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Quotidiano di informazione – Anno 34 n° 316

Posts Tagged ‘farmaci’

“Anche l’alimentazione può interferire sia con il dolore cronico sia con l’efficacia dei farmaci per ridurlo”

Posted by fidest press agency su venerdì, 23 settembre 2022

È una molecola che noi produciamo dopo un digiuno prolungato o quando effettuiamo attività fisica e che ci fornisce energia: si chiama beta-idrossi-butirrato e sembra ridurre il dolore cronico.“Il dolore cronico, in particolare il neuropatico, altro non è che un malfunzionamento dell’attività metabolica delle cellule del sistema nervoso centrale. Mangiare in modo non corretto – spiega Livio LUONGO, Farmacologo dell’Università della Campania L.Vanvitelli, nel corso della sua relazione al Congresso Federdolore-SICD- può peggiorare il dolore patologico. Stiamo lavorando per personalizzare la terapia dei pazienti in relazione alle abitudini alimentari e allo stile di vita che potenzialmente possono condizionare l’efficacia dei farmaci”.Il dolore patologico comporta un malfunzionamento metabolico delle cellule del sistema nervoso centrale che iniziano ad alterare il loro consumo energetico. Fino a qualche anno fa la corretta alimentazione era considerata dai medici esclusivamente per le patologie cardiovascolari e metaboliche (come ad esempio il diabete e obesità). “Oggi sappiamo che la corretta alimentazione genera enormi benefici anche in ambito neurologico e alcuni regimi dietetici sono utilizzati come delle vere e proprie terapie. È noto infatti che alcune forme di epilessia farmaco-resistenti vengano trattate con una dieta chetogenica. Recenti studi condotti su modelli sperimentali – conclude LUONGO – dimostrano come specifici regimi dietetici che favoriscono la produzione di uno specifico chetone (il beta-idrossi-butirrato), siano in grado di ridurre uno dei sintomi che maggiormente limitano la qualità di vita del paziente affetto da dolore neuropatico”.

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Farmaci attivati dalla luce per combattere il dolore da cancro

Posted by fidest press agency su sabato, 27 agosto 2022

Il dolore è uno dei problemi più importanti per alcuni pazienti oncologici. Anche se quello che viene definito “dolore di fondo” può essere controllato da farmaci oppioidi come la morfina, a volte si verificano episodi rapidi e improvvisi di sofferenza molto intensa, definiti BTP (BreakThrough cancer Pain). Uno studio pubblicato sulla rivista scientifica International Journal of Molecular Sciences apre ora la porta alla possibilità di dare sollievo a questi pazienti attraverso l’optofarmacologia, in altri termini utilizzando farmaci attivati dalla luce.La ricerca è stata condotta, su modelli animali, dal Laboratorio di Neurofarmacologia dell’I.R.C.C.S. Neuromed di Pozzilli (IS) in collaborazione con l’Università Sapienza di Roma, l’Università “Luigi Vanvitelli” di Napoli e l’Istituto di Chimica Avanzata della Catalogna di Barcellona, in Spagna. Il concetto di base è di somministrare farmaci che circolano nel corpo senza produrre alcun effetto ma che si “svegliano” quando vengono illuminati da una sorgente luminosa.Il farmaco sperimentato in questo studio, in particolare, regola l’attività del recettore mGlu5, appartenente alla categoria dei recettori metabotropici del glutammato (elementi cruciali nella trasmissione di segnali tra le cellule del sistema nervoso). La molecola è già nota per la sua azione analgesica, ma i suoi effetti collaterali ne impediscono l’utilizzo.“Per questo motivo – dice Serena Notartomaso, biologa nel Laboratorio di Neurofarmacologia del Neuromed e prima autrice del lavoro scientifico, assegnataria di un Progetto Giovani Ricercatori finanziato dal Ministero della Salute – l’idea è di ‘ingabbiare’ il farmaco all’interno di una struttura molecolare capace di dissolversi quando viene esposta a una determinata frequenza luminosa. In questo modo la molecola può circolare in tutto il corpo senza avere alcun effetto fino a che non viene illuminata, cosa che otteniamo attraverso un LED impiantato in una specifica regione del cervello, il talamo, cruciale nella trasmissione degli impulsi dolorosi. A questo punto, in pochi millisecondi, il farmaco sarà attivato, ma esclusivamente in quel punto, senza arrecare alcun effetto sul resto dell’organismo”.Grazie a questa tecnica i ricercatori sono riusciti a ottenere un’azione analgesica estremamente rapida. “Naturalmente – dice Ferdinando Nicoletti, Professore Ordinario di Farmacologia, Università Sapienza, Roma e Responsabile del Laboratorio di Neurofarmacologia dell’Istituto IRCCS Neuromed, Pozzilli – saranno necessarie ulteriori ricerche prima di giungere a una applicazione concreta negli esseri umani. Quello a cui si sta pensando è di impiantare dei LED all’interno del corpo, controllabili dall’esterno. Il paziente potrebbe semplicemente attivare il farmaco attraverso un interruttore”. (fonte: Raffaella Marino ADNKRONOS COMUNICAZIONE)

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Automedicazione, i farmaci adatti per ogni vacanza

