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Fibrosi Polmonare Idiopatica

Posted by fidest press agency su domenica, 18 ottobre 2015

Boehringer Ingelheim, Germania. I risultati di un nuovo sondaggio condotto su oltre 400 pneumologi in 10 Paesi indicano che, per l’88% degli interpellati, il ritardo della diagnosi comporta conseguenze negative per chi è colpito da fibrosi polmonare idiopatica (IPF), mentre il 79% dichiara che il ritardo nella diagnosi ritarda l’avvio della terapia capace di rallentare la progressione della malattia.La fibrosi polmonare idiopatica è una patologia polmonare progressiva che mette a rischio la vita di chi ne è colpito. Diagnosticarla non è facile, richiede una serie di esami specifici, e in media passano da uno a due anni dalla comparsa dei primi sintomi alla diagnosi. In circa la metà dei pazienti l’IPF non viene diagnosticata poiché i sintomi sono simili a quelli di altre patologie respiratorie quali broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO), asma e insufficienza cardiaca congestizia. Eppure, oltre l’80% dei pazienti con IPF presenta crepitii polmonari caratteristici, che ricordano il suono prodotto dal velcro, individuabili all’auscultazione con lo stetoscopio.Nel sondaggio, il rallentamento della progressione della malattia è stato indicato come il maggior beneficio derivante dall’avvio della terapia alla diagnosi di IPF (81%) e la motivazione principale che guida gli pneumologi nella scelta della terapia farmacologica (78%). Al secondo posto tra le motivazioni che orientano la scelta terapeutica gli pneumologi interpellati hanno indicato il miglioramento della qualità di vita del paziente (63%).Oltre a rispondere in merito al loro approccio terapeutico, nel sondaggio è stato chiesto agli pneumologi di considerare l’IPF dal punto di vista del paziente, incluso l’impatto della malattia. Quando è stato chiesto loro di indicare ciò che è più importante che i pazienti sappiano in relazione all’IPF e al suo impatto, il 77% dei pneumologi interpellati ha risposto ‘sapere quali opzioni terapeutiche esistono per l’IPF’ e il 68% ‘sapere che l’IPF è imprevedibile e che le loro condizioni potrebbero cambiare improvvisamente in maniera inattesa’.Quando i medici pensano all’impatto dell’IPF top of mind sono: dispnea (54%), funzionalità polmonare (21%) e riacutizzazioni (13%).Al progredire dell’IPF, infatti, la funzionalità polmonare declina in maniera progressiva e irreversibile con conseguente aumento delle difficoltà respiratorie e riduzione della capacità dei polmoni di ossigenare in modo sufficiente gli organi vitali. Le riacutizzazioni, ossia il rapido peggioramento della funzionalità, respiratoria, rappresentano un rischio per tutti i pazienti con IPF e possono verificarsi in qualsiasi momento della malattia senza avvisaglie e senza che se ne conosca la causa. Le riacutizzazioni gravi influiscono sul decorso della malattia, portando spesso al decesso del paziente entro pochi mesi; per questa ragione sono un aspetto fondamentale tenuto in conto dai pneumologi nello stabilire la terapia per la gestione dei loro pazienti con IPF. “Da persona che ogni giorno è a contatto con chi soffre di fibrosi polmonare idiopatica è molto interessante vedere come i pneumologi considerino e diano priorità all’impatto della malattia sui loro pazienti e decidano in termini di terapia” ha commentato Dagmar Kauschka, Presidente dell’associazione pazienti tedesca Lungenfibrose e.V.. “Dedichiamo tempo ed energie ad aiutare i malati di fibrosi polmonare idiopatica e ad affrontare i loro problemi quotidiani come la dispnea e il rischio di riacutizzazioni. Tra gli obiettivi per cui ci battiamo c’è l’inserimento del supporto ai pazienti come componente della terapia. Ci rincuora vedere dai risultati del sondaggio che, quando pensano all’impatto dell’IPF, gli pneumologi riconoscono quelle che sono le preoccupazioni principali dei loro pazienti”.
La fibrosi polmonare idiopatica (IPF) è una patologia polmonare progressiva, cronica, gravemente invalidante. L’IPF colpisce 14-43 persone ogni 100.000 nel mondo, ed è caratterizzata da formazione progressiva di tessuto cicatriziale a livello polmonare – ovvero fibrosi – con conseguente perdita di funzionalità polmonare nel tempo. Con il passare del tempo, a mano a mano che il tessuto cicatriziale si accumula e ispessisce, i polmoni perdono la capacità di scambiare ossigeno e di metterlo in circolo e e di conseguenza di ossigenare in modo sufficiente gli organi vitali. Di conseguenza, chi è colpito da IPF ha dispnea, tosse secca e spesso difficoltà a svolgere le normali attività quotidiane. Le riacutizzazioni gravi – ovvero il rapido peggioramento dei sintomi della malattia nell’arco di giorni o settimane – si possono verificare in qualsiasi momento del decorso, persino ai suoi esordi, e rappresentano un rischio per tutti i pazienti con IPF.

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