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Mercati finanziari: valutazioni da Goldilocks?

Posted by fidest press agency su giovedì, 22 luglio 2021

A cura di Andrea Delitala, Head of Euro Multi Asset, e Marco Piersimoni, Senior Investment Manager di Pictet Asset Management. Stabilire se i mercati azionari siano cari o meno è sicuramente un fattore determinante per effettuare le scelte di investimento in ottica di costruzione del portafoglio; e le attuali valutazioni dell’S&P500, con un rapporto Price Earnings (P/E) pari a circa 22 volte gli utili (nettamente sopra le medie storiche), sembrerebbero invitare alla cautela. Tuttavia, è anche vero che le stime di consenso per la crescita degli utili nei prossimi 12 mesi sono prossime al 20% per tutte le aree geografiche (tranne il Giappone al 16%) e che i segmenti che presentano oggi i multipli più elevati (USA e settore IT) sono anche quelli che mostrano la redditività più alta, sia in termini assoluti che rispetto alla media degli ultimi 10 anni. Il semplice rapporto P/E va quindi integrato con altri strumenti di valutazione. Come il Buffett Indicator, ideato da Warren Buffett e dato dal rapporto tra la capitalizzazione del mercato e il PIL, secondo il quale si potrebbe quasi parlare di bolla. Esistono però altre metriche che, al contrario, individuano una tolleranza di un ulteriore 20% di crescita dell’indice S&P500 prima che scatti il segnale d’allarme rosso: per le azioni statunitensi, identifichiamo tale soglia di pericolo con i livelli valutativi raggiunti durante i picchi di mercato del 2000 e del 2007. Per districarsi in questo groviglio di indicatori talvolta discordanti, un parametro sempre valido che arriva in soccorso degli investitori è quello del premio al rischio azionario (ERP, Equity Risk Premium), ossia la differenza tra il rendimento delle azioni (EY, Earnings Yield, l’inverso del Price Earnings, dato quindi dal rapporto tra utili e prezzo di mercato) e il rendimento delle obbligazioni (BY, Bond Yield).Focalizzandosi sul mercato USA, nonostante le valutazioni (P/E) non propriamente economiche e quindi un Earnings Yield compresso, grazie alla recente nuova discesa dei tassi reali (i tassi nominali depurati dell’inflazione), il premio al rischio azionario risulta tuttora generoso attestandosi l’1% circa al di sopra della sua media storica (si veda la Fig. 1). Ciò significa che, per quanto le azioni possano risultare care in termini assoluti, lo sono in misura minore in termini relativi e le valutazioni non paiono quindi tanto eccessive da spingere a ridurre drasticamente l’esposizione azionaria[1]. In sostanza, come abbiamo sottolineato più volte nel corso degli ultimi mesi, a sostenere le valutazioni azionarie sono ancora i tassi reali, in tale contesto la variabile determinante da monitorare. In seguito al movimento delle ultime settimane della parte a lunga scadenza dei tassi (swap) reali (depurati delle aspettative d’inflazione) statunitensi, con i decennali ridiscesi fino a livelli prossimi a quelli di inizio anno (-1,3% vs -1,5% di partenza), il premio al rischio azionario risulta in grado di sopportare senza eccessivi scossoni una risalita di circa 90 pb dei tassi reali (la differenza che separa l’ERP, attualmente pari al 5,5%, dalla sua media storica del 4,6%). Occorre perciò valutare quanto a lungo i tassi reali potranno permanere sui livelli depressi attuali. L’appiattimento della curva a cui stiamo assistendo sarebbe coerente con uno scenario economico di Goldilocks, come quello sperimentato nel 2017, caratterizzato da un mix di crescita modesta e bassa inflazione che consentirebbe politiche monetarie espansive a lungo. Ma questa “giapponesizzazione” della politica monetaria statunitense verso stimoli perenni appare alquanto distante dal contesto attuale, in cui forte crescita (seppur in calo l’anno prossimo) ed elevata inflazione (seppur almeno in parte transitoria) potrebbero spingere invece la Fed ad assumere un atteggiamento meno accomodante nei prossimi trimestri. Il recente movimento di discesa dei tassi reali appare quindi disallineato con i fondamentali economici. A guidarlo è stata piuttosto la dinamica dei flussi di liquidità immessi nel sistema dalla Fed dove si nota un importante il rimbalzo nel periodo post-primaverile), la volatilità dei quali ha influenzato la volatilità dei tassi reali negli ultimi mesi. Ecco quindi che la discesa dei tassi reali a lungo termine e il conseguente appiattimento della curva, non guidati dai fondamentali economici, paiono giustificati dal nuovo picco nei flussi di liquidità della Fed, tornati su livelli da stimolo monstre (pari all’11,3% del PIL USA, poco meno di quanto fatto in risposta alla grande crisi finanziaria del 2008-2009). Un fattore di rischio nello scenario delineato da Fed e mercati è rappresentato dall’inflazione salariale. Nel mese di giugno si è registrata una risalita dei salari, superiore anche all’inflazione (core – al netto delle componenti più volatili) e quindi capace di determinare un recupero di potere d’acquisto salutare per la domanda aggregata, nonostante il percorso di reintegro dei posti di lavoro persi a causa della pandemia abbia subito una battuta d’arresto, con il tasso di disoccupazione in leggero aumento al 6%. La risalita dei salari reali potrebbe causare ulteriore pressione inflazionistica, peraltro nella sua componente più persistente, un rischio ancor più rilevante se si considera che il mercato del lavoro è la priorità dichiarata del policy mix statunitense (anche se l’impatto atteso del piano fiscale potrebbe essere inferiore rispetto a quanto inizialmente ipotizzato – anche in questo caso, maggiori dettagli emergeranno dopo la pausa estiva di agosto). Per il momento, la dinamica dei dati sull’inflazione salariale è ancora troppo erratica, ma qualora si dovesse definire un trend stabile di crescita il rischio di un restringimento anticipato della politica monetaria diverrebbe più concreto, anche in vista degli importanti stimoli fiscali in attesa di approvazione dalla Camera e dal Congresso degli Stati Uniti. In definitiva, le valutazioni azionarie del mercato statunitense sono tuttora sostenute dal fatto che i rendimenti reali persistono in territorio abbondantemente negativo. I movimenti di questi ultimi allo stato attuale paiono dominati dai flussi di liquidità della Fed e disallineati invece con i fondamentali economici, lontani (e quasi opposti) al contesto di Goldilocks che giustificherebbe il recente appiattimento della curva. Sul finire dell’estate, il percorso futuro di politica monetaria e fiscale guadagnerà chiarezza, consentendo stime più accurate sulla dinamica del mercato del lavoro e dell’inflazione e sul loro impatto sull’atteggiamento della Fed: il ritiro graduale degli stimoli potrebbe portare a un riallineamento dei tassi reali con lo scenario macroeconomico, un movimento necessario che potrebbe però avere ripercussioni sul mercato azionario, chiudendo così il cerchio dell’analisi presentata. Se invece la struttura dei tassi reali si stabilizzasse ai livelli attuali la normalizzazione dei premi di rischio azionari (ERP) potrebbe avvenire in parte grazie ad un calo degli EY, ovvero un’ulteriore espansione dei multipli (P/E). Questo, a sua volta, potrebbe realizzarsi per aumento dei corsi (scenario virtuoso ma difficilmente compatibile con i tassi negativi) oppure per un calo degli utili attesi (E), ovvero per uno scenario di stagnazione che sarebbe compatibile con i rendimenti dei bond agli attuali livelli. Forse è questo il vero scenario (di rischio) per il quale il mercato mantiene un buffer.

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Fed: nuovi rischi finanziari sistemici

