Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 106

Posts Tagged ‘fascismo’

Il delitto Matteotti

Posted by fidest press agency su domenica, 8 settembre 2019

Sull’onda dell’esecrazione popolare, per il grave delitto commesso, le opposizioni avrebbero avuto, nel gennaio del 1925, la possibilità di rovesciare il fascismo. I liberali e i socialisti, purtroppo, non vollero unirsi e l’occasione fu persa. Una volta consolidato il suo potere, Mussolini ridusse il Parlamento a un palcoscenico simile a quello che divenne il Reichstag di Hitler e istituì al suo posto il Gran Consiglio del fascismo.
La sua funzione era di essere sempre pronto ad approvare le decisioni del Duce. Mussolini, da quel giorno, sino alla sua caduta nel luglio del 1943, non fu più minacciato dall’interno, allo stesso modo di Hitler dopo la notte dei lunghi coltelli del 1934, quando si sbarazzò dei massimi dirigenti della S.A.
All’interno dei loro rispettivi movimenti sia Mussolini sia Hitler incontrarono solo delle divergenze d’opinione. Tuttavia i loro seguaci erano uniti nel convincimento che il terrore era inevitabile e che esso fosse necessario per attirare nel movimento i giovani. Va anche detto, a questo punto, che Mussolini e Hitler non avrebbero mai conquistato il potere senza il prezioso aiuto delle loro forze paramilitari.
Tra i vari meriti Mussolini ebbe quello di aver fatto bonificare le paludi Pontine, di essere riuscito, a ottenere, nel 1929, una pax religiosa siglando un compromesso tra lo Stato e la Chiesa e persino a raggiungere, con la mafia, un certo successo con il prefetto Mori, sebbene più d’immagine che reale.
Circa i rapporti con il nazismo possiamo dire che nel 1933 Mussolini salutò l’avvento del nazismo con queste parole: “La vittoria di Hitler è anche la nostra vittoria”. In realtà Mussolini non aveva afferrato in pieno la natura del suo temuto alleato.
Non accettava, ad esempio, le teorie ariane, anche se vantava la superiorità ariana degli italiani, ma riteneva inopportuno combattere apertamente la comunità ebraica mondiale. Inoltre l’Italia e la Germania erano separate dalla questione dell’Austria tant’è che Mussolini più volte assicurò il cancelliere fascista austriaco Dollfuss che lo avrebbe protetto, anche militarmente, dalle mire espansionistiche tedesche.
Quando Dollfuss fu assassinato dai nazisti, Mussolini spedì delle truppe al passo del Brennero, ma fu una rappresentazione da teatrante ovvero molto fumo ma niente arrosto. D’altra parte l’Italia era ben lungi dal preoccupare Hitler. (Riccardo Alfonso)

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Gli umori degli italiani sul ruolo del fascismo negli anni di guerra

