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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 275

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“Performance di mercato: due fattori in primo piano”

Posted by fidest press agency su sabato, 20 ottobre 2018

columbia threadneedle investmentsA cura di Toby Nangle, Responsabile asset allocation globale e Responsabile multi-asset, EMEA, e Maya Bhandari, Gestore di portafoglio, Multi-asset. La performance dei mercati finanziari può essere interpretata in larga misura alla luce di due fattori: il livello potenziale dei flussi di cassa futuri derivanti dalla detenzione di un attivo e il tasso di sconto a essi applicato. Gli sviluppi dell’economia mondiale influiscono sia sui livelli dei flussi di cassa (come i dividendi azionari, i riacquisti di azioni proprie o la probabilità di pagamento delle cedole delle obbligazioni societarie) sia sulle condizioni finanziarie. Nel 2018 questi fattori si sono mossi in direzioni opposte.
Guardando ai mercati, l’ottimo andamento dell’economia è stato accompagnato da una sovraperformance delle azioni statunitensi. Tuttavia, una più attenta analisi rivela che, sebbene nel complesso le società quotate negli Stati Uniti, in Europa e in Giappone abbiano beneficiato per tutto l’anno di revisioni al rialzo dei ricavi e degli utili, questa dinamica è stata particolarmente pronunciata per le aziende statunitensi operanti nei settori tecnologico e della salute. Ciò è stato osservato parallelamente all’attuazione di politiche commerciali protezionistiche unilaterali. Il dinamismo dell’economia europea rispetto ad altre regioni è all’origine del nostro giudizio stabilmente positivo nei confronti delle azioni del Vecchio Continente (Regno Unito escluso). Tuttavia, dopo un andamento sostenuto per tutto il 2017, quest’anno l’economia ha fatto un passo indietro sulla scia degli sviluppi in Italia e dell’incertezza sul fronte del commercio globale. Nelle ultime settimane, però, i dati sugli utili sono stati favorevoli e le revisioni al rialzo degli analisti hanno interessato tutti i settori del mercato europeo (Regno Unito escluso), e principalmente l’energia. I salari hanno iniziato ad aumentare, ma è probabile che ciò dia impulso a un circolo virtuoso di risanamento economico ancora alle fasi iniziali dopo la crisi del debito sovrano dell’Eurozona, che ha destabilizzato la ripresa dell’Europa dalla crisi finanziaria globale di 10 anni fa.Le imprese europee lamentano una carenza di manodopera, ma anche di capitali e di beni strumentali, il che preannuncia un contesto più favorevole per la spesa per investimenti e l’attività di investimento. Scorgiamo inoltre segnali positivi in Germania, dove i dati sulla produzione manifatturiera hanno raggiunto il punto di minimo e si registra un’accelerazione della domanda interna.I nostri portafogli azionari europei sono nel complesso neutrali sull’Italia, ma nutriamo seri timori sul modo in cui sarà gestita la prossima recessione, alla luce del maggiore indebitamento del paese. Tra l’altro, i portafogli europei sottopesano il valore rispetto alla crescita di qualità, seppur in misura minore rispetto agli ultimi anni. La posizione settoriale più ampia è il sovrappeso sui titoli industriali rispetto a quelli finanziari, per trarre beneficio dall’espansione ciclica. Nel contesto di crescita economica da noi previsto gli utili bancari potrebbero aumentare rapidamente, ma non è chiaro se ogni impulso al reddito dovrà fare i conti con rinnovate pressioni regolamentari verso il rafforzamento dei coefficienti patrimoniali o la distribuzione di capitale ad altri soggetti coinvolti.
Nel frattempo, in Giappone prosegue la ripresa di lungo periodo e finora le insidie politiche sono state evitate, mentre i cambiamenti strutturali continuano a pieno ritmo. Più che un fattore di stimolo, l’esposizione alla crescita della domanda cinese è divenuta fonte di preoccupazione, e il Giappone è stato tutt’altro che immune dal deprezzamento che ha colpito altri mercati asiatici. Il nostro scenario di riferimento per l’Asia (Giappone escluso) prevede fondamentali persistentemente solidi che giustificano prospettive favorevoli per le azioni, ma questa analisi ha risentito notevolmente degli interventi protezionistici di Washington. Riteniamo che la netta flessione delle valutazioni osservata quest’anno rappresenti un deprezzamento del mercato più che una misura del crollo che potrebbero subire gli utili futuri.Soffermandoci più specificamente sulle condizioni finanziarie, abbiamo assistito a un calo delle valutazioni piuttosto pronunciato in tutti i mercati azionari. Questa dinamica ha coinciso con un aumento dei rendimenti dei titoli di Stato e con il progressivo innalzamento dei tassi d’interesse USA a opera della Federal Reserve. Nonostante l’incremento dei rendimenti, continuiamo a diffidare dei titoli di Stato. Secondo le nostre stime, la capacità inutilizzata nell’economia statunitense è ridotta, di conseguenza è improbabile che la Fed rallenti il suo processo di inasprimento nel prossimo futuro. Inoltre, i tentativi di invertire la globalizzazione reintrodurranno strozzature dal lato dell’offerta di beni e servizi che non promettono nulla di buono per il trade off tra crescita e inflazione.
Al di fuori degli Stati Uniti, i rendimenti delle obbligazioni europee sono troppo bassi rispetto alle stime del tasso neutrale e attualmente nei portafogli obbligazionari ciò si traduce in una maggiore presenza dei titoli di Stato USA rispetto a quelli europei. Le prospettive dei Gilt dipendono dall’esito della Brexit e non vi sono certezze sull’andamento dei loro rendimenti nei diversi scenari potenziali dopo l’uscita del Regno Unito dall’UE. I premi al rischio di credito appaiono ragionevoli e in linea con le medie di lungo periodo. Sebbene il volume del debito corporate sia molto elevato in termini storici, attualmente anche il parametro creditizio più importante, ossia la copertura degli oneri finanziari, è nettamente maggiore.
Quest’anno abbiamo assistito a continue revisioni al rialzo delle stime relative agli utili e ai ricavi in tutti i mercati sviluppati, dal momento che le prospettive economiche non hanno risentito del protezionismo. Abbiamo osservato gli interventi della Cina sul fronte della politica monetaria e fiscale finalizzati a compensare l’impatto negativo dei dazi doganali statunitensi. Inoltre, l’aumento dei tassi di sconto nei mercati azionari, dei titoli di Stato e delle obbligazioni societarie ha penalizzato gli investitori che cercavano rifugio negli attivi “sicuri” con i rendimenti più contenuti, ma esposti all’incremento sincronizzato dei tassi di sconto.I mercati finanziari appaiono fragili, ma la protezione offerta dagli attivi “sicuri” sembra destinata a rimanere illusoria. Continuiamo quindi a privilegiare le azioni, gli immobili e le materie prime, tenendo gli occhi bene aperti. In ambito azionario privilegiamo i mercati che evidenziano un’espansione degli utili sottovalutata in aree geografiche che dovrebbero beneficiare della crescita economica globale persistentemente sostenuta. (immagine: columbia threadneedle investments)

