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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 259

Posts Tagged ‘fegato’

Curcuma: una minaccia per il fegato?

Posted by fidest press agency su domenica, 23 giugno 2019

Riflettori puntati sulla curcuma: sebbene il suo effetto anti-ossidante sia comprovato scientificamente, nelle ultime settimane il Ministero della Salute e l’Istituto Superiore di Sanità hanno segnalato un incremento esponenziale dei casi riportati in Italia di epatopatia ad impronta colestatica associata alla assunzione di integratori contenenti curcumina. Una rinnovata consapevolezza delle proprietà benefiche dei prodotti naturali ha fatto sì che negli ultimi anni si siano imposti sul mercato come alternativa ai farmaci per la cura di disturbi e patologie di carattere neoplastico, infiammatorio ed anche nelle malattie del fegato. Sia in Europa che negli Stati Uniti, il 65 per cento dei pazienti usa preparati erboristici nella cura delle malattie del fegato, in quanto li considera sicuri, facilmente procurabili e senza effetti indesiderati dovuti a composti chimici sintetici.
Curarsi in modo naturale in linea di principio non è sbagliato – basti pensare che più della metà dei prodotti farmaceutici deriva da prodotti naturali – ma è fondamentale evitare il ‘fai-da-te’ e affidarsi a degli specialisti competenti, soprattutto in caso di patologie severe. All’interno di questo nuovo scenario la curcumina ha assunto un ruolo importante. Si tratta del principale costituente della Curcuma longa, una spezia ampiamente utilizzata per le sue proprietà biologiche anti-ossidanti, anti-infiammatorie ed anti-neoplastiche. La principale azione della curcumina è quella di limitare la produzione di radicali liberi da stress ossidativo, indotto da cause diverse, e questo ne suggerisce l’impiego nei pazienti con steatosi epatica non alcolica, ma anche con epatopatia alcol-correlata, nei quali la insulino-resistenza da una parte, l’alcol dall’altra, provocano una serie di meccanismi di perossidazione lipidica, con produzione di radicali liberi e conseguente danno epatico.
Secondo il professor Domenico Alvaro, presidente Sige “la storia recente della curcumina deve essere di insegnamento, per alcune considerazioni a carattere generale:
1. sono assolutamente necessari accurati controlli anche per i cosiddetti ‘integratori’ che vengono messi in commercio;
2. é il medico a dover suggerire l’eventuale uso di integratori che non possono essere lasciati alla libera scelta del paziente. Questo soprattutto considerando che la nostra alimentazione è generalmente completa e non necessita di integrazioni se non in condizioni di patologia!
3. il danno epatico da farmaci o xenobiotici è nella maggior parte dei casi imprevedibile, dipendendo dalle caratteristiche genetiche del paziente: per cui alla comparsa di disturbi dopo assunzione di un farmaco occorre sempre contattare il medico”.

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Salute: a Roma su malattie, ricerca e nuove terapie per il fegato

Posted by fidest press agency su mercoledì, 20 febbraio 2019

Roma 21 e 22 febbraio, nell’aula magna dell’Università la Sapienza, si terrà la riunione annuale dell’Associazione Italiana per lo Studio del Fegato (AISF). Tale evento è una preziosa occasione di confronto per gli esperti italiani e stranieri, in un momento storico cruciale per l’epatologia. Infatti, da qualche anno lo scenario di ricerca e cura delle malattie epatiche è sottoposto a mutamenti epocali.Da un lato, la recente disponibilità, per l’epatite da virus C, di nuove terapie efficaci e di breve durata ha consentito di trattare in modo sicuro tutti i soggetti con infezione da HCV, indipendentemente dalla severità della malattia di fegato. Alla data dell’11 febbraio 2019, infatti, sono stati avviati ben 170.376 trattamenti antivirali (Fonte: Agenzia Italiana del Farmaco, AIFA, Ufficio registri monitoraggio: “Aggiornamento dati Registri AIFA DAAs – Epatite C cronica -11 Febbraio 2019”), con tassi di guarigione dall’infezione superiori al 90%-95%.Tale efficacia e sicurezza ha posto le basi perché l’Organizzazione Mondiale della Sanità ponesse come obiettivo, raggiungibile entro il 2030 ,“l’eliminazione del virus HCV” dai paesi industrializzati.Quanto finora fatto pone l’Italia come uno dei paesi al mondo in cui sono stati curati il maggior numero di pazienti con epatite C. Tuttavia, vi è ancora molto da fare per raggiungere l’obiettivo eliminazione in Italia, in considerazione del gran numero di pazienti ancora da diagnosticare e da trattare, stimati da un recente studio in circa 275mila-300mila (Fonte EpaC: “Stima del numero di pazienti con infezione da epatite C nota e non nota residenti in Italia” – 22 settembre 2018).Dall’altro, a causa anche della riduzione dei casi di epatite C, l’emergenza, sempre più evidente, di altre patologie epatiche, ed in particolare della steatosi/steatoepatite non alcolica (NAFLD).La NAFLD è una malattia epatica da fegato grasso la cui origine è legata all’obesità, alla dislipidemia, ed al diabete, tutte condizioni in rapido aumento in paesi, come l’Italia, caratterizzati uno stile di vita sedentario, tipico dei paesi industrializzati. Allo stato non esistono trattamenti farmacologici approvati per tale condizione, che può essere corretta solo con modifiche dello stile di vita e con la cura delle condizioni associate. La sfida, in tale condizione, è il riconoscimento dei pazienti “a rischio”.Infine, la recente o prossima disponibilità di nuovi approcci terapeutici per patologie epatiche comuni, ad esempio l’epatocarcinoma, tumore primitivo del fegato, o più rare come le malattie autoimmuni o da accumulo.Tutti questi argomenti vengono trattati nel corso della due giorni di confronto della Riunione Annuale dell’Associazione, con una formula grazie alla quale si confrontano giovani ricercatori, che hanno l’opportunità di presentare i risultati delle loro ricerche su queste tematiche, ed esperti italiani e stranieri che tengono letture magistrali e tavole rotonde sugli argomenti più dibattuti.Il tutto è coordinato dall’organizzazione dell’Associazione che promuove queste attività attraverso borse di studio per i giovani medici in formazione e premi per le ricerche più meritevoli.In particolare, quest’anno l’associazione ha promosso la presenza di giovani specializzandi delle aree mediche interessate come Gastroenterologia, Infettivologia, Medicina Interna ed Endocrinologia, aumentando il numero di borse di studio disponibili.Tale evento è la dimostrazione oggettiva del grande impegno della comunità scientifica italiana nella ricerca e cura delle malattie epatiche. (Comunicato a cura del Dott. Salvatore Petta, Segretario dell’Associazione Italiana Studio Fegato)

