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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 301

Posts Tagged ‘finanziaria’

Dopo le elezioni europee può tornare una crisi finanziaria in Italia?

Posted by fidest press agency su giovedì, 30 maggio 2019

Quando sui media imperversavano le ipotesi di una rottura dell’area Euro ed addirittura giravano notizie in base alle quali in Germania avevano già le rotatorie in funzione per la stampa fisica delle banconote in marchi, noi di Aduc scrivevamo che la crisi era perfettamente risolvibile e che sarebbe stata solo ed esclusivamente una scelta politica. Scrivevamo che non era una questione tecnica legata alla presunta insostenibilità dei debiti, ma solo una questione di scelta politica.
Il rischio poteva venire solo da un’assoluta incapacità politica di gestire la questione, ma ci sembrava altamente improbabile una rottura dell’area Euro perché la scelta era troppo costosa per tutti i politici che erano in gioco. Ritenevamo che una soluzione, alla fine, l’avrebbero trovata.In sintesi, mentre la grande maggioranza dei commentatori proponeva scenari catastrofici, noi sconsigliavamo fortemente di vendere i titoli di Stato Italiani (e per chi aveva il giusto profilo di rischio sottolineavamo come quei prezzi fossero un’occasione). Queste cose sono scritte e quindi chi vuole può tornare a leggerle sul web di Aduc.Oggi la situazione è molto diversa, ma non dal punto di vista delle variabili macro economiche bensì dal punto di vista politico. Esattamente lo stesso ragionamento che durante la crisi dell’Euro ci ha portato a ritenere altamente improbabile una rottura dell’area Euro, oggi ci porta a dire che le probabilità, pur restando molto contenute, non sono più irrilevanti.Ripetiamo, ancora oggi, che non è una questione di numeri, si tratta solo ed esclusivamente di dinamiche politiche. Mentre durante la crisi dell’Euro l’ipotesi di una rottura era politicamente insostenibile, oggi – specialmente in Italia – l’idea che lo stare dentro l’area Euro sia più svantaggioso che vantaggioso si sta facendo sempre più larga e potrebbe essere politicamente premiante cavalcarla, così come nel Regno Unito è stato premiante per una parte politica cavalcare la Brexit.
Non è questa la sede per valutare il merito della vicenda (ovvero la s/convenienza di un’uscita dell’Italia dall’Euro), ciò che desideriamo sottolineare è il cambiamento del contesto politico rispetto al 2010/12.
Nel nuovo scenario politico-istituzionale che si sta delineando, l’Italia potrebbe trovarsi in una situazione particolarmente delicata. Il 31 ottobre prossimo Mario Draghi completerà il suo mandato alla Banca Centrale. Fra i vari candidati che si fanno nei media (Jens Weidmann, Governatore della Bundesbank tedesca, il più probabile; Christine Lagarde, Presidente del Fondo Monetario Internazionale; Ewald Nowotny; Klaas Knot; Ardo Hansson; rispettivamente Austriaco, Olandese ed Estone) tutti hanno profili che – per usare un eufemismo – non sembrano favorevoli agli interessi italiani. I giochi per la successione lasciano spazio ancora a molte sorprese. Una vittoria francese potrebbe vedere una BCE meno ostile ad un prosecuzione delle logiche impostate da Mario Draghi.
E’ praticamente certo che il prossimo mandato del Governatore della BCE dovrà affrontare un periodo recessivo per l’economia mondiale (non sappiamo quando, ma sappiamo che questo ciclo economico mondiale è durato moltissimo e non potrà che terminare, come tutti gli altri cicli) e se la BCE facesse l’errore di inaugurare una politica monetaria all’insegna del “torniamo alla normalità” invece del “facciamo un passo avanti”, con una recessione alle porte o addirittura conclamate, esporrebbe l’Italia alla speculazione internazionale.
La vittoria di Matteo Salvini alle elezioni Europee non potrà che portare instabilità politica dal momento che l’attuale governo è nato in un contesto nel quale il peso politico dei due partiti che lo componevano era esattamente invertito.
I “sovranisti” che hanno vinto in Italia non hanno affatto sfondato a livello Europeo. Subito dopo le elezioni Salvini ha promesso un “piano da 30 miliardi” e la volontà di modificare le “regole vecchie” sui conti pubblici. Ma ha ricevuto come risposta sostanzialmente la minaccia delle sanzioni (che già sono state evitate all’ultimo momento).Si prospetta quindi un quadro composto da un possibile:
1) peggioramento dello scenario economico mondiale con ripercussioni su quello italiano (che da molti anni cresce meno quando gli altri crescono e perde di più quando gli altri perdono),
2) peggioramento della politica monetaria europea,
3) peggioramento delle tensioni politiche interne al governo,
4) peggioramento delle tensioni politiche fra governo e Commissione europea.
In questo contesto, bisogna capire se Salvini sceglierà di usare l’Europa come il “nemico esterno” sul quale far confluire lo scontento della sua base elettorale e puntare al suo successo politico attraverso un’operazione simile a quella compiuta nel Regno Unito, oppure se opterà per una linea più “moderata”. Al di là delle singole opinioni politiche e delle valutazioni dei singoli partiti, non sembra che si possa dire che lo scenario post Elezioni Europee sia migliorato per l’Italia nel suo complesso, almeno dal punto di vista delle possibili conseguenze sui mercati finanziari. (Alessandro Pedone, responsabile Aduc per la Tutela del Risparmio)

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Decreto fiscale e finanziaria

Posted by fidest press agency su martedì, 13 novembre 2018

Per Armando Siri, Sottosegretario alle Infrastrutture e Trasporti, “c’è stato un grande equivoco sulla pace fiscale”. Il provvedimento collegato alla manovra finanziaria, attualmente in discussione presso la Commissione Finanze del Senato, offre un saldo e stralcio “ai milioni di contribuenti italiani, non evasori, ma in regola con la dichiarazione dei redditi, che versano in gravi difficoltà economiche” – anche a causa della crisi economica degli ultimi 10 anni – e che, per questo motivo, “non hanno i mezzi per far fronte al pagamento delle imposte che hanno dichiarato”. La rassicurazione arriva nell’intervista rilasciata a Punti di vista, il nuovo programma di approfondimento politico curato dalla Fondazione Studi Consulenti del Lavoro e in onda oggi sulla web tv di categoria. Non è dello stesso avviso l’Onorevole Francesco Boccia, candidato alla segreteria nazionale del Partito Democratico, che nel confronto sul decreto fiscale ha ribadito la necessità di cambiare quella norma che consente a chi emette fatture false fino a 100mila euro di sanare la propria posizione tramite il pagamento dell’imposta sostitutiva al 20%, prevista dalla dichiarazione integrativa contenuta del decreto, e che a tutti gli effetti rappresenta “un condono”. Al dibattito ha preso parte anche Rosario De Luca, Presidente della Fondazione Studi, per sottolineare la necessità di maggiori interventi sul decreto fiscale e di una politica di investimenti per favorire la crescita e l’occupazione. (fonte: Consiglio Nazionale Consulenti del Lavoro)

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La ricchezza finanziaria personale globale continua a crescere

