Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 255

Posts Tagged ‘finanziamenti’

Codici: mutui e finanziamenti, spuntano gli “interessi Covid”

Posted by fidest press agency su sabato, 20 giugno 2020

Da Napoli l’ennesima ingiustizia ai danni dei consumatori. Una storia a cui è difficile credere, ma che purtroppo è avvenuta e, cosa ancora peggiore, non è nemmeno un caso isolato. Si è verificata a Napoli, protagonisti una signora, che si è poi rivolta all’associazione Codici, e Ubi Banca.“La nostra assistita – spiega Giuseppe Ambrosio, Segretario di Codici Campania – aveva chiesto ed ottenuto la sospensione di tre rate del mutuo sulla prima casa. Parliamo di un importo di circa 400 euro mensili, una cifra non indifferente in questo periodo così difficile per una persona rimasta senza lavoro a causa della pandemia. Incredibilmente, la signora si è vista applicare da Ubi Banca un addebito di quasi 370 euro come “interessi di sospensione”. Praticamente è come se invece di tre rate, gliene avessero sospese soltanto due. Quanto accaduto è molto grave, senza appigli normativi a nostro avviso, ed ai limiti dell’immoralità date le circostanze. Effettueremo la segnalazione all’organo di vigilanza di Banca d’Italia. Purtroppo, è una prassi più diffusa di quanto si possa immaginare. Al riguardo, invitiamo i consumatori a non subire passivamente simili scorrettezze da parte di banche e società finanziarie, ma a segnalarle, perché esistono dei diritti che non possono e non devono essere violati”.
Gli sportelli Codici in Campania hanno ricevute diverse altre segnalazioni di comportamenti analoghi da parte di banche e finanziarie, anche se con addebiti minori, che non arrivano allo sproposito di quanto chiesto da Ubi.Codici ha attivato un servizio di assistenza speciale ai consumatori per problematiche legate all’emergenza Coronavirus, come la sospensione delle rate di mutui, prestiti o all’erogazione di nuovi finanziamenti, questioni finite recentemente sotto la lente d’ingrandimento dell’Antitrust.

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Le città e le regioni hanno bisogno di finanziamenti diretti dell’UE per un patto sul clima

Posted by fidest press agency su domenica, 31 maggio 2020

Nell’intervista che segue Rafał Trzaskowski, sindaco di Varsavia e candidato Presidente della Polonia, condivide le sue opinioni in merito al patto europeo per il clima , l’iniziativa della Commissione europea volta a promuovere l’impegno dei cittadini per il Green Deal europeo e il percorso verso la neutralità climatica. Un questionario al riguardo è attualmente compilabile nel quadro dello studio del CdR sul tema “Rafforzare la capacità degli enti regionali e locali di attuare il Green Deal: uno strumentario per il patto per il clima”.Mi sembra evidente e molto semplice: senza le comunità locali, l’ambizioso obiettivo della neutralità climatica stabilito dal Green Deal europeo non potrà mai realizzarsi. Siamo noi ad attuare il 70 % di tutta la legislazione dell’UE, e rappresentiamo un terzo della spesa pubblica e due terzi degli investimenti pubblici nell’UE. Per quanto riguarda i cambiamenti climatici, siamo responsabili dell’attuazione del 90 % delle misure di adattamento e del 70 % delle azioni di mitigazione. È quindi evidente che il nostro ruolo e il nostro impegno sono fondamentali. Per realizzare la neutralità climatica occorre il contributo di tutti: dei governi nazionali, degli enti locali e regionali e, più importante di tutti, dei cittadini. Essi devono capire perché valga la pena compiere questo sforzo, percepire chiaramente i benefici che la transizione climatica può apportare alla loro salute, al loro benessere e anche al loro portafoglio. A tale proposito, considero che gli enti locali abbiano un ruolo speciale: siamo i più vicini ai cittadini e rappresentiamo il livello di amministrazione nel quale essi nutrono maggiore fiducia. Per questo sostengo e incoraggio una stretta collaborazione tra la Commissione europea e il Comitato europeo delle regioni al fine di realizzare il nostro obiettivo comune, ossia rendere l’UE climaticamente neutra.Ritengo che oggi sia ancora più importante di quanto non fosse prima della pandemia di Covid-19. Ancora una volta, la pandemia ha dimostrato come i governi locali siano fondamentali, poiché combattono in prima linea e rispondono direttamente alle esigenze e alle paure dei cittadini. Nel contesto del Green Deal, gli enti locali e regionali devono essere dotati di una serie concreta di strumenti che consentano loro di operare un autentico cambiamento sul terreno, un cambiamento di cui le persone possano effettivamente rendersi conto. In caso contrario, l’idea di neutralità climatica rimarrà solo una promessa, e neppure molto popolare, a maggior ragione con la crisi economica che ci attende. Ci troviamo oggi dinnanzi ad un bivio, ed è importante prendere le giuste decisioni, orientandoci verso un’economia più sostenibile per le persone e che sia incentrata proprio su di loro.Innanzitutto, sto cercando di comprendere come la pandemia abbia cambiato la percezione della politica climatica nelle comunità locali. Per quelle che la consideravano una priorità, rimarrà tale? Dobbiamo essere consapevoli che la pandemia e le perturbazioni economiche che ne derivano colpiscono gravemente le comunità locali. Gli enti locali e regionali, come Varsavia, hanno già subito un enorme calo delle entrate nei rispettivi bilanci. Saranno ancora pronti a investire in una transizione verde, oppure – come sembra più appropriato dire oggi – in una ripresa verde? Vorrei sapere con precisione di che cosa abbiano bisogno per intraprendere questo percorso.A causa della pandemia, le nostre società ed economie si trovano oggi in un territorio inesplorato. Personalmente, ritengo che l’unica via percorribile sia una ripresa fondata sulla forza e sulle opportunità offerte dall’Unione europea. Tuttavia, temo che vi siano altre voci che sostengono il contrario. Suggerirei quindi alla Commissione europea di imparare la lezione e di restare il più vicino possibile ai cittadini. La Commissione europea può contare su forti alleati tra di noi, governi locali e regionali. Siamo disposti a contribuire alla realizzazione degli obiettivi che condividiamo, tra cui la neutralità climatica. Insisto: siamo impegnati a sostenere una ripresa verde, ma se vogliamo realizzarla abbiamo bisogno di risorse finanziarie adeguate per accelerare il processo. Le città di tutta l’UE, come Varsavia, dovrebbero ricevere finanziamenti diretti dell’Unione, poiché noi sappiamo dove e come utilizzarli in modo efficiente, affinché i cittadini possano vedere chiaramente i risultati di tali investimenti nella loro vita quotidiana.

