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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 344

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Imprese femminili: 10mila in più nel 2017

Posted by fidest press agency su domenica, 11 marzo 2018

Donne d’impresa crescono. A fine 2017, sono quasi 10mila in più le imprese femminili iscritte al Registro delle Camere di commercio italiane rispetto all’anno precedente, quasi 30mila in più rispetto al 2014. Con questo aumento costante, l’esercito di oltre un milione e 331mila attività produttive a conduzione femminile rappresenta oggi il 21,86% del totale delle imprese (era il 21,76% l’anno precedente).In Puglia sono cresciute di 327 unità e sono quasi 88mila, su un totale di 380mila, dunque il 23,07 %, dato al di sopra della media nazionale.Come mostrano i dati elaborati dall’Osservatorio per l’imprenditorialità femminile di Unioncamere e InfoCamere, nel diffondersi, il tessuto imprenditoriale guidato da donne sceglie forme più strutturate d’impresa. Le società di capitali condotte da donne, infatti, sono aumentate di quasi il 17% nel 2017 rispetto a tre anni prima arrivando a rappresentare oltre il 21% delle imprese femminili, mentre le società di persone e le imprese individuali, che restano, comunque, la forma giuridica più diffusa nell’universo imprenditoriale femminile, si stanno progressivamente riducendo.

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UNICEF: 200 milioni di donne e ragazze con FGM (Mutilazioni Genitali Femminili)

Posted by fidest press agency su lunedì, 18 luglio 2016

unicefAlmeno 200 milioni di donne e ragazze che oggi vivono in 30 paesi nel mondo hanno subito Mutilazioni Genitali Femminili (FGM) – che possono provocare terribili sofferenze fisiche e psicologiche, emorragie, HIV, infertilità e morte.Secondo gli ultimi dati dell’UNICEF, circa due terzi degli uomini, delle donne, dei ragazzi e delle ragazze – nei paesi in cui le Mutilazioni Genitali Femminili (FGM) sono comuni – dicono di voler porre fine a questa pratica. Nei paesi in cui i dati sono disponibili, il 67% delle ragazze e delle donne e il 63% dei ragazzi e degli uomini sono contrari all’uso di questa pratica nelle loro comunità.I dati mostrano che in molti paesi gli uomini si oppongono alle FGM molto più duramente rispetto alle donne. In Guinea – il paese con il secondo più alto tasso al mondo – il 38% degli uomini e dei ragazzi sono contro la pratica delle MGF, rispetto al 21% delle ragazze e delle donne. Lo stesso scenario in Sierra Leone dove il 40% degli uomini e dei ragazzi vuole che la pratica finisca, rispetto al 23% delle ragazze e delle donne.La più grande differenza tra la percezione degli uomini e delle donne sulle MGF si riscontra in Guinea, dove il 46% degli uomini e dei ragazzi ritiene che le FGM non portino alcun beneficio, rispetto a soltanto il 10% delle donne e delle ragazze. I dati mostrano anche che in oltre la metà dei 15 paesi in cui i dati sono disponibili, almeno 1 ragazza o donna su 3 pensa che le FGM non porti benefici.Oltre ad una vasta maggioranza di persone che si oppongono a questa terribile pratica lì dove si concentra, ci sono anche esempi di un crescente slancio e impegno per porre fine alle FGM.Nel 2015, sia in Gambia che in Nigeria sono state adottate leggi nazionali che criminalizzano la pratica delle FGM. Oltre 1.900 comunità, con una popolazione corrispondente a circa 5 milioni di persone, nei 16 paesi con dati disponibili, hanno presentato pubblicamente dichiarazioni di rinuncia alle FGM. Gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile adottati dalle Nazioni Unite a settembre 2015 comprendono anche l’obiettivo di eliminare entro il 2030 tutte le pratiche più terribili come le Mutilazioni Genitali Femminili e i Matrimoni Precoci.La ricerca dell’UNICEF rileva anche una possibile connessione tra l’istruzione materna e la probabilità che una figlia possa subire mutilazione/escissione. Tra i 28 paesi con dati disponibili, circa 1 su 5 tra le figlie di donne che non hanno ricevuto un’istruzione è stata sottoposta a FGM, rispetto ad 1 su 9 tra le figlie di madri che avevano almeno un’istruzione secondaria.“Nonostante le Mutilazioni Genitali Femminili siano associate alle discriminazioni di genere, i nostri dati mostrano che la maggior parte dei ragazzi e degli uomini attualmente sono contrari”, ha dichiarato Francesca Moneti, Specialista UNICEF per la Protezione dell’Infanzia. “Sfortunatamente, il desiderio del singolo di porre fine alle mutilazioni genitali femminili è spesso nascosto e molte donne e uomini continuano a credere che la pratica sia necessaria affinché queste donne possano essere accettate nelle loro comunità.” “I dati possono giocare un ruolo importante nel far venire a galla le vere opinioni delle comunità sulle Mutilazioni Genitali Femminili,” ha continuato Moneti. “Quando gli individui diventano coscienti che altre persone non supportano la pratica, diventa più semplice per loro porre fine alle FGM. E’ necessario continuare a lavorare con i giovani, gli uomini, le donne, le comunità, i leader religiosi e politici per sottolineare questi importanti traguardi e i terribili effetti delle MGF, per accelerare il progresso e porre fine alle FGM.”
L’UNICEF e l’UNFPA portano avanti congiuntamente il più grande programma a livello globale per porre fine alle FGM. Attualmente è sostenuto in 17 paesi, in cui si lavora ad ogni livello nazionale e comunitario.