Posted by fidest press agency su domenica, 5 agosto 2018

Registra un +12% rispetto al 2017, raggiungendo il totale di 201,9 mila miliardi in dollari. Un incremento più che doppio rispetto all’anno precedente, quando la ricchezza mondiale era cresciuta del 4%, e che rappresenta il più forte tasso di crescita annuale degli ultimi cinque anni. Sono queste le principali evidenze emerse dal report di The Boston Consulting Group “Global Wealth 2018: Seizing the Analytics Advantage”, giunto alla 18esima edizione.
È importante l’impatto che ha avuto l’andamento delle valute sulla fotografia della crescita finanziaria globale tra il 2016 e il 2017. Se infatti guardiamo con la lente del tasso variabile, la regione con la miglior performance in termini di crescita è stata l’Asia con +19%, seguita da Est Europa e Asia Centrale con +18%. In questo scenario l’Europa occidentale batte il Nord America in termini di aumento, rispettivamente +15% e +8%. Applicando invece il tasso fisso, l’Asia ha registrato il +12%, il Nord America il +7% e l’Europa occidentale il +3%. L’Italia si trova così in linea con la crescita europea del 3% a tasso fisso, e prevede un aumento del 5% dal 2018 al 2022.
Un altro driver determinante è stato l’andamento dei mercati in tutte le principali economie – con la ricchezza in equity e fondi di investimento che ha registrato l’incremento di gran lunga più forte. In uno scenario ottimistico di crescita a tassi fissi, la ricchezza finanziaria personale globale potrebbe aumentare a un tasso annuo composto di circa il 7% tra il 2017 e il 2022.
L’Italia è l’ottava nazione con 5 mila miliardi di dollari di ricchezza personale. Sul podio, gli Stati Uniti con 80 mila miliardi, la Cina con 21 e il Giappone con 17. Entro il 2022 le stime prevedono che la ricchezza personale degli italiani possa toccare 7 mila miliardi di dollari. Nel 2017 l’analisi BCG ha poi stimato che sono 394 mila gli italiani milionari, cioè che detengono un patrimonio di almeno un milione di dollari in ricchezza finanziaria personale. Un numero in crescita, da oltre 330 mila calcolati nel 2016 a quasi 519 mila stimati per il 2022.Secondo i dati di BCG su un campione di oltre 150 gestori patrimoniali, i top performer (il quartile con i più alti margini di profitto al lordo delle imposte) hanno raggiunto un significativo vantaggio rispetto ai performer medi nella crescita complessiva dei ricavi e nei margini (RoA). Hanno inoltre beneficiato di un vantaggio in termini di costi, anche se molto meno pronunciato di quello generato dai ricavi.BCG stima che i gestori patrimoniali possano ottenere un aumento del fatturato dell’8-12% correggendo gli sconti superflui e adeguando e semplificando le strutture generali di pricing. Le vendite abbinate di prodotti e servizi possono contribuire ad aumentare i ricavi se adeguatamente collegate all’architettura di pricing e alla value proposition per ciascun segmento di clientela. In un mondo in cui il 70% dei clienti di wealth management reputa la personalizzazione dei servizi come fattore chiave nella scelta di un gestore, gli advanced analytics rappresentano una chiave di volta per portare a un aumento del fatturato dei gestori del 15-30%. (n.r. La conclusione appare ovvia se ci limitiamo al solo caso italiano: Cresce la ricchezza personale e aumentano i poveri. Questa dovremmo chiamarla con il suo nome: macelleria sociale)

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Alfabetizzazione finanziaria, questa sconosciuta

Posted by fidest press agency su venerdì, 23 febbraio 2018

L’Italia, fra tra le economie del G7, è all’ultimo posto per alfabetizzazione finanziaria. Al pari della matematica, o delle lingue straniere, l’educazione finanziaria dovrebbe in maniera strutturale far parte di percorsi formativi scolastici. Anche le imprese, eccessivamente dipendenti dai prestiti bancari – soggetti spesso a restrizioni in particolari momenti di difficoltà – dovrebbero ricorrere a strumenti alternativi per il reperimento di capitali: minibond e cambiali finanziarie, opportunità legate all’introduzione dei PIR, strumenti di equity e venture capital, piattaforme per la raccolta di capitali, con particolare riferimento al crowdfunding e al peer-to-peer lending. Si è parlato di questo oggi in Camera di Commercio nel road show “Insieme per la cittadinanza economica” organizzato da Unioncamere Nazionale e Consob, con la collaborazione del Consorzio Camerale per il credito e la finanza e l’Ordine Nazionale dei Dottori Commercialisti.”Il tema del risparmio e dell’investimento è traversale al mondo delle imprese e dei cittadini, che sono protagonisti e destinatari delle attività e dei servizi delle Camere di Commercio – ha detto Angela Partipilo, segretario generale dell’ente camerale barese -. L’offerta di alfabetizzazione in campo finanziario sta crescendo ma resta frammentata. Gli studenti di oggi saranno gli investitori e gli imprenditori di domani. Investire in educazione finanziaria in ambito scolastico è un passo imprescindibile”.Non a caso, come ha evidenziato Luca Ricciardi, della direzione generale della Consob (Commissione Nazionale per la Società e la Borsa) il Governo ha costituito di recente il Comitato per la programmazione e il coordinamento delle attività di educazione finanziaria, con il compito di programmare e promuovere iniziative di sensibilizzazione ed educazione finanziaria.Anche l’Ordine Nazionale dei Commercialisti è impegnato da tempo in questo ambito, come ha sottolineato Vincenzo Tucci, presidente della Commissione Finanza Agevolata, attraverso una vera e propria strategia finanziaria: “siamo il front office di questa problematica. Il tema è la consapevolezza del rischio. Bisogna diffondere poche e chiare regole affinché i cittadini possano comprendere ciò che si muove nel mare magnum della finanza e del risparmio”.E dunque come può regolarsi chi non ha competenza specifica in materia e paventi la violazione degli obblighi di diligenza, correttezza, informazione e trasparenza da parte degli intermediari, quando prestano servizi di investimento o il servizio di gestione collettiva del risparmio?
Può rivolgersi all’Arbitro per le Controversie, uno strumento di risoluzione delle controversie tra investitori “retail” e intermediari, che la Consob ha istituito nel 2016.”Lo strumento – ha spiegato Giampaolo Eduardo Barbuzzi, presidente dell’Arbitro per le Controversie Finanziarie – consente all’investitore di ottenere una decisione sulla controversia in tempi rapidi, entro 90 giorni, e senza obbligo di assistenza legale, nell’imparzialità e indipendenza di giudizio. Qualora l’investitore non sia soddisfatto della decisione, può comunque rivolgersi all’Autorità giudiziaria”.Nel 2017 sono pervenuti all’Acf 2010 ricorsi. Le richieste di risarcimento sfiorano i 100 milioni di euro, con una media di 55.000 euro circa a ricorso. L’Acf è competente per richieste di risarcimento che vanno da 1 euro fino a 500.000 euro.
370 le decisioni assunte. In oltre il 63% dei casi la decisione è stata favorevole in tutto o in parte ai ricorrenti.”Le lamentele riguardano principalmente i servizi d’investimento, in particolare la consulenza, la ricezione e l’esecuzione ordini. Circa un terzo dei ricorsi pervenuti nel 2017 riguarda risparmiatori che hanno investito in azioni di Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca, collocate presso i rispettivi sportelli o quelli di banche loro controllate”, ha concluso Barbuzzi.Tra gli obiettivi dell’Acf c’è anche quello di definire, con le sue decisioni, orientamenti utili agli intermediari per la trattazione dei reclami dei clienti, fornendo in tal modo un contributo per migliorare le relative dinamiche relazionali e ridurre così i motivi di possibile contenzioso.