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“I finanziamenti bancari alle imprese con garanzie SACE e Fondo PMI”

Posted by fidest press agency su sabato, 30 maggio 2020

“Dovrebbero configurarsi in fattispecie diverse, come quella degli strumenti finanziari partecipativi, da riconoscere, sotto il controllo della Cassa Depositi e Prestiti. Al fine di agevolare le imprese ed innescare un meccanismo di riequilibrio finanziario delle stesse in una prospettiva di rilancio economico, sarebbe auspicabile l’accesso al Fondo di garanzia anche per operazioni di aumento del capitale sociale. Per questa ragione, esprimo piena soddisfazione per l’approvazione del mio odg che impegna il governo a valutare questa ipotesi secondo il meccanismo del prestito partecipativo nella prospettiva di agevolare le imprese ed innescare un meccanismo di riequilibrio finanziario delle stesse in una prospettiva di rilancio economico”. Lo dichiara Maria Teresa Baldini, deputato di Fratelli d’Italia.

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Intesa Sanpaolo: Finanziamenti in favore di Fca

Posted by fidest press agency su sabato, 30 maggio 2020

“Apprendiamo che l’istituto di credito Intesa Sanpaolo ha approvato la delibera relativa al finanziamento in favore di Fca per un importo pari a 6,3 miliardi di euro. In attesa dell’approvazione finale da parte della Sace e il via libera del Mef, che diamo per scontato.Ci sono tre domande a questo punto che vanno poste: il Governo italiano, dando disco verde al prestito, ha convocato Fca per avere garanzie sugli investimenti e farsi dare il nuovo piano industriale per condividerlo? Ha chiarito il perimetro della fusione con Psa e smentito coi fatti l’idea circolante di un’annessione di Fca a Psa? Ha considerato che in Psa c’è lo Stato francese, quindi un soggetto impari rispetto a qualunque azienda privata e ha valutato in quali forme difendere la nostra industria ammiraglia che si è alimentata anche grazie ai tanti sacrifici degli italiani? Il governo non firmi nessuna cambiale in bianco e si accerti che dietro prestito e fusione non ci siano operazioni opache e sconvenienti per l’Italia”. E’ quanto dichiara in una nota Fabio Rampelli, vicepresidente della Camera e deputato di Fdi.

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Europa: maggiori finanziamenti per la cultura

Posted by fidest press agency su giovedì, 21 maggio 2020

“Il ministro Franceschini richieda in sede europea maggiori finanziamenti per la cultura nelle prossime misure che saranno varate dalle istituzioni europee. Vanno incrementati, come da noi richiesto in una risoluzione poi approvata unitariamente dalla commissione Cultura, in particolare per il prossimo periodo 2021-2027, i finanziamenti riservati alla cultura nei quadri finanziaripluriennali dell’Unione europea, che spesso hanno attribuito somme molto limitate per il settore. Il programma “Europa Creativa” va consolidato puntando al raddoppio del bilancio, evitando che le voci di spesa sovrapposte con altri programmi non costituiscano variazioni negative dell’entità del programma. Sono tante le piccole e medie imprese culturali, in ogni settore, che accedono ai finanziamenti europei per sostenersi. Imprese che, a causa dell’emergenza sanitaria, sono allo stremo.”Commenta così la videoconferenza dei ministri della Cultura UE il capogruppo in commissione Cultura a Montecitorio e responsabile Cultura di Fratelli d’Italia, deputato Federico Mollicone.

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Rimborsi per estinzione anticipata di finanziamenti: la “Sentenza Lexitor”