Posted by fidest press agency su domenica, 7 agosto 2022

Il consiglio sui farmaci da portare in vacanza può dipendere anche dal tipo di vacanza: ecco quindi un vademecum realizzato da Assosalute per comporre il kit di automedicazione più adatto ai progetti vacanzieri, che siano al mare, in montagna o nelle città d’arte, all’insegna dell’avventura, del relax o della cultura, è importante non farsi trovare impreparati alle insidie che rischierebbero di compromettere la salute. Da ricordare che i farmaci vanno portati nelle loro confezioni originali al fine di avere sempre a portata di mano il foglietto illustrativo per poterli conservare e assumere nel modo corretto e che, se un disturbo persiste per qualche giorno o dopo qualche giorno peggiora, anche in vacanza, meglio consultare un medico. Escursioni in montagna e trekking. Portate con voi, oltre agli occhiali da sole, la crema solare, per essere sempre protetti dall’esposizione ai raggi del sole (si consiglia una 50+). Soprattutto in alta quota, vento e temperatura possono rendere meno consapevoli dei possibili danni causati dal sole all’epidermide direttamente esposta. In caso di scottature potete far ricorso anche a farmaci di automedicazione da applicare direttamente sulla pelle arrossata, contenenti sostanze ad azione antisettica ed emolliente, che limitano la sensazione di bruciore sulla parte lesa, dopo averla bagnata con acqua fredda e asciugata con tessuti morbidi.Inoltre, in montagna si è esposti a repentini cambi di clima e, quindi, di temperatura: se non si è equipaggiati in modo corretto con indumenti adeguati (una giacca antivento e antipioggia, felpe o pile) si può essere più facilmente vittime di affezioni alle vie respiratorie che possono essere affrontate, specie se accompagnate da malessere generale e da un rialzo della temperatura corporea, da farmaci ad azione antinfiammatoria e antipiretica. Kayak, rafting, surf. Se la vacanza prevede questo tipo di attività il rischio di cadute e botte può essere dietro l’angolo. In caso di sbucciature, disinfettate subito la ferita con cura per minimizzare il rischio di infezione e applicate farmaci ad azione antisettica e cicatrizzante. Per quanto riguarda il gonfiore e il dolore derivanti da possibili traumi da contusione, tenete sempre a portata di mano ghiaccio secco o spray, l’arnica a freddo e, se necessario, utilizzate medicinali di automedicazione a base di eparinoidi e sostanze capillaroprotettrici, utili a favorire il riassorbimento dell’ematoma, specie se esteso. In questo caso per ridurre gonfiore e infiammazione possono essere utili farmaci ad azione antinfiammatoria in gel o crema da applicare sulla zona lesa. Mentre si pratica sport (e non solo) è importante mantenersi sempre idratati assumendo molta acqua o bevande ricche di sali minerali, che, oltre a prevenire il rischio di fastidiosi crampi, assicurano un buon rendimento muscolare, evitando la disidratazione. Gita in barca o spostamenti in traghetto o aliscafo. Per evitare di iniziare male la vacanza o rovinarsi momenti di relax con il “mal di mare” (la cosiddetta cinetosi), conviene fare un leggero spuntino, con cibi asciutti, prima di partire, bevendo poco ed evitando bevande gassate che, aumentando la quantità di gas nello stomaco, favoriscono la comparsa della nausea, così come sigarette, alcol e caffè, che stimolano la secrezione acida nello stomaco. Quello che può fare la differenza è giocare d’anticipo, assumendo farmaci antiemetici, disponibili in compresse o chewing-gum, che agiscono dopo meno di mezz’ora dall’assunzione e possono rimanere attivi per 3-6 ore. Obiettivo abbronzatura. Se l’obiettivo è una tintarella graduale e perfetta (ma anche protetta), ricordatevi di esporvi al sole nelle prime ore della mattina e nel pomeriggio (dopo le 16), quando i raggi UV sono filtrati più efficacemente dall’atmosfera. Scegliete poi prodotti protettivi, come creme, oli, stick e latti, con cura, individuando il fattore di protezione in base al vostro fototipo. Maggiore attenzione deve essere rivolta alla protezione della pelle dei bambini sotto i 6 mesi di età evitando la loro esposizione diretta al sole, anche per pochi minuti, e scegliendo le creme con protezione massima. Dopo un bagno rinfrescante, ricordatevi di risciacquare il capo e il corpo con acqua dolce: il salino determina infatti una lacerazione della pelle. Piscina e relax in campagna. Nelle giornate in piscina, attenzione a micosi e verruche. Utilizzate sempre le ciabatte, in quanto i luoghi più umidi favoriscono la proliferazione di funghi, facilmente contraibili attraverso il contatto. Inoltre, è buon uso non condividere i teli da bagno perché aumentano il rischio di trasmissione. Per rimediare a eventuali piccoli disturbi di questo tipo, ovvero nel caso di infezioni fungine (c.d. micosi), ricordarsi di tenere in casa o mettere in valigia antimicotici per uso topico. Città e musei. Visitando le città in piena estate, attenzione agli sbalzi di temperatura: il passaggio da un ambiente refrigerato, ad esempio un museo, una chiesa o un luogo antico, all’esterno o viceversa, può causare l’insorgere di sintomi da raffreddamento come raffreddore, tosse e mal di gola. Meglio portare sempre con sé qualcosa con cui coprirsi le spalle e la gola, mettendo in valigia spray nasali ad azione decongestionante contro raffreddore o naso chiuso, antitussivi in caso di tosse mentre, se compare mal di gola, oltre a sostanze ad azione balsamica, si possono impiegare antisettici e disinfettanti del cavo orale per contrastare eventuali microorganismi. Viaggi in mete esotiche. Se la vostra meta è l’estero attenzione ai problemi all’apparato gastrointestinale, che in vacanza, complice il cambio di abitudini, può perdere il proprio ritmo abituale. Se avete approfittato delle riaperture post pandemia per esplorare mete particolarmente esotiche, meglio fare attenzione il più possibile all’igiene dei posti in cui consumate i pasti. Inoltre, è sempre meglio comprare acqua in bottiglia per evitare problemi di dissenteria dovuti a germi presenti nell’acqua, che potrebbe non essere controllata. Per affrontare eventuali episodi di diarrea, portate con voi oltre ai medicinali a base fermenti lattici, in grado di ripristinare in tempi rapidi la normale popolazione batterica intestinale, anche degli inibitori della motilità dell’intestino. (fonte: doctor33) (abstract)

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Covid: farmaci sintomatici difficili da reperire

Posted by fidest press agency su giovedì, 21 luglio 2022

Non si fermano le segnalazioni da parte delle farmacie sulla indisponibilità di farmaci con principio attivo ibuprofene. Una situazione che, riferisce Andrea Mandelli, presidente Fofi, è “a macchia di leopardo” e potrebbe essere legata al boom di richieste per il picco di contagi di questo ultimo periodo, ma su cui non c’è allarme. Intanto, dalla Sifap e dalla Sifo sono state diramate le istruzioni operative per l’allestimento in farmacia.Arrivano da diversi territori le segnalazioni dei farmacisti relative alla difficoltà di reperire alcuni farmaci, in particolare quelli a base di ibuprofene. Di recente, sul tema è intervenuto anche Andrea Mandelli: si tratta di una situazione presente “a macchia di leopardo un po’ in tutta l’Italia”, si legge sull’house organ della Federazione, legata probabilmente “all’esplosione dei contagi, che ha determinato un boom di richieste”. Tra le cause, oltre all’aumento della richiesta, vengono additati anche gli impatti del caro energia sulla produzione e in generale sulla filiera: “C’è anche un tema di approvvigionamento della materia prima” ha dichiarato il presidente di Fedefarma Roma, Andrea Cicconetti, sulle agenzie, ma anche di “aumento di costi” che impattano sulla “produzione”. Mandelli comunque rassicura: “Non c’è nessun allarme perché fortunatamente i farmacisti possono tamponare questa mancanza allestendo loro stessi il preparato dietro presentazione della ricetta medica. Come già successo in questi due anni e mezzo, i farmacisti possono sopperire alle mancanze”.Intanto, dalla Sifap e dalla Sifo (Area Scientifico- culturale Galenica) sono state redatte alcune istruzioni operative per l’allestimento di sospensioni per uso orale a uso pediatrico a base di ibuprofene, da allestire in caso di carenza del medicinale di origine industriale, come riferisce una recente circolare della Fofi. “L’allestimento del preparato deve avvenire presso il laboratorio della farmacia, nel rispetto delle NBP. Il preparato allestito in farmacia come officinale nelle quantità corrispondenti al prodotto industriale carente eÌ dispensabile senza ricetta in conformità alla Tabella 4 in quanto si tratta di un officinale allestibile sulla base della BP”. (farmacista33)

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Farmaci e caldo, ecco le regole per evitare i rischi

