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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 344

Posts Tagged ‘farmaci’

Droni che consegnano farmaci e la stampante 3D più grande al mondo

Posted by fidest press agency su giovedì, 5 dicembre 2019

«Tra due anni avremo i droni che portano i farmaci ai nostri assistiti. E stiamo costruendo la più grande stampante 3d al mondo, in competizione con Chicago». A parlare è Fabrizio Sala, vicepresidente di Regione Lombardia, durante l’incontro dal titolo “Il sistema Regione: Lombardia e Lazio a confronto”, che si è tenuto alla fondazione Stelline di Milano nel corso di Italia Direzione Nord. Al centro del dibattito soprattutto l’innovazione praticata nelle due regioni e le politiche attuate in questo ambito. «In questi anni abbiamo cercato di coinvolgere tutti, nella nostra strategia di innovazione, non solo le grandi imprese, come si faceva in passato – ha spiegato Daniele Leodori, vicepresidente di Regione Lazio -. Abbiamo individuato 45 grandi azioni strategiche indirizzate soprattutto verso le aziende tra i 100 e i 200 dipendenti. Azioni che, anche in raccordo con l’università, stanno dando grandi risultati». Daniele Leodori cita un progetto di eccellenza: il distretto tecnologico culturale. «Per Roma la cultura è un settore strategico e potrebbe esserlo sempre di più – ha spiegato il vicepresidente del Lazio -. C’è infatti ancora molto che si può migliorare. Abbiamo immaginato questo distretto per investire nella cultura, creando una rete e coinvolgendo tutte le realtà universitarie regionali. Uno degli obiettivi è proprio quello di mettere in rete tutte le realtà che fanno cultura e che possano innovare».Il vicepresidente Fabrizio Sala ha sottolineato come, in Regione Lombardia, il tessuto delle piccole e medie imprese non è slegato dalle grandi aziende. «Abbiamo approvato un piano triennale da 750 milioni di euro sull’innovazione – ha spiegato Fabrizio Sala – e tra le altre cose voglio segnalare un bando dal nome Call Hub. Per poter accedere a questo bando servono 7 soggetti, tra cui almeno una piccola o media impresa e una università o un centro di ricerca. La Regione investe poi fino a 5 milioni di euro a fondo perso». Questo bando è stato vinto da 33 aziende e tra queste ci sono anche progetti molto interessanti. Altro elemento di innovazione è a presenza della connessione 5G. «Già oggi più di 200 start up sono nate a Milano e nei 60 comuni limitrofi proprio grazie al 5G – spiega Fabrizio Sala -. Tra due anni consegneremo tramite droni i farmaci urgenti agli ospedali. Mentre già oggi abbiamo ambulanze 5G che fanno il triage già direttamente in ambulanza».“Per sostenere l’ingresso delle imprese nell’industria 4.0 – ha spiegato Leodori – e mettere le aziende nelle condizioni di essere competitive con le nuove tecnologie e i nuovi modelli industriali, abbiamo pubblicato lo scorso anno 8 bandi per 100 milioni di euro, di cui 88 milioni già spesi. Abbiamo creato le cosiddette Apea, (Aree produttive ecologicamente avanzate), e abbiamo cercato di mettere in rete e riqualificare le aziende in aree specifiche, portando l’investimento a complessivi 110 milioni di euro nel Lazio”.

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Raccolta di farmaci all’Università Europea di Roma

Posted by fidest press agency su sabato, 23 novembre 2019

Roma Il 28 e 29 novembre 2019 l’Università Europea di Roma, in collaborazione con la Fondazione Banco Farmaceutico ONLUS, organizza due Giornate di raccolta farmaci nell’atrio dell’ateneo, via degli Aldobrandeschi 190, dalle ore 9:30 alle 15:30. Gli studenti dell’Università Europea di Roma affiancheranno gli operatori della Fondazione Banco Farmaceutico ONLUS nella raccolta di farmaci per iniziative di solidarietà. I medicinali saranno destinati al Dispensario Pediatrico Santa Marta e ai volontari di Gioventù Missionaria, per la loro missione in Messico.Nel mondo esistono persone talmente povere da non potersi comprare neppure le medicine per poter sopravvivere.La Fondazione Banco Farmaceutico ONLUS ha l’obiettivo di rispondere al bisogno delle persone indigenti, attraverso la collaborazione con le realtà assistenziali che già operano contro la povertà sanitaria, testimoniando un cammino di educazione alla condivisione e alla gratuità. Le due Giornate di raccolta di farmaci fanno parte delle attività di responsabilità sociale dell’Università Europea di Roma, che ha tra i suoi obiettivi principali la formazione integrale della persona. Una formazione che consenta non solo l’acquisizione di competenze professionali, ma che orienti lo studente ad una crescita personale e sviluppi uno spirito di servizio per gli altri.

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Ipertensione, farmaci a confronto nel trattamento di prima linea

Posted by fidest press agency su mercoledì, 20 novembre 2019

Nel trattamento di prima linea dell’ipertensione, gli inibitori dell’enzima di conversione dell’angiotensina (ACE) non hanno la stessa efficacia e sicurezza dei diuretici tiazidici. Questo è ciò che emerge da uno studio pubblicato su Lancet. «La scoperta della maggior efficacia e sicurezza globale dei diuretici tiazidici e tiazidici-like rispetto agli ACE-inibitori è un nuovo risultato che deve essere preso sul serio» ha dichiarato uno degli autori George Hripcsak, della Columbia University di New York. Le attuali linee guida statunitensi raccomandano per l’ipertensione diversi farmaci di prima linea, tra cui i diuretici tiazidici o tiazidici-like e gli ACE-inibitori, ma anche i bloccanti del recettore dell’angiotensina, i calcio antagonisti diidropiridinici o non diidropiridinici in alcuni casi. Non è chiaro però quale iniziare nei pazienti con ipertensione di nuova diagnosi. Gli autori hanno messo a confronto questi farmaci utilizzando i dati di 4,9 milioni di pazienti che hanno iniziato una terapia anti-ipertensiva tra il 1996 e il 2018 e sono stati seguiti per una media di 2 anni. Tre gli endpoint primari (infarto del miocardio, ricovero ospedaliero per scompenso cardiaco e ictus), 6 quelli secondari di efficacia e 46 quelli di sicurezza. L’efficacia osservata è stata paragonabile tra le classi di farmaci, ma i diuretici tiazidici o tiazidici-like hanno mostrato un favorevole profilo sicurezza e una migliore efficacia primaria rispetto agli ACE-inibitori. Secondo gli autori dello studio, iniziare una terapia antiipertensiva con un tiazide invece che con un ACE-inibitore potrebbe evitare importanti eventi cardiovascolari e merita ulteriori studi. «I diuretici dovrebbero davvero essere il fondamento del trattamento iniziale a meno che il paziente non sia intollerante» ha affermato Suzanne Oparil autrice di un commento insieme a Christopher Ives, entrambi della University of Alabama a Birmingham. Tra i limiti della ricerca ci sono la mancanza di misurazioni della pressione sanguigna e quella di dati sull’aderenza alle terapie e il fatto che lo studio sia stato condotto su pazienti ipertesi con nuova diagnosi che hanno iniziato una monoterapia. «Le attuali linee guida per l’ipertensione raccomandano, sulla base del parere di esperti, di prendere eventualmente in considerazione la terapia combinata se la pressione iniziale supera una soglia specifica» hanno spiegato Ives e Oparil. (fonte: doctor33)

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No alla sostituibilità automatica dei farmaci biologici