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Scoperto fattori per la formazione dei tumori

Posted by fidest press agency su giovedì, 26 aprile 2018

Dimmi come ti dividi e ti dirò chi sei. Circa un terzo dei tumori umani, infatti, possono originare da cellule “difettose” che si dividono “male”. Un recente studio dei ricercatori dell’Istituto Regina Elena (IRE) e dell’Istituto di biologia e patologia molecolari del Consiglio Nazionale delle Ricerche (IBPM-CNR), pubblicato sulla rivista Oncogene, ha identificato un nuovo ruolo della proteina Aurora B che risulta cruciale per un corretto completamento della divisione cellulare. Aurora B è espressa in maniera anomala in molti tipi di tumori ed è stata identificata come bersaglio molecolare di nuove terapie antitumorali; farmaci che ne bloccano l’attività sono oggetto di studi pre-clinici e clinici.Il recente studio dei gruppi di ricerca diretti da Silvia Soddu del Regina Elena e da Cinzia Rinaldo dell’IBPM-CNR apre un nuovo capitolo sulla comprensione del meccanismo di controllo della divisione cellulare e sulle cause scatenanti l’insorgenza di molti tumori.Facciamo un passo indietro. Già nel 2012 il team di Silvia Soddu aveva dimostrato che la localizzazione delle proteine HIPK2 e H2B sul ponte intercellulare che si forma durante la separazione delle cellule, detta citochinesi, assicura la corretta divisione e trasmissione del materiale genetico tra le cellule figlie. Se questo processo non avviene in modo regolare le due cellule figlie non si dividono ma generano una cellula tetraploide che ha il doppio del contenuto di cromosomi di una cellula normale. “Ora abbiamo scoperto – spiega Silvia Soddu – che la proteina Aurora B regola la specifica localizzazione di HIPK2 e del suo partner H2B durante la citochinesi.”“Aurora B – prosegue Cinzia Rinaldo – è spesso deregolata nei tumori e il suo malfunzionamento può quindi portare al fallimento della citochinesi e alla formazione di cellule aberranti dotate di due nuclei, che sono geneticamente instabili e possono portare alla formazione e progressione dei tumori.”“Lo studio – conclude Gennaro Ciliberto, Direttore scientifico IRE – aggiunge un nuovo e importante tassello alla comprensione delle cause che favoriscono l’insorgenza del cancro, e alla individuazione di nuovi target per bersagli terapeutici.”

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I fattori che stimolano la crescita del settore FinTech

Posted by fidest press agency su sabato, 31 marzo 2018

Le tecnologie avanzate, la digitalizzazione e le mutevoli richieste dei consumatori stanno portando le compagnie di servizi finanziari ad adottare un approccio più incentrato sul consumatore. Di conseguenza, molte aziende hanno lanciato prodotti, soluzioni e servizi innovativi. L’utilizzo di tecnologie avanzate – tra cui cloud, piattaforme, Internet of Things (IoT), intelligenza artificiale (AI), apprendimento automatico (ML), blockchain e interfacce di programmazione delle applicazioni (API) – ha un forte impatto sulle attività aziendali e sull’esperienza del consumatore. L’impiego delle tecnologie potenzia i risultati dei servizi e dei sottosegmenti, come le piattaforme FinTech, Robo-advisory, InsurTech, RegTech e PayTech, per i quali si prevede una rapida crescita. Nonostante il quantum computing sia ancora in una fase iniziale, i casi d’uso e gli esperimenti sono molto incoraggianti.L’ultimo studio condotto da Frost & Sullivan intitolato FinTech—Growth Opportunities in the Global Market analizza i prodotti e i servizi emergenti, i sottosegmenti basati sulla tecnologia, i nuovi modelli di business e le innovazioni che stravolgeranno l’industria.
I fattori che stimolano la crescita all’interno del mercato globale dei servizi finanziari sono:
L’adozione di un approccio incentrato sul consumatore da parte delle compagnie di servizi finanziari al fine di fornire servizi personalizzati e migliorare l’esperienza dei clienti.
L’aumento delle partnership tra operatori storici e start-up per promuovere una rapida innovazione e accelerare il time-to-market, dove le start-up offrono elasticità e gli operatori storici forniscono scalabilità.
L’utilizzo della tecnologia e gli ottimi risultati conseguiti in varie aree di FinTech generano opportunità di crescita all’interno dei settori BaaS, RegTech, InsurTech, PayTech e WealthTech.
Un’approccio omnicanale basato sulla tecnologia, che permette ai consumatori di vivere un’esperienza coerente e lineare attraverso vari canali, dispositivi e touchpoint multipli.
Poter accedere sempre e ovunque ai servizi finanziari è determinante per il successo.

