Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 29 n° 175

Posts Tagged ‘farmaci’

In oncologia è sempre più importante il ruolo svolto dalle Unità di Farmaci Antiblastici (UFA)

Posted by fidest press agency su giovedì, 25 maggio 2017

Istituto_Nazionale_Tumori_Regina_Elena_-_RomaSi tratta di laboratori centralizzati per la produzione di farmaci antitumorali. Queste strutture però non sono distribuite in modo equo su tutto il territorio nazionale. In totale, secondo i dati raccolti dal Libro Bianco AIOM nel 2016, sono 256: 128 sono al nord (pari al 38%), 61 al Centro (18%) e 67 al Sud (20%). E’ quanto emerso dal convegno Quali modelli organizzativi nella preparazione centralizzata e gestione dei farmaci in Oncologia promosso dall’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM) e della Società Italiana di Farmacia Ospedaliera e dei Servizi Farmaceutici delle Aziende Sanitarie (SIFO) e che si tiene oggi presso l’IRCCS-Arcispedale S. Maria Nuova di Reggio Emilia. “Le UFA hanno principalmente l’obiettivo di migliorare efficienza e sicurezza, e di razionalizzare l’organizzazione del lavoro all’interno dei reparti di oncologia – afferma il prof. Carmine Pinto presidente nazionale AIOM -. Garantiscono, infatti, una migliore gestione di farmaci estremamente complessi e costosi. Quindi possono ridurre sia i rischi per la salute dei pazienti che gli sprechi per l’intero sistema sanitario nazionale. Occorre però far evolvere il sistema in particolare per quello che riguarda i modelli organizzativi in continuità con le Unità Operative di Oncologia. Inoltre le UFA all’interno delle reti oncologiche potrebbero essere non più riferimento di un singolo ospedale ma anche di un’intera provincia o di un’area vasta”. “I vantaggi introdotti dalle UFA sia in termini economici che di qualità dell’assistenza sono enormi – prosegue il prof. Marcello Pani presidente nazionale SIFO -. Queste unità possiedono, infatti, delle attrezzature e apparecchiature molto sofisticate, avanzati sistemi informatici e sono regolarmente sottoposte a controlli rigorosi. Devono rispettare delle norme restrittive e tutto ciò è fatto soprattutto per diminuire i rischi per i pazienti. Tuttavia un’eccessiva centralizzazione della preparazione dei farmaci può ridurre la così detta flessibilità delle terapie. Oggi i trattamenti contro i tumori sono sempre più personalizzati e su misura del singolo paziente che spesso deve cambiare tipologia di cura durante la malattia. Bisogna quindi trovare un giusto equilibrio tra questi due aspetti dell’oncologia. Per questo stiamo lavorando insieme all’AIOM per stabilire dei modelli organizzativi validi per tutto il territorio nazionale”.

Posted in Medicina/Medicine/Health/Science | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Raccolta di farmaci all’Università Europea di Roma

Posted by fidest press agency su giovedì, 30 marzo 2017

università europea di romaRoma Mercoledì 5 aprile 2017 l’Università Europea di Roma, in collaborazione con la Fondazione Banco Farmaceutico ONLUS, organizza una Giornata di raccolta di farmaci.
La raccolta si terrà nell’atrio dell’ateneo, in via degli Aldobrandeschi 190 dalle ore 10.00 alle 16.00. Gli studenti dell’Università Europea di Roma affiancheranno gli operatori della Fondazione Banco Farmaceutico ONLUS ed inviteranno a donare farmaci da destinare ad iniziative di solidarietà. Potranno essere donati medicinali in buono stato di conservazione con almeno 8 mesi di validità, rimasti inutilizzati nelle nostre case, oppure farmaci da banco appositamente acquistati per questa iniziativa. Il farmacista presente provvederà a verificare la scadenza e l’integrità dei medicinali.
Nel mondo esistono persone talmente povere da non potersi comprare neppure le medicine per poter sopravvivere. La Fondazione Banco Farmaceutico ONLUS ha l’obiettivo di rispondere al bisogno delle persone indigenti, attraverso la collaborazione con le realtà assistenziali che già operano contro la povertà sanitaria, testimoniando un cammino di educazione alla condivisione e alla gratuità. La Giornata di raccolta di farmaci fa parte delle attività di responsabilità sociale dell’Università Europea di Roma, che ha tra i suoi obiettivi principali la formazione della persona. Una formazione che consenta non solo l’acquisizione di competenze professionali, ma che orienti lo studente ad una crescita personale e sviluppi uno spirito di servizio per gli altri.

Posted in Roma/about Rome, Spazio aperto/open space | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

I deputati europei propongono misure per rendere più accessibili i farmaci

Posted by fidest press agency su venerdì, 3 marzo 2017

parlaeurop_fdsBruxelles. Per garantire un migliore equilibrio tra gli interessi della sanità pubblica dei Paesi dell’UE e quelli dell’industria farmaceutica, i deputati chiedono misure per migliorare la tracciabilità dei costi di ricerca e di sviluppo, i finanziamenti pubblici e le spese di marketing.Nella risoluzione approvata giovedì, i deputati rilevano che i prezzi dei nuovi medicinali nell’UE sono aumentati nel corso degli ultimi decenni, al punto da diventare proibitivi per molti cittadini europei e da minacciare la sostenibilità dei sistemi sanitari nazionali.”I sistemi di sanità pubblica in Europa sono una parte fondamentale dell’identità dell’UE e qualcosa che apprezziamo molto. L’accesso ai farmaci deve essere garantito e, per raggiungere questo obiettivo, dobbiamo riequilibrare il potere negoziale degli Stati membri dell’UE rispetto a quello del settore farmaceutico”, ha dichiarato la relatrice Soledad Cabezon Ruiz (S&D, ES). Il testo è stato approvato con 568 voti in favore, 30 voti contrari e 52 astensioni.
“L’industria deve essere competitiva quando si tratta di produrre innovazione di qualità, ma allo stesso tempo deve rispondere alle esigenze dei pazienti, con farmaci che siano sicuri, efficaci e accessibili.
L’elevato livello di fondi pubblici investiti nelle attività di ricerca e sviluppo non è rispecchiato nei prezzi dei medicinali, ostacolando un equo rendimento degli investimenti pubblici. Si sollecita una maggiore trasparenza dei costi di R&S, anche per quanto concerne la quota di ricerca finanziata con fondi pubblici, e l’immissione in commercio dei medicinali. Consiglio e Commissione sono invitati a rafforzare le capacità di negoziazione degli Stati membri per garantire l’accesso a prezzi contenuti ai medicinali in tutta l’UE.I deputati rilevano che per contrastare l’aumento della spesa nel settore farmaceutico e risolvere le asimmetrie osservate nelle capacità di negoziazione sulla fissazione dei prezzi tra società farmaceutiche e Stati membri sia necessario rafforzare la cooperazione europea e adottare nuove misure a livello sia europeo sia nazionale.
Il Parlamento chiede pertanto una nuova direttiva sulla trasparenza, al fine di garantire controlli efficaci e la piena trasparenza delle procedure utilizzate per stabilire il prezzo e il rimborso dei medicinali negli Stati membri.I deputati infine evidenziano che il divario tra la crescente resistenza agli agenti antimicrobici e lo sviluppo di nuovi antimicrobici è in aumento. Entro il 2050 le malattie resistenti ai medicinali potrebbero causare fino a 10 milioni di decessi all’anno in tutto il mondo.
Secondo le stime, nell’UE muoiono ogni anno almeno 25.000 persone a causa di infezioni provocate da batteri farmacoresistenti. Negli ultimi 40 anni è stata sviluppata soltanto una nuova classe di antibiotici.

Posted in Estero/world news, Politica/Politics | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Farmaci: Potenziale causa disfagia