Posted by fidest press agency su venerdì, 4 giugno 2021

By Mario Lettieri e Paolo Raimondi. Dopo aver cercato, come sempre, di rassicurare gli animi, l’ultimo Financial Stability Report (FSR) della Federal Reserve presenta una lista impressionante di rischi per la stabilità finanziaria negli Usa e a livello mondiale. Nelle orecchie dei governatori della Fed fischia ancora quanto è successo a marzo con il collasso del fondo hedge Archegos Capital Management, che ha lasciato un buco di oltre 10 miliardi di dollari in alcune della maggiori banche internazionali. In verità, c’è che dice che il problema potrebbe essere cinque volte più grande. Il FSR è pubblicato due volte l’anno con l’intento di prevenire il ripetersi della Grande Crisi del 2008. La presentazione del rapporto è stata centrata sul significato e sugli strascichi proprio di Archegos, evidenziando che le difficoltà di istituti finanziari non bancari (il famoso shadow banking) influiscono sull’intero sistema finanziario. “ Stanno aumentando le vulnerabilità associate all’elevato appetito al rischio”, si afferma. Il che evidenzia “la limitata visibilità delle esposizioni dei fondi hedge e che le loro disponibilità, create con la leva finanziaria, potrebbero non essere sufficienti per far fronte a rischi importanti.”.I valori di molti asset sono cresciuti enormemente, superando i record dell’anno scorso. Gli indici azionari e i prezzi delle azioni sono ai lori massimi storici. Per esempio, dall’inizio del 2021 l’indice azionario Standard & Poor’s 500 è cresciuto del 12%. Inoltre, il Bloomberg Commodity Index, che traccia tutte le materie prime e i beni alimentari, è cresciuto del 19% in un anno. Nello stesso periodo, il prezzo delle case negli Usa è aumentato del 12%. Sono tutti effetti dell’insaziabile “appetito” di profitti più alti. Del resto l’eccessiva liquidità, gli interessi quasi negativi e i bassi rendimenti offerti dai tradizionali titoli, come le obbligazioni del Tesoro americano, spingono verso investimenti speculativi, tanto che invece di comprare bond pubblici, i grandi della finanza preferiscono acquistare le obbligazioni corporate o quelle già ritenute come speculative. Il pericolo vero sta in un possibile repentino cambiamento di valutazioni. La Fed, infatti, teme che qualche evento possa ridefinire i prezzi degli asset, delle azioni, obbligazioni o altri titoli. Proprio com’è avvenuto nel caso Archegos, quando determinate azioni vennero vendute per poter coprire le perdite di gestione, determinando un improvviso e forte calo del loro valore. In altre parole, si teme che gli speculatori possano mitigare il loro “appetito al rischio” e ridurre la frenesia proprio verso i titoli e le operazioni più rischiose. Il sistema è drogato e ha bisogno di dosi sempre più forti, il che rischia di crollare in un momento di astinenza. Come il drogato ha bisogno di un autorevole aiuto, così la finanza speculativa ha bisogno dell’intervento correttivo dei governi e degli Stati, quando occorre. Il Rapporto elenca altri rischi di vulnerabilità del sistema, il peggioramento della pandemia e l’aumento dei tassi d’interesse per fronteggiare a un’impennata dell’inflazione. Anche il governatore del Fed, Jerome Powell, esprime una certa preoccupazione per l’aumento dei prezzi in alcuni settori, come quello immobiliare e ha ammesso che “non è proprio un bene che negli Usa i prezzi aumentino così tanto”. Non sorprende, quindi, che la Fed cerchi di scaricare su altri le cause dei rischi della sua vulnerabilità finanziaria. Prima di tutto sull’Europa e sui paesi emergenti. “Sviluppi negativi nelle economie dei mercati emergenti, stimolati in parte da un aumento dei tassi d’interesse a lungo termine, potrebbero avere delle ripercussioni negli Stati Uniti”. Si dimentica, però, di riconoscere le proprie responsabilità. Infatti, gli andamenti economici di questi paesi sono di solito determinati dalle politiche monetarie e finanziarie degli Usa. Anche le misure adottate dalla Cina per contenere la speculazione sui mercati immobiliari, si dice, potrebbero creare situazioni di stress finanziario interno con ripercussioni globali, anche negli Stati Uniti. Il Rapporto, in definitiva, presenta una serie di analisi e di preoccupazioni, in parte anche condivisibili. Però sono enunciazioni scritte che possono al più suscitare discussioni mediatiche e accademiche ma non far adottare azioni efficaci da parte delle istituzioni preposte, come sarebbe necessario. Mario Lettieri già sottosegretario all’Economia e Paolo Raimondi economista

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SMA annuncia i risultati finanziari definitivi del 2020

Posted by fidest press agency su giovedì, 1 aprile 2021

Niestetal. Nel 2020 SMA Solar Technology AG (SMA/FWB: S92) ha venduto inverter per una potenza complessiva di circa 14,4 GW. Le vendite sono aumentate di circa il 26% rispetto all’anno precedente (2019: 11,4 GW). Il fatturato del gruppo SMA è aumentato di circa il 12%, per un totale di 1026,6 milioni di Euro (2019: 915,1 milioni di Euro). L’aumento di fatturato va ricondotto in particolare all’ottimo andamento degli affari nei comparti Large Scale & Project Solutions e Home Solutions. Il margine operativo lordo (EBITDA) è raddoppiato raggiungendo i 71,5 milioni di Euro (margine EBITDA: 7,0%; 2019: 34,2 milioni di Euro, 3,7%).Il risultato netto del Gruppo è stato di 28,1 milioni di Euro (2019: –8,6 milioni di Euro). Il risultato per azione è quindi salito a 0,81 Euro (2019: -0,25 Euro). La liquidità netta (net cash) è scesa a 226,0 milioni di Euro (2019: 303,0 milioni di Euro). Il calo è da ricondurre sostanzialmente al fatto che il dato comparativo della fine del 2019 includeva una quantità elevata di anticipi incassati per un grosso ordine evaso nel primo trimestre del 2020. Alla fine del 2020 gli anticipi dei clienti sono tornati a un livello normale. L’Equity Ratio è cresciuto alla fine dell’esercizio, toccando il 41,8% (2019: 37,6%). SMA dispone, inoltre, di una linea di credito di 100 milioni di Euro presso diversi istituti bancari locali In considerazione dell’andamento positivo degli affari dell’anno passato e delle previsioni di crescita per il 2021, il Consiglio di Amministrazione e il Consiglio di Vigilanza raccomanderanno all’assemblea generale del 1 giugno 2021 di liquidare un dividendo di 0,30 Euro per azione per l’esercizio 2020. Ciò corrisponde a una quota di distribuzione del 37% rispetto al risultato del gruppo.“SMA ha superato con successo le notevoli sfide della pandemia nel 2020, raggiungendo gli obiettivi di crescita in termini di fatturato e risultato”, spiega Jürgen Reinert, CEO di SMA. “Nel segmento delle applicazioni fotovoltaiche residenziali, il fatturato è aumentato notevolmente soprattutto in Europa, Medio Oriente e Africa; nel settore delle centrali fotovoltaiche abbiamo guadagnato quote di mercato in particolare negli Stati Uniti, e consolidato ulteriormente la nostra posizione di leader in Australia, dove possiamo vantare una quota di mercato complessiva di circa il 65%, includendo la potenza delle centrali già in funzione o in cui la cui messa in servizio è già stata approvata. Sono particolarmente soddisfatto anche di un importante traguardo raggiunto nel 2020 nella nostra strategia di sostenibilità: la sede centrale di SMA è ora alimentata al 100% con elettricità proveniente da impianti fotovoltaici ed eolici situati nelle immediate vicinanze. Anche per il riscaldamento il nostro bilancio di emissioni di CO2 è neutro. Il nostro obiettivo è raggiungere un bilancio neutro di emissioni di CO2 in tutto il mondo entro il 2025.” er il primo trimestre 2021 il Consiglio di Amministrazione di SMA prevede un fatturato di 235-245 milioni di Euro (1° trimestre 2020: 287,9 milioni di Euro) e un margine operativo lordo (EBITDA) di 14-17 milioni di Euro (1° trimestre 2020: 12,3 milioni di Euro). Il Consiglio di Amministrazione di SMA conferma le previsioni di fatturato e risultati per l’esercizio 2021 pubblicate il 5 febbraio 2021, con un aumento di fatturato che dovrebbe collocarsi tra i 1.075 e i 1.175 milioni di Euro a fronte di un margine operativo lordo (EBITDA) compreso fra i 75 e i 95 milioni di Euro.

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Rischi finanziari anche per la Cina

