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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 301

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Gli Italiani e il fascino dei tatuaggi

Posted by fidest press agency su martedì, 31 luglio 2018

Con l’arrivo dell’estate non vediamo l’ora di scoprirci al sole, svelando così i più svariati disegni che colorano la nostra pelle. Da fiori variopinti a scritte che ricordano momenti importanti, passando per tribali dal sapore esotico e simboli legati alle persone a noi più care. Groupon ha condotto un’analisi interna relativa alla passione degli italiani per i tatuaggi, sulla base dei coupon venduti in ambito estetica, sia per realizzarne uno che per accedere a trattamenti di rimozione.La moda dei tattoo si conferma in costante crescita nel Bel Paese: sono sempre di più gli italiani di tutte le età che decidono di farsi fare un tatuaggio, nero o a colori, grande o piccolo. Rispetto al 2017, quest’anno il numero dei coupon venduti per la realizzazione di un tatuaggio si è triplicato e ormai per le strade o sulle spiagge è quasi impossibile incrociare qualcuno che non ne abbia almeno uno!
Lombardia, Lazio e Piemonte sono le regioni più attente alla moda dei tattoo, mentre liguri e siciliani sembrano non cedere al fascino dell’inchiostro sulla pelle. Ma un tatuaggio è davvero per sempre? In generale, gli italiani non si pentono dei tatuaggi fatti, anche se nel 2018 il numero di coupon venduti per trattamenti di rimozione si è più che raddoppiato. E se i lombardi sfoggiano i propri tattoo con grande soddisfazione, i piemontesi sono quelli che più rimpiangono le decisioni prese, seguiti da emiliani e liguri. Un delfino sulla caviglia o un tribale sulla spalla? In caso di dubbio, meglio pensarci due volte!

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Le opere di Molière hanno, su di me, esercitato un indubbio fascino

Posted by fidest press agency su lunedì, 23 luglio 2018

Forse lo devo al fatto che ho, praticamente da sempre, inseguito la parte ironica se non comica della vita a dispetto dei malanni che mi capitavano sia personalmente sia attraverso i miei familiari. Penso tra l’altro alla “Scuola dei mariti” e a quella delle “mogli” che Molière nel giro di due anni tra il 1661 e il 1662 scrisse con l’intento di mettere in ridicolo i vecchi Cresi che presumono di ottenere l’amore di giovani spose, come quelle che a dispetto di tutte le precauzioni sanno sempre dirigere in meglio i loro affetti.
Com’è noto la “Scuola delle mogli” ottenne, nello specifico un successo strepitoso che scombussolò i critici, i quali aggredirono l’autore con i loro invidiosi scritti. Alla critica il Molière risposte mettendo in scena gli avversari nella commedia “La critica della scuola delle mogli”. Con i personaggi satirici di quest’opera il Molière vinse, sì, ma non guadagnò certamente l’amicizia né dei vecchi marchesi, né delle “preziose”, né dei suoi rivali messi in azione.
Ma dire d’essermi fermato a questo filone narrativo sarei senza dubbio riduttivo. Cinque anni dopo La scuola dei mariti” venne il misantropo dove colse l’occasione per criticare, magistralmente, la società del suo tempo. Si vuole che nei due protagonisti il Molière rappresentasse se stesso dal lato peggiore ed esagerando e la propria moglie che fu il suo tormento. Sta di fatto che in questo studio il cuore umano è penetrato in modo sorprendente e messo a nudo con un’efficacia descrittiva da vero intenditore e pedagogo. L’anno successivo scrisse “Il Tartufo” e divenne il suo capolavoro in assoluto per il teatro comico francese.
L’ipocrisia vi è rappresentata nel modo più reale e più sincero. L’ha studiata in tutti gli aspetti, così da renderla ripugnante. L’azione è svolta magistralmente fino allo scioglimento, i caratteri sono di una precisione e di una così fedele verità da credere impossibile il profondo acume che li ha penetrati.
Si dice che l’intitolazione “Tartufo” gli fosse suggerita da un abate italiano, il quale alla vista di un piatto di tartufi avendo esclamato “Tartuffi!” con tale beata sensuale cupidigia da impressionare profondamente Molière.
Sulla commedia il Paganini scrisse in proposito: “E’ da credersi che ai tempi di Molière la classe degli impostori fosse in Francia tanto numerosa quanto quella dei vecchi marchesi e delle preziose ridicole, poiché la nuova commedia di Molière destò una tempesta. I gesuiti stessi se ne occuparono. L’autore fu accusato di aver voluto gettare il ridicolo sulle cose religiose e la commedia fu proibita per ordine del re subito dopo la prima rappresentazione.
Molière lasciò passare la burrasca, poi ricominciò. Nell’assenza del re la polizia credette bene d’intromettersi, ma Molière che ben conosceva le buone disposizioni personali del re per lui e per il suo Tartufo, gli mandò due servi con un promemoria in cui si difendeva energicamente. Il re gliela diede vinta e permise la rappresentazione.”
Ma in tutto questo come tralasciare l’Avaro? E’ se vogliamo l’unico lavoro che il Molière scrisse in prosa eccettuato il “Convitato di pietra” e il “Borghese gentiluomo”. L’avaro è derivato da una delle più note commedie di Plauto: l’Aulularia, e se parecchi dei migliori tratti sono del poeta latino, tuttavia la parte comica d’invenzione è magnifica. (Riccardo Alfonso)

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Le megalopoli hanno un loro fascino o sono solo una necessità?