Posted by fidest press agency su martedì, 12 novembre 2019

No allo switch se non deciso dal medico e no al multi-switch soprattutto senza corretto monitoraggio. Passare da un farmaco a un altro in breve tempo e anche senza wash up non permette in caso di effetti avversi di stabilire a quale farmaco addebitarli. Netta la posizione della Associazione Psoriasici Italiani Amici della Fondazione Corazza Onlus rispetto all’emendamento legislativo proposto dall’Agenzia Italiana dei Farmaci (AIFA).“Non siamo contrari per principio all’utilizzo dei biosimilari – dichiara Valeria Corazza, Presidente APIAFCO – ma ci opponiamo in maniera decisa a questa proposta che antepone le esigenze economiche a quelle del paziente. Pur non contestando a priori il ruolo dei farmaci biosimilari, siamo fermamente convinti che il loro uso, anche in alternativa ai farmaci biologici, debba essere una scelta riservata esclusivamente al medico curante che, come nessun altro, conosce le esigenze del paziente e le criticità legate alla sua malattia. L’obiettivo principale è il non negare al paziente il diritto all’appropriatezza della cura, che è strettamente legata alle condizioni del singolo, alla personalizzazione della terapia e all’efficacia del farmaco. Non dimentichiamo, inoltre, che ci sono tasselli che non si possono ignorare: la nostra Costituzione, infatti, sostiene la tutela della salute del cittadino come individuo e la Legge 232/2016 garantisce il diritto alla autonomia prescrittiva per il medico.Come APIAFCO chiedo fortemente che questa proposta venga ritirata perché non solo metterebbe a rischio le cure di migliaia di pazienti ma comporterebbe anche il forte rischio di comorbidità”.

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Ipertensione, farmaci di prima linea a confronto per iniziare il trattamento

Posted by fidest press agency su mercoledì, 6 novembre 2019

Per chi soffre di ipertensione gli inibitori dell’enzima di conversione dell’angiotensina (ACE) potrebbero non essere la scelta migliore per iniziare il trattamento. Questo è quanto emerge da uno studio appena pubblicato su The Lancet e coordinato da George Hripcsak, del Columbia University Vagelos College of Physicians and Surgeons, che assieme ai colleghi ha esaminato i dati di 4,9 milioni di pazienti provenienti da nove database istituzionali in quattro paesi. «Abbiamo voluto confrontare la sicurezza e l’efficacia delle cinque classi di farmaci di prima linea nel trattamento dell’ipertensione, inclusi i popolari ACE-inibitori» scrivono in ricercatori, che hanno non solo analizzato il modo in cui ciascun farmaco previene le tre principali complicanze dell’ipertensione, ossia l’infarto, lo scompenso di cuore e l’ictus, ma hanno anche verificato fino a che punto ciascun farmaco causa effetti collaterali, elencati in una lista di 46 segni e sintomi. «Questo è uno studio multinazionale che potrebbe fornire elementi utili a indirizzare le scelte sul trattamento dell’ipertensione» afferma l’autore, precisando che a distinguerlo dai precedenti non è solo la dimensione, ma i metodi avanzati che ottimizzano l’affidabilità dei risultati. Una scoperta chiave è stata che i diuretici tiazidici sono più efficaci nel prevenire infarto, scompenso e ictus rispetto agli ACE-inibitori, pur essendo più sicuri. «Prese singolarmente le differenze nella sicurezza e nell’efficacia dei diversi trattamenti potrebbero sembrare piccole, ma su vasta scala diventano significative» sottolineano i ricercatori, precisando che se i 2,4 milioni partecipanti allo studio che hanno utilizzato gli ACE-inibitori avessero invece usato i tiazidici, si sarebbero potuti potenzialmente evitare oltre 3.100 eventi cardiovascolari maggiori. «Dato che questo tipo di diuretici sono da tempo presenti sul mercato a fronte di costi contenuti, i nostri risultati dovrebbero fornire una valida alternativa all’attuale consuetudine di iniziare con ACE-inibitori in trattamento dell’ipertensione» conclude Hripcsak. (fonte: Dctor33)

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Reumatologia: No alla sostituibilità automatica dei farmaci

Posted by fidest press agency su domenica, 27 ottobre 2019

Roma. “Siamo seriamente preoccupati per l’emendamento legislativo proposto dall’Agenzia Italiana dei Farmaci (AIFA). Se fosse accolto infatti porterebbe alla sostituibilità automatica dei farmaci biosimilari con i loro biologici/biotecnologici di riferimento. Il provvedimento si spinge addirittura a chiedere l’eliminazione di quella parte di norma che assicura, oggi, l’autonomia decisionale del medico idonea a garantire la continuità terapeutica dei pazienti. Tutto ciò può avere gravi conseguenze sulla salute di centinaia di migliaia di pazienti”. E’ quanto dichiara Silvia Tonolo, Presidente dell’ANMAR (Associazione Nazionale Malati Reumatici). “Lo scopo finale è unicamente quello di impedire al medico di prescrivere il farmaco che ritiene più opportuno in modo così da ottenere sostanziali risparmi e quindi una razionalizzazione della spesa farmaceutica – aggiunge la presidente di ANMAR -. Verrebbe quindi meno la necessità di approvvigionamento dei farmaci idonei a garantire la continuità a pazienti le cui caratteristiche personali richiedano, invece, particolari cautele. È una proposta che sacrifica la centralità del paziente e che inoltre va controcorrente rispetto a quanto affermato a più riprese dall’Agenzia Europea dei Medicinali e dalla stessa AIFA in tema di prescrizioni a base di farmaci biologici. La proposta del nostro Ente Regolatorio dimentica che i risparmi si ottengono non attraverso superficiali politiche di taglio della spesa farmaceutica ma con un accurato monitoraggio dell’aderenza alla terapia. Questa ultima si consegue mediante l’uso di metodiche che sviluppino il contenimento dei rischi da ricaduta di malattia”. “Come ANMAR – aggiunge Tonolo – auspichiamo, dunque, che la proposta venga immediatamente ritirata dall’AIFA. Chiediamo lo stesso anche al Ministro della Salute Speranza di cui abbiamo apprezzato le proprie asserzioni sulla centralità del paziente e sul fatto che la sanità non debba essere considerata un mero costo ma un investimento per il benessere sociale”.

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Tumore: cresce la spesa per i farmaci

