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Quotidiano di informazione – Anno 34 n° 137

Posts Tagged ‘finanziari’

Commento sui mercati finanziari

Posted by fidest press agency su mercoledì, 11 Maggio 2022

A cura di Massimo De Palma, Head of Multi Asset Team di GAM (Italia) SGR. Il generale deterioramento per i problemi legati alle catene di approvvigionamento e per le prospettive sfavorevoli di crescita globale ha spinto i mercati azionari a rivedere i minimi dell’anno in aprile. La forte preoccupazione che la politica monetaria restrittiva delle Banche Centrali, utile a combattere l’inflazione, possa contribuire al rallentamento economico ha fatto sì che gli indicatori di sentiment evidenziassero un estremo pessimismo sull’evoluzione dei mercati finanziari. L’ISM manifatturiero americano di aprile, pubblicato lunedì scorso, ha deluso, confermando le apprensioni, ma a destare maggiori preoccupazioni è il dato sui nuovi ordini, poiché segnala come il deterioramento possa proseguire nei prossimi mesi. Anche a livello microeconomico, attraverso la campagna delle trimestrali, stiamo ottenendo informazioni interessanti. Nel primo trimestre dell’anno il tasso di crescita degli utili su base annua delle aziende dello S&P 500 è del 7,1%, inferiore al tasso medio a 10 anni che è dell’8,8%. Il dato più basso può essere in parte attribuito alla difficile situazione macroeconomica, ma soprattutto al confronto con il primo trimestre del 2021 che aveva segnato un risultato molto elevato e soprattutto anomalo, a seguito della fine dei lock-down. Inoltre, il risultato di Amazon che ha riportato il 28 aprile, deludendo le aspettative con una perdita per azione di 7,56$, ha un impatto notevole sul dato finale. Se escludessimo dal computo il colosso dell’e-commerce la crescita degli utili per lo S&P 500 passerebbe dal 7,1% al 10,1%. Se allarghiamo l’analisi e passiamo ad osservare le valutazioni azionarie americane ed europee a livello settoriale, possiamo constatare una notevole divergenza presente sul mercato. In entrambe le regioni i titoli energetici risultano decisamente sottovalutati rispetto alla loro media storica. In particolare, in Europa il settore si trova nel primo percentile, il p/e attuale è 6 mentre la mediana dal 2007 ad oggi è a 11. Negli Stati Uniti i materials sono ancora a buon mercato e i semiconduttori sono vicini alla mediana. In Europa ci sono molte più opportunità, scontiamo le notizie negative sulla guerra e la vicinanza al conflitto ci rende più vulnerabili sulle prospettive di crescita economica. Risultano essere ancora molto interessanti le Banche e il settore automobilistico che oggi prezza soltanto 5,7 volte gli utili attesi. Sono particolarmente cari invece i settori più difensivi, quelli che proteggono nelle fasi di incertezza come quella che stiamo attraversando, quindi i consumer staples, il food and beverage e le utilities. Valutazioni storicamente così elevate potrebbero però nel prossimo futuro riservare sorprese negative e pertanto molti di questi titoli rientrare dagli eccessi odierni.

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Cina: Problemi economici e finanziari

Posted by fidest press agency su sabato, 23 aprile 2022

A cura di Roberto Rossignoli, Portfolio Manager Moneyfarm. Nel 2021 il Dragone è stato uno dei mercati che ha registrato le performance peggiori: l’indice MSCI China è sceso del 22%, sottoperformando le azioni americane di quasi il 50%. Dunque, lo scorso anno, mentre i mercati globali volavano, le azioni cinesi hanno registrato performance poco brillanti, ma anche il 2022 non sembra essere iniziato sotto i migliori auspici, almeno per ora, dal momento che gli investitori stranieri hanno scaricato azioni cinesi per un valore record di 6 miliardi di dollari nei primi tre mesi dell’anno. L’indice di riferimento “CSI 300” è, infatti, solo del 4% al di sopra rispetto al livello di fine 2019, quando furono segnalati i primi focolai di Covid-19 in Cina. E l’indice Nasdaq Golden Dragons, che riunisce i grandi gruppi tecnologici cinesi quotati a New York, è sceso di circa il 25% del suo valore, mentre l’S&P 500 statunitense e il Nasdaq Composite, incentrato sulla tecnologia, sono aumentati rispettivamente del 37% e del 52% circa. È stata la crisi finanziaria del 2008 a porre la Cina tra i grandi protagonisti del sistema finanziario globale. In quell’occasione il governo del Paese aveva iniettato un’enorme quantità di denaro nel sistema per compensare il forte calo delle esportazioni. La Cina deteneva già il più grande stock di riserve valutarie al mondo ed è emersa dalla crisi consolidando la sua posizione di maggiore esportatore e seconda potenza economica globale. Oggi l’economia cinese si sta rapidamente avvicinando a quella degli Stati Uniti come motore chiave della crescita mondiale e si stima che proprio dalla Cina proverrà circa un quarto della crescita globale dei prossimi anni. Il tutto in un contesto in cui il governo di Xi sta intervenendo per ridefinire la scala di potere tra pubblico e privato e cercare di porre rimedio agli eccessi della crescita economica, limitando a livello regolamentare la possibilità di crescere a debito. Nel caso del settore immobiliare, lo Stato ha agito per cercare di frenare l’eccessiva leva finanziaria attraverso una serie di regole, che non sono servite ad evitare a Evegrande di finire sull’orlo del fallimento. La mano del governo cinese non si è, però, concentrata solo sul mondo dell’immobiliare: anche il comparto del tech è stato preso di mira, con l’obiettivo di limitarne il potere economico. Come non ricordare poi la forte reazione contro Alibaba quando il governo ha bloccato la quotazione a Shanghai e a Hong Kong della sua divisione dedicata ai pagamenti digitali. La società è stata poi anche multata per quasi 3 miliardi di dollari per questioni di antitrust. A WeChat e ByteDance sono invece (per il momento) stati lanciati solo degli avvertimenti. Ci sembra evidente come la recente spinta del governo cinese rientri nell’obiettivo di rafforzare il potere politico nei confronti delle società quotate di maggiori dimensioni. Il messaggio è che a guidare il Paese è il partito comunista, mentre il capitalismo è solo un mezzo per raggiungere gli obiettivi della nazione. Da un punto di vista finanziario, questo posizionamento indebolisce le realtà tech, causando un calo nelle performance aziendali, come si può vedere nel grafico seguente, dove la linea nera rappresenta la performance delle società cinesi quotate a Hong Kong, che per la maggior parte appartengono al settore tech, rispetto ad altri indici globali.Infine, a seguito della guerra scoppiata in Ucraina, i rapporti del gigante asiatico con l’Occidente sono tutt’altro che chiari. Ci sono poche probabilità che le sanzioni contro la Russia possano essere estese anche alla Cina, se non nel caso in cui il Dragone si sbilanciasse definitivamente a favore di Putin. Ci sembra dunque poco probabile che gli strumenti finanziari cinesi, data la loro importanza nel panorama globale, possano essere colpiti come accaduto con quelli russi. Tuttavia sottolineiamo ancora una volta l’importanza di mantenere una esposizione controllata e di investire in maniera diversificata, controllando i rischi di portafoglio. (abstract http://www.moneyfarm.com)

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Commento sui mercati finanziari

Posted by fidest press agency su lunedì, 4 aprile 2022

A cura di Massimo De Palma, Head of Multi Asset Team di GAM (Italia) SGR. Chiuso lo scorso anno con lo S&P 500 sui massimi storici, a gennaio la rapida diffusione della variante Omicron ha subito creato una forte preoccupazione generale per il rischio di rivivere l’esperienza del lockdown della primavera 2020. Non abbiamo fatto in tempo a tirare un sospiro di sollievo per gli effetti meno gravi della variante rispetto alle precedenti, quando le notizie di una tensione crescente tra Russia e Ucraina hanno monopolizzato la scena. La successiva invasione russa ha causato numerosi morti tra la popolazione e la distruzione di intere città. In questo scenario l’inflazione è risultata più sostenuta del previsto, l’ulteriore aumento dei prezzi delle materie prime dovuto alla guerra ha rinviato il raggiungimento del picco atteso per marzo. Le Banche Centrali si sono dimostrate meno accomo­danti, in particolare la Fed sembra voler accelerare il percorso di politica monetaria restrittiva con rialzi dei tassi più aggressivi. In questo contesto sono state riviste al ribasso le stime di crescita globale per quest’anno, il consenso attualmente la situa al di sotto del 4%. I mercati finanziari hanno reagito emoti­vamente, le correzioni sono state intense e profonde. Gli indicatori di sentiment hanno registrato questa paura segnando livelli minimi e gli indici azionari sono tornati a prezzare su valutazioni decisamente più interessanti rispetto al 2021. In queste ultime due settimane si sono quindi create le condizioni tecniche per una potenziale reazione, dopo gli eccessi negativi di questi primi mesi dell’an­no. La notizia di una possibile soluzione diplomatica al conflitto in atto ha dato origine al movimento. Lo spiraglio di una tregua e un possibile accordo tra le parti durante i negoziati in Turchia hanno provocato un intenso rimbalzo sui mercati azionari e la simulta­nea ripresa della traiettoria al rialzo dei tassi governa­tivi dei paesi sviluppati, venendo meno l’esigenza del “flight to quality”. L’azione degli investitori istituzionali che devono ribilanciare ogni fine trimestre il portafo­glio in base al loro benchmark, ha contribuito a dare forza al movimento. Come forse era lecito attendersi, la soluzione diplomatica non è però così semplice da realizzare, le dichiarazioni di Putin sembrano allontanare quel momento. Fa parte della tattica, utile ad ottenere il massimo dall’accordo. Questo inevitabilmente riporta turbolenza sui mercati. I dati sull’inflazione della zona euro confermano che il trend al rialzo prosegue e tarda a invertire la rotta. Quindi è necessario mantenere la calma, costruendo con attenzione le posizioni azionarie sfruttando ogni fase di ribasso per aumentare l’esposizione in quelle società che mostrano una solidità di bilancio e sono in grado di crescere a tassi interessanti in questo scenario, all’interno di settori come tecnologia, ener­gie alternative, auto e finanziari.

