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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 259

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Gli Avori del Museo Nazionale del Bargello

Posted by fidest press agency su domenica, 16 giugno 2019

Firenze Martedì 18 giugno alle 17.30 al Museo Nazionale del Bargello, nel Salone di Donatello, verrà presentato il Catalogo dedicato alla raccolta degli avori del Museo Nazionale del Bargello. La collezione degli avori del Museo è tra le più prestigiose oggi esistenti, con oltre 250 esemplari di incomparabile rilievo storico e artistico. Raccoglie raffinati manufatti, realizzati lungo un arco temporale di oltre 15 secoli, che stupiscono per la perizia tecnica delle lavorazioni (con intagli microscopici e perfetti) e che testimoniano un’ampia circolazione di stili e tecniche tra le diverse civiltà.
Vi sono compresi capolavori come il Dittico Denon (fine IV – inizi V secolo), il Pastorale di Yves de Chartres (fine XI) o il Flabellum (fine IX) il grande ventaglio liturgico carolingio di cui esistono solo 3 esemplari al mondo. E poi decine di esemplari a soggetto sacro e profano medievale, pedine e pezzi per gli scacchi, valve di specchio, cofanetti gotici e rinascimentali, manufatti islamici, selle da parata e molto altro ancora.
Al Bargello questi capolavori dell’arte eburnea giunsero sia dalle collezioni mediceo-granducali, al momento della fondazione del museo (1865), sia dalla ricca raccolta privata che il collezionista francese Louis Carrand, defunto nel 1888, donò al museo col suo lascito testamentario.Da allora la collezione degli avori del Bargello ha stupito i visitatori e raccolto l’interesse di studiosi e specialisti del settore. Mancava ancora, tuttavia, un catalogo che raccogliesse in modo unitario, esaustivo e aggiornato la descrizione sistematica della preziosa collezione.Il Catalogo degli avori del Museo Nazionale del Bargello, curato da Ilaria Ciseri ed edito da Officina Libraria, colma oggi questa lacuna e raccoglie, dopo un meticoloso lavoro di ricerca e schedatura durato quattro anni, i frutti dell’impegno di prestigiosi specialisti della materia. Il volume è suddiviso in 12 capitoli e comprende 226 schede scientifiche ma, grazie alla ricchezza di immagini, risulta fruibile anche da un pubblico di non addetti ai lavori.All’evento, presenziato da Paola D’Agostino (Direttore dei Musei del Bargello), Ilaria Ciseri (curatrice del volume) e Francesco Steidl (vice Presidente della Fondazione Il Bargello Onlus), interverranno Martina Bagnoli, Fulvio Cervini e Fabrizio Crivello.
L’ingresso è libero fino a esaurimento posti.

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Ultimo appuntamento degli “Incontri Primaverili”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 12 giugno 2019

Firenze – E’ fissato per giovedì 13 giugno, a partire dalle ore 17.00, presso la sala conferenze del Santa Maria Nuova, l’ultimo seminario in calendario degli “Incontri Primaverili” 2019 promossi dalla Fondazione Santa Maria Nuova onlus e dall’Ausl Toscana centro, con la collaborazione del Consolato Americano generale di Firenze.
L’appuntamento, organizzato dal Dottor Manuele Bellonzi, direttore dell’Ufficio Affari Internazionali Ausl Toscana centro, tratterà la vita della liberazionista afroamericana Sarah Parker Remond (1826-1894) che nella seconda metà del diciannovesimo secolo (1868) riuscì a conseguire un diploma di pratica medica professionale presso la scuola ospedaliera fiorentina di Santa Maria Nuova.La Remond, originaria di Salem, nel Massachusetts, dove era nata in una famiglia di afroamericani liberi molto attivi nella campagna contro la schiavitù (il fratello, Charles Lenox, fu un noto conferenziere abolizionista tra i primi a parlare degli orrori della schiavitù), già stimata conferenziera in Inghilterra a partire dal 1858, anno nel quale conosce fra gli altri Garibaldi e Mazzini, arriva a Firenze nell’agosto del 1866 con una lettera di presentazione proprio di quest’ultimo. Il nome di “Sarah Parker Remond, negra d’America” comparirà così tra gli studenti ammessi al dipartimento di ostetricia all’ospedale di Santa Maria Nuova per l’anno accademico 1866-67. Relazioneranno sull’argomento la professoressa Julia Bolton Holloway e la dottoressa Sirpa Salenius, esperte del personaggio e del periodo storico all’interno del quale è collocato. Moderatore del dibattito sarà il dottor Giancarlo Landini, presidente della Fondazione Santa Maria Nuova onlus.

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Cinquecentenario della nascita di Cosimo I

Posted by fidest press agency su mercoledì, 5 giugno 2019

galleria uffizi firenze.jpgFirenze Le Gallerie degli Uffizi celebrano il cinquecentenario della nascita di Cosimo I (1519-1574), primo Granduca di Firenze, dedicandogli un ‘trittico’ di mostre: “Cento lanzi per il Principe”, “Una biografia tessuta. Gli arazzi seicenteschi in onore di Cosimo I” (sala delle Nicchie e sala Bianca di Palazzo Pitti dal 5 giugno al 29 settembre) e “La prima statua per Boboli. Il Villano restaurato” (sala delle Nicchie di Palazzo Pitti dal 5 giugno al 29 settembre).
La prima ad aprirsi, Cento lanzi per il Principe, è dedicata alla Guardia tedesca dei Medici (‘Guardia de’ lanzi’ in vernacolo fiorentino), composta dai caratteristici alabardieri in livrea. La mostra si svolge al primo piano degli Uffizi e non per caso: dalle finestre delle sale si può infatti ammirare la Loggia dell’Orcagna su Piazza della Signoria, che per essere stata la facciata del quartier generale della Guardia tedesca negli Uffizi è ancora oggi nota come Loggia dei Lanzi (abbreviazione dal tedesco “Lanzknecht”, lanzichenecchi). Il loro arrivo a Firenze nel 1541 è una delle manifestazioni della fedeltà di Cosimo I all’imperatore Carlo V d’Asburgo: molto prima di diventare duca di Firenze, Cosimo aveva infatti più volte potuto vedere in azione la Guardia dei cien Alemanes (cento tedeschi) che seguivano l’imperatore in tutti i suoi pellegrinaggi.
Per quasi duecento anni, fino al 1738, i Lanzi hanno svolto una funzione cruciale nell’ambito della corte medicea. Compito principale della guardia era difendere la persona del sovrano e i suoi più stretti congiunti, pertanto nelle raffigurazioni degli eventi legati al sovrano, i suoi soldati appaiono quasi sempre, facilmente individuabili grazie ai loro costumi sgargianti e alla loro arma iconica: l’alabarda.
La mostra percorre la storia di questa milizia sotto vari aspetti – sociale, culturale, militare: divise in quattro sezioni, oltre 90 opere tra armature, armi, vestiti, incisioni, dipinti, documenti e libri ne raccontano l’istituzione e la storia, senza tralasciare l’impatto che essa ebbe sulla vita cittadina. È un racconto a tutto campo, che coinvolge tanto il popolo quanto i personaggi della corte, dai nani alla duchessa Eleonora da Toledo. Sono esposti oggetti sensazionali: quello che resta dell’armatura di Cosimo I, e la splendida armatura del capitano Fernberger con impresso lo stemma mediceo, proveniente dal Künsthistorisches Museum di Vienna, oltre ad armi, oggetti, incisioni e ritratti. Le guardie furono immagini iconiche del potere principesco, capaci, con la sola comparsa, di trasformare un qualsiasi spazio e situazione in una “scena di corte”. Dopo circa 200 anni di fedele servizio, furono l’ultima vestigia del vecchio regime ad abbandonare il proprio posto, rimanendo a scorta dell’Elettrice palatina fino all’arrivo a Firenze, nel marzo 1738, della Guardia svizzera dei Lorena che prese il loro posto. “Gli studi archivistici del Medici Archive Project sugli alabardieri tedeschi a Firenze – commenta il Direttore delle Gallerie degli Uffizi, Eike Schmidt – hanno fatto emergere una messe di informazioni inedite, portando alla luce opere d’arte dimenticate o sconosciute, e offrono ora una nuova lettura per innumerevoli documenti figurativi del periodo, legati alla storia di Firenze al tempo dei lanzichenecchi”.La mostra, promossa dalle Gallerie degli Uffizi in collaborazione con il Medici Archive Project è curata da Maurizio Arfaioli, Pasquale Focarile e Marco Merlo. Catalogo Giunti. (foto copyright: galleria uffizi firenze)