Posted by fidest press agency su domenica, 5 aprile 2020

Lo scorso 11 settembre la Corte di Giustizia Ue ha depositato la Sentenza C-383/18 (c.d. Lexitor) con cui, pronunciandosi sull’art.16 della Direttiva Ue 48/2008, ha sancito il diritto del consumatore, in caso di richiesta di rimborso anticipato del credito, di vedersi rimborsare la quota-parte non goduta di tutti i costi. Tutti, e non solo quelli recurring connessi all’intera durata del rapporto di credito, bensì anche gli oneri up-front, quelli volti a remunerare attività destinate ad esaurirsi con la stipula del contratto e non dipendono dalla durata del finanziamento.Quali sono le caratteristiche delle due tipologie? Nell’ottenere un prestito, non si è soggetti al pagamento dei soli interessi ma anche ad una serie di oneri quali le spese di istruttoria, i costi della pratica e quelli relativi all’incasso della rata. Non solo: sono presenti, a seconda dei casi, incorporate nelle spese di istruttoria oppure appositamente indicate, le provvigioni dell’intermediario del credito. Ed è soprattutto quest’ultima voce ad elevare di molto il costo per il cliente: basti pensare che si può arrivare anche ad un terzo della somma richiesta. Nasce da ciò l’enorme differenza tra il Tan, tasso annuale nominale, ossia il tasso di interesse che viene applicato al finanziamento, ed il Taeg, tasso annuo effettivo globale, che racchiude le spese da sostenere quando si chiede un finanziamento, perché include anche quelle accessorie. Il grosso problema per il settore intero nasce proprio qui. Le spese iniziali appartengono alla categoria up-front, ed ora vanno in
proporzione restituite in caso di estinzione anticipata.A cosa è dovuta l’interpretazione della Corte di Giustizia Ue? Alcuni commentatori pongono in risalto la babele linguistica citata nella sentenza: “Un’analisi comparativa delle diverse versioni linguistiche dell’articolo 16, paragrafo 1, della direttiva 2008/48 non permette di stabilire la portata esatta della riduzione del costo totale del credito prevista da tale disposizione”. In sostanza, per non perdersi dietro decine di traduzioni ed interpretazioni, i Giudici avrebbero optato per la soluzione più agevole. Le cose non stanno così, come si legge appresso. I punti 31 e 32 esprimono concetti molto forti: “L’effettività del diritto del consumatore alla riduzione del costo totale del credito risulterebbe sminuita qualora la riduzione del credito potesse limitarsi alla presa in considerazione dei soli costi presentati dal soggetto concedente il credito come dipendenti dalla durata del contratto, dato che (…) i costi e la loro ripartizione sono determinati unilateralmente dalla banca e che la fatturazione di costi può includere un certo margine di profitto”. Il pronunciamento ha immediatamente provocato enormi preoccupazioni nei vertici di banche e finanziarie come pure in tutti i soggetti intermediari, e nel contempo acceso speranze presso una vasta platea di loro clienti.
In Italia, la casistica è disciplinata dall’articolo 125-sexies del Testo Unico Bancario che riconosce ai consumatori in caso di rimborso anticipato del prestito il “diritto ad una riduzione del costo totale del credito, pari all’importo degli interessi e dei costi dovuti per la vita residua del contratto”. Nel dettaglio, il Collegio di Coordinamento dell’Arbitro Bancario Finanziario, nella decisione 6167/2014, aveva deciso che, in caso di estinzione anticipata del prestito:
(a) sono, in principio, rimborsabili, per la parte non maturata, le commissioni bancarie, così come le commissioni di intermediazione e le spese di incasso quote;
(b) in assenza di una chiara ripartizione, nel contratto, tra oneri e costi up-front e recurring, l’intero importo di ciascuna delle suddette voci deve essere preso in considerazione,
 al fine della individuazione della quota parte da rimborsare;
(c) l’importo da rimborsare è stabilito secondo un criterio proporzionale, ratione temporis, tale per cui l’importo complessivo di ciascuna delle suddette voci viene suddiviso per il numero complessivo
 delle rate e poi moltiplicato per il numero delle rate residue;
(d) l’intermediario è tenuto al rimborso a favore del cliente di tutte le suddette voci, incluso il premio assicurativo.
Per il resto dei costi connessi ai finanziamenti, il quadro descritto è destinato a mutare sin da subito ed a favore dei clienti.
Già il 4 dicembre 2019 la Banca d’Italia ha inviato agli intermediari una Comunicazione in cui afferma che “in base all’articolo 6 del Tub, le autorità creditizie esercitano i poteri loro attribuiti in armonia con le disposizioni dell’Unione europea, applicano i regolamenti e le decisioni dell’Unione europea e provvedono in merito alle raccomandazioni in materia creditizia e finanziaria”. Pertanto gli intermediari devono per forza di cose adeguarsi al nuovo quadro delineato dalla sentenza, ottemperando alle linee orientative indicate nella medesima Circolare nell’offrire i contratti di credito ai consumatori.
Il punto focale è il passato. Per i finanziamenti già in essere -e, aggiungiamo noi, per quelli già estinti ma per i quali non è ancora intervenuta la prescrizione decennale- “gli intermediari sono chiamati a determinare la riduzione del costo totale del credito includendo tutti i costi a carico del consumatore, escluse le imposte. E non lo faranno di sicuro. Non solo per l’ammontare da restituire sui finanziamenti in essere, ma anche e soprattutto per quelli già estinti. La prescrizione del diritto al rimborso, infatti, interviene solo dopo che sono decorsi dieci anni a far data dall’estinzione. Si tratta di una potenziale voragine di bilancio, tale da poter comprometterne la stabilità.Sull’efficacia della sentenza riguardo contratti stipulati prima di essa non ci sono pareri concordi. L’attività dell’Abf, quindi, è destinata ad ingolfarsi come e peggio di quanto accaduto negli anni passati.Dopo la sentenza Lexitor sono apparsi due pronunciamenti, di segno opposto.Al contrario, il Collegio di Coordinamento dell’Arbitro Bancario Finanziario, con la decisione 26525 dell’11 dicembre scorso, si è espresso a favore dell’efficacia orizzontale, ritenendo che la Direttiva vada interpretata nel senso che tutti i costi del credito (iniziali e recurring) sono soggetti a riduzione in caso di estinzione anticipata- Riconosce che l’Abf, similmente ai giudici nazionali, è vincolato dalla decisione della Corte e, differentemente da quanto statuito dal Tribunale di Napoli, ribadendo il primato del diritto europeo, ritiene che la norma di attuazione nazionale (articolo 125 sexies Tub) debba essere letta in modo conforme alla sentenza della Corte, operando quindi nei rapporti orizzontali di prestito tra clienti e banche. In assenza di un criterio normativo, il Collegio ha deciso secondo equità riguardo le modalità di calcolo, individuandole nella riduzione progressiva.Riguardo la retroattività, il Collegio è favorevole alla tesi pro-consumatore e ritiene la sentenza applicabile a tutti i ricorsi, salvo la compiuta prescrizione decennale.In poche parole, il Collegio di Coordinamento dell’Abf ha spianato ai clienti la strada per ottenere i rimborsi.
Cosa succederà ora? La partita non è agevole. Le associazioni di settore, consapevoli del pericolo, hanno richiesto interventi normativi che possano eliminare, o ridurre, gli effetti sui contratti in essere e quelli passati. La Banca d’Italia, però, afferma di dover sottostare alle decisioni della Cge. Non è difficile ipotizzare che il campo di gioco si sposti in Parlamento, dove però il rischio di emanare una norma contraria ai principii dell’Unione Europea è molto elevato. (Anna D’Antuono, legale, consulente Aduc – in sintesi)

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Richiesto al Ministero dell’Economia opt out per semplificare sospensione dei mutui e finanziamenti

Posted by fidest press agency su sabato, 28 marzo 2020

Opt out per semplificare la sospensione dei mutui da allargare anche ai finanziamenti e blocco temporanea delle segnalazioni negative nei SIC. Sono alcune delle proposte indirizzate quest’oggi da Konsumer Italia al MEF, con una missiva a firma del Vice Presidente, l’Avv.Raffaella Grisafi, con l’intento di richiamare l’attenzione del Ministero sulla necessità ed urgenza di adottare modalità semplificate per agevolare la sospensione dei mutui. Si è in particolare suggerito di adottare un sistema di opt out per cui non sia necessario una attività del consumatore per sospendere il mutuo ma sia l’intermediario finanziario a dover contattare direttamente il titolare del rapporto di mutuo e per il tramite di una procedura di registrazione, telefonica con cui l’operatore illustri sinteticamente diritti e doveri del consumatore, sostanzialmente chiedere al consumatore se intenda avvalersi o meno della sospensione del mutuo. In assenza di espresso diniego, l’intermediario dovrà procedere all’automatica sospensione del piano rateale. In tale operazione gli intermediari potrebbero essere supportati dai call center di cui già generalmente si avvalgono. La richiesta è avvalorata dall’impossibilità in questo momento (e presumibilmente ancora per le prossime settimane) per i consumatori di poter procedere al più semplice adempimento formale che impedirebbe di beneficiare della misura. Si è inoltre rappresentato al Ministero come le famiglie non abbiano liquidità ma si trovino a dover saldare rate di finanziamenti che nell’attuale fase risultano impossibili da onorare anche nella loro porzione mensile e di cui il Cura Italia non tiene conto. Ciò indurrà inevitabilmente i consumatori ad interrompere il pagamento con il rischio che si avviino tutti i meccanismi di sollecito e recupero che già in tempi normali sono noti per criticità operative e che, nell’attuale contesto andranno ad aggravare un clima sociale già fortemente messo alla prova dall’emergenza sanitaria. Il mancato pagamento comporta inoltre la segnalazione nei Sistemi di Informazione Creditizia che registrando gli inadempimenti, restituiranno al mercato del credito nei prossimi mesi, una serie di “cattivi pagatori loro malgrado” che dunque avranno anche difficoltà nell’accesso al credito, alla ripresa. In tal senso si è chiesto di coinvolgere tutti gli stakeholders al fine di concordare procedure per sospendere le segnalazioni nei SIC o adottare sistemi di cancellazione in breve tempo. Da ultimo, forte preoccupazione Konsumer ha mostrato per l’attuale traffico di transazioni on line a mezzo carte di pagamento che potrebbero in questo momento registrare un picco anomalo per l’operatività media delle famiglie con rischio di ulteriore sovraindebitamento. A tale fine si è richiesto di attivare un sistema di monitoraggio del traffico di transazioni on line attenzionando quei clienti che solitamente hanno un’operatività più bassa e predisponendo un alert che richiami gli stessi ad una gestione ponderata delle proprie finanze. Si è inoltre richiesto di valutare l’opportunità di oscurare piattaforme di investimenti on line che, in questo momento di permanenza domiciliare forzata, potrebbero rappresentare un ulteriore grave pericolo di indebitamento di soggetti non muniti delle dovute competenze e del richiesto livello di avvedutezza. Konsumer auspica che il MEF intervenga tempestivamente e con misure concrete ed efficaci a supportare i consumatori in questa fase critica ed a ridurne le occasioni di pregiudizio nel prossimo futuro a cui, nonostante la gravità del presente, occorre guardare con grande lucidità e concretezza.
(fonte: Ufficio Stampa Konsumer Nazionale)