Posted by fidest press agency su martedì, 17 luglio 2018

Se mettiamo da parte l’eventualità che le grandi città debbano crescere ulteriormente per l’aumento globale della popolazione, dato che lo prefiguriamo come il peggiore dei mali, ci rimane la necessità di dover risolvere alcuni aspetti contingenti di grande rilevanza. Non dimentichiamo che un quinto dell’umanità brucia l’87% dell’energia oggi disponibile e che in Europa l’80% della popolazione è concentrata nelle aree urbane. Solo questi due dati ci danno la dimensione, resa all’attualità, del complesso fenomeno delle città e degli abitanti della terra. La circostanza ci fa altresì capire il perché diventa sempre più difficile schiudere agli altri il ristretto club delle società avanzate. Per altro già ora, nel suo ambito, vengono esercitate nella popolazione residente selezioni di ordine culturale, politico e sociale di per se gravemente discriminanti e che hanno già provocato, e continueranno a farlo ancor più in futuro, grossi conflitti esistenziali e di ordine pubblico. Questo si spiega con il fatto che non tutta la popolazione che risiede in una città, o quella pendolare proveniente dalle aree attigue, è in grado di alimentarsi con il lavoro disponibile all’interno della cinta urbana. E’ uno stato di cose che fa coesistere pericolosamente grosse sacche di disoccupazione o di sotto occupazione, che provocano instabilità e turbative di ogni genere, e si contrappongono ad un benessere che il consumismo rende più evidente e stridente.Ad essi si somma un “valore aggiunto”, che si vuole far pagare di più alle classi meno abbienti, data la loro minore redditività, e derivante dai supposti vantaggi che essi traggono dalla vita in comune. Questo criterio finisce con il provocare un più elevato costo per l’uso dei mezzi pubblici, per l’acquisto dei prodotti alimentari, per l’approvvigionamento dell’energia domestica e la disponibilità delle abitazioni. La metropoli, quindi, rappresenta, da una parte, una soluzione in tempi brevi e medi irrinunciabile per l’uomo, nonostante le difficoltà d’ambientazione esistenti, ma che entro un arco di tempo, diciamo tra 10/20 anni, non permetterà miglioramenti sostanziali e meno che mai definitivi. Tale prospettiva, nell’immediato, ci fa correre il rischio di vedere “esplodere” i fenomeni di intolleranza prima ancora che si fissino le regole per una nuova stabilità pianificata.La ragione è che ci troviamo, in specie in Europa, in città cresciute troppo in fretta intorno ad un nucleo molto antico con un sistema viario ed un complesso di abitazioni concepite con criteri inadeguati alle esigenze attuali in termini di circolazione, abitativi e per impiegarli in luoghi di lavoro permanenti e con la pretesa di volerli, da subito, funzionali. Sarebbe più opportuno isolare del tutto questi centri storici e spostare la “city”, e con essa le attività commerciali ed imprenditoriali che vi ruotano intorno, in aree esterne e ben al di là degli attuali complessi abitativi che nel frattempo si sono aggiunti a macchia d’olio intorno e talvolta dentro al “vecchio borgo”. E’ un isolamento che risolverà alcuni aspetti logistici e consentirà alla gente di visitare tali luoghi, che si sono fermati nel tempo, come meritano: a piedi o al massimo in bicicletta o in carrozza. Una soluzione che può darci due risposte pratiche legate la prima al trasporto e la seconda all’uso più razionale delle abitazioni e degli uffici nonché agli insediamenti commerciali e dei servizi pubblici e privati. Va poi aggiunta un’altra considerazione se passiamo ad esaminare il tipo di trasporto pubblico da adottare. (Riccardo Alfonso)

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Dal 21 aprile il fascino de “L’Ara com’era” in programma tutte le sere

Posted by fidest press agency su mercoledì, 12 aprile 2017

ara_pacis_augustaeRoma Museo dell’Ara Pacis, Lungotevere in Augusta (angolo via Tomacelli). Grande successo per L’Ara Com’era, la visita immersiva e multisensoriale dell’Ara Pacis riproposta in una versione ancora più coinvolgente grazie all’integrazione tra computer grafica, realtà virtuale e aumentata. Per soddisfare le crescenti richieste e con l’occasione della bella stagione dal 21 aprile al 30 ottobre cittadini e turisti avranno l’occasione di assistere all’innovativo archeoshow tutti i giorni della settimana (non solo il venerdì e il sabato).Il progetto, promosso da Roma Capitale, Assessorato alla Crescita culturale – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali e organizzato da Zètema Progetto Cultura, è stato affidato a ETT SpA. Il coordinamento, la direzione scientifica, i testi e la sceneggiatura sono a cura della Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali. L’interpretazione dei personaggi è affidata alle voci di Luca Ward e Manuela Mandracchia.
In un racconto che unisce storia e tecnologia, L’Ara Com’era è il primo intervento sistematico di valorizzazione in realtà aumentata e virtuale del patrimonio culturale di Roma Capitale, nello specifico di uno dei più importanti capolavori dell’arte romana, costruito tra il 13 e il 9 a.C. per celebrare la Pace instaurata da Augusto sui territori dell’impero. Lanciato il 14 ottobre 2016, l’innovativo racconto sull’Ara Pacis e sulle origini di Roma è stato ulteriormente potenziato dal 20 gennaio 2017: due nuovi punti d’interesse in Realtà Virtuale, che combinano riprese cinematografiche dal vivo, ricostruzioni in 3D e computer grafica, consentono una completa immersione nell’antico Campo Marzio settentrionale dove è possibile assistere alla prima ricostruzione in realtà virtuale di un sacrificio romano. Un’implementazione che arricchisce la narrazione e crea un impatto emozionale più profondo con il pubblico. I visitatori sono catapultati indietro nel passato per riviverlo da una posizione privilegiata. Immersi in un ambiente a 360° possono ammirare l’Ara Pacis mentre ritrova i suoi colori originali: una “magia” resa possibile da uno studio sperimentale realizzato dalla Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali nel corso di oltre un decennio che ha portato a una ricostruzione ipotetica ma con la massima approssimazione consentita.Il colore non è la sola sorpresa ad accogliere i visitatori che possono ‘galleggiare’ in volo sull’altare, planare sul Campo Marzio e assistere al sacrificio, compiuto da veri attori, rimanendo sempre al centro della scena.
L’offerta si amplia anche da un punto di vista numerico. Ogni serata, infatti, può accogliere fino a 400 visitatori, rispetto ai 300 della precedente programmazione, organizzati in piccoli gruppi contingentati. Oltre alla vendita online o attraverso lo 060608, è possibile acquistare i biglietti la sera stessa presso il museo.
Apertura al pubblico
Fino al 15 aprile: venerdì dalle 20.15 alle 24 (ultimo ingresso ore 23.00); sabato dalle 20.15 alle 00.45 (ultimo ingresso ore 23.45)
Dal 21 aprile al 30 aprile: da domenica a venerdì dalle 20.15 alle 24 (ultimo ingresso ore 23); sabato dalle 20.15 alle 00.45 (ultimo ingresso ore 23.45)
Dal 1 maggio al 31 agosto: da domenica a venerdì dalle 20.45 alle 24 (ultimo ingresso ore 23); sabato dalle 20.45 alle 00.45 (ultimo ingresso ore 23.45)
Dal 1 settembre al 30 settembre: da domenica a venerdì dalle 19.45 alle 24 (ultimo ingresso ore 23); sabato dalle 19.45 alle 00.15 (ultimo ingresso ore 23.15)
Dal 1 ottobre al 1 novembre: da lunedì a domenica dalle 19.30 alle 24 (ultimo ingresso ore 23) Giorni di chiusura: 1 gennaio, 1 maggio, 24, 25 e 31 dicembre. Biglietti
Intero € 12; ridotto € 10. (foto: ara pacis)

