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Posts Tagged ‘finanza’

Stati generali della finanza alternativa sostenibile

Posted by fidest press agency su martedì, 20 settembre 2022

Milano giovedì 27 ottobre 2022, a partire dalle ore 17, presso la sede «Le Village» di Crédit Agricole, in corso di Porta Romana 6, ed è pensato come un momento di incontro tra i vari stakeholder che possono potenziare e beneficiare della transizione energetica sostenibile, grazie alla finanza alternativa green lanciata in Italia proprio dalla piattaforma Ener2Crowd.com. «Imprenditori, manager, investitori, osservatori ed esperti del settore dell’energia e del fintech si confronteranno in una serie di panel che hanno lo scopo di avvicinare le persone alle imprese ed i capitali alle opportunità, creando e condividendo ricchezza economica, ambientale e sociale» spiega Giorgio Mottironi, cso e co-fondatore di Ener2Crowd nonché chief analyst del GreenVesting Forum, il forum della finanza alternativa verde. Si parlerà poi della nuova APP di Ener2Crowd e delle successive implementazioni tecnologiche che permetteranno ad ogni persona di attivare un portafoglio di risparmio o di investimento sostenibile in modo ancora più semplice ed efficace. L’evento proseguirà con un panel dedicato al dialogo con le società proponenti, in cui si svolgerà una sessione con i responsabili delle più importanti multinazionali che hanno scelto il crowdfunding come strada per coinvolgere le comunità locali in relazione allo sviluppo di grandi impianti per la generazione di energia da fonti rinnovabili.Poi ancora vi sarà un panel dedicato al comitato etico, per parlare del suo ruolo, di come abbia contribuito allo sviluppo della piattaforma e di come continuerà a farlo nel futuro.Quindi un panel dedicato all’educazione ed al lancio in anteprima del secondo episodio del format artistico-educativo “Notizie dal 2050”, la cui produzione è finanziata da Ener2Crowd. Ed infine una sessione conclusiva dedicata alle domande degli investitori: i GreenVestor.

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Finanza internazionale: La Fed nel pallone

Posted by fidest press agency su martedì, 6 settembre 2022

di Mario Lettieri e Paolo Raimondi Come ogni anno, nell’ultima settimana di agosto l’attenzione del mondo della finanza internazionale è puntata sul seminario organizzato dalla Federal Reserve Bank di Kansas City nella cittadina di Jackson Hole tra le montagne del Wyoming. Il tema di quest’anno è “Riesaminare i vincoli su economia e politica”, per cercare di far fronte all’inflazione galoppante e alla recessione incipiente. In altre parole alla stagflazione. Dal discorso del presidente della Fed, Jerome Powell, emerge la mancanza di ammissione degli errori fatti in passato. Invece, egli avverte che, per mettere sotto controllo l’inflazione, sarà necessario uno sforzo prolungato e doloroso per le famiglie e le imprese. Egli parla di alti tassi d’interesse per un periodo più lungo, sperando che “a un certo punto sarà opportuno rallentare il ritmo degli aumenti”. Purtroppo, come sempre, gli effetti delle politiche monetarie della Fed si riverseranno su tutto il resto del mondo, in particolare sui Paesi emergenti e sull’Europa. Per capire sia la grave situazione sia la “pochezza” della visione e della politica del banchiere centrale è il caso di ricordare quanto disse nei due passati incontri di Jackson Hole. Nel 2021 si distinse per le affermazioni relative alla “temporaneità” dell’inflazione, che, secondo lui, sarebbe tornata sotto il fatidico, magico 2%. Un “wishful thinking”, un pio desiderio. Nel 2020, invece, Powell affermò che avrebbe continuato ad acquistare asset fino a ottenere progressi sostanziali quali la massima occupazione e la stabilità dei prezzi. “La mia opinione, disse, è che il test di un nuovo progresso sostanziale sia stato soddisfacente per quanto riguarda l’inflazione.”. Un altro abbaglio. Oggi il bilancio della Fed è di 9.000 miliardi di dollari, con un aumento di circa 4.800 miliardi dal Covid del 2020. Nel discorso di qualche giorno fa, egli ha spiegato la crisi in corso negli Stati Uniti affermando che “l’alta inflazione attuale è il prodotto di una forte domanda e di un’offerta limitata“. Ancora una volta l’abusata e semplicistica legge del mercato, dove domanda e offerta non trovano equilibrio. In questo modo si cercano delle spiegazioni e delle giustificazioni oggettive per coprire le politiche finanziarie “soggettive”, cioè le decisioni e i comportamenti errati e tolleranti verso le speculazioni e le innumerevoli bolle del debito. La politica del tasso zero e degli acquisti di titoli attraverso i quantitative easing hanno gonfiato a dismisura il debito pubblico e privato. Siamo in una situazione peggiore di quella del 2008, con un’incipiente crisi finanziaria con effetti globali. Infatti, tutti gli strumenti di “gestione della crisi” sono già stati utilizzati! Powell ha affermato che, dalle crisi economiche dei passati cinquanta anni, ha imparato tre lezioni. La prima è che “la banca centrale può e dovrebbe assumersi la responsabilità per raggiungere un’inflazione bassa e stabile”. Troppo ovvia. Ci mancherebbe altro. La seconda lezione riguarda il fatto che “le attese pubbliche rispetto all’inflazione futura possono giocare un ruolo importante nel tracciare il percorso dell’inflazione nel tempo”. Quando mancano i programmi e le politiche ancora una volta si ricorre alla psicologia più spicciola per rimpiazzare l’economia. Powell spera che non ci siano altri “grandi choc” e ricorda la Great Inflation del 1979 quando l’allora governatore della Fed, Paul Volcker, intervenne con alti tassi d’interesse. Dimentica, però, di dire che nel giugno 1981 il tasso era del 20%! La terza e ultima lezione sarebbe stare sul pezzo fino alla fine, a qualunque costo. Ricorda che nei 15 anni precedenti l’inizio degli anni ottanta tutti i tentativi di contenere l’inflazione fallirono. In seguito, Volcker impose “una politica monetaria molto restrittiva per un lungo periodo”. Prospettiva amara. Veramente l’ottimismo è poco. Ovviamente le tensioni geopolitiche tra gli Usa, la Cina e la Russia contribuiscono a ridurre ancora di più le speranze di affrontare insieme anche le grandi sfide economiche, finanziarie e monetarie globali. L’unico spazio operativo rimasto è il G20, che alcuni addirittura vorrebbero smantellare. Spazi enormi per l’Europa si aprono se vuole giocare a tutto campo il ruolo di “pacificatore” da un lato e dall’altro di riformatore del sistema economico, finanziario e monetario tra i Paesi del cosiddetto mondo occidentale e i Paesi degli altri continenti, a partire dalla Cina. Di Mario Lettieri già sottosegretario all’Economia e Paolo Raimondi economista

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Finanza.tech con Supply@ME Capital per dare nuovo valore ai magazzini delle PMI italiane

Posted by fidest press agency su lunedì, 5 settembre 2022

Finanza.tech S.p.A. Società Benefit – fintech company quotata su Euronext Growth Milan – e Supply@ME Capital – innovativa piattaforma fintech italiana quotata su London Stock Exchange che fornisce servizio di Inventory Monetisation© alle aziende manifatturiere e commerciali – comunicano la loro partnership commerciale per una maggiore penetrazione del prodotto sul mercato italiano.Un forte focus sulla proposizione di prodotti alternativi attraverso i più moderni sistemi tecnologici e una volontà comune di semplificare lo sviluppo delle PMI – sono questi i due elementi che hanno reso possibile questo progetto sinergico che si prepara a partire. Una partnership di rilievo che ha l’opportunità di dare un supporto concreto all’economia reale in un momento cruciale.La collaborazione tra le due realtà nasce con l’obiettivo di coniugare i servizi di consulenza finanziaria di Finanza.tech con il servizio di Inventory Monetisation di Supply@ME Capital per estendere anche in Italia un modello di business di interesse globale. Un aiuto concreto a 360 gradi per le PMI italiane, in un momento di grave incertezza sul futuro.La peculiarità che accomuna le due realtà è la centralità dell’innovazione di processo (digitale) e di prodotto (nuovi prodotti/paradigmi): mentre Finanza.tech opera grazie all’utilizzo di tecnologie di Intelligenza Artificiale, Supply@ME Capital mette a disposizione delle aziende un innovativo prodotto in grado di monetizzare le scorte di magazzino e migliorare, in generale, la gestione delle informazioni riguardanti il c.d. “inventory”.Finanza.tech è un financial enabler – ovvero abilitatore tecnologico di nuovi prodotti e processi nel mondo finanziario – e si occupa di fornire consulenza finanziaria alle PMI in modo semplice e innovativo. Grazie ad un algoritmo proprietario, è in grado di interpretare i dati finanziari delle imprese e identificare i loro bisogni latenti proponendo all’impresa le soluzioni e i prodotti finanziari più adatti a rispondere alle esigenze emerse durante l’analisi. Tutto avviene in maniera interamente digitale. Tutti gli utenti hanno la possibilità di ottenere, con un click, un dossier che fornisce una fotografia generale dello stato economico-finanziario dell’azienda e di incrociare le proprie esigenze con le offerte di decine di istituti di credito, tradizionali o fintech, in modo automatico e istantaneo.

