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Firenze Moschea: Ancora il clericalismo?

Posted by fidest press agency su venerdì, 22 dicembre 2017

firenze

Firenze. La questione della costruzione di una mosche musulmana a Firenze e’ arrivata ad un livello pericoloso per la libertà di tutti, credenti e non credenti: la clericalizzazione. Certo, siamo abituati a doverci confrontare, sulle questioni del clero, in termini di commistione, privilegi, favoritismi, etc… del resto, lo dice anche la nostra Costituzione all’articolo 7, dove, in contraddizione con altri articoli che propugnano la libertà di religione, si da’ il canale privilegiato alla confessione cattolica romana. Esiste, quindi, una sorta di DNA del confronto e delle decisioni civiche che ci induce a considerare doveroso e legittimo l’intervento dello Stato nella sfera del religioso e, ovviamente -ius primae noctis-, il contrario. E questo accade quando, da una parte, il Sindaco di Firenze dice e decide la sua su dove e come edificare la moschea musulmana, mentre dall’altra, il cosiddetto imam di Firenze pretende e fa istanza al pubblico per la costruzione degli edifici del suo culto. La situazione, per chi non ha ben seguito. Sindaco di Firenze dice che da’ un’ex-caserma per la moschea; imam fa il sostenuto e dice che potrebbe andare bene; Sindaco di Firenze viene bloccato da capo del governo nazionale che gli dice che quella caserma e’ normativamente non concedibile; Sindaco incassa e continua a cercare; imam aspetta; Sindaco trova terreno edificabile di proprieta’ della curia cattolica, intercede e dice che e’ vendibile; imam fa notare che e’ in territorio di Comune Sesto fiorentino e che andrebbe bene solo per quel Comune, restando irrisolto il problema Firenze; Sindaco dice: io sono anche il Sindaco della citta’ metropolitana e ti dico che quel luogo va bene per tutta l’area; imam dice che non se ne parla. Questo ping pong mentre i fedeli musulmani continuano a pregare per strada, trasformando un quartiere del centro cittadino, dove ha anche sede una minuscola moschea, in un bivacco pericoloso per tutti (i pazzi non sono solo i musulmani fanatici che ammazzano inermi civili in giro per il mondo, ma anche i cristiani intolleranti… e poi ci sono anche i comuni residenti dei quartieri e le attivita’ economiche di quelle zone, le principali vittime del ping pong). Aspettiamo la prossima puntata.
Sta accedendo qualcosa che ci porta in un vicolo buio, dove ci aspettano dei bravi per bastonarci coi colpi dell’intolleranza, della commistione, della violenza istituzionale. Il clericalismo. Praticato da entrambi i soggetti in gioco. Il Comune di Firenze che vuole decidere il bello e cattivo tempo per gli spazi dei musulmani, l’imam di questi ultimi che aspetta la benevolenza del potere pubblico (per tanti motivi, non ultimi quelli economici e politici). In mezzo: la nostra vita di tutti i giorni, violentata. Certo, la pratica della religione musulmana e’ un fenomeno piu’ ampio di quella, per esempio, induista… ma perche’ questi ultimi devono fare da se’ per trovarsi i propri spazi e i musulmani no? Non e’ forse da questo metodo che nasce il clericalismo di chi concede e di chi pretende? Certo, in Italia siamo maestri di clericalismo ma, mentre crediamo sia opportuno combattere quello imperante della chiesa cattolica romana, perche’ dobbiamo far si’ che tutto quello che ha a che fare con una religione debba essere trattato in modo clericale: senza distinzione delle reciproche liberta’ d’azione e di pensiero. Noi crediamo che il nodo del problema sia tutto qui. Ognuno si faccia la mosche che vuole, anche chiedendo che gli vengano venduti o affittati degli spazi pubblici, ma non aspetti che sia l’istituzione a trovargliela; mentre quest’ultima non si impegni a trovarla, ma applichi la legge come fa con tutti. Oppure -abbiamo capito male?- il Comune vuole decidere per i musulmani come e’ abituato a fare per i cattolici romani (coi quali c’e’ piu’ di una commistione, ma una sorta di tutt’uno), si’ che i primi si abituino cosi’ come i secondi?
Per rispetto verso la civiltà giuridica, umana, politica ed economica, non smetteremo mai nel perorare l’abolizione del Concordato tra Stato e Chiesa cattolica e dell’art.7 della Costituzione (Vincenzo Donvito, presidente Aduc)

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Carabinieri: stupro di Firenze, violata consegna e peculato

Posted by fidest press agency su domenica, 3 dicembre 2017

firenzeLa Procura militare della Repubblica presso il Tribunale militare di Roma ha concluso le indagini a carico dell’Appuntato Scelto dei Carabinieri Marco CAMUFFO e del Carabiniere Scelto Pietro COSTA. Lo rivela GrNet.it, il sito web su Sicurezza e Difesa, che specifica nel dettaglio i capi di imputazione. In particolare i due militari sono accusati di:
CONCORSO IN VIOLATA CONSEGNA CONTINUATA E PLURIAGGRAVATA perché, Appuntato Scelto (il CAMUFFO) e Carabiniere Scelto (il COSTA) dell’Arma dei Carabinieri, entrambi effettivi al Nucleo Radiomobile Carabinieri in Firenze, con più condotte esecutive di un medesimo disegno criminoso tenute in data 7.9.2017, allorchè si trovavano comandati di servizio di pattuglia automontata in Firenze con turnazione h. 00.45 / 06.45 giusta o.d.s. nr. 48-9-2017, essendo intervenuti – su disposizione della Centrale Operativa del Comando Provinciale – presso una discoteca della città, sita in Piazzale Michelangelo, al termine dell’intervento stesso, alle ore 02.50 circa, senza autorizzazione alcuna, in assenza di ragioni di servizio e senza comunicare alcunchè alla Centrale Operativa facevano accedere nell’autoradio FIAT BRAVO tg. CC DD 190 due persone civili non legittimate e le trasportavano dalla discoteca stessa sino all’abitazione delle medesime, …, per poi sostare all’interno di privato edificio – in assenza di esigenze di servizio, e per fini meramente privati – per circa mezz’ora, lasciando l’autovettura incustodita sulla pubblica via con all’interno le armi lunghe: con la predetta condotta, posta in essere in concorso tra loro, violavano le consegne avute e contenute nel pertinente o.d.s., allorchè modificavano arbitrariamente il previsto itinerario, si portavano in settore di competenza di altra Forza di Polizia e omettevano di riportare nello stesso o.d.s. la modifica in parola e l’accompagnamento delle due civili; violavano altresì le disposizioni disciplinanti le modalità di svolgimento dei servizi esterni automontati, laddove le stesse prevedono che ‘…i militari di pattuglia …percorrono l’itinerario loro fissato prestando la massima attenzione su tutto quanto possa interessare la pubblica sicurezza e la protezione che devono accordare ai cittadini’, che l’autovettura sia parcheggiata ‘senza armi a bordo, in posizione defilata, dopo aver avvisato la Centrale Operativa’, che le uniche categorie di soggetti per i quali è possibile il trasporto a bordo dell’autovetture di servizio siano quelle in condizione di restrizione della libertà personale o per le quali sia necessario un accompagnamento presso un comando Arma per accertamenti più approfonditi, che ‘è tassativamente vietato lasciare le armi individuali o di Reparto non custodite a bordo di automotoveicoli’ e che ‘il capo-equipaggio o capo-pattuglia …in pattugliamento: cura la continuità dei collegamenti e l’ascolto dei messaggi e degli interventi della Centrale Operativa …si pone costantemente in condizione di eseguire le disposizioni impartite dalla Centrale Operativa; …il militare autista… in pattugliamento: in caso di allontanamento del capo-pattuglia o capo-equipaggio, non abbandona il mezzo assicurando il collegamento radio con la Centrale Operativa …durante le soste, deve: assicurare in ogni istante …la vigilanza del mezzo e dei materiali in dotazione’. Con le aggravanti del grado rivestito, dell’essere il fatto commesso nel corso di un servizio armato ed in circostanze di luogo per cui potesse verificarsi pubblico scandalo, nonchè – limitatamente alla persona del CAMUFFO – dell’essere investito del comando dell’equipaggio e concorso nel reato con militare inferiore in grado”.
I due militari, inoltre, in concorso tra loro si appropriavano della stessa e del relativo, occorrendo carburante, effettuando il tragitto da Piazzale Michelangelo e Borgo Santi Apostoli per fini diversi da quelli istituzionali e comunque non consentiti. Con le aggravanti del grado rivestito e – limitatamente alla persona del CAMUFFO – dell’essere investito del comando dell’equipaggio e concorso nel reato con militare inferiore in grado”.Oltre al procedimento penale avviato nei confronti dei due Carabinieri dalla Procura presso il Tribunale di Firenze, quindi, i due militari – difesi dagli avvocati Gianfranco Ceoletta, Cristina Minichini e Giorgio Carta – dovranno quindi essere giudicati anche dalla giustizia militare. (GRNET.IT)

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Leopoldo de’ Medici principe dei collezionisti

