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Sonno e estate

Posted by fidest press agency su sabato, 3 agosto 2019

E’ un connubio che se ben gestito riesce a contrastare lo stress e la fatica accumulati durante l’anno con un importante beneficio per il nostro cervello e la nostra salute. È il messaggio che la Società Italiana di Neurologia (SIN) vuole trasmettere alla vigilia delle vacanze d’agosto che riguardano la maggior parte degli italiani.Il nostro sonno è influenzato dalle ore di luce che in estate aumentano riducendo le ore di riposo soprattutto nelle ore serali. Inoltre, in vacanza si arriva stanchi, generalmente si dorme di più al mattino, si schiaccia un pisolino pomeridiano e poi la notte si va a dormire più tardi.“L’estate – afferma il Prof. Giuseppe Plazzi, Presidente AIMS, Associazione Italiana Medicina del Sonno aderente alla SIN – rappresenta il momento in cui le persone possono recuperare energia fisica e mentale attraverso un sonno di buona qualità che si ottiene applicando alcune semplici regole: la sera è importante non andare a dormire oltre la mezzanotte e al mattino non dormire a oltranza ma svegliarsi al massimo entro le ore 10. È consigliabile praticare l’attività fisica a inizio giornata per poi riposarsi con un pisolino al pomeriggio per massimo un’ora”.
Per un buon sonno notturno, inoltre, la SIN suggerisce di evitare di cenare tardi e bere alcolici in eccesso; andare a letto con lo stomaco pieno può, infatti, provocare una digestione più lunga e un sonno di pessima qualità.Se invece è il caldo a causare un sonno disturbato, sarebbe opportuno spostarsi in una stanza più fresca, lontano da rumore e luce, e nel pasto serale privilegiare verdura, frutta e carboidrati che vengono digeriti più rapidamente.Infine, per le persone che in vacanza stanno sveglie a lungo la sera, è consigliabile tornare agli orari tradizionali prima di rientrare alla vita normale per prepararsi gradualmente a una situazione di privazione del sonno.

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La prima inchiesta italiana sul potenziamento cerebrale