Posted by fidest press agency su mercoledì, 2 ottobre 2019

Barcellona. La spesa per i farmaci anticancro in Italia è aumentata di oltre 650 milioni di euro in un anno: era pari a 5 miliardi nel 2017, ha raggiunto i 5 miliardi e 659 milioni nel 2018. A fronte di un costante incremento delle uscite per la cura dei tumori, nel nostro Paese tutti i pazienti riescono ad accedere alle terapie migliori. In cinque anni (2013 – 2017) nel mondo sono stati commercializzati 54 nuovi trattamenti anticancro e l’Italia ha garantito (entro il 2018) la disponibilità a 35 di queste molecole innovative, collocandosi al quinto posto a livello internazionale dopo Stati Uniti (52), Germania (43), Regno Unito (41), Francia (37), e davanti a Canada (33), Spagna (30) e Giappone (29). Sulla sfida della sostenibilità dei sistemi sanitari si confrontano più di 24mila esperti al congresso della Società Europea di Oncologia Medica (ESMO, European Society for Medical Oncology), che si apre oggi a Barcellona. E la prevenzione, prima arma per combattere i tumori, diventa personalizzata.
“Circa il 40% delle neoplasie può essere evitato seguendo uno stile di vita sano (no al fumo, attività fisica costante e dieta corretta) – afferma Stefania Gori, Presidente nazionale AIOM (Associazione Italiana di Oncologia Medica) e Direttore dipartimento oncologico, IRCCS Ospedale Sacro Cuore Don Calabria-Negrar -. In Italia il 34,5% dei cittadini è sedentario, il 31,6% è in sovrappeso, il 10,9% obeso e il 25,7% fuma. Per invertire la tendenza, serve maggiore consapevolezza anche da parte degli operatori sanitari: solo 1 fumatore su 2 ha ricevuto il consiglio di smettere di fumare, suggerimenti sull’attività fisica sono stati forniti solo al 30% dei cittadini e meno della metà delle persone in eccesso ponderale ha ottenuto dal proprio medico indicazioni per perdere peso. Sugli stili di vita è invece possibile definire programmi di prevenzione ‘personalizzata’, in relazione all’età e alle abitudini dei singoli. Inoltre, in alcuni tumori, oggi si stanno delineando percorsi di prevenzione ‘su misura’”. Nel 2019, in Italia, sono stimati 371mila nuovi casi di cancro. “Il 5-7% dei tumori della mammella e il 10-20% delle neoplasie dell’ovaio sono dovuti a una predisposizione ereditaria, riconducibile in particolare alle mutazioni dei geni BRCA1 e BRCA2 – continua la presidente Gori -. Questo significa che, nel nostro Paese, ogni anno circa 3.000 casi di carcinoma della mammella e circa 1.000 all’ovaio potrebbero essere evitati o individuati in fase molto precoce proprio adottando strategie mirate ed efficaci. È quindi fondamentale che il test BRCA venga eseguito nei familiari sani delle pazienti in cui è stata individuata una variante dei geni BRCA1/2 e che, in caso di positività, venga loro offerto gratuitamente il programma di prevenzione, eventualmente con l’introduzione di un codice di esenzione per malattie genetiche ereditarie. L’identificazione di una frazione di pazienti con carcinoma prostatico o pancreatico metastatico portatori di mutazione BRCA sta inoltre aprendo nuovi orizzonti anche per quanto riguarda la valutazione dei loro familiari sani: nel caso risultino portatori sani di mutazione BRCA, dovranno essere avviati a percorsi di prevenzione. È, quindi, un nuovo mondo in espansione per una prevenzione dei tumori”.
Anche per i forti fumatori si stanno delineando percorsi “su misura” per la prevenzione del cancro del polmone.
In Italia la sopravvivenza a 5 anni dalla diagnosi raggiunge il 63% nelle donne e il 54% negli uomini. Circa 3 milioni e mezzo di persone vivono dopo la scoperta della malattia, cifra in costante crescita. “La malattia sta diventando sempre più cronica grazie a armi efficaci come l’immuno-oncologia e le terapie a bersaglio molecolare che si aggiungono a chirurgia, chemioterapia, ormonoterapia e radioterapia – sottolinea Giordano Beretta -. Evidenti i risultati in alcune delle neoplasie più frequenti: la sopravvivenza a 5 anni dalla diagnosi raggiunge il 92% nel tumore della prostata, l’87% nella mammella, il 79% nella vescica e il 65% nel colon-retto”.
“Sul fronte dell’organizzazione – conclude la Presidente Gori -, la svolta è rappresentata dalla reale istituzione delle reti oncologiche regionali, attive solo in Piemonte e Valle D’Aosta, Veneto, Toscana, Umbria, Liguria, Provincia autonoma di Trento, Puglia e Campania oltre che in Lombardia ed Emilia-Romagna, pur se con configurazioni differenti. La concreta realizzazione di questi network consentirà di migliorare i livelli di appropriatezza, di estendere a tutti i cittadini i programmi di prevenzione e di risparmiare risorse da utilizzare per velocizzare l’accesso ai farmaci innovativi”.

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Test sui farmaci: «Attenti ai giudizi dettati da ignoranza o malafede»

Posted by fidest press agency su mercoledì, 2 ottobre 2019

«Il comparto italiano delle aziende produttrici di farmaci equivalenti guarda con grande attenzione e rispetto all’attività di controllo sui medicinali svolta dalle Agenzie Regolatorie Internazionali per garantire la massima sicurezza dei medicinali utilizzati dai cittadini. La richiesta dell’Agenzia Europea Ema di sottoporre a test precauzionali tutti i farmaci in commercio in Europa risponde esattamente a questa esigenza e dimostra che il sistema dei controlli è efficace».Enrique Hausermann, presidente Assogenerici, commenta così il dibattito scatenato in questi giorni dalla richiesta rivolta dall’Ema indistintamente a tutte le aziende produttrici di medicinali per uso umano commercializzati in Europa.
Come ben spiegato in questi giorni dall’Ema, dall’AIFA e da qualificati e indiscussi esponenti del mondo scientifico le nitrosamine sono sostanze naturalmente presenti in natura – anche nell’acqua e negli alimenti come carne e vegetali – e sono ritenute potenzialmente cancerogene se assunte in quantità elevatissime per un lungo periodo di tempo, cosa che non accade con l’assunzione delle terapie farmacologiche, anche per il trattamento continuativo nei pazienti cronici – ricorda Hausermann. – Su questa certezza – condivisa a livello internazionale – si è basata ad esempio la decisione dell’ente regolatorio statunitense, la FDA, di non invitare i pazienti a sospendere l’uso dei farmaci contenenti ranitidina.
«La scelta precauzionale dell’EMA di sospendere l’utilizzo di questo specifico principio attivo e di chiedere alle aziende di testare tutti i medicinali in commercio – prosegue il presidente Assogenerici – risponde al principio di massima precauzione e testimonia la qualità e il rigore del meccanismo dei controlli applicati a tutto il settore farmaceutico e condivisi a livello comunitario. Farmacovigilanza e attività di ispezione, verifica e analisi nel comparto farmaceutico sono in continua evoluzione: vengono ispezionati i siti produttivi, vengono seguiti test prima, durante e dopo la produzione. È proprio grazie al miglioramento continuo degli standard dei controlli che è stato possibile accendere i riflettori sul problema dei residui di nitrosamine, individuati durante una verifica di routine in stabilimenti in precedenza regolarmente autorizzati alla produzione dei principi attivi coinvolti».«Riteniamo che l’Agenzia europea dei medicinali (Ema) sia alleata delle aziende farmaceutiche nel garantire i massimi standard di qualità e sicurezza della produzione e metteremo in campo ogni sforzo attenendoci alle disposizioni dettate dall’Agenzia regolatoria», argomenta ancora Hauserman, che avverte: «Per questo ci auguriamo che l’argomento non venga sfruttato ad arte per gettare ombre sul settore o per scatenare falsi allarmi. Non possiamo accettare i commenti di chi allude ad un mercato italiano su cui si aggirano prodotti non sottoposti ad adeguati controlli o dotati di standard di qualità inferiori a quelli previsti dalla legge, tanto più che questi stessi farmaci subiscono tutti i controlli di legge per ottenere l’autorizzazione all’immissione in commercio».«Allusioni o velate insinuazioni sulla correttezza delle procedure utilizzate dai produttori – prosegue – gettano un’ombra offensiva anche sull’attività svolta dalle Agenzie regolatorie, a partire dall’Agenzia italiana del farmaco AIFA, che è invece perfettamente allineata all’EMA nell’attività di vigilanza controllo su efficacia, qualità e sicurezza dei prodotti in commercio che – vale la pena di ricordarlo – sono gli stessi in tutta Europa»
«Alla luce di quanto detto – conclude – le aziende degli equivalenti voglioni ribadire che le fake news circolate anche in questi giorni fanno più danni alla salute di qualsiasi potenziale impurezza, specie se portano alla sospensione delle terapie e invitano tutti i cittadini a documentarsi esclusivamente sui siti istituzionali competenti»

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Farmaci oppioidi e allattamento

