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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 338

Posts Tagged ‘filiera’

Tecnologie che connettono la filiera aerospaziale e l’industria ferroviaria

Posted by fidest press agency su giovedì, 7 ottobre 2021

Ridurre l’impatto acustico del Trasporto ad Alta Velocità, ridurre la resistenza aerodinamica e l’impatto tra convoglio lanciato e l’ingresso nei tunnel. Ma anche ridurre l’impatto tra convogli che si incrociano sulle linee di percorrenza in direzione opposta, con materiale rotabile realizzato con materiali compositi innovativi e nuovi materiali termoplastici, allo scopo di ridurne il peso, risparmiare energia, attenuare la vibrazione, aumentare il comfort dei passeggeri, migliorare le prestazioni del condizionamento (particolarmente sentito in epoca COVID). Sono solo alcuni esempi del contributo che l’aerospazio può portare al settore ferroviario e che si esprime su più piani. Le tecnologie innovative sviluppate per lo spazio forniscono infatti risposte a numerosi settori, stimolandone l’innovazione come nel caso del settore ferroviario. Altri esempi? Quando il mondo della ricerca esamina l’incremento di efficienza richiesta ai treni del futuro prossimo, viene avanti l’utilizzo di motori elettrici di nuova generazione sperimentati in ambito aeronautico. Idem per l’obiettivo di tenere sotto controllo l’infiammabilità delle piattaforme assicurando migliori performance in termini di sicurezza: anche questa è un’applicazione concreta delle tecnologie sviluppate per l’aerospazio. Tante novità quindi che sono emerse nel corso di EXPO Ferroviaria, l’unica fiera B2B dedicata al settore ferroviario in Italia, evento che riunisce i principali attori di questo ramo industriale svolta a Milano dal 28 al 30 settembre, edizione che per la prima volta ha visto partecipare all’appuntamento una folta rappresentativa del mondo dell’aerospazio – tredici imprese eccellenti –riunite a Milano per iniziativa del Distretto Aerospaziale della Campania.Tra aerospazio e industria ferroviaria le connessioni sono quindi sempre più solide e significative. Le integrazioni sinergiche sul piano scientifico, progettuale, tecnologico sono destinate a essere sempre più frequenti e promettenti per effetto della evoluzione del trasporto ferroviario, impegnato a ottimizzare la velocità dei collegamenti, aumentare il comfort, limitare gli sprechi di materiali ed energia in chiave di economia circolare.

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Zootecnia: Una filiera che vale 40 miliardi

Posted by fidest press agency su sabato, 31 luglio 2021

Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, rappresenta un’occasione unica anche per il sistema zootecnico nazionale e può consentirgli, con interventi mirati, di contribuire in modo significativo al rilancio economico del Paese nella sua transizione verde e digitale. Serve però un piano condiviso, tra istituzioni e operatori della filiera, con azioni e strumenti, anticrisi e di lungo periodo per il post pandemia. A fare il punto il convegno “PNRR: quali opportunità per le aziende zootecniche?” promosso dall’OICB, l’Organizzazione Interprofessionale Carne Bovina, che riunisce Cia-Agricoltori Italiani, Copagri, Confagricoltura, UNICEB, Assograssi, Fiesa-Confesercenti e con Assalzoo tra i soci fondatori. Il settore zootecnico – ha ricordato l’OICB – è fondamentale per l’agroalimentare italiano. Il solo comparto della carne (bovina, suina e avicola) genera un giro d’affari di circa 30 miliardi di euro (10 miliardi alla produzione e 20 nell’industria di trasformazione), che arriva a 40 miliardi includendo latte e uova. In particolare, la carne bovina costituisce in valore il 44% e in volume il 33% dell’intero comparto. La filiera zootecnica italiana è ai primi posti nel mondo per qualità e, da tempo, gli allevatori hanno avviato un percorso improntato alla sostenibilità. Garantire alle aziende zootecniche il giusto equilibrio tra competitività e produzioni compatibili con gli obiettivi green Ue è, dunque, la grande sfida sempre più stringente del post pandemia e che le aziende del comparto potranno sostenere se adeguatamente guidate nel metodo e supportate negli investimenti con strumenti e incentivi, i cui fondi possono arrivare sia dal PNRR che dalla Pac.Bene, quindi per l’Organizzazione, la disponibilità, annunciata dal Mipaaf, di 6,8 miliardi a beneficio del settore primario e per interventi nel parco agrisolare, in logistica agroalimentare, irrigazione, innovazione della meccanizzazione, contratti di filiera e di distretto, biogas e biometano, banda larga e 5G.Occorre coinvolgere sempre di più il sistema allevatoriale e zootecnico nel processo di modernizzazione delle imprese e puntare sul rapporto con i cittadini-consumatori, attraverso il pieno coinvolgimento della distribuzione, per maggiore trasparenza e tutela della qualità, prendendo in carico il compito di informare su questioni come il benessere animale, i processi allevatoriali virtuosi, e la logistica all’ingrosso improntata a criteri sostenibili, l’equa distribuzione del valore lungo la catena di approvvigionamento e la creazione di valore dai sottoprodotti, all’insegna dell’economia circolare. In questo contesto, segnato pesantemente dagli effetti della pandemia, come dalle fake news sul settore, l’OICB rinnova il suo impegno al dialogo e al confronto nei tavoli istituzionali affinché vengano riconosciute al settore del bovino da carne, dalla filiera produttiva a quella mangimistica e della distribuzione, le giuste risorse, utili a innovazione e ricerca, in grado di salvaguardarne il reddito e lo sviluppo sul mercato interno ed estero.All’evento sono intervenuti, il consigliere del Mipaaf, Elio Catania; Matteo Boso, presidente nazionale OICB; Gianmichele Passarini, responsabile filiere Cia-Agricoltori Italiani; Matteo Lasagna, vicepresidente Confagricoltura; Carlo Giulietti, presidente Copagri Veneto; Mario Grosso, consigliere Assograssi; Fulvio Fortunati, vicepresidente Uniceb; Gianpaolo Angelotti, presidente Fiesa Confesercenti; Marcello Veronesi, presidente Assalzoo.www.mangimiealimenti.it

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Sostenibilità della filiera vitivinicola