Posted by fidest press agency su giovedì, 16 febbraio 2017

disfagiaAncona. Presidio Ospedaliero di Ricerca Via della Montagnola 81. Ben l’87% degli anziani – quasi 9 su 10 – che risiedono in Residenze sanitarie assistite assume da 1 a 4 farmaci al giorno che potenzialmente provocano disfagia, ovvero la difficoltà ad ingerire cibi solidi o liquidi, aumentando così il rischio di malnutrizione. È quanto emerge da uno studio condotto dall’Irccs Inrca – Istituto Nazionale di Riposo e Cura per Anziani – presentato al “6° Congresso Europeo dei disturbi della deglutizione”. “La disfagia comporta l’alterazione delle normali funzioni deglutitorie, interessa in genere il 20% delle persone sopra i 50 anni e dal 30 al 60% degli anziani che vivono in strutture residenziali o case di riposo” – spiega Paolo Orlandoni, responsabile dell’Unità operativa di Nutrizione clinica dell’Inrca – Riguarda l’area della cavità orale, oppure faringe o esofago e può essere causata dall’indebolimento dei muscoli dovuto all’invecchiamento o da malattie neurodegenerative come Alzheimer e Parkinson, nonché da farmaci assunti in maniera continuativa (disfagia iatrogena) dagli anziani”.
Con l’obiettivo di valutare il legame tra farmaci e disfagia, ancora poco descritto a livello scientifico, l’Inrca ha condotto un’indagine su 140 anziani all’interno di due Residenze sanitarie assistite (Rsa) nel territorio di Ancona per un periodo di quattro mesi. Nel corso dello studio sono stati valutati lo stato nutrizionale (peso e indice di massa corporea), la dieta seguita, l’eventuale presenza di disfagia, rilevata nel 34% dei casi, e il numero medio di farmaci assunti al giorno, risultato pari a 8, con picchi di 19 nei casi più gravi. Il 34% degli anziani risultava malnutrito, con un Indice di Massa Corporea inferiore a 22 Kg/ m², mentre il 40% aveva registrato negli ultimi sei mesi una perdita di peso non intenzionale superiore al 5%. Disfagia e malnutrizione infatti presentano molti aspetti in comune che si sovrappongono, contribuendo alla difficoltà di riconoscimento da parte del personale sanitario.
L’effetto dei farmaci. “Sono tre i meccanismi con cui i farmaci incidono negativamente sul processo deglutitorio” – spiega Claudia Venturini, medico nutrizionista Inrca e coautrice dello studio – Il primo è l’effetto collaterale del farmaco, ad esempio di medicine che riducono la produzione di saliva (xerostomia), riscontrate nell’11% del campione e che contengono soprattutto cytalopram, metoclopramide, paroxetina e lisinopril, oppure di antipsicotici e neurolettici, assunti dal 25%, i cui principi attivi più comuni sono la quietapina, la clozapina, l’olanzapina, il risperidone e l’aloperidolo. claudia-venturiniPoi ci sono le complicanze dovute all’azione terapeutica: è il caso dei narcotici e degli antiepilettici che, agendo sul sistema nervoso centrale, riducono vigilanza e attenzione, compromettendo così la sicurezza del processo deglutitorio. Contengono generalmente ossicodone, fenobarbital, prednisone, clonazepam, diazepam, paracetamolo e codeina oppure morfina. Ne fa uso il 32% dei pazienti dello studio. Alcuni farmaci infine producono danni alla mucosa esofagea, come gli antinfiammatori non steroidei e i bifosfonati (ibuprofene e acido acetilsalicilico) o gli integratori di ferro o di potassio, comunemente usati dalle persone in età avanzata per lunghi periodi come nel trattamento dell’osteoporosi o per problemi cardiaci (riscontrati nel 29% dei pazienti). “Specialmente negli anziani soggetti a polifarmacoterapia – aggiunge la dott.ssa – è importante quindi valutare periodicamente la funzionalità deglutitoria, in modo da intervenire ai primi sintomi di disfagia ed eventualmente sostituire un farmaco potenzialmente lesivo con un principio attivo meno dannoso, o addirittura sospenderlo se non strettamente necessario”.
All’Inrca è attivo un ambulatorio di nutrizione clinica (mercoledì e venerdì, ore 9-13) dove si effettua una valutazione dello stato nutrizionale, delle funzioni deglutitorie e un riesame della terapia farmacologica, anche grazie al supporto del farmacista ospedaliero. Per fornire diagnosi in tempi rapidi l’ambulatorio comprende vari specialisti, tra cui medico nutrizionista, dietista, logopedista e fisioterapista esperto nella riabilitazione dei muscoli coinvolti. La gestione della disfagia infatti è una pratica complessa, che richiede la presenza di un gruppo di lavoro interdisciplinare costituito da esperti con competenze specifiche. (foto: disfagia, Claudia Venturini)

Posted in Medicina/Medicine/Health/Science | Contrassegnato da tag: , | Leave a Comment »

Malattie infiammatorie e l’uso dei farmaci

Posted by fidest press agency su domenica, 12 febbraio 2017

Interno farmacia

Le malattie delle alte vie respiratorie costituiscono le più frequenti patologie in età pediatrica, a volte si tratta di un semplice raffreddore, altre di una più complicata rinosinusite, altre volte si tratta di un’infezione respiratoria ricorrente e altre ancora di forme allergiche. “Dal punto di vista epidemiologico, secondo i dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, le infezioni respiratorie sono la maggior causa di malattia nel mondo e sono responsabili del 18% dei casi di morte nei bambini con meno di 5 anni,” spiega Michele Miraglia Del Giudice, Pediatra e Allergologo presso la Seconda Università di Napoli. “In Italia rappresentano circa l’80% delle visite pediatriche: infatti il 25% dei bambini entro il primo anno di vita e il 18% di quelli con età compresa fra 1 e 4 anni sono affetti da infezioni respiratorie ricorrenti (IRR) che sono generalmente non gravi ma presentano un elevato impatto sulla qualità di vita del bambino e dei genitori che si ritrovano a fare i conti con assenze da scuola e dal lavoro fino a 10-12 volte l’anno, quasi una volta al mese. Si calcola inoltre che il 10% dei bambini soffra di rinite allergica ed è opinione diffusa che i pazienti allergici possano presentare una maggiore suscettibilità a contrarre infezioni respiratorie rispetto ai bambini non allergici, generando un circolo vizioso. Possiamo infine dire che un terzo della popolazione pediatrica ha problemi alle alte vie respiratorie più o meno cronici.” “Che si parli di raffreddore, influenza, sinusiti o allergie il naso è sempre coinvolto,” precisa Matteo Gelardi, Otorinolaringoiatra, Policlinico Universitario di Bari, “e in particolare la mucosa nasale, chiamata così proprio perché produce il muco che rappresenta la prima barriera di difesa dagli agenti esterni quali batteri, virus, particolato atmosferico e pollini. La principale causa delle infezioni delle vie aeree è rappresentata dalla fisiologica immaturità immunologica del bambino. Nei primi 3 anni di vita esiste una difficoltà nella produzione anticorpale, soprattutto verso antigeni polisaccaridici. Questa scarsa efficienza delle risposte anticorpali è responsabile anche di una incompleta memoria immunologica con rischio di recidività della stessa infezione. Anche altri meccanismi di difesa sono immaturi; la riduzione della clearance mucociliare determina infatti un prolungamento della permanenza dei patogeni nelle mucose nasali e faringee facilitando l’infezione. Di fronte ad un’infezione delle alte vie aeree il primo quesito che si pone è sulla sua origine: sarà batterica o virale? È un circolo vizioso, conclude l’esperto, perché un’infezione virale determina modificazioni che favoriscono l’infezione batterica e può volgere a batterica se non trattata appropriatamente”. “I virus sono i principali microorganismi coinvolti nelle infezioni respiratorie,” continua Paola Mastromarino, Microbiologa e Virologa, Dipartimento Sanità Pubblica e Malattie Infettive, Università La Sapienza di Roma. “In particolare in più del 60% i rhinovirus ne sono la causa e sono associati ad almeno il 60% degli episodi di esacerbazione dell’asma. I principali agenti eziologici delle infezioni delle alte vie respiratorie oltre ai rhinovirus sono il Virus Respiratorio Sinciziale (VRS), gli adenovirus, i virus influenzali e parainfluenzali. Tuttavia è possibile che queste infezioni virali possano favorire la successiva insorgenza di una infezione batterica originando quadri clinici di maggiore gravità. Solo per il virus dell’influenza è disponibile un vaccino che previene l’infezione, in generale, poche infezioni virali possono essere curate con farmaci antivirali specifici. Recenti pubblicazioni scientifiche hanno dimostrato che il resveratrolo, un polifenolo naturale prodotto dalle piante, ha l’effetto di inibire la replicazione di rhinovirus, virus dell’influenza e virus respiratorio sinciziale. Il resveratrolo, inoltre, riduce drasticamente la sintesi di molecole pro-infiammatorie indotte dall’infezione, che sono le principali responsabili dei sintomi associati alle infezioni virali delle alte vie respiratorie. L’utilizzo del resveratrolo nella pratica medica è stato limitato dalla sua scarsa solubilità e stabilità in soluzione acquosa ma, recentemente, è stata messa a punto una formulazione acquosa in combinazione con il carbossimetilbetaglucano che conferisce solubilità e stabilità al resveratrolo, ritardandone la naturale degradazione e aumentando anche la sua biodisponibilità, velocità di assorbimento e idratazione mucosale, senza condizionare la sua attività biologica”. “Se, a causa di un’infezione virale delle alte vie respiratorie,” aggiunge Lorenzo Drago, Microbiologo, Università degli Studi di Milano, “le cellule ciliate del naso non riescono ad espletare al meglio il proprio lavoro, si possono instaurare delle sovrainfezioni batteriche che tendono a formare dei biofilm, un insieme di cellule batteriche adese in maniera tenace ad una superficie ed incluse in una matrice extracellulare composta essenzialmente da polisaccaridi e proteine. I biofilm costituiscono una modalità di crescita protetta che consente ai batteri di sopravvivere in un ambiente ostile e li rende in grado di resistere sia all’azione del sistema immunitario che agli antibiotici che, incapaci di penetrarlo, risultano inefficienti. Per questi motivi i biofilm sembrano essere coinvolti in un’altissima percentuale di infezioni croniche o recidivanti a carico di diversi apparati (respiratorio, urinario, gastroenterico, ecc.) e questo è uno dei motivi principali per il quale si stanno cercando strategie alternative e sinergiche: da una parte demolire il biofilm e dall’altra superare il fenomeno della resistenza batterica dovuta ad un uso smodato e incontrollato degli antibiotici non solo negli ospedali e nelle comunità, ma anche nell’agricoltura e in particolare negli animali da allevamento”. Ma anche nelle forme allergiche, il complesso di resveratrolo e carbossimetilbetaglucano in spray nasale (LinfoVir® plus), brevettato da NÓOS, ha dimostrato di essere efficace. Studi condotti in bambini affetti da rinite allergica persistente e infezioni respiratorie ricorrenti hanno evidenziato che la somministrazione intranasale topica di questo complesso riduce significativamente sia i sintomi nasali (come prurito, starnuti, rinorrea, tosse e ostruzione), sia l’insorgenza di nuove infezioni respiratorie, e conseguentemente anche i giorni di febbre, le assenze da scuola e il numero di visite pediatriche. Tra gli effetti biologici del resveratrolo vanno sicuramente annoverati quelli antivirali e antiossidanti, quelli sul sistema immunitario (protezione dall’infezione ed aumentata difesa anti effettiva), antiallergica, sul sistema cardiovascolare (attività anti-aterosclerotica, anti- ipertensiva ed anti-aggregante).