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Nella finanziaria poche risorse per la sanità

Posted by fidest press agency su sabato, 2 dicembre 2017

Ministero salute“La Federazione Italiana Medici Pediatri (FIMP) esprime grande preoccupazione per l’assenza di finanziamento del sistema sanitario pubblico ed in particolare per il rinnovo dei contratti della Sanità nella legge di bilancio in fase di approvazione in Parlamento. Questa scarsa attenzione testimonia un preoccupante disimpegno nel sostenere l’esigenza di rinnovare l’organizzazione dei modelli assistenziali territoriali delle cure primarie. Sottoscriviamo inoltre il forte disagio dei dipendenti della sanità che hanno infatti già proclamato una protesta nazionale per la totale mancanza di provvedimenti di contrasto al precariato e alle progressive carenze organizzative dell’assistenza ospedaliera”. E’ quanto dichiara il dott. Giampietro Chiamenti Presidente Nazionale della FIMP. “Questo chiaro segnale politico di mancato sostegno al Sistema Sanitario pubblico e convenzionato è testimoniato anche dalle riserve espresse dal mondo sanitario delle professioni e dei rappresentanti di categoria per un progressivo abbandono dell’assistenza sanitaria nazionale equa e solidale a favore dell’intervento del privato – prosegue Chiamenti -. Quest’ultimo ha raggiunto livelli di spesa in costante progressivo aumento con danno alle fasce deboli della popolazione. Fra queste rientra sicuramente l’età pediatrica che non necessita di interventi a spot ma di un piano organico di sostegno ai bisogni e alle cure che solo un sistema basato sul rapporto fiduciario e sulla capillarizzazione può continuare a garantire. I positivi dati internazionali sullo stato di salute della popolazione italiana hanno riempito nei giorni scorsi le pagine dei giornali ma, se i nostri decisori politici pensano che questi risultati siano dovuti alla provvidenza, dimostrano un forte ignoranza delle problematiche legate ai determinanti della salute. Nè possono pensare che i sistemi di cura possano reggere nel tempo senza adeguati interventi programmatori, a meno che non abbiano deciso di abbandonare il sostegno pubblico alla salute che fino ad oggi è stato una prerogativa tipica del sistema Italia. La FIMP, come principale interprete della pediatria di libera scelta, figura introdotta nel SSN nel lontano 1981 e cresciuta esponenzialmente negli anni, rappresenta l’esistenza di un peculiare modello assistenziale invidiata da tutta Europa – sottolinea Chiamenti -. Rivendichiamo, in nome e per conto della popolazione infantile, una maggiore e più puntuale attenzione che non si può esplicare a parole ma necessita di atti concreti testimoniati nelle scelte di indirizzo nazionali e regionali della classe politica”.

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Attacco al diritto di sciopero in finanziaria

Posted by fidest press agency su lunedì, 27 novembre 2017

Come preannunciato da indiscrezioni stampa, giovedì abbiamo avuto la conferma della presentazione di due emendamenti da parte del senatore Maurizio Sacconi tesi a impedire l’esercizio del diritto costituzionale di sciopero.​Dopo aver firmato insieme al suo collega Pietro Ichino proposte di legge sulla materia, frustrato dal non vederle approvate entro questa legislatura, Sacconi utilizza all’ultimo momento l’escamotage degli emendamenti alla legge di bilancio per imporre per la prima volta nella storia italiana l’obbligo per i lavoratori di comunicare al proprio datore di lavoro l’adesione a uno sciopero con 7 giorni di preavviso. Un vero e proprio colpo di coda che non solo tocca la libera scelta dei singoli lavoratori ma permetterà pure alle controparti di adottare tutte le contromisure utili per smontare e quindi impedire la riuscita della sciopero nei servizi pubblici essenziali.​Tutto questo affonda le radici nell’insopportabile linciaggio mediatico che ha riguardato scioperi nei trasporti regolarmente indetti, da Alitalia al Trasporto Pubblico Locale, dalle assemblee sindacali regolarmente convocate alle decine e decine di lavoratori degli appalti ATAC che non ricevono lo stipendio da parecchi mesi. Una costruzione mediatica fortemente ideologica dentro la quale convivono palesi falsità, strumentalizzazioni e criminalizzazioni assemblate ad arte sulla pelle dei lavoratori, utilizzati come pedine in scontri politici che nascondono diversi obiettivi.USB non rimarrà con le mani in mano rispetto al più duro e subdolo attacco allo strumento fondamentale per difendere i diritti e i salari della classe lavoratrice. In data odierna abbiamo inviato a tutti i Senatori e i Deputati della Repubblica Italiana una lettera con l’invito a non avallare questo scempio e preannunciamo una prima iniziativa pubblica presso il Parlamento italiano.

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La consulenza finanziaria digitale si intona alle emozioni del cliente

Posted by fidest press agency su mercoledì, 22 novembre 2017

Genova - workshop SEMPLAGFT Italia, partner tecnologico globale per la trasformazione digitale del settore finanziario e Virtual B Spa, azienda fintech proprietaria della piattaforma di investimento digitale AdviseOnly, hanno siglato un accordo di distribuzione per offrire SideKYC, la piattaforma digitale di consulenza finanziaria in grado di profilare il cliente a 360 gradi: dal punto di vista comportamentale, cognitivo ed emozionale, il tutto nel rispetto della normativa MiFID 2. Basata su algoritmi proprietari nei quali le tecniche di Machine Learning si integrano con i principi della finanza comportamentale, SideKYC permette di ottimizzare l’offerta di prodotti e servizi finanziari e assicurativi valorizzando la conoscenza del cliente e operando attraverso canali di investimento digitali.La nuova soluzione permette alle aziende finanziarie e assicurative di aggregare dati diversi: di natura transazionale, socio-demografica, regolamentare e digitale o social, integrandoli con dati esogeni, come quelli legati ai mercati finanziari e ad altri fattori esterni, nel pieno rispetto della privacy e della sicurezza.La conoscenza dei clienti e la segmentazione si perfezionano grazie a un approccio sistemico, che sposa lo spirito “data-driven” della Data Science con la conoscenza delle logiche di business e regolamentari, cruciali con l’avvento di MiFID 2, IDD, PRIIPS, e altre normative di settore.Quale specialista mondiale di tecnologia e innovazione nel settore dei Financial Services, GFT coordinerà e supporterà le attività di system integration della suite di algoritmi di profilazione avanzata SideKYC, la quale potrà essere implementata in molteplici contesti tecnologici, in linea con le diverse esigenze dei clienti.
GFT e Virtual B stanno già dialogando con interlocutori interessati all’implementazione della compliance MiFID e all’innovazione delle proprie metodologie di customer intelligence basate su tecniche di Data Science per il supporto di reti di collocamento o per il collocamento diretto. Oltre all’ambito bancario e del wealth management si aprono prospettive applicative in ambito insurtech, dove la normativa, in primis IDD e PRIIPS, impone nuovi e più stringenti standard anche per prodotti vita come le polizze unit-linked. Le possibilità di standardizzazione e il miglioramento dell’engagement digitale dell’offerta, in linea a quanto già avvenuto per le polizze del ramo danni sono, infatti, notevoli.
“L’inarrestabile processo di digitalizzazione dei comportamenti dei consumatori e l’affermazione dei colossi dell’e-commerce come Amazon, che hanno fatto della centralità del cliente e della targetizzazione dell’offerta il centro della propria value proposition, hanno modificato per sempre le aspettative e gli standard di servizio attesi dai clienti, anche riguardo ai servizi finanziari. Al contempo le normative sempre più stringenti, come MiFID 2, richiedono una crescente trasparenza nell’operato degli intermediari. La tecnologia e gli sviluppi dell’intelligenza artificiale consentono oggi di trasformare queste sfide in opportunità per gli operatori.” – commenta Serena Torielli, CEO di Virtual B SpA. – “Le soluzioni messe a punto con GFT danno l’opportunità alle aziende finanziarie di valorizzare una serie di dati che già posseggono, raccogliendone di nuovi, per costruire un bagaglio di conoscenza dei propri clienti, migliorare l’engagement e la loyalty e definire una proposizione commerciale sempre più personalizzata.” (foto. dante laudisa)

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Europa: Una nuova governance tedesca economica e finanziaria

