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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 229

Posts Tagged ‘fattore rischio’

Il fumo è un fattore di rischio per la salute

Posted by fidest press agency su martedì, 27 novembre 2018

La comunità scientifica internazionale è concorde nel ritenere il fumo quale principale fattore di rischio per l’insorgenza di malattie non trasmissibili. Secondo i dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, le vittime del fumo sono oltre 7 milioni l’anno (alle quali si aggiungono altri 600mila morti per fumo passivo). Solo nel nostro Paese i dati del Ministero della Salute evidenziano come tra i 70.000 e gli 83.000 decessi ogni anno siano causati dal consumo di sigarette (circa un migliaio per fumo passivo). Tuttavia, nonostante la consapevolezza sui danni da fumo e le sempre più stringenti politiche di prevenzione e controllo, l’Organizzazione Mondiale della Sanità stima che nel 2025 i fumatori saranno ancora oltre 1 miliardo, un numero uguale a quello attuale.Anche di questo si è discusso al simposio “Fumo e rischio cardiovascolare” tenutosi in occasione del XL Congresso Nazionale SIAPAV, nel quale è emerso come una parte sempre più preponderante della comunità medico-scientifica sostenga l’adozione di politiche anti-fumo basate eventualmente anche sul principio della riduzione del danno, ad integrazione delle altre principali strategie volte a ridurre il danno correlato al fumo di sigaretta (prevenzione e dissuasione).Come spiega il Dottor Guido Arpaia, presidente SIAPAV e Direttore S.C. di Medicina Interna dell’ASST di Vimercate “Nel fumatore il rischio vascolare si manifesta in vari modi: in particolare il danno da fumo vede una lenta ma inesorabile crescita della placca aterosclerotica che sebbene priva di sintomi può determinare un evento acuto a carico di organi vitali come cuore, vasi periferici, cervello e reni.” È infatti il fumo, insieme al diabete, la maggiore minaccia alla salute delle arterie e allo sviluppo di Arteriopatie Periferiche a causa di un meccanismo di infiammazione cronica: il rischio è 2.15 volte maggiore rispetto agli ex fumatori con ricadute come riduzione della circolazione periferica anche sintomatica (malattia delle vetrine).“Un dato oltremodo preoccupante” prosegue Arpaia “è che anche in caso di procedure interventistiche solo il 36% pazienti smette di fumare nel periodo successivo. Gli operati per malattie vascolari periferiche che subiscono interventi di by-pass o endovascolari che non smettono di fumare sviluppano più complicanze e hanno maggior rischio di mortalità”.

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Scoperto un nuovo fattore di rischio per l’artrite reumatoide