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Finanza.tech e Viceversa diventano partner per promuovere capitali revenue-based

Posted by fidest press agency su mercoledì, 27 luglio 2022

Finanza.tech S.p.A. Società Benefit – fintech company quotata su Euronext Growth Milan – e Viceversa – fintech innovativa che offre smart capital ad aziende digitali per le spese di marketing – annunciano una partnership di lungo periodo.La collaborazione tra le due realtà nasce con l’obiettivo di veicolare i capitali messi a disposizione da Viceversa, secondo il modello del revenue-based financing, alle PMI identificate da Finanza.tech, che le presenterà al partner solo dopo una prima valutazione sui requisiti di idoneità. L’azienda viene valutata dal software e dal team di Finanza.tech in base a specifici indicatori finanziari. Le aziende selezionate verranno poi analizzate dall’algoritmo di Viceversa per valutarne solidità finanziaria e potenziale di crescita.Ancora una volta, il protagonista del successo della collaborazione è il matching tra la tecnologia e smart capital per rispondere alle necessità, manifeste o latenti, delle PMI, identificate dalle due realtà fintech. La peculiarità che accomuna le due realtà è la centralità del ruolo della tecnologia all’interno dei modelli di business. Il matching finanziario è solo il primo passo di questa collaborazione; l’intento dei due partner è, infatti, quello di lavorare a stretto contatto per co-creare e promuovere nuove forme di finanziamento per PMI, che siano sempre più data-driven e che, quindi, riescano a rispondere con sempre maggiore efficacia alle specifiche necessità di nuovi clienti e nuovi segmenti di mercato.Finanza.tech è un financial enabler – ovvero abilitatore tecnologico di nuovi prodotti e processi nel mondo finanziario – e si occupa di fornire consulenza finanziaria alle PMI in modo semplice e innovativo. Grazie ad un algoritmo proprietario, è in grado di interpretare i dati finanziari delle imprese ed identificare i loro bisogni latenti proponendo all’impresa le soluzioni e i prodotti finanziari più adatti a rispondere alle esigenze emerse durante l’analisi. Tutto avviene in maniera interamente digitale. Tutti gli utenti hanno la possibilità di ottenere, con un click, un dossier che fornisce una fotografia generale dello stato economico-finanziario dell’azienda e di incrociare le proprie esigenze con le offerte di decine di istituti di credito, tradizionali o fintech, in modo automatico e istantaneo.Fabio Pisano, Marketing and Communication Manager di Finanza.tech commenta: “Siamo molto felici di poter annunciare la partnership con Viceversa con cui condividiamo valori e modo di fare. Siamo entrambi forti fautori dell’innovazione digitale e abbiamo messo la tecnologia al centro dei nostri modelli di business. Con questa collaborazione abbiamo l’opportunità di supportare le piccole e medie imprese che operano nel mondo del retail digitale, dando una spinta concreta alla loro crescita, grazie agli investimenti in marketing e comunicazione che Viceversa rende possibili – questo ci rende orgogliosi e ansiosi di metterci all’opera”. Viceversa supporta la crescita di e-commerce e aziende digitali offrendo capitali e advanced analytics per la gestione delle attività di digital marketing. Invece di chiedere garanzie personali o una percentuale del capitale della società, Viceversa viene rimborsata con una percentuale dei ricavi futuri dell’azienda. Gli e-commerce ottengono tra 10K e 1M in 3 giorni senza inviare alcun documento, ma solo collegandosi alla piattaforma di Viceversa, che valuta il potenziale di crescita dell’azienda target grazie ad un algoritmo proprietario. “In Viceversa vogliamo offrire un prodotto semplice, veloce e che impatti in maniera tangibile il tessuto economico e le aziende che lo compongono. Con Finanza.tech abbiamo trovato un partner strategico con cui condividere questa missione. Insieme porteremo risorse ed innovazione ad un’audience sempre più ampia e che vuole crescere” – dichiara Pedro Salvi, CFO & Co-Founder. Un forte focus sull’innovazione tecnologica e una volontà comune di accelerare lo sviluppo delle PMI che operano nel mondo dell’e-commerce – questi i due elementi che hanno reso possibile questo progetto sinergico che si prepara a partire. Una partnership coraggiosa e importante, che ha l’opportunità di dare un supporto concreto all’economia reale in un momento cruciale.

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Indagine: “Il futuro della finanza” realizzata da ANDAF

Posted by fidest press agency su domenica, 12 giugno 2022

Stiamo entrando in una nuova era della finanza. L’emergenza sanitaria e il conflitto in atto hanno ridisegnato le priorità delle organizzazioni sempre più alle prese con un’attenta pianificazione del budget sul lungo periodo, su un’approfondita analisi dei dati e su una gestione del rischio che deve garantire adeguati flussi di cassa anche in periodi d’incertezza. Questi e molti altri temi dell’attualità finanziaria sono stati al centro dell’evento Workday Elevate che si è svolto nella giornata di lunedì 6 giugno a Palazzo Mezzanotte a Milano. La manifestazione è stata organizzata da Workday, azienda multinazionale leader nelle applicazioni cloud aziendali per la gestione finanziaria e delle risorse umane. Numerosi gli argomenti economici sul tavolo discussi dal gotha della finanza italiana (erano presenti oltre 200 C Level ed executive delle più grandi aziende italiane) e raccontati attraverso la ricerca “Finanza del Futuro” realizzata da ANDAF e dalla sezione Lombardia (Associazione nazionale direttori amministrativi e finanziari) sempre in collaborazione con Workday. Lo studio ha messo in luce differenti preoccupazione dei dipartimenti finanziari: se, da una parte, la crisi ha messo sotto pressione i CFO, impegnati non solo a fornire numeri e bilanci ma a dare vere e proprie indicazioni operative sul business aziendale, dall’altra è stata vista come un’opportunità per ridisegnare il modello operativo dell’organizzazione finanziaria all’insegna di flessibilità, velocità e un uso migliore dei dati a disposizione.Il 66% degli intervistati della ricerca ritiene che lo spostamento della gestione finanziaria verso una soluzione cloud native fornirà maggiore agilità ai team dei CFO. “Dobbiamo entrare nell’ottica che i CFO oggi hanno un nuovo ruolo strategico contraddistinto da leadership e da una forte collaborazione con i direttori HR e CIO: per questo hanno bisogno di nuovi strumenti digitali, veloci e in grado di fornire in real time report e insight su come si sta evolvendo il business aziendale – spiega Federico Francini, country manager Workday per l’Italia – Durante i periodi complessi, infatti, è difficile prevedere l’andamento del flusso di cassa aziendale: l’incertezza aumenta la necessità di una pianificazione più dinamica, ma questo è possibile solo con strumenti gestionali che possono aiutare l’azienda ad adattarsi velocemente ai nuovi scenari di business”. Il ruolo del CFO sta evolvendo sempre di più in un business partner che fornisce analisi approfondite dei dati e supporta il business aziendale.

