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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 275

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Microimprese: sono 4 milioni in Italia e hanno bisogno di strumenti di gestione delle finanze

Posted by fidest press agency su giovedì, 18 luglio 2019

La Camera di Commercio di Mestre rivela che le microimprese in Italia sono oltre 4 milioni (98.2% del totale) e occupano 8 milioni di persone, il 56.4% di tutti gli addetti del settore privato in Italia. Nessun altro paese europeo mostra una centralità così forte delle microimprese per l’occupazione dei cittadini.Le imprese italiane con meno di 20 addetti hanno generato (2015) 1.071 mld di fatturato e questo incide per il 35,9% sul totale nazionale. Questa tipologia di azienda rappresenta davvero l’asse portante dell’economia del paese.Anche per i negozi e le microimprese è fondamentale pensare ad una gestione finanziaria coerente. Anche un’azienda di piccole dimensioni si può dotare di tool semplici che supportino il processo decisionale dell’imprenditore.Molto spesso in attività di questo tipo, le scelte nella gestione finanziaria sono affidate all’esperienza e al “sesto senso” dell’imprenditore. Queste decisioni, spesso corrette, possono essere facilmente supportate, od in alcuni casi confutate, dalla visualizzazione dei dati già presenti in azienda. Si possono così evitare errori costosi e prendere in tempo le decisioni corrette.Il controllo finanziario deve avere una duplice valenza: verificare le entrate e le uscite in tempo reale ma anche fornire previsioni e stime per il futuro.
Un altro aspetto fondamentale è la semplicità. Nelle piccole aziende e nei negozi non serve spendere cifre importanti in formazione e tecnologia: serve immediatezza, chiarezza, performance. La gestione deve essere automatizzata: lo strumento deve ricevere, ad esempio, le fatture ed archiviarle in autonomia. Così da permettere un consistente risparmio di tempo e fatica nell’inserimento di tutti questi dati.Lo strumento scelto deve poi divenire passo passo un assistente virtuale in grado di orientare e migliorare le scelte del negozio o della microimpresa. Quotidianamente. Perché le sfide e i problemi sono cose di tutti i giorni. Lo strumento deve essere anche in grado di fare delle simulazioni e dare indicazioni e interpretazioni sui dati inseriti.La semplicità di uno strumento di questo tipo deve consentire al titolare stesso del negozio o della microimpresa di navigarlo, utilizzarlo e sfruttarlo al meglio. Soprattutto a seguito dell’introduzione della Fatturazione Elettronica tra privati si rende necessario un sistema simile che possa registrare e gestire i documenti stessi.Per rispondere a tutte queste esigenze c’è Zillions, ad esempio, il nuovo strumento lanciato dalla startup bolognese Simplavivo, che ha rilasciato sua versione Business, dedicata proprio alle microimprese.Zillions Business svolge alcune funzioni fondamentali e utilissime:
· Riceve le fatture e le archivia
· Interpreta e classifica le righe di fattura
· Fornisce un’analisi per categoria, prodotto e intervallo temporale e centro di costo in tempo reale.
E poi confronta le uscite con i periodi precedenti ed il budget impostato e consente di fare previsioni e stime per il futuro, essendo perfettamente compatibile con la gestione elettronica delle fatture.

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Leggende metropolitane: Quanto si dice che l’Europa ti è amica

