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L’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati in visita in Messico

Posted by fidest press agency su sabato, 5 ottobre 2019

In occasione di una visita di quattro giorni in Messico, l’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati, Filippo Grandi, ha fatto visita a un programma innovativo di integrazione e ha incontrato richiedenti asilo e rifugiati in diverse città settentrionali e meridionali del Paese. Le persone ascoltate hanno raccontato delle violenze, degli abusi e delle persecuzioni che hanno patito per mano di gruppi criminali che le hanno costrette a fuggire dai propri Paesi. L’Alto Commissario Filippo Grandi ha cominciato la visita in Messico venerdi scorso (27 settembre) dallo Stato nordorientale di Coahuila, recandosi a Saltillo, presso una fabbrica che impiega circa 70 rifugiati su un totale di 1.500 dipendenti. I rifugiati impiegati nello stabilimento erano stati ricollocati dal sud del Paese mediante uno schema di cooperazione tra le autorità centrali, nazionali e locali, il settore privato, la società civile e l’UNHCR, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati. Il programma aiuta i rifugiati a integrarsi e a dare il proprio contributo all’economia locale. L’Alto Commissario si è sentito rincuorato una volta ascoltati i riscontri positivi sulle esperienze vissute al loro arrivo, il benvenuto ricevuto dalle comunità locali e il continuo processo di integrazione nella società messicana.Nell’ambito dello schema, e col sostegno delle autorità locali, solo nel corso di quest’anno oltre 3.000 rifugiati sono stati ricollocati tra quattro Stati messicani. In media, ogni settimana più di cento rifugiati sono ricollocati in varie città del Messico centrale e settentrionale.Da Paese di transito per le persone che sperano di raggiungere gli Stati Uniti, il Messico sta sempre più divenendo un Paese di destinazione per i rifugiati dell’America Latina e di altre regioni. Le domande di asilo presentate in Messico sono aumentate dalle circa 2.100 del 2014 alle oltre 48.000 dei primi otto mesi di quest’anno.
L’Alto Commissario ha inoltre visitato lo Stato meridionale del Chiapas, che accoglie quasi il 70 per cento dei richiedenti asilo presenti in Messico. La Commissione messicana di sostegno ai rifugiati (Comisión Mexicana de Ayuda a Refugiados/COMAR) ha compiuto progressi per accelerare il processo di esame delle domande di asilo, tuttavia i richiedenti sono ancora costretti ad attendere mesi prima di ottenere i necessari documenti che danno loro accesso al mercato del lavoro e, spesso, anche ai servizi sociali. L’UNHCR sta sostenendo la COMAR su vasta scala, aprendo nuovi uffici a Monterrey, Tijuana e Palenque, e impiegando oltre 110 collaboratori esterni per la registrazione e l’esame dei casi. Durante la tappa a Tapachula, l’Alto Commissario ha inaugurato due nuovi centri di registrazione gestiti da COMAR e RET, partner dell’UNHCR.Lungo il confine meridionale, l’Alto Commissario ha potuto constatare di persona alcune delle problematiche che devono affrontare le autorità messicane per l’immigrazione. Pur riconoscendo il diritto sovrano del Messico di controllare i propri confini, l’Alto Commissario ha espresso preoccupazione in merito all’assenza di tutele sistematiche e di protocolli adeguati per lo screening e la presa in carico dei richiedenti asilo al confine. L’Alto Commissario ha inoltre manifestato la propria apprensione rispetto alla detenzione automatica di quanti presentano domanda di asilo alla frontiera, comprese le famiglie con bambini. A Tapachula, l’Alto Commissario ha ascoltato anche il dramma di molte persone originarie di diversi Paesi africani, nonché Haiti e Cuba, che non desiderano presentare domanda di asilo in Messico. Per tutti coloro che non hanno diritto a protezione internazionale, sono necessarie soluzioni in linea con il Global Compact per una migrazione sicura, ordinata e regolare.A Tapachula, Saltillo e Città del Messico, l’Alto Commissario ha visitato gli alloggi destinati a richiedenti asilo e migranti vulnerabili gestiti dalle organizzazioni della società civile e della Chiesa. Queste svolgono un ruolo fondamentale, dato che assicurano a rifugiati e migranti alloggi di emergenza e altri servizi vitali, fra i quali sostegno psicosociale, orientamento e assistenza legale per le domande di asilo. Tuttavia, necessitano anch’esse di maggiori risorse.L’Alto Commissario ha concluso la propria missione lunedi a Città del Messico, dove ha incontrato esponenti del Governo fra i quali Olga Sanchez Cordero, Ministro dell’Interno, e Marta Delgado Peralta, Vice Ministro degli Esteri.L’Alto Commissario ha espresso soddisfazione in merito all’impegno costante profuso dalle autorità messicane per adempiere gli obblighi internazionali e i principi di protezione internazionale, trattamento umanitario e rispetto dei diritti umano. Le autorità hanno sottolineato come queste costituiscano una componente fondamentale delle politiche nazionali e di quelle internazionali del Paese.Durante i colloqui con le autorità, l’Alto Commissario ha accolto con favore l’impegno preso dal Governo poco dopo essersi insediato in merito alla volontà di risolvere il dramma degli sfollati interni e ha offerto il sostegno continuo dell’UNHCR per sviluppare normative e politiche pubbliche capaci di rispondere a questo problema che per troppo tempo è stato trascurato.