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Parola al mercato

Posted by fidest press agency su venerdì, 4 febbraio 2022

Commento sui mercati finanziari in preda a profondi cambiamenti, a cura di Massimo De Palma, Head of Multi Asset Team di GAM (Italia) SGR. Stiamo assistendo ad un recupero dell’azionario dopo la profonda correzione provocata da una FED pronta ad intervenire in modo più deciso per combattere l’inflazione. Come muoversi in mercati profondamente cambiati. Avevamo ormai accettato l’idea di una FED più aggressiva, pronta ad agire con determinazione non solo con rialzi dei tassi a ripetizione, ma anche con la partenza a breve del Quantative Tightening attraverso il mancato riacquisto dei titoli in scadenza. Inflazione da domare anche con la contrazione di bilancio, dunque, ritenendo ormai solide le condizioni finanziarie di famiglie e imprese, tali da non destare preoccupazioni su eventuali correzioni dei mercati finanziari. Lo scenario delineato prevedeva negli Stati Uniti una curva dei rendimenti al rialzo e appiattita, dollaro in rafforzamento e sull’azionario il proseguimento della rotazione di stile da growth a value. L’attesa stretta della Fed ha creato però preoccupazione per l’effetto indesiderato che un eccessivo rialzo dei tassi potrebbe determinare, ovvero un forte rallentamento economico o addirittura l’entrata in stagflazione. In questo caso l’azione della FED potrebbe terminare prima del previsto, con i tassi a toccare il picco già quest’anno. Forse per questa ragione, nessuno dei membri della Fed che ha parlato recentemente, ha sostenuto l’idea di un rialzo di 50 bps nella riunione di marzo. Fatto sta che il mercato azionario che si trovava ad un livello di ipervenduto estremo, già visto nel marzo del 2020 durante la fase acuta della crisi pandemica, ha reagito in modo vigoroso. Il future sul Nasdaq, sceso quasi del 15% dai massimi del novembre scorso, in pochi giorni ha recuperato circa il 50% del movimento al ribasso. Al di là dei fattori tecnici, a dare slancio al mercato azionario sono stati i risultati delle trimestrali sia negli Stati Uniti che in Europa. Sembra sia difficile, quindi, avere certezze per il prossimo futuro. Oltre alle diverse opzioni di politica monetaria abbiamo di fronte numerose questioni, tra cui il rallentamento economico e i rischi normativi in Cina, le tensioni tra Russia e Ucraina e l’evoluzione della pandemia. Inoltre, l’OPEC+ ha ratificato il previsto aumento di produzione di 400.000 barili al giorno per marzo che non dovrebbe avere particolari effetti benefici sul prezzo del petrolio nel breve termine. È presto per dire se il ribasso a cui abbiamo assistito sia concluso. Teniamo presente la lezione che abbiamo appreso dopo lo scoppio della bolla dot-com nei primi anni 2000. Abbiamo avuto diverse fasi di recupero (bear market rally) all’interno di una tendenza primaria ribassista. In ogni caso la fase di una politica monetaria accomodante, con un’abbondante liquidità nel sistema utile a sostenere i mercati, verrà progressivamente meno. Comprare sulla debolezza a ogni correzione potrebbe non essere più la strategia corretta. Rapidità e flessibilità nel modificare l’asset allocation saranno la chiave per affrontare i mercati nel prossimo futuro. Importanti avvertenze legali: I dati esposti in questo documento hanno unicamente scopo informativo e non costituiscono una consulenza in materia di investimenti. Le opinioni e valutazioni contenute in questo documento possono cambiare e riflettono il punto di vista di GAM nell’attuale situazione congiunturale. Non si assume alcuna responsabilità in quanto all’esattezza e alla completezza dei dati. La performance passata non è un indicatore dell’andamento attuale o futuro. Copyright © 2021 GAM (Italia) SGR S.p.A.

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Capital Group: Cosa è successo sui mercati finanziari

Posted by fidest press agency su venerdì, 4 febbraio 2022

A cura di Martyn Hole, Equity Investment Director di Capital Group. I timori di un’inflazione persistente, di una politica monetaria più restrittiva e di un aumento dei rendimenti obbligazionari hanno portato gli investitori più emotivi ad abbandonare i titoli growth dall’inizio dell’anno. I settori più ricchi di valore, come quello tecnologico, hanno sofferto il peso del sell-off, dato che le loro valutazioni sono sottoposte a un esame più attento con aspettative di tassi di interesse più alti. Il Nasdaq Composite è sceso del 7,6% la scorsa settimana, subendo il suo più grande declino dall’inizio della pandemia ed estendendo la sua perdita annuale a -12,5%. È giustificato che gli investitori siano cauti sui livelli di valutazione, specialmente durante dei picchi di mercato; tuttavia, non dovrebbero avere paura delle società altamente valutate ed evitarle completamente, poiché la storia ha dimostrato che molte società ad alto rendimento potrebbero continuare ad apprezzarsi finché i fondamentali si rivelano superiori alle aspettative nel tempo. Le valutazioni di partenza sembrano contare meno nel lungo termine e alcune aziende sono costose per buone ragioni. Ci concentriamo su una analisi fondamentale accurata per trovare vincitori a lungo termine con un potenziale sottovalutato, anche se hanno valutazioni più alte, perché siamo consapevoli che spesso la valutazione si rivela più corretta su orizzonti temporali più lunghi. Questo è particolarmente vero per le aziende a crescita secolare che hanno mercati di riferimento ampi e in espansione; tutto ciò, combinato con bassi tassi di penetrazione, dà origine ad una crescita dei ricavi e degli utili potenzialmente molto lunga. Pertanto, concentrarsi sui fondamentali dell’azienda porterà chiarezza sulla volatilità di breve termine e aiuterà a identificare i vincitori a lungo termine.

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Commento sui mercati finanziari in attesa della Fed

Posted by fidest press agency su giovedì, 27 gennaio 2022

A cura di Massimo De Palma, Head of Multi Asset Team di GAM (Italia) SGR. La Fed scende in campo, decisa a non voler far scappare l’inflazione. Il rendimento del Treasury decennale si avvicina a grandi passi al 2%, livello che non toccava dal 2019, prima dello scoppio della pandemia. L’inflazione morde sia negli Stati Uniti che in Europa, alimentata dal rincaro delle materie prime e da quello dei salari. Come proteggere i nostri risparmi? In attesa della riunione della FED della prossima settimana, i mercati finanziari stanno speculando sia sul numero dei possibili rialzi dei tassi di interesse nel corso dell’anno, sia sulla loro ampiezza. Le tensioni che stiamo vivendo in questi giorni sono frutto di una rincorsa delle varie case di investimento a modificare le chiamate, arrivando in taluni casi a stimare addirittura sette aumenti nel corso dell’anno. Così come alcuni analisti propendono per un approccio più aggressivo da parte della Banca Centrale americana, utile a combattere l’inflazione, con conseguente primo rialzo a marzo di 50 punti base. Sarebbe un inizio del ciclo di politica monetaria restrittiva inusuale, non ci sono infatti precedenti storici di questa entità, ma i dati sull’aumento dei prezzi, non solo negli Stati Uniti, sembrano confermare che la corsa in atto possa proseguire per un periodo più prolungato, e che il rientro nei target debba essere rimandato. Da inizio anno il movimento sui Treasury americani è stato violento. Hanno risentito sia la parte breve sia quella lunga della curva, con un rialzo di oltre 30 basis point. Il contagio è stato immediato, impattando i segmenti corporate e i titoli governativi della zona euro.Oltretutto la fine del QE e successivamente il mancato riacquisto dei titoli a scadenza, influenzerà non solo l’andamento dei titoli governativi, ma anche il mercato degli MBS, ovvero delle cartolarizzazioni dei mutui ipotecari. Segnali contraddittori arrivano anche a livello microeconomico. La scorsa settimana JP Morgan e Citigroup hanno pubblicato i dati trimestrali. Le due banche d’investimento hanno deluso le attese. Qui non vogliamo focalizzarci sul calo del fatturato della divisione di trading, bensì sul balzo inatteso dei costi operativi, in particolare degli stipendi pagati per le nuove assunzioni. In generale la rigidità del mercato del lavoro, dovuta all’emergenza pandemica e alla riduzione della popolazione attiva, sta determinando un’accelerazione della crescita dei salari, in particolare nella fascia 16-24 anni. Ad influenzare la corsa dei prezzi ci sono anche le tensioni geopolitiche che continuano a generare incertezza e pressioni sull’andamento dei prodotti energetici. Alla luce di questo quadro, prima di modificare la strategia d’investimento, è giusto attendere le parole di Powell. Confermiamo in ogni caso l’utilità di mantenere un’elevata liquidità in portafoglio, come arma difensiva più efficace contro l’aumento dei rendimenti obbligazionari che giocoforza avranno conseguenze anche sulle componenti di rischio.