Posted by fidest press agency su venerdì, 8 settembre 2017

berlinoDichiarazione dell’onorevole Renato Brunetta, presidente dei deputati di Forza Italia: “Mentre Gentiloni e Padoan se la suonano e se la cantano a Cernobbio nel fine settimana, a Berlino si decide sulla proposta del ministro delle finanze tedesco, Wolfgang Schauble, di far passare l’ESM (European Stability Mechanism), cui abbiamo contribuito tutti, di fatto nelle sole mani del governo di Angela Merkel.
Secondo la proposta Schauble, infatti, le risorse dell’ESM, ad oggi 375 miliardi di euro inutilizzati, verrebbero concesse ai paesi in crisi per la realizzazione delle riforme, con la supervisione di un ipotetico ministro delle finanze europeo. Che sarebbe tedesco, ovviamente. Una nuova versione della Troika, ma a guida unica: quindi senza pesi e contrappesi. Questo ci manca.Noi non siamo d’accordo. La nuova governance economico-finanziaria dell’Europa sia finalizzata alla crescita e allo sviluppo e non un nuovo strumento nelle mani dei più forti per commissariare i più deboli. Su questo il centrodestra si batterà e troverà la sua unità.Si usino, piuttosto, i miliardi dell’ESM per gli investimenti e per lo sviluppo dei paesi dell’eurozona rimasti indietro, non come “zuccherino” in cambio di sangue, sudore e lacrime: abbiamo già visto che così non funziona. L’ESM diventi quello che non è riuscito ad essere il piano Juncker. A differenza di quest’ultimo, infatti, le risorse ci sono, fresche e disponibili.Schauble non cerchi di indorare la pillola: ormai lo conosciamo tutti. Le sue proposte presentate formalmente per il “bene dell’Europa” perseguono nei fatti solo il bene della Germania, a scapito di tutti gli altri Stati membri. Ma ormai nessuno ci casca più.In Italia, infine, il serbatoio con il maggiore potenziale di crescita è il Sud. Il Mezzogiorno, infatti, proprio per le sue carenze infrastrutturali ed economiche, può assorbire più investimenti, offrendo così un’opportunità di crescita al Paese intero e quindi all’intera Europa.
Da un lato, quindi, il centrodestra unito di governo rassicuri l’Unione Europea e i mercati con il fermo, solenne impegno al rispetto delle regole, in particolare di quelle relative ai conti pubblici. Dall’altro ottenga l’ok per significativi investimenti al Sud che rilancino lo sviluppo di tutta l’Italia.
Attuando nel nostro Paese una strategia di politica economica di grande impulso alla crescita, a partire dal Sud e assolutamente in linea con i principi e i valori europei, avremo tutte le carte in regola per ridurre la pressione fiscale e produrre per il Paese quel salto di qualità da troppo tempo atteso”.

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Moneyfarm: ecco i risultati dell’Indice di incertezza economico-finanziaria del III trimestre 2016

Posted by fidest press agency su mercoledì, 9 novembre 2016

indice-incertezzaTorna l’analisi trimestrale di Moneyfarm che rivela il grado di incertezza economico-finanziaria trasmessa dai media e percepita dal pubblico. Moneyfarm, la società indipendente di servizi finanziari online, con sedi in Italia e nel Regno Unito, ha pubblicato l’Indice relativo al III trimestre 2016.Si ricorda che l’indice, realizzato grazie alla collaborazione con la società spin-off dell’Università degli Studi di Milano-Bicocca Tabulaex S.r.l., è composto da due diversi indicatori:
· Indicatore di incertezza trasmessa dalle principali testate web nazionali – in particolare le sezioni economiche. L’analisi del III trimestre ha coperto quasi 12.000 articoli.
· Indicatore di incertezza percepita dalle persone, attraverso l’analisi dei tweet aventi a oggetto argomenti di natura economico-finanziaria. L’analisi del III trimestre ha coperto oltre 68 mila tweet.
I principali eventi analizzati in questo periodo in cui si evidenziano importanti picchi di incertezza sia trasmessa che percepita sono i seguenti:
· Effetti post Brexit (4-11 luglio)
· Dichiarazioni del presidente della Bce, Mario Draghi, inerenti agli aiuti di Stato alle banche e al rilascio della BCE dei dati sugli stress test delle principali banche europee (18-25 luglio)
· Dichiarazioni di Mario Draghi sulla reddittività bancaria e sorti di Deutsche Bank (26-30 settembre)
indice-incertezza1Da una prima analisi generale si nota che, nel III trimestre 2016, il mese con la più alta quota di articoli incerti è luglio (54%). L’incertezza nelle prime settimane di questo mese è dovuta agli effetti post Brexit, mentre nelle settimane successive gli eventi che scatenano tale clima sono le dichiarazioni di Draghi inerenti agli aiuti di stato alle banche ed il rilascio da parte della BCE dei dati sugli stress test delle principali banche europee.
– Effetti sulle borse del post Brexit (4-11 luglio 2016): l’incertezza è massima nelle settimane che seguono il referendum (23 giugno), nelle quali il tema predominante sui media è stato l’ultimatum della Bce a Londra e le sofferenze dei mercati.
– Dichiarazioni Draghi su aiuti di stato alle banche (18-25 luglio 2016): l’indicatore di incertezza registra il valore massimo pochi giorni dopo la data delle dichiarazioni (21 luglio), ovvero il 25 luglio. Si segnala inoltre che l’incertezza è dovuta anche all’attesa del rilascio dei dati sugli stress test delle principali banche europee (29 luglio).
– Dichiarazioni Draghi su redditività delle banche (26-30 settembre 2016): Le dichiarazioni sono state pronunciate il 22 settembre in occasione di una conferenza organizzata dall’European Systemic Risk World. L’indicatore registra un evidente trend di crescita a partire da metà agosto, raggiungendo il picco in data 26 Settembre. (indice incertezza)

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Spread: sale per cause economiche-finanziarie

Posted by fidest press agency su sabato, 5 novembre 2016

borsa milanoDichiarazione dell’onorevole Renato Brunetta, presidente dei deputati di Forza Italia:“Né effetto Trump, né effetto referendum. Non sono queste le cause dell’impennata dello spread e dei rendimenti di titoli di Stato italiani che si sta verificando sui mercati finanziari. Le motivazioni, lo ribadiamo, sono tutte di natura economico-finanziaria. I mercati stanno cominciando a credere seriamente a un imminente aumento dei tassi di interesse da parte della Federal Reserve, che presumibilmente avverrà nell’ultimo FOMC (Federal Open Market Committee) dell’anno, previsto per dicembre. La riprova sta nel fatto che anche i titoli di stato americani hanno subito un repentino aumento del rendimento.Anche in Europa si fanno sempre più insistenti le voci di un cambiamento di politica monetaria da parte della Banca Centrale Europea, dopo che l’inflazione sta lentamente ricominciando a crescere in molti paesi europei, ad eccezione dell’Italia, come conseguenza della lieve ripresa economica e dei consumi. Voci interne alla Bce parlano di un nuovo acquisto della banca centrale dei titoli di stato italiani avvenuto nei giorni scorsi, per evitare un ulteriore aumento dei rendimenti. Il problema è che questa strategia comincia a non sortire più gli effetti sperati e trova sempre più stati contrari, in primis la Germania. Gli economisti tedeschi hanno detto a chiare lettere che, con la ripresa economica in atto, il quantitative easing ‘non è più appropriato’. Un chiaro monito per Draghi per ridurre la sua politica monetaria ultraespansiva. Nel caso gli acquisti di titoli sovrani da parte della BCE dovessero diminuire e i tassi d’interesse risalire a livelli più normali, molti analisti prevedono scenari catastrofici per la finanza pubblica italiana. Fino a che punto saliranno lo spread e i rendimenti dei nostri titoli? Difficile quantificarlo, ma il costo da pagare potrebbe ammontare a svariati miliardi di euro. Che dovrebbero essere trovati dal governo Renzi in ulteriori tasse e tagli”.

