. Gli effetti indesiderati si manifestano in modo lieve o moderato. La sua somministrazione non è raccomandata in gravidanza e in allattamento. Queste le indicazioni contenute nel parere formulato dal Comitato per i medicinali per uso umano (Chmp) dell’Ema sull’uso del molnupiravir (Lagevrio). Il medicinale, si legge in una nota pubblicata dall’Aifa, “al momento non è autorizzato nell’Ue” e l’Ema ha formulato il parere per “supportare le autorità nazionali che potrebbero decidere di approvare l’uso precoce del medicinale prima dell’autorizzazione all’immissione in commercio, ad esempio in situazioni di uso di emergenza, alla luce dell’aumento dei tassi di infezione e decessi a causa di Covid-19 in tutta l’Ue”.Molnupiravir è un farmaco antivirale a somministrazione orale che riduce la capacità di Sars-CoV 2 di replicarsi nell’organismo, sviluppato da Merck Sharp & Dohme in collaborazione con Ridgeback Biotherapeutics. Secondo il Chmp, molnupiravir può essere utilizzato per il trattamento di adulti con Covid-19 che non necessitano di ossigenoterapia supplementare e che sono ad alto rischio di sviluppare la forma grave della malattia. Deve essere somministrato il prima possibile dopo la diagnosi di Covid-19 ed entro 5 giorni dall’insorgenza dei sintomi. Il medicinale, disponibile in capsule, deve essere assunto due volte al giorno per 5 giorni. Il parere si basa sulla revisione dei dati, e in particolare, sono stati valutati anche i risultati intermedi dello studio principale su pazienti non ospedalizzati e non vaccinati, che presentano almeno una condizione di base che li pone a rischio di Covid-19 grave. Il farmaco, somministrato a una dose di 800 mg due volte al giorno ha ridotto il rischio di ricovero in ospedale e decesso quando il trattamento è iniziato entro 5 giorni dall’insorgenza dei sintomi. Circa un mese dopo l’inizio del trattamento, si sono registrati ricovero in ospedale o decesso nel 7,3% dei pazienti (28 su 385) che hanno assunto molnupiravir e nel 14,1% (53 su 377) dei pazienti trattati con placebo (un trattamento fittizio). Nessuno dei pazienti del gruppo in trattamento è deceduto rispetto agli otto pazienti del gruppo placebo.In termini di sicurezza, gli effetti indesiderati più comuni segnalati durante il trattamento ed entro 14 giorni dall’ultima dose assunta sono stati diarrea, nausea, vertigini e mal di testa, tutti lievi o moderati. Il farmaco non è raccomandato durante la gravidanza e nelle donne che possono iniziare una gravidanza e che non utilizzano un metodo contraccettivo efficace. Le donne che possono iniziare una gravidanza devono usare un metodo contraccettivo efficace durante il trattamento e per 4 giorni dopo l’ultima dose di Lagevrio. L’allattamento al seno deve essere interrotto durante il trattamento e nei 4 giorni successivi all’interruzione. Queste indicazioni vengono fornite poiché studi di laboratorio condotti sugli animali hanno mostrato che dosi elevate di Lagevrio possono influenzare la crescita e lo sviluppo del feto. Le condizioni di utilizzo proposte saranno pubblicate a breve sul sito web dell’Ema.Il medicinale al momento non è autorizzato nell’Ue ma il parere dell’Ema può essere utilizzato come base per le raccomandazioni nazionali sul possibile uso del medicinale prima dell’autorizzazione all’immissione in commercio. Prosegue, intanto, la rolling review sul monlupiravir per la presentazione di una eventuale domanda di autorizzazione all’immissione in commercio, sui cui l’Ema fa sapere che fornirà aggiornamenti. (fonte Farmacista33)

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Eventi avversi da farmaci

Posted by fidest press agency su venerdì, 22 ottobre 2021

Si chiama cascata prescrittiva la sequenza di eventi in cui un effetto avverso ai farmaci viene erroneamente interpretato come un nuovo condizione medica, portando all’aggiunta di un altro farmaco, potenzialmente evitabile, per trattare la nuova condizione. Il concetto di cascata prescrittiva fa parte della problematica della politerapia inappropriata, fenomeno di cui non c’è sufficiente consapevolezza. In particolar modo, i pazienti con condizioni croniche e sindromi geriatriche che richiedono regimi farmacologici complessi sono a maggior rischio di politerapia problematica e inappropriata con un impatto sulla salute e il benessere al punto che alcuni eventi avversi gravi possono comportare il ricovero in ospedale. Molte cascate prescrittive potrebbero non essere riconosciute per lunghi periodi di tempo. Per esempio, se un paziente che assume un inibitore della colinesterasi per la gestione della demenza sviluppasse incontinenza urinaria e venisse trattato con un anticolinergico avrebbe un’accentuazione dei sintomi parkinsoniani, con conseguente prescrizione di ulteriori farmaci anti-Parkinson in aggiunta alla terapia in atto.Il concetto di cascata prescrittiva può anche essere ampliato allo sviluppo di nuove condizioni mediche che sono gestite con terapie da banco o integratori o dispositivi medici e con l’automedicazione. Ad esempio, dal trattamento con un inibitore della colinesterasi, che porta allo sviluppo di sintomi gastrointestinali e all’automedicazione con subsalicilato di bismuto da banco, allo sviluppo di bradicardia e in alcuni casi al successivo inserimento di un pacemaker. I pazienti anziani sembrano essere più disposti a sviluppare effetti avversi, come l’iponatriemia, effetti anticolinergici ed eventi cardiovascolari quando assumono antidepressivi, e tra questi anche fitoterapici, come gli inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina (SSRI), o gli inibitori della ricaptazione della serotonina-norepinefrina (SNRI). Queste manifestazioni possono essere coinvolte nell’interpretazione errata degli eventi avversi dei farmaci come nuove condizioni mediche. Pertanto, fondamentale è avere la migliore conoscenza possibile delle cascate prescrittive, soprattutto per valutare il rischio complessivo di danni indotti dai farmaci e/o fitoterapici nei nostri pazienti. Prima di iniziare una terapia farmacologica per trattare una nuova condizione medica, è necessario considerare se questa condizione potrebbe essere un evento avverso legato al farmaco. Fornire nuove prospettive sulla portata e l’adeguatezza del concetto di cascata prescrittiva è un passo importante nella descrizione delle cascate clinicamente rilevanti e nell’incoraggiare una pratica prescrittiva sicura. ByEugenia Gallo CERFIT, AOU Careggi, Firenze fonte: Farmacista33

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La flora intestinale può interferire coi farmaci. Ecco quali e in che modo

