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Posts Tagged ‘fibrillazione atriale’

“Progetto FAI: la Fibrillazione Atriale in Italia”

Posted by fidest press agency su giovedì, 11 luglio 2019

Sono stati pubblicati sulla rivista Europace, organo ufficiale della European Society of Cardiology e della European Heart Rhythm Association, i risultati del “Progetto FAI: la Fibrillazione Atriale in Italia”, finanziato dal Centro per il Controllo delle Malattie del Ministero della Salute e coordinato dalla Regione Toscana.Il Progetto FAI è stato promosso e sviluppato dal Professor Domenico Inzitari, del Dipartimento NEUROFARBA dell’Università degli Studi di Firenze, in qualità di Responsabile Scientifico, e dal Dr. Antonio Di Carlo, dell’Istituto di Neuroscienze del Consiglio Nazionale delle Ricerche, in qualità di Coordinatore Scientifico, insieme ai Responsabili delle quattro Unità Operative del Progetto, Dr. Leonardo Bellino (Firenze), Dr. Domenico Consoli (Vibo Valentia), Dr. Fabio Mori (Firenze) e Dr. Augusto Zaninelli (Bergamo).Lo studio ha permesso di dimostrare che, per effetto dei cambiamenti demografici, questi numeri saranno in costante crescita nei prossimi anni, fino a raggiungere 1,9 milioni di casi nel 2060.Utilizzando le proiezioni demografiche fornite dall’Ufficio Europeo di Statistica (Eurostat), la ricerca ha permesso anche di stimare i casi di fibrillazione atriale attesi nella popolazione anziana dei 28 paesi dell’Unione Europea. I casi prevalenti nel 2016 risultavano 7,6 milioni, destinati praticamente a raddoppiare fino a 14,4 milioni nel 2060.Inoltre, mentre nel 2016 in Italia gli ultraottantenni affetti da fibrillazione atriale rappresentavano il 53% dei casi, per effetto dei trend demografici nel 2060 saranno il 69% del totale, e in Europa si passerà dal 51% al 65%.La fibrillazione atriale è la più frequente aritmia cardiaca di rilevanza clinica e presenta una stretta correlazione con l’età avanzata. La sua importanza è legata al fatto che essa aumenta di ben 5 volte il rischio di ictus cerebrale, patologia che rappresenta la seconda causa di morte e la prima causa di disabilità nel soggetto adulto-anziano.
Attualmente in Italia si verificano ogni anno circa 200.000 ictus, con un costo per il SSN che supera i 4 miliardi di euro. Rispetto agli ictus dovuti a cause diverse, quelli di origine cardioembolica hanno un impatto più devastante in termini di disabilità residua e sopravvivenza.Considerando che i pazienti più anziani con fibrillazione atriale sono quelli a maggior rischio di comorbosità e complicanze, il peso di questa aritmia è destinato a crescere enormemente nei prossimi decenni, con un prevedibile aumento degli ictus cardioembolici, di maggior gravità, ponendo delle importanti sfide legate alla prevenzione e al trattamento. A tale riguardo, sono attualmente disponibili terapie efficaci, quali i farmaci anticoagulanti, che permettono di ridurre di circa 2/3 il rischio di ictus in questi pazienti, ma non sempre sono utilizzate al meglio. Adeguate campagne di screening, con il coinvolgimento diretto dei Medici di Medicina Generale, potrebbero consentire un’identificazione precoce della fibrillazione atriale, attraverso una semplice valutazione del polso e successiva esecuzione di un ECG nei soggetti in cui esso risulti irregolare, nell’ottica di ridurre gli ingenti costi sociali e sanitari collegati a questa aritmia e alle sue conseguenze.

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“Indovina l’Ictus. Osserva, Riconosci, Intervieni”

Posted by fidest press agency su giovedì, 14 febbraio 2019

A come “anticoagulanti”, F come “fibrillazione atriale”, I come “ictus cerebrale”, M come “monitoraggio cardiaco”. Sono 33 le parole inserite nel Glossario creato per dare vita alla campagna di informazione online “Indovina l’Ictus. Osserva, Riconosci, Intervieni”, progetto realizzato da A.L.I.Ce. Italia Onlus, Associazione per la lotta all’ictus cerebrale, in collaborazione con Medtronic.
Nel Glossario, pubblicato sul sito http://www.indovinalictus.it, vengono presentati e spiegati in modo sintetico e divulgativo i termini principali legati alla patologia. Sul sito è inoltre presente un questionario interattivo che permette agli utenti di verificare e aumentare la propria conoscenza delle pratiche di prevenzione e cura dell’ictus. Attraverso 10 domande a risposta multipla, ognuna da compilare entro un minuto di tempo, si chiede all’utente come agirebbe nei confronti di una persona che manifesta alcuni dei sintomi tipici dell’ictus. Nel corso della compilazione, chiunque voglia cimentarsi potrà visualizzare le proprie risposte giuste e quelle sbagliate e, nel profilo finale, verrà invitato a consultare le voci del glossario in cui si è mostrato “meno preparato”, così da colmare le proprie lacune.
“È fondamentale diffondere la cultura della prevenzione sia primaria che secondaria e insistere sul ruolo chiave del fattore tempo – dichiara la Dottoressa Nicoletta Reale, Presidente di A.L.I.Ce. Italia Onlus. L’ictus cerebrale, definito come “l’epidemia del XXI secolo”, può essere evitato nell’80% dei casi attraverso il riconoscimento e il trattamento dei principali fattori di rischio quali fibrillazione atriale, ipertensione arteriosa, obesità, diabete, fumo, alimentazione non corretta, scarsa attività fisica. È nostro compito informare ed educare la popolazione, considerando non solo la dimensione epidemiologica di questa patologia, ma anche l’impatto socio-economico e le conseguenze in termini di mortalità e soprattutto di disabilità”.
L’ictus cerebrale è più diffuso di quanto si possa pensare: rappresenta, infatti, la prima causa di invalidità, la seconda di demenza e la terza causa di morte. In Italia, colpisce ogni anno circa 100.000 persone mentre quelle che hanno avuto un ictus e sono sopravvissute, con conseguenze più o meno invalidanti, sono oggi circa un milione: il fenomeno, però, registra una costante crescita, considerando che le cure sono migliorate, si vive più a lungo e che il nostro Paese è tra quelli con aspettativa di vita più elevata.E tu sapresti cosa fare di fronte ad una persona che quando sorride ha la bocca storta, che non riesce ad esprimersi o che non riesce a capire quello che le viene detto? Sai che, in caso di sospetto ictus, va chiamato prima possibile il 112 per essere trasportati con urgenza in un Ospedale dotato di una Unità Neurovascolare (o Stroke Unit)? Lo sai che solo in questi Centri vengono somministrate le terapie adeguate e si fa riabilitazione precoce? Sai che maggiore è il tempo che trascorre tra l’insorgenza dei sintomi e il trattamento, maggiore è il rischio che l’ictus provochi danni cerebrali irreversibili e conseguente invalidità? Verifica anche tu quanto conosci l’ictus cerebrale sul sito http://www.indovinalictus.it, compila il questionario online e scopri se sei in grado di salvare una vita!A questa e ad altre domande vuole dare una risposta A.L.I.Ce. Italia Onlus che ha fortemente voluto e sostenuto questo progetto proprio per offrire un servizio utile al Cittadino e per sottolineare, ancora una volta, quanto siano importanti il tema della prevenzione e del fattore tempo per evitare le conseguenze più gravi di un ictus cerebrale e contribuire a salvare molte vite.