Posted by fidest press agency su martedì, 19 luglio 2022

Ondate di calore e sbalzi termici, i consigli di cardiologi e neurologi per difendersi Le temperature elevate impongono particolare attenzione alla corretta conservazione dei farmaci, per evitare rischi per la salute e perdita di efficacia. Così come è bene sapere quali medicinali possono provocare danni in caso di esposizione al sole. A mettere in guardia su come comportarsi in estate è Federfarma, da cui arrivano le regole per assumere farmaci in sicurezza in estate: non esporre i farmaci a elevate temperature, portare tutta la confezione in valigia incluso il bugiardino, attenzione al sole; non portarli in borsa in giro sotto il solleone e, quando si viaggia in aereo, inserirli nel bagaglio a mano. “C’è poca consapevolezza del fatto che i farmaci ad alte temperature possono rovinarsi, anticipare la data di scadenza, perdere efficacia o provocare effetti collaterali”, osserva Roberto Tobia, segretario di Federfarma. “L’estate invece, e gli spostamenti che in genere si fanno nei mesi caldi, impongono più attenzione. Se si va in vacanza con una confezione di farmaci, oltre alla data di scadenza – prosegue – va tenuta in conto la temperatura di conservazione, che non dovrebbe superare i 25 gradi”. A esser più soggetti a deperibilità sono i farmaci per l’epilessia, gli anticoagulanti, gli antipertensivi e quelli per il diabete, come le insuline, che vanno addirittura conservate in frigo. Per questo, è buona regola non portarli mai in borsa in spiaggia né lasciarli in auto al sole, ma tenerli a casa o in albergo, con temperature più accettabili. Comunque, sarebbe opportuno, prima di ingerirli, valutare che non vi sia stata un cambio di colore o consistenza.Altro consiglio è portare in vacanza l’intera confezione e non il solo blister. “Mettere insieme tutti i blister per risparmiare spazio in valigia – precisa Tobia – è un errore clamoroso che, specie in persone anziane, rischia di provocare confusione tra le terapie. Va invece portata tutta la scatola, incluso il bugiardino, che è bene aver sempre dietro per consultarlo in caso di necessità”. Chi viaggia in aereo deve ricordare di non mettere i farmaci in stiva, ma nel bagaglio a mano, e dovrebbe anche portare con se la prescrizione del medico, sia per giustificare l’ingresso di farmaci in altri Paesi che per riacquistarli in caso di necessità.Le stesse attenzioni, infine, andrebbero utilizzate per i test fai da te, come quelli per gravidanza, ovulazione, glicemia o Covid, in genere sensibili a calore e umidità; gli spray (ad esempio per l’asma) andrebbero trasportati in buste termiche. In genere in estate son preferibili compresse e pasticche, meno sensibili alle alte temperature rispetto alle formulazioni liquide.Un problema a parte sono i raggi Uv che, “nel caso si assumano cortisonici, antinfiammatori non steroidei (fans), antibiotici e terapie ormonali, possono provocare dermatiti e eczemi o macchie sulla pelle”. In questi casi, bisogna proteggere la pelle con una protezione solare con SPF molto elevato. Infine, attenti a non cadere nella tentazione di modificare autonomamente le terapie per ‘adattarle’ all’estate: “chi, ad esempio, soffre di ipertensione e in estate ha una pressione più bassa, non deve limare le compresse: ogni modificazione di terapia va condivisa col medico”. (fonte: Doctor33)

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Farmaci antinfiammatori, scoperto nuovo meccanismo d’azione

Posted by fidest press agency su martedì, 21 giugno 2022

Un gruppo di farmaci antinfiammatori non steroidei (Fans), tra cui l’indometacina e l’ibuprofene, presenza anche una modalità d’azione diversa da quella finora conosciuta che agisce su una proteina chiamata fattore 2 correlato al fattore nucleare eritroide 2 (NRF2) che, tra le sue molte azioni, innesca processi antinfiammatori nel corpo. Lo rileva uno studio pubblicato su Immunity.”È interessante che alcuni Fans usati molto di frequente dai pazienti, abbiano anche una modalità d’azione diversa da quella nota in precedenza – afferma Anna Eisenstein, della Yale School of Medicine, Stati Uniti, autrice principale dello studio. I risultati potrebbero avere un impatto sul modo in cui viene trattata l’infiammazione e su come vengono utilizzati questi farmaci. Per esempio, diversi studi clinici stanno valutando se i Fans attivatori di NRF2 siano efficaci nel trattamento di malattie infiammatorie come il morbo di Alzheimer, l’asma e vari tipi di cancro. Inoltre, tutti i Fans potrebbero essere prescritti in modo più efficace in futuro, utilizzando i Fans che attivano NRF2 e quelli che non attivano NRF2 a seconda del tipo di malattia e dei potenziali benefici. I risultati potrebbero anche indicare applicazioni completamente nuove per i Fans, dato che NRF2 controlla un gran numero di geni coinvolti in un’ampia gamma di processi, tra cui il metabolismo, la risposta immunitaria e l’infiammazione, oltre a essere implicato nell’invecchiamento, nella longevità e nella riduzione dello stress cellulare. Gli esperti stanno ora esaminando alcuni degli effetti dermatologici dei farmaci, come eruzioni cutanee, riacutizzazione di orticaria e peggioramento delle allergie, e se questi siano mediati da NRF2. “Il fatto che NRF2 abbia così tanti ruoli suggerisce che i Fans potrebbero avere altri effetti, benefici o negativi, che non abbiamo ancora riscontrato. La nostra scoperta, tuttavia, ha ancora bisogno di ulteriori conferme negli esseri umani” concludono gli autori. (fonte Farmacista33)

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Covid: Farmaci antivirali orali

Posted by fidest press agency su sabato, 16 aprile 2022

La Commissione tecnico scientifica (Cts) dell’Aifa è orientata a favore della prescrizione dei nuovi farmaci antivirali contro Covid-19 da parte dei medici di famiglia e della dispensazione da parte delle farmacie di comunità “secondo il meccanismo della distribuzione per conto terzi. Lo ha annunciato Nicola Magrini, dg dell’Aifa, a margine della conferenza stampa tenutasi oggi presso il Ministero della Salute, mentre la riunione della Cts era in corso: “La decisione – ha precisato – verrà sviluppata nei prossimi giorni”. A sollecitare la svolta in questa direzione anche l’interpellanza presentata nei giorni scorsi da Andrea Mandelli, in cui ha sottolineato l’opportunità di “semplificare le procedure di dispensazione dei due medicinali antivirali che non necessitano di essere gestiti in ambiente ospedaliero; infatti, sono farmaci sottoposti a cura domiciliare”. Mandelli ha anche richiamato i passaggi di accoglimento da parte del Governo di un ordine del giorno che impegnava il Governo, “a valutare l’opportunità di modificare il regime di prescrizione e dispensazione degli antivirali specifici per il trattamento di pazienti con Covid-19, consentendo la prescrizione da parte dei medici di medicina generale e la dispensazione da parte delle farmacie di comunità con modalità previste da specifici accordi. E infine, ribadendo che “per ragioni di interesse pubblico, l’erogazione potrebbe avvenire da parte delle farmacie territoriali senza maggiori oneri per la finanza pubblica, delegando il farmacista a tutti gli adempimenti necessari”. Magrini, a Cts di Aifa ha dichiarato che “c’è un chiaro orientamento favorevole per aggiungere i medici di famiglia ai prescrittori degli antivirali. La decisione verrà sviluppata nei prossimi giorni. Paxlovid sarà disponibile in 50mila dosi al mese. Ci sarà anche una formazione adeguata per i medici di famiglia. Molnupiravir è invece meno efficace e ci sarà un minore investimento” ha detto precisando che l’accesso a tali farmaci “sarà reso disponibile nei prossimi giorni”. La possibilità di prescrivere antivirali contro il Covid da parte dei medici di famiglia “considerando tutte le modalità organizzative da attuare, riteniamo che dovrebbe essere dall’inizio della prossima settimana” ha aggiunto. Paxlovid, “ha numerose interazioni farmacologiche da valutare con attenzione” ma l’obiettivo è “usarlo maggiormente e in condizioni di sicurezza, visto che finora lo abbiamo utilizzato meno delle aspettative e oggi ne abbiamo una quantità tale da renderlo disponibile per una platea di prescrittori più ampia”. Ha spiegato che “questi farmaci saranno in distribuzione per conto terzi in tutte le regioni”, cioè acquistate dalle asl che le renderanno disponibili nelle farmacie, e il cittadino potrà ritirarlo direttamente in farmacia su prescrizione del medico di base. (abstract) Fonte Doctor33