Posted by fidest press agency su giovedì, 1 luglio 2021

“L’Italia sarà presto il primo Paese a dotarsi di un sistema di certificazione della sostenibilità della filiera vitivinicola. Con l’approvazione del decreto del Ministero delle Politiche agricole che istituisce il CoSVi (il comitato della sostenibilità vitivinicola a cui partecipano Mipaaf, Regioni, Crea, Accredia e, a titolo consultivo, i produttori) prende concretamente avvio il percorso tracciato dalla norma da me introdotta al Decreto Rilancio, che raccoglie il lavoro fatto negli ultimi anni dall’intera filiera del vino”. Lo dichiara il deputato Filippo Gallinella (M5S), presidente della commissione Agricoltura e primo firmatario dell’emendamento che ha istituito il sistema unitario di certificazione della sostenibilità della filiera vitivinicola, che utilizza le modalità del SQNPI (Sistema di Qualità Nazionale di Produzione Integrata).“Attraverso un logo distintivo, i vini italiani potranno certificare e comunicare di essere realizzati seguendo specifiche regole di produzione che diano importanza e attenzione ai relativi impatti ambientali – prosegue – Un valore aggiunto per tutta la filiera vitivinicola nazionale, leader nel mondo, e un fattore rilevante per i consumatori e il mercato, sempre più attento alle tematiche legate all’ambiente. In linea con la nuova PAC (Politica Agricola Comune) e le principali strategie comunitaria (‘Green Deal’ e ‘Farm to Fork’), stiamo indirizzando il lavoro delle imprese agricole italiane verso innovativi e elevati standard qualitativi che prevedano il connubio tra sostenibilità ambientale, economica e sociale mettendo al primo posto, ovviamente, la qualità intrinseca dei prodotti”.“È nostra intenzione – aggiunge Gallinella (M5S) – raggiungere presto questi risultati anche in altri settori, ad iniziare dal comparto zootecnico e da quello olivicolo. Non possiamo che esprimere, dunque, soddisfazione per la costituzione del CoSVi che ci condurrà all’approvazione del disciplinare di produzione contenente le buone pratiche da seguire in campo e in cantina per garantire il rispetto dell’ambiente, la qualità e la sicurezza alimentare, la tutela dei lavoratori e dei cittadini e un adeguato reddito agricolo. A ciò si aggiungeranno il sistema di monitoraggio e l’individuazione degli indicatori necessari alla valutazione della sostenibilità della filiera vitivinicola” conclude.

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1,2 miliardi di euro sui contratti di filiera e di distretto per il rilancio post-pandemia

Posted by fidest press agency su domenica, 27 giugno 2021

“Contrastare la volatilità dei prezzi, rafforzare i rapporti tra gli operatori dando sostegno alla parte più debole ossia quella agricola, migliorare la produzione rispondendo meglio agli indirizzi del mercato e alle richieste dei consumatori. Sono questi gli obiettivi che possiamo raggiungere con i contratti di filiera e di distretto inseriti nel Fondo complementare al Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) approvato oggi in commissione Agricoltura alla Camera”. Lo dichiara la deputata Chiara Gagnarli, capogruppo M5S, a margine della votazione del parere al provvedimento denominato ‘misure urgenti relative al Fondo complementare al PNRR e altre misure urgenti per gli investimenti’. “Crediamo fortemente – prosegue – in questi strumenti, che valorizzano il lavoro delle filiere agroalimentari italiane e rafforzano le sinergie territoriali, su cui il Ministero delle Politiche agricole, alimentari e forestali destina sino al 2026 ben 1.203,3 milioni di euro. L’attenzione nei ‘contratti di filiera e distrettuali per i settori agroalimentari, della pesca e dell’acquacoltura, della silvicoltura, della floricoltura e del vivaismo’ sarà rivolta, ovviamente, verso le pratiche agronomiche sostenibili. Un indirizzo inserito all’interno delle strategie comunitarie del ‘Green Deal’ e ‘Farm to fork’ affinché si possa raggiungere una vera, concreta e proficua transizione ecologica anche nel comparto primario, garantendo sia la sostenibilità ambientale che quella economica e sociale” conclude.

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Proposta di legge e filiera della canapa industriale

Posted by fidest press agency su mercoledì, 19 Maggio 2021

“Limitare in maniera decisa i rischi per le aziende agricole che operano in un contesto di liceità, riducendo la possibilità che possano essere coinvolte nelle normali operazioni di contrasto al traffico di stupefacenti e gettando le basi per un ulteriore sano sviluppo della filiera della canapa ad uso industriale”. Sono questi gli obiettivi della proposta di legge di modifica della 242 del 2016, depositata lo scorso 6 maggio a Montecitorio, dal deputato Alberto Manca, esponente M5S in Commissione Agricoltura. “La proposta normativa si è resa necessaria in seguito al notevole incremento negli ultimi anni delle imprese agricole e di lavorazione che hanno investito nella cannabis sativa – spiega Manca -. Il lavoro di queste realtà imprenditoriali ha garantito entrate dirette all’erario, ha gettato le basi per una nuova economia circolare in territori in cui lo sviluppo di nuove colture non riusciva ad inserirsi con facilità, in zone soggette al fenomeno dello spopolamento a causa della mancanza di occupazione. È doveroso specificare – conclude – che le modifiche proposte non riguardano in alcun modo l’efficacia drogante della cannabis ma solo piante a basso tenore di Thc”.

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Filiera italiana dell’idrogeno

Posted by fidest press agency su domenica, 16 Maggio 2021

E’ in rapido sviluppo e, se supportata adeguatamente, può avere un impatto decisivo sia per la transizione energetica che per la competitività economica del Paese. Questo il messaggio chiave che H2IT – Associazione italiana idrogeno e celle a combustibile, ha voluto inviare alle istituzioni in occasione dell’audizione della Commissione Attività Produttive, commercio, turismo della Camera dei Deputati in merito alla proposta sul “Piano nazionale di ripresa e resilienza” (PNRR).Per la seconda volta dopo l’intervento dello scorso 2 febbraio, l’Associazione – che ha recentemente tagliato il traguardo dei 70 soci, quasi triplicati dal 2019 a oggi – è stata chiamata a intervenire in Parlamento su un tema di importanza strategica per l’economia nazionale. Durante l’audizione, il Presidente di H2IT, Alberto Dossi, ha sottolineato il cambiamento di prospettiva che l’Unione Europea ha impresso negli ultimi anni sul fronte della decarbonizzazione e della transizione ecologica e le grandi opportunità che ne derivano. In questa cornice l’idrogeno rappresenta il vettore chiave per raggiungere gli obiettivi posti; una strada già tracciata, che l’Italia deve avere il coraggio di perseguire. Infatti, il settore idrogeno è complesso e necessita di un piano strategico chiaro, di ampio respiro e che non subisca battute d’arresto o inversioni di marcia, ma che proceda gradualmente con azioni sul breve, medio e lungo periodo, soprattutto per quanto riguarda il ruolo futuro dell’idrogeno verde. Non farlo causerebbe rischiosi rallentamenti o deviazioni che potrebbero escludere l’Italia dalle principali iniziative europee e internazionali.Ci sono comunque segnali positivi, che arrivano proprio dal PNRR. Gli investimenti previsti al suo interno mirano ad avviare la graduale decarbonizzazione dell’industria pesante, a sviluppare una rete di stazioni di rifornimento sui corridoi strategici, a supportare lo sviluppo di hydrogen valleys, ad incentivare la produzione di idrogeno verde e a potenziare la ricerca. Come ricordato da Dossi, l’Italia è inoltre impegnata nella partecipazione ai grandi progetti di comune interesse europeo sull’idrogeno che porteranno una spinta all’innovazione e alla costruzione di una filiera industriale strategica europea.Il percorso però, come ribadito nel suo intervento dal Vicepresidente di H2IT Luigi Crema, deve essere caratterizzato da azioni strategiche. Riprendendo i concetti emersi dal report “Strumenti di supporto al settore idrogeno. Priorità per lo sviluppo della filiera idrogeno in Italia”, presentato da H2IT a inizio anno, Crema ha evidenziato gli elementi fondamentali su cui il Paese deve concentrarsi. Occorre accelerare la transizione verso l’idrogeno prodotto da fonti rinnovabili; supportare progetti nazionali di grande scala, che sfruttino le competenze delle aziende italiane per competere poi a livello internazionale; costruire una rete infrastrutturale per la logistica e il trasporto dell’idrogeno, con un occhio di riguardo alle tematiche della distribuzione e dello stoccaggio; sviluppare infrastrutture per la mobilità a idrogeno, oggi quasi inesistenti (come le stazioni di servizio); incentivare la ricerca e lo sviluppo per generare ricavi e nuovi posti di lavoro. Le barriere che ostacolano la crescita della filiera non devono demotivare ma stimolare il sistema Paese ad adottare un approccio strategico per non perdere il treno dell’evoluzione energetica e tecnologica. Oltre al dialogo con la politica, H2IT proseguirà il proprio impegno continuando con i tavoli di lavoro specifici e tecnici per analizzare gli ostacoli allo sviluppo del settore e supportando con iniziative mirate le PMI e le start-up in questa fase di apertura del mercato.

