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Ferite difficili

Posted by fidest press agency su martedì, 28 giugno 2016

dubaiDubai. E’ italiana la tecnica che ha guarito i primi tre pazienti al mondo, trattati presso l’Ospedale Governativo Al Qasimi degli Emirati Arabi Uniti, da ferite inguaribili. Si tratta di ferite croniche che non progrediscono nelle fisiologiche fasi di guarigione e che necessitano di lunghi periodi di guarigione e nursing continuo per evitare le complicanze come infezioni e necrosi. I primi tre pazienti trattati, che manifestavano un quadro clinico particolarmente complesso e critico in quanto affetti da cangrene alle estremità ed esiti di amputazione con complicazioni renali e vascolari, sono stati trattati con una innovativa tecnica, messa a punto da Bioscience Institute, multinazionale italiana che a Dubai ha una delle sue cell factory.
I chirurgi dell’Ospedale Al Qasimi hanno prelevato circa 20 ml di grasso dall’addome dei pazienti per poi inviarlo ai laboratori di Bioscience dove si è provveduto ad estrarre, isolare ed espandere le cellule staminali presenti nel tessuto stesso. La coltura, dopo 14 giorni, ha prodotto circa 100 milioni di cellule staminali mesenchimali del tessuto adiposo che sono state utilizzate sullo stesso paziente da cui è stato prelevato il grasso. Le cellule staminali sono state iniettate direttamente nel letto della ferita e anche poste a copertura della stessa mediante uno scaffold (supporto) di collagene. Risultati evidenti sono stati visti già nelle prime 48 ore successive, mentre nei giorni successivi si è assistito ad una rapidissima progressione di guarigione che evidenziava l’efficacia della cura. L’innovazione della cura è rappresentata dalla decisa spinta alla guarigione della ferita che viene apportata dalle cellule staminali e che, invece, non si ottiene con le medicazioni tradizionali che si limitano a mantenere i tessuti in condizioni sterili affinché i naturali processi fisiologici di guarigione non siano ostacolati da infezioni o tessuto necrotico. Le medicazioni tradizionali esprimono grandi limiti quando il quadro clinico del paziente è compromesso da insufficienze funzionali (renale, vascolare, ecc) tant’è che, non riuscendo a indurre a guarigione la ferita entro un tempo ragionevole, producono una conseguenza devastante che è la cronicizzazione.
Come ha dichiarato il Dr Saqr Al Mulla, primario di Chirurgia Plastica e deputy CEO dell’Al Qasimi Hospital: “L’ospedale ha impiegato più di un anno per ottenere l’approvazione da parte del comitato etico del Ministry of Health degli Emirati Arabi Uniti e questo studio rappresenta un precedente mondiale nel settore della cura delle ferite difficili che sono un processo complesso che coinvolge l’interazione tra cellule, citochine e matrice extracellulare”. Sono ulcere diabetiche, venose e reumatiche, ferite da ustione, piaghe da decubito, le ‘ferite difficili’ di cui si parla poco nonostante che interessano almeno l’1% della popolazione italiana e mondiale.
Quando la pelle sana subisce una ferita, le proteine e i fattori di crescita presenti in essa, si attivano nel processo di riparazione e provvedono alla rigenerazione di nuova pelle. Ma in presenza di alcune patologie, alcune molto comuni come il diabete o le malattie circolatorie, la pelle perde le sostanze biologiche necessarie a questo processo con il risultato di una mancata guarigione.Nei soggetti con diabete le ulcere del piede sono responsabili dell’87% delle amputazioni non traumatiche e la mortalità a 3 anni è drammaticamente alta, essendo stimata in una percentuale variabile tra il 20 e il 50%. Inoltre le ulcere diabetiche rappresentano un elevatissimo costo per il sistema sanitario vista la necessità di cure continue e complicazioni. Il costo annuo di un’ulcera è circa 8000 dollari che diventano 17mila se la ferita si infetta e arriva a 45mila se diventa necessaria l’amputazione per salvare la vita del paziente. Ma le ferite difficili sono un problema che interessa anche pazienti con malattie cardiache e disturbi del circolo sanguigno, ma anche malattie autoimmuni, intossicazioni croniche, leucemie e malattie mieloproliferative.Oltre alla nuova tecnica resa possibile dall’innovazione fornita dai laboratori Bioscience Institute, i pazienti possono crioconservare le proprie cellule staminali del tessuto adiposo per un uso futuro. Si è visto, infatti, che il trattamento tempestivo, entro 12 settimane dallo sviluppo delle ulcere, riduce il rischio di una evoluzione sfavorevole della malattia, la cronicità e soprattutto che le complicazioni che portano all’amputazione. In molti studi le staminali derivate da tessuto adiposo (ADSC) hanno mostrato la capacità di guarire le ferite più velocemente ed efficacemente dei trattamenti di routine oltre ad essere efficaci in tutti i casi di ferite resistenti alle terapie standard.
Le attuali terapie cellulari basate sull’utilizzo delle cellule cutanee (cheratinociti e fibroblasti) non sortiscono risultati significativi per la mancanza di matrici extracellulari a livello dei tessuti della ferita, mentre le cellule del tessuto adiposo posseggono proprietà come la capacità di ricostruire la matrice extracellulare che rappresenta il supporto (scaffold) attorno al quale le altre cellule si organizzano, oltre ad un ruolo nel rilasciare cellule vitali nella ferita, proteine e collagene che hanno un ruolo fondamentale nella guarigione.