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Farmaci contro il tumore al fegato

Posted by fidest press agency su mercoledì, 26 settembre 2018

Trovare nuove terapie per una malattia pediatrica assai rara ma molto aggressiva: il tumore epatico. È questo l’ambizioso obiettivo del progetto europeo “Children’s Liver Tumour European Research Network” (ChiLTERN), incluso nel programma Horizon 2020-PHC-2015, di cui l’Istituto di Ricerca Pediatrica Città della Speranza è da pochi giorni partner ufficiale.A seguire lo studio sarà la dott.ssa Martina Pigazzi, principal investigator del Laboratorio di Oncoematologia Pediatrica, affiancata dal dott. Stefano Cairo dell’azienda francese XenTech.“Il progetto è un esempio di come, grazie alla sinergia tra IRP e Dipartimento di salute della donna e del bambino dell’Università di Padova, con il suo direttore Prof. Giorgio Perilongo, si sia potuta costruire una rete tra ricerca di base e ricerca clinica che ha concretizzato l’opportunità unica di essere parte di un programma di ricerca europeo con altri 22 gruppi – dichiara la dott.ssa Pigazzi –. IRP, dunque, è inserito in un partenariato globale che vedrà il più grande studio clinico mai intrapreso in questa popolazione di pazienti”.Lo studio è coordinato dalla Società internazionale di oncologia pediatrica – Gruppo di tumori del fegato epiteliale (SIOPEL), con base in Europa, dal Gruppo oncologico per bambini (COG), negli Usa, e dal Gruppo tumori epatici pediatrici (JPLT), in Giappone, che hanno unito le forze per lanciare un trial di fase 3 su pazienti pediatrici e adolescenti con epatoblastoma e carcinoma epatocellulare, creando il primo protocollo internazionale del tumore epatico pediatrico (PHITT).Lo studio mira a reclutare 1200 pazienti con tumori epatici in tutto il mondo, per un periodo di 5 anni. “300 pazienti saranno europei – spiega la dott.ssa Pigazzi – e, assieme al mio gruppo di ricerca in IRP e alla collaborazione del dott. Cairo, produrrò dei modelli in vitro e in vivo su cui testare l’efficacia di nuovi farmaci che verranno poi somministrati ai pazienti”.Con il progetto ChiLTERN si punta ad intraprendere il processo PHITT in Europa e a fornire ulteriori piattaforme biologiche, tecnologiche e farmacologiche per incrementare la sopravvivenza dei bambini con cancro al fegato.

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Tumore al fegato e sopravvivenza

Posted by fidest press agency su domenica, 22 maggio 2016

punti fegatoIl carcinoma primitivo del fegato o epatocarcinoma è la seconda causa di morte per cancro nel mondo. L’Italia ha il triste primato di essere il paese occidentale con la maggiore incidenza di questo tumore, che causa quasi 10.000 morti ogni anno nel nostro paese. Si tratta di un tumore molto complesso che si sviluppa su di un fegato solitamente già malato di cirrosi. Gli strumenti per la gestione di questo tumore non erano ancora sufficientemente affidabili per predire la sopravvivenza ai pazienti.Uno studio dei clinici padovani individua un nuovo sistema prognostico per calcolare la sopravvivenza dei pazienti con tumore al fegato; il lavoro multicentrico italiano a cura del Prof. Fabio Farinati della UOC Gastroenterologia, del Prof Umberto Cillo direttore dell’U.O.C. di Chirurgia Epatobiliare e dei Trapianti Epatici e del Dr. Alessandro Vitale sempre della UOC Chirurgia Epatobiliare dell’Azienda Ospedaliera/Università di Padova, autori principali della ricerca scientifica, è stato pubblicato su PLoS Medicine, una delle più prestigiose riviste mediche mondiali (impact factor 15). Lo studio realizzato dagli esperti, potrà portare un notevole miglioramento della gestione clinica dei pazienti affetti da questa patologia.Il sistema prognostico ITA.LI.CA (Italian Liver Cancer) prende il nome da un database che raccoglie un’ampia popolazione di oltre 5.000 pazienti italiani seguiti da 21 centri epatologici del nostro paese. ITA.LI.CA si basa su alcuni parametri clinici facilmente ottenibili e normalmente misurati in tutti i pazienti affetti da epatocarcinoma: esami del sangue (bilirubina, albumina, alfafetoproteina), indagini radiologiche come la TAC o la RM (numero e dimensioni dei noduli, presenza di invasione vascolare o di metastasi extra-epatiche) e la visita del paziente (condizioni generali, presenza di ascite o di encefalopatia epatica). Il sistema studiato e validato su una coorte di quasi 3000 pazienti orientali di Taiwan, dimostra una rilevanza mondiale per questa patologia.Il merito di questo sistema è di pesare ognuna di queste variabili e di metterle insieme in un punteggio che permette di predire con grande accuratezza la sopravvivenza di ciascun paziente colpito da neoplasia al fegato. Questo punteggio si è dimostrato superiore a tutti i sistemi sinora proposti in letteratura sia nella popolazione italiana, che nella vasta popolazione orientale. Il database ITA.LI.CA raccoglie oltre 5000 pazienti italiani con epatocarcinoma (è il più grande database dei paesi occidentali) e permette che un nuovo sistema prognostico sia in grado di predire con grande accuratezza la sopravvivenza dei pazienti affetti da questa grave malattia. L’Azienda Ospedaliera di Padova, col suo gruppo clinico multidisciplinare sull’epatocarcinoma, rappresenta un punto di riferimento per tutta Italia con questo nuovo sistema prognostico ITA.LI.CA, passo in avanti nella medicina.Gli autori padovani della ricerca hanno avuto un ruolo determinante per poter calcolare in modo preciso la sopravvivenza di ciascun paziente affetto da carcinoma primitivo del fegato.
Predire la sopravvivenza significa cercare di migliorare la prognosi di ogni paziente, scegliendo l’approccio terapeutico più efficace.