Posted by fidest press agency su giovedì, 25 marzo 2021

By Mario Lettieri e Paolo Raimondi.Anche la Cina sta facendo i conti con le sue bolle finanziarie, create nei passati due decenni con la scadente applicazione del modello finanziario speculativo americano. Perciò è scesa in campo la potentissima China Banking and Insurance Regulatory Commission, l’agenzia governativa di controllo sulle attività bancarie e assicurative, attraverso il suo presidente Guo Shuqing, manager competente e uomo forte del Partito Comunista Cinese. Il problema numero uno è il rischio rappresentato dal debito corporate cinese e del crescente stock di non performing loans, i crediti inesigibili delle imprese. Secondo l’International Capital Market Association, l’associazione degli investitori nel fixed income, il mercato obbligazionario cinese interno in yuan, è equivalente a circa 15.000 miliardi di dollari, il secondo al mondo dopo quello Usa. La parte strettamente relativa al debito corporate non finanziario sarebbe pari a 3.700 miliardi di dollari. Il mercato obbligazionario cinese offshore è di 752 miliardi di dollari. E’ in grande crescita e legato soprattutto al settore immobiliare. Il 2020 è stato l’anno che ha certamente “shoccato” la Cina e i mercati internazionali per i debiti corporate interni: circa 40 fallimenti per 30 miliardi di dollari, il 14% in più rispetto al 2019. Anche 12 imprese cinesi offshore sono fallite coinvolgendo obbligazioni per 7 miliardi di dollari. Ciò sta provocando forti preoccupazioni per una possibile crisi del debito nel periodo post Covid. Infatti, nel 2021 bond per 7,1 trilioni di yuan (6,5 yuan sono equivalenti a 1 dollaro) arriveranno a scadenza sul mercato interno.Alcune delle imprese fallite sono delle controllate dallo Stato e ciò solleva dubbi anche sulla garanzia, finora certa, di salvataggi pubblici. Nel recente incontro con la stampa, Guo Shuqing ha dato un quadro preoccupante della situazione: “Nel 2020, il rimborso di 6,6 trilioni di yuan di prestiti è stato differito.” Per quanto riguarda i npl ha detto: ”Un numero considerevole di imprese potrebbe dover affrontare una riorganizzazione o liquidazione fallimentare. Pertanto, l’aumento dei crediti in sofferenza è una tendenza inevitabile. Nel 2020, abbiamo ceduto 3.02 trilioni di yuan di attività deteriorate. È possibile che i crediti in sofferenza aumentino nel 2021 e anche nel 2022.”. Guo Shuqing ha annunciato alcuni programmi d’intervento e illustrato i risultati già ottenuti. In primo piano vi è la riduzione dell’elevato effetto leva all’interno del sistema finanziario, che aveva visto una pericolosa crescita nel periodo 2017-19.Sarebbe in atto lo smantellamento del settore bancario ombra, la cui portata è diminuita nel 2020 di circa 20 trilioni di yuan. All’inizio dell’anno il totale era di 85 trilioni di yuan, pari all’86% del pil cinese. La Regulatory Commission teme che alcune attività ad alto rischio dello shadow banking possano ripresentarsi sotto forma di pseudo “innovazioni”. Perciò, per l’internet private banking, saranno applicate le stesse regole di adeguatezza patrimoniale e di garanzie valide per il settore bancario. Guo ha ammesso che “nel settore immobiliare la finanziarizzazione e la tendenza a diventare una bolla sono ancora relativamente forti, anche se nel 2020 il tasso di crescita dei prestiti investiti nel real estate è sceso per la prima volta sotto quello medio dei prestiti”. E’ un pericoloso “rinoceronte grigio”, perché “molte persone comprano case non per abitarci, ma per investimenti o per speculazioni. Se in futuro il mercato dovesse scendere, potrebbero esserci grandi perdite e i prestiti non sarebbero rimborsati, mandando le banche e l’intera economia in sofferenza.”. Usa docet.Egli, inoltre, ha spostato l’attenzione sui mercati finanziari negli Usa e in Europa che opererebbero “in contraddizione con l’economia reale”. “Il mercato finanziario dovrebbe riflettere lo stato dell’economia reale, ha detto, altrimenti sorgeranno problemi e sarà costretto alla fine ad adeguarsi. Pertanto, siamo molto preoccupati per il giorno in cui scoppierà il mercato finanziario, in particolare la bolla delle attività finanziarie estere.”.Considerazioni corrette, che valgono anche per i comportamenti finanziari della Cina e per i rischi sistemici che stanno creando. Alla fine, in Cina o negli Usa, in Africa o in Europa, la finanza speculativa è sempre un pericolo per l’economia reale. Mario Lettieri già sottosegretario all’Economia e Paolo Raimondi economista

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Astaldi: Strumenti Finanziari Partecipativi, arriva un’offerta ‘Dutch Auction’

Posted by fidest press agency su giovedì, 25 marzo 2021

La storia del concordato Astaldi offre un nuovo capitolo. In questi giorni, i portatori di Strumenti Finanziari Partecipativi (Sfp) emessi a favore dei creditori, obbligazionisti inclusi, stanno venendo informati dagli intermediari depositari che il gruppo di investimenti tedesco Daniels Invest GmbH ha inviato una proposta per rilevare tutti i 3.199.975.846 Sfp esistenti. La proposta è formulata sotto l’aspetto di una “dutch auction”, asta all’olandese, ossia un’asta in cui il banditore inizia con un prezzo di vendita elevato e lo abbassa fino a quando un partecipante accetta il prezzo o raggiunge un prezzo di riserva predeterminato. Nel caso degli Sfp Astaldi, Daniels Invest GmbH offre un massimo di 3 centesimi ed un minimo di 1 centesimo ciascuno.A parere di chi scrive, quest’offerta è da considerarsi al pubblico indistinto e come tale soggetta a preventiva approvazione da parte della Consob del prospetto informativo, comunque la proposta pare solo un modo per approfittare della necessità, magari per motivi fiscali, di qualche creditore istituzionale di sbarazzarsi degli Sfp Astaldi, i quali non sono e non saranno quotati su alcun mercato sebbene siano stati immessi nel sistema di gestione accentrata Monte Titoli.Gli Sfp hanno visto attribuito un valore di 0,17 nell’ambito del concordato, valore comunicato anche dalle depositarie estere agli intermediari quale prezzo di carico fiscale, ma sin da prima si sapeva perfettamente che si tratta di una stima molto generosa. Daniels Invest GmbH sa benissimo che gli Sfp non erogheranno mai 17 centesimi, né una somma a questa vicina. Semplicemente, conta di incassare entro tre anni assai più dei 3 centesimi massimi offerti. Incassando ad esempio 5 centesimi, si tratterebbe di un bel 66,67% di rendimento in tre anni. Un guadagno niente affatto da disprezzare.Ricordiamo il loro regolamento. Nel concordato, Astaldi ha costituito un Patrimonio Destinato funzionale al soddisfacimento dei possessori degli strumenti finanziari partecipativi che sono stati assegnati ai creditori in ragione di uno strumento finanziario partecipativo per ogni euro di credito vantato. Le attività oggetto di liquidazione sono le principali concessioni: Terzo Ponte sul Bosforo (per cui è già avvenuta la cessione), Autostrada Gebze–Orhangazi–Izmir e Etlik Integrated Health Campus di Ankara, in Turchia, Aeroporto Internazionale Arturo Merino Benitez e Ospedale Metropolitano Occidente di Santiago, in Cile, i crediti e i lavori in corso in Venezuela vantati nei confronti dell’Ife (governo venezuelano) e l’attuale sede centrale della società a Roma. Tutto avverrà, secondo il piano, entro il 2023.Sempre a proposito degli Sfp, lo scorso 16 marzo era convocata l’apposita assemblea per approvare alcune modifiche di natura procedurale al regolamento e nominare il rappresentante comune degli Sfp che può essere retribuito fino a 50.000 euro all’anno. Importi a carico non di Astaldi ma del Patrimonio Destinato e che quindi saranno sottratti alle somme da distribuire ai possessori di Sfp. Al momento in cui scriviamo, la società non ha ancora emanato alcuna informazione in merito nonostante siano oramai trascorsi ben sette giorni.Rammentiamo pure che è stato comunicato il rapporto di concambio tra le azioni Astaldi e quelle Webuild in vista della fusione che si completerà entro il mese di luglio. Ogni 1.000 azioni Astaldi si riceveranno 203 azioni ordinarie Webuild. https://www.aduc.it/info/consulenza.php

