Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 301

Posts Tagged ‘fiat’

Sergio Marchionne lascia la Fiat Chrysler Automobiles N.V.

Posted by fidest press agency su domenica, 22 luglio 2018

“Sono profondamente addolorato – ha dichiarato Angelo Sticchi Damiani, Presidente dell’Automobile Club d’Italia – in questo momento così delicato per la grande Famiglia automobilistica italiana e così drammatico per Sergio Marchionne, la sua famiglia e quanti gli sono vicini.Il rapporto tra ACI e Fiat, ora FCA, ha radici nella nostra fondazione e non si può ridurre alla mera dimensione istituzionale ma si è sempre arricchito del costante confronto e della stima personali. In questo momento, il mio pensiero e il mio sostegno, come quello di tutta l’ACI, vanno, quindi, a chi in queste ore ha la grande responsabilità di continuare lo straordinario percorso di successi di FCA, che coinvolge decine di migliaia di lavoratori, in Italia e nel Mondo. Sono certo che, sotto la guida di John Elkan, sapranno proseguire il formidabile lavoro e insegnamento svolto in questi anni da Sergio Marchionne, che ho avuto l’onore di conoscere ed apprezzare anche per le indiscutibili doti umane oltre che manageriali, campione nella visione, capacità e passione per l’auto”.

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Fiat Auto Polonia: 1,26 milioni di euro per 777 lavoratori

Posted by fidest press agency su mercoledì, 17 dicembre 2014

fiat-polonia-120614140011_mediumUn migliaio di lavoratori sono stati licenziati nello stabilimento Fiat a Tychy, nel sud della Polonia, a causa della perdita di quote di mercato in Europa nella produzione di autovetture. Tra il 2011 e il 2012 la produzione a Tychy è scesa di almeno un terzo, colpendo sia lo stabilimento sia i suoi fornitori, in una regione dove la disoccupazione è in costante crescita dal 2011.Questa è la ventiduesima richiesta polacca di assistenza nel settore automobilistico. Il sostegno di 1,26 milioni di euro da parte del FEG contribuirà a coprire i costi per i vari corsi di formazione per aiutare i 777 lavoratori a reinserirsi nel mercato del lavoro. La domanda è stata approvata con 603 voti favorevoli, 81 contrari e 17 astensioni.

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La Fiat sfoglia la margherita

Posted by fidest press agency su giovedì, 5 settembre 2013

Italiano: Sergio Marchionne

Italiano: Sergio Marchionne (Photo credit: Wikipedia)

Per il Piemonte, FIAT Mirafiori è un patrimonio di inestimabile valore che negli anni ha creato benessere, eccellenza e occupazione. A differenza del Presidente Cota noi siamo preoccupati sia delle migliaia di piccoli imprenditori che lottano ogni giorno sul mercato del lavoro, sia dei 5.300 lavoratori torinesi della casa automobilistica. Non solo, perché ai dipendenti di Mirafiori dobbiamo aggiungere tutti coloro che lavorano per le imprese dell’indotto del settore automotive. E’ per questo che negli anni abbiamo tenuto puntato il riflettore dell’attenzione su ogni movimento di FIAT e su ogni parola di Marchionne ed è per questo che oggi ancora non tiriamo fuori i bicchieri belli del brindisi perché, seppur soddisfatti delle intenzioni annunciate dall’amministratore delegato della casa automobilistica, vogliamo attendere di conoscere per quanto tempo ancora verrà chiesta la cassa integrazione straordinaria e vogliamo vedere i primi atti concreti del rilancio dello stabilimento. Vogliamo capire nel dettaglio quali saranno le tempistiche dell’operazione perché per troppe volte abbiamo assistito a marce indietro disarmanti e vogliamo inoltre conoscere, oltre al SUV, quale altro modello verrà messo in produzione perché non si tratta di un dettaglio di poco conto. La dirigenza FIAT lanci una bella operazione trasparenza, chiarisca tutti i dettagli e ci permetta di brindare tutti insieme, lavoratori compresi, ad un nuovo luminoso ciclo della casa automobilistica.

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On Fiat’s Strategy and Plans for Russia

Posted by fidest press agency su venerdì, 2 marzo 2012

Fiat 131

Fiat 131 (Photo credit: JoRDaN-YeaH!♦♣♥♠)

