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Movimento Italiano Genitori: la complicità dei venditori nelle cattive abitudini dei nostri figli

Posted by fidest press agency su mercoledì, 16 gennaio 2019

Pub, discoteche e bar (64%), sono il principale accesso all’alcol dei nostri figli, mentre il 65% dei rivenditori non ha controllato la loro età. Gravissimo il dato che segnala che quasi la metà (48%) dei venditori di alcolici continua a somministrare alcol, nonostante lo stato di ubriacatura del minorenne.Il 40% del tabacco ai minori viene venduto nelle tabaccherie, mentre il 15% dichiara di avere accesso ai distributori automatici che vendono senza chiedere tessera.Mentre nei negozi che vendono la sigaretta elettronica, il 78% ha venduto ricarica di nicotina al minore, senza verifica età.In 7 cannabis shop su 10 erano assenti indicazioni relativamente all’uso del prodotto da collezione non adatto alla combustione e in ben il 68% dei rivenditori (quasi 7 su 10) dei cannabis shop hanno venduto il prodotto nonostante fossero minorenni.Rispetto al gioco d’azzardo, al 62% dei minori non è stato mai chiesto il documento per verificare l’età ed in un caso su due il rivenditore non si è rifiutato di farlo giocare d’azzardo.Oltre 3 minori su 4 non hanno alcun filtro parental control sui propri device per impedire l’accesso ai siti porno. Solo il 15% dei rivenditori di connessione hanno avvertito del rischio pornografia utilizzando i device con le loro connessioni.Ben il 56% dei rivenditori dei videogiochi vende ai minori dei videogiochi 18+ cioè con contenuti violenti o volgari.Obiettivo della ricerca è stato quello di conoscere il fenomeno della vendita, da parte degli adulti, ai minori dei prodotti vietati dalla legge come Alcol, Tabacco, Cannabis, Giochi d’azzardo, Pornografia ed autoregolamentati come i Videogiochi 18+.“L’indagine del Moige apre uno squarcio molto ampio e decisamente preoccupante ed evidenzia la necessità di agire con urgenza per la tutela dei minori, rilanciando anche il tema dei controlli. Occorrono interventi normativi più stringenti verso chi compie atti così miserabili verso un minore.
Come Presidente di Commissione intendo, quindi, garantire un concreto e vigile supporto alle iniziative parlamentari nella individuazione di regole efficaci e inderogabili, per ricordarci che la tutela dei minori non è un optional per un Paese come l’Italia che deve ripartire puntando sui più piccoli: il senso stesso della vita futura”, ha affermato la Sen. Licia Ronzulli, Presidente della Commissione parlamentare per l’infanzia e l’adolescenza.

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Alimentazione dei padri e dei figli

Posted by fidest press agency su domenica, 19 agosto 2018

“Dimmi cosa mangi e ti dirò chi sei”, recita un celebre motto. Ma Melarossa.it ha pensato di riformularlo in “Dimmi cosa mangiava tuo padre e ti dirò chi sei”, almeno alla luce di uno studio dell’università del Massachuttes Medical School, che ha evidenziato che l’alimentazione dei nostri genitori ha il potere di influenzare in modo rilevante il nostro metabolismo e, quindi, la nostra predisposizione a determinate malattie. I ricercatori hanno studiato gli effetti di una dieta standard ed equilibrata e di una dieta a basso contenuto di proteine su due gruppi di topolini. L’analisi dei profili genetici della loro prole ha rivelato che i discendenti dei topi, alimentati con la dieta a basso contenuto proteico, avevano manifestato un marcato aumento dei geni responsabili della sintesi dei lipidi e del colesterolo. Sono tutti elementi che si traducono in un più alto rischio di sviluppare patologie cardiache e che non possono essere ricondotti se non a un’alterazione genetica trasmessa dai padri ai figli, giacché i piccoli non avevano trascorso neanche un minuto con i genitori. In sostanza, lo studio suggerisce che le abitudini alimentari dei genitori possono alterare in modo permanente lo sviluppo di alcuni geni che, poi, vengono tramandati già alterati ai figli. Come affermano gli esperti di melarossa.it sapere cosa e come hanno mangiato i nostri genitori prima di darci alla luce può essere un importante alleato per capire quali sono i nostri punti deboli e imparare a proteggere meglio la nostra salute. (Servizio Fidest)

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Famiglie monogenitoriali con figli

Posted by fidest press agency su domenica, 29 aprile 2018

Sono dati estremamente allarmanti quelli usciti dalla rilevazione Istat sulle famiglie monogenitoriali con figli, costituite per l’86,4% dei casi da mamme.Ancora più preoccupante leggere che un terzo dei figli di queste mamme ha meno di 5 anni, e un ulteriore 42,7% ha un’età compresa fra 6 e 13 anni. Inoltre – dichiara Federica Gasparrini presidente di Federcasalinghe – desta molta preoccupazione il fatto che quasi una madre sola su otto è in cerca di un’occupazione ma non riesce a trovarla. E c’è poi un 24,4% di mamme che sono fuori dal mercato del lavoro. E che, evidentemente, vivono degli alimenti che passa il padre dei loro figli”.
“E non è tutto – aggiunge la nota – dal momento che il 42,1% delle madri sole è a rischio di povertà o di esclusione sociale. Una percentuale che per chi vive in coppia si ferma al 29,3%. Ancora, l’11,8% delle mamme sole vive in condizioni di povertà assoluta. Una condizione che, evidentemente, riguarda anche i loro figli”.

