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Posts Tagged ‘femminili’

Tumori femminili, ad Asco focus su mammella, ovaio ed endometrio

Posted by fidest press agency su sabato, 11 luglio 2020

La ginecologia oncologica ha avuto un ruolo di primo piano anche nell’ultima edizione “virtuale” 2020 del congresso Asco (American society of clinical oncology) dove sono stati presentati i risultati positivi dello studio di fase 3 Keynote-355 che ha analizzato pembrolizumab, terapia anti-Pd-1, in combinazione con la chemioterapia nel trattamento di prima linea delle pazienti con tumore della mammella triplo negativo metastatico (mTnbc).Nelle pazienti con espressione Pd-L1 con Combined positive score (Cps) ≥10, pembrolizumab e chemioterapia hanno dimostrato un miglioramento statisticamente significativo e clinicamente rilevante della sopravvivenza libera da progressione (Pfs), riducendo il rischio di progressione o morte del 35% e migliorando la Pfs a una mediana di 9,7 mesi rispetto a 5,6 mesi nelle pazienti trattati con sola chemioterapia. Nelle pazienti con espressione Pd-L1 e Cps ≥1, pembrolizumab in combinazione con chemioterapia ha migliorato la Pfs rispetto alla sola chemioterapia (7,6 mesi versus 5,6 mesi). Lo studio continua senza variazioni con l’obiettivo di valutare il duplice endpoint primario di sopravvivenza globale (Os). «Tra i diversi tipi di tumore mammario, quello con la prognosi ad oggi peggiore è il triplo negativo, sia per l’elevata aggressività biologica sia per l’assenza di efficaci terapie a bersaglio molecolare. Infatti, questo tipo di tumore deve il suo nome alla assenza dei recettori estro-progestinici e di Her2» ha affermato Giampaolo Bianchini, Breast cancer unit, dipartimento di Oncologia medica, Ospedale San Raffaele, Milano. «I risultati di questo studio consolidano il ruolo fondamentale dell’immunoterapia per il trattamento di prima linea delle pazienti con tumore mammario triplo-negativo, anche se al momento limitato al sottogruppo con espressione di Pd-L1».Di rilievo anche nuove evidenze di tipo diagnostico: Genomic Health Italia ha presentato i risultati di tre studi sul test “Oncotype Dx breast recurrence score” – condotto sui campioni tumorali ottenuti dalle pazienti tramite core biopsy mammaria – i cui risultati confermano il valore del test per la personalizzazione e il miglioramento del processo decisionale sulle terapie neoadiuvanti (ossia antecedenti all’intervento chirurgico) nelle donne affette da tumore alla mammella positivo al recettore degli estrogeni e Her2-negativo: le pazienti con un risultato “Recurrence score” più elevato mostrano una maggior probabilità di ottenere una risposta patologica completa (pCr; nessun residuo tumorale invasivo) con la chemioterapia. «È importante poter selezionare con cura la pazienti con malattia luminale che potrebbero evitare un trattamento chemioterapico. Questo sia per ridurre l’esposizione a rischi inutili sia per poter selezionare con più accuratezza il trattamento preoperatorio con chirurgia senologica posticipata» ha detto Carlo Tondini, direttore del reparto di Oncologia medica presso l’Ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo. «Le nuove evidenza presentate al Congresso Asco20 sono un importante contributo a supporto dell’utilizzo del test Oncotype Dx per poter meglio caratterizzare la probabilità di beneficio terapeutico in base alla profilazione multigenica della neoplasia». Concorda anche Alberto Zambelli, dirigente medico oncologo della stessa struttura. «Abbiamo dimostrato in uno studio prospettico che circa la metà delle pazienti con malattia luminale iniziale e dubbio clinico sull’utilità di una chemioterapia adiuvante può evitare l’utilizzo della chemioterapia con l’utilizzo della profilazione multigenica della neoplasia (studio). I dati presentati sono un ulteriore importante contributo a questo concetto e favoriscono lo sviluppo di una medicina sempre più personalizzata dove i benefici dei trattamenti impiegati vengono sempre più calibrati in base al paziente e alla neoplasia che si deve trattare, raggiungendo un livello di precisione superiore a quello ottenibile coi tradizionali fattori clinico-patologici».Da sottolineare ancora una serie di presentazioni relative a niraparib e alla sua utilità nel trattamento del tumore ovarico. Si ricorda che la Fda nello scorso aprile ha approvato niraparib, un inibitore orale in monosomministrazione giornaliera della poli (Adp-riboso) polimerasi (Parp) [Parp-inibitore], come trattamento di mantenimento di prima linea in monoterapia per le donne con tumore ovarico epiteliale avanzato, delle tube di Falloppio o tumore primario peritoneale che hanno risposto a una chemioterapia di prima linea basata su derivati del platino, indipendentemente dalla presenza di biomarcatori. La ricerca prosegue anche nel trattamento del carcinoma endometriale, in particolare con approccio immuno-oncologico. È il caso di dostarlimab, un anticorpo monoclonale death-1 (Pd-1) in fase di sperimentazione che ha dimostrato risultati clinicamente significativi in donne con carcinoma endometriale con deficit di riparazione (dMmr) ricorrente o avanzato che hanno progredito durante o dopo un regime a base di platino. Dostarlimab continua a essere valutato sia in monoterapia, sia in combinazione con altre molecole su tumori solidi. (fonte Doctor33)