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Fascino principesco a firma Ayala Bar

Posted by fidest press agency su mercoledì, 30 marzo 2016

Ayala Bar1Un soffio di mistero e magia aleggia nelle collezioni estive della designer che vive e lavora a Tel Aviv. Ayala traduce le sue emozioni in splendidi gioielli dalla personalità decisa, che vanno oltre la moda e le tendenze e trasmette la stessa energia positiva che percepisce dagli elementi naturali e utilizza, collezione dopo collezione, sempre più sapientemente differenti materiali giocando con le tonalità dei colori. La spasmodica cura del dettaglio, la genialità degli accostamenti, la scelta dei colori, quel suo talento innato nel cogliere le minime suggestioni, fanno di Ayala Bar un’interprete assoluta e inconfondibile del bijoux d’arte. Le favolose linee “Classic”, “Hip”, “Radiance” e “Indigo”, sono un magico tour di eleganza, che attraversa caratteri e personalitá, stili e tendenze: in un gioco di forme e materiali ricolmi di charme e femminilità.
Per Ayala i gioielli sono capaci di trasformare l’ordinario in straordinario: l’ornamento diventa tutt’uno con la donna che adorna, un’estensione della sua Ayala Barpersonalità.La Classic Collection è un’evoluzione di quella storica e rappresenta lo sviluppo artistico delle creazioni più personalizzate dell’artista. Realizzata con vetri e cristalli Swarovski disposti con una tecnica a simil-mosaico, ogni singolo pezzo è un capolavoro in miniatura. Una sintesi incomparabile di piccoli oggetti preziosi “scolpiti” a mano: perline, jais e cristalli su sfondo ottone danno un effetto leggero come una trina. Essa racchiude in sé tutto il genio artistico della designer israeliana che ha creato la sua prima collezione nel lontano…1989. La Hip Collection di Ayala Bar merita una citazione a parte per la sua genialità. E davvero una nuova, ultima forma d’arte da celebrare. Monili unici dal folklore metropolitano che completano il percorso professionale e creativo che ha portato la designer a essere tra le maestre della “Costume Jewellery” mondiale. Come in un ricamo, i materiali – vetri, perline, tessuto, fili, pietre – s’intrecciano e fondono guidati dalla sapiente manualità e da un intuito straordinario per l’armonia del colore.
La Radiance Collection è tutta un’esplosione di colore, fuori dagli schemi, ricca, festosa, estrosa: un sapiente patchwork di cristalli dal fascino discreto per una bellezza intramontabile Choker, collane con medaglioni centrali, sautoir, orecchini e desiderabili bracciali semoventi, tutti desiderabili.
Nella Indigo Collection mitiche figure iconiche in argento “combinano” con tessuti colorati: un gioco di creature degli abissi e spiriti terreni per un look divertente e personalissimo. Monili creati da Ayala Bar per esaltare bellezza, classe, eleganza e fascino che il tempo non scalfisce mai.
La valenza del percorso artistico è, in Ayala Bar, importante quanto la “destinazione”. Il risultato è un gioiello prezioso e sofisticato, un’opera d’arte da conservare e curare con amore.
Dopo un trascorso nel mondo della moda, Ayala Bar sceglie negli anni Novanta di concentrare la propria creatività nell’ambito del design del gioiello. Il percorso creativo che origina i suoi gioielli è inconfondibile. Ayala Bar dichiara di ispirarsi a tutto ciò che la circonda nella quotidianità. Lampi creativi di un’artista formidabile e inimitabile come l’israeliana Ayala Bar conosciuta in tutto il mondo perché che riesce ad aggiungere la sua ispirazione, sentimento e magia alla femminilità di ogni donna… (foto: Ayala Bar)