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Filippo Grandi incontra il Presidente del Consiglio Conte e i Ministri Salvini e Toninelli

Posted by fidest press agency su giovedì, 13 settembre 2018

Roma. L’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati Filippo Grandi in visita in Italia, incontra il Presidente del Consiglio Conte e i Ministri Salvini e Toninelli. In data odierna l’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) Filippo Grandi ha incontrato alcuni fra i principali esponenti del Governo Italiano.Nel corso dei colloqui, cordiali e costruttivi, ha offerto il supporto e l’esperienza di UNHCR in relazione alle possibili soluzioni per una gestione dei flussi migratori e alle misure necessarie per favorire l’inclusione sociale e il dialogo con le comunità che li ospitano. L’UNHCR nei giorni scorsi ha appreso che un progetto di decreto legge è stato messo a punto dal Ministro degli Interni in relazione ai permessi di soggiorno, alla protezione umanitaria, all’accoglienza e all’integrazione dei richiedenti asilo, dei rifugiati e degli apolidi.Nel corso di tali incontri non si è entrati nei dettagli del provvedimento, né l’Alto Commissario ha rilasciato alcun commento alla stampa.Tutti gli interlocutori incontrati dall’Alto Commissario hanno dimostrato disponibiltà nel ricevere le osservazioni tecniche che UNHCR fornirà sul decreto legge.

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Dichiarazione su Europa e asilo dell’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati Filippo Grandi

