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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 275

Posts Tagged ‘fattori rischio’

In quali condizioni è richiesta l’assunzione di antibiotici nella profilassi in pediatria?

Posted by fidest press agency su sabato, 6 aprile 2019

Otite Media Acuta (OMA) L’otite media acuta è dovuta ad un’infezione batterica o virale a carico dell’orecchio medio, spesso conseguente ad infezione delle vie respiratorie superiori come il raffreddore. È molto frequente nei bambini e si manifesta con dolore persistente, febbre, ma anche nausea, vomito e diarrea. In alcuni casi, se trascurata, può comportare complicanze importanti come il calo dell’udito. Nel 30% dei bambini si verificano episodi ricorrenti (almeno 3 in 6 mesi o 4 in un anno). La profilassi antibiotica, però, non è necessaria in tutti i casi ricorrenti e deve essere riservata a pazienti selezionati:
a) Dopo tentativo di riduzione/eliminazione dei fattori di rischio
b) Dopo immunoprofilassi attiva (es. vaccinazione influenzale e pneumococcica)
c) A fronte di 3 episodi di OMA in 6 mesi documentati e trattati adeguatamente
d) In bambini di età inferiore a 2 anni
e) Dopo esecuzione di un tampone nasofaringeo (es. nei casi ricorrenti Haemophilus influenzae produttore di beta-lattamasi è abitualmente il principale patogeno)
f) Per durata limitata (3 – 6 mesi)
g) L’utilizzo dei macrolidi deve essere evitato
Faringotonsillite streptococcica. La faringotonsillite è l’infezione acuta della faringe, delle tonsille palatine o di entrambe le strutture. Nel 40% dei casi è di origine virale: adenovirus, rhinovirus, influenza, coronavirus e virus respiratorio sinciziale i principali responsabili, ma occasionalmente anche virus di Epstein-Barr, virus dell’herpes simplex, cytomegalovirus o HIV possono portare a faringotonsillite. Solo nel 30% dei pazienti la causa è batterica: le faringotonsilliti causate dallo Streptococco beta-emolitico di gruppo A (SBEA) rappresentano solo il 15-30% dei casi nei giovani con meno di 18 anni d’età e il 5-10% negli adulti. La profilassi a lungo termine a basse dosi di penicillina è raccomandata nei bambini con tonsillite acuta ricorrente da SBEA e/o portatori persistenti esclusivamente se in famiglia vi sia un membro ha avuto febbre reumatica acuta. Non vi è indicazione alla profilassi in bambini con TAS elevato e/o aspecifici dolori articolari.
Una complicanza della faringotonsillite può essere la febbre reumatica acuta.