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La filiera zootecnica italiana in tema di sostenibilità

Posted by fidest press agency su domenica, 9 Maggio 2021

“La filiera zootecnica italiana è pronta a fare la sua parte nel processo di transizione ecologica e a raccogliere le indicazioni del Green Deal, ma voglio precisare che in tema di ambiente non è mai rimasta con le mani in mano e occorre dirlo con chiarezza. Abbiamo bisogno di rimarcare quanto di buono in tema ambientale hanno espresso gli allevatori e i trasformatori negli ultimi 50 anni. Per fare un esempio, dai dati presentati dal Professor Bruno Ronchi, presidente del Comitato Consultivo ‘Allevamenti e prodotti animali’ dell’Accademia dei Georgofili, è emerso chiaramente che gli allevamenti italiani hanno ridotto del 40% le emissioni di metano, il principale gas serra della zootecnia. Anche sulla quantità di acqua, così preziosa, necessaria per produrre 1 kg di carne è emerso che per l’87% è costituita da ‘green water’, ovvero acqua piovana utile alle coltivazioni”. Lo sottolinea il presidente dell’associazione OICB-Organizzazione Interprofessionale per la Carne Bovina Matteo Boso, in occasione di un recente convegno sugli allevamenti bovini e sulla sostenibilità.“Nel vasto scenario dell’informazione, è necessario che questi dati, basati su criteri di rilevamento scientifici, siano portati all’attenzione dell’opinione pubblica e dei consumatori, perché siamo stanchi di essere tacciati come gli inquinatori del Pianeta”, aggiunge il presidente di OICB, in fase di riconoscimento, che riunisce 7 grandi organizzazioni che rappresentano la filiera delle carni bovine che vanno dall’allevamento (CIA-Agricoltori Italiani, Copagri, Confagricoltura), alla trasformazione (UNICEB, Assograssi), alla distribuzione (Fiesa-Confesercenti) e che vedono tra i soci fondatori anche Assalzoo. “Questo è uno dei tanti impegni che ha assunto l’OICB per difendere gli interessi di tutto il comparto e che porteremo avanti con impegno e passione. Il progetto OICB, infatti, nasce dalla considerazione che sullo scenario italiano mancava una vera Organizzazione Interprofessionale della carne bovina che raccogliesse, come accade in altri Paesi europei, una grande parte dei rappresentanti delle produzioni zootecniche nazionali ed è aperto a tutte le forze di rappresentanza di buona volontà”, continua Boso.“Riteniamo che un’Organizzazione Interprofessionale non possa essere utilizzata come un mero strumento per raccogliere fondi che servono per promuovere un marchio, tra l’altro non rappresentativo di tutta la produzione italiana. Ci piacerebbe molto riuscire a intavolare un dialogo di convergenza, ma tutti i tentativi espletati, che sono stati tanti, si sono arenati sul tema dirimente, che è quello di dare pari dignità a tutte le componenti di una Organizzazione Interprofessionale. L’esperienza realizzata in altri paesi europei ci ha insegnato che solo l’unità di tutti i soggetti della filiera riesce a sostenere sul mercato la zootecnia italiana nel suo insieme, senza scadere nella tentazione di valorizzare marchi puramente commerciali”, conclude il presidente di OICB Boso.

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Il futuro della filiera zucchero in Europa

Posted by fidest press agency su giovedì, 11 febbraio 2021

Bruxelles. Sarà svolto da Areté lo studio della Direzione Generale Agricoltura della Commissione Europea (DG Agri) sul futuro della filiera zucchero in Europa. L’obiettivo ambizioso è di analizzare la capacità e le strategie di adattamento messe in campo a tutti i livelli della filiera per rispondere ai profondi cambiamenti dettati dalla transizione “post quote” e dal mutare delle condizioni di mercato e di produzione nell’UE e nei Paesi terzi. Areté mette in campo per il progetto un team di oltre trenta esperti, di cui la metà dislocati nei principali Paesi UE toccati dallo studio, nonché in UK, Stati Uniti e Brasile. Un anno di lavoro che vede coinvolti alcuni tra i principali esperti del settore tra policy, mercati, prezzi e strategie aziendali.In che modo la filiera si è riadattata al mutato contesto politico; dove e come si è spostata la produzione, se e come si sono ricollocate o riconvertite le attività e concentrate le aziende; quanto l’intero sistema si è rivelato resiliente e potrà esserlo ancora di fronte alle sfide future, dettate dal contesto internazionale di mercato dello zucchero. Questi alcuni interrogativi a cui lo studio risponderà. In particolare, analizzerà quanto è accaduto e sta accadendo non soltanto nell’UE ma anche in alcuni Paesi terzi importanti produttori di zucchero, per dare risposta a questi quesiti ed indicare le strade che si sono rilevate efficaci per garantire la resilienza del settore e delle filiere.Una filiera, quello dello zucchero, profondamente scossa in tutta Europa dalla riforma del 2005 e dalla successiva abolizione delle quote avvenuta nel 2017. In Italia, negli stessi anni, il numero di zuccherifici si è ridotto da diciannove a due, mentre la produzione crollava dal milione e mezzo di ton della campagna 2004/05 alle 200mila di oggi. In Europa la produzione ha tenuto, ma a costo di una profonda ristrutturazione che ha comportato la chiusura di ben 85 impianti, con il numero di zuccherifici in attività sceso dai 189 del 2005 ai 104 attuali. Drastico l’impatto anche sull’occupazione (-42%, con circa 22mila unità perse), e sul numero di bieticoltori, che nell’UE si era dimezzato rispetto al periodo pre-riforma già nel 2013, passando da circa 300.000 a circa 150.000.“L’Europa e molti Paesi extra-UE hanno l’obbligo di sottoporre le misure di policy ad analisi preventiva e poi a verifica periodica, per valutarne efficacia ed efficienza ed accertarsi che stiano raggiungendo gli obiettivi desiderati, o modificarle ove necessario – spiega Enrica Gentile, CEO di Areté e responsabile della Policy Evaluation Unit – . Areté collabora moltissimo con le istituzioni europee e di diversi Paesi extra-UE, oltre che con tante importanti aziende del settore in Italia e all’estero, ma con le istituzioni italiane, fino ad oggi, è stato difficile. Confidiamo d’altro canto che in un momento in cui i policy-makers dovranno effettuare scelte importanti su come destinare le risorse (anche europee) e supportare resilienza e rilancio del settore, la cultura dell’analisi e della valutazione esterna diventi uno strumento consolidato anche in Italia”.