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Uffizi: Maxi inaugurazione per la pittura del ‘500

Posted by fidest press agency su mercoledì, 5 giugno 2019

Firenze. La ‘Venere di Urbino’ di Tiziano in una stanza appositamente dedicata. Il ritorno in Galleria, dopo quasi dieci anni di lontananza dagli occhi del pubblico, della monumentale ‘Madonna del Popolo’ di Federico Barocci; una nuova sala interamente dedicata ai capolavori del naturalismo veneziano, altre per quelli del Tintoretto e del Veronese, oltre 30 dipinti che tornano visibili dopo molto tempo. Sono solo alcuni dei tesori della grande pittura veneta e fiorentina del ‘500 e del primo ‘600, accolti al primo piano degli Uffizi in 14 sale completamente riallestite. Vi sono esposte 105 opere, un terzo delle quali da tempo in deposito: i lavori, che hanno riguardato un’area del museo di oltre 1100 metri quadrati, sono andati avanti per circa un anno.
I colori delle pareti sono naturali e stesi secondo gli antichi metodi, che li rendono vibranti e vivi: verde per la pittura veneta – un verde ripreso dai tendaggi e dai rivestimenti dei muri che si notano in tanti dipinti del Rinascimento veneziano – mentre per gli spazi destinati alla scuola toscana è stato scelto un grigio scuro, che richiama la pietra serena dell’architettura degli Uffizi, ma con un timbro più caldo e vellutato.
La ‘Venere di Urbino’ di Tiziano è affiancata a destra dalla ‘Flora’, sempre di Tiziano, e dalla ‘Fornarina’ di Sebastiano del Piombo. Protette da vetri antisfondamento che ne garantiscono anche la stabilità climatica, le tre celeberrime dame potranno ora essere ammirate in totale calma e concentrazione. Nelle sale vicine tornano finalmente visibili le opere di Lorenzo Lotto, Tintoretto, Veronese, molte delle quali da tempo non più visibili, che completano la collezione di pittura veneta degli Uffizi. Su questo lato è stata aperta anche una finestra sull’Arno, con una vista mozzafiato sul fiume e sulle colline a sud della città, a ristabilire il contatto della Galleria con il suo contesto urbano.
Le pareti della monumentale sala del Pilastro sono state lasciate chiare, così che l’ambiente richiami una chiesa a pianta centrale: qui sono infatti esposte le grandi pale d’altare del periodo della Controriforma. I visitatori vi possono finalmente ammirare di nuovo, dopo dieci anni di permanenza in deposito, la ‘Madonna del Popolo’ di Federico Barocci, capolavoro di grandi dimensioni del maestro urbinate, che il granduca Pietro Leopoldo comprò a caro prezzo per le collezioni fiorentine. Accanto, sempre del Barocci, lo splendido e atmosferico ‘Noli me tangere’ e appeso nella parete vicina quello dipinto da Lavinia Fontana, grande pittrice bolognese: due versioni dello stesso soggetto, due culture diverse a raffronto. Le stanze accanto alla sala del Pilastro sono state allestite come “studioli”, prevalentemente con opere di piccole dimensioni: una con dipinti sacri, l’altra con soggetti profani (prevalentemente mitologici e allegorici), tutti visibili nel dettaglio grazie alla protezione con vetri speciali, che permettono di avvicinarsi e di apprezzare ogni pennellata. Torna visibile anche la portentosa ‘Caduta degli Angeli ribelli’ di Andrea Commodi: nel grande bozzetto, un drammatico groviglio di anatomie umane con il quale il pittore fiorentino voleva confrontarsi direttamente con il Michelangelo della Cappella Sistina.
Vi è infine la zona dedicata alle Dinastie, dove i ritratti dei Medici di Bronzino (tra i quali anche la famosa ‘Eleonora da Toledo con il figlio Giovanni’) spiccano come gioielli sul fondo grigio scuro. La nuova sistemazione delle sale è stata concepita per migliorare la visione e la comprensione delle opere da parte del pubblico. Ciò è reso possibile anche grazie alle panchine disseminate lungo il percorso per consentire la sosta e il raccoglimento davanti ai dipinti. Un supporto alla realizzazione di questo straordinario, estesissimo intervento di allestimento è arrivato dai Friends of the Uffizi Galleries, che hanno donato 100mila dollari per la nuova Sala della Venere di Urbino, e altri 15mila dollari – generosamente offerti da uno dei membri dell’associazione, Trish Savides – per il restauro della ‘Sacra Famiglia’ di Lorenzo Lotto.
Il direttore delle Gallerie degli Uffizi, Eike Schmidt, commenta: “È come se si fosse aperto un secondo, nuovo museo dentro la Galleria. L’operazione è di portata gigantesca, ed è stata resa possibile anche grazie a una generosa donazione dei Friends of the Uffizi Galleries, presieduti da Maria Vittoria Rimbotti Colonna. Questa formidabile impresa è stata portata a compimento dall’eccezionale squadra delle Gallerie degli Uffizi, che ha lavorato con passione e grande competenza. Finalmente possiamo mostrare nel modo migliore due settori delle nostre collezioni, quello della pittura della Controriforma e quella della pittura veneta, che sono anche tra i più importanti al mondo. Ma non è finita qui: nel giro di pochi mesi tutta l’ala del Cinquecento sarà riallestita”.
E il curatore del patrimonio architettonico delle Gallerie degli Uffizi, Antonio Godoli, aggiunge: “Due sono i temi fondamentali che hanno guidato il nuovo allestimento: la ricerca di continuità nello stile delle sale vasariane, mediante lo studio di traguardi e anche di punti focali e prospettici nel posizionamento dei quadri; e la costruzione di superfici espositive a supporto delle opere, superfici che hanno la funzione di definire il nuovo spazio museale separandolo dallo spazio architettonico”.

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Giotto, restauro per le Storie di Francesco in Santa Croce