Posted by fidest press agency su lunedì, 6 novembre 2017

palazzo pittiFirenze 7 novembre 2017 – 28 gennaio 2018 Tesoro dei Granduchi, Palazzo Pitti, Enciclopedica figura di erudito, divenuto cardinale all’età di cinquant’anni, Leopoldo de’ Medici (Firenze, 1617 – 1675), figlio del granduca Cosimo II e dell’arciduchessa Maria Maddalena d’Austria, spicca nel panorama del collezionismo europeo per la vastità dei suoi interessi e la varietà delle opere raccolte. Servendosi di abilissimi agenti, mercanti e segretari italiani e stranieri, radunò, nel corso della sua vita, esemplari eccellenti e raffinati nei più diversi ambiti: sculture antiche e moderne, monete, medaglie, cammei, dipinti, disegni e incisioni, avori, oggetti preziosi e in pietre dure, ritratti di piccolo e grande formato, libri, strumenti scientifici e rarità naturali. Uomo scrupoloso e di indole riflessiva lasciò traccia delle sue predilezioni nella ricchissima corrispondenza intrattenuta con gli agenti, edita di recente e nota alla critica.«Uno dei più voraci collezionisti non solo nella storia di Firenze e dei Medici, ma d’Europa, il Cardinale era dominato da una passione totale per l’arte. Lo guidava negli acquisti la sua genialità visionaria, che lo portò ad esplorare – e ad accaparrarsi – interi nuovi continenti nella materia collezionistica, e a disporne con finissimo intuito museologico. Si deve a lui, ad esempio, il primo nucleo della raccolta degli autoritratti, ancor oggi unica al mondo per genere e ampiezza» (Eike D. Schmidt, Direttore delle Gallerie degli Uffizi).Alla morte del Cardinale, la maggior parte delle opere a lui appartenute entrarono nelle collezioni granducali e molte di esse furono espressamente destinate dal nipote, il granduca Cosimo III, ad abbellire la Galleria degli Uffizi: l’ingresso sistematico dell’eredità di Leopoldo nelle raccolte del principale museo della Casata toscana provocò uno dei più radicali rinnovamenti nella sua storia.
Nel quarto centenario della nascita di Leopoldo, le Gallerie degli Uffizi hanno voluto dedicare un’esposizione alla sua figura con lo scopo di presentare al pubblico esempi significativi del suo gusto nei diversi campi in cui esercitò la sua azione di conoscitore.
Sotto l’occhio vigile del Principe, presente in mostra con pitture, sculture e miniature che lo raffigurano nel trascorrere del tempo, dal poco noto quadro del castello di Konopiště di Giusto Suttermans, che lo mostra bambino, vestito alla polacca a cavallo di un destriero parato a festa, alle immagini di pittura e scultura che lo ritraggono nella sua nuova veste cardinalizia (dal 1667), si articolano le sezioni dell’esposizione, ospitata nelle prestigiose sale di rappresentanza del Tesoro dei Granduchi a Palazzo Pitti. Proprio nella reggia medicea erano custodite in origine le vastissime raccolte di Leopoldo, ospitate nel suo fastoso appartamento al secondo piano di Palazzo Pitti, allestito con gusto improntato al Barocco romano.
Dotato di una forte memoria visiva, Leopoldo riuscì a predefinire la sua collezione vedendone, già dagli anni precoci dei primi acquisti, la futura morfologia, la struttura portante, lo stile e la qualità che avrebbero assunto un’impalcatura concettuale in grado di resistere e affascinare fino ai nostri tempi. Niente fu lasciato al caso e le circostanze che videro promuovere contrattazioni anche lunghe e articolate, si attennero sempre al rigore di una precisa prassi.
Nel tempo in cui a Roma si effettuavano importanti campagne di scavo, Leopoldo grazie all’apporto dei suoi agenti e consiglieri, tra i quali Ottavio Falconieri, Leonardo Agostini, Pietro da Cortona, Gian Lorenzo Bernini, Ercole Ferrata, concluse l’acquisto di busti e sculture antichi di notevole pregio artistico, come la statua di fanciullo togato in basalto del II secolo d.C. scoperta nel 1651.
Vicino alla scuola galileiana, il Principe fu, insieme al fratello Ferdinando II, promotore dell’Accademia del Cimento (1657 – 1667), diretta espressione dell’atteggiamento sperimentalista che fiorì nella corte medicea pochi anni dopo la morte di Galileo Galilei. Nella collezione del Cardinale diversi erano gli strumenti appartenuti al grande scienziato, identificati in questa occasione nelle raccolte del Museo Galileo di Firenze. Interessato ai viaggi in terre lontane, vissuti attraverso le cronistorie letterarie, Leopoldo riunì nelle sue collezioni rarità naturali e oggetti preziosi dall’Oriente e dai paesi del Nuovo Mondo: dalle coppe con nautili lavorati in Cina agli oggetti in lacca giapponese, dalle armi indonesiane alla rarissima maschera in travertinite del IV-V secolo d.C. proveniente da Teotihuacan (Messico).
I contatti con il Nord Europa lo portarono a collezionare importanti gruppi scultorei in avorio di carattere sacro e profano, mentre la profonda religiosità che si respirava alla corte medicea lo spinse a commissionare preziosi reliquiari che, dispersi nel corso del XVIII secolo in alcune basiliche della Toscana, sono stati riuniti in occasione dell’esposizione.Se è impossibile ricreare gli ambienti dell’appartamento del Cardinale e riunire i numerosissimi dipinti della sua collezione (i risultati degli studi condotti in occasione della mostra saranno in catalogo e su supporti informatici), una scelta mirata riuscirà comunque a evocare lo sfarzo delle sue stanze dove i quadri di Tiziano, Pontormo, Botticelli, Parmigianino, Veronese, Bassano, Correggio si stagliavano sul fondo rosso delle pareti rivestite di taffetà nel fulgore delle loro cornici dorate, disegnate da artisti di chiara fama, quali Pietro da Cortona o Ciro Ferri.La volontà di lasciar memoria delle fattezze di personaggi di rilievo si manifestò nell’intento di costruire una storia dell’arte europea attraverso i ritratti dei suoi protagonisti: una stanza intera del suo appartamento era dedicata agli autoritratti dei pittori più famosi, una collezione unica al mondo ancor oggi vanto della Galleria degli Uffizi; così come la determinazione con cui perseguì una imponente raccolta di disegni, con l’aiuto dell’esperto Filippo Baldinucci, costituì il nucleo primigenio del Gabinetto Disegni e Stampe degli Uffizi.La mostra a cura, come il catalogo edito da Sillabe, di Valentina Conticelli, Riccardo Gennaioli, Maria Sframeli, è promossa dal Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo con le Gallerie degli Uffizi e Firenze Musei.

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Adrian Paci a Firenze: “Di queste luci si servirà la notte”

Posted by fidest press agency su lunedì, 6 novembre 2017

The GuardiansFirenze 11 novembre 2017 – 11 febbraio 2018 Montelupo Fiorentino – Pelago Museo Novecento e Le Murate. Progetti Arte Contemporanea Mostra promossa da Mus.e a cura di Valentina Gensini. L’acqua come metafora di movimento, flusso, ma anche possibilità di azione e reazione. Questa l’idea che Adrian Paci ha sviluppato per dare vita al progetto artistico “Di queste luci si servirà la notte”, prima personale toscana dell’artista albanese, dall’11 novembre 2017 all’11 febbraio 2018 nelle sedi fiorentine del Museo Novecento e de Le Murate. Progetti Arte Contemporanea e nei comuni di Pelago e Montelupo Fiorentino, co-produttori dell’evento. La mostra, curata da Valentina Gensini, è promossa e organizzata da Mus.e e rientra nel Progetto Riva (la cui direttrice artistica è Valentina Gensini), realizzato grazie alla partnership e al contributo del progetto Sensi Contemporanei nell’ambito dell’accordo di programma quadro tra Regione Toscana, Mibact Direzione Generale Cinema e Agenzia per la Coesione Territoriale. La mostra è stata realizzata anche grazie al contributo di Herno e Publiacqua.
The Guardians1luciTredici le opere esposte al Museo Novecento, due delle quali inedite, a cui si sommano i lavori in mostra a Le Murate. Progetti Arte Contemporanea e le video installazioni di Pelago e Montelupo Fiorentino.
“Il progetto di Adrian Paci parte da lontano – spiega Valentina Gensini, curatrice della mostra – sono due anni che lavoriamo insieme, instaurando un rapporto privilegiato con la città e con il fiume. Quest’anno Paci è tornato per produrre una performance ed un video inediti: il poetico passaggio notturno di una barca sul fiume, sinuosa come una medusa con dieci tentacoli luminescenti (particolari fibre ottiche), ha indagato l’archeologia del fiume, con il flusso che nasconde e rivela, tradisce e risignifica. Da qui parte l’installazione prodotta da Murate. Progetti Arte Contemporanea e Museo Novecento per questo progetto, al centro della mostra”. Al Museo Novecento Paci espone due opere inedite, il grande scheletro di un’imbarcazione accompagnato dalla rielaborazione video dell’azione da cui prende il nome la mostra, una performance che ha visto protagonista una piccola barca provvista di tentacoli luminosi calati nell’acqua, immersa a solcare il fiume Arno rivelando la profondità del fiume attraverso un’azione artistica ispirata alla pratica archeologica.
Accanto a questi lavori trovano spazio una selezione di opere tra video, dipinti e fotografie (tra le quali i video The guardians, The column e le opere fotografiche Back Home del 2001) che occupano gli spazi del museo e in alcuni casi vanno a dialogare con le opere della collezione permanente.
Home to goProgetti Arte Contemporanea, la mostra si sviluppa tra la sala Colonne e gli spazi dell’ex carcere duro dove si trova la scultura Home to go e il video dell’opera Rasha, accanto ai quali sono visibili i lavori pittorici e installativi di tre artisti residenti in Toscana, Davide d’Amelio, Gianni Barelli e Lori Lako, selezionati direttamente da Adrian Paci a seguito di un workshop tenuto lo scorso anno negli spazi delle Murate. Di queste luci si servirà la notte coinvolge inoltre, come luoghi satellite, i comuni di Montelupo Fiorentino dove, nella Fornace Cioni Alderighi, si trova esposta la video installazione The Encounter(2011) e Pelago, dove nell’ex Fabbrica Tappeti a San Francesco è stata collocata la video installazione One and Twenty-Four Chairs (2013).
Adrian Paci (Scutari, 1969) è tra gli artisti più noti del panorama artistico internazionale. All’interno delle sue opere (pitture, installazioni, video, fotografie) indaga la condizione umana sempre in transito e la complessità delle dinamiche sociali, politiche e culturali del nostro presente. (foto: The Guardians,Home to go, luci)