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Il cuore “matto” di un milione di anziani over 65

Posted by fidest press agency su venerdì, 25 Mag 2018

La fibrillazione atriale, l’aritmia più diffusa in occidente, colpisce circa un milione di italiani ed i numeri aumentano fino al 4% dell’intera popolazione con età superiore ai 65 anni, con rischi sempre più frequenti di incorrere in ictus cardioembolico. La connessione tra fibrillazione atriale e ictus tromboembolico è spesso sottovalutata, ma costituisce un rischio da 4 a 9 volte maggiore per i pazienti affetti da fibrillazione atriale. Nel 20% dei casi, l’ictus, si rivela fatale, mentre nel 60% dei casi è causa di disabilità.Gli oltre 60.000 nuovi casi l’anno hanno destato preoccupazione e attenzione nella comunità scientifica e lo studio di nuove strade terapeutiche e preventive ha portato alla sperimentazione di nuovi farmaci anticoagulanti e di dispositivi medici all’avanguardia.Dunque, incoraggiare la prevenzione e la diagnosi precoce della fibrillazione atriale e sostenere la realizzazione di percorsi terapeutici e di pratiche sanitarie ottimali, sono gli obiettivi dell’ Associazione Giuseppe Dossetti: i Valori – Tutela e Sviluppo dei Diritti Onlus, http://www.dossetti.it/.
Così, l’Associazione Dossetti si impegna a ripresentare, nel corso della corrente legislatura, la Proposta di Legge, per cui si batte da Marzo 2015, «Disposizioni in materia di malattie cardio-cerebrovascolari e per la prevenzione e la cura dell’ictus cerebrale ischemico» al fine di garantire la diminuzione di casi individuali e ridurre le complicanze dell’aritmia nel lungo periodo. A distanza di tre anni dall’elaborazione di suddetta proposta di legge poi divenuta di iniziativa parlamentare con la presentazione da parte del Senatore D’Ambrosio Lettieri del DDL n.1850, l’Associazione Dossetti chiama a raccolta il mondo accademico, scientifico, istituzionale, le associazioni di pazienti e gli stakeholder di settore al fine di accendere nuovamente i riflettori su questa problematica e ripresentare la proposta di legge nel corso della XVIII Legislatura. Sul tema è intervenuto Claudio Giustozzi, Segretario nazionale dell’Associazione Giuseppe Dossetti – I Valori: “In Italia la fibrillazione atriale è la causa del 15% di tutti gli ictus cardioembolici che causano decessi, disabilità, e incrementano i costi sociali ed economici. Nello specifico si stima in 100 mila euro il costo medio annuo per il paziente colpito da ictus”.“Grazie alle nuove terapie – ha dichiarato Giustozzi – invece, ogni anno si potrebbero evitare 11 mila ictus con un risparmio di 230 milioni di euro per il Servizio sanitario nazionale”.

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Mangiare adeguate quantità di noci può ridurre il rischio di fibrillazione atriale

Posted by fidest press agency su mercoledì, 16 Mag 2018

Secondo un ampio studio svedese pubblicato su Heart, il consumo di noci diverse volte alla settimana potrebbe aiutare a ridurre il rischio di fibrillazione atriale (FA) e forse anche di insufficienza cardiaca. «Precedenti studi hanno suggerito che mangiare noci potrebbe avere proprietà antiossidanti e antiinfiammatorie e che potrebbe migliorare i valori dei lipidi nel sangue e la funzione endoteliale, oltre a prevenire l’aumento di peso. Finora però non si era mai studiato l’effetto su specifici eventi cardiovascolari» spiega Susanna Larsson, del Karolinska Institutet di Stoccolma, Svezia, che ha guidato il gruppo di lavoro. Per valutare il ruolo potenziale delle noci su questi specifici problemi, i ricercatori hanno preso in considerazione i dati di due studi di coorte nei quali 61.364 persone che avevano completato un questionario sulla frequenza di assunzione di determinati cibi sono state seguite per 17 anni. I risultati dell’analisi aggiustata per età e sesso hanno mostrato che il consumo di noci era inversamente associato al rischio di infarto miocardico, insufficienza cardiaca, fibrillazione atriale e aneurisma dell’aorta addominale. Le persone che mangiavano noci tendevano anche a essere più istruite e ad avere stili di vita più sani di quelle che non le includevano la loro dieta.
Erano inoltre meno propense a fumare o ad avere una storia di ipertensione, erano più magre, fisicamente più attive, bevevano più alcol e mangiavano più frutta e verdura. Dopo aggiustamento per questi e altri fattori, la maggior parte delle associazioni con gli esiti cardiovascolari è risultata attenuata: permaneva solo un’associazione lineare dose-risposta con la fibrillazione atriale e un’associazione non lineare con l’insufficienza cardiaca. In pratica, mangiare noci tre o più volte alla settimana era associato a un rischio di fibrillazione atriale ridotto del 18%. Il consumo di noci non è risultato associato a rischio di stenosi della valvola aortica, ictus ischemico o emorragia intracerebrale. I ricercatori sottolineano di non poter escludere la possibilità che le associazioni osservate siano dovute a ulteriori fattori confondenti non noti, come reddito e occupazione, ma si dicono convinti della forza dello studio date le grandi dimensioni e il numero elevato di casi di malattie cardiovascolari segnalati. (fonte: Doctor33)

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“Un percorso possibile per il trattamento della Fibrillazione Atriale e dell’Ictus Cardioembolico”

Posted by fidest press agency su martedì, 19 settembre 2017

giuseppe dossettiRoma 19 Settembre 2017; ore 9.00 – 13.00 Camera di Commercio Sala della Giunta Via de’ Burrò, 147. Le malattie cardiovascolari continuano a rappresentare la principale causa di decessi da malattie non comunicabili a livello globale. Infatti il versante della prevenzione e dell’educazione sanitaria rimane tutt’oggi poco esplorato. La tutela della salute cardiologica è senza ombra di dubbio una sfida impegnativa, ma bisogna tenere conto che i costi individuali e sociali, già critici, saranno soggetti in un futuro di medio-lungo termine ad un aumento esponenziale. Invertire questo trend diviene fondamentale per garantire gli obiettivi di salute nazionali e per assicurare la stabilità del quadro macroeconomico. A distanza di due anni dall’elaborazione di una nostra proposta di legge poi divenuta di iniziativa parlamentare con la presentazione da parte del Senatore D’Ambrosio Lettieri del DDL n.1850: “Disposizioni in materia di malattie cardiovascolari e per la prevenzione e la cura dell’ictus cerebrale ischemico”, l’Associazione Dossetti chiama a raccolta il mondo accademico, scientifico, istituzionale, le associazioni di pazienti e gli stakeholder di settore al fine di dare nuovo impulso all’iter legis e accendere nuovamente i riflettori su questa problematica. Il programma della giornata è il seguente:
8.45 Indirizzo di benvenuto: Claudio Giustozzi
Introduzione ai lavori: Sen. Luigi D’Ambrosio Lettieri – 12ª Commissione Igiene e Sanità
09.00 SOCIETA’ SCIENTIFICHE, ASSOCIAZIONI DI PAZIENTI E AZIENDE DEL SETTORE A CONFRONTO
Presiede: Claudio Giustozzi
Modera: Walter Gatti
Partecipano in quqaliltà di relatori e moderatori: Riccardo Cappato, Antonio Carolei, Luca Carreri, Emilio Chiarolla, Francesco Fedele, Claudio Fresco, Anna Patrizia Jesi, Lorenzo Loffredo, Ciro Mauro, Marino Nonis, Pasquale Perrone Filardi, Mara Piccoli, Nicoletta Reale, Marco Rolloni, Maurizio Santomauro, Massimo Vito Tritto
12.45 Questions & answers
13.00 Conclusioni e chiusura dei lavori.