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Astaldi, N+V AG ci riprova: ancora un’offerta di acquisto sugli Strumenti Finanziari Partecipativi

Posted by fidest press agency su giovedì, 7 ottobre 2021

Il prezzo è il medesimo di 5 centesimi ciascuno, con la differenza che questa volta vi è un ammontare massimo di Sfp che l’offerente è disposto ad acquistare, ossia venti milioni di pezzi. N+V AG si riserva di acquistare anche quantitativi superiori, ma gli interessati faranno bene a non attendere perché fanno fede la data e l’ora di arrivo alla depositaria o all’offerente del modulo di adesione.Ricordiamo il regolamento degli Sfp. Nel concordato, Astaldi ha costituito un Patrimonio Destinato funzionale al soddisfacimento dei possessori degli strumenti finanziari partecipativi che sono stati assegnati ai creditori in ragione di uno strumento finanziario partecipativo per ogni euro di credito vantato. Le attività oggetto di liquidazione sono le principali concessioni: Terzo Ponte sul Bosforo (per cui è già avvenuta la cessione), Autostrada Gebze–Orhangazi–Izmir e Etlik Integrated Health Campus di Ankara, in Turchia, Aeroporto Internazionale Arturo Merino Benitez e Ospedale Metropolitano Occidente di Santiago, in Cile, i crediti e i lavori in corso in Venezuela vantati nei confronti dell’Ife (governo venezuelano) e l’attuale sede centrale della società a Roma. Tutto avverrà, secondo il piano, entro il 2023. L’offerta non è direttamente rivolta al pubblico indistinto in Italia ed è quindi sprovvista di prospetto informativo approvato dalla Consob ma gli intermediari possono, ed anzi devono, informare la clientela poiché l’obbligo di informazione è distinto dalle norme relativo alla sollecitazione. Dal punto di vista fiscale, la cessione in opa comporta il calcolo del capital gain e quindi emerge il credito di imposta rispetto al carico di 0,17 tranne nei casi in cui gli intermediari li hanno caricati a prezzo fiscale zero, dove invece si applica il 26% di aliquota sul controvalore complessivo compensabile con eventuali minus precedenti. La convenienza sta nel fatto che, essendo gli Sfp degli strumenti finanziari assimilati alle azioni, le distribuzioni future saranno considerate dividendi e quindi tassate con l’aliquota ordinaria (attualmente 26%) e senza possibilità di compensazione con minusvalenze da capital gain. Inoltre, una volta esaurite le distribuzioni, l’estinzione dal dossier titoli degli Sfp potrebbe non comportare l’emersione di una minusvalenza da capital gain, finendo quindi persa. Anna D’Antuono, legale, consulente Aduc

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Mercati finanziari: valutazioni da Goldilocks?

Posted by fidest press agency su giovedì, 22 luglio 2021

A cura di Andrea Delitala, Head of Euro Multi Asset, e Marco Piersimoni, Senior Investment Manager di Pictet Asset Management. Stabilire se i mercati azionari siano cari o meno è sicuramente un fattore determinante per effettuare le scelte di investimento in ottica di costruzione del portafoglio; e le attuali valutazioni dell’S&P500, con un rapporto Price Earnings (P/E) pari a circa 22 volte gli utili (nettamente sopra le medie storiche), sembrerebbero invitare alla cautela. Tuttavia, è anche vero che le stime di consenso per la crescita degli utili nei prossimi 12 mesi sono prossime al 20% per tutte le aree geografiche (tranne il Giappone al 16%) e che i segmenti che presentano oggi i multipli più elevati (USA e settore IT) sono anche quelli che mostrano la redditività più alta, sia in termini assoluti che rispetto alla media degli ultimi 10 anni. Il semplice rapporto P/E va quindi integrato con altri strumenti di valutazione. Come il Buffett Indicator, ideato da Warren Buffett e dato dal rapporto tra la capitalizzazione del mercato e il PIL, secondo il quale si potrebbe quasi parlare di bolla. Esistono però altre metriche che, al contrario, individuano una tolleranza di un ulteriore 20% di crescita dell’indice S&P500 prima che scatti il segnale d’allarme rosso: per le azioni statunitensi, identifichiamo tale soglia di pericolo con i livelli valutativi raggiunti durante i picchi di mercato del 2000 e del 2007. Per districarsi in questo groviglio di indicatori talvolta discordanti, un parametro sempre valido che arriva in soccorso degli investitori è quello del premio al rischio azionario (ERP, Equity Risk Premium), ossia la differenza tra il rendimento delle azioni (EY, Earnings Yield, l’inverso del Price Earnings, dato quindi dal rapporto tra utili e prezzo di mercato) e il rendimento delle obbligazioni (BY, Bond Yield).Focalizzandosi sul mercato USA, nonostante le valutazioni (P/E) non propriamente economiche e quindi un Earnings Yield compresso, grazie alla recente nuova discesa dei tassi reali (i tassi nominali depurati dell’inflazione), il premio al rischio azionario risulta tuttora generoso attestandosi l’1% circa al di sopra della sua media storica (si veda la Fig. 1). Ciò significa che, per quanto le azioni possano risultare care in termini assoluti, lo sono in misura minore in termini relativi e le valutazioni non paiono quindi tanto eccessive da spingere a ridurre drasticamente l’esposizione azionaria[1]. In sostanza, come abbiamo sottolineato più volte nel corso degli ultimi mesi, a sostenere le valutazioni azionarie sono ancora i tassi reali, in tale contesto la variabile determinante da monitorare. In seguito al movimento delle ultime settimane della parte a lunga scadenza dei tassi (swap) reali (depurati delle aspettative d’inflazione) statunitensi, con i decennali ridiscesi fino a livelli prossimi a quelli di inizio anno (-1,3% vs -1,5% di partenza), il premio al rischio azionario risulta in grado di sopportare senza eccessivi scossoni una risalita di circa 90 pb dei tassi reali (la differenza che separa l’ERP, attualmente pari al 5,5%, dalla sua media storica del 4,6%). Occorre perciò valutare quanto a lungo i tassi reali potranno permanere sui livelli depressi attuali. L’appiattimento della curva a cui stiamo assistendo sarebbe coerente con uno scenario economico di Goldilocks, come quello sperimentato nel 2017, caratterizzato da un mix di crescita modesta e bassa inflazione che consentirebbe politiche monetarie espansive a lungo. Ma questa “giapponesizzazione” della politica monetaria statunitense verso stimoli perenni appare alquanto distante dal contesto attuale, in cui forte crescita (seppur in calo l’anno prossimo) ed elevata inflazione (seppur almeno in parte transitoria) potrebbero spingere invece la Fed ad assumere un atteggiamento meno accomodante nei prossimi trimestri. Il recente movimento di discesa dei tassi reali appare quindi disallineato con i fondamentali economici. A guidarlo è stata piuttosto la dinamica dei flussi di liquidità immessi nel sistema dalla Fed dove si nota un importante il rimbalzo nel periodo post-primaverile), la volatilità dei quali ha influenzato la volatilità dei tassi reali negli ultimi mesi. Ecco quindi che la discesa dei tassi reali a lungo termine e il conseguente appiattimento della curva, non guidati dai fondamentali economici, paiono giustificati dal nuovo picco nei flussi di liquidità della Fed, tornati su livelli da stimolo monstre (pari all’11,3% del PIL USA, poco meno di quanto fatto in risposta alla grande crisi finanziaria del 2008-2009). Un fattore di rischio nello scenario delineato da Fed e mercati è rappresentato dall’inflazione salariale. Nel mese di giugno si è registrata una risalita dei salari, superiore anche all’inflazione (core – al netto delle componenti più volatili) e quindi capace di determinare un recupero di potere d’acquisto salutare per la domanda aggregata, nonostante il percorso di reintegro dei posti di lavoro persi a causa della pandemia abbia subito una battuta d’arresto, con il tasso di disoccupazione in leggero aumento al 6%. La risalita dei salari reali potrebbe causare ulteriore pressione inflazionistica, peraltro nella sua componente più persistente, un rischio ancor più rilevante se si considera che il mercato del lavoro è la priorità dichiarata del policy mix statunitense (anche se l’impatto atteso del piano fiscale potrebbe essere inferiore rispetto a quanto inizialmente ipotizzato – anche in questo caso, maggiori dettagli emergeranno dopo la pausa estiva di agosto). Per il momento, la dinamica dei dati sull’inflazione salariale è ancora troppo erratica, ma qualora si dovesse definire un trend stabile di crescita il rischio di un restringimento anticipato della politica monetaria diverrebbe più concreto, anche in vista degli importanti stimoli fiscali in attesa di approvazione dalla Camera e dal Congresso degli Stati Uniti. In definitiva, le valutazioni azionarie del mercato statunitense sono tuttora sostenute dal fatto che i rendimenti reali persistono in territorio abbondantemente negativo. I movimenti di questi ultimi allo stato attuale paiono dominati dai flussi di liquidità della Fed e disallineati invece con i fondamentali economici, lontani (e quasi opposti) al contesto di Goldilocks che giustificherebbe il recente appiattimento della curva. Sul finire dell’estate, il percorso futuro di politica monetaria e fiscale guadagnerà chiarezza, consentendo stime più accurate sulla dinamica del mercato del lavoro e dell’inflazione e sul loro impatto sull’atteggiamento della Fed: il ritiro graduale degli stimoli potrebbe portare a un riallineamento dei tassi reali con lo scenario macroeconomico, un movimento necessario che potrebbe però avere ripercussioni sul mercato azionario, chiudendo così il cerchio dell’analisi presentata. Se invece la struttura dei tassi reali si stabilizzasse ai livelli attuali la normalizzazione dei premi di rischio azionari (ERP) potrebbe avvenire in parte grazie ad un calo degli EY, ovvero un’ulteriore espansione dei multipli (P/E). Questo, a sua volta, potrebbe realizzarsi per aumento dei corsi (scenario virtuoso ma difficilmente compatibile con i tassi negativi) oppure per un calo degli utili attesi (E), ovvero per uno scenario di stagnazione che sarebbe compatibile con i rendimenti dei bond agli attuali livelli. Forse è questo il vero scenario (di rischio) per il quale il mercato mantiene un buffer.