Posted by fidest press agency su giovedì, 29 agosto 2019

La revisione della letteratura medica in materia di assunzione codeina e allattamento ha evidenziato un numero elevato di casi di eccessiva sonnolenza nei neonati, oltre a gravi complicazioni respiratorie, una delle quali con esito mortale. La revisione del materiale sull’utilizzo di tramadolo in allattamento non ha evidenziato eventi avversi, ma la presenza del metabolita M1 riscontrata nel latte materno suscita preoccupazioni per potenziali rischi mortali dovuti alla possibile presenza nell’organismo di un “metabolizzatore ultra-rapido” e alle eventuali insufficienze respiratorie.
La codeina e tramadolo sono due analgesici oppioidi. La prima è utilizzata nel trattamento del dolore da leggero a grave, solitamente in combinazione con altri medicinali come acetaminofene in forma di farmaco prescritto o Otc; il secondo è utilizzato nel trattamento del dolore nei casi di dolore serio, non alleviabile in altro modo. Quando la codeina raggiunge il fegato, viene trasformata in morfina, la forma attiva con effetto analgesico e responsabile dei possibili effetti colaterali. Il tramadolo invece viene convertito in O-desmetil tramadolo (detto M1), principio attivo estremamente più efficace.
Entrambi gli oppioidi vengono metabolizzati e trasformati nella forma attiva dal fegato tramite l’enzima Citocromo P450 2D6 (CYP2D6). Tuttavia, la possibile presenza di una variazione di questo enzima nell’organismo espone gli utilizzatori a ulteriori pericoli. La presenza di un CYP2D6 “ultra-rapido” potrebbe generare una trasformazione delle due sostanze in forma attiva non solo più veloce, ma anche più copioso, portando a un aumento delle probabilità di incorrere in eventi avversi. Il numero di individui con “metabolizzatori ultra-rapidi” varia a seconda della popolazione: nei caucasici si riscontra in 1/10 casi su 100; nella popolazione afroamericana l’incidenza e di 3/4 su 100; nelle popolazioni dell’est asiatico si attesta a 1/2 su 100; nelle popolazioni dell’Oceania, dell’Africa settentrionale, del Medio Oriente e del Porto Rico supera i 10 casi su 100.
I sintomi riscontrati nei bambini sono aumento della sonnolenza (i neonati allattati normalmente devono essere nutriti ogni 2/3 ore e solitamente dormono non più a lungo di circa 4 ore), difficoltà nell’allattare, complicazioni respiratorie nella madre e nel bambino, spossatezza.
La Fda sottolinea come l’utilizzo degli oppioidi sia sconsigliato durante l’allattamento, e invita le madri a porre estrema attenzione all’insorgere di segni e sintomi nei neonati. Dato che è difficile che le madri sappiano se sono “metabolizzatrici ultra-rapide”, l’assunzione è sconsigliata a prescindere, per non esporre i bambini a potenziali rischi mortali. (fonte Farmacista33)

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Pagine di medicina: Ma i farmaci sono proprio necessari?

Posted by fidest press agency su sabato, 17 agosto 2019

Mi chiedo se la terapia medica possa fare a meno del farmaco o, per lo meno, per la sua gran parte e se il medico alla fine lo prescriva più per abitudine che per necessità. Immagino, ad esempio, un pazienze che si reca dal medico accusando un malessere. Ne esce, nella maggior parte dei casi, con la prescrizione di un farmaco e a volte con degli accertamenti diagnostici. Sono, mi chiedo, obiettivamente necessari e se si oculatamente mirati? E per che cosa poi?
Ma chi ci dice che per i necessari correttivi vi sia la possibilità d’intervenire tempestivamente se consideriamo l’attuale andazzo della pratica medica che non permette di tenere una costante nei contatti con i pazienti in modo da poter seguire le terapie, passo dopo passo, in specie se allarghiamo l’orizzonte al mondo specialistico.
Sotto quest’aspetto ho osservato in più occasioni che, in specie per un intervento nosocomiale sia di medicina sia di chirurgia, il paziente dimesso viene lasciato a se stesso in quanto si presume che il compito precipuo dell’assistenza ospedaliera debba essere limitato al tempo del ricovero mentre il resto vada affidato ad altri. Lo stesso discorso vale per lo più per le visite ambulatoriali dello specialista. In questo modo la catena assistenziale tende a spezzarsi o quanto meno a non avere una sua continuità e tutto questo può comportare sia un danno per la propria salute sia economico a carico dell’assistenza pubblica e personale. Proprio per questo motivo ho suggerito che sarebbe stato opportuno affidare una maggiore affidabilità al medico di base e che i suoi contatti facessero da cerniera tra lo specialista e il suo assistito. Qualcuno mi ha fatto osservare che sarebbe stata una perdita di tempo eccessiva. Un aspetto che, ovviamente, non mi convince. Il discorso sarebbe diverso se vediamo il paziente come una potenziale risorsa e che più visite permettono al medico d’avere una maggiore fonte di reddito. Ma al tempo stesso mi chiedo se è questo è il vero fine per chi è preposto alla salute degli individui e non invece un diverso approccio che spinga, ad esempio, l’ospedaliero che ha gestito un certo malato e che è stato poi dimesso a continuare a seguirlo tramite il suo medico di base. A questo riguardo non è necessario un contatto fisico con il collega o anche fargli una telefonata. Basta collegarsi via e-mail. Può anche significare che il medico curante possa avere del suo paziente una cartella clinica aggiornata e una sua anamnesi che si possono raccogliere nella memoria della sua tessera sanitaria e dove è stato, opportunamente, inserito un chip. Pensate quanto potrebbe essere utile, uno strumento del genere in un ricovero ospedaliero d’urgenza per il medico del pronto soccorso o per quello del 118? (Riccardo Alfonso)

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FederAnziani: cari medici, perché ci prescrivete i farmaci?

Posted by fidest press agency su martedì, 30 luglio 2019

A chiederlo è Senior Italia FederAnziani in merito a quanto emerso in occasione della presentazione dei dati OsMed all’AIFA. “La nostra fiducia nei confronti della comunità medico-scientifica, dei medici di medicina generale, degli specialisti, delle istituzioni deputate a governare la nostra salute, insomma nei confronti di tutti gli attori del sistema sanitario, è crollata dopo che nei giorni scorsi abbiamo ascoltato le parole di illustri farmacologi in occasione della presentazione dei dati OsMed all’interno dell’AIFA.
Abbiamo sentito, per esempio, che la vitamina D, che pesa 280 milioni di euro l’anno sulla spesa farmaceutica, non serve a nulla poiché su 93 trial non ve ne è nessuno che ne dimostri l’efficacia; che in base a uno studio condotto su 38mila pazienti con ipertensione, di cui il 50% in trattamento e l’altra metà non trattati, i migliori benefici li hanno avuti quelli non trattati, anzi che quelli trattati stanno addirittura peggio. Noi pazienti, che siamo abituati a riporre la nostra fiducia nei camici bianchi, si tratti di specialisti universitari, ambulatoriali, medici di base, di fronte a queste autorevoli affermazioni fatte all’interno dell’agenzia regolatoria ci chiediamo a chi dovremmo affidarci da questo momento in poi, se è vero che i medici prescrivono farmaci inutili o inefficaci. A nessuno di noi piace prendere tante pillole e ogni giorno fatichiamo a mantenere la cosiddetta aderenza alla terapia, ovvero a rispettare le indicazioni dei nostri camici bianchi, e ora ci sentiamo dire che non serve a nulla, mentre dall’altra parte la comunità scientifica resta in silenzio, se si eccettua la difesa della FIMMG e della Fnomceo rispetto al loro ruolo e al loro rispetto della deontologia e delle linee guida. A chi dobbiamo credere, dunque? Chiediamo al Ministro della Salute Giulia Grillo, ai Sottosegretari Bartolazzi e Coletto, al Presidente della Commissione Igiene e Sanità del Senato Pierpaolo Sileri, alla Presidente della Commissione Affari Sociali della Camera dei Deputati Marialucia Lorefice, ad AIFA e Istituto Superiore di Sanità e soprattutto alle società medico-scientifiche, ciascuno per le proprie competenze e per il proprio ruolo, di dare una risposta chiara ai pazienti alfine di farci ritrovare un po’ di fiducia”. (fonte:
AIFA: L’USO DEI FARMACI IN ITALIA, Rapporto Nazionale Anno 2018)