Posted by fidest press agency su lunedì, 25 giugno 2018

Le imminenti riunioni dell’UE a Bruxelles su asilo e immigrazione giungono tre anni dopo la crisi del Mediterraneo, quando oltre un milione di persone disperate hanno attraversato il mare dirette in Europa. Nonostante il numero di persone in arrivo via mare sia oggi calato drasticamente, gli effetti di quei flussi continuano a riverberarsi a livello politico e nella tendenza ad approcci unilaterali e restrittivi che da allora alcuni Paesi europei hanno perseguito nei confronti dei rifugiati e dei migranti. È arrivato il momento di cambiare le cose per il meglio. E oggi esorto gli Stati europei a cogliere questa opportunità per trovare un approccio nuovo e unito che risponda alle esigenze condivise di tutti i Paesi di essere in grado di gestire i loro confini e le loro politiche migratorie e nello stesso tempo rispettare gli standard europei e internazionali in materia di asilo, che sono scaturiti dalla seconda guerra mondiale.Questo è possibile. Ma coerenza e unità sono mancate nell’approccio dell’Europa e per troppo tempo. Paesi legati da geografia, culture e valori si sono trovati divisi sull’asilo e sulla questione di come proteggere le persone in fuga da persecuzioni, conflitti e guerre. Questo è culminato nel recente incidente dell’Aquarius, quando ad una nave che trasportava circa 600 persone soccorse in mare è stato negato il permesso di attraccare per diversi giorni. Tali eventi mettono a rischio vite e norme internazionali di soccorso in mare e non dovrebbero mai accadere.L’UNHCR è qui per aiutare. Siamo pronti a lavorare con gli Stati europei per sviluppare un piano che sia realistico e di principio. Un piano radicato nella solidarietà e nella cooperazione, che eviti la recente tendenza a scaricare le responsabilità e ad altre azioni che danneggiano i rifugiati, da una parte, e l’Europa stessa dall’altra. Un piano che garantisca che coloro che sono in pericolo in mare siano salvati e sbarcati in maniera prevedibile e che si occupi di ciò che accade loro una volta giunti a terra. Un piano che rimuova il dubbio sulla genuinità delle ragioni che spingono le persone a fuggire, e che preveda il ritorno a casa di coloro che non sono rifugiati, o non hanno alcun titolo per rimanere.L’Europa oggi non è più al centro di una crisi migratoria o di rifugiati. I numeri degli arrivi nel Mediterraneo sono ai livelli pre-2014 e stanno scendendo verso le medie storiche di lungo periodo. Oltre 9 persone su 10 costrette alla fuga nel mondo si trovano fuori dall’Europa, nei loro Paesi o in quelli immediatamente vicini: Paesi per lo più del sud del mondo. E il sostegno europeo, la solidarietà e la collaborazione con questi Paesi, così come con i Paesi di transito, è diventata più critica che mai. Per rispondere a questa sfida globale condivisa ed affrontare le cause che spingono i rifugiati ad intraprendere viaggi pericolosi verso l’Europa e altrove sono necessari aiuti ai Paesi e alle comunità che ospitano i rifugiati e posti per il reinsediamento, destinati ai rifugiati vulnerabili affinché siano trasferiti in modo legale e sicuro in nuovi Paesi.Mentre i Paesi di tutto il mondo continuano a discutere su come migliorare la risposta internazionale alla crisi dei rifugiati attraverso il Global Compact, le politiche dell’UE in materia di asilo possono e dovrebbero fornire un esempio su come gestire le crisi di rifugiati con compassione e solidarietà. L’UNHCR è pronta a sostenere l’UE e gli Stati membri in questo sforzo.

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Settimo anno di conflitto in Siria

