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La filiera del ponte di Genova

Posted by fidest press agency su mercoledì, 22 luglio 2020

Nella grande opera di costruzione del nuovo ponte di Genova, che nei prossimi giorni sarà consegnato alla città, sono tre le regioni che hanno messo a disposizione il numero più elevato di imprese, nel grande gioco di squadra dove la partnership e la collaborazione per il raggiungimento di un obiettivo comune hanno svolto un grande ruolo. Liguria, Lombardia e Piemonte, tre regioni che anche per vicinanza geografica raccolgono oggi il numero più significativo di aziende presenti nella filiera di fornitura del Ponte. Così, in un’opera che ha coinvolto in partnership 330 imprese tra fornitori e subfornitori, provenienti praticamente da ogni regione italiana, dal Trentino alla Calabria, la storia delle aziende liguri, lombarde e piemontesi racconta molto delle eccellenze e della storia di questo cantiere, con oltre 170 imprese coinvolte.
È il caso della Drafinsub, incaricata proprio nella prima fase esplorativa della bonifica di eventuali ordigni bellici, un’operazione obbligatoria in qualunque cantiere di una grande infrastruttura. Sono le cosiddette lavorazioni propedeutiche alla cantierizzazione, alle quali ha lavorato anche la EMI. Specialità differenti che hanno previsto anche il contributo dell’Ente Scuola e Sicurezza in Edilizia di Genova – Esseg -, incaricata dei corsi di formazione sulla sicurezza sul lavoro, altra voce fondamentale in questo cantiere che è stato segnato da un numero bassissimo di incidenti.Liguri sono anche le aziende che hanno ricevuto e gestito i materiali provenienti dagli scavi (Edicalcave Liguria) e i servizi di ispezione della rete fognaria e di smaltimento dei rifiuti (Ediliguria), così come l’azienda (Seastema Spa in associazione con Cetena Spa) che ha realizzato un complesso sistema di monitoraggio proprio in cantiere.Contratti di fornitura che sono stati assegnati al territorio ligure, coinvolgendo anche chi ha offerto servizi culturali. È il caso dell’Associazione Festival della Scienza che all’interno dello Spazio Ponte (il museo sul nuovo ponte allestito al Porto Antico in città) ha garantito un’attività di mediazione culturale nei confronti dei cittadini che hanno visitato il museo.
Aziende altamente specializzate, come la Akron srl con sede in Lombardia incaricata del servizio delle indagini georadar in cantiere per le analisi del sottosuolo, un lavoro essenziale per l’analisi del sottosuolo e la verifica di idoneità al posizionamento e movimentazione delle carpenterie pesanti e delle autogrù. Molte aziende lombarde hanno invece fornitori materiali: l’acciaio sagomato della Alto Lago srl e il calcestruzzo della Calcestruzzi Spa, una delle più grandi aziende italiane nel settore. Anche pali per i plinti di fondazione del ponte, giganti alti 50 metri che si sviluppano interamente nel sottosuolo, sono stati in parte realizzati da un’azienda lombarda, la Fondamenta srl, che proprio in questi giorni sta realizzando anche le fondazioni in mare della mega isola con la quale verrà ampliata Montecarlo. Il Gruppo Stg invece ha fornito i pannelli fotovoltaici (allestiti invece da un’azienda piemontese, la Bosco Italia) che permetteranno al ponte di autoalimentarsi. Lombarda è anche la Mosconi srl, che sta realizzando le opere di impermeabilizzazione dell’impalcato lungo 1.067 metri che attraversa la valle del Polcevera.
Trentacinque le aziende piemontesi ai piedi del nuovo ponte di Genova; 35 eccellenze della regione tra le 330 che costituiscono la filiera dei fornitori dell’opera.
I lavori procedono a ritmi sostenuti anche questi giorni, ormai vicini alla conclusione dell’opera. E al lavoro c’è la Bosco Italia, società piemontese che sta allestendo tanto le barriere in vetro che bloccheranno il vento sul ponte, quanto i pannelli fotovoltaici che lo renderanno autosufficiente dal punto di vista energetico. Un’altra eccellenza in partnership con tutto il team del ponte per un’opera unica che nei prossimi giorni sarà consegnata alla città.

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Valorizzare la filiera agroalimentare

Posted by fidest press agency su domenica, 28 giugno 2020

Occorre farlo dalle fasi di coltivazione e allevamento a quelle di produzione, trasformazione, distribuzione e commercializzazione. Promuovere e diffondere i prodotti tipici romani all’insegna della distintività territoriale. Identificare una Food Policy per Roma per garantire l’accesso al cibo ai più fragili. Definire modelli di collaborazione pubblico-privato. Sono queste le principali linee di indirizzo discusse durante il Town Meeting Agrifood appena concluso per dare valore aggiunto a un comparto strategico che solo a Roma conta oltre 40mila imprese, tra agricoltura, industria, distribuzione, ristorazione e servizi, nell’ottica di uno sviluppo orientato ad affermare l’identità competitiva di Roma oltre che ad attrarre investimenti nell’area urbana e rurale.Con oltre 80 protagonisti di filiera, tra atenei, associazioni di categoria, operatori e istituzioni, collegati tramite una piattaforma online, il Town Meeting Agrifood – come già avvenuto per Futouroma, il Piano strategico del turismo di Roma – si è dimostrato un format innovativo all’insegna della partecipazione attiva, tramite interventi diretti e televoto, che si inserisce nel percorso finalizzato alla stesura del Piano strategico agroalimentare di Roma, promosso dall’Assessorato allo Sviluppo economico, Turismo e Lavoro di Roma Capitale e dall’Assessorato all’Urbanistica, in collaborazione con Camera di Commercio di Roma.Due le sessioni di lavoro che hanno decretato le priorità di azione a supporto dell’intero sistema e che confluiranno nel piano strategico complessivo: nella prima parte si sono analizzate le criticità su cui è necessario intervenire, nella seconda parte le proposte.Tra le criticità riscontrate durante il confronto:
– consumo: scarsa consapevolezza da parte dei consumatori e dei turisti sulle specialità territoriali, sulla qualità del cibo ed una scarsa sensibilità in tema di consumo responsabile;
– filiera: visione che non si adatta ai cambiamenti della società;
– produzione agricola: caporalato e infiltrazioni criminali all’interno del sistema agro-alimentare rappresentano una specifica problematica sul tema;
– promozione: mancanza di un marchio che accerti l’affidabilità della produzione di uno specifico territorio;
– territorio: riportare l’agricoltura in città;
– sostenibilità: maggiore tutela dell’ambiente;
– ristorazione: aumentare la qualità dei prodotti offerti con particolare attenzione alle materie prime;
– commercio: difficoltà nel dare una distribuzione capillare nella competizione del prezzo e nella grande distribuzione;
– Governance: necessità di una visione strategica che possa dare risposte nel breve e medio periodo alle imprese;
– innovazione e ricerca: maggiore legame tra istituti di ricerca e mondo agrifood per un uso consapevole del prodotto.
Tra le proposte avanzate dai partecipanti:
– strategie e governance: la pubblica amministrazione deve diventare il mediatore per il coordinamento della filiera per rispondere alla crisi Covid, anche riducendo la burocrazia, semplificando le procedure e le attività per promuovere politiche sostenibili;
– partenariato pubblico e privato: il finanziamento pubblico deve essere supportato da meccanismi finanziari innovativi e le istituzioni devono essere i veri promotori del cambiamento attraverso un patto tra cittadini e imprenditori.
– filiere e mercato: rafforzare la collaborazione tra i produttori con aggregazioni/associazioni di produttori per rendere i prodotti più appetibili per la grande distribuzione;
– identità e politiche di marchio: favorire l’aggregazione tra gli attori. Nel costruire l’identità e la valorizzazione attraverso lo storytelling occorre raccontare le aziende e i produttori oltre ai prodotti.
– programmazione e semplificazione: serve un testo unico dell’agricoltura e maggiore pianificazione.
– innovazione e ricerca: necessità di guardare con decisione alle nuove tecnologie e alla digitalizzazione con scambio di informazioni per via telematica, piattaforme per l’aggregazione dell’offerta, piattaforme per la vendita e lo scambio dei prodotti.