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Mostra I volti della Riforma: Lutero e Cranch nelle collezioni medicee

Posted by fidest press agency su martedì, 31 ottobre 2017

collezioni mediceeIncisioneFirenze, Galleria delle Statue e delle Pitture degli Uffizi 31 ottobre 2017 – 7 gennaio 2018. Il 31 ottobre 1517 vennero affisse alla porta della Schlosskirche di Wittemberg le Novantacinque tesi contro la prassi della vendita delle indulgenze e l’autorità del papa, evento che aprì la strada alla Riforma protestante.Per celebrare la ricorrenza del cinquecentenario, dal prossimo 31 ottobre gli Uffizi presenteranno in una mostra, allestita in Sala Detti, un prezioso nucleo di dipinti di soggetto luterano appartenenti alle collezioni medicee.Saranno esposte infatti le icone della nuova Chiesa riformata: i ritratti di Martin Lutero e di Filippo Melantone, i due teologi promotori del movimento riformatore; di Lutero, già monaco agostiniano, e della moglie Caterina von Bora, monaca cistercense; dei fratelli Federico III il Saggio e Giovanni, Elettori di Sassonia e sostenitori politici della Riforma. Tutti questi dipinti sono accomunati dall’essere usciti dalla florida bottega di Lucas Cranach il Vecchio, pittore ufficiale della nuova corrente religiosa. A questi si affianca una copia antica di un ritratto di Lutero, il dittico di Adamo ed Eva, capolavoro di Lucas Cranach, e una Madonna col Bambino e il san Giovannino, prove della padronanza del pittore nell’interpretare temi sacri sia attinenti alla nuova spiritualità riformata, sia a quella cattolica.La ricorrenza offre l’occasione di riflettere sulla particolare concentrazione di questi soggetti nelle collezioni medicee, certo dovuta in parte all’efficacia della macchina di propaganda luterana. Infatti, così come le traduzioni della Bibbia – curate personalmente da Lutero e dai suoi più stretti collaboratori, adeguandole ai diversi livelli di alfabetizzazione per una diffusione capillare – rispondevano a un’attenta politica linguistica e delle immagini, in campo prettamente artistico Lucas Cranach il Vecchio (Kronach 1472 – 1553 Weimar), amico personale di Lutero e pittore di corte dell’Elettore Palatino Federico III il Saggio, creò le opere da far circolare come manifesti della nuova ideologia. L’artista, sostenitore di Lutero e del suo programma, formulò così l’iconografia ufficiale della ritrattistica dei capi del movimento, improntandola alla massima semplicità: Lutero e Melantone, e collezioni medicee2anche della moglie del primo, Caterina von Bora, la cui effige in coppia con quella del marito attestava l’abolizione del celibato dei sacerdoti. Anche gli Elettori Palatini Federico III il Saggio e suo fratello Giovanni I il Costante furono oggetto del programma iconografico.
Cranach nel frattempo elaborava anche incisioni di immagini, a corredo dei testi sacri riformati, che in parte pubblicò lui stesso come editore. In mostra sono esposte per la prima volta tre serie di incisioni di altissima qualità, che illustrano argomenti sacri come la Passione di Cristo, gli Apostoli, i Martirii degli Apostoli, oltre ad altre stampe singole. Nel campo dell’incisione Cranach dovette misurarsi con la grandezza di Dürer, cui si ispirò creando soluzioni comunque originali: in mostra sono esposti alcuni significativi esempi di questo fruttuoso confronto fra i due maestri sul tema della penitenza di San Giovanni Crisostomo e del peccato originale. In rappresentanza della produzione di stampe allegoriche che descrivevano satiricamente i vertici ecclesiastici romani, del tutto assente dalle collezioni medicee, in mostra è presente un famoso libretto di Lutero e Melantone illustrato da Cranach (Deüttung der zwu grewlichen figuren Bapstesels zu Rom vnnd Münchkalbs zu Freyberg in Meyssen funde); un genere il cui successo prosperò per almeno un secolo e che avrebbe scatenato una reazione antagonista di pari graffiante potenza.In mostra anche i ritratti di personalità di ambito fiorentino che furono inquisite per aver manifestato il loro interesse verso le nuove teorie religiose: Pietro Carnesecchi di Domenico Puligo e Bartolomeo Panciatichi di Agnolo Bronzino. Infatti il clima circolante a Firenze negli anni Quaranta del Cinquecento, mentre i rapporti fra Cosimo I e la chiesa di Paolo III Farnese erano al massimo della tensione, era imbevuto delle nuove dottrine che si stavano propagando nei circoli intellettuali di letterati, artisti, funzionari di corte, vescovi, e nell’Accademia Fiorentina. Cosimo si spese in una difesa a oltranza di queste personalità, ma non sempre con successo, come nel caso di Carnesecchi, che fu giustiziato. Per tornare ai dipinti fiorentini di Cranach il Vecchio, risale al 1561 la prima citazione inventariale della presenza nelle collezioni medicee delle effigi dei coniugi Lutero. Gli Elettori di Sassonia provengono invece dall’eredità urbinate di Vittoria della Rovere, a riprova della diffusione dei volti della Riforma nelle corti di tutta Europa. Collocati in posizioni defilate, i ritratti di Lutero e Melantone ebbero un momento di grande visibilità nella Sala dei 5701_Durercollezioni medicee3Pittori dell’appartamento del Cardinal Leopoldo, che li separò per inserirli in ricche cornici barocche. Questi ritratti rimasero dunque parte inalterata delle collezioni nonostante l’immagine pubblica della dinastia nel corso del tempo sia stata sempre più fortemente connotata da una strettissima ortodossia cattolica.Come ricorda Eike Schmidt, direttore delle Gallerie degli Uffizi “La mostra ora alle Gallerie degli Uffizi ci offre testimonianza della grande apertura mentale dei Medici anche verso le nuove tendenze teologiche, al fine di documentare la varietà culturale dell’Europa. Ribadisce inoltre la qualità artistica quale criterio del collezionismo mediceo, come dimostrano le xilografie Lucas Cranach il Vecchio con versi della Bibbia tradotti da Lutero, che sono le più preziosi al mondo. L’esposizione è stata anche occasione per un’importante campagna di restauri, che ha incluso due straordinarie cornici seicentesche attribuite a Vittorio Crosten, pubblicate in catalogo. Tutte le incisioni di Cranach esposte sono state restaurate da Maurizio Boni e Luciano Mori, restauratori del Gabinetto dei Disegni e delle Stampe degli Uffizi”.La mostra a cura, come il catalogo edito da Giunti, di Francesca de Luca e Giovanni Maria Fara, è promossa dal Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo con le Gallerie degli Uffizi e Firenze Musei. (foto: collezioni medicee)

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Firenze: Invasione Mobike ma le strutture non ci sono e le politiche assenti…

Posted by fidest press agency su domenica, 1 ottobre 2017

piazza san marco firenzeFirenze. Grande successo delle Mobike, le bici a due soldi che si possono prendere e lasciare ovunque… come ci hanno ripetuto in continuazione i nostri amministratori in queste poche settimana dall’avvio di questo servizio. Ed è vero, solo che bisogna fare i conti con l’oste. E quest’ultimo non è un granchè, soprattutto perchè ha cercato di vendere vino mediocre come fosse un gallo docg. Il nostro oste è l’amministrazione di Palazzo Vecchio. Che ha fatto bene nel buttarsi nell’impresa di dare una possibilità di mobilità ecologica alternativa, ma, siccome la demagogia è una brutta bestia che alberga ovunque, ecco che sta accadendo il patatrack. Queste bici, letteralmente, gli utenti le lasciano ovunque, anche se gli amministratori con quel “ovunque” avevano giustamente sottinteso “dove la legge lo consente”. Ma questi amministratori non avevano considerato che l’abitudine fa l’uomo ladro. Cioè: l’abitudine a doversi arrangiare il più possibile nell’uso di una bicicletta in una città che è molto carente rispetto ad infrastrutture alla bisogna, essenzialmente parcheggi e piste. Ed ecco quindi che la demagogia della buona azione ecologica si dimostra essere deleteria. Infatti siamo invasi da queste bici arancione, invasione che è tale perche’ sono spesso dove non dovrebbero essere, creando non pochi problemi a mobilità pedonale, automobilistica, decoro, e quindi all’ordine pubblico.
Uno dei motivi conduttori dello “sdegno” per quanto sta accadendo con le Mobike, e’ che gli utenti sono maleducati e menefreghisti. E’ vero! E quindi? Crediamo che non serva, come abbiamo letto da qualche parte, che la presunta task-force della polizia urbana prometta ferro e fuoco contro i trasgressori, tanto non li prenderanno, oppure troveranno due-tre sfigati che si faranno cuccare e che diventeranno il simbolo della efficienza del Comune… proprio come e’ accaduto per la vicenda dell’ordinanza anti prostituzione. Crediamo che occorra mettere i cittadini e gli utenti in condizione di rispettare le leggi, non solo paventando la multa per i trasgressori, ma dandogli opportunita’ di farlo.
Che fare? Secondo noi, nell’immediato, occorre guardarsi allo specchio, agire di conseguenza, e agire per avere uno specchio piu’ grande. Lo specchio attuale e’ che non ci sono infrastrutture sufficienti per accogliere questa mobilita’ a pedali, quindi e’ dannoso aumentare il numero di bici a disposizione. E da subito occorre moltiplicare i parcheggi (costi bassi per questa operazione) e metter mano ad altrettanta moltiplicazione delle piste ciclabili (costi piu’ alti, ma con ampia disponibilita’ da fonti comunitarie, che dovrebbero essere impegnate non -come avviene attualmente- per dirsi addosso quanto è bella la nostra città e la nostra Toscana, ma per dare risposte pratiche a questa fondamentale opzione di mobilità). (Vincenzo Donvito, presidente Aduc)