Posted by fidest press agency su martedì, 27 agosto 2019

L’opinione pubblica – se stiamo alle segnalazioni dei Questori – viveva quei momenti di una guerra che si stava scatenando sempre più cruenta con “raccoglimento”, conscia della “gravità dell’ora”, con “titubanza” e con “spirito di sacrificio”. Parole che, dati i tempi, non potevano essere più ardite per esprimere un sentimento di “paura” e di “impotenza” dinanzi ad una decisione così drammatica per le sorti del paese. Non vi furono, naturalmente, manifestazioni esplicite di dissenso, ma infiniti elementi minori che danno l’indicazione di uno scollamento fra il sentimento popolare e il regime.
Dobbiamo, quindi, convenire con gli storici Salvatorelli, Renzo De Felice e molti altri che il momento d’effettivo consenso popolare al regime fosse già passato nel 1939/40. Per Paolo Spriano quella vigilia di guerra si annida il dramma degli italiani “nell’intreccio tra passività e impotenza”. Certamente l’intervento italiano al fianco dei tedeschi ebbe anche cause più remote e più complesse dei semplici scatti d’umore di un dittatore. Piero Melograni a questo proposito non ha dubbi: “La decisione del 10 giugno 1940 si collega naturalmente agli orientamenti espansionistici e filo-tedeschi presenti da qualche tempo nella politica italiana.”
Mussolini in una sua relazione segreta, scritta il 31 marzo del 1940, annotava: “L’Italia non può rimanere neutrale per tutta la durata della guerra senza dimissionare dal suo ruolo, senza squalificarsi, senza ridursi al livello di una Svizzera moltiplicata per dieci.”
E il momento d’intervenire sembrò ineluttabilmente coincidere con la caduta della Francia e con l’isolamento della Gran Bretagna e, quindi, a condannarla a una “pace forzata”. Lo stesso Ciano, considerato il principale fautore del “non intervento”, davanti al trionfante attacco della Wermacht, contro l’esercito francese, si pronunciò per la prima volta a favore della guerra. Ciò che non fu valutato nella giusta misura è che, per Gheorghij Filatov, il destino del conflitto non fosse deciso dalle campagne militari fulminee, ma da fattori di lungo termine come le risorse umane e il potenziale industriale delle parti in causa e così via. In più andava considerata una differenza di fondo, per Rudolf Lill, fra le mire belliche di Hitler e quelle di Mussolini, essendo la vittoria sulla Francia per Hitler nient’altro che la fine della prima tappa della guerra e non della guerra stessa com’erano convinti i fascisti interventisti. Inoltre Mussolini non teneva conto della debolezza dell’apparato militare italiano come pure della scarsa disposizione degli italiani per la guerra a fianco della Germania nazista. Negligenza doppia e due volte fatale perché il Fuhrer era deciso a condurre quella guerra totale, che Mussolini non voleva e che l’Italia non poteva fare. D’altra parte per lo storico Richard A. Webster “Mussolini non poteva non scegliere la Germania, come non poteva non impostare la guerra come guerra fascista, guerra di impegno ideologico”.
“Non così la pensava il popolo italiano” – osserva il Webster – e lo stesso si può dire di molti, tra gli industriali e finanzieri, soprattutto quelli con maggiore esperienza nel mercato mondiale. Va altresì ricordato che i tedeschi, da qualche tempo, erano alleati scomodi in campo economico. Essi vedevano in Italia solo una riserva di mano d’opera e di derrate agricole piuttosto che un socio d’affari industriali.
L’errore dell’Italia fu di non aver tentato la strada americana, per i rifornimenti, ad esempio, di carbone che allora era l’ossigeno dell’industria del triangolo settentrionale italiano. Roosevelt, a sua volta, aveva intuito questa possibilità di agganciare al carro statunitense l’Italia e cercò in tutti i modi di avviare un dialogo di favore con Mussolini, al tempo della non belligeranza, ma purtroppo l’intervento si dimostrò tardivo. Alla fine dobbiamo rilevare con Giuseppe Bottai, uno dei più intelligenti gerarchi fascisti, che stava avvenendo qualcosa di strano, tra la gente, quanto annotava nel suo diario: “Che la sera del 10 giugno del 1940 la piazza (Venezia) si gremisce di una folla ora silenziosa, ora tumultuante. Si avverte la fatica dei pochi nuclei volitivi ad indirizzare grida e acclamazioni. ”Dobbiamo – rileva Corrado Vivanti – interpretare secondo queste poche righe il rapporto fra regime e popolo? Si trattava solo di un consenso organizzato e imposto? A questo punto ci sembra più logico concludere che l’adesione prevalente fosse dettata da un preconcetto. La maggioranza degli italiani era convinta che si trattasse unicamente di una guerra di “convenienza” e non effettiva. Gli entusiasmi, a questo punto, erano anch’essi frutto di un rituale accettato ma non digerito. L’equivoco aveva fatto perdere ogni forma di spontaneità. (Riccardo Alfonso)

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Gli anni ruggenti del “fascismo”