London. The Russian SUV segment looks really promising – sales are expected to increase by 87% by 2018, surpassing the 1 mln mark and capturing around 25% share of the light vehicle market (increasing from current 22-23%). That is the reason why most of the global OEMs look at this segment with high interest. Hence Fiat’s plan to start local production of Jeep brand makes perfect sense. Although being economically challenging (it usually takes 5-6 years for an automotive factory to start paying off initial investment, and by that time Russia will decrease its imports tariff on new cars significantly from 30% in 2012 to 15% by 2019 as a result of joining the WTO) local production will also allow Fiat to support its dealership network, which is crucial to support its long term growth in Russia. ZIL also seems to be an interesting partner for Fiat in terms of LCV production. Favorable location, experience in commercial vehicle segment, high availability of unused production capacities and government support are the key factors which should make this cooperation successful and to strengthen Fiat’s position in a light commercial vehicle segment in Russia. Fiat’s international strategy is to boost sales outside domestic boundaries, to be less dependent from sluggish Italian and Central European markets and be able to exploit the expansion of BRIC countries, especially Russia. It is Fiat’s aim to heavily invest in the Jeep brand to reinforce his image in Europe, capitalising the international recognition and the expertise of the iconic brand in SUV and CUV model segments. Jeep already started the renewal of its range with the brand new Grand Cherokee, which is helping Fiat-Chrysler group to have higher margin sales in Premium SUV segment. The production in Russia will be a very good opportunity to extend Jeep sales internationally.It will also be possible for Fiat to complete the offering by launching a new low cost C-Sedan and new models to the current range of already successful LCV vehicles. Overall, both Fiat and the Russian automotive industry should be able to benefit from this cooperation, yet it will depend on Fiat’s strategy in the Russian market which is becoming really challenging as key global OEMs already set their foot in this lucrative market.Pietro Boggia and Vitaly Belskiy represent the Automotive & Transportation practice at Frost & Sullivan, global consultancy.
Frost & Sullivan, the Growth Partnership Company, enables clients to accelerate growth and achieve best-in-class positions in growth, innovation and leadership. The company’s Growth Partnership Service provides the CEO and the CEO’s Growth Team with disciplined research and best-practice models to drive the generation, evaluation, and implementation of powerful growth strategies. Frost & Sullivan leverages 50 years of experience in partnering with Global 1000 companies, emerging businesses and the investment community from more than 40 offices on six continents. To join our Growth Partnership, please visit http://www.frost.com.

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Perseguitati della libertà

Posted by fidest press agency su venerdì, 19 agosto 2011

La libertà che è stata promessa agli elettori sta conducendo l’Italia nel più profondo baratro, perché la nazione si trova in mano ad uno speculatore senza scrupoli che ha fatto fortuna non andando troppo per il sottile nel metodo. Siamo anche in mano ad un commercialista che predilige l’attività di consulente fiscale, ma solamente a quanti hanno la necessità di evadere il fisco per milioni di euro; in mano a questa gente, peraltro sotto il ricatto di Bossi che brilla per totale ignoranza dei fatti economici. Le libertà tutelate sono prevalentemente quelle poco limpide, che hanno ricevuto i più attenti aiuti governativi con depenalizzazione del falso in bilancio, condoni fiscali ed edilizi, sanatorie tombali pagando una miseria per mettere al sicuro il frutto delle evasioni, e, per finire lo scudo fiscale tanto gradito dagli evasori, dalle mafie e dalla malavita in genere, ma anche dai corrotti, dai corruttori e dai corruttibili (categoria quest’ultima in forte lievitazione).
Ora si parla solamente delle misure approntate da questo governo, secondo l’impianto che possono dare i personaggi di cui sopra; è nel loro specifico interesse salvaguardare i grandi patrimoni e i detentori dei immense proprietà immobiliari, come il Vaticano. Intanto termina ingloriosamente l’assurdo economico portato avanti dalla FIAT: perdita aziendale ma, grazie alle ginnastiche della finanza creativa, aumento della quotazione in borsa.
Oggi 18 agosto, la borsa ha ridimensionato la FIAT con una perdita secca del 13%, ed il meglio deve ancora arrivare. Il giochetto di Marchionne è arrivato al capolinea, perchè sono i mercati che hanno tagliato la fiducia al metodo che non prevede la centralità del lavoro, ma lo sfruttamento azionario, con società sulla carta e sviluppo teorico che punta sulle apparenze, lontanissime dalla realtà. Sono queste le aziende che questo governo tutela; lo ha fatto anche con ALITALIA, addebitando alla collettività tutte le passività accumulate, lasciando alla cordata solo le quote in grado di promettere utili; ma anche questo non è bastato, perché l’ALITALIA, in mano a sprovveduti, si ritrova nelle peste da dove era ripartita. I soli a non risentire della crisi sono quei personaggi che ruotano intorno al PdL, scoperti con le mani affondate nella marmellata, ma protetti dal partito che non vuole aprire maglie punitive. (Rosario Amico Roxas)

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Incontro Fiat-Sindacati

Posted by fidest press agency su martedì, 5 luglio 2011

Napoli, 7 luglio 2011 alle ore 10, alla Giunta Regionale Campania, Isola A/6 del Centro Direzionale, presidio di protesta indetto dallo Slai cobas “per rilanciare la mobilitazione contro i licenziamenti prospettati in Fiat Pomigliano dal piano-Marchionne, la controriforma autoritaria della democrazia sindacale recentemente siglata tra Confindustria e CGIL-CISL-UIL, la manovra governativa di stabilizzazione finanziaria. All’iniziativa, decisa nell’assemblea sulla Fiat del 1° luglio scorso svolta a Pomigliano, ha già aderito, tra altri, l’organizzazione sindacale di base USB.
Intanto ha preso l’avvio, presso la sede Slai cobas di Pomigliano, la raccolta dei mandati legali per la causa collettiva dei lavoratori della Fiat Pomigliano a tutela dei livelli occupazionali a fronte delle migliaia di licenziamenti (il 60% degli attuali organici) prospettati dalla recente comunicazione Fiat sull’avvio dei due anni di “cassa” per cessazione dell’attività produttiva.

