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Quotidiano di informazione – Anno 29 n° 175

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Statue di porcellana prodotte a Doccia

Posted by fidest press agency su venerdì, 19 maggio 2017

statue di porcellanastatue di porcellana1Firenze. Il Museo Nazionale del Bargello Via del Proconsolo 4 ha aperto ieri (e resterà aperto fino al 1 ottobre 2017 dalle ore 8,15 alle ore 17,00) la prima mostra realizzata in Italia sulle statue di porcellana prodotte a Doccia, e sulle sue fonti.
Fondata nel 1737 dal marchese Carlo Ginori a Doccia, nei pressi di Firenze, la manifattura di porcellana di Sesto Fiorentino – divenuta nel 1896 Richard Ginori – è la più antica in Italia e tuttora funzionante.Il marchese Ginori raccolse sistematicamente le forme presenti nelle botteghe appartenute agli scultori del tardo Rinascimento e del Barocco, servendosene per creare la sua grande scultura in porcellana. Contemporaneamente egli acquistava modelli dagli ateliers degli scultori fiorentini del tempo, o commissionava repliche dalle più celebri statue antiche. Grazie ad una raffinata perizia, nelle fornaci di Doccia furono realizzate monumentali figure di porcellana: sculture eccezionali per tecnica e dimensioni.La mostra è curata da Tomaso Montanari e Dimitrios Zikos, con la collaborazione di Cristiano Giometti e di Marino Marini, ed in sinergia con Livia Frescobaldi Malenchini e Oliva Rucellai dell’Associazione Amici di Doccia.
Un lungo percorso di indagini storico-artistiche, di intense discussioni scientifiche e culturali iniziate oltre un anno fa ha portato ad un’esposizione e ad un catalogo corali.
Il percorso espositivo è articolato in sei sezioni tematiche, in cui si ripercorre la trasformazione di una invenzione scultorea in una porcellana.
La prima sezione si apre con la settecentesca Venere in bronzo, a grandezza naturale, copia della celeberrima Venere de’ Medici, conservata nella Tribuna degli Uffizi. La statua bronzea fu compiuta da Massimiliano Soldani Benzi nel 1702, su commissione del principe Johann Adam Andreas I di Liechtenstein, ed è tuttora nella collezione dell’attuale principe e rientra in Italia per la prima volta, dopo oltre trecento cinquant’anni. Essa è affiancata alla grande Venere in porcellana, realizzata da Gasparo Bruschi tra il 1747 e il 1748, utilizzando probabilmente le forme in gesso provenienti dalla bottega del Soldani Benzi e acquistate da Carlo Ginori. Alle due Veneri si affianca il Mercurio, anch’esso traduzione monumentale in porcellana dall’antico della statua di analogo soggetto, conservata nella Tribuna. Il Mercurio, oggi in collezione Ginori Lisci, si riunisce per la prima volta in occasione della mostra, alla Venere e al monumentale Camino, con i quali era esposto nell’antica sede del Museo di Doccia fino al 1962. Dal Museo Ginori sono state gentilmente concesse, infatti, le due opere più importanti dell’intera collezione: la Venere dei Medici, che riproduce la celeberrima statua della Tribuna, e il monumentale Camino, restaurato in occasione della mostra.
Segue la sezione dedicata allo straordinario Tempietto Ginori, uno dei capolavori di Gasparo Bruschi, donato da Carlo Ginori all’Accademia Etrusca di Cortona. Il Tempietto, sofisticatissimo per tecnica e ingegno e unico per dimensioni, declina non solo le ambizioni artistiche, ma anche quelle politiche del fondatore della Manifattura. Restaurato in occasione di questa mostra, il Tempietto torna a Firenze per la prima volta dal 1757. Ad esso sono affiancati il bronzetto e la cera del Mercurio di Giambologna, rispettivamente nella collezione del Bargello e in quella del Museo Ginori, che ispirarono il Mercurio che corona il Tempietto di Gaspare Bruschi.
Nella sala successiva sono esposte le due grandi e complesse Pietà in bronzo e in porcellana. Nel 1708 il Soldani realizzò il modello del grande Compianto sul Cristo morto di cui si conoscono molteplici versioni. Carlo Ginori ne acquistò le forme in gesso– alcune sono esposte in mostra – che vennero impiegate per la versione in porcellana che il Marchese Ginori donò all’influente cardinale Neri Corsini, nel 1745 circa. Il gruppo venne realizzato in 59 parti di porcellana, cotte separatamente e poi assemblate dai maestri della Manifattura di Sesto Fiorentino.Di dimensioni più ridotte, ma ugualmente raffinati nell’esecuzione, sono i due gruppi della Giuditta con la testa di Oloferne, che costituiscono il quarto nucleo tematico. La versione in porcellana di Gaspare Bruschi, in prestito dal Los Angeles County Museum, è presentata in un inedito confronto con la terracotta di Agostino Cornacchini, primo studio scultoreo di questo fortunato gruppo.
statue di porcellana2statue di porcellana3Seguono il prezioso rilievo bronzeo “ad uso di quadro” del Soldani raffigurante il Transito di San Giuseppe e la cera derivata dal bronzo, dalle collezioni del Bargello, esposti insieme con lo studio preparatorio in terracruda, anch’esso per la prima volta in Italia, a testimoniare l’ambizione della Manifattura Ginori di realizzarne versioni in porcellana che però non si sono conservate.Il “gran finale” della mostra è rappresentato dal Camino monumentale in porcellana, opera singolarissima nel suo genere, da attribuire a Gasparo Bruschi, capo modellatore a Doccia, e al quadraturista e scenografo Domenico Stagi. È un trionfo di perizia tecnica e di ricercatezza ornamentale. Nella parte superiore sono affiancate le traduzioni in porcellana di opere di scultori illustri: il bassorilievo ovale con “putti che stillano i fiori”, tratto da un bronzo di Massimiliano Soldani Benzi, e le riduzioni dell’Aurora e del Crepuscolo scolpite da Michelangelo per la tomba di Lorenzo de’ Medici nelle Cappelle Medicee.A corredo della mostra, il catalogo, denso di novità, è pubblicato in italiano e in inglese dalla casa editrice Mandragora.
La realizzazione della mostra e del catalogo sono stati possibili grazie ad un finanziamento della Fondazione Cassa di Risparmio di Firenze, ad una sponsorizzazione della Richard Ginori, e alla collaborazione di Firenze Musei. Hanno, inoltre, contribuito Opera Laboratori Fiorentini e Arteria, rispettivamente per l’allestimento e per i trasporti. Oltre che per raccontare al grande pubblico un capitolo straordinario della produzione scultorea fiorentina, la mostra nasce per ridestare l’attenzione dei fiorentini e dell’opinione pubblica internazionale sulla sorte del Museo di Doccia. La generosità dei prestiti internazionali dimostra l’alto livello di questo interesse di tutte le istituzioni italiane e straniere per le sorti del Museo e della Manifattura. In quest’ottica un ringraziamento particolare va a S.A.S. il Principe Hans-Adam II von und zu Liechtenstein che ha concesso il Suo Patronato. (foto: statue di porcellana, conferenza)