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A rischio centinaia di milioni di euro di finanziamenti agli enti locali

Posted by fidest press agency su domenica, 22 marzo 2020

Emendamenti al dl Cura Italia. “L’emergenza Coronavirus rischia di mettere in difficoltà gli enti locali alle prese con lavori pubblici legati a finanziamenti ricevuti per la messa in sicurezza del territorio. Ho ricevuto diverse segnalazioni di sindaci che mi riferiscono che in questo momento di blocco totale del Paese, in virtù delle disposizioni governative, è impossibile proseguire i progetti, gli affidamenti dei lavori e i lavori stessi. Le procedure burocratiche sono fortemente rallentate è impossibile, ad esempio, fare sopralluoghi e anche i cantieri sono fermi. Una situazione di stallo che rischia di tradursi in uno sforamento dei tempi indicati dai bandi che a sua volta porta al rischio concreto di revoca dei fondi. È il caso dei contributi per la messa in sicurezza del territorio di cui all’articolo 1, comma 51, della legge 27 dicembre 2019, n. 160, o ancora, dei fondi annualità 2020 previsti dal comma 853, art.1, legge 27 dicembre 2017 n. 205. Sono solo due esempi che non esauriscono di certo la tematica, più vasta e complessa”. A dirlo il capogruppo di Fratelli d’Italia in Commissione Bilancio, senatore Nicola Calandrini.“Alcune Regioni – continua Calandrini – si stanno attivando per prorogare i termini previsti dai bandi, tuttavia è necessario un intervento a livello nazionale per dare a tutti gli enti locali le stesse possibilità e non lasciare la materia nella discrezionalità delle Regioni. La tematica può essere sanata tramite emendamenti al decreto Cura Italia. Mi farò portavoce di questa situazione con il presidente Anci Antonio Decaro, al quale darò la mia disponibilità per avere direttamente dai Comuni delle osservazioni su quali sono i bandi che necessitano di proroghe, così da tradurre queste richieste in emendamenti al DL Cura Italia”.“È fondamentale non lasciare gli enti locali abbandonati a se stessi: bisogna lavorare tutti congiuntamente per fare in modo che i Comuni non perdano milioni di euro destinati alla messa in sicurezza del territorio. Sarebbe un disastro che, mai come in questo momento storico così delicato, non possiamo permetterci”, conclude il senatore Calandrini.

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Tagli ai finanziamenti accettabili solo nel caso di violazioni sistemiche dello Stato di diritto

Posted by fidest press agency su domenica, 16 febbraio 2020

Un monitoraggio più capillare da parte dell’UE andrebbe a vantaggio dei cittadini, della democrazia locale e delle economie locali. I leader locali e regionali di tutta l’Unione europea hanno appoggiato le proposte della Commissione europea e del Parlamento europeo volte a rafforzare lo Stato di diritto, compresa la possibilità di sanzionare gli Stati per violazioni “gravi e sistemiche”. Il Comitato europeo delle regioni (CdR) ha inoltre esortato le istituzioni dell’UE a promuovere la cultura del rispetto dello Stato di diritto coinvolgendo maggiormente le comunità locali, comprese le amministrazioni pubbliche e le “reti” di difensori civici che operano a livello locale e regionale.Le raccomandazioni , adottate il 12 febbraio nel corso della prima sessione plenaria del nuovo mandato quinquennale del CdR, hanno sottolineato la necessità di un processo di monitoraggio più ampio, più approfondito e sostenuto da risorse adeguate. Questo processo dovrebbe sfociare in una valutazione oggettiva e trasparente – fondata, ad esempio, sull’elenco di criteri per la valutazione dello Stato di diritto ( Rule of law checklist ) elaborato dal principale organo europeo di monitoraggio dei diritti umani, il Consiglio d’Europa – che preveda una serie di incontri annuali da tenere a livello regionale e nazionale. Il processo culminerebbe in una manifestazione annuale che si svolgerebbe in una città particolarmente impegnata nel rispetto dei principi della buona governance. Il parere del CdR evidenzia in particolar modo l’importanza di consultare le reti giudiziarie e le associazioni di avvocati locali, e di fornire un maggiore sostegno finanziario alla società civile e ai media indipendenti, soprattutto a livello locale.Il parere è stato presentato da Christophe Rouillon , presidente del gruppo del Partito dei socialisti europei del CdR e sindaco di Coulaines (Francia), che ha affermato: “Lo Stato di diritto non è solo uno dei valori comuni fondamentali dell’Unione europea, ma è anche una condizione essenziale per il suo funzionamento. La società civile e gli enti locali e regionali svolgono un ruolo importante nel rafforzamento dello Stato di diritto. Crediamo che le sanzioni siano necessarie per coloro che violano lo Stato di diritto, vale a dire per i responsabili della violazione e non per le vittime. Il Comitato europeo delle regioni da tempo chiede con forza che le regioni e le città d’Europa non siano sanzionate per violazioni dello Stato di diritto da parte dei governi nazionali. Questo parere definisce delle modalità che permettono di contribuire alla difesa e alla promozione di una cultura del diritto grazie a una cooperazione più approfondita con le comunità locali, vale a dire la loro società civile, i loro patrocinatori e le loro amministrazioni pubbliche”.Il parere, che è stato avviato ed elaborato da Franco Iacop (PSE), membro di spicco del Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia, è stato poi presentato da Christophe Rouillon, poiché il mandato di Iacop al CdR si è concluso a dicembre.Le raccomandazioni riflettono la convinzione che, alla luce della realtà della governance europea che coinvolge i responsabili politici a livello europeo, nazionale, regionale e locale nonché le amministrazioni pubbliche, il monitoraggio dello Stato di diritto non si debba limitare al livello nazionale. Seguendo la stessa logica, il CdR ha chiesto che l’UE stessa, in quanto persona giuridica, sia soggetta a monitoraggio, invitandola a riavviare il processo di adesione alla Corte europea dei diritti dell’uomo.Tra le idee che, a giudizio del CdR, potrebbero essere approfondite vi è la proposta di valutare i modi per sfruttare “il potenziale” dell’Agenzia per i diritti fondamentali dell’Unione nell’ambito del sistema di monitoraggio. Il CdR ha inoltre osservato che un progetto pilota, con la partecipazione di un gruppo selezionato di enti locali e regionali, potrebbe contribuire a precisare ulteriormente i criteri per la valutazione dello Stato di diritto.