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Finanza: ad Assisi un centro per il recupero dei debitori

Posted by fidest press agency su sabato, 21 Maggio 2022

Si ispira a Dante Alighieri e al suo volto giovanile(dipinto nel Trecento da Puccio Capanna pittore di scuola Fiorentina che fu molto attivo ad Assisi) l’idea del villaggio Da-vi (Dante Vita) Nascerà ad Assisi il villaggio DA.VI (Dante Vita). Un gruppo di studio coordinato dallo Psicologo e psicoterapeuta Gilberto Di Benedetto, sta studiando insieme a medici ed architetti un centro per il recupero e il sostegno psicologico delle persone affette dalla sindrome da debito ingiusto. La sindrome del debito ingiusto colpisce gli imprenditori in difficoltà ed i sintomi vanno da un forte esaurimento che può degenerare in “delirio di rovina” a disturbi cardiocircolatori finanche all’eccesso di alcol e fumo oppure ancora la totale asocialità ed è stata inquadrata fra le malattie del III millennio. L’ideatore è promotore del progetto, Dott Gilberto Di Benedetto, in una breve nota ha affermato: Viviamo in una società” malata, devastata dal consumismo che crea una distonia attraverso la pubblicità tra quello che si desidera e quello che si possiede. Molti sovra indebitati a volte non riescono e gestire la propria azienda e le proprie entrate con accurata pianificazione e spirito di sacrificio. Ne consegue che le uscite a volte sono superiori alle entrate per una cattiva gestione patrimoniale unita ad una tendenza a spendere più di quello che si guadagna. Per rieducare il sovra indebitato ed aiutarlo ad uscire dal baratro del debito dobbiamo eliminare dalla sua vita i rami secchi e le credenze negative accumulatesi a causa dei debiti. In onore a San Francesco tra le varie tecniche di recupero del sovra indebitato ho pensato coinvolgere i pazienti nella coltivazione orto. L’orto è uno spazio di terreno, recintato, destinato a coltivare e produrre vegetali per l’alimentazione. Un adagio toscano recita: “l’orto vuole l’uomo morto”, al di là della rima incerta, il concetto è chiaro: occorre un grande impegno per massimizzare la produzione sul piano quantitativo e qualitativo. Chiederemo alle fondazioni bancarie di sostenere finanziariamente l’iniziativa conclude il dot. Di Benedetto. Alfio Moretti

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Finanza.tech annuncia la partnership con Stantup Service

Posted by fidest press agency su giovedì, 19 Maggio 2022

Finanza.tech S.p.A. Società Benefit – fintech company quotata su Euronext Growth Milan – comunica la partnership con Stantup Service, leader nello start-up di nuovi reseller nel settore energia. La collaborazione tra le due realtà nasce con l’obiettivo di mettere i servizi di consulenza finanziaria di Finanza.tech a disposizione degli operatori del mercato libero dell’energia che Stantup Service assiste nelle attività di start-up. Un aiuto concreto a 360 gradi, in un momento in cui le PMI, specialmente nei settori energivori, faticano sempre più a conciliare la sostenibilità della produzione con i costi dell’energia in aumento esponenziale. La peculiarità che accomuna le due realtà, oltre alle origini salernitane, è la centralità del ruolo del digitale all’interno dei modelli di business. Finanza.tech è un financial enabler – ovvero abilitatore tecnologico di nuovi prodotti e processi nel mondo finanziario – e si occupa di fornire consulenza finanziaria alle PMI in modo semplice e innovativo. Grazie ad un algoritmo proprietario, è in grado di interpretare i dati finanziari delle imprese ed identificare i loro bisogni latenti proponendo all’impresa le soluzioni e i prodotti finanziari più adatti a rispondere alle esigenze emerse durante l’analisi. Tutto avviene in maniera interamente digitale. Tutti gli utenti hanno la possibilità di ottenere, con un click, un dossier che fornisce una fotografia generale dello stato economico-finanziario dell’azienda e di incrociare le proprie esigenze con le offerte di decine di istituti di credito, tradizionali o fintech, in modo automatico e istantaneo. Stantup Service è una società che, in soli 4 anni, è cresciuta del + 154%. Attiva nei settori di Business Process Outsourcing (BPO) e Information Technology (IT), offre consulenza, servizi in outsourcing, formazione e tecnologia agli operatori del mercato libero dell’energia. Il suo focus specifico è quello di gestire lo start-up di nuovi reseller grazie all’applicazione del metodo “Reseller da Zero”, che consiste in un modello in white label, con tutto ciò che occorre per gestire e far crescere un fornitore di energia elettrica e gas naturale.

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Alitalia/Ita e Montepaschi. Finanza di regime… fallimentare

Posted by fidest press agency su sabato, 4 settembre 2021

In questa estate si è consumato meno del solito il dibattito su alcune mostruosità finanziarie del nostro Stato, Alitalia/Ita e Montepaschi. I soldi dei contribuenti, però, nonostante urgenze come covid e Afghanistan, vengono indirizzati verso il mantenimento di queste aziende decotte.Alitalia è costata al contribuente una decina di miliardi e verrà mandata a casa non pagando debiti e prestiti. Sarà sostituita da Ita che, nonostante le restrizioni imposte dall’Ue, ha tutte le caratteristiche di gigantismo e pretesa finanziaria di Alitalia, e votata a bilanci in rosso, sempre a spese dello Stato. Ita parte con una cinquantina di aerei e cinquemila dipendenti (tutto pianificato per crescere nel tempo): un gigante che dovrebbe fare concorrenza alle low cost che sono ovunque nei cieli nazionali ed europei, e concorrenza con 7 aerei ai big mondiali intercontinentali. Tra qualche anno sarà piena di debiti e forse si farà avanti qualche big del cielo interessato all’unico patrimonio in loro possesso, gli slot di Linate e Fiumicino. E, ovviamente, siamo pronti al ritornello dell’importanza di avere una compagnia di bandiera e ad altri nostri soldi riversati nel suo nuovo pozzo senza fondo.Montepaschi ci è costata finora 5 miliardi e dovrà essere venduta entro marzo 2022 altrimenti, non potendo restituire i prestiti di Stato, è destinata al fallimento. Unicredit è interessata ad acquistarla senza debiti e tagliando 5.000 lavoratori… un “affare” che i contribuenti pagheranno tra i 6 e gli 8 miliardi. E’ da tempo che avrebbe potuto/dovuto fallire, ma è vigente la filosofia che le banche non falliscono mai.Insomma, una ventina di miliardi che avrebbero potuto ben essere utilizzati per, cancellando il passato, avviare nuove aziende.Perché questo non accade? I partiti al potere, coi loro interessi spacciati per impegni di pubblica utilità, ne sono responsabili. Anche i sindacati, in piccola parte, con politiche di difesa di posti di lavoro dove quest’ultimo è solo quello che viene pagato da altri lavoratori. Questo lo chiamano mercato e concorrenza…. Vincenzo Donvito, Aduc

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L’appello di papa Francesco per regolamentare la finanza