Febbre reumatica Le infezioni alla gola da SBEA sono frequenti tra la popolazione, ma solo una piccola percentuale di persone sviluppa la febbre reumatica, una malattia infiammatoria acuta causata da infezione da Streptococco Beta Emolitico di gruppo A. Questa patologia colpisce 1 su 100.000 persone, soprattutto bambini tra i 5 e i 15 anni. Febbre, dolore e gonfiore delle articolazioni (artrite) sono le principali manifestazioni, che in alcuni casi possono diventare severe portando a complicanze importanti come la cardite, un’infiammazione dei tessuti a carico del pericardio, del miocardio e dell’endocardio.
Profilassi:Per 5 anni nei pazienti con febbre reumatica senza cardite:
Per 10 anni nei pazienti con febbre reumatica con cardite senza ulteriori complicanze cardiache:
Fino ai 40 anni di età nei pazienti con febbre reumatica con cardite e con ulteriori complicanze cardiache
Infezioni delle vie urinarie. Le infezioni delle vie urinarie (IVU) sono frequenti in età pediatrica e spesso misconosciute a causa della scarsissima e spesso forviante sintomatologia clinica. L’IVU, soprattutto se recidivante, può essere espressione di un sottostante reflusso vescico ureterale (RVU).Il RVU di solito si risolve spontaneamente. La profilassi è da considerare necessaria solo nei seguenti casi:
• Dopo un episodio acuto di pielonefrite in attesa degli accertamenti strumentali
• In caso di RVU >3° grado
• In soggetti con RVU <3° grado ma con IVU ricorrenti (> 3 episodi 6 mesi o >4 episodi in un anno)
Meningite meningococcica. È un’infiammazione acuta o cronica delle meningi, di origine virale oppure batterica. I sintomi della meningite sono comparsa improvvisa di febbre, mal di testa e rigidità del collo, spesso accompagnata da nausea, vomito, fotofobia e stato mentale alterato. Presentazioni meno comuni di malattia meningococcica includono polmonite (dal 5% al 15% dei casi), artrite (2%), otite media (1%), e epiglottite (meno dell’1%).
Nel caso in cui una persona venga a contatto con un paziente colpito da meningite meningococcica, è opportuno considerare la modalità di contatto avvenute con il paziente così da valutare la possibilità o meno di intraprendere la profilassi antibiotica.
Quando è indicata la profilassi
• Contatti domestici
• Contatti nell’asilo nido o nella scuola materna
• Soggetti esposti direttamente alle secrezioni orali del caso indice (baci, uso dello stesso spazzolino da denti, respirazione bocca a bocca, intubazione endotracheale) nei 7 giorni precedenti lo sviluppo di malattia
• Frequentazioni prolungate (pranzi in comune, riposo nella stessa camera)
Quando non è indicata la profilassi
• Contatti casuali a scuola o sul posto di lavoro senza diretta esposizione alle secrezioni del paziente
• Contatti indiretti, ad es. con personale scolastico o sanitario non direttamente esposto alle secrezioni orali del paziente
La vaccinazione rappresenta l’unico strumento efficace per la prevenzione delle meningiti batteriche.