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Finanziamenti all’industria spaziale europea

Posted by fidest press agency su martedì, 10 dicembre 2019

“L’industria spaziale europea è una delle più competitive al mondo e grazie al nuovo Programma Spaziale è pronta ad affrontare le sfide poste dal mercato globale, primi tra tutti Usa e Cina. Il settore Spazio dà lavoro ad oltre 230mila persone in tutta Europa e crea valore per oltre 62 miliardi di euro, mentre un terzo dei satelliti del mondo è “made in Europe”. Ora la sfida interna è quella di difendere il finanziamento approvato, pari a 16,9 miliardi di euro, dal tentativo della presidenza finlandese del Consiglio europeo di diminuirlo del 12%. Le ricadute previste dal nuovo programma spaziale sono stimate attorno ai 70 miliardi di euro, un valore di cui potrà beneficiare il settore aerospaziale italiano con le sue grandi e piccole aziende presenti in prima linea sulla frontiera dell’innovazione”. Lo ha affermato l’eurodeputato Massimiliano Salini, relatore del dossier sul nuovo Programma Spaziale Europeo presentato oggi a Napoli al Convegno “Gli Stati Generali dello Spazio, Sicurezza e Difesa” con le più alte Istituzioni europee e italiane.

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Indagine su finanziamenti Formazione e PAL delle regioni

Posted by fidest press agency su domenica, 1 dicembre 2019

Roma 11 dicembre 2019 ore 10.00 Palazzo San Macuto -Biblioteca Camera dei Deputati, via del Seminario 76 Sala del refettorio. Come si muove il Paese in termini di stanziamenti di fondi e definizione di bandi per la Formazione Professionale? Quali sono le iniziative virtuose per le Politiche Attive del Lavoro (PAL)? Che impiego hanno trovato i rispettivi 1.279 e 1.116 milioni di euro impegnati nel 2018 per la Formazione Professionale e per le Politiche Attive del Lavoro? Gli strumenti normativi che dovrebbero favorirne l’implementazione e la ricaduta sull’occupazione, sono efficaci? A queste domande risponderà il CNOS-FAP (Centro Nazionale Opere Salesiane – Formazione Aggiornamento Professionale). Nel corso dell’incontro saranno presentate due pubblicazioni inedite, un rapporto sull’analisi comparata degli investimenti sulla situazione in Italia e i trend sulla formazione nelle singole Regioni, a due anni dall’entrata in vigore del decreto legislativo 61 che aveva l’obiettivo di risolvere le difficoltà connesse alla transizione scuola-lavoro, disoccupazione, processo di reskilling della forza lavoro. E una relazione che focalizza la coerenza tra le norme regionali e quelle nazionali di sistema.
Interverranno all’evento, tra gli altri, Valentina Aprea, VII Commissione della Camera dei Deputati, Cristina Grieco, assessore Toscana e Coordinatrice IX Commissione delle Regioni, Salvatore Pirrone, Direttore Generale ANPAL, Paola Nicastro, Direttore Generale INAPP, Eugenio Gotti del PTSCLAS e Giulio Maria Salerno dell’Università di Macerata, autori delle pubblicazioni e Paola Vacchina, Presidente di FORMA curerà le conclusioni.

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Ancora importanti finanziamenti europei per la ricerca Unicam

Posted by fidest press agency su sabato, 15 giugno 2019

Due progetti di ricerca che vedono coinvolta nel partenariato anche l’Università di Camerino, in particolare l’unità di ricerca coordinata dalla prof.ssa Piera Di Martino della Scuola di Scienze del Farmaco e dei Prodotti della Salute, hanno ottenuto un importante finanziamento nell’ambito del primo pillar di Horizon2020 (Excellent Science), programma operativo Azioni MARIE SKŁODOWSKA-CURIE.Il programma finanzia progetti per la ricerca scientifica, la formazione di giovani ricercatori e la loro mobilità. Obiettivo delle azioni Marie Skłodowska-Curie è infatti quella di assicurare una formazione eccellente e innovativa alla ricerca e interessanti opportunità di carriera e di scambio di conoscenze attraverso la cooperazione transfrontaliera e la mobilità intersettoriale dei ricercatori.Il risultato ottenuto è ancora più eccezionale se si analizzano i numeri relativi al bando in oggetto: 1565 proposte presentate a livello europeo alla data della scadenza del bando, e cioè gennaio 2019, di cui solo 128 (8,17%) proposte finanziate (103 progetti in cui partecipano partner italiani). Nel complesso sono 1389 le organizzazioni coinvolte in 56 paesi diversi, con un budget totale di 470 milioni di euro; 1800 i dottorandi e giovani ricercatori che avranno l’opportunità di completare la loro formazione dottorale all’estero. I due progetti finanziati, della durata di 48 mesi ognuno, sono “Active Monitoring of Cancer As An Alternative To Surgery (CAST)” e “Novel Applications in 19F Magnetic Resonance Imaging (NOVA – MRI)”, vedono coinvolte 24 istituzioni di diversi Paesi europei ed hanno ottenuto un finanziamento complessivo di poco oltre gli 8 milioni di euro, di cui 523.000 euro vanno ad Unicam.“Con il primo progetto – ha sottolineato la prof.ssa Piera di Martino – svilupperemo delle nanoparticelle composte da biopolimeri biodegradabili capaci di “attaccare” il tumore solido con una elevata specificità, potenziando quindi l’azione di farmaci antitumorali immunoterapici, riducendo la loro tossicità e migliorando la vita del paziente sottoposto ad immunoterapia. Obiettivo del secondo progetto è invece di sviluppare sistemi diagnostici capaci di individuare in maniera precoce la formazione di tumori solidi, così da consentire una tempestiva azione antitumorale personalizzata per ogni singolo paziente.
Tra i partner europei che contribuiranno allo sviluppo dei due progetti e che lavoreranno in sinergia con Unicam ricordiamo il Leiden University Medical Center, le Università di Liverpool, Manchester, Cambridge, Edimburgh, e Duesseldorf, e alcuni partner privati che sono coinvolti nel trasferimento tecnologico delle tecnologie che verranno sviluppate durante il progetto.

