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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 259

Posts Tagged ‘finanziario’

New York riconquista il titolo di principale Hub Finanziario nel mondo

Posted by fidest press agency su venerdì, 31 maggio 2019

Duff & Phelps, società di consulenza che opera a livello globale all’insegna del «protect, restore and maximize value» per i propri clienti, ha appena pubblicato il suo settimo studio annuale “Global Regulatory Outlook (GRO)”. L’analisi, basata su un’indagine che ha coinvolto esperti professionisti di istituzioni finanziarie in tutto il mondo, ha rilevato che gli intervistati considerano New York il centro finanziario più importante a livello mondiale. New York strappa così il primato a Londra, in cima alla classifica lo scorso anno, risultato, questo, su cui ha sicuramente influito la Brexit, che continua a gettare un’ombra di incertezza sull’economia del Regno Unito.In particolare, il 52% del campione vede New York come il centro finanziario mondiale per eccellenza, segnando un incremento del 10% rispetto al 2018. Il 36% vede invece attualmente Londra come l’hub finanziario globale più rilevante (-17% dallo scorso anno). Proiettandosi avanti di 5 anni, la percentuale di professionisti che crede che New York manterrà questa posizione è scesa al 44%, e solo il 21% del campione ha dichiarato che Londra potrebbe essere il più importante centro finanziario mondiale. Inoltre, il 12% degli intervistati ha dichiarato che Hong Kong deterrà questo primato entro il 2024, un incremento significativo rispetto al 3% che aveva espresso questa opinione nel 2018.
Ken Joseph, Managing Director e Responsabile della practice Disputes Consulting di Duff & Phelps, ha dichiarato, “Che siano basati in centri finanziari tradizionali o meno, i dirigenti della finanza responsabili in materia di governance, risk management e compliance sono alle prese con minacce significative derivanti da crescenti obblighi relativi a programmi anti-riciclaggio, protezione dei dati e privacy, cybersecurity, whistleblowers e ‘big data’ e tecnologia.” Joseph ha quindi proseguito, “Nel corso della nostra indagine questi professionisti hanno confermato che le organizzazioni sono costrette a dedicare sempre più risorse per indirizzare gli obblighi di conformità e per “navigare” in un contesto normativo che è reso più complicato da una rete di incertezze geo-politiche, che includono tensioni commerciali e Brexit.” La ricerca ha inoltre messo in evidenza che le principali problematiche che deve affrontare la comunità finanziaria globale relativamente alla compliance regolamentativa continuano a riguardare i temi dell’anti-riciclaggio e del whistleblowing. L’utilizzo della tecnologia e la definizione del budget sono ulteriori fattori che le funzioni aziendali legate alla compliance devono tenere in considerazione.

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Educazione finanziaria: parole vuote o strumento concreto?