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Serve un patto post Covid-19 per sostenere la filiera agroalimentare italiana

Posted by fidest press agency su sabato, 27 giugno 2020

Il 2019 è stato un buon anno per la mangimistica italiana sia a livello di produzione che economico. Ora però, per superare la crisi innescata dal Covid-19, serve una filiera zootecnica più integrata che sappia valorizzare al meglio la produzione agroalimentare nazionale. Per Marcello Veronesi, presidente di ASSALZOO, l’Associazione nazionale tra i Produttori di alimenti zootecnici, la grave crisi dei consumi ed economica scaturita dal coronavirus rende necessario un patto fra tutti i componenti della filiera per una nuova fase del settore agro-zootecnico-alimentare nello scenario post-Covid-19. “Accanto all’impegno dell’industria mangimistica è necessario realizzare un vero e proprio coordinamento di tutta la filiera al fine di trasformare la crisi che stiamo vivendo in un’occasione di rilancio dell’agricoltura, della zootecnia e delle produzioni alimentari italiane”, sottolinea Veronesi intervenuto all’assemblea annuale dell’Associazione. Quello che si è svolto a Roma è stato un evento speciale per ASSALZOO che proprio nel 2020 festeggia il 75° anniversario della sua fondazione. La ricorrenza cade in un momento eccezionale su cui pesa uno stato di forte incertezza. Pur non essendo tra i più colpiti, il settore agroalimentare nel suo complesso ha comunque mostrato alcune gravi fragilità, prima fra tutte quella della food security e dell’approvvigionamento delle materie prime. Un aspetto che non si può continuare a sottovalutare e che deve essere affrontato e risolto, con l’impegno di tutte le componenti della filiera e con le Istituzioni. ASSALZOO ne è convinta, tanto che si è fatta promotrice dell’Accordo Quadro per il mais da granella di filiera italiana certificata, sottoscritto da altre nove Associazioni al fine di incentivare la produzione di mais in Italia. “Un esempio – è l’auspicio di Veronesi – che speriamo possa essere seguito anche in altri settori a supporto dei nostri agricoltori, dei nostri allevatori e di tutta la filiera agroalimentare italiana. Per una ripresa dobbiamo essere tutti noi per primi a promuovere, valorizzare e sostenere la produzione agricola nazionale”.
La firma dell’Accordo Quadro dimostra l’efficacia del dialogo tra i rappresentanti della filiera, la cui integrazione rappresenta la sfida principale per l’intero settore, sempre con l’obiettivo di aumentare la produzione nazionale e limitare la dipendenza dai mercati esteri. In questo senso ASSALZOO ha partecipato ad altri tavoli di confronto con i settori suinicolo, lattiero-caseario e cunicolo, ma questo dialogo deve consolidarsi per raggiungere una vera e propria intesa di filiera per favorire le produzioni del nostro Paese: “Dobbiamo farci promotori con tutte le sue componenti, dal produttore primario alle industrie di trasformazione fino alla distribuzione organizzata, di innovare, rendere competitivo e valorizzare il made in Italy alimentare, perché tutti insieme si punti all’impiego e al consumo e alla promozione all’estero di materie prime e di prodotti italiani. Un impegno che, tra l’altro, ci consentirebbe anche di arrivare già preparati a quanto indicato nel Farm to Fork dalla stessa UE, orientata alla promozione di sistemi a ‘filiera corta’ per incentivare e valorizzazione il territorio e il saper fare italiano”, evidenzia con decisione Veronesi.
La terza sfida per l’agroalimentare di domani travalica idealmente i confini nazionali. È la sfida della sostenibilità che l’Unione europea vuole vincere con l’adozione della nuova strategia Farm to Fork all’interno del Green Deal. Per la mangimistica è un’occasione per affermare con ancora più forza e per valorizzare il suo contributo alla tutela dell’ambiente in quanto modello efficiente di economia circolare. “Con FEFAC sono già stati affrontati tanti aspetti e forniti strumenti per supportare le aziende e promuovere, anche a livello istituzionale, l’importante ruolo del settore mangimistico nella riduzione dell’impatto ambientale dell’allevamento. A livello nazionale ASSALZOO sta mettendo a punto una strategia che riguarda la specifica realtà del nostro Paese, per evidenziare che la mangimistica è e sarà all’altezza di questa sfida”, conclude Veronesi.www.assalzoo.it

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“Produrre italiano per sostenere la filiera agroalimentare”

Posted by fidest press agency su domenica, 26 aprile 2020

Dopo aver retto l’urto iniziale, il settore agroalimentare sta cominciando a pagare il prezzo della crisi dovuta alla diffusione del Coronavirus, alle misure restrittive adottate, tra cui la chiusura della ristorazione, e agli effetti sulle abitudini alimentari e di spesa dei consumatori.Le conseguenze di questa grave situazione sono destinate a perdurare, non sappiamo per quanto tempo, condizionando il futuro di tutta l’economia italiana e quindi anche del settore alimentare.Una sfida di proporzioni notevoli che preoccupa gli operatori agricoli, zootecnici e alimentari, ma che dobbiamo riuscire a trasformare in una opportunità per rilanciare l’impegno in difesa dell’italianità della filiera. Un impegno al quale anche Assalzoo (Associazione nazionale tra i Produttori di alimenti zootecnici) cerca di dare il proprio contributo, come dimostra in concreto anche la recente stipula dell’Accordo quadro sul granturco da granella di filiera italiana.Assalzoo e l’industria mangimistica nazionale sono da sempre, infatti, al fianco degli allevatori italiani. I mangimi delle ditte associate utilizzati dagli allevatori italiani sono tutti prodotti in Italia, utilizzando e valorizzando per quanto possibile in primo luogo le materie prime italiane, pur restando ancora troppo elevata (60%) la dipendenza dall’estero.Ed è soprattutto in questa fase di emergenza che dobbiamo fare tutti la nostra parte per garantire la solidità della filiera nazionale, valorizzando in via prioritaria le nostre produzioni agricole, zootecniche e alimentari, per sostenere i livelli di produzione e di occupazione, cercando di promuovere e favorire, con uno spirito di solidarietà nazionale, un percorso produttivo italiano che porti ad una revisione delle filiere per renderle più in linea con le aspettative del consumatore moderno e quindi più resilienti alle crisi.Un invito che Assalzoo vuole estendere a tutti gli operatori della filiera, affinché si agisca tutti insieme e nella stessa direzione a sostegno delle produzioni nazionali, oggi in particolare difficoltà sia per la chiusura dei canali Ho.Re.Ca. e la diminuzione dell’export, sia per la l’approvvigionamento estero, soprattutto nei settori delle carni suine, bovine e ovine, del latte ed anche del pesce.In questo momento di emergenza l’obiettivo deve essere quello di consolidare la filiera agro-zootecnica-alimentare italiana facendo crescere la quota da destinare alla trasformazione.Per combattere le gravi difficoltà che il COVID-19 sta arrecando al nostro sistema produttivo e per garantire la sopravvivenza delle aziende, è necessario un intervento urgente delle nostre Istituzioni politiche e di Governo, con lo stanziamento di risorse straordinarie per sostenere la filiera agro-zootecnica-alimentare italiana, che ha una funzione strategica per garantire la sicurezza alimentare del Paese, ma è fondamentale anche che tutti gli attori della filiera sostengano responsabilmente prima di tutto le produzioni italiane, contenendo, ove possibile, il ricorso alle importazioni solo quando necessario a coprire le richieste e le esigenze del mercato.