Posted by fidest press agency su sabato, 18 maggio 2019

Firenze.I Bardi, a capo di una delle compagnie medievali più potenti d’Europa, scelsero Giotto per decorare con le Storie di San Francesco la cappella di cui avevano il patronato nella basilica di Santa Croce. Il restauro del ciclo, dipinto nel terzo decennio del Trecento, costituisce un’occasione irripetibile per conoscere i segreti dell’artista e delle sue scelte riguardanti le tecniche della pittura murale. La Cappella Bardi, monumento dell’arte fiorentina del primo Trecento, occupa del resto una posizione speciale nel percorso artistico di Giotto e costituisce una delle sue ultime opere.La cappella ha sofferto vicende conservative tormentate e ha una rilevanza particolare nel processo che segna la nascita della grande tradizione italiana del restauro. A 70 anni dall’ultimo intervento sull’opera ne è oggi necessario uno nuovo, essenziale per la conservazione e per l’approfondimento della tecnica dell’artista. Il restauro, che durerà tre anni, è stato affidato dall’Opera di Santa Croce all’Opificio delle Pietre Dure e avrà il sostegno decisivo dell’Associazione per il Restauro del Patrimonio Artistico Italiano (ARPAI) e della Fondazione CR Firenze, oltre che del ministero per i Beni e le Attività Culturali.
“A distanza di settant’anni dall’ultimo intervento, il progetto di restauro della Cappella Bardi di Giotto rappresenta per l’Opera di Santa Croce un evento unico – sottolinea la presidente dell’Opera, Irene Sanesi – – L’Opificio delle pietre dure si appresta adesso ad avviare il cantiere che si prospetta complesso e non breve. Proprio per questo con l’Opificio, perché i visitatori e i fiorentini possano continuare a godere degli affreschi, grazie a tecnologie particolari, stiamo programmando i lavori perché siano accessibili dal vivo nel corso del restauro”.“Il progetto di conservazione e restauro dell’OPD sulla cappella Bardi di Giotto si inserisce nella complessa vicenda conservativa dell’opera che rappresenta uno dei casi più importanti a Firenze per la storia del restauro”, mette in evidenza Marco Ciatti, soprintendente dell’Opificio delle pietre dure.L’impegno economico complessivo è di circa un milione di euro e vede il concorso della stessa Opera di Santa Croce e del Ministero per i Beni e le Attività Culturali. ARPAI e Fondazione CR Firenze intervengono attraverso l’Art Bonus.
L’Opificio delle Pietre Dure, in anni recenti, ha condotto un approfondito lavoro di ricerca sull’opera di Giotto nelle Cappelle Bardi e Peruzzi. L’analisi dello stato di conservazione ha messo in evidenza criticità che riguardano sia l’intonaco che la pellicola pittorica.L’insieme dei risultati emersi da questa campagna di indagine preliminare ha consentito di mettere a punto un articolato progetto di intervento. È prevista una prima fase di campagna diagnostica, che sarà avviata immediatamente, e il successivo restauro conservativo articolato su più fasi che verrà ampiamente documentato. Le indagini verranno eseguite utilizzando le più recenti strumentazioni opto-elettroniche e verranno programmate in differenti momenti dell’intervento.Tornando alle vicende conservative è da ricordare che gli affreschi di Giotto sono stati addirittura cancellati, rimanendo nascosti per oltre un secolo. Nel 1730 vennero infatti coperti di vernice a calce, con la tecnica della scialbatura. La pittura di Giotto, dopo essere stata amata e ammirata per tutto il Rinascimento, finisce infatti per essere considerata fuori moda: colori troppo vivaci e uno stile definito con disprezzo primitivo. Ci vorranno centoventi anni per riscoprire la magnificenza semplice e la forza comunicativa di Giotto e del suo Francesco d’Assisi fiorentino con un intervento, che insieme a diversi altri (su opere che avevano subito un destino analogo), segnerà la nascita della grande tradizione italiana del restauro. Il rinvenimento delle pitture nella Cappella Bardi avviene in modo fortuito mentre stanno per essere avviati importanti lavori di risistemazione complessiva. La scopritura viene affidata ed eseguita integralmente da Gaetano Bianchi fra il 1850 e il 1853.
Le vicende della Cappella Bardi si inseriscono a buon titolo nella storia del restauro. In occasione della mostra giottesca del 1937 i cicli murali delle Cappelle Bardi e Peruzzi sono stati oggetto di un intervento diretto da Ugo Procacci ed eseguito dalla bottega di Amedeo Benini. Decisivo poi il restauro che, tra il 1958 e il 1961, viene portato a termine da Leonetto Tintori, sempre sotto la direzione di Ugo Procacci.

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Mostra Artigianato e Palazzo: 25° edizione Memorie di Russia

Posted by fidest press agency su lunedì, 13 maggio 2019

Firenze dal 16 al 19 Maggio a Palazzo Corsini la Fondazione Romualdo del Bianco, in occasione dei 20 anni di rapporti e scambi culturali con la Russia, ha ideato numerose iniziative “a tema” per celebrare questo importante anniversario. Nell’ambito dell’evento, che vedrà in passerella 150 mestieri presentati da 700 espositori e la campagna volta al recupero e alla conservazione di alcune straordinarie opere d’arte, testimoni del legame culturale tra Firenze e la comunità russa, il Movimento Life Beyond Tourism ha previsto la distribuzione eccezionale della ristampa del volume “Russaskja Florencija”.
Nell’ambito della manifestazione, il 17 Maggio alle 11.30 è prevista anche la Tavola Rotonda “Quando a Firenze si parlava il russo: società, arti e cultura” con interventi sul tema “Il Patrimonio Costruttore di Pace: dal 1991 l’attività della Fondazione Romualdo Del Bianco per il dialogo tra culture”, che verrà presentato dal suo Presidente Paolo del Bianco, e “Ricerca e Formazione Life Beyond Tourism” da Corinna Del Bianco, Direttore area Didattica e Formativa dell’Istituto Life Beyond Tourism.
L’evento, nato 25 anni fa da un’idea di Neri Torrigiani e promosso dalla principessa Giorgiana Corsini principalmente per rivalutare la figura dell’artigianato e del suo lavoro, sposa perfettamente le ideologie del Movimento Life Beyond Tourism, che da sempre sostiene iniziative che valorizzino l’artigianato considerandolo alta espressione di qualità e di tecnica, elemento fondamentale della tradizione.Il recente protocollo d’intesa tra la Fondazione Romualdo del Bianco e Confartigianato Firenze, l’iniziativa gratuita del Vo per Botteghe offerta agli ospiti degli hotel del Centro Congressi al Duomo per andare alla scoperta delle storiche botteghe artigiane fiorentine e le mostre di artigianato allestite al centro polivalente ICLAB, sono solo alcuni esempi delle iniziative portate avanti dal Movimento Life Beyond Tourism, con l’obiettivo di valorizzare gli antichi mestieri e promuovere un turismo esperienziale alla ricerca delle antiche tradizioni e della ricchezza del “fatto a mano”.
A completamento delle attività lanciate dal Movimento Life Beyond Tourism per l’anniversario dell’inizio delle relazioni con il mondo russo, il prossimo 15 Maggio, durante i ricorrenti incontri conviviali interculturali dei “Mercoledì al Caffè”, verrà anche inaugurata la Mostra Fotografica “Russkaja Florencija – La Firenze dei Russi” allestita a Palazzo Coppini presso la Sala Rovenko, visitabile dal pubblico fino al 24 Maggio dal lunedì al venerdì in orario 10/17. Un itinerario alla scoperta delle presenze russe nella città di Firenze, che con le sue opere d’arte, i suoi edifici, la cultura dei suoi abitanti e la natura circostante, ha sempre avuto un potere di attrazione anche per il popolo russo. Dostoevskij, Tchaikovskij, la famiglia Demidoff, la chiesa russa ortodossa: sono queste le tappe fondamentali dell’itinerario attraverso cui ci guidano le fotografie della mostra che ha viaggiato tra San Pietroburgo, Mosca e Firenze e ha già riscontrato grande interesse e successo. Anche in questo contesto si potrà apprezzare e ricevere una copia della ristampa del libro “Russaskja Florencija. La Firenze dei Russi”.
https://www.lifebeyondtourism.org/it/

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Mostra fotografica: La Firenze dei russi

Posted by fidest press agency su lunedì, 13 maggio 2019

Firenze Mercoledì 15 Maggio 2019 ore 17:00 Palazzo Coppini Via del Giglio, 10, Mostra fotografica: La Firenze dei russi di Massimo Agus con la partecipazione dell’autore e la presentazione di Lucia Tonini.
La mostra “Russkaja Florentsija – La Firenze dei Russi” è un itinerario nella città e nei dintorni di Firenze alla ricerca delle tracce delle presenze russe nella città: degli artisti, degli intellettuali, dei viaggiatori, dei mecenati, sia quelli passati per poco tempo a Firenze, sia quelli che la elessero a loro residenza per lunghi periodi.
Le tracce seguite non sono solo quelle materiali fatte di luoghi, targhe, tombe, monumenti, palazzi, ma sono anche quelle frutto di suggestioni poetiche, scritte o dipinte, che vengono interpretate fotograficamente ed rivisitate inserendole nella città di oggi.
Firenze nella sua vocazione internazionale ha da sempre accolto visitatori o residenti provenienti da altri paesi, che di volta in volta l’hanno amata, ammirata, odiata, ma mai restandone indifferenti. Con le sue opere d’arte, gli edifici, la natura circostante, la cultura dei suoi abitanti, Firenze ha sempre avuto un potere di attrazione anche per i russi, che dopo le prime visite meravigliate del quattrocento, l’hanno eletta a meta obbligata dei loro soggiorni nell’Europa occidentale.Dostoevskij, Tchaikovskij, Brodskij, Tarkovskij, la famiglia Demidoff, la chiesa russa ortodossa, i cimiteri per stranieri, sono queste le tappe dell’itinerario attraverso cui ci guidano le fotografie di Massimo Agus, affiancato nelle ricerche storiche da Michail Talalay e Lucia Tonini che hanno curato la parte storica della mostra.
La mostra viene in questa occasione aperta al pubblico dal Museo Fondazione Del Bianco in occasione dei 20 anni di rapporti e scambi culturali con la Russia.La mostra nel tempo ha viaggiato molto e ha avuto un importante successo: è stata portata nel 1999 a San Pietroburgo al Museo Dostoievskij, nel 2000 a Firenze nella Sala Ferri di Palazzo Strozzi, nel 2011 a Firenze nel Cortile di Michelozzo di Palazzo Medici Riccardi e poi a Mosca nel Museo Storico di Mosca e quindi viene riaperta nel 2019 a Firenze nel Museo Fondazione Del Bianco.In questa occasione la Fondazione ha anche ristampato una piccola tiratura del libro che, nel 1999, venne curato da Lucia Tonini e Maurizio Bossi e lo ha omaggiato ai partecipanti di Artigianato e Palazzo, evento patrocinato dal Movimento Life Beyond Tourism.