Posted by fidest press agency su sabato, 10 novembre 2018

Un nuovo studio coordinato dal Dipartimento di Medicina interna e specialità mediche ha dimostrato sperimentalmente il ruolo del particolato atmosferico nell’insorgenza di malattie autoimmuni come l’artrite reumatoide. I risultati dello studio sono pubblicati sulla rivista Cell Death & Disease. Che i fattori ambientali possano contribuire alla patogenesi delle malattie autoimmuni, specialmente di quelle reumatologiche, è un concetto sostenuto da sempre più numerose evidenze scientifiche. Dimostrare il ruolo dell’inquinamento ambientale nel determinismo di tali patologie, ne amplia lo spettro dei fattori di rischio, ma anche il campo d’intervento e prevenzione. È in questo contesto che si inserisce la ricerca coordinata da Guido Valesini del Dipartimento di Medicina interna e Specialità mediche in collaborazione con Silvana Fiorito e i ricercatori dell’Istituto di Farmacologia Traslazionale (IFT) del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr), recentemente pubblicata sulla rivista Cell Death & Disease.Lo studio ha approfondito il ruolo del particolato atmosferico proveniente dai gas di combustione dei motori diesel Euro 4 ed Euro 5 e ne ha valutato gli effetti sulla funzionalità e sulle caratteristiche biologiche delle cellule del tessuto bronchiale. I risultati degli esperimenti hanno dimostrato come le nanoparticelle carboniose (uno dei principali componenti derivanti dalla combustione dei motori diesel) siano in grado di indurre autofagia (una forma di autodigestione) e morte per apoptosi delle cellule dell’epitelio bronchiale, con concomitante produzione di proteine “citrullinate”.
“È interessante sottolineare – commenta Guido Valesini – come il particolato Euro 5 sia risultato potenzialmente più dannoso rispetto a quello proveniente dai motori diesel Euro 4. Questo fatto dimostra che una riduzione della quantità delle emissioni di particolato non comporta automaticamente una riduzione degli effetti tossici”.La citrullinazione è un processo naturale e fisiologico che rappresenta un modo per regolare la funzione delle proteine. Nei soggetti affetti da artrite reumatoide tuttavia questo processo diventa eccessivo e provoca un accumulo patologico di proteine citrullinate, le quali evocano una risposta immunologica che causa la produzione di anticorpi diretti contro queste stesse proteine, determinando un attacco autoimmune contro i tessuti normali.
L’aumento dei livelli di citrullinazione è già stato dimostrato essere correlato a un aumentato rischio di insorgenza dell’artrite reumatoide, tanto che per diagnosticare questa condizione si ricorre a test che evidenziano gli anticorpi diretti contro le proteine citrullinate (ACPA).
“Sulla base di questa nuova osservazione – spiega Valesini – si può ipotizzare che l’inquinamento atmosferico possa avere un ruolo non secondario, in soggetti predisposti e attraverso meccanismi complessi, nella patogenesi di alcune malattie immuno-mediate, come l’artrite reumatoide”. Attualmente si ignora la principale causa scatenante della patologia, però sempre più credito viene dato a studi che individuano nei fattori ambientali una possibile concausa. A oggi il principale fattore ambientale noto come capace di indurre l’esposizione cellulare di proteine citrullinate è il fumo di sigaretta. Il team di ricerca è andato “a caccia” di altri fattori scatenanti in grado di evocare la produzione di proteine citrullinate e attivare il sistema immunitario, dimostrando così il ruolo cruciale dello smog.Il particolato rappresenta uno degli inquinanti a maggiore impatto ambientale nelle aree urbane e si attesta ora come un importante fattore di rischio per patologie infiammatorie croniche. Guardare ai fattori di rischio e, su di essi, sviluppare politiche di sanità pubblica, è importante nella prospettiva di innalzare l’aspettativa di vita delle persone garantendone la qualità.

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Infezione da HCV e fattori di rischio

Posted by fidest press agency su venerdì, 6 febbraio 2015

epatite-CL’Epatite C è un’infiammazione del fegato causata da un virus della famiglia Flaviviridae appartenente al genere hepacavirus (HCV) che attacca l’organo, attraverso l’attivazione del sistema immunitario dell’ospite, provocando danni strutturali e funzionali anche molto gravi. Nello specifico, l’infezione causa la morte delle cellule epatiche (necrosi epatica), che vengono sostituite da un nuovo tessuto cicatriziale che, a lungo andare, occupa tutta o quasi la componente sana del fegato, da cui deriva una grave compromissione delle sue attività, evolvendo come ultimo stadio alla cirrosi epatica.
La fase acuta dell’infezione del virus dell’Epatite C decorre quasi sempre in modo asintomatico, tanto che la patologia è definita un “silent killer”. L’infezione da HCV cronicizza nel 70-85% dei soggetti. Ciò significa che anche un’incidenza relativamente modesta dell’infezione contribuisce ad alimentare efficientemente il numero dei portatori cronici del virus. Un danno epatico cronico è osservabile nella maggior parte dei soggetti con infezione cronica, tuttavia solo il 20-30% dei soggetti con danno epatico cronico sviluppa cirrosi nell’arco della propria vita. Ogni anno il 4-6% dei soggetti con cirrosi presenta scompenso clinico o epatocarcinoma.
Il virus HCV possiede un’estrema variabilità genomica che ha portato alla distinzione di 6 diversi genotipi entro i quali si identificano molteplici sottotipi. I genotipi 1, 2 e, in misura minore 3, sono quelli maggiormente diffusi in Europa e negli Stati Uniti. Il genotipo 1 presenta la più bassa risposta alle terapie attualmente in uso ed è, insieme al genotipo 3, un importante fattore di rischio per la progressione della malattia e lo sviluppo di carcinoma epatocellulare, la forma più comune di cancro primitivo del fegato. Non bisogna inoltre sottovalutare il genotipo 4 che, insieme al genotipo 1, è quello meno responsivo alle terapie tradizionali.
l virus dell’Epatite C è “a trasmissione ematica”, il che significa che le persone vengono infettate attraverso il contatto diretto con sangue infetto.