Posted by fidest press agency su lunedì, 26 agosto 2019

Così abbiamo vissuto i momenti prima e durante gli anni di guerra mentre la lotta s’inaspriva ed entrava di prepotenza nelle nostre case. E dire che la dichiarazione di guerra di Mussolini fu fatta senza consultare il suo gabinetto, il gran Consiglio Fascista, e nemmeno i suoi capi di Stato maggiore. Non poteva essere altrimenti: Mussolini ha sempre ragione! La stessa cosa fece autonominandosi comandante in capo delle forze armate.
Per una simile carica era considerato, a ragion veduta, una nullità. La mancata invasione dell’Inghilterra lo ringalluzzì: era una prova evidente che lui s’intendeva di faccende militari ben più del Fuhrer. Pura illusione. I rovesci militari italiani furono una conseguenza diretta del suo comando. Il diario di Ciano è spesso ricordato in questi frangenti per rilevare il grado di subalternità assoluta, persino umiliante, che si aveva rispetto alle iniziative tedesche e per le quali Mussolini non trovava di meglio che rispondere con dispetti e ricatti. La verità è che noi italiani, in particolare, siamo rimasti vittime di una cultura vagamente machiavellica della politica per la quale la valutazione delle scelte politiche e militari si faceva solo in base alla forza e alla potenza dei possibili alleati. E quella razza di pecore, come Mussolini definiva gli italiani, non poteva certo far lega con chi avrebbe potuto mangiarli con un sol boccone. Stava ora da capire chi fosse realmente il mangiatore di turno: la Germania nazista con il suo travolgente carisma militare che sembrava non avere intoppi e limiti territoriali o l’arroganza dei francesi e dei britannici? Costoro, in effetti, mancarono di tatto e di diplomazia. Tutto ciò non permise loro di trattare, nel giusto verso, la sensibilità del dittatore fascista.
Intanto Ciano annotava, nel suo diario, come a ogni vittoria tedesca il Duce asserisse: “Intendo avere la mia parte di bottino in Croazia e Dalmazia”, “non ci conviene esserci urtati con la Germania poiché anche noi dobbiamo prendere la nostra parte di bottino e così via.” Quest’ansia di arrivare in tempo, e nelle migliori condizioni possibili, per spartirsi con i tedeschi le spoglie delle potenze democratiche occidentali sembrava una costante del pensiero mussoliniano dalle prime ostilità del 1939 alla sua decisione di entrare in guerra e poi ancora negli anni successivi. (Riccardo Alfonso)

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Il fascismo dell’antifascismo? No! Solo pericolose e dannose distrazioni

Posted by fidest press agency su lunedì, 13 maggio 2019

E’ difficile, ce ne rendiamo conto. E’ difficile non apostrofare come “fascista” un qualunque comportamento che possa essere lesivo della libertà propria e altrui. E’ la storia del nostro Paese che ci ha “condannato” a dover far uso di questa terminologia. Che, per esempio, da amici di provata fede democratica e illuminata – ma non addetti ai lavori, storici e politici – che abitano in un’isola del Pacifico del Sud mi hanno chiesto “ma che vuol dire di preciso ‘fascismo’ e quale differenza col nazismo?”. Una “condanna” che, ovviamente, porta a dare valore all’antifascismo. A parte la nostra diffidenza per tutte le pratiche civiche e politiche che per caratterizzarsi hanno bisogno del prefisso “anti”, è innegabile che i comportamenti apostrofati come fascismo sono spesso negazione delle libertà di tutti? Secondo alcuni sembra proprio di sì. E tra questi, per esempio, chi ha negato la presenza di una casa editrice
riconosciuta come fascista alla fiera del libro di Torino, oppure alcuni candidati alla carica di Sindaco del Comune di Firenze che, invitati ad un confronto fra tutti i concorrenti, hanno rifiutato di esserci perché era stato invitato anche il candidato di un movimento riconosciuto come fascista.
E’ proprio da questo ultimo esempio che vogliamo sviluppare una riflessione di pratica civica. Se questo candidato Sindaco “fascista” è candidato, vuol dire che lo può essere, oppure sono complici del cattivo controllo gli addetti all’accettazione della candidatura? Non ci pare di aver sentito e registrato una denuncia in questo senso. Non solo, ma chi si candida a Sindaco e non ha voluto partecipare a questo confronto, sembra che abbia tra le sue prerogative di campagna elettorale quella della difesa della legalità… è illegale un candidato a Sindaco che ha passato “indenne” tutto l’iter burocratico per proporsi al voto? Crediamo di no. Nello stesso tempo, crediamo che in campagna elettorale non bisogna solo attirare i voti dalla parte di coloro che sono già convinti che il fascismo sia stato un crimine per il nostro Paese (tipico “sport” che si manifesta tra le varie liste di sinistra antifascista), ma convincere soprattutto coloro che la pensano
diversamente, spiegando loro la bontà delle proprie proposte rispetto alle altre… ma se questa spiegazione avviene in termini del tipo “non faccio parlare e metto in galera quelli che la pensano come te, a meno che non la pensino come me”, crediamo che si vada poco lontano per una chiara scelta sulla governabilità.
Una serie di domande (che in parte hanno anche delle risposte) che tutti dovrebbero porsi. Un po’ come accade in Usa, dove è anche sdoganato il simbolo nazista… forse gli Usa non sono un Paese democratico?
Alcuni, leggendoci, potrebbero dire: ecco i soliti ispirati dal pensiero liberale che poi si alleano anche coi fascisti pur di governare. A parte che noi (Aduc) non ci alleiamo con nessuno perché non chiediamo voti e poteri ma dispensiamo servizi e opinioni per chiunque (e sottolineiamo che questo ci è concesso proprio dall’appartenenza del nostro Paese ai cosiddetti regimi occidentali, di cui gli Usa sono il maggior punto di riferimento)… se storicamente alcune organizzazioni che taluni chiamano fasciste esistono, ci sarà pure un motivo perché esistono e non sono bandite: dal vecchio MSI (Movimento Sociale Italiano di Almirante) ai suoi eredi di Alleanza Nazionale o Fratelli d’Italia, fino ai diversi gruppi della cosiddetta estrema destra (Forza Nuova, Casa Pound, etc). Noi crediamo che ciò accada perché ci sono alcune storture nei nostri codici (reati d’opinione, per esempio) che non aiutano alla chiarezza, ma lasciano aperte per l’appunto le porte alle diverse
interpretazioni che, poi, avvalorano come cultura dominate essere “anti” e non qualcosa di positivo in sé. Per concludere, per i maligni: chi scrive era in piazza in il 25 aprile :-)E aggiungiamo, non crediamo che chi si dice antifascista abbia un comportamento fascista, ma solo che sia vittima di pericolose e dannose distrazioni per il buon e giusto governo civico di una città, una Regione, un Paese che non può che contenere tutti, soprattutto i diversi da noi stessi. (Vincenzo Donvito, presidente Aduc)