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Troppo sole e fattori di rischio

Posted by fidest press agency su domenica, 17 luglio 2016

melanoma-sulla-pelleAttenzione a esporre i bambini al sole per troppo tempo. Le scottature nell’infanzia rappresentano il principale fattore di rischio per il melanoma da adulti. Questo tumore della pelle nel nostro Paese in 45 anni ha fatto registrare un aumento dei casi pari al 103%: erano circa 1.000 nel 1970, nel 2015 ne sono stati stimati 11.300. La necessità di proteggere i piccoli è ancora più rilevante se si pensa che nei primi vent’anni di vita una persona può assumere fino all’80% del totale delle radiazioni solari della propria esistenza. Il monito arriva dal Master Course “Management del paziente con melanoma dalla ricerca alla terapia”, organizzato dall’Intergruppo Melanoma Italiano (IMI) che si apre oggi a Roma all’Istituto Dermopatico dell’Immacolata – IDI IRCCS. “Se la diagnosi avviene in fase avanzata, oggi abbiamo a disposizione armi efficaci per tenere sotto controllo la malattia a lungo termine – spiega la dott.ssa Paola Queirolo, presidente IMI e responsabile del DMT (Disease Management Team) Melanoma e Tumori cutanei all’IRCCS San Martino IST di Genova -. La sopravvivenza di questi pazienti è cambiata grazie a due strategie: da un lato le terapie a bersaglio molecolare, utilizzate nei pazienti che presentano la mutazione del gene BRAF (50% dei casi), dall’altro l’immuno-oncologia. Prima dell’arrivo di queste nuove armi, la sopravvivenza mediana in stadio metastatico era di appena 6 mesi, con un tasso di mortalità a un anno del 75%. Queste molecole hanno aperto un ‘nuovo mondo’ non solo in termini di efficacia e attività ma anche di qualità di vita per la bassissima tossicità e la facile maneggevolezza”. Oggi il 20% dei pazienti trattati con ipilimumab, la prima molecola immuno-oncologica approvata, è vivo a 10 anni dalla diagnosi. Gli anticorpi immunomodulanti, come nivolumab, che colpiscono la via di checkpoint immunitario chiamata PD-1, hanno evidenziato nei casi di malattia avanzata un tasso di sopravvivenza a un anno superiore al 70%. Dopo un triennio il 40% dei pazienti trattati con questi nuovi farmaci anti PD-1 è vivo, un dato che conferma il beneficio a lungo termine dell’immuno-oncologia. E nivolumab è la molecola anti-PD1 con il più lungo follow up: il 35% dei pazienti è vivo a 5 anni. “I bambini – continua la dott.ssa Queirolo, che è anche presidente del Master Course IMI – costituiscono l’anello debole della catena, perché la pelle è in grado di memorizzare il danno ricevuto dalle scottature solari accumulate durante l’infanzia e può innescare il processo patologico anche a diversi anni di distanza. I piccoli di età inferiore a 12 mesi non vanno esposti al sole. Proprio per sensibilizzare i bambini delle scuole primarie sulle regole di prevenzione l’IMI organizza la campagna nazionale ‘Il sole per amico’ in collaborazione con il Ministero dell’Istruzione e con il patrocinio del Ministero della Salute. Tutti dovrebbero utilizzare le creme solari quando prendono il sole, evitando di esporsi nelle ore centrali. Senza dimenticare il controllo della pelle ogni anno dallo specialista. In particolare nelle persone che presentano più di 100 nei il rischio di melanoma è 6 volte superiore. Va sempre seguita la regola del ‘brutto anatroccolo’: l’insorgenza di un neo diverso per forma e colore rispetto a quelli già presenti è un segnale da tenere in considerazione e da far controllare dal dermatologo. Avere la pelle chiara, i capelli biondi o rossi e gli occhi chiari (blu, grigi o verdi) è un altro fattore di rischio. Se scoperto precocemente ed eliminato con una corretta asportazione chirurgica durante la fase iniziale, il melanoma è del tutto guaribile perché la probabilità che abbia invaso altri organi è pressoché nulla”. L’efficacia di uno screening diffuso della popolazione è stata dimostrata dal progetto SCREEN: dopo un periodo di due anni di intense campagne di informazione della popolazione sui fattori di rischio e sui segnali indicativi della malattia, più di 360mila cittadini tedeschi (il 20% degli adulti dello Schleswig-Holstein, nel Nord della Germania) sono stati sottoposti a controlli per un anno (2003–2004). Nel 2009, dopo un quinquennio dal termine del progetto, i tassi di mortalità per questo tumore sono diminuiti del 48%. E la percentuale di diagnosi in stadio iniziale è passata dal 52% al 64%. “L’IDI è al primo posto in Italia per numero di ricoveri per melanoma (e altri tumori cutanei), sono stati 2.297 nel 2015 – afferma il prof. Paolo Marchetti, che è consulente scientifico dell’Istituto, Direttore dell’Oncologia Medica all’Ospedale Sant’Andrea di Roma e presidente del Master Course IMI -. E abbiamo iniziato percorsi meno convenzionali garantiti gratuitamente, come il linfodrenaggio o l’agopuntura che di solito sono a carico dei pazienti. La sfida è rappresentata dalla combinazione delle terapie, ad esempio dell’immuno-oncologia con la terapia bersaglio-specifica, per un ulteriore miglioramento dei risultati già ottenuti con ciascuna di queste modalità di trattamento nella malattia in fase avanzata. I dati più recenti indicano come la combinazione ipilimumab e nivolumab sia in grado di garantire risposte efficaci in termini relativamente brevi. E risultati significativi sono emersi anche grazie a pembrolizumab, un’altra molecola immuno-oncologica”.