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Fibrillazione atriale, se il cardiologo tratta precocemente il rischio di ictus diminuisce

Posted by fidest press agency su martedì, 4 luglio 2017

fibrillazione atrialeIl rischio di ictus in pazienti con nuova diagnosi di fibrillazione atriale che hanno ricevuto cure precoci da un cardiologo, con maggiore probabilità di ricevere la prescrizione di anticoagulanti, è inferiore rispetto a chi viene visto da un medico di base, secondo uno studio pubblicato sul Journal of the American College of Cardiology. «Il messaggio importante qui è che l’assistenza precoce cardiologica è stata associata con l’inizio della somministrazione di farmaci specifici per prevenire l’ictus» ha dichiarato Mintu Turakhia, della Stanford University School of Medicine, che ha guidato il gruppo di studio. Per determinare le variazioni dei trattamenti e degli esiti in base al fatto che i pazienti fossero presi in carico da un medico generico o da un cardiologo, i ricercatori hanno individuato nei registri dello U.S. Department of Veterans Affairs health care system 184.161 individui con recente diagnosi di fibrillazione atriale tra il 2004 e il 2012. Entro 90 giorni dalla diagnosi, il 40% dei pazienti ha ricevuto cure da parte di un cardiologo e il 60% ha ricevuto cure da parte di un medico di base senza essere indirizzato a un cardiologo; le cure specialistiche entro tre mesi dalla diagnosi sono state associate a una riduzione del 9% del rischio di ictus e dell’11% del rischio di morte.I pazienti che hanno ricevuto cure cardiologiche erano più malati al basale; inoltre, i pazienti che sono stati trattati dallo specialista sono stati ricoverati a un tasso più elevato, forse proprio per la maggiore compromissione della salute, o forse per effettuare terapie che richiedono l’ospedalizzazione e che hanno apportato benefici. I ricercatori hanno osservato che molti pazienti vivevano in aree rurali e che i pazienti che hanno ricevuto cure da un cardiologo vivevano più vicini agli specialisti che in genere sono nelle aree metropolitane rispetto a coloro che hanno ricevuto solo l’assistenza primaria.Lo studio è osservazionale e non fornisce prove sul fatto che i cardiologi dovrebbero trattare tutti i pazienti con fibrillazione atriale al posto dei medici di cura primaria. «Non stiamo dicendo che abbiamo bisogno di clonare più cardiologi» concludono gli autori. «Piuttosto, questa ricerca indica che abbiamo bisogno di trovare le lacune nella cura e di rilevare modi più intelligenti per effettuarla, in modo che non sia importante chi vede un paziente o dove il paziente vive». (fonte doctor33)

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Padova nuovo studio su: Ipertensione, Fibrillazione Atriale e Aldosteronismo

Posted by fidest press agency su venerdì, 26 Mag 2017

Seccia Teresa MariaI pazienti con ipertensione arteriosa, soprattutto quelli che sviluppano ipertrofia ventricolare sinistra per cattivo controllo dei valori pressori, sono la stragrande maggioranza dei casi di fibrillazione atriale.
La fibrillazione atriale è l’aritmia cardiaca più frequente al mondo poiché colpisce circa l’1-2% della popolazione generale e fino al 15% negli ultraottantenni.
Nonostante la rilevanza del problema ipertensione-fibrillazione atriale per la salute pubblica, i meccanismi responsabili della fibrillazione atriale rimanevano poco conosciuti. Lo studio della Prof.ssa Teresa Seccia è stato condotto in collaborazione con il Brigham and Women’s Hospital dell’Università di Harvard (Boston, USA) e coordinato dal Centro dell’Ipertensione Arteriosa dell’Azienda Ospedaliera/Università di Padova – direttore Prof. Gianpaolo Rossi. La prestigiosa ricerca pubblicata questo mese su HYPERTENSION – la più autorevole rivista internazionale del settore – ha permesso di individuare uno dei principali determinanti della fibrillazione atriale negli ipertesi.
Si è potuto, infatti, accertare che l’aldosterone, il principale ormone mineralcorticoide, svolge un ruolo molto importante nella patogenesi della fibrillazione atriale negli ipertesi sia attraverso la sua azione diretta a livello del sistema di conduzione cardiaca che promuovendo la deposizione di tessuto fibrotico nel cuore. Questo ormone è responsabile dell’ipertensione arteriosa in circa il 14% dei pazienti che afferiscono al Centro dell’Ipertensione Arteriosa dell’Azienda Ospedaliera/Università di Padova.
La coesistenza di fibrillazione atriale e ipertensione arteriosa pone problemi del tutto particolari per il trattamento, poiché la fibrillazione atriale comporta un rischio assai aumentato di trombo-embolismo e, pertanto, richiederebbe un trattamento anticoagulante nella maggior parte dei pazienti. D’altra parte, negli ipertesi tale trattamento aumenta il rischio di emorragie, cerebrali e in altri distretti, a meno che i valori pressori non siano perfettamente controllati. Pertanto, i pazienti ipertesi fibrillanti dovrebbero essere valutati in ambito specialistico allo scopo di individuare un eventuale iperaldosteronismo primario alla base dell’ipertensione, che se identificato potrebbe permettere di guarire definitivamente l’ipertensione. Qualora ciò non fosse possibile, è necessario istituire un trattamento antipertensivo in grado di normalizzare i valori pressori consentendo il trattamento anticoagulante. Un ambulatorio dedicato alla gestione dei pazienti ipertesi affetti da fibrillazione atriale, è aperto tutti i venerdì mattina al Centro Ipertensione dell’A.O. di Padova – che da molti anni si occupa del problema ipertensione-fibrillazione atriale, assicurando il miglior livello di diagnosi e cure possibili. (foto: Seccia Teresa Maria)

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Fibrillazione atriale

Posted by fidest press agency su sabato, 10 settembre 2016

Bergamo.-bergamo Lunedì 12 settembre, dalle 9 alle 17, all’ingresso est dell’Ospedale Papa Giovanni XXIII sarà possibile sottoporsi gratuitamente alla misurazione della pressione arteriosa e al controllo del ritmo del cuore, grazie ai volontari dell’Associazione Italiana Pazienti Anticoagulati (AIPA) di Bergamo e agli operatori del Centro di Emostasi e Trombosi e della Cardiologia dell’Ospedale di Bergamo in occasione della Giornata Mondiale contro la Fibrillazione Atriale.La fibrillazione atriale è la forma più diffusa di aritmia cardiaca. Le aritmie sono alterazioni del ritmo cardiaco che possono compromettere, in modo più o meno severo, la sua funzione di pompa. Il cuore batte grazie a impulsi elettrici che provocano la contrazione degli atri e dei ventricoli. Quando l’attività elettrica atriale è disorganizzata, celere e scoordinata si parla di fibrillazione atriale.
La complicanza più grave della fibrillazione atriale è la formazione di coaguli (detti trombi) all’interno del cuore che, attraverso la circolazione sanguigna, possono essere spinti verso vari organi causando un blocco locale del flusso del sangue con effetti più o meno dannosi. L’ictus cerebrale è il rischio più serio, ma possono verificarsi anche ischemie agli arti e altre complicanze.In Italia sono quasi 600.000 le persone, per la maggior parte anziane, che soffrono di fibrillazione atriale. Il numero è destinato a raddoppiare nei prossimi 50 anni. Più della metà degli italiani non conosce esattamente questa malattia o non ne ha mai sentito parlare. Si stima che circa il 20% degli ictus sia causato da una fibrillazione atriale non diagnosticata. (foto: bergamo)

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Fibrillazione atriale: studio dimostra efficacia della crioablazione

