Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 250

Posts Tagged ‘farmaci’

Truffa sui farmaci

Posted by fidest press agency su domenica, 5 luglio 2020

“Con l’avviso di conclusione delle indagini sulla vicenda dei file F che venivano fatturati dal Gruppo San Donato a Regione Lombardia senza che venissero depurate delle relative note di credito a titolo di sconto che i fornitori inviano all’ente privato si potrà fare chiarezza circa l’eventuale truffa ai danni di Regione Lombardia.È già di per sé incredibile che tra case farmaceutiche e colossi della sanità privata ci si dimenticava di “girare” gli sconti a Regione Lombardia”, dichiara Marco Fumagalli, capogruppo del M5S Lombardia.“Quello che però risulta più strano è che questo contestato è stata commesso tra il 2013 e il 2018 proprio sotto la presidenza Maroni che proprio in questi giorni è stato nominato nel consiglio di amministrazione del Gruppo San Donato. Appare molto poco opportuno che il legale rappresentante dell’ente truffato sia ora nell’organo di gestione dell’ipotetico truffatore. Queste ‘porte girevoli’ tra politica e sanità privata deve cessare perché è poco opportuna. È evidente come ci siano dei pesanti condizionamenti politici nella programmazione dell’attività sanitaria per favorire il sistema privato.  Non vorremmo che in futuro il Gruppo San Donato diventi il Partito San Donato”, conclude Fumagalli.

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Malattie croniche e farmaci di nuova generazione

Posted by fidest press agency su martedì, 23 giugno 2020

“Permettere ai medici di medicina generale la prescrizione dei nuovi trattamenti per importanti patologie croniche, come la fibrillazione atriale e il diabete, è indispensabile per potenziare l’assistenza territoriale” dice il presidente della Federazione degli Ordini dei Farmacisti, Andrea Mandelli. “Non possiamo che apprezzare, quindi, la decisione dell’AIFA di estendere anche ai medici di famiglia la prescrizione dei nuovi anticoagulanti orali. E sosteniamo la proposta della SIMG di estendere questa possibilità anche agli antidiabetici di nuova generazione, le incretine e le glifozine, mantenendo il nuovo regime anche dopo la fine dell’emergenza COVID-19” prosegue Mandelli. ”E’ un passaggio fondamentale per far sì che il paziente cronico venga preso in carico dall’assistenza territoriale, diminuendo il carico di lavoro dell’ospedale. Tuttavia l’inversione di tendenza per essere completa deve prevedere la distribuzione di questi farmaci attraverso le farmacie di comunità. Da tempo la spesa farmaceutica territoriale è sotto controllo e ben inferiore al tetto programmato, ed è venuto il momento di investire questo risparmio nel trasferimento dell’innovazione farmacologica sul territorio a tutto vantaggio del paziente, come sottolineato recentemente anche da Cittadinanzattiva” conclude Andrea Mandelli.

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Takeda Italia porta i farmaci nelle case dei pazienti

Posted by fidest press agency su giovedì, 14 maggio 2020

L’infezione da Coronavirus diffusasi in questi mesi è una minaccia per la salute di tutti, ma ancora di più per la salute di categorie di persone fragili e immunocompromesse, come i pazienti con patologie onco-ematologiche e con malattie rare.
La nuova emergenza sanitaria, però, non ferma l’impegno di Takeda Italia che, in linea con la propria mission e le priorità strategiche che pongono in primo piano l’interesse del paziente, lancia Takeda@Home, il servizio di consegna a domicilio dei propri farmaci per i pazienti con Mieloma Multiplo, Angioedema Ereditario, Emofilia e Immunodeficienze Primitive. Takeda@Home sarà attivato per tutti i centri che ne faranno richiesta e coprirà l’intero territorio nazionale per aiutare i pazienti, soprattutto quelli più vulnerabili, ad evitare i numerosi accessi in ospedale.«La salute delle persone è la nostra priorità ed oggi lo è più che mai», afferma Rita Cataldo, Amministratore Delegato di Takeda Italia. «Con Takeda@Home vogliamo garantire la continuità terapeutica e assistenziale e allo stesso tempo proteggere pazienti, familiari e operatori sanitari. Il nostro impegno è rivolto ai pazienti più fragili come i pazienti oncologici e quanti convivono con una patologia rara come l’angioedema ereditario, le immunodeficienze primitive e l’emofilia, per agevolare la gestione della malattia in un momento delicato come quello che stiamo vivendo», conclude l’Amministratore Delegato.

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In nessun caso cure fai-da-te

Posted by fidest press agency su giovedì, 9 aprile 2020

«La preoccupazione generata dall’emergenza Covid-19 ha scatenato, in alcuni casi, una vera e propria “caccia al farmaco”. Molto spesso tale atteggiamento è incoraggiato da informazioni fuorvianti che circolano sul web» ha spiegato Patrizia Popoli, direttrice Centro Nazionale Ricerca e Valutazione Preclinica e Clinica dei Farmaci dell’ISS. «Innanzitutto, al momento non esiste nessun farmaco che abbia come indicazione terapeutica la prevenzione o il trattamento di COVID-19. In considerazione della situazione di emergenza, alcuni farmaci già noti ed utilizzati per il trattamento di altre malattie possono essere usati in pazienti con COVID-19, ma tale trattamento (che si basa su conoscenze ancora incomplete ed è giustificabile solo a fronte della mancanza di alternative) può avvenire solo su prescrizione medica. Solo il medico può decidere quando usare questi farmaci e può controllarne la sicurezza nel singolo paziente».
In nessun caso, poi, «è giustificabile il ricorso a terapie “fai da te”. Tutti i farmaci hanno degli effetti collaterali più o meno gravi, e l’automedicazione comporta rischi ancora più gravi quando si usano farmaci non autorizzati. In caso di acquisti online, poi, tali rischi sono moltiplicati perché i farmaci potrebbero essere contraffatti». Parte da queste premesse il Decalogo Iss che riporta dieci raccomandazioni in tema di farmaci per favorire una corretta informazione e un appropriato utilizzo: «In presenza di sintomi, prima di assumere qualsiasi farmaco rivolgiti al tuo medico di medicina generale» è la prima delle indicazioni fornite, seguita da quella di «non assumere antivirali o antibiotici se non ti sono stati prescritti dal medico».
Ma a essere rimarcata è anche la normativa relativa agli acquisti online: «La legge consente di acquistare online solo i cosiddetti farmaci da banco, cioè i farmaci che non richiedono la prescrizione medica. Le farmacie online autorizzate devono avere sulle proprie pagine web dedicate alla vendita di medicinali il logo» che rimanda al sito del ministero della Salute. «I siti web che vendono farmaci antivirali per la terapia dell’infezione da nuovo coronavirus sono illegali e potrebbero vendere farmaci falsificati e pericolosi per la salute». In ogni caso, «diffida delle “cure miracolose” e dei filmati diffusi sui social e in rete che propongono farmaci per la prevenzione e la cura dell’infezione da nuovo coronavirus». (by Francesca Giani fonte farmacista33)