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Hays Response

Posted by fidest press agency su giovedì, 17 settembre 2015

fabio scarcellaSi appanna l’American dream! A Wall Street e alle sfavillanti luci di Manhattan, i professionisti italiani preferiscono il fascino della cara vecchia Europa: i giovani del Belpaese, infatti, sognano sempre di trovare la propria strada al di là del confine, ma non guardano più (solo) oltreoceano. Per fare carriera Eurolandia sembra il continente su cui puntare, tanto che più di 9 intervistati su 10 (97%) sognano di trovare fortuna in una delle grandi metropoli europee. Almeno secondo quanto emerge da una recente indagine che ha coinvolto più di 200 candidati, condotta da Hays Response, la divisione del Gruppo Hays dedicata al recruitment in ambito Junior Management. Perché il fenomeno dei “cervelli in fuga” non sembra volersi fermare, ma cambia solo destinazione.L’85% del campione, formato prevalentemente da laureati (67%) e con un impiego già all’attivo (89%), afferma infatti che, davanti alla giusta occasione, lascerebbe l’Italia. Il 97%* di loro, però, preferirebbe rimanere in Europa, il 68% andrebbe in Nord America e il 37% in Oceania. Meno ambiti, invece, il Sud America (25%), l’Asia Orientale (23%), il Medio Oriente (16%). Fanalino di coda l’Africa con solo il 9% delle preferenze. Ma quali sono i motivi per i quali i giovani professionisti andrebbero all’estero? Il 74% degli intervistati è a caccia di un incremento salariale, il 70% spera in un mercato del lavoro più dinamico, il 66% ricerca, invece, una migliore qualità di vita mentre il 64% un sistema lavorativo più meritocratico.“Il fenomeno dei “cervelli in fuga”, o come viene definito in inglese del brain drain, è la risposta dei giovani all’attuale scenario economico in Italia – spiega Fabio Scarcella, Responsabile divisione Hays Response –. Dopo tanti anni di formazione, le nuove leve vorrebbero infatti trovare un lavoro stabile e in linea con i loro studi e con le loro aspettative salariali. Purtroppo, il mercato del lavoro italiano non è in grado di soddisfare (tutte) queste aspettative. Da qui, il desiderio di “fuggire” dal Belpaese e andare all’estero in cerca di fortuna”. Tra le cause del boom del brain drain dall’Italia, i giovani professionisti annoverano al primo posto la mancanza di meritocrazia (31%), seguita dall’instabilità della propria posizione lavorativa (28%), dai bassi livelli salariali (17%) e dall’assenza di politiche e incentivi a sostegno dei giovani (16%). “L’unico deterrente alla fuga di cervelli – continua Scarcella – sembra essere il legame con la famiglia che, si sa, per gli italiani rimane un punto di riferimento fondamentale. Da quanto emerge dall’indagine, infatti, ciò che spesso blocca un nostro professionista dal fare le valigie e andare in aeroporto è proprio l’affetto dei propri cari”. Non a caso il 57% del campione sembra non essere disposto a lasciare l’Italia per paura di sentire nostalgia di casa, il 29% teme la scarsa conoscenza della lingua straniera, mentre il 14% crede di non poter riuscire ad adattarsi facilmente a culture e stili di vita differenti. Cosa dovrebbe contenere, infine, il “bagaglio” di chi parte per trovare lavoro? Sono pochi i dubbi a riguardo: per il 59% degli intervistati è indispensabile un valido contatto in loco che sia di supporto nella ricerca di una nuova occupazione, per il 51% un certificato che attesti la conoscenza della lingua e per il 40% avere alle spalle almeno un anno di esperienza lavorativa da mettere in curriculum. (foto: fabio scarcella)

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Italiani e il fascino del surreale

Posted by fidest press agency su lunedì, 19 settembre 2011

9 yrs) _4* Surrealism - Max Ernst : "a su...

Image by SeRGioSVoX via Flickr

Quanto accade in Italia da qualche anno a questa parte ha del surreale. Il primo effetto che se ne ricava è che tutte le parole più trasgressive sono in “libera uscita”. Qualcuno asserisce che la più grande differenza con il fascismo è che mentre allora nessuno parlava perché tutti ascoltavano, oggi tutti parlano perché nessuno ascolta. E’ un discorso tra sordi. Il tutto sembra sovvertito. Non vi è parola, pronunciamento, che riescano a superare la soglia della ragionevolezza, del serio intento, di un concreto impegno. Scivolano via perdendosi nel vago. Non vi sono più certezze ma solo un impegno maniacale alla trasgressione, alla corsa frenetica per arricchirsi, per fregare il prossimo. Una nazione che sembra sfuggire alla governabilità delle piccole e grandi cose. Una nazione che trova fisiologica una evasione da 200 miliardi di euro. Una nazione che a detta degli uni, quelli che contano, ha magistrati golpisti, una nazione dove uomini di governo predicano la secessione, una nazione dove il presidente del consiglio svolge il suo ruolo a “tempo perso”, una nazione dove si parla di rivolta sociale, una nazione dove la politica diventa sinonimo di pornografia, di prostituzione minorile, di ricatti e di ricattati. Una nazione dove si tendono trappole o “trappoloni” al presidente del consiglio citato come testimone ma con il rischio di diventare imputato ed arrestato, per le sue bugie, poiché in flagranza di reato non si può invocare l’immunità parlamentare. Se tutto questo, e molto altro ancora, non è surreale ditemi voi cosa dovrebbe esserlo. E se ciò non bastasse ci teniamo l’attuale presidente del consiglio, altrimenti se si dimettesse lo arresterebbero. Ce lo teniamo e speriamo almeno una volta di ballare con lui il “bunga bunga”. Viva l’Italia il paese più surreale del mondo. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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Le più belle immersioni d’Italia

Posted by fidest press agency su mercoledì, 6 luglio 2011

Di Edgardo Fiorillo-Tessa Gelisio Un manuale turistico e guida naturalistica in cui la conduttrice tivù e ambientalista Tessa Gelisio ci fa scoprire insieme a Edgardo Fiorillo, biologo, i più interessanti scorci sottomarini del Belpaese, insegna a diventare buoni subacquei e a riconoscere le specie marine. Un libro che è anche strumento di consultazione indispensabile per chi decide di riscoprire i fondali italiani in tutto il loro fascino nascosto. Dalla Liguria alla Sicilia, dalla Calabria al Veneto, dal Tirreno all’Adriatico, in aree marine protette e in acque senza vincoli, passando per le nostre meravigliose isole, ogni immersione è raccontata e descritta, grazie anche all’aiuto di disegni e fotografie, da chi l’ha effettuata decine di volte, innamorandosi giorno dopo giorno di quella parete, di quella secca o di quel relitto, così particolari e assolutamente imperdibili. Pagine 352 Euro 23,00 Codice 18065E EAN 978-88-425-4044-1

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La dama e il compasso

Posted by fidest press agency su sabato, 11 giugno 2011

Roma 15 giugno 2011 alle ore 18 presso l’Hotel Columbus – Palazzo della Rovere (via della Conciliazione 33) verrà presentato il volume La dama e il compasso di Alessandra Oddi Baglioni, pubblicato per i tipi della Gangemi Editore. Camilla, nobildonna toscana, dal fascino carismatico, incontra l’amore negli occhi ardenti di Francis, rivoluzionario e massone, che ne travolgerà il destino, scardinandolo dal percorso già scritto. Sullo sfondo l’Italia, incendiata dalle passioni rivoluzionarie, conosce insieme al fuoco l’ombra più densa: poteri occulti lottano fra insospettabili alleanze. Le associazioni rivoluzionarie tramano per costruire uno stato centrale dal Tirreno all`Adriatico,cercando di utilizzare le monarchie per raggiungere i propri scopi liberali e repubblicani. Ma la visione illuminata, di una grande Italia federale che sappia comporre le differenze di una nazione frammentata, sarà spazzata via, dalla figura dominante nell’immaginario collettivo, del re-liberatore Savoia. Una struggente storia d’amore, una metafora del nostro Risorgimento, la storia dell’Unità d’Italia vista da un’angolazione del tutto singolare. ISBN13: 9788849221138 Anno di edizione: 2011 Pagine: 192 Prezzo: 18,00 €