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Fed: nuovi rischi finanziari sistemici

Posted by fidest press agency su venerdì, 4 giugno 2021

By Mario Lettieri e Paolo Raimondi. Dopo aver cercato, come sempre, di rassicurare gli animi, l’ultimo Financial Stability Report (FSR) della Federal Reserve presenta una lista impressionante di rischi per la stabilità finanziaria negli Usa e a livello mondiale. Nelle orecchie dei governatori della Fed fischia ancora quanto è successo a marzo con il collasso del fondo hedge Archegos Capital Management, che ha lasciato un buco di oltre 10 miliardi di dollari in alcune della maggiori banche internazionali. In verità, c’è che dice che il problema potrebbe essere cinque volte più grande. Il FSR è pubblicato due volte l’anno con l’intento di prevenire il ripetersi della Grande Crisi del 2008. La presentazione del rapporto è stata centrata sul significato e sugli strascichi proprio di Archegos, evidenziando che le difficoltà di istituti finanziari non bancari (il famoso shadow banking) influiscono sull’intero sistema finanziario. “ Stanno aumentando le vulnerabilità associate all’elevato appetito al rischio”, si afferma. Il che evidenzia “la limitata visibilità delle esposizioni dei fondi hedge e che le loro disponibilità, create con la leva finanziaria, potrebbero non essere sufficienti per far fronte a rischi importanti.”.I valori di molti asset sono cresciuti enormemente, superando i record dell’anno scorso. Gli indici azionari e i prezzi delle azioni sono ai lori massimi storici. Per esempio, dall’inizio del 2021 l’indice azionario Standard & Poor’s 500 è cresciuto del 12%. Inoltre, il Bloomberg Commodity Index, che traccia tutte le materie prime e i beni alimentari, è cresciuto del 19% in un anno. Nello stesso periodo, il prezzo delle case negli Usa è aumentato del 12%. Sono tutti effetti dell’insaziabile “appetito” di profitti più alti. Del resto l’eccessiva liquidità, gli interessi quasi negativi e i bassi rendimenti offerti dai tradizionali titoli, come le obbligazioni del Tesoro americano, spingono verso investimenti speculativi, tanto che invece di comprare bond pubblici, i grandi della finanza preferiscono acquistare le obbligazioni corporate o quelle già ritenute come speculative. Il pericolo vero sta in un possibile repentino cambiamento di valutazioni. La Fed, infatti, teme che qualche evento possa ridefinire i prezzi degli asset, delle azioni, obbligazioni o altri titoli. Proprio com’è avvenuto nel caso Archegos, quando determinate azioni vennero vendute per poter coprire le perdite di gestione, determinando un improvviso e forte calo del loro valore. In altre parole, si teme che gli speculatori possano mitigare il loro “appetito al rischio” e ridurre la frenesia proprio verso i titoli e le operazioni più rischiose. Il sistema è drogato e ha bisogno di dosi sempre più forti, il che rischia di crollare in un momento di astinenza. Come il drogato ha bisogno di un autorevole aiuto, così la finanza speculativa ha bisogno dell’intervento correttivo dei governi e degli Stati, quando occorre. Il Rapporto elenca altri rischi di vulnerabilità del sistema, il peggioramento della pandemia e l’aumento dei tassi d’interesse per fronteggiare a un’impennata dell’inflazione. Anche il governatore del Fed, Jerome Powell, esprime una certa preoccupazione per l’aumento dei prezzi in alcuni settori, come quello immobiliare e ha ammesso che “non è proprio un bene che negli Usa i prezzi aumentino così tanto”. Non sorprende, quindi, che la Fed cerchi di scaricare su altri le cause dei rischi della sua vulnerabilità finanziaria. Prima di tutto sull’Europa e sui paesi emergenti. “Sviluppi negativi nelle economie dei mercati emergenti, stimolati in parte da un aumento dei tassi d’interesse a lungo termine, potrebbero avere delle ripercussioni negli Stati Uniti”. Si dimentica, però, di riconoscere le proprie responsabilità. Infatti, gli andamenti economici di questi paesi sono di solito determinati dalle politiche monetarie e finanziarie degli Usa. Anche le misure adottate dalla Cina per contenere la speculazione sui mercati immobiliari, si dice, potrebbero creare situazioni di stress finanziario interno con ripercussioni globali, anche negli Stati Uniti. Il Rapporto, in definitiva, presenta una serie di analisi e di preoccupazioni, in parte anche condivisibili. Però sono enunciazioni scritte che possono al più suscitare discussioni mediatiche e accademiche ma non far adottare azioni efficaci da parte delle istituzioni preposte, come sarebbe necessario. Mario Lettieri già sottosegretario all’Economia e Paolo Raimondi economista

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SMA annuncia i risultati finanziari definitivi del 2020