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Fondi per gli accordi di filiera sul grano duro

Posted by fidest press agency su sabato, 28 marzo 2020

Altri 30 milioni di euro per gli anni 2020, 2021 e 2022 oltre ai residui di stanziamento relativi all’esercizio finanziario 2019 e pari a ulteriori 10 milioni di euro che si aggiungono ai fondi già previsti per il triennio precedente. È il contributo che il Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali destina ai coltivatori di frumento duro che stipulano contratti di filiera con gli operatori della trasformazione e della commercializzazione dei prodotti cerealicoli e lattiero-caseari attraverso un decreto che sarà approvato dalla Conferenza Stato-Regioni nella riunione in videoconferenza di giovedì 26 marzo.“Incentivare questi contratti ci permette di rafforzare tutta la filiera – dichiara il Sottosegretario alle Politiche Agricole, Giuseppe L’Abbate – Se da un lato diamo una certezza economica ai produttori, che con questo decreto incentiviamo ulteriormente alla stipula, dall’altro miglioriamo la qualità del frumento duro italiano, anche attraverso l’utilizzo di sementi certificate, dando un valore aggiunto all’imprese agroalimentari di trasformazione – prosegue L’Abbate – Stiamo lavorando per accelerare i pagamenti degli scorsi anni sia attraverso procedure di Agea, l’ente incaricato per espletarli, sia attraverso modifiche normative per semplificare l’iter. Lo strumento dei contratti di filiera è il futuro del comparto agroalimentare italiano – conclude il Sottosegretario alle Politiche Agricole – e, pertanto, non dobbiamo far sì che i malumori nell’incasso dell’incentivo possano minarne la concreta realizzazione”.L’importo massimo del contribuito è fissato a 100 euro l’ettaro per una superficie coltivata a grano duro nel limite di 50 ettari a beneficiario ed è concesso nel regime degli aiuti “de minimis” del settore agricolo, ovvero entro un valore massimo di 20.000 euro nell’arco di tre esercizi finanziari.

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Importanza di tutta la filiera della pulizia professionale

Posted by fidest press agency su sabato, 28 marzo 2020

In una lettera aperta al Presidente del Consiglio dei Ministri, pubblicata sui principali quotidiani nazionali, Afidamp, associazione nazionale dei fabbricanti e rivenditori dei prodotti e delle tecnologie per la pulizia professionale (macchine, attrezzature, prodotti chimici e carta), ribadisce l’importanza della filiera della pulizia professionale, alcune categorie della quale sono state escluse dal
DPCM 22 Marzo. Infatti sia la produzione di macchine e attrezzature che la distribuzione di prodotti per la pulizia professionale sono state escluse dalle attività autorizzate a operare, la qual cosa crea enormi problemi al rifornimento di strumentazioni essenziali allo svolgimento di pulizia e sanificazione riconosciute, tra l’altro, come operazioni fondamentali dallo stesso governo nel DPCM dell’11 marzo 2020. Il Presidente di Afidamp, Giuseppe Riello, dichiara che “l’impossibilità di rifornire gli operatori della pulizia e sanificazione comporta il rischio di compromettere gli sforzi del sistema sanitario e i sacrifici di un intero paese” e chiede quindi di “procedere tempestivamente all’inserimento delle suddette attività tra quelle autorizzate ad operare, riconoscendone l’importanza ai fini della salvaguardia della salute pubblica”.

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Occorre impegno per garantire la filiera agroalimentare

Posted by fidest press agency su martedì, 24 marzo 2020

ASSALZOO, l’Associazione nazionale tra i Produttori di Alimenti zootecnici, condivide appieno la richiesta dei rappresentanti europei dei produttori di materie prime affinché l’Unione europea intervenga per evitare gravi danni alla filiera agroalimentare in relazione all’emergenza nella gestione della pandemia di CoVid-19. Alle autorità europee si è rivolta Fefac, la Federazione dei Produttori europei di mangimi, assieme a Coceral e Fediol, in rappresentanza dei produttori di cereali e semi oleosi e di oli vegetali e alimenti proteici. È fondamentale che sia garantito nel continente l’approvvigionamento di materie prime e prodotti finiti e che la catena del Feed & Food non subisca interruzioni né disagi. Il 16 marzo la Commissione europea ha presentato le Linee guida per la gestione delle Frontiere. Relativamente ai trasporti nel documento si sottolinea che le misure di controllo non devono pregiudicare la continuità delle attività economiche e che il libero trasporto dei beni è importantissimo per mantenere la disponibilità delle merci, soprattutto di quelle essenziali come quelle della filiera alimentare. Pertanto i Paesi non devono imporre alcuna restrizione alla loro circolazione. Fefac e le altre associazioni hanno chiesto inoltre di considerare gli alimenti zootecnici beni essenziali.Riguardo alla circolazione delle merci e all’approvvigionamento di materie prime in Italia, ASSALZOO ha richiamato l’attenzione del Governo con una lettera firmata insieme ad Assitol, l’Associazione italiana dell’Industria olearia, ad Anacer, l’Associazione nazionale Cerealisti, e a Italmopa, in rappresentanza dell’industria molitoria. Le quattro organizzazioni chiedono un intervento urgente per scongiurare il rischio di un blocco del transito di merci da e per l’Italia e quindi preservare il rifornimento di beni per il settore agricolo e l’industria alimentare.La lettera è rivolta al presidente del Consiglio Giuseppe Conte, al ministro degli Affari esteri Luigi Di Maio, alle ministre Teresa Bellanova, delle Politiche agricole alimentari e forestali, e Paola De Micheli, delle Infrastrutture e dei trasporti, e ai ministri Stefano Patuanelli, dello Sviluppo economico e Roberto Speranza, della Salute ASSALZOO, Anacer, Assitol e Italmopa hanno indicato ai rappresentanti del Governo le “difficoltà” che stanno emergendo in relazione al trasporto merci e di materie prime fondamentali per la produzione alimentare. Si tratta di beni essenziali anche per la fornitura di mangimi per gli animali da allevamento dai quali deriva la produzione di carne, latte, pesce e uova.La questione è cruciale perché l’Italia acquista dall’estero poco meno del 60% di queste materie prime.Per continuare a garantire un approvvigionamento sufficiente per la produzione, e dunque un’offerta adeguata di beni alimentari, le quattro organizzazioni chiedono al Governo di affrontare la questione a livello europeo, per definire misure armonizzate sul trasporto merci, di contattare direttamente i singoli Paesi Ue ed extra-Ue per evitare lo stop al transito di merci in entrata e uscita dall’Italia, e di organizzare quanto prima degli hub di scambio alle frontiere per il trasporto su gomma. In questo modo le merci potranno proseguire il viaggio per il Paese di destinazione con autisti locali.