Posted by fidest press agency su giovedì, 14 dicembre 2017

firenzeFirenze. Si è svolto giorni fa un convegno presso la sede della Banca d’Italia a Firenze sull’Educazione Finanziaria. Sono state presentate le iniziative che ha preso e prenderà la Banca d’Italia per favorire l’educazione finanziaria dei cittadini. In particolare è stato presentato il libro “Risparmio alla pari” frutto della collaborazione fra “il Corriere della Sera” e la Banca d’Italia ed i video fatti in collaborazione con il giornalista e storico Paolo Mieli per la serie “Economia e Finanza: non è mai troppo tardi” dedicati all’educazione finanziaria per gli adulti.
Il libro è fatto molto bene, partendo dalle decisioni dell’Arbitro Bancario e Finanziario fornisce in modo molto accessibile alcuni concetti fondamentali per fare scelte consapevoli in materia prevalentemente bancaria (c’è anche qualche accenno agli aspetti legati agli investimenti finanziari, ma sono marginali). Sarebbe molto utile che questi contenuti fossero messi a disposizione in un sito accessibile a tutti, visto che tra poco il libro sarà difficile da trovare.
I video, francamente, sono molto poco utili, noiosi, ingessati, con contenuti decisamente scontati, ma sopratutto poco attraenti. Molto più interessante, invece, il progetto di Orizzonti TV che è una Web TV interamente dedicata all’educazione finanziaria.
Come in tutti i convegni dedicati a questo tema, per l’ennesima volta, è stata presentata la slide che dimostra come più della metà degli italiani non sia in grado di rispondere ad una banalissima domanda sull’interesse semplice, e molti meno non sono in grado di rispondere alla domanda sull’interesse composto. A livello internazionale le competenze in tema finanziario sono indagate con un piccolissimo gruppo di domande estremamente banali. Le competenze necessarie per rispondere correttamente a queste domande (e quindi passare il test) sono largamente insufficienti a fare scelte d’investimento consapevoli. Eppure la maggioranza delle persone non supera neppure questi test.
Ancora una volta, per l’ennesima volta, ho toccato con mano che non è stato sottolineato con la necessaria forza un aspetto centrale dal quale è indispensabile partire se vogliamo seriamente parlare di educazione finanziaria: nel mondo, ed in particolare in Italia, esiste un analfabetismo funzionale che è impressionante. Circa la metà degli italiani non è in grado di leggere un testo di media complessità e comprenderlo! Questo è un dato di fatto che non si può ignorare.
E’ assolutamente velleitario pensare di fare educazione finanziaria a queste persone. Prima sarebbe necessario fare una educazione culturale di base e poi si potrebbe sperare di poter fare educazione finanziaria a questi soggetti. Queste persone sono irrecuperabili dal punto di vista della formazione finanziaria, dobbiamo pensare a strumenti di tutela anche per loro – compresi alcuni aspetti di formazione – che non abbiano lo scopo d’insegnargli l’interesse composto (che non saranno mai in grado di capire, se prima non hanno gli strumenti culturali di base ed anche quando mai lo comprendessero non gli servirebbe a nulla), ma di evitare concretamente che le banche usino la loro ignoranza per ingrassare i loro bilanci! E qui veniamo al cuore del discorso. Se non vogliamo nasconderci dietro un muro di belle parole su come sia importante che le persone abbiano alcune nozioni di base sull’economia e la finanza, dovremmo affrontare il vero nodo che sta alla base della mancata, sostanziale, tutela degli interessi dei risparmiatori. Il risparmio non è tutelato per uno specifico, facilmente identificabile, errore di fondo delle norme che dovrebbero farlo.
Queste norme, infatti, pongono il principale presidio operativo di tutela degli interessi dei risparmiatori nelle mani dei soggetti che hanno un preciso, legittimo, interesse economico a fare esattamente il contrario. Ad oggi – infatti – la tutela del risparmio è legislativamente affidata alle norme di diligenza, correttezza e trasparenza degli intermediari finanziari (banche, società di gestione del risparmio, ecc.). Le banche avrebbero l’obbligo di operare “nell’interesse del cliente”. Il punto è che nella maggioranza dei casi, l’interesse del cliente corrisponde alla diminuzione dei guadagni della banca. La banca non è un’opera pia. Lo scopo (legittimo) della banca è quello di fare utili per remunerare gli azionisti e tutta la struttura. Non c’è norma che possa fare in modo che qualcuno vada contro il suo principale obiettivo per il quale esiste. La norma può (e deve!) chiedere ad un soggetto economico di essere corretto, diligente e trasparente, ma non di indurre il proprio cliente a comprare il prodotto più conveniente per lui e meno conveniente per la banca. Questo è utopico, non accadrà mai.
Abbiamo già visto (con la normativa in essere) che semplicemente non funziona. La finanza è un tema enormemente complesso. E’ sicuramente auspicabile che sempre più persone acquisiscano più competenze in materia, ma non possiamo pensare che questo sia uno strumento concreto di tutela degli investitori. La tutela degli investitori deve essere affidata a figure professionali specifiche e indipendenti dagli intermediari finanziari, esattamente come accade nel mondo della medicina. A nessun cittadino è chiesto di fare formazione medica e neppure è chiesto alla case farmaceutiche di consigliare ai cittadini quando prendere i loro farmaci e quando, invece, è più opportuno semplicemente riposare, mangiare meglio, ecc. La salute dei cittadini è affidata a tutto un sistema (più o meno efficace, ci sarebbe tanto da discutere) che è indipendente dai produttori di farmaci. Senza alcun dubbio l’educazione alla salute sarebbe ancora più utile dell’educazione finanziaria, ma a nessuno viene in mente di mettere in piedi tutto quello che si sta mettendo in piedi sull’educazione finanziaria. Questo semplicemente perché – fortunatamente! – esistono i medici: liberi professionisti che mediano la complessità del mondo della medica e la traducono per i clienti che non ne sanno nulla. Il problema di fondo della finanza è che si chiede ai cittadini di comprendere cose che sono strutturalmente al di fuori delle loro possibilità. Anche qualora tutti i programmi di educazione finanziaria raggiungessero il massimo dei loro obiettivi ragionevolmente perseguibili, non si avrebbe nessun apprezzabile risultato di tutela contro le pratiche commerciali scorrette. Le competenze richieste per fare scelte realmente razionali nel mondo degli investimenti finanziari sono molto più elevate delle semplici nozioni sull’interesse composto e la diversificazione. Ben venga che i cittadini comprendano questi concetti, ma anche quando li abbiano compresi, non sarebbero comunque in grado di aggirare le trappole che le banche quotidianamente gli sottopongono con i prodotti di risparmio gestito. Ciò che dobbiamo, finalmente, comprendere è che il mondo finanziario è talmente complesso che il singolo cittadino non può più essere lasciato solo alla mercé degli intermediari finanziari. E’ come se oggi lasciassimo che la salute dei cittadini dipendesse dalla “correttezza, trasparenza e diligenza” delle grandi case farmaceutiche e si chiedesse che i cittadini vadano dagli agenti di commercio delle case farmaceutiche a farsi dire come far passare il dolore… Formalmente si può fare, sostanzialmente si ha la certezza che i cittadini ingollerebbero almeno una decina di piccole al giorno, di media… Questo è quello che accade oggi nel mondo della finanza. Ciò che serve – concretamente – è la netta separazione della funzione di consulenza rispetto a quella di vendita. Non si deve affidare alle banche il compito di fare gli interessi dei clienti. Le banche, ovviamente, devono essere corrette e trasparenti, ma non deve essere loro il compito di tutelare gli interessi dei clienti. Deve essere chiaro ai clienti che le banche non fanno VERA consulenza. La “consulenza” che fanno è un’attività di vendita (più o meno corretta, dipende dalle persone, ma non è mai VERA consulenza). Le norme dovrebbero prevedere e favorire la formazione di una figura professionale separata a tutti gli effetti dall’intermediario finanziario (figura che già oggi esiste, ma è accessibile solo ad una irrilevante quota d’investitori, in genere molto facoltosi) al quale ogni investitore dovrebbe rivolgersi per tutte le sue questioni di economia e finanza. Così come esiste il medico di famiglia, dovrebbe esistere una sorta di “economista di famiglia”
che ha il compito di mantenere in salute il bilancio familiare.
Il giorno in cui la consulenza in materia finanziaria non sarà affidata alle stesse banche che hanno interessi opposti a quelli di coloro che dovrebbero consigliare, allora si potrà parlare seriamente di educazione finanziaria.Ad oggi, la sensazione che siano solo belle parale, francamente, è troppo forte!
(Alessandro Pedone, responsabile Aduc Tutela del Risparmio)