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Inaccettabile che Tajani sdogani il fascismo

Posted by fidest press agency su lunedì, 18 marzo 2019

Sono stupito che un uomo moderato ed equilibrato come Antonio Tajani possa parlare del fascismo facendo sua la ‘leggenda’ edulcorante delle cose buone fatte da Mussolini. Con tutto il rispetto, sembra di sentir parlare taluni esponenti neofascisti. Come disse Matteotti, il fascismo non è un’opinione ma un crimine. Lo fu allora e lo è anche oggi. Non è mai esistito un fascismo buono ma solo una dittatura, un regime illiberale impastato di retorica bellica che dichiarò guerra al mondo e si rese complice dello sterminio degli ebrei. L’entrata in guerra e le leggi razziali non furono un incidente ed affermarlo è “gravemente sbagliato e inaccettabile”, come ha ben ricordato il Presidente Mattarella. Ed è ancora più grave che simili parole siano pronunciate non da un cittadino qualsiasi ma dal Presidente del Parlamento Europeo. L’antifascismo è sempre stato un fattore fondante per la nostra Repubblica e per la stessa Europa, nata dalla follia nazi-fascista. Sdoganare il fascismo vuol dire offendere i valori fondanti della libertà e della pace e tutti coloro che hanno combattuto in loro nome. (Nino BOETI Presidente Consiglio Regionale del Piemonte)

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Nuova serie tv su fascismo e nazismo