Posted by fidest press agency su giovedì, 9 Mag 2019

Nelle università americane dal 7 AL 25% degli studenti percorre i corridoi con un portatile in mano e un blister di compresse nell’altra. Dai laboratori di ricerca e dal mondo accademico si diffonde la cultura del potenziamento cognitivo: studenti, militari, piloti, medici, scienziati si trasformano in individui ad ‘alto funzionamento’, capaci di scrivere o lavorare per 20 ore consecutive senza accusare fatica. Si tratta di sostanze legali, niente a che fare con gli stupefacenti, spesso si tratta di farmaci nati per curare patologie neurologiche come Disturbo da Deficit dell’attenzione, narcolessia, Alzheimer che in soggetti sani hanno mostrato effetti desiderabili come aumento della capacità di attenzione e memoria, motivazione e diminuzione del senso della fatica. Rendono possibile studiare e lavorare meglio e più a lungo e sono entrate di diritto a far parte della ricerca scientifica che ne indaga gli effetti sulle persone sane e a lungo termine. Farmacologicamente, le sostanze che potenziano i componenti dei circuiti di memoria e apprendimento (dopamina, glutammato, noradrenalina) possono migliorare la funzione cerebrale in individui sani oltre il loro limite fisiologico. Queste permettono di alzare l’asticella un po’ più in alto. «Il Potenziamento cognitivo (o brain enhancement come lo chiamano gli anglosassonI) é un fenomeno di cui abbiamo preso consapevolezza negli ultimi dieci, quindici anni» spiega la giornalista medico scientifica Johann Rossi Mason. «Era il 2007 quando mi sono imbattuta nell’articolo che ha scoperchiato questo vaso di Pandora: Barbara Sahakian e Morein-Zamir lanciano un sondaggio tra ricercatori e accademici che si diffonde in tutto il mondo e svela un utilizzo significativo di sostanze attive sul sistema nervoso centrale, i risultati si guadagnano la pubblicazione su Nature. Niente a che fare con quello che i ragazzini usano per lo sballo in discoteca o per allentare i freni inibitori e aumentare la capacità di socializzazione. Con queste sostanze ci vai in biblioteca, non in discoteca. Sono ricercate da soggetti ambiziosi, che vogliono spostare un po’ più in là i propri limiti, essere più produttivi. Ma attenzione, chi crede che aiutino ad ottenere risultati brillanti senza sforzo rimarrà deluso e non aumentano nemmeno l’intelligenza. Sono come un additivo per motori già performanti, non una scorciatoia». Vengono chiamate anche ‘smart drug’: “In questo caso la definizione è impropria, quelle sono sostanze che dopo essere state analizzate e classificate possono essere dichiarate illegali e indicate nei nomenclatori dell’Istituto Superiore di Sanità, ma sino a quel momento circolano in un sottobosco senza regole. Negli Stati Uniti sono invece sostanze non sottoposte alla severa normativa della Food and Drug Administration che regolamenta i farmaci e quindi con questo termine vengono indicati integratori naturali o sintetici venduti singolarmente o in combinazione (i cosiddetti stack)” prosegue l’autrice.
Un sondaggio condotto all’Università di Oxford nel 2016 ha svelato che il 15,6 per cento degli studenti dell’ateneo ha assunto sostanze nootropiche (legali) anche senza prescrizione medica tanto da spingere l’università a organizzare dei laboratori informativi sul tema. E in Svizzera la ricercatrice Larissa Maier dell’università di Zurigo ha stimato con un’indagine che tra il 15 e il 20% degli studenti ha provato a migliorare le sue performance scolastiche affidandosi a farmaci o alcol. In Italia non ci sono dati precisi, ma è stato appena lanciato un sondaggio online per indagare il fenomeno e quantificarlo. I risultati saranno diffusi tra qualche mese, appena raggiungiamo un campione significativo. Il sondaggio è disponibile sul sito http://www.cervellosenzalimiti.it
Come è nata l’idea di trattare questo argomento? «Tra il 2007 e il 2009 – ricorda Rossi Mason – ho raccolto e seguito le ricerche su questo fenomeno che mi aveva incuriosita, poi la vita mi ha portata ad accantonare il progetto, ma capivo che le ricerche andavano avanti, insieme ai dubbi etici, alle polemiche e alle maggiori conoscenze. Il dibattito che era sempre più maturo. Nel 2017 l’inchiesta premeva nella mia testa come un bambino che dovesse nascere, mi sono chiusa un mese in campagna, ho organizzato il materiale e ho scritto circa 11-12 ore al giorno. Ero motivata firmare quella che è la prima inchiesta italiana sul potenziamento. Alla fine di agosto sono tornata con una sacca che conteneva il manoscritto». «Tutti vorrebbero un super cervello – spiega l’autrice – e la prima cosa che mi chiedono quando racconto l’argomento del libro è che tipo di sostanza assumere. Ovviamente non posso rispondere, consiglio di leggere il volume e capire quali sostanze o combinazioni di integratori potrebbero fare al caso loro e offro consigli per provare senza rischi, è il mio compito di divulgatore scientifico, informare correttamente. Le persone soffrono i vuoti di memoria che attribuiscono inevitabilmente all’avanzare dell’età, e vorrebbero combattere la fatica. Le sostanze nootropiche* (integratori o farmaci) aiutano, ma non fanno miracoli. I primi possono essere assunti anche per periodi prolungati, mentre sui farmaci è necessaria maggiore cautela, non ci sono infatti studi sull’uso a lungo termine». No assoluto invece all’assunzione da parte di ragazzini sino a 18-20 anni: il cervello è ancora in formazione e non è possibile sapere quali effetti possono sortire in una fase evolutiva così delicata.Ma è facile procurarseli? «Tutt’altro e questo apre una questione importante. I farmaci di cui parliamo sono con obbligo di ricetta medica e siccome non è possibile ottenerla per un uso sui sani le persone si rivolgono al mercato nero o al web. I rischi sono notevoli: dal pagare per ricevere farmaci che non contengono affatto quel principio attivo, sino al rischio di assumere un farmaco contraffatto che contiene sostanze pericolose».