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Nuovo partner strategico finanziario

Posted by fidest press agency su mercoledì, 13 dicembre 2017

ZurigoZurigo. L’operatore svizzero delle energie rinnovabili Swisspower Renewables AG stringe un accordo con UCEIS II, che si unisce al gruppo in qualità di nuovo partner strategico finanziario. Il nuovo azionista entra nella holding di Zurigo con un investimento di circa 90 milioni di euro, acquisendone il 34% delle quote e diventando di diritto membro del Consiglio di Amministrazione di Swisspower.
Alla holding già composta da 11 municipalità, si unisce così un nuovo socio che con solidità e competenza affiancherà l’Azienda nell’ambizioso progetto di crescita in Italia e in Germania.
Nata sei anni fa come cooperativa di aziende partecipate, Swisspower Renewables AG si è da tempo specializzata in investimenti sull’energia idroelettrica ed eolica dapprima in Germania, e da due anni, anche in Italia. L’importante operazione rafforza ulteriormente la posizione di Swisspower all’interno del mercato delle energie rinnovabili nel nostro Paese.
L’impegno dell’Azienda sul territorio italiano consiste nel lavoro sinergico con le istituzioni locali per il completamento delle costruzioni o, in alcuni casi, nell’implementazione e nella messa a regime degli impianti esistenti, migliorandone così l’efficienza e la produttività.
Dopo aver rilevato 10 centrali in Italia nel 2015, lo scorso anno l’azienda si è distinta nuovamente per la maxi acquisizione di 27 impianti – tra centrali idroelettriche, parchi eolici e impianti foto voltaici – che ha coinvolto diverse regioni tra cui Veneto, Lombardia, Emilia Romagna, Piemonte, Campania, Basilicata, Puglia e Calabria. La capacità produttiva degli impianti fino ad ora acquistati dall’azienda in Germania e in Italia si traduce complessivamente nella produzione di 640GWh all’anno.
“Anche grazie a questa nuova iniezione di capitale Swisspower Renewables AG si conferma uno dei importanti player in Europa nel campo delle energie rinnovabili – dichiara Felix Meier CEO di Swisspower Renewables AG -. Da tempo abbiamo concentrato i nostri sforzi prettamente negli investimenti a lungo termine su Germania e Italia, paesi ricchi di risorse pulite dove possiamo acquistare impianti per generare l’energia necessaria anche da importare in Svizzera, dopo una fine del nucleare”.