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Dolore cronico

Posted by fidest press agency su martedì, 14 ottobre 2014

doloreSi è aperta oggi presso il Palazzo della Cancelleria a Roma la due giorni di convegno “HOPE Health Over Pain Experience” che, chiamando a raccolta alcuni fra i massimi esperti di dolore, ha ricostruito l’attuale scenario del problema in Italia, focalizzando in particolare l’analisi sui fattori che ancora ostacolano l’appropriatezza terapeutica e sulle conseguenze di trattamenti inadeguati. In occasione del convegno, che ha ricevuto il patrocinio del Ministero della Salute e dell’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA), è stato presentato ufficialmente il Libro Bianco sul Dolore Cronico, edito da AboutPharma, con il grant incondizionato di Mundipharma, volto a fare il punto in merito al reale impatto sociosanitario ed economico della sofferenza nel nostro Paese.“Nonostante i grandi passi avanti fatti, grazie alla Legge 38/2010, vi sono ancora margini di miglioramento per raggiungere l’appropriatezza nell’approccio diagnostico-terapeutico alla malattia dolore”, afferma Guido Fanelli, Presidente della Commissione ministeriale Terapia del dolore e Cure Palliative. “Questo gap non solo rappresenta un problema di etica sanitaria e di equità sociale, ma determina anche costi ingenti per il SSN. Da qui l’esigenza di dar vita al presente Libro Bianco che, raccogliendo l’expertise di tutte le figure professionali coinvolte dalla presa in carico del paziente che soffre, restituisce un inedito sguardo d’insieme sulla gestione del problema, mettendone in evidenza gli aspetti medici, farmacologici, farmaco-economici e istituzionali. Ci auguriamo sia uno strumento utile per tutti coloro che questo problema devono affrontarlo nel loro lavoro quotidiano”.Il volume, per la prima volta, ha fornito una fotografia, tutta italiana, anche se basata su stime di massima, dei costi sociosanitari legati al dolore cronico. “La prevalenza del fenomeno è circa di 13 milioni di pazienti; di questi, si può ritenere che un terzo non si curi o lo faccia da sé in privato, pertanto sono circa 8 milioni i pazienti rilevanti per gli effetti economici sulla spesa pubblica”, illustra Carlo Lucioni, Senior Health Economist di Health Publishing and Services. “Sulla base delle risorse impiegate per far fronte al problema e dei loro costi unitari in Italia, è stato calcolato, con una stima al ribasso, il costo sociale medio annuo del dolore cronico per ogni paziente: 4.557 euro, di cui 1.400 per costi diretti a carico del SSN (farmaci, ricoveri, diagnostica) e 3.156 per costi indiretti (giornate lavorative perse, distacchi definitivi dal lavoro). Moltiplicando i costi diretti per 8 milioni di pazienti, si arriva a un onere annuo per il Servizio Sanitario Nazionale pari a 11,2 miliardi di euro, con un’incidenza sulla spesa sanitaria pubblica complessiva del 9,6%. Sempre sulla stessa base il totale dei costi indiretti ammonta invece a 25,2 miliardi. Dalla somma con l’importo dei costi diretti, la stima del costo sociale del dolore cronico in Italia ammonta a 36,4 miliardi all’anno, corrispondenti al 2,3% del PIL”.Per completare il quadro sui numeri del problema, il contributo di IMS nel Libro Bianco ha evidenziato come, anche a fronte di un aumento nell’impiego di analgesici oppioidi negli ultimi quattro anni, il confronto di vendite con i FANS sia ancora sbilanciato a favore di questi ultimi, nonostante i loro possibili effetti collaterali e in controtendenza con le Linee Guida, i warning delle Autorità regolatorie e i dati di letteratura. Nel 2013 i FANS hanno toccato quota 240 milioni di euro, contro i 179 degli oppioidi, di cui 101 per quelli forti. Tra i principali Paesi Europei, l’Italia si conferma così all’ultimo posto per uso di oppioidi e al primo per impiego di FANS. Anche il dato sulla spesa pro-capite in oppioidi forti evidenzia il ritardo del nostro Paese e le barriere culturali che ancora ostacolano l’impiego di questi farmaci: 2,11 euro, mentre in Germania, ad esempio, la stessa spesa sale a oltre 10 euro a cittadino (il valore più alto in Europa). Viceversa la spesa pro-capite dei FANS in Italia risulta la più elevata, pari a 3,91 euro, a fronte di 1,82 euro nel Regno Unito.Dalla letteratura si evince una situazione caratterizzata da inappropriatezza e disomogeneità: i dati IMS e i Rapporti OSMED ci restituiscono un quadro di grandi disparità nell’accesso alle terapie tra le diverse Regioni italiane. Ed è proprio su questo fronte che, nel capitolo del libro a firma di AIFA, viene ribadito l’impegno dell’Ente regolatorio attraverso le proprie Note. Si tratta, infatti, di strumenti fondamentali per favorire una prescrizione farmacologica il più possibile conforme alle indicazioni cliniche per le quali il farmaco si è dimostrato efficace e a quelle d’uso (dose e durata del trattamento). Nate inizialmente come strumento di governo della spesa farmaceutica, le Note AIFA sono oggi un mezzo per assicurare l’appropriatezza terapeutica e intervenire sulle differenze regionali, assicurando un accesso omogeneo alle cure. A tal proposito, il convegno ha ricordato il recente progetto CardioPain che – prevedendo l’inserimento di un monito circa l’uso di FANS e COXIB nella scheda di dimissione ospedaliera dei pazienti cardiopatici – rappresenta un esempio virtuoso di adesione a quando stabilito dalla Nota AIFA 66. Nata presso il nosocomio dell’Ospedale di Roccadaspide (SA), l’iniziativa sta raccogliendo adesioni in tutt’Italia.La presentazione del Libro Bianco ha dato vita a un proficuo dibattito tra tutti gli attori diversamente coinvolti dalla gestione del dolore cronico in Italia: clinici provenienti da molteplici setting assistenziali, Istituzioni, media, Associazioni di pazienti e cittadini. “Da sempre impegnata nel supportare iniziative a favore della battaglia contro il dolore, la nostra Azienda non poteva far mancare il proprio sostegno ad un progetto così importante”, dichiara Marco Filippini, General Manager Mundipharma. “Adesso ciò che conta è proseguire con determinazione il cammino intrapreso grazie alla Legge 38, per cambiare concretamente la situazione di chi soffre e migliorarne la qualità di vita; su questa linea ci auguriamo che nascano e si sviluppino nuove iniziative di ampio respiro, in cui pubblico e privato possano cooperare, come avvenuto in occasione del Libro Bianco”.