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Distribuzione farmaci e sperequazione territoriale

Posted by fidest press agency su domenica, 20 marzo 2022

Le criticità della distribuzione diretta e per conto segnalate dall’associazione nell’odierna audizione in Commissione Affari Sociali alla Camera Le scelte regionali in materia di distribuzione dei medicinali per controllare la spesa hanno prodotto spesso una vera sperequazione territoriale a danno dei cittadini, riconoscendo diversi livelli di accesso alle cure, in violazione del principio di universalità del nostro SSN». A sottolineare le criticità della distribuzione diretta e per conto dei farmaci è EGUALIA, ascoltata oggi nell’ambito dell’indagine conoscitiva in materia in corso presso la Commissione Affari Sociali alla Camera.«Per legge – spiega l’associazione dei produttori di farmaci equivalenti, biosimilari e value added medicine – il meccanismo del Prontuario ospedale-territorio (PHT) – ovvero l’acquisto diretto da parte del SSN di farmaci da distribuire tramite le strutture pubbliche o tramite accordi con le farmacie – dovrebbe riguardare solo specifiche categorie di prodotti: quelli che richiedono un controllo ricorrente del paziente, quelli destinati a pazienti in ADI o in RSA, quelli per il primo ciclo di terapia dopo ricovero o visita specialistica ambulatoriale. Viceversa oggi sono soggetti a questa forma di distribuzione intere categorie di farmaci di uso pluridecennale nella pratica clinica, prescrivibili, o potenzialmente prescrivibili dal medico di famiglia».Tra i principali effetti negativi derivanti dall’uso inappropriato delle forme di distribuzione alternativa a quella convenzionata, figurano tra l’altro secondo EGUALIA l’annullamento del rapporto frequente e di fiducia del paziente con il medico e il farmacista, determinato dall’approvvigionamento dei farmaci in un’unica soluzione a inizio ciclo di terapia; i costi aggiuntivi per il sistema e rischio di mancata aderenza alla terapia; il sovraccarico delle farmacie ospedaliere; la disomogeneità nella dispensazione dei farmaci nelle diverse Regioni.

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Farmaci anticoagulanti orali

Posted by fidest press agency su lunedì, 21 febbraio 2022

La piattaforma per la prescrizione con piano terapeutico degli anticoagulanti orali (Nao) ai pazienti con fibrillazione atriale non valvolare (Fanv) sarà attiva fino al 31 marzo, a partire dal 1° aprile 2022 entrano in piena operatività le prescrizioni tramite TS sistema Tessera Sanitaria (TS). Lo comunica l’Aifa richiamando quanto previsto dalla Nota 97 (adozione definitiva con Determinazione n. 1034 del 14 ottobre 2020) in merito ai farmaci anticoagulanti AVK (Warfarin, Acenocumarolo), NAO/DOAC (Dabigatran, Apixaban, Edoxaban, Rivaroxaban). Per quanto concerne la prescrizione, “la terapia anticoagulante nella Fanv deve essere personalizzata considerando innanzitutto il rischio trombo-embolico ed emorragico individuale, ma anche le caratteristiche di ciascun paziente tenendo conto in particolare della presenza di fattori in grado di influenzare la scelta terapeutica (es. le terapie farmacologiche concomitanti, la storia clinica, le patologie concomitanti e la compliance al trattamento). In particolare, la prescrizione di una terapia anticoagulante richiede una più accurata valutazione nei soggetti anziani/grandi anziani. Si tratta infatti di una popolazione ad alto rischio sia embolico sia emorragico, a maggior rischio di repentine variazioni nella funzionalità renale anche di notevole entità sia per condizioni intercorrenti (febbre, disidratazione, scompenso cardiaco, ecc.) sia per gli effetti di trattamenti concomitanti (Ace inibitori, sartani, diuretici, ecc.). In questi soggetti è necessario uno stretto monitoraggio clinico e di laboratorio per cogliere tempestivamente variazioni che richiedano una rivalutazione del tipo e/o del dosaggio del farmaco anticoagulante utilizzato”. (fonte farmacista33)

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Molti ipertesi assumono farmaci che aumentano la pressione

Posted by fidest press agency su mercoledì, 8 dicembre 2021

Negli Stati Uniti, circa il 18% degli adulti con ipertensione prenda farmaci che possono causare un aumento della pressione sanguigna. A dirlo è uno studio apparso su Jama Internal Medicine basato su dati di un sondaggio e i cui risultati mostrano un’associazione tra l’uso di tali medicinali e maggiori probabilità di ipertensione non controllata tra chi non prende antipertensivi e maggior uso di antipertensivi tra chi soffre di ipertensione, che sia controllata o meno.Come spiegano gli autori, la maggioranza degli adulti statunitensi con ipertensione non raggiunge gli obiettivi di pressione raccomandati e l’uso di farmaci che possono aumentarla è una questione trascurata. «Date le tendenze nazionali di aumento della polifarmacia, l’uso di farmaci che aumentano la pressione sanguigna può contribuire a scarsi tassi di controllo della pressione e anche peggiorare la polifarmacia» scrivono. Scopo dello studio era quindi caratterizzare la prevalenza dell’uso di farmaci che possono elevare la pressione e valutarne l’associazione con il controllo della pressione stessa e con l’uso di antipertensivi. Nello studio cross-sectional sono stati esaminati i dati di 5 cicli del sondaggio National Health and Nutrition Examination Survey (NHANES), relativi agli anni 2009-2018, per un totale di 27.599 adulti inclusi. Dall’analisi è emerso che il 14,2% dei partecipanti ha riportato l’uso di farmaci che possono causare pressione elevata. Questo valeva anche per il 18,5% degli individui con ipertensione. I farmaci più prescritti erano antidepressivi, farmaci antinfiammatori non steroidei, steroidi ed estrogeni. Si è poi visto che, solo tra chi assumeva antipertensivi, l’uso di farmaci che possono alzare la pressione si associava a maggiori probabilità di ipertensione non controllata. Inoltre, il loro uso si associava a un maggior uso di antipertensivi, sia tra i soggetti con ipertensione controllata sia in quelli con ipertensione non controllata. Come sottolineato dagli autori, esistono alternative terapeutiche a molti farmaci che aumentano la pressione. «I nostri risultati indicano, quindi, un’importante opportunità per migliorare il controllo della pressione sanguigna ottimizzando i regimi terapeutici, un approccio che ha il potenziale di ridurre anche la polifarmacia e la complessità dei regimi terapeutici» scrivono, e aggiungono che i medici che assistono i pazienti con ipertensione dovrebbero eseguire regolarmente lo screening dei farmaci che possono causare pressione elevata e considerare la possibilità di non prescriverli, sostituirli o, se ciò non fosse possibile, ridurne il dosaggio o la durata di utilizzo. (fonte Doctor33)

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Farmaci anti-Covid. Da Ema ok a molnupiravir in adulti