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Tumore del fegato: chirurgia e trapianto

Posted by fidest press agency su venerdì, 2 ottobre 2015

tumore metastatico2Resezione del fegato con intento curativo o trapianto: è questa la scelta che si trovano a dover affrontare epatologo e chirurgo di fronte a un paziente con tumore del fegato. «Le nuove tecniche chirurgiche consentono – a certe condizioni – di operare i tumori del fegato in fase molto avanzata e che un tempo venivano considerati non operabili. Nello stesso tempo i miglioramenti nella gestione clinica e farmacologica del trapianto di fegato hanno portato come “effetto collaterale” l’estensione delle indicazioni per questa procedura» spiega Andrea Risaliti, direttore della Clinica Chirurgica e del Centro Trapianti di Fegato, Rene e Pancreas dell’Azienda ospedaliero universitaria, nonché presidente del congresso internazionale “HPB surgery: Udine meets the experts” in corso a Udine. Organizzato dalla Clinica Chirurgica e Centro Trapianti dell’Azienda ospedaliero universitaria di Udine e promosso dalla Fondazione Internazionale Menarini, il congresso vede la partecipazione di alcuni fra i massimi esperti mondiali nel settore.
«Nei pazienti affetti da tumore epatico maligno, la resezione del fegato con intento curativo rimane tutt’oggi la scelta di eccellenza» prosegue Risaliti. «Molti pazienti però al momento della diagnosi presentano lesioni multiple o troppo estese tali da precludere l’intervento di resezione. Il maggior limite all’intervento chirurgico è il rischio di insufficienza epatica acuta post-resezione, causata da un volume epatico residuo troppo piccolo. Negli ultimi anni sono stati ideati vari accorgimenti tecnici per aumentare le possibilità recettive nei malati potenzialmente esclusi dall’approccio chirurgico. Una tecnica innovativa che consente di intervenire su tumori del fegato giudicati non operabili è rappresentata dall’ALPPS, acronimo che sta per “Associating Liver Partition and Portail Vein Ligation for Staged Hepatectomy” ossia separazione del fegato associata alla legatura della vena porta per epatectomia in due tempi. Questo intervento costituisce l’ultima frontiera nella chirurgia avanzata del fegato, eseguibile solo in centri di eccellenza per la chirurgia epatobiliare e dei trapianti». Alla tradizionale e consolidata chirurgia resettiva del fegato si è aggiunta, negli ultimi anni, la prospettiva offerta dal trapianto epatico, che permette la rimozione in blocco di tutto il fegato e di tutte le localizzazioni secondarie in esso contenute. Storicamente il Friuli Venezia Giulia è una delle regioni ai primi posti come procurement di donatori in Italia. I dati desunti dall’osservazione dei trapianti di fegato effettuati a Udine rivelano indici di sopravvivenza superiori rispetto agli standard internazionali: 84% anziché 81% a un anno, 76% anziché 74% a tre anni, 74 anziché 69 a cinque anni. Ancora più ragguardevoli i trapianti di fegato effettuati in pazienti HIV positivi, per i quali Udine è il primo centro pilota in Italia, con tassi di sopravvivenza dell’80% a un anno e del 63% a 5 anni, mentre negli altri sette centri in Italia la percentuale è del 50%.
«Il ricorso al trapianto, però, è ancora dibattuto, in particolare per l’alto rischio di recidive neoplastiche» avverte Risaliti. «In più, sebbene la previsione di sopravvivenza sia recentemente diventata più accurata e precisa, non è ancora stato raggiunto un accordo tra i centri su quale tasso di sopravvivenza possa essere considerato “accettabile” nel bilanciare la più alta probabilità di cura con l’effettiva disponibilità di organi». Dall’analisi statistica retrospettiva sui pazienti sottoposti a trapianto emergono alcuni fattori prognostici che incidono favorevolmente sull’esito a distanza dell’intervento:
– età inferiore a 55 anni;
– tumore primitivo localizzabile nel tratto gastroenterico (drenaggio portale);
– buon controllo della sindrome e/o risposta terapeutica (stabilizzazione di malattia) con l’impiego di trattamenti medici nella fase pre-trapianto (chemioterapia e/o analoghi della somatostatina);
– tumori neuroendocrini a basso grado di malignità;
– assenza di contemporaneità tra il trapianto e altri interventi complessi eseguiti nello stesso tempo chirurgico.
«In conclusione, per ogni singola condizione c’è un richiamo alla necessità di un’attenta valutazione in termini di costi-benefici soprattutto per bilanciare le varie possibilità con l’attuale disponibilità di organi. Pertanto, è consigliabile utilizzare la strategia resettiva, quando possibile, lasciando il trapianto come opzione nei casi di tumore del fegato non operabile a causa della localizzazione diffusa o della malattia epatica avanzata» commenta Risaliti.
La chirurgia resettiva epatica trova inoltre anche un campo di applicazione piuttosto frequente nel trattamento dei tumori secondari del fegato rappresentando ad oggi un valido e irrinunciabile supporto per la cura oncologica radicale e palliativa delle metastasi epatiche da tumori primitivi colon-rettali. Anche in quest’ottica il trapianto di fegato potrebbe in futuro trovare una sua collocazione come sta già avvenendo in Norvegia; ospite del congresso sarà uno dei massimi esperti mondiali di sostituzione del fegato per metastasi epatiche il prof. Foss che illustrerà la più importante casistica mondiale in merito.