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La sindrome da fatica cronica può essere associata a bassi livelli di triiodotironina

Posted by fidest press agency su giovedì, 12 aprile 2018

In una parte di soggetti con sindrome da stanchezza cronica (CFS), la presenza della malattia correla con bassi livelli circolanti di triiodotironina (T3) e livelli normali di ormone stimolante la tiroide (TSH), secondo i risultati di una ricerca pubblicata su Frontiers in Endocrinology, prima firmataria Begoña Ruiz-Núñez, dell’Università di Groningen nei Paesi Bassi. I risultati si basano su 98 pazienti con sindrome da stanchezza cronica reclutati da una singola clinica di Amsterdam confrontati con un gruppo di controllo formato da 99 soggetti bilanciati per genere ed età. «A tutti i partecipanti era stata diagnosticata una sindrome da stanchezza cronica con i criteri del 1994, che differiscono per molti aspetti dai più recenti criteri diagnostici di quella che attualmente viene definita encefalomielite mialgica (ME)/CFS» scrivono gli autori, sottolineando che i criteri pubblicati nel 2015 dall’Istituto di medicina degli Stati Uniti (IOM) nel 2015 non richiedono che altre malattie potenzialmente affaticanti vengano escluse nell’iter diagnostico, cosa non prevista dalla precedente definizione. I 98 partecipanti con sindrome da stanchezza cronica, 21 uomini e 77 donne, avevano un’età media di 43 anni e un indice di massa corporea (BMI) di 22 kg/m2, mentre i 23 maschi e le 76 femmine del gruppo di controllo avevano un’età media di 39 anni e un BMI di 23 kg/m2, numeri non significativamente differenti dal gruppo CFS. «Rispetto ai controlli, il gruppo CFS presentava livelli più bassi di triiodotironina libera (FT3), T4 totale (TT4), T3 totale (TT3), dell’attività di deiodinasi periferica e della capacità secretoria della ghiandola tiroidea» riprendono i ricercatori, aggiungendo che dai risultati emergono anche rapporti più bassi di TT3/TT4, FT3/FT4, TT3/FT3 e TT4/FT4. Nessuna differenza, invece, è stata osservata tra i gruppi per quanto riguarda altri parametri tiroidei, in particolare TSH, FT4, T3 inversa (rT3) e percentuale di TT4. «La sindrome da bassi livelli di triiodotironina da noi osservata potrebbe essere in linea con recenti studi metabolomici che indicano uno stato ipometabolico» ipotizzano gli autori. E Núñez conclude: «Se confermati, questi dati suggeriscono la necessità di una supplementazione di T3 per il trattamento di questi pazienti». ( fonte: doctor33 – Front. Endocrinol 2018. Doi: 10.3389/fendo.2018.00097 https://www.frontiersin.org/articles/10.3389/fendo.2018.00097/full)