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La filiera della canapa in Italia

Posted by fidest press agency su lunedì, 21 dicembre 2020

Con la firma del relativo decreto di istituzione, attesa da tutti gli operatori del settore, nasce il Tavolo di Filiera della Canapa presso il Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali. Dopo un lungo lavoro di concerto portato avanti dal Sottosegretario Giuseppe L’Abbate, conclusosi lo scorso settembre, si è giunti alla designazione dei 48 membri che ne prenderanno parte: saranno coinvolti i ministeri dell’Interno, della Salute, dello Sviluppo economico, della Difesa e dell’Ambiente, l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, le organizzazioni agricole, le associazioni e i portatori d’interesse del settore canapa, le università e gli Enti controllati Agea, Ismea e il Crea. I componenti del tavolo rimarranno in carica per tre anni. “La canapa torna ad essere una filiera agricola – dichiara il Sottosegretario alle Politiche agricole, Giuseppe L’Abbate – Diamo valore ai tanti operatori che stanno lavorando, non senza difficoltà, per ridare lustro ad un settore che ha visto l’Italia tra i maggiori produttori al mondo. Dopo l’approvazione della legge 242 del 2016, il settore della canapa ha finalmente un luogo dove poter discutere e affrontare le diverse problematiche e le questioni più dibattute per addivenire a conclusioni condivise, anche con gli altri ministeri interessati, che possano sostenere e incentivare la filiera, creando così nuovi posti di lavoro e rendendo sempre più competitive le nostre imprese. Provvederemo, nel più breve tempo possibile – conclude L’Abbate – a convocare la prima riunione del Tavolo affinché si possa stabilire il programma di lavoro per il rilancio di questa coltura che interessa il comparto agricolo e quello della trasformazione agroalimentare, tessile, edile e farmaceutica, solo per citare alcune finalità di questa straordinaria pianta”.In Italia si è passati da circa 80mila ettari coltivati a canapa nel 1910 a poco più di 4mila ettari nel 2018, evidenziando la profonda trasformazione colturale avutasi nella nostra agricoltura nel corso di un secolo, periodo in cui della canapa industriale non sono stati conservati né germoplasma né la conoscenza delle tecniche agronomiche più efficienti. Secondo un report dell’associazione europea della canapa industriale EIHA, pubblicato a gennaio 2020 (dati 2018), la Francia domina la produzione europea con 17.900 ettari coltivati, pari al 37%, seguita dall’Italia e dai Paesi Bassi con 3.833 ettari. In Europa, la coltivazione si estende, infatti, su oltre 50mila ettari, con un aumento della produzione del 614% in confronto al 1993.

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Legge di sistema per la filiera editoriale

Posted by fidest press agency su domenica, 22 novembre 2020

“L’iniziativa del ministro per i beni e le attività culturali e per il turismo Dario Franceschini a favore di una legge di sistema a sostegno dell’intera filiera editoriale ha il nostro totale apprezzamento” ha dichiarato il presidente dell’Associazione Italiana Editori (AIE) Ricardo Franco Levi dopo l’incontro del tavolo convocato dal ministero proprio per ragionare su una futura legge di sistema per il libro sul modello di quella per il cinema.“Come associazione – ha continuato Levi – non possiamo che constatare come il nostro Paese sia stato un modello in Europa nel sostegno all’editoria colpita dalla pandemia, giudicando il libro un bene essenziale e consentendo così di tenere aperte le librerie, ma soprattutto promuovendo misure volte a rafforzare la domanda di libri dei giovani (attraverso la 18App), delle famiglie più bisognose, delle biblioteche pubbliche, delle librerie. Per questo la nostra prima richiesta al governo è di rendere stabili, magari rafforzandole, tali misure che vanno a beneficio dell’intera filiera, stimolando al tempo stesso la lettura in un Paese che legge ancora troppo poco”.“Accanto a queste – ha concluso Levi – abbiamo proposto interventi specifici per i segmenti più colpiti (come l’editoria turistica e l’editoria d’arte) e volti alla trasformazione del settore secondo le linee guida del programma europeo Next Generation EU. Chiediamo di puntare a un’editoria italiana ancora più sostenibile, inclusiva, innovativa e internazionale, che potrà rafforzare il suo ruolo nella crescita culturale del paese e nel contrasto alla povertà educativa. Proponiamo quindi un credito di imposta sulla carta eco-sostenibile e sulla produzione di ebook accessibili, incentivi all’innovazione nella logistica, nella gestione dei dati e dei diritti d’autore, nella produzione di contenuti e piattaforme al servizio della didattica digitale nelle scuole e nelle università; aiuti all’internazionalizzazione e la creazione di un sistema integrato delle fiere del libro”.