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Attenti a pubblicare su facebook le foto dei vostri figli

Posted by fidest press agency su mercoledì, 8 novembre 2017

facebookUn genitore non può pubblicare sulle reti sociali foto dei figli minorenni senza il consenso dell’altro genitore, e le foto che sono già in rete vanno immediatamente rimosse. Lo ha stabilito il Tribunale di Mantova con una sentenza del giudice Mauro Bernardi, evidenzia Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, riguardante il caso di due coniugi separati in cui il padre aveva richiesto la revisione dell’accordo sull’affido dei bambini e la loro residenza con la madre. Nel ricorso l’uomo ha sottolineato il fatto che la madre, a cui erano affidati i due figli (uno di tre anni e mezzo e un altro di un anno e mezzo) aveva deciso di pubblicare le loro foto sul web. Il padre si era opposto e, quando le ha viste ancora sui social network, è ricorso al giudice. Il Tribunale, infatti, ha ritenuto che l’inserimento delle foto dei figli minori sui social network nonostante l’opposizione di uno dei genitori integri violazione dell’art. 10 c.c., che vieta la pubblicazione di foto e immagini senza il consenso dell’avente diritto, nonché degli artt. 4, 7, 8 e 145 del Dlgs. 196/2003, riguardante la tutela della riservatezza dei dati personali, nonché degli artt. 1 e 16, 1° comma, della Convenzione di New York sui Diritti del Fanciullo (Conv. NY 20.11.1989, ratificata dall’Italia con l. 27.5.1991 n. 176) che entrerà in vigore l’anno prossimo. «L’inserimento di foto di minori sui social network costituisce comportamento potenzialmente pregiudizievole per essi – scrive il giudice – in quanto ciò determina la diffusione delle immagini fra un numero indeterminato di persone, conosciute e non, le quali possono essere malintenzionate e avvicinarsi ai bambini» non potendo, inoltre, trascurare il pericolo che qualcuno «con procedimenti di fotomontaggio», ne tragga «materiale pedopornografico da far circolare tra gli interessati». Nonostante questo il giudice non ha ritenuto di modificare l’accordo sui figli.

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La terra dei figli

Posted by fidest press agency su martedì, 25 luglio 2017

la terra dei figli(la storia della vita Vol. 2) (Italian Edition) Kindle Edition. Scrive l’autore: “Ho scritto un libro su mio figlio titolato: “Chi sei? Dove vai?” e i due interrogativi li ho posti intenzionalmente per rappresentare la meraviglia di una vita che nasce e un’altra che scompare. Vi ho aggiunto alcune mie riflessioni e ho dato ancor più spazio agli scritti di mio figlio così come li ho raccolti dalle sue e-mail. Ora, con questo mio nuovo lavoro, intendo ampliare il discorso e, al tempo stesso, renderlo più tematico nell’analizzare quella parte che si misura nel rapporto generazionale tra chi “nasce e vede” e chi è “nato e ha visto” e a un certo punto della loro storia esistenziale si accingono a un confronto critico.
Mio figlio prima di morire, a trent’anni, ha vissuto momenti che potrei indicare come passaggi di conoscenza e di verifica del suo modo d’essere e di vivere.
Il primo periodo l’ha portato dalla nascita all’adolescenza e in tale intervallo ha avuto modo di verificare una relazione familiare ovattata dall’affetto che avevano per lui i genitori e la relativa cerchia di parenti e amici.
Non ha subito gli effetti deleteri di chi avrebbe potuto trovarsi in una famiglia dagli accesi contrasti caratteriali o dall’assillo economico.
Ha avuto modo di confrontare i suoi rapporti con i genitori e quelli analoghi dei suoi amici e rendersi conto che le diversità esistenti non erano solo economiche ma anche culturali, sociali e relazionali. Ciò non di meno si è trovato con genitori molto impegnati nel lavoro. Ha significato un trend di vita condizionato dagli orari e dei vari spostamenti che lo rendevano dipendente da quello dei genitori che andavano a portarlo e a prelevarlo a scuola.
Credo, quindi, che il primo punto di osservazione fosse stato la famiglia e, di riflesso, il suo modo di esprimersi nella società e nel gestire la quotidianità con un figlio che doveva essere necessariamente affidato ad altri dall’insegnamento scola-stico, al dopo scuola, agli incontri con gli amici e alle frequentazioni con i compagni di scuola e agli impegni sportivi. Sono proprio, infatti, i primi legami affettivi che formano il carattere e la stessa visione della vita tant’è che gli stessi studiosi ne riconoscono l’importanza”. (foto: la terra dei figli)

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Investire per i figli: oltre metà degli italiani sceglierebbe ancora una casa

Posted by fidest press agency su giovedì, 4 maggio 2017

soldi e casaNegli italiani resta forte l’idea della casa come il bene più prezioso in cui investire se si dovesse pensare di lasciare qualcosa ai propri figli. Lo dimostra l’ultimo sondaggio di Immobiliare.it, secondo cui il 51,7% degli italiani sceglierebbe un immobile se avesse la possibilità di acquistare un bene da tramandare ai suoi eredi. Rispetto agli anni della bolla questa convinzione comincia però a vacillare: nel 2006, infatti, aveva indicato la casa oltre il 60% degli intervistati.Non si teme la fuga di cervelli: il 61,36% di quelli che opterebbero per un investimento immobiliare per i propri figli lo farebbe nella propria città. Il 19,20% punterebbe a uno dei grandi centri italiani, il 13,34% preferirebbe una località di villeggiatura e appena il 6,10% investirebbe in un Paese estero. “Se dovessi pensare in che cosa investire per consolidare il patrimonio dei tuoi figli, cosa sceglieresti?”: chi non ha indicato la casa come risposta a questa domanda ha scelto in maniera meno decisa le altre soluzioni proposte, ossia attività di business, polizze vita, fondi di investimento e prodotti finanziari, oro e diamanti.Oltre il 43% di chi non ha scelto la casa, lo ha fatto perché crede sia un bene troppo costoso da mantenere; circa il 32% perché non sa dove metteranno radici i propri figli; il 9% perché non può permetterselo e circa il 3% per timore che, in caso di futuro divorzio, l’immobile finisca al loro partner.

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Lavoro: l’Italia è un Paese per neo genitori?