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Fiat: Preoccupante lettera Marchionne

Posted by fidest press agency su sabato, 2 luglio 2011

“Riteniamo preoccupanti sia la lettera inviata da Sergio Marchionne al Presidente Marcegaglia sia le comunicazioni di Fiat a Federmeccancia, dove si preannuncia un’uscita da Confindustria in assenza di opportune garanzie”. Lo dichiara Giovanni Centrella, segretario generale dell’Ugl, per il quale “l’accordo firmato il 28 giugno e i successivi passaggi intendevano anche trattenere all’interno del sistema Confindustria la più grande azienda manifatturiera d’Italia. Evidentemente le dure e prevedibili reazioni di un sindacato di categoria stanno nuovamente impedendo la serena riuscita di accordi che mirano al dialogo, alla concretezza e all’unità sindacale”. “A questo punto – conclude Centrella – diventa strategico e urgente, partendo dall’accordo del 28 giugno, arrivare alla stesura di un contratto nazionale del comparto Auto all’interno di Federmeccanica sia per garantire i livelli occupazionali del Gruppo sia dell’indotto. Una sfida a cui ci riteniamo assolutamente pronti”.

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Fiat: Cessazione di attività a Pomigliano?

Posted by fidest press agency su lunedì, 20 giugno 2011

Pomigliano 24 giugno su tali problematiche ci sarà un coordinamento provinciale dello Slai cobas – h 10 sede – per presentare le necessarie iniziative a tutela dei livelli occupazionali, dei diritti dei lavoratori e di quelli sindacali. Sta di fatto che sino ad oggi ancora manca un attendibile piano industriale per i vari stabilimenti italiani: competerà alle newco formularlo fabbrica per fabbrica man mano che si costituiranno col progredire del processo di ristrutturazione. Intanto in questi due anni si è sempre parlato dell’attendibilità del fantomatico ed inesistente piano industriale di Marchionne sui cui si è avviato un pericoloso percorso di ristrutturazione basato sulla preventiva cannibalizzazione dei diritti dei lavoratori affidata alle costituende società mutuate dalle logiche off-shore (le newco) che, col ricatto occupazionale, pretendono le “mani libere’ per imporre a sindacati ed istituzioni la regolamentazione contrattuale in peius per aggirare le normative di legge e contrattuali a tutela dei lavoratori. Inoltre, mentre a Pomigliano si avvia la cassa integrazione per cessazione di attività di Fiat Group col conseguente e grave rischio-licenziamento di migliaia di lavoratori in esubero entro due anni, ancora manca, come confessato dall’azienda a pg. 6 della comunicazione ai sindacati “la definizione di un piano che consenta, nel prossimo biennio, il riassorbimento del personale eccedente, in relazione alla (<ipotetica>) salita produttiva del modello Nuova Panda e all’andamento del mercato e comunque in misura di almeno il 40% nel corso del periodo da 15 luglio 2011 al 14 luglio 2012”… Mentre l’azienda si impegna ad assumere solo 2400 lavoratori in relazione agli oltre 6.000 oggi in organico e comprensivi di Fiat ed ex Ergom non esiste ad oggi alcuna certezza occupazionale per i rimanenti 3.600 lavoratori in esubero.

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“Torino e la Fiat, binomio inscindibile”

Posted by fidest press agency su domenica, 5 giugno 2011

“La conferma da parte di Marchionne che il quartier generale della Fiat resta a Torino è positiva: oltre alla tradizione storica per l’auto, si riconosce soprattutto l’esistenza nell’intero territorio provinciale delle competenze adeguate per innovare la produzione automobilistica in modo da renderla competitiva nei mercati internazionali”. Il presidente della Provincia di Torino Antonio Saitta commenta le parole di Marchionne e sottolinea: “E’ ovvio che il cuore della Fiat a Torino ha senso e futuro soltanto se il nostro Governo avrà capacità di dotarsi di una politica industriale nazionale sull’auto e se sarà in grado di favorire relazioni sindacali adeguate ai cambiamenti che sono avvenuti. Mentre gli Stati Uniti si impegnano direttamente con il presidente Obama, l’Italia non può delegare ancora il tema del futuro dell’auto agli enti locali. Occorre un impegno diretto del capo del governo, purtroppo però Berlusconi non è Obama”.