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Prostituzione a Firenze

Posted by fidest press agency su mercoledì, 20 settembre 2017

firenzeFirenze. Dopo il primo giorno di applicazione della nuova ordinanza del Comune di Firenze -cosiddetta contro la tratta degli esseri umani – se ne raccolgono i primi frutti. Un tizio di Siena cuccato mentre consumava in macchina il servizio acquistato. Punto. E basta. E questo mentre le persone che si prostituivano erano sempre in strada, dopo aver dato fiato ad esercizi di narrazione para-romanzata da parte dei media, e col costo di una mini-mobilitazione (pare cinque pattuglie) dei tutori dell’ordine. E allora? Allora, niente! Nei prossimi giorni sara’ cosi’ e anche meno. Forse cuccheranno due o tre puttanieri, ma niente di particolare. Il fenomeno della prostituzione per strada continuera’ in modo indisturbato. Perche’ i problemi (e la prostituzione per strada e’ un problema, sanitario e di ordine pubblico) dovrebbero essere affrontati per risolverli, non per dare immagine ad uso e consumo dei desideri e delle esigenze di chi ci governa. Che sembra proprio quello che e’ accaduto e che continuera’ ad accadere.
Certo, un Sindaco non può legalizzare la contrattazione delle prestazioni sessuali, spetta al legislatore nazionale. Ma potrebbe ridurre il danno. Per esempio: mettendo zone specifiche a disposizione. Non ci sarebbe da aspettarsi la migrazione in massa dei venditori di sesso in queste zone (le posizioni urbane e geografiche giocano un ruolo non secondario anche in questo mercato di domanda e offerta), ma lavorandoci con sistematicità e continuità, qualche risultato si dovrebbe ottenere. Certo, se si dice -come fa l’ordinanza del Comune di Firenze- che non si puo’ comprare sesso per strada, andando contro logiche e abitudini di quasi tutti gli esseri umani e dei loro desideri, ci si predispone solo al fallimento di ogni iniziativa. Queste zone potrebbero essere foriere di provvedimenti contro l’amministrazione che le istituisce? Probabile, con lo stesso livello di probabilita’ che un qualunque ricorso al Tribunale Amministrativo regionale (TAR) mandi in soffitta l’ordinanza entrata in vigore ieri 16 settembre. Quindi, se volessimo essere onesti con noi stessi, coi cittadini e col futuro di entrambi, tanto varrebbe fare qualcosa che potesse servire a questo futuro. E non usare il meccanismo ordinanza come fosse un preservativo che si butta dopo l’uso e si fa mente locale e pratica del vantaggio che si e’ avuto nell’usarlo. Difficile? Non crediamo, basta volerlo. E soprattutto, come purtroppo è e sarà il risultato dell’attuale ordinanza, bisognerebbe muoversi non solo per costruirsi un’immagine (a chi piace questo tipo di immagine) a spese della pubblica collettività. (Vincenzo Donvito, presidente Aduc)

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Nancy Pelosi visita la Galleria degli Uffizi

Posted by fidest press agency su domenica, 6 agosto 2017

nancy pelosinancy pelosi1Firenze. Nancy Pelosi, Leader della Minoranza della Camera dei rappresentanti degli Stati Uniti, in vacanza con la sua famiglia in Italia, è stata accompagnata ieri pomeriggio dal Direttore Eike Schmidt nella Galleria degli Uffizi. La deputata italo-americana ha espressamente chiesto di poter visitare la Galleria ed è stata accolta dal Direttore che l’ha voluta seguire personalmente nella visita.Durante la visita Nancy Pelosi ha manifestato grande ammirazione davanti ai capolavori custoditi nella Galleria. Stesso entusiasmo e interesse anche da parte dei suoi nipoti che hanno fatto molte domande al Direttore. Nella foto ufficiale è presente anche il Console Generale degli Stati Uniti a Firenze, Benjamin V. Wohlauer)

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La notte dei ponti di Firenze

Posted by fidest press agency su martedì, 1 agosto 2017

notte dei ponti1notte dei ponti2Firenze 4 agosto 2017 alle ore 21.15 Cortile di Palazzo Pitti, ingresso gratuito.Le Gallerie degli Uffizi celebrano anche quest’anno la “notte della memoria”, in ricordo di quella terribile tra il 3 e 4 agosto del 1944, che vide Firenze trasformata in teatro di paura e distruzione da parte delle truppe tedesche in ritirata. Queste, per rallentare l’avanzata degli Alleati che stavano risalendo la penisola, decisero infatti di minare e distruggere tutte le vie di comunicazione dietro di loro e tra queste tutti i ponti della città, ad eccezione di Ponte Vecchio.
Per i fiorentini questo fu forse il momento più dolorosamente emblematico della Guerra, perché dovettero assistere impotenti alla distruzione dei ponti della città e dei quartieri medievali vicino a Ponte Vecchio – in particolare via Por Santa Maria – delle torri antiche e delle botteghe: si colpiva al cuore la loro città, si annientò la vita nei quartieri che vennero rasi al suolo. Venne minato il ponte di Santa Trinita, ideato da Michelangelo e poi realizzato da Bartolomeo Ammannati per ordine di Cosimo I de’ Medici cancellandone in una serie di esplosioni la straordinaria armonia architettonica: fu un’azione simbolicamente criminale che riuscì nell’intento di deprimere la popolazione, creando sgomento e aprendo una ferita indelebile. E poi le case: ma almeno, in quella notte d’agosto i fiorentini d’oltrarno sfollati dalle loro abitazioni ridotte a macerie poterono rifugiarsi a Palazzo Pitti e a Boboli, spazio sicuro e protetto. Vennero allestiti letti e pasti di fortuna, e gli sventurati trovarono temporaneo conforto tra le mura austere e poderose del Palazzo, che nel frattempo aveva aperto le porte per tutti i senza tetto. La rappresentazione di quest’anno vuole evocare le presenze di quella notte, risvegliarne le immagini e le voci. Il racconto rivive non solo attraverso le immagini – fotografiche e cinematografiche – realizzate in quel momento per documentare lo scempio della città e il dramma di tanti fiorentini, ma anche attraverso le parole di chi c’era, e ci ha lasciato materia per ricordare.
La Compagnia delle Seggiole interpreterà (per la cura di Sabrina Tinalli con Fabio Baronti, Luca Marras e la stessa Sabrina Tinalliu) testi di Anna Banti, Nello Baroni e Giulio Bencini, intellettuali e artisti che hanno lasciato un ricordo toccante di quelle ore. Insieme a frammenti del War Requiem di Benjamin Britten – realizzato per celebrare la ricostruzione della cattedrale gotica di Coventry rasa al suolo durante la seconda Guerra Mondiale – la voce di quei testimoni si alzerà di nuovo nel cortile di Palazzo Pitti, per risvegliare in tutti noi la memoria di quei fatti. La distruzione dei ponti fiorentini e dei quartieri vicini, episodio parziale nella tragedia immane della seconda Guerra Mondiale, assume però valore simbolico universale.
notte dei pontinotte dei ponti3A seguire avrà luogo la proiezione del documentario Dov’era e com’era. La ricostruzione del Ponte a Santa Trinita di Firenze di Riccardo Gizdulich, versione a cura della Soprintendenza Archivistica e Bibliografica della Toscana. Il documentario illustra l’impegno e l’entusiasmo profuso dall’architetto e dai fiorentini nella ricostruzione del Ponte di Santa Trinita, come a voler cancellare il grave colpo inferto alla città. Come ricorda il Direttore delle Gallerie degli Uffizi Eike D. Schmidt, «(…) le ricostruzioni hanno quasi cicatrizzato le ferite inferte alla città, ma quello che non si può risarcire, quello che rimane irreparabile, è il sacrificio di tante vite umane. E dunque diventa urgente, proprio ora – quando in molte parti d’Europa risorge l’ideologia nazifascista e si registra una crescita di delitti xenofobi e antisemiti – conservare e rinnovare il ricordo degli inenarrabili abomini del nazismo.
In questo periodo critico, in cui ci troviamo ad accogliere profughi che scappano da paesi in guerra e migranti in cerca di asilo e sopravvivenza, va ricordato con più forza il ruolo di Palazzo Pitti, quando divenne rifugio per le famiglie che persero la casa nella notte tra il 3 e il 4 agosto 1944. Rimanga viva la memoria di quella notte: come testimonianza della lotta dei fiorentini per i diritti umani, e come impegno di tutti noi contro il ripetersi del crimine.» Per queste ragioni il cortile di Palazzo Pitti sarà aperto alla città, affinché tutti possano assistere gratuitamente allo spettacolo. Il palazzo sarà di nuovo un simbolo di accoglienza per coloro che vorranno testimoniare il proprio impegno nel disconoscere odio e guerra. (foto: notte dei ponti)

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L’irriverente fiorentino agogna di andare in bicicletta…. ma inciampa nello bike sharing

