Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 31 n°159

Posts Tagged ‘feriti’

Yemen: almeno 6.500 bambini sono stati uccisi o feriti in tre anni

Posted by fidest press agency su domenica, 23 settembre 2018

“Le nuove violenze a Hodeidah rappresentano l’ennesimo colpo agli sforzi di pace nello Yemen, un paese che scivola sempre più nel caos e nella miseria. L’escalation di ostilità sta mettendo migliaia di bambini che vivono nella zona e nei dintorni a rischio imminente di essere feriti o di morire. Gli attacchi aerei e i combattimenti a terra potrebbero anche portare a nuove ondate di sfollamenti e ad interruzioni nella fornitura di acqua potabile sicura. Poiché l’accesso a beni e servizi essenziali è già fortemente limitato in gran parte dello Yemen, l’impatto di ulteriori violenze potrebbe essere catastrofico, con il porto di Hodeidah come punto critico di ingresso per le forniture umanitarie salvavita, il carburante e i beni commerciali da cui dipende gran parte del paese per la sopravvivenza.Il mondo ha lanciato appelli forti e chiari affinché il porto sia risparmiato. Questi appelli devono essere onorati. Sono in gioco le vite di decine di migliaia di bambini. Non è troppo tardi per tornare al tavolo dei negoziati e riunirsi agli sforzi di pace dell’Inviato Speciale dell’ONU.Almeno 6.500 bambini sono stati uccisi o feriti nello Yemen da quando il conflitto si è intensificato tre anni fa. Solo la pace può porre fine a questo spargimento di sangue. Fino a quando non arriverà, chiediamo alle parti la massima moderazione per risparmiare vite umane e consentire l’accesso umanitario”.

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Napoli: ancora bagarre e scontri. Feriti gli appartenenti alle Forze dell’ordine

Posted by fidest press agency su lunedì, 19 febbraio 2018

“Un nuovo giorno, il solito bollettino di guerra. Stavolta a Napoli sono ben cinque gli appartenenti alle Forze dell’ordine rimasti vittime delle ‘idee pacifiste’ dei gruppi antagonisti che, a ogni buona occasione, manifestano per una libertà di pensiero che ritengono di essere gli unici a poter avere. L’ennesima incredibile situazione verificatasi nel capoluogo partenopeo, e che segue a stretto giro i gravissimi fatti di Piacenza e Bologna, testimonia con chiarezza come sia in atto, su tutto il territorio nazionale, una strategia finalizzata a turbare l’ordine pubblico. Il pericolo legato ai gruppi antagonisti che non si fermano di fronte alla legge né a chi la rappresenta, e che non a caso è stato in passato specificamente segnalato anche dagli organismi di intelligence, non può essere sottovalutato, né si può continuare a lasciare che queste violenze si ripetano approfittando delle continue occasioni legate a manifestazioni politiche. Né, su tutto, si può lasciare che continuino a pagare sulla propria pelle gli appartenenti alle Forze dell’ordine rei solo di svolgere il proprio dovere. E’ inaccettabile che i colleghi continuino a subire ad ogni servizio svolto nel doloso silenzio generale e nell’assoluta mancanza di coraggio nel mettere un argine a tutto questo”.
Così Domenico Pianese, Segretario Generale del Coisp, Sindacato Indipendente di Polizia, dopo la bagarre avvenuta ieri sera a Napoli in concomitanza con una manifestazione elettorale di Casapound organizzata in un hotel nei pressi della Stazione centrale. La contro-manifestazione degli attivisti dei centri sociali, infatti, si è presto tramutata in scene di guerriglia urbana, durante la quale sono scoppiate anche bombe carta, creando il caos nella zona della stazione fra passanti e automobilisti spaventati, ed è terminata con scontri con le Forze dell’ordine, circa 20 attivisti portati in Questura e denunciati e quattro poliziotti ed un carabiniere feriti.