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Indice di Benessere Finanziario ING Bank

Posted by fidest press agency su venerdì, 18 novembre 2016

indice-benessereLa seconda edizione per il 2016 dell’Indice di Benessere Finanziario (IBF) di ING Bank conferma la tendenza delineatasi nel corso del 2015 verso un complessivo miglioramento del benessere percepito dalle famiglie italiane, con maggior convinzione rispetto alla rilevazione primaverile, che aveva registrato un incremento più moderato, a fronte di un atteggiamento attendista e prudente da parte degli italiani. A settembre 2016, infatti, l’IBF si è attestato a 46,3, registrando un incremento di 1,5 punti rispetto alla scorsa rilevazione, una variazione quasi doppia rispetto al periodo precedente.Entrando nel dettaglio delle singole dimensioni che compongono l’indice, la soddisfazione rispetto alla dimensione del reddito familiare mostra un incremento moderato, che porta l’indicatore a 47,8 punti, il livello più alto registrato dal dicembre 2011. Migliora anche la percezione circa la capacità di sostenere le spese relative alle utenze, con l’indice che passa da 47 a 48,5 punti.
Segnali positivi anche sul fronte della capacità di gestire i debiti: riguardo al breve termine, si riscontra un netto miglioramento di oltre 2 punti, che porta l’indice a 58,7 in un contesto ancora caratterizzato da un basso costo del denaro, mentre per quanto riguarda i debiti a lungo termine l’indicatore resta sostanzialmente invariato, attestandosi a 43,3.
indice-benessere1Migliora inoltre la soddisfazione rispetto alla capacità di accantonare risparmi, che segnala un progresso di ben 2,6 punti rispetto allo scorso aprile, attestandosi a 43,3, coerentemente con il maggior comfort registrato rispetto alla situazione reddituale. Positiva anche l’evoluzione dell’indice in relazione agli investimenti che, dopo il lieve ritracciamento dell’ultima rilevazione, si porta a 59 punti, facendo segnare un progresso di 2 punti rispetto alla scorsa primavera.
A livello geografico, è significativa l’inversione di rotta del Nord Est (Triveneto ed Emilia) dove l’IBF, dopo il brusco calo del 2015, recupera terreno con un incremento di 4,5 punti, riducendo quindi lo scarto con il dato del Nord Ovest, che prosegue nella crescita ma a un ritmo più moderato, passando da 51,8 a 52,3 punti. Dal punto di vista demografico, i più ottimisti si confermano ancora una volta i Millennials: nella fascia d’età tra i 18 e i 34 anni, infatti, l’indice ha raggiunto a settembre 2016 il valore più alto mai registrato, pari a 49,3 punti, rispetto ai 45 di aprile 2016. In controtendenza la categoria dei lavoratori autonomi, per i quali l’indice mostra una flessione di 2,5 punti.
Per la prima volta, l’indagine ha inoltre incluso una sezione sull’alfabetizzazione finanziaria degli italiani e il loro approccio alla gestione dei risparmi. Alla domanda circa il tempo dedicato all’informazione finanziaria e alla gestione dei risparmi, il 67% degli italiani ha risposto di non occuparsi affatto di queste materie, mentre solo il 2% dedica a queste attività alcune ore ogni settimana. In generale, prevale la tendenza ad affidarsi a un esperto per la gestione delle proprie finanze: l’88% della popolazione intervistata ha infatti dichiarato di affidare le scelte a – o di confrontarsi con – un consulente o referente bancario, mentre solo il 12% gestisce in maniera autonoma gli investimenti. Per quanto riguarda la comprensione dei concetti basindice-benessere3ilari della finanza, il 79% del campione ritiene di possedere una conoscenza scarsa o molto scarsa dei termini finanziari di base, mentre solo il 36% del campione afferma di conoscere il concetto di diversificazione del portafoglio e meno di un terzo comprende come funzioni la correlazione tra rischio e rendimento di un investimento.Paolo Pizzoli, Senior Economist di ING Bank, ha così commentato i dati:
“L’ulteriore recupero dell’IBF, sostenuto da tutte le sue componenti, appare coerente con l’evoluzione del quadro macroeconomico domestico. La ripresa economica, sia pur debole, è ancora in atto. I progressi dell’occupazione, ottenuti anche grazie all’entrata a regime della riforma del mercato del lavoro, hanno avuto una ricaduta positiva sul reddito, di cui hanno beneficiato anche i giovani, fino a poco tempo fa esclusi dalla ripresa. Tassi di interesse molto bassi e assenza di pressioni inflazionistiche significative sul fronte dell’energia hanno inoltre ridotto il peso del costo dei mutui e reso più facile fare fronte alle spese per le bollette, contribuendo a rendere meno stringente il vincolo di bilancio. Nonostante il quadro più favorevole, i comportamenti delle famiglie sembrano restare improntati alla prudenza. I dati Istat di contabilità nazionale relativi al secondo trimestre avevano evidenziato che, a fronte di un buon recupero del reddito disponibile, le famiglie avevano scelto di risparmiarne una parte crescente, a scapito dei consumi. I numeri dell’IBF sembrerebbero suggerire che le cose non siano cambiate significativamente nel corso del terzo trimestre”.
ING è un’istituzione finanziaria globale di origine olandese che offre prodotti bancari in più di 40 Paesi, con oltre 35 milioni di clienti e oltre 52.000 dipendenti. In Italia ING Bank è presente dal 1979 con la Divisione Wholesale Banking che offre servizi e finanziamenti a grandi imprese ed enti, e dal 2001 con la Divisione Retail ING DIRECT, la banca diretta leader in Italia per numero di clienti (oltre 1.000.000), la cui mission è quella di offrire a famiglie e risparmiatori prodotti semplici e trasparenti principalmente attraverso canali digitali. ING DIRECT propone oggi in Italia una gamma di prodotti mirata e completa: di pagamento, di risparmio, mutui, investimenti, assicurazione e prestiti personali. (foto: indice benessere, paolo pizzoli) (fonte: ING Bank)