Posted by fidest press agency su venerdì, 28 luglio 2017

firenzeFirenze. Andare in bici a Firenze. Firenze, a partire dal 1 agosto, avra’ un servizio di “bike sharing” (chissa’ perche’ devono usare l’inglese, nella patria di Dante, poi…), lanciato insieme a Milano, dove invece il servizio partira’ ad ottobre, in aggiunta a quello gia’ esistente. Belline, queste bici, color arancione, e nelle foto di presentazione ci abbiamo visto in sella persone che abitualmente sfrecciano in auto blu coi vetri oscurati: Sindaci, assessori, politici di varia tacca locale, che sicuramente non incontreremo mai in bici nelle prossime settimane, cosi’ come non li incontriamo mai nei bus cittadini. Non possiamo dimenticare che fino a non molto tempo fa, questo “bike sharing” c’era e funzionava nella capitale Roma, dove pero’ il servizio e’ sospeso perche’ hanno rubato tutte le bici, chissa’ se i fiorentini ne hanno fatto tesoro. Un’impresa. Piste ciclabili poche e precarie e che spesso finiscono nel nulla con cartelli tipo “pista interrotta”, e il ciclista “e mo’, dove vado?”, per non doversi mangiare la bici c’e’ solo la possibilita’ di proseguire rischiando la vita in mezzo ad un traffico e a strade nemiche dei ciclisti o -molto piu’ frequente- violare tutti i crismi della logica e del codice della strada. E aggiungiamo la condizione del manto stradale che e’ il contrario di quello che ci vorrebbe per le bici, a meno che -ovviamente- non si vada con una mountain bike. Il comune mortale ciclista (o aspirante tale) che incarniamo si domanda: ma a che servono queste bici se il loro uso comporta pericoli, difficolta’ per la mancanza di infrastrutture? Bella domanda! Ma niente di nuovo, e’ la logica del nostro sistema di infrastrutture stradali. Pensate: costruiscono macchine, e pretendono di convincerci a comprarle, che se non vanno a 200 Km/h sono considerate “fuori mercato”… ma dove vado a 200 all’ora? Da nessuna parte, per fortuna mia e della comunita’, altrimenti sarei un pericolo pubblico per me e per gli altri; in assoluto e perche’ se andassi a 200 all’ora sulle nostre strade del sistema viario… non sarebbe come in un videogioco che -magari- ho cinque vite a disposizione. E poi queste macchine continuano a costruirle e a proporle in tutte le salse, anche se siamo intasati dal metallo e dai gas tossici di scarico (euro 5, 6, 7, 8 e via imperanti). E’ ovvio che da chi tratta la regina della mobilita’ (l’auto) in questo modo, non c’era da aspettarsi chissa’ cosa per il parente povero di sesto grado (la bicicletta). Ma… fa tanto figo per i nostri amministratori, farsi vedere dediti alla promozione di questo mezzo di trasporto… se poi, invece di mezzo di trasporto, e’ concepito e sviluppato essenzialmente come mezzo di passeggiate ludiche… chi se ne frega, buttiamo tutto nel tritacarne mediatico, qualcosa dovrebbe restare. Che e’ quello che purtroppo stanno facendo, coi nostri soldi e quelli degli altri Stati europei che, come noi, li versano all’Ue. (Vincenzo Donvito, presidente Aduc)

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A Firenze, multe ai clienti di chi vende sesso per strada

Posted by fidest press agency su martedì, 20 giugno 2017

prostituzioneFirenze. Pare che l’amministrazione del Comune di Firenze, sull’onda e l’esempio di alcuni piccoli Paesi della provincia, stia per decidere di sguinzagliare le proprie forze dell’ordine, essenzialmente in borghese, per fare multe fino a 500 euro per coloro che si fermeranno per contrattare il prezzo di una prestazione sessuale. Prostitute e prostituti che stazionano alle Cascine e in via di Novoli, sono avvertite/i: non ci sara’ piu’ business in quelle zone. Per l’appunto “in quelle zone”, quindi il Comune sta consigliando di provvedere subito (l’operazione dovrebbe partire dal prossimo 1 luglio) a cambiare zona in cui vendere la propria merce. Perche’ il succo della questione, alla fine, e’ solo questo: un provvedimento inutile di per se’, visto che lo stesso turbamento dell’ordine pubblico (che e’ questa la sostanza del provvedimento) si spostera’ in altro luogo, con gli stessi problemi che aveva sollevato nelle aree che al momento
verranno “salvate”, Cascine e Novoli.
Allora, facciamo il punto. Prostituirsi non e’ reato. L’amministrazione di Firenze e’, sulla carta e per definizione di schieramento (molto ampio in materia, includendo destra e sinistra) non intenzionato ad indicare i comportamenti sessuali giusti. Il sesso continua ad essere una gioiosa e goduriosa merce da acquistare (abbiamo dei dubbi su gioia e goduria di chi vende, ma questo e’ un altro discorso…). La vendita di questa merce continua ad essere un problema, nonostante le numerose app, la gig-economy e la new-economy che ancora non vedono ufficialmente una qualche branca di Uber o Microsot o Amazon o Apple impegnata in merito per fruttare anche loro.
Cosa fa il Comune di Firenze? Sostanzialmente sposta a calci nel sedere le persone che le danno problemi di ordine pubblico. Dove le sposta? Ah, beh! Su questo il Comune non si esprime: problemi di chi vende e di chi dovra’ tenerseli davanti a negozi ed abitazioni… se poi questi problemi comunque ricadranno sui problemi di ordine pubblico della citta’… beh… si vedra’, sperando che magari il luogo di vendita vada a ricadere nel territorio di uno dei tanti Comuni metropolitani non fiorentini.
Che brutto approccio. Non solo, ma con soluzioni che aggravano di piu’ la situazione. Perche’ il venditore di questa merce respinto in questo modo, cosi’ come a suo tempo aveva scelto come mercato le Cascine e Novoli, altrettanto fara’ domani: pensando cioe’ al solo proprio interesse, pur in violazione di ordine pubblico, quiete e quant’altro, tanto l’istituzione preposta alla sua serenita’ e a quella degli abitanti, non e’ in grado di affrontare la questione per trovare una soluzione (per temporanea che sia), ma solo per impedire, mettere i bastoni fra le ruote, far pagare multe, vietare, magari anche mettere in galera… cioe’ tutto il bagaglio armamentale repressivo che spinge coloro che ne sono coinvolti sempre piu’ verso l’illegalita’, il sotterfugio, il fregare l’istituzione.
Soluzione? Viso che non e’ il Comune di Firenze che deve fare le norme per la legalizzazione di questo ambito, e visto che che e’ un ambito ibrido in cui i divieti ci sono e non ci sono (a parte coloro che confondono peccato e reato), cosi’ come gia’ avviene per altri settori (vedi mercatini per i cosiddetti extracomunitari), non ci sembra campata in aria la soluzione che, per semplificare, chiameremo “parchi del sesso”, anche alla Cascine in ore e zone precise. Perche’ no? (Vincenzo Donvito, presidente Aduc)

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Pista ciclabile Firenze-Prato? Si’, ma… Demagogia!

Posted by fidest press agency su sabato, 17 giugno 2017

firenze-arno-immaginarioFirenze. Nel corso di un incontro svoltosi martedì alla sede del Governo nazionale tra il Sindaco della Città Metropolitana Dario Nardella, ed alcuni esponenti del Governo, e’ stato fatto il punto sul Patto per Firenze e le risorse assegnate: tra queste i fondi per la superstrada ciclabile Firenze-Prato: il progetto esecutivo e’ pronto e partira’ la gara.Quindi, a breve dovremmo andare in bicicletta da Firenze a Prato senza rischiare, come oggi, di essere travolti dall’abituale traffico delle strade comunali e provinciali che si percorrono. Un progetto avveniristico che e’ in linea con il tipo di investimenti che, per il trasporto ciclabile, viene fatto in Paesi come Danimarca, Olanda e Germania, dove alcune di queste “autostrade” sono gia’ esistenti e costituiscono un punto di riferimento per il decongestionamento del traffico e l’abbattimento dell’inquinamento urbano.
Ne siamo lieti nello stesso modo in cui siamo perplessi. Solo alcuni giorni fa il Sindaco di Firenze (che e’ lo stesso della citta’ metropolitana) in una comunicazione mediatica ai suoi amministrati aveva indicato la sua politica per levare dal caos permanente del traffico e della mobilita’ la sua citta’: tram, taxi e car sharing… bici zero! (1) Un elenco in cui ha fatto il punto di quello che tutti gia’ sanno e subiscono e che, di per se’, nell’immediato dei cantieri della tramvia in corso, non apre nessuna prospettiva nuova. C’e’ da aggiungere che proprio oggi il Sindaco di Firenze ha alzato la voce per la lentezza con cui vanno avanti i cantieri, auspicando turni di lavoro ed esecuzione piu’ stringenti…. Ma sono le stesse cose che aveva detto alcuni mesi fa e che non hanno portato a niente; e siccome oltre a dirlo non ha prospettato niente di nuovo che possa intravedere una modifica dei tempi, crediamo che la cosa finisca li’.
Ma, veniamo alla “autostrada” ciclabile Firenze-Prato. Ci viene una domanda: come raggiungeranno l’imbocco i ciclisti fiorentini, e dove andranno una volta che ritornano a Firenze avendo usto questa “autostrada”? Nelle piste ciclabili oggi esistenti, ovviamente. Cioe’ nel nulla: piste interrotte senza alternative, piste che finiscono nel nulla, piste con una manutenzione che fa a gara con le strade per pericoli e disagi, piste che non esistono o che rubano spazio ai pedoni. Ci risiamo: manca una cultura e una pratica politica della mobilita’ non a motore (o ciclabile), cioe’ considerarla come, per l’appunto, mobilita’, e non un mezzo da inforcare nei giorni festivi per farsi una passeggiata. Questo, per esempio, vorrebbe dire che se la centralita’ fosse il trasporto ciclabile, sarebbe piu’ importante, nel caso fosse obbligatorio scegliere per motivi di fondi, una pista ciclabile che non una strada. E invece no. Non ci siamo! Ora si fa anche la“autostrada” da Firenze a Prato… ma chi la prendera’ se poi di casa a Firenze, non si esce in bicicletta perche’ altrimenti si rischia vita e salute ad ogni pedalata?
Nel nostro approccio razionale alla politica amministrativa, per noi questo investimento Firenze-Prato, si chiama demagogia. Lavarsi la coscienza facendo vedere a se stessi ed agli altri che si fa qualcosa di alternativo alla solita mobilita’ a gas di scarico, ma di fatto lasciando le cose come stanno e -perche’ no- usando fondi che finiranno in un nulla e che, magari, avrebbero potuto essere utilizzati per portare i ciclisti ad esser tali fin dall’uscita della propria abitazione ogni giorno, soprattutto quando si va al lavoro e/o a scuola. (Vincenzo Donvito, presidente Aduc)

