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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 259

Posts Tagged ‘fine vita’

“Invecchiamento attivo e autodeterminazione per il fine vita: strategie di tutela dell’anziano”

Posted by fidest press agency su martedì, 6 febbraio 2018

anzianiSeppure gli over 70 siano partecipi nella vita sociale e familiare e nel 61% dei casi si ritengano personalmente utili, affrontando tale tematica in termini più generali emerge pessimismo riguardo al loro ruolo sociale, infatti il 46% pensa che la società tenda ad emarginare le persone più avanti con gli anni e solo 1 su 5 è convinto che siano adeguatamente compresi e assistiti, percezione che si fa particolarmente critica fra chi ha delle condizioni di salute e di vita più compromesse e vive in prima persona tali difficoltà. Per la parte di intervistati più anziana e meno autosufficiente la percezione di sé e del proprio futuro è in generale più negativa. Inoltre, 1 over 70 su 5 non sa cosa siano le Dat (Disposizioni anticipate di trattamento) e chi le conosce pensa che il proprio testamento biologico debba essere affidato a familiari (67%) e al medico di famiglia (30%).È questo quanto emerge da una recente indagine condotta da Onda, Osservatorio Nazionale sulla salute della donna e di genere della quale si è discusso oggi a Roma nel corso del convegno “Invecchiamento attivo e autodeterminazione per il fine vita: strategie di tutela dell’anziano”.
In Italia sono oltre 13 milioni gli over 65 e, secondo dati Istat, il 77,2% ha almeno una malattia cronica e solo il 36,6% è in buona salute. Considerando che entro il 2050 il numero di anziani dovrebbe raddoppiare, secondo i dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), è sempre più importante per far fronte a questa emergenza sanitaria e sociale promuovere un “invecchiamento attivo” che tenga conto non solo della salute ma anche della partecipazione sociale e della sicurezza dell’anziano.“Quello che gli anziani temono di più è l’impossibilità di vivere la vita degnamente insieme alle difficoltà che l’invecchiamento comporta e alla disabilità ad esso associate”, spiega Francesca Merzagora, Presidente Onda. “È importante preservare dunque oltre la salute anche la rete sociale che è uno straordinario strumento di protezione e garantire la possibilità di scelta e autodeterminazione rispetto alle ultime fasi della vita”.“Già alla fine degli anni ’80”, spiega Luigi Bergamaschini, Professore Associato in Medicina Interna, Università degli Studi di Milano e Direttore IV UOC di riabilitazione Neuro-motoria, A.S.P. IMMeS e Pio Albergo Trivulzio, Milano, “la prestigiosa rivista Science pubblicava un articolo nel quale veniva stigmatizzata la necessità di superare la consolidata tendenza dei medici a distinguere tra gli anziani con malattia e/o disabilità e quelli che sono esenti da entrambe. Negli anni successivi si è andato progressivamente consolidando il concetto che per invecchiamento di ‘successo’ si dovrebbe intendere una condizione caratterizzata da: basso rischio di malattia e disabilità ed essa correlata, elevata riserva funzionale e cognitiva e una vita attiva, partecipata e produttiva. Queste tre condizioni, che devono coesistere sono alla base delle attuali politiche sociosanitarie che propongono un approccio interdisciplinare per aumentare il numero di soggetti che invecchiano bene”.“Alcuni eventi quali perdite, disturbi del sonno e disabilità indotta da alcune malattie, sono fattori significativi di rischio per lo sviluppo di depressione”, sostiene Claudio Mencacci, Direttore Dipartimento Salute Mentale e Neuroscienze, ASST Fatebenefratelli-Sacco, Milano. “L’isolamento sociale facilita l’insorgenza di depressione e decadimento cognitivo in quanto mette in sofferenza il nostro cervello sociale. Studi longitudinali indicano come un rapporto povero o conflittuale con il coniuge o l’assenza stessa di un partner siano associati più frequentemente a episodi depressivi in età senile nel sesso maschile. Risulta inoltre rilevante il supporto amicale (71% degli studi) in età avanzata, mentre il supporto dei familiari (non coniuge) risulta invece meno rilevante (36% degli studi) nel proteggere da episodi depressivi”.