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Giuliano da Sangallo Disegni degli Uffizi

Posted by fidest press agency su giovedì, 18 maggio 2017

Disegni degli UffiziFirenze fino al 20 agosto Le Gallerie degli Uffizi dedicano una mostra a Giuliano Giamberti, più noto come Giuliano da Sangallo (attivo dagli anni Sessanta del Quattrocento fino alla morte, avvenuta nel 1516), figura chiave e protagonista del Rinascimento italiano e il primo di cui sopravvive una raccolta di disegni di architettura, custodita e curata dai suoi eredi. I disegni selezionati per l’esposizione non solo gettano luce sullo sviluppo dei peculiari metodi tecnici e grafici di Sangallo, ma più in generale su quelli più diffusi e condivisi nel periodo compreso tra gli ultimi decenni del Quattrocento e la fine del secondo Rinascimento.Architetto di Lorenzo il Magnifico e dei papi Giulio II della Rovere e Leone X Medici, è infatti fra i più importanti disegnatori di architettura della sua epoca. A dimostrarlo senza ombra di dubbio – oltre ai preziosi codici antiquari di Siena e dell’Apostolica Vaticana, rispettivamente il Taccuino Senese e il Libro dei Disegni, consultabili in mostra in formato digitale -, è proprio l’eccezionale corpus grafico conservato agli Uffizi. La poliedrica attività del primo dei Sangallo ha infatti lasciato traccia in numerosi fogli storicamente attribuitigli in collezione, accostati nella sede dell’esposizione ad altri prodotti della sua allargata bottega familiare e di autori a lui contemporanei. Questi disegni, come ben illustrato nelle varie sezioni della mostra, ne documentano il lavoro come architetto militare e grande innovatore dell’architettura civile e religiosa; lo strettissimo rapporto intellettuale con i committenti; l’incessante pratica dello studio dell’antico, riverberatasi nella formazione di tutti i suoi collaboratori, e la continuità assicurata al suo magistero dagli eredi più diretti; le sperimentazioni condotte negli anni romani del confronto con Bramante, specialmente sul cantiere cruciale della basilica di San Pietro; l’intreccio fra composizione e invenzioni figurative, culminante nell’episodio finale del concorso per la facciata della basilica fiorentina di San Lorenzo; infine, la produzione come disegnatore di figura e le diverse inclinazioni verso altri artisti del suo tempo, in particolare Botticelli, come illustra un dipinto di bottega del pittore proveniente dalla National Gallery di Londra, possibile esempio del collezionismo privato di Giuliano da Sangallo.
Ai fogli degli Uffizi è inoltre affiancata una testimonianza unica delle tecniche progettuali tra Quattro e Cinquecento lasciataci dallo stesso autore: il modello ligneo di palazzo Strozzi a Firenze.
L’eloquenza grafica di Giuliano da Sangallo restituisce, nei manufatti esposti, un’immagine seducente dell’architettura rinascimentale: erudita, raffinata ed eminentemente disegnata, in una personale accezione di ritorno all’antico, che è anche della sua opera costruita.Il catalogo che accompagna la mostra – di taglio monografico, ma strutturato di volta in volta per sezioni tipologiche o relative alla biografia artistica di Sangallo – propone una sostanziale revisione del corpus storicamente attribuito all’artista. Emerge così l’importanza del ruolo della sua bottega e in particolare della figura del fratello Antonio il Vecchio, alla cui mano sono restituiti numerosi fogli; viene inoltre confermata la nuova attribuzione a Giuliano da Sangallo di un foglio recuperato di recente nelle ricerche dei curatori della mostra. Sui disegni di assegnazione certa, i saggi esercitano un grosso sforzo interpretativo, per restituire l’immagine di dettaglio delle architetture lì delineate, in rapporto all’opera costruita di Sangallo.In aggiunta, il catalogo (e di conseguenza la mostra) recuperano il rapporto strettissimo tra produzione grafica per l’architettura e disegno figurativo, nella Firenze a cavallo di Quattro e Cinquecento: non solo con la sottolineatura del