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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 344

Posts Tagged ‘fede’

La fede è un fattore di resilienza nella malattia mentale: uno studio a Brescia

Posted by fidest press agency su lunedì, 12 novembre 2018

Brescia. La malattia mentale comporta una grande sofferenza, anche spirituale. L’Irccs Fatebenefratelli di Brescia che mutua dal suo fondatore, san Giovanni di Dio, una visione olistica della psichiatria, ha promosso una giornata di formazione dal titolo “Neuroscienze, psichiatria e spiritualità”. L’obiettivo era quello di facilitare l’incontro di persone provenienti da diverse esperienze – neuroscienziati, psicologi, neuropsicologi, psichiatri, tecnici della riabilitazione psichiatrica e religiosi dell’Ordine ospedaliero – per condividere diversi punti di vista. Le relatrici Magda V. Yepes M. e Arianna Acquati hanno illustrato i primi risultati delle loro analisi su alcuni casi di pazienti psichiatrici: «I dati preliminari ottenuti da una popolazione con diversi disturbi psichiatrici -hanno detto – mostrano una presenza del coping religioso/spirituale, ma non indicano ancora in che modo e se i soggetti utilizzano o non utilizzano strategie o metodi di fronteggiamento e il motivo per cui li usano. Sarebbe quindi un argomento di ulteriore studio e approfondimento per la prosecuzione di questo studio». Il coping è l’insieme di quelle strategie o tentativi comportamentali e cognitivi messi in atto da un individuo per far fronte ad una particolare condizione percepita come stressante con lo scopo di superarla, di evitare l’esposizione ad essa o di ridurne gli eventuali svantaggi. Nelle conclusioni, Magda V. Yepes M. ha citato a supporto di questo lavoro, ancora in corso, alcuni autori secondo cui i sintomi depressivi, ad esempio la perdita di interesse, la sensazione di inutilità sono significativamente meno frequenti in pazienti che manifestano atteggiamenti e comportamenti di tipo religioso/spirituale come la speranza, la generosità, la collaborazione o amicizia con Dio o con il trascendente. I due studi in fase di approfondimento all’Irccs Fatebenefratelli sono orientati ad approfondire il ruolo della religiosità e della spiritualità nella malattia: secondo gli studiosi, esse, oltre ad avere un ruolo protettivo, di supporto sociale ed essere un fattore di resilienza in relazione alla salute mentale, potrebbero costituire un meccanismo di coping.

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Nadia Murad: Primo Nobel fra i perseguitati per la fede

Posted by fidest press agency su venerdì, 5 ottobre 2018

«Istituzioni non confessionali si rendono finalmente conto che nel mondo la libertà religiosa è violata in modo drammatico». Così Alfredo Mantovano e Alessandro Monteduro, presidente e direttore di Aiuto alla Chiesa che Soffre, plaudono al Premio Nobel per la Pace oggi conferito a Nadia Murad, yazida rapita e ridotta in schiavitù dallo Stato Islamico a causa della sua religione.«E’ un riconoscimento a tutte le donne che come Nadia sono state perseguitate e hanno subito violenza in nome della fede professata», affermano Mantovano e Monteduro ricordando in particolar modo la storia di Rebecca Bitrus, cristiana nigeriana rapita e violentata da esponenti di Boko Haram, che ACS ha portato all’attenzione del mondo in occasione del Colosseo illuminato di rosso lo scorso febbraio.«Nel giugno scorso ACS ha lanciato una campagna di sensibilizzazione in favore delle donne abusate e oppresse perché appartenenti a minoranze religiose. Abbiamo chiesto che il movimento #MeToo andasse oltre Hollywood, interessandosi pure del dramma delle yazide rese schiave da Isis. Il Nobel a Nadia Murad mostra che eravamo nel giusto».ACS continuerà a richiamare l’attenzione sulla persecuzione e sulle violenze subite dalle donne nel mondo per motivi di fede. Il prossimo 22 novembre a Roma, in occasione della presentazione della nuova edizione del Rapporto sulla libertà religiosa nel mondo, la Fondazione ospiterà un’altra ragazza yazida rapita nell’agosto 2014 dallo Stato Islamico e tenuta in schiavitù fino al luglio 2017, che narrerà la sua storia.Congratulandosi per l’assegnazione del Nobel per la Pace a Nadia Murad – premiata assieme al ginecologo congolese Denis Mukwege – ACS coglie l’occasione per un nuovo appello alle istituzioni italiane. «Dal governo italiano – dichiarano Mantovano e Monteduro – attendiamo azioni concrete che pongano al centro il tema della libertà religiosa violata».

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Gesù storico, Gesù della fede

Posted by fidest press agency su giovedì, 6 settembre 2018

Giuseppe Flavio, storico ebreo negli anni 93 o 94 d.C. nelle sue “Antichità giudaiche” parla di Gesù. Oggi non esiste il manoscritto originale. Possiamo accedere alla sua conoscenza solo attraverso la copiatura del manoscritto ad opera, nel corso dei secoli, dei diversi monaci cristiani. A questo riguardo va altresì precisato che prima del terzo secolo d.C. non esistevano monasteri e data la professione di fede ebraica di Flavio e l’ambiente nel quale viveva vi possono essere stati dei ritocchi al suo manoscritto. Pur con tutte queste puntellature, ciò che emerge, dal testo giunto ai giorni nostri, è che la testimonianza sull’esistenza di Gesù è da considerarsi valida. Flavio lo definisce: “Un uomo buono che attrasse dietro di se molte persone, che ebbe dei discepoli che gli rimasero fedeli anche nei momenti più difficili e che fu condannato sotto Pilato e morì sulla croce e che i suoi discepoli, sin dal primo momento, dissero che al terzo giorno era resuscitato e vive in mezzo a noi, e in lui si compiono le cose meravigliose annunciate dai profeti.”
A questa testimonianza “esterna” si aggiunge quella dei suoi discepoli e, soprattutto dei quattro evangelisti: Matteo, Marco, Luca e Giovanni che ci hanno raccontato la vita di Gesù segnandola come la “buona notizia” dal greco “evangèlicon”. Non solo. A latere sono fiorite altre “buone notizie” da autori poco noti e che sono passate alla storia come “apocrife”. Da tutto ciò non mi sembra vi possano essere dubbi sull’esistenza di un uomo carismatico, dalla parola suadente, dalla fermezza dei suoi principi posto al cospetto delle debolezze umane incluse quelle dei sacerdoti di Gerusalemme nel tollerare la presenza di mercanti dinanzi al tempio, luogo di fede e di sacrale rispetto. Ma la storia può spiegare il Gesù della fede?
Questa riflessione la considero importante per considerare il fondamento sul quale si costruiscono il cristianesimo e la sua pesante eredità di sofferenze, martirii, persecuzioni ed emarginazioni. La parola di Gesù è stata quella che uccide perché la natura umana conosce la strada giusta ma preferisce percorrere l’impervia. Perché non è sufficiente costruire una Chiesa in nome di un Gesù elevato agli onori di un Dio. Occorre ogni giorno dare testimonianza di se ed essere costruttori di pace per ritrovare la via, la verità e la giustizia. E in questo le religioni non sempre si ritrovano con il Gesù della fede facendoci dubitare della sua stessa esistenza. (Riccardo Alfonso)