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Due sculture femminili di epoca romana si aggiungono alla raccolta

Posted by fidest press agency su sabato, 15 febbraio 2020

Firenze Uffizi. Le opere, insieme a due epigrafi anch’esse romane, sono state acquistate dal museo nell’ambito di un’asta tenuta recentemente da Pandolfini a Firenze. La prima è una statua a grandezza naturale databile alla prima metà del I secolo d.C.: raffigura una donna abbigliata con una veste rituale, forse un capo sfoggiato dalle novelle spose, che trova i suoi confronti più convincenti nei rilievi dell’Ara Pacis, caposaldo della cultura augustea. A questo raro marmo si aggiunge uno busto con una testa femminile dalla complessa acconciatura, che riproduce la singolare tipologia di pettinatura in voga fra l’età traianea e l’inizio di quella adrianea (110-130 d.C.). Oltre alle sculture sono state acquisite dagli Uffizi due epigrafi di grande interesse documentario. La prima, proveniente dall’area di Tivoli, ricorda Marco Aveieno, un coactor argentarius, cioè un esattore delle aste pubbliche vissuto nel I secolo d.C. L’epigrafe amplia il nucleo di iscrizioni latine di provenienza tiburtina già da secoli proprietà delle Gallerie fiorentine; è di provenienza tiburtina anche la seconda iscrizione, inedito frammento appartenente ad un’epigrafe monumentale che, probabilmente, accoglieva una dedica imperiale.
“L’acquisto testimonia nel modo più evidente il rinnovato interesse per la collezione di marmi antichi delle Gallerie degli Uffizi, storicamente il vero cuore del museo che, per qualità e numero delle opere, vanta pochi confronti in Italia e all’estero – commenta il direttore Eike Schmidt – Questa incredibile raccolta, ricca di oltre un migliaio di statue, si deve interamente al collezionismo mediceo e lorenese che, per secoli, acquistò sistematicamente sul mercato le più belle opere marmoree restituite dal terreno. Queste ultime acquisizioni, dunque, rientrano pienamente in quella che, per secoli, è stata la politica culturale predominante nella formazione delle raccolte della Galleria”.

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Imprese femminili: 10mila in più nel 2017

Posted by fidest press agency su domenica, 11 marzo 2018

Donne d’impresa crescono. A fine 2017, sono quasi 10mila in più le imprese femminili iscritte al Registro delle Camere di commercio italiane rispetto all’anno precedente, quasi 30mila in più rispetto al 2014. Con questo aumento costante, l’esercito di oltre un milione e 331mila attività produttive a conduzione femminile rappresenta oggi il 21,86% del totale delle imprese (era il 21,76% l’anno precedente).In Puglia sono cresciute di 327 unità e sono quasi 88mila, su un totale di 380mila, dunque il 23,07 %, dato al di sopra della media nazionale.Come mostrano i dati elaborati dall’Osservatorio per l’imprenditorialità femminile di Unioncamere e InfoCamere, nel diffondersi, il tessuto imprenditoriale guidato da donne sceglie forme più strutturate d’impresa. Le società di capitali condotte da donne, infatti, sono aumentate di quasi il 17% nel 2017 rispetto a tre anni prima arrivando a rappresentare oltre il 21% delle imprese femminili, mentre le società di persone e le imprese individuali, che restano, comunque, la forma giuridica più diffusa nell’universo imprenditoriale femminile, si stanno progressivamente riducendo.