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A Udine i maggiori esperti mondiali di chirurgia del fegato

Posted by fidest press agency su martedì, 29 settembre 2015

udineUdine dal 1 al 3 ottobre 2015 promosso dalla FONDAZIONE INTERNAZIONALE MENARINI. Organizzato dalla Clinica Chirurgica e Centro Trapianti dell’Azienda ospedaliero universitaria di Udine e promosso dalla Fondazione Internazionale Menarini, il congresso vede la partecipazione di alcuni fra i massimi esperti mondiali nel settore. L’evento sarà articolato in tre sessioni. Nella prima, dedicata al tumore del fegato, verranno presentate le più moderne metodiche di trattamento integrato chirurgico/trapiantologico, in un panel di discussione fra epatologo e chirurgo. Nella seconda il campo di azione viene spostato a uno dei tumori oggi più frequenti, quello del colon. La terza sessione illustrerà la prospettive di cura emergenti per il tumore del pancreas e delle vie biliari. Al congresso si affiancano due simposi satelliti: il primo dedicato alla chirurgia del seno, sotto l’egida della Scuola Italiana di Chirurgia Senologica, e il secondo in collaborazione con la Società Italiana di Chirurgia Ambulatoriale e Day Surgery. Sede del Congresso e dei Simposi sarà il Salone del Parlamento al Castello di Udine. La partecipazione è aperta a tutti i medici ed è gratuita.

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Trapianti di fegato

Posted by fidest press agency su venerdì, 30 gennaio 2015

istituto tumoriL’Istituto Nazionale dei Tumori, unico ospedale oncologico autorizzato dal Ministero della Salute all’esecuzione di trapianti epatici, è primo nella classifica dei Centri italiani che effettuano questo intervento, sia in termini di percentuali di successo – ovvero di sopravvivenza dei pazienti sottoposti all’intervento (95.4% ad un anno di distanza e 84.4% a 5 anni di distanza dal trapianto) – sia dal punto di vista del funzionamento dell’organo post trapianto (che agli stessi intervalli di tempo è del 92.9% e dell’80%). I dati sono stati diffusi in questi giorni dal Sistema Informativo Trapianti – organo del Ministero della Salute, del Centro Nazionale Trapianti e della Rete Nazionale Trapianti – e prendono in esame l’attività di trapianto di fegato eseguita in Italia nell’arco di 13 anni, dal 2000 al 2012.L’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano eccelle anche nella percentuale di soddisfacimento delle lista di attesa, pari al 77.8%: un dato che spicca rispetto alla media nazionale e che conferma l’estrema attenzione dell’Istituto per l’utilizzo ottimale del patrimonio di organi donati e destinati ai pazienti colpiti da tumore.Il trattamento del cancro del fegato, all’Istituto Nazionale dei Tumori è garantito dal team multidisciplinare di Epato-Oncologia, diretto dal dottor Vincenzo Mazzaferro, che ricopre anche la carica di Capo Dipartimento di Chirurgia. “Il nostro è l’unico Centro in cui una struttura ad alta specializzazione in oncologia opera anche nel campo dei trapianti – afferma il dottor Mazzaferro –. I recenti dati del Sistema Informativo Trapianti registrano le buone performance garantite da questa sinergia e rappresentano per noi un ulteriore incentivo all’eccellenza, considerato anche che attualmente, in Italia, la diagnosi di un tumore epatico è presente nel 40% dei pazienti sottoposti al trapianto di fegato. Il trapianto di fegato è infatti l’unico trapianto di un organo solido accettato nel mondo come strumento definitivo di cura di un tumore. Lo sviluppo di questa prospettiva di cura, in circa 20 anni ha fatto del tumore epatico la ragione prevalente di trapianto in tutti i Centri del mondo. I risultati ottenuti dal nostro Istituto, che per ciascuno degli ambiti presi in esame sono superiori di circa il 7% rispetto alla media nazionale, confermano l’efficacia del trapianto di fegato nella cura del tumore primitivo del fegato. Si tratta, del resto, di un metodo – conclude il dottor Mazzaferro – che si è diffuso nel mondo a partire da criteri di scelta, elaborati e per la prima volta applicati nel nostro Istituto e per questo noti come ‘Criteri di Milano’”.I risultati ottenuti attraverso i trapianti si aggiungono a quelli raggiunti dall’Istituto Nazionale dei Tumori con le altre terapie contro i tumori primitivi e secondari del fegato offerte da questa Istituzione di eccellenza dell’Oncologia italiana, grazie all’utilizzo di nuovi farmaci, di nuovi interventi e di nuove tecnologie integrate. Inoltre, l’introduzione sul mercato dei nuovi farmaci contro l’epatite C potrà nel prossimo futuro ulteriormente migliorare questi risultati, e molto probabilmente offrire maggiori opportunità di trapianto e di resezione epatica ai pazienti con tumore.“I risultati di eccellenza fatti registrare dall’Istituto Nazionale dei Tumori sono frutto di una competenza tecnico-scientifica indiscussa, in grado di integrare tutti gli approcci terapeutici disponibili per il trattamento delle diverse patologie neoplastiche, incluso il trapianto. In questo campo, in particolare, un riconoscimento importante deve essere tributato all’azione di programmazione e organizzazione portata avanti dal Coordinamento Trapianti di Regione Lombardia e dal Centro Inter-Regionale di Riferimento del Nord Italia Transplant”, sottolinea il Presidente dell’Istituto Nazionale dei Tumori, Giuseppe de Leo.L’elevato numero di trapianti effettuati da ciascun Centro in Regione Lombardia, la distribuzione e la complessità della casistica, la composizione delle liste di attesa e i criteri comuni di candidatura al trapianto, nonché di scelta del ricevente al momento dell’offerta di un organo, costituiscono infatti i cardini del risultato globale di eccellenza fatto registrare da tutti i Centri lombardi, che complessivamente garantiscono oltre un quarto (il 27%) di tutti i trapianti eseguiti in Italia.