Posted by fidest press agency su sabato, 23 febbraio 2019

Andrà in onda su Rai Storia la nuova serie tv su fascismo e nazismo dal titolo ‘Clash of Futures’. La nuova serie esplorerà il periodo europeo 1918-1939, un ventennio di gioie e speranze per la fine della prima guerra mondiale, ma anche quello della grande depressione economica culminata nel 1929 e dell’affermarsi del nazismo e del fascismo. Su questo sfondo, si intersecano i destini personali di 6 persone realmente esistite, che rimarranno per sempre segnate dalla Storia e di cui ne influenzeranno il corso. In questa splendida serie di 8 puntate, classificata dalla rivista Rolling Stones nella Top Ten di tutti i tempi, ora candidata al premio Grimme, il riconoscimento più prestigioso della televisione tedesca, spicca il ruolo dell’unico protagonista italiano Gennaro Cannavacciuolo, attore magnifico nei panni di Silvio Crespi, imprenditore e politico che si oppose a Mussolini nonché al proprio figlio, a costo di perdere l’impero aziendale.
Acclamata dalla stampa estera, l’interpretazione di Gennaro Cannavacciuolo si contraddistingue per il suo spessore drammatico evidenziato nell’intimo conflitto con il figlio (qui il trailer), per la sua grande capacità di far emergere con eleganza e misura la posizione complicata di Crespi nel difendere all’estero le scelte politiche dell’Italia fascista, restituendone la profonda tensione interiore, pessimista e nostalgia per un mondo in declino, alle soglie della seconda guerra mondiale. “Clash of Futures”, (titolo originale “Krieg der Träume”), ora in onda su Rai Storia, è una co-produzione internazionale della LOOKSfilm, di IRIS Group, Les Films d’Ici, Fortis Imaginatio, ARTE, SWR e NDR, scritta e diretta da Jan Peter e Frédéric Goupil e distribuita in più di 40 paesi. (fonte: eu-west-1.amazonses.com)

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Il delitto Matteotti

Posted by fidest press agency su sabato, 18 agosto 2018

Sull’onda dell’esecrazione popolare, per il grave delitto commesso, le opposizioni avrebbero avuto, nel gennaio del 1925, la possibilità di rovesciare il fascismo. I liberali e i socialisti, purtroppo, non vollero unirsi e l’occasione fu persa. Una volta consolidato il suo potere, Mussolini ridusse il Parlamento a un palcoscenico simile a quello che divenne il Reichstag di Hitler e istituì al suo posto il Gran Consiglio del fascismo.
La sua funzione era di essere sempre pronto ad approvare le decisioni del Duce. Mussolini, da quel giorno, sino alla sua caduta nel luglio del 1943, non fu più minacciato dall’interno, allo stesso modo di Hitler dopo la notte dei lunghi coltelli del 1934, quando si sbarazzò dei massimi dirigenti della S.A.
All’interno dei loro rispettivi movimenti sia Mussolini sia Hitler incontrarono solo delle divergenze d’opinione. Tuttavia i loro seguaci erano uniti nel convincimento che il terrore era inevitabile e che esso fosse necessario per attirare nel movimento i giovani. Va anche detto, a questo punto, che Mussolini e Hitler non avrebbero mai conquistato il potere senza il prezioso aiuto delle loro forze paramilitari.
Tra i vari meriti Mussolini ebbe quello di aver fatto bonificare le paludi Pontine, di essere riuscito, a ottenere, nel 1929, una pax religiosa siglando un compromesso tra lo Stato e la Chiesa e persino a raggiungere, con la mafia, un certo successo con il prefetto Mori, sebbene più d’immagine che reale.
Circa i rapporti con il nazismo possiamo dire che nel 1933 Mussolini salutò l’avvento del nazismo con queste parole: “La vittoria di Hitler è anche la nostra vittoria”. In realtà Mussolini non aveva afferrato in pieno la natura del suo temuto alleato.
Non accettava, ad esempio, le teorie ariane, anche se vantava la superiorità ariana degli italiani, ma riteneva inopportuno combattere apertamente la comunità ebraica mondiale. Inoltre l’Italia e la Germania erano separate dalla questione dell’Austria tant’è che Mussolini più volte assicurò il cancelliere fascista austriaco Dollfuss che lo avrebbe protetto, anche militarmente, dalle mire espansionistiche tedesche.
Quando Dollfuss fu assassinato dai nazisti, Mussolini spedì delle truppe al passo del Brennero, ma fu una rappresentazione da teatrante ovvero molto fumo ma niente arrosto. D’altra parte l’Italia era ben lungi dal preoccupare Hitler. (Riccardo Alfonso)

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Roma ripudia il fascismo: Uniti contro le discriminazioni