Posted by fidest press agency su mercoledì, 19 Maggio 2021

Di Mario Lettieri e Paolo Raimondi. Che di fronte al dilagare incontrollato della finanza speculativa sia necessario “rivolgersi alla preghiera”, è uno schiaffo morale ai governi e alle istituzioni economiche internazionali preposte al controllo e alla regolamentazione dell’economia, della moneta e dei settori finanziari. E’, però, l’ammissione della loro incapacità d’intervento e della sottomissione al “mercato senza leggi” e al laissez faire più spregiudicato. Dinanzi all’intollerabilità della situazione, papa Francesco si è sentito in dovere di richiamare i credenti e i laici con un video dedicato alla preghiera per una “finanza giusta, inclusiva e sostenibile”. Egli afferma che “mentre l’economia reale, quella che crea lavoro, è in crisi – quanta gente è senza lavoro! – i mercati finanziari non sono mai stati così ipertrofici come sono ora. Quanto è lontano il mondo della grande finanza dalla vita della maggior parte delle persone! La finanza, se non viene regolamentata, diventa pura speculazione animata da politiche monetarie. Questa situazione è insostenibile. È pericolosa. Per evitare che i poveri tornino a pagarne le conseguenze, bisogna regolamentare in modo rigido la speculazione finanziaria.”. Ricorda che la finanza deve essere uno strumento per servire le persone e per prendersi cura della casa comune e fa un appello “perché i responsabili della finanza collaborino con i governi, per regolamentare i mercati finanziari e proteggere i cittadini in pericolo.” In pratica riprende il discorso avviato nel 2015 con l’enciclica Laudato sì” in cui si afferma che “la finanza soffoca l’economia reale. Non si è imparata la lezione della crisi finanziaria mondiale”. Secondo Francesco non è una questione di teorie economiche ma della loro applicazione fattuale nell’economia. Il mercato da solo non può garantire lo sviluppo umano integrale e l’inclusione sociale, né la protezione dell’ambiente e dei diritti delle generazioni future. Nell’enciclica citata si sostiene: “La politica non deve sottomettersi all’economia e questa non deve sottomettersi ai dettami e al paradigma efficientista della tecnocrazia… Il salvataggio ad ogni costo delle banche, facendo pagare il prezzo alla popolazione, senza la ferma decisione di rivedere e riformare l’intero sistema, riafferma un dominio assoluto della finanza che non ha futuro e che potrà solo generare nuove crisi dopo una lunga, costosa e apparente cura”. Secondo noi la crisi finanziaria del 2007-2008 ne è la prova: sarebbe stata l’occasione per sviluppare una nuova economia, non solo più attenta ai principi etici, ma, soprattutto, per regolamentare l’attività finanziaria speculativa e la ricchezza virtuale. Purtroppo non è stato così. Certo, sono concetti che papa Francesco ripete ormai costantemente. Lo ha fatto anche recentemente nell’enciclica “Fratelli tutti” e con molto coraggio anche nella lettera inviata al meeting della Banca Mondiale e del Fondo Monetario Internazionale, svoltosi lo scorso aprile. Egli afferma che “è ora di riconoscere che i mercati — specialmente quelli finanziari — non si governano da soli. I mercati devono essere sorretti da leggi e regolamentazioni che assicurino che operano per il bene comune, garantendo che la finanza – invece di essere meramente speculativa o finanziare solo sé stessa – operi per gli obiettivi sociali tanto necessari nel contesto dell’attuale emergenza sanitaria globale”. Ci preme sottolineare che la preghiera del papa ha avuto anche qualche orecchio attento. La Federcasse, la Federazione italiana delle Banche di Credito Cooperativo, una rete di 250 banche cooperative di comunità con un milione e 350 mila soci, l’ha fatta sua. Del resto essa fa della vicinanza al territorio, alle famiglie e ai piccoli imprenditori e artigiani la sua mission. In merito, il direttore generale Sergio Galli ha ribadito che “occorre elaborare nuove forme di economia e finanza realmente orientate al bene comune e rispettose della dignità umana”. Naturalmente le tematiche affrontate da papa Francesco sono tali che oggettivamente impongono ai governi decisioni rapide e stringenti. In questi giorni da più parti si sollecita il superamento dei brevetti sui vaccini. Tema che va affrontato. Si consideri che, mentre nei paesi industrializzati una persona su 4 ha già ricevuto almeno una dose di vaccino, nei paesi poveri, invece, l’ha avuta una su 500. Il caso più odioso è sicuramente quello dell’India, dove si produce il 70% dei vaccini mondiali, ma non per i propri cittadini, bensì per l’export. Mario Lettieri già sottosegretario all’Economia e Paolo Raimondi economista

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Le sfide che attendono banca e finanza

Posted by fidest press agency su martedì, 27 aprile 2021

Il prossimo 11 maggio i principali protagonisti del mondo del credito e della finanza si confronteranno in tre sessioni (ore 9.30 – 16) in diretta streaming su http://www.eccellenzedimpresa.it per un’ampia riflessione a più voci sui grandi temi e le sfide che attendono il mondo del credito alla luce dell’innovazione tecnologica, del processo di raggruppamento degli istituti e della ripresa economica post pandemia. “La ripresa che tutti ci auspichiamo dovrà poter contare sul supporto del sistema bancario. Si dovranno trovare anche nuovi strumenti finanziari per raccogliere e indirizzare il risparmio privato. L’Italia resta uno dei Paesi con i più alti tassi di risparmio personale, una risorsa importante che potrebbe essere utilizzata per favorire la crescita del sistema economico del Paese.” aggiunge Ugo Loeser, amministratore delegato di Arca Fondi SGR e che proprio su questo tema coordinerà la tavola rotonda del pomeriggio.Apriranno i lavori del Forum Enrico Sassoon, direttore di Harvard Business Review Italia e presidente di Eccellenze d’Impresa, Massimo Gaudina, capo della Rappresentanza a Milano della Commissione europea che dà il patrocinio all’iniziativa, Rony Hamaui, segretario generale di ASSBB Associazione per lo Sviluppo degli Studi di Banca e Borsa e docente presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, e Angelo Tantazzi, presidente di Prometeia. Nella prima sessione, dedicata ai nuovi modelli strategici e operativi che caratterizzano l’evoluzione del sistema bancario, interverranno, moderati da Nazzareno Gregori, presidente di ASSBB e direttore generale di Credito Emiliano: Patrizia Grieco presidente di MPS, Giuseppe Latorre partner e head of Financial Services di KPMG, Elena Lavezzi head of Southern Europe di Revolut, Giuseppe Lusignani vicepresidente di Prometeia, Giovanni Sabatini, direttore generale di ABI e Davide Serra amministratore delegato di Algebris Investments.La successiva sessione avrà come tema centrale la riflessione sul vortice della trasformazione digitale. A parlare di nuovi protagonisti, nuova organizzazione e nuovi sistemi di pagamento si alterneranno: Ugo Cotroneo managing director & partner di Boston Consulting Group, Elena Goitini amministratore delegato di BNL BNP Paribas, Alessandra Losito direttrice generale di Pictet Wealth Management Italia, Roberto Nicastro presidente di Aidexa, Ignazio Rocco ceo di Credimi e Pietro Sella ceo di Sella Group, moderati da Angelo Tantazzi, presidente di Prometeia.L’ultima sessione lancerà uno sguardo oltre la crisi, analizzando gli strumenti finanziari migliori per sostenere lo sviluppo. Coordinati da Ugo Loeser ceo di Arca Fondi SGR, interverranno: Ugo Bassi direttore Mercati finanziari della Commissione europea, Raffaele Jerusalmi amministratore delegato di Borsa Italiana che patrocina l’evento, Monica Mandelli managing director di KKR, Victor Massiah past president di ASSBB, Giovanni Sandri country head for Italy di BlackRock e Giovanni Tamburi presidente di Tamburi Investment Partners.Prima delle conclusioni dell’intensa giornata di lavori, affidate al presidente di GEA – Consulenti di direzione Luigi Consiglio, interverrà Alessandra Perrazzelli, vicedirettrice generale di Banca d’Italia.

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Usb: Governo costruito per servire la finanza

Posted by fidest press agency su martedì, 16 febbraio 2021

l governo Draghi è costruito a tavolino per servire la finanza, ristrutturare il lavoro, obbedire alla BCE e all’Unione Europea, con dentro tanti fedelissimi travestiti da tecnici. Preoccupa non poco la pattuglia di politici chiamati a sovrintendere al mondo del lavoro. L’attribuzione del Mise al leghista Giorgetti fa intravvedere una pessima sorte per gli oltre 140 tavoli di crisi in attesa delle soluzioni che non arrivano da troppo tempo, a cominciare dalle sorti di Alitalia e di ArcelorMittal; il ritorno di Brunetta alla Funzione Pubblica rinfocolerà gli attacchi ai lavoratori pubblici e rimetterà in moto quei provvedimenti da lui introdotti col governo Berlusconi e messi in soffitta da tutti i ministri che si sono poi succeduti a Palazzo Vidoni; l’ingresso del vice segretario del PD Orlando al Ministero del Lavoro segnerà di fatto un connubio inscindibile con Cgil Cisl Uil e una stretta obbedienza in materia di salari, pensioni, reddito ai diktat dell’Unione Europea.Il governo di “tutti sul carro del Recovery Fund” si prefigura per quello che si poteva già capire dell’investitura di Draghi, un governo che scaricherà il peso del debito gigantesco sulle spalle delle masse popolari e dei lavoratori, che ristrutturerà ancora il mondo del lavoro in nome di una digitalizzazione e transizione ecologica che verranno declinate attraverso un enorme processo di trasformazione che chiuderà produzioni non competitive, espellerà centinaia di migliaia di lavoratori, riorganizzerà la pubblica amministrazione e utilizzerà la digitalizzazione per tagliare ulteriormente le funzioni sociali dello Stato, favorendo privatizzazioni e svendite di patrimonio collettivo e gioielli di famiglia.Un governo che si prepara a lasciare ancora più indietro il Meridione, privilegiando il sistema delle imprese del Nord e favorendo ancora di più l’aumento delle disuguaglianze sociali e territoriali.Ci auguriamo che tutti coloro che si sono fatti abbagliare dalle favole belle con cui l’intero mondo dei mass media ha beatificato in queste settimane l’ex presidente della BCE comprendano, leggendo con attenzione i nomi dei ministri, che non un mondo di fiabe abbiamo di fronte ma quello, ben più realistico, della guerra di classe.L’USB è già in movimento per costruire le mobilitazioni per contrastare le scelte antipopolari che il governo Draghi si prepara a promuovere, sia sul piano delle singole categorie che su quello più generale.Ci sarà bisogno di una grande e duratura mobilitazione generale che metta in moto un vasto arco di settori sociali e politici per invertire la tendenza e questo è l’impegno che l’USB assume per i prossimi mesi.