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Papa Francesco esorta a umiltà sul tema del fine vita

Posted by fidest press agency su martedì, 21 novembre 2017

papa francescoNel suo messaggio alla Pontificia Accademia della Vita Papa Francesco ha scritto che “rinunciando alle cure non si vuole procurare la morte: si accetta di non poterla impedire. Questa differenza di prospettiva restituisce umanità all’accompagnamento del morire, senza aprire giustificazioni alla soppressione del vivere. Vediamo bene, infatti, che non attivare mezzi sproporzionati al quadro clinico del paziente o sospenderne l’uso, equivale a evitare l’accanimento terapeutico, cioè compiere un’azione che ha un significato etico completamente diverso dall’eutanasia, che rimane sempre illecita”.
“Abbiamo prestato grande attenzione per le parole del Papa che esortano a non confondere l’accanimento terapeutico con l’eutanasia” ha spiegato il professor Maurizio Muscaritoli, Ordinario di Medicina Interna presso l’Università di Roma ‘La Sapienza’ e presidente di SINuC, Società Italiana di Nutrizione Clinica e Metabolismo “In particolare, apprezziamo quanto il Santo Padre ha espresso riguardo al rinunciare alle cure sproporzionate”.
In questo ambito, impossibile non pensare ad alcuni trattamenti come nutrizione e idratazione artificiali, spesso indicati come ‘non sospendibili’. Da un punto di vista scientifico, “nutrizione e idratazione artificiali sono trattamenti medici che sono destinati a pazienti che non possono alimentarsi per la via naturale – ribadisce il presidente Maurizio Muscaritoli – E come ogni trattamento medico che abbia indicazioni e controindicazioni questi devono essere concordati con il paziente ed utilizzati in maniera appropriata alle sue condizioni cliniche. Il loro impiego non appropriato, o, all’opposto la loro ingiustificata sospensione dovrebbero essere considerati contrari all’etica medica ed alla buona pratica clinica”. Si tratta di qualcosa di assolutamente differente dall’eutanasia in senso etico: “l’accanimento terapeutico si manifesta nel somministrare cure sproporzionate al beneficio che il paziente ne può trarre, in relazione alla sua oggettiva condizione clinica. Sospendere i trattamenti medici quando questi non possono più sortire i loro effetti positivi, anche quando questi sono somministrati attraverso le “macchine a cui il paziente è attaccato” non significa quindi mortificare la vita, ma accettare che la morte possa arrivare, come sottolinea Papa Francesco, richiamando all’umiltà di un concetto di altissimo significato etico e morale”.

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“Possibile svolta epocale per il tema del ‘Fine Vita’ in Italia”

