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Quotidiano di informazione – Anno 31 n°159

Posts Tagged ‘finanziarie’

Scuola: Docenti, Bussetti elogia il merito ma deve spiegare dove sono finiti gli 11 miliardi che lo devono finanziare

Posted by fidest press agency su sabato, 23 marzo 2019

Di principio, la legge è chiara, perché lo dice l’art. 64 della legge 133/2008: il 30% dei risparmi dovuti ai tagli del tempo scuola, delle scuole autonome, del personale Ata e docente devono essere utilizzati per costituire un fondo per premiare la carriera dei docenti. Marcello Pacifico, presidente Anief: Sono trascorsi dieci anni, nel frattempo il personale e le famiglie hanno pagato il conto in termini di diritti e servizi ridotti, ma i soldi sono scomparsi. Invitiamo il Ministro dell’Istruzione a trovare le risorse sottratte dal MEF e a disporle al tavolo della contrattazione per adeguare gli stipendi ai livelli europei. Dopo l’ultima riforma della scuola Pd, anche il governo M5S–Lega apre al merito dei docenti: rispondendo ad una domanda sull’argomento, lo fa intendere il Ministro dell’Istruzione, Marco Bussetti, sottolineando che al Miur si sta cercando di lavorare in funzione dei bisogni degli studenti e quindi “chi lavorerà e si impegnerà dovrà per forza essere considerato di più”. Nessun particolare, commenta oggi la rivista Orizzonte Scuola, è stato però riservato dal Ministro “sulle modalità di realizzazione e sui fondi che saranno utilizzati. Il pensiero non può che correre al bonus merito della Buona Scuola, al momento gestito autonomamente dalle scuole, ma che, ad oggi, ha lasciato scontenti molti docenti”. Poi è arrivato un elogio, sempre da parte del Ministro, all’autonomia scolastica che ha compiuto da poco 20 anni. “L’autonomia – ha detto – dà la possibilità di responsabilizzare e deve finalizzare al miglioramento delle competenze dei nostri studenti”. Per potenziarla, tuttavia, bisogna fare sinergia, fare squadra con le istituzioni locali: “noi ci siamo e siamo disposti a sostenere la volontà di mettere in campo progettazioni mirate”, ha concluso Bussetti. Il sindacato Anief non vuole entrare nel merito delle posizioni del governo sulla meritocrazia professionale. Tuttavia, prima di avviare qualsiasi forma di incentivo per il personale scolastico, il Ministro dell’Istruzione ha il dovere di spiegare dove sono finiti gli 11 miliardi che lo devono finanziare. A stabilirne l’entità finanziaria da assegnare a questo “capitolo di spesa” è stato il famigerato articolo 64 della Legge 133/2008, che dette il via al dimensionamento scolastico, con conseguente sensibile riduzione del numero di istituti, di classi e di personale: quella norma, ancora in vigore, diceva, in sostanza, che il 30% dei risparmi ricavati dai tagli del tempo scuola, delle scuole autonome, del personale Ata e docente, avrebbe dovuto essere utilizzato per costituire un fondo finalizzato a premiare la carriera dei docenti.
Nello specifico, al comma 6 dell’art. 64 della L. 133 del 2008, erano previste “economie lorde di spesa, non inferiori a 456 milioni di euro per l’anno 2009, a 1.650 milioni di euro per l’anno 2010, a 2.538 milioni di euro per l’anno 2011 e a 3.188 milioni di euro a decorrere dall’anno 2012”; mentre al comma 9 dello stesso articolo di legge si indicava che “una quota parte delle economie di spesa di cui al comma 6” sarebbe stata “destinata, nella misura del 30 per cento, ad incrementare le risorse contrattuali stanziate per le iniziative dirette alla valorizzazione ed allo sviluppo professionale della carriera del personale della Scuola a decorrere dall’anno 2010, con riferimento ai risparmi conseguiti per ciascun anno scolastico”. “Gli importi corrispondenti alle indicate economie di spesa”, inoltre, si sarebbero dovuti iscrivere “in bilancio in un apposito Fondo istituito nello stato di previsione del Ministero dell’istruzione dell’università e della ricerca, a decorrere dall’anno successivo a quello dell’effettiva realizzazione dell’economia di spesa”, per essere poi “resi disponibili in gestione con decreto del Ministero dell’economia e delle finanze di concerto con il Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca subordinatamente alla verifica dell’effettivo ed integrale conseguimento delle stesse rispetto ai risparmi previsti”. Le assegnazioni e ripartizioni economiche si sarebbero dovute realizzare con modalità continuativa, tanto che al comma 10 dello stesso art. 64 si è prevista la realizzazione di “un comitato di verifica tecnico-finanziaria composto da rappresentanti del Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca e del Ministero dell’economia e delle finanze, con lo scopo di monitorare il processo attuativo delle disposizioni di cui al presente articolo, al fine di assicurare la compiuta realizzazione degli obiettivi finanziari ivi previsti, segnalando eventuali scostamenti per le occorrenti misure correttive”.