Posted by fidest press agency su sabato, 23 giugno 2018

“Germania e Francia stanno predisponendo due trappole gigantesche ai danni dell’Italia, da far scattare al prossimo Consiglio Europeo del 28-29 giugno, allorché si discuterà del tema della riforma della governance economica dell’Unione Europea. Merkel e Macron stanno preparando con molta cura questo vertice da mesi con l’intento di trovare una posizione comune per ottenere il controllo delle finanze pubbliche dell’Unione Europea.L’accordo è stato raggiunto nei giorni scorsi al castello di Mesemberg, con il presidente francese che è sceso in aiuto della cancelliera tedesca, alle prese con delicati problemi politici interni, alla quale ha strappato il “sì” alla proposta francese di creare un bilancio comune europeo con un ministro unico delle finanze. Macron ha ottenuto il nulla osta tedesco anche sulla proposta, lanciata dalla francese Christine Lagarde, attuale direttrice generale del Fondo Monetario Internazionale, di trasformare l’European Stability Mechanism in un vero e proprio Fondo Monetario Europeo. Considerando che il potere di voto all’interno dell’ESM e del futuro FME dipende dal peso delle quote detenute, che sono poi in proporzione al PIL degli Stati, se la riforma passasse, l’asse franco-tedesco disporrebbe di una percentuale di voto pari a circa il 47%. Con la presumibile aggiunta di qualche altro paese satellite della Germania, come l’Olanda, la maggioranza assoluta verrebbe facilmente raggiunta. A quel punto, un paese in difficoltà verrebbe de facto commissariato e dovrebbe arrendersi ad effettuare tutto quanto gli viene imposto dalla governance del fondo, cioè dalla Francia e dalla Germania. L’altra grossa trappola che l’asse franco-tedesco sta preparando all’Italia riguarda il completamento dell’Unione Bancaria: Parigi e Berlino si sono accordati sulla necessità di introdurre l’obiettivo di ridurre i crediti deteriorati lordi al 5% e quelli netti al 2,5% dei prestiti totali detenuti in bilancio. Se tale proposta passasse, gli istituti italiani, che attualmente detengono NPL lordi per una quota pari all’11% e netti per una quota pari al 6%, dovrebbero fare uno sforzo enorme per rientrare nei parametri, con la quasi certezza che, per raggiungere l’obiettivo, si vedano costretti a ridurre l’ammontare dei prestiti a famiglie e imprese.C’è, infine, un terzo rischio. Il 24 maggio scorso la Commissione Europea ha pubblicato la proposta di regolamento COM 2018/339 di disciplina dei cosiddeti “sovereign bond-backed Securities” (“SBBS”). La Proposta mira ad introdurre nel contesto normativo europeo nuovi strumenti finanziari, gli SBBS appunto, risultanti dalla cartolarizzazione, a mezzo di veicoli di investimento privati costituiti ad hoc, di un paniere predefinito di obbligazioni sovrane europee emesse in Euro. Questi strumenti, nell’intento della Commissione, verranno strutturati secondo lo schema dell’emissione in diverse tranches, tipicamente senior, mezzanine e junior, a seconda del rischio associato e dei rendimenti previsti. Fin troppo facile capire come i titoli di debito tedeschi e francesi, considerati meno rischiosi, finirebbero nelle tranche senior, mentre quelli italiani, finirebbero nelle tranche più rischiose con rendimenti superiori”.Lo afferma in una nota Renato Brunetta, deputato di Forza Italia.

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Il futuro delle finanze dell’UE