Posted by fidest press agency su venerdì, 10 novembre 2017

AuschwitzRoma. “L’esperienza appena vissuta in Polonia insieme a 128 studenti di 32 istituti romani è stata intensa e fortemente educativa per tutti. Ripercorrere le tappe della persecuzione nazista e della deportazione degli ebrei dal Ghetto di Roma il 16 ottobre 1943, ascoltando le parole commosse di Sami Modiano e Tatiana Bucci, ha contribuito a comprendere meglio una delle pagine più crudeli della nostra Storia.Non basta leggere sui libri ciò che accadde in quel periodo nefasto per averne la giusta conoscenza, l’Orrore dell’Olocausto si percepisce andando nei luoghi dove quelle atrocità furono commesse, visitando i campi di sterminio di Auschwitz e Birkenau di fronte ai sopravvissuti. È doveroso, quindi, che i più giovani partecipino a viaggi come questo per trasferire ai coetanei la Memoria delle testimonianze e condividere la rabbia e lo sgomento per tanta disumanità, per diventare cittadini più consapevoli delle future scelte.Siamo tornati ancora più convinti che a Roma rigurgiti antisemiti, razzismo e xenofobia non possono trovare più cittadinanza. Roma è una città aperta e inclusiva: il nostro dovere come rappresentanti di una Istituzione è un impegno costante e condiviso contro ogni forma di discriminazione, di violenza e violazione del rispetto dell’altro. Non possiamo riportare le lancette indietro e consentire che si ritorni a una passato drammatico fatto di odio e dolore. Insieme, pertanto, dobbiamo condurre una battaglia culturale ancora più incisiva che affermi i nostri valori democratici e contrasti con fermezza l’avanzare di qualsiasi movimento di matrice fascista, come impone la Costituzione”. Così in una nota il presidente dell’Assemblea Capitolina Marcello De Vito e i capigruppo del M5S Paolo Ferrara, del PD Michela Di Biase e di SI Stefano Fassina.

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“La mafia durante il fascismo”

Posted by fidest press agency su giovedì, 12 gennaio 2017

la-mafia-durante-il-fascismoE’ questo il titolo del libro di Duggan edito da Rubbettino nel 1986 e ripubblicato (sempre da Rubbettino) nel 2007. Probabilmente Christopher Duggan, all’epoca ancora giovane allievo di Dennis Mack Smith (ma poi diventato celebre studioso di storia italiana fino alla sua prematura scomparsa avvenuta di recente), non avrebbe mai immaginato che il suo primo libro, “La mafia durante il fascismo” (Rubbettino 1986 e 2007) frutto di un lavoro per la tesi di dottorato avrebbe suscitato un simile terremoto nel mondo culturale italiano dopo la recensione di Leonardo Sciascia (riprodotta in appendice nella nuova edizione del volume Rubbettino) sulle colonne del «Corriere della Sera». Il libro si occupava della campagna antimafia condotta dallo stato fascista in Sicilia per mezzo del “prefetto di ferro” Mori. Ma per capire le ragioni del fallimento dell’intervento fascista si doveva andare più a fondo, alle radici del fenomeno mafioso. Lo studioso inglese contestava la lettura della mafia unicamente come organizzazione e l’identificazione della mafia con Cosa Nostra evidenziando come semmai vi fosse soprattutto un sostrato culturale che non andava trascurato:«Se la mafia – scriveva lo storico inglese nella prefazione alla nuova edizione del volume stampata da Rubbettino nel 2007 – fosse sempre stata un’organizzazione criminale unitaria dotata del tipo di struttura formale di Cosa Nostra e con poca o nessuna legittimazione culturale all’interno della società siciliana – come alcuni storici di oggi continuano a sostenere – sarebbe stato estremamente improbabile che il problema avrebbe continuato a persistere come è invece accaduto. Il peso dell’evidenza storica indica una realtà molto più complessa, che nasce dall’assenza per secoli di un’effettiva struttura statale in ampie zone dell’isola e dallo stabilirsi di modelli di comportamento e valori connessi all’esercizio della violenza privata. Questi modelli di comportamento non sono mai stati completamente abbandonati per una serie di ragioni derivanti tanto dalle deficienze dello stato italiano sin dal 1860 quanto dalla penuria economica della zona. Mori capì perfettamente che le operazioni di polizia da sole avrebbero avuto effetti di scarsa durata; ma il fascismo era più interessato alla retorica che non alla sostanza del successo e fallì, dopo il 1929, nel dimostrare chiaramente che i “valori dello stato” erano più degni di rispetto di quelli che i mafiosi tradizionalmente portavano avanti. È questa, mi pare, la più importante lezione che ci offre lo studio della storia della campagna fascista contro la mafia. Si tratta di una lezione che Leonardo Sciascia – che aveva trascorso gran parte della sua vita a riflettere sulle difficili relazioni tra potere e moralità – aveva pienamente compreso».