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Marchionne e il crollo vendite auto

Posted by fidest press agency su venerdì, 15 aprile 2011

La Slai cobas Fiat Alfa Romeo ha rilasciato il secondo comunicato: “Come già denunciato chiaramente dallo Slai cobas da oltre due anni oggi nessuno può più far finta di non accorgersi del fatto che Marchionne ha portato la Fiat sull’orlo del tracollo industriale. I risultati disastrosi del “piano” del pluripagato amministratore delegato vengono sottolineati dai dati delle immatricolazioni di marzo: su un mercato nazionale in flessione di circa il 28% Sergio, con la sua “strategia” riesce a far peggio di tutte le altre case automobilistiche ottenendo una flessione delle vendite Fiat del 32%! E, intanto, quanto più crollano le vendite, la Fiat più lo paga mentre l’azienda se ne sta andando dall’Italia: è questo il succo dell’ultima assemblea degli azionisti, al di là di qualche ambigua e balbettata smentita. Per chiudere in bellezza 112 anni di “storia patria”, la coppia Marchionne-Elkann ha comunicato che distribuirà agli azionisti per lo meno 100 (cento) milioni di euro di dividendi nel 2011 con cui potranno festeggiare il prospettato orizzonte industriale americano a stelle e strisce. È questo il corrispettivo economico degli stipendi annuali di 8/9.ooo operai in cassa ntegrazione. A Torino si sta concludendo la storia della Fiat nata nel 1899. Ora di Fiat ce ne sono due, una che non fa auto, ed un’altra, scorporata, che fa camion e trattori. In sostanza la Fiat Auto non c’è più, c’è la Chrysler, salvata dal fallimento dalle pensioni degli operai americani. Del resto, nel “cuore” della famiglia Agnelli e non solo di Marchionne, c’è sempre stata l’America. L’ha ricordato John Elkann narrando agli azionisti che il suo trisnonno senatore – quello che inaugurò la fabbrica di Mirafiori insieme a Benito Mussolini, ma questo John ha dimenticato di dirlo – già nel 1906 sbarcò a Detroit per fare affari con i fabbricanti locali di automobili, mentre in Italia, già all’epoca, la Fiat viveva con le commesse militari del governo Giolitti costruendo autoblindo per la prima guerra di Libia. Ma c’è chi non si arrende: quella larga parte di operai che, insieme allo Slai cobas e consapevoli delle speculazioni finanziarie in atto per fare salire le azioni in borsa man mano che la Fiat deindustrializza, hanno Votato NO al referendum di Marchionne consentendo, oggi, l’avvio di una prospettiva di reale organizzazione e mobilitazione a difesa dei livelli occupazionali (per tutti i lavoratori inclusi quelli delle terziarizzate e dell’indotto), e della democrazia, contro le pretese schiavistiche: insieme possiamo farcela! Per questo chiediamo a tutti i lavoratori di “schierarsi e mettersi in moto” perché sappiamo che, solo così, anche questa volta, sarà possibile farcela: lo abbiamo già dimostrato nel 1982 sconfiggendo il tentato licenziamento di 2.000 operai messi in cig a “zero ore” e per anni con vere e proprie liste di proscrizione”.

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Fiat: molte promesse. I fatti attendono

Posted by fidest press agency su mercoledì, 19 gennaio 2011

“È arrivato il momento, con la conclusione della vicenda di Mirafiori, di mettere la parola fine alle speculazioni ideologiche che tanto male hanno fatto a una vertenza così delicata, che investiva la vita quotidiana di migliaia di lavoratori e le sorti del più grande gruppo privato italiano. Ora ciascuno torni a svolgere il proprio ruolo: Marchionne, specie dopo la buona intervista di oggi a La Repubblica, deve subito dimostrare con fatti concreti che le promesse di sviluppo e di investimento corrispondono a realtà, costruendo il percorso verso una  condivisione vera degli obiettivi di crescita e partecipazione agli utili da parte dei lavoratori. La Fiom smetta, se ci riesce, i panni dell’’alfiere unico’ dei diritti degli operai e provi a rispettare tutti i lavoratori, compresi quelli che hanno votato sì, comunque la maggioranza, e che non sono certo figli di un dio minore. La politica, anziché assecondare chi ancora  intende speculare strumentalmente sulla vicenda, ritrovi le ragioni di un’autonomia piena da tutti i sindacati e avvii un confronto serio e rigorosissimo sulle regole della rappresentanza. Lo faccia soprattutto alla luce dell’irresponsabile assenza del  governo che, dall’inizio della legislatura, non ha mai fatto uno straccio di politica industriale. Perdiamo competitività, cresciamo meno di tutti gli altri Paesi europei, non attraiamo investimenti, rispondiamo con misure tampone a un’emergenza occupazionale che colpisce prima di tutto le giovani generazioni. Senza risposte serie a questi problemi i nodi sollevati da Marchionne non verranno mai sciolti. E a farne le spese sarà tutto il Paese”.  Lo scrive sul sito di TrecentoSessanta, Alessia Mosca, deputato PD, segretario della Commissione Lavoro della Camera e vicepresidente dell’Associazione di Enrico Letta.