Posted by fidest press agency su venerdì, 23 dicembre 2016

genitorialitaDividersi tra lavoro e famiglia o dover scegliere. E’ la difficile situazione che tanti neo genitori si trovano a dover affrontare, cercando di conciliare orari, disponibilità economica ed esigenze del bambino. Ma l’Italia è un Paese che aiuta i neo genitori lavoratori ad avere figli? Prendendo in considerazione i congedi e le remunerazioni, secondo l’analisi dello Studio legale Daverio & Florio, che in Italia rappresenta Innangard, il network internazionale specializzato nel diritto del lavoro, emerge come il sistema giuridico italiano, rispetto ad alcuni Paesi, è a tutti gli effetti tutelante, soprattutto per le donne.Se la Gran Bretagna offre alle donne maggiori tutele per quanto riguarda congedi e retribuzioni, l’Italia è senza dubbio all’avanguardia rispetto ad altri Paesi come Francia, Spagna, Olanda, Germania. Non è così invece per i neo papà italiani, dato che al momento gli spettano solo due giorni: un numero nettamente inferiore rispetto ai francesi, agli spagnoli e agli irlandesi.La ricerca ha messo a confronto esclusivamente la situazione sui congedi e sulla remunerazione in Italia e in vari altri Paesi (Francia, Regno Unito, Germania, Spagna, Irlanda, Olanda, Australia e Argentina), e non considera le politiche di welfare pubbliche e private.“Nonostante il pensiero comune, il sistema italiano tende a tutelare la donna sul lavoro sia durante la gravidanza sia dopo il parto – commenta Bernardina Calafiori, socio fondatore dello Studio Legale Daverio & Florio -. Oltre al congedo obbligatorio di 5 mesi, periodo superiore a quello concesso da altri Paesi, pensiamo anche ai controlli prenatali in gravidanza, che il datore di lavoro deve concedere, o al divieto di licenziamento sino al compimento dell’anno di vita del bambino. Ma se l’Italia è allineata con l’Europa per le tutele femminili, c’è tanto da fare per i neo papà, anche se, grazie alla Legge di Stabilità pubblicata il 21 dicembre 2016 sulla Gazzetta Ufficiale, la durata del congedo aumenterà a 2 giorni per il 2017 e a 4 per il 2018.”
Nel nostro Paese alle neo mamme spettano cinque mesi di congedo obbligatorio (circa 21 settimane) retribuiti totalmente, a cui si possono aggiungere, su richiesta ed entro i 12 anni di età del figlio, ulteriori sei mesi (quasi 26 settimane) retribuiti al 30%. Inoltre, sono concessi permessi per allattamento pagati fino a un anno di età del bambino. Al rientro dalla maternità il datore di lavoro è tenuto a riaffidare la posizione, i compiti e le funzioni svolte prima del congedo. Per quanto riguarda le tutele in caso di licenziamento, esiste un periodo di protezione che va dall’inizio della gravidanza fino a un anno di vita del bambino. In tal caso la lavoratrice, qualora venisse licenziata, dovrà essere reintegrata.Tra le nazioni esaminate, meglio solo il Regno Unito, che dà diritto a 52 settimane, di cui 26 obbligatorie e 26 aggiuntive, a prescindere dall’anzianità di servizio. La retribuzione, obbligatoria per le prime 39 settimane, è del 90% per le 6 settimane iniziali mentre per le successive 33 settimane lo stipendio non può superare i £ 139.58 a settimana.In Francia sono di norma solo 16 settimane, ma le tutele aumentano nel caso la lavoratrice madre abbia più di due figli (26 settimane) o se partorisca gemelli (34 settimane). In questo periodo si riceve un’indennità determinata sulla media degli ultimi tre mesi di stipendio, diminuito del 21%, ma non può superare i 3.218 euro. Le neomamme possono ottenere fino a tre anni di “congedo protetto” con sovvenzioni per baby-sitter a domicilio e assistenza ai bambini.Anche in Spagna le settimane sono 16 e retribuite integralmente: di queste solo sei sono obbligatorie e da godere dopo il parto, le altre sono a discrezione della lavoratrice.
16 settimane obbligatorie nel sistema olandese pagate al 100%, a cui si possono aggiungere, fino agli 8 anni del bambino, ulteriori 26 settimane non remunerate.In Germania le settimane di congedo sono solo 14, di cui 6 prima della data prevista del parto e 8 dopo la nascita del bambino. In caso di gemelli le settimane dopo il parto diventano 12. Per quanto riguarda lo stipendio, deve essere di almeno dello stesso importo calcolato sulla base di una media di 13 settimane di salario o degli ultimi 3 mesi prima della gravidanza.
Spostandosi in altri continenti, come cambia la situazione? In Argentina sono previsti 90 giorni obbligatori (quasi 13 settimane), coperti completamente a livello economico, a cui è possibile richiedere un periodo non pagato di 3/6 mesi (quasi 13/26 settimane).
In Australia la lavoratrice ha diritto a una remunerazione solo se prevista da contratti individuali / collettivi. Dopo il parto sono previsti ben 12 mesi (circa 52 settimane) più altri 12 mesi (circa 52 settimane) non pagati. Tra i diritti della lavoratrice madre quello di chiedere la modalità di lavoro flessibile.
I Paesi Europei offrono in genere maggiori tutele a livello di congedi, anche se in Italia il testo della Legge di Stabilità 2017, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il 21 dicembre 2016, prevede che la durata del congedo obbligatorio per il padre lavoratore dipendente è di 2 giorni per il 2017 e 4 giorni per il 2018, che possono essere goduti anche in via non continuativa. Nel Regno Unito, dove i neo papà che abbiano maturato almeno 26 settimane di lavoro consecutivo hanno diritto a una o due settimane di congedo, è allo studio la possibilità di far condividere i permessi parentali anche ai nonni che ancora lavorano. La Francia prevede invece per il padre 3 giorni facoltativi alla nascita e 11 consecutivi a scelta (diventano 18 in caso di parto plurigemellare o di adozione); la Spagna 13 giorni di congedo che dal 2017 potrebbero passare a 4 settimane; l’Irlanda 2 settimane di congedo (a partire dal mese di settembre 2016). La Germania, al contrario, prevede solo un giorno, salvo eccezioni previste da accordi individuali o collettivi. (foto: genitorialità)

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I genitori non giocano più con i figli