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Truffe finanziarie. La colpa è anche dei risparmiatori, talvolta superficiali…

Posted by fidest press agency su lunedì, 28 maggio 2018

E’ emersa oggi la probabile ed ennesima truffa finanziaria che ha visto coinvolti centinaia di risparmiatori che avevano affidato i propri risparmi ad una setta religiosa con sede vicino Todi (. Vedremo se si tratterà di truffa o meno; i contorni ci sono tutti, con tanto di azione della Guardia di Finanza e i vani tentativi della Consob per avere informazioni.
Siamo in clima in cui il neo-capo del governo ha promesso ai risparmiatori presunti truffati dalle banche che farà di tutto per farli tornare in possesso dei loro soldi. Ed esistono ancora (e sempre più) risparmiatori che cadono in queste opportunita’ di guadagni mirabolanti, che anche “ad occhio nudo” e con scarsa conoscenza degli strumenti finanziari, sarebbero facilmente individuabili come trappole per allocchi. Nel caso degli arresti di oggi… va bene che la setta religiosa aveva anche un arcivescovo che teneva messa in quel di Todi, citta’ di una regione messianica (Umbria) e cattolica per eccellenza storica, cosa che avrebbe potuto convincere qualche bacchettone della estrema religiosita’ dell’azione…. ma ci sono ancora queste persone che credono a queste cose? Sembra proprio di sì. Noi in Aduc ne abbiamo collezioni e collezioni. Persone che ci scrivono ogni giorno cercando una strada per recuperare soldi dati a societa’ di broker con sedi nelle isole
Marshall o a Vanuatu nel Pacifico del sud, oppure Saint Vincent e Grenadine nei Caraibi, etc. Tutte societa’ che operano via web e che, promettendo grandi ricavi da investimenti piccoli e medi, riescono a farsi consegnare soldi che, puntualmente, si dissolvono.
Noi di Aduc crediamo di non essere dei pivellini in materia, ma spesso siamo presi da uno sconforto che, al momento (però e per fortuna), non ha ancora avuto il sopravvento. Sono più di 25 anni che diamo consulenza e consigli su come non farsi fregare o mettere i piedi in testa: decaloghi, comunicati, articoli, schede pratiche, call enter di consulenza, sedi con professionisti volontari, trasmissioni radio e tv…. Ma sembra di lottare contro i mulini a vento, dove questi ultimi sono proprio i risparmiatori che, talvolta anche quando hanno ricevuto da noi un qualche consiglio, ci cascano lo stesso. Certo, l’Italia (e non solo) é un Paese in cui il gioco d’azzardo di Stato (lotterie et similia) va per la maggiora, e quindi si capisce perche’ questo azzardo non si debba limitare solo a qualche decina di euro di speranze che si comprano dal tabacchino, ma anche a piccoli gruzzoletti magari messi da parte con qualche speranza di rendita per sé e per i propri eredi.
Noi non molliamo, ovviamente. Ma cogliamo l’occasione per ricordare all’”avvocato degli italiani”, il prof. Giuseppe Conte premier, che dovrà avere a che fare con questi cittadini risparmiatori. Spesso vittime di promotori finanziari e banche che li costringono, per esempio, a comprare azioni di cui non sanno nulla altrimenti non gli danno il mutuo per la casa, o prodotti finanziari che puzzano di truffa “lontani un miglio”. Ma spesso “sempliciotti”, superficiali che, pur essendo stati informati che la fiamma brucia, siccome con un sorriso o con una preghiera gli hanno detto che quel fuoco fa bene alla pelle, non esitano a metterci sopra la mano ad occhi chiusi. (Vincenzo Donvito, presidente Aduc)