Posted in Medicina/Medicine/Health/Science | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Ipercolesterolemia, farmaci non statinici meno utilizzati dopo linee guida 2013

Posted by fidest press agency su mercoledì, 8 febbraio 2017

farmacistaIpercolesterolemia, farmaci non statinici meno utilizzati dopo linee guida 2013 Un’analisi pubblicata sul Journal of the American College of Cardiology mostra che i formulari Medicare hanno ristretto la copertura di alcuni farmaci ipolipemizzanti non statinici in seguito alle indicazioni delle linee guida dell’American College of Cardiology/American Heart Association del 2013, che sottolineavano la necessità di scegliere una statina alla massima dose tollerata come prima linea di terapia. «Pur essendo presente un’associazione con un aumento delle restrizioni per i farmaci ipolipemizzanti non statinici dopo la pubblicazione delle linee guida, le variazioni non sono risultate coerenti, e molti formulari hanno continuato a fornire alti tassi di copertura non limitata senza richiedere una terapia a fasi, cioè l’uso di una statina come primo passo» scrivono Sanket Dhruva e colleghi della Yale School of Medicine. «Inoltre, i formulari che hanno ristretto l’accesso a farmaci ipolipemizzanti non statinici hanno interrotto la copertura o aumentato la soglia di suddivisione dei costi, imponendo così una spesa ai pazienti a cui vengono prescritti farmaci di seconda linea per la dislipidemia». Durante il periodo considerato dallo studio, il secondo trimestre del 2013 e del 2015, i formulari Medicare sono diventati più restrittivi per sette farmaci non statinici e combinazioni non statina/statina su dieci. In particolare, la copertura è scesa in maniera significativa per simvastatina con aggiunta di niacina a rilascio prolungato (18% vs 6%), fenofibrato (79% vs 62%), gemfibrozil (99% vs 97%), colestiramina (94% vs 89%), colestipol (92% vs 88%). L’incidenza dei formulari che fornivano una copertura non ristretta di almeno una statina a moderata intensità è passata dal 100% al 98,2%, e quella dei formulari che offrivano una copertura non limitata di almeno una statina ad alta intensità è scesa dal 98,1% al 97,2%. Questo punto si traduce, per esempio, in un’ampia copertura dell’atorvastatina, disponibile in formulazioni di intensità moderata e alta, a discapito di altre statine a moderata intensità. Gli autori non mancano di notare che, avendo esaminato dati provenienti da Medicare Advantage e Parte D, i risultati potrebbero non essere applicabili ai formulari dei piani di assicurazione privata, e che non è possibile escludere altri fattori causali per le variazioni dei formulari. (foto: farmacista) (fonte: farmacista33)

Posted in Medicina/Medicine/Health/Science, Uncategorized | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Farmaci per l’epatite C

Posted by fidest press agency su lunedì, 5 dicembre 2016

medicina sociale parte primaDue anni serviti per curare quasi 60.000 pazienti gravi affetti dall’epatite C. Due anni di dibattiti serrati sulla sostenibilità dei nuovi farmaci innovativi ad alto costo, il cui prezzo è rimasto di fatto ancora ‘segreto’. E ora che i primi due anni di programma in Italia sono giunti al termine, si affaccia una nuova sfida per il Servizio Sanitario Nazionale: avviare la cura per tutti i pazienti rimasti fino ad oggi esclusi dalle nuove terapie. E attrezzarsi per farlo. Di questo tema, complesso e quanto mai all’ordine del giorno in questo periodo, si parla al XXXVII Congresso nazionale SIFO, la Società dei farmacisti ospedalieri e dei servizi farmaceutici territoriali delle aziende sanitarie, in corso in questi giorni a Milano. Se ne parla oggi nel corso della sessione “La cronicità, modelli assistenziali ed esiti”, a cui sono intervenuti docenti e medici esperti tra cui il professor Alfredo Alberti, direttore dell’Unità Operativa di Terapia delle epatiti croni che virali dell’Università di Padova.
Sono arrivati in commercio alla fine del 2014 ed è stata una vera e propria ‘rivoluzione ‘della cura . Al di là dell’altissimo costo, la vera novità rivoluzionaria di questi nuovi medicinali sono la rapidità e risolutività del trattamento: le cure durano 12-24 settimane (dai tre ai sei mesi) al termine delle quali i pazienti trattati guariscono definitivamente. La percentuale di riuscita della cura si aggira infatti tra il 95 e il 96% dei casi. Con i farmaci precedenti- che costavano meno ma non erano certo economici- questo non succedeva. “In Italia sono stati trattati circa 62.000 pazienti, molti con cirrosi anche avanzata e i risultati sono stati straordinari”, afferma il professor Alfredo Alberti, professore ordinario di Gastroenterologia dell’Università di Padova. “Prendendo ad esempio la coorte di circa 4.000 pazienti trattati in Veneto- prosegue il docente- è stato possibile eradicare il virus in oltre il 90% dei casi e si è osservato già nel primo anno una significativa riduzione de lle complicanze più gravi della malattia, della mortalità e dei casi che hanno richiesto un trapianto di fegato”.
Sul prezzo dei farmaci per l’epatite, ufficialmente secretato da Aifa, in questi due anni sono state dette tante cose e sono circolate tante cifre. Il dato attuale più vicino alla certezza, a cui ha fatto cenno lo stesso ex direttore generale di Aifa, Luca Pani, è di 14.000 euro pagati in media dal Ssn per ogni trattamento. Quello del prezzo, però, a ben guardare la questione, non è in ogni caso l’unico elemento su cui focalizzare l’attenzione. Il prezzo è sicuramente alto, ma non è più alto di quello di un farmaco antitumorale. Un dato: per i farmaci antivirali dell’epatite il Servizio Sanitario nazionale ha speso, nel 2015, un miliardo e 722 milioni, pari al 7,8% della spesa complessiva. La spesa per gli oncologici è stata di due miliardi e 372 milioni, mentre per immunomodulatori di un miliardo e 803 milioni. A rendere ‘problematico’ il prezzo dei farmaci per l’epatite è l’alto numero dei pazienti da trattare, dato anche questo- in realtà- molto controverso. In ogni caso l’elevat o numero di pazienti da trattare richiede un impegno economico molto consistente per il SSN.
Quanti sono davvero? Il numero esatto non si conosce e sono circolate le cifre più diverse, compresi numeri altissimi. L’associazione di pazienti Epac onlus, di recente, come ha reso noto il suo presidente Ivan Gardini, ha realizzato uno studio andando a individuare 300.000 pazienti ad oggi noti al Ssn. Un dato che appare abbastanza certo, visto che lo studio ha preso le mosse dal numero delle esenzioni Ausl dei pazienti. Se per trattarne all’incirca 60.000 ci sono voluti due anni (il 2015 e 2016), la ‘nuova’ sfida cui si trova di fronte il Servizio sanitario nazionale è mettere mano alla cura di tutti i pazienti rimasti esclusi fino a oggi. Lo chiedono gli stessi pazienti, che non hanno mai del tutto condiviso il criterio stabilito da Aifa di dare priorità ai casi più gravi, sostenendo da sempre la necessità di abbattere i limiti nell’accesso alle cure.
Secondo l’associazione EpaC onlus, poi, paradossalmente la soluzione del problema alla sostenibilità della spesa in un certo senso starebbe proprio nell’avvio delle cure a tutti i pazienti malati di epatite. In questo senso: investire oggi nelle terapie anti Hcv sarebbe una scelta valida per portare, un domani, un grande risparmio per il Servizio sanitario nazionale, tanto in termini di farmaci quanto in termini di cure future ai malati di epatite che non vengono trattati oggi. Nessuno, infatti, pensa mai ai ‘costi’ delle complicanze delle epatiti non trattate, che vanno dal trapianto di fegato ai tumori, fino alle morti premature.
COSA SI PUO’ FARE? – “Dopo questi primi due anni di trattamenti mirati ai casi più gravi, è ora di cominciare a trattare i pazienti meno gravi, allargando – ma non eliminando- gli attuali criteri AIFA – dice Giovanna Scroccaro, dirigente del Servizio farmaceutico della Regione Veneto e past President SIFO-. Per farlo, occorre abbassare il prezzo del farmaco, cosa per cui si sta muovendo Aifa, intenzionata a chiedere alle aziende farmaceutiche un ribasso. Il prezzo di 14.000 euro è infatti troppo alto per pensare di curare altri 300.000 pazienti”. La svolta, però, deve essere anche e soprattutto organizzativa, aggiunge Scroccaro. “E’ necessario anche che le Regioni, attraverso i centri di cura, si riorganizzino per essere in grado di curare tutti i nuovi pazienti. Serve un miglior collegamento tra Centri Specialistici autorizzati alla prescrizione e Centri periferici che hanno in cura i pazienti affetti da Epatite C, così come è indispensabile la collaborazione con i Medici di Medicina Generale – che sono a stretto contatto con i loro assistiti- per individuare precocemente i pazienti infetti quando ancora non sanno di esserlo. E’ quindi necessario riorganizzare le cure e serve una forte coesione tra i diversi professionisti coinvolti. (n.r. La Fidest ha dato il suo contributo informativo editando la sua pubblicazione di Medicina sociale 2016 al problema dell’epatite.)