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I prezzi dei farmaci innovativi

Posted by fidest press agency su venerdì, 26 luglio 2019

Un farmaco innovativo per una malattia rara grave che colpisce soprattutto i bambini: questo è Spinraza per la SMA (atrofia muscolare spinale), unica opzione terapeutica disponibile per pazienti che altrimenti rimarrebbero senza alcuna cura.Spinraza arriva sul mercato (prima negli USA, poi in Europa e nel resto del mondo) grazie alla collaborazione tra Biogen e Ionis (che ne ha effettivamente portato avanti la sperimentazione clinica). Tra brevetti e protezioni, l’esclusiva di mercato di Biogen sul farmaco scade a metà del 2029, ma già nel primo anno di commercializzazione (2017) l’azienda farmaceutica ha recuperato più di quanto investito.Grazie ad un’analisi comparativa dei bilanci delle due società, Altroconsumo e Test-Achats sono riuscite a quantificare una differenza tra costi di sviluppo e ricavi di quasi due miliardi: in soli due anni le vendite di Spinraza fruttano 2,61 miliardi di dollari, a fronte di un investimento di 648 milioni. Ogni dollaro investito ha già reso quattro volte tanto.In Italia, il prezzo “ex-factory”, ossia la base da cui parte la contrattazione con il SSN per arrivare al prezzo finale effettivo, è stato fissato a 70.000 euro più Iva a fiala. Il prezzo finale è coperto da riservatezza, ma sulla base di informazioni raccolte da più fonti, Altroconsumo può affermare che, per ogni paziente cui viene somministrato Spinraza, il SSN spende all’anno tra i 210.000 e i 280.000 euro Iva esclusa (a seconda delle dosi necessarie).Sono queste le cifre che hanno convinto Altroconsumo e Test-Achats a denunciare Biogen all’Antitrust per presunto abuso di posizione dominante, perché tra costi effettivamente sostenuti per portare Spinraza sul mercato e prezzo corrisposto dal SSN, c’è una sproporzione talmente eccessiva da risultare iniqua.
I prezzi dei farmaci innovativi sono sempre più sganciati da riferimenti reali – i costi di sviluppo e produzione e il giusto profitto che garantisce l’innovazione futura – vengono tarati dall’industria del farmaco con l’obiettivo di sfruttare al massimo le diverse possibilità di spesa dei sistemi sanitari, diventando insostenibili.

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Farmaci: l’accordo Roche – Novartis per le vendite di Avastin e Lucentis

Posted by fidest press agency su martedì, 23 luglio 2019

Riceviamo e pubblichiamo: “Nel 2014 come Federconsumatori abbiamo seguito da vicino la vicenda dei farmaci per la maculopatia Avastin e Lucentis, invocando il reinserimento di Avastin nell’elenco dei farmaci rimborsabili dal Servizio Sanitario Nazionale per permettere a tutti i pazienti di accedere alle cure per una grave malattia. E’ stata una battaglia che ha dato i suoi frutti e dopo la nostra richiesta il medicinale è stato appunto incluso tra quelli a carico del SSN. L’argomento è tornato alla ribalta in questi giorni, poiché il Consiglio di Stato ha emesso una sentenza confermando la multa Antitrust alle case farmaceutiche produttrici, Roche e Novartis, per aver sostanzialmente “fatto cartello” al fine di indurre l’Agenzia italiana del farmaco a scegliere il costosissimo Lucentis (oltre 500 euro a puntura!) a scapito appunto di Avastin, in cui prezzo è compreso tra i 20 e i 30 euro. Si tratta, è evidente, di una condotta che non solo ha provocato enormi conseguenze economiche per la sanità pubblica ma che ha anche impedito a molti pazienti di accedere alle terapie di cui avevano bisogno: esprimiamo quindi soddisfazione per il pronunciamento del Consiglio di Stato.Vale la pena inoltre sottolineare come proprio Novartis abbia recentemente ottenuto l’autorizzazione a commercializzare negli USA (non ancora in Europa) il farmaco più caro al mondo: oltre 2 milioni di euro per il medicinale Zolgensma, necessario per curare l’atrofia muscolare spinale.La vicenda ci offre lo spunto per richiamare di nuovo l’attenzione su annose e gravi problematiche che affliggono il settore farmaceutico nel nostro Paese, in primis il costo di molte tipologie di farmaci, la scarsa concorrenza sul mercato e gli accordi “di cartello” tra le case farmaceutiche, che di fatto finiscono per ledere l’inviolabile diritto alla salute e alle cure dei cittadini.

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LEO Pharma: conclusa acquisizione dei farmaci dermatologici di Bayer soggetti a prescrizione

Posted by fidest press agency su giovedì, 4 luglio 2019

LEO Pharma annuncia oggi di aver concluso l’acquisizione dell’Unità di Bayer dei farmaci dermatologici soggetti a prescrizione. Un’operazione che in Italia porterà una crescita di fatturato annuo di circa 23 milioni di Euro, stimata nel 2019 di circa 10 milioni di Euro, e che riguarda terapie topiche su prescrizione per il trattamento di acne, infezioni fungine della pelle, rosacea e una gamma di steroidi per uso topico. L’acquisizione – che non comprende il portfolio dei prodotti dermatologici da banco – include lo stabilimento di Segrate in Italia e un totale di circa 350 dipendenti nel mondo, dei quali oltre 200 sul territorio italiano, tra Segrate e la sede di LEO Pharma.«Siamo davvero entusiasti di questa nuova, importante tappa nel percorso di crescita di LEO Pharma – afferma Paolo Pozzolini, Amministratore Delegato di LEO Pharma Italia – che porta con sé nuovi prodotti che vanno ad ampliare il nostro portfolio e la nostra area di attività, ma anche nuove risorse che rinforzeranno la nostra ‘squadra’, arricchendola di competenze e di un bagaglio esperienziale d’eccellenza. Tutto questo rappresenta un grande passo avanti per le sfide future della nostra Azienda, che sta ‘cambiando pelle’ e conta di riposizionarsi, entro il 2025, come leader globale in dermatologia. Per l’Italia, inoltre, questa acquisizione segna il passaggio in LEO Pharma di un’importante realtà produttiva come lo stabilimento di Segrate: ci impegneremo per valorizzare al meglio questa risorsa e il suo potenziale per il territorio e la farmaceutica nazionale».