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L’Italia e l’Europa pre e post risorgimento

Posted by fidest press agency su lunedì, 10 gennaio 2011

L’Italia deve la sua unità alla Francia grazie al suo concorso attivo nel 1859 e nel 1866 e a quello più modesto della Gran Bretagna nel 1860. Quest’ultima lo fece tanto per garantirsi una “amichevole” copertura ai suoi interessi nel Mediterraneo e per controbilancia¬re i suoi timori per lo sviluppo della potenza imperiale francese e di quella Russa i cui governanti non nascondono il fascino che esercita  il “mare nostrum”.
Ed i prussiani debbono la loro identità nazionale non solo alla  vittoria del 1866 contro la Francia, ma anche grazie alla neutralità della Russia, della Gran Bretagna e della Francia. Tali calcoli si dimostrano in parte fallaci. L’esistenza dello Zollverein ostacola il progresso delle esportazioni inglesi in Germania. la Francia prevede di indebolire l’Austria per appog¬giarsi alla Prussia ma non punta decisamente alla sua unità e in subordine la vorrebbe limitata alla linea del Meno.
Allo stesso modo i francesi si comportano nei confronti dell’Italia degli stati indipendenti nel lasciare che si sviluppi al suo interno il movimento nazionale per poi pen¬sare di arrestarlo senza consentirgli di raggiungere il suo obiettivo fina¬le, che è Roma. Ma, come sappiamo, la situazione, ad un certo punto, le è sfuggita di mano. Indebolire la Russia e l’Austria significa per la Francia eliminare gli ostacoli che si oppongono alla politica “revisio-nista” che avrebbe portato alla grandeur francese. Ed è questo il senso dato alla ricostituzione di una Polonia indipen¬dente per farla diventare nient’altro che uno stato cliente della Francia. E sappiamo bene che la questione polacca così posta si trasforma in una  diretta minaccia per gli interessi russi.  Tali condizioni si sviluppano con la concorrenza fra i grandi Stati europei per la conquista di nuovi mercati o di riserve di materie prime e per il controllo delle vie di comunicazioni terrestri o marittime e  vanno ad intersecarsi nelle rispettive relazioni politiche.  Tutti questi contrasti hanno avuto una parte essenziale nel determinare lo sviluppo del potenziale bellico e nell’affinare le tecniche di combattimento come una forma di dissuasione più convincente delle eventuali pressioni diplomatiche e delle minacce verbali. Giustamente faceva osservare  Jules Cambon nel 1913 che “se si chiudono tutte le aperture di una caldaia si corre il rischio di farla scoppiare; non è quindi il caso di evitare di contrastare ovunque un’espansione inevitabile?”
D’altra parte l’ascesa della potenza economica, i successi in campo industriale contribuiscono a determinare il sentimento di superiorità instillato con astuzia nel cuore dei popoli tanto da farli sentire i protagonisti di questa svolta epocale e a far loro correre anche l’alea di una soluzione militare per consolidare la propria supremazia. Nel 1914 il conflitto di interessi prende una svolta cruenta. E’ stata l’inevitabile conseguenza delle profonde trasformazioni subite durante il mezzo secolo precedente. I governi ed i popoli non ignorano i vantaggi materiali che un successo procurerebbe loro e la miccia viene innescata anche sull’onda dei sentimenti e delle passioni nazionali inappagate nella loro totalità e che si pensa di riscattare con una vittoria militare. E per quanto possa sembrare assurdo, i nodi irrisolti in questo primo conflitto mondiale vengono riproposti, con identica determinazione e maggiore e più diffusa violenza,  nel secondo.(dal libro di Riccardo Alfonso “L’ultima frontiera” Edizioni fidest)

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Museo del cinema: visitatori record

Posted by fidest press agency su domenica, 2 gennaio 2011

Torino. Il Museo Nazionale del Cinema alla Mole Antonelliana chiude il 2010 con la cifra record di 565.762 visitatori, ben 43.000 in più rispetto al 2009, un traguardo finora mai raggiunto, superando così per il quinto anno consecutivo il mezzo milione di presenze e anche il precedente record di 532.000 ottenuto nell’anno delle Olimpiadi. Il lusinghiero successo del 2010 è stato ottenuto grazie al fascino del museo – ormai riconosciuto a livello nazionale e internazionale – sostenuto da un ricco programma di mostre prestigiose, spesso realizzate in collaborazione con importanti istituzioni culturali nazionali e internazionali.  Con oltre 4.650.000 visitatori dalla sua apertura – avvenuta il 20 luglio del 2000 – il Museo Nazionale del Cinema ha festeggiato nel 2010 i primi dieci anni di apertura alla Mole Antonelliana.
Il Museo Nazionale del Cinema nel 2010 si è inoltre arricchito nel suo allestimento dello Stark Interactive Wall, un espositore digitale interattivo che permette al visitatore di accedere ad un archivio di manifesti suddiviso per temi, e di una nuova area dedicata agli effetti speciali, che sfrutta le potenzialità dell’alta definizione e del croma-key, con filmati realizzati appositamente in Computer Graphic Animation. Questi interventi sono stati possibili grazie al contributo della Consulta per la valorizzazione dei beni culturali di Torino.
Nel corso del 2010, il Museo ha dato vita a Magnifiche Visioni. Festival Permanente del Film Restaurato, due appuntamenti mensili per proporre al pubblico i grandi film dell’età d’oro del cinema classico, spaziando dal muto fino alle nouvelles vagues degli anni ’60 e oltre, in copie restaurate provenienti dalle più importanti cineteche di tutto il mondo.   In particolare, i restauri realizzati nel 2010 rientrano nel progetto di valorizzazione del cinema muto italiano, promosso dal Museo Nazionale del Cinema in collaborazione con cineteche italiane e straniere. Questo lavoro ha permesso all’istituzione torinese di diventare un punto di riferimento nel panorama cinematografico internazionale. Tra le attività del 2010 ricordiamo la riscoperta de Gli spazzacamini della Val d’Aosta (1914) e il complesso lavoro di ricostruzione de La trilogia di Maciste (1920). Parallelamente, il Museo continua l’attività di restauro del cinema sonoro, in collaborazione con importanti cineteche italiane. Segnaliamo in particolare il restauro di Roma (1972) di Federico Fellini.