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Firenze: Primo Cracking Cancer Forum

Posted by fidest press agency su mercoledì, 8 maggio 2019

Firenze 9/10 maggio 2019 – Fortezza da Basso. Con oltre 150 tra relatori e testimonial e 500 partecipanti già iscritti, i lavori del Forum sono suddivisi in due parti tra il 9 e il dieci maggio. Sono state messe a punto due differenti agende che intendono fotografare criticità e opportunità, e nel tracciare un’anticipazione di quello che può succedere nei prossimi anni. Si parte il 9 maggio alle ore 10,00 e fino alle ore 15 per parlare di: “Vivere con il cancro, non chiamiamoli sopravvissuti”. In questa giornata sarà trattata la possibilità di affrontare le neoplasie secondo una nuova visuale ed una nuova narrazione sociale con l’ausilio di alcune sessioni: “Male oscuro, male incurabile: facciamo luce e decliniamo la speranza”, mentre nella giornata successiva, sempre a partire dalle ore 10 fino alle ore 14, i lavori verteranno sulla capacità di previsione nel governare gli interventi tra i quali l’interrogativo cruciale su “Quali tecnologie e innovazioni saranno disponibili tra 2,5 o 10 anni?” e ancora: “Immaginate come potremmo fare insieme. l’importanza del gioco di squadra”. Tutto ciò ci incoraggia nel ritenere che siamo senza dubbio ad un punto molto avanzato nella cura dei tumori. Solamente 10 anni fa nessuno avrebbe immaginato di arrivare dove siamo giunti oggi, con risultati confortanti in casi che non lasciavano speranze di guarigione. Merito della ricerca, dei risultati della chirurgia, della radioterapia, delle terapie sistemiche e della loro integrazione, ma anche grazie ad un’organizzazione delle cure – con le reti oncologiche, i PDTA, gli approcci multidisciplinari, gli Irccs d’eccellenza – strutturati in modalità così efficaci e appropriate da diventare paradigma virtuoso anche per altre aree terapeutiche. Sappiamo però che ancora qualcosa manca, per poter dire: il cancro è definitivamene una malattia curabile e cronicizzata. Ma cosa?
A partire da questa domanda è stato promosso il Cracking Cancer – Prospettive e Impatti, un progetto di ricerca, dialogo e comunicazione sulla lotta al cancro e sulle sue implicazioni economiche, organizzative, culturali e sociali i cui protagonisti si confronteranno a Firenze durante il primo Cracking Cancer Forum. “Sta finendo un’epoca per la quale il termine cancro si identificava nella sconfitta delle cure e nella impossibilità di azioni forti”, sottolinea Gianni Amunni, Direttore Generale Istituto per lo studio, la prevenzione e la rete oncologica (ISPRO) e ideatore del Progetto, “Oggi si guarisce da alcuni tumori, la prevenzione consente di trattare tumori in tempi precoci, abbiamo nuovi farmaci a disposizione, il rapporto con la malattia si cronicizza, si convive con la patologia. Dobbiamo cogliere questo momento per lavorare al meglio, per sgretolare il cancro. Da qui la scelta del termine cracking-sgretolare, un tema su cui giochiamo il futuro delle cure, ma anche della nostra visione culturale e sociale per una malattia che ancora fa tanta paura.
Ideato e avviato da un Comitato promotore ristretto che ha lavorato per un anno sul progetto complessivo (Gianni Amunni, Oncologo; Gianfranco Gensini, Presidente Società Medicina Digitale; Walter Gatti, Giornalista; Giuseppe Orzati, Organizzatore di eventi) il Cracking Cancer Forum ha raccolto un ricchissimo Comitato Scientifico (https://www.crackingcancer.it/comitato-scientifico) in cui sono presenti oncologi e sociologi, esperti di comunicazione e istituzioni, rappresentanti di associazioni professionali e di cittadini, farmacoeconomisti ed esperti di innovazione, generando una prospettiva multidisciplinare che è una delle chiavi di lettura dell’intero Progetto.
A latere del programma principale sono proposti anche un Corso per Giornalisti accreditato sulla piattaforma SIGEF, un Design Thinking sulle alternative all’attuale rappresentazione dei temi dell’oncologia ed un Hackathon (disegnatori, vignettisi, videomaker all’opera sul tema: come raccontare il cancro, come parlarne, anche in un contesto scolastico).
Al termine del Cracking Cancer Forum sarà lanciato il Manifesto Per un Patto Nazionale contro il cancro, che conterrà dieci punti qualificanti per avviare una nuova unità di intenti tra tutti coloro che sono coinvolti nella sfida rappresentata dalla malattia oncologica.

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La Disputa sull’Immacolata Concezione: Giornata di studio

Posted by fidest press agency su mercoledì, 8 maggio 2019

Firenze lunedì 13 maggio 2019 Galleria dell’Accademia di Firenze Via Ricasoli, 58 una giornata di studio dedicata al tema della Disputa sul dogma dell’Immacolata Concezione.
La giornata, desiderata dal Direttore della Galleria dell’Accademia di Firenze Cecilie Hollberg, si articolerà in due sessioni. La sessione mattutina, con inizio dei lavori alle ore 9.30, vedrà interventi di eminenti figure in rappresentanza della Chiesa cattolica con gli ordini francescano, domenicano, gesuita e della Chiesa ortodossa e avrà come moderatore Angelo Tartuferi. La sessione pomeridiana, con inizio alle ore 14.00, sarà dedicata a approfondimenti del tema da parte di rappresentanti del mondo accademico e della ricerca scientifica, con la presenza di noti studiosi e di docenti da università e accademie italiane e straniere; moderatore sarà Donatella Fratini, storica dell’arte del Dipartimento dipinti e sculture XVI-XVIII secolo del museo.
L’Immacolata Concezione di Maria, ovvero la dottrina della Chiesa secondo la quale la Vergine è stata preservata immune dal peccato originale, iniziò ad apparire in opere artistiche fin dal Medioevo, quando si accese un aspro dibattito teologico che vedeva schierati da una parte i Francescani e l’Ordine Benedettino e, dall’altra, i Domenicani, fedeli al pronunciamento contrario di san Tommaso d’Aquino. A partire dalla seconda metà del Quattrocento, il pontificato di Sisto IV (1471-1484) diede grande impulso al culto della Vergine. Contemporaneamente, i sovrani spagnoli si impegnarono in un’intensa campagna volta alla promulgazione del dogma per ragioni politiche legate alla Riforma protestante. Agli inizi del Cinquecento, all’apice del contrasto dottrinale con l’Ordine Domenicano, venne elaborato in Toscana, in ambito francescano, un tema iconografico originale, quello della Disputa dei Dottori della Chiesa sull’Immacolata Concezione, in cui gli artisti ritraevano il loro parere contrastante. I Francescani, in particolare, utilizzavano queste immagini sacre come ‘palinsesto’ per la loro predicazione.L’ingresso alla giornata di studi è libero, fino a esaurimento dei posti disponibili.

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Firenze città pilota dell’ordine nuovo?