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“L’editoria italiana chiede immediate misure di sostegno per l’intera filiera del libro”

Posted by fidest press agency su sabato, 14 marzo 2020

Solo in questo modo si può ripartire dopo lo stop per l’emergenza Coronavirus”: lo dichiara l’Associazione Italiana Editori (AIE) dopo il decreto del governo dell’11 marzo che impone la chiusura delle librerie fino al 25 marzo. “Affrontiamo l’emergenza, come tutti, con spirito di sacrificio e responsabilità – spiega il presidente di AIE, Ricardo Franco Levi –, ma è indispensabile e urgente che il governo e il parlamento facciano tutto ciò che serve per far sì che il mondo del libro, con tutte le sue imprese e i suoi lavoratori possa, al pari e insieme a tutta l’Italia e tutti gli italiani, reggere e superare questo difficilissimo momento. Tutto ciò che serve. Niente di meno”.“Già prima dei decreti che hanno limitato e quindi sospesa la libera circolazione dei cittadini in Lombardia e poi in tutta Italia – continua Levi – avevamo segnalato un calo di vendite del 25% con punte del 50%. La chiusura totale avrà conseguenze gravissime per noi editori e rischia di compromettere la rete delle librerie fisiche, già in forte difficoltà prima dell’emergenza Coronavirus, e dell’intero sistema”.“I danni che questa crisi potrebbe avere non sono solo economici: è in gioco la tenuta culturale del Paese” spiega Levi. AIE chiede in particolare il sostegno della domanda di libri: “Deduzione fiscale per gli acquisti di libri, ricostituzione della dotazione originaria della carta cultura per i giovani (la cosiddetta 18App), un rafforzamento del fondo destinato alle famiglie bisognose per l’acquisto dei testi scolastici fermo da vent’anni alla cifra di 103 milioni di euro”.AIE chiede inoltre, accanto alle altre associazioni confindustriali, strumenti per far fronte alla crisi di liquidità e ammortizzatori sociali in grado di preservare ogni professionalità interna al settore e scongiurare così perdite di posti di lavoro.La chiusura delle librerie non è il solo grave danno che sta subendo il settore, oggi alle prese con la cancellazione e la riprogrammazione delle Fiere e dei Saloni nazionali e internazionali. “Stiamo rischiando – spiega Levi – un circolo vizioso fatto di calo dei consumi, cui segue diminuzione delle prenotazioni, delle tirature, quindi del lancio delle novità. Questo si può tradurre in un calo della lettura i cui bassi indici già adesso segnalano che siamo in emergenza. L’Italia che uscirà dalla crisi Coronavirus non può permettersi di ripartire senza libri e lettori”.

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“Rapporto sulla filiera dei servizi immobiliari in Europa e in Italia”

Posted by fidest press agency su domenica, 2 febbraio 2020

Roma mercoledì 5 febbraio a presso la Sala Convegni Sidief (Via degli Scialoja, 20) dalle 10.00 alle 13.00 sarà presentato il Rapporto “scenari immobiliari” da Mario Breglia. Seguirà un Panel di commento e testimonianze, con interventi di Paolo Benedetto (AGIRE Gruppo IPI), Ernesto Casara (SIDIEF), Giorgio Da Rold (BNP PARIBAS REAL ESTATE), Ugo Giordano (RINA PRIME VALUE SERVICES), Ermanno Pievani (ABACO TEAM), Stefano Scopigli (YARD-REAAS), Corrado Sensale (PRELIOS), David Vichi (REVALO). A moderare i lavori sarà Francesca Zirnstein (Scenari Immobiliari)

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“Creare un marchio del Marmo Italiano Dop che tuteli tutta la filiera”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 20 novembre 2019

Lo deve fare “dall’estrazione, trasformazione e lavorazione del marmo del distretto Apuo-versiliese”. È quanto chiede il deputato di Fratelli d’Italia Maria Teresa Baldini in una risoluzione presentata presso la commissione Attività produttive della Camera e con la quale, inoltre, si sollecita il Governo ad intervenire al fine di proteggere una filiera che sta diventando sempre più preda di produttori esteri, India e Cina in primis, che acquista tutto il marmo pregiato per poi lavorarlo all’estero. “Quello del marmo apuo-versiliese – ha spiegato Maria Teresa Baldini – è un settore che sta finendo in mano a grandi imprese straniere impedendo alle nostre aziende e ai nostri artigiani di poterlo lavorare. Un fenomeno che, giorno dopo giorno, cancella la filiera di trasformazione. Occorre impedire che il marmo venga venduto tutto all’estero per poi essere rivenduto all’Italia come prodotto già lavorato. Basti pensare che un terzo delle cave di Carrara è già di proprietà di una società della famiglia araba Bin Laden”. Un altro aspetto considerato nella risoluzione di Fratelli d’Italia è l’impatto negativo che sta riguardando i posti di lavori del comparto lapideo italiano. Un settore che in Italia ha una storia millenaria che impiega 10mila addetti con 2.522 aziende. Nel distretto apuo-versiliese, nelle province di La Spezia, Massa Carrara e Lucca, si registrano 1.090 addetti nel comparto estrattivo, 3.346 in quello della trasformazione, per un totale di 4.436 addetti. “La creazione di un marchio del marmo Italiano Dop – ha concluso il deputato di FD – è quindi sempre più necessario anche al fine di offrire ai consumatori e alle aziende dei prodotti con una garanzia sulla loro autenticità e impedire la diffusione nella filiera del “falso marmo” o “simil marmo” di derivazione sintetica. Per assicurare un prodotto italiano occorrono anche misure di sostegno che permettano l’aggregazione delle piccole imprese nella prospettiva di far fronte alle sempre più complesse dinamiche di mercato”.

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In Sicilia, a Licata, si discuterà di sostenibilità della filiera del Mediterraneo