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Luca Grechi: Ritratti-tratti

Posted by fidest press agency su lunedì, 22 novembre 2010

Mentana (Rm) 26 novembre ore 18.00 (fino al 5 dicembre 2010) Via G. Matteotti 3 Galleria DI VIN ARTE. Curata da Andrea Romoli Barberini, l’esposizione documenta con circa 15 opere, di diverse tecniche e formato, la ricerca condotta dal giovane artista toscano su un genere antico che non smette di esercitare il proprio fascino anche sulle ultime generazioni.  Catalogo in galleria con testo di presentazione di Andrea Romoli Barberini e Luca Grechi.
Luca Grechi, nasce a Grosseto, il 27/04/1985, vive e lavora tra Grosseto e Roma. Autodidatta dal 2003, si dedica allo studio dell’arte classica e contemporanea. Dal 2007 al 2010 affina e perfeziona i suoi studi presso l’Accademia di Belle Arti di Roma e partecipa attivamente a laboratori ed iniziative artistiche, condividendo e confrontandosi con diverse personalità nel campo. (l.grechi)

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Fotografie di Fabrizio Uliana

Posted by fidest press agency su domenica, 24 ottobre 2010

Bolzano, Piazza Walter 21 dal 30 ottobre 2010 al 9 gennaio 2011 inaugurazione sabato 30 ottobre 2010, ore 17:30 La fotografia, ultima nata tra le arti figurative, ha trovato nelle mille situazioni che il territorio lagunare offre al piacere dello sguardo,  terreno fertile per la sua applicazione; così è stato sin dall’origine e si può ben dire che con essa il mito di Venezia abbia trovato la definitiva consacrazione. Tutti coloro che per qualsiasi ragione sono entrati in contatto con la città lagunare non hanno potuto sottrarsi al suo fascino e all’obbligo di riportarne un ricordo duraturo spesso rappresentato dall’immagine fotografica. Lunga è stata la schiera degli autori che  nel tempo hanno fornito  versioni diverse ma sempre originali e coinvolgenti. Così è stato anche nella tradizione del grande Circolo La Gondola, di cui Fabrizio Uliana fa parte. Una tradizione risalente all’immediato dopoguerra che consentì, grazie all’obiettivo dei suoi innumerevoli campioni –  Paolo Monti, Gianni Berengo Gardin, Fulvio Roiter e tanti altri – di rinnovare il percorso figurativo allargandolo agli spazi meno conosciuti  ma ugualmente  pieni di poesia e di fascino. Tutto, nelle fotografie di Uliana, assume una suggestione fiabesca, un’aura speciale che ci rimanda in fondo alla vera essenza di questo luogo, sognato e amato  da tutti anche da coloro che non l’hanno mai potuto visitare ma di cui grazie alla fotografia, anche a quella di Fabrizio Uliana, possono assaporarne un frammento, un’impressione.
Fabrizio Uliana nasce nel 1954 a Roma dove rimane fino al 1969. Dopo aver abitato in varie località italiane, attualmente vive tra Venezia e Dinard in Bretagna.

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Piccole Anime di Matilde Serao

Posted by fidest press agency su giovedì, 21 ottobre 2010

Vi sono uomini brutti e vi sono uomini ripugnanti: ma Dio volle che non vi fosse infanzia senza sorriso e senza fascino di amore.  Con tutta la loro contraddizione, i bimbi valgono – per l’arte – quanto l’uomo nel pieno rigoglio della sua virilità, quanto la donna nel pieno fiore della sua bellezza  Da queste parole della Serao, un piccolo saggio del libro, capace di toccare gli animi e anche scuotere, così come solo un bimbo sa fare: Sempre un bimbo mi sorprende e mi fa pensare.
Ed è talmente unito alla nostra vita, parte di noi più  sorridente e più sensitiva, che spesso egli ci salva – e spesso egli ci perde  Una serie di racconti che si susseguono come fotografie in bianco e nero, con qualche tocco di colore qua e là, ritratto di una società (tanto di ieri quanto di oggi) che rende spesso i bambini vittime del malessere degli adulti, ma al tempo stesso essi ne sono la speranza e la salvezza, perché restano integri e puri come solo a quell’età si può.
Matilde Serao nasce a Patrasso (Grecia) il 7 marzo 1856 dal giornalista napoletano Francesco Serao e dalla nobile greca Paolina Bonelly. Studia a Napoli, dove si diploma maestra nel 1876. Dopo aver lavorato alle Poste per quattro anni come telegrafista intraprende la carriera di giornalista; collabora con il «Piccolo», la «Gazzetta letteraria piemontese» e il «Corriere del Mattino». Nel 1881 si trasferisce a Roma. Collabora con «Fanfulla della Domenica», «Nuova Antologia», «Cronaca Bizantina» e «Capitan Fracassa», dove conosce il giornalista Eduardo Scarfoglio. I due si sposano nel 1885 e hanno quattro figli. Insieme dirigono il «Corriere di Roma» dal 1885 al 1887. Tornati a Napoli Scarfoglio fonda il «Corriere di Napoli», poi assieme alla moglie fonda e dirige «Il Mattino». Nel 1902 Matilde lascia il marito. Conosce l’avvocato Giuseppe Natale, dal quale ha una figlia ma che non sposa, e con lui fonda, nel 1904, il «Giorno». Muore a Napoli il 25 luglio 1927.