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Gli Ospedali Riuniti superano i 500 trapianti di fegato pediatrici

Posted by fidest press agency su sabato, 5 maggio 2012

Bergamo.Cinquecento trapianti di fegato pediatrici in meno di 15 anni, dal 28 ottobre del 1997 al 3 maggio 2012: un record per gli Ospedali Riuniti, che si posizionano al livello dei migliori centri europei del settore: Londra, Birmingham, Parigi, Berlino e Madrid. E’ toccato a Gaia, 5 anni, essere la protagonista del trapianto numero 500, dopo aver affrontato un lungo viaggio per guarire dalla sindrome di Alagille, una malattia genetica che colpisce i dotti biliari epatici. Da una regione del Sud al Gaslini di Genova e da lì a Bergamo, in lista d’attesa per un trapianto. La mamma era disposta a donare una parte del suo fegato, ma la non idoneità dell’organo non ha permesso di mettere a frutto la sua scelta d’amore. Il prelievo è stato eseguito dai chirurghi Alessandro Aluffi e Roberta Rota in un altro ospedale italiano, mentre il trapianto, iniziato alle 7.45 del 3 maggio e terminato alle 12.20, è stato eseguito dal Direttore del Dipartimento di Chirurgia, Michele Colledan, con il chirurgo Gian Piero Guerrini, gli anestesisti Bruno Carrara, Sergio Barbieri e Carlo Pirola e gli infermieri Vanila Gotti, Vera Canonica, Eleonora Rota, Cristina Cantamessa e Silvia Bruletti.
Meno di 24 ore dopo, alle 6 di ieri, è toccato a una bambina di 7 mesi ricevere un fegato nuovo, grazie a un intervento durato 4 ore. Nel frattempo, alle 9, in un’altra sala operatoria è iniziato il trapianto su un bambino di 12 anni, conclusosi intorno alle 13. All’origine dei due interventi il gesto di generosità di un unico donatore, un bambino deceduto nel nord Italia, il cui fegato è stato prelevato dai chirurghi Michela Guizzetti e Gian Piero Guerrini, diviso in due parti (tecnica SPLIT) poi trapiantate su due pazienti nello stesso centro. Un fatto eccezionale, che richiede altis sime capacità organizzative, oltre a quelle tecniche e cliniche. Tutti e tre i bambini sono ora ricoverati nella Terapia Intensiva pediatrica dei Riuniti e i medici sono soddisfatti del decorso post operatorio. Se tutto procederà come previsto, tra pochi giorni verranno trasferiti in Gastroenterologia Pediatrica e tra poche settimane potranno lasciare l’ospedale.
Il gesto chirurgico, infatti, da solo non basta e l’organizzazione – fondamentale in un evento complesso e non programmabile come un trapianto – è uno dei punti di forza dei Riuniti, con équipe che viaggiano in tutta Italia per effettuare i prelievi, costante disponibilità di sangue e una gestione dei letti di terapia intensiva orientata ad accogliere le emergenze. «Come abbiamo dimostrato ieri mattina, possiamo eseguire contemporaneamente anche due trapianti dello stesso tipo di organo e a fare dei Riuniti un’eccellenza, grazie alle associazioni che ci supportano, anche il fatto di offrire ai pazienti e alle loro famiglie che provengono da lontano accoglienza e aiuto», prosegue Nicora.
Il primo dei due trapianti di ieri è stato eseguito da Michele Colledan con Roberta Rota, affiancato dal Direttore dell’Anestesia I, Valter Sonzogni, e dagli infermieri Valeria Rota, Rossana Ruggeri, Elena Suardi, Giuseppina Dalio, Nadia Marchesi, Laura Colombo e Cristina Cantamessa. Il secondo è stato eseguito da Alessandro Lucianetti, responsabile della Chirurgia Toracica, affiancato dal chirurgo Alessandro Aluffi, dagli anestesisti Pietro Brambillasca e Salvatore Di Marco e dagli infermieri Vanila Gotti, Moira Cuni, Laura Rota e Laura Moroni.
Alcuni interventi significativi:
· Il primo trapianto di fegato è stato eseguito il 28 ottobre 1997 su una bambina proveniente dal Sud Italia, Daniela Gioeli, oggi mamma di una bimba di due anni.
· Nel maggio 2007 una bimba danese di meno di un anno affetta da atresia alle vie biliari è stata indirizzata a Bergamo dal Centro trapianti di Copenaghen per poter effettuare un intervento impegnativo in così giovane età.
· Nell’agosto 2011 un bimbo olandese di nemmeno due anni, in vacanza con i genitori sulla Riviera adriatica, viene colpito da un’insufficienza epatica acuta e trasportato in urgenza ai Riuniti, dove viene sottoposto con successo a trapianto di fegato. (dott.ssa Vanna Toninelli)

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Trapianto di fegato alla piccola Intisar

Posted by fidest press agency su martedì, 15 febbraio 2011

E’ andato a buon fine. Dopo undici ore di sala operatoria al Bambino Gesù, il prof. Jean de Ville è riuscito a salvare la vita alla palestinese di cinque anni affetta da un gravissimo epatoblastoma, una forma rara che rappresenta circa l’1% di tutti i tumori dell’infanzia. Intisar è stata trasferita da Gaza in Italia grazie alle attività dei volontari della ANGELS onlus che, assieme all’interessamento del Ministero degli Esteri, ha potuto assolvere rapidamente alle pratiche internazionali necessarie. La storia della piccola di Gaza ha da subito mobilitato l’intera comunità internazionale.  “Dopo un primo periodo di chemioterapia, presso il dipartimento di Oncologia pediatrica del Policlinico Umberto I di Roma, diretto da Anna Clerico, si è da subito appreso che la bimba, viste le dimensioni del tumore, necessitava di un trapianto di fegato. In questi giorni di polemiche poco costruttive e di grandi cambiamenti internazionali – ha commentato Benedetta Paravia, portavoce e vicepresidente della ANGELS – il nostro operato verso una bimba, a cui veniva negato il diritto di vivere, e’ stato possibile grazie alla solidarietà degli italiani e della Cooperazione internazionale. Ringrazio il Ministro Franco Frattini, le autorità competenti israeliane, il Consolato Italiano di Gerusalemme ed il nostro rappresentante volontario a Gaza, Abdelwahhab al Borno, che dall’inizio ha assistito la famiglia per le pratiche necessarie alla partenza”, ha concluso Paravia.  Il programma umanitario della ANGELS, denominato L’Italia ha un cuore per tutti, nel rispetto per le diverse culture e religioni, si adopera affinchè il nostro Paese possa offrire esempi di integrazione e solidarietà. Intisar ora ha un nuovo fegato e potrà avere una vita normale. Tra due giorni, tramite la Onlus, la mamma e gli altri due figli raggiungeranno la bambina e il suo papà per assistere Intisar nella lunga convalescenza.

