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I popoli indigeni sono fondamentali per proteggere la fauna selvatica e i mezzi di sussistenza rurale

Posted by fidest press agency su sabato, 4 marzo 2017

Fao-RomaROMA/ PRN Africa / Coinvolgere attivamente le popolazioni indigene e le comunità locali nella conservazione della flora e della fauna selvatiche è la chiave per mantenere la biodiversità e assicurare mezzi di sussistenza rurali sostenibili, afferma la FAO in occasione della Giornata Mondiale per la Natura (World Wildlife Day).Le sfide urgenti che il mondo si trova ad affrontare per mantenere la biodiversità richiede che alle popolazioni indigene sia dato il potere di agire a livello nazionale, con l’assistenza della comunità internazionale, afferma la FAO.Il rapporto tra uomo e fauna selvatica è evidenziato nella nuova edizione della pubblicazione forestale trimestrale della FAO Unasilva, in uscita oggi. La pubblicazione è prodotta congiuntamente dalla Collaborative Partnership on Sustainable Wildlife Management (CPW), che comprende 14 organizzazioni e segretariati internazionali, inclusa la FAO. La pubblicazione cita diversi casi di studio provenienti da vari paesi per illustrare come le popolazioni indigene possano ottimizzare i vantaggi per il proprio sostentamento, salvaguardando al tempo stesso la fauna selvatica, a condizione che sia dato loro il diritto di prendere decisioni nei territori in cui vivono.Nella parte settentrionale del Monte Kenya, per esempio, Il Lakipiak Maasai (“La gente della fauna selvatica”) possiede e gestisce l’unico santuario di proprietà della comunità del Paese, il Rhino Sanctuary, un’area protetta per i rinoceronti. Queste popolazioni indigene sono riuscite ad attenuare i conflitti uomo-fauna selvatica che sorgono nella zona a causa delle intrusioni di animali selvatici alla ricerca di acqua, di prede e di pascoli durante la siccità. Hanno raggiunto questo riducendo il taglio dei cespugli così da garantire più foraggio per la fauna selvatica sulle loro terre. Grazie a questa strategia di conservazione, i popoli indigeni hanno dimostrato che possono coesistere armoniosamente con la fauna selvatica, sostenendo la propria vita e le culture pastorali.
popoli indigeniDiverse specie di fauna selvatica possono causare danni significativi alle colture e agli allevamenti, minacciando la sicurezza alimentare, l’incolumità e il benessere delle persone. In casi estremi, attacchi da parte di specie selvatiche come elefanti o coccodrilli possono ferire le persone e portare alla morte, fa notare la pubblicazione.
I conflitti uomo-fauna selvatica sono diventati più frequenti e gravi in particolare in Africa, a causa della crescente competizione per la terra in aree precedentemente selvagge e disabitate. Questo è spesso il risultato della crescita della popolazione, dell’aumentata domanda di risorse naturali, e della pressione crescente per l’accesso alla terra, come l’espansione delle vie di trasporto, dei terreni agricoli e dell’industria.Più in particolare, la pubblicazione sottolinea che in Africa centrale e meridionale, la fauna selvatica e la gente continuerà a condividere terra e risorse e i conflitti possono peggiorare se non si interviene.In considerazione di ciò, la FAO, il Centro francese di ricerca agricola per lo sviluppo internazionale (CIRAD) e altri partner hanno sviluppato il primo Human-Wildlife Conflict (HWC) toolbox, che ha aiutato una comunità locale nel parco nazionale di Cristal Monte in Gabon.Gli agricoltori locali di questa zona erano particolarmente frustrati dal fatto che animali come i ratti di canna, le antilopi roane, i maiali selvatici e gli elefanti, continuavano a distruggere tutte le loro coltivazioni, mettendo a repentaglio il loro sostentamento. Allo stesso tempo però le leggi vietavano a questi agricoltori di intervenire dando la caccia a questi animali protetti sia per consumarne la carne o per proteggere i raccolti.Tra le soluzioni offerte dal kit di strumenti vi era recintare le piantagioni per impedire che gli animali potessero raggiungere le coltivazioni, accendere fuochi o fare rumore per spaventare gli animali, e mettere guardie per vegliare sulle piantagioni di notte – misure relativamente facili e poco costose da implementare.La caccia ai trofei animali potrebbe beneficiare i poveri delle aree rurali e la fauna selvatica. La pubblicazione tocca anche la controversia questione della caccia ai trofei animali, sostenendo che, se ben gestita, essa può svolgere un ruolo positivo nel sostenere sia la conservazione che i mezzi di sussistenza delle persone povere nelle aree rurali. Secondo la pubblicazione un divieto generalizzato può essere dannoso sia per le popolazioni indigene che per l’ambiente, ed è necessario un approccio più articolato.In molti contesti, la caccia ai trofei si sovrappone alla caccia per procurarsi cibo. Molti cacciatori di cervi, per esempio, possono cacciare gli animali con corna più grandi come trofei, ma se non riescono a trovarli daranno la caccia a tutti gli altri per la carne.Inoltre, i benefici per i proprietari di terreni dalla caccia possono fare della fauna selvatica un’attraente opzione di uso del territorio, incoraggiando i proprietari a mantenere e ripristinare l’habitat naturale e le popolazioni a svolgere attività anti-bracconaggio.Ad esempio, nel Pamir in Tagikistan, in zone dove viene consentita la caccia a pecore e capre selvatiche si rileva una densità maggiore di leopardi delle nevi (specie minacciata) rispetto ad aree circostanti, dove questo tipo di attività non è permessa. Ciò è probabilmente dovuto a una maggiore densità di prede e alla riduzione del bracconaggio.
Ci sono preoccupazioni valide circa la legalità, la sostenibilità e l’etica di alcune pratiche di caccia, e il contributo della caccia ai trofei animali al sostentamento delle comunità locali e alla fauna selvatica varia enormemente da regione a regione e dal contesto.In alcuni casi, ci possono essere alternative valide alla caccia ai trofei animali e in grado di fornire gli stessi benefici per la fauna selvatica e per le persone, ma la loro individuazione e attuazione richiede un impegno comune tra i governi nazionali, il settore privato e le comunità locali, conclude la pubblicazione.(SOURCE Food and Agriculture Organization delle Nazioni Unite (FAO)