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Arbitro per le Controversie Finanziarie

Posted by fidest press agency su domenica, 1 aprile 2018

E’ stato pubblicato il resoconto del primo anno di attività con informazioni molto interessanti.
Dei 1.468 ricorsi giudicati ammissibili (l’80% di quelli presentati) oltre la metà riguarda la consulenza in materia di investimenti finanziari.
Complessivamente i ricorsi accolti sono poco meno del 62%, mentre i ricorsi presentati da un procuratore (in genere avvocati, ma anche associazioni di consumatori) vedono una percentuale di successo del 73%.Il numero di ricorsi decisi è ancora molto basso, stiamo parlando di 207 casi, però sono già sufficienti per iniziare a fare qualche considerazione in merito all’orientamento dell’Arbitro, che è decisamente favorevole ai clienti.Sia chiaro, non è che l’Arbitro interpreti le norme in modo particolarmente favorevole, sono le norme che sono particolarmente a favore dell’investitore, e l’Arbitro le interpreta con specifica competenza e coerenza, cosa che difficilmente ci si può aspettare da un giudice ordinario.
I due pilastri attorno ai quali è costruita tutta l’impalcatura di tutela degli investitori sono gli obblighi informativi e l’obbligo di verifica di adeguatezza.
Le banche devono fornire tutte le informazioni per fare scelte d’investimento consapevoli. E’ esperienza più che comune che, nei fatti, salvo rare eccezioni, questo non avviene mai. Le banche tendono ad assolvere quest’obbligo solo formalmente, ma ciò non è sufficiente secondo la corretta interpretazione delle norme.
In merito, l’Arbitro per le Controversi Finanziarie ha in più occasioni affermato che l’intermediario è tenuto a dimostrarne la loro osservanza “in concreto”. In altre parole, l’intermediario deve porsi in condizione di dimostrare di non aver assolto a tali obblighi d’informazione preventiva in modo meramente formalistico. Non è sufficiente la dichiarazione del cliente di “aver preso visione” della documentazione informativa e di “aver ricevuto l’informativa sui rischi dell’investimento” ma è necessario che l’intermediario provi di aver adempiuto nella loro effettività a tali obblighi, dovendo fornire al cliente tutte le informazioni necessarie al fine di consentirgli di valutare le caratteristiche dell’investimento e da ciò farne scaturire consapevoli scelte d’investimento. (Decisioni 11, 34, 155).
Lo stesso principio vale per la consegna del famoso “prospetto informativo” che molto spesso non viene mai consegnato al cliente, ma che il cliente dichiara di aver ricevuto. L’ACF ha chiarito che la mera predisposizione e messa a disposizione del prospetto informativo d’offerta non è sufficiente (ad eccezione che per l’investimento in OICR aperti ex art. 33 del Regolamento Intermediari n. 16190/2007) a far ritenere che siano stati correttamente adempiuti gli obblighi informativi gravanti sull’intermediario, trattandosi di documento predisposto dall’emittente nei riguardi della generalità di investitori potenzialmente interessati (Decisioni 34, 71, 107, 157).
In tema di informazioni, particolarmente interessante è quello delle informazioni successive all’investimento.
Nella decisione n. 116 l’ACF ha stabilito che gli intermediari (con ciò intendendosi non solo gli intermediari consulenti o gestori di portafogli, ma anche gli intermediari depositari) assumono obblighi continuativi di informare, in tempo utile, i propri clienti in relazione a qualsiasi modifica rilevante attinente alla natura, ai rischi degli strumenti finanziari trattati.
Sulla base di tale principio, l’ACF ha deciso per la responsabilità della banca in un caso di default dell’emittente anche perché non si era curata (se non a default intervenuto) di informare il cliente della variazione significativa del livello di rischio che le obbligazioni avevano subito nel periodo intercorrente tra l’acquisto del titolo e la data del definitivo default dell’emittente. Questo è un principio che è sempre esistito nella norma, ma che ha fatto molta fatica a trovare accoglimento presso i tribunali ordinari. Concetti simili sono stati enunciati in merito alla valutazione di adeguatezza (o “non adeguatezza”) dell’investimento rispetto al profilo di rischio. (abstract by Alessandro Pedone, responsabile Aduc Tutela del Risparmio – il testo integrale su: http://www.aduc.it)