Posted by fidest press agency su martedì, 19 ottobre 2021

Secondo un articolo pubblicato su Nature l’intestino può trasformarsi in una vera e propria trappola che interferisce con l’efficacia delle cure. In altri termini, i farmaci possono accumularsi nei batteri intestinali, da un lato alterando la flora batterica e dall’altro influenzando gli effetti delle medicine. Nella trappola possono finirci i farmaci per il diabete, quelli per l’asma e molti altri tra cui gli antidepressivi.«Così si spiegherebbe come mai alcuni medicinali, antidepressivi per primi, funzionano in certi pazienti e non in altri. Tale perdita di efficacia avviene attraverso due tipi di meccanismi, il bioaccumulo e la trasformazione chimica dei medicinali da parte dei microrganismi» spiega il coautore Kiran Patil del Laboratorio europeo di biologia molecolare (EMBL) a Heidelberg in Germania, che assieme ai colleghi dell’Unità di tossicologia del Medical Research Council di Cambridge, Regno Unito, ha mappato queste interazioni coltivando 25 batteri intestinali comuni e studiando come interagivano con 15 diverse molecole farmacologiche, per un totale di 375 test. «Così facendo abbiamo osservato la presenza di 70 interazioni tra microrganismi e farmaci, 29 delle quali non note» scrivono gli autori, spiegando che più di metà delle nuove interazioni dipende dal bioaccumulo, meccanismo in cui i batteri immagazzinano il farmaco a livello intracellulare senza modificarlo chimicamente ma riducendone la disponibilità per l’organismo. Viceversa, negli altri casi il meccanismo in causa è la biotrasformazione, ossia l’alterazione da parte dei farmaci della funzione e della composizione del microbioma intestinale con ripercussioni sul rischio di effetti collaterali. Tra i farmaci accumulati nei batteri ci sono l’antidepressivo duloxetina, l’antidiabetico rosiglitazone, l’antiasmatico montelukast e il roflumilast, indicato nella malattia polmonare cronica ostruttiva. In qualche caso i farmaci vengono accumulati da un tipo di batteri e in altri modificano il microbioma. La duloxetina, per esempio, agisce con entrambi i meccanismi: accumulandosi altera i prodotti rilasciati dai batteri accumulatori di cui si nutrono altri batteri. Questi ultimi aumentano di numero rompendo l’equilibrio della flora intestinale con conseguenze sulla metabolizzazione dei farmaci. (fonte doctor33)

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Farmaci Bpco. Nuova Nota 99 elimina alcuni piani terapeutici

Posted by fidest press agency su venerdì, 10 settembre 2021

Dal 1° settembre 2021 alcune associazioni farmacologiche in uso per il mantenimento dei pazienti con broncopneumopatia cronico-ostruttiva (Bpco) potranno essere prescritte anche dal medico di Medicina Generale. Lo prevede la nuova Nota 99 dell’Aifa che entra, appunto in vigore e modifica alcuni regimi di fornitura per rispondere all’ esigenza di “migliorare la gestione della patologia in termini di appropriatezza di diagnosi e terapia farmacologica”.I farmaci inclusi nella Nota sono i beta2-agonisti a lunga durata d’azione (LABA), gli anticolinergici a lunga durata d’azione (LAMA) e le combinazioni precostituite di LABA + ICS (steroide inalatorio), LABA + LAMA e LAMA + LABA + ICS. In particolare la Nota 99 elimina il piano terapeutico (PT) per le associazioni precostituite di LABA/LAMA, che “potranno quindi essere prescritte anche dal medico di Medicina Generale. La prescrizione delle associazioni precostituite di LABA/LAMA/ICS rimarrà invece appannaggio del solo specialista (pneumologo e internista) attraverso la compilazione del PT (allegato alla Nota), valido fino ad un massimo di 12 mesi.”. Nello specifico, la classificazione dei farmaci utilizzati nella terapia inalatoria di mantenimento della Bpco in base ai rispettivi regimi di fornitura subisce le seguenti modifiche: • LABA, LAMA, LABA+ICS (unico erogatore): da A/RR a A/RR/Nota 99; • LABA + LAMA (unico erogatore): da A/RRL/PT a A/RR/Nota 99; • ICS + LABA + LAMA (unico erogatore): rimangono classificate in A/RRL/PT (Compilazione a carico dello pneumologo o medico internista del Ssn operante presso strutture identificate dalle Regioni e dotate della strumentazione diagnostica necessaria). La Nota 99, commenta l’Aifa, “rientra così in un più generale progetto di maggior riconoscimento del ruolo primario della Medicina Generale nella gestione del paziente con patologie croniche, come già avvenuto con l’introduzione della Nota 97 per la prescrizione dei nuovi anticoagulanti orali nella fibrillazione atriale non valvolare”. In particolare, spiega l’Aifa, la Nota consente al Mmg di “prescrivere le opportune terapie necessarie a gestire una eventuale fase acuta della malattia e di gestire con tempi adeguati la prenotazione di una visita specialistica per la conferma della diagnosi e del trattamento. Infatti, i pazienti di nuova diagnosi con FEV1 <50% dovranno essere inviati allo specialista entro al massimo 6 mesi dalla prescrizione iniziale, mentre per i pazienti già in terapia al momento dell'emanazione della Nota Aifa che presentino una mancata/insufficiente risposta clinica alla terapia, oppure siano in trattamento con una triplice terapia LABA/LAMA/ICS somministrata attraverso erogatori separati, il Mmg avrà 12 mesi per inviarli dallo specialista". (fonte Doctor33)

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Reumatologia e cambio farmaci