Posted by fidest press agency su venerdì, 26 novembre 2021

Il farmaco orale anti-Covid molnupiravir, anche se non ancora autorizzato, può essere somministrato ai pazienti adulti con Covid-19 che non necessitano di ossigenoterapia supplementare e che sono ad alto rischio di sviluppare la forma grave della malattia. Gli effetti indesiderati si manifestano in modo lieve o moderato. La sua somministrazione non è raccomandata in gravidanza e in allattamento. Queste le indicazioni contenute nel parere formulato dal Comitato per i medicinali per uso umano (Chmp) dell’Ema sull’uso del molnupiravir (Lagevrio). Il medicinale, si legge in una nota pubblicata dall’Aifa, “al momento non è autorizzato nell’Ue” e l’Ema ha formulato il parere per “supportare le autorità nazionali che potrebbero decidere di approvare l’uso precoce del medicinale prima dell’autorizzazione all’immissione in commercio, ad esempio in situazioni di uso di emergenza, alla luce dell’aumento dei tassi di infezione e decessi a causa di Covid-19 in tutta l’Ue”.Molnupiravir è un farmaco antivirale a somministrazione orale che riduce la capacità di Sars-CoV 2 di replicarsi nell’organismo, sviluppato da Merck Sharp & Dohme in collaborazione con Ridgeback Biotherapeutics. Secondo il Chmp, molnupiravir può essere utilizzato per il trattamento di adulti con Covid-19 che non necessitano di ossigenoterapia supplementare e che sono ad alto rischio di sviluppare la forma grave della malattia. Deve essere somministrato il prima possibile dopo la diagnosi di Covid-19 ed entro 5 giorni dall’insorgenza dei sintomi. Il medicinale, disponibile in capsule, deve essere assunto due volte al giorno per 5 giorni. Il parere si basa sulla revisione dei dati, e in particolare, sono stati valutati anche i risultati intermedi dello studio principale su pazienti non ospedalizzati e non vaccinati, che presentano almeno una condizione di base che li pone a rischio di Covid-19 grave. Il farmaco, somministrato a una dose di 800 mg due volte al giorno ha ridotto il rischio di ricovero in ospedale e decesso quando il trattamento è iniziato entro 5 giorni dall’insorgenza dei sintomi. Circa un mese dopo l’inizio del trattamento, si sono registrati ricovero in ospedale o decesso nel 7,3% dei pazienti (28 su 385) che hanno assunto molnupiravir e nel 14,1% (53 su 377) dei pazienti trattati con placebo (un trattamento fittizio). Nessuno dei pazienti del gruppo in trattamento è deceduto rispetto agli otto pazienti del gruppo placebo.In termini di sicurezza, gli effetti indesiderati più comuni segnalati durante il trattamento ed entro 14 giorni dall’ultima dose assunta sono stati diarrea, nausea, vertigini e mal di testa, tutti lievi o moderati. Il farmaco non è raccomandato durante la gravidanza e nelle donne che possono iniziare una gravidanza e che non utilizzano un metodo contraccettivo efficace. Le donne che possono iniziare una gravidanza devono usare un metodo contraccettivo efficace durante il trattamento e per 4 giorni dopo l’ultima dose di Lagevrio. L’allattamento al seno deve essere interrotto durante il trattamento e nei 4 giorni successivi all’interruzione. Queste indicazioni vengono fornite poiché studi di laboratorio condotti sugli animali hanno mostrato che dosi elevate di Lagevrio possono influenzare la crescita e lo sviluppo del feto. Le condizioni di utilizzo proposte saranno pubblicate a breve sul sito web dell’Ema.Il medicinale al momento non è autorizzato nell’Ue ma il parere dell’Ema può essere utilizzato come base per le raccomandazioni nazionali sul possibile uso del medicinale prima dell’autorizzazione all’immissione in commercio. Prosegue, intanto, la rolling review sul monlupiravir per la presentazione di una eventuale domanda di autorizzazione all’immissione in commercio, sui cui l’Ema fa sapere che fornirà aggiornamenti. (fonte Farmacista33)

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Eventi avversi da farmaci

Posted by fidest press agency su venerdì, 22 ottobre 2021

Si chiama cascata prescrittiva la sequenza di eventi in cui un effetto avverso ai farmaci viene erroneamente interpretato come un nuovo condizione medica, portando all’aggiunta di un altro farmaco, potenzialmente evitabile, per trattare la nuova condizione. Il concetto di cascata prescrittiva fa parte della problematica della politerapia inappropriata, fenomeno di cui non c’è sufficiente consapevolezza. In particolar modo, i pazienti con condizioni croniche e sindromi geriatriche che richiedono regimi farmacologici complessi sono a maggior rischio di politerapia problematica e inappropriata con un impatto sulla salute e il benessere al punto che alcuni eventi avversi gravi possono comportare il ricovero in ospedale. Molte cascate prescrittive potrebbero non essere riconosciute per lunghi periodi di tempo. Per esempio, se un paziente che assume un inibitore della colinesterasi per la gestione della demenza sviluppasse incontinenza urinaria e venisse trattato con un anticolinergico avrebbe un’accentuazione dei sintomi parkinsoniani, con conseguente prescrizione di ulteriori farmaci anti-Parkinson in aggiunta alla terapia in atto.Il concetto di cascata prescrittiva può anche essere ampliato allo sviluppo di nuove condizioni mediche che sono gestite con terapie da banco o integratori o dispositivi medici e con l’automedicazione. Ad esempio, dal trattamento con un inibitore della colinesterasi, che porta allo sviluppo di sintomi gastrointestinali e all’automedicazione con subsalicilato di bismuto da banco, allo sviluppo di bradicardia e in alcuni casi al successivo inserimento di un pacemaker. I pazienti anziani sembrano essere più disposti a sviluppare effetti avversi, come l’iponatriemia, effetti anticolinergici ed eventi cardiovascolari quando assumono antidepressivi, e tra questi anche fitoterapici, come gli inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina (SSRI), o gli inibitori della ricaptazione della serotonina-norepinefrina (SNRI). Queste manifestazioni possono essere coinvolte nell’interpretazione errata degli eventi avversi dei farmaci come nuove condizioni mediche. Pertanto, fondamentale è avere la migliore conoscenza possibile delle cascate prescrittive, soprattutto per valutare il rischio complessivo di danni indotti dai farmaci e/o fitoterapici nei nostri pazienti. Prima di iniziare una terapia farmacologica per trattare una nuova condizione medica, è necessario considerare se questa condizione potrebbe essere un evento avverso legato al farmaco. Fornire nuove prospettive sulla portata e l’adeguatezza del concetto di cascata prescrittiva è un passo importante nella descrizione delle cascate clinicamente rilevanti e nell’incoraggiare una pratica prescrittiva sicura. ByEugenia Gallo CERFIT, AOU Careggi, Firenze fonte: Farmacista33

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La flora intestinale può interferire coi farmaci. Ecco quali e in che modo