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Banche: al via l’arbitro per le controversie finanziarie

Posted by fidest press agency su sabato, 7 gennaio 2017

bancaAl via il prossimo 9 gennaio l’Arbitro per le Controversie Finanziarie – ACF, il nuovo sistema di risoluzione extragiudiziale a tutela dei diritti e degli interessi dei piccoli investitori. Un sistema fortemente voluto dall’Adoc, secondo cui tale strumento costituirà un valido deterrente contro le violazioni messe in atto dagli intermediari nei confronti dei risparmiatori.
“L’Arbitro per le Controversie Finanziarie è una novità fondamentale per la tutela dei diritti dei piccoli investitori e risparmiatori – dichiara Roberto Tascini, Presidente dell’Adoc – una novità che, come Adoc, abbiamo sempre fortemente richiesto. L’ACF sarà un efficace strumento di tutela diretta degli interessi di chi investe, fino ad un importo massimo di 500mila euro, per tutte le controversie legate all’acquisto di prodotti d’investimento. A nostro avviso consentirà anche un miglioramento delle relazioni degli intermediari con i clienti, in quanto indurrà gli operatori a eseguire correttamente gli ordini e le richieste degli investitori, con maggiore correttezza, attenzione e trasparenza. L’accesso all’Arbitro è del tutto gratuito per l’investitore, che può rivolgersi direttamente o tramite l’aiuto di un Associazione dei Consumatori come l’Adoc, e molto rapido, in quanto una decisione sul merito verrà fornita dal collegio entro 90 giorni. Potranno essere sottoposte all’Arbitro tutte le controversie relative alla violazione degli obblighi di informazione, diligenza, correttezza e trasparenza cui sono tenuti gli intermediari nei loro rapporti con gli investitori nella prestazione dei servizi di investimento e di gestione collettiva del risparmio; potranno essere presentate anche controversie che riguardano i gestori dei portali di equity crowdfunding.”

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Tassa sulle transazioni finanziarie

Posted by fidest press agency su mercoledì, 16 febbraio 2011

Roma 17  febbraio 2011 – ore 12.00 piazza Montecitorio. La giornata globale di mobilitazione è stata indetta dal network delle campagne internazionali che chiedono ai leader europei di introdurre una tassa sulle transazioni finanziarie capace di moderare gli eccessi delle speculazioni finanziarie e di generare un gettito rilevante da utilizzare per finanziare le politiche sociali, il welfare, la cooperazione internazionale e la tutela dell’ambiente.  La tassa di importo molto contenuto – pari allo 0,05% sul valore di ogni transazione sui mercati finanziari – non scoraggerebbe chi investe sui mercati in un’ottica sana di medio – lungo periodo e a sostegno dell’economia reale, ma sarebbe in grado di arginare gli eccessi di chi acquista e vende titoli migliaia di volte in un solo giorno per guadagnare sulle piccole oscillazioni del loro valore. Un’imposizione dello 0,05% – se applicata su scala globale – sarebbe in grado di generare un gettito di 655 miliardi di dollari l’anno da destinare alle politiche per uscire dalla crisi, per gli obiettivi del millennio e per la salvaguardia dell’ambiente. La tassa sarebbe applicabile in modo efficace anche a livello regionale, per esempio nella sola area euro.

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Tassare le transazioni finanziarie

Posted by fidest press agency su mercoledì, 20 ottobre 2010

Roma 20 ottobre, ore 13.45 Sala stampa della Camera dei deputati  conferenza stampa di presentazione della proposta di legge bipartisan n. 3740: “Istituzione di un’imposta sulle transazioni finanziarie in favore di interventi di solidarietà nazionale ed internazionale”  Introduce il primo firmatario: On. Andrea Sarubbi  saranno presenti i promotori appartenenti a diversi gruppi parlamentari e  rappresentanti delle ONG impegnate sul tema  una proposta, tre opportunità”
“L’idea di un’imposta minimale sulle transazioni finanziarie è ormai matura nel dibattito internazionale. L’Italia non può restare indietro. La nostra proposta ha un obiettivo triplice: stabilizzare i mercati, aiutare le categorie maggiormente colpite dalla crisi, perseguire gli Obiettivi del Millennio”.