Posted by fidest press agency su giovedì, 4 maggio 2017

tribunale-milanoDichiarazione di Filomena Gallo, segretario Associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica:“Restiamo in attesa di poter leggere le motivazioni complete formulate dai pm Tiziana Siciliano e Sara Arduini nella richiesta di archiviazione e della decisione del GIP. Se però le indagini nei confronti di Marco Cappato portassero a una archiviazione con le motivazioni che abbiamo potuto leggere dalle notizie stampa, allora potremmo dire che l’azione di disobbedienza civile di Cappato rappresenta un precedente fondamentale. La Procura entra infatti nel merito del concetto di vita dignitosa e di principi costituzionali e internazionali che sono anche fonte principale. Ciò significa che Cappato, con la sua azione, ha aperto le porte non tanto e non solo alla possibilità di aiutare le persone affette da malattie irreversibili a interrompere le proprie sofferenze insopportabili in Svizzera, ma a farlo in Italia. È questo l’obiettivo per il quale ci battiamo da sempre.” Non la pensa allo stesso modo l’on.le Raffaele Calabrò di Alternativa popolare e relatore di minoranza sulla legge sulle Dat, appena approvata dalla Camera dei Deputati e ora all’esame del Senato, che dichiara: “E’ a dir poco aberrante che i pm milanesi, nella richiesta di archiviazione per Marco Cappato, liquidino il suicidio assistito come ‘agevolazione dell’esercizio del diritto alla dignità’. C’è qualcosa che inizia seriamente a scricchiolare se si arriva a considerare il suicidio assistito come gesto nobile. Abbiamo fiducia che il gip respinga la richiesta dei magistrati, tenendo in considerazione che è in dirittura d’arrivo una legge che vieta espressamente il suicidio assistito; che si fermi sul nascere l’errore o meglio l’orrore di far prevalere il diritto all’autodeterminazione, anche andando contro il codice penale e uno stato di diritto che non può essere ridotto a sommatoria di desideri individuali”.

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I problemi del fine vita

Posted by fidest press agency su martedì, 7 febbraio 2017

Roma Venerdì 10 Febbraio 2017, ore 15:00 Dipartimento di Scienze Politiche, Sala del Consiglio IV pianoVia G. Chiabrera 199 si svolgerà la presentazione del libro I problemi del fine vita di Donato Carusi – Tentativi di legiferazione in materia di testamento biologico. Dopo i saluti del direttore del Dipartimento, prof. Francesco Guida e del prof. Vincenzo Cuffaro, ne discuteranno i professori Renato Clarizia, Riccardo Gualdo e Demetrio Neri. Presiede e conclude il prof. Lorenzo D’Avack. Sarà presente l’autore.

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A proposito del tema oggi ricorrente sul “fine vita”

Posted by fidest press agency su sabato, 4 febbraio 2017

Scrive al riguardo Giuseppe Bianchi: “Mi trovo in conflitto di interesse rispetto ad un tema di cui si sta occupando il legislatore in questi giorni: il fine vita. Per i giovani si tratta di un tema rientrante nella più generica strategia rivendicativa dei diritti perché alla loro età ci si crede immortali. Per gli anziani, categoria a cui appartengo, si tratta invece di un appuntamento più o meno vicino rispetto al quale nasce una domanda: lo Stato è legittimato ad entrare in questa sfida ultima tra la vita e la morte, nelle vesti di una maggioranza parlamentare spesso creata da occasionali minoranze intransigenti? E’ contenuta nella delega da noi concessa alla politica la determinazione del confine tra libertà e diritto, tra norme morali e norme positive, in questa delicata materia violando l’ultimo santuario inaccessibile che il Signore ha accolto, cioè quella libertà cristiana del malato e della sua stretta comunità familiare, del medico di fiducia di agire senza coscienza e non sulla base di regole fissate dallo Stato? Non c’è un senso del limite della legge nella sfera dei diritti individuali? Se la legge interviene su questioni avente rilevanza etica non c’è il rischio di una neo riconfigurazione di uno “Stato etico”. La democrazia si basa sul governo della legge ma tramite la legge non si può governare tutto perché non tutto è politica. Ruolo della legge può essere limitato ad affermazioni di principio, come la previsione del testamento biologico, ma non quello di proceduralizzare il passaggio dalla vita alla morte. C’è poi il problema della scienza che ha creato una zona grigia in cui si può essere contemporaneamente morti e vivi in virtù di strutture artificiali extra biologiche. La scienza mette a disposizione soluzioni ma non offre principi etici di applicazione. Non ricordo chi ha detto che da tutta la scienza non è estraibile un grammo di morale. L’enigma della vita e della morte resta vivo, così come quello di Dio, nonostante l’impegno della religione, della filosofia, della scienza. L’uomo moderno, come l’uomo antico, si trova egualmente disarmato di fronte a questo appuntamento ultimo. Se l’attimo della morte appartiene ancora alla vita, nessun potere esterno può sottrarlo alla libertà ed alla responsabilità di chi è chiamato a gestire questo passaggio, perché il rispetto della dignità umana è valore assoluto più importante della durata dell’esistenza umana”.