ruolo degli ampi brani di scultura previsti da Giuliano da Sangallo per suoi progetti, ma anche con la riconsiderazione parallela del corpus di figura, con una nuova proposta di identificazione dei soggetti che ricompone un gruppo unitario di fogli, distribuiti tra gli Uffizi e l’Albertina di Vienna. Un aspetto, quest’ultimo, più trascurato nelle ricerche degli studiosi del disegno di architettura, ma in realtà da collegare strettamente alle analisi su Giuliano architetto, nonché disegnatore per l’architettura e di architettura. E al proposito commenta il direttore delle Gallerie degli Uffizi, Eike D. Schmidt: “il linguaggio a penna di Giuliano non perde di vista la sua forte impronta lineare e grafica, così come le inclinazioni pittoriche (e le reminescenze dei chiaroscuri antichi) nei disegni di figura più tardi dialogano con la sua architettura di superficie e con il gusto particolare per il repertorio di ornato policromo”.Va ancora detto che una rilevante espressione degli interessi figurativi e collezionistici di Sangallo è fornita dall’esposizione del dipinto con la Madonna con il Bambino, san Giovanni Battista e un angelo della National Gallery di Londra in passato attribuito all’artista: in origine con ogni probabilità faceva infatti parte della collezione privata di Sangallo, il cui nome si legge sull’iscrizione antica apposta sul verso della tavola.
Più in generale va osservato che il recupero delle vicende di uno dei nuclei più significativi e celebri della collezione di disegni architettonici degli Uffizi permette di comprenderne l’eccezionale importanza nel panorama delle collezioni di grafica europee e nordamericane, e rimarca altresì il suo ruolo cruciale nel plasmare i metodi della storiografia e l’immagine stessa dell’architettura rinascimentale. La mostra a cura, come il catalogo edito da Giunti, di Dario Donetti, Marzia Faietti e Sabine Frommel, è promossa dal Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo con le Gallerie degli Uffizi e Firenze Musei. (foto: Disegni degli Uffizi)

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Tre arazzi per il futuro museo

Posted by fidest press agency su giovedì, 27 aprile 2017

arazzoFirenze Sala Bianca, Palazzo Pitti, fino al 21 maggio 2017. Creazioni della manifattura medicea, di quella fiamminga di Bruxelles e di quella francese dei Gobelins, i tre arazzi esposti in mostra in Sala Bianca sono stati così selezionati in rappresentanza dei tre nuclei portanti della collezione fiorentina di arazzi appartenente alle Gallerie degli Uffizi, che conta novecentocinquanta esemplari.
In attesa dell’apertura del museo dedicato a questa collezione, la mostra costituisce un richiamo a un articolato e ampio patrimonio di opere che sapeva unire alla monumentalità decorativa il pregio di una tecnica tanto preziosa quanto fragile.
Motivi conservativi ne impongono quindi una esposizione per singoli pezzi o piccoli nuclei e per periodi limitati, corrispondendo a una buona pratica d’uso storico che prevedeva il dispiegamento degli arazzi per stagioni circoscritte e specifiche occasioni, alternato al loro ricovero negli spazi destinati a magazzino dalla Guardaroba Granducale.
Questo è ciò che accade ancora oggi e nella fase apparentemente silente e di assenza le opere sono in realtà oggetto di monitoraggio, manutenzione programmata a rotazione e restauro, operazione complesse e impegnative, anche da un punto di vista economico, effettuate con la collaborazione di maestranze specializzate per competenza e attrezzature. Se i ‘panni’ conservati in depositi confinati e protetti rappresentano la maggior parte della collezione, nel tempo una minima percentuale di questa è confluita in allestimenti permanenti in alcuni ambienti di Palazzo Pitti che tuttavia, per le ragioni descritte, sono oscurati per quasi tutto l’anno. È questo il caso dell’Appartamento degli Arazzi, adiacente alla Sala Bianca, che nel mese di maggio sarà parzialmente aperto, in via straordinaria, al pubblico. (foto: arazzo)

