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Dalla fusione di FCA e PSA nasce Stellantis

Posted by fidest press agency su mercoledì, 6 gennaio 2021

Diventerà il quarto produttore mondiale di automobili. La nuova società sarà controllata da PSA, colosso automobilistico transalpino partecipato direttamente dallo Stato francese. Ai francesi andrà la maggioranza del Board, il Ceo, il vicepresidente e il rappresentante dei sindacati, ovvero il controllo totale della società. Una trattativa durata mesi, dove il grande assente è stato il Governo italiano, incapace di difendere gli interessi nazionali e sempre più asservito a quelli stranieri. L’armata Brancaleone che siede abusivamente a Palazzo Chigi continua a fare danni inenarrabili, esponendo il tessuto industriale della Nazione agli assalti della speculazione e dei predatori internazionali. Via subito!». Lo scrive su Facebook il presidente di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni.

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Il prestito a FCA

Posted by fidest press agency su giovedì, 4 giugno 2020

Se FCA vuole accedere al prestito di 6,3 miliardi di euro a tasso agevolato e garantito dallo Stato, deve impegnarsi a creare in Italia una catena di valore della mobilità elettrica, per assicurare la competitività dell’industria automobilistica italiana e della sua forza lavoro negli anni a venire.È quanto sostengono alcune associazioni ambientaliste – Transport & Environment (T&E), Legambiente, Kyoto Club, Greenpeace Italia, WWF Italia e Cittadini per l’Aria, Campagna Sbilanciamoci! – in una lettera inviata al Presidente del Consiglio Giuseppe Conte e ad altri membri dell’esecutivo.Secondo le organizzazioni firmatarie del documento, oggi FCA è l’unica casa automobilistica europea a non aver ancora messo sul mercato europeo alcun veicolo elettrico. La società presieduta da John Elkann, continua la lettera, ha dovuto ricorrere al pool con un costruttore esterno al suo gruppo, Tesla, costato €1,8 miliardi per evitare multe ancora più corpose dovute al mancato rispetto del target dei 95grCO2/km entrato in vigore quest’anno, ma approvato oltre 10 anni fa.Questo, insieme alla delocalizzazione della produzione europea fuori dall’Italia, ha significativamente indebolito la competitività italiana dell’industria dell’auto. Allo stato attuale, l’Italia rischia seriamente di non avere alcun ruolo da giocare in quella che rappresenta una delle principali rivoluzioni industriali del secolo: la mobilità elettrica, con serissime ricadute sul nostro sistema economico, sociale ed ambientale.Certo, per le associazioni green i recenti investimenti (1,7 miliardi di euro) di FCA nelle fabbriche italiane per la produzione di veicoli ibridi plug-in e veicoli elettrici, come la nuova versione della Fiat 500e, vanno “nella giusta direzione”; tuttavia, non sono sufficienti “per assicurare la creazione di un polo italiano della mobilità elettrica”.Si richiede poi ai contribuenti italiani di sostenere FCA nell’emergenza. Ma va evidenziato che FCA è una società che attualmente non ha la sede principale in Italia, e di conseguenza paga solo una piccola parte delle sue tasse societarie totali in questo paese. La concessione di un prestito a tasso agevolato e garantito dallo stato comporta un rischio significativo per i contribuenti, nessuna garanzia in caso di insolvenza a fronte di alcun vantaggio nell’eventualità (certamente desiderabile) che FCA ne tragga alti profitti.
In conclusione, le organizzazioni firmatarie avanzano alcune condizioni minime che la società automobilistica dovrebbe rispettare per ottenere il prestito richiesto. In primo luogo, FCA deve impegnarsi a garantire che la produzione europea di auto elettriche sia raddoppiata per il 2023, 2024, 2025 e che questa avvenga interamente in Italia; deve mettere fine alla produzione di auto fossili “non più tardi del 2025”; deve garantire che il 100% della produzione europea dei propri veicoli elettrici avvenga interamente in Italia almeno fino al 2025; deve mantenere i livelli occupazionali attuali e indirizzarli verso l’elettromobilità; deve destinare almeno l’80% del budget ricerca e sviluppo alla catena di valore dei veicoli elettrici o a joint ventures per la produzione di celle agli ioni di litio; deve facilitare la creazione di una gigafactory italiana per la produzione di celle di batterie sostenibili, unendosi a consorzi con i produttori di batterie seguendo l’esempio dei principali produttori europei e acquistando le batterie prodotte in Italia per i propri veicoli elettrici.“Se il gruppo FCA chiede aiuto allo Stato italiano” conclude il documento, “allora deve garantire che in Italia avvenga la trasformazione industriale di cui il Paese ha bisogno per essere al passo con i tempi, compatibilmente agli impegni climatici e alle sfide industriali, economiche e sociali in atto”.