Posted in Medicina/Medicine/Health/Science | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Eventi avversi da farmaci, su Jama i dati Usa aggiornati

Posted by fidest press agency su venerdì, 2 dicembre 2016

farmaciEventi avversi da farmaci, su Jama i dati Usa aggiornati Tra il 2013 e il 2014 la prevalenza negli Stati Uniti di accessi in pronto soccorso (Ps) dovuti a eventi avversi da farmaci è stata stimata in 4 casi su 1.000, e i farmaci più spesso parte in causa sono stati gli anticoagulanti, gli antibiotici, gli antidiabetici e gli analgesici oppioidi, secondo uno studio pubblicato su Jama e coordinato da Nadine Shehab dei Centers for Disease Control and Prevention. Per dipingere in modo accurato un quadro rappresentativo a livello nazionale sugli eventi avversi da farmaci i ricercatori hanno esaminato i dati relativi agli accessi in PS avvenuti nel periodo 2013-2014 confrontandoli con quelli osservati tra il 2005 e il 2006 in 58 dipartimenti di emergenza partecipanti al progetto National Electronic Injury Surveillance System-Cooperative Adverse Drug Event Surveillance.«Dall’analisi di 42.585 casi è emersa una prevalenza di visite in Ps per un evento avverso da farmaci del 4 per 1.000 nel 2013-2014, seguite nel 27% dei casi da un ricovero ospedaliero» scrivono i ricercatori, precisando che circa il 35% delle visite per eventi avversi si è verificato tra gli adulti età di 65 anni o più a fronte di una stima del 26% nel 2005-2006, con un tasso di ospedalizzazione maggiore nei più anziani (44%). Anticoagulanti, antibiotici e antidiabetici sono stati individuati come agenti responsabili dell’evento avverso nel 47% delle visite in Ps, con manifestazioni cliniche diverse: episodi emorragici per gli anticoagulanti, reazioni allergiche da moderate a gravi per gli antibiotici e ipoglicemie da moderate a gravi con sintomi neurologici per gli antidiabetici. «Rispetto al periodo tra il 2005 e il 2006, la percentuale di visite in PS per eventi avversi da anticoagulanti e antidiabetici è aumentata, a fronte di una diminuzione degli eventi avversi da antibiotici» riprende la ricercatrice, spiegando che tra i bambini di 5 anni o meno gli antibiotici sono i farmaci più comunemente implicati con un 56% dei casi. Gli antibatterici sono intesta alla classifica anche nella fascia di età fra 6 e 19 anni con il 32% dei casi, seguiti dagli antipsicotici con il 4,5% delle visite in Ps. «Tra gli adulti di 65 anni e oltre, quattro anticoagulanti ossia warfarin, enoxaparina, rivaroxaban e dabigatran oltre all’insulina e 4 antidiabetici orali erano tra i 15 farmaci più spesso in causa» aggiunge Shebab, sottolineando che la sorveglianza degli eventi avversi da farmaci in specifiche sottopopolazioni di persone, come per esempio i più giovani o i più anziani, può contribuire a migliorare la sicurezza prescrittiva e l’appropriatezza delle cure. E Chad Kessler, del Durham VA Medical Center in North Carolina, scrive in un editoriale di commento: «Serve una collaborazione multidisciplinare tra i vari operatori sanitari nell’ambito delle cure primarie, dell’assistenza farmaceutica e della medicina d’urgenza per costruire modelli di trattamento più sicuri, affrontando il problema delle reazioni avverse da farmaci in modo più sistematico e strutturato». (fonte: farmacista33)

Posted in Medicina/Medicine/Health/Science | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

I farmaci da non prescrivere nell’anziano fragile sia prima che dopo una prima frattura

Posted by fidest press agency su sabato, 26 novembre 2016

frattureIndagare la prevalenza di prescrizione di farmaci associati ad aumento del rischio di una seconda frattura in una coorte di pazienti sopravvissuti a una prima frattura da fragilità e valutare se l’evento fratturativo modifica il comportamento prescrittivo dei medici in relazione ai farmaci potenzialmente a rischio: questi gli obiettivi di uno studio da poco pubblicato su “JAMA Internal Medicine”. «I sopravvissuti a una prima frattura da fragilità sono ad alto rischio di andare incontro a una seconda, che più di frequente si verifica nei 6 mesi successivi alla prima» ricorda Gregorio Guabello, dell’Ambulatorio di Patologia Osteo-Metabolica, UO Reumatologia, Istituto Ortopedico Galeazzi IRCCS, Milano. Di qui, prosegue, l’importanza di identificare i potenziali fattori di rischio sui quali intervenire dopo la prima frattura: tra questi è di particolare interesse la prescrizione di farmaci associati a aumento del rischio di frattura, in quanto oggetto di possibile intervento di prevenzione.
I farmaci associati a rischio di frattura (Leipzig RM, et al. J Am Geriatr Soc, 1999; Takkouche B, et al. Drug Saf, 2007) sono stati suddivisi in 3 gruppi: 1) determinanti un aumento del rischio di caduta: benzodiazepine, barbiturici, sedativi/ipnotici, oppiacei antidepressivi (SSRI, triciclici), antiparkinsoniani, antipertensivi ad azione centrale, antianginosi (nitrati e non), diuretici tiazidici; 2) determinanti una perdita di massa ossea: glucocorticoidi, inibitori di pompa protonica, antistaminici H2, glitazoni, antiepilettici; 3) con meccanismo non chiaro: neurolettici atipici, antipsicotici di prima generazione, diuretici dell’ansa. Sono stati valutati anche i farmaci che, al contrario, determinano una riduzione del rischio di frattura (bisfosfonati orali).Lo studio. «La coorte» riferisce Guabello «era costituita da 168.133 pazienti andati incontro a frattura da fragilità prossimale di femore, prossimale di omero o distale di radio: le donne costituivano l’84,2% della popolazione, la cui età media era di 80 anni». Il tasso di ospedalizzazione al momento della frattura era complessivamente del 53,2% (100% per frattura di femore, 8,2% per frattura di polso, 15% per frattura di omero) e la durata media della degenza era simile per tutti i tipi di frattura (circa 28,1 giorni). «La maggior parte dei pazienti (76%) assumeva almeno un farmaco associato a rischio di frattura nei 120 giorni antecedenti la frattura, mentre solo il 7% di questi pazienti cessava l’assunzione del farmaco dopo la frattura (“users” che diventano “non users”)» sottolinea Guabello. «Altrettanti pazienti che non assumevano farmaci a rischio prima della frattura, ne iniziavano l’assunzione dopo la frattura (“new starters”), con la conseguenza che l’esposizione a un farmaco associato a rischio di frattura non cambiava nei 120 giorni dopo l’evento fratturativo». La modalità di prescrizione farmacologica prima e dopo la frattura era omogenea in tutti e tre i gruppi di farmaci associati a rischio di frattura, rileva lo specialista. In particolare «lo studio ha documentato che meno del 25% dei pazienti aveva ricevuto prima della frattura una prescrizione di farmaci con dimostrata capacità di aumentare la massa ossea e ridurre il rischio di frattura (bisfosfonati) e che questa percentuale non aumentava dopo la frattura».
I messaggi. Secondo Guabello, i messaggi che si possono trarre da questo studio per la pratica clinica sono: 1) valutare sempre con attenzione la polifarmacoterapia dei pazienti anziani a rischio di frattura o che hanno già in anamnesi una frattura da fragilità: se ci sono infatti farmaci che difficilmente possono essere sospesi, in quanto appropriati per il trattamento cronico di una specifica patologia (come gli antiepilettici), per altri il rischio supera il potenziale beneficio e possono essere interrotti (per esempio un inibitore di pompa se prescritto senza una reale indicazione); 2) svolgere con costanza attività di prevenzione primaria e secondaria delle fratture in una popolazione, come quella geriatrica, caratterizzata spesso da comorbilità, polifarmacoterapia e problemi psicosociali, che la rendono particolarmente “fragile” sul piano clinico. (fonte endocrinologia33)

Posted in Medicina/Medicine/Health/Science, Uncategorized | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

Documento Aha sulle interazioni tra statine e farmaci cardiovascolari

Posted by fidest press agency su lunedì, 31 ottobre 2016

farmaciUn nuovo documento dell’American Heart Association fornisce una guida su come gestire le interazioni farmacologiche tra statine e altri farmaci frequentemente prescritti ai pazienti con malattie cardiovascolari. «I medici, ma anche i pazienti che assumono statine, devono sapere che questi farmaci possono interagire con altri medicinali assunti, come per esempio gli antipertensivi e gli antiaritmici» spiega Barbara Wiggins, farmacologa clinica alla Medical University of South Carolina di Charleston e coordinatrice del gruppo di esperti che ha firmato l’articolo appena pubblicato su Circulation, sottolineando che molte di queste associazioni sono sicure, ma ogni paziente è diverso dall’altro e tollera i farmaci in modo differente. «Si stima che circa il 2,8% to dei ricoveri ospedalieri sia dovuto a interazioni farmacologiche, ma il numero potrebbe essere maggiore in quanto gli eventuali sintomi correlati sono spesso interpretati come reazioni avverse» osserva la ricercatrice. Gli autori del documento Aha hanno esaminato in modo minuzioso le associazioni tra statine e farmaci cardiovascolari per potenziali interazioni, suggerendo tra l’altro alcune modifiche da implementare nel foglietto informativo di certe statine in merito alle interazioni farmacologiche. I farmaci cardiovascolari esaminati includevano gli antiaritmici, i medicinali usati nell’insufficienza cardiaca congestizia, gli anticoagulanti e gli antipiastrinici, gli immunosoppressori, gli ipolipemizzanti diversi dalle statine e i calcio-antagonisti. Gli esperti Aha hanno identificato sia le dosi in cui questi farmaci possono essere usati con sicurezza in associazione alle statine, sia le interazioni potenzialmente dannose. Conclude Wiggins: «Lo scopo del documento è informare i medici circa i limiti di dosaggio e gli effetti avversi dovuti alle interazioni farmacologiche tra statine e altri farmaci di frequente prescritti nei pazienti con malattie cardiovascolari, in modo da adottare gli opportuni accorgimenti per minimizzare il rischio di effetti avversi». (foto: farmaci)