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Incidenti Stradali: oltre 3 mila morti l’anno

Posted by fidest press agency su sabato, 9 dicembre 2017

incidenti stradali-2In Italia nel 2016 ci sono stati 3.283 morti, 249.175 feriti e 175.791 incidenti stradali, con costi sociali per 17 miliardi di euro.“I numeri degli incidenti stradali sono un vero e proprio bollettino di guerra e la soluzione che viene data da decenni è sempre l’inasprimento delle sanzioni, che ormai è chiaro, non servono a nulla. Contro questa ecatombe che colpisce tantissimi dei nostri giovani occorre cominciare a creare una coscienza della sicurezza stradale, a partire dall’inserire nei programmi scolastici, sin dalle elementari i corsi di educazione stradale, almeno cerchiamo di salvare dalla mattanza le future generazioni !!!” ha dichiarato Alessandro Marchetti, Presidente dell’ANASPOL, l’Associazione Nazionale Agenti e Sottufficiali della Polizia Locale.“Occorre poi obbligare i Comuni ad utilizzare tutti i soldi delle multe” ha proseguito Marchetti “e non solo il 50% come avviene oggi, ad aumentare la sicurezza stradale: le strade ad esempio sono delle groviere piene di buche, causa del ferimento e del decesso di migliaia di motorini. I Sindaci mettano poi a disposizione i poliziotti locali nelle scuole, che dopo aver controllato le entrate e le uscite dei bambini, vadano dentro a spiegare quanto sia importante, per salvare delle vite, rispettare il codice della strada. Noi dell’ANASPOL lo facciamo già, in forma volontaria, gratuitamente e fuori dall’orario di lavoro, ma siamo una piccola goccia nell’oceano, serve l’impegno delle Amministrazioni.”
“Purtroppo non possiamo mettere un Agente in ogni auto che prima di far partire il veicolo controlla se il conducente sia in grado di guidare” ha concluso Marchetti “ma il Parlamento, ricordandosi che lo Stato spende poi 17 miliardi di euro l’anno in spese sanitarie e sociali, deve obbligare le case costruttrici ad inserire obbligatoriamente quei meccanismi informatici ed elettronici, tra i quali ricordo ricordo il riflessometro, che sono in grado persino di fermare o rallentare la velocità dell’auto se il conducente non mantiene un comportamento corretto. Le soluzioni ci sono e in pochissimo tempo potremmo forse più che dimezzare il numero dei morti e dei feriti, che dovrebbe essere l’unico, vero, obiettivo immediato.”

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Torino, poliziotti feriti nel cuore della movida

Posted by fidest press agency su sabato, 24 giugno 2017

polizia“Ancora poliziotti feriti nello svolgimento del proprio dovere e per un normale servizio di controllo, stavolta nella zona della movida cittadina a Torino. Ogni benedetto servizio che andiamo a svolgere in tutto il Paese ci mette di fronte a vere e proprie azioni di guerriglia che ormai sono assolutamente sistematiche. E’ sempre più brutalmente evidente che affrontiamo continuamente dei veri buchi neri di legalità, che creano incidenti e pericoli al limite dell’incredibile. Abbiamo letto che alcuni osano lamentarsi del fatto che i Poliziotti del Reparto mobile si recano nelle piazze e nelle strade per garantire ordine e sicurezza. Ma perché invece non chiedersi come mai ciò sia necessario? Invece che indignarsi del fatto che ci rechiamo a svolgere questi servizi pronti a tutto, ben consci dei pericoli che oggigiorno si annidano anche in situazioni apparentemente normali, bisognerebbe riflettere. Indignarsi dovrebbe essere lecito solo in riferimento al fatto che la normale vita notturna cittadina nel periodo estivo sia evidentemente messa a rischio da potenziali comportamenti criminali che, infatti, si sono prontamente concretizzati ieri sera. A farne le spese, al solito, donne e uomini in divisa che svolgono solo e unicamente il proprio lavoro, e lo fanno per la difesa ed il bene dei cittadini i quali non devono certamente lamentarsi se li vedono in giro, ma piuttosto dovrebbero farlo non vedendoli, considerato che tanti soggetti così facili alla delinquenza si aggirano nelle nostre città. Opporsi a un normale controllo non ha alcun senso, a meno che non si abbia qualcosa da nascondere o non si soffra di insostenibile avversione per le Forze dell’Ordine. Quanto a noi, è sempre più evidente che abbiamo bisogno di ulteriori e maggiori tutele, in tutti i sensi e in tutti i settori, per affrontare la violenza dilagante che ci vede bersagli continui di delinquenti cui lo Stato deve rispondere con severità”. Così Domenico Pianese, Segretario Generale del Coisp, Sindacato Indipendente di Polizia, dopo quanto avvenuto a Torino, in piazza Santa Giulia, nel cuore della movida cittadina, dove ieri notte si sono verificati scontri tra agenti di polizia e attivisti dei centri sociali con il ferimento di 4 Poliziotti, e in particolare con un commissario donna presa a pugni.