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Firenze. Trasporti urbani e caos. Il Sindaco…

Posted by fidest press agency su giovedì, 15 giugno 2017

piazza san marco firenzeFirenze. Il Sindaco di Firenze, Dario Nardella, ha scritto una lettera al principale quotidiano della citta’, che ha cosi’ titolato “Cari fiorentini, vi spiego come risolvero’ il caos in citta’”. Abbiamo letto un certo ardore del nostro primo cittadino nel fare l’elenco delle cose in corso, nel difenderle e dire che sono l’alternativa al caos oggi dilagante: tramvia, taxi e car sharing. Tre direttive che dovrebbero “offrire delle alternative piu’ convenienti dal punto di vista economico, dei tempi, dell’accessibilita’, dell’ambiente e della salute”. Importanti? Certamente…. Ma…. a dispetto di quanto lui sostiene che “ci vuole una strategia di lungo respiro che vada al cuore della questione: in troppi usano il mezzo privato la citta’ non puo’ sostenere i numeri attuali”.. noi questa strategia a lungo respiro la vediamo solo in parte, ed anche limitata. Tram. Ok la cosa non puo’ che essere ottima. Abbiamo molto, ma proprio molto da ridire sull’arroganza e il metodo di gestione dei tempi e dei modi. La provvisorieta’ (i cantieri) e’ gestita coi piedi: vedi le inaugurazioni beffa (1) e la totale invivibilita’ logistica, commerciale ed economica. Un velo pietoso sui tempi: promessi lampo, con lavori ben oltre le classiche otto ore di lavoro, ma di fatto ostaggio delle ditte appaltatrici. La situazione avrebbe chiesto lavori 24 ore su 24 (come in tutte le parti del mondo), ma in questo la nostra citta’ sembra faccia ancora parte del pianeta di Stenterello. Le drammatiche conseguenze sono sotto gli occhi di tutti: mobilita’ privata e pubblica (soprattutto quest’ultima) sconvolta, al limite dell’impossibilita’ d’uso: prendere un autobus, non si sa quando si parte, quando si arriva e dove si arriva, ammesso che si e’ riusciti a trovarlo dove si crede che possa essere.
Taxi. Non ci sembra chissa’ quale rivoluzione si’ da inserire nei tre petali del fiore all’occhiello di cui si e’ cinto il Sindaco. Taxi timidi con solo 70 licenze in piu’, il cui numero, rispetto alle esigenze, ogni volta che il Sindaco lo ricorda, ci sembra roba da paese di Lilliput. E le tariffe proibitive? Sembra che uno dei problemi principali dell’uso di questo mezzo, non esista per il Sindaco (che poi se la deve vedere con Uber e le sue illegalita’ tollerate). Car sharing. Le 600 vetture del car sharing che il Sindaco ricorda che ci sono, ci sembrano problematiche. Buona l’idea, ma da reputarla uno dei petali del fiore, una risposta strategica per il solo fatto che di per se’ vengono valutati come servizi alternativi, ci sembra sbagliato e demagogico. Alternativa al mezzo privato, il car sharing lo e’, ma in piccolissima parte. E’ come combattere il cancro con il cancro. Perche’, fino a prova contraria, le auto, a nolo o meno che siano, fanno code, hanno bisogno di parcheggi e consumano energia inquinante (tranne le piccole eccezioni di quelle elettriche). Non ce ne voglia il Sindaco, ma abbiamo l’impressione che questa del car sharing sia solo una trovata demagogica che, in virtu’ delle parole in lingua inglese e dei presunti benefici della new-economy (tutti da dimostrare, nello specifico e non solo), si crede che possa incantare utenti che il Sindaco sembra considerare solo come pubblico. E finiamo col grande assente: la bicicletta. Siamo fissati? Si’, come i Sindaci di Parigi, Londra, Berlino, Copenaghen, Amsterdam e via cosi’ (2), che hanno fatto della mobilita’ ciclabile il principale strumento ed obiettivo della loro vivibilita’ urbana. Sulle piste ciclabili fiorentine stendiamo un velo pietoso: concepite e realizzate piu’ per essere usate da chi si fa la passeggiata festiva, sono un incubo per assenza, manutenzione e presenza. Famose quelle che finiscono nel nulla o in mezzo al traffico. Piste praticamente inesistenti e che, di conseguenza, favoriscono l’indisciplina dei ciclisti, lo scarso uso di questo mezzo che non si sa quasi mai dove parcheggiare, se non invadendo marciapiedi, etc. Insomma, sono rilievi e critiche gia’ fatte e rifatte e inascoltate (3), e qui rileviamo solo essere un’opzione assente. La principale politica delle piu’ importanti citta’ del mondo, in una lettera come quella di Nardella che si dice impegnato a risolvere il caos, non trova neanche un minimo accenno…. Restiamo di stucco!!
Ne prendiamo atto, mentre con l’auto a car sharing saremo in coda tra gli scarichi di CO2, oppure dentro un taxi che ci costa un capitale, tutto grazie ad una pessima gestione della mobilita’ per affrontare i cantieri dell’unica cosa che -quando ci sara’…- dovrebbe servire alla citta’, la tramvia.

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“Passo dopo passo nasce la Firenze del futuro”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 31 maggio 2017

firenze“Dopo anni di traversie, intoppi e polemiche, il bypass del Galluzzo vede finalmente la luce. Una buona notizia per gli automobilisti e i pendolari che beneficeranno della drastica diminuzione delle code e del traffico in entrata ed uscita da Firenze, recuperando tempo prezioso per la loro vita. Ed un’ottima notizia per gli abitanti del borgo che potrà tornare ad avere una sua identità specifica, dopo anni di ‘assedio’ delle auto”. Lo ha dichiarato la vicepresidente del Senato Rosa Maria Di Giorgi in merito all’inaugurazione del prolungamento della superstrada Firenze-Siena con la via Cassia.
“E’ la dimostrazione che il lavoro e la perseveranza pagano. Non sono state poche le difficoltà che si sono dovute superare in questi anni, ma una buona amministrazione, sa farsene carico e risolverle a beneficio dei cittadini e delle cittadine. Come rappresentante delle istituzioni, ma ancor prima come fiorentina, non posso che esserne felice. Rivolgo i miei complimenti al Sindaco Dario Nardella per l’impegno e il lavoro che sta portando avanti a beneficio dell’ammodernamento infrastrutturale del territorio e dei suoi abitanti. Sono d’accordo con il ministro Delrio – aggiunge Di Giorgi- quando afferma che si deve fare di tutto per decongestionare le aree metropolitane. Oggi, con quest’opera, che si somma alle tante già messe in cantiere ed inaugurate in questi anni, possiamo certamente dire – conclude la vicepresidente del Senato – che Firenze è più moderna e vivibile”.

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Si è conclusa a Firenze la tre giorni dell’assemblea EuroLat

Posted by fidest press agency su venerdì, 26 maggio 2017

firenzeFirenze. L’eurodeputato spagnolo Ramon Jauregui (S&D), Presidente della delegazione dei deputati europei di EuroLat ha dichiarato: “EuroLat lavora per l’unità geopolitica dell’Europa e dell’America Latina. I 150 deputati europei e latinoamericani che partecipano a EuroLat chiedono ai rispettivi governi che, nella prossima plenaria dell’assemblea CELAC (Comunità dei Paesi Latinoamericani e dei Caraibi) che si terrà a El Salvador a ottobre, ci sia un impegno per un rafforzamento dei legami commerciali, politici e sociali fra le due sponde dell’Atlantico. Dopo la sessione inaugurale, aperta dal Presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani e dal sindaco di Firenze Dario Nardella, in cui si è discusso di tutti i grandi temi di stretta attualità in Europa e in America Latina (Brexit, attentato di Manchester, situazione in Colombia, Brasile, Cuba e Venezuela etc.), i deputati si sono riuniti in quattro commissioni di lavoro che hanno affrontato i temi più caldi nelle relazioni bilaterali fra Europa e America Latina. Nella commissione Affari Sociali si è discusso di responsabilità sociale delle imprese, di contrasto al lavoro nero, di lotta alle diseguaglianze attraverso politiche di coesione sociale, di sparizioni forzate di minori e di lotta alla violenza sui minori in America Latina. Nella commissione Affari Politici, invece, si è parlato di ristrutturazione del debito sovrano, di giustizia e lotta all’impunità e alla corruzione, di cooperazione nel campo dell’aviazione e della sicurezza aeronautica e di un impegno per il futuro per regolamentare in maniera migliore le lobby. Nella commissione per lo Sviluppo Sostenibile, i deputati hanno affrontato i problemi legati all’import da parte dell’Europa di soia transgenica dai paesi latinoamericani. Si sono inoltre occupati di come intensificare gli scambi fra ricercatori e studenti fra le due sponde dell’Atlantico per lavorare, ad esempio, a progetti infrastrutturali come quello di un cavo per la trasmissione dati ad alta velocità da Lisbona a Fortaleza (Brasile) o per migliorare la cooperazione in ambito sanitario in emergenze quali quella del virus Zica. Infine, i parlamentari hanno fatto il punto della situazione sull’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile delle politiche di coesione territoriale con i cosiddetti progetti triangolari, che includono cooperazione e scambio di buone pratiche fra un paese europeo e due o più paesi latinoamericani. Nella commissione Affari Economici e Finanziari, i deputati hanno votato a larga maggioranza un rapporto dell’eurodeputato italiano Nicola Danti (S&D) e del deputato del Parlamento andino Luis Fernando Dunque che riguarda le ripercussioni dei negoziati sul TTIP e TPP nelle politiche commerciali fra UE e America Latina, trovando un consenso ampio nonostante i recenti cambiamenti verificatisi con l’elezione del Presidente statunitense Donald Trump. Fra gli altri temi trattati dalla stessa commissione il futuro delle relazioni commerciali multilaterali per giungere a un messaggio comune da presentare alla prossima conferenza ministeriale della Organizzazione Mondiale del Commercio a dicembre a Buenos Aires. Infine si è tenuto un dibattito con un esperto della Fao sulla pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata.