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Legge sul fine vita

Posted by fidest press agency su giovedì, 14 luglio 2011

«Esprimo la mia piena soddisfazione per l’approvazione di questa legge» commenta così Carlo Casini, presidente del Movimento per la vita l’approvazione della Camera della legge sul FineVita. «Avrei preferito che quello di oggi fosse stato l’atto definitivo e l’iter della legge fosse già concluso senza che si dovesse tornare all’esame del Senato. La conclusione in seconda lettura avrebbe infatti impedito il rischio che l’iter non si concluda affatto in caso di eventi che si fanno probabili, come ad esempio le elezioni anticipate, ma anche di tentazioni di insabbiamento «Nonostante questo sono soddisfatto soprattutto del modo con cui si è arrivati all’approvazione. La trasversalità resa ancora più evidente dal voto segreto che ha caratterizzato i lavori della Camera, ricorda i tempi che videro l’approvazione della legge 40 sulla fecondazione artificiale. E’ doveroso infatti registrare la compattezza della maggioranza di governo a cui si è aggiunta la solidarietà dell’Udc e lo sgretolamento della sinistra. Una trasversalità che è presagio di un futuro in cui su temi fondamentali si potrà costruire una politica nuova e diversa».

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La comunità familiare e le scelte di fine vita

Posted by fidest press agency su mercoledì, 24 febbraio 2010

(Di Luisa Santolini Cantagalli 2010 263 pagine 13,00 euro) La Fondazione Sublacense Vita e Famiglia la scorsa estate, durante lo svolgimento di uno dei Laboratori che promuove dal 2005, ha affrontato con coraggio uno dei temi che maggiormente scuote il nostro tempo: le scelte di fine vita. Dopo i drammatici casi di Eluana Englaro e di Piergiorgio Welby, in Italia si è scatenato il dibattito legato al tema del testamento biologico e alle delicate questioni di fine vita. Questo volume è l’esito di una dinamica “tavola rotonda” svoltasi durante il Laboratorio e che ha visto “commensali” non solo medici e scienziati, ma anche giuristi e accademici. Diversi i punti di vista emersi da ognuno di questi studiosi che, ora con estremo rigore scientifico, ora con lucido criterio giuridico, hanno esaminato i punti cardine della questione. Seppur nella diversità delle posizioni, gli interventi raccolti nel volume contribuiscono a far luce su una tematica di grande attualità, che nasconde ancora molte zone d’ombra.

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Legge sul fine vita

Posted by fidest press agency su venerdì, 15 gennaio 2010

«Non possiamo che essere lieti per il ritiro dei 2400 emendamenti radicali alla legge sul fine vita» commenta Carlo Casini, presidente del Movimento per la vita. «Questo gesto rende più facile la rapida approvazione di una legge che, all’indomani della morte di Eluana, era stata promessa entro tre giorni. Ora possiamo ragionevolmente sperare che almeno venga approvata ad un anno da quella drammatica morte (9 febbraio). «Quello che è certo, però, è che la legge non può diventare merce di scambio in inciuci politici mirati a non disturbare il manovratore durante la campagna elettorale: la legge deve e può essere approvata prima delle prossime elezioni Regionali.  «In un elaborato documento inviato a tutti parlamentari abbiamo sostenuto la tesi che il testo già approvato dal Senato deve essere adottato anche alla Camera senza nessuna correzione. Infatti anche fra tutti gli emendamenti che restano, che sono comunque numerosi, è possibile distinguere quelli che si oppongono radicalmente alla logica seguita dal Senato che afferma la indisponibilità della vita umana e quelli che invece si limitano a modifiche di carattere puramente formale. I primi sono da respingere senza esitazione, i secondi rischiano invece di essere utili solo a chi la legge la vorrebbe rinviare il più possibile. «Anche nelle elezioni regionali il tema del diritto alla vita deve essere preso in considerazione dagli elettori» conclude Casini. «E’ questa una ragione in più per chiedere la immediata conclusione del dibattito parlamentare sul Fine vita affinché tutti sappiano qual è la reale posizione dei partiti sul valore della vita nei momenti di estrema fragilità».