Posted by fidest press agency su martedì, 10 ottobre 2017

commissione europeaBruxelles. La Commissione ha pubblicato la settima relazione sulla coesione, che fa il punto sullo stato delle regioni nell’UE, trae insegnamenti dal ricorso ai fondi per la coesione durante gli anni della crisi e definisce il contesto della politica di coesione dopo il 2020. Analizzando lo stato attuale della coesione economica, sociale e territoriale dell’UE, la relazione esamina l’Unione approfonditamente: l’economia europea è in ripresa ma permangono disuguaglianze tra i vari Stati membri e al loro interno. Gli investimenti pubblici nell’UE sono ancora inferiori ai livelli precedenti la crisi ma le regioni e gli Stati membri hanno bisogno di ulteriore sostegno per affrontare le sfide individuate nel documento di riflessione sul futuro delle finanze dell’UE: la rivoluzione digitale, la globalizzazione, i mutamenti demografici e la coesione sociale, la convergenza economica e i cambiamenti climatici. Corina Crețu, Commissaria responsabile per la Politica regionale, ha dichiarato: “La relazione mostra con chiarezza che l’Unione ha bisogno di maggiore coesione. Sebbene sia passata, la crisi ha evidentemente lasciato cicatrici in molte regioni, che avranno bisogno della politica di coesione per affrontare le sfide di oggi e di domani.” Marianne Thyssen, Commissaria responsabile per l’Occupazione, gli affari sociali, le competenze e la mobilità dei lavoratori, ha commentato: “La relazione del 2017 sulla politica di coesione mostra che sono necessari investimenti significativi affinché l’attuale ripresa economica possa proseguire. Tali interventi sono essenziali per cambiare le cose a favore delle nostre economie, della nostra forza lavoro e dei cittadini dell’Europa”.
La relazione non condiziona la proposta definitiva della Commissione ma alimenta la discussione sulla politica di coesione dopo il 2020. Essa suggerisce una politica di respiro europeo finalizzata a tre obiettivi principali: gestire la globalizzazione, non lasciare nessuno indietro e sostenere le riforme strutturali. Negli ultimi due decenni la politica di coesione ha portato a risultati concreti in tutte le regioni dell’UE, costituendo un’importante fonte di investimenti. Ha creato direttamente 1,2 milioni di posti di lavoro nell’UE negli ultimi 10 anni, mentre in molti Stati membri crollavano gli investimenti pubblici che avrebbero dovuto sostenere la crescita.Il divario economico tra le regioni ha ripreso lentamente a ridursi. Il documento di riflessione sul futuro delle finanze dell’UE ha aperto la discussione chiedendo se la politica di coesione debba ora concentrarsi solo sulle regioni meno sviluppate. Come mostra la relazione, le regioni stanno crescendo, ma non allo stesso ritmo. Molte regioni il cui livello di ricchezza è prossimo alla media dell’UE sembrano bloccate in una “trappola del reddito medio”. Alcune hanno sopportato i costi della globalizzazione senza però ricavarne vantaggi, spesso con forti perdite di posti di lavoro e senza riuscire a compiere la trasformazione industriale. Avranno bisogno di ulteriore sostegno finanziario per promuovere la creazione di posti di lavoro e i cambiamenti strutturali.La relazione evidenzia inoltre che il livello attuale degli investimenti è insufficiente a raggiungere gli obiettivi di produzione energetica a partire da fonti rinnovabili e di riduzione delle emissioni di gas a effetto serra fissati per il 2030. Tutte le regioni dell’UE avranno quindi bisogno di maggiori finanziamenti per realizzare la decarbonizzazione.
Gestire la globalizzazione: per non perdere posizioni nell’epoca della globalizzazione le regioni devono modernizzare le proprie economie e creare valore. Poiché solo una manciata di regioni dell’UE possono svolgere oggi un ruolo di locomotiva, sono necessari ulteriori investimenti in innovazione, digitalizzazione e decarbonizzazione. Oltre ai finanziamenti è necessario incoraggiare collegamenti efficienti tra i centri di ricerca, le imprese e i servizi.Non lasciare nessuno indietro: alcune regioni rischiano di perdere gran parte della popolazione mentre molte città subiscono la pressione delle moltissime persone in arrivo in cerca di prospettive migliori, tra cui migranti. Se da un lato l’occupazione nell’UE ha superato i livelli precedenti, dall’altro il tasso di disoccupazione, specialmente tra i giovani, è ancora superiore ai valori precedenti la crisi.
Per contrastare la disoccupazione, aiutare le persone a sviluppare le proprie competenze e a creare imprese, combattendo al contempo l’esclusione e la discriminazione, saranno necessari ulteriori investimenti. Essi saranno decisivi per la coesione sociale della nostra Unione nel futuro.
Sostenere le riforme strutturali: migliorare la pubblica amministrazione dà impulso alla competitività e alla crescita e massimizza l’impatto degli investimenti. Come il documento di riflessione, la relazione sulla coesione riconosce che può essere necessario rafforzare il collegamento tra la politica di coesione e la governance economica dell’UE per sostenere riforme che creino un ambiente favorevole alla crescita.
All’inizio del 2018 sarà lanciata una consultazione pubblica sulla futura politica di coesione. Nel maggio 2018 sarà presentata la proposta della Commissione per il quadro finanziario pluriennale (QFP), cui seguiranno le proposte per la politica di coesione dopo il 2020.

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“No al ministro delle Finanze europeo”

Posted by fidest press agency su sabato, 16 settembre 2017

Jean-Claude Juncker“Se questo volesse dire egemonia della Germania, commissariamento da parte della Germania di tutti gli altri Paesi Ue. Diciamo no”. Lo ha detto Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati, parlando con i giornalisti in sala stampa a Montecitorio.“Juncker non è credibile, Juncker è stato un pessimo presidente della Commissione, il suo piano per gli investimenti è miseramente fallito, non ha alcuna credibilità per proporre alcunché. La nostra idea di Europa è un’idea di Europa della crescita, dello sviluppo, degli investimenti, ma non attraverso l’egemonia della Germania. Questo sia ben chiaro.
Forza Italia, ma dico tutto il centrodestra, è per questa posizione: riforma, cambiamento dell’Europa e no a che la Germania si appropri anche del controllo della finanza pubblica dei singoli Paesi. Dovrà cambiare tutto e non sarà certamente nella direzione del pessimo Juncker”.