Posted by fidest press agency su lunedì, 22 aprile 2019

Firenze. Sono passati alcuni mesi da quando l’ordinanza per non mangiare i panini nella centrale via de’ Neri a Firenze ha fatto ridere tutto il mondo… ma sembra che in Palazzo Vecchio non se ne siano accorti, tant’é che l’hanno rinnovata. Siamo consapevoli che non cambierà granché, visto che i panini venivano mangiati sui gradini di tutte le strade adiacenti e, quindi, continueranno ad essere consumati in questo modo. Noi ci eravamo illusi che l’amministrazione, dopo cotanta onta internazionale, si fosse adoperata per creare aree di ristoro, magari anche con servizi igienici visto che a Firenze, o paghi un caffè un euro e mezzo o una bottiglietta d’acqua due euro e mezzo per accedere ad un gabinetto di una bar, o te la fai addosso. Ma, per l’appunto, ci eravamo illusi, e ora ci teniamo anche il rinnovo dell’ordinanza. Ma non basta. C’é il provvedimento per la cosiddetta zona rossa, vietata a coloro che hanno una denuncia pendente per un qualche reato che non piace al Prefetto Laura Lega e al Sindaco… notare una denuncia, non una condanna… ma non eravamo tutti innocenti e uguali fino a condanna definitiva? . Sembra che le nostre scuole e la nostra Costituzione siano state diverse da quelle di queste autorità. Che hanno concepito l’ordinanza in modo così gradevole che il ministro dell’Interno Matteo Salvini sta auspicando a destra e a manca che si faccia altrettanto in tutto il resto del Paese, dimentico che lui una volta era in prima fila per l’abolizione dei prefetti .
Abbiamo citato questi due provvedimenti, comunale e prefettizio, perché sembra proprio che Firenze stia per diventare città pilota dell’ordine nuovo. Per capirci, quello di derivazione “social”, dove basta il rutto di un internauta che il ricevente viene additato al pubblico disprezzo, e se cerca di parlare viene sommerso di urla e fischi. Cos’altro potrebbe essere, altrimenti, quando a Firenze una donna che aspettava nella “zona rossa” il bus per andare a lavorare è stata fatta allontanare dalla polizia diffidandola perché in passato aveva una denuncia per lesioni? Sembra proprio, per l’appunto, l’ordine nuovo… anche se di memoria antica. Ed oggi si applica a coloro che sono denunciati… ma visti i tempi che corrono, non ci stupiremmo che domani fosse applicato anche ai sospettati . E, ancora ovviamente, questo accade quando i sospettati o i denunciati in attesa di giudizio, non siano dello stesso partito di chi oggi crede di comandare il Paese.Ci sembra opportuno ricordare un noto sermone del pastore Martin Niemöller sull’inattività degli intellettuali tedeschi in seguito all’ascesa al potere dei nazisti nel secolo scorso: “Prima di tutto vennero a prendere gli zingari, e fui contento, perché rubacchiavano. Poi vennero a prendere gli ebrei, e stetti zitto, perché mi stavano antipatici. Poi vennero a prendere gli omosessuali, e fui sollevato, perché mi erano fastidiosi. Poi vennero a prendere i comunisti, e io non dissi niente, perché non ero comunista. Un giorno vennero a prendere me, e non c’era rimasto nessuno a protestare”. (Vincenzo Donvito, presidente Aduc)

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Firenze: le allergie e gli alberi della tramvia

Posted by fidest press agency su sabato, 6 aprile 2019

Firenze: lettera aperta al sindaco di Firenzeda vivere la città. “Preg. Sindaco di Firenze, abbiamo ricevuto l’articolo, quì riprodotto, a firma del Dr. Francesco Zangari, e siamo rimasti veramente sconcertati nell’essere venuti a conoscenza che nei filari della tramvia sono state messe a dimora decine e decine di alberi della specie Carpinus betulus, una delle cinque specie notoriamente allergeniche da evitare in ambito urbano.
Pertanto, le domandiamo: Chi è stato a effettuare tale scelta? Quando saranno rimossi e messa a dimora una specie che potete scegliere tra Liquidambar, Liriodendro, Acero, Gledizia, Tiglio, Cedro, Gingko e Pero possono? Chi pagherà per dette sostituzioni?
Le ricordiamo che in primavera le persone che soffrono di allergia ai pollini avranno sintomi, come rinite, congiuntivite, asma: in sintesi milioni di starnuti, nasi che colano ed occhi rossi. Non solo, ma vi saranno enormi costi per acquistare farmaci e/o oneri a carico della sanità pubblica. Oggi si stima che un italiano su quattro soffra di una qualche forma di allergia e che nei prossimi 20 anni il problema possa crescere colpendo addirittura un italiano su tre. Una parte del problema deriva dalla maggiore diffusione delle piante allergiche e su questo punto è dovere dei sindaci di intervenire nel verde urbano per impedire e che siano messe a dimora nell’arredo urbano, varare un progetto per rimuoverle quando sono lungo le strade a una distanza dalla carreggiata inferiore a quella prevista dal Codice della Strada, provvedendo a sostituirle in opportuni spazi con realizzazioni di verde anallergico a zero emissione di pollini. Attendiamo di leggerla, Pier Luigi Ciolli.”

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Firenze senza futuro. Pecunia non olet?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 27 marzo 2019

L’amministrazione della città ne va fiera. A noi viene più di un dubbio. Stiamo parlando (caso del giorno) dell’avvio dell’iter per trasformare l’ex-scuola di sanità militare di Costa San Giorgio in un albergo di lusso grazie alla Marzocco Investment & Development di capitale argentino.
Quindi, secondo i manuali dell’amministrazione, dell’economia e della finanza che hanno definito e scandiscono la nostra attualità, noi dubbiosi saremmo conservatori. Mentre chi acquista e investe, chi concede e favorisce, sarebbero progressisti. Sui risultati di queste politiche dei progressisti se ne può godere in tutto il mondo, Firenze compresa: un giro per il centro città, come un giro tra le rovine delle città siriane e yemenite martoriate dalla guerra, come un giro nelle città del primo, del secondo, del terzo e del quarto mondo (fra un po’ si conierà con sostanza anche la realtà del quinto mondo), sono ad indicarci i risultati “progressisti” di queste politiche (memento: le manifestazioni contro i cambiamenti climatici e i finti impegni degli Stati per farvi fronte).
E’ ovvio che noi ci sentiamo tutt’altro che conservatori. Anzi. La testardaggine di guardare sempre oltre il nostro naso e le prossime scadenze elettorali, ci aiutano non a delineare scenari da film di fantascienza sulla trasformazione e distruzione della Terra, ma la fotografia di una veloce distruzione delle città, Firenze nel nostro caso, come realtà dietro l’angolo e contro la quale occorre perlomeno guardare almeno al 2100. E’ ovvio che non stiamo parlando di città come espressione meramente territoriale, ma urbana, civica, umana, sociale ed economica. Una sfilza di aggettivi che possono essere onorati solo se ci sono le politiche che li favoriscano. Qualcuno – disperato a nostro avviso – pensa di imporre le presunte qualità, noi no! Sosteniamo che vanno favorite dalle politiche, sì che utenti e imprenditori delle stesse (dotati di diritti al pari di doveri) le sentano più proprie e le curino meglio, invece di essere solo meri fruitori ed esecutori del
“monarca illuminato” (che pur se a Firenze fa venire in mente il Granducato e il suo – all’epoca – splendore, pur sempre di monarca si tratta ed oggi è bene che resti tale solo nei libri di storia).
A nostro avviso, A.D. 2019, pecunia olet. Se fossimo un Paese e una città disgraziata, probabilmente faremmo parte di coloro che cercano il pelo nell’uovo e verremmo vituperati per la nostra opposizione alla costruzione di una fabbrica di automobili diesel in quel di Costa San Giorgio. Sorriso? No, metafora. Firenze non è una città disgraziata (merito di tutti) e nessuno vorrebbe installare questo diesel nella bella strada che ci porta da Ponte Vecchio al Forte Belvedere. Ma le città non-disgraziate invece del diesel usano altro, più adeguato alla sua presunta costruzione verso il futuro, per farsi male Nella fattispecie l’albergo di lusso della Marzocco Investment che, non a caso, non sarà solo camere con viste mozzafiato, ma con una ricostruzione, stile parco giochi della Disney, del tessuto strutturale che richiami gli antichi usi monastici di quei luoghi (quelli, più recenti, da scuola sanitaria militare erano troppo truci?).
Progetto perfetto per quella Firenze che ha espulso dal centro parte della Regione, i palazzi di Giustizia, quasi tutta l’Università, i mercati, etc (ospedale Santa Maria Nuova per ora resiste) e tutto l’indotto economico e abitativo (compresi gli umani) che questo aveva con sé.
Ma siamo sicuri che chi viene a visitare la nostra città voglia la versione originale e quella simile alle ricostruzioni dei parchi giochi disneyani con solo addetti alla funzionalità di questo parco, e non una città che vive, coi suoi abitanti, le sue attività, le sue contraddizioni, i suoi ritmi, le sue botteghe reali? A noi, per l’appunto, ponendoci questa domanda, ci viene il dubbio. Sarà che quando noi facciamo i turisti, cercando di essere più che altro viaggiatori, restiamo perplessi e un po’ disgustati di fronte ad agglomerati urbani tipo quelli del centro di Firenze. Sarà che noi in questa città ci abitiamo e ci sentiamo male con un centro che è diventato periferia, visto che non è più (quasi) il centro degli interessi dei cittadini, ma solo dell’economia turistica fine a se stessa, quella che si brucia e si consuma senza trasmettere ai turisti l’energia di una città che vive.
Sappiamo che l’amministrazione della città di Firenze non ama il governo nazionale, ma ci sono delle scelte e delle politiche che, al di là dei presunti presupposti che ogni parte/partito ha, sono trasversali e fanno andare a braccetto anche coloro che dicono di combattersi. La Firenze dell’amministrazione Nardella (erede di quelle precedenti) sta – a nostro avviso – facendo scelte in linea con le politiche del governo nazionale. Ma non scelte marginali, facilmente riassorbibili da alcune impostazioni correttive di presunta dedizione al bene pubblico e diffuso. No. Scelte determinanti che, dopo gli incassi dei primi giorni, porteranno a politiche distruttive, senza andare tanto in là nel tempo (abbiamo, per questo, già accennato al 2100): Firenze (in buona compagnia di tante altre città, per carità) con un centro solo turistico e tanti soldi che arrivano ma che, proprio perché l’assorbimento di questi utili non è da parte di imprenditori di zona, i soldi vanno
altrove e finiscono magari (Arabia Saudita) per comprare armi che favoriscono le guerre in Siria e in Yemen. L’Italia (anch’essa in compagnia di alcune altre nazioni che magari fanno un po’ finta di una loro dignità e sono apparentemente meno sfacciati… vedi Germania e Francia) che apre la cosiddetta via della seta con la Cina, e in questo modo favorisce tutte le politiche interne ed espansionistiche di quel Paese, politiche basate sulla morte delle libertà, economiche e di pensiero. Politiche – fiorentina e nazionale – che porteranno i loro adulatori ed esecutori a mangiare se stessi e i motivi fondatori della propria essenza. (Vincenzo Donvito, presidente Aduc)