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Amici del trapianto del fegato

Posted by fidest press agency su lunedì, 8 novembre 2010

Roma 15 dicembre presso il Teatro Capranica di Roma, una serata che sarà allietata da interventi di artisti di teatro e musica. Per il quinto anno consecutivo l’Associazione Amici del Trapianto di Fegato diffonde la sua campagna di comunicazione sulla sensibilizzazione alla donazione degli organi attraverso un evento che ha già coinvolto e continua a coinvolgere molti esponenti del mondo della medicina e del sociale. In questa edizione, come di consueto, saranno premiati alcuni personaggi che si sono distinti per il loro lavoro in tale ambito:  tra questi l’attrice e presentatrice Paola Saluzzi per la comunicazione e informazione per la sensibilizzazione alla donazione degli organi, il prof. Mario Angelico, per il coordinamento del progetto Liver Match che ha lo scopo di studiare la migliore compatibilità tra donatore e ricevente nel trapianto di fegato, arruolando nei primi 18 mesi di studio 1.500 trapianti, e Ivan Gardini, Presidente della associazione di pazienti EPA-C, per l’impegno a favore dei pazienti e delle loro problematiche.   Il ricavato della serata sarà destinato alla gestione di una “Casa di accoglienza per parenti di pazienti trapiantati od in corso di studio per trapianto” dimora avviata nel 2009 che ha già permesso a molte persone di essere più vicine ai loro cari durante le fasi di ricovero e analisi.
L’Associazione Amici del Trapianto di Fegato, ispirandosi ai principi della solidarietà umana, si prefigge lo scopo di fornire informazioni sul trapianto di fegato, di sostenere moralmente pazienti e familiari prima e dopo il trapianto e dare loro il necessario aiuto. Collabora con le strutture specialistiche e promuover attività di studio, formazione e ricerca nell’ambito dei trapianti d’organo. Ci siamo dati anche l’obiettivo di pubblicizzare e sensibilizzare l’opinione pubblica sulle problematiche della carenza di donatori. Presidente dell’associazione è Emanuela Mazza, Vice Presidente il Prof. Salvatore Agnes,  Direttore Unità Operativa Chirurgia Sostitutiva all’Università Cattolica Sacro Cuore (Istituto di Clinica Chirurgica) e Segretario Prof. Antonio Gasbarrini, Dirigente Medico Medicina Interna e Angiologia del Policlinico Gemelli. http://www.trapiantofegato.

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Baclofen, toglie l’acol salva il fegato

Posted by fidest press agency su giovedì, 19 agosto 2010

La ricerca  italiana ha dimostrato con successo che il baclofen, un agonista dei recettori B del GABA, offre un sostegno efficace agli alcoolisti durante l’astinenza da alcool senza effetti collaterali sul fegato. A differenza di altre molecole che hanno dimostrato epatotossicità ragion per cui gli alcoolisti con cirrosi epatica venivano esclusi dai trial. Quello condotto presso l’Istituto di Medicina Interna dell’Università Cattolica di Roma ha invece incluso pazienti con cirrosi epatica. Nel campione sono stati inclusi pazienti rispondenti al profilo di alcolista secondo i criteri del DSM-IV, con diagnosi di cirrosi, che bevevano pesantemente (almeno cinque drink gli uomini, almeno quattro le donne) per almeno due giorni alla settimana per un totale settimanale 21 drink per gli uomini e di 14 per le donne. Circa 80 soggetti sono stati avviati, in doppio cieco, al farmaco o a un placebo, tutti sostenuti da incontri con lo psicoterapeutica, per 12 settimane, e poi monitorati per altre quattro. Il 71% del braccio farmaco era riuscito a mantenere l’astinenza contro il 29% del braccio palcebo, con una riduzione significativa dei marcatori di danno epatico. Inoltre il 14% dei soggetti trattati con il farmaco abbandonava il programma contro il 31% del gruppo di controllo

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Per salvare la vita a piccola palestinese

Posted by fidest press agency su martedì, 27 luglio 2010

L’Italia in prima linea per salvare la vita ad una bambina di Gaza di soli cinque anni gravemente malata di cancro. Dopo aver varcato Erez con suo padre la piccola Intisar S.M. Almshalah arriverà questa sera, alle ore 20, all’aeroporto di Fiumicino presso il Cerimoniale di Stato. La bambina, grazie all’associazione umanitaria ANGELS onlus e al Consolato Italiano in Gerusalemme, potrà ricevere qui in Italia le cure necessarie a sconfiggere una forma gravissima di tumore al fegato. Sarà trasferita presso il Policlinico Umberto I di Roma e curata nel reparto di Oncologia Pediatrica diretto dalla Prof.ssa Anna Clerico.   “La richiesta d’aiuto ci è pervenuta da un nostro volontario che vive a Gaza e che conosce le difficoltà nel ricevere cure adeguate all’interno della Striscia. Grazie all’intervento della Farnesina, al Consolato di Gerusalemme e alle Autorità israeliane, siamo riusciti a ottenere – ha dichiarato la portavoce di ANGELS, Benedetta Paravia – tutte le autorizzazioni necessarie al trasporto della piccola presso il nostro Paese. Le condizioni della bambina sono purtroppo gravi e con molta probabilità sarà sottoposta a un trapianto”. Dopo un primo ciclo di chemioterapia Intisar era riuscita a sconfiggere il cancro che però, dopo qualche mese, si e’ ripresentato ancora più invasivo. L’Italia rappresenta per lei l’ultima possibilità di vita.  “Sconfiggere la malattia e le sofferenze della piccola e’ una meravigliosa vittoria di tutti: vince la onlus ANGELS, vince Israele, vince Gaza, vince l’Italia con la sua ospitalità”, ha dichiarato il senatore Enrico Pianeta, presidente dell’associazione ‘Amici Italia-Israele’.