Posted by fidest press agency su giovedì, 1 aprile 2021

Niestetal. Nel 2020 SMA Solar Technology AG (SMA/FWB: S92) ha venduto inverter per una potenza complessiva di circa 14,4 GW. Le vendite sono aumentate di circa il 26% rispetto all’anno precedente (2019: 11,4 GW). Il fatturato del gruppo SMA è aumentato di circa il 12%, per un totale di 1026,6 milioni di Euro (2019: 915,1 milioni di Euro). L’aumento di fatturato va ricondotto in particolare all’ottimo andamento degli affari nei comparti Large Scale & Project Solutions e Home Solutions. Il margine operativo lordo (EBITDA) è raddoppiato raggiungendo i 71,5 milioni di Euro (margine EBITDA: 7,0%; 2019: 34,2 milioni di Euro, 3,7%).Il risultato netto del Gruppo è stato di 28,1 milioni di Euro (2019: –8,6 milioni di Euro). Il risultato per azione è quindi salito a 0,81 Euro (2019: -0,25 Euro). La liquidità netta (net cash) è scesa a 226,0 milioni di Euro (2019: 303,0 milioni di Euro). Il calo è da ricondurre sostanzialmente al fatto che il dato comparativo della fine del 2019 includeva una quantità elevata di anticipi incassati per un grosso ordine evaso nel primo trimestre del 2020. Alla fine del 2020 gli anticipi dei clienti sono tornati a un livello normale. L’Equity Ratio è cresciuto alla fine dell’esercizio, toccando il 41,8% (2019: 37,6%). SMA dispone, inoltre, di una linea di credito di 100 milioni di Euro presso diversi istituti bancari locali In considerazione dell’andamento positivo degli affari dell’anno passato e delle previsioni di crescita per il 2021, il Consiglio di Amministrazione e il Consiglio di Vigilanza raccomanderanno all’assemblea generale del 1 giugno 2021 di liquidare un dividendo di 0,30 Euro per azione per l’esercizio 2020. Ciò corrisponde a una quota di distribuzione del 37% rispetto al risultato del gruppo.“SMA ha superato con successo le notevoli sfide della pandemia nel 2020, raggiungendo gli obiettivi di crescita in termini di fatturato e risultato”, spiega Jürgen Reinert, CEO di SMA. “Nel segmento delle applicazioni fotovoltaiche residenziali, il fatturato è aumentato notevolmente soprattutto in Europa, Medio Oriente e Africa; nel settore delle centrali fotovoltaiche abbiamo guadagnato quote di mercato in particolare negli Stati Uniti, e consolidato ulteriormente la nostra posizione di leader in Australia, dove possiamo vantare una quota di mercato complessiva di circa il 65%, includendo la potenza delle centrali già in funzione o in cui la cui messa in servizio è già stata approvata. Sono particolarmente soddisfatto anche di un importante traguardo raggiunto nel 2020 nella nostra strategia di sostenibilità: la sede centrale di SMA è ora alimentata al 100% con elettricità proveniente da impianti fotovoltaici ed eolici situati nelle immediate vicinanze. Anche per il riscaldamento il nostro bilancio di emissioni di CO2 è neutro. Il nostro obiettivo è raggiungere un bilancio neutro di emissioni di CO2 in tutto il mondo entro il 2025.” er il primo trimestre 2021 il Consiglio di Amministrazione di SMA prevede un fatturato di 235-245 milioni di Euro (1° trimestre 2020: 287,9 milioni di Euro) e un margine operativo lordo (EBITDA) di 14-17 milioni di Euro (1° trimestre 2020: 12,3 milioni di Euro). Il Consiglio di Amministrazione di SMA conferma le previsioni di fatturato e risultati per l’esercizio 2021 pubblicate il 5 febbraio 2021, con un aumento di fatturato che dovrebbe collocarsi tra i 1.075 e i 1.175 milioni di Euro a fronte di un margine operativo lordo (EBITDA) compreso fra i 75 e i 95 milioni di Euro.

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Rischi finanziari anche per la Cina

Posted by fidest press agency su giovedì, 25 marzo 2021

By Mario Lettieri e Paolo Raimondi.Anche la Cina sta facendo i conti con le sue bolle finanziarie, create nei passati due decenni con la scadente applicazione del modello finanziario speculativo americano. Perciò è scesa in campo la potentissima China Banking and Insurance Regulatory Commission, l’agenzia governativa di controllo sulle attività bancarie e assicurative, attraverso il suo presidente Guo Shuqing, manager competente e uomo forte del Partito Comunista Cinese. Il problema numero uno è il rischio rappresentato dal debito corporate cinese e del crescente stock di non performing loans, i crediti inesigibili delle imprese. Secondo l’International Capital Market Association, l’associazione degli investitori nel fixed income, il mercato obbligazionario cinese interno in yuan, è equivalente a circa 15.000 miliardi di dollari, il secondo al mondo dopo quello Usa. La parte strettamente relativa al debito corporate non finanziario sarebbe pari a 3.700 miliardi di dollari. Il mercato obbligazionario cinese offshore è di 752 miliardi di dollari. E’ in grande crescita e legato soprattutto al settore immobiliare. Il 2020 è stato l’anno che ha certamente “shoccato” la Cina e i mercati internazionali per i debiti corporate interni: circa 40 fallimenti per 30 miliardi di dollari, il 14% in più rispetto al 2019. Anche 12 imprese cinesi offshore sono fallite coinvolgendo obbligazioni per 7 miliardi di dollari. Ciò sta provocando forti preoccupazioni per una possibile crisi del debito nel periodo post Covid. Infatti, nel 2021 bond per 7,1 trilioni di yuan (6,5 yuan sono equivalenti a 1 dollaro) arriveranno a scadenza sul mercato interno.Alcune delle imprese fallite sono delle controllate dallo Stato e ciò solleva dubbi anche sulla garanzia, finora certa, di salvataggi pubblici. Nel recente incontro con la stampa, Guo Shuqing ha dato un quadro preoccupante della situazione: “Nel 2020, il rimborso di 6,6 trilioni di yuan di prestiti è stato differito.” Per quanto riguarda i npl ha detto: ”Un numero considerevole di imprese potrebbe dover affrontare una riorganizzazione o liquidazione fallimentare. Pertanto, l’aumento dei crediti in sofferenza è una tendenza inevitabile. Nel 2020, abbiamo ceduto 3.02 trilioni di yuan di attività deteriorate. È possibile che i crediti in sofferenza aumentino nel 2021 e anche nel 2022.”. Guo Shuqing ha annunciato alcuni programmi d’intervento e illustrato i risultati già ottenuti. In primo piano vi è la riduzione dell’elevato effetto leva all’interno del sistema finanziario, che aveva visto una pericolosa crescita nel periodo 2017-19.Sarebbe in atto lo smantellamento del settore bancario ombra, la cui portata è diminuita nel 2020 di circa 20 trilioni di yuan. All’inizio dell’anno il totale era di 85 trilioni di yuan, pari all’86% del pil cinese. La Regulatory Commission teme che alcune attività ad alto rischio dello shadow banking possano ripresentarsi sotto forma di pseudo “innovazioni”. Perciò, per l’internet private banking, saranno applicate le stesse regole di adeguatezza patrimoniale e di garanzie valide per il settore bancario. Guo ha ammesso che “nel settore immobiliare la finanziarizzazione e la tendenza a diventare una bolla sono ancora relativamente forti, anche se nel 2020 il tasso di crescita dei prestiti investiti nel real estate è sceso per la prima volta sotto quello medio dei prestiti”. E’ un pericoloso “rinoceronte grigio”, perché “molte persone comprano case non per abitarci, ma per investimenti o per speculazioni. Se in futuro il mercato dovesse scendere, potrebbero esserci grandi perdite e i prestiti non sarebbero rimborsati, mandando le banche e l’intera economia in sofferenza.”. Usa docet.Egli, inoltre, ha spostato l’attenzione sui mercati finanziari negli Usa e in Europa che opererebbero “in contraddizione con l’economia reale”. “Il mercato finanziario dovrebbe riflettere lo stato dell’economia reale, ha detto, altrimenti sorgeranno problemi e sarà costretto alla fine ad adeguarsi. Pertanto, siamo molto preoccupati per il giorno in cui scoppierà il mercato finanziario, in particolare la bolla delle attività finanziarie estere.”.Considerazioni corrette, che valgono anche per i comportamenti finanziari della Cina e per i rischi sistemici che stanno creando. Alla fine, in Cina o negli Usa, in Africa o in Europa, la finanza speculativa è sempre un pericolo per l’economia reale. Mario Lettieri già sottosegretario all’Economia e Paolo Raimondi economista

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Astaldi: Strumenti Finanziari Partecipativi, arriva un’offerta ‘Dutch Auction’