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Decadimento cognitivo e malattie cardiovascolari

Posted by fidest press agency su sabato, 9 aprile 2016

cuoreComo Martedì 19 aprile 2016, ore 16.30 presso l’Ordine dei Medici e Odontoiatri di Como – Via Masia 30 l’incontro “Cambia il tuo modo di vivere: decadimento cognitivo e malattie cardiovascolari. Quali rapporti?” organizzato dalla sezione di Como dell’Associazione Mogli Medici Italiani (AMMI) con il patrocinio dell’Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri di Como. Interverranno la dottoressa Rosanna Jemoli, cardiologa, e il dottor Marco Arnaboldi, neurologo e Direttore del reparto di Neurologia dell’Ospedale S. Anna di Como.Le malattie cardiovascolari sono la principale causa di mortalità e di ripetuti ricoveri ospedalieri nella popolazione anziana dopo i 65 anni, mentre il deterioramento cognitivo è la prima causa di invalidità. Queste due patologie condividono nel loro sviluppo fattori di rischio comuni, come l’ipertensione arteriosa e il diabete mellito, e posso essere strettamente collegate: studi clinici e di popolazione dimostrano che nei soggetti con età superiore ai 65 anni il decadimento cognitivo si aggira al 10 – 20% della popolazione, percentuale che sale anche a più del 30% nei cardiopatici. Il deficit cognitivo interferisce sia con le modalità di cura che con la prognosi della cardiopatia e una sua identificazione consentirebbe un miglior inquadramento del paziente e l’adozione di appropriate modalità di assistenza. Durante l’incontro verranno quindi analizzati i fattori di rischio comuni, i rapporti tra le due patologie e la possibilità di un riconoscimento precoce. L’incontro è gratuito e aperto a tutti. (foto: cuore)

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Aiuto medico contro l’infertilità

Posted by fidest press agency su giovedì, 1 luglio 2010

Oltre 10.000 persone hanno partecipato al più grande studio internazionale mai realizzato volto a comprendere i processi di decisione delle coppie con difficoltà di concepimentoI risultati aiutano a chiarire i differenti tassi di fertilità L’indagine rivela cosa impedisce alle coppie con problemi di infertilità di cercare un aiuto medico e di intraprendere una terapia. I dati principali rivelano che: Il valore sociale legato all’essere genitore e avere figli, e i benefici economici  ad esso associati, sono i fattori chiave che aiutano a spiegare le differenze del tasso di fertilità nei vari Paesi; a questi seguono il senso soggettivo di sicurezza economica e il sentirsi pronti a livello personale e di relazione. Scarsa è la conoscenza dei fattori di rischio della fertilità e degli elementi che aiutano a decidere quando chiedere una consulenza medica per la fertilità e tale conoscenza varia considerevomente da Paese a Paese. Meno della metà dei partecipanti sa che una coppia si definisce infertile e che dovrebbe cercare aiuto dopo 12 mesi di tentativi, che si riducono a 6 mesi per gli over 35. Inoltre, circa la metà degli intervistati ritiene erroneamente che le donne a 40 anni abbiano una analoga possibilità di rimanere incinte delle donne di 30 anni. La maggioranza non è consapevole che la fertilità è messa a rischio dalle malattie sessualmente trasmissibili, dalla parotite dopo la pubertà per gli uomini e dall’essere in sovrappeso per le donne.  Accettare i problemi di fertilità, essere in grado di parlarne con il partner, con la famiglia e con gli amici, conoscere la disponibilità di trattamenti rimborsabili e avere un atteggiamento positivo nei confronti del trattamento sono tra i fattori tipici che caratterizzano le persone che cercano una consulenza medica. Il 40% degli intervistati non sa se siano disponibili trattamenti rimborsabili. La maggior parte degli intervistati è ottimista sulla percentuale di successo e sulla sicurezza dei trattamenti per la fertilità. Si registra però una forte percezione che il trattamento sia costoso e che possa essere fonte di stress. Le persone conoscono meglio i trattamenti più complessi come la fecondazione in vitro (IVF) piuttosto che le cure per stimolare l’ovulazione. Le persone non considerano i mass media (quotidiani, periodici, radio e televisioni) come fonte utile di informazione sulla fertilità e ritengono scarsa la qualità dell’informazione fornita dei mass media relativamente ai trattamenti per la fertilità. I risultati dettagliati dell’indagine sono stati presentati e discussi nel corso dell’ESHRE e verranno pubblicati nel rapporto Fertility – the Real Story che sarà disponibile sul sito http://www.fertility.com e sul sito http://www.icsicommunity.org
Merck Serono è leader mondiale nella medicina della riproduzione ed è l’unica azienda che offre una gamma di trattamenti per l’infertilità per ogni fase del ciclo riproduttivo e i tre ormoni necessari per il trattamento dell’infertilità prodotti con tecniche da DNA ricombinante: follitropina alfa, per la stimolazione  ovarica  e per la produzione degli ovociti nelle donne e per l’induzione della spermiogenesi negli uomini; lutropina alfa, per la stimolazione follicolare in donne con grave carenza di LH e FSH; coriogonadotropina alfa, per favorire la maturazione dei follicoli e il rilascio degli ovociti; follitropina alfa/lutropina alfa per la stimolazione follicolare in donne con grave carenza di LH e FSH; cetrorelix acetato per prevenire l’ovulazione prematura; e progesterone gel, per aiutare le fasi iniziali ed il mantenimento di una gravidanza. Non tutti i prodotti sono disponibili in tutti i Paesi.www.merckserono.it