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La filiera del ponte di Genova

Posted by fidest press agency su mercoledì, 22 luglio 2020

Nella grande opera di costruzione del nuovo ponte di Genova, che nei prossimi giorni sarà consegnato alla città, sono tre le regioni che hanno messo a disposizione il numero più elevato di imprese, nel grande gioco di squadra dove la partnership e la collaborazione per il raggiungimento di un obiettivo comune hanno svolto un grande ruolo. Liguria, Lombardia e Piemonte, tre regioni che anche per vicinanza geografica raccolgono oggi il numero più significativo di aziende presenti nella filiera di fornitura del Ponte. Così, in un’opera che ha coinvolto in partnership 330 imprese tra fornitori e subfornitori, provenienti praticamente da ogni regione italiana, dal Trentino alla Calabria, la storia delle aziende liguri, lombarde e piemontesi racconta molto delle eccellenze e della storia di questo cantiere, con oltre 170 imprese coinvolte.
È il caso della Drafinsub, incaricata proprio nella prima fase esplorativa della bonifica di eventuali ordigni bellici, un’operazione obbligatoria in qualunque cantiere di una grande infrastruttura. Sono le cosiddette lavorazioni propedeutiche alla cantierizzazione, alle quali ha lavorato anche la EMI. Specialità differenti che hanno previsto anche il contributo dell’Ente Scuola e Sicurezza in Edilizia di Genova – Esseg -, incaricata dei corsi di formazione sulla sicurezza sul lavoro, altra voce fondamentale in questo cantiere che è stato segnato da un numero bassissimo di incidenti.Liguri sono anche le aziende che hanno ricevuto e gestito i materiali provenienti dagli scavi (Edicalcave Liguria) e i servizi di ispezione della rete fognaria e di smaltimento dei rifiuti (Ediliguria), così come l’azienda (Seastema Spa in associazione con Cetena Spa) che ha realizzato un complesso sistema di monitoraggio proprio in cantiere.Contratti di fornitura che sono stati assegnati al territorio ligure, coinvolgendo anche chi ha offerto servizi culturali. È il caso dell’Associazione Festival della Scienza che all’interno dello Spazio Ponte (il museo sul nuovo ponte allestito al Porto Antico in città) ha garantito un’attività di mediazione culturale nei confronti dei cittadini che hanno visitato il museo.
Aziende altamente specializzate, come la Akron srl con sede in Lombardia incaricata del servizio delle indagini georadar in cantiere per le analisi del sottosuolo, un lavoro essenziale per l’analisi del sottosuolo e la verifica di idoneità al posizionamento e movimentazione delle carpenterie pesanti e delle autogrù. Molte aziende lombarde hanno invece fornitori materiali: l’acciaio sagomato della Alto Lago srl e il calcestruzzo della Calcestruzzi Spa, una delle più grandi aziende italiane nel settore. Anche pali per i plinti di fondazione del ponte, giganti alti 50 metri che si sviluppano interamente nel sottosuolo, sono stati in parte realizzati da un’azienda lombarda, la Fondamenta srl, che proprio in questi giorni sta realizzando anche le fondazioni in mare della mega isola con la quale verrà ampliata Montecarlo. Il Gruppo Stg invece ha fornito i pannelli fotovoltaici (allestiti invece da un’azienda piemontese, la Bosco Italia) che permetteranno al ponte di autoalimentarsi. Lombarda è anche la Mosconi srl, che sta realizzando le opere di impermeabilizzazione dell’impalcato lungo 1.067 metri che attraversa la valle del Polcevera.
Trentacinque le aziende piemontesi ai piedi del nuovo ponte di Genova; 35 eccellenze della regione tra le 330 che costituiscono la filiera dei fornitori dell’opera.
I lavori procedono a ritmi sostenuti anche questi giorni, ormai vicini alla conclusione dell’opera. E al lavoro c’è la Bosco Italia, società piemontese che sta allestendo tanto le barriere in vetro che bloccheranno il vento sul ponte, quanto i pannelli fotovoltaici che lo renderanno autosufficiente dal punto di vista energetico. Un’altra eccellenza in partnership con tutto il team del ponte per un’opera unica che nei prossimi giorni sarà consegnata alla città.

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Valorizzare la filiera agroalimentare

Posted by fidest press agency su domenica, 28 giugno 2020

Occorre farlo dalle fasi di coltivazione e allevamento a quelle di produzione, trasformazione, distribuzione e commercializzazione. Promuovere e diffondere i prodotti tipici romani all’insegna della distintività territoriale. Identificare una Food Policy per Roma per garantire l’accesso al cibo ai più fragili. Definire modelli di collaborazione pubblico-privato. Sono queste le principali linee di indirizzo discusse durante il Town Meeting Agrifood appena concluso per dare valore aggiunto a un comparto strategico che solo a Roma conta oltre 40mila imprese, tra agricoltura, industria, distribuzione, ristorazione e servizi, nell’ottica di uno sviluppo orientato ad affermare l’identità competitiva di Roma oltre che ad attrarre investimenti nell’area urbana e rurale.Con oltre 80 protagonisti di filiera, tra atenei, associazioni di categoria, operatori e istituzioni, collegati tramite una piattaforma online, il Town Meeting Agrifood – come già avvenuto per Futouroma, il Piano strategico del turismo di Roma – si è dimostrato un format innovativo all’insegna della partecipazione attiva, tramite interventi diretti e televoto, che si inserisce nel percorso finalizzato alla stesura del Piano strategico agroalimentare di Roma, promosso dall’Assessorato allo Sviluppo economico, Turismo e Lavoro di Roma Capitale e dall’Assessorato all’Urbanistica, in collaborazione con Camera di Commercio di Roma.Due le sessioni di lavoro che hanno decretato le priorità di azione a supporto dell’intero sistema e che confluiranno nel piano strategico complessivo: nella prima parte si sono analizzate le criticità su cui è necessario intervenire, nella seconda parte le proposte.Tra le criticità riscontrate durante il confronto:
– consumo: scarsa consapevolezza da parte dei consumatori e dei turisti sulle specialità territoriali, sulla qualità del cibo ed una scarsa sensibilità in tema di consumo responsabile;
– filiera: visione che non si adatta ai cambiamenti della società;
– produzione agricola: caporalato e infiltrazioni criminali all’interno del sistema agro-alimentare rappresentano una specifica problematica sul tema;
– promozione: mancanza di un marchio che accerti l’affidabilità della produzione di uno specifico territorio;
– territorio: riportare l’agricoltura in città;
– sostenibilità: maggiore tutela dell’ambiente;
– ristorazione: aumentare la qualità dei prodotti offerti con particolare attenzione alle materie prime;
– commercio: difficoltà nel dare una distribuzione capillare nella competizione del prezzo e nella grande distribuzione;
– Governance: necessità di una visione strategica che possa dare risposte nel breve e medio periodo alle imprese;
– innovazione e ricerca: maggiore legame tra istituti di ricerca e mondo agrifood per un uso consapevole del prodotto.
Tra le proposte avanzate dai partecipanti:
– strategie e governance: la pubblica amministrazione deve diventare il mediatore per il coordinamento della filiera per rispondere alla crisi Covid, anche riducendo la burocrazia, semplificando le procedure e le attività per promuovere politiche sostenibili;
– partenariato pubblico e privato: il finanziamento pubblico deve essere supportato da meccanismi finanziari innovativi e le istituzioni devono essere i veri promotori del cambiamento attraverso un patto tra cittadini e imprenditori.
– filiere e mercato: rafforzare la collaborazione tra i produttori con aggregazioni/associazioni di produttori per rendere i prodotti più appetibili per la grande distribuzione;
– identità e politiche di marchio: favorire l’aggregazione tra gli attori. Nel costruire l’identità e la valorizzazione attraverso lo storytelling occorre raccontare le aziende e i produttori oltre ai prodotti.
– programmazione e semplificazione: serve un testo unico dell’agricoltura e maggiore pianificazione.
– innovazione e ricerca: necessità di guardare con decisione alle nuove tecnologie e alla digitalizzazione con scambio di informazioni per via telematica, piattaforme per l’aggregazione dell’offerta, piattaforme per la vendita e lo scambio dei prodotti.