Posted by fidest press agency su sabato, 8 ottobre 2016

“I genitori non sanno più giocare con i loro bambini, giocano di più con il computer o la palestra”. È un problema “culturale del nostro tempo”, spiega Anna Di Quirico, danza movimento terapeuta dell’Istituto di Ortofonologia (IdO), che conduce da 10 anni il ‘Laboratorio di Danza Movimento Terapia (DMT) genitore-bambino’. Il lavoro verrà presentato al XVII convegno nazionale dell’Istituto dal 21 al 23 ottobre a Roma. “I genitori accolti dall’IdO vivono però una sofferenza: i figli hanno una problematica di sviluppo evolutivo (relativa alla relazione e alla comunicazione) e, come padri e madri, si attivano soprattutto da un punto di vista prestazionale per spronare i loro bambini a dare risposte sempre più adeguate. Sembrano così tanto feriti da quella parola non detta e da quell’atteggiamento particolarmente rigido che puntano molto sulla performance- spiega la terapeuta- sia per la loro storia individuale che per il collettivo che funziona in questo modo. Il laboratorio dell’IdO, avvicinandoli al gioco e all’esperienza creativa attraverso gli stimoli offerti dall’arte, la danza e la giocosità, permette a questi adulti di imparare a rapportarsi al loro bambino in modo nuovo e diverso. Imparano a riappropriarsi di un ruolo prima impoverito, perché colui che bada alla prestazione si comporta più come un maestro che come un genitore”.
Il punto di partenza secondo Di Quirico “è mettere genitori e bambini in una situazione naturale, che crei un sentimento di fiducia. Non devono sentirsi giudicati – continua la danzamovimento terapeuta-, loro si portano dentro la paura di aver già sbagliato a causa del problema evolutivo presente nei loro bambini. Parliamo di problematiche di tipo affettivo, come l’incapacità di tollerare le frustrazioni, che si riversano poi in modo importante sulla comunicazione e possono causare anche ritardi nel linguaggio”.
Nel setting di gioco e movimento ogni bambino è accompagnato da uno solo dei genitori (mamma o papà). “Il primo passo che faccio come conduttore del gruppo è far sentire al genitore che il bambino sta facendo delle cose che hanno senso: quel legnetto preso in quel momento ha un significato, quel cuscino messo in quel modo ha un valore, così come quel particolare comportamento motorio ed espressivo. Il secondo passo è far sperimentare al genitore un atteggiamento particolarmente affettivo verso altri bambini, non direttamente con il proprio figlio. Nelle restituzioni verbali con i genitori- prosegue Di Quirico- questo poter sperimentare un sentimento che pensavano di non essere in grado di vivere, sia rispetto al diniego che a una tenerezza che non riuscivano a sprigionare, è molto importante perché poi saranno in grado di trasmetterlo al loro bambino e agli altri figli a casa”.
Un altro “grande” tema è l’autoregolazione: “All’inizio della terapia la relazione genitore-figlio è molto prestazionale. Il genitore bada alla prestazione del bambino, sta attento che faccia bene le cose. Successivamente, grazie al percorso che matura in una direzione sostenuta dal setting, il genitore punterà alla qualità affettiva con cui lui stesso si rivolge al suo piccolo. Da controllore intento a correggere diventerà un genitore che gioca”. Come incide sullo sviluppo di un bambino la mancanza di gioco? “I genitori che hanno partecipato al laboratorio mi hanno detto che questo tipo di percorso servirebbe a tutti i bambini delle scuole materne. Si sono resi conto che la giocosità apre i canali relazionali, sociali, affettivi e cognitivi. Hanno compreso che il gioco sarebbe una grande risorsa per tutta la scuola”. Di Quirico parla di giochi che liberano la funzione immaginativa: “Il gioco d’avventura, il gioco che incanala l’energia nell’immaginazione di miti, di personaggi fantastici che non devono essere quelli del Nintendo o della Playstation. Devono appartenere al mondo della fantasia che si produce liberamente nello stare insieme. I genitori lamentano che questa funzione viene molto trascurata nei percorsi educativi. Vengono proposti piuttosto giochi prestazionali come il mettere i blocchi in sequenza. Sono tutti giochi molto importanti- sottolinea la terapeuta- ma bisogna realizzarli all’interno di un flusso immaginativo”. In questi giochi di avventura solitamente Di Quirico è l’antagonista: “Posso essere un lupo o uno squalo in fondo al mare, dipende da quello che decidono i bambini a seconda dell’età. Immaginare gli animali è fondamentale a quest’età- precisa la danza movimento terapeuta- ed é un modo per avvicinarsi a riconoscere affetti ed emozioni. In genere c’è un animale buono accanto ad altri animali soccorrevoli tra di loro e io sono l’avversario (destinato naturalmente a soccombere!). Si gioca incanalando molto la forza, l’energia, utilizzando le trappole, gli espedienti e le soluzioni della favola classica. Ci sono momenti di gioco che possiamo chiamare immersione nell’immaginario e momenti di narrazione. È fondamentale per tutto il gruppo di genitori e bambini creare dei passaggi fra l’azione, la riflessione e la narrazione. La narrazione- ricorda l’esponente dell’IdO- avviene spesso attraverso disegni anche collettivi, il collage, oppure sono io a narrare la favola che loro hanno giocato. La narrazione permette al la mente dei bambini di formare un altro luogo psichico, perché il riflettere sull’esperienza vissuta li aiuta ad accedere a un processo simbolico che poi sosterrà la parola e gli apprendimenti futuri”.
Il laboratorio si compone di 5 genitori e 5 bambini di età compresa tra i due anni e mezzo e i 6 anni. “Hanno partecipato molto anche i papà- fa sapere Di Quirico-, abbiamo anche deciso di trovare dei buoni canali per trasferire e raccontare l’esperienza al genitore assente, così le scoperte fatte nel percorso sono subito condivise e giocate poi negli altri contesti familiari della quotidianità”.
Quali miglioramenti si riscontrano? “Nei bambini migliora la modulazione dell’energia, perché spesso c’è più energia di quella che serve. Migliora la flessibilità rispetto alla rigidità iniziale, si assiste a una progressiva diminuzione dell’inibizione, a un notevole incremento del linguaggio e a un processo che va verso la simbolizzazione. I genitori migliorano invece nel rimettere in gioco le loro risorse affettive- conclude- che erano state in qualche in modo ferite. Ritrovano la fiducia nell’essere un genitore sufficientemente buono”. Il convegno dell’IdO dal titolo ‘Dal processo diagnostico al progetto terapeutico. Per un approccio mirato al singolo bambino’ sarà trasmesso in diretta streaming nazionale sul sito http://www.ortofonologia.it.

