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La dietista dell’ospedale Fatebenefratelli di Erba conferma la pericolosità delle bevande zuccherate

Posted by fidest press agency su venerdì, 13 settembre 2019

Il consumo di bibite, sia zuccherate sia con dolcificanti ipocalorici, può essere collegato a maggior rischio di morte per tutte le cause. Lo conferma la dietista dell’Ospedale Sacra Famiglia Fatebenefratelli di Erba (Como), Tiziana Casati, commentando lo studio condotto dallo IARC e pubblicato da JAMA Internal Medicine. Secondo lo studio, rispetto a un basso consumo (meno di un bicchiere al mese), coloro che riferiscono di berne 2 o più bicchieri al dì hanno un rischio di morte dell’8% maggiore per le bibite zuccherate e del 26% maggiore per quelle con dolcificanti artificiali. «Numerosi studi hanno ampiamento dimostrato l’esistenza di un’associazione tra l’aumentato consumo di bevande zuccherate e malattie croniche come l’obesità, il diabete di tipo 2, l’ipertensione e le malattie delle arterie coronariche – spiega Casati -. Classificate nella categoria di “unhealthy food” sono alimenti a basso valore nutrizionale, a basso potere saziante, ma con un elevato apporto di zuccheri semplici che inducono una risposta insulinica immediata in riferimento all’alto indice glicemico, ossia la capacità ad un rapido alzamento dei valori di glicemia. L’importanza di questo indicatore, a fronte di numerose evidenze scientifiche, mostra come una scelta alimentare che ne evidenzi il dato scientifico, sia necessaria nella prevenzione di malattie dismetaboliche correlate. Allo scopo di promuovere uno stile alimentare corretto e salutare, i carboidrati dovrebbero rappresentare dal 55 al 60% delle calorie totali giornaliere, nella maggioranza zuccheri complessi (cereali e derivati), di cui non più del 10% di zuccheri semplici (compreso fruttosio della frutta). Con il consumo giornaliero di bevande zuccherine si incrementa sensibilmente questa quota, senza un valore nutrizionale appropriato e raccomandato, come invece la frutta con il suo contenuto in fibra idrosolubile». L’OMS raccomanda di sfavorire il consumo di alimenti ad alto contenuto calorico, tra cui bibite e in generale bevande con elevati zuccheri aggiunti, come prevenzione al sovrappeso, obesità e patologie correlate. Casati sottolinea che «da anni si è intensificata la produzione di soft drink, edulcorati con sostanze ipocaloriche o non caloriche, sia naturali che di sintesi chimica, privi o quasi di potere calorico, considerati sicuri dall’Autorità Europea, ma le prove scientifiche risultano ancora limitate e l’uso indiscriminato risulta inopportuno. Tuttavia la tendenza attuale è di utilizzare aromi naturali per le bibite, con un incremento richiesto per gli aromi bio, sweet enhancer, ossia aromi in grado di dare una sensazione di dolcezza, così di poter ridurre la percentuale dello zucchero o dolcificante richiesto, lasciando la percezione del “dolce” il più possibile uguale al prodotto originale».