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Terrorismo: Svegliati Europa

Posted by fidest press agency su domenica, 4 giugno 2017

torino5g«Scene di panico a Torino. Una serata di sport trasformata in un incubo dal quale scappare. Centinaia di persone ferite dalla paura, esattamente come vuole il fondamentalismo. Scene di morte a Londra. Il terrorismo islamico continua a colpire, alla cieca, innocenti. Non dobbiamo abituarci alla paura e alla morte. Dobbiamo reagire, con forza, contro chi odia la nostra libertà e vorrebbe cancellare la civiltà europea. SvegliatiEuropa».

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Agenti in ospedale dopo arresto spacciatore

Posted by fidest press agency su sabato, 3 giugno 2017

polizia“Purtroppo, contiamo ancora quattro Agenti che sono rimasti feriti durante un’operazione di servizio, a cui esprimiamo la massima solidarietà e gli auguri di una pronta guarigione. E’ una delinquenza sempre più agguerrita e violenta, ad ogni livello, a mettere alla prova gli Appartenenti alla Polizia di Stato che, purtroppo, continuano troppo spesso a pagare sulla propria pelle le conseguenze del servizio svolto. La cosa rende ancor più lampante la necessità di poter contare su maggiori risorse, in termini di uomini e di mezzi, per consentirci di tutelare al meglio la sicurezza dei cittadini e del Paese. Le sfide multiformi con cui abbiamo a che fare, su ogni fronte della vita sociale, richiedono maggiori investimenti e ulteriori mezzi di tutela, operativa oltre che personale, degli Operatori che devono poter contare su numeri e su un’età media oggi non all’altezza della mole di lavoro che siamo chiamati a svolgere e che comunque, nonostante tutto, continuiamo a portare avanti con risultati di eccellenza assoluta a costo di sacrifici personali”. Così Domenico Pianese, Segretario Generale del Coisp, Sindacato Indipendente di Polizia, dopo che quattro Agenti della Questura di Aosta sono stati feriti, e due di loro hanno dovuto ricorrere alle cure ospedaliere, durante una colluttazione avvenuta nell’ambito di un’operazione della Narcotici per l’arresto di un cittadini marocchino accusato di spaccio di stupefacenti e trovato in possesso di circa mezzo chilogrammo di hashish e un grammo di cocaina. “Il ferimento di colleghi è ormai purtroppo notizia quasi quotidiana – conclude Pianese -, e ciò significa andare ogni giorno in servizio consci che potrebbe essere la volta fatale. Il nostro è un appello fortissimo al senso di responsabilità e di solidarietà non solo per tutti i cittadini, ma anche per chi ha il compito di tutelare in ogni modo possibile chi porta una divisa”.

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Strage di Manchester

Posted by fidest press agency su martedì, 23 maggio 2017

AFP_OR8TXManchester nel foyer della Manchester Arena, un palazzetto di Manchester, in Regno Unito alle ore 22,40 circa (in Italia alle 23,40) c’è stata un’esplosione mentre si teneva un concerto della popstar americana Ariana Grande. I morti accertati sul luogo dell’attentato sono 22 e i feriti 60. Le autorità locali, per le modalità dell’evento, hanno subito pensato ad un attentato terroristico. Ciò che sconcerta è che al meeting vi erano moltissimi giovani ed anche bambini. Se sarà confermata la pista terroristica sarebbe l’atto più grave nel Regno unito dalle bombe di Londra del 2005.

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Poliziotti feriti in servizio