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Manovra: le 5 bugie sulla finanziaria

Posted by fidest press agency su giovedì, 20 ottobre 2016

renato-brunetta“Con la presentazione della sua terza, e speriamo ultima, Legge di bilancio, il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, si è confermato ancora una volta per quello che è: un uomo della prima Repubblica”. Così Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati, in un intervento pubblicato dal “Quotidiano Nazionale”.“La sua è una Legge di bilancio tutta in deficit, elettoralistica, indecente, laurina. Fatta di mance e mancette, priva di una strategia strutturale, in cui l’indebitamento netto cresce di circa un punto di Pil rispetto agli impegni originariamente presi con l’Unione europea (nel 2017 era previsto essere dell’1,4% ma ora è stato portato fino al 2,3%). Una Legge di bilancio che fa crescere il debito, il che comporta bassa crescita e incoerenza dei numeri, come ha fatto notare l’Ufficio parlamentare di bilancio e come dimostrano le preoccupazioni crescenti della Commissione europea. Nessun taglio vero, entrate tutte aleatorie legate a condoni. Laddove le uscite sono di tipo strutturale. E alla fine del 2017 pagheremo il conto, con una manovra correttiva che peserà sulle tasche di tutti gli italiani.Alle slide propagandistiche di Renzi non abbocca più nessuno: ormai ha perso qualsiasi credibilità ed è conosciuto, in Italia e all’estero, come l’uomo dell’azzardo morale, vale a dire dei comportamenti opportunistici post contrattuali, per cui fa promesse che sa di non poter mantenere. Aspettiamo di vedere i provvedimenti relativi alla Legge di bilancio, non ancora noti, ma sappiamo già che si riveleranno dei boomerang. La maggior parte dei «risultati» propagandati da Renzi per i suoi quasi tre anni di governo sono smentiti dai fatti, su cui noi continuiamo a fare serio e scrupoloso fact-checking. Ci sono almeno 5 grandi «bufale» che lui va ripetendo pensando di prendere in giro gli italiani.
1) Non è vero che con Renzi la pressione fiscale è diminuita perché, come è scritto nell’ultima Nota di aggiornamento del Def, passa dal 42,6% del 2016 al 42,8% del 2017. In valore assoluto, solo tra il 2016 e il 2017, le entrate fiscali passeranno da 786 a 800 miliardi: 14 miliardi di tasse, imposte e contributi in più.
2) Non è vero, come vorrebbe farci credere Renzi, che con il suo governo il debito è diminuito perché da quando si è insediato fino ad agosto 2016 (ultimi dati disponibili) è aumentato di 127 miliardi, toccando il record di 2.225 miliardi di euro.
3) Negli anni del suo governo, inoltre, Renzi ha sovrastimato i valori della crescita economica 10 volte su 10, trovandosi poi costretto a rivedere al ribasso le stesse stime nei documenti successivi.
4) Non è vero che Renzi ha ridotto la spesa pubblica corrente, che invece è aumentata di più di 8 miliardi solo dal 2015 al 2016, da circa 760 miliardi a oltre 768.
5) Infine, non è vero, come dice Renzi, che con il suo governo sono stati spesi più soldi per la scuola, per gli ammortizzatori e per il sociale. Non dimentichiamo, per esempio, che nel 2015 il governo ha effettuato tagli alla sanità per 2,3 miliardi di euro, provocando una stretta su analisi, visite ed esami per i cittadini, specialmente i più poveri, che ne hanno pagato il prezzo.
Sull’economia Renzi e Padoan mentono sapendo di mentire. Prima vanno a casa meglio è per tutti”, conclude Brunetta.

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Consob: gli italiani sono tremendamente ignoranti in materia finanziaria. Ok, ma che fare?

Posted by fidest press agency su sabato, 17 settembre 2016

salva bancheE’ stato pubblicato dall’ufficio studi della Consob un ottimo rapporto sull’approccio degli italiani agli investimenti finanziari. Il lavoro è veramente molto apprezzabile e descrive la realtà dei fatti.
Nel nostro piccolo, purtroppo, noi che da 15 anni abbiamo a che fare quotidianamente con gli investitori constatiamo la sostanza delle risultanze di questo studio. Leggendo il rapporto Consob si vede, ad esempio, come solo il 6% del campione comprende correttamente la nozione di diversificazione e questo sebbene, alla fine del 2015, una famiglia su due partecipi ai mercati finanziari. Quindi abbiamo la quasi totalità di coloro che investono nei mercati finanziari i quali non sanno neppure cosa significhi diversificare e perché ciò sia così fondamentale!
Sarebbe un po’ come avere la quasi totalità di cittadini alla guida del proprio automezzo che non conosce il significato delle tre luci dei semafori. Prospettiva incoraggiante, vero?
Nello studio viene ribadito, purtroppo, un dato che era già emerso da altre ricerche. Paradossalmente, maggiore è la cultura finanziaria e maggiore è la domanda di consulenza finanziaria, mentre più le persone sono ignoranti e più si affidano ad amici, colleghi, parenti o fanno da soli (in genere facendo grandi danni).
Interessante il fatto che più del 5% degli italiani che investono dichiari di avvalersi di una consulenza finanziaria indipendente. Questo è un dato certamente errato, derivante – probabilmente – dal fatto che questi investitori sono convinti di avere un consulente indipendente, mentre nella grande maggioranza dei casi si tratta di promotori finanziari che si “spacciano” per indipendenti con la “scusa” che vendono prodotti finanziari di varie società (così detti “multi-brand”).
Personalmente, lavorando nel settore da molto prima che la consulenza finanziari indipendente fosse un’opzione riconosciuta dalla legge, non credo che più dell’1% degli investitori si avvalga realmente di un vero consulente finanziario indipendente (ovvero retribuito direttamente dal cliente, non dalle banche).
Il quadro generale che emerge da questa ricerca è decisamente sconsolante, ma ciò che la ricerca non dice (perché non era il suo compito, ovviamente) è quali conclusioni trarre per poter tutelare questa massa di persone.
Nelle schede di presentazione del lavoro, gli stessi autori inseriscono una frase significativa: “Le iniziative regolamentari e di policy mirate ad innalzare la protezione degli investitori possono risultare poco efficaci se non tengono in conto e non riflettono i comportamenti reali”.
La realtà sotto gli occhi di tutti è che queste norme non tutelano gli investitori.
Tutti i casi così detti di “Risparmio Tradito” che periodicamente coinvolgono migliaia di risparmiatori sono lì a testimoniare chiaramente che c’è qualcosa di strutturale che non funziona nella tutela degli investitori.
Questo qualcosa è chiaramente connesso con i dati di questa ricerca.
Il problema di fondo è la scarsissima competenza degli investitori che rende totalmente inutile l’approccio vigente basato sul concetto “di fornire tutte le informazioni necessarie affinché l’investitore faccia scelte d’investimento consapevoli”.
Pretendere che l’investitore faccia, grazie alle informazioni fornite dagli intermediari, scelte d’investimento consapevoli è una pia illusione.
Anche pensare di alfabetizzare una quota d’investitori consistente è una pia illusione. La realtà ci dice che gli investitori sono ignoranti per la buona ragione che esiste una quota impressionante di analfabetismo funzionale. Prima ancora di essere ignoranti finanziariamente, purtroppo, una quota impressionante d’italiani è ignorante in senso lato.
Che fare allora? Bisogna prendere atto, come noi predichiamo inascoltati da anni, che la grande maggioranza degli investitori non è in grado di fare scelte finanziarie da soli. E’ necessario che l’autorità di vigilanza sia proattiva e proponga delle scelte standard che diano una “spinta gentile” (per parafrasare il famoso libro di Thaler e Sunstein) agli investitori che sanno di non sapere niente e preferirebbero affidarsi alla scelta standard proposta da un’autorità di vigilanza indipendente piuttosto che ai consigli interessati delle banche.
Naturalmente rimarrebbero coloro che intendono fare da soli, ma questi dovrebbero dimostrare, attraverso specifici esami, di avere almeno le competenze minime.
Rimarrebbero, anche coloro che intendono avvalersi di un consulente ed in questo caso dovrebbe essere il consulente ad assumersi la responsabilità legata al fatto che gli investimenti proposti siano realmente adeguati alle caratteristiche ed agli obbiettivi d’investimento dichiarati dal cliente.Un modello di questo tipo (che abbiamo esposto in maniera meno coincisa qui: “Una riforma radicale per una vera tutela del risparmio – 3) tenderebbe anche a spingere gli investitori verso una maggiore formazione finanziaria. Rendersi conto che, per fare certe scelte d’investimento, è necessario passare un esame oppure affidarsi alle scelte standard proposte dalle autorità di vigilanza (oppure ancora rivolgersi ad un consulente) fa capire immediatamente al risparmiatore che investire non è qualcosa che si può fare a cuor leggero, proprio come guidare una macchina. Sono scelte che richiedono nozioni che vanno acquisite.
Abbiamo molto apprezzato la ricerca pubblicata dalla Consob, auspicheremmo però che prima o poi (meglio prima…) ci si decida a rivedere in modo radicale i concetti che stanno alla base dell’attuale normativa a tutela degli investitori. Poiché è chiaro come il sole che questi non funzionano. (Alessandro Pedone, resonsabile Aduc Tutela del Risparmio)