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“Per una riforma del sistema finanziario e monetario internazionale”

Posted by fidest press agency su lunedì, 5 marzo 2012

Roma Venerdì 9 marzo p.v. alle ore 18, nella sala San Pio X, in Via della Conciliazione 5. Interverranno S.E. Mons. Mario Toso, Segretario del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, e il Prof. Vittorio Grilli, Vice Ministro dell’Economia e delle Finanze.

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Il contagio finanziario

Posted by fidest press agency su sabato, 3 marzo 2012

La natura sistemica delle tensioni nei mercati finanziari non sembra avere limiti. Se ci rifacciamo ai casi più recenti dobbiamo partire dalla crisi dell’Argentina e poi quella della Grecia. Ma, purtroppo, non finisce qui. Gli altri paesi europei coinvolti sono stati l’Irlanda, il Portogallo, la Spagna e l’Italia. Per la Spagna le conseguenze hanno avuto origine dalla caduta delle quotazioni degli immobili mentre in Italia si è trattato dell’alto debito pubblico e dalle deboli prospettive di crescita nel medio periodo. Ma ciò che ha sconcertato l’opinione pubblica europea è stato il caso della Grecia tanto che gli stessi mercati finanziari avevano a lungo sottovalutato la possibilità d’insolvenza di uno stato sovrano, in specie se coperto da una moneta unica. I mercati, gli operatori e gli analisti hanno fatto fatica a rispondere rapidamente alle fluttuazioni borsistiche se non altro per contenerne gli eccessi e indirizzare la risposta in forma più equilibrata.
L’Italia, nello specifico, non ha percepito con la dovuta tempestività e realismo i segnali evidenti di un disagio dei mercati finanziari determinato da un’assenza di prospettive delle finanze pubbliche e di crescita del sistema paese. Lo dimostra il fatto che a partire dal secondo semestre del 2011 sono state necessarie ben tre manovre correttive che avrebbero dovuto portare nel 2013 ad un avanzo primario dell’ordine del 5% del Pil e a una flessione del rapporto tra debito e prodotto. Ognuna di esse si è trasformata in una sorta di boomerang in quanto la correzione prevedeva in misura maggiore aumenti di entrate ma senza crescita economica e riforme strutturali.
Nello stesso tempo ci siamo resi conto, tardivamente, che la nostra appartenenza ad una moneta unica, e al fatto che i “cordoni della borsa” esulavano dalla sovranità statale, ci obbligava sin dall’inizio della crisi, che a ben ricordare era già evidente nel 2008, a porre mano a quelle riforme che, per altro, il quadro politico, con una maggioranza schiacciante parlamentare, avrebbe potuto consentirne la realizzazione. Nello stesso tempo la mancata riforma della governance dell’Unione europea ha peggiorato il quadro generale e allentati contestualmente i sistemi di controllo sulle dinamiche dei bilanci degli stati comunitari di eurolandia. Gli stessi seri segnali di indebolimento del quadro congiunturale internazionale furono platealmente sottovalutati. E ad aggravare la situazione è mancata la consapevolezza che la politica monetaria non può da sola risolvere la crisi ma deve essere sostenuta e bilanciata da procedure operative di sostegno e di intervento rapido per evitare, se non altro, il rischio, che poi si è verificato, di contagio in altri paesi tanto che la stessa Francia si è sentita assediata dalle tensioni sul mercato dei titoli pubblici e sui bilanci delle banche. Ora ci attendiamo una vera e proprio “rivoluzione” del modus operandi dei governi e della comunità europea nel suo insieme in quanto vi è la possibilità di riscrivere con una sola mano lo stato sociale, economico e finanziario comunitario per una crescita non solo legata al contingente ma prospettata per il futuro. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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Tremonti prestigiatore finanziario