Posted by fidest press agency su martedì, 19 ottobre 2021

Secondo un articolo pubblicato su Nature l’intestino può trasformarsi in una vera e propria trappola che interferisce con l’efficacia delle cure. In altri termini, i farmaci possono accumularsi nei batteri intestinali, da un lato alterando la flora batterica e dall’altro influenzando gli effetti delle medicine. Nella trappola possono finirci i farmaci per il diabete, quelli per l’asma e molti altri tra cui gli antidepressivi.«Così si spiegherebbe come mai alcuni medicinali, antidepressivi per primi, funzionano in certi pazienti e non in altri. Tale perdita di efficacia avviene attraverso due tipi di meccanismi, il bioaccumulo e la trasformazione chimica dei medicinali da parte dei microrganismi» spiega il coautore Kiran Patil del Laboratorio europeo di biologia molecolare (EMBL) a Heidelberg in Germania, che assieme ai colleghi dell’Unità di tossicologia del Medical Research Council di Cambridge, Regno Unito, ha mappato queste interazioni coltivando 25 batteri intestinali comuni e studiando come interagivano con 15 diverse molecole farmacologiche, per un totale di 375 test. «Così facendo abbiamo osservato la presenza di 70 interazioni tra microrganismi e farmaci, 29 delle quali non note» scrivono gli autori, spiegando che più di metà delle nuove interazioni dipende dal bioaccumulo, meccanismo in cui i batteri immagazzinano il farmaco a livello intracellulare senza modificarlo chimicamente ma riducendone la disponibilità per l’organismo. Viceversa, negli altri casi il meccanismo in causa è la biotrasformazione, ossia l’alterazione da parte dei farmaci della funzione e della composizione del microbioma intestinale con ripercussioni sul rischio di effetti collaterali. Tra i farmaci accumulati nei batteri ci sono l’antidepressivo duloxetina, l’antidiabetico rosiglitazone, l’antiasmatico montelukast e il roflumilast, indicato nella malattia polmonare cronica ostruttiva. In qualche caso i farmaci vengono accumulati da un tipo di batteri e in altri modificano il microbioma. La duloxetina, per esempio, agisce con entrambi i meccanismi: accumulandosi altera i prodotti rilasciati dai batteri accumulatori di cui si nutrono altri batteri. Questi ultimi aumentano di numero rompendo l’equilibrio della flora intestinale con conseguenze sulla metabolizzazione dei farmaci. (fonte doctor33)

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Farmaci Bpco. Nuova Nota 99 elimina alcuni piani terapeutici

Posted by fidest press agency su venerdì, 10 settembre 2021

Dal 1° settembre 2021 alcune associazioni farmacologiche in uso per il mantenimento dei pazienti con broncopneumopatia cronico-ostruttiva (Bpco) potranno essere prescritte anche dal medico di Medicina Generale. Lo prevede la nuova Nota 99 dell’Aifa che entra, appunto in vigore e modifica alcuni regimi di fornitura per rispondere all’ esigenza di “migliorare la gestione della patologia in termini di appropriatezza di diagnosi e terapia farmacologica”.I farmaci inclusi nella Nota sono i beta2-agonisti a lunga durata d’azione (LABA), gli anticolinergici a lunga durata d’azione (LAMA) e le combinazioni precostituite di LABA + ICS (steroide inalatorio), LABA + LAMA e LAMA + LABA + ICS. In particolare la Nota 99 elimina il piano terapeutico (PT) per le associazioni precostituite di LABA/LAMA, che “potranno quindi essere prescritte anche dal medico di Medicina Generale. La prescrizione delle associazioni precostituite di LABA/LAMA/ICS rimarrà invece appannaggio del solo specialista (pneumologo e internista) attraverso la compilazione del PT (allegato alla Nota), valido fino ad un massimo di 12 mesi.”. Nello specifico, la classificazione dei farmaci utilizzati nella terapia inalatoria di mantenimento della Bpco in base ai rispettivi regimi di fornitura subisce le seguenti modifiche: • LABA, LAMA, LABA+ICS (unico erogatore): da A/RR a A/RR/Nota 99; • LABA + LAMA (unico erogatore): da A/RRL/PT a A/RR/Nota 99; • ICS + LABA + LAMA (unico erogatore): rimangono classificate in A/RRL/PT (Compilazione a carico dello pneumologo o medico internista del Ssn operante presso strutture identificate dalle Regioni e dotate della strumentazione diagnostica necessaria). La Nota 99, commenta l’Aifa, “rientra così in un più generale progetto di maggior riconoscimento del ruolo primario della Medicina Generale nella gestione del paziente con patologie croniche, come già avvenuto con l’introduzione della Nota 97 per la prescrizione dei nuovi anticoagulanti orali nella fibrillazione atriale non valvolare”. In particolare, spiega l’Aifa, la Nota consente al Mmg di “prescrivere le opportune terapie necessarie a gestire una eventuale fase acuta della malattia e di gestire con tempi adeguati la prenotazione di una visita specialistica per la conferma della diagnosi e del trattamento. Infatti, i pazienti di nuova diagnosi con FEV1 <50% dovranno essere inviati allo specialista entro al massimo 6 mesi dalla prescrizione iniziale, mentre per i pazienti già in terapia al momento dell'emanazione della Nota Aifa che presentino una mancata/insufficiente risposta clinica alla terapia, oppure siano in trattamento con una triplice terapia LABA/LAMA/ICS somministrata attraverso erogatori separati, il Mmg avrà 12 mesi per inviarli dallo specialista". (fonte Doctor33)

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Reumatologia e cambio farmaci

Posted by fidest press agency su domenica, 1 agosto 2021

“No al cambio delle terapie contro le malattie reumatologiche per motivi squisitamente economici. I risparmi non possono essere ottenuti sulla pelle di pazienti che sono colpiti da patologie gravi, dolorose e a volte estremamente invalidanti”. E’ quanto ribadito ieri dall’ANMAR Onlus (Associazione Nazionale Malati Reumatici) durante la diretta Facebook I pazienti reumatologici al tempo del Covid. L’evento on line è stato realizzato grazie al contributo non condizionato di Bristol Myers Squibb. In questa occasione è stato presentato un nuovo documento redatto dalla SIR (Società Italiana di Reumatologia) insieme ad altre sette Società Scientifiche italiane. Gli specialisti sono intervenuti su due recenti delibere dell’USL Toscana Nord-Ovest e della Regione Lazio. “Plaudiamo all’ottima iniziativa degli specialisti che come noi, rappresentanti dei pazienti, sono contrari alla variazione automatica dell’uso di alcuni farmaci impiegati contro alcune malattie reumatologiche secondo logiche esclusivamente economiche – ha affermato Silvia Tonolo, Presidente ANMAR Onlus – Assessorati o anche singole Aziende Sanitarie locali non solo stanno spingendo i medici prescrittori allo switch e quindi al passaggio da un farmaco biologico originator ad un biosimilare, ma ormai viene spesso imposto anche addirittura il multiplo switch per arrivare all’uso di un altro biosimilare dal costo leggermente inferiore. E’ una battaglia che come ANMAR stiamo portando avanti in tutta Italia da oltre cinque anni. Questi cambi dei piani terapeutici sono dettati solo da motivi di carattere economico e non da una reale esigenza medica”. “Benché sia indubbio che l’introduzione dei farmaci biosimilari, utilizzati in Reumatologia così come in altre branche della medicina, ha condotto ad una grande riduzione globale dei costi degli agenti biotecnologici – ha aggiunto il prof. Roberto Gerli, Presidente Nazionale della SIR -, la prescrizione di tali farmaci, ormai sempre più numerosi e differenti per efficacia, sicurezza, modalità di somministrazione e meccanismo d’azione, deve necessariamente seguire raccomandazioni internazionali che vanno poi applicate al singolo paziente. Con questo nostro nuovo documento, pertanto, sebbene non si voglia certamente trascurare il ruolo fondamentale dei biosimilari nel contenimento della spesa pubblica, si vuole peraltro sottolineare con forza il diritto del medico specialista a prescrivere al paziente la terapia che ritiene migliore secondo logiche di medicina personalizzata”. “Nel circa 20% dei casi lo switch porta ad una recidiva delle forme più gravi e pericolose d’artrite – ha sottolineato il prof. Mauro Galeazzi, Responsabile scientifico dell’Osservatorio CAPIRE -. I risparmi per le casse delle varie Regioni e Aziende Sanitarie sono così vanificati dall’aumento dei costi in termini di nuove ospedalizzazioni, terapie, visite di controllo ed esami diagnostici. Inoltre le risorse accantonate, dal ricorso a farmaci meno costosi, non sono quasi mai state reinvestite in ambito reumatologico. Al paziente va sempre garantita la migliore terapia possibile, cioè quella che può dargli i maggiori benefici e non la meno gravosa per i conti pubblici”. “I malati reumatologici stanno ancora vivendo delle difficoltà causate dal Covid-19 che ha in parte compromesso l’ordinaria assistenza sanitaria soprattutto nei primi mesi della pandemia – conclude Silvia Tonolo -. Auspichiamo quindi che l’Agenzia Italiana del Farmaco, il Ministero della Salute e tutte le istituzioni locali recepiscano le sollecitazioni dei pazienti e degli specialisti per assicurare sempre la continuità di cura”.