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Narrativa: Joshua Ferris

Posted by fidest press agency su lunedì, 30 agosto 2010

Mantova Festivaletteratura 2010 Venerdì 10 settembre ore 11.15 Conservatorio di Musica “Lucio Campiani” Joshua Ferris incontra i lettori  discute con l’autore Marcello Fois. Il libro Tim è un uomo giovane e attraente, e il passare degli anni sembra avergli donato il fascino luminoso e intenso di un attore di teatro. La moglie Jane conserva intatto il suo amore per lui, e attraverso le piccole difficoltà di ogni giorno il loro matrimonio ha acquisito la forza di un vero legame, complice e sentimentale. Nonostante le lunghe ore passate in ufficio, Tim lavora con passione. È socio di un autorevole studio legale di Manhattan, e ciò che fa è importante per i colleghi e per se stesso. A casa, quando la figlia Becka si nasconde dietro la sua chitarra, con i capelli da rasta e un corpo che non ha ancora superato le rotondità paffute dell’infanzia, Tim riesce sempre a donarle le bugie oneste di un padre, convinto che la figlia sia la ragazza piú bella del mondo. Tim ama sua moglie, la propria famiglia, il lavoro, la sua casa.  Ma un giorno Tim si alza ed esce. Esce dalla casa, dalla famiglia, dall’ufficio, dalla calda dimora degli affetti, dell’amore, della sicurezza. Esce e inizia a camminare. Per non fermarsi mai piú. La sua è una malattia che lo spinge a mettersi in marcia senza potersi arrestare, perdendosi nei meandri della città, nelle periferie, nei sobborghi, nelle strade di campagna. Fino a quando, senza forze, come in trance, crolla e si addormenta. Per ritrovarsi privo di memoria in un luogo sconosciuto, e chiamare e implorare la moglie perché lo venga a recuperare. È una malattia senza nome, insinuante, che non lascia scampo. Non ci sono dottori, terapie, cure. Forse non esiste neppure, quella malattia, è solo un desiderio profondo e invincibile: lasciarsi indietro il fulgore soffocante e irresistibile della felicità. Traduzione dall’inglese di Stefano Bortolussi  ISBN 978-88-545-0314-4 Pagine 352 Euro 16,50

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Joshua Ferris incontra i lettori

Posted by fidest press agency su sabato, 24 luglio 2010

Mantova, Festival della letteratura venerdì 10 settembre, alle ore 11.15 presso il Conservatorio di Musica “Lucio Campiani”discute con l’autore Marcello Fois Tim è un uomo giovane e attraente, e il passare degli anni sembra avergli donato il fascino luminoso e intenso di un attore di teatro. La moglie Jane conserva intatto il suo amore per lui, e attraverso le piccole difficoltà di ogni giorno il loro matrimonio ha acquisito la forza di un vero legame, complice e sentimentale. Nonostante le lunghe ore passate in ufficio, Tim lavora con passione. È socio di un autorevole studio legale di Manhattan, e ciò che fa è importante per i colleghi e per se stesso. A casa, quando la figlia Becka si nasconde dietro la sua chitarra, con i capelli da rasta e un corpo che non ha ancora superato le rotondità paffute dell’infanzia, Tim riesce sempre a donarle le bugie oneste di un padre, convinto che la figlia sia la ragazza piú bella del mondo. Tim ama sua moglie, la propria famiglia, il lavoro, la sua casa.  Ma un giorno Tim si alza ed esce. Esce dalla casa, dalla famiglia, dall’ufficio, dalla calda dimora degli affetti, dell’amore, della sicurezza. Esce e inizia a camminare. Per non fermarsi mai piú. La sua è una malattia che lo spinge a mettersi in marcia senza potersi arrestare, perdendosi nei meandri della città, nelle periferie, nei sobborghi, nelle strade di campagna. Fino a quando, senza forze, come in trance, crolla e si addormenta. Per ritrovarsi privo di memoria in un luogo sconosciuto, e chiamare e implorare la moglie perché lo venga a recuperare. È una malattia senza nome, insinuante, che non lascia scampo. Non ci sono dottori, terapie, cure. Forse non esiste neppure, quella malattia, è solo un desiderio profondo e invincibile: lasciarsi indietro il fulgore soffocante e irresistibile della felicità.
Traduzione dall’inglese di Stefano Bortolussi  ISBN 978-88-545-0314-4 Pagine 352 Euro 16,50
Joshua Ferris ha studiato letteratura inglese e filosofia alla University of Iowa e alla University of California. I suoi racconti sono apparsi sul New Yorker, su Granta, Iowa Review, Best New American Voices. Il suo primo romanzo, E poi siamo arrivati alla fine (Neri Pozza 2006), tradotto in 24 lingue, è stato un best seller internazionale e ha vinto il PEN/Hemingway Award, il Barnes and Noble Discover Award ed è stato finalista al National Book Award.  http://www.thenweca metotheend.com (Joshua Ferris)

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Le vacanze degli italiani

Posted by fidest press agency su martedì, 13 luglio 2010

Dove vanno in vacanza gli italiani quest’anno? Grazie all’analisi delle ricerche effettuate dagli utenti italiani nel 2009 sul proprio sito e le destinazioni più acquistate all’inizio dell’estate 2010, Govolo.it rivela le tendenze dei viaggiatori italiani per questa calda estate! In base alle rilevazioni del 2009 e dei primi mesi estivi del 2010, il Bel Paese predomina tra le destinazioni più vendute sul portale Govolo.it, agenzia di viaggi on-line specializzata nella vendita di biglietti aerei al miglior prezzo di mercato e di pacchetti dinamici volo+hotel. Govolo.it segnala le prime prenotazioni degli italiani per quest’estate. Come l’anno scorso, le due capitali d’Italia, quella economica, Milano, che attrae per lo shopping, gli eventi mondani e la  favolosa vita notturna, e quella politica, Roma, città dal fascino intramontabile e dove non si finisce mai di scoprire qualche angolo nascosto, si confermano tra le destinazioni più ricercate dagli Italiani. Seguono le regioni del Sud Italia con Catania, la cui storia millenaria e le diverse dominazioni ne hanno caratterizzato il patrimonio artistico, architettonico e culturale, e Palermo, culla dell’arte, cultura e storia. A seguire due destinazioni del litorale calabro: Lamezia Terme, famosa per le cure termali si affaccia sul golfo di sant’Eufemia, al centro della costa tirrenica, e Reggio Calabria, antica colonia greca le cui origini risalgono addirittura al 744 a.C., è situata sulla punta dello “Stivale” proprio alle pendici dell’Aspromonte e gode di un suggestivo panorama sulla Sicilia, Etna e le Isole Eolie. Govolo.it propone il volo Milano – Lamezia Terme a partire da 80 Euro
Per l’estero, primeggiano il Marocco e la Tunisia con Casablanca e Tunisi che registrano il doppio delle vendite rispetto allo stesso periodo del 2009. Last but not least, New York, che come l’anno precedente si conferma una tra le mete cult per gli italiani