Posted by fidest press agency su domenica, 1 agosto 2021

“No al cambio delle terapie contro le malattie reumatologiche per motivi squisitamente economici. I risparmi non possono essere ottenuti sulla pelle di pazienti che sono colpiti da patologie gravi, dolorose e a volte estremamente invalidanti”. E’ quanto ribadito ieri dall’ANMAR Onlus (Associazione Nazionale Malati Reumatici) durante la diretta Facebook I pazienti reumatologici al tempo del Covid. L’evento on line è stato realizzato grazie al contributo non condizionato di Bristol Myers Squibb. In questa occasione è stato presentato un nuovo documento redatto dalla SIR (Società Italiana di Reumatologia) insieme ad altre sette Società Scientifiche italiane. Gli specialisti sono intervenuti su due recenti delibere dell’USL Toscana Nord-Ovest e della Regione Lazio. “Plaudiamo all’ottima iniziativa degli specialisti che come noi, rappresentanti dei pazienti, sono contrari alla variazione automatica dell’uso di alcuni farmaci impiegati contro alcune malattie reumatologiche secondo logiche esclusivamente economiche – ha affermato Silvia Tonolo, Presidente ANMAR Onlus – Assessorati o anche singole Aziende Sanitarie locali non solo stanno spingendo i medici prescrittori allo switch e quindi al passaggio da un farmaco biologico originator ad un biosimilare, ma ormai viene spesso imposto anche addirittura il multiplo switch per arrivare all’uso di un altro biosimilare dal costo leggermente inferiore. E’ una battaglia che come ANMAR stiamo portando avanti in tutta Italia da oltre cinque anni. Questi cambi dei piani terapeutici sono dettati solo da motivi di carattere economico e non da una reale esigenza medica”. “Benché sia indubbio che l’introduzione dei farmaci biosimilari, utilizzati in Reumatologia così come in altre branche della medicina, ha condotto ad una grande riduzione globale dei costi degli agenti biotecnologici – ha aggiunto il prof. Roberto Gerli, Presidente Nazionale della SIR -, la prescrizione di tali farmaci, ormai sempre più numerosi e differenti per efficacia, sicurezza, modalità di somministrazione e meccanismo d’azione, deve necessariamente seguire raccomandazioni internazionali che vanno poi applicate al singolo paziente. Con questo nostro nuovo documento, pertanto, sebbene non si voglia certamente trascurare il ruolo fondamentale dei biosimilari nel contenimento della spesa pubblica, si vuole peraltro sottolineare con forza il diritto del medico specialista a prescrivere al paziente la terapia che ritiene migliore secondo logiche di medicina personalizzata”. “Nel circa 20% dei casi lo switch porta ad una recidiva delle forme più gravi e pericolose d’artrite – ha sottolineato il prof. Mauro Galeazzi, Responsabile scientifico dell’Osservatorio CAPIRE -. I risparmi per le casse delle varie Regioni e Aziende Sanitarie sono così vanificati dall’aumento dei costi in termini di nuove ospedalizzazioni, terapie, visite di controllo ed esami diagnostici. Inoltre le risorse accantonate, dal ricorso a farmaci meno costosi, non sono quasi mai state reinvestite in ambito reumatologico. Al paziente va sempre garantita la migliore terapia possibile, cioè quella che può dargli i maggiori benefici e non la meno gravosa per i conti pubblici”. “I malati reumatologici stanno ancora vivendo delle difficoltà causate dal Covid-19 che ha in parte compromesso l’ordinaria assistenza sanitaria soprattutto nei primi mesi della pandemia – conclude Silvia Tonolo -. Auspichiamo quindi che l’Agenzia Italiana del Farmaco, il Ministero della Salute e tutte le istituzioni locali recepiscano le sollecitazioni dei pazienti e degli specialisti per assicurare sempre la continuità di cura”.

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Covid-19, molti farmaci già approvati potrebbero essere usati nel trattamento

Posted by fidest press agency su martedì, 22 giugno 2021

Un gruppo di ricercatori ha affermato su Nature Communications di aver identificato 90 farmaci con attività antivirale contro Sars-CoV-2, 13 dei quali hanno un forte potenziale per essere riproposti come farmaci orali per Covid-19. Inoltre, 19 dei farmaci che hanno impedito al coronavirus di replicarsi nelle cellule umane sembrano supportare l’attività di remdesivir. «Anche se ora disponiamo di vaccini contro il Covid-19, ci mancano ancora farmaci antivirali efficaci nel prevenire le infezioni da Covid-19 o nell’impedirne il peggioramento. I nostri risultati mostrano la possibilità di riutilizzare alcuni farmaci somministrabili per via orale esistenti contro Sars-CoV-2» spiega Peter Schultz, di Calibr, una divisione dello Scripps Research Institute, a La Jolla (Stati Uniti), co-autore del lavoro.I ricercatori hanno testato più di 12.000 farmaci, provenienti dalla libreria di riutilizzo dei medicinali ReFRAME, nata per affrontare aree di urgente bisogno medico insoddisfatto. La libreria contiene farmaci approvati dalla Food and Drug Administration (Fda) e altri composti sperimentali che sono stati testati per la sicurezza nell’uomo. Gli esperti hanno trattato due diversi tipi di cellule umane infettate da Sars-CoV-2 coltivate in laboratorio con ciascuno dei 12.000 composti contenuti in ReFRAME e, dopo 24 o 48 ore, hanno misurato il livello di infezione virale nelle cellule per determinare se i farmaci fossero in grado di impedire la replicazione del virus. In alcuni casi, hanno applicato due farmaci insieme per vedere se i composti avessero la possibilità di funzionare meglio in combinazione contro il virus. Sulla base dei risultati degli screening di coltura cellulare, i farmaci con le migliori prestazioni sono poi stati testati in cellule di tessuti umani e in un modello animale per determinare quali avessero maggiori probabilità di funzionare nei pazienti umani. E tra tutti i farmaci esaminati, i ricercatori hanno identificato un totale di 90 composti che hanno impedito a Sars-CoV-2 di replicarsi in almeno una delle linee cellulari umane. Di questi, 13 hanno mostrato un più alto potenziale per essere riproposti come terapie contro Covid-19, in base alla loro potenza, all’attività indipendente sulla linea cellulare o a un probabile meccanismo d’azione, alle proprietà farmacocinetiche e ai profili di sicurezza umana.Quattro dei farmaci – alofantrina, nelfinavir, simeprevir e manidipina – sono già stati approvati dalla Fda, e altri nove sono in varie fasi del processo di sviluppo. Gli autori sottolineano che, quando hanno provato a combinare i vari medicinali, hanno osservato che 19 di essi avevano un effetto additivo quando somministrati con remdesivir, approvato dalla Fda per l’uso in pazienti con diagnosi di Covid-19. Due farmaci, un composto che è stato testato per prevenire la nausea e le infezioni chirurgiche (riboprina) e un derivato dell’acido folico (10-deazaamminopterina), addirittura sono andati oltre, e hanno mostrato un effetto sinergico con remdesivir, aumentandone la capacità di sopprimere il virus. (fonte: doctor33)

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Nuovo farmaco per la cura dell’Alzheimer

Posted by fidest press agency su sabato, 12 giugno 2021

La Società Italiana di Neurologia (SIN) e L’Associazione SIN demenze (SINdem) accolgono favorevolmente la decisione assunta dalla Food and Drug Administration (USA), l’autorevole Agenzia americana per il controllo dei farmaci, a favore di una «approvazione accelerata» del farmaco Aducanumab, prodotto da Biogen, per il trattamento della Malattia di Alzheimer. Tale decisione, pur se non condivisa da tutta la comunità scientifica internazionale, giunge dopo anni di ricerche infruttuose e di fallimenti di studi clinici mirati alla cura della principale causa di demenza e apre uno scenario nuovo.“Gli studi che hanno condotto alla approvazione – commenta il Prof. Gioacchino Tedeschi, Presidente SIN – hanno documentato la riduzione del deposito di amiloide nel cervello dei pazienti trattati e pur mancando ancora la conferma che questo dato strumentale correli con un reale miglioramento clinico, la notizia è senza dubbio importante. La deposizione di amiloide nei neuroni non è probabilmente la sola causa della Malattia di Alzheimer, ma rappresenta certamente un attore importante nel meccanismo di malattia”. La SIN e la SINdem accolgono tale decisione manifestando soddisfazione per il lavoro di tanti ricercatori e studiosi, anche italiani, consapevole che saranno necessari studi di conferma e test clinici per documentare la reale efficacia clinica nelle fasi iniziali della Malattia di Alzheimer. La SIN e la SINdem sono da tempo impegnate nello studio e nella ricerca della Malattia di Alzheimer e riconoscono che l’accumulo dell’amiloide è uno dei bersagli importanti per la cura di questa malattia. Tuttavia, è noto che vi sono altri bersagli e meccanismi probabilmente altrettanto rilevanti nelle diverse fasi della malattia e che potrebbero divenire nel prossimo futuro target da colpire per una migliore efficacia terapeutica.La SIN e la SINdem invitano la comunità neurologica scientifica e clinica a continuare la propria attività tenendo conto che le cure, anche quelle attualmente a disposizione, per essere realmente efficaci necessitano di diagnosi tempestive e corrette, di percorsi gestionali standardizzati e multidimensionali, e di una adeguata presa in carico del malato e dei caregiver. Infine, auspicando che gli Enti regolatori Europei e Nazionali prendano atto della decisione assunta dalla FDA, la SIN e la SINdem ritiengono fondamentale una profonda riflessione sull’attuale organizzazione dei Servizi Sanitari e dei Centro dedicati al Declino Cognitivo e Demenze, sulla base della quale promuovere un aggiornamento del Piano Nazionale delle Demenze e investimenti adeguati.