Posted by fidest press agency su giovedì, 23 maggio 2019

Licata Dal 2 al 4 ottobre 2019 sulle coste meridionali della Sicilia si svolgerà ‘nnumari, l’evento di Pino Cuttaia dedicato alla sostenibilità della filiera del Mediterraneo. Lo chef bistellato del ristorante La Madia e promotore della “cucina della memoria” convoca a Licata cuochi, giornalisti, economisti, pescatori, allevatori, agricoltori, produttori, artigiani, pescatori, imprenditori, artisti e comunicatori per costruire assieme modelli di sviluppo sociali e ambientali replicabili e condivisi. Pino Cuttaia: «Siamo parte del Mediterraneo e viviamo tutti in terre unite dal mare; abbiamo tutti problemi in comune e abbiamo il dovere di trovare soluzioni, insieme».
Sul litorale di Agrigento nella località di Licata circondata da mare pulito e sapori mediterranei si è riusciti a creare, nonostante le difficoltà, un modello di sostenibilità che ha dato sviluppo al territorio e lavoro alla filiera. E’ qui che nasce ‘nnumari – termine siciliano che vuol dire “nel mare”- l’evento ideato dallo chef bistellato Pino Cuttaia che dal 2 al 4 ottobre ha deciso chiamerà a raccolta cuochi, giornalisti, economisti, pescatori, allevatori, agricoltori, produttori, artigiani, pescatori, imprenditori, artisti e comunicatori. Si tratta di giornate di riflessioni sulla sostenibilità della filiera nel Mediterraneo con l’obiettivo di costruire modelli di sviluppo sociali e ambientali replicabili e condivisi.«Durante il percorso della mia carriera ho capito come la Sicilia, il mio territorio, sia il frutto delle contaminazioni dei popoli che hanno vissuto in questa terra. L’arte culinaria del mio territorio non è altro che il frutto di queste diverse esperienze» spiega Pino Cuttaia. «Mi sono accorto che i miei gesti sono simili ai gesti di altri cuochi e i miei viaggi mi hanno portato a capire che il territorio sul quale insisto ogni giorno è simile in tutti i Paesi del Mediterraneo con la sola differenza del microclima, della stagionalità, degli usi e dei costumi di ognuno di essi. E così ho capito che è arrivato il momento di realizzare un convivio che ho voluto intitolare ‘nnumari, nel mare, in cui alla stessa tavola ci si confronta su come ogni cuoco di ogni Paese del Mediterraneo lavora la stessa materia prima, come lo stesso cuoco riscontri problematiche simili e come abbia già analizzato quel problema e trovato una soluzione, coinvolgendo tutta la filiera. E non solo, ma anche altri interlocutori per far diventare quel convivio un pensatoio aperto ad artisti, comunicatori, economi, imprenditori. Siamo parte del Mediterraneo e viviamo tutti in terre unite dal mare; abbiamo tutti problemi in comune e abbiamo il dovere di trovare soluzioni, insieme con l’unico scopo di studiare modelli comuni di sviluppo economici, sociali, ambientali sostenibili».Un appuntamento dunque da non perdere, unico nel suo genere e che per la prima volta permette a tutti di discutere su argomenti che stanno a cuore a tutta la comunità del Mediterraneo. Il programma di ‘nnumari è in via di definizione e maggiori dettagli saranno resi noti al più presto. Il video racconto su http://www.nnumari.it

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Cemento ed economia circolare

Posted by fidest press agency su mercoledì, 3 aprile 2019

La filiera produttiva del cemento quale parte attiva nella transizione all’economia circolare: è questa l’immagine che si trae dalla lettura della nuova edizione del Rapporto di Sostenibilità di AITEC, l’associazione delle Aziende Italiane Produttrici di Cemento. Parte di Confindustria Federbeton, AITEC rappresenta rispettivamente il 90% e il 97% della produzione nazionale di cemento e clinker, con riferimento particolare al triennio esaminato nel Rapporto di Sostenibilità (2015-2017).“L’Economia Circolare, applicata alla filiera del cemento e del calcestruzzo, è il miglior veicolo per contribuire al contenimento dei cambiamenti climatici. L’attuazione di azioni volte al recupero di materia, al recupero energetico, all’ottimizzazione dei processi produttivi e al dialogo con i territori, sono fondamentali per realizzare un virtuoso modello economico circolare. Ogni azione compiuta in questa direzione oltre ad essere sostenibile ambientalmente e socialmente, può generare valore economico. Ecco dunque che l’economia circolare diventa un fattore di competitività determinante, oltreché distintivo”, sottolinea Antonio Buzzi, Coordinatore della Commissione Ambiente ed Economia Circolare di Federbeton Confindustria.
Il documento è stato realizzato sulla base delle informazioni raccolte presso le aziende associate ad AITEC, ampiamente rappresentative dell’industria italiana del cemento. Nello specifico, nel 2017 risultano essere operative in Italia 19 aziende cementiere con 57 impianti produttivi. A fronte di una produzione di 19,3 milioni di tonnellate di cemento – in linea con il dato 2016 –, i consumi nazionali registrano un andamento sostanzialmente piatto (+0,3%).I risultati positivi di effettiva re-immissione di materiali di recupero nel ciclo produttivo, quali risorse riutilizzabili, derivano dal sostanziale impegno sul fronte degli investimenti in tecnologie innovative: nel triennio analizzato, e malgrado la congiuntura di crisi, sono stati investiti 87,5 milioni €; Le imprese cementiere, nel solco dell’economia circolare e dell’impegno alla mitigazione dei cambiamenti climatici, hanno progressivamente aumentato i tassi di sostituzione di combustibili fossili e materie prime naturali, a favore di un crescente recupero di rifiuti urbani e industriali (favorendo la chiusura del ciclo della raccolta differenziata) e del riutilizzo di materiali di scarto, provenienti da altri cicli produttivi e da demolizioni:
La sostituzione calorica, per la produzione di cemento, è passata dal 14,9% del 2015 al 17,3% del 2017 per un totale di quasi 360.000 tonnellate di combustibili alternativi sottotratti alla discarica o a recuperi energetici meno virtuosi.
L’Italia resta indietro rispetto ad alla media europea, che si attesta al 40% di sostituzione calorica, con la Germania che esprime un tasso del 66% e l’Austria del 76%;
Aumenta anche il tasso di sostituzione delle materie prime naturali: +1,2% con materie residuali, derivanti da altri processi industriali.
Nel solo 2017, il settore della filiera del cemento ha recuperato oltre 1,84 milioni di tonnellate di materie prime residuali, derivanti da altri processi industriali: il tasso di sostituzione di materie prime naturali si attesta in Italia al 7,4%, superiore alla media europea del 4,4% (dato 2016). La filiera del cemento ha conseguito importanti traguardi di riduzione delle emissioni, grazie agli investimenti in tecnologie innovative e all’utilizzo di combustibili contenenti biomassa, sostitutivi di quelli fossili. I dati, riferiti alle emissioni specifiche (per singola unità di prodotto), riportano:
-12,4% emissioni CO2 grazie all’impiego di biomassa;
-29,4% emissioni polveri PM10;
-29,7% emissioni ossidi di azoto;
-32,6% emissioni ossidi di zolfo.

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La filiera dell’automotive di fronte alle sfide del mercato globale