Posted by fidest press agency su lunedì, 22 agosto 2016

polizia e immigrati

“Il lavoro dei Poliziotti italiani sta diventando ogni giorno di più una lotta impari contro un crimine ed un degrado sociale che non ci risparmiano ma, anzi, fanno ancor più vittime di un tempo, quando persino il ‘malvivente’ comune aveva una qualche remora ad inferire su chi portava la divisa. Oggi, invece, si moltiplicano i nostri feriti, i nostri morti, eppure noi siamo completamente senza tutele indispensabili, come un numero di uomini sufficiente, strumenti di lavoro appropriati, dotazioni minime ma efficaci, coperture legali, protocolli operativi, garanzie per la nostra salute.
Così Franco Maccari, Segretario Generale del Coisp, Sindacato Indipendente di Polizia, dopo una giornata di “ordinaria follia” che ha visto il consueto corposo numero di Poliziotti rimasti feriti in servizio, “e comunque – spiega Maccari – esposti ad eventi i cui rischi si sarebbero potuti evitare con estrema facilità se solo i colleghi avessero potuto contare su pochi, economici e basilari strumenti”.Ben 5 i Poliziotti rimasti feriti a Firenze, dove un 34enne marocchino sottoposto all’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria ha dato in escandescenze all’interno degli uffici perché non voleva restare ad aspettare il suo turno per la firma, ha quindi cominciato ad insultare gli Agenti scagliandosi poi contro di loro e colpendoli a calci e pugni con tale violenza da causare loro lesioni importanti.
A Milano, invece, un furto in abitazione si è trasformato poi in un’aggressione contro i Poliziotti intervenuti, dopo che uno dei ladri, un cileno di 32 anni, fuggendo si è ferito ad un labbro ed a quel punto ha cominciato a infierire sugli Agenti, colpendone uno con un cacciavite usato come un coltello e sputando loro addosso sangue.
Non meno pericolosa un’altra vicenda verificatasi a Milano, dove un albanese di 27 anni pluripregiudicato, ritenuto appartenente ad una banda internazionale di ladri d’auto di pregio, fuggendo ai Carabinieri che lo inseguivano, prima ha esploso al loro indirizzo quattro colpi da una pistola rubata e poi, per un errore fatale, dopo essere inciampato si è sparato al mento morendo sul colpo.
“Ci piace sottolineare – rimarca Maccari – come i colleghi di Milano si siano trovati nell’assurda situazione di provare terrore a rispondere al fuoco nonostante il fuggitivo avesse sparato loro addosso. E lo facciamo certamente non felici di questo, perchè avere un’arma di servizio dovrà pure avere un senso, specialmente se si considera che un delinquente che spara può colpire chiunque e che rispondere può dover essere una necessità, al di là delle vergognose campagne di criminalizzazione che subiamo. E non a caso abbiamo lanciato il dibattito attraverso l’hashtag #voicosafareste”.
“Non parliamo poi – conclude il Segretario Generale del Coisp – dell’ignominioso atteggiamento di chi osa puntare il dito contro di noi criticando continuamente il nostro operato quando nessuno è in grado di alzare quello stesso dito per darci almeno strumenti alternativi di lavoro, che non ci impongano di dover scegliere fra la pistola, le mani o il soccombere. Ancora aspettiamo uno squallidissimo e poverissimo spray antiaggressione che certamente ci eviterebbe nel 70 per cento dei casi contatti pericolosissimi con chi ci vuole aggredire. Ancora aspettiamo taser, protocolli operativi chiari, norme che ci garantiscano, e tutele legali che non possiamo neppure sognare. L’unica cosa che non ci manca mai sono i feriti, i morti, e le vigliacche continue critiche di chi non si è mai trovato con un cacciavite infilato nel corpo”.

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Yemen: almeno 74 bambini sono stati uccisi e 44 bambini sono rimasti feriti