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“Comunicare la Scienza”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 2 giugno 2010

Poggibonsi 8 giugno con la partecipazione di ospiti d’eccezione: alle 17 ritorna il matematico Giovanni Filocamo che presenta ‘Il matematico curioso’, mentre alle 18 sarà Margherita Hack ad incontrare il pubblico, assieme a Vincenzo Millucci e lo stesso Filocamo. Dopo il successo della prima edizione dello scorso marzo, è il momento dell’appuntamento estivo della rassegna che si propone di indagare la scienza attraverso una molteplicità di linguaggi. Il Cassero della Fortezza di Poggio Imperiale di Poggibonsi ospiterà scienziati e grandi divulgatori per dimostrare come si può comunicare la scienza, esplorandone il fascino e l’utilità.  La serata si concluderà alle 20 con ‘A cena con la scienza’ Osteria il Cassero che vedrà la presenza oltre che dell’astrofisica Hack, di Millucci e Filocamo, anche di Enzo Gallori e Marco Rustioni: una cena conviviale a cura dell’Osteria del Cassero, in cui si parlerà di cosmo, astrobiologia, ogm, fisica e matematica. Alle 21.30 poi tuti ad osservare il cielo stellato assieme all’Osservatorio Astronomico dell’Università degli Studi di Siena che farà da guida al cielo notturno.
“Comunicare la scienza” è una iniziativa del Comune di Poggibonsi realizzata con il contributo della Fondazione MPS e con la collaborazione della Fondazione E.l.s.a.(margherita)

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Il poker e gli italiani

Posted by fidest press agency su giovedì, 27 Mag 2010

“Ormai il gioco del poker è diventato un vero e proprio fenomeno di costume. E’ per questo che abbiamo deciso di realizzare un’indagine per comprendere la percezione che ne hanno gli italiani”. E’ quanto dichiara Massimiliano Dona, Segretario generale dell’Unione Nazionale Consumatori (UNC), annunciando i risultati del report “Lo sguardo degli italiani sul poker”, condotto dall’Istituto di ricerca IPSOS per conto dell’Associazione e disponibile sull’home page del sito http://www.consumatori.it. “Momento di svago, sfida con se stessi, sport: sono solo alcune -spiega Dona- delle definizioni espresse dagli intervistati, giocatori più o meno assidui di poker, a dimostrazione di come un po’ tutti siano catturati dal fascino di un gioco che negli ultimi anni ha fatto registrare una crescita esponenziale, anche grazie al facile accesso al tavolo consentito oggigiorno tramite l’uso di Internet”. “E tuttavia si tratta di un fascino che, proprio sui ‘tavoli verdi del web’, rischia di diventare pericoloso se affrontato superficialmente abbandonandosi a comportamenti irresponsabili. Così -conclude Dona- non solo è bene mettere in guardia i consumatori su alcune cautele da adottare nella scelta del sito (per giocare in sicurezza ricordiamo allora che bisogna sempre controllare che il sito scelto sia un ‘punto it’ ed esponga gli opportuni marchi e certificazioni di garanzia), ma anche che è buona norma leggere con molta attenzione termini e condizioni di gioco ed infine che non bisogna esagerare per evitare investimenti troppo elevati”.

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Expo: Michael Kenna

Posted by fidest press agency su martedì, 11 Mag 2010

Reggio Emilia fino al 13/6/2010 Corso Garibaldi, 29 Palazzo Magnani Immagini del Settimo giorno. Nell’ambito di Fotografia Europea 2010 a cura di Sandro Parmiggiani  L’esposizione di Michael Kenna – nato in Inghilterra nel 1953, ma abitante negli Stati Uniti da trent’anni – presenta 290 fotografie in bianco e nero: 200 costituiscono il vero e proprio percorso antologico, dalle immagini dei primi anni Settanta, scattate in Inghilterra, a quelle dei tre decenni successivi, esito di viaggi e commissioni in ogni continente del mondo; 35 documentano il territorio di Reggio Emilia, frutto di tre ricognizioni sul campo che Kenna vi ha compiuto dal 2006 ad oggi; 35 registrano il perenne fascino di Venezia; 20 ricordano uno dei lavori piu’ importanti di Kenna, quello condotto sui luoghi dei campi di concentramento e sterminio nazisti. Le fotografie di Kenna incantano per il dramma e l’incanto che l’autore alternativamente sa racchiudervi: piu’ che la descrizione accurata di un luogo, lui sembra interessato a cogliere le linee che lo spazio dischiude davanti a noi, e a sucitare in chi guarda l’immaginazione e la rêverie.
Michael Kenna nasce a Widnes, Lancashire (Inghilterra) nel 1953. Dopo avere a lungo sognato di dedicarsi alla pittura, studia fotografia al London College of Printing. Nel 1975 la mostra The Land, a cura di Bill Brandt, al Victoria and Albert Museum di Londra gli rivela le straordinarie possibilità della fotografia artistica; oltre a Brandt, Kenna riconosce di avere guardato con interesse a Atget, Emerson, Sudek, Bernhard, Callahan, Sheeler, Stieglitz. Alla fine degli anni Settanta, Michael si trasferisce negli Stati Uniti, e va a vivere a San Francisco – in seguito, abiterà prima a Portland e poi a Seattle, dove attualmente risiede. A San Francisco incontra Ruth Bernhard (1905-2006), sensibile fotografa di nudi e di nature morte, della quale diventa assistente, aiutandola nella stampa delle sue immagini e maturando una grande esperienza in camera oscura, che nitidamente si rivelerà nel tempo in tutto il lavoro di Kenna. (Immagine: Michael Kenna, Onda, Scarborough, Yorkshire (Inghilterra), 1981)

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