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Il mondo che verrà

Posted by fidest press agency su sabato, 26 dicembre 2020

A cura di Andrea Delitala, Head of Euro Multi Asset, e Marco Piersimoni, Senior Investment Manager di Pictet Asset Management.A giudicare dai mercati finanziari, il 2020 non sembrerebbe un anno tanto sciagurato. Eppure, mentre i listini azionari, sospinti dalle manovre monetarie e fiscali espansive, si avventurano su nuovi massimi (l’S&P 500 ha rotto la barriera dei 3’700 punti), il mondo si trova ancora alle prese con la seconda ondata della pandemia di COVID-19, che ha messo in ginocchio il sistema sanitario, economico e sociale dell’intero pianeta. Ora che l’anno volge al termine, le buone notizie riguardo alla realizzazione di vaccini efficaci contro il coronavirus sono intervenute a restituire la speranza di un ritorno alla normalità a cittadini, imprese e governi di tutto il mondo. Dal punto di vista economico, questo vorrebbe dire un rientro dell’economia globale su un percorso di crescita tendenziale, seppure su un livello più basso rispetto a quello pre-pandemico (nello scenario base elaborato dall’OCSE, perché il PIL globale torni al livello di fine 2019, occorrerà attendere l’ultimo trimestre del 2021). Ma l’incertezza rimane elevata e si rispecchia nella dispersione delle previsioni: la somministrazione delle prime dosi del vaccino sarà sufficiente a evitare una terza ondata di contagi? Le persone saranno effettivamente disposte ad assumere il vaccino? Si riuscirà a raggiungere la soglia di soggetti immunizzati necessaria per ottenere l’immunità di gregge? Sono questi alcuni dei quesiti a cui allo stato attuale è difficile trovare una risposta certa e che rendono particolarmente complicato l’esercizio di fare previsioni economiche per il 2021 (la forbice tra scenario migliore e scenario peggiore dell’OCSE è di $7’000 miliardi, circa l’8% del PIL mondiale di quasi $88’000 miliardi a fine 2019).Lo stato di estrema incertezza non è l’unico lascito di questo 2020 all’insegna della pandemia. Come un devastante terremoto, il coronavirus ha prodotto delle profonde fratture sul piano economico e sociale. Se, infatti, a livello globale si è allargato il differenziale di crescita tra i Paesi emergenti, con l’Asia e la Cina in testa, e i Paesi sviluppati, tra i quali l’Europa è rimasta più di tutti indietro, allo stesso modo è aumentata la disuguaglianza tra classi sociali, con i dati che evidenziano come i più colpiti dall’ondata di disoccupazione provocata dal COVID siano i ceti a reddito più basso. Una problematica particolarmente sentita nei Paesi anglosassoni e soprattutto negli Stati Uniti, dove mancano ammortizzatori sociali come la cassa integrazione (non a caso, durante il picco della crisi di quest’anno l’amministrazione Trump si è trovata costretta ad effettuare sostanziosi trasferimenti diretti ai cittadini). Le ripercussioni potrebbero essere più profonde e durature del previsto, visto che, anche tra i ragazzi, quelli provenienti dal quartile con il reddito più basso hanno potuto ricorrere alle forme di istruzione online in misura molto inferiore rispetto ai loro coetanei delle famiglie più abbienti. Lo squilibrio è talmente forte che persino il Presidente della Fed Jerome Powell ha sentito il bisogno di nominarlo più volte nel corso degli ultimi mesi.Come effetto positivo del coronavirus, quest’anno si è diffusa ancor di più rispetto al passato la consapevolezza dell’urgenza di agire per la tutela dell’ambiente: il calo delle emissioni di CO2 registrato nel 2020 ha dimostrato che è ancora possibile avere un impatto benefico. In questo caso, il tema è particolarmente caldo in Europa. Il Vecchio Continente si è sempre mostrato all’avanguardia sulle politiche ambientali, fissando per primo l’obiettivo delle zero emissioni nette entro il 2050, e ha recentemente rivisto gli obiettivi intermedi per il 2030, rendendoli ancora più stringenti: si punta ora a una riduzione delle emissioni di almeno il 55% rispetto al livello base del 1990 (precedentemente, il target per il 2030 era un taglio del 40%).Dopo oltre un decennio dominato dall’intervento delle banche centrali (dalla grande crisi finanziaria in poi), il 2020 sarà probabilmente ricordato anche per il passaggio di testimone dalla politica monetaria a quella fiscale. La prima, infatti, sembra avere ormai poco spazio di manovra residuo, dopo aver immesso quest’anno una quantità record di liquidità nel sistema economico nel tentativo (finora riuscito) di garantirne la stabilità finanziaria.In base a quanto detto finora, nei Paesi anglosassoni l’azione dei Governi sarà volta anzitutto a ridurre la disuguaglianza economica e sociale, mentre nell’Unione Europea la green rule sembra portare finalmente al superamento delle divisioni ideologiche all’interno della regione e alla condivisione di politiche di bilancio comuni, talora anche con fini redistributivi. In questo quadro, l’Italia si trova certamente a godere di condizioni finanziarie particolarmente favorevoli per due fattori concomitanti: 1) compressione dei premi di rischio ben al di sotto della norma (il fair value della componente di rischio credito sarebbe attorno ai 180pb) e 2) grazie al Next Generation EU, l’Italia diventa prenditore netto di finanziamenti (e trasferimenti) in ambito EMU. Tale circolo virtuoso porta il costo del nuovo debito vicino allo 0 con un risparmio nella spesa per interessi (oggi circa il 3,5% del PIL) che, finché i tassi medi all’emissione si mantengono a livelli così bassi, si trasmette gradualmente all’ingente stock di debito (158% del PIL). Per far sì che il mercato rimanga clemente nei confronti del BTP anche nel momento (ancora lontano, non prima del 2022) in cui verrà meno il sostegno della BCE, l’Italia deve necessariamente sfruttare l’occasione attuale per fare le riforme e presentarsi tra qualche anno con una ritrovata competitività. E chissà che il mondo che verrà non sarà in fin dei conti migliore. Fonte: https://www.am.pictet/it/italy/articoli/2020/analisi-dei-mercati-e-asset-allocation/12/il-mondo-che-verra

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Servizi finanziari partecipativi che contribuiscono allo sviluppo di progetti legati alle energie rinnovabili

Posted by fidest press agency su giovedì, 10 settembre 2020

October, una delle piattaforme fintech leader in Europa continentale nel finanziamento online alle aziende, ha siglato un accordo di partnership con Enel X per sostenere i programmi di sviluppo delle piccole e medie imprese italiane. Attraverso l’accordo, le aziende clienti di Enel X, la business line globale del Gruppo Enel dedicata ai prodotti innovativi e soluzioni digitali, potranno accedere, a determinate condizioni, ai servizi della piattaforma fintech, raccogliendo fondi da prestatori privati e investitori istituzionali interessati a sostenere progetti di produzione di energia da fonti rinnovabili e di efficientamento energetico quali l’installazione di impianti fotovoltaici, solari termici, caldaie e climatizzatori.Le richieste delle aziende clienti di Enel X saranno valutate da October in base al merito del rischio di credito e, una volta pubblicate sulla piattaforma October, potranno essere finanziate dalla community dei prestatori October. In poco tempo sarà possibile ricevere, mediante la piattaforma, un’offerta di finanziamento con la durata e l’importo della rata grazie alla completa automazione del processo di analisi delle richieste.
Il crowdfunding rappresenta uno strumento efficace grazie al quale è possibile finanziare anche le imprese di piccole e medie dimensioni, in particolare in un momento delicato come questo nel quale è fondamentale accedere facilmente ai finanziamenti. Con 314 milioni raccolti nel 2019, il crowd-lending in Italia ha raggiunto quota 749 milioni di euro. Nello specifico, i prestiti alle imprese ammontano, in totale, a 339 milioni, di cui 179,6 nell’ultimo anno (Fonte: 5° Report italiano sul Crowdinvesting – PoliMi). Grazie a October, oltre 880 PMI europee hanno già beneficiato di finanziamenti per oltre 425 milioni di euro. Per tutti coloro che sono interessati a saperne di più, October offre una valutazione gratuita e personalizzata relativa all’investimento richiesto.

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I mercati finanziari sono pazzi? Non proprio…

Posted by fidest press agency su lunedì, 13 luglio 2020

Il trimestre che si è chiuso il mese scorso ha visto, forse, la più grande contraddizione fra le prospettive dell’economia reale e le valutazioni delle corrispondenti attività finanziarie che si siano mai verificata a memoria d’uomo.Per un buon numero di attività finanziarie (azioni ed obbligazioni) i prezzi sono paragonabili, se non superiori, a quelli dell’epoca pre-covid, ma le prospettive economiche sono quelle della peggiore crisi nell’economia reale che si sia mai avuta da quando si registrano questi dati. Come è possibile? Come si spiega questa distanza? Dobbiamo dire semplicemente che i mercati finanziari sono pazzi?
Le cose sono molto più complicate, o meglio: complesse.
La teoria prevalente nel mondo accademico su cui si fonda la comune operatività nel settore degli investimenti finanziari prende il nome di “efficient-market hypothesis (EMH)” o teoria dei mercati efficienti. L’assunto di base di questa teoria è che i prezzi riflettono tutte le informazioni disponibili. In che senso?L’assunto ancora più basilare è che gli operatori dei mercati finanziari (cioè chi compra-vende) sono agenti razionali che scelgono di agire avendo come unico criterio quello di massimizzare il rendimento monetario dei capitali impiegati. In altre parole, gli agenti finanziari, in questa teoria, sarebbero dei “calcolatori” i quali tradurrebbero tutte le informazioni disponibili in modelli matematici che suggerirebbero cosa comprare e cosa vendere al fine di massimizzare le probabilità di avere il maggior denaro possibile in futuro. Questa è la teoria. Ovviamente, la realtà è ben distante.Negli ultimi decenni, questa teoria è stata messa in crisi dalla cosiddetta “finanza comportamentale” (in particolare la “Prospect Theory” di Kahneman e Tversky), la quale ha posto tutta una serie di obiezioni relative alla capacità degli esseri umani di fare scelte razionali.Una teoria molto più sensata è stata proposta da Andrew Lo, professore di finanza e direttore del laboratorio di ingegneria della finanza al MIT Sloan School of Management.L’approccio di base consiste nell’applicazione del modello evoluzionistico ai mercati finanziari. In questa teoria, i mercati finanziari sono assimilati ad un “ambiente” popolato da una serie di “specie” (investitori individuali, fondi d’investimento, banche, fondi pensione, hedge fund, grandi investitori, fondi sovrani, ecc. ecc. ecc.) in lotta fra loro per la “sopravvivenza” garantita all’accaparramento del “cibo” corrispondente ai guadagni monetari. Le varie “specie” hanno caratteristiche diverse e l’ambiente interagisce con queste specie favorendone alcune a scapito di altre. .
In questa chiave di lettura, il fatto che l’economia stia andando molto male è sicuramente un’informazione che influisce sui prezzi delle azioni, ma è solo uno (e non necessariamente il più importante) dei fattori e non si può dire a priori se li faccia alzare o abbassare.Bisogna considerare che per molte “specie” (in particolare gli “intermediari”), la sopravvivenza non è garantita dal rendimento degli strumenti compravenduti, ma dalla mediazione e gestione degli stessi, se poi avranno rendimenti negativi, loro comunque hanno garantita la sopravvivenza immediata (se la cosa continua all’infinito, ovviamente, il discorso cambia).Non investire nei mercati finanziari, per la quasi totalità degli agenti professionali, semplicemente non è un’opzione in campo, perché la loro sopravvivenza sarebbe irreparabilmente compromessa.Abbiamo visto, quindi, che gli agenti finanziari sono di diverse specie, con interessi e caratteristiche molte diverse. Anche l’ambiente è caratterizzato da diversi fattori. I mercati finanziari sono fatti in primo luogo da una combinazione di regole e regolatori. Questi fattori cambiano nel tempo. A partire dal 2008, ad esempio il ruolo dei regolatori, cioè delle Banche Centrali, è stato sempre più determinante (di fatto i prezzi delle obbligazioni sono stati determinati dalle scelte dei regolatori).
La quantità di moneta circolante nel sistema è uno dei fattori più importante. La tecnologia in uso è un’altro fattore ambientale chiave. I mercati finanziari prima dell’avvento dei computer sono un ambiente completamente diverso da quello degli anni ‘90, i quali, a loro volta sono molto diversi da quelli attuali dominati da internet, l’intelligenza artificiale e l’high-frequency trading.
L’invenzione di determinati tipi di contratti e molti altri aspetti più tecnici che qui non è il caso di trattare sono tutte caratteristiche che mutano, talvolta in modo significativo, l’ambiente. Anche per quanto riguarda l’ambiente esistono dei meccanismi di retroazione che rendono “non lineare” la relazione tra una variabile del sistema ed il suo risultato finale.
Quest’ultima frase necessita di una spiegazione ulteriore perché la differenza tra relazione lineare e non lineare non è chiara alla maggioranza dei lettori.
Un’analisi meno superficiale del funzionamento dei mercati finanziari, rispetto a quella che sta alla base della teoria classica, mostra che sostanzialmente i mercati finanziari sono matematicamente imprevedibili. Non esistono modelli matematici basati su equazioni lineari che possono descrivere in modo accettabilmente una relazione fra un fatto qualsiasi e l’andamento futuro dei prezzi.Qualunque considerazione di “causa-effetto” basata sul buonsenso (ad esempio: “poiché c’è la pandemia le azioni scenderanno”) è destinata ad infrangersi nella complessità di un sistema strutturalmente, matematicamente, imprevedibile.
In presenza di questo dato di fatto, le opzioni possibili per fare scelte finanziarie ragionevoli sono solo due: 1) ignorarla, facendo finta che sia possibile applicare relazioni lineari ad un sistema complesso governato da equazioni non lineare oppure 2) applicare la teoria delle decisioni in condizioni d’incertezza ed inglobare l’imprevedibilità nei nostri processi decisionali.
E’ triste osservare come in finanza predomini di gran lunga la prima scelta e questo perché gli interessi degli investitori finali sono profondamente diversi dagli interessi degli intermediari finanziari. (Alessandro Pedone, responsabile Aduc Tutela del Risparmio – in abstract)