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Simposio internazionale sui rischi cardiaci

Posted by fidest press agency su martedì, 6 gennaio 2015

santa_giulia_brescia_010_choistro_san_salvatoreBrescia 15 gennaio all’Auditorium della Chiesa Santa Giulia (Via Piamarta, 4), mentre il 16 e 17 gennaio si svolgerà nell’Aula Magna dell’Università degli Studi di Brescia (Viale Europa, 11). Si intitola “Management of cardiometabolic risk and healthy aging” il simposio internazionale organizzato dal Dipartimento di Scienze Cliniche e Sperimentali dell’Università di Brescia, diretto dal professor Enrico Agabiti Rosei, e promosso dalla Fondazione Internazionale Menarini.
Le malattie cardiovascolari rappresentano la principale causa di eventi clinici, fatali e non fatali in tutte le aree del mondo, in particolare nei paesi ad elevato tenore di vita, ma anche nella maggior parte di quelli a più basso sviluppo economico.
L’ipertensione arteriosa è il più frequente fattore di rischio cardiovascolare, correggibile con la terapia e molto spesso si associa ad altri fattori di rischio metabolici, come la dislipidemia, le alterazioni del metabolismo glucidico e il diabete, spesso associati a obesità, iperuricemia e sedentarietà. Tutti questi fattori possono essere corretti dalla terapia oggi disponibile, che consente una significativa riduzione di eventi cardiovascolari e un miglioramento della prognosi. Il crescere rapido dell’informazione, il sommarsi delle tecnologie innovative e l’affermarsi di nuovi recenti concetti diagnostico-terapeutici rendono necessario un efficace aggiornamento del medico in questo campo. Lo scopo del Simposio “Management of Cardiometabolic Risk and Health Aging” al quale parteciperanno molti esperti mondiali del settore, è quello di fornire al medico di famiglia e allo specialista una informazione il più possibile aggiornata e completa circa il rischio legato alla presenza di ipertensione.
Durante il simposio verranno trattati argomenti inerenti il ruolo di fattori genetici, emodinamici, metabolici capaci di aumentare il rischio cardiovascolare e l’invecchiamento vascolare precoce e le basi razionali per una strategia terapeutica, basata su modificazioni dello stile di vita, vecchi e nuovi farmaci, nuove terapie non farmacologiche, secondo le più aggiornate conoscenze scientifiche e la valutazione critica delle moderne linee guida europee e americane.

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Tumori epatici: grasso viscerale connesso a recidive

Posted by fidest press agency su martedì, 9 giugno 2009

A seguito di un trattamento curativo per carcinoma epatocellulare, l’accumulo di grasso viscerale rappresenta un fattore di rischio indipendente di recidiva nei pazienti con sospetta steatoepatite non alcolica. Il tasso di rischio aumenta di 1,08 punti per ogni 10 centimetri quadrati di grasso viscerale, un’intensità anche superiore a quella di un altro fattore di rischio indipendente, ossia l’età, che comporta un incremento di 1,06 punti per anno di età. L’accumulo di grasso viscerale dunque svolge un ruolo significativo in questi pazienti, e rimane da accertare se la sua riduzione possa limitare i casi di recidiva dei tumori epatocellulari. (Gut 2009; 58: 839-44)

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Ipertensione costante predice eventi cardiovascolari

Posted by fidest press agency su lunedì, 18 maggio 2009

Nei pazienti con ipertensione resistente alla terapia, la mancanza di una tendenza alla diminuzione della pressione durante la notte comporta il raddoppiamento del rischio di mortalità per cause cardiovascolari rispetto ad un profilo normale. Questo elemento era già stato segnalato come possibile fattore di rischio di eventi cardiovascolari, ma non era stato finora studiato nell’ipertensione resistente, definita come ipertensione incontrollata nonostante una terapia ottimale con almeno tre farmaci idonei. Da un punto di vista clinico, non è noto se in questi pazienti lo scopo primario della terapia sia il controllo della pressione ambulatoriale media o la normalizzazione delle tendenze pressorie notturne. L’impatto prognostico dei due elementi appare differente: i livelli pressori medi sembrano più importanti per quanto riguarda l’ictus, mentre le tendenze notturne lo sono per gli eventi cardiovascolari. Probabilmente l’inversione dei ritmi circadiani sfavorevoli aggiungerebbe benefici per il paziente, ma sono necessari studi interventistici appositi per confermare questa teoria. (Arch Intern Med 2009; 169: 874-80)

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