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Focus Lazio. Farmaci equivalenti motore di sostenibilità per il SSN

Posted by fidest press agency su lunedì, 7 giugno 2021

Roma. martedì 8 giugno 2021, dalle ore 11 alle 13, si terrà il webinar ‘Focus Lazio. Farmaci equivalenti motore di sostenibilità per il SSN’, organizzato da Motore Sanità. Nonostante gli equivalenti abbiano caratteristiche di qualità identiche ai prodotti originator, con identiche procedure che certificano la purezza delle materie prime e la loro qualità, identici controlli nelle procedure di produzione, ispezione e verifica, il loro utilizzo in particolare nel Nostro paese è ancora basso rispetto ai medicinali “griffati”. Questo indica che molto lavoro di comunicazione deve ancora essere fatto, sebbene la situazione sia molto diversa tra le regioni d’Italia. Infatti l’analisi dei consumi per area geografica, nei primi nove mesi 2019 ci dice che il consumo degli equivalenti di classe A è risultato concentrato al Nord (37,3% unità e 29,1% valori), rispetto al Centro (27,9%; 22,5%) ed al Sud Italia (22,4%; 18,1%). Quali i motivi di queste differenze? La scelta deve coinvolgere medico, farmacista e paziente correttamente informati, senza pregiudizi e con dati che si basino sui principi di evidenza scientifica prima e su aspetti di sostenibilità economica poi.Tra gli altri, partecipano: Pierluigi Bartoletti, Vice Segretario Vicario FIMMG Giorgio Colombo, Direttore Scientifico CEFAT – Centro di Economia e valutazione del Farmaco e delle Tecnologie sanitarie, Università degli Studi di Pavia,Claudio Cricelli, Presidente SIMG, Fulvio Ferrante, Direttore Dipartimento della Diagnostica e Assistenza Farmaceutica, ASL Frosinone, Alberto Giovanzana, Associate Director Government & Regional Affairs Teva Italia, Paolo Guzzonato, Direzione Scientifica Motore Sanità, Eugenio Leopardi, Presidente Federfarma Regione Lazio, Lorella Lombardozzi, Direttore Farmaceutica Regionale, Regione Lazio, Elio Rosati, Segretario Regionale Cittadinanzattiva Lazio, Claudio Santini, Responsabile Rapporti con le Istituzioni FADOI Federazione Associazioni Dirigenti Ospedalieri Internisti, Claudio Zanon, Direttore Scientifico Motore Sanità.

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Farmaci anti-Covid, Fda accelera terapie adatte ai bambini

Posted by fidest press agency su mercoledì, 12 Maggio 2021

A fronte di oltre 31 milioni di casi e più di 564.000 decessi provocati nei soli Stati Uniti dalla pandemia Covid-19 la Food and Drug Administration (Fda) ha creato il programma Ctap, acronimo per Coronavirus Treatment Acceleration Program, mirato ad accelerare lo sviluppo di nuovi trattamenti anti Sars-CoV-2. Più di 600 farmaci sono in fase di sviluppo e il Ctap ha esaminato oltre 400 studi clinici su farmaci contro il Coronavirus, di cui molti approvati dalla Fda o autorizzati per l’uso in emergenza (Eua).Tra questi remdesivir, un farmaco endovena che inibisce la replicazione virale, approvato dalla Fda nei bambini ricoverati in ospedale di età maggiore o uguale a 12 anni con peso di 40 kg o più che richiedono ossigeno supplementare, ventilazione meccanica invasiva o ossigenazione extracorporea a membrana (Ecmo). Remdesivir, invece, è in Eua per i bambini ricoverati sotto i 12 anni con peso tra 3,5 e 40 kg che richiedono supporto respiratorio. Va sottolineato che nessuno studio ha dimostrato la capacità di remdesivir di ridurre la mortalità associata a Covid-19. Approvato invece solo per uso off-label è il desametasone, un corticosteroide spesso usato in pediatria per trattare le comuni patologie infiammatorie e ampiamente testato nei pazienti con Covid-19. Il suo utilizzo è consentito nei bambini ricoverati in ospedale senza limiti di età che richiedono ossigeno supplementare, ventilazione meccanica invasiva o Ecmo. In Eua per il trattamento anti-Covid-19 anche diversi altri farmaci, tra cui baracitinib, un inibitore della Janus chinasi usato per trattare l’artrite reumatoide, approvato contro il Covid-19 nei bambini ricoverati in ospedale sopra i 2 anni in ossigenoterapia, ventilazione meccanica invasiva o Ecmo. Diversi, invece, i criteri di prescrivibilità per due associazioni a base di anticorpi monoclonali, ovvero bamlanivimab/etesevimab e casirivimab/imdevimab, da usare nei pazienti ambulatoriali di 12 anni o più e di peso uguale o superiore ai 40 kg risultati positivi al test Sars-CoV-2 che sono ad alto rischio di progressione a infezione grave e/o ricovero ospedaliero. Questi anticorpi si legano al virus e ne riducono la quantità libera presente nelle vie aeree. Bamlanivimab aveva precedentemente ricevuto una Eua dalla Fda, poi revocata per l’aumento delle varianti e per il rischio di fallimento del trattamento quando somministrato da solo. (fonte Doctor33)

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Interazioni tra farmaci ed Echinacea? No, grazie