Posted by fidest press agency su sabato, 11 aprile 2015

YemenMentre siamo di fonte ad una escalation del conflitto in molte parti dello Yemen, l’UNICEF sottolinea che i bambini continuano ad essere uccisi, feriti, a dover fuggire e ad essere a rischio crescente di contrarre malattie. Finora almeno 74 bambini sono stati uccisi e 44 bambini sono rimasti mutilati da quando sono iniziati i combattimenti lo scorso 26 marzo. Sono cifre prudenti; l’UNICEF ritiene che il numero totale dei bambini uccisi sia molto più alto, visto che il conflitto si è intensificato nel corso della scorsa settimana.
“I bambini stanno pagando un prezzo intollerabile per questo conflitto”, ha detto Julien Harneis Rappresentante UNICEF in Yemen.”Sono stati uccisi, mutilati e costretti a fuggire dalle loro case, la loro salute minacciata e la loro istruzione interrotta. A questi bambini deve essere immediatamente concessa una speciale protezione da tutte le parti in conflitto, secondo il diritto internazionale umanitario”.
In tutto il paese, più di 100.000 persone hanno lasciato le loro case in cerca di luoghi più sicuri. Gli ospedali sono sempre più sotto pressione, mentre lottano per gestire le numerose perdite con forniture insufficienti; alcuni ospedali e strutture mediche sono stati attaccati. Finora almeno tre operatori sanitari, tra cui un autista di un’ambulanza, sono stati uccisi in diversi attacchi.
Laddove le condizioni di sicurezza lo permettono, team dell’UNICEF stanno lavorando con i partner per fornire alle famiglie acqua potabile e servizi sanitari essenziali. L’UNICEF fornisce combustibile per il funzionamento della rete idrica di pompaggio in tre città del sud, tra cui Aden, dove i sistemi idrici sono stati ripetutamente danneggiati nei combattimenti. In altri governatorati del sud, ci sono segnalazioni di acqua sulle strade e liquami fuoriusciti. I guasti nell’approvvigionamento idrico in alcune zone aumentano notevolmente il rischio di epidemie.
L’UNICEF sta inoltre fornendo diesel per i generatori di energia per mantenere al sicuro i vaccini nei magazzini. Aiuti preposizionali dall’UNICEF in varie città vengono attivati e sono state messe a disposizione forniture di cibo terapeutico per i bambini e sali per la reidratazione orale – un trattamento semplice ma molto efficace per malattie diarroiche. Sui media nazionali vengono trasmessi messaggi per avvisare bambini e genitori sui pericoli degli ordigni inesplosi e su come affrontare il disagio causato dal conflitto.
Il conflitto sta aggravando la già precaria situazione dei bambini in uno dei paesi più poveri della regione, con gran parte del paese soggetto a insicurezza alimentare e ad una diffusa malnutrizione acuta grave tra i bambini.

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Incidenti stradali in calo

Posted by fidest press agency su venerdì, 24 giugno 2011

Stando alle ultime rilevazioni dell’ISTAT che Giovanni D’Agata, componente del Dipartimento Tematico Nazionale “Tutela del Consumatore” di Italia dei Valori e fondatore dello “Sportello dei Diritti”, riporta nel 2010, sulla base di una stima anticipata, in Italia gli incidenti stradali con lesioni a persone sono stati 207.000 ed hanno causato 3.998 morti e 296.000 feriti con lesioni di diversa gravità. Ogni giorno, durante il 2010, si sono verificati mediamente 567 incidenti stradali con lesioni a persone, per una media giornaliera di 11 morti e 811 feriti. Rispetto all’anno precedente, nel 2010 si riscontra una diminuzione del 3,9% del numero degli incidenti e del 3,7% di quello dei feriti: un calo più consistente (-5,6%) si rileva nel numero dei morti, il quale fa seguito alla diminuzione del 10,3% registrata nel 2009 rispetto al 2008. L’indice di mortalità, calcolato come rapporto tra il numero dei morti e il numero degli incidenti moltiplicato 100, è pari, per l’anno 2010, a 1,9 (era 2,0 nel 2009). Nell’Unione Europea (a 27 paesi) si sono registrati, nel 2010, 30.926 morti per incidente stradale, l’11% in meno rispetto all’anno precedente. Secondo Giovanni D’Agata le cause principali rimangono la velocità eccessiva, al di sopra dei limiti consentiti. E quella non commisurata alle condizioni di tempo e luogo. Ma bisogna prevedere anche i comportamenti non regolari degli altri. Bene i controlli relativi alle condizioni psicofisiche dei conducenti ma l’autorità preposta ai controlli non abbassi la guardia.

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Scontri a fuoco al confine Libano-israeliano