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Serve un patto post Covid-19 per sostenere la filiera agroalimentare italiana

Posted by fidest press agency su sabato, 27 giugno 2020

Il 2019 è stato un buon anno per la mangimistica italiana sia a livello di produzione che economico. Ora però, per superare la crisi innescata dal Covid-19, serve una filiera zootecnica più integrata che sappia valorizzare al meglio la produzione agroalimentare nazionale. Per Marcello Veronesi, presidente di ASSALZOO, l’Associazione nazionale tra i Produttori di alimenti zootecnici, la grave crisi dei consumi ed economica scaturita dal coronavirus rende necessario un patto fra tutti i componenti della filiera per una nuova fase del settore agro-zootecnico-alimentare nello scenario post-Covid-19. “Accanto all’impegno dell’industria mangimistica è necessario realizzare un vero e proprio coordinamento di tutta la filiera al fine di trasformare la crisi che stiamo vivendo in un’occasione di rilancio dell’agricoltura, della zootecnia e delle produzioni alimentari italiane”, sottolinea Veronesi intervenuto all’assemblea annuale dell’Associazione. Quello che si è svolto a Roma è stato un evento speciale per ASSALZOO che proprio nel 2020 festeggia il 75° anniversario della sua fondazione. La ricorrenza cade in un momento eccezionale su cui pesa uno stato di forte incertezza. Pur non essendo tra i più colpiti, il settore agroalimentare nel suo complesso ha comunque mostrato alcune gravi fragilità, prima fra tutte quella della food security e dell’approvvigionamento delle materie prime. Un aspetto che non si può continuare a sottovalutare e che deve essere affrontato e risolto, con l’impegno di tutte le componenti della filiera e con le Istituzioni. ASSALZOO ne è convinta, tanto che si è fatta promotrice dell’Accordo Quadro per il mais da granella di filiera italiana certificata, sottoscritto da altre nove Associazioni al fine di incentivare la produzione di mais in Italia. “Un esempio – è l’auspicio di Veronesi – che speriamo possa essere seguito anche in altri settori a supporto dei nostri agricoltori, dei nostri allevatori e di tutta la filiera agroalimentare italiana. Per una ripresa dobbiamo essere tutti noi per primi a promuovere, valorizzare e sostenere la produzione agricola nazionale”.
La firma dell’Accordo Quadro dimostra l’efficacia del dialogo tra i rappresentanti della filiera, la cui integrazione rappresenta la sfida principale per l’intero settore, sempre con l’obiettivo di aumentare la produzione nazionale e limitare la dipendenza dai mercati esteri. In questo senso ASSALZOO ha partecipato ad altri tavoli di confronto con i settori suinicolo, lattiero-caseario e cunicolo, ma questo dialogo deve consolidarsi per raggiungere una vera e propria intesa di filiera per favorire le produzioni del nostro Paese: “Dobbiamo farci promotori con tutte le sue componenti, dal produttore primario alle industrie di trasformazione fino alla distribuzione organizzata, di innovare, rendere competitivo e valorizzare il made in Italy alimentare, perché tutti insieme si punti all’impiego e al consumo e alla promozione all’estero di materie prime e di prodotti italiani. Un impegno che, tra l’altro, ci consentirebbe anche di arrivare già preparati a quanto indicato nel Farm to Fork dalla stessa UE, orientata alla promozione di sistemi a ‘filiera corta’ per incentivare e valorizzazione il territorio e il saper fare italiano”, evidenzia con decisione Veronesi.
La terza sfida per l’agroalimentare di domani travalica idealmente i confini nazionali. È la sfida della sostenibilità che l’Unione europea vuole vincere con l’adozione della nuova strategia Farm to Fork all’interno del Green Deal. Per la mangimistica è un’occasione per affermare con ancora più forza e per valorizzare il suo contributo alla tutela dell’ambiente in quanto modello efficiente di economia circolare. “Con FEFAC sono già stati affrontati tanti aspetti e forniti strumenti per supportare le aziende e promuovere, anche a livello istituzionale, l’importante ruolo del settore mangimistico nella riduzione dell’impatto ambientale dell’allevamento. A livello nazionale ASSALZOO sta mettendo a punto una strategia che riguarda la specifica realtà del nostro Paese, per evidenziare che la mangimistica è e sarà all’altezza di questa sfida”, conclude Veronesi.www.assalzoo.it

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“Produrre italiano per sostenere la filiera agroalimentare”

Posted by fidest press agency su domenica, 26 aprile 2020

Dopo aver retto l’urto iniziale, il settore agroalimentare sta cominciando a pagare il prezzo della crisi dovuta alla diffusione del Coronavirus, alle misure restrittive adottate, tra cui la chiusura della ristorazione, e agli effetti sulle abitudini alimentari e di spesa dei consumatori.Le conseguenze di questa grave situazione sono destinate a perdurare, non sappiamo per quanto tempo, condizionando il futuro di tutta l’economia italiana e quindi anche del settore alimentare.Una sfida di proporzioni notevoli che preoccupa gli operatori agricoli, zootecnici e alimentari, ma che dobbiamo riuscire a trasformare in una opportunità per rilanciare l’impegno in difesa dell’italianità della filiera. Un impegno al quale anche Assalzoo (Associazione nazionale tra i Produttori di alimenti zootecnici) cerca di dare il proprio contributo, come dimostra in concreto anche la recente stipula dell’Accordo quadro sul granturco da granella di filiera italiana.Assalzoo e l’industria mangimistica nazionale sono da sempre, infatti, al fianco degli allevatori italiani. I mangimi delle ditte associate utilizzati dagli allevatori italiani sono tutti prodotti in Italia, utilizzando e valorizzando per quanto possibile in primo luogo le materie prime italiane, pur restando ancora troppo elevata (60%) la dipendenza dall’estero.Ed è soprattutto in questa fase di emergenza che dobbiamo fare tutti la nostra parte per garantire la solidità della filiera nazionale, valorizzando in via prioritaria le nostre produzioni agricole, zootecniche e alimentari, per sostenere i livelli di produzione e di occupazione, cercando di promuovere e favorire, con uno spirito di solidarietà nazionale, un percorso produttivo italiano che porti ad una revisione delle filiere per renderle più in linea con le aspettative del consumatore moderno e quindi più resilienti alle crisi.Un invito che Assalzoo vuole estendere a tutti gli operatori della filiera, affinché si agisca tutti insieme e nella stessa direzione a sostegno delle produzioni nazionali, oggi in particolare difficoltà sia per la chiusura dei canali Ho.Re.Ca. e la diminuzione dell’export, sia per la l’approvvigionamento estero, soprattutto nei settori delle carni suine, bovine e ovine, del latte ed anche del pesce.In questo momento di emergenza l’obiettivo deve essere quello di consolidare la filiera agro-zootecnica-alimentare italiana facendo crescere la quota da destinare alla trasformazione.Per combattere le gravi difficoltà che il COVID-19 sta arrecando al nostro sistema produttivo e per garantire la sopravvivenza delle aziende, è necessario un intervento urgente delle nostre Istituzioni politiche e di Governo, con lo stanziamento di risorse straordinarie per sostenere la filiera agro-zootecnica-alimentare italiana, che ha una funzione strategica per garantire la sicurezza alimentare del Paese, ma è fondamentale anche che tutti gli attori della filiera sostengano responsabilmente prima di tutto le produzioni italiane, contenendo, ove possibile, il ricorso alle importazioni solo quando necessario a coprire le richieste e le esigenze del mercato.