Posted by fidest press agency su lunedì, 12 aprile 2021

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I preparati di Echinacea purpurea sono ampiamente utilizzati per la gestione di infezioni respiratorie superiori, spesso in combinazione con i farmaci convenzionali. In questo contesto, i costituenti fitochimici di E. purpurea possono potenzialmente interagire con altri composti, ad esempio attraverso i trasportatori di efflusso ABCB1 e ABCG2. Lo scopo dello studio di Awortwe et al (2021) è stato proprio quello di valutare l’impatto dei derivati dell’acido caffeico (acido cicorico ed echinacoside) e dei tetraeni (24 ore di esposizione a tre diverse concentrazioni dei vari composti 1, 10 e 50 ug/mL), derivati da E. purpurea, sui livelli di mRNA e proteine e sull’attività di efflusso di ABCB1 e ABCG2, in due modelli di linee cellulari intestinali (Caco-2) ed epatiche (HepG2). L’acido cicorico non ha mostrato alcun effetto citotossico fino alla concentrazione di 500 ug/mL, mentre i valori EC20 dei tetraeni (45,0±3,0 ug/mL in cellule Caco-2 e 28,0±4,3 ug/mL in cellule HepG2) ed echinacoside (52,0±4,0 ug/mL e 62,0±9,9 ug/mL) hanno messo in luce una tossicità concentrazione-dipendente. Comunque, gli autori sottolineano come la probabile concentrazione fisiologica di tetraeni (che sono i fitocomposti di E. purpurea maggiormente biodisponibili data la loro natura lipofila), in seguito alla somministrazione di diverse preparazioni di E. purpurea, sia stata stimata tra 0,28 e 14,8 ug/mL (a partire dalla somministrazione orale di prodotti commerciali di E. purpurea con un contenuto tra 0.04 e 18.8 mg/g di peso secco). Nessuno dei composti studiati ha significativamente modificato i livelli proteici di ABCG2, mentre sono stati in grado di indurre moderatamente la produzione di ABCB1, in entrambi i modelli cellulari. Considerando le possibili concentrazioni fisiologiche, i derivati dell’acido cicorico non sarebbero in grado di inibire o attivare ABCB1 e ABCG2 a una concentrazione simili all’EC20 sia negli enterociti che nelle cellule epatiche; i tetraeni, al contrario, potrebbero indurre ABCB1. Il saggio di trasporto bidirezionale sia per ABCB1 che per ABCG2 non ha mostrato alcun effetto sull’attività delle due pompe di efflusso da parte dei fitocomposti quando testati a concentrazioni non rilevanti clinicamente. Quindi, questo studio in vitro mostra una possibile induzione dell’espressione di ABCB1 da parte dei tetraeni di E. purpurea, ma non un effetto sull’attività del trasportatore tale da causare interazioni farmacologiche. Tuttavia, occorre considerare che ci sono altre preparazioni di E. purpurea che contengono quantità di fitocomposti superiori a quelle studiate nel presente lavoro. Inoltre, ci sono altri fattori, come la predisposizione genetica, che possono contribuire all’insorgenza di interazioni farmacologiche. (fonte: Fitoterapia33)

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Saturimetri e consiglio su farmaci e stile di vita: il ruolo del farmacista

Posted by fidest press agency su lunedì, 29 marzo 2021

Il ruolo della farmacia – Come ha messo in luce l’indagine pubblicata da International Journal of Clinical Pharmacy, a cura della Società italiana di farmacia clinica-Sifac e Humanitas University, il farmacista è diventato nel 2020 riferimento nella gestione dei minor diseases e nel monitoraggio delle terapie croniche ampliando nel 76% dei casi i suoi servizi consulenziali. «Il farmacista – sottolinea il presidente Sifac Corrado Giua – può fornire un valido supporto nel monitoraggio domiciliare: il suo contatto continuo con i pazienti lo colloca in una posizione ottimale per monitorarne le condizioni e individuare prontamente un peggioramento delle stesse. Al di là del monitoraggio di alcuni aspetti clinici relativi alle terapie farmacologiche, quali ad esempio l’aderenza alle stesse o la comparsa di eventuali reazioni avverse, particolarmente rilevante può essere anche il monitoraggio della saturazione dell’ossigeno tramite il pulsossimetro. Tale strumento – continua Giua – rappresenta una pietra angolare tra la terapia domiciliare del paziente e quella ospedaliera o, in alternativa, tra l’entità lieve-moderata della malattia e quella severa, che necessita di ossigenoterapia. Fondamentale è quindi, in quest’ottica, seguire i parametri di saturazione emoglobinica ma, ancor prima, istruire il paziente ad un corretto utilizzo dello strumento stesso. A tal proposito, le Linee guida del Ministero della Salute raccomandano di misurare la saturazione non soltanto a riposo ma anche sotto sforzo, eseguendo il “test del cammino” o “il test della sedia”, ampiamente documentati in letteratura, che impongono di effettuare la rilevazione a seguito di sforzi, eseguiti, ad esempio, nel primo caso, facendo camminare il paziente per casa in un percorso senza interruzioni per 6 minuti. Il valore dell’ossigenazione del sangue sotto sforzo – conclude Giua – fornisce infatti un’informazione affidabile e quantitativa e consente di individuare anche quelle condizioni di ipossia che sono talvolta “silenti”, in quanto non accompagnate da una sintomatologia clinica oggettiva di dispnea, per sottoporle dunque all’attenzione medica ai fini di un’eventuale ossigenoterapia domiciliare o, nei casi più gravi, ospedaliera. Il monitoraggio pone, in tal senso, le basi per candidare il farmacista al ruolo di detector, ancor meglio se coadiuvato dall’ausilio di saturimetri mediante telemedicina». Mauro Miserendino (fonte: doctor33)

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Produzione di principi attivi high potent impiegati principalmente nei farmaci e trattamenti oncologici

Posted by fidest press agency su mercoledì, 24 febbraio 2021

Angelini Fine Chemicals, la Business Unit di Angelini Pharma specializzata nella produzione di principi attivi farmaceutici e leader in Italia nella produzione farmaceutica conto terzi (CDMO), punta sempre di più sulla produzione di principi attivi high potent (HPAPI). L’azienda ha infatti implementato una nuova area del suo stabilimento di Aprilia (LT), nel Lazio, con l’obiettivo di espandere la sua capacità di ricerca, sviluppo e produzione di HPAPI, rafforzando il proprio portafoglio e offrendo ai clienti attuali e futuri servizi sempre più su misura nell’analisi e produzione a livello industriale di principi attivi farmaceutici.La nuova area si estende per circa 120mq e consentirà di gestire attività produttive di HPAPI in due differenti laboratori di capacità da 0,25-5 kg massimo. L’espansione dello stabilimento rientra in un investimento da 4.000.000€ avviato nel 2017. Ai 3 laboratori già esistenti e dedicati ad attività di sviluppo per l’area CDMO e API generici si aggiunge un’area dedicata agli HPAPI. La nuova suite prevede due nuove aree per la gestione separata ed in contemporanea di differenti prodotti.La pandemia globale non ha rallentato la produzione di principi attivi, in particolar modo di HPAPI impiegati principalmente nei farmaci e trattamenti oncologici. Secondo l’ultimo rapporto di Transparency Market Research (TMR) il mercato globale dei principi attivi high potent (HPAPI) è stato valutato a 17,46 miliardi di dollari nel 2018 e si prevede che si espanderà di oltre l’8,7% dal 2019 al 2027.