Posted in Medicina/Medicine/Health/Science | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

Sicurezza farmaci e anziani: una guida da Fda

Posted by fidest press agency su mercoledì, 12 ottobre 2016

farmaciSarà utile anche agli italiani, una tra le popolazioni più longeve al mondo, questa Guida per i consumatori pubblicata dalla Food and Drug Administration (Fda) dedicata al rapporto tra anziani e farmaci. Terza e quarta età sono fasi della vita in cui la presenza di pluripatologie croniche determina l’assunzione contemporanea di diversi farmaci, spesso associati a prodotti da banco, fitoterapici e integratori, mix che favorisce il rischio iatrogeno e l’emersione di interazioni potenzialmente gravi. Con l’invecchiamento funzionalità epatica e renale si modificano fisiologicamente, con effetti non sempre prevedibili sui processi di assorbimento, metabolismo ed eliminazione dei farmaci. Il primo suggerimento della guida intitolata “4 Medication Safety Tips for older adults” pone l’accento sull’aderenza terapeutica: si richiama la persona anziana a conformarsi alle raccomandazioni del medico riguardo i tempi, le dosi e la frequenza di assunzione della terapia, rispettando scrupolosamente le indicazioni e utilizzando solo i farmaci prescritti.
Per secondo si consiglia di compilare per iscritto la lista dei medicinali da assumere, specificando il nome commerciale, la denominazione generica e la posologia, avendo cura di aggiornare l’elenco, portarne una copia con sé e consegnarla a una persona di fiducia in caso di necessità. Il terzo elemento chiave è stimolare l’anziano a informarsi sulle interazioni tra i farmaci, inclusi quelli da banco, leggere le etichette anche dei prodotti di erboristeria e tenere conto dell’effetto di cibo o alcol consultando il medico in caso di dubbi o sintomi poco chiari, senza trascurare di coinvolgere gli specialisti. Infine, almeno in teoria, sarebbe utile poter ridiscutere la terapia con il curante in occasione delle visite di controllo per fare il punto della situazione.Perché interessa il farmacista: sensibilizzare gli anziani sulle problematiche della politerapia e delle modificazioni fisiologiche dell’età avanzata favorisce comportamenti appropriati nell’uso dei farmaci (Marvi Tonus – fonte farmacista33) (foto: farmaci)

Posted in Medicina/Medicine/Health/Science, Welfare/ Environment | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Ddl Lorenzin, audizione Fofi: sconfezionare farmaci per allestire galenici

Posted by fidest press agency su venerdì, 30 settembre 2016

galeniciLa possibilità di sconfezionare farmaci per allestire preparazioni galeniche tagliate su misura per i pazienti, l’aggiornamento del tariffario nazionale dei medicinali magistrali e la revisione della farmacopea ufficiale. Queste le proposte presentate oggi dalla Fofi alla commissione Affari Sociali durante un’audizione alla Camera dei deputati, cui hanno preso parte i vertici di alcune associazioni di professionisti in campo sanitario e Farmindustria nell’ambito dell’esame del disegno di legge C. 3868 Delega al Governo, approvato dal Senato, recante “Deleghe al Governo in materia di sperimentazione clinica di medicinali, nonché disposizioni per l’aggiornamento dei livelli essenziali di assistenza, per il riordino delle professioni sanitarie e per la dirigenza sanitaria del Ministero della salute”.A delineare il quadro delle proposte che la Fofi vorrebbe inserire all’interno del disegno di legge in discussione è il tesoriere della Federazione Mario Giaccone: «Vorremmo vedere l’introduzione della possibilità di sconfezionare i farmaci industriali per allestire preparazioni galeniche: ci sono casi in cui la materia prima è accessibile perché interna a un prodotto industriale ma per esigenze particolari, ad esempio per un bambino con problema vascolare, non ci sono dosaggi minori in commercio. Ora il farmacista ha l’impedimento di togliere la compressa dal blister e modificare il quantitativo di principio attivo, una procedura che agevolerebbe anche il contenimento costi. Inoltre, è necessario l’aggiornamento del tariffario nazionale dei medicinali magistrali allestiti in farmacia perché quello attuale risale al 1993, dunque i prezzi risultano totalmente disallineati con quelli del mercato ed è necessario ridefinirli. La stessa considerazione vale per la revisione della farmacopea ufficiale ai fini di regolarizzare situazioni paradossali e minori che però ci mettono in difficoltà, basta pensare che ci sono sostanze obbligatorie da avere in farmacia che non sono più in commercio come sostanza ma si trovano solo come forma industriale».
In generale, il parere della Federazione sul nuovo disegno di legge è «decisamente positivo – afferma Giaccone – soprattutto per ciò che riguarda le novità introdotte sugli enti vigilati dal Ministero della Salute e quindi anche gli Ordini. La modernizzazione di questi enti non è più rimandabile. È da 60 anni che vengono applicate le stesse norme ed è chiaro che le esigenze e necessità siano mutate nel tempo».Le novità introdotte con la 3867 sono state accolte positivamente anche dal presidente di Farmindustria Massimo Scaccabarozzi che ha sottolineato come questo disegno di legge rappresenti «uno strumento efficace per preparare il Paese all’attuazione del Regolamento Ue 536/2014 sui clinical trial previsto nel 2018. Se questo disegno di legge verrà applicato in tempi brevi apporterà benefici per la ricerca e per il Paese. Siamo un hub produttivo in Europa e possiamo diventare anche un hub della ricerca clinica – l’accademia italiana è sempre ai primi 3 posti nelle pubblicazioni”. Affinché ciò sia reso possibile, secondo il presidente di Confindustria, in primis è necessario snellire la burocrazia e velocizzare i processi di approvazione in modo da poter competere con altri Paesi. Puntare a evitare duplicazioni tra Aifa e comitati etici – afferma Scaccabarozzi – inoltre, i contenuti standard rendono la burocrazia ancora più lunga e bisogna rivedere normativa sugli studi no profit perché se non possono essere condivisi si rallenta». Aumentare il potenziale arruolamento di studi clinici in Italia permetterebbe anche di «chiamare risorse che sono utili per i pazienti per accedere ai farmaci prima della commercializzazione degli stessi, e sono fonte preziosa di risorse per il Ssn perché per ogni paziente i costi sono a carico delle aziende che sostengono gli studi», conclude Scaccabarozzi.A prendere parte all’audizione con proposte e commenti anche la Federazione nazionale degli ordini dei veterinari italiani (Fnovi), del Consiglio dell’Ordine nazionale dei biologi (Onb), della Società italiana di fisica, della Federazione nazionale dei collegi degli infermieri (Ipasvi) e della Federazione nazionale dei Collegi professionali dei tecnici sanitari di radiologia (Tsrm). (Attilia Burke fonte Farmacista33) (foto: galenici)

Posted in Medicina/Medicine/Health/Science | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Inchiesta Farmacap si allarga: acquisto farmaci a prezzi gonfiati

Posted by fidest press agency su sabato, 10 settembre 2016

farmaciAlcune segnalazioni relative all’acquisto da parte di Farmacap di farmaci a prezzi gonfiati hanno indotto la procura ad aprire un fascicolo in merito: si protrae così l’ondata di scandali che vedono come protagonista l’azienda sociosanitaria che gestisce le 44 farmacie comunali di Roma Capitale. Negli scorsi giorni, infatti, avevano fatto scalpore gli arresti domiciliari del commissario straordinario dell’azienda, Francesco Alvaro, con la doppia accusa di turbativa d’asta e falso nella procedura di affidamento gestionale di strutture e servizi pubblici appartenenti ad un’azienda comunale di Roma (vedi Farmacista33). Ora gli inquirenti avrebbero disposto anche l’esame del personal computer di Alvaro, ipotizzandone implicazioni di natura politica su vasta scala nelle diverse vicende, che potrebbero rappresentare solo la punta di un iceberg di illeciti. Dal canto suo, il commissario Alvaro continua a respingere ogni accusa in merito. È rimasto «letteralmente basito» dai suddetti eventi il presidente di Assofarm Venanzio Gizzi: «Alvaro è una persona della quale ho sempre avuto profonda stima, proprio come della direttrice dell’azienda, la dottoressa Simona Laing – afferma Gizzi parlando con Farmacista33 – sarà la magistratura a fare le proprie valutazioni e abbiamo la massima fiducia dell’operato che verrà svolto». Cosa ne sarà dunque dei presidi a gestione comunale? Il 2016 ha visto più volte la luce dei riflettori puntata sull’azienda capitolina. Nei precedenti mesi, infatti, tra scontri con i sindacati e risanamenti, l’azienda era riuscita per la prima volta dopo 4 anni a presentare un bilancio positivo grazie all’operato del commissario straordinario e della nuova direzione guidata da Laing. «L’intenzione è quella di mettersi in contatto con la direzione dell’azienda, con la quale abbiamo un ottimo rapporto, e chiedere un incontro al sindaco Raggi», afferma Gizzi. L’approvazione del bilancio da parte del Consiglio Comunale è stata momentaneamente rallentata da tutti i cambiamenti romani a livello politico: «Con le elezioni e l’insediamento del nuovo sindaco penso che sia rimasto tutto fermo per un po’ – afferma Gizzi – mi auguro che i nuovi amministratori sappiano guardare all’azienda come una risorsa quale è, ovvero strategica sotto il profilo sanitario, soprattutto per tenere testa alla futura concorrenza. Il sistema farmaceutico italiano si regge attraverso le farmacie pubbliche e private – prosegue Gizzi – nel momento in cui uno dei due pilastri dovesse venire meno dovrebbe cambiare l’intero sistema farmaceutico. È vero che dobbiamo portare ai sindaci dei risultati economici ma fare solo questa valutazione è restrittivo: le farmacie devono avere un ruolo principalmente sanitario e non prettamente commerciale. Il fatto che le farmacie stesse possano prendere in carico i pazienti fornisce a queste strutture un valore incommensurabile che non ha nessun corrispettivo. Farmacap ha un ruolo strategico all’interno del Ssn e all’interno del sistema farmaceutico». (Attilia Burke da Doctor33) (foto: farmaci)