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Fiat e le sue “radici italiane”

Posted by fidest press agency su domenica, 16 gennaio 2011

“E’ tempo di ricomporre fratture e divisioni, ma soprattutto di credere negli investimenti su Mirafiori”.  Il presidente della Provincia di Torino Antonio Saitta commentando positivamente il sì al referendum aggiunge: “abbiamo bisogno che partano subito gli investimenti su Mirafiori, lo  stabilimento simbolicamente più importante per la Fiat, per garantire lo sviluppo che i dipendenti hanno indicato con il loro voto. Certo, un voto sofferto, ma importante per indicare a Marchionne che la Fiat del mercato globale può e deve puntare sulle sue radici italiane”.

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Caso Fiat e boicottaggi alle multinazionali

Posted by fidest press agency su venerdì, 14 gennaio 2011

Ogni giorno leggiamo dati drammatici sulla situazione del nostro Paese, dichiara Paolo Landi di Adiconsum. La disoccupazione che cresce, i consumi che calano, i servizi sociali che vengono messi in discussione, il debito pubblico sempre più elevato e tutti noi sappiamo che la via per lo sviluppo significa soprattutto più investimenti, più ricerca soprattutto nel settore manifatturiero dove l’effetto della globalizzazione sta producendo rilevanti spostamenti di produzione dall’Europa ai Paesi a basso costo. Adiconsum, dichiara Pietro Giordano, considera irresponsabili posizioni, anche di Associazioni dei Consumatori, che incitano al boicottaggio dei prodotti Fiat e che probabilmente non hanno neanche letto l’Accordo Fiat, che non lede i diritti dei lavoratori, bensì tutela il primo diritto degli stessi: il diritto al lavoro. Di fronte ad un miliardo di ore di cassa integrazione, alla disoccupazione crescente, soprattutto nelle fasce giovanili, è irresponsabile e figlio di culture morte nel secolo scorso, fomentare il boicottaggio.Occorre quindi apprezzare e valorizzare le imprese che investono risorse rilevanti per mantenere le produzioni nel nostro Paese. Solo così si sviluppa produzione e produttività e quindi reddito per le famiglie italiane che così riprenderanno a realizzare consumi sempre più responsabili ed atti a far ripartire l’economia del Paese.Per Adiconsum quindi se c’è un aspetto da demonizzare è chi disinveste in Italia (come molte multinazionali) e non come quelle che investono, come Fiat.

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Rappresentanza sindacale: Fiat e altrove

Posted by fidest press agency su venerdì, 7 gennaio 2011

“La CGIL si accorge solo ora che ne è toccata in un importante settore che in Italia esiste un problema di democrazia sulla rappresentanza sindacale. Nel Pubblico Impiego alle ultime elezioni r.s.u. insieme alle altre due confederazioni hanno cambiato le regole del gioco, con l’appoggio del Governo Prodi, poche ore prima dell’inizio delle elezioni. Si pensi che a stabilire chi è o meno rappresentativo è un comitato centrale rappresentato per tre quarti dalle tre confederazioni. Possono essere dei sindacati concorrenti a decidere se un altro è al 4,8 % e quindi escluso o al 5% e quindi rappresentativo ? E’ come se a decidere chi vince le elezioni in Italia fosse solo uno dei partiti contendenti, certe cose le faceva solo Ceausescu in Romania !!” ha dichiarato Alessandro Marchetti, Segretario Generale aggiunto SULPM commentando la dichiarazione della CGIL sulla rappresentatività nella FIAT “Si pensi ad esempio che nel Comparto Regioni-Autonomie Locali il Comitato elettorale dove hanno i tre quarti dei componenti decise di escludere il sindacato CSA” ha proseguito Marchetti “e ci è voluto un Giudice per decidere che era stato fatto un abuso a farlo fuori. Ulteriore dimostrazione che la rappresentatività sindacale è falsata ovunque.”  “La CGIL se vuole essere credibile apra invece il confronto” ha concluso Marchetti “su tutta la rappresentatività sindacale nel mondo del lavoro privato e pubblico smettendola di lamentarsi solo dove pensa di subire torti. Altrimenti da solo l’idea di fare come quel famoso detto toscano dei ladri di Pisa che ‘il giorno litigavano e la notte andavano a rubare insieme'”. (A. Procopio)