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La terra dei figli

Posted by fidest press agency su mercoledì, 17 agosto 2016

la terra dei figli. Ho scritto un libro su mio figlio titolato: “Chi sei? Dove vai?” e i due interrogativi li ho posti intenzionalmente per rappresentare la meraviglia di una vita che nasce e un’altra che scompare. Vi ho aggiunto alcune mie riflessioni e ho dato ancor più spazio agli scritti di mio figlio così come li ho raccolti dalle sue e-mail. Ora, con questo mio nuovo lavoro, intendo ampliare il discorso e, al tempo stesso, renderlo più tematico nell’analizzare quella parte che si misura nel rapporto generazionale tra chi “nasce e vede” e chi è “nato e ha visto” e a un certo punto della loro storia esistenziale si accingono a un confronto critico.
Mio figlio prima di morire, a trent’anni, ha vissuto momenti che potrei indicare come passaggi di conoscenza e di verifica del suo modo d’essere e di vivere.
Il primo periodo l’ha portato dalla nascita all’adolescenza e in tale intervallo ha avuto modo di verificare una relazione familiare ovattata dall’affetto che avevano per lui i genitori e la relativa cerchia di parenti e amici.
Non ha subito gli effetti deleteri di chi avrebbe potuto trovarsi in una famiglia dagli accesi contrasti caratteriali o dall’assillo economico.
Ha avuto modo di confrontare i suoi rapporti con i genitori e quelli analoghi dei suoi amici e rendersi conto che le diversità esistenti non erano solo economiche ma anche culturali, sociali e relazionali. Ciò non di meno si è trovato con genitori molto impegnati nel lavoro. Ha significato un trend di vita condizionato dagli orari e dei vari spostamenti che lo rendevano dipendente da quello dei genitori che andavano a portarlo e a prelevarlo a scuola.
Credo, quindi, che il primo punto di osservazione fosse stato la famiglia e, di riflesso, il suo modo di esprimersi nella società e nel gestire la quotidianità con un figlio che doveva essere necessariamente affidato ad altri dall’insegnamento scola-stico, al dopo scuola, agli incontri con gli amici e alle frequentazioni con i compagni di scuola e agli impegni sportivi.
Sono proprio, infatti, i primi legami affettivi che formano il carattere e la stessa visione della vita tant’è che gli stessi studiosi ne riconoscono l’importanza. Editore: Fidest press agency Venduto da: Amazon Media EU S.à r.l. (foto: la terra dei figli)

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Mandare i figli all’università

Posted by fidest press agency su giovedì, 10 settembre 2015

università paviaChi ha un figlio che frequenta gli atenei lo sa. Oggi andare all’università comporta un impegno economico molto simile a quello di un mutuo per l’acquisto di una casa. La spesa annua da sostenere varia, infatti, da un minimo di 6mila euro l’anno a oltre 12-13mila euro per i fuori sede, calcolando un reddito familiare medio compreso tra i 35mila e i 45mila euro all’anno e considerando soltanto le università statali. Senza considerare eventuali affitti, il costo maggiore è rappresentato dagli strumenti per frequentare i corsi ai quali devono essere aggiunti le spese di iscrizione, quelle di spostamento e i pasti consumati fuori casa.«È un investimento che solitamente la famiglia si accolla per garantire al proprio figlio un futuro migliore», premette il presidente della Bcc di Busto Garolfo e Buguggiate Roberto Scazzosi. «Ma è un investimento oneroso che, soprattutto in un periodo come l’attuale, le famiglie pur volendo non sempre riescono a sostenere». Nello spirito che contraddistingue il Credito Cooperativo, la Bcc di Busto Garolfo e Buguggiate ha studiato uno strumento per essere ancora più vicina alle famiglie e agli studenti: è stato lanciato proprio nei giorni scorsi BCC Academy, un apposito finanziamento per sostenere i giovani che intendono iscriversi a università, master, scuole di specializzazione o a corsi professionalizzanti. «Due sono i punti di forza della nostra proposta», dice il direttore generale della Bcc di Busto Garolfo e Buguggiate Luca Barni. «Innanzitutto parliamo di un prodotto a interessi zero per gli anni di studio con un periodo ponte di un anno dal termine del percorso formativo in modo tale da consentire ai giovani di trovare una prima occupazione; in secondo luogo, abbiamo voluto premiare le capacità: per gli studenti in possesso del merito scolastico, il periodo ponte prima di iniziare la restituzione del prestito sale a due anni dal termine degli studi».
Per l’Italia il concetto di prestito d’onore applicato alla formazione universitaria è relativamente nuovo. Ben più diffuso è nel mondo anglosassone dove i ragazzi tendono ad abbandonare la casa dei genitori all’indomani della maggiore età, proprio in corrispondenza con l’avvio degli studi negli atenei. «L’esigenza di avere degli strumenti per sostenere questi costi si sta facendo largo anche in Italia, soprattutto nella prospettiva di trovare un buon posto di lavoro», continua Barni. «In questi anni complessi abbiamo studiato prodotti e soluzioni, sulla base delle esigenze delle diverse tipologie di clienti, che puntassero alla crescita del tessuto economico e sociale. Con BCC Academy ci rivolgiamo ai giovani che vogliono intraprendere un percorso di studio o professionalizzante dopo le scuole superiori: è su di loro che una comunità, se vuole crescere in un’ottica di lungo periodo, deve investire».
BCC Academy, tecnicamente un mutuo chirografario con erogazione a tranche annuali, è rivolto a persone fra i 18 e i 40 anni, residenti nella zona di competenza della BCC di Busto Garolfo e Buguggiate. L’importo massimo finanziabile è di 25mila euro, la durata massima complessiva, fra anni di corso, uno/due anni ponte e rimborso è pari a 180 mesi (15 anni).

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Figli: risarcimenti e vuoti emotivi

Posted by fidest press agency su lunedì, 25 novembre 2013

English: The Palace of Justice in Rome, Italy,...