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Finanziamento alle PMI

Posted by fidest press agency su venerdì, 17 maggio 2019

A cura di Sergio Zocchi, CEO di October Italia, piattaforma online di finanziamento alle imprese leader in Europa continentale. Come sottolineato di recente dal presidente della Banca d’Italia Ignazio Visco, le imprese italiane, in particolare le più piccole (il 95% impiega meno di dieci addetti), mostrano una forte dipendenza dal credito bancario, con una incidenza dei prestiti bancari sul totale dei debiti finanziari pari al 66%, contro il 50% della media area euro e il 40% di Regno Unito e USA.La capitalizzazione della nostra Borsa è inoltre la più bassa fra i grandi Paesi dell’Eurozona: appena il 35,7% del Pil contro il 61,5% della Germania, il 67,8% della Spagna e il 106,5% della Francia. Se consideriamo le società non finanziarie, siamo al 25% del Pil contro il 60% tedesco, il 70% di Francia e Gran Bretagna e addirittura il 125% degli Stati Uniti: appena 632 miliardi di euro di cui solo cui il 10% destinati alle 310 PMI.Anche l’incidenza dei debiti di mercato, ossia delle obbligazioni, rimane ben al di sotto della media europea. Il nostro Paese, infatti, si attesta su 144 miliardi di euro, pari al 16% del totale dei debiti esterni delle imprese, percentuale in linea con quella della Germania ma inferiore alla media Ue (23%) e soprattutto alla Francia (37%), come confermano i dati BNL.
Se, da un lato, le PMI europee si trovano sempre più a competere in un contesto globalizzato, dall’altro la ricerca di finanziamenti rimane ancora spesso legata al Paese d’origine. L’assenza di un vero e proprio Mercato Unico dei Capitali ha rappresentato per diverso tempo un freno. L’obiettivo di questo ambizioso programma europeo è stato quello di sostenere le PMI europee consentendo un più facile accesso a risorse finanziarie provenienti da investitori di tutta l’Unione Europea A questo proposito, la Commissione europea ha promosso lo sviluppo di forme di credito non bancario: piattaforme di prestiti, cessioni dei crediti commerciali, prestiti tra pari (peer-to-peer lending). Inoltre, si sono rafforzati il crowd-funding, le disponibilità di capitali informali nelle fasi di lancio (business angels) e il venture capital.In Italia, negli ultimi anni, abbiamo assistito alla rapida diffusione dei PIR, i Piani Individuali di Risparmio, strumenti di investimento a lungo termine destinati alle persone fisiche e volti a canalizzare il risparmio privato a favore delle piccole e medie imprese. Dopo il boom di raccolta che si è registrato nel 2017, sono emersi dei dubbi circa l’effettivo impatto di questo strumento sull’economia reale. Le somme raccolte, infatti, sono confluite prevalentemente su titoli emessi da aziende già quotate mentre quasi nulla è stato destinato alle imprese non quotate attraverso strumenti di private equity, private debt o venture capital. Le novità recentemente introdotte dalla riforma dei PIR, ufficializzata con la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale del decreto 30 aprile 2019, prevedono l’introduzione di un vincolo del 3,5% delle somme destinate ai PIR all’investimento su PMI quotate all’AIM e un altro 3,5% in venture capital, riflettendo la volontà del legislatore di dare maggiore impulso allo sviluppo delle imprese di piccole dimensioni o di recente costituzione. Va ricordato, però, che la platea di potenziali beneficiari di questa allocazione specifica all’interno dei portafogli PIR è pari a 200-250 aziende al massimo, su un totale in Italia di oltre quattro milioni di imprese e un milione di società di capitali. Un’ulteriore misura, prevista dagli emendamenti del decreto legge Crescita estende le detrazioni fiscali previste per i PIR anche ai fondi ELTIF. Si tratta di veicoli di investimento che offrono agli investitori ampi profili di diversificazione e de-correlazione rispetto ai mercati finanziari, mentre permettono alle imprese beneficiarie l’accesso a risorse finanziarie indispensabili per il proprio sviluppo su un orizzonte temporale di medio/lungo periodo. La possibilità di investire in una gamma molto ampia di strumenti finanziari (oltre i titoli di equity e debito), insieme alla struttura chiusa del fondo, rendono gli ELTIF un modo molto efficace per veicolare risorse a favore delle PMI. Inoltre, l’estensione dell’agevolazione prevista anche ad investimenti indiretti (attraverso Fondi di Fondi di ELTIF) consente di aumentare l’efficacia di questa misura, permettendo la creazione di veicoli destinati agli impieghi (gli ELTIF) e la contemporanea esistenza di veicoli di raccolta, fondi tipicamente aperti anche ad investitori retail (i beneficiari dell’incentivo fiscale) e gestiti da società focalizzate sulla raccolta del risparmio.Si potrebbe immaginare di essere più ambizioni, e portare ancora maggiori risorse alle imprese che ne hanno bisogno. In che modo?Estendendo ad esempio le agevolazioni fiscali oggi disponibili per i PIR e gli ELTIF anche a nuove asset class (tra cui i bond di distretto e i nuovi basket bond, il private debt, il private equity e le forme di permanent capital) sfruttando tutte le opportunità degli strumenti finanziari oggi disponibili sul mercato.Esperienze estere dimostrano come l’apertura a investimenti in private capital da parte di investitori istituzionali può contribuire in maniera significativa ad apportare risorse alle imprese. il risultato ottenuto dalla Francia in questo senso in pochi anni è stato straordinario:I Piani francesi di risparmio azionario (“Plans d’Epargne en Actions” o PEA), antenati dei nostri PIR, sono stati introdotti presso gli investitori retail da oltre vent’anni. Da un massimo di 7,3 milioni di PEA aperti nel 2000, a fine 2018 erano attivi in Francia 4,6 milioni di piani di risparmio azionario, di cui 75mila destinati alle PMI, con impieghi complessivi pari a 92 miliardi di euro (1,2 miliardi su PMI).Sul fronte degli investitori istituzionali, le compagnie assicurative francesi a partire dal 2012 hanno iniziato ad allocare a strumenti di investimento rivolti alle imprese parte del proprio portafoglio. Nel solo 2016 hanno finanziato il settore produttivo per oltre 1.400 miliardi di euro, di cui il 37% investito in obbligazioni e il 17% in azioni. Il 56% di tale ammontare è stato destinato a imprese nazionali e quasi il 5% a piccolo-medie imprese. I 63,5 miliardi di euro, corrispondenti a quest’ultima percentuale, si sono inoltre equi-ripartiti fra strumenti di debito (32 miliardi) e azioni (quotate e non quotate: 31,4 miliardi). Anche se rapportati alla diversa dimensione del settore assicurativo – ramo vita in Francia e in Italia, si tratta di cifre che non trovano riscontro nel nostro mercato nazionale che non supera i 3 miliardi di euro.Creare le condizioni affinché, da un lato, gli investitori privati e istituzionali possano accedere a una pluralità di strumenti finanziari scegliendo i più adatti al loro profilo di rischio e dall’altro, le PMI possano effettivamente diversificare le fonti di finanziamento al di fuori del canale bancario è l’unica garanzia per ottenere un impatto significativo e duraturo sulla crescita del tessuto imprenditoriale italiano.