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Cure hi-tech per ferite difficili

Posted by fidest press agency su domenica, 25 settembre 2011

Ancona, Negli ultimi anni il problema delle ulcere cutanee (venose, arteriose, diabetiche e da pressione) ha assunto un’importanza crescente, soprattutto in relazione al progressivo aumento della popolazione di età avanzata e quindi alla prevalenza delle patologie cronico-disabilitanti. Le lesioni cutanee rappresentano un problema clinico-assistenziale spesso invalidante, di difficile approccio e di crescente importanza. In Italia interessano circa 2 milioni di persone e si stima che nei prossimi 5 anni il numero dei casi di lesioni croniche aumenterà dell’8% su base annua. Per discutere i migliori approcci e le novità terapeutiche in questo ambito, i migliori specialisti nazionali ed internazionali sono riuniti al Polo Fieristico di Ancona che ospita dal 21 al 24 settembre il X Congresso Nazionale AIUC (Associazione Italiana Ulcere Cutanee) dal titolo “AIUC:10 anni di uomini storie e progressi in Vulnologia. Tramonto del primo decennio e alba del secondo.
Teva da anni affronta il problema delle lesioni cutanee croniche puntando su medicazioni tecnologicamente avanzate (biotech), sostituti della cute bioingegnerizzati e prodotti che riattivano i naturali sistemi di riparazione tissutale. Trattamenti che la multinazionale farmaceutica presenta in occasione del Congresso AIUC in particolare in due momenti importanti: il 23 settembre con il simposio “Biomateriali e riparazione tissutale: un approccio a 360°”, l’azienda presenta alcuni prodotti altamente innovativi per il trattamento delle ulcere cutanee. “Il vantaggio di questi prodotti nella cura delle lesioni cutanee sta nella loro capacità di creare e sostenere un ambiente ottimale per l’attività cellulare necessaria per la riparazione dei tessuti” spiega ilprof. Gerit Mulder, professore di Chirurgia e Ortopedia presso l’Università di California, San Diego, Dipartimento di Chirurgia e Divisione Trauma. “Medicazioni e prodotti tradizionali non consentono di modulare l’attività cellulare né di influenzarla direttamente. Questi prodotti invece possono agire anche come rivestimenti biologici che proteggono la lesione dall’ambiente esterno”.
Il 24 settembre nel corso della sessione plenaria internazionale il prof. Lior Rosenberg, capo del Dipartimento di Chirurgia Plastica presso la Soroka University Medical Center di Beer Sheva e docente di Medicina presso la Ben- Gurion University Medical School di Beer Sheva, ha presentato il primo farmaco Teva per la cura delle ulcere che verrà lanciato nel 2012. “Si tratta di un agente per il debridement enzimatico dei grandi ustionati, innovativo come approccio, perché combina i vantaggi della rimozione chirurgica dei tessuti non vitali con quelli dell’approccio non invasivo”
L’evoluzione della Vulnologia ha portato metodiche sempre più complesse e tecnologicamente avanzate, finalizzate a una migliore prevenzione nei soggetti più fragili e a una più precisa diagnosi e terapia delle lesioni cutanee di difficile guarigione.
21 ottobre sciopero nazionale
sciopero nazionale unitario di 8 ore di tutto il personale del Gruppo per il prossimo 21 ottobre, dalle 9.01 alle 17.00” “Contro il mancato rispetto degli impegni assunti dai vertici delle Ferrovie dello Stato. E’ stato indetto dall’Ugl Trasporti, insieme a Filt Cgil, Fit Cisl, Uil Trasporti e Fast Ferrovie, Lo rende noto la segreteria nazionale Ugl Trasporti, spiegando che “con questa protesta, chiediamo all’azienda di assumere una volta per tutte un atteggiamento responsabile nei confronti dei propri dipendenti e delle attività che svolge, perché in gioco ci sono non solo migliaia di posti di lavoro, ma anche la capacità di garantire un servizio pubblico essenziale per il Paese”. “Le dichiarazioni rilasciate anche oggi dall’amministratore delegato del Gruppo, Mauro Moretti – si precisa nella nota – non fanno altro che creare confusione nel tentativo strumentale di spostare l’attenzione su altre questioni. Lo sciopero del 21 ottobre non è infatti legato alla vertenza del Contratto della Mobilità, che coinvolge tutte le aziende del trasporto pubblico e che è stato sempre sostenuto da tutte le sigle di settore. Per il Contratto della Mobilità siamo stati sempre pronti al negoziato, e abbiamo protestato con scioperi generali di settore quando ci siamo scontrati con l’atteggiamento ostruzionistico delle parti datoriali”. “Il 21 ottobre – conclude la nota – protesteremo invece contro l’incapacità gestionale del management Fs, che deve fare chiarezza una volta per tutte sul futuro del trasporto ferroviario in Italia. Non si può più continuare a gettare fumo negli occhi, è ora di dare risposte concrete”.

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