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Covid-19, Decalogo Iss su uso dei farmaci. Massima attenzione al fai-da-te

Posted by fidest press agency su giovedì, 9 aprile 2020

I siti web che vendono farmaci antivirali per la terapia del Covid-19 sono illegali e potrebbero vendere farmaci falsificati e pericolosi per la salute. Non esiste attualmente nessuna profilassi farmacologica per chi ha avuto contatti con soggetti positivi. Le terapie attualmente in studio per pazienti con covid-19 possono essere assunte solo dietro prescrizione medica e, nella maggior parte dei casi, solo a livello ospedaliero.
Sono questi alcuni messaggi veicolati nel decalogo Iss “10 informazioni importanti sull’uso dei farmaci”, messaggi che restituiscono l’idea di una situazione in cui a essere a rischio è il cittadino stesso. È di oggi la notizia dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato relativa all’oscuramento di due siti web che vendevano farmaci soggetti a prescrizione, quali Lopinavir/Ritonavir, a un prezzo di circa 384 euro.

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Novo Nordisk continua il suo impegno per pazienti e medici

Posted by fidest press agency su lunedì, 6 aprile 2020

Per fronteggiare l’emergenza Coronavirus, oltre alla fornitura dei farmaci, Novo Nordisk intensifica il supporto a medici e pazienti con i suoi programmi di assistenza (Patient support program) e sostegno alle persone con emofilia, diabete tipo 2, obesità e disturbi della crescita allo scopo di fornire un aiuto concreto anche in questo periodo difficile per tutti.Per le persone con emofilia è, infatti, attivo Enixe, il programma di supporto infermieristico e fisioterapico domiciliare. Lo scopo di questo programma è quello di migliorare la qualità di vita della persona, l’aderenza terapeutica e, allo stesso tempo, aiutare lo specialista e i centri a gestire la salute dei propri pazienti via web.Allo stesso modo, nei centri già aderenti, prosegue BethCare, il programma nato per dare un supporto motivazionale ed educazionale alle persone con diabete tipo 2 in trattamento con insulina basale, offrendo al contempo al diabetologo un sostegno per la gestione dei suoi assistiti attraverso una piattaforma digitale di monitoraggio delle attività dei propri pazienti.Per le persone con obesità, invece, grazie all’applicazione App&Opp e ad un team dedicato di professionisti, oltre al servizio che aiuta i pazienti giorno per giorno nel percorso di cura, si offre un ulteriore supporto motivazionale a sostegno dei pazienti, sgravando, anche in questo momento difficile, il medico da eventuali richieste di supporto aggiuntive.Infine, continua il GHD Patient Support Program, il servizio di addestramento infermieristico domiciliare per coloro che hanno disturbi della crescita e per i loro cargiver, allo scopo di educare pazienti e familiari a provvedere in modo autonomo alla somministrazione del farmaco e di offrire assistenza continuativa direttamente a casa ai pazienti che hanno difficoltà nel gestire autonomamente la terapia.
“Questi programmi sono strumenti che Novo Nordisk SpA, in collaborazione con partner specializzati nel settore, mette al servizio diretto dei pazienti e degli operatori sanitari per fare in modo che ogni singola persona possa intraprendere un viaggio il più personalizzato e specifico possibile, aumentando il coinvolgimento nel percorso di cura della sua malattia, al fine di raggiungere gli obiettivi terapeutici fissati” ha dichiarato Drago Vuina, General Manager Corporate Vice President di Novo Nordisk Italia. “In questo particolare momento abbiamo ritenuto necessario proseguire questi servizi per sostenere il più possibile i nostri pazienti e aiutare gli specialisti” ha aggiunto.

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Attenzione ai farmaci contraffatti

Posted by fidest press agency su venerdì, 3 aprile 2020

“In un momento di massima allerta e grande incertezza come quello che stiamo attraversando, è fondamentale che i cittadini non ricorrano a cure fai-da-te e prestino molta attenzione all’acquisto online dei farmaci: purtroppo molto spesso le piattaforme che offrono il servizio di vendita dei medicinali sono siti non sicuri, non approvati e i farmaci possono essere per di più contraffatti. Proprio oggi, l’antitrust ha disposto l’oscuramento di due siti che vendevano farmaci senza autorizzazione. I siti online per la vendita di farmaci devono essere vere e proprie farmacie, riconosciute e registrate – ha detto Annarosa Racca, Presidente di Federfarma Lombardia -. Comprare farmaci on line da siti non autorizzati è pericolosissimo: i farmaci possono essere privi di principi attivi, con principi attivi diversi da quelli dichiarati e spesso mal conservati. La legge italiana permette l’acquisto online solamente di medicinali senza obbligo di ricetta medica e da siti che fanno capo a farmacie reali, autorizzati dal Ministero della Salute e dalle Regioni e riconoscibili da un apposito logo. Per non rischiare di incappare in rivenditori non autorizzati, ricordo ai cittadini lombardi over-65, non autosufficienti, sottoposti alla quarantena o risultati positivi al Covid-19, che potranno ricevere a casa i medicinali, senza alcun costo aggiuntivo, semplicemente chiamando il numero 02.388.3350. Il servizio è attivo dal lunedì al venerdì, dalle 09:00 alle 19:00. Il servizio si chiama CRI Pronto farmaco, nuovo servizio per la consegna dei farmaci a domicilio attivato da Federfarma Lombardia e dal Comitato Regionale Lombardia di Croce Rossa Italiana.Inoltre, le farmacie lombarde possono stampare i promemoria delle ricette dematerializzate, secondo le seguenti regole. È sufficiente che il cittadino abbia con sé il codice NRE della ricetta – che può ricevere telematicamente o telefonicamente dal medico prescrittore – e il proprio Codice Fiscale o Tessera Sanitaria. Questa possibilità, combinata con la consegna domiciliare, permette alle persone fragili di evitare di uscire di casa”.

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Lombardia, per ritirare i farmaci basta un codice: la ricetta si stampa direttamente in farmacia

Posted by fidest press agency su venerdì, 28 febbraio 2020

In questo periodo di urgenza, la copia cartacea della ricetta dematerializzata – ovviamente e come sempre su prescrizione del medico – si può stampare direttamente in farmacia. Perciò i cittadini lombardi non devono più recarsi nello studio del proprio medico di Medicina Generale per ritirarla in formato cartaceo. Sarà sufficiente il Numero di Ricetta Elettronica (NRE) comunicato dal proprio medico e la Tessera Sanitaria. Le farmacie lombarde si fanno così carico di un passaggio burocratico, per contribuire a ridurre al minimo le occasioni di contatto tra pazienti e per evitare che si creino lunghe code negli ambulatori, purtroppo più affollati del solito in questi giorni, nonostante l’invito della Regione sia quello di non recarsi dal proprio medico di famiglia se non per reale necessità.

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Alzheimer ereditario, i risultati degli ultimi studi sui farmaci

Posted by fidest press agency su giovedì, 27 febbraio 2020

I risultati delle fasi 2 e 3 dello studio DIAN-TU, acronimo per Dominantly Inherited Alzheimer’s Network-Trials Unit dimostra che i nuovi farmaci gantenerumab (Roche) e solanezumab (Lilly) non hanno raggiunto l’endpoint primario nei pazienti con malattia di Alzheimer (AD) autosomica dominante in fase iniziale. «Il morbo di Alzheimer può comparire precocemente, fra i 30 e i 65 anni, in una piccola percentuale di casi stimata in circa il 6% del totale. Geneticamente, la trasmissione è autosomica dominante, causata da mutazioni sui cromosomi 21, 14 e/o 1 che hanno un ruolo nella scomposizione delle proteine amiloidi e nella formazione di placche amiloidi» spiega Randall Bateman della scuola di medicina all’Università di Washington di St Louis, Missouri, coautore dello studio internazionale che ha coinvolto quasi 200 partecipanti e che ha valutato separatamente i due composti sperimentali.«Purtroppo, dalle valutazioni iniziali dei dati raccolti emerge che nessuno dei due rallenta in modo significativo il declino cognitivo o la perdita di memoria» scrivono i ricercatori, che tuttavia continueranno ad analizzare i dati dai risultati cognitivi e clinici di DIAN-TU e sono ancora in attesa dei dosaggi di vari biomarcatori. «Anche se i farmaci che abbiamo valutato non hanno avuto successo, la sperimentazione fornirà conoscenze preziose nella comprensione dell’Alzheimer» commenta Bateman. E Maria Carrillo, direttore scientifico dell’Associazione Alzheimer, uno dei finanziatori della sperimentazione insieme all’Istituto nazionale sull’invecchiamento, commenta: «Di fronte alla scarsa significatività dei primi dati, l’Associazione Alzheimer attende con impazienza un’analisi più completa alle prossime conferenze scientifiche». Rebecca Edelmayer, direttrice dell’impegno scientifico dell’Associazione Alzheimer, concorda con Carrillo che, sebbene i risultati siano per ora deludenti, i dati sono comunque utili in termini di nuove conoscenze. «Nonostante sia difficile ricevere notizie come questa, sono sicura che lo studio fornirà informazioni preziose una volta che saremo davvero in grado di raccogliere tutti i dati» conclude Edelmayer. (fonte: doctor33 e Seminal, Highly Anticipated Alzheimer’sTrial Falters – Medscape – Feb 11, 2020. https://www.medscape.com/viewarticle/925069

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Reazioni cutanee da farmaci

Posted by fidest press agency su lunedì, 10 febbraio 2020

Le parole, come cita un noto film, sono importanti. E un loro uso appropriato e’ ancora piu’ importante in campo sanitario, dove generiche attribuzioni date ad alcune condizioni cliniche possono avere conseguenze negative sullo stato di salute del paziente. Questo accade anche in ambito dermatologico, dove a volte gli stessi specialisti non hanno un’adeguata preparazione per affrontare alcune gravi reazioni cutanee da farmaco, scambiandole per esempio per un semplice rash cutaneo. A rimetterci sono i pazienti, che in questo rischiano di andare incontro ad un peggioramento della loro condizione.
Allora punta anche ad uniformare le terminologie dermatologiche il ‘Corso intensivo sulle reazioni cutanee ai farmaci: diagnosi di sospetto, imputabilita’ e gestione clinica’ promosso dall’Accademia nazionale di Medicina – sezione Dermatologia con il patrocinio dell’Associazione Dermatologi Ospedalieri Italiani. Il corso, rivolto a medici specialisti, si tiene a Vicenza (presso il Viest Hotel, in via Uberto Scarpelli). Responsabile scientifico del corso, insieme al dottor Roberto Leone, il dottor Luigi Naldi, direttore del dipartimento di Dermatologia dell’ospedale San Bortolo di Vicenza e consigliere ADOI.

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Il consumo di farmaci a base di vitamina D in Italia cresce di anno in anno

Posted by fidest press agency su sabato, 8 febbraio 2020

Nel 2017 la spesa pubblica per questi farmaci ha raggiunto i 260 milioni di euro e 12,6 italiani su mille li hanno assunti (il doppio rispetto al 2013) secondo l’AIFA, che proprio lo scorso ottobre, con la nota 96, ha posto nuovi limiti alla prescrivibilità di questi farmaci a carico del SSN. Così, questi medicinali sono rimborsabili solo previo un test a carico del cittadino che accerti la carenza di vitamina D, e solo ad alcune categorie di pazienti (persone con osteoporosi e osteopatie, donne in gravidanza o allattamento, persone che soffrono di carenze iatrogene o hanno malattie che causano il malassorbimento della vitamina). Ma i preparati a base di vitamina D sono presenti sul mercato anche come integratori, quindi acquistabili senza bisogno di ricetta medica: «Si tratta di importanti alleati nella prevenzione, perché le carenze di vitamina D sono molto comuni in tutta l’Italia, non soltanto al Nord. Infatti il 60-80% della popolazione italiana ne è interessato» spiega Maurizio Salamone, direttore scientifico di Metagenics Italia, produttore e distributore di integratori alimentari ad alto impatto che nel 2019 ha visto aumentare le vendite dei propri integratori a base di vitamina D del 40%.La vitamina D infatti dà un contributo fondamentale alla salute di ossa e denti, alle funzioni del sistema immunitario, alla funzione muscolare, al mantenimento dei livelli di calcio nel sangue e al normale assorbimento del calcio e del fosforo. È una sostanza che viene prodotta dal corpo grazie soprattutto all’esposizione alla luce solare, mentre la dieta ci fornisce solo 20% dell’apporto giornaliero.
L’indicazione più importante, sottolineata proprio dall’AIFA nelle avvertenze alla nota 96, recita: “l’approccio più fisiologico della supplementazione con vitamina D è quello giornaliero col quale sono stati realizzati i principali studi che ne documentano l’efficacia”. «Dato che la vitamina D ha la caratteristica di accumularsi nel tessuto adiposo è consigliabile assumere la dose giornaliera raccomandata quotidianamente, piuttosto che un dosaggio più elevato saltuariamente» spiega Salamone. La precisione nella quantità è quindi fondamentale, ed è per questo che Metagenics ha sviluppato una gamma di prodotti calibrate su esigenze diverse: 400 U.I. per i bambini, 1000 U.I. per adolescenti e adulti, 2000 U.I. per gli anziani e le donne in gravidanza, fino alle 4000 U.I. per chi presenta carenze gravi. «La cosa migliore – sottolinea Salamone – è sempre consultare il proprio specialista di fiducia per definire la posologia corretta, in modo da massimizzare i benefici».Inoltre sono da preferire prodotti facili da assumere e gradevoli al gusto: Metagenics pone grande importanza non soltanto alle formulazioni ma anche alla facilità di assunzione. Nel caso specifico della Vitamina D sono disponibili sia le compresse masticabili al gusto lime, dolcificate con stevia, sia le gocce dal gusto neutro a base di olio MCT (medium chain triglycerides) ben digeribile e tollerabile, adatto anche ai neonati. Con una scelta mirata e una spesa molto contenuta, quindi, la prevenzione di una delle più diffuse carenze micronutrizionali è davvero alla portata di tutti, eliminando in questo modo il problema della ridotta mutuabilità della vitamina D generata dalla recente nota 96. http://www.metagenics.it

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Droni che consegnano farmaci e la stampante 3D più grande al mondo

Posted by fidest press agency su giovedì, 5 dicembre 2019

«Tra due anni avremo i droni che portano i farmaci ai nostri assistiti. E stiamo costruendo la più grande stampante 3d al mondo, in competizione con Chicago». A parlare è Fabrizio Sala, vicepresidente di Regione Lombardia, durante l’incontro dal titolo “Il sistema Regione: Lombardia e Lazio a confronto”, che si è tenuto alla fondazione Stelline di Milano nel corso di Italia Direzione Nord. Al centro del dibattito soprattutto l’innovazione praticata nelle due regioni e le politiche attuate in questo ambito. «In questi anni abbiamo cercato di coinvolgere tutti, nella nostra strategia di innovazione, non solo le grandi imprese, come si faceva in passato – ha spiegato Daniele Leodori, vicepresidente di Regione Lazio -. Abbiamo individuato 45 grandi azioni strategiche indirizzate soprattutto verso le aziende tra i 100 e i 200 dipendenti. Azioni che, anche in raccordo con l’università, stanno dando grandi risultati». Daniele Leodori cita un progetto di eccellenza: il distretto tecnologico culturale. «Per Roma la cultura è un settore strategico e potrebbe esserlo sempre di più – ha spiegato il vicepresidente del Lazio -. C’è infatti ancora molto che si può migliorare. Abbiamo immaginato questo distretto per investire nella cultura, creando una rete e coinvolgendo tutte le realtà universitarie regionali. Uno degli obiettivi è proprio quello di mettere in rete tutte le realtà che fanno cultura e che possano innovare».Il vicepresidente Fabrizio Sala ha sottolineato come, in Regione Lombardia, il tessuto delle piccole e medie imprese non è slegato dalle grandi aziende. «Abbiamo approvato un piano triennale da 750 milioni di euro sull’innovazione – ha spiegato Fabrizio Sala – e tra le altre cose voglio segnalare un bando dal nome Call Hub. Per poter accedere a questo bando servono 7 soggetti, tra cui almeno una piccola o media impresa e una università o un centro di ricerca. La Regione investe poi fino a 5 milioni di euro a fondo perso». Questo bando è stato vinto da 33 aziende e tra queste ci sono anche progetti molto interessanti. Altro elemento di innovazione è a presenza della connessione 5G. «Già oggi più di 200 start up sono nate a Milano e nei 60 comuni limitrofi proprio grazie al 5G – spiega Fabrizio Sala -. Tra due anni consegneremo tramite droni i farmaci urgenti agli ospedali. Mentre già oggi abbiamo ambulanze 5G che fanno il triage già direttamente in ambulanza».“Per sostenere l’ingresso delle imprese nell’industria 4.0 – ha spiegato Leodori – e mettere le aziende nelle condizioni di essere competitive con le nuove tecnologie e i nuovi modelli industriali, abbiamo pubblicato lo scorso anno 8 bandi per 100 milioni di euro, di cui 88 milioni già spesi. Abbiamo creato le cosiddette Apea, (Aree produttive ecologicamente avanzate), e abbiamo cercato di mettere in rete e riqualificare le aziende in aree specifiche, portando l’investimento a complessivi 110 milioni di euro nel Lazio”.

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Raccolta di farmaci all’Università Europea di Roma

Posted by fidest press agency su sabato, 23 novembre 2019

Roma Il 28 e 29 novembre 2019 l’Università Europea di Roma, in collaborazione con la Fondazione Banco Farmaceutico ONLUS, organizza due Giornate di raccolta farmaci nell’atrio dell’ateneo, via degli Aldobrandeschi 190, dalle ore 9:30 alle 15:30. Gli studenti dell’Università Europea di Roma affiancheranno gli operatori della Fondazione Banco Farmaceutico ONLUS nella raccolta di farmaci per iniziative di solidarietà. I medicinali saranno destinati al Dispensario Pediatrico Santa Marta e ai volontari di Gioventù Missionaria, per la loro missione in Messico.Nel mondo esistono persone talmente povere da non potersi comprare neppure le medicine per poter sopravvivere.La Fondazione Banco Farmaceutico ONLUS ha l’obiettivo di rispondere al bisogno delle persone indigenti, attraverso la collaborazione con le realtà assistenziali che già operano contro la povertà sanitaria, testimoniando un cammino di educazione alla condivisione e alla gratuità. Le due Giornate di raccolta di farmaci fanno parte delle attività di responsabilità sociale dell’Università Europea di Roma, che ha tra i suoi obiettivi principali la formazione integrale della persona. Una formazione che consenta non solo l’acquisizione di competenze professionali, ma che orienti lo studente ad una crescita personale e sviluppi uno spirito di servizio per gli altri.

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Ipertensione, farmaci a confronto nel trattamento di prima linea

Posted by fidest press agency su mercoledì, 20 novembre 2019

Nel trattamento di prima linea dell’ipertensione, gli inibitori dell’enzima di conversione dell’angiotensina (ACE) non hanno la stessa efficacia e sicurezza dei diuretici tiazidici. Questo è ciò che emerge da uno studio pubblicato su Lancet. «La scoperta della maggior efficacia e sicurezza globale dei diuretici tiazidici e tiazidici-like rispetto agli ACE-inibitori è un nuovo risultato che deve essere preso sul serio» ha dichiarato uno degli autori George Hripcsak, della Columbia University di New York. Le attuali linee guida statunitensi raccomandano per l’ipertensione diversi farmaci di prima linea, tra cui i diuretici tiazidici o tiazidici-like e gli ACE-inibitori, ma anche i bloccanti del recettore dell’angiotensina, i calcio antagonisti diidropiridinici o non diidropiridinici in alcuni casi. Non è chiaro però quale iniziare nei pazienti con ipertensione di nuova diagnosi. Gli autori hanno messo a confronto questi farmaci utilizzando i dati di 4,9 milioni di pazienti che hanno iniziato una terapia anti-ipertensiva tra il 1996 e il 2018 e sono stati seguiti per una media di 2 anni. Tre gli endpoint primari (infarto del miocardio, ricovero ospedaliero per scompenso cardiaco e ictus), 6 quelli secondari di efficacia e 46 quelli di sicurezza. L’efficacia osservata è stata paragonabile tra le classi di farmaci, ma i diuretici tiazidici o tiazidici-like hanno mostrato un favorevole profilo sicurezza e una migliore efficacia primaria rispetto agli ACE-inibitori. Secondo gli autori dello studio, iniziare una terapia antiipertensiva con un tiazide invece che con un ACE-inibitore potrebbe evitare importanti eventi cardiovascolari e merita ulteriori studi. «I diuretici dovrebbero davvero essere il fondamento del trattamento iniziale a meno che il paziente non sia intollerante» ha affermato Suzanne Oparil autrice di un commento insieme a Christopher Ives, entrambi della University of Alabama a Birmingham. Tra i limiti della ricerca ci sono la mancanza di misurazioni della pressione sanguigna e quella di dati sull’aderenza alle terapie e il fatto che lo studio sia stato condotto su pazienti ipertesi con nuova diagnosi che hanno iniziato una monoterapia. «Le attuali linee guida per l’ipertensione raccomandano, sulla base del parere di esperti, di prendere eventualmente in considerazione la terapia combinata se la pressione iniziale supera una soglia specifica» hanno spiegato Ives e Oparil. (fonte: doctor33)

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No alla sostituibilità automatica dei farmaci biologici

Posted by fidest press agency su martedì, 12 novembre 2019

No allo switch se non deciso dal medico e no al multi-switch soprattutto senza corretto monitoraggio. Passare da un farmaco a un altro in breve tempo e anche senza wash up non permette in caso di effetti avversi di stabilire a quale farmaco addebitarli. Netta la posizione della Associazione Psoriasici Italiani Amici della Fondazione Corazza Onlus rispetto all’emendamento legislativo proposto dall’Agenzia Italiana dei Farmaci (AIFA).“Non siamo contrari per principio all’utilizzo dei biosimilari – dichiara Valeria Corazza, Presidente APIAFCO – ma ci opponiamo in maniera decisa a questa proposta che antepone le esigenze economiche a quelle del paziente. Pur non contestando a priori il ruolo dei farmaci biosimilari, siamo fermamente convinti che il loro uso, anche in alternativa ai farmaci biologici, debba essere una scelta riservata esclusivamente al medico curante che, come nessun altro, conosce le esigenze del paziente e le criticità legate alla sua malattia. L’obiettivo principale è il non negare al paziente il diritto all’appropriatezza della cura, che è strettamente legata alle condizioni del singolo, alla personalizzazione della terapia e all’efficacia del farmaco. Non dimentichiamo, inoltre, che ci sono tasselli che non si possono ignorare: la nostra Costituzione, infatti, sostiene la tutela della salute del cittadino come individuo e la Legge 232/2016 garantisce il diritto alla autonomia prescrittiva per il medico.Come APIAFCO chiedo fortemente che questa proposta venga ritirata perché non solo metterebbe a rischio le cure di migliaia di pazienti ma comporterebbe anche il forte rischio di comorbidità”.

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Ipertensione, farmaci di prima linea a confronto per iniziare il trattamento

Posted by fidest press agency su mercoledì, 6 novembre 2019

Per chi soffre di ipertensione gli inibitori dell’enzima di conversione dell’angiotensina (ACE) potrebbero non essere la scelta migliore per iniziare il trattamento. Questo è quanto emerge da uno studio appena pubblicato su The Lancet e coordinato da George Hripcsak, del Columbia University Vagelos College of Physicians and Surgeons, che assieme ai colleghi ha esaminato i dati di 4,9 milioni di pazienti provenienti da nove database istituzionali in quattro paesi. «Abbiamo voluto confrontare la sicurezza e l’efficacia delle cinque classi di farmaci di prima linea nel trattamento dell’ipertensione, inclusi i popolari ACE-inibitori» scrivono in ricercatori, che hanno non solo analizzato il modo in cui ciascun farmaco previene le tre principali complicanze dell’ipertensione, ossia l’infarto, lo scompenso di cuore e l’ictus, ma hanno anche verificato fino a che punto ciascun farmaco causa effetti collaterali, elencati in una lista di 46 segni e sintomi. «Questo è uno studio multinazionale che potrebbe fornire elementi utili a indirizzare le scelte sul trattamento dell’ipertensione» afferma l’autore, precisando che a distinguerlo dai precedenti non è solo la dimensione, ma i metodi avanzati che ottimizzano l’affidabilità dei risultati. Una scoperta chiave è stata che i diuretici tiazidici sono più efficaci nel prevenire infarto, scompenso e ictus rispetto agli ACE-inibitori, pur essendo più sicuri. «Prese singolarmente le differenze nella sicurezza e nell’efficacia dei diversi trattamenti potrebbero sembrare piccole, ma su vasta scala diventano significative» sottolineano i ricercatori, precisando che se i 2,4 milioni partecipanti allo studio che hanno utilizzato gli ACE-inibitori avessero invece usato i tiazidici, si sarebbero potuti potenzialmente evitare oltre 3.100 eventi cardiovascolari maggiori. «Dato che questo tipo di diuretici sono da tempo presenti sul mercato a fronte di costi contenuti, i nostri risultati dovrebbero fornire una valida alternativa all’attuale consuetudine di iniziare con ACE-inibitori in trattamento dell’ipertensione» conclude Hripcsak. (fonte: Dctor33)

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Reumatologia: No alla sostituibilità automatica dei farmaci

Posted by fidest press agency su domenica, 27 ottobre 2019

Roma. “Siamo seriamente preoccupati per l’emendamento legislativo proposto dall’Agenzia Italiana dei Farmaci (AIFA). Se fosse accolto infatti porterebbe alla sostituibilità automatica dei farmaci biosimilari con i loro biologici/biotecnologici di riferimento. Il provvedimento si spinge addirittura a chiedere l’eliminazione di quella parte di norma che assicura, oggi, l’autonomia decisionale del medico idonea a garantire la continuità terapeutica dei pazienti. Tutto ciò può avere gravi conseguenze sulla salute di centinaia di migliaia di pazienti”. E’ quanto dichiara Silvia Tonolo, Presidente dell’ANMAR (Associazione Nazionale Malati Reumatici). “Lo scopo finale è unicamente quello di impedire al medico di prescrivere il farmaco che ritiene più opportuno in modo così da ottenere sostanziali risparmi e quindi una razionalizzazione della spesa farmaceutica – aggiunge la presidente di ANMAR -. Verrebbe quindi meno la necessità di approvvigionamento dei farmaci idonei a garantire la continuità a pazienti le cui caratteristiche personali richiedano, invece, particolari cautele. È una proposta che sacrifica la centralità del paziente e che inoltre va controcorrente rispetto a quanto affermato a più riprese dall’Agenzia Europea dei Medicinali e dalla stessa AIFA in tema di prescrizioni a base di farmaci biologici. La proposta del nostro Ente Regolatorio dimentica che i risparmi si ottengono non attraverso superficiali politiche di taglio della spesa farmaceutica ma con un accurato monitoraggio dell’aderenza alla terapia. Questa ultima si consegue mediante l’uso di metodiche che sviluppino il contenimento dei rischi da ricaduta di malattia”. “Come ANMAR – aggiunge Tonolo – auspichiamo, dunque, che la proposta venga immediatamente ritirata dall’AIFA. Chiediamo lo stesso anche al Ministro della Salute Speranza di cui abbiamo apprezzato le proprie asserzioni sulla centralità del paziente e sul fatto che la sanità non debba essere considerata un mero costo ma un investimento per il benessere sociale”.

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Tumore: cresce la spesa per i farmaci

Posted by fidest press agency su mercoledì, 2 ottobre 2019

Barcellona. La spesa per i farmaci anticancro in Italia è aumentata di oltre 650 milioni di euro in un anno: era pari a 5 miliardi nel 2017, ha raggiunto i 5 miliardi e 659 milioni nel 2018. A fronte di un costante incremento delle uscite per la cura dei tumori, nel nostro Paese tutti i pazienti riescono ad accedere alle terapie migliori. In cinque anni (2013 – 2017) nel mondo sono stati commercializzati 54 nuovi trattamenti anticancro e l’Italia ha garantito (entro il 2018) la disponibilità a 35 di queste molecole innovative, collocandosi al quinto posto a livello internazionale dopo Stati Uniti (52), Germania (43), Regno Unito (41), Francia (37), e davanti a Canada (33), Spagna (30) e Giappone (29). Sulla sfida della sostenibilità dei sistemi sanitari si confrontano più di 24mila esperti al congresso della Società Europea di Oncologia Medica (ESMO, European Society for Medical Oncology), che si apre oggi a Barcellona. E la prevenzione, prima arma per combattere i tumori, diventa personalizzata.
“Circa il 40% delle neoplasie può essere evitato seguendo uno stile di vita sano (no al fumo, attività fisica costante e dieta corretta) – afferma Stefania Gori, Presidente nazionale AIOM (Associazione Italiana di Oncologia Medica) e Direttore dipartimento oncologico, IRCCS Ospedale Sacro Cuore Don Calabria-Negrar -. In Italia il 34,5% dei cittadini è sedentario, il 31,6% è in sovrappeso, il 10,9% obeso e il 25,7% fuma. Per invertire la tendenza, serve maggiore consapevolezza anche da parte degli operatori sanitari: solo 1 fumatore su 2 ha ricevuto il consiglio di smettere di fumare, suggerimenti sull’attività fisica sono stati forniti solo al 30% dei cittadini e meno della metà delle persone in eccesso ponderale ha ottenuto dal proprio medico indicazioni per perdere peso. Sugli stili di vita è invece possibile definire programmi di prevenzione ‘personalizzata’, in relazione all’età e alle abitudini dei singoli. Inoltre, in alcuni tumori, oggi si stanno delineando percorsi di prevenzione ‘su misura’”. Nel 2019, in Italia, sono stimati 371mila nuovi casi di cancro. “Il 5-7% dei tumori della mammella e il 10-20% delle neoplasie dell’ovaio sono dovuti a una predisposizione ereditaria, riconducibile in particolare alle mutazioni dei geni BRCA1 e BRCA2 – continua la presidente Gori -. Questo significa che, nel nostro Paese, ogni anno circa 3.000 casi di carcinoma della mammella e circa 1.000 all’ovaio potrebbero essere evitati o individuati in fase molto precoce proprio adottando strategie mirate ed efficaci. È quindi fondamentale che il test BRCA venga eseguito nei familiari sani delle pazienti in cui è stata individuata una variante dei geni BRCA1/2 e che, in caso di positività, venga loro offerto gratuitamente il programma di prevenzione, eventualmente con l’introduzione di un codice di esenzione per malattie genetiche ereditarie. L’identificazione di una frazione di pazienti con carcinoma prostatico o pancreatico metastatico portatori di mutazione BRCA sta inoltre aprendo nuovi orizzonti anche per quanto riguarda la valutazione dei loro familiari sani: nel caso risultino portatori sani di mutazione BRCA, dovranno essere avviati a percorsi di prevenzione. È, quindi, un nuovo mondo in espansione per una prevenzione dei tumori”.
Anche per i forti fumatori si stanno delineando percorsi “su misura” per la prevenzione del cancro del polmone.
In Italia la sopravvivenza a 5 anni dalla diagnosi raggiunge il 63% nelle donne e il 54% negli uomini. Circa 3 milioni e mezzo di persone vivono dopo la scoperta della malattia, cifra in costante crescita. “La malattia sta diventando sempre più cronica grazie a armi efficaci come l’immuno-oncologia e le terapie a bersaglio molecolare che si aggiungono a chirurgia, chemioterapia, ormonoterapia e radioterapia – sottolinea Giordano Beretta -. Evidenti i risultati in alcune delle neoplasie più frequenti: la sopravvivenza a 5 anni dalla diagnosi raggiunge il 92% nel tumore della prostata, l’87% nella mammella, il 79% nella vescica e il 65% nel colon-retto”.
“Sul fronte dell’organizzazione – conclude la Presidente Gori -, la svolta è rappresentata dalla reale istituzione delle reti oncologiche regionali, attive solo in Piemonte e Valle D’Aosta, Veneto, Toscana, Umbria, Liguria, Provincia autonoma di Trento, Puglia e Campania oltre che in Lombardia ed Emilia-Romagna, pur se con configurazioni differenti. La concreta realizzazione di questi network consentirà di migliorare i livelli di appropriatezza, di estendere a tutti i cittadini i programmi di prevenzione e di risparmiare risorse da utilizzare per velocizzare l’accesso ai farmaci innovativi”.

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Test sui farmaci: «Attenti ai giudizi dettati da ignoranza o malafede»

Posted by fidest press agency su mercoledì, 2 ottobre 2019

«Il comparto italiano delle aziende produttrici di farmaci equivalenti guarda con grande attenzione e rispetto all’attività di controllo sui medicinali svolta dalle Agenzie Regolatorie Internazionali per garantire la massima sicurezza dei medicinali utilizzati dai cittadini. La richiesta dell’Agenzia Europea Ema di sottoporre a test precauzionali tutti i farmaci in commercio in Europa risponde esattamente a questa esigenza e dimostra che il sistema dei controlli è efficace».Enrique Hausermann, presidente Assogenerici, commenta così il dibattito scatenato in questi giorni dalla richiesta rivolta dall’Ema indistintamente a tutte le aziende produttrici di medicinali per uso umano commercializzati in Europa.
Come ben spiegato in questi giorni dall’Ema, dall’AIFA e da qualificati e indiscussi esponenti del mondo scientifico le nitrosamine sono sostanze naturalmente presenti in natura – anche nell’acqua e negli alimenti come carne e vegetali – e sono ritenute potenzialmente cancerogene se assunte in quantità elevatissime per un lungo periodo di tempo, cosa che non accade con l’assunzione delle terapie farmacologiche, anche per il trattamento continuativo nei pazienti cronici – ricorda Hausermann. – Su questa certezza – condivisa a livello internazionale – si è basata ad esempio la decisione dell’ente regolatorio statunitense, la FDA, di non invitare i pazienti a sospendere l’uso dei farmaci contenenti ranitidina.
«La scelta precauzionale dell’EMA di sospendere l’utilizzo di questo specifico principio attivo e di chiedere alle aziende di testare tutti i medicinali in commercio – prosegue il presidente Assogenerici – risponde al principio di massima precauzione e testimonia la qualità e il rigore del meccanismo dei controlli applicati a tutto il settore farmaceutico e condivisi a livello comunitario. Farmacovigilanza e attività di ispezione, verifica e analisi nel comparto farmaceutico sono in continua evoluzione: vengono ispezionati i siti produttivi, vengono seguiti test prima, durante e dopo la produzione. È proprio grazie al miglioramento continuo degli standard dei controlli che è stato possibile accendere i riflettori sul problema dei residui di nitrosamine, individuati durante una verifica di routine in stabilimenti in precedenza regolarmente autorizzati alla produzione dei principi attivi coinvolti».«Riteniamo che l’Agenzia europea dei medicinali (Ema) sia alleata delle aziende farmaceutiche nel garantire i massimi standard di qualità e sicurezza della produzione e metteremo in campo ogni sforzo attenendoci alle disposizioni dettate dall’Agenzia regolatoria», argomenta ancora Hauserman, che avverte: «Per questo ci auguriamo che l’argomento non venga sfruttato ad arte per gettare ombre sul settore o per scatenare falsi allarmi. Non possiamo accettare i commenti di chi allude ad un mercato italiano su cui si aggirano prodotti non sottoposti ad adeguati controlli o dotati di standard di qualità inferiori a quelli previsti dalla legge, tanto più che questi stessi farmaci subiscono tutti i controlli di legge per ottenere l’autorizzazione all’immissione in commercio».«Allusioni o velate insinuazioni sulla correttezza delle procedure utilizzate dai produttori – prosegue – gettano un’ombra offensiva anche sull’attività svolta dalle Agenzie regolatorie, a partire dall’Agenzia italiana del farmaco AIFA, che è invece perfettamente allineata all’EMA nell’attività di vigilanza controllo su efficacia, qualità e sicurezza dei prodotti in commercio che – vale la pena di ricordarlo – sono gli stessi in tutta Europa»
«Alla luce di quanto detto – conclude – le aziende degli equivalenti voglioni ribadire che le fake news circolate anche in questi giorni fanno più danni alla salute di qualsiasi potenziale impurezza, specie se portano alla sospensione delle terapie e invitano tutti i cittadini a documentarsi esclusivamente sui siti istituzionali competenti»

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Farmaci oppioidi e allattamento

Posted by fidest press agency su giovedì, 29 agosto 2019

La revisione della letteratura medica in materia di assunzione codeina e allattamento ha evidenziato un numero elevato di casi di eccessiva sonnolenza nei neonati, oltre a gravi complicazioni respiratorie, una delle quali con esito mortale. La revisione del materiale sull’utilizzo di tramadolo in allattamento non ha evidenziato eventi avversi, ma la presenza del metabolita M1 riscontrata nel latte materno suscita preoccupazioni per potenziali rischi mortali dovuti alla possibile presenza nell’organismo di un “metabolizzatore ultra-rapido” e alle eventuali insufficienze respiratorie.
La codeina e tramadolo sono due analgesici oppioidi. La prima è utilizzata nel trattamento del dolore da leggero a grave, solitamente in combinazione con altri medicinali come acetaminofene in forma di farmaco prescritto o Otc; il secondo è utilizzato nel trattamento del dolore nei casi di dolore serio, non alleviabile in altro modo. Quando la codeina raggiunge il fegato, viene trasformata in morfina, la forma attiva con effetto analgesico e responsabile dei possibili effetti colaterali. Il tramadolo invece viene convertito in O-desmetil tramadolo (detto M1), principio attivo estremamente più efficace.
Entrambi gli oppioidi vengono metabolizzati e trasformati nella forma attiva dal fegato tramite l’enzima Citocromo P450 2D6 (CYP2D6). Tuttavia, la possibile presenza di una variazione di questo enzima nell’organismo espone gli utilizzatori a ulteriori pericoli. La presenza di un CYP2D6 “ultra-rapido” potrebbe generare una trasformazione delle due sostanze in forma attiva non solo più veloce, ma anche più copioso, portando a un aumento delle probabilità di incorrere in eventi avversi. Il numero di individui con “metabolizzatori ultra-rapidi” varia a seconda della popolazione: nei caucasici si riscontra in 1/10 casi su 100; nella popolazione afroamericana l’incidenza e di 3/4 su 100; nelle popolazioni dell’est asiatico si attesta a 1/2 su 100; nelle popolazioni dell’Oceania, dell’Africa settentrionale, del Medio Oriente e del Porto Rico supera i 10 casi su 100.
I sintomi riscontrati nei bambini sono aumento della sonnolenza (i neonati allattati normalmente devono essere nutriti ogni 2/3 ore e solitamente dormono non più a lungo di circa 4 ore), difficoltà nell’allattare, complicazioni respiratorie nella madre e nel bambino, spossatezza.
La Fda sottolinea come l’utilizzo degli oppioidi sia sconsigliato durante l’allattamento, e invita le madri a porre estrema attenzione all’insorgere di segni e sintomi nei neonati. Dato che è difficile che le madri sappiano se sono “metabolizzatrici ultra-rapide”, l’assunzione è sconsigliata a prescindere, per non esporre i bambini a potenziali rischi mortali. (fonte Farmacista33)

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