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Effetto della succussione nella preparazione dei farmaci

Posted by fidest press agency su martedì, 16 febbraio 2021

di Andrea Dei. La succussione è uno dei fondamenti dell’omeopatia. Secondo Hahnemann lo scuotimento vigoroso della soluzione di un farmaco ne esalta l’efficacia e tale procedura rimane uno dei canoni che devono essere seguiti nella preparazione dei medicinali omeopatici. Il ruolo di tale procedimento non è stato compreso per molto tempo (Hahnemann postulava che si avesse un trasferimento di energia, ma al suo tempo la termodinamica era cosa ignota), né dagli omeopati, né dai suoi detrattori e solo di recente sono state avanzate ipotesi sulla sua reale natura. Pertanto, a ogni omeopata può apparire attraente leggere un lavoro a nome Kokornaczyk, Würtenberger e Baumgartner apparso di recente su Scientific Reports, giornale del gruppo Nature, riguardante l’effetto della succussione nella preparativa dei farmaci. In tale lavoro gli autori riportano i risultati dell’esame al microscopio dei residui di cinque soluzioni di medicinali omeopatici (in particolare Echinacea 10alla-2, Baptisia 10alla-3, Baptisia 10alla-4, Luffa 10alla-4 e Spongia 10alla-6) sia non succussi, succussi 10 volte e succussi 100 volte. Per la succussione è stato utilizzato un cilindro di vetro. I residui ottenuti dall’evaporazione di goccioline delle soluzioni presentano indubbiamente delle differenze e di questo gli autori forniscono ampia documentazione. Tuttavia, si guardano bene dal formulare una qualsivoglia teoria per spiegare i risultati osservati. In realtà essendo Baumgartner un noto ricercatore nel campo dell’omeopatia, uno si sarebbe aspettato di qualcosa di più. Premetto che se io fossi stato un reviewer del lavoro in questione, il mio giudizio sarebbe stato negativo. L’evaporazione di una soluzione porta alla saturazione con separazione del soluto. Tale soluto si presenta nelle forme più svariate in funzione della velocità di evaporazione, delle condizioni di nucleazione, della presenza di impurezze e della natura della superficie del recipiente. Questo è particolarmente vero quando il soluto è formato da molecole non simmetriche e, ricordando che la formazione di un solido è un fenomeno di organizzazione, non è strano che spesso tali molecole abbiano una certa difficoltà nell’organizzarsi. Quello che più colpisce tuttavia è il fatto che gli autori non sottolineino che tali solidi provengono da soluzioni diverse, dal momento che nella succussione si ha un trasferimento di metasilicati alcalini e alcalinoterrosi nella soluzione dell’ordine di diversi milligrammi per litro, concentrazioni cioè dell’ordine di quelle dei farmaci presi in considerazione. Ma di questo, che poi costituisce il nocciolo del processo di succussione dei farmaci omeopatici, gli autori si guardano dal fare menzione. Fatto che per un omeopata è oggettivamente grave. Bastava fare l’analisi del silicio delle soluzioni dei prodotti succussi e non succussi: i risultati osservati probabilmente sarebbero stati facilmente razionalizzati. (fonte.Omeopatia33)

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Farmaci anti-osteoporotici, possibile protezione dall’infezione da Sars-CoV-2

Posted by fidest press agency su domenica, 7 febbraio 2021

Le manifestazioni cliniche dell’infezione da Sars-CoV-2 prevedono una prima fase di sintomi lievi (febbre, tosse secca, anosmia/ageusia e diarrea) e una seconda fase caratterizzata dagli effetti di uno stato sistemico proinfiammatorio, con progressione verso sintomi più severi (dispnea, grave compromissione del sistema respiratorio e ipossiemia). «La progressione della malattia» ricorda Maurizio Merico, Uoc Andrologia e Medicina della riproduzione, Azienda ospedaliera di Padova «è stata correlata a una risposta “iper-infiammatoria”, con alti livelli di indici infiammatori e citochine pro-infiammatorie, talvolta in associazione con uno stato procoagulativo».Durante questi mesi di pandemia da Sars-CoV-2 sono emerse alcune evidenze sulla possibile efficacia di farmaci reumatologici, già in uso per il trattamento di malattie infiammatorie immuno-mediate, come gli antagonisti della IL-6, tocilizumab e sarilumab, che, diminuendo la risposta infiammatoria, potrebbero ridurre le gravi manifestazioni cliniche della seconda fase dell’infezione. «Un recente studio trasversale ha valutato l’influenza dei farmaci anti-osteoporotici, con e senza effetti modulanti la risposta immunitaria, sull’incidenza dell’infezione Covid-19» segnala Merico. «È stata considerata una popolazione di 2102 pazienti afferenti al Servizio di reumatologia dell’Hospital del Mar di Barcellona, nel periodo dal 1° marzo al 3 maggio 2020, l’80.5% donne, con età media 66.4 anni, affetti da artrosi nel 63.7%, osteoporosi nel 43.5% e fibromialgia nel 27.2%, e con le seguenti comorbilità: ipertensione (42.4%), pneumopatia (15.0%), malattia cardio-vascolare (14.9%), diabete (12.6%)».Nella popolazione analizzata 109 pazienti (5.19%) sono stati colpiti da Covid-19, specifica lo specialista. Il rischio relativo per Covid-19 in relazione ai trattamenti anti-osteoporotici riporta Merico è risultato: a) denosumab 0.58 (IC 95% 0.28-1.22); b) zoledronato endovenoso 0.62 (IC 95% 0.27-1.41); c) calcio 0.64 (IC 95% 0.37-1.12); d) bisfosfonati orali, vitamina D (e diuretici tiazidici, FANS, analgesici): nessuna associazione. «Lo studio mostra quindi un effetto protettivo di denosumab e zoledronato verso il Covid-19, legato alle influenze di tali farmaci su diverse cellule coinvolte nella risposta infiammatoria» osserva Merico. «I limiti di questo lavoro» aggiunge «sono rappresentati dall’analisi di un campione eterogeneo di pazienti con quadri complessi e con comorbilità; inoltre, nella valutazione dell’effetto dei farmaci anti-osteoporotici sono stati considerati solo i casi di infezione Covid-19 manifesta e non i pazienti asintomatici». In conclusione, afferma Merico, «questo lavoro evidenzia una minore incidenza di infezione da Sars-CoV-2 nei pazienti trattati con alcuni farmaci anti-osteoporotici (denosumab, zoledronato e calcio) e un effetto neutrale di altri (bisfosfonati orali). Pur non potendo consigliare l’uso di questi farmaci per contrastare l’infezione da Sars-CoV2 (per l’esiguità dei dati e la natura trasversale dello studio, gravato da numerosi bias), si conferma la raccomandazione delle Società scientifiche di mantenere il trattamento con farmaci anti-osteoporotici nei pazienti affetti da Covid-19, di particolare rilevanza soprattutto nella popolazione anziana». (fonte: Endocrinologia33)