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La prima inchiesta italiana sul potenziamento cerebrale

Posted by fidest press agency su giovedì, 9 Mag 2019

Nelle università americane dal 7 AL 25% degli studenti percorre i corridoi con un portatile in mano e un blister di compresse nell’altra. Dai laboratori di ricerca e dal mondo accademico si diffonde la cultura del potenziamento cognitivo: studenti, militari, piloti, medici, scienziati si trasformano in individui ad ‘alto funzionamento’, capaci di scrivere o lavorare per 20 ore consecutive senza accusare fatica. Si tratta di sostanze legali, niente a che fare con gli stupefacenti, spesso si tratta di farmaci nati per curare patologie neurologiche come Disturbo da Deficit dell’attenzione, narcolessia, Alzheimer che in soggetti sani hanno mostrato effetti desiderabili come aumento della capacità di attenzione e memoria, motivazione e diminuzione del senso della fatica. Rendono possibile studiare e lavorare meglio e più a lungo e sono entrate di diritto a far parte della ricerca scientifica che ne indaga gli effetti sulle persone sane e a lungo termine. Farmacologicamente, le sostanze che potenziano i componenti dei circuiti di memoria e apprendimento (dopamina, glutammato, noradrenalina) possono migliorare la funzione cerebrale in individui sani oltre il loro limite fisiologico. Queste permettono di alzare l’asticella un po’ più in alto. «Il Potenziamento cognitivo (o brain enhancement come lo chiamano gli anglosassonI) é un fenomeno di cui abbiamo preso consapevolezza negli ultimi dieci, quindici anni» spiega la giornalista medico scientifica Johann Rossi Mason. «Era il 2007 quando mi sono imbattuta nell’articolo che ha scoperchiato questo vaso di Pandora: Barbara Sahakian e Morein-Zamir lanciano un sondaggio tra ricercatori e accademici che si diffonde in tutto il mondo e svela un utilizzo significativo di sostanze attive sul sistema nervoso centrale, i risultati si guadagnano la pubblicazione su Nature. Niente a che fare con quello che i ragazzini usano per lo sballo in discoteca o per allentare i freni inibitori e aumentare la capacità di socializzazione. Con queste sostanze ci vai in biblioteca, non in discoteca. Sono ricercate da soggetti ambiziosi, che vogliono spostare un po’ più in là i propri limiti, essere più produttivi. Ma attenzione, chi crede che aiutino ad ottenere risultati brillanti senza sforzo rimarrà deluso e non aumentano nemmeno l’intelligenza. Sono come un additivo per motori già performanti, non una scorciatoia». Vengono chiamate anche ‘smart drug’: “In questo caso la definizione è impropria, quelle sono sostanze che dopo essere state analizzate e classificate possono essere dichiarate illegali e indicate nei nomenclatori dell’Istituto Superiore di Sanità, ma sino a quel momento circolano in un sottobosco senza regole. Negli Stati Uniti sono invece sostanze non sottoposte alla severa normativa della Food and Drug Administration che regolamenta i farmaci e quindi con questo termine vengono indicati integratori naturali o sintetici venduti singolarmente o in combinazione (i cosiddetti stack)” prosegue l’autrice.
Un sondaggio condotto all’Università di Oxford nel 2016 ha svelato che il 15,6 per cento degli studenti dell’ateneo ha assunto sostanze nootropiche (legali) anche senza prescrizione medica tanto da spingere l’università a organizzare dei laboratori informativi sul tema. E in Svizzera la ricercatrice Larissa Maier dell’università di Zurigo ha stimato con un’indagine che tra il 15 e il 20% degli studenti ha provato a migliorare le sue performance scolastiche affidandosi a farmaci o alcol. In Italia non ci sono dati precisi, ma è stato appena lanciato un sondaggio online per indagare il fenomeno e quantificarlo. I risultati saranno diffusi tra qualche mese, appena raggiungiamo un campione significativo. Il sondaggio è disponibile sul sito http://www.cervellosenzalimiti.it
Come è nata l’idea di trattare questo argomento? «Tra il 2007 e il 2009 – ricorda Rossi Mason – ho raccolto e seguito le ricerche su questo fenomeno che mi aveva incuriosita, poi la vita mi ha portata ad accantonare il progetto, ma capivo che le ricerche andavano avanti, insieme ai dubbi etici, alle polemiche e alle maggiori conoscenze. Il dibattito che era sempre più maturo. Nel 2017 l’inchiesta premeva nella mia testa come un bambino che dovesse nascere, mi sono chiusa un mese in campagna, ho organizzato il materiale e ho scritto circa 11-12 ore al giorno. Ero motivata firmare quella che è la prima inchiesta italiana sul potenziamento. Alla fine di agosto sono tornata con una sacca che conteneva il manoscritto». «Tutti vorrebbero un super cervello – spiega l’autrice – e la prima cosa che mi chiedono quando racconto l’argomento del libro è che tipo di sostanza assumere. Ovviamente non posso rispondere, consiglio di leggere il volume e capire quali sostanze o combinazioni di integratori potrebbero fare al caso loro e offro consigli per provare senza rischi, è il mio compito di divulgatore scientifico, informare correttamente. Le persone soffrono i vuoti di memoria che attribuiscono inevitabilmente all’avanzare dell’età, e vorrebbero combattere la fatica. Le sostanze nootropiche* (integratori o farmaci) aiutano, ma non fanno miracoli. I primi possono essere assunti anche per periodi prolungati, mentre sui farmaci è necessaria maggiore cautela, non ci sono infatti studi sull’uso a lungo termine». No assoluto invece all’assunzione da parte di ragazzini sino a 18-20 anni: il cervello è ancora in formazione e non è possibile sapere quali effetti possono sortire in una fase evolutiva così delicata.Ma è facile procurarseli? «Tutt’altro e questo apre una questione importante. I farmaci di cui parliamo sono con obbligo di ricetta medica e siccome non è possibile ottenerla per un uso sui sani le persone si rivolgono al mercato nero o al web. I rischi sono notevoli: dal pagare per ricevere farmaci che non contengono affatto quel principio attivo, sino al rischio di assumere un farmaco contraffatto che contiene sostanze pericolose».

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Sentenza Tar sui farmaci biologici

Posted by fidest press agency su giovedì, 28 marzo 2019

“Accogliamo con grande soddisfazione la recente sentenza del TAR della Toscana sui farmaci. Il tribunale ha ribadito la non sostituibilità automatica tra un farmaco biologico di riferimento e il suo biosimilare, né tra diversi biosimilari. E’ quanto, infatti, stabilito dalle normative nazionali. La giustizia amministrativa ha quindi giustamente riconfermato il principio dell’autonomia prescrittiva e della continuità terapeutica da parte del medico”. E’ questo il commento della Società Italiana di Reumatologia (SIR) all’ordinanza del TAR di Firenze. Il provvedimento della giustizia amministrativa è giunto in seguito ad un ricorso, presentato da una casa farmaceutica, contro una decisione della giunta regionale della Toscana. “Come abbiamo già più volte affermato, la nostra Società Scientifica è assolutamente favorevole all’utilizzo dei farmaci biosimilari – afferma il dott. Luigi Sinigaglia, Presidente Nazionale della SIR -. Sono farmaci che ormai prescriviamo da anni ai nostri pazienti e che hanno dimostrato tutta la loro efficacia per il trattamento di malattie gravi ed invalidanti come quelle reumatologiche. Non abbiamo nessun pregiudizio, ma siamo al tempo stesso convinti che la scelta della terapia da utilizzare spetti solo ed esclusivamente al medico specialista. Si tratta di una decisione che va presa ovviamente sempre in comune accordo con il paziente”. “Chiediamo all’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) di esercitare un controllo mirato sulle delibere regionali su questi temi – continua il dott. Sinigaglia -. In molte Regioni infatti è stato creato un notevole disagio nei pazienti affetti da malattie infiammatorie croniche articolari sulla base del principio della sostenibilità del sistema sanitario, che va tutelato ma non può mai essere anteposto al concetto di appropriatezza”. “E’ giunto il momento che su questo delicato tema si apra un dibattito serio tra tutti gli attori coinvolti – conclude il dott. Sinigaglia -. Per questo nelle prossime settimane partirà un tour in alcune Regioni italiane. Parteciperanno rappresentanti di medici, farmacologi, pazienti e anche delle Istituzioni locali. Sarà l’occasione per cercare soluzioni condivise per migliorare il più possibile l’assistenza agli oltre cinque milioni di italiani colpiti dalle patologie reumatologiche”.