Posted by fidest press agency su giovedì, 23 dicembre 2010

“Con la storia del 5 x 1000 la finanza creativa apre un nuovo capitolo: quello dell’illusionismo finanziario. A noi comuni mortali tutto ciò appare di difficile comprensione, ma siamo certi che un mostro della finanza come il ministro Tremonti saprà spiegare presto agli italiani l’utilità di fare sparire e ricomparire, come un coniglio dal cilindro, i 300 milioni destinati al 5 x 1000 nel giro di due sole settimane. Un perverso gioco di prestigio che agli occhi dell’insigne studioso può apparire a costo zero, ma che è riuscito invece a mettere in fibrillazione tutto il mondo del volontariato, a far scendere in piazza associazioni, anziani e persino malati di SLA. Tremonti sarebbe un ministro migliore se solo capisse che dietro i numeri con cui gioca si nascondono storie di vita non sempre facili”. E’ quanto dichiara in una nota Andrea Sarubbi (Pd), membro della Commissione affari sociali della Camera.

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Delticom: report finanziario

Posted by fidest press agency su lunedì, 15 novembre 2010

Sono cresciuti in maniera significativa anche i profitti dell’azienda: l’EBIT è cresciuto, nel terzo trimestre, a 6,0 milioni di euro (terzo trimestre 2009:4,5 milioni di euro). L’EBIT dei primi 9 mesi del 2009 è cresciuto del 54,5% a 22,7 milioni di euro (primi 9 mesi del 2009: 14,7 milioni di euro), con margine EBIT dell’8,8% (7,3% nei primi nove mesi del 2009). Il reddito netto consolidato è stato pari a 15,2 milioni di euro, pari a 1,29 euro per azione (di base). L’utile per azione è così cresciuto del 51,9% rispetto ai 0,85 euro dei primi 9 mesi del 2009. Rainer Binder, CEO di Delticom AG, ha dichiarato: “I primi 9 mesi dell’anno hanno portato grandi risultati all’azienda. Siamo in grado, ancora una volta, di espandere il nostro business sulla base di un solido sviluppo sul mercato europeo degli pneumatici e di grandi miglioramenti per quanto riguarda i canali di vendita on-line”. Negli ultimi 4 trimestri Delticom ha acquisito 625 nuovi clienti e ha servito circa 294 mila clienti “repeater”. Il 30 settembre 2010 i clienti di Delticom hanno superato quota 4 milioni. Per quanto riguarda la divisione e-commerce, i ricavi dei primi 9 mesi del 2010 sono cresciuti del 29,1% su base annua, da 189,8 milioni di euro a 244,9 milioni di euro. La divisione ingrosso si è stabilizzata nel 2010 dopo la fase di declino dei mesi della recessione. Nei mesi presi in considerazione dal report finanziario, i ricavi di questo settore sono cresciuti del 2,2% a 12,1 milioni di euro (primi 9 mesi del 2009: 11,8 milioni di euro). Il report finanziario completo sui primi 9 mesi del 2010 può essere scaricato dalla sezione “Investor Relations” del sito http://www.delti.com.

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Settore finanziario mal regolamentato