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Il futuro delle finanze dell’UE

Posted by fidest press agency su giovedì, 13 luglio 2017

europeIl gruppo di esperti indipendenti sulla politica di coesione ha presentato oggi la propria relazione finale per un quadro dei fondi UE semplificato dopo il 2020. Benché i risultati della politica di coesione dell’Unione siano indubbiamente positivi, l’attuale molteplicità di norme non sempre rende la vita facile agli enti locali che si occupano della gestione dei fondi dell’UE o alle imprese che desiderano richiedere un finanziamento dell’UE. La semplificazione è dunque fondamentale e la Commissione europea dovrebbe valutare come facilitare ulteriormente l’accesso ai fondi europei nel quadro di bilancio post 2020.È questo il messaggio principale che il gruppo ad alto livello sulla semplificazione si propone di far confluire nel dibattito sul futuro delle finanze dell’UE, avviato dalla Commissione il 28 giugno con un documento di riflessione dedicato, l’ultimo di una serie di cinque documenti di riflessione pubblicati a seguito della presentazione del Libro bianco della Commissione sul futuro dell’Europa il 1° marzo.
Günther H. Oettinger, Commissario responsabile per il Bilancio e le risorse umane, ha dichiarato: “I cittadini si aspettano che l’UE faccia di più, ma il bilancio dell’UE è in calo. Per risolvere questo problema dobbiamo mettere a frutto ogni euro speso. E regole più semplici aiutano a spendere meglio.” Corina Creţu, Commissaria responsabile per la Politica regionale, ha dichiarato: “Poche regole semplici si traducono in risultati migliori e meno errori. Concentriamoci su ciò che conta: migliorare la vita dei cittadini in tutta Europa.” Marianne Thyssen, Commissaria responsabile per l’Occupazione, gli affari sociali, le competenze e la mobilità dei lavoratori, ha affermato: “Sfruttando tutte le opportunità di semplificazione sarà possibile risparmiare tempo e denaro, che potranno essere utilizzati invece per promuovere la convergenza sociale in tutta Europa.”
Il Presidente del gruppo ad alto livello Siim Kallas ha dichiarato: “Semplificare l’accesso ai fondi di coesione dell’UE e le modalità per impiegarli contribuirà certamente ad avvicinare i cittadini all’Unione.” Secondo il gruppo la struttura attuale delle norme è efficace, ma è necessario fare un po’ di ordine. Il regime di gestione concorrente dovrebbe essere mantenuto per garantire la fiducia reciproca e l’appropriazione degli obiettivi comuni in materia di crescita e occupazione. Ma le norme più semplici sono quelle il cui numero è limitato: il gruppo suggerisce quali contenuti sopprimere o ridurre drasticamente. Bisognerebbe armonizzare le norme dei diversi fondi e strumenti dell’UE per quanto riguarda gli aiuti di Stato, gli appalti pubblici e i metodi di rimborso dei costi, in modo da agevolare le sinergie e consentire ai beneficiari di presentare domanda presso diverse fonti di finanziamento dell’UE per uno stesso progetto. Se si applicassero ad esempio le stesse regole nel quadro della politica di coesione e del Fondo europeo per gli investimenti strategici (FEIS), si agevolerebbe l’accesso al sostegno per le piccole imprese. Dovrebbe essere messo a disposizione degli Stati membri e delle regioni un quadro ancora più semplice, a condizione che soddisfino alcuni criteri: sistemi di gestione e di controllo affidabili, cofinanziamento nazionale rilevante per incentivare una gestione sana della spesa, identificazione delle principali riforme strutturali da attuare ed enfasi su un numero limitato di settori prioritari per produrre risultati.
Il gruppo suggerisce dunque di limitare le norme dell’UE alle priorità strategiche di investimento e ai principi di spesa. I finanziamenti dell’UE sarebbero erogati tramite i meccanismi amministrativi nazionali esistenti e l’attività di audit della Commissione sarebbe limitata. Lo Stato membro e la Commissione si accorderebbero sulle riforme strutturali da realizzare e sui risultati concreti che danno diritto ai rimborsi.
La semplificazione si è già dimostrata uno strumento molto valido: il Commissario Oettinger ha presentato oggi tre relazioni sull’esecuzione del bilancio dell’UE per l’esercizio 2016. Uno degli insegnamenti che se ne possono trarre è che le norme dell’UE semplificate favoriscono l’utilizzo efficace e corretto dei fondi UE da parte delle autorità locali, degli agricoltori e delle imprese. Nella stessa ottica, nel settembre 2016 la Commissione ha proposto di semplificare le regole in base alle quali gli Stati membri e gli altri beneficiari ricevono i finanziamenti dell’UE.
La Commissione europea ha istituito il gruppo ad alto livello nel 2015 allo scopo di individuare le opportunità per eliminare le inutili complessità delle norme della politica di coesione, in vista sia della revisione intermedia del quadro finanziario pluriennale 2014-2020, a cui il gruppo ha contribuito in misura significativa, sia della riflessione sul quadro di bilancio post 2020. Il Presidente del gruppo ad alto livello, Siim Kallas, è stato Vicepresidente della Commissione europea responsabile per gli Affari amministrativi, l’audit e la lotta antifrode e responsabile per i Trasporti. Oltre alle conoscenze acquisite sui fondi dell’UE, i mandati esercitati da Siim Kallas come Primo ministro e Ministro delle Finanze dell’Estonia gli hanno consentito di sviluppare una prospettiva unica su come abbinare al meglio il sostegno finanziario dell’UE alle riforme sul terreno per realizzare la crescita economica. I dodici membri del gruppo ad alto livello rappresentano le autorità nazionali e regionali e il settore privato. Hanno tutti esperienza personale nella gestione dei fondi dell’UE e idee innovative per riformare il sistema.