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Intesa Sanpaolo: Finanziamenti in favore di Fca

Posted by fidest press agency su sabato, 30 Maggio 2020

“Apprendiamo che l’istituto di credito Intesa Sanpaolo ha approvato la delibera relativa al finanziamento in favore di Fca per un importo pari a 6,3 miliardi di euro. In attesa dell’approvazione finale da parte della Sace e il via libera del Mef, che diamo per scontato.Ci sono tre domande a questo punto che vanno poste: il Governo italiano, dando disco verde al prestito, ha convocato Fca per avere garanzie sugli investimenti e farsi dare il nuovo piano industriale per condividerlo? Ha chiarito il perimetro della fusione con Psa e smentito coi fatti l’idea circolante di un’annessione di Fca a Psa? Ha considerato che in Psa c’è lo Stato francese, quindi un soggetto impari rispetto a qualunque azienda privata e ha valutato in quali forme difendere la nostra industria ammiraglia che si è alimentata anche grazie ai tanti sacrifici degli italiani? Il governo non firmi nessuna cambiale in bianco e si accerti che dietro prestito e fusione non ci siano operazioni opache e sconvenienti per l’Italia”. E’ quanto dichiara in una nota Fabio Rampelli, vicepresidente della Camera e deputato di Fdi.

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FCA vende i pezzi migliori: oggi Magneti Marelli, domani?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 24 ottobre 2018

La vendita della Magneti Marelli alla Calsonic Kansei per 6,2 miliardi segna una nuova perdita per il patrimonio industriale italiano e si configura come una cessione che serve a FCA per fare cassa per ripianare il debito e dare dividendi agli azionisti piuttosto che avere una ratio industriale.La Magneti Marelli, con i suoi 40 mila lavoratori divisi in 85 stabilimenti sparsi nel mondo, di cui circa 10 mila nei 33 stabilimenti italiani, sviluppa e produce parti e componenti fortemente innovativi, non solo per FCA ma per l’intero settore automobilistico mondiale. La sua vendita da parte di Fiat Chrysler è un pessimo segnale che non può e non deve passare inosservato.Il progetto Fabbrica Italia, lanciato da FCA con i 30 miliardi d’investimenti previsti è rimasto lettera morta, stessa fine sembra essere riservata al piano industriale 2018-2022 con 45 miliardi d’investimenti e l’avvio di nuovi prodotti tra cui le auto elettriche.In questo quadro la vendita di un pezzo determinante come Magneti Marelli, anche per il segmento elettrico, segna un ulteriore elemento d’incertezza per tutta FCA.Si conferma la politica spregiudicata di FCA, tesa a fare cassa attraverso la capitalizzazione delle sue vendite, lo spostamento della sua sede fiscale all’estero, la de localizzazione delle produzioni e il ricorso contemporaneo alla Cassa integrazione Guadagni e ai Contratti di Solidarietà. Infatti nonostante il ricorso alla cassa degli ammortizzatori sociali, la direttiva aziendale sulle linee di produzione si traduce in tagli delle pause e ritmi di lavoro logoranti, con un’impennata dei lavoratori oggi classificati RCL (ridotte capacità lavorative), insomma spremuti come limoni. Una situazione quella degli stabilimenti FCA che riporta l’attualità della riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario e il ripristino delle pause tagliate dal CCSL.L’acquisizione da parte della Calsonic Kansei anche a fronte di un accordo industriale pluriennale con FCA, mette la Magneti Marelli e i suoi dipendenti fuori da FCA e dentro un nuovo ambito di competizione, con tutto quello che questo può significare.Sarà con la nuova multinazionale Calsonic Kansei che dovremmo fare i conti, per difendere l’occupazione, le competenze e fare valere gli interessi dei lavoratori a partire dalla necessità di uscire dal CCSL e di riaprire la contrattazione sui livelli nazionale e aziendale.Dopo la riuscita manifestazione del 20 ottobre scorso, che tra i temi poneva anche la deindustrializzazione del paese, l’USB torna chiedere al Governo un intervento a tutela del tessuto industriale, dell’occupazione e l’avvio di un tavolo di confronto su FCA.

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Fca, cambiano i manager ma cambierà anche la musica?