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Settore carta, risultati finanziari

Posted by fidest press agency su martedì, 9 giugno 2020

Fedrigoni, gruppo italiano leader in Europa nella produzione di carte speciali per packaging, etichette autoadesive, stampa e sicurezza, ha chiuso il primo trimestre 2020 con un margine operativo di 45,7 milioni di euro (+1,1% rispetto a marzo 2019, a perimetro costante), cifra che include la neo-acquisita Ritrama, nonostante i ricavi si siano fermati a 374,2 milioni di euro (-7,9%) a causa del generale calo di domanda, che ha riguardato anche la carta, determinato dal lockdown e dalla chiusura di molte attività in seguito all’emergenza Covid19.“Nonostante il momento non favorevole, dunque, stiamo beneficiando delle azioni di trasformazione messe in campo nell’ultimo anno – continua Nespolo – che vanno dal potenziamento del management team allo sviluppo di prodotti sempre più performanti ed ecologici, dalle acquisizioni agli investimenti in tecnologia, dalla revisione dei prezzi e dei costi allo scouting di nuovi mercati. Tutte azioni che ci hanno consentito di aumentare i margini operativi pur in presenza di un calo nel fatturato. L’emergenza Covid ci ha imposto delle manovre correttive, ma non ci farà deviare dal piano di sviluppo e dalle iniziative strategiche che abbiamo definito per proseguire nella crescita del Gruppo”.Il 2019, infatti, si è chiuso con ottimi risultati: 1.171,4 milioni di euro di fatturato (senza Ritrama, ancora non formalmente acquisita), in linea con l’anno precedente ma con un Adjusted Ebitda di 162,7 milioni di euro (+18,7% a perimetro costante) determinato dalle buone performance delle etichette autoadesive, cresciute in ricavi (391 milioni di euro, +4,2%) e volumi, e dai margini operativi in aumento della carta nonostante il fatturato stabile, che ha compensato il calo, peraltro previsto, del settore banconote, la cui complessa natura lo rende l’anello meno dinamico della catena. Dal 2018 Fedrigoni è di proprietà del fondo di investimento statunitense Bain Capital, che ha impresso una notevole accelerazione allo sviluppo del Gruppo. Dopo l’acquisizione di Cordenons, produttore di carte fini e tecniche con sede a Milano e due stabilimenti a Trento e Pordenone, nel 2019 è stata la volta di Ritrama, multinazionale italiana di prodotti autoadesivi con siti produttivi in Italia, Spagna, Regno Unito, Cile e Cina.Due tasselli importanti per i piani di sviluppo di Fedrigoni, che vuole crescere acquisendo realtà interessanti a completamento dell’offerta, conquistando nuovi mercati e aree geografiche e sviluppando nuove proposte in segmenti ad alto valore aggiunto dove già è leader, come il packaging per i brand di lusso di moda e cosmesi e le etichette per l’industria enologica, sempre mantenendo una forte impronta ecologica, culturale e di attenzione alla sostenibilità.

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Fortinet annuncia i risultati finanziari del primo trimestre 2020

Posted by fidest press agency su giovedì, 14 maggio 2020

Fortinet® (NASDAQ: FTNT), leader mondiale nelle soluzioni di cybersicurezza integrate e automatizzate, annuncia i risultati finanziari per il primo trimestre, conclusosi il 31 marzo 2020.“L’andamento positivo del primo trimestre è il risultato di investimenti interni strategici fatti per offrire prodotti e servizi leader nel settore, espanderci in mercati adiacenti, far crescere la nostra forza vendita globale e investire nel canale”, Ha dichiarato Ken Xie, Founder, Chairman e Chief Executive Officer.“Fortinet rappresenta un importante partner strategico per i clienti. La nostra unità di elaborazione di sicurezza FortiASIC (SPU) proprietaria è in grado di offrire una capacità di trasmissione VPN 10 volte superiore rispetto a soluzioni concorrenti simili per supportare il telelavoro. Questo significativo vantaggio competitivo è uno dei motivi per cui riteniamo che continueremo a guadagnare quote di mercato anche durante un periodo di condizioni economiche più severe. Pensiamo che il nostro modello per il telelavoro convalidato dal settore e la nostra offerta SD-WAN sicura, insieme ai nostri FortiGate basati su SPU, alla piattaforma Security Fabric e alle offerte ibride e multi-cloud, forniscano alle aziende soluzioni più efficienti e convenienti per l’intera infrastruttura digitale”.
Fortinet (NASDAQ: FTNT) protegge le principali aziende, service provider ed organizzazioni governative di tutto il mondo, offrendo ai clienti la piena visibilità e il controllo rispetto a superfici d’attacco sempre più vaste, oltre alla potenza necessaria per soddisfare i requisiti prestazionali in continuo aumento generati dalle reti borderless – oggi e in futuro. L’architettura Security Fabric di Fortinet offre sicurezza senza compromessi per rispondere alle più delicate sfide di security e proteggere i dati lungo l’intera infrastruttura digitale, in ambienti di rete, applicativi, multi-cloud o edge. Fortinet si classifica al primo posto tra i sistemi di sicurezza forniti a livello mondiale e oltre 440.000 clienti si affidano all’azienda per proteggere la propria attività. Come Tech e Learning company, il Fortinet Network Security Institute vanta uno dei più importanti e ampi programmi di training sulla cybersecurity nel settore.

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Covid-19: Micron offre aiuti finanziari

Posted by fidest press agency su domenica, 29 marzo 2020

Micron Technology, Inc. (Nasdaq: MU), ha annunciato oggi l’intenzione di devolvere 35 milioni di dollari a beneficio delle persone colpite in misura sproporzionata dal virus COVID-19. L’azienda lancerà un nuovo fondo di beneficenza Micron Foundation per un totale di 10 milioni di dollari, aumenterà i cofinanziamenti sovvenzionati e istituirà un programma di aiuti economici per il personale. Micron offrirà inoltre assistenza in natura per velocizzare il pagamento dei piccoli fornitori locali e donerà strutture e forniture mediche per rispondere all’emergenza sanitaria.