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I fattori di rischio e le ragioni che li provocano

Posted by fidest press agency su venerdì, 1 gennaio 2010

L’assillo ricorrente per ciascuno di noi è come difendersi dai tumori e dalle malattie cardiovascolari che risultano essere la causa maggiore di mortalità. (il 75% dei decessi). Stabilito che le cause più remote risalgono al nostro  Dna taluni ricercatori si sono chiesti se è proprio l’ambiente a determinare, in qualche modo, i livelli difensivi del nostro organismo oppure i fattori debbano risalire ad altre ragioni.  Per sgomberare il terreno da questi dubbi o per trovare possibili certezze è stato avviato uno studio che ha coinvolto, in pratica, un’intera regione: il Molise. Saranno impiegati ben 25 mila molisani dai 30 anni in su per cercare attraverso questo “campione” di capire meglio perché in talune regioni le difese per certe malattie sono più alte che altrove. Il Molise è una regione ideale per i ricercatori anche perché in un territorio alquanto limitato è possibile  trovarsi in situazioni ambientali diverse: pianura, quella di Larino e di Boiano, ad esempio, il mare di Termoli e la montagna. In questa regione già si conosceva l’immunità della maggioranza dei suoi abitanti per talune infezioni come il tetano. Ora c’è da chiedersi se talune difese naturali dipendano dall’ambiente o dalle abitudini alimentari o da tutte e due messe insieme in qualche modo. I ricercatori stanno ora selezionando i molisani tra quelli residenti e gli altri che sono emigrati, in specie nel Belgio e, questi ultimi, con le diverse abitudini di vita ed anche nei rapporti affettivi con gli elementi locali che hanno determinato una generazione “mista”. Questo genere d’indagine non è nuova tra i ricercatori. Basti pensare agli studi condotti da oltre 50 anni a Framingham in U.S.A. Ora con il Molise è possibile confrontarli e valutarli sotto molti aspetti. Ci auguriamo solo che non ci vorranno altri 50 anni per cercare di capire qualcosa.

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Consumo farmaci degli anziani