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Fiat: una vicenda epocale

Posted by fidest press agency su sabato, 1 gennaio 2011

La vicenda aperta dagli accordi Fiat è assai complessa. Nessuna delle parti in causa ha solo torti o solo ragioni. Non c’è dubbio che le vicende di Mirafiori e Pomigliano abbiano dimostrato l’importanza delle proposte di Italia dei Valori in materia di nuove regole per la rappresentanza sindacale. Ma da qui a sposare indistintamente le ragioni della Fiom e di avviare forme di resistenza comune e duratura ne passa. Io credo sia necessario, per la portata storica di questa vicenda avviare, piuttosto, un serio e approfondito dibattito anche nel nostro partito per addivenire ad una soluzione comune e condivisa. Perchè, in questo caso, più voci distinte e diverse che si confrontano sono una straordinaria risorsa. Solo i partiti tetragoni, su questioni tanto dirimenti, non nutrono dubbi e procedono come falangi macedoni. Non bisogna, dunque, gridare allo scandalo se, anche all’interno del nostro partito, come in tutti gli altri, vivano posizioni diverse ed il dibattito è aperto e vivace. In una fase così rivoluzionaria, è normale che proprio a sinistra, che da sempre ha a cuore i diritti e la tutela del lavoro, si accendano discussioni a più voci. A mio parere, se da una parte è vero che gli accordi di Mirafiori e Pomigliano, nell’ottica di un recupero di efficienza e di competitività dell’azienda, richiedono ai lavoratori sacrifici significativi, dall’altra sono oggettivamente in linea con gli standard dei principali stabilimenti europei. E’ chiaro che l’azienda dovrà metterci del suo, proprio in virtù dei sacrifici richiesti ai lavoratori. Quello che l’azienda dovrà fare sarà avviare investimenti straordinari ma soprattutto mettere in atto una chiara e lungimirante politica industriale e finanziaria dell’azienda. La sfida della globalizzazione, che ha profondamente cambiato il mercato del lavoro, soprattutto quello automobilistico, impone la necessità di aprire una fase nuova, dove ciascuna parte in causa e per quanto di sua competenza, deve compiere lo sforzo epocale per ricercare una nuova forma di dialogo, rinunciando a posizioni preconcette o a sterili arroccamenti su posizioni precostituite e ormai obsolete. I sindacati, in un quadro che ogni giorno cambia, devono immaginare e reinventare basi nuove, più complesse ed articolate, per mettere in atto la tutela dei diritti dei lavoratori. Un conto è la tutela dei diritti dei lavoratori in settori nuovi ed in crescita come la robotica, un conto sono quei settori asfittici e in crisi come quello automobilistico, a maggior ragione se si producono utilitarie e non suv. Le imprese, dal canto loro, non possono solo chiedere sacrifici in tempi di vacche magre, ma sapere immaginare nuove forme di partecipazione dei lavoratori al piano industriale, agli utili, al futuro e allo sviluppo di nuove realtà e percorsi aziendali in tempo di vacche grasse. Schiacciarsi sulle posizioni della Fiom, come qualcuno a sinistra sta facendo, o su quelle di Marchionne, come qualcuno a destra sta facendo, non aiutano a mio avviso di certo il lavoratore a conservare il suo posto di lavoro. Chi, a maggior ragione a sinistra, non si interroga su cosa si può e si deve fare, mostra solo di voler conservare uno status quo che di fatto non esiste più da un pezzo. Quanto all’esclusione della Fiom dalla rappresentanza sindacale è sicuramente incostituzionale ma ancor di piu’ è una scelta miope, in quanto rischierà di vanificare il contenuto degli accordi, dando vita ad una permanente conflittualità interna all’azienda. Ma anche dalle parti della Fiom, delle riflessioni andranno aperte perchè non è pensabile che un sindacato, così largamente rappresentativo dei metalmeccanici, si arrocchi pregiudizialmente sul fronte del no, rifiutando addirittura di partecipare al tavolo delle trattative e di prendere atto che la globalizzazione dell’impresa e del lavoro non può vedere lavoratori ed imprese come nemici su fronti contrapposti ma richiede necessariamente nuove e straordinarie capacità di confronto. In questo senso, non mi sento di sbagliare quando dico che la Fiom sta mancando l’occasione di diventare quello straordinario sindacato, capace di rappresentare i diritti di tutti i lavoratori. Per quanto riguarda il settore specifico dell’auto, doveva farsi carico di una battaglia per la rivendicazione di un contratto nuovo, che tenesse conto di un mercato con problematiche evidenti rispetto ad altri settori metalmeccanici, che va da quello minerario alla robotica. La Fiom doveva avere il coraggio di sfidare la Fiat su questo, di immaginare una compartecipazione dei lavoratori alla gestione degli utili aziendali, invece di buttare via tutto in nome di una conservazione tout court. Detto questo, credo è tempo per tutti di abbassare i toni, perchè il rischio di una politicizzazione della vicenda Fiat potrebbe far perdere di vista la questione più importante, ovvero quella contrattuale. La parola, dunque, ai lavoratori che si esprimeranno presto attraverso il referendum. (on.le Massimo Donadi idv)