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L’evento religioso per eccellenza

Posted by fidest press agency su lunedì, 5 marzo 2018

Talvolta ci chiediamo, osservando i fatti della vita, se la religione che pratichiamo con le sue liturgie sia il frutto di un insegnamento umano o sia un qualcosa che è dentro di noi e ci giunge, quindi, spontaneo esprimerlo nelle forme e nello modalità che ci appaiono più congeniali ed affini con il mondo che ci circonda. In altre parole è il chiederci se ciò che facciamo ci giunge spontaneo o è una mera conseguenza degli usi e dei costumi imposti nel Paese dove abbiamo avuto la ventura di nascere e di appartenere a una determinata famiglia. Io oggi ho un’età che mi permette ricordare che da bimbo i miei genitori e i miei nonni mi conducevano di domenica a messa, mi facevano seguire, sebbene recalcitrante, il catechismo del parroco o tramite i suoi collaboratori ed anche a scuola non mancavano richiami religiosi. Da allora, e per gli anni a seguire sino alla maturità, sono cresciuto in un rapporto di amore-odio per quella religione che non si sottraeva al dubbio, all’incertezza, all’interrogativo dove predominava ed è tuttora vigente la perplessità sul principio secondo il quale se si ha fede si deve credere senza fare il Tommaso di turno. Ho anche recepito quel sentimento di ostilità nei confronti delle altre religioni siano esse dello stesso ceppo cristiano o, peggio ancora, se si trattava di ebrei e di musulmani. L’induismo e il Buddismo, probabilmente per loro fortuna, erano religioni considerate tanto lontane che non valeva nemmeno la pena di accennarle. Ora, forse anche per merito dei media, che hanno la capacità di entrare nelle nostre case in tanti diversi modi e di farci vedere e sentire il mondo in “presa diretta e in tempo reale”, tutte queste religioni sono sotto i nostri occhi e impariamo a conoscerle meglio e persino a fugare certi luoghi comuni che le avvaloravano come forme quasi selvagge e rozze di rappresentare la Fede. Oggi vorrei che ogni luogo sacro sia esso una chiesa di campagna o una cattedrale, un tempio indù, una sinagoga, una moschea, riservasse un piccolo locale dove gli estranei possano accedervi per pregare quel Dio comune pur rappresentato in modi diversi e praticato con rituali non condivisi. Lo vorrei in nome di quell’evangelizzazione della Fede che non conosce il primato di una religione ma si rivela nella sua intimità che tutto riassume, tutto ci conduce all’unicità. Lo vorrei in nome dei profeti e contro tutti quei dottori della Chiesa che hanno fissato regole che alla fine hanno reso più arduo accogliere il più semplice dei messaggi: quello della Fede che non passa necessariamente, in senso esclusivo, attraverso le trame complesse di una certa ritualità. (Riccardo Alfonso)

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Il tema della domenica: la fede

Posted by fidest press agency su lunedì, 5 marzo 2018

Mi è stata data l’opportunità di visionare on line un film sui Vangeli e le verità mai dette e comunicate per dimostrare la “menzogna” dettata da “una Chiesa che si allontana dalla parola di Gesù per appropriarsi del potere senza mai uscirne. Un film realizzato con spezzoni di scene avanzi scarti …proprio per dimostrare anche nel montaggio che chi soffre ha il senso creativo della vita e la speranza del futuro. Un dialogo tra Dio e lo stato attuale, lo stato della chiesa – lo stato religioso – il potere gli intrecci e soprattutto quanto hanno nascosto dei Vangeli. La realizzazione del film si basa su ricerche storiche che nessuno può negare a cominciare dal Gesù ebreo palestinese scuro moro e comunista … non biondo con gli occhi azzurri. Un testo un libro un dramma e la soluzione.” Che dire in proposito? Se parliamo di Dio diciamo che è rilevato dagli uomini se non attraverso interposte persone considerate “speciali”. Si sa che esiste Dio non tanto dalla sua “fisicità” quanto dalle cose che la natura esprime. Come dire? Qualcuno deve aver pur inventato noi e il mondo che ci circonda e questo qualcuno lo chiamiamo Dio. Anche i messaggeri di questo Dio sono speciali da Abramo a Maometto, a Cristo e da Cristo ai santi e ai santi uomini e donne. Ma se vogliamo dare al nostro creatore un valore assoluto diciamo che è perfetto e che è sopra le nostre debolezze, i nostri vizi, le nostre tentazioni, avidità e quanto altro. E’ anche un Dio che ha sconfitto la legge del tempo, è eterno. E’ un requisito assoluto e unico per noi terrestri che siamo chiamati a nascere e a morire generazione dopo generazione. Solo nel regno dei cieli e a determinate condizioni è possibile sconfiggere la temporalità delle nostre esistenze. Sin qui il concetto può essere accettato sia dai credenti sia dai miscredenti. I distinguo e gli stessi conflitti vengono dopo. Di là della Bibbia dove ci imbattiamo in un Dio guerriero con gli angeli suoi generali che s’inseriscono nelle vicende umane correggendo quelle che ritengono delle storture, i Vangeli insegnano qualcosa di diverso. Gesù, ad esempio, non era un potente, ma solo un predicatore, umile ma fermo nei suoi principi. Ebbe la forza morale e il carisma di cacciare i mercanti che sostavano davanti al tempio ma non impose la sua divinità per sottrarsi al martirio. Dalla sua vita qual è l’insegnamento che ne deriva? Che gli uomini giusti sono le vittime designate per i malvagi, ma per i torturati vi è solo la speranza che va oltre la vita. In pratica ci insegna la rassegnazione ma non la rinuncia a testimoniare la propria fede e a sostenere le proprie idee. Oggi dovremmo maturare una terza fase della nostra religiosità nella quale l’impegno corale dovrebbe essere quello di estendere la fermezza, di là del monito ai mercanti del tempio, per costruire un modello di società nel quale la sacralità della vita si coniughi a quella del vivere assicurando ai nuovi venuti il diritto, di là dei natali, l’assistenza sanitaria, il lavoro, l’istruzione, il cibo, una vecchiaia dignitosa. Questo dovrebbe essere il nuovo messaggio. Un Cristo al quale non toccherà più il martirio ma il diritto a una vita serena nel lavoro e nella meditazione. Nella sacralità del vivere. E a questo punto mi toccherà chiedermi come ha fatto un prete: figliolo ma se non vi sono più peccatori noi che ci stiamo a fare? (Riccardo Alfonso)