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Curiamo l’acne

Posted by fidest press agency su venerdì, 18 luglio 2014

abano termeAbano Terme (PD), Esposizione al sole, ricorso alle lampade abbronzanti e sospensione delle cure dermatologiche durante il periodo estivo, sono tutti fattori che determinano nei pazienti acneici un peggioramento della malattia al rientro dalle vacanze.Ciò si deve al falso mito che l’acne, patologia comune che insorge soprattutto nell’età adolescenziale, ma che non risparmia gli over 30, possa migliorare, se non addirittura sparire, esponendo la pelle al sole. In Italia si stima che l’acne di gravità intermedia colpisca il 30-40% della popolazione tra i 15 e i 20 anni; nei trentenni la percentuale scende all’1% negli uomini e al 5% nelle donne. “Se all’apparenza vediamo la pelle meno unta e con meno imperfezioni, non vuol dire che stiamo guarendo perché i raggi solari, in realtà, accentuano il processo infiammatorio alla base dell’acne, provocando un ispessimento dello strato più superficiale dell’epidermide (strato corneo) che causa la formazione dei comedoni, cioè i punti neri. L’apparente miglioramento si deve anche all’abbronzatura che, donando uniformità al colore della pelle, tende a nascondere le imperfezioni” – afferma il Professor Stefano Veraldi, Direttore della Scuola di Specializzazione in Dermatologia e Venereologia, Università degli Studi di Milano – “Alla falsa credenza che il sole guarisca l’acne, si aggiunge un altro comportamento diffuso e dannoso per la pelle: la tendenza a sospendere il trattamento in ragione del fatto che diversi farmaci per l’acne possono rendere la pelle più sensibile ai raggi UV. Si tratta dei cosiddetti farmaci fototossici o fotosensibilizzanti, che possono causare danni e macchie alla pelle in seguito all’esposizione al sole, come nel caso delle tetracicline orali”. Se è vero che alcuni farmaci non possono essere impiegati sotto il sole, è ancor più vero che vi sono altri farmaci antiacne che possono essere utilizzati anche nel periodo estivo. “Si tratta dei retinoidi topici e di alcuni antisettici, che devono essere applicati sulla pelle alla sera e accuratamente sciacquati prima di esporsi al sole. Senza dimenticare le protezioni solari indicate per la pelle acneica – da evitare quelle occlusive perché sono comedogeniche (causano la formazione dei punti neri) -, i detergenti e le creme idratanti. E’ quindi importante non interrompere i trattamenti durante il periodo estivo perché si rischia che il rientro a settembre porti con sé una riacutizzazione della malattia” afferma il dermatologo. “Vi sono, poi, prodotti per il trattamento delle lesioni acneiche lievi e intermedie che possono essere impiegati anche sotto il sole in quanto non presentano fenomeni di fototossicità. – aggiunge il Prof. Veraldi – E’ il caso, tra gli altri, di un gel a base di perossido di idrogeno e acido ialuronico. Il perossido di idrogeno, con le sue proprietà antisettiche, contrasta un batterio coinvolto nella patogenesi dell’acne, Propionibacterium acnes. Inoltre, è ben tollerato dai pazienti”.Questo gel (Ialect gel) è trasparente e fluido, non unge, non colora e non macchia, al contrario di molti altri trattamenti. Distribuito sulla parte interessata, forma una pellicola protettiva che impedisce l’aggressione degli agenti esterni e previene le infezioni batteriche. La cute apparirà più asciutta e diminuiranno imperfezioni e lesioni, a tutto vantaggio della vita sociale del paziente.
L’acne è una malattia molto comune che può determinare risvolti negativi anche dal punto di vista psicologico, soprattutto negli adolescenti: proprio perché la parte maggiormente interessata è il viso, quindi una zona visibile, il soggetto può vivere una condizione di disagio e insicurezza nella vita di relazione con gli altri. E’ quindi essenziale rivolgersi a un dermatologo per affrontarla e curarla precocemente.

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U.S.A.: fattori di crescita

Posted by fidest press agency su lunedì, 5 marzo 2012

Il bureau of economic analysis negli Stati Uniti segnala anche per i primi due mesi del corrente anno una crescita del Pil su base annua del 2,8% rispetto ad un 2011 che si è attestato intorno all’1,8%. Se andiamo ad analizzare le ragioni che hanno prodotto tale incremento percentuale dobbiamo mettere al primo posto la spesa per i consumi e la variazione delle scorte nel settore privato. Molti investimenti sono stati fatti nell’edilizia residenziale mentre le esportazioni hanno fatto rilevare una crescita sotto le aspettative ma in indubbia inversione di tendenza rispetto all’ultimo trimestre dello scorso anno. L’inflazione, a sua volta, si è mantenuta intorno al 3% e denota un calo sia pure lieve rispetto ai mesi precedenti. Dobbiamo concludere, sulla scorta di questi dati e di altri rilevatori, che si sta registrando un’espansione moderata dell’economia statunitense con una lieve stabilizzazione della crescita dei costi delle abitazioni e dei trasporti, e con essi un miglioramento delle condizioni complessive del mercato del lavoro. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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Visite contro la sclerodermia

Posted by fidest press agency su sabato, 24 settembre 2011

Città Alta, Bergamo, Italy

Image via Wikipedia

Bergamo, 25 settembre Ospedali Riuniti visite di controllo gratuite dalle 9 alle 12 per la Giornata del Ciclamino: migliaia di ciclamini, fiori che resistono al freddo e simboli del G.I.L.S., Gruppo Italiano per la Lotta alla Sclerodermia, coloreranno le piazze italiane per informare e sensibilizzare il pubblico nei confronti di una malattia ancora poco conosciuta, per cui la diagnosi precoce è la cura più efficace.
.Nonostante sia stata scoperta negli anni Trenta, attorno a questa malattia rara regnano ancora molta confusione e malintesi. Si tratta di una patologia cronica evolutiva autoimmune, i cui sintomi clinici più evidenti sono l’ispessimento e l’indurimento della pelle, dai quali la malattia prende il nome. Oltre a colpire la cute, soprattutto quella degli arti e della zona attorno alla bocca, la sclerodermia intacca anche i piccoli vasi arteriosi e gli organi interni, causando complicazioni, talvolta anche gravi, al cuore, ai reni, ai polmoni e all’apparato gastrointestinale. Si tratta di sintomi che possono rimanere silenti per anni, rendendo così difficile una diagnosi tempestiva e precoce, ad oggi il mezzo migliore per combattere efficacemente questa debilitante patologia.
Un segno clinico costante della malattia è il fenomeno di Raynaud, causato dalla diminuzione del flusso di sangue alle dita e spesso scatenato dal freddo. Tale fenomeno si caratterizza per il pallore delle dita delle mani e dei piedi, che poi spesso diventano rosse e poi violacee, accompagnato generalmente da una riduzione della temperatura cutanea, da dolore e da alterata sensibilità. In Italia la sclerodermia colpisce attualmente circa 50.000 persone, con un’incidenza maggiore tra le donne: oltre il 90% dei pazienti è infatti di sesso femminile. Insorge principalmente nella fascia d’età compresa tra i 40 e i 50 anni, anche se la forma più grave e debilitante si manifesta tra i 20 ed i 25 anni. Le cause scatenanti di questa patologia sono attualmente sconosciute, anche se recenti studi clinici hanno messo in luce il ruolo fondamentale giocato dalla predisposizione individuale e dal patrimonio genetico quali fattori determinanti per l’insorgere della malattia. Dalla necessità di sostenere la ricerca sulla sclerodermia nasce nel 1993 il G.I.L.S, Gruppo Italiano per la Lotta alla Sclerodermia.

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Corporates ad alto rendimento