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UNICEF: 200 milioni di donne e ragazze con FGM (Mutilazioni Genitali Femminili)

Posted by fidest press agency su lunedì, 18 luglio 2016

unicefAlmeno 200 milioni di donne e ragazze che oggi vivono in 30 paesi nel mondo hanno subito Mutilazioni Genitali Femminili (FGM) – che possono provocare terribili sofferenze fisiche e psicologiche, emorragie, HIV, infertilità e morte.Secondo gli ultimi dati dell’UNICEF, circa due terzi degli uomini, delle donne, dei ragazzi e delle ragazze – nei paesi in cui le Mutilazioni Genitali Femminili (FGM) sono comuni – dicono di voler porre fine a questa pratica. Nei paesi in cui i dati sono disponibili, il 67% delle ragazze e delle donne e il 63% dei ragazzi e degli uomini sono contrari all’uso di questa pratica nelle loro comunità.I dati mostrano che in molti paesi gli uomini si oppongono alle FGM molto più duramente rispetto alle donne. In Guinea – il paese con il secondo più alto tasso al mondo – il 38% degli uomini e dei ragazzi sono contro la pratica delle MGF, rispetto al 21% delle ragazze e delle donne. Lo stesso scenario in Sierra Leone dove il 40% degli uomini e dei ragazzi vuole che la pratica finisca, rispetto al 23% delle ragazze e delle donne.La più grande differenza tra la percezione degli uomini e delle donne sulle MGF si riscontra in Guinea, dove il 46% degli uomini e dei ragazzi ritiene che le FGM non portino alcun beneficio, rispetto a soltanto il 10% delle donne e delle ragazze. I dati mostrano anche che in oltre la metà dei 15 paesi in cui i dati sono disponibili, almeno 1 ragazza o donna su 3 pensa che le FGM non porti benefici.Oltre ad una vasta maggioranza di persone che si oppongono a questa terribile pratica lì dove si concentra, ci sono anche esempi di un crescente slancio e impegno per porre fine alle FGM.Nel 2015, sia in Gambia che in Nigeria sono state adottate leggi nazionali che criminalizzano la pratica delle FGM. Oltre 1.900 comunità, con una popolazione corrispondente a circa 5 milioni di persone, nei 16 paesi con dati disponibili, hanno presentato pubblicamente dichiarazioni di rinuncia alle FGM. Gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile adottati dalle Nazioni Unite a settembre 2015 comprendono anche l’obiettivo di eliminare entro il 2030 tutte le pratiche più terribili come le Mutilazioni Genitali Femminili e i Matrimoni Precoci.La ricerca dell’UNICEF rileva anche una possibile connessione tra l’istruzione materna e la probabilità che una figlia possa subire mutilazione/escissione. Tra i 28 paesi con dati disponibili, circa 1 su 5 tra le figlie di donne che non hanno ricevuto un’istruzione è stata sottoposta a FGM, rispetto ad 1 su 9 tra le figlie di madri che avevano almeno un’istruzione secondaria.“Nonostante le Mutilazioni Genitali Femminili siano associate alle discriminazioni di genere, i nostri dati mostrano che la maggior parte dei ragazzi e degli uomini attualmente sono contrari”, ha dichiarato Francesca Moneti, Specialista UNICEF per la Protezione dell’Infanzia. “Sfortunatamente, il desiderio del singolo di porre fine alle mutilazioni genitali femminili è spesso nascosto e molte donne e uomini continuano a credere che la pratica sia necessaria affinché queste donne possano essere accettate nelle loro comunità.” “I dati possono giocare un ruolo importante nel far venire a galla le vere opinioni delle comunità sulle Mutilazioni Genitali Femminili,” ha continuato Moneti. “Quando gli individui diventano coscienti che altre persone non supportano la pratica, diventa più semplice per loro porre fine alle FGM. E’ necessario continuare a lavorare con i giovani, gli uomini, le donne, le comunità, i leader religiosi e politici per sottolineare questi importanti traguardi e i terribili effetti delle MGF, per accelerare il progresso e porre fine alle FGM.”
L’UNICEF e l’UNFPA portano avanti congiuntamente il più grande programma a livello globale per porre fine alle FGM. Attualmente è sostenuto in 17 paesi, in cui si lavora ad ogni livello nazionale e comunitario.