English: The Palace of Justice in Rome, Italy, seat of the Supreme Court of Cassation. View from the opposite side of Umberto I bridge Français : Le Palais de Justice en Rome, Italie, siège de la Court de Cassation, vue de Pont Umberto I Deutsch: Die Justizpalast in Rom, die Oberster Kassationsgerichtshofs Palast Italiano: Il Palazzo di Giustizia, anche noto come Palazzaccio, sede della Corte di Cassazione, a Roma, visto dalla mezzeria di ponte Umberto I (Photo credit: Wikipedia)

Ancora una sentenza che mette di fronte alle proprie responsabilità quei padri che non hanno voluto riconoscere i propri figli.
È la prima sezione civile della Cassazione con la sentenza 26205 pubblicata il 21 novembre che statuisce il diritto al risarcimento del danno non patrimoniale da illecito endofamiliare per quei figli non riconosciuti dal padre ritenuto responsabile per la sola consapevolezza del concepimento e non la certezza assoluta della paternità. La conseguenza è che il vuoto emotivo, relazionale e sociale causato dall’assenza paterna nella vita dei figli può essere liquidato economicamente. A darne notizia, Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, associazione da anni impegnata anche nella tutela dei diritti dei figli e della famiglia.
Nel caso di specie i giudici di legittimità hanno rigettato il ricorso di un uomo condannato dalla Corte d’Appello di Trieste, a corrispondere ai figli un risarcimento di ben 150mila euro caduno a titolo di danno non patrimoniale da illecito endofamiliare a seguito del riconoscimento giudiziale della paternità naturale.
Nella causa l’uomo aveva sostenuto di non essere stato a conoscenza del suo status prima del giudizio, e che peraltro l’azione intrapresa era tardiva ed il danno non patrimoniale non era dovuto in assenza di prova certa della sofferenza dei ricorrenti. Ed in più, il danno doveva essere escluso, almeno per il secondo figlio, perché al momento del concepimento la madre frequentava anche un altro uomo.
Ma i giudici del Palazzaccio hanno ben ritenuto di dover respingere tutte le doglianze formulate da questi rimarcando la circostanza che l’obbligo dei genitori di mantenere i figli sorge dalla nascita e discende dal mero fatto della generazione. Tale preciso obbligo direttamente desumibile dal sistema di protezione della filiazione stabilito nell’articolo 30 della Costituzione non viene meno quando il figlio sia riconosciuto da uno solo dei genitori, per il periodo anteriore alla dichiarazione giudiziale di paternità o maternità, essendo sorto sin dalla nascita nei confronti di entrambi i genitori. «Si determina, pertanto, un automatismo tra procreazione e responsabilità genitoriale che costituisce il fondamento della responsabilità aquiliana da illecito endofamiliare, nell’ipotesi in cui alla procreazione non segua il riconoscimento e l’assolvimento degli obblighi conseguenti alla condizione di genitore».
Peraltro – rilevano gli ermellini – che nella fattispecie “il ricorrente ha avuto la piena possibilità di essere del tutto consapevole della probabilità della propria paternità, ma ne ha ignorato tutti i segnali, lasciando i minori privi della figura paterna e delle cure necessarie”. Ed inoltre, sarebbe stato suo preciso onere ricorrere a un’indagine tecnica al fine di verificare l’effettiva paternità. In merito alla determinazione del risarcimento, i giudici di Piazza Cavour hanno concluso che il danno subito a causa della privazione della figura paterna è consistito per i figli nelle ripercussioni personali e sociali derivanti dalla consapevolezza di non essere mai stati desiderati ed accolti come figli. La mancanza del padre, in sostanza, ha segnato un tracciato di disagio e sofferenza nello sviluppo psico-fisico dei minori e ha creato una situazione di privazione affettiva e di ruolo sociale di natura stabile e definitiva, non suscettibile di mutamenti quanto meno fino al raggiungimento della maggiore età. Il diritto al risarcimento del danno non patrimoniale, con applicazione del criterio equitativo puro, ha concluso la Suprema corte, sorge quindi «dal vuoto emotivo, relazionale e sociale dettato dall’assenza paterna fin dalla nascita nella vita dei resistenti».

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Porre fine alle discriminazioni dei figli nati dentro e fuori dal matrimonio

Posted by fidest press agency su mercoledì, 14 marzo 2012

Dichiarazione della senatrice dei Radicali, Donatella Poretti Oggi la commissione Giustizia del Senato ha finalmente avviato l’esame del disegno di legge che pone fine alle discriminazioni lessicali, di parentela ed ereditarie dei figli nati dentro e fuori del matrimonio. L’auspicio e’ che il provvedimento abbia un iter rapido, quindi condiviso e si colga l’occasione per sopprimere l’ulteriore discriminazione, ossia il trattamento in tribunali diversi: in quelli ordinari i figli legittimi e in quelli dei Minori i figli naturali come gia’ approvato in altro ddl dal Senato. I figli non possono soffrire sulla loro pelle discriminazioni dovute a scelte, per alcuni “colpe”, dei genitori. Il Parlamento puo’ finalmente compiere un passo importante e fare un atto dovuto nei confronti di quel 15 per cento di bambini, il doppio rispetto a dieci anni fa, che nascono da genitori che per i motivi più diversi -volonta’ o possibilita’- non sono sposati.

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In ricordo del maresciallo Aversa