Posted by fidest press agency su lunedì, 17 gennaio 2011

Reddito fisso e a livello globale, le obbligazioni societarie ad alto rendimento hanno continuato a guidare il settore del fixed income durante tutto il 2010, superando tutti gli altri comparti principali del settore dopo aver sovraperformato nel 2009. Pur considerando questi forti guadagni, Western Asset è convinta che questa tipologia di asset offra ancora delle interessanti opportunità d’investimento per l’anno che sta iniziando, anche se dietro ai guadagni in parte ci saranno probabilmente altri fattori rispetto a quelli prevalsi negli ultimi due anni. Ecco il motivo: se nel 2009-2010 il principale volano dei profitti resi da questi titoli è stato l’apprezzamento del capitale in una vasta gamma trasversale di settori e di livelli di qualità, nell’anno in corso è probabile che la selezione delle emissioni da parte dei manager e il reddito diventino più importanti. I titoli obbligazionari societari ad alto rendimento si presentano interessanti anche per quegli investitori preoccupati per gli sviluppi nei rendimenti dei titoli di Stato e sul fronte dell’inflazione.
L’interessante livello dei rendimenti – del reddito – unito a un potenziale per ulteriori riduzioni dei differenziali in certi specifici settori ed emissioni dovrebbero continuare ad attrarre gli investitori verso l’alto rendimento. Al 31 dicembre 2010, globalmente, le obbligazioni societarie ad alto rendimento stavano rendendo, per esempio, circa l’8%. I fondamentali societari, nel frattempo, continuano a migliorare; le condizioni dell’offerta e della domanda del mercato dei titoli high yield stanno ancora fornendo un buon supporto e le valutazioni, in un contesto storico, continuano a essere interessanti. Anche se negli ultimi due anni gli spread si sono ridotti significativamente, essi rappresentano ancora una parte consistente del rendimento totale (alla fine del 2010 circa il 70% del totale del rendimento complessivo era imputabile allo spread). Attestandosi a 540 punti base alla fine del 2010, gli spread delle corporate ad alto rendimento Usa, si collocavano, per esempio ben sopra la loro media a lungo termine che è di circa 400 punti base.
Oltre alle prospettive di rendimenti interessanti in un ambiente del mercato obbligazionario generale nel quale i rendimenti sono prevalentemente bassi, i titoli ad alto rendimento dovrebbero attrarre anche gli investitori che continuano a essere preoccupati per un aumento dei rendimenti dei titoli di Stato e per l’inflazione. Ciò è diventato evidente nel mese di dicembre con la svendita dei principali titoli obbligazionari di Stato USA, mentre a livello globale quelli ad alto rendimento registravano dei guadagni significativi.
Western Asset è una delle società di gestione più importanti del mondo nel settore del reddito fisso. Ha uffici negli Stati Uniti e a Londra, Tokyo, Singapore, Hong Kong, Melbourne e São Paulo, e offre ai clienti una vasta e completa gamma di prodotti del reddito fisso locali e misti regionali.

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Sindrome da rientro: i 10 fattori predittivi

Posted by fidest press agency su sabato, 28 agosto 2010

Una percentuale consistente dei milioni di turisti che stanno ritornando a casa dalle ferie sperimenterà alcuni dei sintomi ansioso-depressivi da me definita circa venti anni fa come “Sindrome da rientro”. La sintomatologia è collegata alla difficoltà a reintegrarsi nell’ambiente domestico e lavorativo dopo aver trascorso alcune settimane di vacanza. La sindrome da rientro è legata al fatto che qualsiasi ritorno non avviene mai nel punto da cui si è partiti e ciò  comporta una difficoltà, di grado variabile, di riadattamento. I fattori predittivi, indicatori del manifestarsi o meno della sindrome da rientro, sono: 1) la durata del viaggio. In tempi di crisi economica e di vacanze brevi la percentuale di soggetti che soffriranno di sindrome da rientro sarà probabilmente minore rispetto al passato. 2) Caratteristiche del viaggio. Viaggi avventurosi, trekking, che comportani un distacco maggiore rispetto alle abitudini di vita. 3) Distacco totale dal lavoro e grado di distacco dai mezzi di comunicazione (giornali, radio, TV, internet). 4) Forti aspettative connesse al viaggio e alla vacanza e delusione e frustrazione per non aver raggiunto gli obiettivi del viaggio. 5) Full immersion in paesi con tradizioni, religioni e culture distanti dalle proprie. 6) Forte coinvolgimento in situazioni che impegnino sul piano fisico ed emotivo (militari, missionari, volontari della protezione civile, operatori di soccorso per calamità naturali). 7) Attività professionali che comportino un forte impegno intellettuale e manageriale e relativo rischio che il viaggio provochi un effetto wash out. Il cervello può infatti cancellare oltre al superfluo idee e progetti per alleviarne il carico e ridurne lo sforzo intellettuale. 8) Precarietà del lavoro di base e rischio di vedersi soppiantare da altri sul posto di lavoro. 9) Capacità di base di affrontare situazioni nuove e più in generale gli eventi della vita. 10) Attitudine all’ansia o alla depressione nel viaggiatore e capacità di affrontare il futuro con energia ed ottimismo. (Walter Pasini Presidente della Società Italiana di Medicina del Turismo)

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La realtà del Servizio Sanitario Nazionale

Posted by fidest press agency su giovedì, 19 agosto 2010

Questa realtà è caratterizzata da un evidente fenomeno: il bisogno di salute supera le risorse disponibili.  Tale situazione è generata da una serie di fattori concomitanti:
l’invecchiamento della popolazione
la crescita del peso delle patologie croniche
inadeguati investimenti nella prevenzione
lo sviluppo di terapie più complesse
l’aspettativa dei pazienti di una migliore qualità del servizio assistenziale
la mancanza di strumenti di controllo e di gestione necessari per l’analisi e la programmazione dei servizi da erogare
l’eccessivo bisogno di autoaffermazione degli stakeholders
la scarsità di risorse finanziarie conseguenza dell’enorme debito pubblico.
In uno scenario così complesso e con un finanziamento puntualmente inferiore alla spesa
preventivata, le Istituzioni devono affrontare lo spinoso compito di stabilire le “priorità” e cioè il modo migliore di investire le risorse disponibili.  In questo contesto la Socitel – Società Italiana di Telemedicina, si propone come soggetto determinato a verificare e sperimentare le potenzialità offerte dal progresso scientifico-tecnologico in campo medico-sanitario suggerendo, attraverso dati, studi e standard operativi derivanti dalle sperimentazioni, riscontri utili per la valutazione dell’investimento in telemedicina.    Avvalendosi della capacità di esperti che operano nel settore della sanità, dell’economia sanitaria e dell’ICT, la Socitel persegue i seguenti obiettivi:
facilitare l’accesso alle strutture sanitarie specialistiche ai pazienti distanti da ospedali e case di cura;
collaborare con altre associazioni scientifiche, con imprese e con strutture sanitarie, sia pubbliche che private, allo scopo di elaborare progettualità che implementano telemonitoraggio, teleassistenza, teleconsulto, teledidattica e tutti i potenziali servizi legati alla telemedicina;
collaborare con il Ministero della Salute, le Regioni, le Aziende Sanitarie Locali ed altri Organismi e Istituzioni Sanitarie pubbliche per elaborare linee guida utili alle applicazioni dei servizi di telemedicina;
collaborare con associazioni ed organizzazioni impegnate nella tutela dei diritti dei malati, degli anziani e dei disabili allo scopo di elaborare progettualità che, per mezzo della telemedicina e della teleassistenza, producano un miglioramento della qualità di vita dei pazienti;
promuovere studi clinici, ricerche scientifiche finalizzate e rapporti di collaborazione con altre società ed organismi scientifici.
A questo riguardo il direttore dei centri studi Fidest Riccardo Alfonso dichiara: “Esistono delle potenziali possibilità per ridurre i costi della sanità senza per questo diminuire il livello qualitativo delle prestazioni, anzi migliorandolo. Sembra la quadratura del cerchio. In realtà alcuni correttivi sono possibili e praticabili da subito. Basta averne la determinazione politica e la capacità di raccogliere consensi parlamentari trasversali dato che il mondo della sanità è letteralmente circondato per non dire attraversato da forti interessi lobbistici. Penso alla disciplina dell’attività trasfusionale al monouso dei farmaci, all’attribuzione di nuovi compiti ai medici di base ecc. Da parte mia ho attivato due centri di cui uno è denominato Centro studi problematiche sociale intendendo con ciò coniugare la medicina al sociale ed un secondo  con l’acronimo Asocast ageing society per approfondire le tematiche della terza età”.