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Nono Congresso delle imprese femminili dell’Adriatico e dello Ionio

Posted by fidest press agency su sabato, 17 ottobre 2015

udine loggia del lionelloLignano Sabbiadoro, Centro congressi Kursaal lunedì 19 e martedì 20 ottobre. L’evento è ospitato e co-organizzato dalla Camera di Commercio di Udine, con il patrocinio della Città di Lignano Sabbiadoro, ed è il risultato del Gruppo di Lavoro per l’Imprenditoria Femminile attivo nell’ambito del Forum delle Camere di Commercio dell’Adriatico e dello Ionio (Forum Aic) e coordinato dalla Camera dell’Economia della Contea di Spalato. Cluster e aggregazioni nell’imprenditoria femminile saranno al centro del dibattito e si andrà a scattare una fotografia attuale delle politiche di sviluppo a favore delle imprese al femminile, mettendo in luce i vantaggi delle attività di cluster e networking per la creazione di proposte progettuali concrete nell’area adriatico-ionica. Con esperti e relatori internazionali, in plenaria, si darà avvio a uno spazio di condivisione di idee e iniziative, che vedrà protagonisti anche i Comitati italiani dell’imprenditoria femminile insieme alle altre organizzazioni femminili dell’area. Il via ufficiale sarà lunedì 19 alle 14, con gli interventi di apertura del sindaco Luca Fanotto, del presidente del Forum delle Cciaa dell’Adriatico e dello Ionio Rodolfo Giampieri, nonché di Katija Buličić, presidente della Camera dell’Economia di Spalato e Coordinatrice del gruppo di lavoro “imprenditoria femminile” del Forum Aic, della vicepresidente della Cciaa di Udine Clara Maddalena e del vicepresidente della Regione Sergio Bolzonello.Il programma proseguirà con dibattiti e due Tavoli di lavoro su specifici settori: quello turistico, agro-alimentare e vinicolo e quello su innovazione e nuove tecnologie. Sono previsti anche un momento di confronti diretti tra le imprese partecipanti, alcune visite a realtà imprenditoriali del territorio e a Techno Seed del Centro di Ricerca e Trasferimento Tecnologico Friuli Innovazione a Udine. (foto: udine loggia del lionello)