Posted by fidest press agency su lunedì, 14 giugno 2010

Per la prima volta da quando ha assunto il suo nuovo portafoglio, il commissario al Mercato interno e ai servizi Michel Barnier ha incontrato i rappresentanti regionali e locali del Comitato delle regioni. Lo scopo della sua presenza alla plenaria era quello di raccogliere il sostegno delle regioni e delle città ai nuovi capitoli della regolamentazione europea sui mercati finanziari, proposti di recente dalla Commissione europea. “Non si può far ripartire la crescita senza coinvolgere le regioni: il loro peso economico e la loro creatività contribuiranno a rilanciare il mercato unico. Voglio che i commercianti, i consumatori, le piccole imprese si riapproprino del mercato interno. E come potrebbero mai farlo senza le regioni, che trasmettono a Bruxelles i loro interrogativi e le loro critiche?”, ha dichiarato il commissario. La visita di Barnier avviene in un momento in cui le agenzie di rating hanno abbassato il voto di numerose città e regioni europee, tra le quali Bruxelles, con un conseguente aumento della pressione sulle loro finanze pubbliche. “Nella gestione dei nostri bilanci ci troviamo a dover fare le acrobazie tra spese in continuo aumento ed entrate poco adattabili e in ribasso. Oggi gli enti regionali e locali sono obbligati a rivolgersi agli istituti finanziari e al credito per poter finanziare i loro progetti. Indirettamente, questo rappresenta un rischio per il servizio pubblico e per l’intera collettività”, ha dichiarato Mercedes Bresso, Presidente del CdR. I rappresentanti eletti dai livelli regionale e locale hanno comunque appoggiato il principio di solidarietà europea e il rafforzamento della disciplina di bilancio raccomandati dalla Commissione europea. Si sono però opposti risolutamente a una sospensione del Fondo di coesione come sanzione “per gli Stati membri che formano oggetto di procedura per disavanzo eccessivo”, una misura proposta dalla Commissione. In una risoluzione sugli orientamenti economici integrati, i membri del CdR affermano che “la sospensione colpirebbe ingiustamente le regioni e le città”, nonché un numero limitato di Stati membri, contraddicendo così l’obiettivo di coesione territoriale sancito dal Trattato di Lisbona. Il fatto è che oggi né gli Stati membri, né i rappresentanti locali sono in grado, da soli, di garantire che potranno rispettare gli obiettivi dell’Unione europea in materia di lotta alla povertà. È quanto è emerso dal forum sulle soluzioni a livello locale e regionale al problema della povertà e dell’esclusione sociale, che ha preceduto la sessione plenaria. Durante il forum Arnoldas Abramavicius, sindaco di Zarasai (LT/PPE) e relatore sulla tutela dei diritti dei minori, ha sottolineato come i minori siano “i più vulnerabili nelle situazioni di povertà”, aggiungendo inoltre che “gli obiettivi fissati possono essere raggiunti soltanto agendo in partenariato con tutti gli attori interessati, e specialmente con gli enti regionali e locali”.

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Andamento finanziario BB&T Corporation

Posted by fidest press agency su martedì, 27 aprile 2010

BB&T Corporation (NYSE: BBT) ha annunciato oggi gli utili del quarto trimestre del 2010. Nel periodo in esame il risultato netto corrisponde a un totale di US$194 milioni, o US$0,27 per azione ordinaria diluita, rispetto ai US$318 milioni, o US$0,48 per azione ordinaria diluita, guadagnati nel quarto trimestre del 2009.  “I nostri risultati del quarto trimestre di BB&T sono stati molto solidi, con un miglioramento delle tendenze di credito che sottendono alla nostra attività”, ha affermato il presidente e amministratore delegato Kelly S. King. “L’incremento negli accantonamenti per il fondo perdite prestiti e leasing è rallentato in modo sostanziale rispetto ai precedenti trimestri grazie al miglioramento della congiuntura per quanto riguarda il credito al consumo e i prestiti specializzati. Il tasso di crescita nei nonperforming asset è diminuito al 5,6% e gli indicatori di credito early stage hanno continuato a migliorare per molti dei nostri portafogli.  “L’acquisizione di Colonial sta portando straordinari benefici. Il margine d’interesse netto e le prospettive del margine per il 2010 sono aumentati nel trimestre, principalmente a causa dei benefici dell’acquisizione e della riduzione dei costi di deposito. L’integrazione di Colonial procede senza intoppi e la conversione dei sistemi dovrebbe svolgersi come previsto nel secondo trimestre. In complesso l’acquisizione sta andando oltre le nostre aspettative, e restiamo entusiasti riguardo ai suoi benefici strategici futuri,” ha spiegato ancora King.

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Rifiuti: approvato piano finanziario