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Firenze. Un inedito gioco da tavolo e un nuovo progetto educativo nella scuola

Posted by fidest press agency su domenica, 17 marzo 2019

Primaria per far conoscere, in modo ludico e divertente, i pericoli della contraffazione anche ai bambini. Quello che parte domani in via sperimentale in tre classi della scuola Vittorio Veneto di Firenze e che il prossimo anno scolastico sarà esteso agli istituti dell’area metropolitana che ne faranno richiesta, è l’unico progetto in Italia per sensibilizzare, giocando, gli studenti della scuola primaria sui rischi di utilizzare oggetti contraffatti. A presentarlo, di fronte a una cinquantina di bambini, sono stati la vicesindaca e assessora all’educazione Cristina Giachi, il presidente della Camera di Commercio di Firenze Leonardo Bassilichi, il presidente del Comitato lotta alla contraffazione Franco Baccani e la dirigente scolastica dell’Istituto comprensivo Centro storico Pestalozzi Carla Busconi.
In ogni classe ci saranno due incontri: nel primo si spiegherà, semplicemente e attraverso attività di gruppo, che cos’è la contraffazione, il secondo incontro servirà per far familiarizzare i bambini con il gioco SCaccia il falso, in vista delle Olimpiadi dell’anticontraffazione che si svolgeranno la mattina del 17 aprile in Camera di Commercio di Firenze. Alle Olimpiadi i bambini della primaria giocheranno tutti insieme a SCaccia il falso: arbitri saranno studenti delle scuole superiori che a loro volta parteciperanno a un contest presentato da Lorenzo Baglioni dove saranno votati i migliori video realizzati durante l’anno scolastico per sensibilizzare sugli oggetti contraffatti.
Ma come si gioca a SCaccia il falso? Realizzato da Camera di Commercio di Firenze insieme alla Giochi Briosi di Firenze, l’obiettivo, abbinando delle carte, è aprire un negozio con alcuni prodotti, che possono essere contraffatti, di scarsa qualità o di pregio. La mascotte Sherl’Occhio vigila sulle carte e può costringere a penitenze o sequestrare la merce contraffatta. Il gioco, adatto a bambini sopra gli otto anni, può coinvolgere dai tre ai sei giocatori e ogni match dura da 25 a 35 minuti; per dodici mesi non sarà in vendita, ma donato alle classi che parteciperanno al progetto; nel 2020 inizierà a essere distribuito nei negozi di giocattoli.Giocare insieme per dire no ai falsi

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Abolire i prefetti? Un caso: Firenze

Posted by fidest press agency su giovedì, 14 marzo 2019

Il Prefetto, importante istituzione del Governo per il controllo del territorio. Donne e uomini d’ordine chiamati a coordinare e promuovere la presenza dello Stato lì dove le singole amministrazioni locali, per statuto, sembra che non siano sufficienti. La storia del nostro Pese ci ha regalato miti, leggende e realtà (il prefetto di ferro, per esempio) di questa istituzione. Una presenza connaturata, organica, funzionale, armonizzata per difendere i nostri diritti di cittadini. Ma siamo sicuri? Nel 2019, con le città metropolitane, quindi col super-Sindaco che è anche responsabile dell’ordine pubblico, che il prefetto sia una figura necessaria? Certo, ci sono gli uffici delle prefetture che svolgono una serie di servizi al cittadino, con impiegati, strutture, ordinamenti, etc… ma siamo sicuri che, come è stato per le funzioni delle province quando sono state “abolite” e sono passate alle regioni, che queste funzioni non potrebbero essere svolte
altrimenti? E la figura del Prefetto che coordina, siamo sicuri che non sia un orpello, un doppione, un surplus visto che la stessa autorevole funzione potrebbe essere svolta, oltre al Sindaco metropolitano (lì dove le città metropolitane esistono), da svariate altre figure già a servizio dello Stato e della Pubblica amministrazione?
Domande a cui, alcuni fa, anche col supporto di partiti oggi al governo e all’epoca all’opposizione, si cercava di rispondere con l’abolizione. Ma poi, siccome è noto che l’esercizio del potere di governo tutto appiana anche nei cervelli, la proposta di questa abolizione è rimasta pura accademia appannaggio dei soliti (come noi) razionalizzatori dell’esercizio dei poteri democratici.
Prendiamo il caso di un Prefetto, quello di Firenze, che da pochi mesi svolge il suo servizio nella provincia gigliata e che, per le sue capacità professionali, per le sue esperienze e per il fatto di essere donna, riesce ad “attenzionare” i media. Una funzionaria dello Stato che sicuramente svolge il suo servizio… ma il problema è “quale servizio”? Controllo del territorio, in primis, contro la degenerazione di problemi come delinquenza, droghe illegali, corruzione, mafie, etc… che – non ce ne voglia – nonostante tutto il suo valido impegno, non risolverà mai. La sua – da prefetto – è una funzione di coordinamento di repressione e prevenzione ma, viste le voragini legislative in materia, ci sono cose, come per esempio le droghe illegali, che anche se moltiplichi per cento le operazioni di sequestro e arresto di tutti gli annessi e connessi del bosco e sottobosco delinquenziali che ruota intorno a questo mercato illegale, il problema rimane lì; il nostro Prefetto dice di voler agire anche sulla domanda di droghe oltre che sull’offerta ma – sempre non ce ne voglia – crede proprio che quello che da più di un secolo fanno le istituzioni di ogni livello abbia portato a dei risultati… che non siano l’aumento di domanda e offerta? Il desiderio del nostro Prefetto sono parole al vento, perché la domanda di droga, come quella di credito (da cui l’usura) o le si combattono alla radice (legalizzazione e accesso al credito) levandoli dalle mani delle delinquenze organizzate, o continuano ad essere un alibi parlandosi addosso. E tutto questo il Prefetto lo deve fare avendo a che fare con un numero svariato di corpi con funzioni di polizia, caratteristica del nostro Paese: si pensi, solo a Polizia e Carabinieri; si pensi alla Guardia di Finanza, che non si capisce perché non dovrebbero essere solo civili…
Insomma una funzione – quella del Prefetto, di Firenze e non solo – di coordinamento del difficile e dell’irrazionale, in un ambito di impossibile venato di inutilità, con conseguente dispendio di energie umane ed economiche… che ipotizzarne altri usi ci sembra buon senso.
Ma la nostra comunità civica si nutre di queste cose. La sensazione di insicurezza dei cittadini (sempre più alta della realtà, grazie anche a demagoghi che ci marciano per trarne i propri utili) trova risposte in provvedimenti di sicurezza che non sembrano e non sono mai sufficienti. E’ il famoso gatto che si morde la coda. Dove il Prefetto, invece di aiutare a star meglio, fa la sua parte in una giostra di massacro civile ed economico.
Abolire i Prefetti non è una cosa campata in aria. Sarebbe uno dei punti di semplificazione, razionalizzazione e utilità svolta a favore di cittadini, comunità e amministrazioni che ne sarebbero più direttamente coinvolti. Vincenzo Donvito, presidente Aduc)