Posted by fidest press agency su venerdì, 27 luglio 2018

Nel dare il benvenuto ai nuovi amministratori delegati di Fca e Cnhi, il Coordinamento Nazionale Usb in Fca e Cnhi ricorda ai manager che le condizioni delle operaie e degli operai del gruppo hanno subito negli ultimi 14 anni un notevole peggioramento della loro condizione lavorativa e di vita.Il vecchio A. D. con le sue politiche ha determinato stipendi molto più bassi rispetto ai colleghi metalmeccanici delle altre aziende, turnazioni che nulla hanno a che vedere con il rispetto della vita delle persone, aumento insostenibile dei carichi e ritmi di lavoro, e tanto tanto altro.Il nostro auspicio è che le decisioni del nuovo corso siano prese all’insegna della discontinuità con il precedente e che i nuovi management mettano al primo posto tra gli obbiettivi da raggiungere nell’immediato il rispetto del lavoratore e della sua dignità, la fine della cassa integrazione ed il ritorno alla piena occupazione in tutti gli stabilimenti della FCA. Perché questo avvenga riportiamo di seguito alcuni punti che sono sicuramente prioritari:
• Reintroduzione delle tutele per i lavoratori, ad iniziare dal ripristino dell’articolo 18 per i lavoratori del gruppo e la stabilizzazione di tutti i precari che attualmente lavorano in Fca e Cnhi.
• Abbassamento dell’orario lavorativo settimanale a parità di stipendio.
• Rispetto della salute e sicurezza negli stabilimenti del gruppo.
• Aumento dello stipendio dei lavoratori del gruppo di 200 euro netti mensili.
• Ripristino della quattordicesima mensilità.
• Ritmi e carichi di lavoro più leggeri rispetto agli attuali, che sono a dir poco insostenibili.
• Ripristino di pause fisiologiche congrue al lavoro di fabbrica.
• Turnazioni di lavoro che prevedano il sabato e la domenica di riposo.
• Garanzie occupazionali a lungo termine per tutti gli attuali lavoratori del gruppo.
• Rispetto di tutte le rappresentanze sindacali e ripristino di libere elezioni sindacali per tutte le sigle presenti negli stabilimenti Fca e Cnhi. Per adesso ci limitiamo a dare solo un piccolo contributo di proposte ai nuovi A. D., evitandogli quindi un sovraccarico di lavoro.Le nostre proposte vanno incontro alle esigenze dei lavoratori e allo stesso tempo ridanno dignità ai marchi Fca e Cnhi, ridimensionati negli anni da scelte politiche antioperaie che ne hanno danneggiato l’immagine.Qualora si scelga invece un progetto di continuità con il vecchio assetto manageriale ( così come paventato dalla proprietà), ci vedremmo costretti a fare altrettanto in termini di lotta in difesa della nostra classe, e laddove si costruiscano i presupposti, addirittura inasprendo il conflitto che tanto piaceva alla vecchia dirigenza. Ai nuovi amministratori delegati la scelta. (Coordinamento nazionale Usb in Fca e Cnhi)

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Class action contro FCA

Posted by fidest press agency su sabato, 21 gennaio 2017

inquinamento-atmosfericoLe emissioni di gas di scarico di alcuni modelli del marchio FCA, con tecnologia “pulita” dei propulsori, supererebbero i limiti previsti dalla legge statunitense. Lo riportano diversi media, precisando che in Canada e negli Stati Uniti sono state avviate class action contro FCA. Secondo le citazioni in giudizio, FCA avrebbe presentato al grande pubblico i veicoli V6 3.0 Diesel di Jeep Grand Cherokee e RAM 1500 come in grado di ridurre le emissioni rispetto ai motori classici. L’azione legale è stata aperta al tribunale dallo studio legale Heninger Garrison Davis, alla quale si è poco dopo unito quello di Baron & Budd. FCA attraverso un portavoce della Casa automobilistica, ha respinto le accuse di manipolazione, ritenendo la denuncia non fondata. Entrambe però non hanno ancora stabilito l’ammontare dell’indennizzo da pretendere da parte dei proprietari delle vetture sotto inchiesta, a differenza dei canadesi di Sotos, che invece hanno già depositato alla Ontario Superior Court of Justice la loro richiesta: chiedono 250 milioni di dollari canadesi per «danni e perdite subite dai proprietari». In Italia per i diesel “truccati”c’è la multa ma è irrisoria: da 841 a 3.366 Euro. Per questo la nostra associazione, dichiara Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, ove venissero confermate le accuse di manipolazione e se i motori diesel oggetto di contestazione da parte delle autorità statunitensi siano commercializzati anche in Italia, intende intentare una class action nei confronti del colosso italoamericano che ha utilizzato questa tecnologia “pulita”, con l’obiettivo di ottenere un risarcimento del danno in favore di quei consumatori che sono stati costretti, loro malgrado, dopo l’acquisto dei dispositivi “incriminati”, a ridimensionarne notevolmente l’utilizzo rispetto a quello prospettato e garantito dalla casa.

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Il Codacons presenta un esposto alla Procura della Repubblica sul caso delle emissioni di alcuni modelli di auto prodotti dalla FCA

Posted by fidest press agency su lunedì, 16 gennaio 2017

auto industryCrediamo sia necessario accertare se i motori diesel oggetto di contestazione da parte delle autorità statunitensi siano commercializzati anche in Italia, o se lo siano stati in passato – spiega il Codacons – Dalle dichiarazioni rilasciate da Sergio Marchionne sembra escludersi tale possibilità, ma nell’interesse degli automobilisti italiani crediamo sia doveroso aprire una indagine specifica, considerato che la quota di mercato delle auto Fca ha raggiunto in Italia il 28,94% nel 2016, e il solo marchio Jeep ha fatto segnare un incremento delle vendite del +35%.Secondo uno studio del 2014 di una società belga “Transport and Environment” (T&E) per le nuove auto diesel le emissioni di ossidi di azoto sono in media cinque volte superiori su strada rispetto al limite consentito e solo un’auto su dieci rispetta il livello dichiarato.“Seguiremo l‘evolversi della vicenda e, se dovesse emergere il coinvolgimento del mercato italiano, siamo pronti ad assistere i proprietari di vetture Fca in eventuali azioni legali, compresa una class action, al pari di quanto già fatto dal Codacons per il caso Volkswagen” – conclude l’Associazione.

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