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Fondi per gli accordi di filiera sul grano duro

Posted by fidest press agency su sabato, 28 marzo 2020

Altri 30 milioni di euro per gli anni 2020, 2021 e 2022 oltre ai residui di stanziamento relativi all’esercizio finanziario 2019 e pari a ulteriori 10 milioni di euro che si aggiungono ai fondi già previsti per il triennio precedente. È il contributo che il Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali destina ai coltivatori di frumento duro che stipulano contratti di filiera con gli operatori della trasformazione e della commercializzazione dei prodotti cerealicoli e lattiero-caseari attraverso un decreto che sarà approvato dalla Conferenza Stato-Regioni nella riunione in videoconferenza di giovedì 26 marzo.“Incentivare questi contratti ci permette di rafforzare tutta la filiera – dichiara il Sottosegretario alle Politiche Agricole, Giuseppe L’Abbate – Se da un lato diamo una certezza economica ai produttori, che con questo decreto incentiviamo ulteriormente alla stipula, dall’altro miglioriamo la qualità del frumento duro italiano, anche attraverso l’utilizzo di sementi certificate, dando un valore aggiunto all’imprese agroalimentari di trasformazione – prosegue L’Abbate – Stiamo lavorando per accelerare i pagamenti degli scorsi anni sia attraverso procedure di Agea, l’ente incaricato per espletarli, sia attraverso modifiche normative per semplificare l’iter. Lo strumento dei contratti di filiera è il futuro del comparto agroalimentare italiano – conclude il Sottosegretario alle Politiche Agricole – e, pertanto, non dobbiamo far sì che i malumori nell’incasso dell’incentivo possano minarne la concreta realizzazione”.L’importo massimo del contribuito è fissato a 100 euro l’ettaro per una superficie coltivata a grano duro nel limite di 50 ettari a beneficiario ed è concesso nel regime degli aiuti “de minimis” del settore agricolo, ovvero entro un valore massimo di 20.000 euro nell’arco di tre esercizi finanziari.

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Importanza di tutta la filiera della pulizia professionale

Posted by fidest press agency su sabato, 28 marzo 2020

In una lettera aperta al Presidente del Consiglio dei Ministri, pubblicata sui principali quotidiani nazionali, Afidamp, associazione nazionale dei fabbricanti e rivenditori dei prodotti e delle tecnologie per la pulizia professionale (macchine, attrezzature, prodotti chimici e carta), ribadisce l’importanza della filiera della pulizia professionale, alcune categorie della quale sono state escluse dal
DPCM 22 Marzo. Infatti sia la produzione di macchine e attrezzature che la distribuzione di prodotti per la pulizia professionale sono state escluse dalle attività autorizzate a operare, la qual cosa crea enormi problemi al rifornimento di strumentazioni essenziali allo svolgimento di pulizia e sanificazione riconosciute, tra l’altro, come operazioni fondamentali dallo stesso governo nel DPCM dell’11 marzo 2020. Il Presidente di Afidamp, Giuseppe Riello, dichiara che “l’impossibilità di rifornire gli operatori della pulizia e sanificazione comporta il rischio di compromettere gli sforzi del sistema sanitario e i sacrifici di un intero paese” e chiede quindi di “procedere tempestivamente all’inserimento delle suddette attività tra quelle autorizzate ad operare, riconoscendone l’importanza ai fini della salvaguardia della salute pubblica”.

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Occorre impegno per garantire la filiera agroalimentare

Posted by fidest press agency su martedì, 24 marzo 2020

ASSALZOO, l’Associazione nazionale tra i Produttori di Alimenti zootecnici, condivide appieno la richiesta dei rappresentanti europei dei produttori di materie prime affinché l’Unione europea intervenga per evitare gravi danni alla filiera agroalimentare in relazione all’emergenza nella gestione della pandemia di CoVid-19. Alle autorità europee si è rivolta Fefac, la Federazione dei Produttori europei di mangimi, assieme a Coceral e Fediol, in rappresentanza dei produttori di cereali e semi oleosi e di oli vegetali e alimenti proteici. È fondamentale che sia garantito nel continente l’approvvigionamento di materie prime e prodotti finiti e che la catena del Feed & Food non subisca interruzioni né disagi. Il 16 marzo la Commissione europea ha presentato le Linee guida per la gestione delle Frontiere. Relativamente ai trasporti nel documento si sottolinea che le misure di controllo non devono pregiudicare la continuità delle attività economiche e che il libero trasporto dei beni è importantissimo per mantenere la disponibilità delle merci, soprattutto di quelle essenziali come quelle della filiera alimentare. Pertanto i Paesi non devono imporre alcuna restrizione alla loro circolazione. Fefac e le altre associazioni hanno chiesto inoltre di considerare gli alimenti zootecnici beni essenziali.Riguardo alla circolazione delle merci e all’approvvigionamento di materie prime in Italia, ASSALZOO ha richiamato l’attenzione del Governo con una lettera firmata insieme ad Assitol, l’Associazione italiana dell’Industria olearia, ad Anacer, l’Associazione nazionale Cerealisti, e a Italmopa, in rappresentanza dell’industria molitoria. Le quattro organizzazioni chiedono un intervento urgente per scongiurare il rischio di un blocco del transito di merci da e per l’Italia e quindi preservare il rifornimento di beni per il settore agricolo e l’industria alimentare.La lettera è rivolta al presidente del Consiglio Giuseppe Conte, al ministro degli Affari esteri Luigi Di Maio, alle ministre Teresa Bellanova, delle Politiche agricole alimentari e forestali, e Paola De Micheli, delle Infrastrutture e dei trasporti, e ai ministri Stefano Patuanelli, dello Sviluppo economico e Roberto Speranza, della Salute ASSALZOO, Anacer, Assitol e Italmopa hanno indicato ai rappresentanti del Governo le “difficoltà” che stanno emergendo in relazione al trasporto merci e di materie prime fondamentali per la produzione alimentare. Si tratta di beni essenziali anche per la fornitura di mangimi per gli animali da allevamento dai quali deriva la produzione di carne, latte, pesce e uova.La questione è cruciale perché l’Italia acquista dall’estero poco meno del 60% di queste materie prime.Per continuare a garantire un approvvigionamento sufficiente per la produzione, e dunque un’offerta adeguata di beni alimentari, le quattro organizzazioni chiedono al Governo di affrontare la questione a livello europeo, per definire misure armonizzate sul trasporto merci, di contattare direttamente i singoli Paesi Ue ed extra-Ue per evitare lo stop al transito di merci in entrata e uscita dall’Italia, e di organizzare quanto prima degli hub di scambio alle frontiere per il trasporto su gomma. In questo modo le merci potranno proseguire il viaggio per il Paese di destinazione con autisti locali.