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Governo: conti pubblici

Posted by fidest press agency su venerdì, 18 luglio 2014

“Poniamo al ministro dell’Economia e delle finanze, Pier Carlo Padoan, 10 domandi alle quali dovrà rispondere in Parlamento”. Lo scrive Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati, in un editoriale pubblicato da “Il Giornale”.
“1. Quanto peserà in termini di deficit la crescita italiana più vicina allo zero assoluto che non allo 0,8% delle previsioni governative?”.
“2. Con ogni probabilità il Consiglio europeo non accetterà la proposta dell’Italia di posporre al 2016 il pareggio di bilancio. Come verranno corretti i conti pubblici?”
“3. In che modo e in che tempi il governo intende far fronte alle Raccomandazioni della Commissione europea che hanno accompagnato l’Italia fuori dalla procedura d’infrazione e che sono state ribadite in tutte le successive deliberazioni?”.
palazzo chigi“4. Di fronte ai modesti risultati in termini di aumento dei consumi del “bonus Irpef” di 80 euro il governo intende ora rendere quella misura strutturale ed estenderla ai pensionati, ai lavoratori autonomi e ai cosiddetti “incapienti”. Costo previsto di almeno 15 miliardi. Con quali coperture?”.
“5. Nel tendenziale di finanza pubblica sono incorporati tagli pari a 4,5 miliardi nel 2014; 17 miliardi nel 2015 e 32 miliardi a decorrere dal 2016, da realizzare attraverso la Spending review, che si mostra fin troppo impantanata. Come si recupereranno le risorse che mancano all’appello?”.
“6. Debiti della Pa. Per Banca d’Italia ci sono ancora 75 miliardi da pagare. Come farà il governo ad onorare l’impegno di saldare tutto entro il 21 settembre di quest’anno?”.
“7. A differenza del 2012 e del 2013, il debito pubblico italiano già a maggio è superiore di 25 miliardi rispetto alle previsioni del Def per fine anno 2014. Nei primi 5 mesi l’aumento complessivo è stato di oltre il 10%. Come si intende rimediare?”.
“8. Nei primi 4 mesi del 2014 le entrate fiscali sono aumentate dell’1,4%, contro un’ipotesi di crescita del 3,1% contenuta nelle previsioni governative. Il buco virtuale è di circa 8 miliardi. Come colmarlo?”.
“9. Nel tendenziale di finanza pubblica sono previste privatizzazioni per 10 miliardi l’anno per il prossimo triennio. I tentativi finora portati avanti si sono dimostrati un flop. Come recuperare il tempo perduto? E soprattutto, si può ancora?”.
“10. Il presidente del Consiglio ha più volte escluso l’ipotesi di una manovra correttiva. Alla luce dei dati forniti, ci può il ministro indicare come avverrà il miracolo?”, conclude Brunetta.

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Brunetta: una manovra correttiva da 20 miliardi?

Posted by fidest press agency su sabato, 12 luglio 2014

Ministro brunettaDichiarazione dell’onorevole Renato Brunetta, presidente dei deputati di Forza Italia: “Cerchiamo di capire come sta evolvendo la situazione dei conti pubblici italiani rispetto alle previsioni governative ed al quadro finanziario che dovrebbe guidare l’inizio dell’autunno.Il primo dato da considerare è l’andamento delle entrate. Sono cresciute, secondo il Mef dell’1,4%. La Nota di aggiornamento al Def ipotizzava, invece, una crescita implicita del 3,1%. Ne deriva che, se nei prossimi mesi non interverrà una correzione mancano all’appello circa 8 miliardi. Nel tendenziale di finanza pubblica, vale a dire le proiezioni relative all’anno in corso, il Governo scontava una spending review pari a 4,5 miliardi, addirittura 17 nel 2015. Si faranno? Sempre nel tendenziale sono scontate maggiori entrate, per oltre 10 miliardi, derivanti dalle privatizzazioni. Misure che dovrebbero ripetersi nel 2015 e nel 2016. Anche in questo caso non si registrano progressi. La collocazione in borsa di Finmeccanica è stata tutt’altro che positiva. Per Poste si profila un braccio di ferro dagli esisti incerti. Resta solo Eni, Enel e forse, Cassa depositi e prestiti. I mercati sono così recettivi, anche in vista degli stress test sulle banche che richiederanno, con ogni probabilità, aumenti patrimoniali più consistenti? Interrogativi molti. Risposte poche. Se si tirano le somme, le cifre da recuperare sono da capogiro, senza contare che molte misure assunte per decreto implicano clausole di salvaguardia che dovranno essere onorate.Lo squilibrio è intorno ai 20 miliardi. Come vi si farà fronte? Rispetto a questa prospettiva vi sono due possibili soluzioni: far finta di nulla ed occuparsi di altro, come le riforme istituzionali (importanti, ma forse non altrettanto urgenti) oppure costruire quell’arca che ci può salvare dal possibile diluvio”.

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Legge di stabilità. Una telenovela… gia’ vista!