Posted in Medicina/Medicine/Health/Science, Spazio aperto/open space | Contrassegnato da tag: , | Leave a Comment »

Politerapia: ecco i farmaci che possono causare o peggiorare lo scompenso di cuore

Posted by fidest press agency su martedì, 19 luglio 2016

politerapiaNei pazienti depressi con scompenso di cuore gli antidepressivi non migliorano la prognosi. Dato che molti farmaci prescrivibili, da banco o fitoterapici possono causare o peggiorare uno scompenso di cuore, è importante che il paziente informi il suo medico su tutte le medicine che assume. Ecco quanto si legge, tra l’altro, in un documento dell’American Heart Association (Aha) appena pubblicato su Circulation, primo autore Robert Page II, professore di farmacologia clinica all’Università del Colorado a Denver. «Un paziente scompensato prende in media sette farmaci al giorno, più di un terzo assume integratori a base di erbe, due terzi prendono vitamine e sette su otto prodotti da banco» esordisce il ricercatore, che è anche presidente del gruppo di esperti che ha redatto il documento Aha. E quando un paziente prende oltre 4 farmaci assieme il rischio di interazione farmaco-farmaco aumenta del 38%, arrivando all’82% se i farmaci sono sette o più. «La combinazione di molteplici prescrizioni, la politerapia, dipende spesso dalla presenza di altre malattie oltre lo scompenso, e rende i pazienti particolarmente vulnerabili a interazioni farmacologiche che possono portare a ricoveri ospedalieri o addirittura alla morte» scrivono gli esperti Aha, che proprio per evitare queste conseguenze hanno creato una guida completa alle interazioni tra farmaci prescrivibili, da banco e quelli “alternativi” che potrebbero peggiorare l’insufficienza cardiaca.Ma non solo: oltre alla lunga lista di farmaci potenzialmente dannosi per un cuore affaticato, il documento contiene una serie di raccomandazioni volte a ridurre la politerapia. «Per esempio, i farmaci da banco comunemente usati per dolori e bruciori di stomaco possono portare a ritenzione di liquidi aumentando il lavoro cardiaco e peggiorando lo scompenso» spiega il farmacologo, ricordando che molti prodotti a base di erbe possono influenzare il metabolismo cardiaco in modi potenzialmente nocivi. «I pazienti non dovrebbero dare per scontato che i prodotti da banco e “alternativi” sono sicuri solo perché acquistabili senza ricetta, ma dovrebbero avvisare il proprio medico ogniqualvolta pensino di iniziare o modificare una terapia» conclude Page. (fonte doctor33) (foto: politerapia)

Posted in Medicina/Medicine/Health/Science | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Farmaci in età pediatrica, maggior consumo tra zero e due anni. I dati del Rapporto Osmed

Posted by fidest press agency su martedì, 12 luglio 2016

farmaciIn età pediatrica, la fascia d’età compresa tra zero e due anni è quella in cui si registra il consumo maggiore di farmaci: 82,2 dosi giornaliere ogni mille bambini. È uno dei dati forniti dal recente rapporto OsMed dell’Agenzia italiana del farmaco (Aifa), da cui emergono consumi progressivamente più bassi negli adolescenti tra 14 e 17 anni (75,8 dosi giornaliere ogni mille abitanti), nei bambini fra tre e cinque anni (71,1), nei preadolescenti dagli 11 ai 13 (60,9) e nei bambini che frequentano la scuola primaria 6-10 anni (54,2). «È un dato atteso e rientra nella fisiologia degli eventi – commenta il presidente della Società italiana di pediatria (Sip) Giovanni Corsello – perché è l’età in cui il bambino comincia la socializzazione, spesso con l’iscrizione al nido, e aumenta il contatto con agenti virali o batterici che possono provocare infezioni, quindi in qualche modo il consumo dei farmaci è anche legato alla necessità di ridurre la temperatura corporea, di lenire un po’ il fastidio e il dolore e trattare le infezioni».A conferma dell’analisi del presidente Sip, i farmaci più utilizzati secondo il rapporto Osmed sono quelli per l’apparato respiratorio (35,6%) e gastrointestinale (25,5%). Secondo Corsello non si segnalano dunque particolari abusi tranne quello, peraltro grave e diffuso anche nella popolazione non pediatrica, di prescrizione inappropriata di antibiotici per infezioni che non sono batteriche ma virali, il che come è noto va a aggravare il fenomeno della antibioticoresistenza. Il pediatra porta inoltre l’attenzione sull’importanza di evitare l’autoprescrizione, particolarmente pericolosa per bambini molto piccoli: «l’uso dei farmaci deve essere sempre governato dal pediatra e frutto di un’interazione del pediatra con la famiglia, in modo da evitare inappropriatezze e anche effetti collaterali. C’è il rischio oltretutto che si usino per i bambini farmaci destinati agli adulti che si trovano nei cassetti di casa, evento che può causare un maggior numero di effetti avversi perché il bambino ha peculiarità fisiologiche che spesso non ci consentono di utilizzare farmaci per adulti semplicemente riducendone le dosi». (Melazzini: evoluzione spesa in linea con cambiamenti della medicina, fonte doctor33)

Posted in Medicina/Medicine/Health/Science | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Farmaci immunoterapici, punto di svolta nella lotta ai tumori