Posted by fidest press agency su mercoledì, 21 aprile 2010

Roma. La Giunta comunale, presieduta dal Sindaco, Gianni Alemanno, ha approvato, su proposta dell’assessore al Bilancio, Maurizio Leo, un pacchetto di tre delibere tra cui quella inerente il piano finanziario che determinerà il costo del servizio e la misura della tariffa rifiuti per il 2010. Sono stati definiti anche la convenzione con Ama per la riscossione della tariffa e il nuovo regolamento sull’applicazione sperimentale della Ta.ri., alla luce dei principi sanciti dalla Corte Costituzionale. La delibera relativa al piano finanziario e alla rideterminazione della tariffa sarà sottoposta al vaglio del Consiglio Comunale.  La tariffa, in particolare, dovrà essere calcolata da Ama in modo da non comportare alcun aumento effettivo per le utenze domestiche. Le famiglie continueranno a sostenere lo stesso onere degli anni scorsi. La tariffa rifiuti, dunque, non subirà aumenti per il terzo anno consecutivo. Con le delibere di oggi, il Comune di Roma si adegua alle indicazioni contenute nella sentenza della Corte costituzionale n. 238 del 2009, che ha affermato la natura tributaria della tariffa rifiuti. Di conseguenza, Ama non fatturerà più a cittadini e imprese quanto dovuto per la Ta.Ri, con l’applicazione dell’Iva, ma fatturerà al Comune di Roma il servizio di raccolta e smaltimento rifiuti. Sarà il Comune di Roma a pagare ad Ama il corrispettivo del suo servizio, utilizzando gli incassi della Ta.Ri., e a versare, quindi, l’Iva relativa. Per il Comune di Roma, dunque, l’Iva diventa una componente del costo del servizio. Il servizio di incasso della Ta.Ri. continuerà a essere prestato da Ama, che però non acquisirà più gli introiti direttamente al proprio bilancio, bensì li girerà al Comune di Roma come se fosse un tributo. Le delibere stabiliscono anche l’ampliamento del servizio di raccolta dei rifiuti, che Ama dovrà assicurare nel 2010. Tra l’altro, Ama esegue adesso la pulitura quotidiana di tutte le strade del territorio comunale anche nei giorni festivi, con un aumento del 57% dei rifiuti in esse raccolti rispetto al passato. Per le cosiddette utenze ‘corporate’, cioè per gli esercizi e per gli operatori commerciali, l’aumento si lega ai nuovi servizi offerti dall’azienda municipalizzata ed entrati a regime nel febbraio scorso. Tra l’altro, l’incremento delle utenze raggiunte dalla raccolta differenziata dei rifiuti con il sistema del ‘porta a porta’ (5200 bar e ristoranti rispetto ai 2500 serviti in precedenza).

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Nuovo impianto fotovoltaico di Fiere Parma

Posted by fidest press agency su sabato, 27 marzo 2010

Alla presenza di esponenti del mondo industriale e della ricerca è stato inaugurato l’impianto fotovoltaico di Fiere di Parma realizzato da Conergy Italia, una delle aziende più consolidate del fotovoltaico italiano e filiale del Gruppo tedesco Conergy AG, realtà storica del settore. L’evento si è svolto in concomitanza con l’apertura di Impianti Solari Expo, l’appuntamento organizzato da Senaf e focalizzato sulle energie rinnovabili per l’industria manifatturiera che si terrà nell’ambito di MECSPE.  L’impianto fotovoltaico che Fiere di Parma ha commissionato a Conergy Italia ha una potenza totale di 1.736 kWp e rappresenta uno dei sistemi fotovoltaici integrati più grandi d’Italia. L’operazione ha visto la partecipazione di Cariparma Gruppo Credit Agricole come unico partner finanziario. Sui circa 17.000 m2 occupati dal generatore fotovoltaico sono stati sistemati ben 23.148 moduli fotovoltaici a film sottile da 75 watt, collegati a 6 inverter trifase Conergy IPG 300K. L’impianto sarà monitorato dal sistema Conergy SmartControl che consente un controllo continuo anche da remoto. L’impianto fotovoltaico produrrà 1.892 MWh di energia pulita all’anno, permettendo di risparmiare la combustione di 435 Tonnellate di Petrolio Equivalente (TEP) ed evitando l’emissione di 874 tonnellate di anidride carbonica all’anno. L’installazione è stata effettuata in collaborazione con il consorzio CEI Art, dopo la rimozione completa della pre-esistente copertura in amianto ed alla bonifica è seguita una fase di ricopertura tramite una struttura in alluminio progettata ad hoc per il fissaggio dei moduli fotovoltaici. La struttura è nata dalla partnership tra Conergy e la Alubel Spa, azienda specializzata nello studio ed installazione di soluzioni architettoniche speciali per le coperture. Conergy ha prodotto i ganci speciali richiesti per il fissaggio dei moduli a film sottile.  Il sistema fotovoltaico è stato allacciato alla rete elettrica e l’energia prodotta sarà utilizzata principalmente dalla Fiera di Parma, con l’eccedenza immessa in rete. Il progetto è stato inserito nel piano di rinnovamento del polo fieristico che porterà ad un importante allineamento della struttura con i più avanzati standard di mercato. L’impianto dimostra come il fotovoltaico, anche di grandi dimensioni, possa rappresentare una soluzione energetica molto valida dal punto di vista sia ambientale sia architettonico.

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