Posted by fidest press agency su domenica, 3 marzo 2019

E’ stata presentata alla Borsa Italiana: Cambio di marcia – La filiera dell’automotive di fronte alle sfide del mercato globale, il primo studio sulla filiera italiana realizzato da Cassa Depositi e Prestiti, SACE SIMEST e ANFIA, in collaborazione con AlixPartners. Al convegno parteciperanno diversi protagonisti del settore: car makers, OEM, fornitori, banche, consulenti e attori del Sistema Paese.Al centro della pubblicazione le nuove sfide del settore, un’analisi dei bilanci dei 50 top player italiani e una panoramica delle soluzioni del Gruppo CDP per la filiera, comparto che contribuisce al 5,6% del PIL e impiega il 7% della manodopera di tutta l’industria manifatturiera nazionale.
È uno scenario in profondo mutamento, quello che sta affrontando il settore dell’automotive a livello globale. Mentre il baricentro di produzione e consumi si sposta sempre più verso Est e con l’incognita dei dazi USA a pesare sugli scenari di breve termine, una vera e propria rivoluzione tecnologica sta investendo i diversi ambiti di quest’industria, con impatti non solo sui produttori e sulle grandi case automobilistiche, ma anche sui fornitori e tutta la filiera, alle prese con piani di investimenti sfidanti, processi di aggregazione, fusioni e acquisizioni che stanno cambiando il volto dell’intero comparto.
È in questo contesto di grande complessità che nasce Bilancio a 4Ruote, il primo studio sul settore dell’automotive e la sua filiera italiana – una galassia di circa 5.700 imprese, molte delle quali PMI, che da sola contribuisce al 5,6% del PIL nazionale, dando occupazione al 7% degli addetti di tutta l’industria manifatturiera – realizzato da Cassa depositi e prestiti, SACE SIMEST e ANFIA, in collaborazione con AlixPartners.
“L’automotive rappresenta una parte rilevante del patrimonio industriale del Paese, con importanti riflessi sull’economia nazionale anche in termini di indotto – afferma Fabrizio Palermo, Amministratore Delegato di Cassa depositi e prestiti – Con il nuovo Piano Industriale Cassa depositi e prestiti si rivolge per la prima volta a tutte le imprese, dalle grandi alle piccole, e grazie ad un’offerta integrata e capillare di prodotti sarà in grado di offrire un supporto concreto anche alle numerose PMI che fanno parte, in modo sia diretto che indiretto, della filiera di produzione degli autoveicoli”.
“L’Italia e l’Europa continuano a rappresentare un’eccellenza nel mondo globale dell’auto, dei componenti e dei servizi collegati – ha commentato Dario Duse, Managing Director di AlixPartners –. Quelle che all’inizio erano viste come sfide annunciate, prima tra tutte il C.A.S.E. (connettività, guida (sempre più) autonomia, condivisione e soprattutto elettrificazione), stanno diventando sempre più realtà. L’industria e la filiera, dopo alcuni anni positivi, hanno la necessità di gestire i cambiamenti importanti attraverso una maggiore apertura a tecnologie, industrie e logiche d’investimento che non appartenevano all’industria di alcuni anni fa. Per vincere le competizioni future serve la capacità di innovare, di “contaminarsi” positivamente per sviluppare e integrare nuovi modelli di business e tecnologie in un contesto dove aspetti economici, politici e – soprattutto per l’Europa – regolamentari sulle emissioni rappresentano sfide importanti”.

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Latte: filiera non equa

Posted by fidest press agency su sabato, 16 febbraio 2019

«Le proteste dei pastori sardi sono il sintomo evidente del fatto che qualcosa non funziona nella gestione delle filiere e nel meccanismo dei fondi della PAC», dichiara Federica Ferrario, responsabile campagna Agricoltura sostenibile di Greenpeace Italia, commentando la crescente ondata di manifestazioni contro il basso prezzo del latte. «Troppo spesso assistiamo a filiere non eque, che non sono in grado di garantire ai produttori non solo una remunerazione adeguata, ma neppure di coprire i costi di produzione. La produzione zootecnica, inoltre, è sempre più concentrata in grandi aziende, mentre i piccoli produttori scompaiono. Solo in Italia, nell’ultimo decennio, hanno chiuso oltre 320 mila aziende, un calo del 38 per cento. Mentre il numero delle aziende agricole “grandi” e “molto grandi” è aumentato complessivamente del 44 per cento», continua Ferrario.
«I fondi pubblici della PAC dovrebbero essere invece spesi per sostenere agricoltori e allevatori, in direzione di una transizione necessaria verso una produzione basata su metodi ecologici. Questo per ridurre la quantità complessiva di animali allevati, aumentare la qualità, preservare l’ambiente e garantire il sostentamento di agricoltori e comunità rurali, e non solo di pochi attori industriali», conclude.Greenpeace, con la sua campagna Il Pianeta nel Piatto, chiede dunque una Politica Agricola Comune davvero “nuova” ai parlamentari europei che si esprimeranno sulla riforma della PAC domani, 14 febbraio, in Commissione Ambiente del Parlamento Ue, e il 6 o il 7 marzo prossimi in Commissione Agricoltura.

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Olio palma: Governo malese, Ue basta discriminare filiera

Posted by fidest press agency su giovedì, 18 gennaio 2018

olio di palma (2)“Chiedo all’Unione europea di porre fine alla discriminazione della filiera di olio di palma”. Queste le parole con cui il ministro malese delle industrie delle piantagioni e delle materie prime, Datuk Seri Mah Siew Keong, ha plaudito la protesta a Kuala Lumpur dei piccoli produttori contro la direttiva sulle energie rinnovabili dell’Unione Europea che punta a vietare l’uso dell’olio di palma nei biocarburanti entro il 2020. “Queste proteste sono un chiaro segnale per Parlamento, Consiglio europeo e Presidenza bulgara per sottolineare la nostra determinazione a proteggere gli interessi nazionali – spiega il ministro – qui i piccoli agricoltori sono sconcertati dal fatto che si vogliano bandire i biocarburanti di olio di palma dal mercato europeo”. Il Governo malese, infatti, pronto a boicottare i prodotti dell’Unione, considera il divieto proposto nella direttiva ‘un apartheid’ per i 650 mila piccoli agricoltori; e per questo prenderà tutte le misure opportune per proteggere i diritti di oltre 3,2 milioni di malesi, i cui mezzi di sostentamento dipendono dal settore dell’olio di palma. Bandirlo, inoltre, tiene a precisare il ministro, ”consentirebbe alle colture di semi oleosi concorrenti di continuare a circolare, mettendo in atto una vera e propria discriminazione nei confronti dell’olio di palma”. Datuk Seri Mah Siew Keong, infine, ricorda alle controparti europee che l’olio di palma malese soddisfa i più severi standard di sostenibilità richiesti, producendo biocarburanti certificati dai principali sistemi europei, tra cui l’Iscc tedesco, International Sustainability & Carbon Certification, standard di riferimento approvato dall’Ue per la verifica della sostenibilità in tutte le tipologie di biomasse e biocarburanti’. (Paola Pacchiani)

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“La Filiera Olivicola: Innovazione e Legalità”

Posted by fidest press agency su domenica, 1 ottobre 2017

filiera olivicolaLatina. Grande partecipazione degli operatori del settore al convegno ‘La Filiera Olivicola: Innovazione e Legalità’, accolti mercoledì pomeriggio presso la sala conferenze del Consorzio per lo Sviluppo Industriale Roma Latina, che ospita anche la nuova sede dell’Associazione CAPOL, organizzatrice del meeting, con la partecipazione dell’ASPOL. Gli Ispettori del Dipartimento dell’ICQRF del MIPAAF, Dott. Raffaele Mondini e Dott. Michele Saragosa, hanno fornito ai produttori e frantoiani informazioni utili in vista dell’inizio della nuova campagna olearia oramai alle porte, in particolare in riferimento alle norme europee e nazionali relative alle indicazioni obbligatorie sulle etichette delle confezioni degli oli di oliva extravergini.L’etichetta assicura trasparenza e qualità del prodotto, e consente la scelta consapevole del consumatore. Il campo visivo principale deve riportare alcuni dati: denominazione, quantità netta, condizioni di conservazione, nome e indirizzo dell’operatore, provenienza. Da ultimo anche la scadenza e la dichiarazione nutrizionale. La loro assenza o non correttezza è sanzionata. Nell’ambito del programma di formazione/aggiornamento del Centro Assaggiatori Produzioni Olivicole Latina, filiera olivicola2l’incontro ha rappresentato un’appendice del Concorso ‘L’Olio delle Colline’, che da sei edizioni dedica un’apposita sezione con premio all’etichettatura degli oli pontini, soggetta a giudizio tecnico di una commissione di esperti tra Ispettori ICQRF, grafici e giornalisti.“L’ottima risposta del territorio conferma la crescente attenzione per le tematiche concernenti il perfezionamento dell’olivicoltura provinciale – spiega il Presidente del CAPOL Luigi Centauri – l’educazione del produttore a fornire al compratore gli elementi necessari ad acquistare con cognizione il meglio, va di pari passo con l’educazione del consumatore a scegliere il prodotto migliore.” Ringraziando il direttore dell’ICQRF Italia Centrale, Dott. Flazio Berilli, e dell’ospitalità il Presidente del Consorzio, Comm. Carlo Scarchilli, Luigi Centauri ha analizzato la nuova campagna olearia locale, in linea con le previsioni nazionali: “Si prospetta migliore della precedente (che aveva registrato una produzione tra i minimi storici), nonostante gli effetti di un inverno rigido, gelate primaverili e siccità estiva. Il lieve attacco della mosca e le ultime piogge garantiranno una buona qualità e un adeguato contenuto di polifenoli bioattivi”. (foto: filiera olivicola)