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Legge sul “fine vita”

Posted by fidest press agency su giovedì, 17 dicembre 2009

Dura presa di posizione degli infermieri italiani contro la legge sul “fine vita”, attualmente in discussione alla Camera dei Deputati dopo l’approvazione del Senato: secondo la Federazione Nazionale Ipasvi, il testo attuale della legge è in netto contrasto con le indicazioni del nuovo Codice Deontologico degli infermieri,  approvato di recente, specie per quanto riguarda il rispetto delle volontà dell’assistito, lasciando di fatto al medico qualsiasi decisione.  Sotto accusa, da parte degli infermieri, anche la scelta della Camera di non ascoltare con un’audizione alcun rappresentante della professione che più di tutte le altre è ogni giorno vicina ai pazienti nelle fasi terminali della vita.  Gli infermieri chiedono che, se la legge dovesse rimanere nella formulazione attuale, sia almeno inserita la possibilità di esercitare l’obiezione di coscienza per scelte ritenute contrarie alla propria deontologia.

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legge sul “fine vita”

Posted by fidest press agency su domenica, 13 dicembre 2009

Roma 16 dicembre 2009 alle ore 11.00, presso la Federazione Nazionale Collegi Ipasvi, in via Depretis 70 si terrà una conferenza stampa. Tema dell’incontro è la discussione sulla legge sul “fine vita” già approvata al Senato e che ora è all’esame della Camera dei deputati. Numerose le questioni cruciali sulle quali l’Aula di Montecitorio dovrà esprimersi: la nutrizione in stato di incoscienza, il rispetto delle volontà dell’assistito, l’accanimento terapeutico. Gli Infermieri, che da sempre accompagnano l’assistito nell’evoluzione terminale, dicono la loro su questa delicata tematica.

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Prolusione Bagnasco sul fine vita

Posted by fidest press agency su martedì, 24 marzo 2009

Il Forum delle associazioni familiari ringrazia il cardinal Bagnasco che, nella sua odierna prolusione al Consiglio permanente della Cei, ha voluto ricordare l’iniziativa lanciata dal Forum assieme a Scienza&vita e Retinopera a proposito della Fine vita. «Come sottolinea il presidente dei vescovi italiani» commenta Giovanni Giacobbe, presidente del Forum «tocca “alla società civile mobilitarsi per acquisire in prima persona una coscienza più matura della posta in gioco in termini antropologici e culturali”. E’ proprio questo l’obbiettivo dell’iniziativa Liberi per vivere che nei prossimi mesi caratterizzerà l’attività delle nostre associazioni. Vogliamo che la morte di Eluana Englaro non sia stata inutile e che l’ondata di commozione e di sensibilizzazione che ha attraversato la pubblica opinione non vada persa. «Aver ridotto ai suoi termini estremi il concetto di eutanasia ha costretto la società e le istituzioni a prendere coscienza, sia pure in ritardo, della necessità di porre dei paletti anche legislativi alla deriva eutanasica. «Confidiamo che il portare la riflessione sulla fase finale della vita in tutte le parrocchie ed all’interno di associazioni e movimenti ecclesiali valga a ricreare la grande comunità di intenti che è stata del referendum sulla legge 40 e del Family Day e che questo faccia giungere fino in Parlamento la volontà ed il comune sentire di tanta parte della società civile».

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