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La città della ragione e la città della Fede

Posted by fidest press agency su lunedì, 20 novembre 2017

padre pioDa anni – scrive un autore di molti saggi – mancavo da S. Giovanni Rotondo ed ora che ci sono ritornato la delusione è forte. Non sono, di certo, le folle a sconcertarmi, quanto l’idea di una religione fondata sul tornaconto. Mi riferisco, in particolare, a quella mercificazione del sentimento attraverso le immagini vendute sulle bancarelle, sulle suggestioni ad effetto dei soliti mistificatori da cortile, sulla idea di un luogo di miracoli da sfornare alla prima occasione. Il tutto ci allontana dal richiamo della Fede, dalla ricerca di una riflessione nel nostro intimo che si affaccia in un’oasi di pace e di serenità tra le mura di un convento, tra i silenzi di un luogo sacro, tra gli odori della cera che brucia e degli incensi durante una messa che si celebra. E’ l’amarezza di chi ha vissuto, tramite il proprio genitore e da bimbetto, l’esperienza “magica” di un incontro con colui che oggi è salito agli onori degli altari. Quel frate brusco ma anche affettuoso, che parlava in dialetto e che si scherniva dall’abbraccio a volte soffocante delle folle, aveva più il passo pesante di un uomo che vive nella sofferenza e nel martirio, che non quello eroico ed esaltante di un personaggio, così come lo avremmo voluto nel nostro immaginario collettivo. Di Lui sono stati scritti decine di libri eppure non sembra possibile che si possano dire tante cose per chi per decenni è vissuto nell’area limitata di un convento, tra la cella e la chiesa annessa. Tutti quelli che lo hanno visto ed oggi, per ragioni anagrafiche, si assottigliano sempre di più, hanno avuto la consapevolezza, di là delle suggestioni emotive del momento, di essersi imbattuti in un uomo semplice, che ci indicava vie semplici e persino ovvie e ci spronava, innanzitutto, ad avere fede in noi stessi come per dire che il vero miracolo non era estraneo alla nostra natura e non dovevamo cercarlo al di fuori di essa. Bastava credere. Basta avere Fede. E la fede è un sentimento strettamente personale che si può condividere solo con chi si misura con noi con uguale forza. Proprio per questo motivo la mia speranza è che un domani io possa ritrovare anche a San Giovanni Rotondo i due elementi fondanti della ragione e della fede e senza che la ragione si perda nell’interesse e la fede si smarrisca nel feticismo e nel misticismo di maniera. (Quaderni di cultura religiosa della Fidest)

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La fede nel mondo della comunicazione

Posted by fidest press agency su martedì, 7 novembre 2017

Rita SbernaRoma Giovedì 16 novembre 2017, alle 13.30, si terrà a Roma, in via degli Aldobrandeschi 190 una conferenza organizzata dalle Cappellanie dell’Università Europea di Roma e dell’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum: “La fede nel mondo della comunicazione. Incontro con la scrittrice e blogger Rita Sberna”. Interverranno: Carlo Climati, direttore del Laboratorio di comunicazione dell’Università Europea di Roma, Giuseppe Scarlato, blogger e conduttore di Radio Mater, e Marina Tomarro, giornalista. La conferenza sarà un’occasione per riflettere sulle grandi opportunità che il web può offrire ad ognuno di noi, per diffondere buone notizie. La storia di Rita Sberna, a cui è dedicato l’incontro, è un esempio di come i giovani possano dare un contributo importante alla cultura della speranza, attraverso i mezzi di comunicazione.I mezzi di comunicazione rappresentano una grande opportunità di dialogo e di incontro con gli altri. L’avvento di internet ha dato a tutti la possibilità di entrare facilmente in contatto con persone che si trovano in ogni parte del mondo.Non sempre, però, assistiamo ad un uso costruttivo dei media. A volte giornali, telegiornali, programmi radiofonici e social network insistono troppo sulle cattive notizie, generando sentimenti di pessimismo e rassegnazione. Non a caso Papa Francesco, nel messaggio per la 51ma Giornata delle Comunicazioni Sociali, ha scritto: “Credo ci sia bisogno di spezzare il circolo vizioso dell’angoscia e arginare la spirale della paura, frutto dell’abitudine a fissare l’attenzione sulle ‘cattive notizie’ (guerre, terrorismo, scandali e ogni tipo di fallimento nelle vicende umane). Certo, non si tratta di promuovere una disinformazione in cui sarebbe ignorato il dramma della sofferenza, né di scadere in un ottimismo ingenuo che non si lascia toccare dallo scandalo del male. Vorrei, al contrario, che tutti cercassimo di oltrepassare quel sentimento di malumore e di rassegnazione che spesso ci afferra, gettandoci nell’apatia, ingenerando paure o l’impressione che al male non si possa porre limite”. Le parole del Papa rappresentano un invito importante. Basterebbe guardarsi intorno per accorgersi che esistono tante buone notizie, che possono aiutarci a ritrovare fiducia nel domani. Il web può essere il posto giusto per raccontarle. Ed è entusiasmante scoprire che spesso sono proprio i giovani ad introdurre nel mondo di internet una mentalità nuova ed incoraggiante.(foto: rita sberna)

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Il tema della domenica: la fede