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Introduzione dell’indice DESI nel documento di economia e finanza

Posted by fidest press agency su domenica, 1 novembre 2020

“L’approvazione degli impegni delle mozioni di maggioranza e opposizione, in cui era presenta anche una mozione di FDI, per l’introduzione dell’indice DESI nel documento di economia e finanza, con monitoraggio annuale e non triennale come indicato precedentemente, è un passo in avanti per le politiche pubbliche dell’innovazione e per la centralità del digitale nella politica economica. Inoltre, grazie a Fratelli d’Italia è stata introdotta la “parlamentarizzazione” del dibattito sulle politiche di digitalizzazione, anche in funzione dei progetti da sottoporre alla Commissione Europea per i fondi del Recovery Plan. La maggioranza ha ascoltato l’opposizione sui termini temporali del monitoraggio, che deve essere tempestivo l’Italia si colloca al terzultimo posto dell’indice DESI in questo anno, una posizione che evidenzia la debolezza dell’esecutivo sui temi del digitale e delle infrastrutture per le telecomunicazioni. L’approvazione degli impegni, fra cui quello di Fratelli d’Italia, garantisce un chiaro indirizzo del governo per l’utilizzo dei fondi in arrivo dall’Europa per gli obiettivi di politica digitale e la copertura della banda larga, con meccanismi di misurazione specifici: le reti hanno mostrato di essere parte integrante delle nostre vite, specialmente durante l’emergenza sanitaria”. Lo dichiarano i deputati Alessio Butti e Federico Mollicone, rispettivamente responsabile TLC e responsabile Innovazione di Fratelli d’Italia.

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I cicli in finanza: perché esistono e cosa farne?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 16 settembre 2020

La maggior parte delle persone che parla dei cicli, lo fa con l’intento di poter prevedere l’andamento futuro dei mercati finanziari. Il fatto che una cosa sia ciclica significa che conoscendo la fase attuale nella quale mi trovo, posso ragionevolmente inferire quale sarà la prossima. In alcuni casi, come in alcune varianti delle così dette “Onde di Elliot”, i cicli sconfinano quasi in una sorta di fede con il risultato che quando i fatti non concordano con le credenze, si cerca di “aggiustare i fatti”, con qualche vigorosa “martellata metaforica”, pur di farceli stare.
Non esiste una definizione rigorosa di ciclo economico o finanziario. E’ un concetto abbastanza sfumato che indica l’alternarsi di periodi nei quali determinati valori hanno la tendenza a crescere, alternati a periodi nei quali vi è una tendenza opposta. Fra i due, in genere, vi sono delle fasi contrastate nelle quali non prevale nessuna delle due tendenze. Essendo il concetto così impreciso è evidente che sia possibile farci rientrare praticamente qualsiasi cosa.
I cicli esistono poiché le interazioni fra le parti di un qualunque sistema in natura sono generalmente fondate su meccanismi di retroazione. Proviamo a spiegare questo semplice concetto in modo più semplice con un esempio. Quando una persona fa un mutuo per comprare una casa, nel momento in cui accende il mutuo, una notevole quantità di denaro viene letteralmente creata nel sistema e questo denaro fa sì che una serie di soggetti economici aumentino il proprio reddito. Questo nuovo reddito verrà in parte speso e genererà ulteriore reddito alimentando l’effetto positivo.E’ come dire che tutti gli esseri umani hanno tendenzialmente due gambe, due braccia, un busto ed una testa. Però le varianti di questa struttura sono praticamente infinite.
Studiare le dinamiche di questo genere di cicli ci aiuta ad ipotizzare alcuni sviluppi, ma in modo comunque troppo vago. E’ molto ragionevole ipotizzare, ad esempio, che dovrà esserci un periodo di reflazione. Questo lo ipotizziamo sulla base della dinamica dei cicli. Non possiamo però sapere a priori se serviranno 3 anni o 5 anni affinché questo fenomeno prenda corpo. Non possiamo sapere se questo aumento sarà molto graduale o più repentino.Sappiamo che i mercati azionari, nel loro complesso, attraversano fasi in ascesa piuttosto prolungati con movimenti, mediamente, meno accentuati seguiti da fasi più brevi di discese forti e talvolta violente. Questo è un fatto ed è dovuto, appunto alle dinamiche interne ai cicli. Non sappiamo esattamente come si verificherà (quando ed in che misura), ma sappiamo che si verificherà con quella struttura. Mentre si verifica una discesa, non potremo dire se terminerà dopo un mese, tre mesi o un anno e non potremo sapere se terminerà con un -20%, -30% o magari -50%! La differenza, apparentemente sottile, ma sostanziale, è fra provare ad anticipare i mercati per tentare di avere degli extra-guadagni, aumentando i rischi, oppure adattarsi alle nuove situazioni sui mercati una volta che queste sono già emerse per aumentare la probabilità di raggiungere i propri obiettivi di vita. Alessandro Pedone, responsabile Aduc Tutela del Risparmio. (abstract)

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Da oggi gli score del calciomercato come in finanza

Posted by fidest press agency su martedì, 15 settembre 2020

Qual è la più grande passione degli italiani? Il calcio, ovviamente. Allo stadio o davanti a uno schermo tv ci si trasforma tutti in allenatori e, in attesa che riparta il campionato, a tenere banco nelle discussioni da bar c’è lui: il calciomercato. Croce e delizia del tifoso, si attende con trepidazione di sapere quali siano i colpi delle più importanti società italiane ed europee. Ma esiste un metodo scientifico per valutare un acquisto o una cessione? È qui che scende in campo Moneyfarm, società di gestione del risparmio con approccio digitale, con il Moneyfarm Score, un algoritmo di valutazione sviluppato esaminando circa 100 colpi di mercato della scorsa estate su cui si è costruito, in base alle statistiche dei giocatori a giugno 2019, un modello predittivo del valore del calciatore. Come consulenti finanziari in Moneyfarm sono abituati a utilizzare numeri e algoritmi per valutare ogni possibile mossa sui mercati finanziari, perché non applicare le stesse logiche agli acquisti del calciomercato? È così che è venuta l’idea di creare un modello ad hoc per dare un voto ai colpi di mercato delle squadre di Serie A. Si tratta di un esperimento che vuole offrire ai tifosi una lettura più scientifica sugli acquisti della propria squadra del cuore, provando a fare luce su alcuni degli aspetti finanziari ed economici legati al calciomercato.Il Moneyfarm Score viene elaborato, basandosi su parametri quantitativi, tramite un modello sviluppato grazie ad alcune delle metodologie e tecnologie che Moneyfarm è solita usare per la gestione degli asset finanziari. Il punteggio mira a offrire una valutazione relativa del colpo di mercato, cioè parametrata a quanto speso dal club e non solo al valore assoluto del giocatore. Ad esempio: se prendo un giocatore parametro 0 lo score sarà nettamente più alto che prendendo lo stesso giocatore pagato 30 milioni. Così un giocatore di buon livello comprato a molto poco potrebbe ottenere lo score più alto di un top player pagato a pieno prezzo. Moneyfarm costruisce il punteggio attraverso la valutazione di alcuni dati statistici dei calciatori e modelli di regressione (sviluppati regredendo statistiche come, per esempio, i gol, l’età, il team di provenienza, i trofei vinti, le presenze in Champions League, il risalto mediatico del calciatore) stimando così il fair value del calciatore. Questo valore viene poi parametrato al costo dello stipendio e al costo del cartellino così da ottenere il punteggio.Moneyfarm ha quindi applicato al calcio le stesse modalità con cui opera per valutare i migliori asset finanziari da inserire nel portafoglio dei propri clienti. Il team di gestione Moneyfarm, infatti, ha sviluppato dei software e degli algoritmi che aiutano a prevedere le prospettive di rischio e rendimento di ogni asset. Il parallelo con il mondo degli investimenti, adesso, è più che evidente. Vincenzo Cuscito, Senior Investment Consultant di Moneyfarm racconta: “Nel calcio, come in finanza, i numeri non sono tutto ed esistono sfumature e aspetti intrinsechi che gli algoritmi non riescono a cogliere, per questo tutte le nostre scelte di investimento sono convalidate da una squadra di esperti. In entrambi i casi si tratta di un’attività che richiede una stima del costo opportunità di ogni asset e di prevedere il loro rendimento nel tempo. Per fare ciò è necessario analizzare la realtà attraverso i dati, osservare i numeri e trasformarli in trend grazie a statistiche e algoritmi. Lo score è un esperimento che mira a offrire ai tifosi uno spunto in più per valutare i colpi di mercato. Non vediamo l’ora di mettere il nostro algoritmo alla prova, così da poter raccogliere i dati necessari per affinarlo ulteriormente in vista delle prossime sessioni di mercato”.Le statistiche di Moneyfarm sul calciomercato si potranno leggere grazie alla collaborazione con Dazn, sui siti di Calciomercato.com, Goal.com e Calcioefinanza.it. Per maggiori informazioni: bit.ly/Moneyfarm_calciomercato.

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È chi lavora nel mondo della finanza il più stressato d’Italia

Posted by fidest press agency su venerdì, 21 agosto 2020

Sono i settori bancario, assicurativo e delle intermediazioni sono quelli dove ben il 93% degli intervistati ha dichiarato di sentirsi costantemente sotto pressione.I numeri emergono dalla survey “The Workforce View 2020 – Volume Uno” realizzata da ADP, multinazionale leader nell’ambito della gestione delle risorse umane, che ha intervistato circa 32500 lavoratori in tutto il mondo, 2000 in Italia, esplorando le opinioni dei dipendenti riguardo alle problematiche attuali sul posto di lavoro e il futuro che si aspettano.Al primo posto appunto il settore della finanza, con una percentuale del 93%, seguono i servizi professionali con il 90% (pubblicità, pubbliche relazioni, consulenza, servizi commerciali, legale, contabilità, architettura, ingegneria, progettazione di sistemi informatici) e chi lavora nel campo media / informazione (editoria, radio, televisione, cinema…) con l’87%. Una media molto alta se si tiene conto che quella italiana e del 66%.Dalla medesima analisi, è emerso poi come il 30% dei lavoratori del mondo della finanza faccia almeno 5 ore di straordinari a settimana, il 25% arriva a 10 ore settimanali, il 6% fino a 15 ore mentre il 5% fino a 20 ore.Il 45% pensa inoltre di essere pagato correttamente per le proprie capacità e esperienza, il 31% pensa di essere sottopagato, il 33% vorrebbe avere più responsabilità, più autonomia e un ruolo più senior, il 7% pensa invece di ricoprire un ruolo per cui non è abbastanza qualificato.I motivi causa di stress sono molteplici: ansia del risultato, eccessiva mole di lavoro, senso di frustrazione derivante da una paga poco premiante o da una carriera che stenta a decollare nonostante i numerosi sacrifici, ma anche la preoccupazione di non poter coniugare al meglio lavoro e vita privata.
Attualmente, alle classiche cause, bisogna aggiungere lo stress da Covid-19: i problemi di autoisolamento e sicurezza sul lavoro incidono molto sui lavoratori, mentre il “superlavoro” rappresenta un rischio per chi lavora in smartworking, ovvero per chi si trova a dover imparare a gestire un tempo lavorativo che entra ormai prepotentemente in quello famigliare o privato.

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Impatti negativi sul clima del settore della finanza italiana

Posted by fidest press agency su venerdì, 1 Maggio 2020

In contemporanea con l’Assemblea dei soci di Intesa Sanpaolo, Greenpeace Italia e Re:Common lanciano un nuovo studio che analizza gli impatti negativi sul clima del settore della finanza italiana. Nel report “Finanza fossile”, le due organizzazioni mostrano infatti nel dettaglio il ruolo che le più grandi banche, le compagnie assicurative e i fondi di investimento italiani hanno nel peggioramento dell’emergenza climatica.Nel 2019, la finanza italiana ha causato 90 milioni di tonnellate di CO2, più delle emissioni dell’intera Austria in un anno. Le due maggiori banche italiane, Intesa Sanpaolo e UniCredit, sono responsabili di oltre 75 milioni di tonnellate di CO2, e si pongono al vertice di questa non invidiabile classifica.«La crisi sanitaria che stiamo vivendo ci insegna a dare ascolto alla scienza, un concetto che si deve estendere al contrasto alla crisi climatica in corso», dichiara Luca Iacoboni, responsabile della Campagna Energia e Clima di Greenpeace Italia. «Proprio la comunità scientifica dice chiaramente da tempo che dobbiamo smettere di bruciare gas, petrolio e carbone per limitare le peggiori conseguenze dei cambiamenti climatici. Anche banche e assicurazioni dovrebbero dare il proprio necessario apporto alla lotta all’emergenza climatica, eppure fino a oggi hanno solo contribuito ad aggravare la situazione, nascondendosi dietro operazioni di puro greenwashing».
Come emerge dai dati dello studio, Intesa Sanpaolo e UniCredit sono insieme responsabili dell’equivalente di quattro volte il volume di emissioni di tutte le centrali a carbone d’Italia. UniCredit è oggi la banca italiana con il più alto livello di emissioni (37 milioni di tonnellate di CO2), mentre Intesa è al secondo posto con 35 milioni di tonnellate. Se la scalata del gruppo torinese ad Ubi Banca dovesse andare a buon fine, Intesa balzerebbe in testa alla graduatoria.«Mentre si nascondono dietro a operazioni di facciata, istituti come Intesa Sanpaolo e UniCredit continuano a finanziare i più grandi inquinatori del Pianeta, come Eni, Shell e Gazprom», dichiara Alessandro Runci, campaigner di Re:Common. «Intesa Sanpaolo, che oggi tiene la sua Assemblea dei soci a porte chiuse e senza possibilità di partecipazione da remoto, è inoltre una delle pochissime banche in Europa a non avere ancora adottato alcuna policy sui combustibili fossili».Per le due organizzazioni, in questo momento di crisi economica è fondamentale che gli aiuti pubblici alle imprese inquinanti siano condizionati a dei piani di decarbonizzazione in linea con gli accordi di Parigi. Un criterio che dovrebbe essere adottato da tutto il settore finanziario, banche incluse. Per questa ragione Greenpeace e Re:Common chiedono a istituti bancari, compagnie assicurative e fondi di investimento di smettere immediatamente di finanziare il comparto del carbone e l’espansione di tutti i combustibili fossili.

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Market timing e finanza comportamentale: con i piani di accumulo l’investimento può rendere il doppio

Posted by fidest press agency su venerdì, 17 aprile 2020

A cura di Paolo Paschetta, Country Head Italia di Pictet Asset Management. Il Covid-19 genera panico anche sui mercati. Il crollo violento e concentrato di tutti i listini azionari nelle ultime due settimane è la testimonianza più evidente di questo sentimento e del conseguente panic selling. Un errore tipico che può essere superato se si adotta la strategia di investimento propria dei piani di accumulo, ovvero una modalità di accesso al mercato graduale, che si basa su sottoscrizioni periodiche di importi modulati sul profilo di rischio del cliente. Un approccio che aiuta a mettere da parte le emozioni e abbatte la volatilità limitando le perdite nelle fasi Orso, ma riuscendo a intercettare praticamente per intero i rialzi (di cui, invece, nel lungo periodo, l’investitore medio perde una metà).La crisi che abbiamo iniziato ad attraversare è senza precedenti nell’era contemporanea. A differenza della maggior parte delle altre crisi degli ultimi 20 anni, non deriva da una crepa nel sistema economico o finanziario, ma è scaturita da un fattore totalmente esogeno, una gravissima emergenza sanitaria globale. L’ultimo decennio d’altronde, quello del ciclo più lungo della storia, è stato caratterizzato da performance eccezionali di tutte le asset class: l’equity ha segnato tra il 100 e il 200% e l’obbligazionario tra il 50 e il 100%. Ma è stato anche il meno amato di sempre: prova ne sia il 2019, anno in cui un portafoglio bilanciato avrebbe reso di più che in qualsiasi altro anno dal 1980 e in cui, mentre i mercati azionari hanno restituito un rendimento tra il 25 e il 30%, i fondi azionari in Italia hanno segnato una raccolta negativa per oltre 2,4 miliardi (https://bit.ly/343TYF7).
Un’analisi della rivista Advisors Perspective calcola, per esempio, che oltre il 70% delle perdite accumulate dagli investitori dell’S&P 500 negli ultimi 35 anni dipendano da dieci periodi di crolli molto brevi (limitati a un mese) recuperati nell’85% dei casi in tre mesi e nel 93% entro un anno. Che sia stato il panico a generare le perdite lo dimostra il tasso di deflussi che nei periodi di crisi passa dal 2,7% mensile al 5,16% sul principale listino americano (https://bit.ly/342vlsB). I dati storici confermano che gli investitori che non sono usciti dal listino nel corso dell’anno successivo, ne hanno beneficiato (in nove casi su dieci, l’eccezione è il crollo delle Twin Towers nel settembre 2001 in cui il mercato ha necessitato di più tempo per ritornare ai valori pre-crisi).
Una ricerca di marzo 2020 realizzata della società di ricerca indipendente Dalbar dal titolo “Quantitative Analysis of Investor Behavior” rileva che un investitore azionario medio Usa abbia perso, negli ultimi trent’anni, circa la metà del guadagno potenziale (https://bit.ly/2UA4VuX). Soprattutto in un contesto di elevata volatilità come quello attuale, la tempistica con cui si effettua un investimento può avere un impatto significativo sui risultati conseguiti, come ci insegna il passato. Spalmare il proprio investimento nel tempo riduce il rischio di incappare in un punto di ingresso sfavorevole. Simulando, invece, che ogni giorno sin dal lancio del fondo (ottobre 2008) sia partito un Pac da 1000€ di versamento inziale e 36 rate mensili da 100€ sul Pictet-Global Megatrend Selection (che racchiude al suo interno 10 strategie tematiche di Pictet equipesate, con ribilanciamento mensile), il risultato sarebbe che nessun investimento avrebbe registrato un rendimento negativo nell’arco dei 3 anni del Pac, ossia ipotizzando un disinvestimento totale al termine del piano. La performance media registrata è del +21%. Al di là del contesto di crisi illustrato negli esempi precedenti, il principale beneficio dell’investimento tramite Pac rispetto all’investimento in un’unica soluzione è quello di ridurre la volatilità. Mediare i punti di ingresso, infatti, fa sì che in media i Pac presentino una volatilità dimezzata rispetto ai Pic (investimenti in un’unica soluzione).I Pac consentono quindi di rendere più rigoroso l’approccio agli investimenti perché si basano su versamenti periodici, con un orizzonte temporale determinato. A intervalli regolari, l’investitore incrementa la cifra affidata in gestione, rimuovendo in tal modo il timing che, come abbiamo visto, è uno degli elementi più rischiosi e difficili da gestire.Ultimo, ma non meno importante, si tratta di strumenti estremamente flessibili e adattabili alle diverse esigenze di chi investe. Nati per i piccoli patrimoni, si adattano anche a investitori Hnwi (High net worth individual). Inoltre, da una parte sono ideali per aiutare i più giovani a costruire un patrimonio nel tempo, mettendo da parte anche piccoli importi mensili per un periodo di tempo prolungato (fino a 15 anni e oltre). E all’estremo opposto, oggi ancor più di prima, sono indicati anche per chi possiede ingente liquidità da investire, ma non si fida dell’andamento volatile dei mercati e predispone quindi piani magari di durata più corta (anche pochi mesi), ma per versamenti periodici più sostanziosi. (Abstract- fonte: Pictet Asset Management)

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Il coronavirus e l’urgenza di una riforma della finanza

Posted by fidest press agency su venerdì, 27 marzo 2020

di Mario Lettieri già sottosegretario alle Finanze e Paolo Raimondi economista. In un momento in cui la pandemia da coronavirus impone delle riorganizzazioni e dei limiti di comportamento al singolo cittadino e alle istituzioni politiche, sociali ed economiche dei vari Paesi, è grave e inaccettabile che la finanza si comporti in modo irresponsabile. Proprio come ha sempre fatto sia prima che dopo la grande crisi del 2008. E’ fuorviante dare la responsabilità per gli sconquassi finanziari in corso solo al coronavirus. La pandemia è l’equivalente di un disastroso evento geopolitico che può scatenare una nuova e pericolosa crisi in una situazione già precaria. Negli ultimi 10 anni l’intero sistema economico-finanziario ha peggiorato la sua situazione, in tutti i settori. In rapporto al Pil mondiale e regionale i debiti pubblici e quelli corporate, delle imprese private, sono, purtroppo, aumentati di molto. Varie bolle finanziarie, soprattutto negli Usa, ma anche altrove, Cina compresa, sono cresciute. Si tratta dei derivati otc e delle bolle dei mutui immobiliari, per l’acquisto di auto e in generale dei debiti per i consumi, persino quelli per i prestiti agli studenti. Anche la borsa di Wall Street, e in misura minore le altre, è cresciuta a dismisura, in modo ingiustificato e per niente proporzionale al reale andamento delle imprese quotate. Per esempio, nel giro di poche ore il prezzo del petrolio è sceso del 30% portando il costo del barile intorno ai 30 dollari. E’ stato chiaramente provocato da una mossa geopolitica dell’Arabia Saudita contro la Russia, l’Iran e la Cina. Ovviamente con l’appoggio americano. Sarebbe sciocco pensare che sia dovuto soltanto alle contrazioni produttive in Cina o agli annunci relativi alla domanda e l’offerta del mercato. L’operazione, invece, è stata condotta attraverso “preparate” operazioni finanziarie speculative, futures e altri derivati, mirate al ribasso. Una mossa che, nell’intenzione di chi l’ha pensata, avrebbe dovuto piegare in brevissimo tempo le resistenze russe. Così non è stato e non è, in quanto la Russia, ci sembra, da tempo si è preparata a simili evenienze. La conseguenza sembra colpisca, invece, il mondo delle obbligazioni americane. Infatti, titoli per oltre 140 miliardi di dollari emessi da imprese energetiche americane minori, potrebbero in breve tempo finire tra i junk bond ad alto rischio, cioè diventare “obbligazioni spazzatura”. Perderebbero lo status di “investment grade”, per cui i possessori istituzionali, come le assicurazioni e i fondi pensione, dovrebbero disfarsene. Se l’attuale andamento del mercato petrolifero dovesse prolungarsi, altre obbligazioni, già con il penalizzante rating della tripla B, per 320 miliardi di dollari, potrebbero cadere nel famoso bidone della spazzatura. Si consideri che nel settore dell’energia degli Usa vi sono altre obbligazioni a rischio ammontanti a circa 2.000 miliardi di dollari, che potrebbero fare la stessa fine. Se ciò avvenisse, si potrebbero “infettare” altri 3.000 miliardi di dollari di obbligazioni del settore corporate che già galleggiano malamente nella palude della tripla B.Abbiamo visto in questi giorni l’inevitabile e preannunciato “contagio” delle borse mondiali, tutte in caduta libera. E’ sconcertante vedere la mancanza di interventi da parte delle autorità preposte. Lasciare la finanza e la speculazione scorazzare incontrollate è un vero suicidio. Purtroppo la finanza, soprattutto quella speculativa delle grandi banche e dei grandi fondi, è capace di una narrazione e di un’imposizione che sembrano invincibili. In questi giorni abbiamo dovuto sentire sui media vari sedicenti banchieri e ottusi economisti spiegare che, “se ci sono operazioni finanziarie al ribasso ci sono altri che giocano al rialzo”. Secondo loro si tratta di un “gioco”, che non deve avere regole, che aiuterebbe il sistema economico a sviluppasi, che, alla fine, ci porterebbe a nuovi equilibri più virtuosi. Secondo noi, e lo ribadiamo senza iattanza, questi “giochi” hanno un effetto distruttivo maggiore della peggiore pandemia perché possono far saltare l’intero sistema economico. Nel frattempo le banche centrali sarebbero chiamate a far fronte ai vari salvataggi per centinaia di miliardi di dollari o di euro. I grandi operatori della finanza, in verità, sanno che non basterà. Adesso chiedono il cosiddetto “helicopter money”, l’inondazione di liquidità per tutti, come se si dovessero gettare banconote da un elicottero. Si tratta di un’idea proposta inizialmente dal monetarista Milton Friedman e poi rilanciata nel 2002 dal governatore della Fed Ben Bernanke per prevenire i rischi di una deflazione. L’uso dell’“elicottero” proverebbe che le banche centrali, dopo il 2008, invece di riformare il sistema finanziario, hanno usato tutti i mezzi monetari convenzionali e non convenzionali a loro disposizione. Adesso sarebbero disarmati di fronte ad una crisi di gravità e dimensioni maggiori.In Italia ben venga la decisione della Consob di proibire le operazioni allo scoperto in borsa. Dovrebbe essere una norma di divieto duraturo da adottare a livello globale. Di fronte ai crolli e alle incontrollabili evoluzioni finanziarie, le autorità centrali devono intervenire. Se lo Stato è chiamato a rispondere in tutti i settori, come quelli sanitari, occupazionali,economici e ambientali, non può essere consentito che i mercati finanziari restino fuori da ogni controllo e influiscano negativamente sugli andamenti dell’economia e degli assetti sociali. In un mondo dove tutte le ideologie sembrano siano state superate, di fatto, resta ancora dominante il neoliberismo, che sparge il virus della “magia del mercato perfetto” della domanda e dell’offerta, senza regole e senza un ruolo dello Stato.
Emblematico è il coronavirus: muoversi in ordine sparso, non coordinato e centralizzato non risolve il problema. Vale ancor di più per la finanza e la speculazione. Non è più procrastinabile una riforma del sistema. Serve una nuova e moderna Bretton Woods. Se Wall Street e la City continuano a resistere, allora l’Unione Europea, magari insieme ai Paesi Brics, dovrebbe farsene carico e non in tempi biblici.

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La finanza comportamentale ai tempi del coronavirus

Posted by fidest press agency su mercoledì, 4 marzo 2020

Ai tempi del panico da coronavirus è lecito che un investitore si faccia prendere dal panico quando vede una discesa importante dei mercati come quella registrata nell’ultima settimana, ma è proprio in questi momenti che la finanza comportamentale e la gestione dell’emotività, grazie anche all’aiuto di consulenti esperti, può veramente fare la differenza. Chi fa da solo è di solito più esposto a rischi: nella maggior parte dei casi risulta vulnerabile alle notizie e, nel panico, si dimentica più facilmente dei propri obiettivi. Vediamo di seguito qualche dato.Gli individui hanno dei bias che sono stati ampiamente studiati e catalogati dalle scienze comportamentali e uno dei più comuni è l’avversione alla perdita (Loss Aversion) che interessa il 76% degli investitori secondo lo studio di M. Abdellaoui, H. Bleichrodt e O. L’Haridon A Tractable Method to Measure Utility and Loss Aversion under Prospect Theory (2008). Siamo nel solco della teoria del prospetto dei premi Nobel Daniel Kahneman e Amos Tversky, che furono tra i primi a dimostrare che la motivazione a evitare una perdita è due volte più potente della motivazione a realizzare un guadagno. Altro bias da non sottovalutare è l’eccesso di sicurezza (Overconfidence) che, secondo l’ultimo Rapporto Consob sulla ricchezza delle famiglie, interessa almeno il 30% degli italiani.La finanza comportamentale ci dice che possiamo imparare a essere razionali, ma non lo siamo naturalmente. Avere un interlocutore competente con cui confrontarsi su basi razionali aiuta l’investitore ad affrontare in modo più efficiente situazioni di particolare stress sui mercati, e questo è dimostrato da un’analisi condotta da Moneyfarm su un cluster selezionato di clienti. Il grafico sotto mostra la performance effettiva realizzata dai portafogli dei clienti che negli ultimi due anni hanno contattato la Società con l’idea di disinvestire sull’onda di considerazioni di breve termine o della volatilità ma che, in seguito al confronto con il consulente, hanno desistito e hanno quindi continuato l’investimento senza perdere di vista i loro obiettivi: questa scelta si è tradotta in risultati positivi, anche dal punto di vista dei rendimenti. Il cliente che, nel periodo di valutazione, ha ottenuto la migliore performance ha guadagnato quasi il 12% e, mediamente, il rendimento è stato di oltre il 2,5% nel periodo (le performance sono calcolate dal momento della chiamata, a dicembre 2019).

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“Coronavirus finanza: come ci si protegge?”

Posted by fidest press agency su domenica, 1 marzo 2020

A cura del team Multi Asset di Milano di Pictet Asset Management guidato da Andrea Delitala, Head of Investment Advisory. I mercati finanziari, almeno quelli dei Paesi sviluppati, hanno reagito con estrema compostezza al flusso di notizie delle prime settimane di quest’anno: prima la tensione Iran-USA e a seguire l’epidemia del nuovo Coronavirus (COVID-19) scaturita in Cina. Il copione sembrava il proseguimento del paradigma del 2019 (e in realtà di tutta la decade): di fronte a problemi economico/finanziari o geopolitici, i mercati scontano rapidamente un intervento salvifico della politica monetaria.Il 2019 si è archiviato con una attenuazione dei rischi più temuti (Brexit e Trade War) e i primi dati macroeconomici del 2020 stavano migliorando, come l’indice ISM americano, tornato sopra il livello di 50 a gennaio. Nonostante il miglioramento del contesto macro sia storicamente associato ad una risalita dei rendimenti obbligazionari, a gennaio per effetto del Coronavirus abbiamo assistito a una cospicua discesa dei tassi di interesse globali: in particolare, il rendimento decennale USA è sceso di oltre 30pb, con la parte breve della curva che ha iniziato a scontare un proseguimento del taglio dei tassi. In questo contesto, abbiamo assistito a un “reverse decoupling”: i mercati finanziari dei Paesi emergenti hanno accusato il colpo del rallentamento cinese, mentre le borse dei Paesi sviluppati, confortate da dati macro e clima geopolitico in miglioramento, scudate dalla incrollabile certezza dell’intervento monetario, hanno proseguito la marcia del 2019 (l’MSCI World in valuta locale ha toccato un massimo di +4% a metà febbraio).Il paradigma si è interrotto bruscamente il 24 febbraio con l’evidenza della trasmissione di COVID-19 a Giappone, Corea e Italia. In particolare, le decisioni prese dal governo italiano, spinto dalla volontà di circoscrivere i contagi in un’aerea limitata, hanno lasciato intravedere la possibilità che il protocollo europeo di fronte alla diffusione del virus nel vecchio continente possa replicare il modello Cina/Wuhan, con le conseguenti ricadute economiche.
Gli economisti non hanno ancora aggiornato le stime sulla base delle ultime informazioni e il quadro di lavoro precedente a questo cambio di passo della diffusione di COVID-19 prevedeva un rallentamento della crescita cinese per il 2020 di 0,4% e di quella globale di circa 0,15%-0,20%. Ora il timore è che il protocollo Wuhan applicato all’Europa (più difficile negli USA) comporti ulteriori revisioni al ribasso della crescita, con un rallentamento globale di 0,5% circa, accompagnato da un’ulteriore discesa dell’inflazione. È quindi verosimile che nei prossimi trimestri, oltre al rallentamento globale, si possano verificare recessioni tecniche locali (Giappone, Italia).In questo scenario, sono possibili revisioni al ribasso dei profitti del 5-10%, che aprirebbero alla possibilità di un altro anno a crescita zero degli utili aziendali (dopo il dato marginalmente negativo del 2019). Le contromisure di politica economica vedranno in campo la politica monetaria (in buona parte già scontata) e la politica fiscale, che in Europa avrà la forma di maggiore tolleranza dei vincoli di bilancio, mentre negli USA sarà condizionata dal dibattito elettorale.In sintesi, i mercati hanno velocemente rielaborato lo scenario più probabile degradandolo da un andamento a V (calo ma rapido recupero) della crescita a un percorso a forma di U dove intensità e durata del rallentamento sono al momento incerti perché si tratta di scommettere su estensione e successo delle misure di contenimento del Coronavirus. Come detto sopra, una revisione al ribasso degli utili del 10% è coerente con una ripresa lenta, mentre uno scenario recessivo comporterebbe revisioni anche superiori al 20%.In questo quadro un aumento del premio per il rischio è la norma: tra calo dei multipli di circa un punto e mezzo (data la correzione dell’S&P dell’8%) e quello dei rendimenti decennali di circa altri 30pb, l’ERP (Equity Risk Premia) USA è aumentato di 70pb: vista l’incertezza, difficilmente una discesa dell’ERP potrà assorbire la discesa degli utili.

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