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Fiat e sindacati

Posted by fidest press agency su venerdì, 31 dicembre 2010

A leggere le cronache del lavoro, quelle che fanno le prime pagine e animano il dibattito politico e sindacale, sembra che l’Italia sia in pieno ‘900. Il contratto collettivo nazionale dei metalmeccanici è al centro di polemiche ideologiche che contengono contraddizioni grosse quanto il nostro debito pubblico, ma che raramente vengono evidenziate. Primo punto: è il settore metalmeccanico il fulcro attorno al quale costruire il futuro? I metalmeccanici sono circa il 10% della forza lavoro, che danno un forte contributo alla produzione di Pil e alle esportazioni (non c’è solo la Fiat). Ciò nonostante è paradossale che l’unico grande dibattito avvenga in questo settore, mentre il magmatico mondo dei cosiddetti lavori atipici (collaborazioni, partite Iva, ecc.), è lasciato ai margini, salvo aumentargli sempre più l’imposizione previdenziale. La fabbrica automobilistica era sicuramente emblema del sistema produttivo del secolo scorso, industria innovativa che trascinava la ricerca in altri ambiti. Ma oggi è così? No, la centralità è in altri settori, ed ha al centro Internet, e tutto ciò che ne deriva. Si pensi solo alle società a maggior capitalizzazione in borsa: una volta dominavano i costruttori di automobili, oggi in quella statunitense Google, Apple e Microsoft la fanno da padroni. Secondo punto: il settore metalmeccanico è quello che più necessita di flessibilità e stimoli alla produttività? Nessun dibattito serio, invece, sul settore meno produttivo in Italia quello pubblico. E non è il caso di fare polemichette a tratti popolari scimmiottando il ministro Renato Brunetta (che scimmiotta se stesso). L’improduttività non dipende dai ‘fannulloni’, ma dalla politica che ha più interesse a piazzare lavoratori (per catturare consensi), piuttosto che erogare servizi di qualità ai cittadini: giustizia, istruzione, sicurezza, ecc.. Una propensione ideologica, non solo in malafede. Tale pratica continua anche in regime di blocco delle assunzioni nel pubblico: basta creare società municipalizzate che sfuggono a questo blocco (vedi il recente caso che ha coinvolto diverse società del Comune di Roma). Terzo punto: i sindacati più ‘moderati’ sono realmente quelli più saggi? Ci limitiamo a constatare che le due confederazioni che da anni sono considerate più moderate ed aperte ai cambiamenti (Cisl e Uil, in contrapposizione all’ideologica Fiom-Cgil) hanno diversi scheletri nell’armadio. La Cisl ha la sua roccaforte di iscritti (oltre che tra i pensionati) tra i dipendenti pubblici, e in quest’ambito è sicuramente più conservatrice e meno propensa all’innovazione. Per quanto riguarda la Uil, basti ricordare come ha contribuito a devastare la società statale Tirrenia, compagnia navale dove Uiltrasporti è dominante e detta legge, in barba a tutti i soldi buttati a mare dai contribuenti. (Domenico Murrone, direttore Avvertenze online) – http://avvertenze.aduc.it

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Fiat: Riapertura trattative

Posted by fidest press agency su giovedì, 23 dicembre 2010

Torino 28 dicembre alle ore 17.00, presso la sede regionale del PD in Via S. Francesco d’Assisi 35, si terrà una riunione delle Segreterie regionale e provinciale allargate per una più approfondita valutazione della questione. Il Partito Democratico di Torino e del Piemonte giudicano positivamente la riapertura della trattativa tra i sindacati e la Fiat. Abbiamo già affermato pubblicamente che consideriamo irrinunciabile l’investimento annunciato per Mirafiori, per le conseguenze che comporta per Torino, per il Piemonte e per l’Italia. Per questo riteniamo che tutti i soggetti istituzionali, politici e sindacali debbano agire per realizzare l’obiettivo di acquisire i vantaggi economici e occupazionali connessi con l’investimento annunciato dalla Fiat.
Tuttavia, sia la vicenda dell’accordo separato di Pomigliano, che consideriamo legittimo poiché validato dal referendum dei lavoratori, sia le difficoltà che hanno fin qui caratterizzato la trattativa su Mirafiori ci consegnano degli aspetti critici e dei problemi su cui è opportuno riflettere.
Per questo il PD di Torino e del Piemonte hanno compiuto una serie d’incontri con le organizzazioni sindacali dei metalmeccanici, allo scopo di poter fare una valutazione complessiva sulla situazione.
Sul piano delle relazioni sindacali il nostro auspicio sarebbe che la trattativa si concluda unitariamente, tuttavia le forti divergenze registrate tra le organizzazioni sindacali portano a giudizi opposti rispetto alla proposta della Fiat, oltre a modelli contrattuali e sindacali molto diversi.
Mentre ribadiamo il nostro giudizio positivo sulla firma dell’accordo, dobbiamo anche registrare come alcune iniziative dell’azienda, che sembrano perseguire l’obiettivo di escludere un’organizzazione da qualsiasi forma di rappresentanza negli stabilimenti, non favoriscono un positivo processo d’innovazione del sistema di relazioni sindacali, con inevitabili problemi per la stessa azienda. Pertanto riteniamo che sia ormai matura l’esigenza di un nuovo quadro di norme che regoli le forme di rappresentanza e democrazia sindacale nei luoghi di lavoro, in modo da risolvere il problema della legittimità e della validazione dei contratti sindacali. Riteniamo indispensabile un’intesa su questo punto tra le parti sociali, in modo che possa derivarne una legislazione di sostegno. Per l’insieme di questi motivi il Partito Democratico di Torino e del Piemonte ribadiscono l’apprezzamento per gli investimenti annunciati dalla Fiat, che sono un modo concreto per far uscire il Paese dall’attuale situazione di crisi, tuttavia siamo consapevoli dei problemi e delle contraddizioni insite nella situazione: per questo invitiamo tutte le parti in causa a ricercare un ragionevole compromesso per il futuro dei nostri territori e del Paese.