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Obesità e fumo fattori di rischio tromboembolici

Posted by fidest press agency su domenica, 9 maggio 2010

Tra i principali fattori di rischio cardiovascolare, soltanto l’obesità e l’abitudine al fumo sono importanti anche come elementi predisponenti al tromboembolismo venoso (Vte). Lo rivelano i risultati di uno studio prospettico di coorte condotto dal 1976 al 2007 su un campione randomizzato di abitanti in una definita area di Copenhagen stratificati per età. La prima diagnosi di trombosi venosa profonda o embolismo polmonare è stata recuperata dai registri nazionali elettronici dalla baseline fino al termine dello studio. Su 18.954 soggetti studiati con un follow-up mediano di 19,5 anni, 969 sono andati incontro ad almeno 1 episodio di Vte, corrispondente a un tasso crudo di incidenza di 2,69 per 1.000 persone/anno. Utilizzando un modello multivariato con correzioni per età e periodo di osservazione, si sono rivelate significativamente associate al Vte le seguenti variabili: indice di massa corporea (Hr per >/=35 vs. <20 = 2,10), fumo (Hr per >/=25 g di tabacco al giorno vs. mai fumatore= 1,52%), genere (Hr per uomini vs. donne = 1,24), reddito familiare (Hr per medio vs. basso = 0,82) e pressione arteriosa diastolica (Hr per > 100 vs. <80 mmHg = 1,34). Altri fattori di rischio cardiovascolare, tra i quali i livelli di colesterolo totale, Hdl e Ldl, dei trigliceridi e il diabete mellito non sono invece apparsi associati al Vte. Circulation, 2010;121:1896-1903 (fonte doctor news)

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Allarme disoccupazione in Sardegna

Posted by fidest press agency su venerdì, 30 aprile 2010

“Il problema della disoccupazione in Sardegna è da sempre uno degli argomenti critici che interessano la nostra regione, a mio parere mai effettivamente affrontato come meriterebbe. Non si può pensare di risolvere con la bacchetta magica un così impegnativo disagio senza affrontarlo non solo nei molteplici e vari fattori che lo causano ma nemmeno nella sua globalità”. Queste le amare parole del viceresponsabile per la Sardegna dell’Italia dei Diritti, Franco Carta, in seguito all’allarmante dato, diffuso dall’Istat, dell’elevato tasso di disoccupazione nella regione, ben superiore alla media nazionale, che in alcune province raggiunge addirittura il 19%. La percentuale regionale è del 13,3%, la più elevata, insieme con Campania e Sicilia, rispetto al resto del Paese. “Purtroppo – spiega l’esponente del movimento presieduto da Antonello De Pierro – l’indirizzo generale che i nostri attuali governi, sia nazionale che regionale, hanno impostato nel loro ‘navigatore satellitare’ sembra condurre palesemente più a un voler disquisire sull’argomento, elargendo zollette propagandistiche per tener buoni i cittadini, piuttosto che affrontarlo sul serio. I dati di questa indagine sono più che chiari e di certo non imprevedibili. Non c’è da stupirsi sul fatto che man mano che si sale lungo l’isola il problema disoccupazione incrementi le proprie percentuali: a mio parere da sempre si è fatta distinzione fra figli e figliastri, avendo prioritariamente molto a cuore la zona del cagliaritano rispetto al resto dell’isola. E questo – conclude Carta -, sempre ragionando parallelamente al ‘si è fatto e si sta facendo comunque poco’, rende alcune province sarde bistrattate due volte, in quanto snobbate in una regione già ignorata dalla politica nazionale”.

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L’Europa si mobilita contro il cancro

Posted by fidest press agency su sabato, 10 aprile 2010

Più campagne di prevenzione e screening per la diagnosi precoce dei tumori, per ridurre del 15% entro il 2020 l’incidenza delle malattie tumorali nel Vecchio Continente. E’ l’obiettivo del Parlamento europeo che fa appello agli Stati membri perché lancino specifici Piani cancro il prima possibile, come indica un rapporto adottato ieri dalla Commissione ambiente, sanità pubblica e sicurezza alimentare. I parlamentari europei ribadiscono che la prevenzione resta la soluzione migliore. Da qui l’incoraggiamento a ciascun Paese a investire in programmi destinati a ridurre fattori di rischio come l’inquinamento, il fumo, l’alimentazione scorretta, l’uso di prodotti chimici cancerogeni. I parlamentari hanno valutato positivamente il previsto piano d’azione comune europeo per il quadriennio 2009-2013, che punta ad aiutare i diversi Paesi a combattere la malattia, ma suggeriscono un sostegno particolare ai nuovi Stati membri. L’appello, inoltre, è anche a rendere disponibili i trattamenti per tutti i pazienti dell’Unione. In Europa si contano ogni anno 3 milioni di nuovi pazienti oncologici e circa 1,7 milioni di morti per tumore. (fonte farmacista33)

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Proteggere la salute dei bambini

Posted by fidest press agency su sabato, 6 febbraio 2010

Parma, Italia, 10–12 marzo 2010 Centro Congressi del Comune di Parma, Viale Barilla 29/a,  I ministri di 53 Paesi si incontrano a Parma per valutare il loro operato  sulla protezione della salute dai rischi ambientali e per combattere le  minacce emergenti  Come non mai, la nostra salute è vulnerabile ad un ambiente che cambia.  Restrizioni finanziarie, crescenti diseguaglianze socioeconomiche e di genere, ed eventi climatici estremi più frequenti amplificano l’impatto dell’ambiente sulla  salute, ponendo così nuove sfide per ridurre morti e malattie attraverso interventi efficaci. Sulla soglia dei 20 anni di azione europea in ambito di salute ambientale, la Quinta Conferenza Ministeriale valuterà se e come gli impegni presi dai Paesi sui principali fattori di rischio sono stati mantenuti e definirà l’agenda europea sulle  sfide degli anni a venire.  Per far fronte ad un contesto in continua evoluzione, i ministri della salute e  dell’ambiente dei 53 Paesi della Regione Europea dell’OMS si riuniranno per la prima volta in oltre cinque anni per negoziare ed adottare una Dichiarazione. Ci si attende che questo testo rafforzi gli impegni che i governi firmarono cinque anni orsono per ridurre l’impatto dei maggiori rischi ambientali quali acqua e igiene inadeguate, scarsa qualità dell’aria, infortuni e inattività fisica, e sostanze chimiche nocive, e accresca gli sforzi per affrontare le minacce globali emergenti. La Conferenza lancerà anche un piano d’azione su cambiamento climatico e salute in  Europa. Documenti ed altre informazioni sulla Conferenza sono disponibili presso il  sito web http://www.euro.who.int/parma2010.  L’Ufficio europeo dell’Organizzazione Mondiale della Sanità organizza la  Conferenza in collaborazione con il governo italiano rappresentato dal Ministero della Salute e dal Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare e  insieme al Comitato Europeo Ambiente e Salute che guida il processo. Oltre ai ministri, parteciperanno esperti, commissari europei e delegazioni della società  civile