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Farmaci antiCovid-19: Dobbiamo ricevere il consenso informato

Posted by fidest press agency su venerdì, 29 gennaio 2021

Riguardo al CONSENSO INFORMATO per l’inoculazione di un farmaco antiCovid19, non essendo un esonero di responsabilità da parte del produttore del farmaco ma è un’indefettibile comunicazione a tutela del paziente, tanto più che, secondo alcuni, il produttore non è tenuto a risarcire il paziente per gli effetti collaterali:
1. deve essere redatto in modo che il consumatore possa esprimere la sua autodeterminazione di scelta con piena cognizione;
2. deve contenere la dichiarazione del titolare dell’autorizzazione alla produzione, del produttore, del titolare dell’autorizzazione all’immissione in commercio che, nel caso che il farmaco per avere efficacia deve essere somministrato in più dosi a distanza nel tempo, si impegnano a far arrivare il relativo o i relativi farmaci in tempo utile per la successiva o successive somministrazioni;
3. deve essere firmato su tutte le pagine e, se vi sono delle opzioni, la firma deve essere ripetuta sotto ogni opzione;
4. deve contenere tutti i dati, sulla falsariga del cosiddetto bugiardino, al fine di far comprendere se l’effetto collaterale che potrebbe danneggiare e/o uccidere un paziente sia del tutto imprevedibile e le cause dell’insorgenza siano da considerarsi ignote e inimmaginabili;
5. aprendo il sito internet https://www.simg.it/ abbiamo trovato due consensi informati inerenti ai farmaci Pfizer-BionNTech e Moderna, ma: a pagina 2 è già stampato, quindi, verrebbe accettato il fatto che … ho posto domande in merito al vaccino e al mio stato di salute ottenendo risposte esaurienti e da me comprese. … Sono stato correttamente informato con parole a me chiare, ho compreso i benefici ed i rischi della vaccinazione ….. quando, invece, dette dichiarazioni devono essere delle opzioni sotto ciascuna delle quali prevedere la firma unicamente in caso di accettazione; in entrambi si parla di effetti collaterali, effetti indesiderati e reazioni avverse quasi come fossero sinonimi senza spiegare che in realtà si tratta di fenomeni diversi;
in entrambi a pagina 8, al punto 8, leggiamo: “L’elenco di reazioni avverse sovraesposto non è esaustivo di tutti i possibili effetti indesiderati che potrebbero manifestarsi durante l’assunzione del vaccino COVID-19 …” facendo percepire che il paziente è una cavia;
a pagina 8, in ambedue, al punto 10, leggiamo: “Non è possibile al momento prevedere danni a lunga distanza” senza spiegare se la lunga distanza sono mesi o anni;nelle schede e negli allegati
NON abbiamo trovato la risposta a un importante quesito: una volta vaccinati, si può essere portatori sani del Covid-19 ?
NON abbiamo trovato:
i dati del titolare dell’autorizzazione alla produzione; i dati del produttore; i dati del titolare dell’autorizzazione all’immissione in commercio;
dove registrano il numero del lotto del prodotto, il numero e/o codice del flaconcino, il numero delle diluizioni effettuate con detto flaconcino, il numero dell’inoculazione e la quantità somministrata, la data della revisione del Consenso Informato da parte dell’Agenzia Italiana del Farmaco; la data di aggiornamento del Consenso Informato. By Pier Luigi Ciolli

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Ipercolesterolemia, dal 2021 in arrivo farmaci innovativi. Ecco quali

Posted by fidest press agency su sabato, 9 gennaio 2021

In Italia, ogni anno, per malattie cardiovascolari muoiono più di 224.000 persone: di queste, poco meno di 50.000 sono imputabili al mancato controllo del colesterolo. Su oltre un milione di pazienti più ad alto rischio, più di 8 su 10 hanno valori di colesterolo superiori a quelli delle linee guida europee. Un problema sanitario che rischia di aggravarsi anche per i controlli di routine saltati a causa della pandemia di Covid-19 ma che potrebbe ridursi grazie all’arrivo di farmaci innovativi, in grado di controllare i livelli di colesterolo troppo alti anche nei pazienti che non riescono a farlo con le statine.È quanto emerge dal congresso della Sic, la Società italiana di cardiologia, nel corso del quale sono state annunciate le due nuove molecole che saranno disponibili in Italia già dal 2021 grazie alla loro efficacia registrata in due studi già pubblicati sul New England Journal of Medicine. Un farmaco, infatti, determina la riduzione del 54% del colesterolo Ldl (noto come quello “cattivo”) grazie a due iniezioni sottocutanee l’anno. L’altro è l’acido bempedoico, che riduce di circa il 20% l’Ldl senza portare dolori muscolari come invece possono fare le statine. “La riduzione di livelli di colesterolo nel sangue nei pazienti ad alto rischio è un importante obiettivo di salute pubblica che in futuro potrebbe consentire di ridurre la mortalità per eventi cardiovascolari salvando 10.000 vite”, spiegano Ciro Indolfi, presidente Sic, e Pasquale Perrone Filardi, presidente eletto Sic. (fonte: Doctor33)

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“Farmaci: danni e vantaggi nell’anziano”

Posted by fidest press agency su domenica, 8 novembre 2020

L’Accademia di Medicina e l’Accademia delle Scienze organizzano il 16 novembre alle ore 16 una conferenza sul tema “Farmaci: danni e vantaggi nell’anziano”, nell’ambito dell’iniziativa “Longevità e senescenza: come invecchiare in salute”, con il supporto della Bioindustry Park di Colleretto Giacosa. Luigi Maria Pernigotti, medico geriatra e membro del Comitato scientifico dell’Associazione Alzheimer Piemonte e Francesco Scaroina, Primario emerito di Medicina Generale presso il San Giovanni Bosco di Torino e Segretario generale dell’Accademia di Medicina saranno introdotti da Antonino Cotroneo, direttore Stuttura complessa di Geriatria, Ospedale Maria Vittoria di Torino e Presidente della sezione regionale dell’Associazione italiana di Psicogeriatria. A seguito del DPCM del 18 ottobre 2020 si potrà assistere alla conferenza solamente da remoto. Per seguire la diretta streaming occorre collegarsi al canale youtube dell’Accademia. Il link è il seguente (www.youtube.com/c/AccademiadelleScienzediTorino).