Posted by fidest press agency su lunedì, 2 ottobre 2017

cristoMi è stata data l’opportunità di visionare on line un film sui Vangeli e le verità mai dette e comunicate per dimostrare la “menzogna” dettata da “una Chiesa che si allontana dalla parola di Gesù per appropriarsi del potere senza mai uscirne. Un film realizzato con spezzoni di scene avanzi scarti …proprio per dimostrare anche nel montaggio che chi soffre ha il senso creativo della vita e la speranza del futuro. Un dialogo tra Dio e lo stato attuale, lo stato della chiesa – lo stato religioso – il potere gli intrecci e soprattutto quanto hanno nascosto dei Vangeli. La realizzazione del film si basa su ricerche storiche che nessuno può negare a cominciare dal Gesù ebreo palestinese scuro moro e comunista … non biondo con gli occhi azzurri. Un testo un libro un dramma e la soluzione.” Che dire in proposito? Se parliamo di Dio diciamo che è irrilevato dagli uomini se non attraverso interposte persone considerate “speciali”. Si sa che esiste Dio non tanto dalla sua “fisicità” quanto dalle cose che la natura esprime. Come dire? Qualcuno deve aver pur inventato noi e il mondo che ci circonda e questo qualcuno lo chiamiamo Dio. Anche i messaggeri di questo Dio sono speciali da Abramo a Maometto, a Cristo e da Cristo ai santi e ai santi uomini e donne. Ma se vogliamo dare al nostro creatore un valore assoluto diciamo che è perfetto e che è sopra le nostre debolezze, i nostri vizi, le nostre tentazioni, avidità e quanto altro. E’ anche un Dio che ha sconfitto la legge del tempo, è eterno. E’ un requisito assoluto e unico per noi terrestri che siamo chiamati a nascere e a morire generazione dopo generazione. Solo nel regno dei cieli e a determinate condizioni è possibile sconfiggere la temporalità delle nostre esistenze. Sin qui il concetto può essere accettato sia dai credenti sia dai miscredenti. I distinguo e gli stessi conflitti vengono dopo. Di là della Bibbia dove ci imbattiamo in un Dio guerriero con gli angeli suoi generali che s’inseriscono nelle vicende umane correggendo quelle che ritengono delle storture, i Vangeli insegnano qualcosa di diverso. Gesù, ad esempio, non era un potente, ma solo un predicatore, umile ma fermo nei suoi principi. Ebbe la forza morale e il carisma di cacciare i mercanti che sostavano davanti al tempio ma non impose la sua divinità per sottrarsi al martirio. Dalla sua vita qual è l’insegnamento che ne deriva? Che gli uomini giusti sono le vittime designate per i malvagi, ma per i torturati vi è solo la speranza che va oltre la vita. In pratica ci insegna la rassegnazione ma non la rinuncia a testimoniare la propria fede e a sostenere le proprie idee. Oggi dovremmo maturare una terza fase della nostra religiosità nella quale l’impegno corale dovrebbe essere quello di estendere la fermezza, di là del monito ai mercanti del tempio, per costruire un modello di società nel quale la sacralità della vita si coniughi a quella del vivere assicurando ai nuovi venuti il diritto, di là dei natali, l’assistenza sanitaria, il lavoro, l’istruzione, il cibo, una vecchiaia dignitosa. Questo dovrebbe essere il nuovo messaggio. Un Cristo al quale non toccherà più il martirio ma il diritto a una vita serena nel lavoro e nella meditazione. Nella sacralità del vivere. E a questo punto mi toccherà chiedermi come ha detto un prete: figliolo ma se non vi sono più peccatori noi che ci stiamo a fare? (Riccardo Alfonso)

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Gesù storico, Gesù della fede

Posted by fidest press agency su martedì, 26 settembre 2017

cristo1Giuseppe Flavio, storico ebreo negli anni 93 o 94 d.C. nelle sue “Antichità giudaiche” parla di Gesù. Oggi non esiste il manoscritto originale. Possiamo accedere alla sua conoscenza solo attraverso la copiatura del manoscritto ad opera, nel corso dei secoli, dei diversi monaci cristiani. A questo riguardo va altresì precisato che prima del terzo secolo d.C. non esistevano monasteri e data la professione di fede ebraica di Flavio e l’ambiente nel quale viveva vi possono essere stati dei ritocchi al suo manoscritto. Pur con tutte queste puntellature, ciò che emerge, dal testo giunto ai giorni nostri, è che la testimonianza sull’esistenza di Gesù è da considerarsi valida. Flavio lo definisce: “Un uomo buono che attrasse dietro di se molte persone, che ebbe dei discepoli che gli rimasero fedeli anche nei momenti più difficili e che fu condannato sotto Pilato e morì sulla croce e che i suoi discepoli, sin dal primo momento, dissero che al terzo giorno era resuscitato e vive in mezzo a noi, e in lui si compiono le cose meravigliose annunciate dai profeti.”
A questa testimonianza “esterna” si aggiunge quella dei suoi discepoli e, soprattutto dei quattro evangelisti: Matteo, Marco, Luca e Giovanni che ci hanno raccontato la vita di Gesù segnandola come la “buona notizia” dal greco “evangèlicon”. Non solo. A latere sono fiorite altre “buone notizie” da autori poco noti e che sono passate alla storia come “apocrife”. Da tutto ciò non mi sembra vi possano essere dubbi sull’esistenza di un uomo carismatico, dalla parola suadente, dalla fermezza dei suoi principi posto al cospetto delle debolezze umane incluse quelle dei sacerdoti di Gerusalemme nel tollerare la presenza di mercanti dinanzi al tempio, luogo di fede e di sacrale rispetto. Ma la storia può spiegare il Gesù della fede?
Questa riflessione la considero importante per considerare il fondamento sul quale si costruiscono il cristianesimo e la sua pesante eredità di sofferenze, martirii, persecuzioni ed emarginazioni. La parola di Gesù è stata quella che uccide perché la natura umana conosce la strada giusta ma preferisce percorrere l’impervia. Perché non è sufficiente costruire una Chiesa in nome di un Gesù elevato agli onori di un Dio. Occorre ogni giorno dare testimonianza di se ed essere costruttori di pace per ritrovare la via, la verità e la giustizia. E in questo le religioni non sempre si ritrovano con il Gesù della fede facendoci dubitare della sua stessa esistenza. (Riccardo Alfonso)

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Il dolore nella storia umana