Posted by fidest press agency su mercoledì, 4 agosto 2010

Adaisse. Per un momento si è pensato ad una ripresa delle ostilità tra i due paesi anche perché è stato registrato subito dopo un intenso movimento di truppe. La “scaramuccia” ha provocato quattro morti tra i soldati libanesi e alcuni feriti tra gli israeliani. E’ seguito a livello propagandistico, diplomatico e politico un rimbalzare di responsabilità sul primo che abbia lanciato un razzo in casa degli altri. Per il generale Giuseppenicola Tota, comandante del settore ovest del contingente italiano a Tibnin è dovuto all’iniziativa deg.i israeliani di tagliare degli alberi sulla linea di confine per piazzarvi delle telecamere. I razzi, invece, sono stati lanciati da un elicottero libanese. Sta di fatto che tra i due governi sono volate parole grosse e minacce di gravi ritorsioni. Stando a quanto ricostruito dal generale Giuseppenicola Tota, comandante del settore ovest e del contingente italiano a Tibnin, in Libano, tutto sarebbe nato dal tentativo dei militari israeliani di tagliare alcuni alberi presso la ‘blue line’ per installare delle telecamere. Questo tentativo ha provocato l’intervento dei militari libanesi e un successivo scontro a fuoco prima con armi leggere e poi con il coinvolgimento di carri armati israeliani. Quanto al lancio di razzi, secondo il generale Tota sarebbe avvenuto da parte di un elicottero libanese. Il Consiglio di sicurezza dell’Onu si è riunito a porte chiuse al Palazzo di Vetro e ha chiesto ad entrambe le parti di riprendere il dialogo. A livello internazionale registriamo la solidarietà espressa da tutto il fronte arabo alla Libia e il presidente isiriano Bashar al-Assad, non ha mancato di esprimere una dura condanna nei confronti di Israele. Il ministro italiano della difesa Ignazio La Russa si è mantenuto neutrale e limitandosi a dire che la scintilla è stata occasionale. La sua preoccupazione, come naturale che lo fosse, è stata per il contingente italiano  schierato al confine tra i due paesi e, quindi, sotto la linea del fuoco incrociato tra i due eserciti. Notizie dell’ultima ora paiono tranquillizzanti.

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Afghanistan: italiani sotto tiro

Posted by fidest press agency su venerdì, 16 luglio 2010

Ancora una volta i talebani hanno attaccato i militari italiani. Lo scontro a fuoco avvenuto alle undici di mattina ora locale, che ha provocato il ferimento di tre militari, è avvenuto a sud di Bala Murghab nella parte Ovest dell’Afghanistan. Un nostro reparto si trovava nell’area a supporto delle forze di sicurezza afghane. Uno dei tre feriti, pur non correndo pericolo per la vita, è stato ferito gravemente per una pallottola che ha leso un polmone e la spalla. Gli esperti fanno notare che l’area di Bala Murghab, “è diventata una zona molto pericolosa essendosi trasformata in una via di fuga dopo che le truppe anglo-americane hanno sospinto verso nord i talebani.” C’è da presumere, quindi, che gli scontri continueranno e in forma sempre più frequente e violenta.

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Suicidi in carcere

Posted by fidest press agency su mercoledì, 16 giugno 2010

“Sono davvero sconcertato dalle esternazioni estemporanee di certi esponenti di questo Governo di centro-destra in materia penitenziaria, tanto più se Sottosegretari alla Giustizia, e mi chiedo se esse sintetizzano l’effettivo intendimento dell’Esecutivo Berlusconi sull’argomento. Garantire il sesso in carcere ai detenuti dovrebbe essere l’ultimo dei pensieri di chi ha responsabilità di governo della Giustizia, vista l’esplosiva situazione penitenziaria, con 68mila detenuti presenti in celle adatte per ospitarne regolarmente 43mila, con appartenenti alla Polizia penitenziaria impegnati nella prima linea delle sezioni detentive sempre più frequentemente aggrediti e feriti”. E’ quanto dichiara Donato Capece, segretario generale del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria SAPPE, la prima e più rappresentativa organizzazione di Categoria, alle dichiarazioni della Sottosegretaria alla Giustizia Maria Elisabetta Alberti Casellati durante uno speciale di Rai Gr Parlamento dedicato al tema dei suicidi nei penitenziari italiani. “La Sottosegretaria alla Giustizia Maria Elisabetta Alberti Casellati, che con decreto del Ministro della Giustizia Alfano ha ricevuto per l’Amministrazione penitenziaria competenze ben definite relativamente alla Direzione generale delle risorse materiali dei beni e dei servizi e alla Direzione generale del bilancio e della contabilità e non quindi di indirizzo della politica penitenziaria del Paese o di gestione dei detenuti (“Che c’azzecca?” mi dovrei dunque domandare) dice che non vede equazione tra sovraffollamento e suicidi penitenziari. Si vede che ignora i pertinenti studi fatti dall’Organizzazione mondiale della Sanità proprio sui suicidi in carcere, studi che sottolineano come anche l’affollamento delle celle è un fattore che influenza i suicidi in carcere. Dovrebbe saperlo se non altro perché è stata Sottosegretaria alla Salute dal maggio 2005 al maggio 2006… Ma non solo. Casellati, non nuova a esternazioni del genere,  ha invitato a valutare soluzioni già adottate in altri Paesi che riguardano la sfera sessuale dei detenuti. Che a fare queste dichiarazioni sia un Sottosegretario alla Giustizia che evidentemente ignora quali siano le reali priorità in materia carceraria in Italia (come ad esempio i gravi disagi connessi alla presenza oggi nelle 200 galere italiane di oltre 68mila a fronte di 43mila posti letto con una conseguente pesante assenza di posti letto nelle celle tale da costringere molti detenuti a dormire per terra) mi stupisce non poco e mi sento in dovere di tornare a chiedere al Ministro Guardasigilli Alfano se le dichiarazioni della Sottosegretario Casellati rispecchiano la linea del Governo in materia carceraria. La Sottosegretaria, che va ben oltre quanto tentarono di fare – non riuscendovi – i governi e i ministri della Giustizia di centro-sinistra succedutisi negli anni passati, pensa forse che si debba distogliere il già insufficiente personale di Polizia Penitenziaria dai compiti istituzionali di controllo e sicurezza in carcere per impiegarli e fare da ‘baby sitter’ o ‘guardoni di Stato’ al detenuto e ai suoi familiari mentre si scambiano effusioni in carcere? Ha pensato di chiedere un parere prima alle Associazioni dei familiari delle vittime della criminalità o a chi ha subìto un reato e poi anche ai suoi colleghi di coalizione di centro-destra, la Sottosegretaria Casellati, su cosa ne pensano della sua bizzarra idea di stanze del sesso nelle carceri? Il sesso per i detenuti è dunque da considerare una priorità di Governo per l’Esecutivo Berlusconi? Crede forse, la Casellati, che il dettato costituzionale che sancisce come le pene debbano tendere alla rieducazione del condannato passi anche attraverso il sesso in carcere?”.