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Nono Congresso delle imprese femminili dell’Adriatico e dello Ionio

Posted by fidest press agency su sabato, 17 ottobre 2015

udine loggia del lionelloLignano Sabbiadoro, Centro congressi Kursaal lunedì 19 e martedì 20 ottobre. L’evento è ospitato e co-organizzato dalla Camera di Commercio di Udine, con il patrocinio della Città di Lignano Sabbiadoro, ed è il risultato del Gruppo di Lavoro per l’Imprenditoria Femminile attivo nell’ambito del Forum delle Camere di Commercio dell’Adriatico e dello Ionio (Forum Aic) e coordinato dalla Camera dell’Economia della Contea di Spalato. Cluster e aggregazioni nell’imprenditoria femminile saranno al centro del dibattito e si andrà a scattare una fotografia attuale delle politiche di sviluppo a favore delle imprese al femminile, mettendo in luce i vantaggi delle attività di cluster e networking per la creazione di proposte progettuali concrete nell’area adriatico-ionica. Con esperti e relatori internazionali, in plenaria, si darà avvio a uno spazio di condivisione di idee e iniziative, che vedrà protagonisti anche i Comitati italiani dell’imprenditoria femminile insieme alle altre organizzazioni femminili dell’area. Il via ufficiale sarà lunedì 19 alle 14, con gli interventi di apertura del sindaco Luca Fanotto, del presidente del Forum delle Cciaa dell’Adriatico e dello Ionio Rodolfo Giampieri, nonché di Katija Buličić, presidente della Camera dell’Economia di Spalato e Coordinatrice del gruppo di lavoro “imprenditoria femminile” del Forum Aic, della vicepresidente della Cciaa di Udine Clara Maddalena e del vicepresidente della Regione Sergio Bolzonello.Il programma proseguirà con dibattiti e due Tavoli di lavoro su specifici settori: quello turistico, agro-alimentare e vinicolo e quello su innovazione e nuove tecnologie. Sono previsti anche un momento di confronti diretti tra le imprese partecipanti, alcune visite a realtà imprenditoriali del territorio e a Techno Seed del Centro di Ricerca e Trasferimento Tecnologico Friuli Innovazione a Udine. (foto: udine loggia del lionello)