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Risultati finanziari 2019 di Europcar Mobility Group

Posted by fidest press agency su venerdì, 28 febbraio 2020

Caroline Parot, CEO Europcar Mobility Group, ha dichiarato: “La seconda metà del 2019 è stata molto impegnativa a causa del rallentamento dell’economia europea e per l’impatto della Brexit sul nostro business sia corporate che leisure. Questo ci ha portato ad accelerare l’implementazione dei nostri programmi di efficientamento e standardizzazione, così da adattare la nostra struttura dei costi. Ad ogni modo, in questo contesto caratterizzato da una domanda più debole del previsto e da una pressione sui prezzi, siamo riusciti ad ottenere i risultati attesi, in linea con la guidance rivista in Ottobre.Nel 2020 il mercato manterrà la sua complessità, con incertezza in Europa e evidenti criticità sul fronte dell’ambiente e della salute pubblica. A questo proposito, pur non operando direttamente nella zona APAC, stiamo monitorando attentamente l’evolversi della situazione e i suoi impatti sull’intero settore e sulla nostra azienda, sia dal punto di vista dei dipendenti che del business. Il 2020, d’altro canto, rappresenta un anno fondamentale per gli ambiziosi obiettivi che puntiamo a raggiungere entro il 2023; per questo manterremo un focus costante sulla qualità dei ricavi, sull’incremento dei margini e sulla generazione del Cash Flow. Il tutto guidati da una costante disciplina finanziaria, in linea con gli obiettivi legati ai nostri programmi di efficientamento. Ambiamo a realizzare una crescita a doppia cifra con la nostra Business Unit Urban Mobility, perseguendo la profittabilità. Infine, continueremo a puntare sulla strategia di digitalizzazione del nostro Gruppo che ci consentirà di creare ulteriore valore per i nostri Clienti. Forti di un posizionamento centrale nell’ecosistema della mobilità, siamo fiduciosi che la nostra roadmap strategica SHIFT 2023 ci consentirà di continuare a crescere, di cogliere le opportunità emergenti sul mercato – soprattutto quelle legate al lungo termine – di creare maggior valore per i nostri clienti e di riequilibrare progressivamente la struttura dei nostri ricavi, riducendo l’impatto della stagionalità e della volatilità sul nostro business”.

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Fortinet annuncia i risultati finanziari di tutto il 2019

Posted by fidest press agency su lunedì, 10 febbraio 2020

Fortinet® (NASDAQ: FTNT), leader mondiale nelle soluzioni di cybersicurezza integrate e automatizzate, annuncia i risultati finanziari per il quarto trimestre e per l’intero anno 2019, conclusosi il 31 dicembre scorso.“La nostra architettura avanzata con tecnologia SPU proprietaria ci offre un notevole vantaggio rispetto alla concorrenza, come indicato dai nostri rating di calcolo della sicurezza e ci consente inoltre di integrare nuove funzionalità ai nostri prodotti. La forte crescita di fatturato nel quarto trimestre è stata guidata dalla nostra capacità di integrare nell’offerta funzionalità di sicurezza e di rete all’avanguardia, tra cui SD-WAN”. Ha dichiarato Ken Xie, Founder, Chairman e Chief Executive Officer.”Siamo focalizzati sull’obiettivo di guadagnare quote di mercato investendo nella sicurezza del network, la creazione della nostra piattaforma Security Fabric e le innovazioni in ambito sicurezza 5G, IoT, edge e cloud”.
Fortinet (NASDAQ: FTNT) protegge le principali aziende, service provider ed organizzazioni governative di tutto il mondo, offrendo ai clienti una protezione avanzata e continua rispetto a superfici d’attacco sempre più vaste, oltre alla potenza necessaria per soddisfare i requisiti prestazionali in continuo aumento generati dalle reti borderless – oggi e in futuro. Solo l’architettura Security Fabric di Fortinet può fornire sicurezza senza compromessi per rispondere alle più delicate sfide di security, in ambienti di rete, applicativi, cloud o mobile. Fortinet si classifica al primo posto tra i sistemi di sicurezza forniti a livello mondiale e oltre 425.000 clienti si affidano all’azienda per proteggere la propria attività. Ulteriori informazioni sono disponibili su http://www.fortinet.com, sul Fortinet Blog o sui FortiGuard Labs.

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Xiaomi annuncia i risultati finanziari per il terzo trimestre 2019

Posted by fidest press agency su sabato, 30 novembre 2019

Xiaomi Corporation (“Xiaomi” o il “Gruppo”; Stock Code: 1810), società Internet con smartphone e dispositivi smart interconnessi da una piattaforma Internet of Things (IoT), annuncia oggi i risultati consolidati e certificati del terzo trimestre 2019 chiuso al 30 settembre 2019 (“Q32019” o “il Periodo”).Durante questo Periodo, i ricavi totali del Gruppo sono aumentati del 5,5% rispetto all’anno precedente (“YoY”) attestandosi a 53,7 miliardi di RMB, facendo del Q32019 il trimestre con i ricavi totali più alti dalla sua fondazione. L’utile netto rettificato è stato di 3,5 miliardi di RMB, con un incremento del 20,3% rispetto all’anno precedente. L’utile netto totale rettificato del Gruppo nei primi tre trimestri è stato pari a 9,2 miliardi di RMB, già superiore all’utile netto dello scorso anno.Nel corso del Periodo, il Gruppo ha continuato ad operare con prudenza, migliorando costantemente la propria capacità di resistenza al rischio e ottimizzando significativamente l’utile lordo. L’utile lordo, pari al 15,3%, è aumentato del 25,2% rispetto all’anno precedente, raggiungendo 8,2 miliardi di RMB. La liquidità totale è stata pari a 56,6 miliardi di RMB.
Xiaomi Corporation è stata fondata nell’aprile 2010 e quotata al Main Board della Borsa di Hong Kong (1810.HK) il 9 luglio 2018. Xiaomi è una società Internet con smartphone e dispositivi smart interconnessi da una piattaforma Internet of Things (IoT).Grazie alla vision di essere amica dei propri fan e di diventare la “società più cool” nel cuore dei propri utenti, Xiaomi si impegna nell’innovazione continua, con una costante attenzione alla qualità e all’efficienza. L’azienda costruisce instancabilmente prodotti sorprendenti con prezzi onesti per permettere a tutti nel mondo di godersi una vita migliore attraverso tecnologie innovative.Xiaomi è attualmente il quarto brand di smartphone al mondo e ha creato la più grande piattaforma IoT consumer del mondo, con oltre 213 milioni di dispositivi intelligenti (esclusi smartphone e laptop) connessi a essa. I prodotti Xiaomi sono presenti in oltre 90 paesi e regioni in tutto il mondo e hanno raggiunto una posizione di leader in molti mercati. A luglio 2019, Xiaomi si posiziona per la prima volta nella lista Fortune Global 500 classificandosi al 468° posto e al 7° posto nella categoria Servizi Internet e Vendita al dettaglio. Xiaomi è la più giovane azienda Global 500 del 2019.

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Xiaomi annuncia i risultati finanziari Q219

Posted by fidest press agency su venerdì, 23 agosto 2019

Xiaomi Corporation (“Xiaomi” o il “Gruppo”; Stock Code: 1810.HK), società Internet con smartphone e dispositivi smart interconnessi da una piattaforma Internet of Things (IoT), annuncia oggi i risultati consolidati e certificati per il secondo trimestre e primo semestre chiuso al 30 giugno 2019 (“1H2019” o “the Period”). Nel primo semestre 2019, Xiaomi ha registrato performance da record, grazie alla strategia dual core “Smartphone + AIoT” (AI + Internet of Things) che offre efficienza operativa e maggiore resilienza al rischio. Durante questo periodo, i ricavi totali del Gruppo sono aumentati del 20,2%, attestandosi a circa 95,71 miliardi di RMB. I ricavi delle attività all’estero sono stati del 38,6 miliardi di RMB, pari a oltre il 40% dei ricavi totali. L’utile netto rettificato (Non-IFRS Measure) è stato di 5,72 miliardi di RMB, con un incremento del 49,8% rispetto all’anno precedente. Nel secondo trimestre del 2019 (“2Q2019”), il fatturato totale di Xiaomi è cresciuto del 14,8%, attestandosi a circa 51,95 miliardi di RMB. L’utile netto rettificato (misura non IFRS) è stato di 3,64 miliardi di RMB, con un aumento sostanziale del 71,7% rispetto all’anno precedente.
“Grazie all’incessante impegno di Xiaomi, siamo riusciti a realizzare una solida crescita nel nostro business, registrando un profitto che ha raggiunto il massimo consenso e diventando la più giovane azienda Fortune Global 500 nel 2019, nonostante le sfide economiche globali. La nostra performance è la testimonianza del successo della nostra strategia dual core ‘Smartphone + AIoT’ e del modello di business di Xiaomi. Guardando al futuro, continueremo a rafforzare le nostre capacità e gli investimenti in R&S in modo da cogliere le grandi opportunità offerte dai mercati 5G e AIoT e puntare a risultati costanti per l’azienda”, dichiara Lei Jun, Founder, Chairman e CEO di Xiaomi.