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Allergie e fegato

Posted by fidest press agency su giovedì, 20 maggio 2010

Siamo ormai in piena stagione primaverile. Buona parte della gente, in tale periodo, inizia a soffrire di fenomeni allergici, naso chiuso, occhi che lacrimano, starnuti eccessivi, fino ai casi più severi della fenomenologia allergica, che possono impedire il normale svolgere delle attività quotidiane. La terapia classica è la coscrizione di antistaminici, che attenuano la sintomatologia. La prevenzione va iniziata qualche mese prima del manifestarsi del periodo stagionale. Un consiglio è alleggerire il carico invernale di tossine. E’ soprattutto il fegato, che nella stagione primaverile modula la risposta allergica. Detossificare e drenare, è il sistema migliore per alleviare, e di molto, i disturbi di natura allergica. Molta attenzione va impiegata per l’alimentazione. E’ necessario passare ai cibi meno calorici e grassi, preferendo il cucinare a vapore o al barbecue le verdure, soprattutto quelle a foglia verde, assumere almeno 4-5 dosi di frutta preferibilmente quella stagionale. Praticare un’attività fisica con regolarità, attenua fino a contrastare le forme allergiche, non solo quelle di natura stagionale. Nei casi più severi è sempre consigliabile chiedere aiuto al medico. (Giuseppe Parisi, medico, consulente Aduc)

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Prevenire e curare le malattie del fegato

Posted by fidest press agency su venerdì, 23 aprile 2010

Empoli  24 aprile presso uno stand allestito nel viale d’ingresso dell’ospedale “San Giuseppe” di Empoli, medici e infermieri dell’unità operativa di gastroenterologia dell’Asl 11 saranno disponibili, dalle ore 10 alle ore 18, per fornire informazioni, rispondere alle domande degli utenti ed anche per effettuare gratuitamente la misurazione delle transaminasi. Questo esame avverrà attraverso un prelievo di sangue capillare ottenuto tramite una piccola puntura sul dito. I risultati di questo piccolo prelievo verranno consegnati all’utente in tempo reale affinché ne informi il proprio medico curante. Secondo i valori ottenuti delle transaminasi il medico di famiglia potrà, quindi, indirizzare il paziente verso centri specializzati per l’approfondimento diagnostico necessario.  Lo scopo della giornata di sensibilizzazione, dunque, è quello di individuare alterazioni epatiche asintomatiche tramite il dosaggio delle transaminasi, che quasi sempre sono espressione di flogosi parenchimale, tramite la compilazione di un breve questionario e attraverso un colloquio mirato con uno specialista. “Conosci il tuo fegato?” è un’iniziativa organizzata dall’Associazione Epatologi della Toscana onlus con la collaborazione delle aziende sanitarie che vi hanno aderito ed il patrocinio della Regione Toscana.Il 24 aprile, oltre a Empoli, la manifestazione si terrà a Grosseto, Firenze, Pistoia, Prato e Siena.

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45° Congresso per lo studio del fegato

Posted by fidest press agency su lunedì, 19 aprile 2010

Vienna. Entecavir, antivirale orale ad alta barriera genetica per il trattamento dell’epatite B cronica, è efficace, non dà resistenza virale e riduce i danni a carico del fegato. Per la prima volta sono disponibili i dati sull’uso della molecola dopo due anni di trattamento nella pratica clinica quotidiana, cioè su pazienti diversi (più anziani, con malattie più severe) rispetto a quelli arruolati negli studi registrativi. Ed è proprio l’Italia a presentare i risultati  a Vienna dove è in corso il 45° Congresso dell’Associazione europea per lo studio del fegato (European Association for the Study of the Liver – EASL), il più importante appuntamento continentale sulle malattie epatiche, che vede la partecipazione di circa 7.500 esperti. Lo studio multicentrico italiano, che durerà cinque anni, ha riunito 311 pazienti HBeAg negativi mai trattati prima (il 50% con cirrosi in stadio iniziale), provenienti da 17 centri coordinati dalla Unità Operativa di Gastroenterologia I della Fondazione Policlinico di Milano, diretta dal prof. Massimo Colombo. “La risposta virologica, cioè la capacità di entecavir di bloccare il virus – spiega il prof. Pietro Lampertico dell’Università degli Studi di Milano, responsabile della ricerca – si è dimostrata efficace nel 95% dei pazienti dopo due anni di trattamento, la stessa percentuale emersa negli studi registrativi. Questo significa che il virus non è più rilevabile nel sangue. Inoltre solo l’1% (3 pazienti su 311) ha evidenziato un aumento della viremia in corso di trattamento. In questi casi però non si è determinata una resistenza alla molecola, perché l’incremento della carica virale è stato causato dalla scarsa aderenza alla terapia da parte dei pazienti”. Bloccare il virus ha inoltre permesso di arrestare i danni a carico del fegato. “Nell’85% dei pazienti – continua il prof. Lampertico – le transaminasi hanno raggiunto livelli normali. Siamo così riusciti a spegnere l’infiammazione del fegato. Ed in assenza di infiammazione, la progressione della malattia viene arrestata”. Infine i dati sulla sicurezza: nessun paziente ha interrotto la terapia o ha ridotto la dose a causa di effetti collaterali.
Entecavir, scoperto nei centri di ricerca di Bristol-Myers Squibb, è disponibile in Italia da tre anni. La molecola ha raggiunto questi risultati grazie alla sinergia fra la potenza nell’abbattere la carica virale e l’alta barriera genetica con la necessità per il virus di sviluppare almeno tre mutazioni per sfuggire all’effetto della molecola. Tutte le persone arruolate nello studio erano colpite da una forma particolare di epatite B cronica, detta HBeAg negativa, che, oltre ad essere la più diffusa in Italia, sta diventando dominante anche nel resto del mondo. In questo senso la ricerca italiana può diventare paradigmatica anche per altri Paesi. Si stima che in Italia vi siano circa 700mila persone con epatite B cronica (14 milioni in Europa e 350 milioni nel mondo). Purtroppo la percezione della gravità della malattia è ancora scarsa e preoccupa la mancanza di ricorso a cure appropriate. Nel nostro Paese, solo venticinquemila persone sono in terapia, anche se molte di più potrebbero trarre beneficio da trattamenti efficaci per arrestare l’evoluzione della malattia. Il 15-25% delle persone con epatite B cronica muore a causa di una malattia epatica: l’HBV (Hepatitis B Virus) è responsabile dell’80% dei tumori epatici primari che si sviluppano nel mondo.