Posted by fidest press agency su giovedì, 28 novembre 2013

Senato

Senato (Photo credit: agenziami)

E’ una vera e propria telenovela quella della approvazione della legge di Stabilita’, ovvero quella che una volta veniva chiamata Finanziaria. Ora si arrivera’ a chiedere la fiducia, vale a dire che si accorgeranno i tempi per la sua approvazione. Non ci poteva pensare prima ed evitare lunghe riunioni, estenuanti e improduttive? Ovvio che in questo modo si taglia il dibattito ma i tempi stabiliti indicavano gia’ l’impossibilita’ di arrivare a conclusione in tempi ragionevoli. Su alcuni aspetti, come quello dei nomi delle tasse su servizi e casa, si e’ rasentato il ridicolo, cosi’ come sulla tassazione per le pensioni d’oro e d’argento gia’ bocciata dalla Corte Costituzionale. Invece di pensare alle tasse sulle pensioni (si raschia il fondo del barile) si potrebbero abolire enti inutili e costosi, come le Province, le Comunita’ Montane, i Consorzi di Bonifica, i Bacini Imbriferi, gli enti parchi regionali, limitare le agenzie regionali e comunali, ecc.Insomma di lavoro di forbici ce n’e’ da fare piuttosto che ricorrere alla demagogia. (Primo Mastrantoni, segretario Aduc)

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Conti pubblici: crescono

Posted by fidest press agency su giovedì, 3 ottobre 2013

Euro

Euro (Photo credit: aranjuez1404)

Corre sempre più veloce il debito pubblico italiano. Negli ultimi dodici mesi, tra luglio 2013 e luglio 2012, il “buco” nelle finanze statali è cresciuto di 94,8 miliardi di euro, pari a una media di 7,9 miliardi al mese. Un ritmo che lo ha portato a superare la quota di 2.072 miliardi. Tale media è più alta del 168,1% rispetto al periodo luglio 2012-luglio 2011, quando il debito si allargava di 3,9 miliardi al mese. Questi i dati più rilevanti che emergono dal rapporto flash del Centro studi Unimpresa “Il debito pubblico italiano”.
Secondo l’analisi dell’associazione, basata su dati della Banca d’Italia, negli ultimi due anni e mezzo (da gennaio 2011 a luglio 2013) il “buco” nei conti della pubblica amministrazione è cresciuto complssivamente di 184,9 miliardi di euro; oltre la metà dello stock del periodo 2011-2013 è stato accumulato negli ultimi 12 mesi, arco di tempo nel quale il debito è salito di 94,8 miliardi. Nei dodici mesi precedenti la fetta di debito in più è stata pari a 56,4 miliardi. In tutto il 2012 l’incremento è stato di 55,2 miliardi, cifra che portò l’ammontare a 1.998,6 miliardi. Alla fine del 2011, il debito era a quota 1.906,7 miliardi con un aumento di 19,1 miliardi annui.
“Questi dati – dice il presidente di Unimpresa, Paolo Longobardi – confermano che la politica del rigore attuata nell’ultimo anno dal Governo guidato da Enrico Letta, in continuità con l’Esecutivo tecnico di Mario Monti, si rivela insufficiente non solo per la salute dei conti statali, ma anche sulle prospettive. Le scelte del Governo stanno massacrando le ormai poche speranze di ripresa dell’economia”. Secondo Longobardi, “per salvare le micro, piccole e medie imprese deve essere abbattuta la pressione fiscale con interventi seri e rigorosi”

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Educazione finanziaria, la Bcc apre ai giovanissimi

Posted by fidest press agency su lunedì, 16 aprile 2012

Il Credito Cooperativo di Busto Garolfo e Buguggiate allarga la base sociale per costruire una generazione consapevole e responsabile capace di crescere con il territorio Occorre ritornare ai valori tradizionali. Occorre ripartire dai giovani. «Vogliamo coinvolgere i giovanissimi allargando la nostra base sociale per creare una generazione più consapevole che però non rinunci ai valori tradizionali». Questa la risposta della Banca di Credito Cooperativo di Busto Garolfo e Buguggiate davanti all’esigenza di educazione finanziaria emersa oggi nella tavola rotonda “Conosci il tuo nemico (?). Perché è importante acquisire elementi di conoscenza della finanza” organizzata a Varese dalla Fondazione Giovanni Valcavi per l’Università dell’Insubria, in collaborazione con la Facoltà e il Dipartimento di Economia dell’ateneo varesino. Facendo proprio lo spirito dell’incontro, il direttore generale della Bcc, Luca Barni, ha ribadito la necessità di guardare alle nuove generazioni per costruire il futuro. «Le ultime indagini fatte dalla Fondazione Rosselli con il contributo del consorzio Patti Chiari hanno rilevato un disinteresse diffuso e una mancanza di conoscenza quando si parla di finanza. Per esempio, solo un giovane su due, tra i 18 e i 20 anni, sa cos’è un’obbligazione», ha ricordato Barni. «L’educazione finanziaria è oggi una scelta necessaria della quale tutti potrebbero beneficiare, istituzioni, banche e soprattutto consumatori». Tre i punti: «Esiste infatti una forte asimmetria informativa tra chi propone prodotti finanziari e chi li sottoscrive. La conoscenza porterebbe non solo ad una maggior consapevolezza, ma anche ad un calo dei contenziosi, quindi una diminuzione delle spese legali». In secondo luogo, il tema pensione. «Le riforme dei sistemi pensionistici hanno spostato i rischi dal pubblico al privato: serve quindi capire e conoscere per pianificare già oggi il proprio futuro, soprattutto per i giovani», ha continuato Barni. Terzo, la capacità di valutazione delle spese. «Tendenzialmente i giovani hanno una scarsa capacità nel comprendere che una scelta non programmata, determinata in cinque minuti nel momento in cui si solleva il bisogno, può condizionarli per molto tempo. E, in una società dove la finanza è totalmente pervasiva, occorre avere cognizione delle scelte».Operare sempre tenendo ben presente il futuro è tornare ai valori tradizionali. «Grazie alla sua propensione al risparmio, la famiglia media italiana è oggi il principale ammortizzatore sociale; un ruolo importante soprattutto in questo momento di crisi. Purtroppo rileviamo che il comportamento si sta spostando verso il modello anglosassone tendente più al consumo», ha proseguito il direttore generale. Dal Credito Cooperativo il richiamo allora al territorio. «Facciamo leva su quello che è la nostra base: facciamo leva sul territorio e sui giovani e giovanissimi che vivono nel territorio per coinvolgerli nel nostro progetto. Vogliamo aprire la base sociale alle nuove generazioni, quelle che si affacciano al mondo del lavoro, cercando di creare un circuito virtuoso che parta dalla consapevolezza di essere socio di una banca», ha precisato Barni. Plauso quindi all’iniziativa varesina, la tavola rotonda infatti ha aperto il corso gratuito di “Educazione Finanziaria: consumatori informati per scelte consapevoli” dedicato agli studenti delle scuole superiori e universitari in materie non economiche. «Come banca locale ci rivolgiamo al territorio», ha concluso Barni. «E quella “finanza responsabile” che viene citata nell’articolo 1 della nostra “Carta della Finanza” parte da qui, da scelte precise e condivise con il nostro territorio».

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Ortopedia penitenziaria

Posted by fidest press agency su sabato, 31 marzo 2012

Polizia Penitenziaria

Polizia Penitenziaria (Photo credit: Wikipedia)

