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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 301

Posts Tagged ‘fermenti’

Fermenti esistenziali

Posted by fidest press agency su lunedì, 10 gennaio 2011

I tanti fremiti esistenziali oggi esistenti nel mondo richiedono, per Franco Fornari, un’analisi più accurata delle cause.  La riflessione ci proviene da due suoi libri: “Psicanalisi della situazione atomica”  (Ed. Rizzoli) e “Psicanalisi della guerra” (ed. Feltrinelli). “Talvolta  – egli asserisce – si avverte un richiamo all’antico allorché riaffiora il bisogno psicologico profondo nella difesa dalla paura della morte.” Lo rivela l’osservazione dei popoli primitivi.
La morte di un individuo di una tribù non viene attribuita a cause materiali ma agli influssi malefici dello stregone della tribù confinante al quale bisogna restituire la morte. La guerra, dunque, ha come compito specifico e dichiarato di esportare il lutto nella tribù straniera. Quando, per un qualsiasi motivo, questo meccanismo si inceppa, l’animo  collettivo cambia profondamente. Infatti Eliane Métais ha mostrato che nei popoli primitivi, impeti di fare la guerra, si mette in moto l’angoscia, immaginaria, di essere uccisi dai propri stregoni. Ciò accade in quanto la guerra ha la funzione di esportare all’esterno la morte che si abbatte all’interno della tribù e l’impossibilità di fare la guerra comporta la necessità di dover tenere la morte in casa. Ma la morte fa paura. Fa riemergere l’angoscia della morte che la guerra ha la funzione di esportare nel nemico. Così i popoli primitivi privati della guerra, spostano il terrore della morte sui propri capi, dai quali si aspettano di essere uccisi. Incapaci di fare la guerra i capi vengono sentiti come portatori di morte.”
“Non per niente – soggiunge Fornari – le prime manifestazioni terroristiche sono coincise in epoche in cui emergevano nei popoli stati isterici del tutto paragonabili alle paure dei primitivi, privati della guerra, e che riversavano, nello specifico, all’interno di quei sistemi che, pur tolleranti, accusavano di “tolleranza repressiva”. Il terrorismo contro lo Stato diventa una reazione alla paura fantasmatica di essere distrutti dallo Stato. La storia ci insegna che esiste una relazione antitetica tra guerra esterna tra Stati e interna tra classi.
Dionigi di Siracusa pregava i suoi nemici di attaccare la sua terra quando i   sudditi diventavano troppo riottosi alla sua tirannia. L’enfatizzazione del pericolo esterno figura come un classico “instrumentum regni” per ottenere coesione all’interno del Paese minacciato, per davvero o per invenzione del capo.” Un concetto che, se importato alla  storia di questi ultimi decenni e, per l’esattezza, al periodo che va a cavallo tra le due guerre mondiali, ci fa intravedere in modo inquietante queste esplosioni di “violenze” che trovarono il loro naturale sfogo sulle trincee, ma avrebbero avuto la possibilità di rivelarsi in ben altre condizioni e con risultati ancor più disastrosi sulle piazze delle grandi metropoli europee e mondiali. La guerra, quindi, è vista come un male minore per i governanti e soprattutto per i poteri forti ed autoritari.  In effetti le “guerre”, per coloro che si trovavano dalla parte del “vincitore”, hanno da sempre calmierato le tensioni interne e ristabilita l’autorità costituita per quanto invisa essa fosse. Ma, oggi, non sono solo le guerre a “distrarre” la gente dai  problemi “veri”. Se il governo di un Paese non gode più della fiducia del suo elettore si creano ad arte “tensioni” interne e si ingenera  uno stato di pericolo con supposti tentativi destabilizzatori. Essi possono andare dal ritrovamento di un ordigno bellico pronto all’uso, e della cui potenzialità distruttrice molti sono pronti a descrivere a fosche tinte e a interpretare come un segnale ammonitore, ad un vero e proprio attentato contro beni e persone. Si arriva, persino, a colpire i propri amici e collaboratori in nome di un “interesse superiore” che in altre parole significa “conservazione della poltrona, costi quel che costi.” (dal libro di Riccardo Alfonso “L’ultima frontiera” Edizioni fidest)