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Terremoto Cina

Posted by fidest press agency su venerdì, 16 aprile 2010

La prefettura Autonoma Tibetana di Yushu ha diramato nuove cifre sui morti ed i feriti del sisma di magnitudo 6,9 della scala Richter e che ha avuto per epicentro la prefettura di Yushu. Sono, rispettivamente, 790 e oltre undicimila dei quali circa milleduecento gravi.. Altri 250 risultano dispersi. I primi soccorritori di dicono che anche questa nuova conta è destinata ad essere modificata man mano che si raggiungono i villaggi interni e i soccorritori raggiungono le località più impervie. Intanto c’è un crescente bisogno di generi alimentari, di acqua e di equipaggiamento medico.

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Quattro soldati italiani feriti in Afghanistan

Posted by fidest press agency su giovedì, 5 novembre 2009

“Il governo deve avviare un processo di ritorno in patria. Sono anni che i nostri soldati perdono la vita in onore di un fantomatico piano di democratizzazione che non si scorge neanche in lontananza”. Queste le dichiarazioni rilasciate dal vicepresidente dell’Italia dei Diritti Roberto Soldà, il quale mostra tutto il suo disappunto per una situazione degenerativa in fase di stallo. Proprio poche ore fa si è consumato l’ennesimo assalto alle truppe italiane in Aghanistan, durante una «ricognizione operativa» nell’area della Zeerko Valley, a circa 20 km a sud di Shindand. Quattro i soldati feriti che si trovavano a bordo di una “Lince”, un blindato utilizzato appositamente per questo genere di perlustrazioni, saltato su un ordigno. Per fortuna il mezzo è riuscito ad attutire a dovere il violento impatto, provocando solo lievi lesioni ai nostri militari . Soldà aggiunge : “Sono anni che viviamo uno stato di assedio in terra altrui, è evidente che i nostri soldati non stiano vivendo una condizione di peace keeping bensì di guerra”. Il vicepresidente del movimento guidato da Antonello De Pierro conclude: ” Auspico nel più breve tempo possibile, un processo serio di ridimensionamento delle truppe in Afghanistan”.

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Milano-Ulaan-Bataar in ambulanza