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InvestEU: nuovo programma per incrementare finanziamenti su crescita e occupazione

Posted by fidest press agency su venerdì, 18 gennaio 2019

Strasburgo. I deputati hanno approvato la nascita di InvestEU, un nuovo programma comunitario per sostenere gli investimenti e l’accesso ai finanziamenti dal 2021 al 2027.
Il nuovo programma InvestEU segue e sostituisce l’attuale FEIS (Fondo europeo per gli investimenti strategici), istituito dopo la crisi finanziaria.
I deputati hanno adottato alcuni emendamenti per migliorare la proposta della Commissione europea, tra cui:
· l’aumento della garanzia del bilancio UE a 40,8 miliardi di euro (ai prezzi correnti) per mobilitare oltre 698 miliardi di euro di investimenti aggiuntivi in tutta l’UE (la Commissione ha proposto 38 miliardi di euro per mobilitare 650 miliardi di euro);
obiettivi nuovi e più chiari, come l’aumento del tasso di occupazione nell’UE, la realizzazione degli obiettivi dell’accordo di Parigi sul clima o la coesione economica, territoriale e sociale;
una migliore protezione del clima: un obiettivo di “almeno il 40%” della dotazione finanziaria complessiva del programma InvestEU per gli obiettivi climatici;
· l’introduzione di un comitato direttivo per garantire il giusto equilibrio tra l’esperienza politica e bancaria nella gestione del programma. Un membro nominato dal PE farà parte del comitato;
· la Commissione e il comitato direttivo dovrebbero riferire annualmente al Parlamento e al Consiglio sui progressi, l’impatto e le operazioni del programma InvestEU per garantire una migliore responsabilità nei confronti dei cittadini europei.
La relazione è stata approvata con 517 voti favorevoli, 90 contrari e 25 astensioni.

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Antitrust: sanzioni per cartello vendita auto tramite finanziamenti

Posted by fidest press agency su giovedì, 10 gennaio 2019

L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha sanzionato per un totale complessivo di circa 678 milioni di euro i principali gruppi automobilistici operanti in Italia nel settore della vendita di autoveicoli mediante prodotti finanziari, nonché le relative associazioni di categoria, per un’intesa restrittiva della concorrenza.”Bene! Finalmente si fa un po’ di luce nei rapporti tra i gruppi automobilistici e le società finanziarie” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori. “E’ evidente da tempo la politica commerciale di cercare di imporre al consumatore la vendita di auto in abbinamento ad un finanziamento. Il coordinamento delle condizioni economiche e contrattuali applicate ai consumatori finali ha avuto come conseguenza l’applicazione di tassi di interesse più alti del dovuto. Per questo i consumatori andrebbero ora risarciti. Speriamo che la sanzione serva da deterrente anche in altri settori” conclude Dona.

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Finanziamenti online, la banca può guardare i vostri profili social

Posted by fidest press agency su sabato, 8 dicembre 2018

Firenze. Meno burocrazia e lungaggini per coloro che nel richiedere un finanziamento si affidano ad Internet, effettuando la richiesta comodamente dal proprio pc o anche dallo smartphone, senza più necessità di recarsi in banca, e con il vantaggio di accorciare anche i tempi di risposta, che in certi casi può arrivare subito al termine della procedura.
Già diffusi oltreoceano, stanno infatti approdando anche in Europa dei sistemi basati su potenti algoritmi di machine learning che permettono all’utente non solo di espletare la pratica in pochi minuti, ma anche di sapere immediatamente se il prestito è concesso oppure no, con la possibilità di vedere accreditata sul proprio conto corrente la somma accordata in 48 ore o poco più.Anche se la possibilità di gestire la pratica con pochi click e ricevere poi i soldi in tempi rapidissimi è di per sé allettante, ci sono però delle incognite sulle metodologie utilizzate per concedere un prestito presentando una quantità esigua di documenti e senza neanche vedere fisicamente in faccia il cliente. E se certi istituti di credito decidono di erogare prestiti in modo così semplice, non è certo perché sono improvvisamente diventati enti di beneficienza. E’ invece attraverso moderne tecnologie di Big Data e Web Analytics che i profili dei social network e gli stessi dispositivi utilizzati dai richiedenti potrebbero essere setacciati per rastrellare una miriade di dati personali, (compresa la cronologia dei siti visitati e la posizione geografica dell’utente), per poi essere combinati ed elaborati con altre informazioni raccolte da fonti tradizionali come quelle delle centrali rischi o delle camere di commercio, per lasciare infine la sentenza ad un sofisticato algoritmo che decide automaticamente se il prestito viene concesso oppure no, e tutto ciò senza alcun intervento umano.
I colossi bancari puntano molto sullo sviluppo di questi innovativi sistemi tecnologici, e Credit Suisse nel 2015 ha infatti investito 200 milioni di dollari sulla Kabbage inc, una startup specializzata nel settore con sede negli Usa, seguita da Ing che di recente ha investito 300 milioni di dollari nella stessa società americana, con la quale è già operativa una partnership su finanziamenti online dedicati alle piccole e medie imprese, che possono così contare su un rapido accesso alle liquidità di cui hanno bisogno.
In attesa che le autorità facciano luce sui meccanismi dei prestiti online con risposta immediata ed automatica, il consiglio nel frattempo è quello di “leggere accuratamente tutte le informative e la documentazione disponibile, compresa quella di eventuali partner con sede oltreoceano, e dare il proprio consenso solo se sì é certi di aver compreso ‎tutte le condizioni e poterle così accettare consapevolmente.”

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In Europa i finanziamenti Early Stage superano i 3,6 miliardi di €.

Posted by fidest press agency su venerdì, 9 novembre 2018

LISBONA (Web Summit) Nonostante le incertezze legate alla Brexit, le startup del Regno Unito mantengono il primato relativo (24,59%) dei fondi ricevuti dalle startup tecnologiche Early Stage, ma i dati di trend prevedono un sorpasso al vertice da parte della Francia (oggi al 24,04%).L’accesso a un mercato che sappia offrire sviluppatori qualificati è uno dei principali motivi a frenare il dato di paesi come Spagna (3,9%), Italia (1,92%), o Portogallo (0,26%).A livello di numero assoluto di impiegati nel settore, infatti, gli sviluppatori italiani rappresentano intorno al 2% del numero globale (dietro solamente a UK, Francia e Germania), ma se rapportiamo il numero al dato della popolazione l’Italia scivola tra le ultime posizioni.Queste alcune delle evidenze presentate oggi al Web Summit di Lisbona da Tech.eu, Stripe e Techstars, che per comprendere meglio lo stato della tecnologia in Europa hanno rilasciato il primo di una serie di tre report suddivisi per segmento: Early Stage Technology (EST), Growth Stage e Late Stage Technology.Gli investimenti nelle imprese EST europee hanno raggiunto un nuovo massimo storicoLa tecnologia europea si sta rafforzando grazie a un capitale totale investito pari a 19 miliardi di euro nel 2017, con un aumento del 36% rispetto ai 14,3 miliardi di euro del 2016. Nello specifico, negli ultimi tre anni, gli investimenti nella Early Stage Technology in Europa hanno registrato una crescita senza precedenti sia nel finanziamento totale che nel volume degli investimenti effettuati. Secondo la nuova ricerca pubblicata oggi, gli investimenti nella Early Stage Technology [1] (EST) in Europa sono aumentati di quattro volte nel periodo che parte dal primo semestre 2015, passando da 875 milioni di euro investiti nei primi sei mesi del 2015 a più di 3,6 miliardi di euro nel primo semestre del 2018.La Francia e il Regno Unito sono più forti quando si tratta di investimenti EST, ma il resto dell’Europa è in ritardo. I dati rivelano come la Francia e il Regno Unito si trovino testa a testa quando si tratta di investimenti EST. La Francia ha raccolto quasi un quarto (24,04%) degli accordi EST in Europa, appena meno del 24,59% del Regno Unito (a sottolineare la forte crescita dello scenario startup francese negli ultimi cinque anni). Le imprese EST francesi ed inglesi ricevono quindi una fetta maggiore della torta rispetto ad altri paesi europei come la Spagna (3,9%), l’Italia (1,92%), o il Portogallo (0,26%). Una serie di fattori, tra cui l’accesso al talento degli sviluppatori, può influenzare significativamente la quantità di investimenti nei vari paesi: Regno Unito, Francia e Germania hanno infatti il maggior numero di sviluppatori in Europa.
Le prime due città in Italia per numero di sviluppatori (una stima calcolata sul numero di account attivi sulla piattaforma GitHub) sono invece Milano e Roma, rispettivamente 29esima e 31esima per numero assoluto di iscritti, un dato paragonabile a quello di città dal più ridotto numero di abitanti come Breslavia e Edimburgo.