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Il mercato dell’energia rinnovabile

Posted by fidest press agency su mercoledì, 27 gennaio 2010

E’ atteso in forte crescita, in particolare i comparti riferiti al solare, all’eolico e alle biomasse anche a causa del rilevante gap di capacità installata dell’Italia rispetto ad altri paesi europei. Nel nostro Paese sono infatti attesi tra 60 ed 70 miliardi di Euro di nuovi investimenti nel settore delle rinnovabili fino al 2020 ed è verosimile ritenere che una quota rilevante di questi interventi sarà sostenuta dal sistema bancario anche perché in un contesto di diffusa difficoltà economica, le FER rappresentano una delle poche aree di investimento in grado di attrarre risorse e garantire ritorni relativamente sicuri agli investitori, sia imprenditoriali che istituzionali. La propensione del sistema bancario a finanziare l’investimento in Fer è riconducibile a una serie di fattori.Un contesto regolatorio e di mercato favorevole: fatto che si traduce innanzitutto in un robusto sistema di incentivi. In Italia questi sono differenziati in funzione della taglia degli impianti e della tecnologia, ma hanno un’incidenza sulle fonti rinnovabili pari a circa €200mwh (calcolo effettuato come media aritmetica degli incentivi sulle varie tecnologie nell’anno 2007). In Inghilterra e Germania il valore è pari rispettivamente a €116 e €97 mwh e in Spagna a circa €80mwh. Differenze che in parte possono essere ricondotte ai ritardi dell’Italia rispetto ad altri Paesi europei ed al rilevante gap di capacità installata. Il settore delle Fonti Rinnovabili è quindi regolamentato, anticiclico, sostenuto da politiche di incentivazione e/o  contributi pubblici e presenta un ridotto rischio di mercato grazie anche all’intervento dello Stato. Il settore impiega tecnologie quasi sempre mature con efficienza già dimostrata nel medio lungo termine e possibilità di stimare la producibilità e i costi gestionali con elevato grado di confidenza * Questi aspetti, insieme al livello di incentivi, rendono i flussi di cassa di queste iniziative stabili e robusti, in grado cioè di supportare gli scenari di stress più comuni. (fonte j buon giorno impresa)

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Fattori di competitività

Posted by fidest press agency su domenica, 27 dicembre 2009

Fattori di competitività e sviluppo nella ricerca e nell’innovazione tecnologica. Sono concetti che hanno costituito, si può dire da sempre, il “piatto forte” degli economisti e degli analisti di mercato. E’ un modo senza dubbio essenziale per comprendere la posizione relativa ad un Paese, rispetto ai propri concorrenti, in una data regione economica, come ad esempio l’Europa, ed anche per un confronto con le altre parti del mondo. Due di questi modelli sono la competitività  e l’attrattività. Il primo si riferisce, in particolare, all’evoluzione di un dato sistema-Paese e, il secondo, alla capacità di questo stesso Paese di attirare risorse per lo sviluppo o migliorare quelle esistenti. Non solo. Con un’innovazione tecnologica fatta non solo di macchine, ma di elementi che possono gestirla al meglio, possiamo dire che due sono i motori che portano avanti il processo di crescita di un Paese: il capitale umano e quello finanziario. Il primo è un termine specialistico da qualche anno entrato nell’uso corrente e sta a significare il fatto che non basta avere delle braccia per muovere una leva ma è necessario un costante miglioramento delle conoscenze e delle capacità dei singoli coinvolti direttamente o indirettamente nei processi produttivi. L’altro motore, parimenti essenziale, è la dotazione di risorse finanziarie adeguate all’impegno che si intende intraprendere. Nel mezzo vi sono tutte le altre possibili variabili: le infrastrutture, l’efficienza della macchina burocratica pubblica, la capacità di ridurre al minimo lo spreco delle risorse e via di questo passo. C’è chi in proposito rileva la necessità di avere una maggiore cultura della valutazione per garantire che le risorse a disposizione siano utilizzate nel modo migliore possibile. E in questo tratto noi indichiamo una più stretta performance e attribuzione delle risorse in specie se esse sono pubbliche. Solo se tutti questi elementi sono virtuosi noi possiamo affermare che si stia facendo “sistema”. Ma la crescita economica di un Paese non sta solo nella sua capacità di rendere al meglio le risorse disponibili in termini umani e finanziari, ma anche di saper guardare con fermezza al proprio futuro che si chiama, nello specifico, ricerca. E la ricerca ha come fine la produzione di nuova conoscenza, ed essa ha un valore solo se è finalizzata alla maggiore capacità di capire e quindi di fare. Ma vi è anche un altro concetto che non sembra sia stato digerito dal sistema economico attuale con la dovuta attenzione e si chiama globalizzazione ed il che vuol dire, per noi, un modo di trasferire il sistema-paese al sistema continente e nel ricercare nella competitività  un equilibrio nelle rispettive specializzazioni volgendole alla complementarietà e non alla contrapposizione.