Posted by fidest press agency su sabato, 19 agosto 2017

doloreE’ una condizione, quella della sofferenza, che è difficile d’accettare. Non mi riferisco di certo ad un banale mal di denti o ad un mal di pancia per una indigestione. La mia riflessione è rivolta al “grande dolore”, quello che per mesi, se non anni, attanaglia l’essere umano per un male incurabile, per una infermità debilitante. E’ un momento che la scienza e la fede hanno dedicato attenzioni di segno diverso. La scienza protesa a lenire il travaglio esistenziale con farmaci adeguati, mentre la religione, in senso lato, proclama il primato del sofferente come riscatto, come atto di santità e di fede. Un concetto, quest’ultimo, difficile da digerire. E’ come voler dire che la sofferenza è data al malvagio per punirlo e al giusto per premiarlo. Ma il dolore non è una merce per i buoni o per i cattivi. Esso fa parte della lotta che l’essere umano ingaggia con la natura, con le forze che cercano di sovrastarlo. Può colpire tutti, indistintamente, e non c’entra con l’appartenenza o meno ad una religione né essa può arrogarsi il diritto di riscuoterne i meriti. Non è un sacrificio da offrire sull’altare della fede, ma è il prezzo del nostro essere e divenire a prescindere dai temi della rassegnazione, del “dono” da offrire ad un “signore offeso” per blandirne l’ira. Come potrebbe essere altrimenti se questo dolore profondo colpisce, ad esempio, un bambino? Chi mai, alla sua età, può aver provocato una offesa così grave da meritarsi una punizione tanto crudele? Ma se vi è un Dio che sa anche compiere il “miracolo” della guarigione dovremmo anche chiederci perché nel suo agire è tanto selettivo: a quello si e ad altri no. E non ci vengano a dire che la leva che smuove il sentimento della redenzione è dato dalla fede. Ognuno di noi crede e può anche pregare per un suo Dio, ma per il professante la sofferenza si trasforma in rassegnazione e anche in martirio in nome della fede, come il cilicio lo è per i fanatici e i masochisti, mentre per gli altri è la medicina del medico a fare da balsamo. Due diverse medicine, quindi, ma non frutto di una ricercata identità ultraterrena, per gli uni mentre manca agli altri, ma per il semplice motivo che la fede diventa un tramite per darci una ragione ed anche una speranza che la sofferenza possa tornarci un qualche modo utile per un premio di là della vita. Questa testimonianza, ad esempio, l’ho colta sul letto di un grande sofferente che mi diceva: “la vita è bella, va vissuta sino in fondo” E io pensavo, ascoltandolo stupito, è forse la paura di morire, dell’ignoto che lo attende a fargli dire queste parole? Ma potrebbe un vero credente pensarla seriamente e non chiedere al suo Dio di staccare la spina e di allontanare dalla propria bocca il calice con il veleno del duro travaglio? Dopo tutto l’essere umano è figlio del suo tempo mentre Dio lo è in tutti i tempi o, per meglio dire, è senza tempo e non ha, quindi, bisogno di mettere alla prova chicchessia, tanto già ne conosce la misura. (Riccardo Alfonso direttore centro studi filosofici e religiosi della Fidest)

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Il problema della trasmissione della fede

Posted by fidest press agency su giovedì, 17 agosto 2017

albero-natale-vaticanoNon è risolvibile soltanto all’interno della comunità cristiana, senza porsi il problema del divenire della società e della sua cultura e delle nostre capacità di orientare questo divenire, nelle sue manifestazioni ma anzitutto nei suoi presupposti e fattori dinamici. Su questo versante la consapevolezza delle trasformazioni culturali e del loro impatto sulla vita e sui processi di costruzione dell’identità personale e sociale sta portando la comunità ecclesiale nel nostro paese a interrogarsi sulla necessità di dare il primato all’evangelizzazione anche e soprattutto nei percorsi di iniziazione alla fede, coinvolgendo in questo radicale ripensamento anche la parrocchia. Ma il Vangelo di Gesù altro non è che il Vangelo che è Gesù. In lui appare a noi il volto di Dio e nel contempo l’uomo è rivelato a se stesso. In lui si rivela e si compie l’umanità nuova, l’uomo nuovo. Non basta quindi ripetere verbalmente la formula del kerygma (“Cristo è morto ed è risorto”) senza un adeguato sforzo di ritraduzione del messaggio e di una sua intelligente e creativa inculturazione. L’irrinunciabile dovere della proposta della Chiesa di dire in Cristo la verità sull’uomo chiede oggi di essere adempiuto mediante un rinnovato e convinto annuncio accompagnato dal dialogo con la cultura odierna (spesso pesantemente condizionata da visioni unilaterali) allo scopo di superare la separazione tra Vangelo e cultura. (Riccardo Alfonso direttore del centro studi religiosi e filosofici della Fidest)

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Il problema della trasmissione della fede

Posted by fidest press agency su mercoledì, 26 luglio 2017

coranoNon è risolvibile soltanto all’interno della comunità cristiana, senza porsi il problema del divenire della società e della sua cultura e delle nostre capacità di orientare questo divenire, nelle sue manifestazioni ma anzitutto nei suoi presupposti e fattori dinamici. Su questo versante la consapevolezza delle trasformazioni culturali e del loro impatto sulla vita e sui processi di costruzione dell’identità personale e sociale sta portando la comunità ecclesiale nel nostro paese a interrogarsi sulla necessità di dare il primato all’evangelizzazione anche e soprattutto nei percorsi di iniziazione alla fede, coinvolgendo in questo radicale ripensamento anche la parrocchia. Ma il Vangelo di Gesù altro non è che il Vangelo che è Gesù. In lui appare a noi il volto di Dio, e nel contempo l’uomo è rivelato a se stesso. In lui si rivela e si compie l’umanità nuova, l’uomo nuovo. Non basta quindi ripetere verbalmente la formula del kerygma (“Cristo è morto ed è risorto”) senza un adeguato sforzo di ritraduzione del messaggio e di una sua intelligente e creativa inculturazione. L’irrinunciabile dovere della proposta della Chiesa di dire in Cristo la verità sull’uomo chiede oggi di essere adempiuto mediante un rinnovato e convinto annuncio accompagnato dal dialogo con la cultura odierna.