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Sesta edizione della manifestazione “Legninvalle”

Posted by fidest press agency su lunedì, 24 luglio 2017

LegninvalleLegninvalle4Torino. Dal 28 al 30 luglio ad Usseaux è in programma la sesta edizione della manifestazione “Legninvalle”, evento fieristico dedicato alla promozione e valorizzazione della filiera foresta-legno locale. Quello delle risorse forestali è un tema di particolare importanza per le valli del Pinerolese e nell’intero Piemonte, che vanta una superficie boschiva superiore a 900.000 ettari, ovvero il 40% circa della superficie complessiva. Circa il 70% delle aree boscate si trova in ambito montano e rappresenta un’opportunità di crescita e sviluppo per le comunità locali e non solo.
Come nelle passate edizioni, per la realizzazione dell’evento sono state strette importanti collaborazioni con il CasaClima Network Piemonte e Valle d’Aosta, l’UNCEM Piemonte, la Segheria mobile Boratt Petrolo del Canton Ticino, le associazioni LegnoUrbano e Naturalmente Paglia, l’impresa SaDiLegno/12-to-Many del Friuli Venezia Giulia e con il GAL Escarton e Valli Valdesi. Si rinnova inoltre la collaborazione con l’Ufficio forestale delle Valli Chisone e Germanasca. Ospite della manifestazione sarà il Comune di Coazze, con cui è stata avviata una collaborazione sul tema della valorizzazione e promozione del legno locale. La manifestazione è patrocinata dalla Regione Piemonte, dalla Città Metropolitana di Torino, dall’Unione Montana dei Comuni olimpici della Via Lattea e dall’Atl “Turismo Torino e provincia”.Accanto all’esposizione di macchinari e attrezzature forestali e ai convegni tematici verranno riproposti il raduno internazionale delle segherie mobili e alcuni workshop teorici e pratici. La giornata del venerdì 28 luglio sarà dedicata ai professionisti (geometri, architetti e ingegneri), con l’organizzazione di un workshop teorico-pratico sul tema “Efficienza energetica e qualità edilizia nei territori alpini”, organizzato dal CasaClima Network Piemonte Valle d’Aosta e da alcune aziende del territorio. Il workshop sarà suddiviso in due sessioni, una teorica e una pratica, in cui i professionisti potranno confrontarsi direttamente in prove dirette su sistemi e soluzioni tecnologiche. Il seminario riconoscerà crediti formativi per i professionisti e avrà una durata di sei ore.
Legninvalle1Nella mattina di sabato 29 luglio si terrà il convegno su “Strategie e prospettive per la filiera foresta-legno locale”, a cui saranno invitati a intervenire l’assessore regionale alla montagna Alberto Valmaggia, il vicepresidente di Uncem Piemonte Marco Bussone, Franco Gottero dell’IPLA Piemonte, la presidente del Gal Escarton e Valli Valdesi Patrizia Giachero, Paolo Terzolo responsabile dell’ufficio forestale delle Valli Chisone e Germanasca e Samuele Giacometti dell’impresa SaDiLegno / 12-to-Many.Si parlerà delle opportunità di finanziamento offerte alle imprese del settore dal Piano di sviluppo rurale e dal Piano di sviluppo locale, ma anche dell’associazionismo fondiario, con un focus di approfondimento sulla Legge regionale 21 del 2016. Saranno anche illustrati i servizi messi a disposizione del territorio dal nuovo Ufficio forestale di Valle. Come da tradizione, l’ospite della manifestazione e del convegno sarà l’ingegner Samuele Giacometti che parlerà della filiera foresta-legno locale, delle reti di imprese e del “Condominio forestale”, che sono i punti di forza della Strategia nazionale Aree Interne, da poco approvata per il territorio dell’Alta Carnia in Friuli Venezia Giulia.
L’animazione principale della manifestazione sarà garantita dalla presenza della Segheria mobile del Canton Ticino Boratt Petrolo, che organizzerà il raduno internazionale di segherie mobili nello spazio Legninvalle2centrale dell’area fieristica. Verranno messi a disposizione diversi tronchi di legname proveniente dai boschi locali, che potranno così essere trasformati in semilavorati e prodotti finiti, applicando tecniche di carpenteria tradizionale e utilizzando macchinari innovativi. I materiali della lavorazione delle segherie mobili saranno utilizzati dai falegnami presenti e dall’associazione Naturalmente Paglia, che organizzerà un workshop gratuito per l’autocostruzione di pareti in legno-paglia. Accanto all’area delle lavorazioni verranno inoltre allestite le cataste per l’asta-expo del materiale di maggior pregio proveniente dai boschi delle vallate del Pinerolese: larice, abete bianco cirmolo, castagno.Novità dell’edizione 2017 sarà la gara di squadratura a mano di tronchi per carpenteria edile, proposta per la prima volta in Italia e organizzata dalla Segheria mobile del Canton Ticino Boratt Petrolo. Il venerdì e sabato gli aspiranti partecipanti potranno sperimentare e allenarsi con le tecniche di squadratura. La gara si svolgerà invece a partire dalle 14.30 della domenica.All’interno della fiera troveranno spazio aree di intrattenimento per le famiglie e per i più piccoli. La pittrice Rita Conti, autrice di moltissimi dei murales che rendono uniche le borgate di Usseaux, proporrà un laboratorio di pittura su legno. Il 3° Reggimento Alpini allestirà una Legninvalle3palestra di roccia con istruttori qualificati. In fiera saranno inoltre ospitati gli scultori locali Enrico Challier, Allegra Bianciotto, Paolo Usseglio e Fulvio Pasero, che eseguiranno pannelli in legno, che verranno poi utilizzati per completare il percorso del legno nella borgata del Fraisse. Lo scultore Daniele Viglianco realizzerà con la motosega una scultura che verrà poi donata al Comune di Usseaux.
A “Legninvalle” verranno anche presentate le eccellenze enogastronomiche del territorio e la domenica pomeriggio i Mansia di Fraisse, Usseaux e Pourrieres produrranno i “gofri”, il cui ricavato sarà utilizzato per lavori di manutenzione delle borgate alpine di Usseaux. Completa il programma il terzo appuntamento del progetto “Usseaux for Bike”. Domenica 30 luglio verrà riproposta la gara cicloturistica non competitiva tra le cinque borgate Laux, Usseaux capoluogo, Balboutet, Pourrieres, Fraisse e Pourrieres di Pragelato, con partenza alle 10 dal campeggio “Magic Forest” e arrivo in fiera. La manifestazione è organizzata dal gruppo sportivo Alpina e dalla società Bikecafè di Pinerolo. (foto: Legninvalle)