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I farmaci ‘super-eroi’ che proteggono il cuore dal diabete

Posted by fidest press agency su martedì, 26 marzo 2019

Uno dei fattori di rischio più importanti per la salute cardiovascolare è il diabete. Nei soggetti con pre-diabete e in quelli con diabete è dunque fondamentale mantenere un ottimo compenso metabolico, attraverso un corretto stile di vita e la terapia farmacologica. Negli ultimi anni, si sono resi disponibili sul mercato una serie di farmaci che, oltre a ridurre in maniera efficace la glicemia, sembrano avere anche un’azione diretta aggiuntiva di protezione cardiovascolare. I maggiori esperti italiani di prevenzione cardiovascolare riuniti a Napoli in occasione del congresso annuale della Società Italiana per la Prevenzione Cardiovascolare, fanno il punto della situazione. “Alcuni anni fa – riflette il professor Massimo Volpe, presidente della Società Italiana per la Prevenzione Cardiovascolare e ordinario di Cardiologia presso l’Università ‘La Sapienza’, Ospedale Sant’Andrea di Roma – è emerso un segnale d’allarme rispetto ad alcuni farmaci anti-diabete, che sembravano gravati da un maggior rischio di patologie cardiovascolari. Per questo motivo, le agenzie regolatorie americana (FDA) ed europea (EMA) hanno chiesto che per ogni nuovo farmaco anti-diabete immesso sul mercato, fosse dimostrata la sicurezza cardiovascolare da uno studio realizzato ad hoc”. La grande e piacevole sorpresa degli ultimi anni è stata che i più recenti studi su GLP-1 agonisti e SGLT2 inibitori hanno dimostrato non solo la sicurezza di queste nuove molecole ma che, al di là dell’azione sul diabete, questi farmaci proteggono il cuore e i vasi, determinando una riduzione dello scompenso cardiaco e di alcuni eventi cardiovascolari”.
La riduzione degli eventi cardiovascolari (infarto del miocardio, ictus, morte da cause cardiovascolari) – prosegue il professor Consoli – sembra tuttavia verificarsi solo nei pazienti già affetti da malattie cardiovascolari (come pregresso infarto, pregresso ictus) ed è risultata associata sia al trattamento con farmaci della classe dei GLP-1 agonisti (farmaci iniettivi, che si somministrano sottocute una volta al giorno o una volta alla settimana), sia al trattamento con farmaci della classe delle gliflozine (o SGLT2- inibitori). Questi ultimi sono farmaci che, inibendo il riassorbimento del glucosio, ne facilitano l’eliminazione attraverso le urine; inducendo la perdita di zucchero e di acqua, abbassano la glicemia e riducono la pressione arteriosa. Forse proprio in virtù della loro capacità di ridurre il volume di sangue circolante, il trattamento con questi farmaci è risultato associato anche ad una diminuzione della insorgenza di insufficienza cardiaca, e questo beneficio è stato osservato non solo nei soggetti che avevano già una malattia cardiovascolare in atto, ma anche in quelli con multipli fattori di rischio, ma non ancora clinicamente…’ammalati di cuore’. L’innovazione farmacologica ha dunque aperto nuove frontiere nel trattamento del diabete mellito di tipo 2, mettendo a disposizione del medico e delle persone affette da questa patologia strumenti terapeutici di grande maneggevolezza, con caratteristiche di efficacia e tollerabilità tali da poter cambiare gli esiti della malattia e di ridurne considerevolmente il ‘carico’, in una popolazione di persone costrette a convivere con una malattia cronica, come il diabete. “E’ ragionevole pensare – prosegue il professor Consoli – che queste terapie possano non solo aumentare gli anni di vita a disposizione delle persone con diabete, ma anche migliorare la qualità degli anni di vita guadagnati”. Certo, anche l’innovazione tecnologica, come tutte le cose, ha un costo. E il costo delle terapie innovative è necessariamente più elevato rispetto al costo delle ‘vecchie’ terapie, che sono tuttavia meno efficaci e meno sicure. E’, e sarà compito della governance dei sistemi sanitari – conclude il professor Consoli – trovare la maniera di conciliare i maggiori investimenti necessari nel presente, con l’opportunità, offerta da questi farmaci, di assicurare risparmi nel futuro, considerando sempre il rapporto tra ‘prezzo’ e ‘valore’, e senza mai dimenticare proprio il ‘valore’ di una vita più lunga e di migliore qualità”.
La dislipidemia osservata nei pazienti con diabete tipo 2 svolge un ruolo centrale nello sviluppo di aterosclerosi precoce. I pazienti con diabete tipo 2 si caratterizzano per diverse alterazioni del profilo lipidico: ipertrigliceridemia, diminuzione del colesterolo HDL, aumento delle LDL, alterazioni qualitative delle LDL e HDL che risultano più piccole e dense, aumento delle lipoproteine ricche in trigliceridi in fase postprandiale. “L’insieme di queste alterazioni – spiega il professor Sesti – costituisce la cosiddetta ‘dislipidemia diabetica aterogena’, che contribuisce all’aumentato rischio cardiovascolare caratteristico dei diabetici. La terapia con statine è la terapia di prima scelta per i pazienti iperglicemici con livelli di colesterolo LDL, non a target con il solo intervento non farmacologico”.

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Indispensabile riportare i farmaci innovativi sul territorio

Posted by fidest press agency su venerdì, 22 marzo 2019

“Le argomentazioni dei medici di medicina generale della FIMMG sono assolutamente condivisibili, e confermano quanto sosteniamo da sempre come farmacisti: una volta venute meno le esigenze di monitoraggio intensivo, e se non si tratta di medicinali riservati all’uso ospedaliero, anche i farmaci innovativi devono poter essere prescritti e dispensati sul territorio”. Così si è espresso presidente della FOFI, Andrea Mandelli, a proposito dell’incontro svoltosi tra la dirigenza dell’Agenzia Italiana del Farmaco e la Federazione Italiana dei Medici di Medicina Generale a proposito della prescrivibilità sul territorio dei farmaci antidiabetici di nuova generazione. “Continuare per mere ragioni economiche a escludere dalla prescrizione del medico di famiglia farmaci che si sono rivelati sicuri quanto quelli tradizionali e più efficaci, o continuare a seguire come in altri casi la via della distribuzione diretta presso le ASL, anziché nelle farmacie, si traduce innanzitutto in un disagio per i cittadini e in un possibile peggioramento della qualità delle cure. Sfortunatamente il caso del diabete non è isolato, e ci auguriamo che anche a questo proposito si imbocchi la strada del potenziamento dell’assistenza sul territorio”.