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Conosci il tuo fegato?

Posted by fidest press agency su giovedì, 8 aprile 2010

Empoli. 24 aprile prossimo, all’ospedale “San Giuseppe” dalle ore 10 alle ore 18,  presso uno stand allestito nel viale d’ingresso del nuovo complesso ospedaliero, medici e infermieri dell’unità operativa complessa di gastroenterologia saranno a disposizione di tutti coloro che volessero avere maggiori informazioni sul fegato e le patologie che lo possono danneggiare, le modalità di trasmissione e di prevenzione delle malattie, la tendenza alla progressione verso le fasi avanzate di malattia, le modalità di trattamento e i benefici, rischi ed effetti collaterali delle terapie. Inoltre, il personale presente potrà effettuare gratuitamente la misurazione delle transaminasi attraverso un prelievo di sangue capillare ottenuto tramite una piccola puntura sul dito. I risultati di questo piccolo prelievo verranno consegnati all’utente in tempo reale affinché ne informi il proprio medico curante. Secondo i valori ottenuti delle transaminasi il medico di famiglia potrà, quindi, indirizzare il paziente verso centri specializzati per l’approfondimento diagnostico necessario.  Il fegato possiede notevoli capacità di rigenerazione che ne rendono difficile la rilevazione di disfunzioni o danni cronici. La sua progressiva alterazione è spesso compensata, mascherata e, fortunatamente, se riconosciuta in tempo è reversibile. Lo scopo della giornata di sensibilizzazione, dunque, è quello di individuare alterazioni epatiche asintomatiche tramite il dosaggio delle transaminasi, che quasi sempre sono espressione di flogosi parenchimale, tramite la compilazione di un breve questionario e  attraverso un colloquio mirato con uno specialista. L’iniziativa, denominata “Conosci il tuo fegato?”, è organizzata dall’Associazione Epatologi della Toscana onlus con la collaborazione delle aziende sanitarie che vi hanno aderito ed il patrocinio della Regione Toscana. La manifestazione si svolgerà su tutto il territorio regionale il 10 e il 24 aprile. Il 10 aprile sarà la volta di Firenze, Pisa, Livorno, Arezzo, Viareggio e Lucca; mentre il 24 aprile, oltre a Empoli, la manifestazione si terrà a Grosseto, Firenze, Pistoia, Prato e Siena.

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Tumore del fegato: non solo bisturi

Posted by fidest press agency su giovedì, 22 ottobre 2009

Sono circa 6 mila i nuovi casi di tumore al fegato diagnosticati in Italia ogni anno e la ricerca, negli ultimi 20 anni, ha registrato numerosi successi che hanno consentito di offrire ai malati prognosi e qualità di vita migliori. La possibilità, infatti, di individuare pazienti in fase precoce e di selezionarli in base al trattamento più efficace ne ha cambiato la storia clinica. In aggiunta, le nuove terapie biologiche hanno permesso agli oncologi di offrire opportunità di cura anche a chi finora era destinato solo a trattamenti di tipo palliativo. Ne abbiamo parlato con Massimo Colombo, Ospedale Maggiore Policlinico, Mangiagalli e Regina Elena di Milano, Vincenzo Mazzaferro Istituto dei Tumori di Milano e Armando Santoro, Istituto Humanitas, Rozzano (Mi)

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Malattie del fegato e dell’apparato digerente

Posted by fidest press agency su mercoledì, 20 maggio 2009

Da una pianta selvatica nuove speranze per proteggere il fegato. Da anni si studiavano gli effetti terapeutici della silibina sulla malattia epatica ma solo oggi nella recente pubblicazione sulla prestigiosa rivista Journal of Hepatology, sono state dimostrate le proprietà epatoprotettive ed anti-fibrotiche della principale componente della silimarina, estratta dal cardo mariano. I risultati derivano da uno studio in vitro condotto dal prof. Massimo Pinzani dell’Università di Firenze, in collaborazione con i colleghi delle Università di Napoli e Torino. I ricercatori hanno utilizzato cellule epatiche umane che in risposta a stimoli diversi crescono, si moltiplicano e danno luogo alla fibrogenesi, processo di riparazione del tessuto epatico che porta, nelle malattie croniche del fegato, ad una progressiva alterazione della struttura e delle funzioni di questo organo. Il danno epatico e la conseguente fibrosi sono generalmente causati da infezioni virali (epatite B o C, di cui oggi si celebra la giornata mondiale per aumentarne la consapevolezza), abuso cronico di alcool, malattie metaboliche o autoimmunitarie, deposito di ferro. Queste cellule epatiche attivate provocano un accumulo di matrice extracellulare, cioè del ‘cemento’ che tiene insieme le cellule, e di conseguenza promuovono, nel fegato, lo sviluppo di fibrosi e cirrosi, cioè di tessuto cicatriziale. “Lo studio svolto nel nostro laboratorio – spiega il prof Pinzani – è stato rivolto a chiarire i meccanismi cellulari e molecolari degli effetti della silibina in cellule isolate da fegato umano e mantenute in coltura. I risultati confermano che la silibina è in grado di contrastare l’evoluzione della fibrosi e di svolgere un effetto antiossidante. Ma il risultato più importante e inatteso è stata l’osservazione di un potente effetto anti-infiammatorio che apre nuove prospettive non solo per la cura delle malattie del fegato ma anche di altre affezioni infiammatorie dell’apparato digerente, come ad esempio il morbo di Crohn e la retto-colite ulcerosa”.

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