Posted by fidest press agency su martedì, 3 gennaio 2012

“La malavita quando colpisce lo fa convinta del fatto che uccidere un uomo colpendo i suoi affetti più cari e lasciando nella disperazione intere famiglie, significa averla vinta, significa mostrare i muscoli per dichiarare la propria forza. Ma il ricordo dell’esempio che alcuni uomini lasciano in chi li ha conosciuti e chi di loro ha sentito parlare non muore con un colpo di pistola. E così dopo vent’anni il ricordo del Maresciallo Salvatore Aversa e della sua adorata moglie Lucia Precenzano, sono vivi nella mente dei Poliziotti calabresi come esempio di forza e di rettitudine sul lavoro e in famiglia.” – Lo dichiara Giuseppe Brugnano, Segretario Regionale del Coisp – il Sindacato Indipendente di Polizia – “Il 4 gennaio del 1992, mani assassine, – continua Brugnano – colpivano Salvatore Aversa, reo, agli occhi di quell’antistato che si annida negli angoli della società civile, di essere un investigatore integerrimo, Servitore dello Stato in maniera incondizionata fino all’estremo sacrificio. Ma perché la punizione sembrasse ancor più grande gli assassini non si accontentarono di colpire lo Stato attraverso la morte di uno dei suoi rappresentanti più autorevoli ma inflissero un dolore più grande, lasciando tre figli senza un padre e senza una madre. I risultati raggiunti dalla Polizia di Stato in questi vent’anni sono stati, come ha detto recentemente il Capo della Polizia encomiabili, e questo ha reso omaggio alla memoria di chi come Salvatore Aversa ha combattuto la malavita fino all’estremo sacrificio. Ma ancora troppe zone grigie esistono in Calabria, ancora troppo sole e troppo esposte sono le Forze dell’Ordine chiamate, in alcune regioni più che in altre, a confrontarsi con una delinquenza attrezzata che ha affinato, da quel 4 gennaio di vent’anni fa, i suoi modi di colpire. Ecco perché, se da una parte è dovuto un pensiero di rispetto e riconoscenza nei confronti di chi, come Salvatore Aversa troppo presto è stato sottratto all’amore dei suoi figli, dall’altra il miglior modo per non rendere vano il sacrificio di chi per lo Stato ha dato la propria vita, è rafforzare tutti i mezzi a disposizione delle Forze di Polizia, lottando al loro fianco perché i Servitori dello Stato li si possa onorare in vita e non doverne parlare sempre tragicamente al passato. Il Coisp, vent’anni dopo, – conclude il Segretario calabrese del Sindacato Indipendente di Polizia – ricorderà i coniugi Aversa, come ogni anno, in una manifestazione che si svolgerà nel Comune di Lamezia Terme il prossimo 23 gennaio ed alla quale parteciperanno diversi rappresentanti nazionali, tra questi il Segretario Generale del Coisp Franco Maccari”.

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Genitori, figli e p.c.

Posted by fidest press agency su lunedì, 14 marzo 2011

«Aiuto, questi ragazzi stanno sempre al computer!». Quante volte adulti più o meno disperati hanno pronunciato questo grido? Sicuramente un allarme, ma anche una richiesta di aiuto per capire che cosa fanno i giovani quando stanno per ore davanti al computer. Per rispondere concretamente a questa esigenza, l’Associazione Genitori A.Ge. della Toscana, il Centro Diocesano di Pastorale Familiare ed il Centro Diocesano di Pastorale Giovanile hanno organizzato presso Spazio Reale (San Donnino, Firenze) il corso «Te lo do io il computer! Giovani e adulti alla scoperta del continente digitale» giunto ormai al suo secondo appuntamento.  In questa occasione Elena Farinelli, esperta di social network e nuovi media, ha tracciato un percorso per conoscere il mondo di Internet, sottolineandone rischi ed opportunità: «Il 98 % degli adolescenti – ha affermato – ha in casa un pc. A differenza dei loro genitori, i ragazzi in generale sanno tutti utilizzare il computer. Ma spesso non sono consapevoli di cosa stanno facendo nel momento in cui lo accendono. E’ importante far capire ai figli che navigando in Internet si ha a che fare non con una realtà virtuale, ma si è alle prese con un mondo reale, concreto, non dissimile dalla realtà di tutti i giorni. Le persone che si incontrano su Internet sono persone reali».   E’ per questo che secondo la Farinelli è necessario che gli adulti instaurino un dialogo con i propri figli, fin da quando hanno 8 – 10 anni, su che cosa fanno al computer, con chi comunicano, cosa vanno a vedere, altrimenti quando sono più grandi è troppo tardi. Tra i consigli da seguire: posizionare il computer in un locale accessibile sempre a tutta la famiglia, per un controllo continuo, vedere cosa viene scaricato dai programmi di condivisione, verificare con chi chattano i ragazzi e con chi scambiano posta elettronica, chiedere di conoscere gli amici virtuali così come quelli reali, insegnare ai figli quali informazioni personali possono essere date, quali no e quali con cautela, proteggere il pc con filtri e software anti pornografia, stabilire il tempo massimo per stare online.  «Quando regalate una connessione Internet a vostro figlio – ha precisato Elena Farinelli – spiegategli bene che gli state installando un “viaggio all’estero”, una porta spazio-temporale. Uno strumento potentissimo e pericoloso; attraverso questa porta i cattivi di tutte le galassie possono irrompere nel vostro soggiorno». La relatrice ha messo anche in evidenza le grandi potenzialità di Internet, soprattutto da quando  l’avvento del Web 2.0 ha permesso agli utenti di inserire i propri dati e di gestirli in maniera autonoma, superando tutte le difficoltà tecniche del passato. E’ così che sono nati i blog, Youtube  e i vari social networks come Twitter e Facebook, un fenomeno quest’ultimo che coinvolge al mondo circa 500 milioni di persone che scrivono, commentano, postano foto, video, opinioni, fanno amicizia o partnership di lavoro.

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Legge per detenute madri e figli

Posted by fidest press agency su sabato, 5 marzo 2011

Roma 8 marzo alle ore 11.30, presso la sede del Partito Radicale (via di Torre Argentina 76) conferenza stampa cui parteciperanno: On. Rita Bernardini, membro Commissione Giustizia alla Camera Sen. Donatella Poretti, segretaria Commissione Infanzia Sen. Marco Perduca, Commissione Giustizia Dr.ssa Julia Labbate, sociologa Università La Sapienza Leda Colombini, Presidente Associazione Roma Insieme Avv. Alessandro Gerardi Irene Testa, Segretaria Ass. Il Detenuto Ignoto Federica Giannotta, Associazione Terre de Hommes. Questo in riferimento alla iniziativa dei capigruppo al Senato che all’unanimità hanno deciso di licenziare trionfalmente il nuovo testo sulle detenute madri, giunto appena la settimana scorsa dalla Camera, dopo un breve passaggio in fase deliberante della Commissione giustizia. Noi Radicali – è detto in un comunicato – siamo profondamente critici verso l’impostazione vanamente celebrativa che è stata adottata dal Senato sul provvedimento che, così come uscirà dal Parlamento, non offrirà alcuna miglioria alla sistemazione delle madri detenute coi propri figli nelle carceri italiane, ma col quale si rischia concretamente di vedere protratti i patimenti dei bambini detenuti non piu fino al terzo anno di etr, ma fino ai sei anni. Avvalendoci delle conoscenze di operatori e esperti del settore,spiegheremo la legge praticamente gir approvata dal Senato e ne evidenzieremo le criticità in questa conferenza stampa.”