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Tutti i mostri dei soffitti degli Uffizi

Posted by fidest press agency su martedì, 26 febbraio 2019

Firenze Un libro racconta per la prima volta le ‘grottesche’, gli affreschi con personaggi fantasy dipinti sulle campate della galleria. Decine di migliaia di mostri, tra creature leggendarie, esseri mitologici, animali fantastici, maschere da incubo, abitano i soffitti degli Uffizi: sono i protagonisti delle grottesche che ornano le volte del corridoio al primo piano della celebre galleria, decine di campate per centinaia e centinaia di metri quadrati di affreschi. Le decorazioni del museo “a grottesca”, effettuate nella seconda metà del ‘500 (Il primo corridoio degli Uffizi, quello sul lato Est del primo piano, fu dipinto fra il 1579 e il 1581 da Antonio Tempesta, inizialmente, poi da Alessandro Allori e dalla sua bottega) recuperavano tratti e stilemi dall’antichità romana: i soggetti degli affreschi sono apparentemente sfuggenti, ma ricchi di simbologie complesse e di episodi curiosi, protagonisti dei quali sono figure appunto buffe, bizzarre, mostruose, appunto grottesche. Il tutto, però, raffigurato con un grande rigore ed equilibrio compositivo e geometrico. Per la prima volta la storia, la genesi e la tecnica di queste suggestive e misteriose pitture, molto in voga nel Rinascimento, viene raccontata in un libro, ‘Le Grottesche degli Uffizi’ (Giunti , 416 pagine): curato dalla studiosa Valentina Conticelli con un contributo di Francesca De Luca, il volume, ricco di dettagli e di immagini inedite a grande formato, ripercorre la storia della decorazione del complesso architettonico e rivela i segreti significati di ogni campata, conducendo il lettore in un mondo immaginario, sospeso tra realtà e mitologia. ‘Le Grottesche degli Uffizi’ verrà presentato sabato pomeriggio alle ore 16 nell’auditorium Vasari della Galleria: oltre all’autrice interverranno all’incontro il direttore del complesso Eike Schmidt, l’ex ministro dei Beni culturali ed ex direttore dei Musei Vaticani Antonio Paolucci e la storica dell’arte Sonia Maffei.

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Sheikha Mai bint Mohammed Al Khalifa a Firenze per Life Beyond Tourism

Posted by fidest press agency su martedì, 26 febbraio 2019

Firenze Sua Eccellenza Sheikha Mai bint Mohammed Al Khalifa, Presidente dell’Autorità per la Cultura e le Antichità del Bahrain e una delle donne più influenti del mondo arabo, secondo la rivista Forbes, sarà a Firenze il prossimo 3 marzo per il Movimento Life Beyond Tourism.
L’occasione sarà la presentazione del progetto “Bahrain Meets The World in Florence”: espressioni artigianali e cultura del Bahrain in mostra all’Auditorium al Duomo di Firenze, dal 2 al 5 marzo 2019.L’evento, organizzato e promosso dal Movimento Life Beyond Tourism in collaborazione con l’Autorità per la Cultura e le Antichità del Bahrain e l’Ambasciata d’Italia in Bahrain, sarà inaugurato il 3 marzo.
Ospite d’onore della 21° edizione dell’Assemblea Generale degli Esperti della Fondazione Romualdo del Bianco, il Bahrain sarà rappresentato dai massimi esponenti del Paese tra cui la Presidente Sheikha Mai.Figura di spicco nella cultura araba, Sheikha Mai bint Mohammed Al Khalifa, ha ricoperto cariche istituzionali di massima importanza, prima Vice Sottosegretario della Cultura e del Patrimonio Nazionale presso il Ministero dell’Informazione, è stata poi Ministro della Cultura e dell’Informazione dal 2008 al 2010 e Ministro della Cultura dal 2010 al 2014.
Fondatrice dello Shaikh Ebrahim bin Mohammed Al Khalifa, Centro per la Cultura e la Ricerca e Presidente del Consiglio di fondazione dal 2002, lavora attivamente per promuovere la cultura e preservare l’architettura tradizionale del Bahrain.Vincitrice di numerosi riconoscimenti di rilievo, la Presidente Sheikha Mai bint Mohammed Al Khalifa, è già stata ospite diverse volte in Italia, dimostrando sempre un grande interesse e attenzione al patrimonio culturale e artistico del nostro Paese.
La partecipazione del Bahrain è stata fortemente voluta dalla Fondazione Romualdo Del Bianco e dal Movimento Life Beyond Tourism che condivide con la Presidente Sheikha Mai la tutela e la conoscenza del patrimonio culturale, artistico e architettonico dei paesi del mondo come strumenti di pace e condivisione tra i popoli.

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Kiki Smith. What I saw on the road

Posted by fidest press agency su sabato, 9 febbraio 2019

Firenze 15 febbraio – 2 giugno 2019 Palazzo Pitti, Piazza Pitti 1, Galleria d’arte moderna, Andito degli Angiolini. What I Saw on the road è la personale che le Gallerie degli Uffizi dedicano a Kiki Smith (Norimberga, 1954), una delle protagoniste dell’arte contemporanea, femminista militante, presente con la sua opera nelle più prestigiose istituzioni internazionali (dal MoMA di New York al Museum of Modern Art di San Francisco, dalla Haus Esters Museum di Krefeld alla Fundació Joan Miró di Barcelona) e vincitrice per acclamazione della 51ª Biennale di Venezia del 2005 con l’ installazione Homespun Tales.Kiki Smith coniuga le tecniche tradizionali (la fusione, la terracotta, l’arazzo, l’incisione) con la più sofisticata tecnologia digitale, e i suoi temi attingono alle fonti visive del Medioevo cristiano, della protoscienza sette-ottocentesca e di certo surrealismo, con risultati capaci di rappresentare ancora le ossessioni, le lacerazioni, le contraddizioni dell’umanità di oggi.Tematica centrale e pressoché esclusiva del suo discorso è stata fino a tutti gli anni ’90 la corporeità, e in particolare il corpo femminile in tutta la sua fragilità ma anche eroicamente capace di riscatto e ribellione. Più di recente la riflessione dell’artista si è allargata a considerare l’intero rapporto tra uomo, natura e cosmo: le immagini che ne sorgono hanno assunto i toni di una grazia pacificatrice che può essere una soluzione, un antidoto in tempi di odio e brutalità. Tutto questo si avverte nell’afflato quasi animistico di alcuni dei 12 arazzi jaquard nella mostra, ai quali – nelle sei sale del percorso espositivo – si affiancherà anche una selezione di sculture.