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Statue di porcellana prodotte a Doccia

Posted by fidest press agency su venerdì, 19 maggio 2017

statue di porcellanastatue di porcellana1Firenze. Il Museo Nazionale del Bargello Via del Proconsolo 4 ha aperto ieri (e resterà aperto fino al 1 ottobre 2017 dalle ore 8,15 alle ore 17,00) la prima mostra realizzata in Italia sulle statue di porcellana prodotte a Doccia, e sulle sue fonti.
Fondata nel 1737 dal marchese Carlo Ginori a Doccia, nei pressi di Firenze, la manifattura di porcellana di Sesto Fiorentino – divenuta nel 1896 Richard Ginori – è la più antica in Italia e tuttora funzionante.Il marchese Ginori raccolse sistematicamente le forme presenti nelle botteghe appartenute agli scultori del tardo Rinascimento e del Barocco, servendosene per creare la sua grande scultura in porcellana. Contemporaneamente egli acquistava modelli dagli ateliers degli scultori fiorentini del tempo, o commissionava repliche dalle più celebri statue antiche. Grazie ad una raffinata perizia, nelle fornaci di Doccia furono realizzate monumentali figure di porcellana: sculture eccezionali per tecnica e dimensioni.La mostra è curata da Tomaso Montanari e Dimitrios Zikos, con la collaborazione di Cristiano Giometti e di Marino Marini, ed in sinergia con Livia Frescobaldi Malenchini e Oliva Rucellai dell’Associazione Amici di Doccia.
Un lungo percorso di indagini storico-artistiche, di intense discussioni scientifiche e culturali iniziate oltre un anno fa ha portato ad un’esposizione e ad un catalogo corali.
Il percorso espositivo è articolato in sei sezioni tematiche, in cui si ripercorre la trasformazione di una invenzione scultorea in una porcellana.
La prima sezione si apre con la settecentesca Venere in bronzo, a grandezza naturale, copia della celeberrima Venere de’ Medici, conservata nella Tribuna degli Uffizi. La statua bronzea fu compiuta da Massimiliano Soldani Benzi nel 1702, su commissione del principe Johann Adam Andreas I di Liechtenstein, ed è tuttora nella collezione dell’attuale principe e rientra in Italia per la prima volta, dopo oltre trecento cinquant’anni. Essa è affiancata alla grande Venere in porcellana, realizzata da Gasparo Bruschi tra il 1747 e il 1748, utilizzando probabilmente le forme in gesso provenienti dalla bottega del Soldani Benzi e acquistate da Carlo Ginori. Alle due Veneri si affianca il Mercurio, anch’esso traduzione monumentale in porcellana dall’antico della statua di analogo soggetto, conservata nella Tribuna. Il Mercurio, oggi in collezione Ginori Lisci, si riunisce per la prima volta in occasione della mostra, alla Venere e al monumentale Camino, con i quali era esposto nell’antica sede del Museo di Doccia fino al 1962. Dal Museo Ginori sono state gentilmente concesse, infatti, le due opere più importanti dell’intera collezione: la Venere dei Medici, che riproduce la celeberrima statua della Tribuna, e il monumentale Camino, restaurato in occasione della mostra.
Segue la sezione dedicata allo straordinario Tempietto Ginori, uno dei capolavori di Gasparo Bruschi, donato da Carlo Ginori all’Accademia Etrusca di Cortona. Il Tempietto, sofisticatissimo per tecnica e ingegno e unico per dimensioni, declina non solo le ambizioni artistiche, ma anche quelle politiche del fondatore della Manifattura. Restaurato in occasione di questa mostra, il Tempietto torna a Firenze per la prima volta dal 1757. Ad esso sono affiancati il bronzetto e la cera del Mercurio di Giambologna, rispettivamente nella collezione del Bargello e in quella del Museo Ginori, che ispirarono il Mercurio che corona il Tempietto di Gaspare Bruschi.
Nella sala successiva sono esposte le due grandi e complesse Pietà in bronzo e in porcellana. Nel 1708 il Soldani realizzò il modello del grande Compianto sul Cristo morto di cui si conoscono molteplici versioni. Carlo Ginori ne acquistò le forme in gesso– alcune sono esposte in mostra – che vennero impiegate per la versione in porcellana che il Marchese Ginori donò all’influente cardinale Neri Corsini, nel 1745 circa. Il gruppo venne realizzato in 59 parti di porcellana, cotte separatamente e poi assemblate dai maestri della Manifattura di Sesto Fiorentino.Di dimensioni più ridotte, ma ugualmente raffinati nell’esecuzione, sono i due gruppi della Giuditta con la testa di Oloferne, che costituiscono il quarto nucleo tematico. La versione in porcellana di Gaspare Bruschi, in prestito dal Los Angeles County Museum, è presentata in un inedito confronto con la terracotta di Agostino Cornacchini, primo studio scultoreo di questo fortunato gruppo.
statue di porcellana2statue di porcellana3Seguono il prezioso rilievo bronzeo “ad uso di quadro” del Soldani raffigurante il Transito di San Giuseppe e la cera derivata dal bronzo, dalle collezioni del Bargello, esposti insieme con lo studio preparatorio in terracruda, anch’esso per la prima volta in Italia, a testimoniare l’ambizione della Manifattura Ginori di realizzarne versioni in porcellana che però non si sono conservate.Il “gran finale” della mostra è rappresentato dal Camino monumentale in porcellana, opera singolarissima nel suo genere, da attribuire a Gasparo Bruschi, capo modellatore a Doccia, e al quadraturista e scenografo Domenico Stagi. È un trionfo di perizia tecnica e di ricercatezza ornamentale. Nella parte superiore sono affiancate le traduzioni in porcellana di opere di scultori illustri: il bassorilievo ovale con “putti che stillano i fiori”, tratto da un bronzo di Massimiliano Soldani Benzi, e le riduzioni dell’Aurora e del Crepuscolo scolpite da Michelangelo per la tomba di Lorenzo de’ Medici nelle Cappelle Medicee.A corredo della mostra, il catalogo, denso di novità, è pubblicato in italiano e in inglese dalla casa editrice Mandragora.
La realizzazione della mostra e del catalogo sono stati possibili grazie ad un finanziamento della Fondazione Cassa di Risparmio di Firenze, ad una sponsorizzazione della Richard Ginori, e alla collaborazione di Firenze Musei. Hanno, inoltre, contribuito Opera Laboratori Fiorentini e Arteria, rispettivamente per l’allestimento e per i trasporti. Oltre che per raccontare al grande pubblico un capitolo straordinario della produzione scultorea fiorentina, la mostra nasce per ridestare l’attenzione dei fiorentini e dell’opinione pubblica internazionale sulla sorte del Museo di Doccia. La generosità dei prestiti internazionali dimostra l’alto livello di questo interesse di tutte le istituzioni italiane e straniere per le sorti del Museo e della Manifattura. In quest’ottica un ringraziamento particolare va a S.A.S. il Principe Hans-Adam II von und zu Liechtenstein che ha concesso il Suo Patronato. (foto: statue di porcellana, conferenza)

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Giuliano da Sangallo Disegni degli Uffizi