Posted by fidest press agency su giovedì, 16 luglio 2009

ambulanzaMilano 18 luglio cinquanta tra auto, moto e altri mezzi partiranno da Milano (Arena Civica ore 14,00)  in direzione della Mongolia, con lo scopo di raggiungere Ulaan Baatar senza percorsi prefissati e senza navigatori satellitari. Tra i mezzi in partenza ci sarà anche un’ambulanza che non trasporterà feriti, ma attrezzature mediche e che all’arrivo in Mongolia verrà donata ad un’organizzazione mongola. A bordo ci saranno, come da copione, un medico (nonché provetto pilota, ovviamente), un fotografo, che documenterà l’intero viaggio, una creativa e una PR che ne cureranno l’aspetto di grafica e relazioni pubbliche (anche in mezzo al deserto mongolo!) e un interprete, fondamentale per la sopravvivenza del team. Il viaggio dell’ambulanza, il Montessori Export Team, nasce da un’idea Cesvi realizzata grazie al sostegno del Segretariato Italiano Studenti di Medicina, che ha reso disponibile una eroica ambulanza Volkswagen Transporter preparata ed attrezzata secondo le esigenze e le indicazioni delle organizzazioni riceventi le donazioni in Mongolia. Per tutti i team in partenza da Milano i fondi raccolti saranno a favore dei progetti Cesvi in Tajikistan. A Khojand, nella regione tajika di Khatlon Oblast, dove Cesvi è presente dal 2001, sta realizzando un intervento con un approccio innovativo, basato sulla captazione delle sorgenti montane e sul forte coinvolgimento delle comunità locali; grazie al lavoro di questi anni Cesvi è divenuta l’Ong di riferimento per molti programmi di idrici e sanitari realizzati nel paese. “I nostri progetti mirano al miglioramento dello standard di vita di alcune comunità rurali nel nord e nel sud del paese” – racconta Lorena D’Ayala Valva, responsabile dei progetti Cesvi in Tajikistan – “per questo ci stiamo concentrando sulla promozione di attività generatrici di reddito, sulla creazione di opportunità di lavoro – in modo particolare per le donne – sul miglioramento dell’accesso alle  risorse  idriche, sull’educazione igienico-sanitaria e sulla sicurezza alimentare.
Giunto alla sesta edizione internazionale, il Mongol Rally per il secondo anno parte anche da Milano, oltre che da Londra e Barcellona. Banditi i potentissimi Suv e le monumentali jeep da deserto: le uniche protagoniste della corsa saranno le piccole utilitarie e le moto con cui i circa 500 equipaggi totali dovranno riuscire a raggiungere Ulaan Bataar, capitale della Mongolia, macinando circa 16.000 chilometri senza ricevere alcun tipo di assistenza. Il percorso è scelto dai singoli team che pianificheranno il proprio itinerario autonomamente, assumendosi tutti gli eventuali rischi e le incognite di questa traversata. Ogni team deve raccogliere almeno 1000 sterline (circa 1300 euro) da devolvere ad un progetto sociale attivo nei paesi interessati dal Mongol Rally; in questo modo l’iniziativa assicura un sostegno alle comunità che i team incontreranno nel loro percorso verso la Mongolia.
CESVI – che significa cooperazione e sviluppo – è un’organizzazione umanitaria italiana indipendente che opera in tutto il mondo per fronteggiare ogni tipo di emergenza con progetti di lotta alla povertà che valorizzano le risorse locali e mobilitano le popolazioni beneficiarie. (ambulanza)

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Terremoto: norme antisismiche

Posted by fidest press agency su mercoledì, 8 aprile 2009

Dichiarazione rilasciata dal sen Andrea Fluttero (PDL): “Superati i momenti del dolore per la tragedia e dell’impegno per il soccorso dei feriti e dei senza tetto, i cittadini abruzzesi dovranno poter guardare al futuro, contando su una celere e sicura ricostruzione delle loro case.    I circa 1,3 miliardi di euro di spesa  previsti dal ministro Matteoli per il rifacimento degli edifici crollati durante il sisma, il voto di un decreto legge che garantisca la ricostruzione secondo norme antisismiche e la proposta del presidente Berlusconi di una “New Town” per i giovani, sono le più concrete risposte dello Stato a chi ha visto la propria casa crollare per il tragico terremoto.  Superata l’emergenza abruzzese, sarà opportuno istituire una sorta di anagrafe immobiliare che censisca l’effettiva sicurezza antisismica degli edifici pubblici e privati di tutta Italia. Se è infatti vero che non si possa prevedere un terremoto è altrettanto vero che si può valutare il grado di sicurezza di un edificio ed evitare che in caso di sisma ospedali, scuole o case crollino creando tragedie come quella abruzzese.  E’ questa una grande sfida per il Paese che si potrebbe integrare molto bene nell’iniziativa governativa cosiddetta “piano casa” nel quale oltre alle caratteristiche dell’efficienza energetica si potranno considerare le caratteristiche antisismiche degli interventi da effettuare sulle costruzioni.

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