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Fibrosi Polmonare Idiopatica

Posted by fidest press agency su lunedì, 3 febbraio 2020

Presentata a Milano, nel corso di un Convegno dedicato, la versione italiana delle Linee Guida per la diagnosi della Fibrosi Polmonare Idiopatica.L’evento promosso dall’Associazione Italiana Pneumologi Ospedalieri (AIPO/ITS) e dalla Società Italiana di Pneumologia (SIP/IRS), con il contributo non condizionante di Boehringer Ingelheim, rappresenta una occasione unica di aggiornamento scientifico per i professionisti sanitari che si occupano della gestione di questa patologia.
La Fibrosi Polmonare Idiopatica è una malattia polmonare rara, invalidante e dall’esito infausto, che colpisce circa 3 milioni di persone nel mondo. La patologia causa formazione di tessuto cicatriziale a livello polmonare, con conseguente deterioramento progressivo e irreversibile della funzionalità polmonare e difficoltà respiratorie.La Fibrosi Polmonare Idiopatica è la forma più frequente e più grave di polmonite interstiziale idiopatica e l’unica per la quale sono disponibili in Italia trattamenti farmacologici approvati.Nel nostro Paese si stima che circa 15.000 persone soffrano di questa patologia, con circa 4.500 nuovi casi l’anno.Data la natura imprevedibile della malattia e l’irreversibilità della perdita di funzionalità polmonare, gli specialisti ritengono molto importante la tempestività e l’accuratezza della diagnosi, per poter avviare rapidamente la terapia nei pazienti.A questo proposito nel 2011 sono state elaborate Linee Guida internazionali, basate sull’evidenza, per la diagnosi di Fibrosi Polmonare Idiopatica, che sono, poi, state aggiornate nel 2018.
Come per altre patologie, le Linee Guida, in particolar modo quelle diagnostiche, vengono generalmente redatte in lingua inglese. Questo, nei Paesi non anglofoni, costituisce in molti casi una barriera all’implementazione delle stesse.Nel contesto italiano, poi, dove i sistemi sanitari sono organizzati su base regionale, l’ostacolo della barriera linguistica nell’identificazione dai pazienti affetti dalla malattia è rilevante.Per questo motivo si è ritenuto utile provvedere ad una traduzione ufficiale delle Linee Guida per la diagnosi della Fibrosi Polmonare Idiopatica, frutto del lavoro sinergico tra l’American Thoracic Society (ATS), l’European Respiratory Society (ERS), la Japanese Respiratory Society (JRS) e la Latin American Thoracic Society (ALAT), con il patrocinio delle Società Scientifiche Respiratorie nazionali.Si tratta di un valido ed efficace strumento di lavoro, che consentirà di armonizzare gli interventi e di mettere in atto un approccio diagnostico alla patologia, che potrà essere il più possibile integrato e uniforme su tutto il territorio nazionale. La costituzione di reti fra i centri pneumologici di riferimento e i centri sul territorio nazionale, inoltre, svolge un ruolo fondamentale nella presa in carico del paziente con IPF a supporto di una diagnosi sempre più precoce e accurata, nonché nella gestione del follow-up dei pazienti.www.boehringer-ingelheim.com

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Fibrosi Polmonare Idiopatica