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L’ospitalità riscoperta

Posted by fidest press agency su lunedì, 11 marzo 2019

L’Ospitalità è un valore laico e cristiano, fortemente condizionato dal contesto storico, ed è al centro di uno studio teologico di fra Gian Carlo Lapic, che nei giorni scorsi ha tenuto la dissertazione finale di dottorato alla Pontificia Università Gregoriana sul tema: “Filoxenía/hospitalitas nella prospettiva etico-teologica come dimensione costitutiva dell’agire morale cristiano”. Secondo il religioso dei Fatebenefratelli, l’Ospitalità, che è il carisma dell’Ordine ospedaliero fondato da San Giovanni di Dio, può essere sinonimo di accoglienza ma l’esperienza cristiana dell’ospitalità «dischiude la possibilità che il Signore possa essere incontrato e riconosciuto da chiunque e quindi l’accoglienza ospitale biblica non si può ridurre ad un semplice gesto filantropico e solidale. L’Ospitalità è anche l’abbraccio al migrante o al malato, ma non è tutto lì». L’Ospitalità intersa come valore cristiano è un’offerta fatta a Dio come segno di comunione. «Il fondamento cristologico dell’ospitalità biblica nei Vangeli si articola come accoglienza incondizionata di Gesù di ogni esistenza umana e quello escatologico ci ricorda che tutti i credenti in Cristo sono pellegrini e stranieri. Ossia siamo chiamati tutti quanti a partecipare al medesimo destino con compassione e solidarietà» osserva il religioso della provincia Lombardo-Veneta. Anche San Giovanni di Dio, che si ricorda l’8 marzo, «per quanto sia stato definito l’inventore dell’ospedale moderno non aveva un’idea dell’Ospitalità limitata all’ambito sanitario ma la inquadrava nell’esperienza cristiana e questo conferiva e conferisce all’Ospitalità una ricchezza che va ben oltre la dimensione umana della solidarietà. Per noi Fatebenefratelli il nesso tra fede e servizio è chiaro, ma non è sempre stato così: il fatto stesso che l’Ospitalità sia un valore che si radica profondamente nell’umano ne ha limitato la comprensione anche tra i cristiani. Basti pensare che, come ho appurato nella ricerca, questo argomento è stato ripetutamente arato dai biblisti e dagli antropologi ma molto meno dai moralisti perché, essendo fortemente radicato nell’umano, era difficile inquadrarlo come un valore specificamente cristiano. Come scrive Janzen, l’Ospitalità non ha avuto un ruolo di primo piano nel lessico teologico-etico tradizionale e per molto tempo per i cristiani è rimasta una virtù marginale. Con il Concilio e con il Magistero di papa Francesco ha ricevuto una nuova luce».
L’Ordine Ospedaliero di San Giovanni di Dio FATEBENEFRATELLI è presente in 50 paesi dei 5 continenti, con circa 400 opere apostoliche. La Provincia Lombardo Veneta, essendo parte di questa grande comunità ospedaliera, realizza la propria vocazione religiosa dedicandosi al servizio della Chiesa prestando, senza scopo di lucro, attività sanitarie ed assistenziali in particolare nei confronti di malati e bisognosi. La mission della PLV è in primo luogo l’ospitalità realizzata attraverso interventi appropriati di prevenzione, promozione della salute, cura e riabilitazione, che garantiscano ad ogni utente la cura più adeguata al proprio bisogno di salute, in una logica di corretto ed economico uso delle risorse. La PLV esplica la propria attività assistenziale in 4 contesti regionali differenti (Piemonte, Lombardia, Veneto e Friuli Venezia Giulia), attraverso 9 strutture sanitarie/socio-sanitarie accreditate presso il SSN per 2192 posti letto complessivi. I Fatebenefratelli, sulle orme del loro fondatore San Giovanni di Dio, si impegnano a garantire un’assistenza integrale, che pertanto consideri e abbracci tutte le dimensioni della persona umana: fisica, psichica, sociale e spirituale. Tale assistenza umanizzata viene agita ogni giorno grazie alla compartecipazione alla missione da parte dei Fatebenefratelli e dei circa 2200 collaboratori assunti a vario titolo all’interno della Provincia Lombardo Veneta.