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Women for Expo

Posted by fidest press agency su domenica, 12 luglio 2015

Expo-2015In Italia, 1 impresa su 3 è a gestione femminile e il 40% degli occupati nell’agricoltura sono donne. Nei Paesi in Via di Sviluppo le donne rappresentano il 43% della forza lavoro impiegata nell’agricoltura; nell’Africa Sub sahariana le donne che hanno accesso alla terra sono in media il 15% ma spendono 16 milioni di ore al giorno per la raccolta di acqua potabile, a fronte delle 6 milioni di ore degli uomini, restando ancora quelle meno tutelate per motivazioni come il principio di ereditarietà delle proprietà ad appannaggio solo maschile. Con il termine empowering viene indicato un processo di crescita di un individuo basato sull’incremento dell’autoefficacia e dell’autodeterminazione per far emergere risorse latenti e valorizzare il suo enorme potenziale a beneficio di tutta la comunità di appartenenza. Ma per promuovere questo processo è necessaria una forte volontà socio-politica e organizzativa, a tutti i livelli. Per questo ActionAid, in occasione del 20° anniversario della 4° Conferenza Mondiale sulle Donne di Pechino, dal 1995 il piano d’azione più avanzato e completo sui diritti delle donne, e del Global Leaders’ meeting on gender Equality and Women’s Empowerment che si terrà a New York il prossimo 26 settembre, ha scelto di promuovere in collaborazione con Women for Expo la doppia tavola rotonda moderata da Monica Maggioni, Direttore di Rainews 24, e Marta Dassù (Women for Expo) “2015: Empowering Women – La corsa per i diritti delle donne da Pechino a New York”, con la partecipazione del Governo Italiano con il Ministro Boschi e il Vice Presidente del Senato Fedeli, Emma Bonino (Presidente Onorario Women for Expo), Diana Bracco (Presidente Expo 2015, Commissario Generale del Padiglione Italiano Expo 2015), Livia Pomodoro (Presidente Milan Center for Food Law and Policy), Claudia Sarrocco (Comitato Scientifico Fondazione Italia in crescita), Cristina Tajani (Assessore alle politiche per il lavoro, Sviluppo economico, Università e Ricerca al Comune di Milano), Akie Abe in qualità di keynote speaker (First Lady del Giappone), Khalida Brohi (Fondatrice e Direttore Sughar Empowerment Society – Pakistan), Kristalina Georgieva (Vicepresidente della Commissione europea e Commissario europeo per il bilancio e le risorse umane), Arancha Gonzalez (Direttore International Trade Centre – Ginevra).Le donne che vivono in aree rurali sono tra quelle che meno hanno beneficiato dei progressi nell’implementazione della piattaforma d’azione di Pechino, per una molteplicità di fattori tra cui il diritto negato di accesso alla terra, che priva loro di altri diritti fondamentali, in primis la sicurezza alimentare, ma anche ad esempio la loro libertà dalla violenza: la Special Rapporteur dell’ONU sulla violenza contro le donne, Rashida Manjoo, ha evidenziato come la possibilità per le donne rurali di proteggersi dalla violenza richiede la realizzazione dei loro diritti socio-economici, in particolare quelli inerenti alla proprietà ed eredità della terra. Inoltre, diversi studi hanno dimostrato come le donne che hanno accesso, proprietà e controllo sicuri della loro terra e di altre asset hanno più possibilità di evitare relazioni che le espongono al rischio di contrarre l’HIV e di gestire meglio le conseguenze dell’AIDS, come dimostrato da una ricerca dell’International Center for Research on Women (ICRW) nello stato del Kerala in India, rilevando come il 49% delle donne senza titoli di proprietà avessero subito violenza fisica contro il 7% delle donne con titoli di proprietà. Altri studi condotti in Kenya occidentale dimostrano che integrare i diritti di proprietà ed eredità delle donne nei programmi di prevenzione dell’HIV riduce effettivamente il rischio di contrarre l’HIV.Negli ultimi decenni l’impegno dei governi è andato verso il riconoscimento a livello normativo del diritto delle donne ad accedere, ereditare e possedere la terra. Persistono però stereotipi di genere e discriminazioni all’origine di pratiche socio-culturali che di fatto sono d’ostacolo all’effettiva implementazione delle leggi. Ad esempio, secondo la FAO, in America Latina l’eredità è il mezzo frequente con cui si trasferisce la proprietà della terra, ma è raro che le figlie abbiano accesso all’eredità, che va in genere a favore dei figli, così come in Asia, dove i diritti di proprietà delle donne vengono riconosciuti dalle famiglie perlopiù solo a livello formale.Diversi passi avanti si sono registrati a livello legislativo, sempre più paesi riconoscono l’uguaglianza di genere all’interno di leggi e nelle proprie costituzioni, ma i progressi sono stati definiti anche dallo stesso Segretario Generale dell’ONU “inaccettabilmente lenti”. Si stima infatti che all’attuale ritmo di avanzamento, ci vorranno almeno 75 anni per raggiungere la parità salariale tra donne e uomini e 81 anni per eliminare il divario di genere nella partecipazione economica. Il 20° anniversario di Pechino nell’anno di Expo è l’occasione ideale per fare il punto sulle sfide rimanenti per l’implementazione della piattaforma, e può rappresentare il punto di partenza per definire gli impegni della prossima agenda per lo sviluppo post 2015, che dovrà assolutamente tener conto dell’agricoltura sostenibile e in particolare del diritto alla terra, della necessità di integrare un prospettiva di genere negli interventi volti allo sviluppo agricolo.“Poiché la prossima agenda per lo sviluppo vorrà far fronte a problematiche globali attraverso l’impegno di tutti i paesi del mondo – sia Nord sia Sud – ActionAid ritiene fondamentale che i governi concretizzino gli impegni attraverso azioni che mirino ad eliminare le disuguaglianze di genere sia all’interno del proprio territorio sia attraverso la cooperazione internazionale” dichiara Orietta Maria Vanelli, Presidente di ActionAid Italia, tra i partecipanti alla tavola rotonda “Perché se questo è vero per problemi come la violenza di genere o per l’iniqua distribuzione della responsabilità del lavoro di cura tra donne e uomini, anche nel settore agricolo si trovano problematiche gravi molto simili”.

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