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Fiat: Rottura trattative su Mirafiori

Posted by fidest press agency su sabato, 4 dicembre 2010

La rottura delle trattative su Mirafiori crea grandissime preoccupazioni per il futuro dello stabilimento torinese e per tutto il mondo delle imprese legate alla Fiat.  Auspico che tutte le istituzioni si attivino per la ripresa del confronto e per il raggiungimento di una soluzione condivisa.
Quest’oggi le parti erano ad un passo dall’accordo su tutti i punti. Il nodo del contratto collettivo di lavoro da applicare alla NewCo non può essere il fattore che determina l’affossamento del rilancio produttivo di Mirafiori. Occorre ripartire quanto prima da dove ci si è lasciati evitando eccessive rigidità.

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A proposito della Fiat di Marchionne

Posted by fidest press agency su venerdì, 26 novembre 2010

Il confronto di queste ore al Lingotto di Torino tra Sergio Marchionne e il responsabile delle relazioni industriali, Paolo Rebaudengo, da una parte e i rappresentanti dei sindacati Fim, Fiom, Uilm, Fismic, Ugl e Associazione quadri, segna un passo avanti rispetto al braccio di ferro ingaggiato mesi fa dal “patron” della Fiat. Sul tavolo un miliardo d’investimenti e vetture di punta Jeep e Alfa Romeo. Il piano del Lingotto prevede “una joint venture tra Chrysler e Fiat per portare a Torino dagli Usa una nuova piattaforma che servirà per produrre auto e suv di classe superiore sia per il marchio Jeep sia per l’Alfa Romeo”. Un investimento che consentirà una produzione fino a 250-280 mila vetture l’anno, che significa piu’ di mille auto al giorno”. Ma esiste una contropartita. Marchionne invita i sindacati ad isolare gli estremisti e a tenerli fuori dalla fabbrica e lo stesso dicasi dei partiti. In nome di un “obiettivo più alto” i sindacati devono rinunciare ad assicurare ai loro iscritti una fetta dei loro diritti. Ciò concilierà gli interessi della multinazionale dell’auto e le consentirà una possibile crescita occupazionale in Italia. E’ una precondizione essenziale se si vuole trasformare le fabbriche in Italia della Fiat un punto di riferimento privilegiato per la produzione di auto per l’Europa come per il Nord America e altri mercati del mondo, e che lavora sia per Fiat sia per Chrysler”. Questa ha aggiunto Marchionne, non senza una certa enfasi: “è una sfida tra noi e il resto del mondo e si può vincere solo se tutte le forze si uniscono e lavorano nella stessa direzione, solo se c’è una reale condivisione d’intenti”. Tocca ora ai sindacati far digerire ai lavoratori questa pillola amara in nome di una garanzia lavorativa e la possibilità di nuove commesse ed opportunità di impiego: prendere o lasciare.

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Fiat: attività antisindacale

Posted by fidest press agency su mercoledì, 17 novembre 2010

La Corte di appello di Torino ha dato ragione a  SdL intercategoriale, ora Unione Sindacale di Base Lavoro Privato, condannando il comportamento antisindacale di FIAT, in quanto a Mirafiori si rifiutava di effettuare il pagamento mensile delle quote sindacali in favore di SdL/USB tramite cessione di credito da parte dei propri iscritti. Ancora una volta la FIAT ha tentato di discriminare il sindacato di base, colpendolo con una sorta di  “embargo” economico che ne ostacolasse la rappresentatività in fabbrica. Ma il Lingotto ha fatto male i suoi conti: nonostante il boicottaggio i lavoratori sono rimasti iscritti a SdL/USB. USB esprime la sua soddisfazione per la sentenza e ringrazia in modo particolare le lavoratrici e i lavoratori di Mirafiori, i quali hanno fattivamente contribuito a mantenere in vita un’organizzazione sindacale che ha dimostrato di svolgere il suo ruolo di vera controparte e non ha mai accettato ricatti e contratti a perdere.

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