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A Firenze una gigantesca bandiera verde per le vie del centro

Posted by fidest press agency su sabato, 2 febbraio 2019

Oggi sabato 2 febbraio alle ore 12,30 in Piazza Strozzi a Firenze arriva l’Onda Verde, dopo la bellissime manifestazione di Milano, Palermo e Roma che hanno visto la partecipazione di migliaia di persone.
Con queste iniziative vogliamo far sapere che l’ondaverde che attraversa il pianeta dall’Islanda all’Australia c’è, ed è la vera novità politica che è arrivata anche in Italia, dove il cambiamento climatico è diventato uno dei principali temi su tutte le prime pagine. Vogliamo creare consapevolezza tramite un evento emozionale che racconti in modo spettacolare e partecipato l’arrivo dell’onda Verde.
Vogliamo far crescere la curiosità intorno ad una visione possibile ecologista, l’unica alternativa alla stagnazione politica imperante: l’onda verde.
Cos’è il flashmob greenwave?E’ un evento che racconta in modo spettacolare il nuovo movimento di idee che porta la bandiera della sostenibilità anche in Italia. L’onda verde sta arrivando. Una gigantesca bandiera di seta verde, da 9 x 20 metri, si aprirà nelle vie del centro Pedonale di Firenze in Piazza Strozzi (dopo aver sventolato a Roma, Palermo e Milano) e avvolgerà i passanti riempiendo il larghezza e in lunghezza intere vie, invitando i la gente a unirsi e correre sotto l’onda. Un’onda che verrà ripresa da sotto e da sopra facendo da amplificatore di un’idea. Sarà una festa partecipata, uno scenario che crea una situazione ideale per essere postato all’attenzione dei politici dalla gente e diventare virale, per far dilagare l’onda in tutti gli approdi del web.

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“La Germania restituisca a Firenze il dipinto rubato dai nazisti”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 2 gennaio 2019

“Un appello alla Germania, per il 2019: Ci auguriamo che nel corso di quest’anno possa essere finalmente restituito alle Gallerie degli Uffizi di Firenze il celebre Vaso di Fiori del pittore olandese Jan van Huysum, rubato da soldati nazisti durante la Seconda Guerra Mondiale e, attualmente, nella disponibilità di una famiglia tedesca che, dopo tutto questo tempo, non l’ha ancora reso al museo, nonostante le numerose richieste da parte dello Stato italiano”. A lanciare l’appello, diffondendolo anche attraverso internet (sul sito degli Uffizi e sui profili social del complesso museale), è oggi, primo giorno dell’anno, lo stesso direttore tedesco degli Uffizi, Eike Schmidt. Il dipinto in questione è un capolavoro di Jan van Huysum (Amsterdam 1682-1749), pittore di nature morte di grandissima fama: si tratta di un olio su tela, cm 47 x 35, appartenente alle collezioni di Palazzo Pitti fin dal 1824, quando fu acquistato dal granduca lorenese Leopoldo II per la Galleria Palatina appena fondata. Per oltre un secolo restò esposto nella sala dei Putti, insieme ad altre nature morte olandesi realizzate dai massimi artisti del ‘600 e ‘700, tra i quali Rachel Ruysch e Willem van Aelst; nel 1940, quando all’inizio della guerra la reggia fu evacuata, il quadro venne portato nella villa medicea di Poggio a Caiano. Nel 1943 fu spostato nella villa Bossi Pucci, sempre a Firenze, fino a quando militi dell’esercito tedesco in ritirata lo prelevarono insieme ad altre opere per trasferirlo a Castel Giovio, in provincia di Bolzano. La cassa in cui si trovava il Vaso di Fiori di Palazzo Pitti venne aperta: l’opera trafugata finì in Germania, dove se ne persero le tracce.
Ricomparve solo decenni dopo, nel 1991, poco dopo la riunificazione tedesca: da allora, vari intermediari hanno tentato più volte di mettersi in contatto con le autorità in Italia chiedendone un riscatto. Una richiesta di tale assurdità che recentemente, dopo l’ultima oltraggiosa offerta, la procura di Firenze ha aperto un’indagine: il quadro infatti è già di proprietà dello Stato Italiano, e pertanto non è alienabile né acquistabile.
“A causa di questa vicenda che intacca il patrimonio delle Gallerie degli Uffizi, le ferite della seconda Guerra Mondiale e del terrore nazista non sono ancora rimarginate. La Germania dovrebbe abolire la prescrizione per le opere rubate durante il conflitto e fare in modo che esse possano tornare ai loro legittimi proprietari”, osserva Schmidt, sottolineando che “per la Germania esiste comunque un dovere morale di restituire quest’opera al nostro museo: e mi auguro che lo Stato tedesco possa farlo quanto prima, insieme, ovviamente, ad ogni opera d’arte depredata dall’esercito nazista”.Una riproduzione in bianco e nero del Vaso di Fiori di van Huysum (realizzata da Alinari), è da oggi simbolicamente esposta nella Sala dei Putti a Palazzo Pitti, corredata da cartelli con la scritta “rubato” in tre lingue, italiano, inglese e tedesco, ed una didascalia esplicativa che ricorda come a sottrarla alla sua naturale postazione furono soldati della Wehrmacht. “Saremo ben lieti di rimuovere questa memoria fotografica – conclude Schmidt – quando agli Uffizi sarà restituito l’originale”.

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Rinascimento Chirurgico a Firenze in rete mondiale

Posted by fidest press agency su giovedì, 13 dicembre 2018

by Daniela Ponticelli. Firenze Nel programma del quattordicesimo congresso internazionale dei ginecologi è prevista anche una lezione magistrale di anatomia su cadavere live surgery che si svolgerà nelle stesse sale dell’ospedale Santa Maria Nuova, che nel 500 furono utilizzate da Leonardo da Vinci. E’ l’evento conclusivo, senza precedenti, di un intenso programma che dall’8 all’11 maggio del 2019 richiamerà su Firenze l’attenzione e la presenza del mondo scientifico, dei più importanti e rinomati ginecologi, chirurghi e ricercatori per seguire la tre giorni del “Rinascimento Chirurgico”. Il Minimally Invasive Gynecologic Surgery International Congress ha scelto infatti il capoluogo toscano per organizzare insieme a SEGI (Società Italiana di Endoscopia Ginecologica) la speciale edizione che prevede la presentazione delle eccellenze mondiali in campo chirurgico ed endoscopico. Le più moderne tecniche diagnostiche ed operatorie, laparoscopiche e minivasive, l’utilizzo del laser e anche della robotica per intervenire sulle patologie ginecologiche saranno alcuni degliargomenti che verranno trattati nelle numerose sezioni con l’obiettivo di condividere tra professionisti il miglioramento dei protocolli diagnostici e terapeutici. Previsti anche corsi pre-congresso che si terranno a Pisa e Siena.
Saranno organizzati collegamenti satellitari per gli interventi chirurgici che si svolgeranno dal San Raffaele di Milano, dal Gemelli di Roma e dalle nuove sale operatorie del Santa Maria Nuova, ad altissima tecnologia, che saranno inaugurate prima del congresso.
Anche per l’intervento su cadavere dal teatro anatomico del Santa Maria Nuova il collegamento sarà in tempo reale con i maggiori ospedali del mondo. I proventi dell’iniziativa verranno devoluti alla Fondazione Santa Maria Nuova, di cui è presidente il dottor Giancarlo Landini.
La direttrice esecutiva del congresso Linda Michels, presidente AAGL- L’American Association of Gynecologic Laparoscopists, sarà in questi giorni a Firenze per mettere meglio a punto il programma e la logistica del congresso insieme al dottor Alberto Mattei, direttore della struttura aziendale di chirurgia ginecologica minivasiva della AUSL Tc e ai dottori Marcello Ceccaroni, responsabile del reparto di Ginecologia dell’Ospedale Sacro Cuore Don Calabria di Negrar in provincia di Verona e membro del board AAGL e Mario Malzoni presidente della SEGi , quest’ultimi curatori della parte scientifica le programma.Questa settimana è previsto anche il sopralluogo al Santa Maria Nuova a cui seguirà l’incontro con il Console Generale degli Stati Uniti, le autorità locali, il direttore generale dell’Azienda Paolo Morello Marchese e il presidente della Fondazione dottor Landini.Per Mattei accogliere il congresso internazionale e poter ospitare i più grandi esperti nel campo ginecologico, sarà un vanto anche per l’intera città fiorentina: saranno tre giorni di intenso e proficuo lavoro finalizzato a trovare le cure migliori alle nostre pazienti.

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