Posted by fidest press agency su martedì, 13 marzo 2018

L’implacabile sofferenza dei civili siriani evidenzia il vergognoso fallimento della volontà politica di trovare una soluzione, di fronte ad un nuovo tracollo nel lungo conflitto in Siria, che questo mese giunge al suo sconfortante settimo anniversario, ha dichiarato l’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati Filippo Grandi nella giornata di venerdì.
Sette anni di combattimenti hanno provocato centinaia di migliaia di vite, indotto 6,1 milioni di persone a fuggire dalle proprie case in Siria e costretto 5,6 milioni di rifugiati a cercare sicurezza nei paesi limitrofi della regione.Le condizioni affrontate dai civili in Siria non sono mai state così gravi, con il 69% che langue in condizioni di estrema povertà. La percentuale di famiglie che spendono più della metà del proprio reddito annuale per il cibo è salita al 90%, mentre i prezzi alimentari sono in media otto volte più alti dei livelli pre-crisi. Circa 5,6 milioni di persone soffrono di condizioni potenzialmente letali in termini di sicurezza, diritti fondamentali o standard di vita e richiedono un’assistenza umanitaria urgente.L’UNHCR, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati, insieme ai partner umanitari, sta compiendo ogni sforzo per portare soccorso alle persone bisognose all’interno del paese, ma l’accesso alle popolazioni in aree assediate e difficili da raggiungere rimane tristemente inadeguato. Uno sviluppo positivo è rappresentato dal convoglio umanitario che il 5 marzo è riuscito a portare aiuti alla popolazione assediata di Duma nella Ghouta orientale. Tuttavia, i bombardamenti in corso hanno costretto i camion a partire prima che metà del cibo destinato alla popolazione affamata potesse essere scaricata e i tentativi dell’UNCHR di tornare indietro sono stati vanificati.L’UNHCR e altri attori umanitari continuano a essere disponibili ad attivarsi in ogni momento e sono ansiosi di fornire aiuti essenziali a centinaia di migliaia di persone intrappolate in condizioni di disperato bisogno all’interno della Ghouta orientale e in altre parti assediate del paese.”Anche in guerra, ci sono regole che tutte le parti devono rispettare. In Siria, anche l’opzione di abbandonare le aree di conflitto per trovare sicurezza in altre parti del paese è sempre meno praticabile. L’accesso umanitario a chi è in condizioni di bisogno deve essere garantito. Alla persone deve essere consentito di partire per cercare rifugio e i civili e le infrastrutture civili, tra cui ospedali e scuole, devono essere protetti a tutti i costi”, ha dichiarato Grandi.
La pericolosa situazione all’interno dei confini siriani, nel frattempo, infrange le speranze di milioni di rifugiati siriani che vivono in Turchia, Libano, Giordania, Egitto e Iraq che sognano di tornare a casa non appena le condizioni di sicurezza lo permettano.”Considerato che in alcune parti della Siria gli scontri sono più feroci che mai, i rifugiati sono comprensibilmente ancora troppo spaventati per fare ritorno”, ha dichiarato Grandi. L’UNHCR sta approntando i preparativi per assistere i rimpatri, ma la situazione della sicurezza deve migliorare considerevolmente prima che possano verificarsi.Nel frattempo, per milioni di siriani in esilio le condizioni diventano sempre più disperate, con la stragrande maggioranza dei rifugiati che vive al di sotto della soglia di povertà. Oltre tre quarti dei rifugiati nelle aree urbane della Giordania e del Libano non sono in grado di soddisfare le loro esigenze in termini di accesso a cibo, alloggio, salute o istruzione di base.
La percentuale di bambini rifugiati che riescono ad andare scuola è aumentata negli ultimi anni, tuttavia 1,7 milioni rifugiati siriani in età scolastica, pari al 43 per cento, sono ancora esclusi dall’accesso all’istruzione. I sistemi nazionali delle scuole pubbliche nei paesi ospitanti stanno facendo i doppi turni per accogliere gli studenti siriani e hanno bisogno di molto più sostegno.”Mentre ci si concentra sulla devastazione in Siria, non dovremmo dimenticare l’impatto sulle comunità di accoglienza nei paesi limitrofi e l’effetto che tanti anni di esilio hanno avuto sui rifugiati”, ha dichiarato Grandi. “Finché non c’è una soluzione politica al conflitto, la comunità internazionale deve intensificare i propri investimenti nei paesi ospitanti”.L’Alto Commissario ha sottolineato l’imminente conferenza internazionale sul Sostegno al futuro della Siria e della regione che si terrà a Bruxelles il 24 e 25 aprile: secondo Grandi la conferenza deve tradursi in impegni seri di sostegno finanziario e di supporto allo sviluppo.
Nel corso degli anni, il sostegno dei donatori è stato generoso, ma è necessario fare molto di più. A dicembre dello scorso anno, le agenzie delle Nazioni Unite e circa 270 partner delle ONG hanno pubblicato il Piano regionale per i rifugiati e la resilienza (3RP) del 2018, un piano da 4,4 miliardi di dollari destinato a sostenere sia i rifugiati che i membri delle comunità che li ospitano. Ma il divario tra i bisogni e le risorse disponibili rimane ampio. Nel 2017, la risposta internazionale ha coperto solo la metà dei finanziamenti richiesti.L’Alto Commissario è attualmente in Libano, dove ha trascorso tre giorni incontrando alti funzionari governativi e alcuni esponenti tra il milione di rifugiati registrati che vivono lì. Ha elogiato la generosità del paese nell’ospitare quasi lo stesso numero di siriani di tutta l’Europa messa insieme, ma ha avvertito che l’inadeguato sostegno internazionale sta aumentando la vulnerabilità tra i rifugiati e le comunità locali in cui vivono.

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Filippo Grandi, Alto Commissario ONU per i rifugiati: “momento della verità per riaffermare i valori europei”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 9 marzo 2016