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YTALIA Energia Pensiero Bellezza. Tutto è connesso

Posted by fidest press agency su lunedì, 24 aprile 2017

firenzeFirenze Forte di Belvedere, mercoledì 31 maggio ore 11.00 inaugurazione (dal 2 giungo al 1 ottobre – Ytalia, una imponente mostra collettiva sull’arte italiana contemporanea ideata e curata da Sergio Risaliti. Il progetto espositivo – promosso dal Comune di Firenze e organizzato da Mus.e – nasce in collaborazione con le Gallerie degli Uffizi, l’Opera di Santa Croce e il Museo Marino Marini).
L’Italia è una repubblica fondata sull’arte e la bellezza; si potrebbe perfino affermare che è una repubblica fondata e rifondata dagli artisti. In Assisi, in una delle volte della Basilica Superiore, Cimabue ha scritto Ytalia a margine di una rappresentazione di città, sicuramente Roma, nella quale si riconoscono alcuni edifici: Castel Santangelo, forse San Pietro o San Giovanni in Laterano, il Pantheon, il Palazzo Senatorio e la torre dei Conti. La città eterna, vista dall’alto e racchiusa entro la cerchia di mura, rappresenta per quell’artista una primissima affermazione dell’esistenza della civiltà italiana, a cui guardare, di cui sentirsi parte e farsi promotore. Con quella segnaletica, Cimabue sancisce che i confini nazionali -siamo tra il 1280 e il 1290- sono prima artistici che politici, e che l’identità nazionale è fatta di cultura classica e umanistica, di bellezza pagana e spiritualità cristiana. In fondo poco è cambiato nel corso dei secoli. L’Italia è ancora oggi il paese dell’arte e della bellezza. Così è stato dal Trecento al Seicento, secoli di massimo splendore, e fino al Novecento. In tal senso, all’interno della comunità artistica internazionale, l’arte italiana – da Giotto a Piero della Francesca, da Michelangelo a Caravaggio, e da questi fino ai Futuristi e oltre – ha fatto scuola, è stata di modello per il mondo intero, perché nei nostri manufatti artistici si è potuto apprezzare il perfetto equilibrio di classicità e anticlassicità, di eclettismo e purismo, d’invenzione e citazione, d’immanenza e trascendenza. Una mostra, che offra al pubblico nazionale e internazionale, l’opportunità di confrontarsi con le opere di alcuni tra i maggiori artisti italiani del nostro tempo è sempre un fatto importante, anche per le discussioni che suscita, oltre che per le emozioni e le riflessioni che rigenera. (foto: firenze)

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La Galleria dell’Accademia di Firenze e il SACI

Posted by fidest press agency su sabato, 8 aprile 2017

galleria dell'accademiaFirenze. Il Direttore della Galleria dell’Accademia di Firenze, Cecilie Hollberg, e il Presidente del SACI, rinomata Scuola d’Arte americana di Firenze, Steven J. Brittan, hanno avviato un‘utile e stimolante collaborazione sulla base del progetto didattico “SACI MX (Museum Experience)”. Tale iniziativa stimola la ricerca per lo sviluppo di modelli sempre più efficaci di accoglienza museale; gli studenti sono chiamati ad approfondire la valutazione dell’esperienza museale, con mezzi e strategie fornite dalla museologia: osservazione, disamina dei comportamenti, questionari ai visitatori, analisi delle risposte, focus di gruppo sui diversi attori coinvolti. La Galleria dell’Accademia di Firenze offre una fantastica opportunità di sperimentare soluzioni e metodologie direttamente sul campo: il museo diventa un “caso di studio” unico per elaborare una gamma di soluzioni creative, dove concetti ed immagini compongono una identità visiva nuova. Questo è complessivamente un progetto di esemplare confronto internazionale, la prima di simili iniziative che saranno promosse con impegno ed entusiasmo dalla Direzione del museo, per rendere la Galleria un luogo sempre più vitale e capace di promuovere cultura, valorizzando saperi e conoscenze. (foto. galleria dell’accademia)

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E’ giunto a Firenze il prezioso trittico a fondo oro di Gherardo Starnina