Posted by fidest press agency su giovedì, 18 maggio 2017

Disegni degli UffiziFirenze fino al 20 agosto Le Gallerie degli Uffizi dedicano una mostra a Giuliano Giamberti, più noto come Giuliano da Sangallo (attivo dagli anni Sessanta del Quattrocento fino alla morte, avvenuta nel 1516), figura chiave e protagonista del Rinascimento italiano e il primo di cui sopravvive una raccolta di disegni di architettura, custodita e curata dai suoi eredi. I disegni selezionati per l’esposizione non solo gettano luce sullo sviluppo dei peculiari metodi tecnici e grafici di Sangallo, ma più in generale su quelli più diffusi e condivisi nel periodo compreso tra gli ultimi decenni del Quattrocento e la fine del secondo Rinascimento.Architetto di Lorenzo il Magnifico e dei papi Giulio II della Rovere e Leone X Medici, è infatti fra i più importanti disegnatori di architettura della sua epoca. A dimostrarlo senza ombra di dubbio – oltre ai preziosi codici antiquari di Siena e dell’Apostolica Vaticana, rispettivamente il Taccuino Senese e il Libro dei Disegni, consultabili in mostra in formato digitale -, è proprio l’eccezionale corpus grafico conservato agli Uffizi. La poliedrica attività del primo dei Sangallo ha infatti lasciato traccia in numerosi fogli storicamente attribuitigli in collezione, accostati nella sede dell’esposizione ad altri prodotti della sua allargata bottega familiare e di autori a lui contemporanei. Questi disegni, come ben illustrato nelle varie sezioni della mostra, ne documentano il lavoro come architetto militare e grande innovatore dell’architettura civile e religiosa; lo strettissimo rapporto intellettuale con i committenti; l’incessante pratica dello studio dell’antico, riverberatasi nella formazione di tutti i suoi collaboratori, e la continuità assicurata al suo magistero dagli eredi più diretti; le sperimentazioni condotte negli anni romani del confronto con Bramante, specialmente sul cantiere cruciale della basilica di San Pietro; l’intreccio fra composizione e invenzioni figurative, culminante nell’episodio finale del concorso per la facciata della basilica fiorentina di San Lorenzo; infine, la produzione come disegnatore di figura e le diverse inclinazioni verso altri artisti del suo tempo, in particolare Botticelli, come illustra un dipinto di bottega del pittore proveniente dalla National Gallery di Londra, possibile esempio del collezionismo privato di Giuliano da Sangallo.
Ai fogli degli Uffizi è inoltre affiancata una testimonianza unica delle tecniche progettuali tra Quattro e Cinquecento lasciataci dallo stesso autore: il modello ligneo di palazzo Strozzi a Firenze.
L’eloquenza grafica di Giuliano da Sangallo restituisce, nei manufatti esposti, un’immagine seducente dell’architettura rinascimentale: erudita, raffinata ed eminentemente disegnata, in una personale accezione di ritorno all’antico, che è anche della sua opera costruita.Il catalogo che accompagna la mostra – di taglio monografico, ma strutturato di volta in volta per sezioni tipologiche o relative alla biografia artistica di Sangallo – propone una sostanziale revisione del corpus storicamente attribuito all’artista. Emerge così l’importanza del ruolo della sua bottega e in particolare della figura del fratello Antonio il Vecchio, alla cui mano sono restituiti numerosi fogli; viene inoltre confermata la nuova attribuzione a Giuliano da Sangallo di un foglio recuperato di recente nelle ricerche dei curatori della mostra. Sui disegni di assegnazione certa, i saggi esercitano un grosso sforzo interpretativo, per restituire l’immagine di dettaglio delle architetture lì delineate, in rapporto all’opera costruita di Sangallo.In aggiunta, il catalogo (e di conseguenza la mostra) recuperano il rapporto strettissimo tra produzione grafica per l’architettura e disegno figurativo, nella Firenze a cavallo di Quattro e Cinquecento: non solo con la sottolineatura del ruolo degli ampi brani di scultura previsti da Giuliano da Sangallo per suoi progetti, ma anche con la riconsiderazione parallela del corpus di figura, con una nuova proposta di identificazione dei soggetti che ricompone un gruppo unitario di fogli, distribuiti tra gli Uffizi e l’Albertina di Vienna. Un aspetto, quest’ultimo, più trascurato nelle ricerche degli studiosi del disegno di architettura, ma in realtà da collegare strettamente alle analisi su Giuliano architetto, nonché disegnatore per l’architettura e di architettura. E al proposito commenta il direttore delle Gallerie degli Uffizi, Eike D. Schmidt: “il linguaggio a penna di Giuliano non perde di vista la sua forte impronta lineare e grafica, così come le inclinazioni pittoriche (e le reminescenze dei chiaroscuri antichi) nei disegni di figura più tardi dialogano con la sua architettura di superficie e con il gusto particolare per il repertorio di ornato policromo”.Va ancora detto che una rilevante espressione degli interessi figurativi e collezionistici di Sangallo è fornita dall’esposizione del dipinto con la Madonna con il Bambino, san Giovanni Battista e un angelo della National Gallery di Londra in passato attribuito all’artista: in origine con ogni probabilità faceva infatti parte della collezione privata di Sangallo, il cui nome si legge sull’iscrizione antica apposta sul verso della tavola.
Più in generale va osservato che il recupero delle vicende di uno dei nuclei più significativi e celebri della collezione di disegni architettonici degli Uffizi permette di comprenderne l’eccezionale importanza nel panorama delle collezioni di grafica europee e nordamericane, e rimarca altresì il suo ruolo cruciale nel plasmare i metodi della storiografia e l’immagine stessa dell’architettura rinascimentale. La mostra a cura, come il catalogo edito da Giunti, di Dario Donetti, Marzia Faietti e Sabine Frommel, è promossa dal Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo con le Gallerie degli Uffizi e Firenze Musei. (foto: Disegni degli Uffizi)

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Tre arazzi per il futuro museo

Posted by fidest press agency su giovedì, 27 aprile 2017

arazzoFirenze Sala Bianca, Palazzo Pitti, fino al 21 maggio 2017. Creazioni della manifattura medicea, di quella fiamminga di Bruxelles e di quella francese dei Gobelins, i tre arazzi esposti in mostra in Sala Bianca sono stati così selezionati in rappresentanza dei tre nuclei portanti della collezione fiorentina di arazzi appartenente alle Gallerie degli Uffizi, che conta novecentocinquanta esemplari.
In attesa dell’apertura del museo dedicato a questa collezione, la mostra costituisce un richiamo a un articolato e ampio patrimonio di opere che sapeva unire alla monumentalità decorativa il pregio di una tecnica tanto preziosa quanto fragile.
Motivi conservativi ne impongono quindi una esposizione per singoli pezzi o piccoli nuclei e per periodi limitati, corrispondendo a una buona pratica d’uso storico che prevedeva il dispiegamento degli arazzi per stagioni circoscritte e specifiche occasioni, alternato al loro ricovero negli spazi destinati a magazzino dalla Guardaroba Granducale.
Questo è ciò che accade ancora oggi e nella fase apparentemente silente e di assenza le opere sono in realtà oggetto di monitoraggio, manutenzione programmata a rotazione e restauro, operazione complesse e impegnative, anche da un punto di vista economico, effettuate con la collaborazione di maestranze specializzate per competenza e attrezzature. Se i ‘panni’ conservati in depositi confinati e protetti rappresentano la maggior parte della collezione, nel tempo una minima percentuale di questa è confluita in allestimenti permanenti in alcuni ambienti di Palazzo Pitti che tuttavia, per le ragioni descritte, sono oscurati per quasi tutto l’anno. È questo il caso dell’Appartamento degli Arazzi, adiacente alla Sala Bianca, che nel mese di maggio sarà parzialmente aperto, in via straordinaria, al pubblico. (foto: arazzo)

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YTALIA Energia Pensiero Bellezza. Tutto è connesso

Posted by fidest press agency su lunedì, 24 aprile 2017

firenzeFirenze Forte di Belvedere, mercoledì 31 maggio ore 11.00 inaugurazione (dal 2 giungo al 1 ottobre – Ytalia, una imponente mostra collettiva sull’arte italiana contemporanea ideata e curata da Sergio Risaliti. Il progetto espositivo – promosso dal Comune di Firenze e organizzato da Mus.e – nasce in collaborazione con le Gallerie degli Uffizi, l’Opera di Santa Croce e il Museo Marino Marini).
L’Italia è una repubblica fondata sull’arte e la bellezza; si potrebbe perfino affermare che è una repubblica fondata e rifondata dagli artisti. In Assisi, in una delle volte della Basilica Superiore, Cimabue ha scritto Ytalia a margine di una rappresentazione di città, sicuramente Roma, nella quale si riconoscono alcuni edifici: Castel Santangelo, forse San Pietro o San Giovanni in Laterano, il Pantheon, il Palazzo Senatorio e la torre dei Conti. La città eterna, vista dall’alto e racchiusa entro la cerchia di mura, rappresenta per quell’artista una primissima affermazione dell’esistenza della civiltà italiana, a cui guardare, di cui sentirsi parte e farsi promotore. Con quella segnaletica, Cimabue sancisce che i confini nazionali -siamo tra il 1280 e il 1290- sono prima artistici che politici, e che l’identità nazionale è fatta di cultura classica e umanistica, di bellezza pagana e spiritualità cristiana. In fondo poco è cambiato nel corso dei secoli. L’Italia è ancora oggi il paese dell’arte e della bellezza. Così è stato dal Trecento al Seicento, secoli di massimo splendore, e fino al Novecento. In tal senso, all’interno della comunità artistica internazionale, l’arte italiana – da Giotto a Piero della Francesca, da Michelangelo a Caravaggio, e da questi fino ai Futuristi e oltre – ha fatto scuola, è stata di modello per il mondo intero, perché nei nostri manufatti artistici si è potuto apprezzare il perfetto equilibrio di classicità e anticlassicità, di eclettismo e purismo, d’invenzione e citazione, d’immanenza e trascendenza. Una mostra, che offra al pubblico nazionale e internazionale, l’opportunità di confrontarsi con le opere di alcuni tra i maggiori artisti italiani del nostro tempo è sempre un fatto importante, anche per le discussioni che suscita, oltre che per le emozioni e le riflessioni che rigenera. (foto: firenze)

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La Galleria dell’Accademia di Firenze e il SACI

Posted by fidest press agency su sabato, 8 aprile 2017

galleria dell'accademiaFirenze. Il Direttore della Galleria dell’Accademia di Firenze, Cecilie Hollberg, e il Presidente del SACI, rinomata Scuola d’Arte americana di Firenze, Steven J. Brittan, hanno avviato un‘utile e stimolante collaborazione sulla base del progetto didattico “SACI MX (Museum Experience)”. Tale iniziativa stimola la ricerca per lo sviluppo di modelli sempre più efficaci di accoglienza museale; gli studenti sono chiamati ad approfondire la valutazione dell’esperienza museale, con mezzi e strategie fornite dalla museologia: osservazione, disamina dei comportamenti, questionari ai visitatori, analisi delle risposte, focus di gruppo sui diversi attori coinvolti. La Galleria dell’Accademia di Firenze offre una fantastica opportunità di sperimentare soluzioni e metodologie direttamente sul campo: il museo diventa un “caso di studio” unico per elaborare una gamma di soluzioni creative, dove concetti ed immagini compongono una identità visiva nuova. Questo è complessivamente un progetto di esemplare confronto internazionale, la prima di simili iniziative che saranno promosse con impegno ed entusiasmo dalla Direzione del museo, per rendere la Galleria un luogo sempre più vitale e capace di promuovere cultura, valorizzando saperi e conoscenze. (foto. galleria dell’accademia)

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