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Italia inguaribilmente fascista?

Posted by fidest press agency su lunedì, 11 aprile 2016

Due milioni di poveri in una Nazione di 60 milioni sono una sufficiente percentuale per farci escludere da quel lusso che mortifica le democrazie. La classe operaia è al limite della sopravvivenza e la classe media è proletariato di frontiera. La democrazia non è una condizione politica statica ma va difesa da quelle classi dirigenti che nell’affermazione del proprio potete riducono voce alle minoranze.La riforma della scuola è stata la conferma che le nuove generazioni devono essere piegate ad una preparazione che non potrà far crescere il loro senso critico.Conosciamo Rousseau ma l’esercizio del potere è questione diversa dal governare. Il decisionismo di Renzi e la presunta necessità della governabilità non giustificheranno mai la negazione del pluralismo.Il nostro cancro non è stato l’immobilismo ma un sistema corrotto e clientelare che Renzi ha consolidato e l’apoteosi di questo sistema è stata la presenza del figlio di Riina in TV, che dopo mafia capitale qualifica il potere italiano come inscindibile da quello criminale/mafioso. Tutti i provvedimenti assunti finora da Renzi confermano l’ansia di repressione del dissenso e questo è fascismo. (D.A.)

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Negazionismo e libertà di stampa

Posted by fidest press agency su sabato, 9 aprile 2016

Giornalisti“Il vocabolario Treccani definisce il negazionismo un ‘Termine con cui viene indicata polemicamente una forma estrema di revisionismo storico la quale, mossa da intenti di carattere ideologico o politico, non si limita a reinterpretare determinati fenomeni della storia moderna ma, specialmente con riferimento ad alcuni avvenimenti connessi al fascismo e al nazismo (per es., l’istituzione dei campi di sterminio nella Germania nazista), si spinge fino a negarne l’esistenza o la storicità’.Faccio questa citazione poiché il Presidente Bindi ha dichiarato che ‘Porta a Porta si presta ad essere il salotto del negazionismo della mafia’.
Ritenete che quel servizio giornalistico abbia perseguito tale scopo o, comunque, favorito tale intento?”.
Così Gianni Sammarco, deputato di Area Popolare e componente della Commissione antimafia, rivolgendosi oggi al direttore generale e al presidente della RAI presenti in audizione.
Ricordando i precedenti di Sindona in carcere, del figlio di Ciancimino, dell’intervista di Enzo Biagi a Liggio-Buscetta, Sammarco l’ha definita “libertà di stampa, che va difesa e sostenuta, perché aiuta i cittadini a crescere, a confrontarsi, a formarsi delle opinioni”.
“Noi dobbiamo solo assicurare che il servizio pubblico informi correttamente ed offra un buon servizio ai cittadini, sostenendo la professionalità dei giornalisti e non chiedendo loro di abdicare alla deontologia professionale. Solo nei regimi dittatoriali si ha paura della libertà di stampa, delle idee e dell’informazione”, ha concluso il parlamentare di AP.

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La caporetto del fascismo

Posted by fidest press agency su mercoledì, 6 luglio 2011

Di Giuseppe Meneghini Prefazione di Arrigo Petacco Il 21 luglio 1921 una spedizione di qualche centinaio di squadristi aggredì alle prime luci dell’alba Sarzana, la cittadina della Lunigiana retta da un’amministrazione socialista, unica a resistere alle infiltrazioni guidate dal ras carrarese Renato Ricci. Gli uomini di Amerigo Dumini, futuro assassino di Matteotti, vennero bloccati alla stazione da un drappello di carabinieri e soldati. Nello scontro a fuoco morirono sei fascisti e un soldato, mentre gli squadristi fuggirono terrorizzati verso le campagne, dove contadini e arditi del popolo in armi ne uccisero altri sei. Raccogliendo documenti e fotografie inediti e le testimonianze dei protagonisti, il volume ricostruisce gli eventi di quei giorni e gli stati d’animo di chi li ha vissuti, raccontando come Sarzana il 21 luglio 1921 divenne una vera e propria «Caporetto del fascismo». Pagine 304 (testo: 290 + inserto: 1/14) Euro 17,00 Codice 14248J EAN 978-88-425-4737-2