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Il dolore globale

Posted by fidest press agency su martedì, 20 novembre 2018

Venezia 5 dicembre 2018 Ospedale San Raffaele Arcangelo Fatebenefratelli (Madonna dell’Orto 3458), tiene un convegno sul “dolore globale”. Si partirà dalla constatazione che la gestione del dolore, sia acuto ad insorgenza improvvisa sia cronico che perdura nel tempo diventando una vera e propria malattia, risente di un “gap” culturale che ha gravi e ingiustificate ricadute non solo sul paziente ma anche sulla collettività. Questo gap si lega a un’inappropriata diagnosi e – conseguentemente – a un inadeguato trattamento ed uno degli scopi del convegno è condividere con i partecipanti un iter (diagnostico e terapeutico) appropriato che conduca ad un linguaggio comune non solo nella gestione clinica del dolore ma anche nel suo trattamento, che è non solo un diritto delle persone (Legge n. 38 del 15/3/2010) e un dovere della classe medica, ma anche un indice di civiltà sanitaria. Particolare risalto verrà dato quindi all’elaborazione del concetto di dolore globale e alle cure palliative, perché, quando la malattia diventa inguaribile, cioè non responsiva alla terapia, e “non c’è più niente da fare”, in realtà “c’è ancora tanto da fare”. Le cure palliative in questo caso hanno come scopo prendersi cura non solo del dolore nei suoi molteplici aspetti fisico, psicologico, spirituale e sociale, ma anche degli altri sintomi, sia del paziente sia dei suoi familiari, in modo da garantire loro la migliore qualità di vita fino alla fine. Verranno condotte anche alcune riflessioni sul cambiamento della medicina nell’età della tecnica e sulla necessità sempre più viva di attingere all’area della sfera narrativa, che guardi al corpo vissuto della persona malata oltre che al corpo come organismo da curare.
L’Ordine Ospedaliero di San Giovanni di Dio FATEBENEFRATELLI è presente in 50 paesi dei 5 continenti, con circa 400 opere apostoliche. La Provincia Lombardo Veneta, essendo parte di questa grande comunità ospedaliera, realizza la propria vocazione religiosa dedicandosi al servizio della Chiesa prestando, senza scopo di lucro, attività sanitarie ed assistenziali in particolare nei confronti di malati e bisognosi. La mission della PLV è in primo luogo l’ospitalità realizzata attraverso interventi appropriati di prevenzione, promozione della salute, cura e riabilitazione, che garantiscano ad ogni utente la cura più adeguata al proprio bisogno di salute, in una logica di corretto ed economico uso delle risorse. La PLV esplica la propria attività assistenziale in 4 contesti regionali differenti (Piemonte, Lombardia, Veneto e Friuli Venezia Giulia), attraverso 9 strutture sanitarie/socio-sanitarie accreditate presso il SSN per 2192 posti letto complessivi. I Fatebenefratelli, sulle orme del loro fondatore San Giovanni di Dio, si impegnano a garantire un’assistenza integrale, che pertanto consideri e abbracci tutte le dimensioni della persona umana: fisica, psichica, sociale e spirituale. Tale assistenza umanizzata viene agita ogni giorno grazie alla compartecipazione alla missione da parte dei Fatebenefratelli e dei circa 2200 collaboratori assunti a vario titolo all’interno della Provincia Lombardo Veneta.

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Nuova sala cesarei all’ospedale Fatebenefratelli di Erba

Posted by fidest press agency su venerdì, 25 novembre 2016

ospedale-erbaErba. L’Ospedale Sacra Famiglia di Erba inaugura il giorno 25 novembre 2016 alle ore 10:30 la nuova sala cesarei del reparto di Ostetricia e Ginecologia. L’opera è stata realizzata nel rispetto delle raccomandazioni indicate nell’Accordo Stato-Regioni del 2010 ottimizzando i percorsi e gli spazi dell’intera area Materno-Infantile necessari a garantire non solo l’intervento chirurgico, ma anche l’assistenza sanitaria nelle fasi pre e post operatoria sia della mamma che del neonato. La nuova sala è dotata di apparecchiature di ultima generazione tra cui un ecografo e un apparecchio per anestesia con caratteristiche che garantiscono elevati standard assistenziali per le partorienti. L’investimento complessivo è stato pari a circa 350.000€, finanziati per circa 60.000€ con i fondi raccolti in occasione della Corsa dell’Ospitalità del giugno 2015 ed il resto a carico della Provincia Lombardo Veneta. Si realizza così la “mission” dell’Ospedale Sacra Famiglia che lo scorso marzo ha visto anche l’acquisizione dell’Isola Neonatale Panda Warmer per assicurare, se necessaria, l’assistenza intensiva per il neonato. Ogni anno presso il Sacra Famiglia, che è un ospedale classificato in convenzione con il SSR, nascono circa 800 bambini (dato 2015) con il 14.4% a seguito di parti cesarei. «L’Ordine Ospedaliero di San Giovanni di Dio, Fatebenefratelli ha cercato sempre di essere fedele all’eredità preziosa dell’Ospitalità che ha ricevuto dal Padre Fondatore, San Giovanni di Dio – spiega Fra’ Guido Zorzi, priore dell’Ospedale Sacra Famiglia -. ]Il nostro personale è professionalmente preparato, ma soprattutto anche umanamente impegnato, solidamente unito a chi ha bisogno del nostro servizio. Lavoriamo ogni giorno nel rispetto della Persona Umana e pronti all’ascolto dei suoi problemi fisici, psichici e morali, cerchiamo di favorire un ambiente che unisce ad un’elevata professionalità ad una reale familiarità per gli utenti». L’ospedale è stato fondato nel 1931 ed è l’unico esistente nel comprensorio di Erba e dell’Alta Brianza, in provincia di Como. Il bacino d’utenza comprende 25 Comuni per una popolazione di circa 70.000 unità.