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Fede e profezia del primo Papa emerito della storia

Posted by fidest press agency su giovedì, 6 aprile 2017

benedetto XVIRoma Giovedì 13 aprile 2017 – ore 18 la Feltrinelli Libri e Musica – Galleria Sordi, 33 In vista del compleanno di Benedetto XVI (novant’anni il prossimo 16 aprile, giorno di Pasqua), la casa editrice Paoline organizza la presentazione del libro BENEDETTO XVI. Fede e profezia del primo Papa emerito della storia, da pochi giorni in libreria.
Intervengono alla presentazione Ida Colucci, Direttrice Tg2 RAI, e Luigi Bizzarri, Capostruttura RAI3 – Autore de “La Grande Storia”, “La Storia dei Papi”. Coordina Carlo Marroni, Vaticanista “Il Sole24Ore”. È presente l’Autore Giovan Battista Brunori, Vicecaporedattore Esteri e Vaticanista Tg2 – RAI.Giovan Battista Brunori si è lanciato nel progetto di raccontarci la vita e il pensiero di Joseph Ratzinger, il primo papa emerito della storia. Obiettivo di questa biografia, ampia (quasi 450 pagine) ma scritta in un linguaggio accattivante e scorrevole, è rispondere alla domanda: chi è veramente quest’uomo talvolta non capito, osteggiato, temuto, definito Panzerkardinal nonostante la sua finezza intellettuale? Il lettore viene condotto a conoscere l’esperienza umana e spirituale di un enfant prodige della teologia, dalla formazione nella sua amata Baviera fino al ritiro nel monastero Mater Ecclesiae. Attingendo alle memorie dello stesso Ratzinger e del fratello Georg, ai documenti ufficiali e alle tante interviste fatte negli anni a testimoni pubblici, Brunori riesce a evidenziare come Benedetto XVI sia stato più un papa del pensiero che del gesto, papa teologo e professore più che papa di governo.Rigoroso prefetto della Congregazione della dottrina della fede, Ratzinger intende difendere la fede dei semplici e avviare un faticoso processo per rimuovere la sporcizia nella Chiesa. Si batte contro la dittatura del relativismo e la marginalizzazione della religione nel mondo contemporaneo. Nonostante errori della curia, di cui il papa si carica – lasciando tutti attoniti – ogni responsabilità, nonostante crisi e scandali che ne oscurano temporaneamente il messaggio, la profezia di Benedetto XVI resta forte, nitida e di straordinaria attualità: la vera crisi della Chiesa “è appena incominciata. […] Ma la Chiesa conoscerà una nuova fioritura e apparirà agli uomini come la patria, che ad essi dà vita e speranza oltre la morte”. Il volume di Brunori ha anche il merito di non rimanere coinvolto in quella diatriba tra tradizionalisti e riformatori, spesso ideologizzata, che vuole contrapposti, come paladini dei due schieramenti, Benedetto XVI e papa Francesco.Scrive nella prefazione del libro padre Federico Lombardi, Presidente della Fondazione Vaticana Joseph Ratzinger Benedetto XVI: “Per capire meglio sul lungo periodo il significato della vita e del servizio petrino di Benedetto XVI ci vorrà ancora del tempo, ma è giusto cominciare a provarci, con rispetto e simpatia, cercando di identificare, al di là delle vicende che hanno occupato per un certo tempo in modo più clamoroso le cronache degli anni scorsi, i tratti caratterizzanti di un governo e di un magistero che lasciano alla Chiesa un contributo più profondo, solido e durevole, di quanto molti abbiano finora compreso […]. Brunori ci ha provato e ci ha dato un contributo che si legge con facilità e con frutto. Non è l’ultima parola, ma oggi nessuno può pretendere di dirla. È una parola di cui gli siamo grati, perché ci aiuta a ricordare il cammino di una lunga vita di fede, di pensiero profondo, di testimonianza cristiana, di fedelissimo amore alla Chiesa e di servizio sempre più ampio, ai fedeli e all’umanità”.
Giovan Battista Brunori, laureato in Lettere e Filosofia, diplomato Archivista presso l’Archivio Segreto Vaticano, giornalista professionista, è vicecaporedattore esteri e vaticanista del Tg2. (foto: benedetto XVI)

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È uscito il libro “Spiritualità minimalista – La fede e le religioni”

Posted by fidest press agency su giovedì, 17 novembre 2016

chiesa-evangelica-luteranaLa Chiesa Evangelica Luterana in Italia (CELI), che riunisce le comunità luterane dell’intera penisola, saluta con piacere l’uscita di “Spiritualità minimalista – La fede e le religioni”, volume di 115 pagine, scritto da Uwe Habenicht e pubblicato da Claudiana, in vendita a Euro 12,90 (sul sito http://www.claudiana.it e presso le librerie Claudiana, ma anche presso altri rivenditori online e offline).Nel testo, il pastore luterano Uwe Habenicht delinea le caratteristiche di una spiritualità semplice ed essenziale – sovente espressa con la metafora di quel particolare tipo di comunità ospitale che è l’albergo diffuso, fatto di case preesistenti messe in rete – per accogliere viaggiatrici e viaggiatori, anche non credenti, con appartenenze e itinerari diversi.Una spiritualità nuova che aiuti ad affrontare e le sfide che l’umanità, come ogni singolo individuo, si trova a dover affrontare in questo secolo e che l’autore descrive nel primo capitolo del suo libro, facendo spesso riferimento – con vero spirito ecumenico – alle parole di Papa Francesco e alla sua Enciclica Laudato si’: la sfida ecologica, determinata dal nostro vivere oltre i limiti della capacità rigenerativa del pianeta; la sfida economica causata dall’incremento di povertà e ingiustizie; la sfida esistenziale dell’individuo disorientato ed esausto da stili di vita sociali che condizionano la qualità della vita personale; la sfida del dialogo e del reciproco riconoscimento per le fedi in un’epoca di potente violenza religiosa; infine, la sfida derivante dalla crisi delle Chiese storiche in Europa che non riescono a esprimere una teologia e una spiritualità capaci di rispondere all’autonomia e alla ragione occidentale cui, dopo Kant e l’illuminismo, nessuno vuole rinunciare.
“In un mondo globalizzato e plurale, spesso il disorientamento e l’insicurezza prevalgono sulle certezze. La mia opera vuole essere un invito a uscire da modi granitici e inadeguati di pensare la fede come mera appartenenza. Dobbiamo aprirci a una spiritualità cristiana capace di stare creativamente in mezzo alle altre religioni per opporci, tutti insieme, alle logiche distruttive che vedono gli uni in competizione con gli altri. Nel mio libro, partendo dalla tradizione cristiana, spiego come sia possibile scoprire modelli sorprendenti in grado di aiutarci a creare un nuovo rapporto con Dio e coni gli altri, anche con chi non crede” afferma Uwe Habenicht.Uwe Habenicht, 47 anni, è tedesco di Hannover. Dal 1988 al 1994 ha completato il percorso di studi teologici presso le facoltà di Erlangen-Tubinga, Lipsia, Roma e Gottinga. Dal 2009 è pastore della comunità evangelica ecumenica di Ispra Varese/Lago Maggiore, nonché membro della Voce ecumenica di Varese, gruppo di lavoro sull’ecumenismo nella provincia di Varese. Sposato con la pastora Ulrike Hesse, è padre di 3 figli, rispettivamente di 7, 10 e 14 anni.