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Assemblea soci di Autovie Venete

Posted by fidest press agency su domenica, 9 agosto 2009

L’assemblea ha dato mandato al presidente della Concessionaria, Giorgio Santuz, di sottoscrivere la nuova convenzione di concessione e relativi allegati – fatta salva la ratifica da parte dell’assemblea dei soci, che sarà opportunamente convocata – nella forma definitiva concordata con l’Anas. Quest’ultimo passaggio, sarà preceduto da una serie di step finalizzati all’inserimento di ulteriori modifiche, resesi necessarie in seguito alla nomina del Commissario Straordinario per l’emergenza in A4, modifiche che saranno poi di trasmesse all’Anas, il quale potrà richiedere ulteriori aggiustamenti. A quel punto la nuova convenzione potrà essere definitivamente ratificata dall’assemblea dei soci. Per la convenzione sottoscritta da Autovie Venete con l’Anas nel novembre del 2007, e approvata con Legge il 6 giugno 2008, l’aggiornamento si è reso necessario in seguito all’Ordinanza del Consiglio dei Ministri del 5 settembre 2008, che ha individuato nel presidente della Regione Renzo Tondo il Commissario straordinario. Gli elementi di novità introdotti con il decreto, sono andati a interagire sul rapporto concessorio e quindi hanno richiesto una modifica dello schema di Convenzione Unica. Non solo. Una seconda ordinanza, sempre del Presidente del Consiglio dei Ministri, nel maggio del 2009, ha esteso poteri del Commissario, integrando e modificando la precedente, in particolare per quanto concerne la realizzazione della terza corsia nel tratto autostradale della A4 Quarto d’Altino-Trieste, sul raccordo Villesse-Gorizia e, dove necessario, sul sistema autostradale interconnesso. Gli oneri derivanti all’applicazione dell’Ordinanza, relativamente agli interventi, sono previsti in carico ad Autovie Venete spa, nei limiti delle somme previste nel piano economico-finanziario allegato alla Convenzione sottoscritta da Autovie Venete con l’Anas nel novembre del 2007. Sempre nella seconda ordinanza è previsto che”fermo restando il limite complessivo del piano economico finanziario, la concessionaria Autovie Venete è autorizzata ad effettuare i pagamenti anche in difformità alla tempistica e agli importi dei singoli interventi previsti dal piano economico finanziario”. Le prossime tappe, del percorso, molto rapide, sono: entro agosto Autovie deve recepire i valori per le opere di competenza del Commissario, all’interno di un nuovo piano economico finanziario, determinandone il relativo equilibrio e trasmetterlo all’Anas, così come per il testo della Convenzione modificato. Entro  settembre 2009, l’Anas dovrà svolgere l’istruttoria e inoltrarla ai Ministeri di Infrastrutture Trasporti e Finanze.

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