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“La politica si concentri sull’economia”

Posted by fidest press agency su giovedì, 2 settembre 2010

Non sono io a dirlo, nonostante sia un concetto che ribadisco da tempo, è il Presidente della Repubblica a lanciare un appello per salvare il Paese. Forse anche Napolitano ha letto il Financial Times, proprio come ho fatto io. Le previsioni di uno dei più autorevoli quotidiani al mondo non sono buone: l’economia italiana è attesa da un autunno molto caldo. Il giornale britannico lo scrive nella sua “Lex Column”, in un editoriale intitolato “Italy’s fading bella figura” dedicato alle sventure finanziare del nostro Paese.  Negli ultimi dieci anni, dal 1999 al 2009, Berlusconi è sempre stato al Governo, tranne che nelle brevi parentesi D’Alema-Amato-Prodi. In questo periodo, il prodotto interno lordo in Italia è cresciuto di 10 punti percentuali in meno rispetto alla media della zona Euro. Nello stesso tempo le azioni di Piazza Affari hanno reso in media undici punti in meno rispetto all’FTSE Eurofirst 300, l’indice che misura l’andamento dei 30 titoli più importanti. I dati a cui fa riferimento il Financial Times sono quelli di Capital Economics.
Ma c’è di più: il vero problema italiano è l’economia reale con un livello di competitività per costo dell’unità del lavoro che, rispetto alla Germania, è sceso del 26% dal 1999, e con una produttività che è calata del 6%, al cospetto di una crescita del 7% nella zona Euro. Tutto ciò mentre le aziende di casa Berlusconi godono di ottima salute grazie ai provvedimenti e alle mosse di un Governo ad aziendam. Il quotidiano britannico parla anche di una coalizione, quella al governo, che si sta auto-distruggendo, di una crisi interna al centrodestra che porterà solo stagnazione economica e del modello economico italiano che sopravvive nonostante le catastrofiche scelte governative.  L’editoriale del Financial Times è la fotografia di come gli investitori esteri guardino al nostro Paese. Un Paese dove il debito pubblico è ormai oltre il 120% del Pil, dove il default finanziario potrebbe essere questione di mesi, se non di settimane. In questo contesto si inserisce un Governo di figurine, gestite dal rais Berlusconi che ha tenuto per sé il Ministero dello Sviluppo Economico e che per tutelare le sue aziende e finire sui passaporti libici ha svenduto la dignità del Paese a un dittatore come Gheddafi. Oggi voglio dirlo con le parole del Financial Times: per riscoprire la crescita economica all’Italia serve una rivoluzione politica, non una politica per superare la crisi. (Antonio Di Pietro)

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Pesca e risorse finanziarie

Posted by fidest press agency su venerdì, 11 giugno 2010

“Dall’incontro con il Ministro delle Politiche agricole Giancarlo Galan sono emersi molti punti di intesa e confronto per lo sviluppo sostenibile e programmatico del settore pesca. Riteniamo, infatti, positivo che il Ministro abbia subito attivato delle risorse finanziarie importanti in questo momento per i pescatori.” E’ quanto evidenzia l’Unci-Pesca a seguito dell’incontro tra il Ministro Galan e le Organizzazioni della pesca.  “Con l’entrata in vigore del Regolamento Mediterraneo, il piccolo strascico, le turbosoffianti, il cianciolo, operanti su tutta la fascia costiera italiana, hanno registrato, a causa di una maggior selettività degli attrezzi, una sensibile riduzione di reddito per i pescatori. L’Unci Pesca ritiene necessario che, nel rispetto dell’applicazione di tale Regolamento, si preveda un periodo adeguato di monitoraggio e di analisi per rilevare compiutamente l’effettivo impatto delle prescrizioni normative. Importanti, per lo sviluppo sostenibile e per dare opportunità di futuro al settore, sono l’attivazione dei Piani di Gestione per lo sviluppo delle imprese di pesca e aiuti mirati.