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Vittime terrorismo e fede

Posted by fidest press agency su sabato, 9 aprile 2016

San Francesco in meditazione (Immacolatata concezione) - 2E’ la prima volta, nei quasi 100 anni di storia, che la rivista San Francesco propone una copertina in bianco e nero. Un segno di lutto per le tante e troppe vittime per terrorismo e per fede. Il mensile francescano edito dai frati del Sacro Convento di Assisi dedica uno speciale di dieci pagine sui 401, tra missionari e operatori pastorali, uccisi nel mondo dal 2000 ad oggi. “Essere missionari è una vocazione speciale che spinge a mettersi al servizio del Vangelo, delle periferie e dello scarto dell’umanità” così il direttore dell’Agenzia Fides, padre Vito Del Prete nell’intervista rilasciata al periodico San Francesco. “I cristiani sono perseguitati e uccisi per tre motivi: fede, promozione umana e dialogo interreligioso”. Padre Vito durante il colloquio fa anche riferimento alla scomparsa di padre Dall’Oglio del quale pur essendo “in continuo contatto con le Chiese locali del posto non si hanno notizie certe”.Il Custode del Sacro Convento di Assisi, padre Mauro Gambetti, sottolinea in una sua riflessione sul terrorismo come a “ciò che sta accadendo non possiamo rispondere con il silenzio. È in atto la ‘terza guerra mondiale’ e l’Europa, non può più rimanere alla finestra a guardare quello che accade in altri paesi apparentemente lontani. Non può nemmeno limitarsi ad aggiornare programmi e convenzioni per l’accoglienza dei profughi”.La rivista si apre con l’editoriale del direttore, Padre Enzo Fortunato, dal titolo “Per vivere da risorti comunicare la vita”, nel quale sottolinea come ‘ogni incontro debba concludersi con un abbi cura di splendere’.

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“Giornata della carità”

Posted by fidest press agency su giovedì, 19 marzo 2015

caritasDomenica 22 marzo la Diocesi di Roma promuove la giornata di animazione e preghiera per la carità, in tutte le chiese la colletta a favore delle famiglie cristiane che vivono in Iraq. Seguiranno iniziative per tutta la prossima settimana. Per sensibilizzare alla giornata, la Caritas di Roma ha presentato il rapporto CARITAS IN CIFRE 2014 con un’analisi socio-statistica delle principali attività svolte e delle emergenze a cui la città è chiamata a rispondere con urgenza. «Siamo loro vicini e preghiamo insistentemente perché al più presto si ponga fine all’intollerabile brutalità di cui sono vittime i cristiani in Iraq e in Siria, dove non cessano violenze e sequestri di persona. Vogliamo assicurare a quanti sono coinvolti in queste situazioni che non li dimentichiamo». È l’appello lanciato lo scorso 1° marzo durante l’Angelus da Papa Francesco chiedendo «a tutti, secondo le loro possibilità, di adoperarsi per alleviare le sofferenze di quanti sono nella prova, spesso solo a causa della fede che professano». Per rispondere all’invito del proprio vescovo, la diocesi di Roma dedicherà la colletta di domenica 22 marzo, Giornata della Carità, al sostegno delle famiglie cristiane che vivono in Iraq, nelle proprie case o sfollate nei campi di accoglienza della Caritas e di altre organizzazioni umanitarie. Per seimila di loro la Chiesa di Roma assicurerà una Pasqua di solidarietà, raggiungendole con il dono di una colomba e con gli aiuti che si raccoglieranno nelle parrocchie attraverso la Caritas diocesana. «La carità, soprattutto nel tempo di Quaresima, deve essere al centro della nostra fede», spiega il direttore, monsignor Enrico Feroci. «Come san Paolo invitava la comunità di Corinto a una colletta per i poveri di Gerusalemme – prosegue -, anche la Chiesa di Roma è vicina ai fratelli iracheni e del Medio Oriente, cristiani che ci hanno trasmesso la fede in passato e che con i loro martiri continuano a testimoniarcela ancora oggi. Non possiamo lasciarli soli».La colletta di domenica aprirà una settimana di iniziative che l’ufficio diocesano promuove come tradizione alla fine della Quaresima. Una «Settimana della carità» che quest’anno coincide con le celebrazioni per il 35° anniversario del martirio del vescovo salvadoregno Oscar Romero. Con il tema «La carità più grande è dare la propria vita» saranno due le celebrazioni promosse dal Comitato romano, presieduto dalla Caritas, a ricordo del martire della giustizia e della fede che verrà beatificato il 23 maggio. Domenica 22 marzo, alle ore 9.30, una solenne concelebrazione dell’Eucaristia a Santa Maria in Traspontina (via della Conciliazione 14) presieduta dall’arcivescovo Vincenzo Paglia, presidente del Pontificio Consiglio per la famiglia. Al termine della Messa, animata dalle comunità latinoamericane presenti nella Capitale, i partecipanti si recheranno in marcia verso piazza San Pietro per assistere all’Angelus. Martedì 24, alle ore 19, monsignor Romero sarà ricordato in una veglia ecumenica presso la basilica dei Santi Apostoli (piazza Santi Apostoli 51) a cui parteciperà anche il vescovo Matteo Zuppi, ausiliare per il settore Centro. «Una preghiera commenta monsignor Feroci – in cui ricorderemo anche i tanti martiri dei nostri giorni e quanti, come i cristiani di Iraq e Siria, sono perseguitati e in pericolo per la loro testimonianza di fede».
Le iniziative liturgiche prevedono anche due riti della Via Crucis: venerdì 27 marzo, alle 16 avrà luogo quella con i detenuti dei quattro istituti penitenziari di Rebibbia, animata dal gruppo Volontari in Carcere della Caritas e presieduta da monsignor Feroci. Alle 19 si terrà una seconda Via Crucis nel parco di Villa Glori ai Parioli, organizzata dai residenti delle case famiglia per malati di Aids con le parrocchie della VI prefettura e presieduta dal vescovo Guerino Di Tora, ausiliare per il settore Nord. (foto logo: caritas)