Posted by fidest press agency su venerdì, 11 marzo 2016

tumore gastricoL’immuno-oncologia è una rivoluzione di portata epocale con ricadute importanti sulla salute e sull’economia, ma bisogna semplificare il percorso che rende questi farmaci accessibili e fare i conti con la sostenibilità del sistema sanitario. Al 2014 oltre 2,9 milioni d’italiani hanno avuto una diagnosi di tumore nel corso della loro vita.
Gli immunoterapici colpiscono il tumore liberando i freni che bloccano il sistema immunitario; i loro meccanismi d’azione innovativi permettono maggiori opportunità di combinazioni; hanno un profilo di sicurezza unico; promettono migliori risultati a lungo termine grazie alla “memoria immunologica” e alla conseguente adattabilità della terapia. Sono i “principi attivi” dell’immunoterapia, considerata ormai il quarto pilastro nel trattamento del cancro insieme a chemioterapia, chirurgia e radioterapia. Molecole innovative che stanno dimostrando di avere il potenziale per migliorare la sopravvivenza a lungo termine e l’esito clinico di diversi tumori maligni “difficili” come il melanoma e il tumore del polmone. Un obiettivo fondamentale alla luce del fatto che, nonostante i progressi degli ultimi decenni, la mortalità per tumore resta elevata: nel 2011 in Italia si sono registrati circa 175.000 decessi (quasi 99.000 tra gli uomini e quasi 77.000 tra le donne), vale a dire circa 3 ogni 1.000 persone. Il potenziale di questi nuovi farmaci si scontra però con l’annoso problema dell’accesso e della sostenibilità per il Servizio Sanitario. Che l’immunoterapia rappresenti il futuro dell’oncologia sono convinti clinici, ricercatori e aziende che oggi incontrano il mondo dell’informazione nel Corso di Formazione Professionale Immunoterapia: la nuova frontiera per la lotta ai tumori, promosso dal Master di comunicazione scientifica della Sapienza “La Scienza nella Pratica Giornalistica”, con il supporto di MSD Italia. Le patologie tumorali nel nostro Paese, come in tutti i Paesi industrializzati, sono ampiamente diffuse e rappresentano una delle principali cause di decesso. I tumori più frequenti, escludendo le neoplasie della pelle, risultano essere quelli del colon-retto, della mammella e della prostata, seguiti dal tumore del polmone e della vescica. «Al 2014 oltre 2,9 milioni d’italiani hanno avuto una diagnosi di tumore nel corso della loro vita, con le donne che mostrano una più alta prevalenza (56%) rispetto agli uomini (44%)» afferma Walter Ricciardi, Presidente dell’Istituto Superiore di Sanità. «Per quanto riguarda, invece, l’incidenza, le più aggiornate stime dell’AIRTUM riportano come ogni anno vengano diagnosticati circa 1.000 tumori al giorno, con un tasso annuale di circa 6 casi ogni 1.000 persone, maggiore negli uomini (6,9/1.000 abitanti/anno) che nelle donne (5,4/1.000 abitanti/anno). Tuttavia, confrontando i dati del 1996 con quelli più recenti disponibili del 2014, si nota un significativo decremento della mortalità, del 18% tra gli uomini e del 10% tra le donne».
Il melanoma è il tumore che ha permesso di ottenere la maggior parte delle conoscenze attualmente disponibili sull’immunoterapia. L’elemento chiave è stata la scoperta dei checkpoint inhibitors, molecole chiave coinvolte nei meccanismi che permettono al tumore di evadere il controllo del sistema immunitario. Queste molecole possono diventare bersaglio di anticorpi monoclonali che inibendo i checkpoint riattivano la risposta immunitaria anti-tumorale.
Il 2011 segna il punto di partenza dell’immunoterapia nella pratica clinica con l’approvazione del primo anticorpo monoclonale (ipilimumab) diretto contro CTLA-4 (citotoxic T-lymphocyte-associated protein 4). A distanza di 4 anni sono stati sviluppati altri 4 diversi inibitori dei checkpoint immunitari, come pembrolizumab che sta dimostrando un’ampia azione in molteplici forme di tumore e che in particolare nel trattamento del melanoma, per il quale ha già ricevuto il via libera in Europa, è la prima e unica terapia anti-PD-1 ad offrire un beneficio – in termini di sopravvivenza – statisticamente superiore rispetto alla chemioterapia e a ipilimumab, l’attuale standard di cura per il melanoma avanzato.
Uno dei passaggi più critici dell’immunoterapia, però, è la complessità dei processi che portano le nuove molecole sul mercato anche a causa della specificità del meccanismo d’azione di questi farmaci, che richiederebbe un aggiornamento dei criteri di valutazione di efficacia e tollerabilità.
L’avvento di molecole in grado di rivoluzionare il trattamento dei tumori richiede quindi misure e interventi altrettanto straordinari. «In Italia nel 2014 la spesa per i farmaci oncologici ospedalieri è stata pari a 3.899 milioni di euro, con un incremento di circa il 9,6% rispetto alla spesa del 2013 – dichiara Carmine Pinto, Presidente Nazionale dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica, AIOM – il 2016 potrebbe rappresentare l’anno di svolta per un intervento nazionale sul cancro con l’istituzione di un Fondo specifico che contribuisca al rimborso alle Regioni dei farmaci oncologici individuati a forte carattere innovativo sulla base di definiti parametri. Un vero e proprio “Fondo Nazionale per l’Oncologia”, il primo in Italia, che potrebbe essere finanziato attraverso il gettito derivante dall’accise delle sigarette. Un centesimo in più a sigaretta, con il duplice obiettivo di sostenere il Fondo e contrastare il tabagismo. Il Fondo Nazionale garantirebbe uguali diritti di cura e di accesso ai farmaci innovativi per tutti i pazienti in tutte le Regioni del nostro Paese». Il 2015 è stato l’anno dell’arrivo di grandi farmaci, molto efficaci; l’Italia, come molti altri Paesi, è davanti ad una grande sfida: mettere a disposizione dei cittadini queste nuove opportunità di cura con un’attenzione alla sostenibilità dei Servizi Sanitari. «Questo grande tema sembra non poter trovare soluzione nella sola istituzione di un fondo ad hoc per l’innovazione in grado di coprire le spese solo per le cure dei pazienti più gravi – sottolinea Federico Gelli, XII Commissione Affari Sociali Camera dei Deputati – di fronte a questa rivoluzione di portata epocale che sta riguardando il mondo dei farmaci, i sistemi di salute pubblica vanno riconsiderati complessivamente, in un’ottica integrata e sempre meno localistica. L’Italia, ma anche gli altri nostri partner, è di fronte alla grande sfida: mettere a disposizione dei cittadini queste nuove opportunità terapeutiche senza far sballare i conti della sanità pubblica».Per rispondere alla necessità di identificare nuovi modelli di governance della spesa farmaceutica è stato istituito il tavolo sulla Farmaceutica, un tavolo intergovernativo ospitato dal Ministero dello Sviluppo Economico e partecipato dal Ministero dell’Economia e dal Ministero della Salute, in cui sono coinvolte anche le Regioni, le imprese farmaceutiche e le associazioni di categorie del settore. «Ad oggi i farmaci innovativi hanno alti costi, perché richiedono forti investimenti in ricerca e sviluppo, con una durata del ciclo di vita del prodotto spesso inferiore alla durata del brevetto, determinata dalla velocità di immissione sul mercato di prodotti concorrenti più performanti – commenta Paolo Bonaretti, Consigliere per Politiche Industriali del Gabinetto del Ministero dello Sviluppo Economico – per poter favorire lo sviluppo di questi farmaci sarebbero necessarie politiche innovative nazionali e sovranazionali condivise e ben definite. La revisione della governance della spesa farmaceutica è un tema dunque che deve essere affrontato già dal 2016, considerando anche l’impatto a cui assisteremo nei prossimi anni con l’ingresso sul mercato annunciato dalla FDA di 45 farmaci innovativi di cui 16 in fast track, metà dei quali sono farmaci per patologie diffuse».
Anche le aziende farmaceutiche, in prima linea nello sviluppo di questa nuova frontiera della lotta ai tumori, sollecitano nuove regole. «Siamo orgogliosi – dichiara Nicoletta Luppi, Presidente e Amministratore Delegato di MSD Italia – dei risultati ottenuti dai nostri laboratori di ricerca che hanno consentito di sviluppare un rivoluzionario paradigma di cura; una molecola “pembrolizumab” che riesce ad inibire specifici recettori in grado di combattere alcuni tumori umani fra cui il melanoma, migliorando la risposta autoimmune dell’organismo. Siamo pienamente consapevoli che l’innovazione farmacologica, soprattutto in ambito oncologico, comporti un problema di sostenibilità del Servizio Sanitario Nazionale. Per garantire l’accesso dei pazienti alle terapie innovative in ambito oncologico, riteniamo urgente ed imprescindibile l’adozione di una nuova governance del settore farmaceutico. In particolare, diverse sono le possibili e concrete soluzioni: dal superamento del tetto per la spesa farmaceutica ospedaliera (e la sua inclusione all’interno della spesa ospedaliera) alla creazione di un Fondo ad hoc alimentato anche con tasse di scopo».

Posted in Cronaca/News, Medicina/Medicine/Health/Science | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

Superbatteri: il Parlamento vuole limitare l’uso di antibiotici nell’agricoltura

Posted by fidest press agency su venerdì, 11 marzo 2016

antibioticiCon la votazione di giovedì i deputati hanno stabilito che per contrastare la crescente resistenza degli antibiotici ai batteri, quali salmonella e campylobacter, è necessario limitare l’uso dei farmaci antimicrobici esistenti e sviluppare nuovi medicinali.
La proposta prevede di aggiornare la normativa europea in materia di medicinali a uso veterinario e il Parlamento chiede di vietare il trattamento antibiotico collettivo e preventivo degli animali e di prendere misure atte a stimolare la ricerca di farmaci di nuova generazione.”Quando l’Organizzazione Mondiale della Sanità avverte che il mondo può sprofondare in un’era post-antibiotica, dove la resistenza agli antibiotici potrebbe causare ogni anno più morti del cancro, è giunto il momento di intraprendere un’azione forte e risolvere il problema alla radice”, ha affermato la relatrice Françoise Grossetête (PPE, FR).”La lotta contro la resistenza agli antibiotici deve iniziare nelle aziende agricole. Desideriamo in particolare vietare l’uso puramente preventivo di antibiotici, limitare il trattamento di massa a casi veramente particolari, vietare l’uso di antibiotici veterinari di fondamentale importanza per la medicina umana o porre fine alla vendita online di antibiotici, vaccini e prodotti psicotropi. Con queste misure, speriamo di ridurre la quantità di antibiotici che finiscono nel piatto dei consumatori “, ha dichiarato.Secondo i deputati, i medicinali veterinari non devono in nessun caso servire a migliorare le prestazioni o a compensare pratiche di allevamento inadeguate. Chiedono, quindi, di limitare l’uso profilattico degli antibiotici per i singoli animali (cioè come misura preventiva e in assenza di segni clinici d’infezione) e di attuarlo solamente quando è completamente giustificato da un veterinario.Per aiutare a combattere la resistenza antimicrobica, la nuova normativa autorizza la Commissione europea a stabilire quali antimicrobici devono essere riservati esclusivamente al trattamento umano.
Per incoraggiare la ricerca di nuovi antimicrobici, i deputati propongono l’uso di incentivi, come periodi più lunghi per la protezione della documentazione tecnica sui nuovi farmaci, protezione commerciale per i principi attivi innovativi e protezione per gli investimenti importanti nelle analisi condotte per migliorare un prodotto antimicrobico esistente o per tenerlo sul mercato.

Posted in Estero/world news, Spazio aperto/open space | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

Superbatteri: i deputati vogliono limitare l’uso di antibiotici nell’agricoltura

Posted by fidest press agency su sabato, 5 marzo 2016

batteri patogeniParlamento europeo mercoledì 9 marzo. Per combattere la crescente resistenza dei batteri, come la salmonella e il campylobacter, agli antibiotici attuali, l’uso dei farmaci antimicrobici esistenti dovrebbe essere limitato, mentre si dovrebbero sviluppare farmaci di nuova generazione.Nella votazione di giovedì sulla proposta di modifica della legge UE in materia di medicinali ad uso veterinario, i deputati chiederanno probabilmente di vietare il trattamento antibiotico collettivo e preventivo degli animali e di prendere misure atte a stimolare la ricerca di farmaci di nuova generazione.Secondo il progetto di risoluzione, i medicinali veterinari non devono, in nessun caso, servire a migliorare le prestazioni o a compensare pratiche di allevamento inadeguate. L’uso profilattico degli antibiotici per i singoli animali (cioè come misura preventiva e in assenza di segni clinici d’infezione) deve essere limitato e attuato solo quando è completamente giustificato da un veterinario.Per combattere la resistenza antimicrobica, la nuova legge autorizza la Commissione europea a stabilire quali antimicrobici devono essere riservati esclusivamente al trattamento umano.
Per incoraggiare la ricerca di nuovi antimicrobici, i deputati dovrebbero proporre l’uso di incentivi, tra i quali: periodi più lunghi di tutela per la documentazione tecnica sui nuovi farmaci, protezione commerciale dei principi attivi innovativi e degli investimenti significativi nelle analisi condotte per migliorare un prodotto antimicrobico esistente o per tenerlo sul mercato.
I deputati voteranno giovedì anche la relazione di Claudiu Ciprian Tănăsescu (S&D, RO), che modifica un’altra legge per migliorare la procedura d’immissione sul mercato di medicinali ad uso veterinario, che deve essere separata da quella sui farmaci per gli esseri umani. Il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (CEPCM) ha recentemente comunicato che i batteri negli esseri umani, nel cibo e negli animali continuano a mostrare resistenza agli antimicrobici più diffusi. Gli scienziati affermano che la resistenza alla ciprofloxacina, un antimicrobico importante per il trattamento delle infezioni umane, è molto alta nel campylobacter, riducendo così le opzioni per il trattamento efficace delle gravi infezioni alimentari. Anche i batteri di salmonella, resistenti a diversi farmaci, continuano a proliferare in tutta Europa.