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Ricerca: finanziamenti a giovani reumatologi

Posted by fidest press agency su giovedì, 13 settembre 2018

Assegnati anche questo anno i due finanziamenti per progetti di ricerca destinati ai giovani reumatologi messi in palio dalla FIRA ONLUS, la Fondazione Italiana per la Ricerca sull’Artrite. Il bando del 2017, che consiste in due assegni rispettivamente di 25.000 Euro, è stato vinto dal Dipartimento di Medicina sperimentale e clinica dell’Università di Firenze e dal Dipartimento di Medicina interna e Specialità mediche dell’Università Sapienza di Roma. “Non conosciamo ancora l’origine precisa di molte malattie reumatiche, ma è certo che hanno pesanti riflessi sulla qualità di vita dei malati – afferma il prof. Carlomaurizio Montecucco, Presidente di FIRA Onlus -. Non bisogna poi dimenticare che nei Paesi Occidentali rappresentano la prima causa di disabilità. Per questo la nostra Fondazione è da anni impegnata nel promuovere a 360 gradi la ricerca medico-scientifica contro queste gravi malattie. In particolare è per noi motivo di grande orgoglio aiutare i giovani medici a realizzare le loro intuizioni. E’ questo un modo anche per contribuire concretamente al rinnovamento generazionale della reumatologia italiana. I fondi elargiti serviranno per la messa a punto di ricerche mirate a produrre conoscenze innovative con impatto sulla trasferibilità dei risultati nella pratica clinica”. I titoli dei due progetti vincitori del bando sono: In Search for the pernchymal and vascular Features in SSc-ILD: How to address the Challenge of Quantitative Analysis of CT Images and Correlation with Clinical and Instrumental Data (presentato dall’Università di Firenze) ed Ex Vivo and in Vitro Effect of Tofacitinib on Autophagy, Apoptosis and Proliferation in lymphocytes from Rheumatoid Arthritis Patients (presentato dall’Università di Roma). Saranno realizzati con un finanziamento erogato da FIRA ONLUS grazie al contributo incondizionato di MSD Italia S.r.l.

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Agricoltura UE: deputati chiedono politica moderna e con finanziamenti equi

Posted by fidest press agency su giovedì, 31 maggio 2018

Il Parlamento europeo ha approvato mercoledì scorso con 468 voti in favore, 123 contrari e 89 astensioni le sue priorità per la riforma della Politica agricola comune (PAC) dopo il 2020.
Più flessibilità ma nessuna “ri-nazionalizzazione” della PAC. Gli Stati membri dell’UE dovrebbero essere in grado di applicare le norme della PAC secondo le proprie esigenze, hanno dichiarato i deputati, respingendo tuttavia l’ipotesi di “ri-nazionalizzazione”, in quanto potrebbe falsare la concorrenza nel mercato unico.La PAC deve basarsi su una serie comune di obiettivi, norme, strumenti e controlli.Da un lato, gli Stati membri dovrebbero poter elaborare delle strategie nazionali adeguate alle loro esigenze. Dall’altro, tutte le attività agricole dovrebbero essere soggette agli stessi standard elevati e la loro violazione dovrebbe dar luogo a sanzioni simili in tutti gli Stati membri, affermano i deputati.
Oltre a consentire alle aziende agricole dell’UE di continuare a produrre alimenti sicuri e di qualità a prezzi accessibili, la futura PAC dovrebbe renderli anche più sostenibili da un punto di vista ambientale e pienamente integrati nell’economia circolare. Dovrebbe infatti promuovere l’innovazione, la ricerca e le pratiche agricole intelligenti, sostengono gli eurodeputati. A tal fine, chiedono di mantenere il bilancio della PAC almeno al livello attuale.
Il Parlamento chiede inoltre:
· Pagamenti diretti che continuino a essere interamente finanziati dal bilancio UE
· Esclusione dei settori più sensibili dai negoziati commerciali;
· Un maggiore sostegno ai giovani e ai nuovi agricoltori, nonché a quelli colpiti dalla volatilità di redditi e prezzi;
· Distribuzione più equa dei fondi UE tra gli Stati membri, tenendo conto degli importi ricevuti e delle differenze, ad esempio, di costi di produzione o di potere d’acquisto;
· Un nuovo metodo europeo per calcolare i pagamenti diretti al fine di eliminare gradualmente i “criteri storici”;
· Metodi più efficaci per garantire che il sostegno finanziario sia destinato davvero agli agricoltori;
· Meno denaro per le aziende più grandi, con un massimale di pagamento obbligatorio a livello UE;
· Nessun finanziamento per l’allevamento di tori destinati alle corride (tauromachia)
· Riduzione della burocrazia per le misure obbligatorie di rinverdita per renderle più orientate ai risultati, insieme alla semplificazione delle misure volontarie.

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Investimenti e finanziamenti alternativi

Posted by fidest press agency su lunedì, 9 aprile 2018

Milano 11 e 12 aprile 2018 – Hotel NH President, Largo Augusto 10Iside, in collaborazione con BeBeez propone tre moduli di approfondimento sugli strumenti alternativi di finanziamento per le pmi. Strumenti che visti nell’ottica dell’investimento, costituiscono interessanti asset alternativi a quelli più tradizionali.Verranno affrontati i concetti di private debt, minibond, finanziamento del circolante tramite cessione di fatture commerciali e verranno esposte le differenze rispetto al private equity. Il tutto con l’intervento di addetti ai lavori e di imprenditori che hanno già provato queste diverse strade per diversificare le fonti di finanziamento rispetto al tradizionale credito bancario.

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