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Idv: fermenti congressuali

Posted by fidest press agency su lunedì, 25 gennaio 2010

Riproduciamo per sommi capi il documento politico scaturito dall’Assemblea regionale dei delegati provinciali eletti in Toscana per il congresso nazionale dell’IDV in programama Roma dal 5 al 7 febbraio prossimi. “Noi, donne e uomini dell’Italia dei Valori della Toscana,  di fronte alla grave crisi internazionale che ci pone di fronte alla necessità di cambiare rotta rispetto ad un sistema economico e sociale sostanzialmente incentrato, non sul libero mercato, ma su un liberismo sfrenato (e neanche troppo illuminato) che ha progressivamente sostituito, con una economia di carta (finanziarizzazione), la produzione e lo scambio di beni e servizi. Un sistema che, a fronte, della grave crisi partita dai titoli spazzatura degli U.S.A., ha manifestato – se non un conclamato fallimento – senz‘altro tutti i suoi limiti;  consapevoli che il nostro più  grande impegno deve essere quello di far riacquistare fiducia ai cittadini nella politica.  Non a caso l’Italia dei Valori della Toscana ha scelto questa città per svolgere le proprie assise regionali. Per segnalare proprio questo senso di profondo disagio e il grido d’allarme che giunge dalla nostra Regione, e la grande manifestazione, che si è tenuta quasi un anno fa a Prato, terza città del centro Italia per dimensione e importanza, ha evidenziato forza e determinazione, ben sostenuta da istituzioni locali, associazioni commerciali e sindacali, proprio per rivolgere al Governo un appello per l’adozione di misure urgenti e speciali, come per esempio quelle della liquidità del credito alle imprese e dell’estensione degli ammortizzatori sociali.  Sappiamo bene che complice di tutto questo malessere è anche un clima sociale dove si  impastano inevitabilmente una non risolta crisi economica (e tutt’altro che in via di risoluzione) con la difficoltà di dover far fronte alla quotidianità che non dà tregua e con una crisi occupazionale che sta investendo anche altre realtà della nostra Regione (a Pistoia, a Livorno, a Massa Carrara, a Firenze). L’assemblea regionale dell’Italia dei Valori esprime forte disapprovazione per l’atteggiamento degli enti locali nei confronti dello sgombero della ex Olmatex  nel fiorentino. Non si può buttare sulla strada i senza casa, affidandoli alla cura della Chiesa Valdese, alla quale va la nostra solidarietà, senza preoccuparsi di trovare serie soluzioni alternative.  L’assemblea impegna l’Italia dei Valori della Toscana   – a contribuire con tutte le nostre energie possibili alla creazione di un contesto sociale accogliente, positivo, in grado al tempo stesso di sostenere e valorizzare gli individui nel loro percorso di vita, ma anche per rafforzare le politiche sociali unitamente alla difesa dello stato sociale;  –  accogliere la nostra sfida più alta, ovvero scommettere sul futuro della nostra Regione, per renderla  sempre di più un luogo dove valga la pena vivere (Evangelisti)