Onu palaceIn apertura del dibattito con l’Alto Commissario dell’ONU per i rifugiati in occasione della Giornata internazionale della donna, il Presidente Martin Schulz ha sottolineato l’impegno continuo del PE nella lotta a tutte le forme di violenza contro le donne, nei loro Paesi d’origine, durante la fuga o all’arrivo. Grandi ha invitato l’UE a ribadire i propri valori e rifiutare una politica di rimpatrio senza precise clausole di salvaguardia.Schulz ha inoltre reso omaggio all’attivista per i diritti umani Berta Cáceres e chiesto al governo honduregno di fare tutto il possibile per trovare e condannare chi l’ha uccisa.L’Alto Commissario Grandi ha sottolineato che il 20% delle famiglie siriane in fuga dalla guerra sono guidate da donne e che le donne che viaggiano da sole, in stato di gravidanza o con figli al seguito, sono più numerose degli uomini dall’inizio del 2016. “Le ragazze e le donne sono sproporzionatamente esposte alla violenza e agli abusi sessuali da parte dei trafficanti e delle reti criminali” ha detto, chiedendo percorsi sicuri verso la concessione dell’asilo per evitare il traffico di esseri umani.

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Filippo Grandi nuovo Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati

Posted by fidest press agency su martedì, 5 gennaio 2016

Onu palaceDal primo gennaio è iniziato il mandato quinquennale di Filippo Grandi come nuovo Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati. Funzionario delle Nazioni Unite che ha lavorato nel settore dell’asilo e degli affari politici in Medio Oriente, Africa e Asia, Filippo Grandi succede ad António Guterres, il cui mandato, durato più di 10 anni, si è concluso la settimana scorsa.
L’Alto Commissario Grandi, arrivato nella giornata odierna nel quartier generale dell’UNHCR di Ginevra, assume questa posizione in un momento di sfide senza precedenti nel campo delle migrazioni forzate. Un numero record di persone nel mondo sono costrette a fuggire da guerre e persecuzioni, tra cui più di un milione di rifugiati e migranti che hanno attraversato il Mediterraneo per raggiungere l’Europa nel corso dell’anno appena passato. Tra le altre sfide si evidenziano le gravi carenze negli aiuti umanitari soprattutto in termini di fondi, il numero più basso di rimpatri volontari degli ultimi trent’anni, il tempo di permanenza in esilio che tende sempre più ad allungarsi, e in molti paesi una maggiore politicizzazione delle questioni relative ai rifugiati.”L’UNHCR sta navigando in acque straordinariamente difficili”, ha dichiarato Grandi. “È molto pericolosa la combinazione di molteplici conflitti e i conseguenti esodi di massa, insieme con le nuove sfide per l’asilo, il divario tra le esigenze umanitarie e le risorse a disposizione e la crescente xenofobia. La strada da percorrere è molto impegnativa, ma spero che – lavorando con i governi, la società civile e altri partner – faremo progressi nel garantire protezione internazionale e nel migliorare le condizioni di vita di milioni di rifugiati, sfollati interni e apolidi. Spero anche che le soluzioni alle crisi relative alle migrazioni forzate verranno perseguite con rinnovata determinazione, affrontando le cause profonde e investendo adeguate risorse politiche e materiali. L’UNHCR, il cui mandato comprende la ricerca di soluzioni, è pronto a lavorare con tutti coloro che perseguono questo obiettivo.”Filippo Grandi, 58 anni, italiano, ha lavorato negli affari internazionali per oltre trent’anni, 27 dei quali con le Nazioni Unite. E’ stato a capo dell’Agenzia delle Nazioni Unite per il Soccorso e l’Occupazione dei Rifugiati Palestinesi nel Vicino Oriente (UNRWA), e ancor prima ha lavorato per la Missione di Assistenza ONU in Afghanistan (UNAMA) in qualità di Vice rappresentante speciale, a seguito di una lunga carriera con l’UNHCR in Africa, Asia, in Medio Oriente e presso il quartier generale dell’organizzazione a Ginevra.L’UNHCR lavora in tutto il mondo per proteggere, assistere e trovare soluzioni a favore di persone rifugiate, sfollate interne e apolidi. Sono 9.700 gli operatori dell’Agenzia dislocati in 126 paesi, molti dei quali operativi nelle emergenze umanitarie e in prossimità delle zone di conflitto. Nel giugno del 2015 le migrazioni forzate a livello mondiale hanno raggiunto il livello più elevato dopo la seconda guerra mondiale, con 59,5 milioni di persone. Da allora in avanti le migrazioni forzate hanno continuato ad aumentare, dato che si è reso più evidente con la situazione di oltre un milione di rifugiati e migranti che hanno attraversato il Mediterraneo per raggiungere l’Europa nel corso del 2015.

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