Posted by fidest press agency su giovedì, 25 marzo 2021

La storia del concordato Astaldi offre un nuovo capitolo. In questi giorni, i portatori di Strumenti Finanziari Partecipativi (Sfp) emessi a favore dei creditori, obbligazionisti inclusi, stanno venendo informati dagli intermediari depositari che il gruppo di investimenti tedesco Daniels Invest GmbH ha inviato una proposta per rilevare tutti i 3.199.975.846 Sfp esistenti. La proposta è formulata sotto l’aspetto di una “dutch auction”, asta all’olandese, ossia un’asta in cui il banditore inizia con un prezzo di vendita elevato e lo abbassa fino a quando un partecipante accetta il prezzo o raggiunge un prezzo di riserva predeterminato. Nel caso degli Sfp Astaldi, Daniels Invest GmbH offre un massimo di 3 centesimi ed un minimo di 1 centesimo ciascuno.A parere di chi scrive, quest’offerta è da considerarsi al pubblico indistinto e come tale soggetta a preventiva approvazione da parte della Consob del prospetto informativo, comunque la proposta pare solo un modo per approfittare della necessità, magari per motivi fiscali, di qualche creditore istituzionale di sbarazzarsi degli Sfp Astaldi, i quali non sono e non saranno quotati su alcun mercato sebbene siano stati immessi nel sistema di gestione accentrata Monte Titoli.Gli Sfp hanno visto attribuito un valore di 0,17 nell’ambito del concordato, valore comunicato anche dalle depositarie estere agli intermediari quale prezzo di carico fiscale, ma sin da prima si sapeva perfettamente che si tratta di una stima molto generosa. Daniels Invest GmbH sa benissimo che gli Sfp non erogheranno mai 17 centesimi, né una somma a questa vicina. Semplicemente, conta di incassare entro tre anni assai più dei 3 centesimi massimi offerti. Incassando ad esempio 5 centesimi, si tratterebbe di un bel 66,67% di rendimento in tre anni. Un guadagno niente affatto da disprezzare.Ricordiamo il loro regolamento. Nel concordato, Astaldi ha costituito un Patrimonio Destinato funzionale al soddisfacimento dei possessori degli strumenti finanziari partecipativi che sono stati assegnati ai creditori in ragione di uno strumento finanziario partecipativo per ogni euro di credito vantato. Le attività oggetto di liquidazione sono le principali concessioni: Terzo Ponte sul Bosforo (per cui è già avvenuta la cessione), Autostrada Gebze–Orhangazi–Izmir e Etlik Integrated Health Campus di Ankara, in Turchia, Aeroporto Internazionale Arturo Merino Benitez e Ospedale Metropolitano Occidente di Santiago, in Cile, i crediti e i lavori in corso in Venezuela vantati nei confronti dell’Ife (governo venezuelano) e l’attuale sede centrale della società a Roma. Tutto avverrà, secondo il piano, entro il 2023.Sempre a proposito degli Sfp, lo scorso 16 marzo era convocata l’apposita assemblea per approvare alcune modifiche di natura procedurale al regolamento e nominare il rappresentante comune degli Sfp che può essere retribuito fino a 50.000 euro all’anno. Importi a carico non di Astaldi ma del Patrimonio Destinato e che quindi saranno sottratti alle somme da distribuire ai possessori di Sfp. Al momento in cui scriviamo, la società non ha ancora emanato alcuna informazione in merito nonostante siano oramai trascorsi ben sette giorni.Rammentiamo pure che è stato comunicato il rapporto di concambio tra le azioni Astaldi e quelle Webuild in vista della fusione che si completerà entro il mese di luglio. Ogni 1.000 azioni Astaldi si riceveranno 203 azioni ordinarie Webuild. https://www.aduc.it/info/consulenza.php

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Il mondo che verrà

Posted by fidest press agency su sabato, 26 dicembre 2020

A cura di Andrea Delitala, Head of Euro Multi Asset, e Marco Piersimoni, Senior Investment Manager di Pictet Asset Management.A giudicare dai mercati finanziari, il 2020 non sembrerebbe un anno tanto sciagurato. Eppure, mentre i listini azionari, sospinti dalle manovre monetarie e fiscali espansive, si avventurano su nuovi massimi (l’S&P 500 ha rotto la barriera dei 3’700 punti), il mondo si trova ancora alle prese con la seconda ondata della pandemia di COVID-19, che ha messo in ginocchio il sistema sanitario, economico e sociale dell’intero pianeta. Ora che l’anno volge al termine, le buone notizie riguardo alla realizzazione di vaccini efficaci contro il coronavirus sono intervenute a restituire la speranza di un ritorno alla normalità a cittadini, imprese e governi di tutto il mondo. Dal punto di vista economico, questo vorrebbe dire un rientro dell’economia globale su un percorso di crescita tendenziale, seppure su un livello più basso rispetto a quello pre-pandemico (nello scenario base elaborato dall’OCSE, perché il PIL globale torni al livello di fine 2019, occorrerà attendere l’ultimo trimestre del 2021). Ma l’incertezza rimane elevata e si rispecchia nella dispersione delle previsioni: la somministrazione delle prime dosi del vaccino sarà sufficiente a evitare una terza ondata di contagi? Le persone saranno effettivamente disposte ad assumere il vaccino? Si riuscirà a raggiungere la soglia di soggetti immunizzati necessaria per ottenere l’immunità di gregge? Sono questi alcuni dei quesiti a cui allo stato attuale è difficile trovare una risposta certa e che rendono particolarmente complicato l’esercizio di fare previsioni economiche per il 2021 (la forbice tra scenario migliore e scenario peggiore dell’OCSE è di $7’000 miliardi, circa l’8% del PIL mondiale di quasi $88’000 miliardi a fine 2019).Lo stato di estrema incertezza non è l’unico lascito di questo 2020 all’insegna della pandemia. Come un devastante terremoto, il coronavirus ha prodotto delle profonde fratture sul piano economico e sociale. Se, infatti, a livello globale si è allargato il differenziale di crescita tra i Paesi emergenti, con l’Asia e la Cina in testa, e i Paesi sviluppati, tra i quali l’Europa è rimasta più di tutti indietro, allo stesso modo è aumentata la disuguaglianza tra classi sociali, con i dati che evidenziano come i più colpiti dall’ondata di disoccupazione provocata dal COVID siano i ceti a reddito più basso. Una problematica particolarmente sentita nei Paesi anglosassoni e soprattutto negli Stati Uniti, dove mancano ammortizzatori sociali come la cassa integrazione (non a caso, durante il picco della crisi di quest’anno l’amministrazione Trump si è trovata costretta ad effettuare sostanziosi trasferimenti diretti ai cittadini). Le ripercussioni potrebbero essere più profonde e durature del previsto, visto che, anche tra i ragazzi, quelli provenienti dal quartile con il reddito più basso hanno potuto ricorrere alle forme di istruzione online in misura molto inferiore rispetto ai loro coetanei delle famiglie più abbienti. Lo squilibrio è talmente forte che persino il Presidente della Fed Jerome Powell ha sentito il bisogno di nominarlo più volte nel corso degli ultimi mesi.Come effetto positivo del coronavirus, quest’anno si è diffusa ancor di più rispetto al passato la consapevolezza dell’urgenza di agire per la tutela dell’ambiente: il calo delle emissioni di CO2 registrato nel 2020 ha dimostrato che è ancora possibile avere un impatto benefico. In questo caso, il tema è particolarmente caldo in Europa. Il Vecchio Continente si è sempre mostrato all’avanguardia sulle politiche ambientali, fissando per primo l’obiettivo delle zero emissioni nette entro il 2050, e ha recentemente rivisto gli obiettivi intermedi per il 2030, rendendoli ancora più stringenti: si punta ora a una riduzione delle emissioni di almeno il 55% rispetto al livello base del 1990 (precedentemente, il target per il 2030 era un taglio del 40%).Dopo oltre un decennio dominato dall’intervento delle banche centrali (dalla grande crisi finanziaria in poi), il 2020 sarà probabilmente ricordato anche per il passaggio di testimone dalla politica monetaria a quella fiscale. La prima, infatti, sembra avere ormai poco spazio di manovra residuo, dopo aver immesso quest’anno una quantità record di liquidità nel sistema economico nel tentativo (finora riuscito) di garantirne la stabilità finanziaria.In base a quanto detto finora, nei Paesi anglosassoni l’azione dei Governi sarà volta anzitutto a ridurre la disuguaglianza economica e sociale, mentre nell’Unione Europea la green rule sembra portare finalmente al superamento delle divisioni ideologiche all’interno della regione e alla condivisione di politiche di bilancio comuni, talora anche con fini redistributivi. In questo quadro, l’Italia si trova certamente a godere di condizioni finanziarie particolarmente favorevoli per due fattori concomitanti: 1) compressione dei premi di rischio ben al di sotto della norma (il fair value della componente di rischio credito sarebbe attorno ai 180pb) e 2) grazie al Next Generation EU, l’Italia diventa prenditore netto di finanziamenti (e trasferimenti) in ambito EMU. Tale circolo virtuoso porta il costo del nuovo debito vicino allo 0 con un risparmio nella spesa per interessi (oggi circa il 3,5% del PIL) che, finché i tassi medi all’emissione si mantengono a livelli così bassi, si trasmette gradualmente all’ingente stock di debito (158% del PIL). Per far sì che il mercato rimanga clemente nei confronti del BTP anche nel momento (ancora lontano, non prima del 2022) in cui verrà meno il sostegno della BCE, l’Italia deve necessariamente sfruttare l’occasione attuale per fare le riforme e presentarsi tra qualche anno con una ritrovata competitività. E chissà che il mondo che verrà non sarà in fin dei conti migliore. Fonte: https://www.am.pictet/it/italy/articoli/2020/analisi-dei-mercati-e-asset-allocation/12/il-mondo-che-verra

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Servizi finanziari partecipativi che contribuiscono allo sviluppo di progetti legati alle energie rinnovabili

Posted by fidest press agency su giovedì, 10 settembre 2020

October, una delle piattaforme fintech leader in Europa continentale nel finanziamento online alle aziende, ha siglato un accordo di partnership con Enel X per sostenere i programmi di sviluppo delle piccole e medie imprese italiane. Attraverso l’accordo, le aziende clienti di Enel X, la business line globale del Gruppo Enel dedicata ai prodotti innovativi e soluzioni digitali, potranno accedere, a determinate condizioni, ai servizi della piattaforma fintech, raccogliendo fondi da prestatori privati e investitori istituzionali interessati a sostenere progetti di produzione di energia da fonti rinnovabili e di efficientamento energetico quali l’installazione di impianti fotovoltaici, solari termici, caldaie e climatizzatori.Le richieste delle aziende clienti di Enel X saranno valutate da October in base al merito del rischio di credito e, una volta pubblicate sulla piattaforma October, potranno essere finanziate dalla community dei prestatori October. In poco tempo sarà possibile ricevere, mediante la piattaforma, un’offerta di finanziamento con la durata e l’importo della rata grazie alla completa automazione del processo di analisi delle richieste.
Il crowdfunding rappresenta uno strumento efficace grazie al quale è possibile finanziare anche le imprese di piccole e medie dimensioni, in particolare in un momento delicato come questo nel quale è fondamentale accedere facilmente ai finanziamenti. Con 314 milioni raccolti nel 2019, il crowd-lending in Italia ha raggiunto quota 749 milioni di euro. Nello specifico, i prestiti alle imprese ammontano, in totale, a 339 milioni, di cui 179,6 nell’ultimo anno (Fonte: 5° Report italiano sul Crowdinvesting – PoliMi). Grazie a October, oltre 880 PMI europee hanno già beneficiato di finanziamenti per oltre 425 milioni di euro. Per tutti coloro che sono interessati a saperne di più, October offre una valutazione gratuita e personalizzata relativa all’investimento richiesto.