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Lanciato il nuovo sito web inglese della comunità baha’i

Posted by fidest press agency su giovedì, 22 gennaio 2015

Baha’iIl sito web inglese della comunità baha’i è stato lanciato in una nuova versione accessibile a http://www.bahai.org . Questo sito che rappresenta ufficialmente la Fede baha’i in rete è stato aperto nel 1996 e questa è la sua più recente versione. Esso esamina le credenze e gli scritti della Fede baha’i e presenta le esperienze delle persone che, ispirate dagli insegnamenti di Baha’u’llah, cercano in tutto il mondo di contribuire al miglioramento della società.Il sito riveduto comprende due sezioni «What Baha’is Believe [Che cosa credono i baha’i]» e «What Baha’is Do [Che cosa fanno i baha’i]» e offre una nuova versione della Baha’i Reference Library.
La sezione intitolata «What Baha’is Believe [Che cosa credono i baha’i]» intende organizzare una selezione delle più importanti credenze della Fede baha’i in alcune aree tematiche, come The Life of the Spirit [La vita dello spirito], God and His Creation [Dio e la Sua creazione]e Universal Peace [La pace universale]. «What Baha’is Do [Che cosa fanno i baha’i]» esamina il lavoro per il progresso sociale svolto dai baha’i, assieme a coloro che condividono le loro aspirazioni.Il sito comprende anche una nuova versione della Baha’i Reference Library, l’autorevole fonte online degli scritti baha’i che offre una selezione di opere di Baha’u’llah, del Bab, di ‘Abdu’l-Baha, di Shoghi Effendi e della Casa Universale di Giustizia, nonché altri testi baha’i Per leggere online l’articolo in inglese, vedere le foto e accedere ai link si va a: http://news.bahai.org/story/1037

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Quotidiani cattolici:critiche di Celentano

Posted by fidest press agency su giovedì, 16 febbraio 2012

«La critica ad Avvenire e Famiglia cristiana, mossa da Adriano Celentano nel corso della serata di apertura del Festival di San Remo, dimostra quanto questo artista ignori la dottrina cattolica. La Chiesa si rivolge all’uomo nella sua integrità personale, spirituale, psichica e fisica. È dunque legittimo che essa si occupi sia di Dio e dei “novissimi”, sia della storia dell’uomo. Così come è legittimo che la stampa cattolica si occupi, oltre che della vita della Chiesa e delle diocesi, anche delle “cose dell’uomo”, politica ed economia». Con queste parole Julio Loredo, portavoce di Luci sull’Est, esprime la solidarietà dell’Associazione e dei suoi 150 mila sostenitori alla stampa cattolica aggredita dall’artista. «Da un sedicente cattolico come Celentano – prosegue il portavoce Loredo – piuttosto che un attacco, ci si aspetterebbe una parola di sostegno per i moltissimi settimanali cattolici diocesani, che quotidianamente combattono per diffondere nel territorio la voce di Dio e della Chiesa, e la cui esistenza è invece messa a rischio dagli annunciati tagli ai contributi per l’editoria. Celentano dovrebbe fare tesoro dell’insegnamento di Papa Giovanni Paolo II che ripeteva spesso “La fede che non si trasforma in cultura non è vera fede”. È triste – conclude Loredo – vedere come il Festival di San Remo, il cui obiettivo sarebbe di mostrare il meglio dell’arte canora italiana, debba invece ricorrere all’ingaggio di predicatori di bassa lega e di dubbia cultura per fare “audience”».

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Habemus Papam

Posted by fidest press agency su martedì, 15 novembre 2011

Habemus papam, Benedict XVI

Image via Wikipedia

Il fumo di satana e l’uomo di Dio Walter Martin – Fede & cultura – 2011 – pp. 382 – € 24,00 scontato 21,60 Un romanzo fatto di abile narrazione, di suspense, di sana teologia e di tanta buona dottrina cattolica. Per raccontare che cosa? L’eterna guerra che il Nemico muove contro la Chiesa, fino a portarla sulla soglia degli inferi senza riuscire a vincerla. Nulla di nuovo, perché questo è il motore della storia da duemila anni a questa parte. Ma c’è modo e modo di raccontarlo, e l’Autore di queste pagine è uno che sa farlo conquistando anche il lettore distratto. E, soprattutto, c’è modo e modo di esserne consapevoli, e l’Autore di queste pagine è uno che mostra di aver colto fin nelle sue pieghe più intime la crisi nella quale si dibatte la Chiesa. Habemus Papam è, insieme, una storia di grande coinvolgimento e un compendio inossidabile della fede cattolica.

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La bella addormentata

Posted by fidest press agency su martedì, 15 novembre 2011

A.Gnocchi, M. Palmaro – Vallecchi – 2011 – pp. 248 – € 12,50 Nel 2012 ricorrerà il cinquantesimo anniversario dell’apertura del Concilio Ecumenico Vaticano II. Alessandro Gnocchi e Mario Palmaro analizzano la crisi senza precedenti che sta attraversando la Chiesa contemporanea, svelando la radice del dramma attraverso un’indagine appassionante. Dall’apostasia silenziosa ai problemi morali, la Chiesa cattolica sta attraversando una delle crisi più gravi di tutta la sua storia. Che cosa ci sarebbe all’origine di tale terremoto? Gli autori evidenziano una crisi di fede che si manifesta in tutta la sua forza a partire dagli anni ’60 e che ha il suo cardine nella complessa stagione del Concilio Vaticano II. Scorrendo queste pagine appassionate e incalzanti, il lettore risalirà alle sorgenti del fenomeno fino a trovare sul banco degli accusati, uomini ed eventi ritenuti sino ad oggi intoccabili, quasi veri e propri miti.

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