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Indagini Finanziarie di InfoCert

Posted by fidest press agency su sabato, 29 maggio 2010

Riceve in automatico i messaggi PEC con le richieste di indagine delle Autorità e visualizza immediatamente il file XML allegato, che include i dati anagrafici del soggetto sotto indagine: all’Operatore Finanziario, reputato di aver avuto contatti con l’indagato, spetta l’eventuale compito di fornire le informazioni mancanti. L’Operatore Finanziario può così rispondere in modo positivo o negativo. E, grazie al nuovo servizio, può inviare tante risposte puntuali di tipo positivo o negativo quante sono le richieste ricevute; oppure una risposta cumulativa mensile, ma solo per i riscontri negativi. Grazie a Indagini Finanziarie, inoltre, tutte le risposte sono firmate digitalmente e spedite via PEC senza mai uscire dall’applicazione, grazie alla sua assoluta integrazione con i servizi Legalmail e di firma digitale di InfoCert. Il servizio gestisce anche il diagnostico di controllo, cioè la verifica di correttezza della risposta almeno da un punto di vista formale. Se prima questa operazione era molto laboriosa e dispendiosa, oggi Indagini Finanziarie riduce praticamente a zero questa fase di controllo e rende altresì semplicissimo il recupero delle richieste e l’inoltro di nuove risposte nei casi di diagnostico negativo.Richieste, risposte, diagnostici ed eventuali ricicli vengono, infine, organizzati e raggruppati in un fascicolo digitale sempre a disposizione dell’utente.
InfoCert S.p.A. è il Primo Ente Certificatore per la firma digitale in Italia, leader di mercato per i processi di conservazione sostitutiva dei documenti a norma di legge e per i servizi di Posta Elettronica Certificata. InfoCert S.p.A. progetta e sviluppa soluzioni informatiche ad alto valore tecnologico per la dematerializzazione dei processi documentali di imprese, associazioni, ordini professionali, Pubblica Amministrazione e professionisti. InfoCert S.p.A., con un capitale sociale di 25.292.700,00 euro ed un fatturato 2009 di 30 milioni di euro, eroga servizi di gestione documentale (LegalCycle), conservazione sostitutiva a norma dei documenti (LegalDoc), certificazione e sicurezza digitale (LegalCert), gestione di Posta Elettronica Certificata (Legalmail), formazione e conservazione a norma del Libro Unico del Lavoro in formato elettronico (LegalHR) e la gestione efficiente e sicura della modulistica elettronica (LegalForm). Nel dicembre 2009 l’offerta di InfoCert si arricchisce grazie all’acquisizione al 100% di KLever, società di consulenza tecnologica focalizzata su soluzioni di Enterprise Content Management (ECM).

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Nasce Mediawatch Group Srl

Posted by fidest press agency su martedì, 25 maggio 2010

Nasce Mediawatch Group srl, dopo venti anni di associazione Mediawatch e quattro di Mediawatch srl, la naturale evoluzione dell’osservatorio giornalistico è creare un gruppo. Il partner che accompagnerà Mediawatch è Equi sicav private equity fund, fondo lussemburghese che ha l’obiettivo di concorrere nello sviluppo e  rilancio delle piccole e medie imprese italiane. Obiettivo principe del Fondo, la partecipazione finanziaria come uno degli strumenti necessari per supportare l’azienda.   In tal senso, le nuove strategie aziendali di Mediawatch Group sposano perfettamente la view del Fondo che vede nei processi di comunicazione integrata delle aziende un nuovo modo per comunicare con il mercato, con le istituzioni finanziarie, con le imprese omologhe. “E’ importantissimo che la piccola e media impresa si doti di strumenti flessibili, innovativi per spendere la propria immagine, la propria missione aziendale, il proprio prodotto ad una pluralità di soggetti che condizionano il rafforzamento aziendale sul mercato, – spiega Tarantino –  prerogativa sino ad oggi riservata alle grandi aziende quotate.”