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Una cura “a misura di persona” per il disturbo narcisistico

Posted by fidest press agency su mercoledì, 27 aprile 2016

ospedale bresciaBrescia. Il disturbo narcisistico di personalità è una patologia davvero molto complessa, sia per la varietà delle caratteristiche cliniche e sintomatologiche, sia per le difficoltà legate al trattamento. Per questo, il 22 aprile all’Irccs Fatebenefratelli di Brescia, si è svolto un corso su “I disturbi metacognitivi nel disturbo narcisistico di personalità: valutazione clinica e tecniche di intervento” (accreditato Ecm), con l’obiettivo di individuare, attraverso l’utilizzo di esemplificazioni cliniche, le principali caratteristiche e gli schemi comportamentali più ricorrenti dei pazienti, per esempio il bisogno di primeggiare, la difficoltà a riconoscere i bisogni dell’Altro, la tendenza a denigrare o banalizzare le esperienze dell’Altro. «Il disturbo narcisistico è descritto – spiega la dottoressa Roberta Rossi dell’Irccs Fatebenefratelli di Brescia – come la malattia de Sé grandioso, dando cioè una grande enfasi agli aspetti di autoesaltazione, di sfida, al bisogno di sentirsi “speciali” e di essere ammirati. Tuttavia, gli individui che presentano questo disturbo presentano una profonda sofferenza, spesso caratterizzata da gravi sintomi depressivi che spesso sono il motivo della loro richiesta di aiuto. Aggiungiamo che il disturbo narcisistico di personalità ha il suo esordio entro la prima età adulta: i tratti narcisistici possono essere piuttosto comuni negli adolescenti e, tuttavia, non indicare necessariamente che in età adulta l’individuo andrà incontro ad un disturbo narcisistico di personalità. Chi soffre di tale disturbo, inoltre, può presentare difficoltà notevoli nell’adattarsi all’insorgenza di limitazioni fisiche e/o lavorative inerenti al processo di invecchiamento. Circa il 50-75% degli individui a cui è stato diagnosticato un disturbo narcisistico di personalità è di sesso maschile e le stime della prevalenza di tale disturbo variano dal 2% al 16% nella popolazione clinica e risultano meno dell’1% nella popolazione generale». Il meeting bresciano è uno degli eventi formativi promossi dall’Irccs in occasione del XX anniversario dalla fondazione dell’Irccs. Durante il corso, è stata prestata attenzione alla gestione della relazione terapeutica, ovvero alla capacità di creare, tra terapeuta e paziente, un clima di reciproca fiducia e rispetto, a partire dalla condivisione del processo di cura (formulazione del problema, scopi stabiliti, strategie perseguite, tecniche utilizzate, compiti assegnati), allo scopo di trovare dei percorsi terapeutici il più possibile “personalizzati” e di favorire la partecipazione attiva del paziente. Inoltre, verranno analizzati anche i cicli disfunzionali che più comunemente vengono attivati (distacco, competizione, idealizzazione-svalutazione). Come docenti, sono intervenuti il dottor Antonino Carcione, fondatore e direttore scientifico del III Centro di psicoterapia cognitiva di Roma, e la dottoressa Corinna Porteri, responsabile del servizio di bioetica dell’Irccs Fatebenefratelli di Brescia.