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“L’editoria italiana chiede immediate misure di sostegno per l’intera filiera del libro”

Posted by fidest press agency su sabato, 14 marzo 2020

Solo in questo modo si può ripartire dopo lo stop per l’emergenza Coronavirus”: lo dichiara l’Associazione Italiana Editori (AIE) dopo il decreto del governo dell’11 marzo che impone la chiusura delle librerie fino al 25 marzo. “Affrontiamo l’emergenza, come tutti, con spirito di sacrificio e responsabilità – spiega il presidente di AIE, Ricardo Franco Levi –, ma è indispensabile e urgente che il governo e il parlamento facciano tutto ciò che serve per far sì che il mondo del libro, con tutte le sue imprese e i suoi lavoratori possa, al pari e insieme a tutta l’Italia e tutti gli italiani, reggere e superare questo difficilissimo momento. Tutto ciò che serve. Niente di meno”.“Già prima dei decreti che hanno limitato e quindi sospesa la libera circolazione dei cittadini in Lombardia e poi in tutta Italia – continua Levi – avevamo segnalato un calo di vendite del 25% con punte del 50%. La chiusura totale avrà conseguenze gravissime per noi editori e rischia di compromettere la rete delle librerie fisiche, già in forte difficoltà prima dell’emergenza Coronavirus, e dell’intero sistema”.“I danni che questa crisi potrebbe avere non sono solo economici: è in gioco la tenuta culturale del Paese” spiega Levi. AIE chiede in particolare il sostegno della domanda di libri: “Deduzione fiscale per gli acquisti di libri, ricostituzione della dotazione originaria della carta cultura per i giovani (la cosiddetta 18App), un rafforzamento del fondo destinato alle famiglie bisognose per l’acquisto dei testi scolastici fermo da vent’anni alla cifra di 103 milioni di euro”.AIE chiede inoltre, accanto alle altre associazioni confindustriali, strumenti per far fronte alla crisi di liquidità e ammortizzatori sociali in grado di preservare ogni professionalità interna al settore e scongiurare così perdite di posti di lavoro.La chiusura delle librerie non è il solo grave danno che sta subendo il settore, oggi alle prese con la cancellazione e la riprogrammazione delle Fiere e dei Saloni nazionali e internazionali. “Stiamo rischiando – spiega Levi – un circolo vizioso fatto di calo dei consumi, cui segue diminuzione delle prenotazioni, delle tirature, quindi del lancio delle novità. Questo si può tradurre in un calo della lettura i cui bassi indici già adesso segnalano che siamo in emergenza. L’Italia che uscirà dalla crisi Coronavirus non può permettersi di ripartire senza libri e lettori”.

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“Rapporto sulla filiera dei servizi immobiliari in Europa e in Italia”

Posted by fidest press agency su domenica, 2 febbraio 2020

Roma mercoledì 5 febbraio a presso la Sala Convegni Sidief (Via degli Scialoja, 20) dalle 10.00 alle 13.00 sarà presentato il Rapporto “scenari immobiliari” da Mario Breglia. Seguirà un Panel di commento e testimonianze, con interventi di Paolo Benedetto (AGIRE Gruppo IPI), Ernesto Casara (SIDIEF), Giorgio Da Rold (BNP PARIBAS REAL ESTATE), Ugo Giordano (RINA PRIME VALUE SERVICES), Ermanno Pievani (ABACO TEAM), Stefano Scopigli (YARD-REAAS), Corrado Sensale (PRELIOS), David Vichi (REVALO). A moderare i lavori sarà Francesca Zirnstein (Scenari Immobiliari)

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“Creare un marchio del Marmo Italiano Dop che tuteli tutta la filiera”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 20 novembre 2019

Lo deve fare “dall’estrazione, trasformazione e lavorazione del marmo del distretto Apuo-versiliese”. È quanto chiede il deputato di Fratelli d’Italia Maria Teresa Baldini in una risoluzione presentata presso la commissione Attività produttive della Camera e con la quale, inoltre, si sollecita il Governo ad intervenire al fine di proteggere una filiera che sta diventando sempre più preda di produttori esteri, India e Cina in primis, che acquista tutto il marmo pregiato per poi lavorarlo all’estero. “Quello del marmo apuo-versiliese – ha spiegato Maria Teresa Baldini – è un settore che sta finendo in mano a grandi imprese straniere impedendo alle nostre aziende e ai nostri artigiani di poterlo lavorare. Un fenomeno che, giorno dopo giorno, cancella la filiera di trasformazione. Occorre impedire che il marmo venga venduto tutto all’estero per poi essere rivenduto all’Italia come prodotto già lavorato. Basti pensare che un terzo delle cave di Carrara è già di proprietà di una società della famiglia araba Bin Laden”. Un altro aspetto considerato nella risoluzione di Fratelli d’Italia è l’impatto negativo che sta riguardando i posti di lavori del comparto lapideo italiano. Un settore che in Italia ha una storia millenaria che impiega 10mila addetti con 2.522 aziende. Nel distretto apuo-versiliese, nelle province di La Spezia, Massa Carrara e Lucca, si registrano 1.090 addetti nel comparto estrattivo, 3.346 in quello della trasformazione, per un totale di 4.436 addetti. “La creazione di un marchio del marmo Italiano Dop – ha concluso il deputato di FD – è quindi sempre più necessario anche al fine di offrire ai consumatori e alle aziende dei prodotti con una garanzia sulla loro autenticità e impedire la diffusione nella filiera del “falso marmo” o “simil marmo” di derivazione sintetica. Per assicurare un prodotto italiano occorrono anche misure di sostegno che permettano l’aggregazione delle piccole imprese nella prospettiva di far fronte alle sempre più complesse dinamiche di mercato”.

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