Posted by fidest press agency su mercoledì, 31 agosto 2016

fibrillazione_atriale2Roma. I risultati delle analisi secondarie dello studio clinico FIRE AND ICE, presentati al Congresso della European Society of Cardiology (ESC) in corso a Roma, dimostrano tassi di riablazione e ospedalizzazione significativamente più bassi per i pazienti con fibrillazione atriale parossistica (PAF) trattati con la crioablazione rispetto ai pazienti trattati con l’ablazione in radiofrequenza (RF).La crioablazione è una tecnica ablativa che utilizza il freddo. L’intervento consiste nell’introdurre per via venosa un palloncino all’interno delle vene polmonari che viene poi gonfiato e raffreddato a circa -40° per 3 minuti. Si produce così una sorta di ibernazione dell’area malata che viene isolata dal resto del cuore. I vantaggi di questa tecnica, rispetto a quella classica con radiofrequenza, sono una maggiore rapidità della procedura, mantenendo gli stessi standard di efficacia e sicurezza dell’approccio tradizionale, come confermato dalle analisi primarie dello studio FIRE AND ICE.Tra i partecipanti allo studio, il Professor Claudio Tondo, Direttore del Cardiac Arrhythmia Research Center del Cardiologico Monzino di Milano spiega che “Lo studio FIRE&ICE rappresenta la più importante analisi randomizzata di confronto tra la tecnica crioablativa e quella convenzionale a radiofrequenza nel trattamento di pazienti sintomatici per fibrillazione atriale parossistica. Lo studio dimostra un’efficacia clinica quantomeno paragonabile tra le due metodiche, ma sottolinea come la crioablazione possa costituire un approccio più rapido e semplificato.”L’ablazione della fibrillazione atriale è indicata per i pazienti cosiddetti giovani – al di sotto dei 65 anni – per i pazienti sintomatici e per tutti coloro che non hanno risposto positivamente alla terapia farmacologica. Si tratta del 30% della popolazione che soffre di fibrillazione atriale, la patologia cardiaca che rappresenta la più comune forma di aritmia con 500.000 pazienti in Italia e 60 mila nuovi casi ogni anno. Durante la fibrillazione atriale gli impulsi naturali del cuore sono irregolari, le camere superiori ed inferiori del cuore non battono in modo sincrono. Un ritmo rapido e disorganizzato affligge l’abilità del cuore a svolgere le normali funzioni: gli atri si contraggono rapidamente e caoticamente e i ventricoli si riempiono meno efficacemente causando una perdita di funzionalità cardiaca pari al 30%. Spesso, la fibrillazione atriale è asintomatica e non diagnosticata, aumentando il rischio embolico associato. Obiettivo dei trattamenti, farmacologici e non, è il ripristino del ritmo sinusale. L’ablazione transcatetere della fibrillazione atriale con radiofrequenza – oggi praticata in Italia per circa 6000 pazienti l’anno – presenta, tuttavia, delle limitazioni importanti che ricadono sulla prolungata durata dell’intervento e sulla complessità della procedura che richiede una equipe medica molto esperta. La metodica che utilizza la crioenergia (utilizzata in oltre 180.000 casi nel mondo e disponibile in Italia in circa 40 laboratori di Elettrofisiologia) semplifica l’intervento mininvasivo di ablazione transcatetere per il trattamento della fibrillazione atriale rendendolo più sicuro e tollerabile per il paziente e riducendo significativamente per il paziente le ospedalizzazioni e le cardioversioni elettriche dopo l’intervento.
FIRE AND ICE è il più grande studio multicentrico, prospettico, randomizzato che confronta l’ablazione con criopallone e l’ablazione punto-punto con RF per il trattamento dei pazienti con PAF. Questo studio di riferimento, di non inferiorità, pubblicato su The New England Journal of Medicine, ha arruolato 769 pazienti. Lo studio ha soddisfatto il suo endpoint primario di efficacia dimostrando la non inferiorità del criopallone rispetto alla RF nel ridurre le recidive di aritmia e la necessità di terapia antiaritmica e/o riablazione, ma con tempi procedurali più brevi e riproducibili usando il Criopallone. Ha, inoltre, raggiunto l’endpoint primario di sicurezza riguardo decessi per ogni causa, stroke/TIA per ogni causa, o eventi avversi gravi relativi alla procedura.

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La fibrillazione atriale è la forma più comune di aritmia

Posted by fidest press agency su martedì, 30 agosto 2016

fibrillazione atrialeDai recenti dati diffusi dall’OMS – Organizzazione Mondiale della Sanità si rileva che la fibrillazione atriale è la forma più comune di aritmia. Colpisce circa l’1,5-2% della popolazione generale mondiale. Significa che colpisce oltre 6 milioni di europei. Una diffusione che, si prevede, raddoppierà nei prossimi 50 anni per il progressivo allungamento della vita della popolazione.
Prevenire è urgente e inevitabile, ed è così che, in occasione della prossima Giornata Mondiale della fibrillazione atriale, in programma il 10 settembre 2016, ALT- Associazione per la Lotta alla Trombosi e alle malattie cardiovascolari- ONLUS ha deciso di affrontare l’emergenza parlando a tutti con “MI CURO DI TE” il canale salute di YouTube, online con le prime 4 puntate dedicate alla fibrillazione atriale. Con un linguaggio semplice il dott. Edoardo Gronda, responsabile dell’Unità operativa di Cardiologia e Ricerca di IRCCS Multimedica e la dott.ssa Lidia Rota Vender, responsabile del Centro di Prevenzione Cardiovascolare Globale di Humanitas Research Hospital e presidente di ALT – Onlus, ci spiegano i meccanismi che dalla fibrillazione atriale possono portare all’Ictus cerebrale, come riconoscerla e che fare, come somministrare i farmaci prescritti dal medico, a quali sintomi dare importanza: tutto questo dedicato non solo ai pazienti ma anche a chi di loro si occupa quotidianamente.

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Nuovi dati sulla fibrillazione atriale

Posted by fidest press agency su giovedì, 18 agosto 2016

fibrillazione_atriale2Londra. Le nuove analisi del Registro Globale Anticoagulanti nella Fibrillazione Atriale sul CAMPO (GARFIELD-AF) verranno presentate durante il Congresso ESC 2016, che si terrà a Roma dal 27 al 31 agosto 2016 e sarà incentrato sull’importanza della stratificazione dei rischi e delle strategie di gestione personalizzate per informare l’evoluzione della pratica clinica quotidiana. Schemi migliori per la stratificazione dei rischi e l’opportuna prescrizione e monitoraggio di una terapia antitrombotica possono aiutare i medici a ridurre l’incidenza dell’ictus nei pazienti affetti da fibrillazione atriale (FA) e a prevenirne le pesanti conseguenze sui pazienti stessi e sulle rispettive famiglie.
GARFIELD-AF è il più grande registro FA prospettico in corso e il suo processo di registrazione è ormai completo, con oltre 57.000 pazienti reclutati in cinque coorti. Quest’anno, durante la Sessione Registro ESC sulla FA verrà presentato un nuovo strumento per la stratificazione del rischio, basato sui dati globali di GARFIELD-AF
La valutazione del rischio si concentra ora su una migliore individuazione dei pazienti a rischio effettivamente basso, affetti da FA, che non necessitano di alcuna terapia antitrombotica tramite utilizzo degli strumenti di stratificazione del rischio. Questa sessione, presentata dal Prof. Keith A. A. Fox dell’Università di Edimburgo, Regno Unito, confronterà le prestazioni di CHA2DS2-VASc con un nuovo approccio generato dal computer (apprendimento macchina) per la modellazione del rischio nei pazienti a basso rischio affetti da FA e basato sui dati attuali tratti dal GARFIELD-AF. Utilizzando i dati presenti nel GARFIELD-AF di nuovi pazienti a cui è stata diagnosticata la FA, docenti esperti affronteranno alcuni interrogativi riguardanti il rischio di mortalità precoce, gli schemi di punteggio del rischio nei pazienti, la gestione dei pazienti a basso rischio e le caratteristiche dei pazienti che ricevono differenti terapie antitrombotiche.
Il Prof. Keith A. A. Fox presenterà un’analisi della variabilità geografica nella mortalità da tutte le cause, nell’embolia sistemica/da ictus (ES) e nelle emorragie gravi osservate in pazienti del GARFIELD-AF a cui è stata diagnosticata di recente una FA non valvolare.
GARFIELD-AF è un’iniziativa di ricerca accademica pionieristica e indipendente, condotta da un comitato direttivo internazionale con il patrocinio del TRI di Londra, Regno Unito.Consiste in un’osservazione internazionale e multicentrica per la prevenzione dell’ictus nei pazienti a cui è stata diagnosticata di recente la FA. Il 2016 segna la fine della fase di reclutamento e il GARFIELD-AF ha ora superato la soglia dei 57.000 pazienti. I pazienti registrati provengono da oltre 1000 centri dislocati in 35 Paesi di tutto il mondo, comprese le regioni Americhe, Europa, Africa e Asia Pacifico.La comprensione attuale della FA si basa sui dati raccolti durante studi clinici controllati. Benché essenziali per valutare l’efficacia e la sicurezza dei nuovi trattamenti, questi studi non sono rappresentativi della pratica clinica giorno per giorno e, pertanto, persiste l’incertezza sugli effetti e sulla gestione di questa patologia nella vita quotidiana. GARFIELD-AF cerca di dare risposte sull’impatto della terapia anticoagulante sulle complicazioni tromboemboliche ed emorragiche osservate in questo campione di pazienti. Fornirà una migliore comprensione delle potenziali opportunità di miglioramento della cura e degli esiti clinici in un gruppo di pazienti rappresentativo e diversificato e fra popolazioni distinte. Ciò dovrebbe aiutare medici e sistemi sanitari ad adottare correttamente l’innovazione per garantire i migliori esiti a pazienti e popolazioni.