Posted by fidest press agency su mercoledì, 30 dicembre 2009

Gli anziani costano in medicine ben 11 volte più di un ventenne. E metà degli italiani ultra 65enni assume più di 5 farmaci ogni giorno Il 60% della spesa farmaceutica in Italia è destinata a solo il 22% della popolazione, soprattutto anziana. Basti pensare che un over 65 costa in medicine ben 11 volte più di un ventenne. E ancora: metà degli italiani ultra 65enni assume più di 5 farmaci ogni giorno. “Spesso con il rischio di creare nuovi problemi piuttosto che ridurli”, spiega Alberto Corsini, professore di farmacologia all’università degli Studi di Milano, intervenuto al congresso sui fattori di rischio cardiovascolare, organizzato dalla Fondazione Lorenzini a Venezia. Riguardo al consumo di farmaci fra gli anziani, “si tratta di una ragionevole necessità di cura, ma non sempre va così bene. Ammettendo che il medico prescriva tutti i farmaci in modo corretto – spiega il farmacologo – quella stessa popolazione di anziani aggiunge poi, per propria autoprescrizione, da uno a 5 nuovi prodotti: farmaci da banco, rimedi omeopatici o erboristici, integratori. Spesso si tratta di prodotti innocui, ma non di rado causano problemi collaterali o di interazione. I prodotti da automedicazione più frequentemente assunti sono innanzitutto gli antidolorifici e gli antifebbrili, seguiti da vitamine, integratori minerali, lassativi e antiacidi. “Di solito chi assume questi prodotti non ne informa il proprio medico: ciò – conclude – accresce il rischio di interazioni farmacologiche e di effetti collaterali che nell’anziano possono risultare molto spiacevoli o nocivi”.

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Studio Passi: i primi risultati

Posted by fidest press agency su mercoledì, 6 maggio 2009

E’ quanto emerge dai primi risultati dello studio PASSI per la popolazione residente sul territorio dell’Asl 11 ottenuti elaborando le riposte alle interviste effettuate nel periodo giugno 2007 – marzo 2008 (n. 228 intervistati, maschi e femmine, nella  fascia di età dai 18 ai 69 anni).Lo studio PASSI (Progressi delle Aziende Sanitarie per la Salute in Italia) è un progetto promosso dal Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche sociali oltre che dall’Istituto superiore di sanità, cui anche l’Asl 11 ha aderito.Il progetto consiste nel rilevare, attraverso apposite interviste telefoniche condotte su un campione di cittadini estratto dall’anagrafe sanitaria, le abitudini e lo stile di vita della comunità dal punto di vista alimentare, della prevenzione, dei fattori di rischio per la salute.E’ stato evidenziato, quindi, che il 65% della popolazione intervistata dichiara di essere in buona salute mentre solo il 6,7% ne ha una percezione completamente negativa, soprattutto fra le donne che risultano essere anche le maggiori vittime della depressione. Di coloro che soffrono di questa patologia il 50% dichiara di non essere ricorso all’aiuto di  un professionista. Il 32% pratica un buon livello di attività fisica contro il 17% che conduce una vita prettamente sedentaria. Le deroghe ad uno stile di vita salutare non finiscono qui poiché il 40,4% presenta un eccesso di peso e il 29% fuma sigarette. Il 16% della popolazione fra 18-69 anni soffre di ipertensione e il 18% presenta livelli di colesterolo nel sangue. Il 17%, inoltre, beve in modo pericoloso per la salute e, di coloro che nell’ultimo mese avevano consumato alcolici e guidato, il 12,2% ha dichiarato di aver guidato sotto l’effetto dell’alcool; percentuale che aumenta al 22,5% nelle persone fra i 18 e i 34 anni di età. Bassa è anche la percezione del rischio e lo si rileva dalla percentuale di coloro che utilizzano i dispositivi di sicurezza in auto come le cinture (77% quelli che utilizzano le anteriori e solo il 13% quelli che utilizzano le posteriori) e da coloro che temono l’infortunio domestico. Il 92% degli intervistati ritiene basso o assente il rischio di incorrere nell’incidente domestico.Sono incoraggianti, invece, le percentuali di adesione agli screening per la prevenzione dei tumori (il 79% delle donne fra 25-64 anni dichiara di aver fatto il pap test negli ultimi tre anni, l’86% delle donne fra i 50-69 anni di aver fatto la mammografia negli ultimi 2 anni e il 68,8% degli ultracinquantenni di aver fatto il test del sangue occulto nelle feci o la colonscopia). Da incrementare ancora, invece, la sensibilizzazione nei confronti della vaccinazione antinfluenzale soprattutto verso coloro che sono affetti da patologie croniche. Solo il 47%, infatti, dichiara di essersi vaccinato.