Posted by fidest press agency su venerdì, 31 marzo 2017

tritticotrittico1trittico2In occasione della mostra Giovanni dal Ponte (1385 – 1437/38). Protagonista dell’Umanesimo tardogotico, aperta dal 22 novembre scorso e prorogata fino al prossimo 17 aprile, tra i vari prestiti è giunto a Firenze dal Martin von Wagner Museum der Universität Würzburg il prezioso trittico a fondo oro di Gherardo Starnina, rientrato per la prima volta in Italia dopo la sua dispersione nell’Ottocento. Il trittico è arrivato a Firenze con congruo anticipo rispetto all’apertura della mostra affinché ci fosse il tempo di condurre delle indagini sul suo stato di conservazione, svolte presso l’Opificio delle Pietre Dure, istituto di restauro del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo tra i più conosciuti e accreditati nel mondo. Intorno allo stesso trittico ha avuto luogo nell’ ottobre 2016 una giornata di studi di carattere internazionale e interdisciplinare, con interventi sulle indagini tecniche e i numerosi strumenti musicali raffigurati nell’opera.Nei mesi a seguire per tramite della stessa Galleria dell’Accademia è stata individuata la possibilità di un finanziamento della fondazione tedesca Ernst von Siemens Kunststiftung per effettuare il restauro del capolavoro presso lo stesso Opificio delle Pietre Dure, centro del restauro specializzato sui fondi oro. “La Ernst von Siemens Kunststiftung è molto sensibile nel sostenere interventi di restauro su opere prestigiose come il trittico dello Starnina. Investire sulla tutela delle collezioni ci appare ben più importante rispetto all’acquisizione di opere nuove” ci conferma con gioia Martin Hoernes, direttore della fondazione tedesca. “Questo è complessivamente un progetto di esemplare collaborazione internazionale che sarà solo la prima di simili iniziative che saranno promosse con impegno dalla Galleria dell’Accademia di Firenze. Anche per questo scopo l’Associazione degli Amici della Galleria dell’Accademia di Firenze di recentissima fondazione è stata costituita con degli associati di respiro internazionale” afferma il direttore del celebre museo fiorentino, Cecilie Hollberg. (trittico)

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Air France da 30 anni a Firenze

Posted by fidest press agency su venerdì, 31 marzo 2017

air franceFirenze. Questo mese ricorre il 30° anniversario dei voli Air France su Firenze. Il vettore francese sbarcò al “Vespucci” per la prima volta il 29 marzo1987, con il volo AF632 da Parigi Charles de Gaulle, operato con Saab 340 della BrittAir. Da trent`anni Air France è presente a Firenze. Nel corso degli anni il collegamento si è rafforzato sempre di più ed oggi Air France collega l`aeroporto Amerigo Vespucci a quello di Parigi Charles de Gaulle 43 volte a settimana.
Il 30 ottobre 2013 anche KLM, compagnia olandese del Gruppo Air France-KLM, ha cominciato a volare da Firenze alla volta di Amsterdam con dodici voli settimanali, diventati oggi ben 30 collegamenti settimanali.Il Gruppo Air France-KLM, grazie ai buoni risultati ottenuti, continua ad investire nell`aeroporto fiorentino e, per la stagione estiva 2017, propone più di 70 voli a settimana.
Air France ha fatto uso di diversi aeromobili nel corso degli anni, passando dal Saab 340 a ATR 42, Fokker 70, BAe 146/Avro RJ85 e, dal 3 aprile 2014, all’Airbus A318 che atterra al Terminal F dell`aeroporto di Parigi Charles de Gaulle offrendo così comode coincidenze su tutte le destinazioni del network Air France. Il volo Air France del 1987 fu anche il primo servizio internazionale dell’aeroporto di Firenze.(foto: air france)

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Tesori salvati, tesori da salvare