Posted by fidest press agency su lunedì, 22 luglio 2019

Il 17 luglio scorso sono stati pubblicati su Lancet Respiratory Medicine i risultati di INMARK®, studio clinico randomizzato in doppio cieco di valutazione di nintedanib contro placebo (12 settimane), seguito da un periodo di studio in aperto (40 settimane) in pazienti con fibrosi polmonare idiopatica (FPI). INMARK® è stato il primo studio clinico a indagare il valore predittivo dei biomarcatori in pazienti affetti da FPI, trattati con un antifibrotico (nintedanib). I risultati dello studio forniscono ulteriori evidenze secondo le quali, persino in soggetti con funzionalità polmonare ancora ben preservata la terapia con nintedanib ottiene benefici in termini di rallentamento del declino della capacità vitale forzata, come ha dimostrato nel periodo di trattamento di 12 settimane confronto al placebo.
La fibrosi polmonare idiopatica è una malattia polmonare rara, invalidante e dall’esito infausto, che colpisce circa 3 milioni di persone nel mondo.3 La malattia causa formazione di tessuto cicatriziale a livello polmonare con conseguente deterioramento progressivo e irreversibile della funzionalità polmonare e difficoltà respiratorie.4 Data la natura imprevedibile della malattia e l’irreversibilità della perdita di funzionalità polmonare, gli specialisti ritengono opportuno considerare e avviare tempestivamente la terapia nei pazienti.
INMARK® ha valutato il tasso di variazione della CRPM, biomarcatore che ha precedentemente dimostrato il valore predittivo della mortalità nella FPI, dal basale alla settimana 12, e la percentuale di soggetti con progressione della malattia, definita come declino assoluto previsto della FVC ≥10%, o mortalità nel periodo di 52 settimane.
La terapia con nintedanib, rispetto al placebo nelle 12 settimane, non ha influenzato il tasso di variazione della CRPM, ma è stata associata a un minor declino della FVC.1
Il 29% dei soggetti arruolati in questo studio ha avuto un deterioramento previsto della FVC ≥10% o è deceduto nel periodo di 52 settimane di osservazione. Ciò evidenzia la natura progressiva della FPI anche in questa popolazione di pazienti con FVC prevista ≥80%.
Nel periodo di 12 settimane il tasso di deterioramento della FVC è stato inferiore nei pazienti trattati con nintedanib, rispetto a quello nei soggetti a placebo (5,9 (18,5) mL/12 settimane nel gruppo nintedanib e −70,2 (13,1) mL/12 settimane nel gruppo a placebo).“Persino in questa popolazione di pazienti, con funzionalità polmonare ben preservata, è stata dimostrata una differenza in termini di minor declino della capacità vitale forzata nel periodo di trattamento di 12 settimane con nintedanib, rispetto al placebo. Considerando la natura imprevedibile della FPI e l’irreversibilità della perdita di funzionalità respiratoria, i risultati rafforzano il crescente corpus di evidenze, che indica, come miglior modo di procedere, l’avvio precoce della terapia nella FPI”, ha commentato il Professor Toby Maher, Specialista di Medicina Respiratoria presso il Royal Brompton Hospital di Londra e principale sperimentatore dello studio.
La Dottoressa Susanne Stowasser, Condirettrice della Medicina Respiratoria di Boehringer Ingelheim, ha dichiarato che “la ricerca sui biomarcatori è un fattore ‘chiave’ per la medicina moderna e contribuisce fortemente a migliorare le conoscenze sulla salute e sulle patologie, sulla diagnosi, sullo sviluppo farmaceutico e sulla predittività dell’evoluzione delle malattie stesse, oltre che sulla risposta alle terapie. INMARK è stato il primo studio clinico a indagare il valore predittivo dei biomarcatori in pazienti affetti da FPI, trattati con un antifibrotico. Per aumentare le conoscenze sulla malattia, la FPI è stata oggetto, negli anni, di crescenti ricerche sui biomarcatori, focalizzate principalmente a individuare marcatori di prognosi”. La Dottoressa Stowasser ha, poi, aggiunto che “la Fibrosi Polmonare continua ad avere un terribile impatto sulle vite delle persone e Boehringer Ingelheim è impegnata a condurre studi come INMARK, che contribuiscono a migliorare le conoscenze sui meccanismi di progressione delle interstiziopatie polmonari come la FPI negli specifici pazienti e individuare chi può meglio rispondere alle terapie”.

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Fibrosi Polmonare Idiopatica