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Covid-19, molti farmaci già approvati potrebbero essere usati nel trattamento

Posted by fidest press agency su martedì, 22 giugno 2021

Un gruppo di ricercatori ha affermato su Nature Communications di aver identificato 90 farmaci con attività antivirale contro Sars-CoV-2, 13 dei quali hanno un forte potenziale per essere riproposti come farmaci orali per Covid-19. Inoltre, 19 dei farmaci che hanno impedito al coronavirus di replicarsi nelle cellule umane sembrano supportare l’attività di remdesivir. «Anche se ora disponiamo di vaccini contro il Covid-19, ci mancano ancora farmaci antivirali efficaci nel prevenire le infezioni da Covid-19 o nell’impedirne il peggioramento. I nostri risultati mostrano la possibilità di riutilizzare alcuni farmaci somministrabili per via orale esistenti contro Sars-CoV-2» spiega Peter Schultz, di Calibr, una divisione dello Scripps Research Institute, a La Jolla (Stati Uniti), co-autore del lavoro.I ricercatori hanno testato più di 12.000 farmaci, provenienti dalla libreria di riutilizzo dei medicinali ReFRAME, nata per affrontare aree di urgente bisogno medico insoddisfatto. La libreria contiene farmaci approvati dalla Food and Drug Administration (Fda) e altri composti sperimentali che sono stati testati per la sicurezza nell’uomo. Gli esperti hanno trattato due diversi tipi di cellule umane infettate da Sars-CoV-2 coltivate in laboratorio con ciascuno dei 12.000 composti contenuti in ReFRAME e, dopo 24 o 48 ore, hanno misurato il livello di infezione virale nelle cellule per determinare se i farmaci fossero in grado di impedire la replicazione del virus. In alcuni casi, hanno applicato due farmaci insieme per vedere se i composti avessero la possibilità di funzionare meglio in combinazione contro il virus. Sulla base dei risultati degli screening di coltura cellulare, i farmaci con le migliori prestazioni sono poi stati testati in cellule di tessuti umani e in un modello animale per determinare quali avessero maggiori probabilità di funzionare nei pazienti umani. E tra tutti i farmaci esaminati, i ricercatori hanno identificato un totale di 90 composti che hanno impedito a Sars-CoV-2 di replicarsi in almeno una delle linee cellulari umane. Di questi, 13 hanno mostrato un più alto potenziale per essere riproposti come terapie contro Covid-19, in base alla loro potenza, all’attività indipendente sulla linea cellulare o a un probabile meccanismo d’azione, alle proprietà farmacocinetiche e ai profili di sicurezza umana.Quattro dei farmaci – alofantrina, nelfinavir, simeprevir e manidipina – sono già stati approvati dalla Fda, e altri nove sono in varie fasi del processo di sviluppo. Gli autori sottolineano che, quando hanno provato a combinare i vari medicinali, hanno osservato che 19 di essi avevano un effetto additivo quando somministrati con remdesivir, approvato dalla Fda per l’uso in pazienti con diagnosi di Covid-19. Due farmaci, un composto che è stato testato per prevenire la nausea e le infezioni chirurgiche (riboprina) e un derivato dell’acido folico (10-deazaamminopterina), addirittura sono andati oltre, e hanno mostrato un effetto sinergico con remdesivir, aumentandone la capacità di sopprimere il virus. (fonte: doctor33)

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Nuovo farmaco per la cura dell’Alzheimer

Posted by fidest press agency su sabato, 12 giugno 2021

La Società Italiana di Neurologia (SIN) e L’Associazione SIN demenze (SINdem) accolgono favorevolmente la decisione assunta dalla Food and Drug Administration (USA), l’autorevole Agenzia americana per il controllo dei farmaci, a favore di una «approvazione accelerata» del farmaco Aducanumab, prodotto da Biogen, per il trattamento della Malattia di Alzheimer. Tale decisione, pur se non condivisa da tutta la comunità scientifica internazionale, giunge dopo anni di ricerche infruttuose e di fallimenti di studi clinici mirati alla cura della principale causa di demenza e apre uno scenario nuovo.“Gli studi che hanno condotto alla approvazione – commenta il Prof. Gioacchino Tedeschi, Presidente SIN – hanno documentato la riduzione del deposito di amiloide nel cervello dei pazienti trattati e pur mancando ancora la conferma che questo dato strumentale correli con un reale miglioramento clinico, la notizia è senza dubbio importante. La deposizione di amiloide nei neuroni non è probabilmente la sola causa della Malattia di Alzheimer, ma rappresenta certamente un attore importante nel meccanismo di malattia”. La SIN e la SINdem accolgono tale decisione manifestando soddisfazione per il lavoro di tanti ricercatori e studiosi, anche italiani, consapevole che saranno necessari studi di conferma e test clinici per documentare la reale efficacia clinica nelle fasi iniziali della Malattia di Alzheimer. La SIN e la SINdem sono da tempo impegnate nello studio e nella ricerca della Malattia di Alzheimer e riconoscono che l’accumulo dell’amiloide è uno dei bersagli importanti per la cura di questa malattia. Tuttavia, è noto che vi sono altri bersagli e meccanismi probabilmente altrettanto rilevanti nelle diverse fasi della malattia e che potrebbero divenire nel prossimo futuro target da colpire per una migliore efficacia terapeutica.La SIN e la SINdem invitano la comunità neurologica scientifica e clinica a continuare la propria attività tenendo conto che le cure, anche quelle attualmente a disposizione, per essere realmente efficaci necessitano di diagnosi tempestive e corrette, di percorsi gestionali standardizzati e multidimensionali, e di una adeguata presa in carico del malato e dei caregiver. Infine, auspicando che gli Enti regolatori Europei e Nazionali prendano atto della decisione assunta dalla FDA, la SIN e la SINdem ritiengono fondamentale una profonda riflessione sull’attuale organizzazione dei Servizi Sanitari e dei Centro dedicati al Declino Cognitivo e Demenze, sulla base della quale promuovere un aggiornamento del Piano Nazionale delle Demenze e investimenti adeguati.