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Le Pmi delle costruzioni in crescita all’estero grazie a una strategia di filiera

Posted by fidest press agency su mercoledì, 26 aprile 2017

biancofioreIl ristagno della domanda interna non ha fermato il mercato italiano delle costruzioni. La crescita del fatturato estero delle imprese italiane tra il 2004 e 2015 è stata del 286,5%. Una performance cui hanno contribuito le pmi.
Lo evidenzia in una nota il Presidente del Comitato estero Pmi dell’Ance, Gerardo Biancofiore.“Il nostro successo ha fatto leva su una strategia di filiera”, sottolinea Biancofiore. “Abbiamo operato in sinergia con Governo ed enti preposti all’internazionalizzazione come Ice, Sace e Simest. In coordinamento con le Ambasciate. Affiancati da alcuni tra i principali istituti di credito. Ma le Pmi per crescere, come ho sottolineato anche in un incontro con il Ministro degli Esteri Angelino Alfano, hanno bisogno di un maggiore supporto del Sistema Italia sulle garanzie e fideiussioni per partecipare alle gare internazionali così come avviene in altri paesi”.Ma per il numero del Comitato internazionalizzazione delle piccole e medie imprese dell’Ance, si può fare ancora di più. “All’estero – spiega Biancofiore – gli standard produttivi ormai sono sempre attestati su alti livelli tecnologici e di qualificazione complessiva. Il vero valore aggiunto ormai è dato dal servizio. Conteranno sempre le soluzioni tecnologiche, si dovrà avere il dovuto riguardo alla componente costi, ma a diventare determinante è fin d’ora, e sarà ancora di più nel prossimo futuro, la capacità di realizzare opere in grado di durare nel tempo, sia in termini di eccellenza di esecuzione che di materiali impiegati. Per far sì che queste opere non diventino obsolete dopo qualche anno, la partita della manutenzione sarà importante almeno quanto quella della realizzazione”.Per Biancofiore, occorre fare ancora un ulteriore sforzo per assicurare azioni di sistema, che snellendo tempi ed evitando sovrapposizioni, assicurino soprattutto alle piccole aziende un affiancamento idoneo sui mercati esteri. “A parole e analisi debbono far seguito progetti e decisioni. In ballo c’è la costruzione del mondo dei prossimi decenni. I paesi che sapranno definire strategie più funzionali e lungimiranti acquisiranno il vantaggio competitivo di aver fissato nuovi standard globali. Per quanto riguarda le imprese, siamo pronti, lo è la maggior parte delle nostre realtà. Puntiamo ad accrescere ulteriormente il portafoglio ordini complessivo italiano su scala internazionale”. (foto: biancofiore)

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Crescita internazionale della filiera aerospaziale campana

Posted by fidest press agency su venerdì, 15 luglio 2016

Napoli. In occasione dell’Air Show di Farnborough, SACE (Gruppo Cdp) e il Distretto Tecnologico Aerospaziale della Campania (DAC) rafforzano la collaborazione avviata nel 2014, annunciando nuove iniziative a sostegno della competitività internazionale delle imprese del Distretto, grazie a un più efficace accesso all’offerta assicurativo-finanziaria di SACE e a una maggior valorizzazione delle sinergie all’interno della filiera tecnologica e produttiva. “Siamo lieti di rafforzare la nostra collaborazione strategica con il Distretto Aerospaziale Campano, un modello aggregativo vincente, capace di progettare soluzioni competitive a livello nazionale e internazionali – ha dichiarato Simonetta Acri, Direttore della Rete Domestica di SACE –. La nostra partnership, testimoniata anche dalla presenza di esperti di SACE alla manifestazione di Farnborough, è destinata a crescere e a valorizzare sempre più il potenziale dell’intera filiera tecnologica e produttiva e delle sue economie di scala, facilitando l’utilizzo delle nostre soluzioni assicurative e finanziarie innovative per migliorare la gestione dei crediti, l’ottenimento di finanziamenti e garantire uno sviluppo internazionale in totale sicurezza”. “La collaborazione tra SACE e DAC, rappresenta per tutto il sistema delle imprese e dei partner di ricerca del Distretto Aerospaziale una nuova ed importante opportunità. Siamo certi che con gli strumenti attivati in sinergia riusciremo a fornire risposte concrete e migliori opportunità di crescita e di sviluppo”, ha detto Luigi Carrino, Presidente del DAC, Distretto Aerospaziale della Campania.

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Pubblicati gli elenchi delle Botteghe di Mestiere e dell’Innovazione

Posted by fidest press agency su mercoledì, 18 maggio 2016

enogastronomiaSono pubblicati sul sito di Italia Lavoro gli elenchi delle Botteghe di Mestiere e dell’Innovazione, ammesse al progetto al termine dell’istruttoria. Delle quasi 1.000 candidature arrivate, 311 sono risultate ammissibili e di queste 94 saranno finanziate dal progetto con i 5,2 milioni di euro messi a disposizione nell’Avviso. La distribuzione per settore e filiera delle imprese che parteciperanno vede una netta maggioranza dell’enogastronomia, con una percentuale di oltre il 53%, seguita dal settore della grande distribuzione organizzata (14,3), da quello della meccanica (11,4), dell’abbigliamento e della moda (oltre il 10%), del legno e dell’arredo (quasi 5%), fino a settori con percentuali minori quali l’artigianato artistico, la cantieristica navale, e la stampa. Una conferma di come in Italia le specificità della nostra produzione economica e industriale si organizzano in filiere di piccole e medie imprese, che sono valorizzate appunto in questo progetto e all’interno delle quali si trasmette quel sapere che contraddistingue lo stesso Made in Italy.I giovani tra i 18 e i 35 anni (non compiuti), che si candideranno e saranno selezionati per un percorso di tirocinio, saranno formati al fine di esercitare le professioni previste dall’Avviso per le diverse tipologie di bottega. Questo anche attraverso l’utilizzo delle più avanzate tecnologie della produzione e della comunicazione. Il progetto fornisce, a imprese e artigiani, l’opportunità di attivare specifici percorsi di tirocinio, al fine di consentire la trasmissione di competenze tecnico-professionali alle nuove generazioni, per favorire il ricambio generazionale ed eventualmente un futuro inserimento lavorativo: si inserisce infatti nella scia del precedente Botteghe di Mestiere, che ha portato a importanti risultati sul fronte occupazionale.
I tirocini disponibili sono circa 940, e i giovani potranno iscriversi a partire dall’inizio del mese di giugno. Il sito di progetto dedicato è all’indirizzo http://www.botteghemestiereinnovazione.it. Le botteghe risultate ammesse avranno tempo fino alla fine del mese (31.05.2016) per formalizzare i raggruppamenti. Per ciascun tirocinante, le aziende percepiranno 250 euro al mese per un massimo di 6 mesi. Ai soggetti capofila, promotori dei tirocini, verrà riconosciuto un contributo complessivo di 500 euro per ciascun giovane che abbia completato un percorso di tirocinio di durata semestrale. I giovani percepiranno mediamente 500 euro al mese, fatti salvi possibili scostamenti motivati dalle legislazioni regionali in materia.

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