Posted by fidest press agency su mercoledì, 2 marzo 2016

Boehringer IngelheimIngelheim, Germania. Una survey internazionale, a cui hanno partecipato oltre 500 persone che convivono con la fibrosi polmonare idiopatica (IPF) in oltre 20 Paesi del mondo, rivela le reali emozioni che provano coloro che sono affetti da questa grave malattia.Nel mondo sono circa 3 milioni i pazienti con IPF, eppure si sa ancora poco di questa patologia. I risultati dell’indagine vengono resi noti nella Giornata Mondiale delle Malattie Rare 2016 dedicata al tema: ‘La Voce dei Pazienti’, riconoscendo l’importanza per i pazienti stessi di rendere esplicite le proprie necessità.Diagnosticare la fibrosi polmonare idiopatica (IPF) può essere difficile e, all’inizio, circa la metà dei pazienti riceve una diagnosi non corretta. Il tempo medio che intercorre dalla comparsa dei primi sintomi alla diagnosi va da uno a due anni, e i pazienti sono messi di fronte alla realtà di dover affrontare una malattia incurabile.Il “caos” emotivo vissuto dai pazienti affetti da fibrosi polmonare idiopatica trova un chiaro riflesso nelle risposte fornite; molti degli intervistati, hanno dichiarato di essersi sentiti ‘preoccupati’ (49%), ‘spaventati’ (45%) e ‘confusi’ (34%) quando alla fine hanno ricevuto la diagnosi.Alla domanda ‘cosa le viene in mente quando pensa alla fibrosi polmonare idiopatica?’, la risposta più frequente è stata ‘mancanza di fiato’ (32%), uno dei sintomi più comuni dell’IPF. Poiché la malattia causa la formazione progressiva di tessuto cicatriziale a livello polmonare, che si accumula e si ispessisce con il passare del tempo. Chi è affetto da fibrosi polmonare idiopatica ha notevoli difficoltà a svolgere normali attività quotidiane, come farsi una doccia o vestirsi, proprio a causa della dispnea.L’indagine rivela che la natura progressiva e imprevedibile di questa malattia respiratoria, dall’esito infausto, costituisce un peso a livello emotivo, per coloro che ne sono affetti; circa un quarto (23%) degli intervistati ha dichiarato di ‘temere di non poter più essere in grado di fare le cose che era abituato a fare prima di ammalarsi’ e una persona su tre ha affermato di sentirsi “frustrata” da questa condizione (29%). Le emozioni dei pazienti variano dopo aver ricevuto la diagnosi e dopo le cure mediche; il 31% ha avuto emozioni più positive e ha pensato a prospettive più rosee, mentre il 28% ha provato emozioni più negative, con aspettative più fosche.Il Dottor Toby Maher, Specialista di Medicina Respiratoria presso il Royal Brompton Hospital di Londra ha dichiarato: “Quest’indagine, che fa riflettere, riecheggia le parole dei miei pazienti quando parliamo di cosa significhi vivere con la fibrosi polmonare idiopatica (IPF). Fortunatamente negli ultimi anni ci sono stati molti progressi nel trattamento dell’IPF. Come medici, possiamo aiutare i pazienti ad affrontare le emozioni negative vissute al momento della diagnosi, e migliorare la loro visione del futuro con la malattia, così da iniziare, con spirito positivo, una terapia efficace”.Una precoce e corretta diagnosi dell’IPF è fondamentale, perché consente di avviare tempestivamente la terapia farmacologica e le altre modalità di gestione della malattia.Le associazioni di pazienti svolgono, anch’esse, un ruolo molto importante per aiutare i pazienti a convivere meglio con la patologia; il 42% degli intervistati ha dichiarato che le associazioni di pazienti sono riuscite a farli sentire meno isolati e hanno reso possibile l’accesso a informazioni importanti.Robert Davidson, Presidente della Fondazione Canadese sulla Fibrosi Polmonare (Canadian Pulmonary Fibrosis Foundation – CPFF) ha affermato: “Vivere con la fibrosi polmonare idiopatica può spaventare, e troppe poche persone hanno la consapevolezza del senso di emarginazione che può affliggere chi convive con una malattia rara come l’IPF. Quest’indagine è un’occasione importante per coloro che ne sono affetti: per farsi ascoltare e per migliorare la rete di supporto e assistenza”Nonostante, talvolta, il futuro con l’IPF possa apparire in una luce realmente cupa, molte persone affette dalla malattia hanno espresso una visione positiva per l’anno a venire. Quando è stato chiesto cosa loro, o qualcuno che conoscono con IPF, vorrebbe fare nel prossimo anno, il 39% ha dichiarato che ‘vorrebbe godersi il tempo con la famiglia’ e uno su cinque (21%) ha risposto che ‘vorrebbe viaggiare o andare in vacanza’.