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Anticoagulanti orali: l’aderenza alla terapia risulta bassa

Posted by fidest press agency su lunedì, 21 marzo 2016

anticogulantiMeno di metà dei pazienti con fibrillazione atriale aderisce al trattamento anticoagulante nella vita reale, indipendentemente dal fatto che il farmaco usato sia un anticoagulante diretto (Noa) piuttosto che un antagonista della vitamina K come il warfarin. «Abbiamo acquisito i dati di aderenza nell’arco di un follow-up medio di 1,1 anni» esordisce Xiaoxi Yao della Mayo Clinic di Rochester, Minnesota, primo nome di uno studio pubblicato sul Journal of American Heart Association, cui hanno preso parte 64.661 pazienti con fibrillazione atriale inseriti in un archivio assicurativo statunitense che avevano iniziato il trattamento con warfarin o uno dei tre Noa attualmente in commercio tra novembre 2010 e dicembre 2014. Per ogni paziente è stato calcolato l’indice CHA2DS2-VASc, con punteggi più alti che indicano un rischio maggiore di ictus. «Quasi il 90% dei partecipanti aveva un CHA2DS2-VASc di 2 o superiore, e gli anticoagulanti prescritti erano il warfarin nel 59% dei casi, l’apixaban (Eliquis, Bristol-Myers Squibb/Pfizer) nel 6%, il dabigatran (Pradaxa, Boehringer Ingelheim) in circa il 16% e il rivaroxaban (Xarelto, Bayer/Johnson & Johnson) nel 19%» scrivono gli autori. Al termine del follow-up annuale il 47,5% dei pazienti trattati con uno dei Noa aveva aderito al trattamento per i quattro quinti o più della durata dello studio, mentre nel gruppo warfarin l’aderenza è stata significativamente minore, pari al 40,2%.
Durante il follow-up, 1.150 pazienti sono stati ricoverati per ictus ischemico o embolia sistemica con un tasso di incidenza ridotto tra i pazienti con CHA2DS2-VASc da 0 a 1 rispetto a quelli con CHA2DS2-VASc di 4 o più. «Nessun legame significativo è emerso tra aderenza e rischio di ictus nei pazienti con punteggio CHA2DS2-VASc di 0-1, mentre il rischio di ictus nei pazienti che hanno sospeso l’anticoagulante orale per 6 mesi o più è risultato di 2,7 e 3,6 volte più elevato tra chi aveva rispettivamente un CHA2DS2-VASc di 2-3 o di 4 e oltre rispetto a chi lo ha sospeso per meno di una settimana» conclude Yao.(font: J Am Heart Assoc. 2016. doi: 10.1161/JAHA.115.003074)

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Un decalogo per prevenire la fibrillazione atriale

Posted by fidest press agency su venerdì, 15 gennaio 2016

fibrillazione atrialeCirca un milione di persone in Italia sono colpite da fibrillazione atriale, un’aritmia cardiaca che costituisce la prima causa di ictus. Si stima che ogni anno siano almeno 50.000 gli ictus causati dalla fibrillazione atriale. Le dieci regole per prevenire la fibrillazione atriale e promuovere un approccio multidisciplinare cardio-neurologico per il suo trattamento sono al centro di Atrial Fibrillation and Stroke Back to the Future on Heart – Brain Interactions, una due giorni organizzata dalla Cardiologia dell’Ospedale Maggiore che vedrà a Bologna, il 15 e 16 gennaio, i maggiori specialisti di tutto il mondo e una platea di oltre 400 medici.
Le dieci regole per prevenire la fibrillazione atriale:
1. Evitare obesità e sovrappeso
2. Evitare l’abuso di alcool
3. Abolire il fumo di sigaretta
4. Svolgere un’attività fisica e sportiva moderata, evitando gli eccessi
5. Tenere sotto controllo la pressione arteriosa e curare l’ipertensione
6. Tenere sotto controllo la glicemia e curare il diabete
7. Curare le apnee ostruttive nel sonno
8. Dopo i 65 anni prestare attenzione al rilievo del polso in occasione di visite mediche
9. Eseguire un elettrocardiogramma in caso di riscontro di polso irregolare
10. Dopo i 50 anni, in caso di familiarità per fibrillazione atriale sottoporsi a visita cardiologica.
La Cardiologia deI Maggiore, centro di riferimento nel trattamento della fibrillazione atriale
Grazie alla terapia anticoagulante orale è possibile evitare gli ictus provocati dalla fibrillazione atriale. A Bologna sono oltre 12 mila le persone con fibrillazione atriale seguite dai centri della rete BoNTao (Bologna Network Terapia anticoagulante orale), che utilizzano farmaci anticoagulanti orali di ultima generazione (cosiddetti NAO, Nuovi Anticoagulanti Orali). La Cardiologia dell’Ospedale Maggiore, che fa parte della rete ed è centro di riferimento per lo studio e lo sviluppo dei NAO, ne assiste circa un migliaio.
La dotazione tecnologica, la competenza professionale maturata nel corso di 25 anni e l’attivazione di percorsi dedicati che semplificano, rendendolo più tempestivo, il trattamento dei pazienti con fibrillazione atriale, fanno della Cardiologia dell’Ospedale Maggiore, diretta da Giuseppe Di Pasquale, un centro Hub della rete cardiologica metropolitana per il trattamento delle aritmie cardiache e la gestione in emergenza del paziente con infarto miocardico acuto. Sono oltre 3 mila le procedure di ablazione eseguite al Maggiore. L’ablazione consiste nella mappatura e bruciatura, attraverso piccole sonde direttamente inserite nel cuore, dei circuiti elettrici anomali all’origine delle aritmie. In costante aumento, inoltre, i pazienti con aritmie gravi che si rivolgono alla Cardiologia dell’Ospedale (30 nel 2015).

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Fibrillazione atriale e ictus cerebrale