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Malattia renale diabetica: “È l’unione che fa la forza”

Posted by fidest press agency su giovedì, 14 marzo 2019

L’alleanza tra due società scientifiche, la Società Italiana di Diabetologia (Sid) e la Società Italiana di Nefrologia (Sin), ha portato alla nascita di un gruppo di lavoro intersocietario che ha redatto un documento congiunto sulla ‘Storia naturale della malattia renale nei soggetti con diabete e sul trattamento dell’iperglicemia nei soggetti con diabete di tipo 2 e insufficienza renale’. Ma è solo il primo passo.
“Come primo atto di questo gruppo appena formato – spiega Il professor Giuseppe Pugliese (SID), coordinatore del Gruppo di lavoro che ha messo a punto il documento per conto delle due società – abbiamo voluto mettere a punto un documento su quegli aspetti della malattia renale nel diabete che, negli ultimi anni, hanno visto le maggiori novità. Da un lato, diversi studi epidemiologici hanno rivelato che la storia naturale di questa complicanza del diabete è più eterogenea di quanto si credesse. In particolare, l’aumento dell’escrezione urinaria di albumina, da sempre considerata il primo segno di danno renale, si osserva con sempre minore frequenza, probabilmente per effetto dei progressi del trattamento. Tuttavia, la riduzione della funzione renale fino all’insufficienza terminale può manifestarsi anche in assenza di albuminuria o indipendentemente da essa. Ciò ha importanti implicazioni diagnostiche, prognostiche e probabilmente terapeutiche, che gli specialisti di riferimento debbono tenere ben presenti”. Alla luce di queste nuove evidenze scientifiche, lo screening e la diagnosi di malattia renale diabetica dunque non si può più limitare al dosaggio della microalbuminuria; si dovrà sempre misurare anche la creatinina nel sangue e da questa stimare il filtrato glomerulare con formule quali la CKD-EPI, disponibili sul web o come app; alcuni laboratori forniscono direttamente il valore del filtrato stimato. Dal punto di vista prognostico, è importante valutare l’andamento nel tempo del filtrato stimato, al fine di evidenziare un’eventuale tendenza alla riduzione, che indica una progressione e dunque un peggioramento della malattia renale. Avendo a disposizione sia la microalbumina che i valori di creatininemia/filtrato glomerulare sarà possibile dunque individuare tre diverse tipologie (fenotipi) di persone con diabete e malattia renale:
– quello in cui è presente solo un aumento dell’albuminuria (micro o macroalbuminuria) ma con filtrato conservato;
– quello in cui è presente solo una riduzione del filtrato, in assenza di albuminuria (normoalbuminuria)
– quello in cui sono presenti entrambe le alterazioni (riduzione del filtrato glomerulare e micro/macroalbuminuria).
Le novità sul fronte del trattamento delle persone con diabete e insufficienza renale. “Sul fronte del trattamento del diabete di tipo 2,nei soggetti con ridotta funzione renale, che limita o impedisce l’uso di alcuni farmaci – prosegue Pugliese – l’armamentario terapeutico si è arricchito di nuove classi farmacologiche, che hanno il vantaggio di non causare ipoglicemia (complicanza alla quale questi soggetti sono particolarmente predisposti) e che, in alcuni casi, sembrano avere un effetto di protezione renale. Sono stati inoltre rivisti anche i livelli di filtrato fino ai quali possono essere utilizzati alcuni vecchi ma validissimi farmaci, come la metformina (oggi la metformina può essere prescritta fino ad un filtrato glomerulare di 30 ml/min, mentre prima sene consigliava la sospensione quando il filtrato scendeva al di sotto dei 60 ml/min) e questo ha contribuito ad ampliare ulteriormente le opzioni terapeutiche. Il documento fornisce quindi raccomandazioni aggiornate sulla gestione terapeutica dei pazienti con problemi renali”.Quali farmaci proteggono meglio i reni delle persone con diabete? Tra i farmaci antipertensivi, i sartani (o gli ACE inibitori, che hanno un meccanismo di azione diverso ma sempre diretto al sistema renina-angiotensina) sono farmaci che hanno dimostrato un buon effetto nefroprotettivo. Tra i farmaci anti-diabete,gli studi condotti sugli agonisti recettoriali del GLP-1 (studi LEADER e SUSTAIN) e soprattutto sugli inibitori di SGLT2 (studi EMPAREG e CANVAS), hanno dimostrato che queste nuove categorie di farmaci anti-diabete sono in grado di conferire cardio e nefroprotezione. Altri farmaci sono in corso di sperimentazione. Tuttavia, il fatto che la prevalenza dell’albuminuria sia diminuita negli ultimi decenni, mentre è aumentata la prevalenza dei soggetti con una riduzione del filtrato glomerulare,significa che le attuali strategie terapeutiche sono poco efficaci nel contrastare la caduta del filtrato. Purtroppo non si dispone di studi effettuati su pazienti con il fenotipo ‘non albuminurico’, che possano indicare quali siano le misure più adatte per prevenire o trattare questi soggetti.

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La metà dei pazienti colpiti da malattie croniche non assume i farmaci in modo corretto

Posted by fidest press agency su domenica, 10 marzo 2019

Bruxelles. Spesso infatti seguono le indicazioni del medico con discontinuità o abbandonano la cura dopo un breve periodo. Il problema diventa esponenziale negli anziani, toccando percentuali superiori al 70%. Con pesanti conseguenze, visto che in Europa la mancata aderenza alla terapia causa ogni anno quasi 200.000 morti, determinando significativi costi sociali. L’onere finanziario diretto sul sistema sanitario nel Vecchio Continente è compreso fra 80 e 125 miliardi di euro. Per sensibilizzare cittadini e Istituzioni sull’importanza dell’aderenza terapeutica, l’Associazione SIHA (Senior International Health Association) lancia il Manifesto Europeo per l’aderenza alla terapia, che contiene indicazioni per migliorare l’adesione alle cure, in particolare nel paziente anziano. Il documento è presentato oggi al Parlamento Europeo a Bruxelles con gli interventi del Presidente dell’Europarlamento, Antonio Tajani, e del Vicepresidente, Fabio Massimo Castaldo, e di diversi esponenti del Parlamento Europeo, la deputata Patrizia Toia (S&D), il deputato Aldo Patriciello (PPE) e il deputato Danilo Oscar Lancini (ENF). Il progetto coinvolge tutti i clinici che ogni giorno affrontano il problema, fra cui cardiologi, oncologi, medici di famiglia, reumatologi, pediatri, oculisti, dermatologi, pneumologi, urologi e psichiatri.
Le tendenze demografiche mostrano che l’Europa ha una popolazione largamente anziana, con 1 persona su 5 sopra i 65 anni. Per sostenere e promuovere la sempre crescente “economia d’argento”, il presidente della SIHA, Roberto Messina, ritiene “imperativo intervenire quanto prima. La risposta politica è stata lanciata per migliorare la qualità della vita e l’inclusione nella società della popolazione che invecchia. Con il lancio del Manifesto europeo, SIHA spera di migliorare la qualità della vita dei pazienti e di ridurre i costi sanitari. SIHA ritiene che l’Unione Europea debba garantire il coordinamento delle attività necessarie a innescare un processo virtuoso e concreto all’interno dei vari Stati membri dell’UE rispetto a tale tema. Per questo motivo, ha coinvolto i membri del Parlamento europeo invitandoli a sensibilizzare sul rispetto della terapia e a discutere sulle possibili strategie d’intervento”. Il Manifesto europeo invita i leader attuali, candidati e futuri del Parlamento europeo, della Commissione europea e del Consiglio europeo a garantire che l’aderenza alla terapia sia riconosciuta come un diritto per tutte le persone, specialmente quelle che vivono con malattie croniche. Il Manifesto auspica anche che possano aumentare gli investimenti nella ricerca scientifica legata a progetti centrati sul paziente, attraverso Horizon Europe e altri programmi di finanziamento. SIHA, organizzazione internazionale impegnata nella tutela della salute dei senior e non solo, mira anche all’istituzione di una Giornata Europea per l’aderenza alla terapia: un’opportunità annuale di sensibilizzazione, rivolta a tutti gli attori interessati.
L’iniziativa è sostenuta anche dal deputato Lancini: “Una Giornata Europea per l’aderenza alla terapia sarebbe un’occasione per elevare il profilo del discorso su questo tema. Pazienti, operatori sanitari e responsabili delle politiche hanno tutti il compito di garantire che le persone rimangano in salute più a lungo e comprendano le conseguenze della mancata aderenza”. (by {http://www.seniorinternationalhealthassociation.org/wp-content/uploads/2015/05/SIHA_Manifesto_Booklet_Online-version_without-sign_spread.pdf}.

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