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La Chiesa e le realtà locali

Posted by fidest press agency su lunedì, 17 agosto 2009

La storia socio-religiosa che ha visto in primo piano l’evoluzione del contesto economico, politico, civile e ideologico che ha circondato le sue realtà locali, ha avuto il merito di far uscire dal suo guscio il ruolo di una Chiesa che sembrava appiattirsi su se stessa. Il merito lo dobbiamo, probabilmente, assegnare alle trasformazioni che sono avvenute nell’economia, nelle strutture demografiche, nella mentalità, nelle culture locali, nell’evolversi delle istituzioni politiche e dei cambiamenti di regime. Il tutto è avvenuto nel momento in cui la Chiesa locale si è accorta che l’ancien règime era prossimo alla fine e che il capitalismo stava cambiando, tra le altre cose, anche la stabilità demografica delle popolazioni rurali. E’ proprio la storia del XX secolo quella che ha impresso una accelerazione potente, in specie negli ultimi anni, ai tanti processi innovativi che un tempo richiedevano anche secoli per imporsi ed ora si limitano ad una manciata di anni, se non di mesi. La nascita della classe operaia, come forma di lotta organizzata legata ad una ideologia (marxismo e leninismo), la formazione di partiti di massa, l’avvento dello stato liberale, da una parte, e del socialismo reale dall’altra o delle dittature di destra e di sinistra, hanno finito con il modificare, di riflesso, la domanda e la struttura delle parrocchie. In pratica con l’età contemporanea la gente non si limita più a verificare lo stato delle pertinenze ecclesiastiche, il numero dei confessi e dei non confessi, e quanto altro, ma cerca un coinvolgimento più diretto e personale. In questo modo la parrocchia ha assunto, via via, un ruolo sempre più sociale. Essa è diventata fattore di promozione, di quello che si è chiamato la cooperazione bianca (casse rurali, istituti popolari di credito, associazioni previdenziali, ecc.) favorita, fra l’altro, dell’emanazione dell’Enciclica Rerum Novarum, la prima sul lavoro e la condizione operaia, dietro la quale si affacciava la sollecitudine dei vescovi americani. Ora, ci pare di capire, siamo ad una nuova svolta evolutiva tutta da verificare ed analizzare ed il cui discorso si rende, al tempo stesso, interessante e complesso e di ardua interpretazione sui suoi sbocchi finali.

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Dalla genetica all’ambiente

Posted by fidest press agency su sabato, 1 agosto 2009

Pavia 16-19 Settembre 2009 Palazzo San Tommaso – Università di Pavia V Congresso nazionale della Società Italiana di Statistica Medica ed Epidemiologia Clinica – SISMEC, di cui è presidente la Prof.ssa Cristina Montomoli. Al centro dell’incontro, che vedrà la partecipazione di molti scienziati stranieri, sono le ultime frontiere della genetica molecolare in ambito medico, con particolare attenzione ai fattori di rischio ambientale. “La ricerca clinica, negli ultimi anni, – spiega la prof. Montomoli – ha subito una radicale trasformazione a seguito dello sviluppo della genetica molecolare e della identificazione di nuovi fattori di rischio ambientali a cui non è sempre corrisposta una adeguata programmazione di interventi sia preventivi che terapeutici. La sfida è quella di allargare le conoscenze sul ruolo dei fattori genetici e ambientali, quali fattori causali di numerose patologie di interesse sociale.”  Si rende quindi sempre più pressante l’esigenza di sviluppare nuove metodologie di disegno degli studi e di analisi di dati in contesti completamente nuovi, portando in primo piano il ruolo di discipline quali la statistica medica e l’epidemiologia clinica.  Il convegno vedrà la partecipazione e il confronto fra esperti di diverse estrazioni e di diverse istituzioni pubbliche e private in approcci multidisciplinari: esperti di Istituti di Ricerca, di Aziende Sanitarie, di Agenzie che si occupano dell’ambiente, dell’industria farmaceutica e del mondo accademico.  Il convegno darà anche spazio ai giovani ricercatori e operatori sanitari impegnati su questo tema; per loro sono previsti tre corsi tutoriali, un workshop satellite e sessioni parallele sui temi più attuali della ricerca clinica ed epidemiologica. http://www.unipv.it http://www.dssap.or/dallageneticaallambiente2009

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Madri adolescenti, rischio anomalie non cromosomiche

Posted by fidest press agency su sabato, 18 luglio 2009

Le anomalie congenite non cromosomiche sono più comuni nella prole di madri adolescenti che altrove. Era già noto che queste madri presentassero un aumento del rischio di alcune anomalie specifiche, ma finora poco era noto sul rischio generale. Il profilo di rischio correlato all’età comunque tende a differire fra le varie nazioni europee, il che suggerisce che non sia l’età biologica ad essere veramente correlata a queste anomalie, ma piuttosto fattori riproduttivi, sociali, etnici, ambientali o relativi allo stile di vita che si correlano diversamente all’età materna nelle singole nazioni. Ciò differisce chiaramente da quanto accade con il rischio di anomalie cromosomiche come la sindrome di Down associato all’età avanzata della madre, che è lo stesso ovunque, indicando la presenza di fattori di rischio biologici intrinseci. Sono comunque necessari interventi clinici e sanitari per ridurre i fattori di rischio ambientali di anomalie congenite non cromosomiche, prestando particolare attenzione alle giovani madri nelle quali alcuni fattori di rischio sono già prevalenti, mentre è possibile rassicurare le madri di età più avanzata che la loro età in sé non conferisce alcun aumento del rischio di anomalie congenite non cromosomiche. (BJOG 2009; 116: 1111-9)

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Mediterraneo: un mare d’inferno

Posted by fidest press agency su martedì, 30 giugno 2009

Greenpeace lancia il rapporto “Un Mare d’Inferno – il Mediterraneo e il cambiamento climatico”, che conferma che anni di ricerche scientifiche ormai dimostrano in modo inequivocabile che anche il Mediterraneo sta cambiando, Alto Adriatico, mari del sud Italia (Sicilia, Puglia e Calabria), e Alto Tirreno (soprattutto Arcipelago Toscano e mar Ligure) registrano già gravi danni a causa del cambiamento climatico. Il rapporto è una rassegna di alcuni esempi eclatanti, e di certo non è esaustivo dell’enorme mole di dati scientifici noti.  Con una bibliografia di quasi trenta pubblicazioni scientifiche, lo scopo del rapporto è di mettere a disposizione di tutti, con un linguaggio semplice e franco, le “prove” di un fatto ormai ben noto agli scienziati: il cambiamento climatico è già tra noi. Il rapporto evidenzia come il cambiamento climatico non agisce in isolamento, ma insieme a troppi altri fattori di degrado quali l’inquinamento, la distruzione delle coste e la pesca eccessiva e distruttiva. E’ necessario gestire meglio le attività umane che operano sul mare e uno degli strumenti più utili in tal senso sono le riserve marine. “Dobbiamo mettere al sicuro grandi aree di mare per garantire il funzionamento di questo ecosistema- aggiunge Giannì. -Un mare in salute potrà resistere meglio allo stress imposto dal riscaldamento globale, mentre un mare malato non ce la farà. E noi con lui!”. Greenpeace ha presentato una proposta per una rete di Riserve Marine che copra il 40% del Mediterraneo, lungo le coste e in altura per proteggere specie ed habitat costieri e marini che siano più sensibili al cambiamento climatico. La realizzazione di questa rete, al 2012, è stata decisa dalla  Convenzione di Barcellona (il principale Accordo Internazionale per la protezione del  Mediterraneo) con la Dichiarazione di Almeria, adottata nel gennaio 2008.

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