Posted by fidest press agency su sabato, 31 ottobre 2015

ictus cerebrale“Una buona testa ed un buon cuore sono sempre una formidabile combinazione”. Così Nelson Mandela. Mai niente di più vero se facciamo riferimento alla relazione che c’è tra la Fibrillazione Atriale (forma più comune di aritmia, responsabile di un terzo di tutti i ricoveri per disturbi del ritmo cardiaco) e l’Ictus Cerebrale, la più frequente malattia neurologica.
Se ne è parlato oggi nel corso di una Conferenza Stampa durante la quale sono emersi dati allarmanti: in Italia, sono circa 1 milione le persone con Fibrillazione Atriale (FA) e questa aritmia, che colpisce una persona su 4 dopo i 55 anni ed è la causa di circa il 20% degli ictus ischemici. I dati, però, non tengono conto di tutti quei pazienti colpiti da episodi FA asintomatica.
Non solo: l’ictus causato da FA tende ad essere più grave perché l’embolo che parte dal cuore chiude arterie di calibro maggiore, con un danno ischemico a porzioni più estese di cervello.Ed ecco che per sensibilizzare le Istituzioni, il Servizio Sanitario Nazionale ed i cittadini sull’importanza della cura della FA e della prevenzione dell’ictus cerebrale, l’European Brain Council (ente scientifico europeo che rappresenta una vasta rete di pazienti, medici e scienziati in stretto contatto con il Parlamento Europeo) ed A.L.I.Ce. Italia Onlus (Associazione per la Lotta all’Ictus Cerebrale), in occasione della Giornata Mondiale contro l’Ictus Cerebrale, hanno indetto una Tavola Rotonda, realizzata con il supporto non condizionato di Bristol-Myers Squibb e Pfizer, che ha visto la partecipazione di importanti esponenti Istituzionali e del mondo medico, scientifico ed economico.“L’ictus rappresenta la prima causa di morte e la terza di invalidità: sono 200.000 gli italiani che ogni anno ne vengono colpiti e oltre la metà di questi rimane con problemi di disabilità grave. E’ necessario aumentare lo sforzo per la prevenzione dell’ictus; occorre garantire equità di accesso su tutto il territorio nazionale per le terapie più acute e un percorso riabilitativo in grado di garantire continuità di cure – dichiara l’On. Gian Luigi Gigli, Coordinatore dell’Intergruppo Parlamentare sui problemi sociali dell’ictus. L’impatto di questa patologia risulta particolarmente gravoso: il costo medio annuo a paziente con disabilità grave per famiglia e collettività, escludendo i costi a carico del SSN, è di circa 30.000 Euro, per un totale di circa 14 miliardi di euro l’anno”.
La prevalenza della FA, attualmente pari all’1,5-2% della popolazione generale (ma al di sopra degli 85 anni interessa quasi una persona su cinque) è destinata ad aumentare notevolemente, passando da 6,3 milioni nel 2007 a 7,5 milioni nel 2017. Le condizioni predisponenti o che favoriscono la progressione della malattia sono: ipertensione arteriosa, obesità, diabete mellito, insufficienza renale cronica, ipertiroidismo e tutte le malattie cardiache organiche (cardiopatie congenite, coronaropatia, malattie valvolari, scompenso cardiaco). Inoltre possono favorire la FA l’abuso di alcol, droghe e caffeina. In molti casi comunque, la FA si manifesta in assenza di fattori predisponenti.
“Chi è affetto da FA vede aumentare di 4 volte il rischio di ictus tromboembolico, che risulta in genere molto grave e invalidante; questa forma di ictus determina una mortalità del 30% entro i primi tre mesi dall’evento e lascia esiti invalidanti in almeno il 50% dei pazienti – sostiene il Prof. Filippo Crea, Direttore del Dipartimento di Scienze Cardiovascolari Policlinico Agostino Gemelli, Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma – E’ di fondamentale importanza ‘intercettare’ più rapidamente possibile i pazienti con FA. Una volta fatta la diagnosi, il passaggio successivo consiste nello stabilire la necessità di una terapia anticoagulante per ridurre il rischio d’ictus e nella identificazione di cause predisponenti sottostanti che spesso necessitano di cure specifiche”.

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Fibrillazione atriale

Posted by fidest press agency su lunedì, 23 marzo 2015

boehringer-ingelheim_0Ingelheim, Germania Boehringer Ingelheim ha annunciato i risultati di due analisi del Registro GLORIA®-AF, che hanno esaminato l’uso delle terapie anticoagulanti per la prevenzione dell’ictus in pazienti con Fibrillazione Atriale (FA).1,2 Queste nuove analisi hanno evidenziato che, benché l’uso di anticoagulanti orali sia in aumento negli Stati Uniti, circa un quinto dei pazienti nordamericani con Fibrillazione Atriale (FA) inclusi nel Registro GLORIA®-AF è stato trattato in maniera inadeguata con antiaggregante piastrinico acido acetilsalicilico (ASA) o non ha ricevuto alcuna terapia.1,2 Questo, nonostante le raccomandazioni delle attuali Linee Guida statunitensi che indicano che i pazienti con Fibrillazione Atriale con punteggio CHA2DS2-VASc, pari o superiore a 2, sono ad alto rischio di ictus e necessitino di terapia anticoagulante.3 Questi nuovi dati sono stati presentati in sessioni poster al 64° Congresso dell’American College of Cardiology il 16 marzo 2015 a San Diego.“Queste analisi di dati real life evidenziano come la classe medica abbia diversi fattori da considerare per la scelta della terapia antitrombotica per i pazienti con FA, ma resta il fatto che gli anticoagulanti orali, che sono lo standard terapeutico per ridurre significativamente il rischio di ictus ed embolia sistemica in questi pazienti, sono sottoutilizzati” – ha dichiarato Jonathan L. Halperin, M.D., Professore di Medicina della Facoltà di Medicina del Mount Sinai, principale autore dello studio e membro del comitato direttivo di GLORIA®-AF “Dobbiamo continuare a comprendere perché sia così, e cosa possiamo fare per colmare questa mancata aderenza alle linee guida”.Questi sono i primi dati disponibili sulle modalità prescrittive raccolti nella Fase II del Registro GLORIA®-AF, avviato a novembre 2011, dopo l’approvazione negli Stati Uniti di dabigatran etexilato, primo Nuovo Anticoagulante Orale (NAO). I dati sono basati sui trend di trattamento di 3.415 pazienti con FA, inclusi nel registro GLORIA®-FA , da novembre 2011 a febbraio 2014.1,2 Tutti i pazienti avevano una diagnosi recente di FA e l’86% aveva punteggio CHA2DS2-VASc, pari o superiore a 2, quindi ad alto rischio di ictus.1,2 I dati mostrano che dabigatran etexilato è stato il NAO più ampiamente prescritto per la prevenzione dell’ictus fra i pazienti inclusi nello studio.1,2“Abbiamo ancora numerose sfide da vincere per garantire che i pazienti con Fibrillazione Atriale ricevano il trattamento anticoagulante più efficace per ridurre il rischio di ictus, che può essere invalidante o addirittura mortale” – ha dichiarato il Professor Jörg Kreuzer, Vice President Medicine Therapeutic Area Cardiovascular di Boehringer Ingelheim – “Questi ultimi dati derivati da GLORIA®-AF, oltre alle ulteriori future analisi dal registro, faranno luce sulle strategie necessarie per eliminare le discrepanze di trattamento e garantire la protezione ottimale contro l’ictus a tutti i pazienti”.