Posted in Estero/world news, Politica/Politics | Contrassegnato da tag: , , , , | Leave a Comment »

Con Europa più unita prezzi molto più convenienti per farmaci innovativi

Posted by fidest press agency su mercoledì, 18 novembre 2015

psicofarmaci“Quest’anno la Legge di Stabilità sembra segnare un deciso cambio di passo verso quelle misure che in modo diverso garantiscono sicurezza: la sicurezza da attacchi esterni come quelli che drammaticamente l’ISIS sta scatenando nel cuore della vecchia Europa. Ma c’è un’altra sicurezza che non può essere sottovalutata proprio in funzione della nostra salute, ed è quella che riguarda le risorse messe a disposizione del SSN. Il costo dei farmaci innovativi sta diventando proibitivo per il sistema nazionale e assolutamente inaccessibile per le famiglie. A meno che non si lanci una grande operazione a livello europeo per portare avanti una strategia comune che permetta l’acquisto sostenibile di questi medicinali. Lo dichiara l’on. di Area Popolare, Paola Binetti.
“L’Europa si sente chiamata in causa quando percepisce un pericolo esterno che minaccia il suo benessere faticosamente conquistato, ma il suo vero nemico è una sorta di opaca indifferenze, che spinge ogni Stato a salvaguardare i suoi confini, sottovalutando la portata di iniziative di stampo solidaristico, che avrebbero un’immediata ricaduta sul bene comune. Quella lanciata da Luca Pani, Direttore generale AIFA, intervenendo alla Camera potrebbe essere una sfida eccellente per l’Europa: solo uniti – spiega Binetti – gli Stati europei possono negoziare condizioni economiche vantaggiose dalle multinazionali del farmaco per l’acquisto dei farmaci innovativi. Altrimenti assisteremo alla morte silenziosa di tanti malati che non si possono permettere i farmaci salva-vita che scienza e tecnica metteranno a loro disposizione, solo se ci saranno risorse per acquistarli.
“La nuova frontiera dell’Europa non può che essere la difesa della vita dei suoi cittadini, da ogni tipo di attacco, compreso quello di un capitalismo brutale che senza un adeguato compenso non rende disponibili ai malati i farmaci di cui pure dispone. E allora – conclude Binetti – ben venga una nuova visione del Mercato comune europeo tutto giocato nello spuntare anche per i farmaci innovativi condizioni di prezzo compatibili con i vari sistemi sanitari nazionali”.

Posted in Medicina/Medicine/Health/Science, Spazio aperto/open space | Contrassegnato da tag: | Leave a Comment »

20 ottobre: Giornata mondiale osteoporosi

Posted by fidest press agency su giovedì, 15 ottobre 2015

osteoporosiOsteoporosi, questa sconosciuta. Potrebbe sembrare un paradosso chiamare così una delle patologie più diffuse, colpisce infatti 22 milioni di donne europee[1], e apparentemente conosciute dalla popolazione femminile. Eppure questa ‘ladra silenziosa’ delle ossa, che compare in maniera asintomatica per poi spesso manifestarsi con una frattura, è di fatto ancora largamente misconosciuta e sottovalutata, soprattutto perché non se ne conoscono tutte le facce. Tralasciando quella giovanile, fortunatamente meno frequente, è infatti doveroso distinguere tra osteoporosi primaria, sua volta classificata in 2 tipi: osteoporosi postmenopausale, legata essenzialmente alla brusca caduta del livello degli estrogeni necessari per il normale metabolismo osseo, e osteoporosi senile, che colpisce soprattutto dopo i 70 anni di età, e osteoporosi secondaria, causata da patologie concomitanti di diversa natura (quali ad esempio quelle reumatiche come artrite reumatoide e lupus) o dal prolungato utilizzo di farmaci i corticosteroidi, gli anticoagulanti come l’eparina o gli inibitori dell’aromatasi[2].
«Sull’osteoporosi – conferma il Prof. Giancarlo Isaia, Direttore della Struttura di Geriatria e Malattie Metaboliche dell’Osso all’Ospedale Molinette di Torino e Presidente della SIOMMMS (Società Italiana dell’Osteoporosi, del Metabolismo Minerale e delle Malattie dello Scheletro) – manca ancora un’informazione scientifica, opportunamente però decodificata e resa fruibile per la popolazione, trasmessa dalla classe medica. Che serva a colmare un vero e proprio gap poiché, da sempre, l’osteoporosi non è mai stata spiegata correttamente alle pazienti. In questo senso la SIOMMMS è, da sempre, in prima linea, anche attraverso la Campagna “Stop alle Fratture”, prima e unica iniziativa nazionale di sensibilizzazione sulle fratture da fragilità ossea, che sono le conseguenze dell’osteoporosi nella sua forma più grave. A questo proposito, alla classe medica spetta il compito di invitare le donne a non sottovalutare, ad esempio, persistenti dolori ossei che possono essere sintomo di fratture da fragilità ossea, la cui incidenza è molto più comune di quanto si pensi».Proprio l’osteoporosi nella sua forma più severa, ovvero complicata da una o più fratture, che possono incorrere anche per un minimo sforzo, come il sollevamento di una busta della spesa, la torsione del busto o un saltello, rappresenta un problema socialmente molto rilevante, influenza negativamente la durata e la qualità della vita delle donne che ne soffrono e richiede rilevanti risorse economiche da parte del SSN. Addirittura, stando alle ultime stime, si calcola che nei prossimi 40 anni, in assenza di percorsi diagnostici e terapeutici mirati per la popolazione a rischio, anche in Italia assisteremo al raddoppiare dell’incidenza delle fratture da fragilità ossea. «E questo soprattutto perché, nel nostro Paese, essa non viene gestita in modo appropriato – precisa il Prof. Isaia – soprattutto relativamente al trattamento che è assai inferiore alle aspettative e non coerente con le Linee Guida Internazionali. Basti pensare che noi ‘bone specialist’, che siamo gli specialisti di riferimento per la cura dell’osso, vediamo quotidianamente moltissime pazienti che presentato anche più fratture ma che non sono mai state curate: ad esempio, fratture vertebrali, ma anche di omero e di polso, spesso considerate, a torto, solo banali incidenti o naturali conseguenze dell’invecchiamento. Anche la più temuta frattura di femore non può considerarsi risolta solo con l’intervento chirurgico, ma – come tutte le fratture – necessita di essere opportunamente trattata con la terapia farmacologica, cosa che invece avviene, purtroppo, solo in parte. Particolare preoccupazione ha generato il dato, pubblicato dall’AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco) secondo il quale circa il 70% dei pazienti fratturati di femore sottoposti ad intervento chirurgico non segua poi un adeguato trattamento farmacologico. Oggi, invece, le indicazioni della nuova Nota 79 definiscono ‘ad alto rischio’ di osteoporosi severa anche la paziente che presenta anche un’unica frattura e, per questo, ha diritto a un corretto percorso diagnostico – terapeutico».
La Giornata Mondiale dell’Osteoporosi ha come l’obiettivo quello di promuovere una sempre maggiore consapevolezza della popolazione femminile su questa patologia, ecco perché in occasione di questa ricorrenza diventa fondamentale affiancare all’informazione sui corretti stili di vita, quali l’attitudine al fumo, la mancanza di attività fisica e l’alimentazione scorretta, anche quella relativa ai fattori di rischio, primi tra tutti la predisposizione genetica e la familiarità. «Addirittura la familiarità di fratture da fragilità ossea interessa 1 donna italiana su 3 – continua Giancarlo Isaia – per cui risulta essere un importante warning per possibili pazienti ad alto rischio. Altri fattori di rischio importanti, ma spesso sottovalutati, sono la menopausa precoce, l’eccessiva magrezza, il fumo e l’abuso di alcol. Solo con la sensibilizzazione della classe medica, dal medico di famiglia a tutti gli specialisti coinvolti nella gestione della patologia osteoporotica, potremo garantire la corretta ed esaustiva informazione alle pazienti e, grazie anche alla nuova Nota 79, un sensibile miglioramento dell’appropriatezza della terapia e un conseguente calo di fratture da fragilità ossea negli anni a venire».
Dai 50 anni di età, per ogni donna è fondamentale conoscere il proprio rischio fratturativo. Sul sito http://www.stopallefratture.it è disponibile il Defra Test online, test di autodiagnosi per valutare il rischio personale di fratturarsi nei successivi 10 anni (basso, medio, elevato, molto elevato). A seconda del risultato ottenuto, verranno indicate, per tutte, raccomandazioni e consigli su come prevenire eventuali fratture da fragilità.

Posted in Cronaca/News, Medicina/Medicine/Health/Science | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »