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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 338

Posts Tagged ‘farmacia’

“Vediamoci Chiaro!” per scoprire il disturbo in farmacia

Posted by fidest press agency su mercoledì, 20 ottobre 2021

Prende il via “Vediamoci chiaro!”, l’iniziativa promossa dall’Associazione Lombarda tra titolari di Farmacia e Fondazione Muralti, con il supporto incondizionato di Polifarma, per sensibilizzare i cittadini lombardi sulla malattia dell’occhio secco, patologia oculare che colpisce 1 persona su 5 dopo i 40 anni e fino al 33% degli over-65, ma che spesso viene ignorata e sottovalutata, mettendo a rischio la salute degli occhi. Fino al 1° dicembre, sarà possibile recarsi nelle farmacie aderenti al progetto delle province di Milano, Lodi e Monza-Brianza per verificare, attraverso la compilazione di un questionario e il colloquio con il farmacista, se sussistono fattori di rischio e sintomi riconducibili al disturbo che richiedono un consulto dallo specialista. “L’occhio secco è causato dall’impoverimento del film lacrimale che lubrifica la superficie oculare, e si manifesta con sintomi quali bruciore, prurito, sensazione di un corpo estraneo nell’occhio, che possono compromettere lo svolgimento di attività quotidiane come leggere, guidare, lavorare” – spiega Maurizio Rolando, Responsabile Unità per la Superficie Oculare dell’ISPRE Oftalmica di Genova. È una malattia cronica tipica dell’anziano, ma oggi sempre più diffusa fra giovani e adulti, anche a causa dell’esposizione prolungata agli schermi di computer e smartphone che riduce il numero di ammiccamenti ed aumenta il numero degli ammiccamenti incompleti, cioè di quei movimenti di apertura e chiusura delle palpebre che consentono la distribuzione ed il ricambio del film lacrimale. Inquinamento, scorretti stili di vita e l’utilizzo di alcuni farmaci sono tra gli altri fattori che possono favorire l’insorgenza dell’occhio secco”.

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Dl Green pass alla Camera: da tamponi calmierati a vaccino antinfluenzale in farmacia

Posted by fidest press agency su giovedì, 9 settembre 2021

Accanto alla durata del green pass estesa a 12 mesi, e alla conferma dei tamponi a prezzo calmierato fino alla fine di novembre, nel Decreto-legge Covid n. 105, in fase di conversione alla Camera approdano delle novità per le farmacie. Tra queste, ci sarebbe la possibilità di farle concorrere alla vaccinazione antinfluenzale per questa stagione. Testo all’esame della Camera: È entrato nel vivo il dibattito per trasformare in legge il DL del 23 luglio scorso (AC 3223) che proroga l’emergenza al 31 dicembre e aggiorna i parametri per il cambio di colore delle regioni in caso di aggravamento della situazione Covid, puntando non solo sui contagi complessivi ma anche sull’incidenza di ricoveri ed ingressi in terapia intensiva. Il testo, nella sua parte più dibattuta, introduce l’obbligo di green pass per l’accesso a ristoranti al chiuso, cinema e teatri, palestre e piscine, fiere e congressi, parchi e centri culturali, e ora anche per gli accompagnatori di pazienti in sale d’attesa di centri diagnostici, poliambulatori specialistici oltre che strutture di ospitalità e di lungodegenza o per anziani non autosufficienti, Rsa, hospice. Per gli esercenti che non controllino il pass agli ospiti, impone la sanzione accessoria della chiusura dell’esercizio o dell’attività da uno a dieci giorni, e sancisce sanzioni penali per chi falsifica il pass. Ecco le novità al vaglio: Durata green pass – Nel testo licenziato dalla Commissione Affari Sociali spiccano l’innalzamento da 9 a 12 mesi della validità della vaccinazione contro il Covid-19 (e dell’annesso “green pass”); tra le proposte di emendamento, per chi in passato ha preso il Covid e ora si vaccina, il pass arriverà a decorrere dal 15° giorno dall’avvenuta vaccinazione. Altra novità introdotta in commissione: ai fini della diagnosi del virus, sarà valido pure il test molecolare eseguito su un campione salivare, nel rispetto dei criteri che verranno stabiliti con circolare del Ministero della salute. Tamponi a prezzi calmierati – È confermata all’articolo 5 la norma diretta ad assicurare, non più fino al 30 settembre ma fino al 30 novembre 2021, la somministrazione, presso le farmacie e altre strutture sanitarie, di test antigenici rapidi a prezzi contenuti. Con l’accordo governo-regioni, è stato valutato 15 euro l’impegno della farmacia per ogni tampone e si è concordato un prezzo del test antigenico rapido di 8 euro per i minori di età compresa tra i 12 e i 18 anni con 7 euro di quota di contribuzione pubblica. Per consentire di venire incontro a chi chiede il tampone per il pass, si autorizza nel 2021, la spesa di 45 milioni di euro a favore del Commissario straordinario che trasferisce alle regioni le risorse di loro competenza. Vaccini antinfluenzali in farmacia – Un emendamento che in queste ore la camera voterà in plenaria e porta tra le firme quella del presidente Fofi Andrea Mandelli riguarda il comma 4 dell’articolo 5, un passo avanti verso le vaccinazioni in farmacia “al fine di rafforzare la prossimità e la tempestività dei servizi di vaccinazione antinfluenzale per la stagione 2021/2022 e di assicurarne il coordinamento con la campagna vaccinale contro il Sars-CoV-2”. Si prevede che il Ministero della salute sentiti il Commissario Covid e la Fofi, previa intesa in Conferenza Stato-Regioni, definisca un Protocollo con i sindacati rappresentativi delle farmacie per definire procedure e condizioni per far concorrere le farmacie alla somministrazione a soggetti maggiorenni di vaccini antinfluenzali per la stagione 2021-22 a carico del servizio sanitario. Per vaccinare, il farmacista dovrà aver superato lo specifico corso dell’Istituto superiore di sanità (Iss). Ricordiamo per inciso che, ove convertito alla Camera, il DL dovrà passare per l’ok del Senato, ma anche che la vaccinazione in farmacia è regola per quasi tutti i paesi industrializzati dell’Unione europea come anglo-americani. Lavoro agile per i fragili – Il decreto proroga il lavoro agile per i soggetti con certificato attestante condizioni di rischio in caso di contagio Covid-19, consentendo loro sia la destinazione a diversa mansione nella medesima categoria o area di inquadramento definita dai contratti collettivi vigenti, sia lo svolgimento di specifiche attività di formazione professionale, anche da remoto. non è però prorogata, per gli stessi lavoratori fragili, la norma transitoria in vigore da marzo 2020 che, ai fini del trattamento giuridico ed economico, equiparava il periodo di assenza dal servizio del lavoratore fragile al ricovero ospedaliero. By Mauro Miserendino fonte: Farmacista33

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Green Pass, picco di richieste in farmacia

Posted by fidest press agency su giovedì, 29 luglio 2021

A oggi i green pass scaricati dai cittadini sono oltre 33 milioni e sono molti i cittadini che si recano nel canale delle farmacie per ottenerlo. A dirlo è il commissario straordinario Francesco Paolo Figliuolo che riferisce anche di essere al lavoro per rendere operativa la possibilità di accedere a tamponi a prezzi calmierati. Intanto, sul fronte delle farmacie vengono riferiti alcuni disagi per un eccessivo flusso relativo al green pass, mentre alcuni cittadini segnalano di non aver ricevuto tutti i dati necessari dalla piattaforma nazionale.«In queste ore» fa il punto Marco Cossolo, presidente di Federfarma, in una nota, «molte persone, soprattutto anziane, spesso sole, che non hanno il computer o hanno poca dimestichezza con i mezzi informatici, si stanno rivolgendo alle farmacie, in quanto presidio capillare sul territorio, per stampare il green pass. Le farmacie sono state sempre aperte per informare e orientare i cittadini, hanno ampliato la gamma dei servizi offerti, confermando il proprio ruolo di presidio sanitario di prossimità, parte integrante della rete di assistenza territoriale nazionale. Continueremo a collaborare con le Istituzioni per avvicinare sempre più il Servizio sanitario nazionale ai cittadini». D’altra parte, aggiunge Roberto Tobia, segretario nazionale di Federfarma, «il flusso di persone che ci apprestiamo a gestire supererà la soglia media dei 4 milioni di cittadini che quotidianamente frequentano le nostre farmacie» e per questo «ci stiamo rapidamente adoperando per venire incontro alle esigenze dei cittadini anche per quanto riguarda questo aspetto complementare di un servizio fondamentale per contrastare la diffusione del coronavirus. Si tratta di un’operazione che va ad aggiungersi alle attività, già numerose, svolte quotidianamente dalla farmacia in quanto servizio sanitario di prossimità territoriale. Per questo chiediamo di avere pazienza qualora dovesse verificarsi qualche rallentamento. Sono convinto che grazie alla collaborazione tra farmacista e cittadino riusciremo a gestire al meglio anche questa fase emergenziale».Intanto, dal territorio non sono poche le criticità riferite dai farmacisti: dopo il Veneto anche in altre regioni vengono segnalati disagi, legati al flusso di richieste di molto superiore alla norma. Un aumento di accessi dovuto, da un lato, alla partenza per le vacanze di molti italiani e, dall’altro, al cosiddetto effetto annuncio sul pass. Ma complicazioni vengono riferite anche in relazione al fatto che non sono poche le persone, si legge in una nota di Federconsumatori, «che hanno effettuato la prima dose o entrambe le dosi di vaccino e che non hanno ricevuto né l’email né l’sms per scaricare la propria certificazione» e che di conseguenza si rivolgono alle farmacie in cerca di un supporto. «Un conto è stampare 10 Green pass al giorno e un conto è 100-120» è il commento di Andrea Cicconetti, presidente di Federfarma Roma, secondo quanto riportano le agenzie. Il problema è «il tempo che viene sottratto a persone che sono in fila per prendere medicine». Anche perché a volte «c’è anche chi arriva con la tessera sanitaria di tutta la famiglia chiedendo più copie». Da qui il richiamo di Federfarma e Fofi ai cittadini per facilitare il processo: chiediamo «ai cittadini» si legge in una nota Fofi «di aiutarci e, nel caso del Green Pass, di recarsi in farmacia con tutti i documenti e i dati necessari, a cominciare dalla tessera sanitaria». (fonte: Doctor33)

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Vaccinazioni in farmacia

Posted by fidest press agency su mercoledì, 9 giugno 2021

Dal percorso vaccinale, all’adeguamento degli ambienti, all’operatività per una corretta esecuzione della somministrazione, sono diversi gli aspetti a cui è necessario prestare attenzione nel momento in cui ci si accinge ad effettuare le vaccinazioni in farmacia da parte dei farmacisti vaccinatori. A fare il punto, in una disamina che passa in rassegna tutti gli aspetti, dalla profilassi vaccinale ai profili di responsabilità, il documento, dal titolo “Covid-19. La vaccinazione in farmacia: vademecum per i farmacisti”, aggiornato al 24 maggio e diffuso di recente da Fofi. Il Vademecum, si legge nella presentazione, è “un lavoro scientifico, con finalità formativa, realizzato da Fofi e Istituto superiore di sanitaÌ (Iss), in collaborazione con la Fondazione Francesco CannavoÌ e con il supporto di Edra, grazie al lavoro del Team coordinato dal vicepresidente della Fofi, Luigi D’Ambrosio Lettieri, anche sulla base della documentazione ufficiale diffusa dal Ministero della Salute, dall’Iss, dall’Aifa, dall’Inail, dall’Agenas, da Federfarma, Assofarm, Sifap, Sifo”.In particolare, in base a quanto previsto dall’Accordo quadro “le attività di prenotazione e di esecuzione dei vaccini verranno eseguite da parte delle farmacie secondo i programmi di individuazione della popolazione target definiti dalle autorità sanitarie e seguendo i criteri di priorità. È esclusa in ogni caso la possibilità di somministrazione in farmacia nei confronti dei soggetti ad estrema vulnerabilità o con anamnesi positiva per pregressa reazione allergica grave/anafilattica. La somministrazione dovrà avvenire esclusivamente previa acquisizione del consenso informato e della relativa scheda anamnestica per la valutazione dell’idoneità/inidoneità del soggetto”.Per quanto riguarda gli ambienti, “questi possono essere interni o esterni alla farmacia. In ogni caso devono essere idonei. EÌ necessario garantire la presenza nell’area di indicazioni per l’igiene delle mani e per il distanziamento; avere una soluzione idroalcolica igienizzante; effettuare ricambi d’aria; per gli impianti di condizionamento, se possibile, escludere totalmente la funzione del ricircolo; garantire che l’ambiente dove avviene la somministrazione abbia poche superfici ad alta frequenza e la possibilità di una più rapida disinfezione possibile”.Importante anche la disamina relativa ai vaccini e alle modalità di gestione e conservazione in farmacia. “Il vaccino Janssen di Johnson&Johnson viene somministrato, in unica dose, a partire dai 18 anni di età. Con Circolare 21 aprile 2021 il Ministero raccomanda un uso preferenziale del vaccino nelle persone di età superiore ai 60 anni. La fiala chiusa può essere conservata a 2-8 gradi per 3 mesi dallo scongelamento. Il vaccino Vaxzevria (ex Covid-19 Vaccine AstraZeneca) viene somministrato alle persone a partire dai 18 anni di età, ad eccezione dei soggetti estremamente vulnerabili. Con Circolare 7 aprile 2021 il Ministero raccomanda un uso preferenziale del vaccino nelle persone di età superiore ai 60 anni. Può essere conservato a 2-8 gradi 6 mesi”. Non necessità in nessuna fase di temperature più basse. “Il vaccino Comirnaty viene somministrato agli adulti e agli adolescenti di età pari o superiore a anni. La fiala chiusa può essere conservata 30 giorni dallo scongelamento (non diluito)”. Il vaccino Moderna viene somministrato agli adulti e agli adolescenti di età pari o superiore a 18 anni. La fiala chiusa può conservarsi per 30 giorni dallo scongelamento”. In merito, poi, allo scudo penale, secondo la “Legge n. 24 del 08 marzo 2017, il farmacista, in quanto operatore sanitario, eÌ punibile qualora effettui un’attività in maniera negligente, imprudente o con imperizia. La punibilità eÌ comunque esclusa se sono state rispettate le raccomandazioni previste dalle linee guida o, in mancanza di questa, le buone pratiche clinico-assistenziali. Deve essere sempre stata rispettata la normativa in vigore al momento del fatto. Con il Decreto-Legge n. 44 del 1 aprile 2021, recentemente approvato e in fase di conversione in legge, ad ulteriore tutela del professionista si prevede l’esclusione della punibilità in caso di effetti collaterali occorsi al vaccinato se il farmacista ha operato nel rispetto delle indicazioni fornite dall’azienda ed approvate da Ema e Aifa, nonché delle circolari ministeriali in materia”. Un capitolo è poi dedicato anche ai farmacisti volontari che “possono partecipare ai corsi di formazione dell’Istituto superiore di sanitaÌ”. Il loro coinvolgimento nella campagna può avvenire se “ufficialmente impegnati in attività di volontariato presso strutture formalmente autorizzate alla somministrazione di vaccini”. Per quanto riguarda “l’Associazione nazionale coordinamento farmacisti volontari per la Protezione Civile, ad oggi le sue sezioni territoriali non sono presenti in tutte le province o cittaÌ. Pertanto, qualora sia necessario creare una nuova sezione nella propria realtà territoriale, è possibile contattare direttamente l’Ordine territoriale che si coordinerà con l’Associazione nazionale per la procedura”. (abstract) By Francesca Giani fonte Farmacista33

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La telemedicina in farmacia può salvare la vita

Posted by fidest press agency su mercoledì, 26 Maggio 2021

Il recente episodio avvenuto a Lanzada (SO), dove un elettrocardiogramma eseguito in farmacia ha salvato la vita di un paziente, consentendo l’immediato ricorso al cardiologo, è un perfetto esempio del ruolo fondamentale che il farmacista di comunità può avere nell’assistenza territoriale, in particolare nelle aree lontane dalle grandi città. Il Comitato Centrale della Federazione degli Ordini dei Farmacisti Italiani si complimenta dunque con il collega Alberto Orseniga per aver dotato il suo presidio dei servizi di telemedicina. Queste prestazioni, che non si limitano agli esami elettrocardiografici, sono una delle nuove funzioni previste dal modello della “farmacia dei servizi”, promosso dalla FOFI, la cui sperimentazione avrebbe dovuto cominciare all’inizio del 2020 ma che l’inizio della pandemia ha forzatamente ritardato. E’ evidente che questi servizi permettono non soltanto un più semplice monitoraggio dei pazienti cronici ma – come in questo caso – possono rivelarsi fondamentali anche per prevenire emergenze, così come per raggiungere i pazienti costretti al domicilio. Come la Federazione ha sempre sostenuto, se la “farmacia dei servizi” fosse stata già operativa lo scorso anno, la risposta ai bisogni dei pazienti sul territorio sarebbe stata diversa. Oggi il Paese sta affrontando la sfida dell’immunizzazione contro la COVID-19, alla quale stanno contribuendo anche i farmacisti, ma è una priorità anche avviare una riforma dell’assistenza sul territorio nella quale i farmacisti e le farmacie di comunità possano operare a tutto campo in collaborazione con gli altri professionisti.

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Testing: tra salivari, tamponi rapidi e vaccini

Posted by fidest press agency su giovedì, 20 Maggio 2021

Mentre la campagna vaccinale prosegue, pur con differenze regionali, torna a tenere banco la discussione sulle riaperture delle attività, con l’obiettivo di anticipare qualche data rispetto al calendario già fissato. Ancora più centrali, in questa fase, sono il Green Pass, in attesa di quello europeo, e le attività di testing. E sullo scenario si riaffacciano anche i test salivari, su cui dal Ministero della Salute vengono date nuove indicazioni. Vale la pena ripercorrere le novità e fare un punto sulle attività di testing operative nelle farmacie.«Il test molecolare su campione nasofaringeo e orofaringeo continua a rappresentare il gold standard internazionale per la diagnosi di COVID-19 in termini di sensibilità e specificità» scrive il Ministero nella circolare. «In caso di mancata e pronta disponibilità di test molecolari, o in condizioni d’urgenza determinate dalla necessitaÌ di prendere decisioni di sanitaÌ pubblica in tempi rapidi, si può ricorrere ai test antigenici sempre su campione nasofaringeo e orofaringeo, quali i test antigenici da eseguire in laboratorio, oppure ai test antigenici rapidi, che rispondano alle caratteristiche di sensibilità e specificità minime (sensibilità maggiore o uguale al 80% e specificità maggiore o uguale al 97%, con un requisito di sensibilità più stringente (maggiore o uguale al 90%) in contesti a bassa incidenza). Ma alla luce del fatto che «la presenza di SARS-CoV-2 eÌ stata dimostrata anche nei campioni salivari in individui asintomatici o pre-sintomatici», il campione «di saliva può essere considerato un’opzione per il rilevamento dell’infezione». Questo, tuttavia, è vero «qualora non sia possibile ottenere tamponi oro/nasofaringei». Ma quali sono le indicazioni di utilizzo? «La saliva può essere utilizzata come alternativa ai tamponi oro/nasofaringei per l’identificazione di infezione da SARS-CoV-2 preferibilmente entro i primi cinque giorni dall’inizio dei sintomi». Può essere utilizzata «in individui asintomatici sottoposti a screening ripetuti per motivi professionali o di altro tipo, così da aumentare l’accettabilità di test ripetuti», come per esempio «se vengono sottoposti a screening individui molto anziani o disabili», o «in caso di carenza di tamponi». Inoltre, «data la semplificazione della tecnica di prelievo i test salivari possono rappresentare uno strumento utile per il monitoraggio e controllo dell’infezione in ambito scolastico». Anche se «i dati sull’uso della saliva in pazienti pediatrici sono limitati», alcuni «studi pubblicati nel 2020 hanno rilevato sensibilità comprese tra il 53 e il 73%».Il ministero rileva comunque alcune criticità: «L’uso della saliva per la diagnosi di infezione da SARS-CoV-2 prevede un metodo di raccolta non invasivo: tuttavia la corretta raccolta del campione salivare eÌ un passaggio cruciale. I campioni di saliva possono essere eterogenei (saliva orale, saliva orofaringea posteriore) e le diverse tecniche e sedi di raccolta possono avere un impatto sulla sensibilità del metodo. Nel complesso, gli studi disponibili indicano una sensibilità diagnostica variabile dei test molecolari su campioni di saliva, in relazione alla tecnica di raccolta: una sensibilità maggiore eÌ stata rilevata nella saliva orofaringea posteriore del primo mattino, mentre una sensibilità inferiore eÌ stata osservata con la tecnica del “general spitting”. Inoltre, la sensibilità diminuisce dopo i primi cinque giorni dall’inizio dei sintomi».Intanto, per quanto riguarda le attività di testing e screening che interessano le farmacie, in un articolo pubblicato ieri da Sedivanews, viene fatto il punto sulle regole da seguire, di livello nazionale e regionale e con un confronto con le indicazioni relative ai vaccini: come si sa, «l’effettuazione di test sierologici e tamponi antigenici rapidi è stata normativamente disciplinata dalla Legge di Bilancio 2021 (commi 418, 419 e 420), mentre la somministrazione dei vaccini anti Covid-19 in farmacia è ad oggi disciplinata dall’art. 20, lett. h), del Decreto Sostegni”. Ma, in entrambi i casi, la gestione delle modalità organizzative è articolata anche attraverso “la stipulazione di specifici accordi con le organizzazioni sindacali” e a livello regionale. Nel dettaglio, ricorda l’articolo, in merito ai test sierologici, va ricordato che “può essere effettuato dal farmacista, o dal cittadino stesso sotto la supervisione del farmacista o di un suo incaricato”. Va precisato che “il test sierologico effettuabile in farmacia è soltanto quello derivante da un prelievo capillare, restando dunque ben fermo che sono sottratti alle farmacie i prelievi venosi, almeno per il momento”. I tamponi antigenici rapidi, “invece, possono essere svolti da operatori sanitari e una recente ordinanza del Consiglio di Stato (n. 1634 del 29/3/2021) ha precisato che tra il personale abilitato alla loro esecuzione va ricompreso anche il farmacista”. Per gli esperti, a ogni modo, “gli accordi regionali prevedono tutti abbastanza uniformemente la possibilità di svolgere il servizio in strutture quali gazebo, camper e tende, mentre si differenziano talvolta con riguardo all’utilizzabilità di un locale esterno separato dalla farmacia per destinazione. Nel dettaglio, Puglia e Campania prevedono che il locale debba essere compreso nel perimetro della pianta organica della farmacia, ma dispongono anche che esso sia collocato a una distanza non inferiore a 200 m da altra farmacia esistente; il Lazio si limita a precisare che l’ambiente dedicato a test e tamponi debba essere adiacente alla farmacia – una precisazione tutt’altro che di secondo piano perché esclude la legittimità dell’utilizzo di un qualsiasi locale a meno che non sia collegato alla farmacia; la Lombardia consente di effettuare il servizio, oltre che nelle modalità di carattere generale già indicate, anche nel dispensario eventualmente affidato in gestione alla farmacia oppure in una sede data dal comune». Analoga disamina viene fatta in merito ai vaccini, ma, ricorda l’articolo, “quel che rende la vaccinazione più onerosa per la farmacia rispetto all’effettuazione di test e tamponi è l’articolazione obbligatoria del servizio in zone ben distinte tra loro, come previsto nell’accordo quadro”. Inoltre, “i due servizi, vaccinazione e test/tamponi, potranno essere effettuati anche negli stessi ambienti, ma solo in orari/giorni differenti e naturalmente, volta a volta, dopo un’adeguata sanificazione”. Francesca Giani (Fonte Farmacista33)

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Vaccini in farmacia

Posted by fidest press agency su lunedì, 3 Maggio 2021

Dalla settimana prossima, ai 52 punti di vaccinazione territoriale organizzati dalle farmacie liguri, se ne aggiungeranno altri 53, portando il contributo verso la campagna regionale a 6.000 vaccinazioni anti-Covid a settimana. Al momento, si tratta dell’unica esperienza di vaccinazione in farmacia sul territorio, partita un mese fa, e, intanto, si sta lavorando per recepire la possibilità di far somministrare i vaccini ai farmacisti, mantenendo la responsabilità dell’anamnesi in capo al medico. Ma in che modo si sono organizzate le farmacie? Quali criticità sono state segnalate dalle prime esperienze e quali le eventuali soluzioni messe in atto? Ne abbiamo parlato con Elisabetta Borachia, presidente di Federfarma Liguria, e Francesca Massa, direzione Federfarma Liguria, che hanno fatto un bilancio dell’esperienza.

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Vaccini in farmacia

Posted by fidest press agency su mercoledì, 14 aprile 2021

Sono circa 11mila – tra private (10.400) e comunali (600) – le farmacie che hanno dato la loro disponibilità per somministrare il vaccino anti-Covid. Il dato è stato diffuso da Federfarma al termine della raccolta delle adesioni. Intanto, tra i diversi punti dell’Accordo quadro nazionale ci sono anche quelli relativi alle misure logistiche e di sicurezza di farmacisti e utenti e sul tema, di recente, sono arrivate alcune indicazioni da Federfarma. Come si ricorderà, l’Accordo quadro nazionale, firmato a fine marzo da Governo, Regioni, Federfarma, Assofarm, ha definito “la cornice nazionale e le modalità per il coinvolgimento, su base volontaria, dei farmacisti nella campagna di vaccinazione nazionale anti Covid-19” e, per l’operatività, necessita di un ulteriore passaggio nei livelli locali. A ogni modo, tra i requisiti essenziali c’è il fatto che il farmacista “risulti abilitato all’esecuzione delle somministrazioni vaccinali contro il Covid-19 sulla base degli specifici programmi e moduli formativi organizzati dall’Istituto superiore di sanità” (si veda Farmacista33 del 6 aprile) e anche sul fronte strutturale vengono dettagliati i “requisiti minimi strutturali dei locali per la somministrazione dei vaccini e le misure per garantire la sicurezza degli assistiti”. In particolare, per quanto riguarda gli ambienti, come richiamato nell’allegato 2 dell’Accordo, “è da privilegiare l’esecuzione del vaccino in aree esterne, o, anche in area interna, purché sia separata dagli spazi destinati all’accoglienza dell’utenza e allo svolgimento delle attività ordinarie e sia opportunamente arieggiata in modo tale da garantire un costante ricircolo d’aria. È comunque possibile eseguire il vaccino a farmacia chiusa”. All’ingresso della farmacia, va “esposto un avviso con chiare istruzioni sulle modalità di accesso (indicando i percorsi di entrata, di uscita e di attesa) e il numero massimo di persone che possono accedere; occorre poi garantire la presenza nell’area di indicazioni per l’igiene delle mani e per il distanziamento fisico, assicurare la disponibilità di soluzione idroalcolica igienizzante; attuare ricambio d’aria. In ragione del numero di persone presenti e del tempo di permanenza degli occupanti, dovrà essere verificata l’efficacia degli impianti al fine di garantire l’adeguatezza delle portate di aria esterna secondo le normative vigenti. In ogni caso, il numero delle persone presenti deve essere correlato alle portate effettive di aria esterna. Per gli impianti di condizionamento, se tecnicamente possibile, escludere totalmente la funzione di ricircolo dell’aria. In ogni caso vanno rafforzate ulteriormente le misure per il ricambio d’aria naturale e/o attraverso l’impianto, e va garantita la pulizia, a impianto fermo, dei filtri dell’aria di ricircolo per mantenere i livelli di filtrazione/rimozione adeguati; qualora non sia possibile escludere il ricircolo, se tecnicamente possibile, va aumentata la capacità filtrante del ricircolo, sostituendo i filtri esistenti con filtri di classe superiore, garantendo il mantenimento delle portate; nei servizi igienici va mantenuto in funzione continuata l’estrattore d’aria”. Infine, occorre “garantire che l’area dove avviene la somministrazione del vaccino abbia poche superfici ad alta frequenza di contatto e offra la possibilità di una rapida disinfezione”. Per quanto riguarda il “locale per la somministrazione” vera e propria del vaccino, questo “deve essere dotato di postazione di lavoro, carrello/borsa contenenti materiale sanitario e presidi idonei alla gestione delle emergenze, seduta per la somministrazione del vaccino, dispenser con gel disinfettante per l’igiene delle mani, contenitori a norma per i rifiuti e per lo smaltimento degli aghi e altri oggetti taglienti potenzialmente infetti”. Una tematica connessa è quella riguardante le misure di sicurezza per i lavoratori, che in realtà sono relative non solo alla somministrazione dei vaccini – nel momento in cui tutti i passaggi saranno ultimati – ma anche all’effettuazione di test sierologici o tamponi. Come indicato da Federfarma, in una recente comunicazione, diffusa anche a livello locale, occorre prestare attenzione alla “tutela contro il rischio biologico e la tutela nell’uso di strumenti atti a pungere o a tagliare”. In particolare, “laddove test e vaccinazioni in farmacia siano effettuati in presenza di personale dipendente o tramite personale dipendente, si rende indispensabile da parte del datore di lavoro una valutazione dei nuovi rischi per i lavoratori; l’adozione di eventuali nuove misure di sicurezza; l’attivazione della sorveglianza sanitaria con la nomina del medico competente”, in particolare “nel caso in cui si somministrino vaccini con l’ausilio di collaboratori farmacisti” e in generale “in cui non sia solo il titolare della farmacia a somministrarli; l’aggiornamento del Dvr. Un “servizio medico” che può essere ottenuto “con modalità economiche il meno onerose possibile, eventualmente raggruppando le farmacie interessate”. By Francesca Giani fonte Farmacista33

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Protocollo vaccini in farmacia

Posted by fidest press agency su sabato, 10 aprile 2021

In un momento di emergenza come questo, i farmacisti sono stati al fianco della popolazione e continueranno a esserlo con quanto sarà necessario per uscire dalla crisi. A fronte dell’esigenza di allargare il più possibile e nel più breve tempo la capacità vaccinale del nostro Paese, ben venga anche la figura del farmacista vaccinatore, ma a condizione che possa operare con tutte le indispensabili misure di sicurezza a tutela tanto del professionista, quanto di chi riceve il vaccino. Tra queste, in primo luogo, la presenza del medico, che garantisca un tempestivo intervento in caso di eventi avversi e detenga la responsabilità della somministrazione. A lanciare l’appello Francesco Imperadrice, presidente del Sindacato nazionale farmacisti non titolari, Sinasfa, che ha inviato una lettera al Commissario straordinario per l’emergenza. Tutto questo, «a fronte di un percorso di studi che ha fornito al farmacista una preparazione e una impostazione professionale di tutt’altra natura. I farmacisti, va considerato, non hanno mai inoculato prima d’ora nessun vaccino, non hanno maturato alcun tipo di esperienza al riguardo. Per chi non è abituato, non è semplice gestire un’emergenza, capire tempestivamente cosa stia succedendo e sapere come agire, in attesa che arrivino i soccorsi. Non siamo medici e non siamo infermieri». Il punto, per Sinasfa, è che «per poter somministrare i vaccini ci vogliono le debite condizioni di sicurezza e queste, per farmacisti che non lo hanno mai fatto prima, consistono nella presenza del medico». Per altro, sul fonte della responsabilità, «nel caso in cui si verificasse un evento avverso, chi ha somministrato il vaccino rischia di essere inserito nel registro delle notizie di reato nella veste di indagato per verificare che tutti i protocolli e le procedure siano state applicate in maniera corretta, oltre ovviamente a verificare la presenza in farmacia – ed eventualmente il corretto uso – di tutti i dispositivi di sicurezza previsti dall’Accordo. Solo alla fine delle indagini il Giudice potrebbe verificare l’applicabilità o meno dello scudo penale, introdotto di recente con il cosiddetto Decreto Covid, e, quindi, decidere se aprire o meno un procedimento a carico del vaccinatore». Detto questo, «per quanto non possiamo non rilevare che tutto sia avvenuto senza che ci sia stato un confronto all’interno della categoria, vorrei chiarire che non è una questione di contratto scaduto o di un apparato normativo contrattuale che non prevede tali mansioni. I farmacisti, fin dall’inizio della pandemia, sono stati in prima linea al fianco della popolazione e continueremo a esserlo e a fare quanto necessario per uscire dalla crisi. Ma per noi c’è una questione di sicurezza e in questo senso la presenza del medico durante l’inoculazione, in farmacia o altrove, è fondamentale, per la tutela in primo luogo dei cittadini, ed averlo escluso ci sembra ad alto rischio». Francesca Giani (abstract fonte Farmacista33)

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Protocollo vaccini in farmacia

Posted by fidest press agency su lunedì, 5 aprile 2021

La firma del protocollo per effettuare i vaccini anti-Covid in farmacia è un fatto “apparentemente positivo”, ai farmacisti “vengono assegnate grandi responsabilità” ma ciò necessita di approfondimenti con la parte datoriale sulla tutela della professionalità con coperture legali e assicurative adeguate, sulla formazione e sulla giusta remunerazione per un servizio di grande delicatezza e responsabilità. Lo affermano le sigle sindacali dei lavoratori Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs all’indomani della sigla dell’accordo quadro tra Regioni governo e rappresentanze delle farmacie e che già, subito dopo l’emanazione del decreto Sostegni, in cui è contenuta la possibilità di effettuare i vaccini in farmacia, ad opera dei farmacisti, avevano chiesto l’apertura del confronto con Federfarma e Assofarm. In particolare, per i lavoratori i quesiti riguardano la tutela della professionalità con coperture legali e assicurative adeguate e parificate agli altri operatori sanitari, l’opportuna formazione e la giusta remunerazione per un servizio di grande delicatezza e responsabilità. Per gli utenti e cittadini le caratteristiche delle strutture farmaceutiche che potranno ospitare le vaccinazioni e le procedure mediche che sovraintendano le operazioni di vaccinazione. Sono questioni ineludibili che stanno alla garanzia delle persone, siano esse cittadini o lavoratori delle farmacie e su queste questioni ci aspettiamo risposte chiare e precise”. “Fino a pochi mesi fa non potevano “toccare” gli utenti, ma solo assisterli nelle operazioni di autoanalisi: la legge di Bilancio 2021 ha abolito tale limite, ma non ha creato le giuste condizioni per gestire il cambiamento. Infatti, i farmacisti non hanno le coperture assicurative garantite ad altri professionisti della sanità dai rischi della professione e non hanno ricevuto una reale formazione per poter gestire operazioni di questo genere”. Secondo le sigle sindacali i temi della sicurezza e dei protocolli devono procedere insieme a quello del rinnovo Contratto nazionale di lavoro, scaduto ormai da oltre 8 anni: “L’assenza di un perimetro di regole di riferimento non tutela adeguatamente l’occupazione delle lavoratrici e dei lavoratori e in questi mesi di pandemia la loro professionalità e dedizione non hanno visto nessun riconoscimento professionale o economico”. By Simona Zazzetta fonte Farmacista33

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Vaccini anti-covid in farmacia

Posted by fidest press agency su mercoledì, 31 marzo 2021

Percorso formativo di abilitazione del farmacista alla vaccinazione, logistica per garantire massima sicurezza ai cittadini e ai farmacisti, modalità operative della seduta vaccinale dalla fase prenotazione e accoglienza fino all’osservazione e gestione delle eventuali reazioni avverse. Sono gli aspetti su cui verte l’accordo quadro, siglato oggi, tra Federfarma, Assofarm, Governo, Regioni e Province Autonome per la somministrazione dei vaccini anti-Covid in farmacia da parte del farmacista, in attuazione di quanto previsto dalla legge Bilancio e dal decreto Sostegni.Lo schema dell’accordo, sottolinea una nota congiunta Federfarma Assofarm, definisce gli aspetti tecnico-organizzativi per la somministrazione dei vaccini anti-Covid da parte dei farmacisti in farmacia, tenendo conto del ruolo svolto dalle farmacie durante la pandemia, in particolare per quanto riguarda la somministrazione di test sierologici e tamponi.Nel documento è indicato che “la somministrazione del vaccino in farmacia avverrà esclusivamente previa acquisizione del consenso informato e della relativa scheda anamnestica per la valutazione dell’idoneità/inidoneità del soggetto a sottoporsi alla somministrazione vaccinale”. E alle farmacie viene riconosciuta “una remunerazione pari ad euro 6,00 (sei/00) per l’atto professionale del singolo inoculo vaccinale. È demandato ad appositi accordi con le Regioni e le 4 Province autonome il riconoscimento, a favore delle farmacie, di eventuali ulteriori oneri”. Nello specifico viene precisato che il farmacista risulta abilitato “sulla base degli specifici programmi e moduli formativi organizzati dall’Istituto Superiore di Sanità” e che il corso “Campagna vaccinale Covid-19: la somministrazione in sicurezza del vaccino anti SARS-CoV-2/Covid-19”, oltre a essere esteso oltre la data di scadenza prevista sarà “implementato con uno specifico modulo in Fad, relativo a specifiche competenze del farmacista, anche con riguardo all’attività di inoculazione vaccinale e alla compilazione e relativa interpretazione del modulo standard di triage pre-vaccinale, predisposto dall’Istituto Superiore di Sanità”. Il corso dell’Iss dovrà “essere frequentato anche dai farmacisti che abbiano completato positivamente il corso dell’Utifar, da considerarsi quale elemento introduttivo al tema della vaccinazione in farmacia”.Per quanto riguarda le misure di sicurezza per “l’esecuzione delle sedute vaccinali e il connesso iter tecnico-amministrativo” l’accordo prevede, tra le altre cose, che il farmacista abilitato somministri il vaccino “al solo soggetto risultato idoneo all’esito della compilazione del consenso informato, contenente la scheda per la valutazione dell’idoneità/inidoneità del soggetto a sottoporsi alla somministrazione vaccinale” e che assicuri “la permanenza e il monitoraggio del soggetto sottoposto all’inoculazione vaccinale nella farmacia o in apposita area di rispetto anche esterna ai locali della farmacia, per un tempo di 15 minuti successivi all’esecuzione del vaccino, per assicurarsi che non si verifichino reazioni avverse immediate”. L’accordo indica di privilegiare percorsi vaccinali “in apposita area esterna, pertinenziale alla farmacia, ovvero anche in area interna alla farmacia, purché quest’ultima sia separata dagli spazi destinati all’accoglienza dell’utenza e allo svolgimento delle attività ordinarie e sia opportunamente arieggiata in modo tale da garantire un costante ricircolo d’aria” e aggiunge che “è comunque possibile eseguire il vaccino a farmacia chiusa”. Il cosiddetto “flusso della seduta vaccinale”, deve prevedere un “Punto/Area di accettazione” cioè “il punto iniziale del percorso ove il farmacista e il personale amministrativo accoglie i soggetti da vaccinare, verifica la prenotazione, raccoglie il consenso informato”. Va previsto un locale per la somministrazione che sia “di dimensioni adeguate a garantire il distanziamento fisico previsto dalle norme anti-Covid” e in cui “il personale sanitario opportunamente formato procederà alla somministrazione del vaccino. Il locale deve essere dotato di postazione di lavoro, carrello/borsa contenenti materiale sanitario e presidi idonei alla gestione delle emergenze, seduta per la somministrazione del vaccino, dispenser con gel disinfettante per l’igiene delle mani, contenitori a norma per i rifiuti e per lo smaltimento degli aghi e altri oggetti taglienti potenzialmente infetti”. Infine, deve esserci un'”area per il monitoraggio: dopo la somministrazione è previsto un periodo di attesa di almeno 15 minuti, per la sorveglianza della persona vaccinata, al termine del quale il soggetto può uscire e tornare alle proprie attività”. (fonte: Farmacista33)

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Vaccini in farmacia, parte la Liguria: sedute con supervisione del medico

Posted by fidest press agency su lunedì, 29 marzo 2021

Intanto, oggi è la data fissata per la partenza delle prime farmacie, in Liguria, coinvolte direttamente nella vaccinazione della popolazione. Come ha spiegato Francesca Massa, direzione Federfarma Liguria e Relazioni istituzionali Ufl (Gruppo Unifarm), in una intervista a F-Online, il «progetto inserisce a pieno titolo la farmacia nella rete vaccinale della Regione, mettendola nelle condizioni di poter essere impiegata anche nelle successive campagne vaccinali. Partiamo, ora, su un modello che vede come cornice normativa la Legge di Bilancio 2021, con la supervisione della seduta vaccinale da parte del medico che effettua l’inoculazione e l’anamnesi. Ricordiamo che l’accordo è stato siglato il 17 febbraio, ma è il risultato di trattative condotte a partire fin dal mese di dicembre. Quando il decreto Sostegni sarà completato con i protocolli attuativi, l’accordo sarà adattato alle nuove disposizioni, d’intesa con la Regione». Al momento, spiega ancora Massa, «con la Regione sono stati definiti, oltre all’accordo principale, i vari aspetti operativi e documenti tecnici attuativi. L’avvio delle attività è graduale e vede un primo coinvolgimento (per la prima settimana-15 giorni) di circa 50 farmacie, distribuite equamente sul territorio, a cui se ne aggiungeranno altre 100 in due tranche successive. L’obiettivo è di effettuare inizialmente circa 2.500-3.000 inoculazioni a settimana, per poi aumentare progressivamente. A ogni modo, sono circa 150 le farmacie che hanno dato la propria adesione e stiamo indicando alla Regione quelle che hanno già attrezzato gli spazi – alcune hanno organizzato locali esterni e ci sono anche dei casi in cui più farmacie si sono consorziate – e hanno già uno o più medici di riferimento. Per il momento, non c’è il coinvolgimento dei medici di medicina generale, ma solo quelli in libera professione». In merito alle attività da effettuare all’interno del punto vaccinale, «compito della farmacia è l’organizzazione generale del Pvt, sia per gli adempimenti amministrativi e che per quelli più legati alla professione, come la preparazione delle dosi. Si parte dalle attività amministrative di registrazione e comunicazione dei dati, la gestione del consenso informato e della scheda dati anamnestici, così come la conservazione e tracciatura del vaccino, la preparazione galenica e la predisposizione del materiale necessario all’inoculazione, nonché il conferimento dei certificati vaccinali». Tra gli altri ambiti di attività condivisi con la Regione, «c’è poi la prenotazione in farmacia della vaccinazione tramite l’utilizzo del programma informatico regionale, per i cittadini over 80 e per tutte le fasi successive e l’attività di sensibilizzazione della popolazione sull’importanza del vaccino anti Covid-19». Un importante ruolo è poi quello «ricoperto dalla distribuzione intermedia: tutti e sette i siti già operativi nella Dpc-farmaci potranno detenere presso i propri magazzini le scorte di vaccino, che verranno, man mano, consegnate alle farmacie per le sedute vaccinali. Inoltre, la rete delle farmacie e della distribuzione intermedia è coinvolta anche nella distribuzione delle dosi ai medici di medicina generale che decidano di inoculare il vaccino presso i propri ambulatori».Per quanto riguarda il Lazio, «da tempo» spiega a Farmacista33 Andrea Cicconetti, presidente di Federfarma Roma, «abbiamo espresso la nostra disponibilità a essere coinvolti direttamente nella campagna vaccinale contro il Covid-19 e abbiamo presentato documenti e proposte. Al momento, stiamo per far partire una sorta di censimento delle farmacie che, a titolo volontario, intendono avviare la vaccinazione, anche con il coinvolgimento di farmacisti. Faremo avere questi dati all’Assessore alla salute, Alessio D’Amato, che ce li ha richiesti». Mentre, «per quanto riguarda la definizione degli aspetti tecnici e delle modalità operative» punto di partenza sarà quanto «verrà definito a livello nazionale. Con la Regione occorrerà poi capire, più nel dettaglio, quantitativi, tempistiche, modalità di approvvigionamento e somministrazione, su cui si stanno avviando riflessioni, a titolo esplorativo, e tutti gli altri aspetti più tecnici». by Francesca Giani (fonte farmacista33)

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Vaccini, nodi da sciogliere sulla sicurezza in farmacia

Posted by fidest press agency su lunedì, 29 marzo 2021

Il cosiddetto Decreto Sostegni, che ora dovrà vedere l’avvio dell’iter parlamentare in Senato, ha dato, di fatto, l’ok alla figura del farmacista vaccinatore, che potrà inoculare il vaccino anche senza la presenza del medico, andando a modificare le previsioni della legge Bilancio 2021. Per l’operatività saranno necessari Accordi, che definiscano requisiti, dettagli tecnici e misure di sicurezza e, da quanto si apprende, è in via di elaborazione un Protocollo che faccia da guida a livello nazionale. Intanto, sono in partenza in Liguria, il 29 marzo, le prime farmacie, inserite come punti di vaccinazione sul territorio (Pvt) nella rete regionale, nelle quali, per ora con la supervisione del medico, si procederà alla somministrazione del vaccino alla popolazione. Mentre, in contemporanea, in Lazio è in fase di avvio il censimento delle farmacie interessate a inoculare il vaccino.

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Vaccinazione in farmacia

Posted by fidest press agency su mercoledì, 17 marzo 2021

Più vaccini, più personale, più vaccinatori, più centri vaccinali. È questa la ricetta per raggiungere l’obiettivo, entro settembre, dell’80% di persone vaccinate e a presentarla è il nuovo Commissario straordinario per l’emergenza. Con una pianificazione che si sviluppa lungo due direttrici: quella dei «grandi centri vaccinali», in cui «si può fare economia di scala», adatti a territori popolosi e meno complessi geograficamente, e quella invece della «capillarità» e della prossimità. Un asset in cui può entrare in gioco anche la farmacia: la vaccinazione in farmacia «non la vedo solo come possibilità teorica, ma pratica, e alcune Regioni stanno già cominciando».

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Bayer rende sostenibile la farmacia

Posted by fidest press agency su giovedì, 25 febbraio 2021

GoGreen, è il progetto promosso dalla divisione Consumer Health di Bayer, partner delle farmacie su tutto il territorio italiano, in favore della sostenibilità. Dei 400 milioni di tonnellate di carta e cartone prodotte nel mondo, oltre la metà viene utilizzato per imballare e confezionare prodotti. Per non parlare della plastica che contiene additivi in grado di farla durare almeno 400 anni prima di degradarsi.
Parte dalla consapevolezza di questi dati il progetto Bayer che ha permesso di realizzare dal 2020 tutti i materiali destinati alle farmacie in modalità 100% eco-friendly, su carta e cartoncino riciclabili e plastic-free, grazie ad una particolare stampa digitale con inchiostri all’acqua. Un primo passo verso un contributo concreto per ridurre gli sprechi e proteggere l’ambiente.Il progetto è partito dallo studio di una serie di alternative relative a materie prime e processi in grado di rendere ogni singolo espositore ecosostenibile, rispondendo al tempo stesso alle esigenze produttive e qualitative di Bayer. #GoGreen è stato applicato sia a materiali in carta e cartone che ai materiali durevoli per tutte le farmacie, tutti identificati da un logo creato ad hoc e forniti con istruzioni per il riciclo.
“Solo nel 2019 abbiamo prodotto 100.000 espositori, 300.000 leaflet e locandine, 10.000 portacampioni. Numeri impressionanti che hanno rappresentato un primo concreto passo da cui partire”, ha commentato Heiko Petersen, a capo della divisione Consumer Health di Bayer Italia.
Dato il successo registrato, l’iniziativa proseguirà anche per il 2021 e si inserirà nel panorama più ampio delle iniziative intraprese da Bayer per ridurre il proprio impatto ambientale lungo tutta la catena del valore.

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Vaccinazione Covid in farmacia

Posted by fidest press agency su lunedì, 25 gennaio 2021

La legge Bilancio 2021 ha introdotto diverse novità relativamente al ruolo di farmacia e farmacista e uno dei punti riguarda la somministrazione dei vaccini in farmacia. «È il primo accordo» del genere, «a seguito della norma approvata nella Legge Bilancio, siglato in Italia» è stato il commento di Marco Cossolo, presidente di Federfarma ai microfoni di Radio Rai, e in questo il «Piemonte ha fatto un po’ da apripista. Ci sono altri tentativi di accordi simi, in Lazio», fatti anche in precedenza, o «in Lombardia». «La vaccinazione sarà, a ogni modo, gratuita per i cittadini». Ora, «ragionevolmente, in breve tempo, potrebbe venire esteso alle altre Regioni». Per l’attuazione «occorre, comunque, definire le modalità operative, ma ritengo che intorno marzo si potrà partire».L’intesa prevede, in particolare, due aspetti principali: «da un lato viene richiamato il modello già messo in atto in Piemonte per la vaccinazione anti-influenzale, in particolare per quanto riguarda gli aspetti dello stoccaggio, della distribuzione e della consegna su prenotazione dei vaccini ai medici di medicina generale». Come aveva scritto ieri la Regione in una nota, «per questa operazione è stato stanziato un milione di euro».Il secondo aspetto riguarda, invece, la «somministrazione del vaccino che potrà avvenire direttamente in farmacia». In questo caso, «le inoculazioni verranno retribuite dalla Sanità pubblica come quelle effettuate dai medici di medicina generale (circa 6,50 euro ciascuna)». Sul punto, in particolare, continua Corrado «è stata richiamata la previsione della legge Bilancio 2021 (art. 1, comma 471 178/20), che è stata ripresa nella sua formulazione integrale, proprio per evitare interpretazioni o polemiche». Nel dettaglio, come si ricorderà, “è consentita, in via sperimentale, per l’anno 2021, la somministrazione di vaccini nelle farmacie aperte al pubblico sotto la supervisione di medici assistiti, se necessario, da infermieri o da personale sanitario opportunamente formato, eventualmente anche a seguito della fornitura da parte delle aziende sanitarie locali, secondo specifici accordi stipulati con le organizzazioni sindacali rappresentative delle farmacie, sentito il competente ordine professionale”. «È un aspetto che è stato chiarito da tempo» ha detto Cossolo in occasione di una intervista su Federfarma Channel di settimana scorsa, «e il riconoscimento in professione sanitaria è stato previsto ai sensi del Decreto legislativo 8 agosto 1991, n. 258. Oltre tutto compariamo nell’elenco delle professioni sanitarie sul sito del Ministero della Salute».Per quanto riguarda la tempistica, «da qui a quando l’intesa potrà essere operativa» aggiunge Corrado «c’è il tempo necessario per chiarire tutti gli aspetti». L’accordo, infatti, come specificato dalla Regione, si basa sul vaccino Astrazeneca, o analoghi. «Tra l’approvazione, prevista a fine mese, la consegna al nostro Paese e i vari passaggi, ottimisticamente, credo che si partirà non prima di fine febbraio-marzo. L’adesione sarà, comunque, volontaria per le farmacie». Un ulteriore step, per altro, come prevede la legge stessa, «è un confronto con le rappresentanze sindacali, Federfarma e Assofarm, in merito alla definizione delle modalità operative, requisiti della farmacia, e quant’altro». A ogni modo, «la legge Bilancio ha creato una sorta di cornice» ha concluso Schito «all’interno della quale anche le altre regioni potranno andare in questa direzione. L’Assessore alla salute del Piemonte, Icardi, in quanto coordinatore della commissione salute delle Regioni, si è impegnato a portare la tematica in Conferenza». (abstract by Francesca Giani fonte: Farmacista33)

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Covid-19, test diagnostici in farmacia

Posted by fidest press agency su lunedì, 21 dicembre 2020

Può essere seguito in locale dedicato, oppure locali esterni alla farmacia o una struttura esterna alla farmacia, o in alcuni casi a domicilio: queste le possibilità attivate in alcune Regioni per l’esecuzione dei test diagnostici per il Covid-19 in farmacia. Numerose Regioni, infatti, accogliendo le sollecitazioni da parte delle Autorità sanitarie nazionali, hanno adottato appositi provvedimenti che coinvolgono le farmacie di comunità in alcune attività di accertamento diagnostico e ne hanno disciplinano le modalità operative. I test a disposizione, le intere procedure corrette per la registrazione del paziente, l’esecuzione del test, i dispositivi di sicurezza per personale e pazienti, sono state illustrate nel webinar “Covid-19 e test diagnostici aspetti scientifici, regolatori e operativi” organizzato da Fondazione Cannavò, Fofi, in collaborazione con Federfarma, con il patrocinio dell’istituto Superiore di Sanità e il supporto di Edra. Un seminario online che sarà disponibile, a breve, anche sui siti delle associazioni che lo hanno organizzato e che sarà trasformato all’inizio del 2021 in un corso Ecm Fad. «I test diagnostici per il Covid-19, seppure in teoria facciano parte della farmacia dei servizi, non rientrano nel DM 2010 tra quelli in autodiagnosi, quindi non è possibile attivare il servizio in modo autonomo, ma solo a seguito di un provvedimento regionale o nazionale» ha spiegato Antonio Mastroianni, già Direttore Generale Fofi. Alcune Regioni già hanno autorizzato l’esecuzione dei test sierologici su sangue capillare e quelli antigienici rapidi: la partecipazione da parte delle farmacie rimane su base volontaria. «Si auspica a breve un coordinamento nazionale». Il ruolo dei test eseguiti in farmacia rientra nella necessità di una diagnosi rapida dell’infezione da Sars-Cov-2 per evitarne l’ulteriore diffusione attraverso il contenimento dei soggetti positivi e una efficace attività di contact tracing. Ma quali sono e in che cosa si differenziano i diversi test diagnostici per Covid-19? «Sono stati messi a punto in un arco temporale molto breve e hanno alla base la ricercare della proteina caratteristica del virus, la cosiddetta ‘spike’, una proteina a uncino che permette al virus di entrare nel cellule umane» ha spiegato Paola Stefanelli, direttrice Reparto Malattie Prevenibili da Vaccini, Dipartimento Malattie Infettive dell’Istituto Superiore di Sanità «ciascun test disponibile va utilizzato tenendo in considerazione le finestre di opportunità in termini di efficacia: esiste una finestra temporale precedente ai sintomi, in cui il virus si riproduce e determina la carica virale, in questo periodo la proteina è disponibile se ricercata come tale, ma non se si cercano gli anticorpi, che vengono prodotti sono circa una settimana» e, specifica Stefanelli, «gli anticorpi IgM e IgG compaiono in contemporanea e gli IgG perdurano nel tempo. Sono anticorpi anti-spike che si mantengono anche per mesi». Tutti i test diagnostici per il Covid-19 rientrano in tre grandi famiglie: il test molecolare, conosciuto come “tampone” molecolare che ricerca, attraverso un tampone naso-faringeo, dell’RNA virale con metodiche di biologia molecolare; i test antigenici rapidi, su tampone nasale o orofaringeo, che permettono di evidenziare rapidamente in 30-60 minuti, la presenza di componenti del virus (antigene); i test sierologici, che rilevano l’esposizione al virus, evidenziando la presenza di anticorpi contro il virus, ma non sono in grado di confermare un’infezione in atto. Il primo tra questi elencati, il test molecolare realtime PCR su tampone naso-faringeo, è a oggi il saggio di riferimento internazionale per sensibilità e specificità: ha alta sensibilità e specificità. Per quanto riguarda gli aspetti regolatori «la normativa di riferimento che disciplina i dispositivi diagnostici per Covid-19 è la Direttiva 98/79/CE recepita dal DL n 332 dell’8 settembre 2000» ha sottolineato Marcella Marletta, Esperta di sanità pubblica, farmaci e dispositivi medici, Docente Università San Raffaele. Ai sensi di questa normativa, il fabbricante, cui spetta la responsabilità della marcatura CE del dispositivo, deve assicurare che i prodotti da immettere sul mercato comunitario rispettino i requisiti essenziali di sicurezza ed efficacia. Nel casi di dispositivi a uso professionale la normativa di riferimento è la MEDDEV 2.14/3 IVD Guidances. Per quanto riguarda l’esecuzione dei test in farmacia, ad oggi deve essere seguito da personale sanitario opportunamente formato e addestrato, diverso dal farmacista. Per quanto riguarda i locali, possono essere eseguiti, nei locali della farmacia, ma solo se dotati di entrata e uscita separate e con adeguata ventilazione, in locali adiacenti alla farmacia con le stesse caratteristiche, in strutture esterne alla farmacia (come gazebo o tensostrutture) o in alternativa nei locali della farmacia durante l’orario di chiusura al pubblico. È necessario il rispetto della distanza e del divieto di assembramento, a tal proposito e raccomandata la prenotazione, via email o telefonica. Precise procedure di sicurezza per il personale e per il paziente sono contenute nelle linee guida regionali. By Chiara Romeo – Farmacista33

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Piano vaccino anti-covid in Italia e ruolo farmacie

Posted by fidest press agency su mercoledì, 9 dicembre 2020

Saranno 202.573.000 le dosi di vaccino destinate all’Italia, suddivise, nel 2021, in quattro tranche e con un’ultima consegna nei primi tre mesi del 2022. Se, inizialmente, saranno eletti 1500 siti di somministrazione, in Asl, ospedali, farmacie ospedaliere – sostenute da anche unità mobili per garantire la capillarità -, e saranno creati dei team, con medici, infermieri, Oss, e amministrativi, nella seconda fase, dal secondo trimestre, è molto probabile che a somministrare saranno anche medici di medicina generale e pediatri di libera scelta, mentre successivamente, quando la campagna sarà ancora più massiva, sarà possibile il coinvolgimento delle farmacie. Centrale, nella logistica, sarà l’Esercito, con un ruolo nella distribuzione e stoccaggio, ma non si esclude il ricorso ad altri attori. A fare il punto sul piano esecutivo della campagna vaccinale contro il Covid-19, è stato, ieri, in audizione in commissione Trasporti della Camera, il Commissario per l’emergenza, Domenico Arcuri. Sono sostanzialmente due i modelli messi in campo, in base alla tipologia di vaccini. «I primi che verranno autorizzati, secondo le previsioni di Ema, sono, come detto, quelli Pfizer e Biontech, che vanno conservati a temperature bassissime (almeno -75° C). Sarà direttamente l’azienda a consegnare in sicurezza le dosi nei punti di distribuzione e somministrazione sul territorio, che, come convenuto con le Regioni, saranno 300. Si tratta, sostanzialmente, di presidi ospedalieri, l’87% dei quali dispone già delle celle frigorifere necessarie per conservare le dosi, anche per un periodo superiore ai 15 giorni. Mentre il restante 13% verrà dotato delle celle dalla struttura commissariale». Ci sarà poi il ricorso «alle unità mobili, che andranno, per esempio, nelle Rsa o dove ci sarà l’organizzazione della somministrazione». Quanto alla distribuzione delle dosi, «l’idea è che questa avvenga, via via che le dosi arriveranno nel nostro Paese, in modo omogeneo su tutto il territorio: non è ammissibile immaginare che la possibilità di ricevere il vaccino dipenda dal luogo in cui si vive e si lavora. Le Forze Armate restano il primo e principale soggetto a cui è richiesto un contributo nel trasporto, distribuzione e, se serve, stoccaggio. Se sarà necessario coinvolgere altri attori della logistica, lo faremo. Quanto, invece, alle aziende della distribuzione e stoccaggio dei farmaci abbiamo già iniziato positivamente un dialogo». (fonte: farmacista33)

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Tamponi rapidi e test sierologici in farmacia

Posted by fidest press agency su venerdì, 27 novembre 2020

Oltre al protocollo sicurezza e alle procedure per eseguire i test nelle farmacie, che tipo di informazioni dare a un paziente risultato positivo? E se il risultato è negativo? Quali consigli o indicazioni sono più adeguati nel caso di esito da tampone antigenico rapido e per quello di un test sierologico? In sintesi, che consulenza può offrire il farmacista ai cittadini che si rivolgono alla farmacia, ormai in diverse regioni in Italia, per sottoporsi a un testing per Sars-Cov-19? Con questo obiettivo la Fip, la Federazione internazionale dei farmacisti, ha diffuso una Guida elaborata dal Sars-CoV-2 Testing Working Group della Federation, che illustra i metodi e il funzionamento dei vari tipi di test diagnostici, l’interpretazione dei risultati e propone al farmacista una serie di raccomandazioni da fornire ai pazienti per ogni tipo di esito. I test antigenici rilevano una delle proteine del virus Sars-CoV-2 da un campione nasofaringeo o nasale e consentono, come i tamponi molecolari (metodo Rt-Pcr), una diagnosi di stadio iniziale di infezione da Sars-CoV-2. Va notato che l’efficacia della rilevazione degli antigeni virali sembra essere correlata alla carica virale stessa, diminuendo con il numero di giorni successivi all’insorgenza dei sintomi. Pertanto, proprio come è stato proposto per la Rt-Pcr su campioni di saliva, si propone di considerare i risultati dei test antigenici solo durante i sette giorni successivi all’insorgenza dei sintomi. Per quanto i test antigenici siano notevolmente più facili rispetto ai test molecolari, richiedono comunque che le procedure raccomandate dal produttore, e che gli operatori siano formati sulla raccolta dei campioni, uno dei fattori più critici che influenzano il risultato, sulla biosicurezza, sull’esecuzione del test, sull’interpretazione e sulla comunicazione dei risultati, nonché sulla gestione dei rifiuti. I test sierologici rilevano la presenza di anticorpi, e non dovrebbero mai essere utilizzati per diagnosticare un’infezione corrente di Sars-CoV-2, ma come indicatori per infezioni passate e, in questo momento, i ricercatori non sanno se la presenza di anticorpi significa essere immune da Covid-19 in futuro. La maggior parte dei test sierologici si basa sulla rilevazione di anticorpi contro le proteine Sars-CoV-2 altamente immunogene. I kit sierologici si suddividono in test diagnostici rapidi immunocromatografici unitari (detti anche Lifa [saggi immunologici a flusso laterale]) la cui risposta è qualitativa (positiva o negativa) e test immunometrici automatizzati (Elisa, Clia), i cui risultati sono espressi qualitativamente o semi-quantitativamente in funzione dell’indice di reattività del campione testato e rispetto ad un valore di soglia. Questi test automatizzati consentono di elaborare un gran numero di campioni.Che cosa dire al paziente risultato positivo al test antigenico. • Avere questo virus significa essere contagioso. • È necessario ricorrere all’isolamento, indossare una maschera, lavarsi le mani frequentemente e attenersi a tutte le raccomandazioni messe in atto dalle autorità sanitarie locali. • Bisogna rimanere a casa ed evitare contatti ravvicinati con gli altri, se possibile, finché per il medico le condizioni non saranno idonee per riprendere le normali attività quotidiane. • Se si condividi l’alloggio con altri, ecco alcune considerazioni da prendere per proteggere loro la diffusione del virus: rimanere il più possibile separato dagli altri, indossare una maschera quando si è nella stessa stanza di un’altra persona, usare un bagno separato, se disponibile, pulire il più possibile le superfici delle aree comuni della casa, non condividere una stanza con persone a rischio di malattie gravi (anziani, immunocompromessi, persone con malattie cardiache, polmonari o renali o persone con diabete). • Il risultato di un test positivo non dice quando o come si è infettato. • Va monitorata la salute: misurare la temperatura due volte al giorno, contattare il medico se si nota una difficoltà di respirazione o se si notano difficoltà crescenti con la focalizzazione cognitiva. • Aspettarsi di sentire stanchezza. • Il recupero richiederà tempo con giorni buoni e giorni cattivi, è importante riposare ogni volta che si può. Il virus viene rilevato uno o due giorni prima della comparsa dei segni clinici e può persistere fino a otto giorni nelle forme moderate di Covid-19 o anche da due a quattro settimane dopo la comparsa dei segni clinici nelle forme più gravi. • È possibile osservare una risposta positiva ai test virologici pochi giorni o anche diverse settimane dopo una risposta negativa, talvolta accompagnata dalla ricomparsa di segni clinici respiratori quando queste persone erano state considerate guarite. • Un test negativo non significa che non ha il virus ma che il test non è stato in grado di identificare il virus. • Dovrebbe comunque praticare l’allontanamento sociale, indossare una maschera, lavarti le mani frequentemente e rispettare tutte le raccomandazioni messe in atto dalle autorità sanitarie locali. • Può essere necessaria fino a una settimana prima che i risultati del test siano positivi. • I test virologici diventano negativi tre o quattro settimane dopo la comparsa dei sintomi. • Se si sviluppano segni di Covid-19, potrebbe essere necessario ripetere il test. Cosa dire a un paziente risultato positivo al test sierologico. • Un test anticorpale positivo indica che è stato precedentemente infettato dal virus (e potrebbero esserci interferenze da altri coronavirus). • La presenza di anticorpi di tipo IgM anti-Sars-CoV-2 è un marker di infezione recente. • Gli effetti a lungo termine di Covid possono influire sulla respirazione o sul cuore. È importante dire a tutti gli operatori sanitari che sei stato infettato e che sarai monitorato. • Non ci sono ancora prove che gli anticorpi forniscano una protezione completa contro questo virus. Pertanto bisogna continuare a mettere in pratica tutte le necessarie considerazioni sulla sicurezza (distanziamento, lavarsi le mani, indossare la mascherina, coprirsi la bocca e il naso quando si tossisce o si starnutisce) e attenersi a tutte le raccomandazioni messe in atto dalle autorità sanitarie locali. Cosa dire a un paziente risultato negativo al test sierologico. • Gli anticorpi non compaiono per almeno una settimana dopo la comparsa dei sintomi e due settimane dopo che il test del virus Sars-CoV-2 risulta positivo. È possibile che abbia il virus ma non hai ancora sviluppato anticorpi. • Ci sono state segnalazioni di pazienti che avevano anticorpi contemporaneamente, risultati negativi in un momento successivo. • Se un paziente con sintomi di Covid-19 è stato in contatto con una persona malata di Covid-19, l’assenza di anticorpi non consente di affermare che il paziente non è stato in contatto con il virus Sars-CoV-2 (a causa della mancanza di sensibilità del kit sierologico utilizzato). • Se il test rileva solo o anche gli anticorpi IgM, i risultati diventano naturalmente negativi da sei a sette settimane dopo l’inizio dei sintomi e da otto a nove settimane dopo un test molecolare positivo.Quando il farmacista parla con i pazienti deve ricordarsi: • prima di rilevare la temperatura, di chiedere informazioni sull’uso di antipiretici (paracetamolo/aspirina/Fans). Inoltre, va ricordato che la tosse non produttiva (“secca”) è un concetto difficile per alcuni pazienti, pertanto va spiegato cosa si intende: la tosse influenzale inizia produttiva mentre la tosse Covid-19 è raramente produttiva. I pazienti possono essere contagiosi fino a 72 ore prima di sviluppare qualsiasi sintomo.

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Riforma del corso di laurea in farmacia oggi più vicina

Posted by fidest press agency su martedì, 24 novembre 2020

Una profonda riforma del Corso di laurea in farmacia, nella quale siano sempre più presenti elementi professionalizzanti, integrati con quella forte formazione di base che ha fatto l’eccellenza dell’Università italiana. Questa la prospettiva indicata dal Ministro per l’Università e la Ricerca, Professor Gaetano Manfredi, intervenuto al simposio ”Il Pil sapere e il valore delle competenze: la riforma dei curricula universitari e degli Esami di Stato” al quale hanno partecipato Gabriele Costantino, Direttore Dipartimento di Scienze degli Alimenti e del Farmaco, Università di Parma; Maria Angela Vandelli, Professore Ordinario presso Dipartimento Scienze della Vita, Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia; Andrea Urbani, Docente Biochimica clinica e biologia molecolare clinica, Università Cattolica del Sacro Cuore; Carolina Carosio, Presidente Fenagifar; Andrea Mandelli, presidente della FOFI e Luigi D’Ambrosio Lettieri, presidente della Fondazione Cannavò e vicepresidente della FOFI. Al centro dell’incontro, che ha chiuso la seconda giornata di lavori del Congresso dei farmacisti italiani, il disegno di legge del Ministro che istituisce la laurea abilitante in farmacia, e pone le basi per quel profondo rinnovamento del percorso formativo oggi indispensabile alla luce del nuovo ruolo nel processo di cura che si prospetta al farmacista. Come ha sottolineato D’Ambrosio Lettieri, “non colmare e lo squilibrio oggi esistente tra le nuove competenze necessarie al farmacista e quelle acquisite nell’attuale corso di studi universitari, rischia di pregiudicare il processo evolutivo del sistema sanitario, basato sulla prossimità, e l’evoluzione del ruolo del farmacista”. Con l’abolizione dell’Esame di Stato, come detto dal Ministro, acquistano un rilievo diverso l’istituto del tirocinio e la sua valutazione. Il tirocinio, e il ruolo del tutor professionale, dovranno a loro volta essere aggiornati nella struttura e nei contenuti, e a questo scopo il Ministro Manfredi ha annunciato l’istituzione di un tavolo di lavoro con la Federazione degli Ordini e i Direttori dei Dipartimenti di farmacia. “Dal dibattito di oggi è emersa una piena sintonia tra il mondo dell’Università e la rappresentanza professionale. Da tempo la FOFI chiedeva una riforma del corso di laurea in farmacia, più orientato all’assistenza e ai processi di cura, ma anche di quello in Farmacia industriale, in ragione dei progressi farmacologici ma anche, per esempio, dell’imporsi dei prodotti salutistici” ha detto nelle conclusioni il presidente Mandelli. “L’intervento del Ministro, che ringrazio per la sua partecipazione, dimostra che siamo vicini a raggiungere questo obiettivo”.

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