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«Invitare Regioni a programmare forniture farmaci per l’emergenza Covid»

Posted by fidest press agency su mercoledì, 4 novembre 2020

Roma. Le terapie intensive sono di nuovo sotto pressione e scatta l’allerta anche da parte delle industrie farmaceutiche chiamate come nella prima ondata della pandemia a garantire continuità nella fornitura dei medicinali necessari sia nella prima linea ospedaliera che nella seconda linea domiciliare per i casi meno gravi.A segnalare i rischi derivanti dalla mancata programmazione dei fabbisogni da parte delle Regioni, in una lettera inviata venerdì al ministro della Salute, Roberto Speranza e al direttore generale dell’AIFA, Nicola Magrini, è il presidente EGUALIA, (già Assogenerici), Enrique Häusermann.«Sin dallo scorso Marzo le associazioni di categoria dell’industria del farmaco in Italia sono incessantemente al lavoro con l’Unità di Crisi costituita presso l’AIFA, per garantire adeguate scorte di medicinali utilizzati per la gestione dei pazienti trattati, dentro e fuori le terapie intensive, per la malattia da SARS COV-2. – scrive Häusermann -. Da allora la collaborazione istituzionale non si è mai interrotta». «In queste ultime settimane – prosegue il presidente EGUALIA – di fronte al progredire della diffusione del virus, attraverso la suddetta Unità di crisi abbiamo aumentato il livello di attenzione per la necessità di stoccaggio preventivo dei farmaci essenziali in particolare per le terapie intensive. Da circa 4 mesi è attivo un dialogo costante con le Regioni per un progetto di quantificazione dei fabbisogni, in grado di garantire per il futuro un’adeguata fornitura dei medicinali necessari. Ma i segnali di risposta a questo progetto da parte delle autorità regionali sono ancora parziali». Di qui l’esplicita richiesta a Ministero della Salute ed Aifa di «sensibilizzare le Regioni affinché procedano nella quantificazione dei fabbisogni di sicurezza e provvedano agli acquisti delle quantità di medicinali necessari, consentendo all’Unità di Crisi di rispondere efficacemente ad ogni possibile scenario».L’effetto della mancata programmazione preoccupa l’industria farmaceutica, che opera attraverso una catena di approvvigionamento globale chiamata a rispondere alle esigenze di tutti i continenti coinvolti nella pandemia. «Se dovessimo andare di nuovo incontro ad una massiccia domanda di medicinali per le terapie intensive senza adeguata programmazione e senza la previsione di specifici stock di sicurezza, l’attivazione della catena produttiva non potrà avvenire con la velocità attesa – conclude Häusermann – E tale scenario non potrebbe, peraltro, nemmeno essere mitigato da eventuali giacenze di stock a livello regionale che invece di essere state mantenute dopo la fase più critica, sono state rimandate indietro alle aziende farmaceutiche attraverso procedure di reso o annullamento degli ordini già inviati».

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Acquisti farmaci da parte delle regioni

Posted by fidest press agency su domenica, 25 ottobre 2020

Al 30 settembre 2020, gli acquisti di farmaci da parte delle Regioni sul “Sistema-Consip” (attraverso lo SDAPA – Sistema Dinamico di Acquisizione della PA) sono più che raddoppiati rispetto all’intero 2019.Nei primi 9 mesi del 2020 (gen-set) sono state 42 le gare dalla PA (c.d. appalti specifici) per un totale di 6.475 lotti (+53% rispetto a 4.026 lotti dell’intero 2019) e un valore di oltre 4 miliardi di euro (+135% rispetto a 1,7 miliardi dell’intero 2019).Lo Sdapa Farmaci di Consip – che ad oggi permette di scegliere tra oltre 6.400 combinazioni tra principio attivo, forma farmaceutica e dosaggio – offre alle amministrazioni la possibilità di negoziare tutti i farmaci presenti sul mercato e autorizzati da AIFA.Tra le diverse specialità farmaceutiche oggetto di acquisto, si segnala il dato di: Farmaci antivirali. Nei primi 9 mesi del 2020 sono stati acquistati oltre 21,2 milioni di unità di prodotto tra compresse, fiale e flaconi (+231% rispetto a oltre 6,4 milioni di unità dell’intero 2019) Vaccini antinfluenzali. Negli ultimi cinque mesi (maggio-settembre 2020) sono state acquisite oltre 2 milioni di dosi di vaccino per il fabbisogno di 6 Regioni, Abruzzo, Basilicata, Friuli Venezia Giulia, Liguria, Molise, Umbria (+25% rispetto a oltre 1,6 milioni di dosi dell’intero 2019) I dati evidenziano l’apprezzamento della PA verso il Sistema Dinamico di Acquisizione, che consente di negoziare in autonomia gare sopra e sottosoglia comunitaria in maniera rapida e semplificata, attraverso modelli di negoziazione già predisposti, gestione efficiente delle fasi di valutazione e aggiudicazione, formulazione automatica della graduatoria di merito. Dal 12 ottobre 2020, inoltre, è stata ulteriormente arricchita l’offerta per l’emergenza Covid: le Stazioni Appaltanti possono avviare appalti specifici anche per l’acquisto di test di tipo molecolare, antigenico e sierologico.

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4 miliardi in 9 mesi il valore degli acquisti di farmaci delle PA

Posted by fidest press agency su domenica, 25 ottobre 2020

Al 30 settembre 2020, gli acquisti di farmaci da parte delle Regioni sul “Sistema-Consip” (attraverso lo SDAPA – Sistema Dinamico di Acquisizione della PA) sono più che raddoppiati rispetto all’intero 2019. Nei primi 9 mesi del 2020 (gen-set) sono state 42 le gare dalla PA (c.d. appalti specifici) per un totale di 6.475 lotti (+53% rispetto a 4.026 lotti dell’intero 2019) e un valore di oltre 4 miliardi di euro (+135% rispetto a 1,7 miliardi dell’intero 2019). Lo Sdapa Farmaci di Consip – che ad oggi permette di scegliere tra oltre 6.400 combinazioni tra principio attivo, forma farmaceutica e dosaggio – offre alle amministrazioni la possibilità di negoziare tutti i farmaci presenti sul mercato e autorizzati da AIFA.Tra le diverse specialità farmaceutiche oggetto di acquisto, si segnala il dato di: Farmaci antivirali. Nei primi 9 mesi del 2020 sono stati acquistati oltre 21,2 milioni di unità di prodotto tra compresse, fiale e flaconi (+231% rispetto a oltre 6,4 milioni di unità dell’intero 2019) Vaccini antinfluenzali. Negli ultimi cinque mesi (maggio-settembre 2020) sono state acquisite oltre 2 milioni di dosi di vaccino per il fabbisogno di 6 Regioni, Abruzzo, Basilicata, Friuli Venezia Giulia, Liguria, Molise, Umbria (+25% rispetto a oltre 1,6 milioni di dosi dell’intero 2019) I dati evidenziano l’apprezzamento della PA verso il Sistema Dinamico di Acquisizione, che consente di negoziare in autonomia gare sopra e sottosoglia comunitaria in maniera rapida e semplificata, attraverso modelli di negoziazione già predisposti, gestione efficiente delle fasi di valutazione e aggiudicazione, formulazione automatica della graduatoria di merito.Dal 12 ottobre 2020, inoltre, è stata ulteriormente arricchita l’offerta per l’emergenza Covid: le Stazioni Appaltanti possono avviare appalti specifici anche per l’acquisto di test di tipo molecolare, antigenico e sierologico.

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