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Fibrillazione atriale

Posted by fidest press agency su sabato, 6 dicembre 2014

fibrillazione_atriale2La Fibrillazione Atriale (F.A.) è l’anomalia del ritmo cardiaco più diffusa tra le persone adulte: interessa l’1.5% della popolazione U.S.A. e dell’Europa Occidentale. Il rischio di F.A. aumenta con l’età, con un range di prevalenza tra lo 0,9% ed il 2,5% degli adulti in tutto il mondo. Una persona su quattro, con più di 45 anni, ne soffre. In Italia, ne sono affette ben 850mila persone. Dati allarmanti che si riversano, in maniera esponenziale, sui costi a carico del Ssn: oltre 30mila euro è la spesa annua per paziente colpito da ictus, senza tralasciare non solo l’impatto epidemiologico, ma anche sociale. La parola d’ordine è dunque: prevenzione.
Per attuare un intervento efficace in materia, il 18 luglio 2014, il Senatore Luigi D’Ambrosio Lettieri , con il contributo dell’Associazione “Giuseppe Dossetti: i Valori”, ha presentato un Disegno di Legge (atto n.1573), concernente: “Disposizioni in materia di malattie cardiovascolari per la prevenzione e la cura della fibrillazione atriale e dell’ictus cardioembolico”, assegnato alla 12 ª Commissione Igiene e Sanità, in sede referente il 25 novembre 2014.
Nel segno della continuità, l’Associazione Dossetti tornerà, il 10 dicembre 2014, in occasione del Convegno che si svolgerà alla Camera dei Deputati in sinergia con il Senatore Luigi D’Ambrosio Lettieri e in unione con altri stakeholders del panorama salute, ad avere un momento di confronto e di approfondimento sul tema, con l’obiettivo di proseguire un cammino di proposte normative contenenti disposizioni in materia di malattie cardiovascolari, finalizzate a dare compiuta attuazione al dettato costituzionale in tema di diritto alla salute. (Consulta il Programma).«In Italia la fibrillazione atriale è la causa del 15% di tutti gli ictus cardioembolici che causano decessi, disabilità, e incrementano i costi sociali ed economici. Nello specifico si stima in 30mila euro il costo medio annuo per il paziente colpito da ictus», ha osservato Claudio Giustozzi, segretario nazionale dell’Associazione “Giuseppe Dossetti: I Valori”.«Grazie alle nuove terapie – prosegue Giustozzi – invece, ogni anno si potrebbero evitare 11mila ictus con un risparmio di circa 230 milioni di euro per il Ssn».Antonio Raviele, presidente di Alfa: «Ritengo che il Ddl rispecchi in pieno la necessità di far conoscere l’importanza epidemiologica e i rischi connessi alla F.A. Nonché l’urgenza di un accesso facilitato ai mezzi diagnostici e terapeutici oggi disponibili». Come ad esempio i «nuovi anticoagulanti orali e l’ablazione transcatetere della F.A; in grado di ridurre, notevolmente, l’impatto clinico, economico e sociale che tale patologia comporta».Gli fa eco Gaetano De Donato, ospedale S. Giovanni Bosco di Napoli, secondo il quale: «Il Ddl per la Prevenzione dell’Ictus Cerebrale Ischemico è assolutamente necessario ed indispensabile». Si tratta, infatti, di una grave patologia non curabile,«poiché la morte di un gruppo, più o meno numeroso di cellule cerebrali, conduce alla perdita irreversibile della funzione esercitata dalla parte del cervello andata perduta». Pertanto, bisogna puntare a sistemi di prevenzione mirati e strategici. «L’ictus si deve assolutamente prevenire. Perciò il Ddl è veramente meritorio, e direi indispensabile».Parere favorevole anche per Emanuela Teresa Locati, cardiologa presso l’Azienda ospedaliera Niguarda Ca’ Granda di Milano: «Mi sembra molto positivo che il Ddl in questione sia stato avviato ed abbia recepito l’importanza clinica e sociale della F.A, data la sua diffusione e la gravità delle sue conseguenze».Uno degli aspetti più importanti «è la previsione di incentivare l’uso di dispositivi (diagnostici e terapeutici) per la cura e la prevenzione della F.A. Difatti, uno dei problemi di più difficile soluzione è proprio la diagnosi precoce della F.A, in quanto si calcola che, fino al 70% degli episodi siano asintomatici, pertanto la diagnosi tende ad essere effettuata tardivamente, spesso solo dopo un episodio di ictus ischemico cerebrale».Raffaele De Caterina, docente all’Università Gabriele D’Annunzio di Chieti: «Condivido appieno il principio di favorire la diffusione dei Nao. Ma ritengo altresì necessario lavorare per ridurre la discrezionalità delle Regioni nel favorire o meno questi farmaci».
«Siamo costretti a intraprendere questa strada dal momento che, purtroppo, la sanità in Italia è regionalizzata, con differenze che non sono accettabili, soprattutto per patologie croniche ad alto impatto epidemiologico come la fibrillazione atriale e l’ictus cardioembolico», sottolinea Francesco Fedele, dell’Università La Sapienza di Roma. «Relativamente alla remunerazione delle nuove tecnologie sanitarie», aggiunge Marino Nonis, direttore sanitario Ospedale Cristo Re di Roma e presidente Cidics in sanità: «E’ importante che il sistema riconosca l’innovazione. E, in un secondo momento, occorre ritornare alle schede di dimissione ospedaliere e, quindi, ai dati relativi alle singole diagnosi e procedure». Basti pensare, ha sottolineato in ultima analisi Nonis che: «I Drg sono 538. I dispositivi medici e i trattamenti sanitari sono migliaia; mentre i ricoveri sono 10 milioni all’anno».

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Emergenza ictus

Posted by fidest press agency su mercoledì, 20 luglio 2011

“Prevenzione dell’ictus causato da Fibrillazione Atriale: cosa può fare la Comunità Europea?”: questo il tema al centro dell’incontro che ha visto protagonisti, presso il Parlamento Europeo di Bruxelles, alcuni Membri del Parlamento, medici ed associazioni di pazienti, tra cui A.L.I.Ce. Italia Onlus, l’Associazione che da oltre 10 anni è impegnata nel diffondere una maggiore consapevolezza sulle cause dell’Ictus cerebrale e nel favorire la prevenzione dell’ictus cerebrale. Un’attenzione particolare è stata dedicata ai fattori di rischio come la fibrillazione atriale, anomalia del ritmo cardiaco più diffusa al mondo di cui soffrono 9 milioni di persone solo tra Europa e Stati Uniti. I partecipanti all’incontro hanno illustrato le loro proposte ideate per combattere questa patologia che costituisce un serio problema anche a livello socio-economico.
In particolare, A.L.I.Ce. Italia Onlus, rappresentata dal Presidente Onorario Maria Luisa Sacchetti, ha suggerito che venga realizzata, a livello europeo, un’indagine sulla conoscenza dell’Ictus. A.L.I.Ce. Italia Onlus ha inoltre proposto di istituire una giornata durante la quale, ogni anno, l’Unione Europea informi la popolazione su ciò che è stato fatto per prevenire l’Ictus negli Stati Membri e ha consigliato dicollaborare con la World Stroke Organization in occasione della celebrazione della Giornata Mondiale contro l’Ictus Cerebrale (29 ottobre) con una declinazione, a livello europeo, degli slogan utilizzati a livello mondiale. A sostegno della proposta di A.L.I.Ce. Italia Onlus, la Professoressa Maria Luisa Sacchetti ha presentato alcuni dei risultati emersi dalla ricerca “I costi sociali ed i bisogni assistenziali dei malati di Ictus Cerebrale, presentata nel 2010 dalla Federazione A.L.I.Ce. Italia Onlus, insieme alla Fondazione Censis e al Dipartimento di Scienze Neurologiche e Psichiatriche dell’Università di Firenze.
La Federazione A.L.I.Ce. Italia Onlus, composta da 19 Associazioni Regionali, è un’associazione di volontariato libera e non lucrativa, l’unica in Italia, formata da persone colpite da ictus, familiari, medici, personale addetto all’assistenza, riabilitazione e volontari. L’attività degli aderenti è basata sul volontariato e i finanziamenti derivano prevalentemente dai contributi dei soci e degli enti pubblici.
Da quest’anno, inoltre, A.L.I.Ce. Italia Onlus è diventata membro della World Stroke Organization (WSO) e Vladimir Hachinski, co-fondatore della WSO e promotore della Giornata Mondiale contro l’Ictus, in occasione della riunione del Direttivo di A.L.I.Ce. Italia Onlus, presenterà l’edizione 2011 della Giornata Mondiale contro l’Ictus Cerebrale.