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I mercati finanziari sono pazzi? Non proprio…

Posted by fidest press agency su lunedì, 13 luglio 2020

Il trimestre che si è chiuso il mese scorso ha visto, forse, la più grande contraddizione fra le prospettive dell’economia reale e le valutazioni delle corrispondenti attività finanziarie che si siano mai verificata a memoria d’uomo.Per un buon numero di attività finanziarie (azioni ed obbligazioni) i prezzi sono paragonabili, se non superiori, a quelli dell’epoca pre-covid, ma le prospettive economiche sono quelle della peggiore crisi nell’economia reale che si sia mai avuta da quando si registrano questi dati. Come è possibile? Come si spiega questa distanza? Dobbiamo dire semplicemente che i mercati finanziari sono pazzi?
Le cose sono molto più complicate, o meglio: complesse.
La teoria prevalente nel mondo accademico su cui si fonda la comune operatività nel settore degli investimenti finanziari prende il nome di “efficient-market hypothesis (EMH)” o teoria dei mercati efficienti. L’assunto di base di questa teoria è che i prezzi riflettono tutte le informazioni disponibili. In che senso?L’assunto ancora più basilare è che gli operatori dei mercati finanziari (cioè chi compra-vende) sono agenti razionali che scelgono di agire avendo come unico criterio quello di massimizzare il rendimento monetario dei capitali impiegati. In altre parole, gli agenti finanziari, in questa teoria, sarebbero dei “calcolatori” i quali tradurrebbero tutte le informazioni disponibili in modelli matematici che suggerirebbero cosa comprare e cosa vendere al fine di massimizzare le probabilità di avere il maggior denaro possibile in futuro. Questa è la teoria. Ovviamente, la realtà è ben distante.Negli ultimi decenni, questa teoria è stata messa in crisi dalla cosiddetta “finanza comportamentale” (in particolare la “Prospect Theory” di Kahneman e Tversky), la quale ha posto tutta una serie di obiezioni relative alla capacità degli esseri umani di fare scelte razionali.Una teoria molto più sensata è stata proposta da Andrew Lo, professore di finanza e direttore del laboratorio di ingegneria della finanza al MIT Sloan School of Management.L’approccio di base consiste nell’applicazione del modello evoluzionistico ai mercati finanziari. In questa teoria, i mercati finanziari sono assimilati ad un “ambiente” popolato da una serie di “specie” (investitori individuali, fondi d’investimento, banche, fondi pensione, hedge fund, grandi investitori, fondi sovrani, ecc. ecc. ecc.) in lotta fra loro per la “sopravvivenza” garantita all’accaparramento del “cibo” corrispondente ai guadagni monetari. Le varie “specie” hanno caratteristiche diverse e l’ambiente interagisce con queste specie favorendone alcune a scapito di altre. .
In questa chiave di lettura, il fatto che l’economia stia andando molto male è sicuramente un’informazione che influisce sui prezzi delle azioni, ma è solo uno (e non necessariamente il più importante) dei fattori e non si può dire a priori se li faccia alzare o abbassare.Bisogna considerare che per molte “specie” (in particolare gli “intermediari”), la sopravvivenza non è garantita dal rendimento degli strumenti compravenduti, ma dalla mediazione e gestione degli stessi, se poi avranno rendimenti negativi, loro comunque hanno garantita la sopravvivenza immediata (se la cosa continua all’infinito, ovviamente, il discorso cambia).Non investire nei mercati finanziari, per la quasi totalità degli agenti professionali, semplicemente non è un’opzione in campo, perché la loro sopravvivenza sarebbe irreparabilmente compromessa.Abbiamo visto, quindi, che gli agenti finanziari sono di diverse specie, con interessi e caratteristiche molte diverse. Anche l’ambiente è caratterizzato da diversi fattori. I mercati finanziari sono fatti in primo luogo da una combinazione di regole e regolatori. Questi fattori cambiano nel tempo. A partire dal 2008, ad esempio il ruolo dei regolatori, cioè delle Banche Centrali, è stato sempre più determinante (di fatto i prezzi delle obbligazioni sono stati determinati dalle scelte dei regolatori).
La quantità di moneta circolante nel sistema è uno dei fattori più importante. La tecnologia in uso è un’altro fattore ambientale chiave. I mercati finanziari prima dell’avvento dei computer sono un ambiente completamente diverso da quello degli anni ‘90, i quali, a loro volta sono molto diversi da quelli attuali dominati da internet, l’intelligenza artificiale e l’high-frequency trading.
L’invenzione di determinati tipi di contratti e molti altri aspetti più tecnici che qui non è il caso di trattare sono tutte caratteristiche che mutano, talvolta in modo significativo, l’ambiente. Anche per quanto riguarda l’ambiente esistono dei meccanismi di retroazione che rendono “non lineare” la relazione tra una variabile del sistema ed il suo risultato finale.
Quest’ultima frase necessita di una spiegazione ulteriore perché la differenza tra relazione lineare e non lineare non è chiara alla maggioranza dei lettori.
Un’analisi meno superficiale del funzionamento dei mercati finanziari, rispetto a quella che sta alla base della teoria classica, mostra che sostanzialmente i mercati finanziari sono matematicamente imprevedibili. Non esistono modelli matematici basati su equazioni lineari che possono descrivere in modo accettabilmente una relazione fra un fatto qualsiasi e l’andamento futuro dei prezzi.Qualunque considerazione di “causa-effetto” basata sul buonsenso (ad esempio: “poiché c’è la pandemia le azioni scenderanno”) è destinata ad infrangersi nella complessità di un sistema strutturalmente, matematicamente, imprevedibile.
In presenza di questo dato di fatto, le opzioni possibili per fare scelte finanziarie ragionevoli sono solo due: 1) ignorarla, facendo finta che sia possibile applicare relazioni lineari ad un sistema complesso governato da equazioni non lineare oppure 2) applicare la teoria delle decisioni in condizioni d’incertezza ed inglobare l’imprevedibilità nei nostri processi decisionali.
E’ triste osservare come in finanza predomini di gran lunga la prima scelta e questo perché gli interessi degli investitori finali sono profondamente diversi dagli interessi degli intermediari finanziari. (Alessandro Pedone, responsabile Aduc Tutela del Risparmio – in abstract)

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Settore carta, risultati finanziari