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Women for Expo

Posted by fidest press agency su domenica, 12 luglio 2015

Expo-2015In Italia, 1 impresa su 3 è a gestione femminile e il 40% degli occupati nell’agricoltura sono donne. Nei Paesi in Via di Sviluppo le donne rappresentano il 43% della forza lavoro impiegata nell’agricoltura; nell’Africa Sub sahariana le donne che hanno accesso alla terra sono in media il 15% ma spendono 16 milioni di ore al giorno per la raccolta di acqua potabile, a fronte delle 6 milioni di ore degli uomini, restando ancora quelle meno tutelate per motivazioni come il principio di ereditarietà delle proprietà ad appannaggio solo maschile. Con il termine empowering viene indicato un processo di crescita di un individuo basato sull’incremento dell’autoefficacia e dell’autodeterminazione per far emergere risorse latenti e valorizzare il suo enorme potenziale a beneficio di tutta la comunità di appartenenza. Ma per promuovere questo processo è necessaria una forte volontà socio-politica e organizzativa, a tutti i livelli. Per questo ActionAid, in occasione del 20° anniversario della 4° Conferenza Mondiale sulle Donne di Pechino, dal 1995 il piano d’azione più avanzato e completo sui diritti delle donne, e del Global Leaders’ meeting on gender Equality and Women’s Empowerment che si terrà a New York il prossimo 26 settembre, ha scelto di promuovere in collaborazione con Women for Expo la doppia tavola rotonda moderata da Monica Maggioni, Direttore di Rainews 24, e Marta Dassù (Women for Expo) “2015: Empowering Women – La corsa per i diritti delle donne da Pechino a New York”, con la partecipazione del Governo Italiano con il Ministro Boschi e il Vice Presidente del Senato Fedeli, Emma Bonino (Presidente Onorario Women for Expo), Diana Bracco (Presidente Expo 2015, Commissario Generale del Padiglione Italiano Expo 2015), Livia Pomodoro (Presidente Milan Center for Food Law and Policy), Claudia Sarrocco (Comitato Scientifico Fondazione Italia in crescita), Cristina Tajani (Assessore alle politiche per il lavoro, Sviluppo economico, Università e Ricerca al Comune di Milano), Akie Abe in qualità di keynote speaker (First Lady del Giappone), Khalida Brohi (Fondatrice e Direttore Sughar Empowerment Society – Pakistan), Kristalina Georgieva (Vicepresidente della Commissione europea e Commissario europeo per il bilancio e le risorse umane), Arancha Gonzalez (Direttore International Trade Centre – Ginevra).Le donne che vivono in aree rurali sono tra quelle che meno hanno beneficiato dei progressi nell’implementazione della piattaforma d’azione di Pechino, per una molteplicità di fattori tra cui il diritto negato di accesso alla terra, che priva loro di altri diritti fondamentali, in primis la sicurezza alimentare, ma anche ad esempio la loro libertà dalla violenza: la Special Rapporteur dell’ONU sulla violenza contro le donne, Rashida Manjoo, ha evidenziato come la possibilità per le donne rurali di proteggersi dalla violenza richiede la realizzazione dei loro diritti socio-economici, in particolare quelli inerenti alla proprietà ed eredità della terra. Inoltre, diversi studi hanno dimostrato come le donne che hanno accesso, proprietà e controllo sicuri della loro terra e di altre asset hanno più possibilità di evitare relazioni che le espongono al rischio di contrarre l’HIV e di gestire meglio le conseguenze dell’AIDS, come dimostrato da una ricerca dell’International Center for Research on Women (ICRW) nello stato del Kerala in India, rilevando come il 49% delle donne senza titoli di proprietà avessero subito violenza fisica contro il 7% delle donne con titoli di proprietà. Altri studi condotti in Kenya occidentale dimostrano che integrare i diritti di proprietà ed eredità delle donne nei programmi di prevenzione dell’HIV riduce effettivamente il rischio di contrarre l’HIV.Negli ultimi decenni l’impegno dei governi è andato verso il riconoscimento a livello normativo del diritto delle donne ad accedere, ereditare e possedere la terra. Persistono però stereotipi di genere e discriminazioni all’origine di pratiche socio-culturali che di fatto sono d’ostacolo all’effettiva implementazione delle leggi. Ad esempio, secondo la FAO, in America Latina l’eredità è il mezzo frequente con cui si trasferisce la proprietà della terra, ma è raro che le figlie abbiano accesso all’eredità, che va in genere a favore dei figli, così come in Asia, dove i diritti di proprietà delle donne vengono riconosciuti dalle famiglie perlopiù solo a livello formale.Diversi passi avanti si sono registrati a livello legislativo, sempre più paesi riconoscono l’uguaglianza di genere all’interno di leggi e nelle proprie costituzioni, ma i progressi sono stati definiti anche dallo stesso Segretario Generale dell’ONU “inaccettabilmente lenti”. Si stima infatti che all’attuale ritmo di avanzamento, ci vorranno almeno 75 anni per raggiungere la parità salariale tra donne e uomini e 81 anni per eliminare il divario di genere nella partecipazione economica. Il 20° anniversario di Pechino nell’anno di Expo è l’occasione ideale per fare il punto sulle sfide rimanenti per l’implementazione della piattaforma, e può rappresentare il punto di partenza per definire gli impegni della prossima agenda per lo sviluppo post 2015, che dovrà assolutamente tener conto dell’agricoltura sostenibile e in particolare del diritto alla terra, della necessità di integrare un prospettiva di genere negli interventi volti allo sviluppo agricolo.“Poiché la prossima agenda per lo sviluppo vorrà far fronte a problematiche globali attraverso l’impegno di tutti i paesi del mondo – sia Nord sia Sud – ActionAid ritiene fondamentale che i governi concretizzino gli impegni attraverso azioni che mirino ad eliminare le disuguaglianze di genere sia all’interno del proprio territorio sia attraverso la cooperazione internazionale” dichiara Orietta Maria Vanelli, Presidente di ActionAid Italia, tra i partecipanti alla tavola rotonda “Perché se questo è vero per problemi come la violenza di genere o per l’iniqua distribuzione della responsabilità del lavoro di cura tra donne e uomini, anche nel settore agricolo si trovano problematiche gravi molto simili”.

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