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Crisi finanziaria, crisi di sistema

Posted by fidest press agency su domenica, 12 aprile 2009

L’economia mondiale, a partire dal 2008, ha subito un grave peggioramento con uno shock finanziario pari se non più grave di quello degli anni trenta. Le conseguenze di questo freno della crescita economica globale si avvertiranno nel corrente anno e, probabilmente, anche nel 2010. Le misure di emergenze messe in atto dai vari stati e il timido tentativo di affrontare la crisi con un progetto unitario possono non bastare. Pensiamo alle massicce immissioni di liquidità, ai salvataggi bancari, a quelle delle società finanziarie e assicurative e ai depositi. La riflessione da parte degli esperti sul come uscirne parte soprattutto dalla considerazione del come si sia giunti a questa fase recessiva. Comprendere le ragioni può aiutare a trovare correttivi adeguati.Tra le cause possibili vi è quella di un deterioramento della performance economica mondiale in seguito ad una espansione sostenuta tra le diverse aree economiche e realizzata mediante una forte integrazione, ma senza stabilire regole comuni. Questa velocità espansiva non ha tenuto conto dei suoi limiti e delle possibili ricadute nella produzione di forti squilibri finanziari, immobiliari e delle materie prime. Questo aspetto ha un risvolto in negativo sul fronte della sanità e delle pensioni che preoccupa i governi in specie in quei paesi, come l’Italia, dove il preesistente indebitamento pubblico riduce di molto gli spazi di manovra di politica finanziaria pubblica. Nell’area dell’Euro si pensa in primo luogo alla creazione di un fondo europeo finalizzato a sostenere i patrimoni delle società bancarie e finanziarie anche mediante l’acquisto diretto di partecipazioni. Per quanto riguarda, nello specifico, l’economia italiana essa è rimasta debole e stagnante per tutto il 2008 e nei primi mesi di quest’anno.  La dinamica delle esportazioni si è ridotta nello specifico nell’area dell’euro anche se appena stemperati con l’aumento delle vendite dai paesi extra-europei. Nel mercato interno la stagnazione dei consumi si è fatta sentire in tantissimi settori merceologici. La possibilità di una ripresa è legata alla capacità del sistema paese di rinnovarsi con investimenti pubblici nelle infrastrutture, nelle riconversioni industriali, nella qualità delle produzioni, nella ricerca e in più alte dosi di sviluppo tecnologico. Sul fronte dei conti pubblici è prevedibile un loro deteriorarsi a causa del rallentamento economico in atto e delle conseguenti minori entrate fiscali legate, tra l’altro, all’abbassamento delle aliquote Ires e irap, alle nuove spese per i contratti pubblici, agli aiuti al settore bancario e ai contributi governativi in favore delle finanze locali. In questo contesto pur critico sarebbe un’ottima occasione per l’Italia mettere ordine all’organizzazione dello stato a partire dalla filiera giustizia, all’istruzione, alla sanità e al welfare dove sono presenti le maggiori disfunzioni, sacche di sperperi e una burocrazia costosa e poco efficiente.

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