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Avvisaglie di nuove crisi finanziarie

Posted by fidest press agency su martedì, 8 settembre 2009

Se dopo le distruzioni del terremoto de L’Aquila il governo si limitasse a ridipingere le case, ci sarebbe una rivolta popolare. Per la crisi finanziaria globale che ha messo in ginocchio anche l’intera economia reale, invece, c’è il rischio che il prossimo G-20 di Pittsburgh si limiti a mere riforme di facciata. A quasi un anno dal fallimento della Lehman Borthers e dalla crisi delle banche e nonostante le consistenti immissioni di liquidità nel sistema bancario, è stato fatto talmente poco per correggere le perversioni speculative che le stesse istituzioni finanziarie internazionali, mentre salutano come “promettenti” dati economici orribili, sono costrette ad ammonire dell’arrivo di nuove e gravi crisi. Un recente documento della Banca Centrale Europea, analizzando la situazione dei credit default sawps (CDS), esprime il timore “di un rischio sistemico per la stabilità del sistema finanziario” che sarebbe aggravato dalla natura interconnessa e dall’opacità di questo mercato. Come è noto, i CDS sono contratti derivati che dovrebbero garantire da futuri rischi la solvibilità dei crediti. L’ultimo rapporto della Banca dei Regolamenti Internazionali indicava che, a seguito della crisi finanziaria, il numero e il valore nozionale di questi contratti CDS era diminuito già negli ultimi mesi del 2008, ma il loro Gross Market Value, cioè il costo per rimpiazzare i contratti esistenti, era drasticamente aumentato. Ciò significa che chi voleva assicurarsi sui rischi futuri dei crediti doveva pagare un prezzo molto più alto. Ma la BCE rivela che sono dieci le banche più attive che controllano tra il 62 e il 72% di tutti i CDS e aggiunge che “i principali attori di questo mercato fanno affari tra di loro e garantiscono il debito delle entità finanziarie a cui fanno riferimento”. In altri modi e in altri campi, è lo stesso principio su cui operavano le agenzie di rating che distribuivano ottimi voti alle banche dalle quali erano controllate! Inoltre, il Wall Street Journal, con dettagliati argomenti, sostiene che in America stia maturando una nuova crisi dei cosiddetti CMBS col rischio di una bolla da 700 miliardi di dollari. I Commercial mortgage-backed securities (CMBS) sono obbligazioni basate sui mutui per immobili commerciali, come hotel, capannoni, negozi, etc. Per gli immobili commerciali sono l’equivalente dei titoli emessi sui famosi mutui subprime concessi a privati senza solide garanzie per l’acquisto di case. La crisi del settore immobiliare e il crollo dei consumi e della produzione hanno fatto crollare i prezzi degli edifici commerciali anch’essi portati in precedenza alle stelle dalla speculazione. La Federal Deposit Insurance Corporation (FDIC), l’istituto statale americano che garantisce i depositi bancari e interviene anche a sostegno delle banche in crisi, riporta che è in corso un peggioramento del numero dei crediti non soluti. Nei primi sei mesi dell’anno i prestiti non onorati per un periodo di 90 e più giorni sono di oltre 100 miliardi di dollari, pari al 4,35% del totale, una cifra mai raggiunta in passato. Sono cioè crediti che tra poco potrebbero essere dichiarati insolvibili. La FDIC dice anche che le attività, gli assets, della banche americane sono scese di 541 miliardi di dollari nelle stesso periodo. C’è poi la questione della bolla delle carte di credito che solamente in America arriva a 1.000 miliardi di dollari. L’aumento della disoccupazione e la perdita di reddito delle famiglie non può che mettere in crisi questo settore delle “carte di debito” che, come è noto, è stato la base per l’emissione di obbligazioni poi “spalmate” con altri titoli tossici e piazzate sui mercati. Un’analisi a parte merita il debito pubblico, cresciuto a dismisura in tutto il mondo. Tremonti non ha torto a prendersela con quegli economisti, grandi chiacchieroni sia nel passato che nel presente, che tanta responsabilità hanno avuto nel giocare con la crisi. Ma oggi sono i governi, compreso quello italiano, che devono far sentire la loro voce e non lasciare carta bianca alle lobby finanziarie di sempre. (Mario Lettieri, sottosegretario all’Economia nel governo Prodi (Paolo Raimondi, economista)

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