La conferenza sul carcere è terminata da qualche giorno, qualcosa mi rimanda a quanto abbiamo ascoltato, detto e risposto. Qualcosa sta di traverso, come se l’incontro svolto poggiasse le gambe su un tavolo tarlato, su un interrogativo che scava. Dialogare sul valore della pena, della legalità, della giustizia, nasce da una esigenza profonda di sapere, di conoscere, per contribuire al bene comune, oppure è il risultato di una curiosità, dettata da una morbosa disattenzione. per fare qualcosa di diverso, un rumore, un ritmo, una specie di crociera da spendere per passare in rassegna le isole del castigo, negli spazi dove si è obbligati a pagare il proprio debito con la società. La sensazione è che il pubblico-contribuente non conosca il carcere, erroneamente percepito come terra di nessuno, mentre apprezza quello rappresentato dai films o dai fumetti, delle storie inventate. Sovraffollamento irraccontabile, carenza endemica di personale, investimenti al lumicino, non fanno altro che rendere teatrale la sofferenza che transita dentro le celle di un penitenziario, la tragedia che incombe sui troppi morti che escono con le gambe in avanti, una cartellonistica suicidiaria che oramai travalica perfino il più alto dei muri di cinta. Non c’è più neppure sufficiente coerenza a denominare i detenuti per ciò che sono diventati: numeri in quantità industriale, da trattare senza troppi rimorsi di coscienza. C’è chi interviene per sostenere la cultura come badante di una “pena” ammalata, chi invoca il lavoro come unico strumento di riordino, chi confida nell’importanza di incontri autorevoli per fornire supporto a un vero e proprio ripensamento culturale. Siamo in tanti a spendere parole, significati, contenuti, a indicare le molte strade da percorrere, siamo in pochi a individuare le possibili terze vie da intraprendere, in ogni caso partendo dal rispetto di una doverosa esigenza di giustizia di chi è vittima, e scoprendo nuove opportunità di riscatto e riparazione. Bisogna osservarlo bene il carcere, se intendiamo svolgere una analisi corretta che non ci faccia perdere contatto con la sostanza delle cose, con gli strumenti occorrenti per arginare il perseverare del suo meccanismo perverso. Detenuti tossicodipendenti commettono reati per farsi, per comprare, per vendere, non si tratta di un vizio, è gia malattia, forse potrebbe essere buona cosa la presa in carico in comunità dai requisiti a registro, dove spesso l’accoglienza è cura e salvezza di vita.
Detenuti extracomunitari, ultimi tra gli ultimi, troppi e accatastati l’uno sull’altro, in attesa di un altro niente che non sta a buona vita domani, forse occorre più autorevolezza nel protocollare intese umanitarie che risultino davvero condivise anche nei paesi di origine. Detenuti autoctoni, microcriminalità, eccesso di reati che fanno emergenza, creano urto, fastidio e rabbia, un bacino-utenza da ripensare: dove collocare, adibire a lavori socialmente utili, dentro una pena che risulti finalmente un esercizio di responsabilità.
Sul carcere mille cose si tolgono dove già poco c’è, il cosiddetto fiore all’occhiello non basta più a coprire quanto è disperante lo spettacolo del disonore che non si vuole fare vedere, nella più disumana indifferenza.
Amnistia no, ma i tribunali rimangono oppressi e impantanati da milioni di carte usurate dal tempo e finanche destinate alla prescrizione, camere di sicurezza elette a domicilio, detenzioni domiciliari che poco servono, c’è in atto uno svuotamento delle idee, al punto che non c’è neppure un “giusto” a sottolineare la condizione in cui sopravvive gran parte della comunità ristretta: non c’è solamente delinquenza, ma una quantità corposa di persone espansa su tutto il territorio, che potrebbero essere diagnosticate doppia diagnosi, patologie da disturbi della personalità border-line, un disagio psichico per niente difficile da appurare, dove la problematica principale non sta nell’uso e nell’abuso di sostanze, nei reati, nella trasgressione che è già devianza, ma in un vero e proprio schianto mentale tra start adrenalinico e latitanza emozionale dalle conseguenze imprevedibili. Indipendentemente dalle varie e bizzarre “ortopedie penitenziarie” intese a fare camminare correttamente dentro percorsi socialmente condivisi ( cosa ci sarà mai di socialmente condivisibile in un carcere che ancora non c’è, e peggio, non si riappropria del suo ruolo e della sua funzione ) occorre confermare quanto davvero fa sicurezza, salvaguardia della collettività, forse è ora di ritornare a pensare a un carcere che “è” società, perché ne fa parte e disegna legalità, possiede giustizia sufficiente a creare momenti di riparazione. Un carcere che ci dice chi entra nelle sue viscere, ma soprattutto chi, non “cosa” esce: è urgente impegnarsi per un carcere diverso, per auspicare il ritorno nella società di persone migliori, questo è quello che si dice un preciso “interesse collettivo”.(Vincenzo Andraous)

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Prestiti alle famiglie

Posted by fidest press agency su lunedì, 5 marzo 2012

La stretta finanziaria messa punto dalle banche non solo ha colpito l’area delle produzioni industriali e artigiane e l’attività del terziario ma ha anche inciso in maniera significativa sul criterio di erogazione dei prestiti alle famiglie per l’acquisto di abitazioni. Si registra infatti in quest’ultimo quadrimestre, a cavallo tra i due anni, un inasprimento netto dei criteri di concessione dei mutui alle famiglie (diciamo intorno al 24%). Ciò determina in prima battuta un calo delle nuove costruzioni e una ricaduta del mercato del lavoro in quell’area. In prospettiva la situazione non tende a migliorare. Le banche si attendono una ulteriore flessione delle domande di mutuo per l’acquisto di abitazioni che possiamo quantificare intorno al 44% su base netta in questo primo trimestre. Per il credito al consumo delle famiglie il calo si è manifestato minore attestandosi intorno al 18% in termini netti.
Se analizziamo le ragioni di questo contenimento vi è motivo di credere che esse dipendano, per buona parte, dalla crisi del debito sovrano, per via dell’esposizione diretta delle banche e conseguente diminuzione del valore dei titoli di Stato come garanzia o di altri effetti. Ma vi è anche, a nostro avviso, il mancato aggiornamento tecnologico ed operativo del sistema bancario nel suo complesso. In altri termini sono stati sostenute molte spese per garantire sul territorio la presenza di agenzie e filiali mentre si è dato poco spazio e quella parte di servizi automatizzati per ridurre drasticamente i servizi elementari allo sportello e per la semplificazione delle procedure per l’erogazione di prestazioni finanziarie e assicurative. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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La crisi finanziaria globale

Posted by fidest press agency su sabato, 3 marzo 2012

Da due anni a questa parte la crisi finanziaria globale ha fatto oscillare i suoi flussi negativi dagli Usa all’Argentina per poi passare all’Europa incominciando dall’anello più debole: la Grecia. La sua situazione di bilancio, per quanto nota agli addetti ai lavori, non era stata resa palese dalle statistiche ufficiali. Si è poi passati all’irlanda rea nel non aver posto rimedio alla profonda crisi delle sue banche e al Portogallo per il suo squilibrio sui conti con l’estero. Per l’Italia vi è stato un problema di governance. Il governo Berlusconi e gli altri di segno opposto, che si sono avvicendati in questi ultimi 20 anni, hanno fatto molto poco per il risanamento della finanza pubblica, per la lotta all’evasione fiscale, per le riforme strutturali, per l’ammodernamento del sistema paese dalla rete viaria intermodale a quella tecnologica e per colmare il divario economico-industriale tra Nord e Sud del Paese. E’ stato necessario sostituire i “politici” con i “tecnici” alla guida dell’esecutivo per compiere progressi prima ritenuti impensabili in direzione della sostenibilità finanziaria, dell’efficienza del sistema tributario, per la lotta all’evasione fiscale, per la razionalizzazione delle norme, istituzioni e prassi che tengono imbrigliate le energie del Paese comprimendo la competitività delle imprese e mortificando le aspettative dei giovani. Ma con il passare del tempo ci siamo resi conto che anche il governo Monti presenta i suoi limiti anche se la cura avviata sembra dare qualche buon frutto come la riduzione della pressione dei mercati sullo spread del debito pubblico. Le tanto decantate liberalizzazioni, infatti, sono state licenziate dal Parlamento in forma alquanto annacquata e la riforma delle pensioni ha creato più malumori che risultati positivi. In quest’ultimo caso il punto debole riguarda l’incapacità di chi ci governa di definire una “vera riforma” del sistema lungo la filiera “istruzione-lavoro-aggiornamenti professionali-pensioni”. Adottare provvedimenti “parziali” senza una visione d’insieme delle varie problematiche che vanno ad intrecciarsi, inevitabilmente, tra loro, significa aggravare inutilmente posizioni già critiche senza trarre quei benefici attesi per mettere in sicurezza, non nell’immediato, ma in prospettiva le politiche di risanamento globale. I miei centri studi hanno cercato di dimostrarlo ma è stata una vox clamans in deserto per il semplice motivo che non ragionano con la logica delle lobby ma progettano soluzioni i cui interessi sono erga omnes. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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