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Fibrosi Polmonare Idiopatica

Posted by fidest press agency su giovedì, 1 ottobre 2015

Boehringer IngelheimIngelheim/Amsterdam. I risultati di un’analisi intermedia dello studio clinico di prosecuzione INPULSIS®-ON confermano l’efficacia e la sicurezza di nintedanib osservate negli studi INPULSIS®. Questi risultati sono stati presentati in occasione del Congresso Internazionale 2015 della European Respiratory Society (ERS 2015) e confermano che nintedanib ha un’efficacia di lungo termine nel rallentare la progressione della fibrosi polmonare idiopatica (IPF) con effetti collaterali gestibili. Questi nuovi risultati sono importanti, visto che la IPF è una malattia progressiva, che mette a rischio la vita di chi ne è colpito e richiede una terapia di lungo termine. I risultati dell’analisi intermedia dello studio INPULSIS®-ON dimostrano che la variazione rispetto al basale della capacità vitale forzata (FVC) a 48 settimane, nei pazienti che hanno continuato la terapia con nintedanib nello studio clinico di prosecuzione, è stata paragonabile a quella osservata nelle 52 settimane dei trial INPULSIS®, fornendo ulteriori evidenze, del fatto che nintedanib* mantiene nel lungo periodo l’effetto positivo di rallentamento della progressione della malattia.“I risultati presentati sull’efficacia e sicurezza di nintedanib sono estremamente confortanti per quanto riguarda gli esiti di lungo termine della terapia con questo farmaco e il suo effetto di rallentamento della progressione della malattia” – ha commentato Luca Richeldi, Professore di Malattie dell’apparato respiratorio all’Università di Southampton – “Questi risultati aggiungono ulteriore peso al corpus delle già notevoli evidenze, che dimostrano come nintedanib* sia una terapia efficace e tollerabile per il trattamento della IPF. Per gestire bene la fibrosi polmonare idiopatica è fondamentale che i medici spieghino ai loro pazienti cosa aspettarsi dalla terapia e quale sia il trattamento più adatto, per avviare la cura al più presto e affinché il paziente la continui il più a lungo possibile”.
INPULSIS®-ON è uno studio in aperto, a singolo braccio, a cui ha aderito oltre il 90% dei pazienti con IPF che hanno completato gli studi INPULSIS® e soddisfatto i criteri di inclusione per la prosecuzione in aperto con nintedanib. Nello studio di prosecuzione INPULSIS®-ON i pazienti che negli studi clinici INPULSIS® erano nel gruppo a placebo hanno iniziato per la prima volta la terapia con nintedanib, mentre quelli che già lo assumevano negli studi INPULSIS, lo hanno continuato. L’efficacia di nintedanib, in termini di variazione mediana rispetto al basale della FVC alla settimana 48, riscontrata nel trial INPULSIS®-ON, è stata paragonabile a quella osservata nella settimana 52 dei trial INPULSIS®.
La fibrosi polmonare idiopatica è una patologia polmonare progressiva cronica, gravemente invalidante, con prognosi infausta, per la quale esistono limitate opzioni terapeutiche. La IPF colpisce 14-43 persone ogni 100.000 nel mondo ed è caratterizzata dalla formazione progressiva di tessuto cicatriziale a livello polmonare – ovvero fibrosi – con conseguente perdita di funzionalità polmonare nel tempo. Con il passare del tempo, a mano a mano che il tessuto cicatriziale si ispessisce, i polmoni perdono la capacità di scambiare ossigeno e di metterlo in circolo, e di conseguenza di ossigenare in modo sufficiente gli organi vitali. Di conseguenza, chi è colpito da IPF, presenta dispnea, tosse secca e, spesso, difficoltà a svolgere le normali attività quotidiane. La definizione di riacutizzazione grave di IPF è quella di un rapido peggioramento dei sintomi nell’arco di giorni o settimane. Questi eventi si possono verificare in qualsiasi momento del decorso della malattia, persino ai suoi esordi e tutti i pazienti con IPF sono a rischio di una riacutizzazione grave della malattia.

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