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Profilassi tromboembolica nella chirurgia del piede

Posted by fidest press agency su lunedì, 27 aprile 2009

Una revisione degli interventi chirurgici podiatrici suggerisce che il rischio complessivo di tromboembolia venosa è abbastanza basso da poter evitare la profilassi di routine. Questa pratica preventiva comunque rimane raccomandata nei pazienti con un’anamnesi di tromboembolia o che ne riportano fattori di rischio. Le misure preventive raccomandate sono funzione della stratificazione del rischio: i pazienti a basso rischio non ne hanno bisogno, quelli a rischio intermedio devono ricevere una profilassi perioperatoria, e quelli ad alto rischio spesso sono candidati anche alla sua prosecuzione fuori dall’ospedale. In generale, in assenza di fattori di rischio particolari, i rischi comportati dalla profilassi della tromboembolia venosa superano i suoi benefici. (Chest 2009; 135: 917-22)

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Rischio cardiovascolare

Posted by fidest press agency su giovedì, 23 aprile 2009

Roma, 28 aprile 2009, Sede CRUI – Piazza Rondanini, 48, ore 12 Sala Clessidra, Palazzo Rondinini, primo piano la dimensione delle malattie cardiovascolari e la loro aggressività richiedono un intervento urgente: oggi sono responsabili di 4 decessi su 10 e rimarranno fino al 2030 il principale problema sanitario nel mondo. Ma gli italiani non hanno la giusta consapevolezza dei fattori di rischio: più della metà non fa attività fisica e il 53% è in sovrappeso. I risultati raccolti a Ferrara, prima città che ha promosso un percorso integrato di prevenzione (istituzioni, strutture sanitarie, ristoranti, musei, ecc.) parlano chiaro. Per ribadire l’importanza di questo problema è nato il progetto “Il cuore al centro” promosso dalla “Fondazione Anna Maria Sechi” creata dal prof. Roberto Ferrari, presidente della Società Europea di Cardiologia. Una campagna per la prevenzione, che punta soprattutto sulla buona comunicazione fra specialista e cittadino e sull’informazione diretta al paziente, ad esempio con il primo numero verde interamente dedicato alle malattie cardiovascolari. L’intero progetto e i primi risultati ottenuti saranno presentati con una conferenza stampa a Roma, martedì 28 aprile, alle 12 presso la sede della Conferenza dei Rettori, in piazza Rondanini, 48. Interverranno il prof. Roberto Ferrari, il prof. Patrizio Bianchi, Rettore dell’Università di Ferrara e il prof. Remigio Rossi, Presidente del Consorzio Ferrara Ricerche.

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Dimissioni contro parere medico ad alto rischio

Posted by fidest press agency su venerdì, 27 marzo 2009

La decisione di lasciare l’ospedale contro il parere medico pone il paziente di fronte ad un aumento del rischio di morbidità e mortalità. Tali pazienti infatti vanno incontro ad un aumento di sette volte della probabilità di essere nuovamente ricoverati per la stessa diagnosi rispetto ai pazienti dimessi regolarmente. Questo comportamento inoltre porta ad un aumento dei costi sanitari stimato approssimativamente al 56 percento. L’uso di un colloquio investigativo privo dei canoni di un interrogatorio e con elementi empatici potrebbe coinvolgere il paziente in un processo volto a scoprire le motivazioni recondite alla base del proprio comportamento. Il paziente inoltre risponde al ricovero con ansia, depressione e paura, fattori che potrebbero impedire di ragionare in modo efficace: a volte dunque il consulto con uno psichiatra potrebbe essere utile, specie se il paziente insistendo nel volersene andare costituisce un pericolo per sé e per gli altri. In questo ambito è opportuno anche ribadire il ruolo del consenso informato, tramite il quale il paziente ha l’opportunità per una piena comprensione e valutazione dei rischi e benefici della propria decisione e delle alternative disponibili: se il paziente comunque persiste nella scelta informata di lasciare l’ospedale, è dovere del medico assicurarsi che siano disponibili i mezzi per un monitoraggio adeguato. (Mayo Clin Proc 2009; 84: 255-60)

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