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Sindrome da fatica cronica

Posted by fidest press agency su venerdì, 26 febbraio 2016

londraLa Sindrome da Fatica Cronica non aumenta il numero di decessi da tumore o da malattie cardiovascolari. Incrementa però la mortalità da suicidio. E’ quanto dimostrato da uno studio, recentemente pubblicato su The Lancet, che ha analizzato 2.147 casi nell’area di Londra. “E’ una ricerca importante che evidenzia come la Sindrome porta i pazienti ad avere comportamenti più salutisti – afferma il prof. Umberto Tirelli, Direttore del Dipartimento di Oncologia Medica dell’Istituto Nazionale Tumori, Centro di Riferimento Oncologico di Aviano (PN) -. La percentuale di decessi riscontrata è inferiore rispetto a quella di molte malattie psichiatriche che sono spesso associate all’abuso di alcol, fumo, disordini affettivi e della personalità. E’ necessario però valutare in modo accurato e tempestivo gli episodi di depressione che possono verificarsi in questa categoria di persone”. La Sindrome da Fatica Cronica si manifesta quando per almeno sei mesi il senso di spossatezza non viene alleviato dal riposo. In Italia 300.000 persone sono colpite dal disturbo e per questo sono costrette a rinunciare al lavoro, ad andare a scuola, alle proprie attività e relazioni sociali e, più in generale, ad avere una buona qualità di vita. Spesso si tratta di pazienti che stanno affrontando cure oncologiche. “Negli ultimi anni molto è stato fatto per aumentare l’informazione su questa patologia e oggi molti medici sono in grado di riconoscerla e diagnosticarla correttamente- aggiunge il prof. Tirelli -. Tuttavia a livello normativo il disturbo è ancora un oggetto sconosciuto. I pazienti incontrano quindi grandi difficoltà nel farsi riconoscere la malattia e anche nel ricevere o accettare le cure. Nel Centro di Aviano negli ultimi 20 anni abbiamo visitato migliaia di persone afflitte dalla Sindrome. La depressione non è la causa ma solo una conseguenza. Abbiamo messo a punto con MyGenomics un test genetico che valuta la suscettibilità genetica di sviluppare una stanchezza cronica ed eventualmente una sindrome da fatica cronica. Dai dati preliminari in nostro possesso può esservi anche un incrementato rischio familiare della patologia o comunque della suscettibilità a svilupparla. La terapia che si basa prevalentemente su antivirali, immunomodulatori ed integratori, può essere efficace ma soltanto in una minoranza dei malati – conclude il prof. Tirelli -.Recentemente abbiamo attivato presso il Kosmic Center di Pordenone una nuova terapia con ossigeno-ozonoterapia (autotrasfusione di sangue), che sta dando buoni risultati nella CFS”.

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Dov’è il buon governo?

Posted by fidest press agency su lunedì, 26 dicembre 2011

italia

Image by pynomoscato via Flickr

Da anni, oramai, l’Italia soffre di quel male oscuro che possiamo indicare nella mancanza di un governo che sappia essere virtuoso nell’esercizio del suo mandato. Si ha l’impressione che la stessa democrazia, che i nostri padri hanno costruito con tanta fatica e al prezzo di non poche vite immolate alla causa, oggi è messa in discussione. Si è voluta creare una condizione favorevole perché si possa favorire al meglio un rapporto tra la volontà popolare e chi è demandato ad amministrarla. Sulla carta tale condizione aveva tutte le premesse per funzionare al meglio. La fattispecie pratica non ha rilevato la validità di tale rapporto. Oggi abbiamo amministratori eletti in nome del popolo che si rivelano negatori del mandato ricevuto. Viene, praticamente, stabilito un nuovo primato che è quello di una riedizione, corretta e riveduta, ma fondamentalmente la stessa, di quando l’imperatore si serviva di vassalli, valvassori e valvassini per esercitare il suo potere e delegare le sue prepotenze ai servi della gleba. E quando gli umili si sono sentiti riscattati dalle rivoluzioni borghesi e hanno confidato su una cultura del consenso a più voci di fatto su sono rivisti respinti nel loro ghetto, sia pure con forme di trattamento più raffinate ma anche più sadiche, rispetto ai tempi passati.
Lo scoramento sta nella consapevolezza che non è la volontà di popolo che prevale ma è quella di una minoranza che si sente portatrice di un potere che va oltre il consenso democratico che pure sa imbrigliare volgendolo a proprio favore, per riconoscere che si può vivere solo in un modo che è quello dell’avere e non dell’essere.
E se vogliamo restare alla realtà odierna niente di più infausto è il governo che si è dato l’Italia dove l’esercizio del potere fa scempio della volontà popolare, la condiziona con martellanti messaggi mediatici, l’addormenta con una speranza di tempi migliori e umilia la politica rendendola uno strumento inutile e costoso.
Forse non ci rendiamo del tutto conto che stiamo perdendo del tutto la nostra libertà, che stiamo subendo l’attacco più proditorio e satanico dei poteri forti dove non domina la maggioranza di popolo ma una ristretta cerchia e che non esita a renderci consapevoli che non esiste libertà, giustizia e uguaglianza se non si appartiene alla schiera degli eletti, di quella minoranza che si rifà al 10% della popolazione mondiale. Gli altri sono tutti figli di una razza inferiore, a metà strada tra la scimmia e l’essere umano. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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Degrado culturale, politico e sociale