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Donne e diabete

Posted by fidest press agency su mercoledì, 9 marzo 2016

diabete_21-300x224“Sono circa 4 milioni, 1 su 8, le donne coinvolte quotidianamente con il diabete, 1,9 milioni ne soffrono in prima persona, una quota uguale, se non superiore visto che sono oltre 4 milioni in totale le persone con diabete in Italia, per ‘procura’ occupandosi ogni giorno di figli, mariti o compagni con questa malattia. A tutte loro vogliamo dedicare il convegno ‘Donna e diabete in Regione Lombardia’, che Associazione Amici del Diabetico ha organizzato domani a Milano, al Palazzo della Regione Lombardia, in collaborazione con ASST Fatebenefratelli Sacco e Regione Lombardia”, spiega Antonino Arini, Presidente Associazione Amici del Diabetico Onlus.
“La differenza di genere nelle cure è particolarmente rilevante nel diabete, poiché le donne con questa malattia, indipendentemente dallo stato menopausale e gestazionale, rispetto agli uomini, non solo sono più a rischio di malattie coronariche, ma hanno anche una prognosi peggiore dopo l’infarto e più probabilità di morte a seguito di malattie cardiovascolari”, dice Arini. “L’obiettivo di questo evento, va però oltre – aggiunge. Vuol mettere in luce i diversi ruoli della donna sia nel percorso di gestione della propria malattia, sia nel ruolo di care giver. L’aumento della prevalenza del diabete, con l’aumento dei costi sia diretti che indiretti, la situazione economico-finanziaria e i vincoli di finanza pubblica, richiedono ai Governi di occuparsi della sostenibilità nel tempo della spesa sanitaria e, più in generale, dell’intero modello di welfare. “La salute di genere è ormai un’esigenza del Servizio sanitario ed è necessario individuare all’interno delle strutture pubbliche percorsi che garantiscano la presa in carico della persona, tenendo conto della differenza di genere, per dare continuità di cura e aderenza al “patto terapeutico”, per ottenere una sempre maggior appropriatezza e personalizzazione della terapia”, aggiunge Arini.Con questo incontro, che si inquadra nell’ambito delle numerose iniziative organizzate in Lombardia e in tutta Italia per l’8 marzo, Amici del diabetico onlus intende inoltre celebrare la propria recente adesione all’organizzazione di FAND-Associazione italiana diabetici, come 118esima associazione membro in tutta Italia.

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L’Irccs Fatebenefratelli è una delle 100 eccellenze italiane

Posted by fidest press agency su lunedì, 7 dicembre 2015

ospedale bresciaBrescia. L’Irccs Fatebenefratelli è stato individuato tra le cento eccellenze italiane: il prestigioso riconoscimento, presentato il 3 dicembre nella Sala della Regina della Camera dei Deputati, è celebrato da un prestigioso volume e precede di qualche giorno l’avvio delle celebrazioni per il XX anniversario del riconoscimento pubblico dell’istituto, che a distanza di vent’anni resta l’unico Irccs nel campo della psichiatria. L’istituto di ricerca e di cura fa parte del Centro San Giovanni di Dio di Brescia e incarna con la sua attività il carisma dell’ospitalità dell’Ordine ospedaliero fondato da San Giovanni di Dio. Da tempo l’Irccs Fatebenefratelli è accreditato dalla Joint Commission International, il più rigoroso sistema di certificazione internazionale, riconosciuto solo alle istituzioni in grado di rispettare altissimi standard di qualità. «Per noi Fatebenefratelli – spiega il direttore generale dell’Irccs fra Marco Fabello – investire nella ricerca di altissimo livello è una scelta di giustizia sociale: come ci ha insegnato San Giovanni Di Dio, i sofferenti, soprattutto i più poveri, hanno il diritto di ricevere le migliori cure, particolarmente nell’ambito della psichiatria, che purtroppo rappresenta una Cenerentola per il Sistema sanitario nazionale». Le 100 eccellenze italiane sono raccolte in un volume curato da Antonio Catricalà, già presidente dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato (Antitrust). Il volume è edito da Riccardo Dell’Anna.