Posted by fidest press agency su giovedì, 30 marzo 2017

tesoro salvatoFirenze, Uffizi, Aula Magliabechiana fino al 30 luglio 2017 La mostra Facciamo presto. Marche 2016 – 2017: tesori salvati, tesori da salvare che apre al pubblico nell’Aula Magliabechiana degli Uffizi presenta una selezione di capolavori provenienti dalle cittadine e dai paesi dell’entroterra appenninico delle Marche meridionali, colpiti dal terribile terremoto che ha quasi distrutto o reso inagibili le chiese, i palazzi e i musei dove questi oggetti d’arte erano custoditi, spesso fin dalla loro origine.Le opere esposte sono tra le gemme più preziose di un territorio che sorprende per la ricchezza straordinaria e inattesa del suo patrimonio d’arte e di storia: una raffinata raccolta di dipinti su tavola e su tela, di sculture lignee, tessuti e oreficerie.
Si tratta di un’opportunità molto importante oltre che eccezionale per far conoscere al pubblico alcuni tesori dei territori dell’entroterra marchigiano meridionale, spesso tuttavia trascurati e negletti dai resoconti relativi agli eventi sismici che hanno martoriato il Centro Italia. La mostra ha infatti come intento primario quello di rammentare perentoriamente a tutti l’estrema urgenza di salvare dalla distruzione e dalla dispersione questo patrimonio.Le splendide opere d’arte esposte sono state scelte con il criterio di rappresentare tutto il territorio marchigiano colpito dal sisma, molto vasto e comprendente parte delle province di Ascoli Piceno, Fermo e Macerata, nonché gli enti coinvolti nella tragedia in quanto proprietari di questi stessi beni, vale a dire le Diocesi, i Comuni, gli Ordini religiosi regolari maschili e femminili. Quelle in mostra e le tantissime altre opere rimosse e portate nei vari depositi temporanei allestiti dopo i crolli e i sommovimenti tellurici di agosto e ottobre del 2016 erano per lo più custodite sino dalla loro creazione nelle chiese, nei palazzi e in seguito nei musei di una vasta area dell’entroterra appenninico delle Marche meridionali. Questi edifici per lunghi anni saranno una vera giungla di tubi innocenti e di impalcature e occorreranno decenni per far tornare nella loro sede originaria tutte le opere d’arte che sono state portate via in fretta per sottrarle alla distruzione. Un’operazione che stanno ancora compiendo con tanta fatica e coraggio per il pericolo di possibili e ulteriori crolli degli edifici, persone generose e competenti: i vigili del fuoco, i carabinieri, l’esercito, il personale delle soprintendenze – nelle cui fila alcuni architetti e storici dell’arte delle Gallerie degli Uffizi – e i volontari della protezione civile.La scelta delle opere da esporre è stata fatta con l’intenzione di mettere in luce alcuni aspetti cruciali della cultura figurativa di questi territori a partire dal Medioevo fino al XVIII secolo.Le Gallerie degli Uffizi con questa mostra hanno voluto offrire la loro solidarietà e il loro aiuto ai territori terremotati. Questo non solo dando visibilità ai dipinti, alle sculture e alle oreficerie esiliate dalle loro sedi di origine distrutte o ferite dal terremoto e che non dobbiamo dimenticare, ma anche prestandosi ad un aiuto concreto. Di ogni biglietto che verrà acquistato per accedere agli Uffizi nel periodo della mostra verrà destinato € 1,00 (o € 0,50 in caso di biglietto ridotto della metà riservato ai giovani tra i 18 e i 25 anni) al risanamento dei danni inferti dal terremoto al patrimonio marchigiano.«Dal tempo dell’eredità di Vittoria della Rovere nel 1631, le Gallerie degli Uffizi hanno un grande debito verso le Marche» afferma Eike Schmidt, Direttore delle Gallerie degli Uffizi. «Dopo i terribili eventi sismici è nostra volontà e nostro dovere morale aiutare quelle meravigliose terre. Esponendo i supremi capolavori salvati e ancora da salvare ai fiorentini e ai visitatori di tutto il mondo ne presentiamo la bellezza e al tempo stesso il disperato compito di solidarietà che chiama tutti noi. I proventi dei biglietti saranno devoluti alla ricostruzione delle aree colpite».La mostra, a cura come il catalogo edito da Giunti di Gabriele Barucca e Carlo Birrozzi, è promossa dal Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, con il Segretariato Regionale del Ministero dei Beni e delle attività Culturali e del Turismo per le Marche, la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio delle Marche, le Gallerie degli Uffizi e Firenze Musei. (foto: tesoro salvato)

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Comune Firenze e Tar

Posted by fidest press agency su domenica, 19 marzo 2017

firenzeDopo che il Tar Toscana ha bocciato un’ordinanza del Sindaco di Firenze in merito agli orari di apertura delle sale giochi con slot et similia, ci viene un dubbio: quanto ci costano le iniziative del primo cittadino Dario Nardella? Il nostro agisce per conto e per nome di noi contribuenti che abitiamo a Firenze, cioe’ usa i nostri soldi per amministrarci. E’ giusto che lo faccia, lo abbiamo eletto per questo. Ma e’ anche giusto che noi gli si facciano i conti in tasca sull’utilità e sul metodo di certe sue iniziative, visto che, tra imbastire e attuare la delibera, difendersi in sede giudiziaria, imbastire e tornare indietro, di soldi ne vengono spesi abbastanza.
La lista dei “default” del nostro Sindaco e’ lunga, citando solo i piu’ famosi e recenti: i dehors di piazza Duomo, i ticket sui bus turistici, l’orario per la vendita di alcool nei minimarket, fino all’applicazione del regolamento sugli incentivi allo stipendio vinto al Tar da quello stesso ufficio legale che difende giudizialmente il Sindaco nelle altre vicende. Non solo, ma noi crediamo, per esempio, che quando vedra’ la luce la preannunciata serrata dell’accesso alle Cascine per le auto di chi presumibilmente vorrebbe acquistare prestazioni sessuali per strada, un qualche ricorso al Tar che dia torto all’amministrazione non ci sembra che avrebbe scarse chance di essere accolto.
Il Sindaco, comunque, ha promesso battaglia, in questo ultimo caso delle slot machine in nome della lotta alla ludopatia. Causa nobile, per carita’, ma ci si consenta di dubitare che il metodo sia quello del divieto rispetto a quello dell’educazione/informazione. Certamente si informa e si educa anche coi divieti, ma per quale risultato? Probabilmente quello di individui sudditi e intimoriti e timorosi. Che, siccome “al cuor non si comanda”, alla prima occasione ricorreranno a clandestinita’ e illegalita’ per soddisfare i propri desideri, forti di una malavita che vive e prospera grazie a questo tipo di divieti: e’ la legge della domanda e dell’offerta dei mercati che ha dei padri nobili come esempi eterni e manipolati dai vari pruriti ideologici di chi pensa di ben governare con la paura: droghe illegali e prostituzione. Insomma, tra pruriti ideologici e soldi spesi male, ci sentiamo legittimati ad intervenire e, se per entrambi cerchiamo di sollecitare l’attenzione e la testa degli individui (anche elettori), per i soldi forse e’ proprio il caso di coinvolgere la Corte dei Conti. (Vincenzo Donvito, presidente Aduc)