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Focus Lazio. Farmaci equivalenti motore di sostenibilità per il SSN

Posted by fidest press agency su lunedì, 7 giugno 2021

Roma. martedì 8 giugno 2021, dalle ore 11 alle 13, si terrà il webinar ‘Focus Lazio. Farmaci equivalenti motore di sostenibilità per il SSN’, organizzato da Motore Sanità. Nonostante gli equivalenti abbiano caratteristiche di qualità identiche ai prodotti originator, con identiche procedure che certificano la purezza delle materie prime e la loro qualità, identici controlli nelle procedure di produzione, ispezione e verifica, il loro utilizzo in particolare nel Nostro paese è ancora basso rispetto ai medicinali “griffati”. Questo indica che molto lavoro di comunicazione deve ancora essere fatto, sebbene la situazione sia molto diversa tra le regioni d’Italia. Infatti l’analisi dei consumi per area geografica, nei primi nove mesi 2019 ci dice che il consumo degli equivalenti di classe A è risultato concentrato al Nord (37,3% unità e 29,1% valori), rispetto al Centro (27,9%; 22,5%) ed al Sud Italia (22,4%; 18,1%). Quali i motivi di queste differenze? La scelta deve coinvolgere medico, farmacista e paziente correttamente informati, senza pregiudizi e con dati che si basino sui principi di evidenza scientifica prima e su aspetti di sostenibilità economica poi.Tra gli altri, partecipano: Pierluigi Bartoletti, Vice Segretario Vicario FIMMG Giorgio Colombo, Direttore Scientifico CEFAT – Centro di Economia e valutazione del Farmaco e delle Tecnologie sanitarie, Università degli Studi di Pavia,Claudio Cricelli, Presidente SIMG, Fulvio Ferrante, Direttore Dipartimento della Diagnostica e Assistenza Farmaceutica, ASL Frosinone, Alberto Giovanzana, Associate Director Government & Regional Affairs Teva Italia, Paolo Guzzonato, Direzione Scientifica Motore Sanità, Eugenio Leopardi, Presidente Federfarma Regione Lazio, Lorella Lombardozzi, Direttore Farmaceutica Regionale, Regione Lazio, Elio Rosati, Segretario Regionale Cittadinanzattiva Lazio, Claudio Santini, Responsabile Rapporti con le Istituzioni FADOI Federazione Associazioni Dirigenti Ospedalieri Internisti, Claudio Zanon, Direttore Scientifico Motore Sanità.

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Farmaci anti-Covid, Fda accelera terapie adatte ai bambini

Posted by fidest press agency su mercoledì, 12 Maggio 2021

A fronte di oltre 31 milioni di casi e più di 564.000 decessi provocati nei soli Stati Uniti dalla pandemia Covid-19 la Food and Drug Administration (Fda) ha creato il programma Ctap, acronimo per Coronavirus Treatment Acceleration Program, mirato ad accelerare lo sviluppo di nuovi trattamenti anti Sars-CoV-2. Più di 600 farmaci sono in fase di sviluppo e il Ctap ha esaminato oltre 400 studi clinici su farmaci contro il Coronavirus, di cui molti approvati dalla Fda o autorizzati per l’uso in emergenza (Eua).Tra questi remdesivir, un farmaco endovena che inibisce la replicazione virale, approvato dalla Fda nei bambini ricoverati in ospedale di età maggiore o uguale a 12 anni con peso di 40 kg o più che richiedono ossigeno supplementare, ventilazione meccanica invasiva o ossigenazione extracorporea a membrana (Ecmo). Remdesivir, invece, è in Eua per i bambini ricoverati sotto i 12 anni con peso tra 3,5 e 40 kg che richiedono supporto respiratorio. Va sottolineato che nessuno studio ha dimostrato la capacità di remdesivir di ridurre la mortalità associata a Covid-19. Approvato invece solo per uso off-label è il desametasone, un corticosteroide spesso usato in pediatria per trattare le comuni patologie infiammatorie e ampiamente testato nei pazienti con Covid-19. Il suo utilizzo è consentito nei bambini ricoverati in ospedale senza limiti di età che richiedono ossigeno supplementare, ventilazione meccanica invasiva o Ecmo. In Eua per il trattamento anti-Covid-19 anche diversi altri farmaci, tra cui baracitinib, un inibitore della Janus chinasi usato per trattare l’artrite reumatoide, approvato contro il Covid-19 nei bambini ricoverati in ospedale sopra i 2 anni in ossigenoterapia, ventilazione meccanica invasiva o Ecmo. Diversi, invece, i criteri di prescrivibilità per due associazioni a base di anticorpi monoclonali, ovvero bamlanivimab/etesevimab e casirivimab/imdevimab, da usare nei pazienti ambulatoriali di 12 anni o più e di peso uguale o superiore ai 40 kg risultati positivi al test Sars-CoV-2 che sono ad alto rischio di progressione a infezione grave e/o ricovero ospedaliero. Questi anticorpi si legano al virus e ne riducono la quantità libera presente nelle vie aeree. Bamlanivimab aveva precedentemente ricevuto una Eua dalla Fda, poi revocata per l’aumento delle varianti e per il rischio di fallimento del trattamento quando somministrato da solo. (fonte Doctor33)

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Interazioni tra farmaci ed Echinacea? No, grazie

Posted by fidest press agency su lunedì, 12 aprile 2021

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I preparati di Echinacea purpurea sono ampiamente utilizzati per la gestione di infezioni respiratorie superiori, spesso in combinazione con i farmaci convenzionali. In questo contesto, i costituenti fitochimici di E. purpurea possono potenzialmente interagire con altri composti, ad esempio attraverso i trasportatori di efflusso ABCB1 e ABCG2. Lo scopo dello studio di Awortwe et al (2021) è stato proprio quello di valutare l’impatto dei derivati dell’acido caffeico (acido cicorico ed echinacoside) e dei tetraeni (24 ore di esposizione a tre diverse concentrazioni dei vari composti 1, 10 e 50 ug/mL), derivati da E. purpurea, sui livelli di mRNA e proteine e sull’attività di efflusso di ABCB1 e ABCG2, in due modelli di linee cellulari intestinali (Caco-2) ed epatiche (HepG2). L’acido cicorico non ha mostrato alcun effetto citotossico fino alla concentrazione di 500 ug/mL, mentre i valori EC20 dei tetraeni (45,0±3,0 ug/mL in cellule Caco-2 e 28,0±4,3 ug/mL in cellule HepG2) ed echinacoside (52,0±4,0 ug/mL e 62,0±9,9 ug/mL) hanno messo in luce una tossicità concentrazione-dipendente. Comunque, gli autori sottolineano come la probabile concentrazione fisiologica di tetraeni (che sono i fitocomposti di E. purpurea maggiormente biodisponibili data la loro natura lipofila), in seguito alla somministrazione di diverse preparazioni di E. purpurea, sia stata stimata tra 0,28 e 14,8 ug/mL (a partire dalla somministrazione orale di prodotti commerciali di E. purpurea con un contenuto tra 0.04 e 18.8 mg/g di peso secco). Nessuno dei composti studiati ha significativamente modificato i livelli proteici di ABCG2, mentre sono stati in grado di indurre moderatamente la produzione di ABCB1, in entrambi i modelli cellulari. Considerando le possibili concentrazioni fisiologiche, i derivati dell’acido cicorico non sarebbero in grado di inibire o attivare ABCB1 e ABCG2 a una concentrazione simili all’EC20 sia negli enterociti che nelle cellule epatiche; i tetraeni, al contrario, potrebbero indurre ABCB1. Il saggio di trasporto bidirezionale sia per ABCB1 che per ABCG2 non ha mostrato alcun effetto sull’attività delle due pompe di efflusso da parte dei fitocomposti quando testati a concentrazioni non rilevanti clinicamente. Quindi, questo studio in vitro mostra una possibile induzione dell’espressione di ABCB1 da parte dei tetraeni di E. purpurea, ma non un effetto sull’attività del trasportatore tale da causare interazioni farmacologiche. Tuttavia, occorre considerare che ci sono altre preparazioni di E. purpurea che contengono quantità di fitocomposti superiori a quelle studiate nel presente lavoro. Inoltre, ci sono altri fattori, come la predisposizione genetica, che possono contribuire all’insorgenza di interazioni farmacologiche. (fonte: Fitoterapia33)

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