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Ospedale Fatebenefratelli dell’Isola Tiberina Novità per l’ambulatorio di medicina estetica

Posted by fidest press agency su lunedì, 18 Mag 2015

Isola-TiberinaIn occasione del 21° anno di attività l’Ambulatorio di medicina estetica dell’Ospedale Fatebenefratelli dell’Isola Tiberina cambia sede, con l’intenzione e il proposito chiaro di allargare la gamma dei servizi offerti alla clientela. “A fronte di oltre 25mila persone che ci hanno incontrato in prima visita – precisa Fulvio Tomaselli, presidente onorario della SIME e responsabile dell’Ambulatorio – abbiamo in questi anni erogato più di 350mila prestazioni con il massimo dell’attenzione all’estetica del volto in una popolazione di varia origine. Dallo studio delle necessità delle Persone che si sono affidate a noi sono emerse nuove possibilità di ‘specializzare’ meglio la nostra offerta di accudimento. Non vogliamo parlare di ‘Cura’, ma di accadimento di quel gesto medico che prevede la presa in carico della persona che si affida nella sua globalità e non soltanto riferita all’inestetismo dichiarato.Nell’ambito della filosofia della nostra Società scientifica, con l’obiettivo di ‘Prevenire’ ‘Restituire’ e ‘Correggere’ apriremo un ambulatorio specifico dedicato ai giovanissimi – sia bambini che adolescenti – dove si tratterà lo stile di vita, la cosmesi l’educazione alla medicina estetica per il loro futuro.Andremo agli antipodi della vita dedicando la nostra attenzione agli anziani per i quali le possibilità di azione devono tener conto sia dell’attenzione che delle diverse condizioni di salute e comorbidità,Nel mezzo ci occuperemo, in accordo con la nostra ostetricia e ginecologia della donna in gravidanza e in menopausa, momenti spesso difficili da gestire per le fisiologiche modificazioni che l’organismo mette in atto.L’alimentazione è un argomento di grande interesse, spesso stressato fino alla dieta perenne per perdere peso. Il nostro servizio di ‘educazione alimentare’ prevede un progetto formativo per la Clientela non finalizzato al dimagrimento, ma alla conoscenza dei principi molecolari che regolano la fisiologia del corpo legata all’alimentazione secondo un nuovo concetto valutativo. Questi i primi nuovi servizi ambulatoriali che si affiancano a quanto già esistente come ‘l’ambulatorio di medicina estetica per il malato’ in essere da ormai 11 anni che ha riscosso un buon successo emulativo presso altre sedi ospedaliere”.

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Giornata del Malato, le parole del Papa e quelle del Presidente