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Mostre, incontri e iniziative culturali a Firenze in occasione del G7 della cultura 2017

Posted by fidest press agency su giovedì, 16 marzo 2017

firenzeFino al 17 aprile 2017 Palazzo Medici Riccardi Mostra “Firenze 1966-2016. La bellezza salvata” Promossa dal Comitato per il 50° anniversario dell’alluvione e organizzata da MetaMorfosi, l’esposizione di documenti, immagini e straordinarie testimonianze artistiche racconta i tragici momenti che seguirono la notte fra il 3 e il 4 novembre del ’66 quando l’Arno ruppe gli argini inondando un’intera città e il suo inestimabile patrimonio artistico.
Fino al 23 luglio Palazzo Strozzi “Bill Viola. Rinascimento elettronico” La Fondazione Palazzo Strozzi presenta il maestro indiscusso della videoarte contemporanea: la mostra ripercorre – attraverso straordinarie esperienze di immersione tra spazio, immagine e suono – la carriera di Bill Viola, dalle prime sperimentazioni degli anni Settanta fino alle grandi installazioni successive al Duemila. Info: palazzostrozzi.org
Dal 25 marzo all’8 aprile Sacrario della chiesa di Santa Croce Mostra d’arte dei 7 artisti vincitori del Premio “Lorenzo il Magnifico”. Nell’evento espositivo, a cura di Florence Biennale, sono rappresentati la Germania, gli Stati Uniti, il Giappone, il Canada, la Gran Bretagna, la Francia e l’Italia. Info: florencebiennale.org
Fino al 30 marzo Fondazione Casa Buonarroti Mostra “Il Primato del Disegno”. Sedici disegni originali di Michelangelo dalle collezioni del Museo Casa Buonarroti.
La mostra è aperta tutti i giorni, ad esclusione del martedì, orario 10–17.
Dal 27 marzo al 27 aprile Piazza della Signoria Esposizione della riproduzione dell’Arco di Palmira Una copia dell’arco del II secolo d.C. – distrutto nel 2015 dai miliziani dell’Isis a Palmira (Siria) – sarà esposta davanti a Palazzo Vecchio, come simbolo della rinascita, ricostruzione e conservazione delle opere che appartengono al patrimonio dell’umanità e alla storia della civiltà.
Lunedì 27 marzo ore 17 Palazzo Vecchio, Sala d’Arme Il recupero dell’arte: proteggere la cultura Incontro aperto al pubblico. A cura di Mus.e, Comune di Firenze.
firenzeNegli ultimi anni il patrimonio culturale del mondo ha subito forti attacchi da parte dell’uomo e della natura: basti ricordare i recenti sismi in Italia centrale, che hanno gravemente danneggiato incredibili tesori artistici, e le violente distruzioni di simboli della cultura mondiale da parte di estremisti. Eventi inspiegabili che lasciano sconcerto, paura, rabbia, timore, ma che possono anche essere il via per rafforzare una comune “identità culturale” da proteggere, custodire e difendere, grazie alla quale l’umanità ritrova la sua storia e il suo senso di esistere. L’incontro in sala d’Arme, organizzato in occasione del G7 della Cultura a Firenze, offre alla città l’opportunità di radunarsi intorno al Patrimonio Mondiale – di cui fa parte il centro storico fiorentino, tanto apprezzato dai turisti ma ancor più amato dai residenti – e di approfondire gli aspetti principali relativi ai rischi, ai traffici, ai pericoli ma anche alle difese della cultura e dell’arte. Non è necessaria la prenotazione. Ingresso libero fino a esaurimento posti.
Lunedì 27 marzo ore 9.30-13 Accademia delle Arti del Disegno di Firenze “La tutela fra protezione e recupero, dal Granduca a Rodolfo Siviero” Incontro sulle origini della tutela intesa come protezione del patrimonio culturale, origini antiche che a Firenze sono rappresentate da episodi quanto mai significativi: la “lista” dei pittori di cui non si potevano portare i dipinti fuori del Granducato (1603), primo “veto all’esportazione”: il “patto di Famiglia” concepito da Anna Maria de’ Medici Elettrice Palatina e verrà ricordata l’azione di Rodolfo Siviero, fautore della “rinascita” dell’Accademia nel secolo scorso, nel campo del recupero dei beni sottratti all’Italia in circostanze di totalitarismo e di guerra.