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Il sogno meridionale

Posted by fidest press agency su domenica, 10 gennaio 2010

Editoriale fidest. In un recente articolo Girolamo Foti, segretario del Movimento sud dei diritti, preannuncia un suo “sogno meridionale” e ne delinea i contenuti auspicando che si volti, finalmente, pagina per “apportare una nuova energia e nuove idee alle sfide che abbiamo di fronte”. Questo Sud indicato da Foti probabilmente parte da Roma in giù ma si consolida in Sicilia, dove vive ed è nato nella sua Palermo. Una città bella, ricca di monumenti e di storia. Una città che già in passato ha realizzato fermenti letterari o ha rappresentato una sintesi delle grandi cose che si sono maturate nella storia ancora prima dell’unità d’Italia. Ma se per secoli ci siamo “trastullati” con sogni che andavano e ritornavano nel nostro immaginario onirico, ora ci chiediamo se non è giunto, alla fine, il tempo per dare ad essi un significato nella concretezza del nostro presente. Sino ad ora i siciliani, ancor più degli altri meridionali, dalla Calabria ai laziali, hanno cercato di combattere i propri mali da soli e al prezzo dei propri figli migliori. Hanno vissuto il malessere del malgoverno sabaudo e la rivolta di Castellammare del Golfo è stata la risposta improvvida dell’autorità centrale. E così è andata avanti mentre i parlamentari siciliani e del resto del meridione tuonavano nell’emiciclo dei Palazzi romani a difesa del degrado e dell’abbandono in cui erano lasciate quelle popolazioni nonostante le tante promesse formulate in più occasioni dai governi che dall’unità d’Italia si sono succeduti sino alla soglia della grande guerra del ‘15/18. E anche allora il tributo di sangue offerto dalla comunità meridionale alla giovane nazione Italia, per una causa condivisa, fu grande e generoso. Poi venne la dittatura e calò il silenzio. Poi venne la liberazione e la speranza si risvegliò, ma con essa l’amarezza del dejà vu. Ora siamo vicini ad un nuovo risveglio nella certezza che non basta contare i propri martiri, che non basta avere chi autorevolmente rappresenta nelle istituzioni l’anima meridionale, non basta battersi per il miglior governo locale, non basta sognare. Occorre far sentire forte e chiara la propria voce non certo per spirito di parte o di campanile ma per una cultura del rinnovamento che è insito nelle nostre coscienze, che è forte nelle nostre aspirazioni, che è determinato nell’idea che ci siamo fatta di una società che sappia dare agli italiani dalle Alpi all’estremo lembo del Sud la convinzione di ritrovarsi fratelli in un comune destino. E per farlo questa sfida parte ancora una volta dalla Sicilia, da Palermo. E la lancia non un grande nome della cultura nazionale ma un figlio del popolo, perché è di popolo questa voglia di concretezza, questa voglia di crescere, questa voglia di dare ai nostri figli e nipoti un avvenire. Facciamo si che non cada nel vuoto, nel limbo degli agnostici. Facciamo si che diventi un popolo capace di generare al suo interno l’energia necessaria se vogliamo guardare in faccia il nostro futuro, quello dei nostri figli e nipoti, con fiducia e serenità. Ne abbiamo davvero tanto bisogno. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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Concorso “Trophelia Italia 2009”

Posted by fidest press agency su martedì, 20 ottobre 2009

Camerino, ProbioLIFE team, un gruppo di quattro neolaureati Unicam provenienti da differenti corsi di laurea (Alessio Mancini – Biologia, Cinzia Alfonsi – Scienze Biomolecolari e Biofunzionali, Michele Savini e Valentino Coniglione – Biotecnologie Farmaceutiche) ha superato la prima selezione del Concorso Nazionale “Trophelia Italia 2009” per l’innovazione nel campo alimentare, promosso da Federalimentare.  I giovani ricercatori dell’Ateneo camerte, con la supervisione del Prof. Alberto Cresci, hanno realizzato il lavoro “Ciauscolo Probiotico”, un prototipo di Ciauscolo addizionato di fermenti lattici probiotici vivi. Avvalendosi della collaborazione del salumificio “VITO” di Monte San Vito (AN), che vanta precedenti collaborazioni con gruppi di ricerca nel campo alimentare, e dello spin-off Unicam “Synbiotec Srl”, che ha fornito i microrganismi oggetto dell’innovazione,  il gruppo di ricercatori ha messo a punto un’idea imprenditoriale volta ad aggiungere al Ciauscolo, un prodotto tipico marchigiano dalle proprietà nutrizionali e sensoriali uniche, anche una funzione salutistica grazie alla presenza di batteri probiotici che espletano un effetto benefico sulla microflora intestinale e sulla prevenzione dalle allergie alimentari.  Il lavoro è stato selezionato tra gli oltre 25 progetti in gara e farà parte degli 8 progetti scelti che si contenderanno un premio di 3.000 euro nel corso della presentazione finale del prodotto, che si terrà all’interno della manifestazione fieristica Cibus Tec 2009 in programma per il 29 ottobre 2009 nella città di Parma.

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