Posted by fidest press agency su lunedì, 9 febbraio 2015

pope-with-paralysed_tnLa Giornata del Malato che si celebra il giorno 11 febbraio non è una ricorrenza astratta. Non lo è maggiormente quest’anno per l’Ordine Ospedaliero, perché il 2015 è l’anno vocazionale per i Fabenefratelli, l’anno cioè in cui riscopriamo il carisma dell’Ospitalità. Ma la Giornata del Malato va vissuta da tutti come un momento della storia umana, quella che non finisce sui libri ma è ricca di nomi e cognomi di persone sofferenti e di fratelli che li aiutano, missionari religiosi e laici che talvolta perdono la vita per seguire la propria vocazione. Come Fra Patrick Nshamdze, morto il 2 agosto a Monrovia a 52 anni, 23 di professione religiosa, Fra George Combey, morto a Monrovia l’11 agosto a 47 anni, 16 di professione religiosa, Fra Miguel Pajares Martin, morto a Madrid il 12 agosto a 75 anni, 57 di professione religiosa, Fra Manuel Garcia Viejo, morto il 25 settembre a Madrid a 69 anni, 51 di professione religiosa… I quattro frati dell’Ordine Ospedaliero San Giovanni di Dio Fatebenefratelli uccisi l’anno scorso dal virus Ebola – insieme a suore e a collaboratori laici – testimoniano quanto siano vere le parole del Santo Padre, che nel messaggio per la XXIII giornata mondiale del malato ha definito oggi un “grande cammino di santificazione” l’accompagnamento spirituale e l’assistenza che tanti religiosi offrono quotidianamente ai malati in tutti i Paesi del mondo.
L’estremo sacrificio della vita – previsto negli statuti dell’Ordine dei Fatebenefratelli – è un caso limite di questa testimonianza: anche se non fa notizia, ogni giorno i religiosi offrono la propria vita agli altri con spirito evangelico. La Giornata del malato è un’occasione per ricordare l’importanza del loro ruolo e della preparazione con cui accompagnano chi soffre in un tempo che svaluta il valore della vita, un altro tema toccato dal Papa. Su questo punto, vale la pena di ricordare che i Fatebenefratelli hanno promosso un corso per gli operatori sanitari con l’Università cattolica, a Brescia, che affronta il problema dell’accompagnamento spirituale sotto il profilo terapeutico. Si tratta di un approccio nuovo che si fonda sulla consapevolezza che la malattia è un incontro spirituale ed una esperienza fisica ed emotiva, di particolare difficoltà o turbamento che, come può risolversi in bene o in male sul piano fisico, può avere sbocchi positivi o negativi anche su quello morale.
L’accompagnamento spirituale del sofferente non è proselitismo e non ha l’obiettivo di offrire al paziente un significato alle sue sofferenze, ma di assisterlo in un cammino che, partendo dalle sue domande, attraverso il dolore della crisi, lo conduca ad elaborare un ‘suo’ significato, quel significato che può far integrare la sofferenza nel più ampio contesto della sua vita. Questo vale anche per un credente: ricerca di senso vuol dire riuscire a dare un significato che aiuti a ‘gestire’ la sofferenza nell’ambito di un rapporto con Dio, un rapporto da conquistare anch’esso nell’alternarsi degli stati d’animo della paura di Dio e dell’abbandono a Dio, che sembrano contraddistinguere il mondo spirituale del malato. Questo approccio consente all’operatore sanitario – e non solo al religioso – di superare la “menzogna sulla qualità della vita” di cui parla papa Francesco, che nel messaggio ricorda come sia una “grande menzogna” quella che «si nasconde dietro certe espressioni che insistono sulla “qualità della vita” per indurre a credere che le vite gravemente affette da malattia non sarebbero degne di essere vissute».
Le parole del Papa riflettono la concezione cristiana della vita e della morte e sono il nostro faro in questa Giornata, ma nei giorni scorsi abbiamo ascoltato con gioia anche un’altra testimonianza dalla quale possiamo trarre incoraggiamento nell’attività quotidiana che svolgiamo accanto ai sofferenti. Ci riferiamo al primo discorso del nuovo Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, il quale, oltre a darci la cifra del settennato con sole sedici parole – “Il mio primo pensiero va innanzitutto e soprattutto alle difficoltà e alle speranze dei nostri concittadini” – ha dimostrato di non dimenticare che quello della malattia è un luogo privilegiato per saggiare difficoltà e speranze: «La garanzia più forte della nostra Costituzione consiste, ha detto Mattarella, nella sua applicazione» e tra gli esempi ha citato «la ricerca d’eccellenza», e la capacità dello Stato di «garantire i diritti dei malati», nonché la rimozione di « ogni barriera che limiti i diritti delle persone con disabilità», insistendo, subito dopo sulla necessità che «negli uffici pubblici e nelle istituzioni possano riflettersi, con fiducia, i volti degli italiani: il volto spensierato dei bambini, quello curioso dei ragazzi. i volti preoccupati degli anziani soli e in difficoltà il volto di chi soffre, dei malati, e delle loro famiglie, che portano sulle spalle carichi pesanti». Già, le famiglie dei malati, delle quali raramente ci ricordiamo… Grazie Presidente! (Photo pope boys)

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AssoTutela – Idi e Fatebenefratelli: il disastro della sanità continua

Posted by fidest press agency su venerdì, 29 agosto 2014

“Un amaro rientro dalle vacanze, se mai ne abbiano fatte, per i dipendenti dei due ospedali religiosi. Lavoratori dell’Idi e del Fatebenefratelli ai ferri corti don l’amministrazione e con la Regione Lazio che, tra proclami di Zingaretti e assurdi accordi al ribasso, hanno proclamato lo stato di agitazione se perdurerà il clima di ricatto e la mancata corresponsione delle spettanze”. Lo dichiara il presidente di AssoTutela Michel Emi Maritato che spiega: “A luglio Nicola Zingaretti annunciò un grande risultato con la firma del decreto che autorizzava i pagamenti delle somme spettanti al Gruppo Idi per le retribuzioni dei lavoratori. Aggiunse anche che, da quel momento in poi i pagamenti mensili sarebbero stati effettuati con la giusta regolarità. La realtà è sotto gli occhi di tutti – accusa Maritato – ma gli obblighi derivanti da atti pubblici vanno rispettati e AssoTutela procederà con una querela per omissione di atti d’ufficio se tale onere dovesse essere disatteso. I lavoratori e i cittadini non ne possono più di tale clima destabilizzante: la mattina falsi proclami di Zingaretti poi, nel corso della giornata, lo scontro con un’amara realtà di tagli ma soltanto per i lavoratori e gli utenti del sistema sanitario, non certo per la casta regionale che si sta battendo per mantenere i propri privilegi. Non è questo il ‘modello Lazio’ che cittadini e lavoratori si aspettavano dal presidente/commissario, non è questo il trattamento che cittadini, lavoratori e contribuenti del Lazio meritano”.

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Fatebenefratelli ad Afagnan:“ambasciatore della salute”

Posted by fidest press agency su lunedì, 10 Mag 2010

L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha scelto quest’anno l’Ordine dei Fatebenefratelli ad Afagnan come Ambasciatore della Salute. Questo riconoscimento è stato consegnato a Fra Pascal Ahodegnon, Direttore generale e medico dell’Ospedale Saint Jean de Dieu, per il lavoro che svolge nel nosocomio togolese a favore delle popolazioni disagiate.  Fra Pascal ha ringraziato sottolineando che il Premio è il frutto del lavoro di tutti: “L’Ospedale è diventato Ambasciatore della Salute perché lavoriamo tutti e insieme siamo i veri promotori. Giorno e notte corriamo senza stancarci per alleviare la sofferenza delle popolazioni. Sosteneteci in questa lotta quotidiana a favore dei poveri malati e bisognosi del Togo”. L’edizione 2010 indetta dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS-WHO) è stata dedicata al problema dell’urbanizzazione: “1000 cities, 1000 lives” lo slogan.  Attraverso l’iniziativa l’OMS ha inteso sensibilizzare “mille città” al fine di migliorare la qualità della vita urbana attraverso l’allestimento di forum di discussione sulla salute e l’avvio di campagne specifiche per l’utilizzo degli spazi pubblici. Lo stesso progetto si è proposto l’obiettivo di rintracciare 1000 storie di “campioni di salute urbani” che si siano distinti attraverso attività e iniziative volte al miglioramento della salute nelle proprie città. (ambas)

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Isola tiberina per la conferenza italo – svedese

Posted by fidest press agency su martedì, 24 marzo 2009

In presenza di S.M. la Regina Silvia di Svezia, martedì 24 marzo, alle ore 14.45, presso l’Ospedale San Giovanni Calibita “Fatebenefratelli” all’Isola Tiberina di Roma, si aprirà la Conferenza Italo – Svedese sul tema della sordità infantile e dei bambini con impianto cocleare. Nel corso dell’incontro, S.M. la Regina visiterà la mostra di ausili tecnici per disabili che resterà accessibile al pubblico nell’Ospedale per le due settimane successive.L’impianto cocleare è un dispositivo che fornisce impulsi elettrici direttamente alle fibre del nervo acustico: gli impulsi, una volta raggiunto il cervello vengono interpretati come suoni, favorendo la relazione col mondo esterno e l’apprendimento del linguaggio comunemente parlato. Viene applicato nei casi di sordità profonda in adulti e bambini.Grazie alla collaborazione tra l’ostetricia, la pediatria e l’otorinolaringoiatria, l’Ospedale Fatebenefratelli all’Isola Tiberina provvede ad uno screening audiologico di tutti i suoi neonati (4.200 bimbi ogni anno), al fine di individuare precocemente casi di sordità, patologia difficile da diagnosticare nel bambino fino all’epoca verbale. Il rischio di sordità riguarda 1-2 casi su mille nuovi nati. Nell’Ospedale sono al momento 4 i bambini tra il 1° ed il 2° anno di età pronti per questo tipo di intervento, totalmente a carico del servizio sanitario nazionale. Il primo impianto è in programma  per il mese di aprile. Dopo la protesi, è previsto un percorso di rieducazione funzionale, anch’esso a carico del servizio sanitario pubblico: il bambino viene così aiutato sin da piccolo a gestire il linguaggio proposto dalla protesi, con risultati, dal punto di vista dell’apprendimento e dell’integrazione estremamente efficaci e duraturi.

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