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Tutti i figli sono uguali

Posted by fidest press agency su sabato, 30 ottobre 2010

Intervento della senatrice Radicale, Donatella Poretti Le scelte dei genitori non possono e non devono avere delle ricadute sui figli che si traducono in minori diritti e tutele. Bene quindi il ddl del Governo per porre termine alle discriminazioni tra i figli nati dentro e fuori dal matrimonio, discriminazioni lessicali -figli naturali, legittimi e incestuosi- ma anche di tipo ereditario e di trattamento nei tribunali -ordinario per i legittimi e dei minori per gli altri. Un tema su cui abbiamo depositato disegni di legge, ordini del giorno recentemente fatti propri dal Governo sia sui figli naturali che sulla possibilita’ che i figli incestuosi siano riconoscibili, ad oggi gli unici cui e’ negato lo status filiationis. Ora vigileremo perche’ il disegno di legge delega contenga tutte le norme di cui c’e’ bisogno, e poi confidiamo che questo provvedimento apra la strada ad una riforma del diritto di famiglia nella direzione di adeguarsi alla societa’: dal divorzio breve, al riconoscimento delle coppie di fatto, dalle adozioni per i single al doppio cognome.

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Non tutti i figli sono uguali

Posted by fidest press agency su giovedì, 7 ottobre 2010

Intervento della senatrice Radicale, Donatella Poretti: “La legge italiana fa scontare a loro le colpe e i peccati dei genitori. E’ questo il senso del nostro codice civile quando distingue i figli naturali e quelli legittimi, quando permette discriminazioni ereditarie o quando arriva perfino a negare lo status filiationis ai figli nati da relazioni incestuose. Tra le differenze non più sostenibili c’e’ quella dei tribunali diversi che trattano le questioni dei figli. Cosi’ accade che quando due genitori si separano le loro responsabilita’ reciproche e nei confronti dei figli vengono trattate dal tribunale ordinario se i genitori erano sposati, se non lo erano il tribunale di riferimento e’ quello dei minorenni, perfino con riti diversi non esistendo alcuna norma sulle coppie di fatto e le unioni civili.
Esistono anche problemi pratici che forse e’ utile ricordare. Basti solo pensare che i Tribunali ordinari sono 165, ben più delle province, i Tribunali per i minorenni sono 29, sedi distaccate incluse, ossia hanno una distribuzione sostanzialmente regionale. Questo significa che molto spesso la coppia che si separa: – presumibilmente avrà tempi di attesa più lunghi; – deve spostarsi per accedere al tribunale; – deve scegliere l’avvocato a caso, in una città che non è la propria; – oppure deve pagare la trasferta al proprio avvocato locale; – oppure deve pagare il proprio avvocato e in più l’avvocato domiciliatario. Portare ogni problema attinente ai figli minori, legittimi o naturali, davanti allo stesso tribunale e’ un atto dovuto da parte del legislatore per cancellare le discriminazioni esistenti, per cui sosterremo l’approvazione del ddl sulla potesta’ genitoriale oggi all’esame dell’aula.

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Il costo dei figli

Posted by fidest press agency su sabato, 12 giugno 2010

Roma, martedì 15 giugno 2010 Senato della Repubblica, Sala Capitolare, Chiostro del Convento di Santa Maria sopra Minerva, piazza della Minerva 38  I figli sono il “bene comune” del futuro del nostro Paese, ma il loro costo è oggi in gran parte responsabilità privata delle famiglie, anziché essere un investimento pubblico. Di conseguenza il costo privato sostenuto dalle famiglie è troppo elevato; il “rischio economico” dell’investimento sulle nuove generazioni è distribuito in modo non equo, a scapito delle famiglie, né coerente con l’obiettivo sociale di uno sviluppo sostenibile e dell’equilibrio demografico tra le generazioni. Per questo, è assolutamente centrale il tema dell’equità fiscale verso la famiglia, che sostiene da sola i costi della riproduzione della popolazione, ossia del ricambio fra le generazioni, e dovrebbe essere riconosciuta in questo suo ruolo sociale. Lo Stato italiano, invece, non solo non riconosce questo ruolo alla famiglia, ma penalizza la famiglia che ha figli, e la penalizza quanti più figli ha. Si spiega anche così il fatto che le famiglie con figli in Italia siano diventate meno del 50% delle famiglie. Il peso della riproduzione della popolazione cade su delle minoranze: cioè sul 21,9% delle famiglie che hanno un figlio, il 19,5% che ne ha due, il 4,4% che ne ha tre, mentre le famiglie con quattro figli o più rappresentano lo 0,7%. E ci si chiede: possibile che, con questi numeri, non si riesca a fare di più per sostenere le famiglie che hanno dei figli o che ne desiderano uno in più? Anche per questo le famiglie faticano ad arrivare alla fine del mese. Dall’inedita indagine Cisf 2009 emerge che il 16,4% delle famiglie arriva “con grande difficoltà” a fine mese (area della povertà), e il 18,0% “con una certa difficoltà” (area a rischio di povertà). La distribuzione dei redditi familiari assomiglia più a quella di un Paese del Terzo Mondo: il 60,2% della popolazione vive con un reddito familiare inferiore a 1.500 euro al mese. Ciò induce a pensare che la popolazione italiana sopravvive decentemente proprio perché rinuncia ad avere figli.  Anche dai dati Istat emerge che il rischio di collocarsi sotto uno standard di vita ritenuto “accettabile” aumenta al crescere del numero di figli. In particolare si osserva un evidente aumento del rischio per le famiglie numerose: quando nella famiglia sono presenti almeno tre figli l’incidenza di povertà assoluta è doppia (8,0%) rispetto a quella calcolata per il complesso delle famiglie italiane (4,1%) e tripla rispetto a quella stimata per le coppie con un solo figlio (2,6%).

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