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Nuove strategie anticoagulanti

Posted by fidest press agency su giovedì, 14 aprile 2011

Abbasanta (OR), 15 aprile 2011, presso l’Hotel Su Bajone di Abbasanta convegno “Governo clinico delle nuove terapie anticoagulanti”, rivolto a medici, farmacisti e dirigenti delle direzioni sanitarie, organizzato dall’Associazione dei Medici delle Direzioni Ospedaliere (ANMDO) con il patrocinio dell’Assessorato alla Sanità, in collaborazione con Boehringer Ingelheim Italia. Si tratta di un appuntamento scientifico estremamente importante per gli operatori della Sanità, oltre che un’occasione unica per un dibattito su un tema di grande attualità, cui parteciperanno, tra gli altri, l’Assessore alla Sanità della Regione Autonoma della Sardegna Antonello Liori e il Direttore Generale dell’Assessorato Massimo Temussi.La fibrillazione atriale è il più comune disturbo del ritmo cardiaco: colpisce circa una persona su quattro dopo i 40 anni e l’1% della popolazione totale, ma fino al 10% degli individui dopo gli 80 anni. I soggetti con Fibrillazione Atriale presentano un aumento del rischio di trombi, il quale a sua volta innalza di cinque volte il rischio di ictus. Nel mondo ogni anno fino a tre milioni di persone vengono colpite da un ictus collegato a questa patologia, spesso si tratta di eventi gravi ed invalidanti e la metà dei pazienti muore entro un anno. Gli ictus dovuti alla Fibrillazione Atriale tendono ad essere gravi, con un’aumentata probabilità di morte (20%) e invalidità (60%), ma numerosi casi possono essere prevenuti, adottando un’adeguata terapia antitrombotica.Recentemente, la ricerca farmacologica ha compiuto, per quanto riguarda i farmaci anticoagulanti, enormi progressi, dando vita allo studio e allo sviluppo di nuove molecole in grado di modificare radicalmente lo scenario della prevenzione dell’ictus in pazienti con fibrillazione. E’ di futura commercializzazione, infatti, in Italia (lo è già negli Stati Uniti, Canada e Giappone e Nuova Zelanda) un nuovo anticoagulante orale che oltre ad aver dimostrato una maggiore efficacia rispetto alla terapia standard nella prevenzione dell’ictus, è in grado di migliorare la qualità di vita dei pazienti. Gli attuali trattamenti antitrombotici, come ad esempio gli antagonisti della vitamina K, sono stati per anni (e lo sono tutt’ora) il fondamento del trattamento anticoagulante, sebbene presentino svantaggi significativi, soprattutto nell’impiego a lungo termine. Questi aspetti hanno, infatti, evidenziato la necessità di sviluppare nuovi farmaci che siano efficaci, ben tollerati e che aiutino, al contempo, a migliorare la compliance del paziente, liberandolo da periodici controlli di laboratorio per il monitoraggio del profilo coagulativo (INR). Da qui l’esigenza, alla luce delle recenti acquisizioni scientifiche e della prossima approvazione in Italia dei nuovi farmaci anticoagulanti, di un confronto tra “addetti ai lavori” per migliorare l’organizzazione e la valorizzazione delle risorse. In Sardegna, considerate le caratteristiche geografiche, demografiche e sociali, i pazienti con patologie o problemi della coagulazione vivono spesso una condizione di rischio clinico. I residenti in piccoli Comuni, spesso si trovano lontani dai Centri di Terapia Anticoagulante (TAO) e, pur essendo candidati a tale trattamento, non possono aver accesso alla miglior terapia possibile per difficoltà legate ai trasporti ed all’assistenza. L’innovazione scientifica impone oggi una modifica dei livelli organizzativi delle strutture sanitarie, che sarannosempre più chiamate a garantire livelli di assistenza ottimali nel rispetto dell’appropriatezza e del contenimento della spesa gestionale. Il Convegno si propone di affrontare gli aspetti più attuali delle tematiche di governance e di considerare ipossibili scenari futuri per i centri di diagnosi e cura: dall’inquadramento epidemiologico, contestualizzato in ambito regionale, si passerà ad affrontare gli aspetti attuali della gestione dei pazienti che afferiscono ai Centri TAO (dagli aspetti propriamente clinici legati ai risultati di efficacia e tollerabilità, ad una disamina delle implicazioni farmaco-economiche legate all’utilizzo dei nuovi farmaci anticoagulanti). Verranno, quindi, illustrati i principi di valutazione con Healt Tecnology Assessment (HTA) per delineare gli strumenti a supporto delle scelte di governo clinico al fine di ricercare il miglior compromesso tra livelli essenziali di assistenza (LEA) e sostenibilità per il sistema sanitario.

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Curare la fibrillazione atriale

Posted by fidest press agency su giovedì, 7 aprile 2011

Questa campagna è mirata a sensibilizzare l’opinione pubblica sulla Fibrillazione Atriale e sul suo legame con l’ictus cerebrale, dando direttamente alle persone la possibilità di decidere quali progetti, selezionati da una commissione europea,  riceveranno una parte del milione di euro stanziato come finanziamento. Ciascun progetto ha come obiettivo quello di realizzare iniziative per prevenire l’ictus cerebrale conseguente alla Fibrillazione Atriale. Le persone decideranno quali fra i 32 progetti, prescelti dalla commissione europea, riceveranno un premio di €10.000, €50.000 o €100.000. Il progetto della Stroke Unit del Neuromed è stato selezionato per la categoria di 50 mila euro. Il titolo del progetto è: Curare la fibrillazione atriale per prevenire l’ictus cerebrale.Il nostro progetto – dichiara il dr. Rodolfo Grella del Neuromed – prevede la realizzazione di una campagna di sensibilizzazione rivolta alla popolazione, al personale medico e paramedico attraverso la divulgazione di informazioni con materiale cartaceo e campagna pubblicitaria mediante i mass-media, realizzazione di Giornate dove medici esperti incontreranno il pubblico per screening di massa ed opportuni consigli pratici. L’incidenza della Fibrillazione Atriale aumenta con l’età – aggiunge il Responsabile della Stroke Unit Prof. Carmine Vecchione, dopo i 55 anni, in ogni decade successiva di vita, la sua incidenza raddoppia. I dati epidemiologici evidenziano che oltre il 50% degli Ictus cerebrale sono associati alla Fibrillazione Atriale e che colpisce prevalentemente pazienti in età superiore ai 75 anni. La nostra campagna di sensibilizzazione e di prevenzione prevede: -un’ampia produzione e distribuzione di locandine/brochure dal Titolo: “Curare la Fibrillazione Atriale per prevenire l’Ictus cerebrale” al fine di fornire, in particolare alla popolazione, alle associazioni di volontariato, alla Croce Rossa Italiana ed ai medici di famiglia della Regione Molise, Campania, Lazio e Abruzzo, informazioni semplici ed utili.  In particolare, sono previste sei giornate aperte al pubblico gratuitamente ed organizzate presso la Regione Molise- Campania- Lazio- Abruzzo, che rappresentano punti di convergenza cruciali al nostro Istituto. Nel corso delle suddette Giornate, gruppi di medici esperti con un corpo infermieristico specializzato, offriranno la loro professionalità e conoscenza a chiunque sia interessato a tali problematiche. Inoltre, le persone verranno sottoposte a questionari di autovalutazione per il rischio relativo e assoluto della Fibrillazione Atriale ed Ictus cerebrale ed in base al grado di rischio (basso, medio, alto) verranno indirizzate verso ulteriori approfondimenti diagnostici ed adeguati trattamenti terapeutici. Infine sarà possibile effettuare alcuni esami strumentali, misurazione dei valori glicemici e pressori. Non solo, gli esperti presenti illustreranno, anche, come rilevare la pressione arteriosa e come ascoltare il polso al fine di permettere alle persone non competenti di riconoscere un battito non ritmico e suggerire, in tali circostanze, cosa sia necessario fare. Ricordiamo che, molto spesso, basta veramente poco per salvare il cervello dall’Ictus Cerebrale. (logo)

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Diabete: FA aumenta rischio mortalità

Posted by fidest press agency su giovedì, 2 luglio 2009

La fibrillazione atriale è un forte fattore predittivo indipendente di mortalità complessiva ed eventi cardiovascolari nei pazienti diabetici. La riduzione di routine della pressione arteriosa produce una riduzione simile del rischio relativo di mortalità generale e cardiovascolare tanto nei pazienti con fibrillazione che senza, ma comunque, dato il maggior rischio di questi eventi, il beneficio assoluto di questi trattamenti appare di gran lunga maggiore nei pazienti con fibrillazione atriale. Cinque anni di trattamento attivo per la riduzione della pressione preverrebbero un decesso ogni 39 pazienti con fibrillazione atriale ed ogni 84 pazienti senza questa aritmia; per prevenire un decesso per cause cardiovascolari, è necessario trattare per cinque anni 42 pazienti con fibrillazione atriale e 120 pazienti senza l’aritmia. (Eur Heart J 2009; 30: 1128-35)

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