Posted by fidest press agency su martedì, 9 giugno 2020

Fedrigoni, gruppo italiano leader in Europa nella produzione di carte speciali per packaging, etichette autoadesive, stampa e sicurezza, ha chiuso il primo trimestre 2020 con un margine operativo di 45,7 milioni di euro (+1,1% rispetto a marzo 2019, a perimetro costante), cifra che include la neo-acquisita Ritrama, nonostante i ricavi si siano fermati a 374,2 milioni di euro (-7,9%) a causa del generale calo di domanda, che ha riguardato anche la carta, determinato dal lockdown e dalla chiusura di molte attività in seguito all’emergenza Covid19.“Nonostante il momento non favorevole, dunque, stiamo beneficiando delle azioni di trasformazione messe in campo nell’ultimo anno – continua Nespolo – che vanno dal potenziamento del management team allo sviluppo di prodotti sempre più performanti ed ecologici, dalle acquisizioni agli investimenti in tecnologia, dalla revisione dei prezzi e dei costi allo scouting di nuovi mercati. Tutte azioni che ci hanno consentito di aumentare i margini operativi pur in presenza di un calo nel fatturato. L’emergenza Covid ci ha imposto delle manovre correttive, ma non ci farà deviare dal piano di sviluppo e dalle iniziative strategiche che abbiamo definito per proseguire nella crescita del Gruppo”.Il 2019, infatti, si è chiuso con ottimi risultati: 1.171,4 milioni di euro di fatturato (senza Ritrama, ancora non formalmente acquisita), in linea con l’anno precedente ma con un Adjusted Ebitda di 162,7 milioni di euro (+18,7% a perimetro costante) determinato dalle buone performance delle etichette autoadesive, cresciute in ricavi (391 milioni di euro, +4,2%) e volumi, e dai margini operativi in aumento della carta nonostante il fatturato stabile, che ha compensato il calo, peraltro previsto, del settore banconote, la cui complessa natura lo rende l’anello meno dinamico della catena. Dal 2018 Fedrigoni è di proprietà del fondo di investimento statunitense Bain Capital, che ha impresso una notevole accelerazione allo sviluppo del Gruppo. Dopo l’acquisizione di Cordenons, produttore di carte fini e tecniche con sede a Milano e due stabilimenti a Trento e Pordenone, nel 2019 è stata la volta di Ritrama, multinazionale italiana di prodotti autoadesivi con siti produttivi in Italia, Spagna, Regno Unito, Cile e Cina.Due tasselli importanti per i piani di sviluppo di Fedrigoni, che vuole crescere acquisendo realtà interessanti a completamento dell’offerta, conquistando nuovi mercati e aree geografiche e sviluppando nuove proposte in segmenti ad alto valore aggiunto dove già è leader, come il packaging per i brand di lusso di moda e cosmesi e le etichette per l’industria enologica, sempre mantenendo una forte impronta ecologica, culturale e di attenzione alla sostenibilità.

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Fortinet annuncia i risultati finanziari del primo trimestre 2020

Posted by fidest press agency su giovedì, 14 Maggio 2020

Fortinet® (NASDAQ: FTNT), leader mondiale nelle soluzioni di cybersicurezza integrate e automatizzate, annuncia i risultati finanziari per il primo trimestre, conclusosi il 31 marzo 2020.“L’andamento positivo del primo trimestre è il risultato di investimenti interni strategici fatti per offrire prodotti e servizi leader nel settore, espanderci in mercati adiacenti, far crescere la nostra forza vendita globale e investire nel canale”, Ha dichiarato Ken Xie, Founder, Chairman e Chief Executive Officer.“Fortinet rappresenta un importante partner strategico per i clienti. La nostra unità di elaborazione di sicurezza FortiASIC (SPU) proprietaria è in grado di offrire una capacità di trasmissione VPN 10 volte superiore rispetto a soluzioni concorrenti simili per supportare il telelavoro. Questo significativo vantaggio competitivo è uno dei motivi per cui riteniamo che continueremo a guadagnare quote di mercato anche durante un periodo di condizioni economiche più severe. Pensiamo che il nostro modello per il telelavoro convalidato dal settore e la nostra offerta SD-WAN sicura, insieme ai nostri FortiGate basati su SPU, alla piattaforma Security Fabric e alle offerte ibride e multi-cloud, forniscano alle aziende soluzioni più efficienti e convenienti per l’intera infrastruttura digitale”.
Fortinet (NASDAQ: FTNT) protegge le principali aziende, service provider ed organizzazioni governative di tutto il mondo, offrendo ai clienti la piena visibilità e il controllo rispetto a superfici d’attacco sempre più vaste, oltre alla potenza necessaria per soddisfare i requisiti prestazionali in continuo aumento generati dalle reti borderless – oggi e in futuro. L’architettura Security Fabric di Fortinet offre sicurezza senza compromessi per rispondere alle più delicate sfide di security e proteggere i dati lungo l’intera infrastruttura digitale, in ambienti di rete, applicativi, multi-cloud o edge. Fortinet si classifica al primo posto tra i sistemi di sicurezza forniti a livello mondiale e oltre 440.000 clienti si affidano all’azienda per proteggere la propria attività. Come Tech e Learning company, il Fortinet Network Security Institute vanta uno dei più importanti e ampi programmi di training sulla cybersecurity nel settore.

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Covid-19: Micron offre aiuti finanziari

Posted by fidest press agency su domenica, 29 marzo 2020

Micron Technology, Inc. (Nasdaq: MU), ha annunciato oggi l’intenzione di devolvere 35 milioni di dollari a beneficio delle persone colpite in misura sproporzionata dal virus COVID-19. L’azienda lancerà un nuovo fondo di beneficenza Micron Foundation per un totale di 10 milioni di dollari, aumenterà i cofinanziamenti sovvenzionati e istituirà un programma di aiuti economici per il personale. Micron offrirà inoltre assistenza in natura per velocizzare il pagamento dei piccoli fornitori locali e donerà strutture e forniture mediche per rispondere all’emergenza sanitaria.

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Risultati finanziari 2019 di Europcar Mobility Group

Posted by fidest press agency su venerdì, 28 febbraio 2020

Caroline Parot, CEO Europcar Mobility Group, ha dichiarato: “La seconda metà del 2019 è stata molto impegnativa a causa del rallentamento dell’economia europea e per l’impatto della Brexit sul nostro business sia corporate che leisure. Questo ci ha portato ad accelerare l’implementazione dei nostri programmi di efficientamento e standardizzazione, così da adattare la nostra struttura dei costi. Ad ogni modo, in questo contesto caratterizzato da una domanda più debole del previsto e da una pressione sui prezzi, siamo riusciti ad ottenere i risultati attesi, in linea con la guidance rivista in Ottobre.Nel 2020 il mercato manterrà la sua complessità, con incertezza in Europa e evidenti criticità sul fronte dell’ambiente e della salute pubblica. A questo proposito, pur non operando direttamente nella zona APAC, stiamo monitorando attentamente l’evolversi della situazione e i suoi impatti sull’intero settore e sulla nostra azienda, sia dal punto di vista dei dipendenti che del business. Il 2020, d’altro canto, rappresenta un anno fondamentale per gli ambiziosi obiettivi che puntiamo a raggiungere entro il 2023; per questo manterremo un focus costante sulla qualità dei ricavi, sull’incremento dei margini e sulla generazione del Cash Flow. Il tutto guidati da una costante disciplina finanziaria, in linea con gli obiettivi legati ai nostri programmi di efficientamento. Ambiamo a realizzare una crescita a doppia cifra con la nostra Business Unit Urban Mobility, perseguendo la profittabilità. Infine, continueremo a puntare sulla strategia di digitalizzazione del nostro Gruppo che ci consentirà di creare ulteriore valore per i nostri Clienti. Forti di un posizionamento centrale nell’ecosistema della mobilità, siamo fiduciosi che la nostra roadmap strategica SHIFT 2023 ci consentirà di continuare a crescere, di cogliere le opportunità emergenti sul mercato – soprattutto quelle legate al lungo termine – di creare maggior valore per i nostri clienti e di riequilibrare progressivamente la struttura dei nostri ricavi, riducendo l’impatto della stagionalità e della volatilità sul nostro business”.

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Fortinet annuncia i risultati finanziari di tutto il 2019

Posted by fidest press agency su lunedì, 10 febbraio 2020

Fortinet® (NASDAQ: FTNT), leader mondiale nelle soluzioni di cybersicurezza integrate e automatizzate, annuncia i risultati finanziari per il quarto trimestre e per l’intero anno 2019, conclusosi il 31 dicembre scorso.“La nostra architettura avanzata con tecnologia SPU proprietaria ci offre un notevole vantaggio rispetto alla concorrenza, come indicato dai nostri rating di calcolo della sicurezza e ci consente inoltre di integrare nuove funzionalità ai nostri prodotti. La forte crescita di fatturato nel quarto trimestre è stata guidata dalla nostra capacità di integrare nell’offerta funzionalità di sicurezza e di rete all’avanguardia, tra cui SD-WAN”. Ha dichiarato Ken Xie, Founder, Chairman e Chief Executive Officer.”Siamo focalizzati sull’obiettivo di guadagnare quote di mercato investendo nella sicurezza del network, la creazione della nostra piattaforma Security Fabric e le innovazioni in ambito sicurezza 5G, IoT, edge e cloud”.
Fortinet (NASDAQ: FTNT) protegge le principali aziende, service provider ed organizzazioni governative di tutto il mondo, offrendo ai clienti una protezione avanzata e continua rispetto a superfici d’attacco sempre più vaste, oltre alla potenza necessaria per soddisfare i requisiti prestazionali in continuo aumento generati dalle reti borderless – oggi e in futuro. Solo l’architettura Security Fabric di Fortinet può fornire sicurezza senza compromessi per rispondere alle più delicate sfide di security, in ambienti di rete, applicativi, cloud o mobile. Fortinet si classifica al primo posto tra i sistemi di sicurezza forniti a livello mondiale e oltre 425.000 clienti si affidano all’azienda per proteggere la propria attività. Ulteriori informazioni sono disponibili su http://www.fortinet.com, sul Fortinet Blog o sui FortiGuard Labs.

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