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Cattolici. Dal potere al silenzio

Posted by fidest press agency su domenica, 17 ottobre 2010

Come hanno fatto l’Italia. E vorrebbero non disfarla Hanno dato al Paese il senso di una coerenza di valori sociali e politici ispirati alla dottrina sociale della Chiesa e confluiti, prima, nel programma del Partito Popolare Italiano e, nel secondo dopoguerra, in quello della Democrazia Cristiana. Valori che hanno alimentato una strenua opposizione al Fascismo, sia pure nelle forme moderate di processi pedagogici e culturali orientati ai giovani, e la Resistenza. di Beppe Del Colle e Pasquale Pellegrini Edizioni San Paolo 350 pagine € 18,00

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Carlo Scorza, l’ultimo gerarca

Posted by fidest press agency su sabato, 31 luglio 2010

di Carlo Rastrelli. L’unica biografia dell’ultimo segretario del Partito Nazionale Fascista, volontario in quattro guerre, uno dei protagonisti dell’ultima seduta del Gran Consiglio del Fascismo. Carlo Scorza (1897-1988) è stato, per soli cento giorni, il decimo e ultimo segretario del Partito Nazionale Fascista. La sua lunga e contraddittoria vita viene ripercorsa per la prima volta in questo volume: eroe di guerra o violento ras di provincia, fedelissimo di Mussolini o traditore del fascismo, con lui rivive un intero ventennio della nostra storia recente, dallo squadrismo alla Marcia su Roma, dalla guerra alla caduta del Regime. Pagine 264 (testo: 250 + inserto: 1/14) Euro 17,00 Codice 14210V EAN 978-88-425-4605-4

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Gli arricchiti all’ombra di palazzo Venezia

Posted by fidest press agency su martedì, 30 giugno 2009

di Silvio Bertoldi. Il fascismo raccontato attraverso la fulminea ascesa dei suoi gerarchi. La corte del Duce fa incetta di giornali, interi edifici, titoli azionari; specula sulle guerre, si dà al contrabbando di oro, passaporti e valute straniere. Silvio Bertoldi passa al setaccio gli affari della famiglia Petacci, dei Ciano e di altre personalità come Dino Grandi e Roberto Farinacci. Il saggio è arricchito da una prefazione e da un’intervista all’Autore. Novità Mursia Pagine 72 Euro 12,00 EAN 978-88-425-4338-1

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Mostra di carattere storico “Omocausto”

Posted by fidest press agency su giovedì, 16 aprile 2009

Si svolgerà a Cuneo dal 20 al 27 Aprile 2009 presso la Sala Mostre della Provincia.  L’evento si inaugurerà Lunedì  20 Aprile 2009 alle ore 18,00 presso la Sala Mostre. Venerdì 24 Aprile, dalle ore 21 alle 23 sarà realizzata un’apertura speciale in concomitanza con la Fiaccolata che si svolgerà per la Giornata della Commemorazione dell’Anniversario della Liberazione. L’esposizione proposta è un progetto realizzata dai volontari del Circolo Arcigay “Nuovi Passi” di Udine nel 2005  che è stata aggiornata e riproposta dal 2006 in un nuovo formato in diverse città italiane ed in lingua slovena nella Città di Ljubljana. Si tratta di 15 pannelli, realizzati su supporto plastico (70 x 100), che propongono ad un buon livello di approfondimento un quadro storico sul nazismo e sul fascismo col’approccio all’omosessualità e sulla loro strategia di persecuzione. Negli ultimi pannelli si introducono sinteticamente le discriminazioni nei regimi comunisti proponendo nell’ultimo l’elenco dei paesi che, al momento della stampa, prevedevamo norme contro l’omosessualità. L’aggiornamento attuale riporta i dati al maggio 2008.

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