Posted by fidest press agency su mercoledì, 25 Mag 2011

Roma 26 maggio 2011 – ore 16.00 P.zza Sant’Apollinare, 49 Pontificia Università della Santa Croce Istituto Superiore di Scienze Religiose all’Apollinare – Aula “Alvaro del Portillo” un incontro organizzato dall’Istituto Superiore di Scienze Religiose della Pontificia Università della Santa Croce e dalle Paoline per parlare di questi tempi e del degrado culturale, politico e sociale. Sembra più facile alzare la voce per una denuncia, che non cercare strade per una ripresa di vita e di coraggio. Abbiamo celebrato 150 anni di unità nazionale, ma si avverte la fatica e la precarietà di una unità tutta ancora da raggiungere. In queste pagine, il teologo Antonio Staglianò, da più di due anni vescovo della diocesi di Noto (SR), ripercorre i molti interventi della Chiesa italiana e delle Chiese locali evidenziando quegli aspetti relativi al Sud, al suo patrimonio di cultura, di fede e di tradizioni religiose che contribuiscono ad alimentare quella speranza di cui si avverte tutta l’urgenza. Intervengono S.E. Mons. Diego Coletti, Vescovo di Como, S.E. Mons. Domenico Graziani, Arcivescovo di Crotone – S. Severina Prof. Giovanni Maria Vian, Direttore de L’Osservatore Romano Modera Prof. Don Marco Porta, Direttore ISSR all’Apollinare Sarà presente l’Autore

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Libro di Fantauzzi su Padre Pio

Posted by fidest press agency su sabato, 1 agosto 2009

Padre PioC’è un libro, in questi giorni in edicola, che fa luce sulle persecuzioni a Padre Pio. Lo ha scritto un giornalista scrittore al quale tutto si può dire, ma non che sia bigotto. E’ Brunetto Fantauzzi autore di inchieste scomode fra le quali quella relativa alla scomparsa di Moana Pozzi e sulla morte di Marco Pantani. E questa volta si è cementato con successo in un volume,  premiato già prima della diffusione e che farà sicuramente discutere. La storia di tutte le persecuzioni del Santo è stata ripercorsa dallo scrittore Brunetto Fantauzzi nel volume “Padre Pio: il Santo perseguitato” (168 pagg. più copertina, in edicola a euro 5). Nel libro una lettera, finora trascurata, di Padre Agostino Gemelli che chiedeva a Padre Pio il perdono per le reazioni negative che aveva fatto in merito alle stimmate. (n.r. conosciamo Fantauzzi e siamo certi che la sua fatica alla ricerca della verità e la sua innata capacità di descrivere fatti e circostanze capaci di tenere attratto il lettore dalla prima all’ultima pagina non ci deluderà anche in questa circostanza sebbene già molto è stato scritto sull’argomento. Dobbiamo, però, notare che a fronte di una mole così vistosa di scritti in effetti ben poche sono state le novità su ciò che è stato questo santo uomo per la chiesa e i suoi fedeli ma anche per chi non ha conosciuto la fede e si riteneva un agnostico. Fantauzzi, in questo senso introduce un nuovo elemento di riflessione storica e culturale di sicuro interesse.)

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