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Identità Immutate e Spino Fiorito

Posted by fidest press agency su lunedì, 2 aprile 2012

Spino Fiorito, 28 aprile-1maggio 2012; Ingresso gratuito, orario 10-20.Al Castello Malaspina di Massa, la settima edizione della mostra “Le Piccole Grandi Italie del bicchiere”, rassegna-cult del movimento non profit in difesa dei piccoli territori dell’enogastronomia italiana, sarà consacrata al “naturale”. Con incursioni tra la fauna del mare e del bosco. “Come BIO comanda”: è il tema dominante della settima edizione di Spino Fiorito-“Le Piccole Grandi Italie del bicchiere”, mostra-mercato biennale, che si terrà al Castello Malaspina di Massa, da sabato 28 aprile a martedì 1 maggio 2012, con l’esposizione dei prodotti enogastronomici di oltre 100 aziende di Identità Immutate®. Nella suggestiva location storica, l’agricoltura “senza chimica”, e non solo, sarà il clou della manifestazione-madre del movimento non-profit, voluto dall’Assessorato all’Agricoltura di Massa-Carrara e ideato nel 2002 dalla giornalista Rosanna Ercole Mellone per unire in una rete solidale piccoli territori italiani custodi di produzioni artigianali di qualità e poco conosciute. L’associazione, che, come di consueto, a fine aprile torna nel suo luogo d’origine (il Castello Malaspina), e la provincia capo-fila del progetto accoglieranno gli altri aderenti e ospiti illustri, tra cui Beppe Bigazzi (paladino della tipicità), per raccontare, discutere e fare programmi su tutto quanto ruota intorno al mondo del naturale. Al loro fianco, un partner con voce in capitolo: Lunigiana Amica, organizzazione della Coldiretti che promuove l’agricoltura locale e quanto di buono e di bello offre quest’area massese. Durante i quattro giorni di Spino Fiorito, si succederanno, all’insegna del biologico,convegni e workshop, tra cui quello sotto l’egida del progetto transfrontaliero “Marte più”, di cui è capofila Grosseto e che comprende le province toscane e la Corsica. Nel percorso espositivo, tra gli stand, nelle sale e sugli spalti, da cui si gode un panorama mozzafiato che abbraccia le Apuane e il Tirreno, il pubblico troverà una novità: l”Angolo dei Vini Biologici di Massa-Carrara”, che permetterà di fare conoscenza, sotto la guida di eno-esperti, dei nuovi ed emergenti “nettari di Bacco” di lavorazione organica.
Al Castello, oltre alle consuete degustazioni gastronomiche, verranno proposti, in una particolare giornata dedicata, anche assaggi a base di pesce, proveniente da itticoltura locale, rispettosa dell’ambiente mare e dei suoi abitanti, ed elaborato dagli chef dell’A.C.M.C.-Associazione Cuochi Massa-Carrara, che fa parte della FIC-Federazione Italiana Cuochi ed è presieduta da Antonio Morelli.
Invece lunedì 30 aprile sarà riservato alla caccia, a misura dell’ecosistema e dal punto di vista faunistico, e al nuovo piano venatorio, su cui si esprimeranno esperti del settore.
La rassegna, che ogni volta conta circa 30.000 visitatori, anche quest’anno ospiteràvini nobili, come quelli locali Doc di Candia e dei Colli di Luni, l’Igp Val di Magra e gli analoghi di microaree di molte regioni, come Sicilia, Puglia e Liguria, accompagnati darare bontà, quali il prosciutto crudo Igp di Norcia, la ricotta affumicata al ginepro della montagna abruzzese e l’olio extravergine d’oliva siciliano. Come sempre, durante la manifestazione, verrà assegnato lo Spino Fiorito d’oro a un produttore, a un enologo e a un giornalista che si sono distinti per aver sostenuto la cultura del territorio in ambito nazionale e locale. A Spino Fiorito non mancheranno i momenti di spettacolo, dalle esibizioni degli sbandieratori ai cortei in costume storico, e le mostre artistiche, come quella del giornalista Antonio Mellone, già art-director del quotidiano milanese “Il Giorno”, che, in omaggio alla terra dei signori Malaspina, esporrà tele ispirate alla Lunigiana e ai cavalieri d’arme e d’onore. (Rosanna Ercole Mellone)

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