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Risultati finanziari Gruppo Schwarz

Posted by fidest press agency su martedì, 21 maggio 2019

Il Gruppo Schwarz, il più grande operatore GDO europeo di cui fanno parte Lidl e Kaufland, ha chiuso lo scorso anno fiscale registrando un fatturato netto di 104,3 miliardi di euro (+7,4 % rispetto all’anno precedente), di cui circa 81,2 miliardi di euro provenienti dalla catena di discount Lidl (+ 8,8%) e circa 22,6 miliardi di euro dagli ipermercati a marchio Kaufland (+1,6%).Il Gruppo Schwarz, quinto retailer a livello mondiale, è presente in oltre 30 Paesi con più di 12.100 punti vendita e oltre 429.000 collaboratori. L’Azienda, la cui sede principale si trova a Neckarsulm in Germania, opera con due diverse insegne commerciali: Lidl, catena di discount presente anche in Italia, e Kaufland specializzata nelle grandi superfici.Klaus Gehrig, a capo del Gruppo Schwarz, attribuisce il merito di questi risultati all’espansione della rete commerciale, all’offerta di prodotti con un rapporto qualità/prezzo conveniente e, non da ultimo, all’impegno dei collaboratori. Oltre a prezzo, servizio e qualità – i tre pilastri dell’offerta Schwarz – l’Azienda ha ulteriormente puntato su: freschezza, regionalità dell’assortimento e prodotti biologici. Per il 2019, ci si attende uno sviluppo in linea con l’anno precedente nonostante la crescente complessità dei mercati e la sfavorevole congiuntura economica mondiale. Nel futuro dell’Azienda c’è la sfida digitale che, per il Gruppo Schwarz, significherà connettere in modo intelligente persone, merci e punti vendita.Anche Lidl Italia, nonostante il complessivo calo dei consumi nazionali e l’ingresso sul mercato di nuovi player, ha contribuito in modo significativo all’espansione del Gruppo, confermando il trend di crescita degli ultimi anni. L’Azienda ha investito lo scorso anno oltre 350 milioni di Euro sul territorio nazionale, destinati per la maggior parte all’apertura di 40 nuovi supermercati e alla modernizzazione di una cinquantina di punti vendita. A questi investimenti è stato affiancato un ambizioso piano di oltre 2.000 assunzioni. Per l’anno in corso sono previsti investimenti e assunzioni in linea con i dati del 2018, segno tangibile della volontà di Lidl di proseguire a pieno ritmo lo sviluppo sul territorio italiano.

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Il mercato dei servizi finanziari è pronto per l’hybrid cloud

Posted by fidest press agency su domenica, 21 aprile 2019

Nutanix, Inc. (NASDAQ: NTNX), leader nell’enterprise cloud computing, annuncia i risultati della ricerca Enterprise Cloud Index per i servizi finanziari. La ricerca è stata realizzata valutando i piani specifici di adozione di cloud privati, ibridi e pubblici da parte del mercato finance. Secondo lo studio, il settore finanziario supera altri settori nell’adozione del cloud ibrido con una penetrazione attuale del 21% rispetto alla media globale del 18,5%.Le società di servizi finanziari si trovano ad affrontare sfide importanti a causa dell’esigenza di snellire le IT operations allo stesso tempo offrire un’esperienza diversificata ai propri clienti, sfruttando le nuove tecnologie come ad esempio la blockchain. Questa rivoluzione FinTech, combinata ai crescenti oneri di conformità normativa, privacy dei dati e problematiche di sicurezza, sta spingendo i CIO a trasformare radicalmente le fondamenta tecnologiche dei propri Istituti. Lo studio Nutanix evidenzia proprio come il settore dei servizi finanziari stia adottando il cloud computing per indirizzare tale esigenza.Dai risultati dell’indagine emerge, inoltre, che gran parte delle organizzazioni finanziarie sta ancora affrontando con fatica il processo di modernizzazione di architetture e processi IT ormai obsoleti, con una conseguente inefficacia operativa e una potenziale vulnerabilità a subire violazioni dei dati. Il report evidenzia, infatti, che i servizi finanziari si appoggiano a data center più tradizionali rispetto ad altri settori, con una penetrazione del 46%. Nonostante la loro evoluzione sul fronte del cloud ibrido, le organizzazioni finanziarie hanno livelli di utilizzo del cloud privato inferiori a qualsiasi altro settore, con una penetrazione del 29% rispetto alla media del 33%.Come altri settori, anche quello dei servizi finanziari cita la sicurezza e la conformità come elementi chiave nel valutare dove eseguire i carichi di lavoro. Quasi tutti gli intervistati hanno indicato che prestazioni, gestione e TCO sono fattori critici nel processo decisionale. Tuttavia, oltre il 25% degli intervistati ha citato questi stessi fattori come una sfida nell’adozione del cloud pubblico. In altre parole, come spesso accade con le nuove soluzioni IT, i criteri di scelta più importanti sono anche i più difficili da raggiungere. Ciò potrebbe spiegare, in parte, la disparità tra l’elevato desiderio di adottare il cloud ibrido e gli attuali livelli di penetrazione relativamente bassi, pari ad appena il 21% nel settore dei servizi finanziari.La prospettiva ottimistica rispetto all’adozione del cloud ibrido a livello globale e in tutti i settori, rispecchia un panorama IT sempre più automatizzato e sufficientemente flessibile da lasciare alle aziende la scelta se acquistare, creare o noleggiare le proprie risorse di infrastruttura IT in base a requisiti applicativi in rapida trasformazione.

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E’ iniziato il crollo dei mercati finanziari? Nessuno lo sa, ma…

Posted by fidest press agency su giovedì, 8 febbraio 2018

borsaLunedi’ 5 febbraio Wall Street ha vissuto una giornata di volatilità eccezionale, se non di panico. In un solo giorno il mercato ha perso più del 4% dopo aver perso anche di più in giornata. Ecco la domanda che tutti si pongono: “è l’inizio del crollo?”
La verità è che nessuno può dirlo, ma possiamo fare una serie di considerazioni il cui punto di caduta potrà essere molto importante anche per il singolo investitore, il quale – lo diciamo subito – mediamente dovrebbe essere molto preoccupato, e magari… dopo essersi preoccupato, iniziare ad occupasi di più del suo portafoglio per preoccuparsene meno in futuro…
Non sappiamo se quella di ieri sarà la giornata di inizio del crollo dei mercati, ma è facile ipotizzare che il prossimo crollo, quando accadrà, sarà peggiore di quelli precedenti.
Qui non si tratta di “prevedere” l’andamento dei mercati.
Chi ci legge da tempo sa che noi ripetiamo fino alla nausea che i mercati finanziari sono imprevedibili. Intendiamo con questo dire che non possiamo sapere se, in un determinato arco di tempo, saliranno o scenderanno. Questo dipende da un numero enorme di fattori interni ed esterni ai mercati la cui interazione è sostanzialmente incalcolabile, anche perché un certo numero di questi fattori è sconosciuto.
Ciò che conosciamo bene, però, sono i meccanismi interni al mercato che funzionano da acceleratori della direzione (trend) di fondo. Questi fattori interni ai mercati sono diventati decisamente più potenti (e quindi peggiori) rispetto alle ultime crisi. Gli algoritmi che negoziano automaticamente i titoli, ad esempio, sono aumentati in modo decisamente preoccupante. La quantità di investimenti effettuati con denaro preso in prestito è molto superiore rispetto a quella delle precedenti crisi.
I livelli di eccesso delle valutazioni dei titoli, in particolare negli Stati Uniti è superiore rispetto alle due grandi discese della bolla delle dot-com e dei subprime.
Un elemento che potrebbe rendere la prossima grande crisi del mercato azionario decisamente peggiore delle precedenti, è il fatto che il mercato obbligazionario non potrà, ragionevolmente, fare da “ancora di salvezza”. Uno scenario nel quale crollano sia i prezzi delle azioni che quelle delle obbligazioni a causa dell’innalzamento dei tassi d’interesse (cosa che sta avvenendo negli USA in questi giorni) è un’ipotesi che non si può certo escludere. Quale strategia c’è alla base del proprio portafoglio finanziario? Il punto, quindi, non è pensare di prevedere oggi se questa di oggi sia o meno l’inizio di una grande correzione di medio termine. E’ impossibile prevederlo. Il punto è dotarsi di una strategia operativa che non sia quella classica di comporre un portafoglio diversificato e aspettare l’”orizzonte temporale” prefissato.
La quasi totalità dei prodotti finanziari venduti oggi si basa su modelli teorici assolutamente datati ed inadeguati. Le varie gestioni patrimoniali, fondi bilanciati, polizze unit-linked con pre-selezione dei fondi, ma anche qualche “modernissimo” robo-advisor si basano tutti sulla così detta “Moderna Teoria di Portafoglio” che nasce da lavori degli anni ‘50 di Harry Markowitz.
Sulla base di queste teorie, oggi decisamente obsolete, si ritiene che il rischio sistematico dei mercati si gestisca essenzialmente in due modi: 1) diversificando il portafoglio (in pratica: meno rischio = più obbligazioni) e 2) attendendo il giusto orizzonte temporale (più rischio = più anni nei quali bisogna rimanere investiti). La cosa drammatica è che anche tutta la legislazione, e la stessa vigilanza delle autorità di controllo, sono basate su queste teorie obsolete. L’analisi del profilo degli investitori e la verifica di adeguatezza delle operazioni proposte ai clienti rispetto al suo profilo, si basano su questi concetti obsoleti. La realtà è che nel momento in cui i mercati azionari dovessero attraversare una fase di correzione nell’ordine del 40-60% (magari in 18-24 mesi) e contemporaneamente i tassi dovessero salire dell’1-2% tutti i portafogli finanziari gestiti secondo i modelli tradizionali sarebbero massacrati e tutti i progetti d’investimento andrebbero a farsi benedire, anche attendendo i teorici orizzonti temporali prefissati. Questo non è uno scenario residuale, altamente improbabile, simile al timore di default dell’Italia che qualche anno fa serpeggiava fra molti investitori. E’ un’ipotesi concreta; ovviamente rimane un ipotesi e non una certezza, ma è un tipo di rischio contro il quale è molto sensato tentare di proteggersi, anche “pagando” in termini eventuali minori rendimenti.
Come ci si può proteggere contro questa ipotesi? Le strategie possono essere varie e non ne esiste una certamente migliore delle altre. L’importante è avere una strategia in proposito.
Le metodologie standard certamente non saranno sufficienti. Un investitore informato e consapevole, oggi dovrebbe domandare alle persone che si occupano dei propri investimenti: abbiamo un progetto per gestire l’eventuale crollo dei mercati azionari ed obbligazionari in contemporanea? Me la può mettere per scritto? Nel caso, altamente probabile, che ci si renda conto che “navighiamo a vista”, converrà smettere di “preoccuparci” ed iniziare ad occuparci del problema concretamente. (Alessandro Pedone, responsabile Aduc Tutela del Risparmio)

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Cedacri annuncia i risultati finanziari 2016

Posted by fidest press agency su giovedì, 13 aprile 2017

CollecchioCollecchio (Parma), 11 aprile 2017 – Cedacri S.p.A., società leader in Italia per lo sviluppo di soluzioni in outsourcing rivolte agli istituti bancari, assicurativi e alle società di servizi, annuncia l’approvazione del bilancio di esercizio della Società e del bilancio consolidato di Gruppo per il 2016.
Cedacri S.p.A. ha chiuso l’esercizio fiscale 2016 con un fatturato di 225,5 Mln di Euro (+7,36% rispetto all’anno precedente). L’EBITDA si è attestato a 30,5 Mln di Euro (-14,28% rispetto al 2015), mentre l’utile netto è stato di 13,5 Mln di Euro (+6,48% rispetto al 2015).Il bilancio consolidato del Gruppo riporta un valore della produzione pari a 274,5 Mln di Euro (+ 6,4% rispetto al 2015), mentre l’EBITDA è stato di 40,9 Mln di Euro (-7,8% rispetto al 2015) e l’utile netto si è attestato sui 16,7 Mln di Euro (+1,8% rispetto all’anno precedente).L’andamento positivo del 2016 e la crescita del valore della produzione rispetto all’esercizio precedente sono dovuti principalmente all’acquisizione di nuovi clienti in Facility Management e in Full Outsourcing, oltre all’incremento delle attività di system integration per i progetti di migrazione e personalizzazione. La flessione dell’EBITDA è da ricondurre agli investimenti effettuati per l’innovazione della piattaforma applicativa e tecnologica finalizzati all’avviamento dei nuovi clienti. La crescita significativa dell’utile risente delle operazioni straordinarie legate alla cessione di partecipazioni non strategiche.Per continuare a crescere e a rappresentare il punto di riferimento degli istituti bancari clienti nel processo di Trasformazione Digitale, Cedacri ha previsto un piano di investimenti di 90 Mln di euro sulla piattaforma applicativa e infrastrutturale nel triennio 2016-2018, di cui oltre un terzo già realizzati nel corso del 2016 (35,1 milioni di euro).“Nell’anno del suo quarantesimo compleanno, uno tra i più difficili della storia del sistema bancario italiano, Cedacri ha consolidato la propria posizione di leadership proseguendo con successo un percorso di crescita che l’ha portata all’acquisizione di nuovi importanti clienti. Gli ottimi risultati del 2016 confermano la realtà Cedacri player di riferimento per il mercato dell’outsourcing bancario italiano”, commenta Renato Dalla Riva, Presidente di Cedacri. “Possiamo affrontare il futuro con la consapevolezza di essere un’azienda solida che, grazie ai forti investimenti nell’innovazione, è sempre più attrattiva sul mercato anche per banche di dimensioni rilevanti. Abbiamo maturato l’esperienza e le professionalità necessarie per vincere le sfide dell’era digitale e supportare i nostri clienti in questa fase di grandi cambiamenti”.

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Perché i costi sono fondamentali negli investimenti finanziari

Posted by fidest press agency su giovedì, 2 marzo 2017

borsaLa relazione fra costo pagato e qualità del prodotto/servizio ricevuto, pur con notevoli eccezioni, è un fatto del quale ciascuno di noi ha avuto più volte esperienza diretta. In genere, un prodotto di grande qualità costa di più di un prodotto di scarsa qualità.
Si può dire la stessa cosa anche per i prodotti/servizi finanziari?
La risposta veloce è un “NO” secco e forte. Vediamo perché?
La triade: rischio-rendimento-costo. In finanza esiste un rapporto ineliminabile fra rischio e rendimento atteso (da ribadire l’aggettivo “atteso”). A maggior rendimento atteso corrisponde un aumento del rischio.
Quando sottoscriviamo un prodotto finanziario o acquistiamo uno strumento finanziario lo facciamo puntando ad un certo rendimento atteso. Per far tentare di ottenere un certo rendimento atteso dobbiamo sopportare un certo livello di rischio. Se, nel sottoscrivere un prodotto finanziario subiamo dei costi, il rendimento atteso al quale possiamo puntare, a parità di rischio, sarà necessariamente inferiore. Il costo, quindi, diminuisce direttamente la “qualità” di ciò che vogliamo “comprare” cioè un certo livello di rischio/rendimento. In pratica è come se andassimo dal fruttivendolo a comprare 10 mele e qualcuna di queste fosse già morsa dal fruttivendolo.
L’industria del risparmio gestito “giustifica” questi costi con la “favola del bravo gestore” cioè la presunta capacità di battere il mercato producendo un rendimento maggiore a quello del mercato a parità di rischio. La narrazione che propongono i venditori della finanza è più o meno la seguente: un gestore professionista che si occupa dei tuoi risparmi è in grado di tirare fuori dai mercati un rendimento maggiore di quello medio, per questo si fa pagare. Purtroppo è statisticamente dimostrato che questa presunta capacità di estrarre maggiore rendimento a parità di rischio è semplicemente una favola. A parità di rischio, mediamente, a causa dei costi, si ha un diminuzione del rendimento netto.
In sintesi, quindi, il costo nei prodotti finanziari diminuisce direttamente la “qualità” del prodotto stesso, ovvero lo scopo per il quale lo sottoscriviamo.
Questa è la ragione più diretta per la quale in finanza maggior costo non significa maggior qualità ma l’esatto opposto.
L’incidenza dei costi nel servizio di consulenza
Oltre a fare un danno diretto, come abbiamo visto, nel settore degli investimenti finanziari i costi provocano un danno ancora più grave: influenzano le informazioni che gli investitori ricevono.
I vari venditori della finanza, ovvero i promotori finanziari (che adesso si fanno chiamare “consulenti”, ma rimangono agenti di commercio a tutti gli effetti) ed i bancari che si occupano di suggerire come investire i soldi dei clienti, non sono affatto liberi di proporre ciò che è realmente nell’esclusivo interesse dei clienti. Tutte queste persone consigliano gli investitori sulla base delle informazioni che ricevono dagli stessi intermediari che li pagano. Molto spesso, quindi, non è neppure una questione di mala fede di questi venditori. Le informazioni fuorvianti (quando non proprio ingannevoli) che danno ai clienti derivano da un mix di informazioni sbagliate che loro per primi ricevono dalle banche e varie pressioni commerciali.
Proprio a causa dei costi, agli investitori vengono proposte solo i prodotti tendenzialmente più costosi o comunque quelli che in quella fase sono incentivati dagli intermediari attraverso la propria rete di vendita.
Questo fa si che, di fatto, gli investitori non ricevano una vera consulenza finanziaria basata sui propri bisogni. Al contrario, nel migliore dei casi ricevono informazioni fuorvianti, nel peggiore ricevono informazioni false ed ingannevoli.
L’assenza di una vera consulenza finanziaria implica un danno ancora maggiore rispetto al minor rendimento dovuto ai costi. Il fatto di sottoscrivere prodotti o strumenti finanziari senza una vera consulenza finanziaria ed in presenza di informazioni fuorvianti fa sì che questi prodotti vengano utilizzati male. I clienti tendono a prendere più rischi di quelli che si potrebbero permettere e quando si accorgono che le cose vanno male si spaventano anche oltre il necessario e magari vendono nei momenti peggiori.Le statistiche dimostrano che i rendimenti dei fondi comuni d’investimento sono molto superiori della media dei rendimenti effettivamente percepiti dai clienti. Questo può apparire illogico e contraddittorio, ma è la pura realtà ed è causato dal momento in cui questi fondi sono sottoscritti e riscattati. Dire che un fondo negli ultimi 3 anni ha avuto un rendimento medio annuo, mettiamo, del 5% non significa che i loro sottoscrittori abbiano avuto lo stesso rendimento. Solo l’ipotetico sottoscritto che ha sottoscritto esattamente tre anni fa ed ha mantenuto le stesse quote fino ad oggi ha ottenuto quel rendimento. In genere, però, i fondi vengono sottoscritti nel momento peggiore, quando cioè i prezzi sono molto elevati, perché quando i fondi vanno bene è più facile per i venditori convincere i clienti a sottoscriverli. Viceversa i fondi vengono abbandonati quando vanno male. Le statistiche sulle sottoscrizioni e sui riscatti dei fondi comuni sono impietose. I pochi studi che sono stati pubblicati in materia indicano che il momento in cui i clienti sottoscrivono e disinvestono i fondi comuni d’investimento diminuisce il rendimento medio, rispetto a quello del fondo, di oltre il 2% all’anno! Questo è un problema molto più grande dei costi in sé, ma indirettamente deriva dal problema dei costi del risparmio gestito.

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