Dal 28 marzo al 27 aprile Palazzo Vecchio, Sala Leone X Chimera relocated A cura di Mus.e per il Comune di Firenze, Musei Civici Fiorentini, in collaborazione con il Museo Archeologico nazionale di Firenze, le Gallerie degli Uffizi e la Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze. Esposizione della Chimera di Arezzo, il celebre bronzo etrusco rivenuto nel 1553, insieme al Busto di Cosimo I di Baccio Bandinelli e al Disegno della Chimera di Baccio Bandinelli. La Chimera viene ricollocata per un mese a Palazzo Vecchio, nel luogo esatto dove la collocò Cosimo I de’ Medici dopo il suo ritrovamento.
convento san francesco firenzeMartedì 28 marzo ore 15.00 Palazzo Vecchio, Salone dei Cinquecento Tavola rotonda Il commercio delle opere d’arte Alla presenza di esperti e direttori di Musei internazionali.
Mercoledì 29 marzo ore 9.30 Villa Schifanoia, sede del Robert Schuman Research Center, Istituto Universitario Europeo LaRivistaCulturale.com in collaborazione con l’Istituto Universitario Europeo e il Museo Novecento “Cos’è il Dialogo delle Culture?”
Incontro aperto al pubblico per spiegare cosa si intende in antropologia culturale per “traffico culturale” e “dialogo”. Nel dibattito informale tra gli ospiti si metterà in evidenza come solo la cultura e la conoscenza forniscano gli strumenti necessari per capire e affrontare costruttivamente le sfide sociali del nostro tempo.
Giovedì 30 marzo ore 14.00 Teatro della Pergola “Formazione e mercato del lavoro”
Conferenza promossa dalla Fondazione Teatro della Toscana sui temi della formazione e degli sviluppi professionali nel mondo del teatro. Relatori: Prof. Pascal Gielen, Universiteit Antwerpen (Belgium); Mary Ann De Vlieg (moderatrice); Simon Sharkey, National Theatre of Scotland (UK); Marc Sussi, Jeune Theatre National (France); Theo Abazis, National Greek Theatre (Grecia); Prof. art. Ksenija Zec, Academy of dramatic arts di Zagabria (Croazia); Daniela Bortignoni, Accademia Nazionale d’Arte Drammatica Silvio D’Amico (Italy); Helen Richardson, Brooklyn college (USA); Eleonore Christine Franke, Theaterakademie, (Germany); Prof. Patrick Lonergan, firenzeNUI Galway (Irland).
Giovedì 30 e Venerdì 31 marzo Visite speciali organizzate da Palazzo Spinelli:
– Badia Fiorentina, Chiostro degli Aranci: apertura esclusiva per i restauri della lunetta della vita di San Bernardo e di sinopia;
– San Miniato al Monte, Cimitero delle Porte Sante: visita guidata ai monumenti funebri del Villari, Lachemabacher e Fagnoni;
– Palazzo Spinelli: visita esclusiva ai laboratori e alla Cappella affrescata da Santi di Tito.Tutte le visite sono dalle 10.00 alle 13.00 e dalle 14.00 alle 17.00, su prenotazione.
Giovedì 30 marzo e Venerdì 31 marzo Museo dell’Opera del Duomo Approfondimenti sul contesto storico, sul significato storico artistico e sul messaggio religioso delle tre opere più importanti della collezione, nei seguenti orari (durata 30 minuti): 10.00 Maddalena / in inglese o in italiano in base ai visitatori presenti; 11.30 Pietà / in inglese o in italiano in base ai visitatori presenti; 13.00 Cantorie / italiano; 13.30 Cantorie / inglese; 14.30 Maddalena / in inglese o in italiano in base ai visitatori presenti; 16.00 Pietà / in inglese o in italiano in base ai visitatori presenti; 16.30 Cantorie / italiano; 17.00 Cantorie / inglese. Info: http://www.operaduomo.firenze.it

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Una copia dell’Arco di Palmira a Firenze

Posted by fidest press agency su giovedì, 16 marzo 2017

firenzeA Firenze, in occasione del G7 della Cultura, una copia dell’Arco di Palmira sarà esposta in piazza della Signoria, davanti a Palazzo Vecchio, dal 27 marzo al 27 aprile.
Si tratta di una riproduzione perfetta dell’originale, realizzata grazie alle nuove tecnologie, nell’ambito del progetto “The Million Image Database” per la tutela e la salvaguardia del patrimonio culturale mondiale, promosso da The Institute for Digital Archaeology in collaborazione con UNESCO, Università di Oxford, Museo del Futuro di Dubai e governo degli Emirati Arabi Uniti.
Un’operazione di rilievo internazionale che nasce in Toscana: la copia dell’Arco di Palmira è stata realizzata da Torart, un’azienda di Carrara guidata da due giovani imprenditori, Giacomo Massari e Filippo Tincolini, e specializzata in scultura, arte contemporanea e design nell’applicazione delle nuove tecnologie nella lavorazione del marmo, pietre e materiali duri di diversa natura. Attraverso un approccio non invasivo, la tecnologia usata da Torart può essere applicata al mondo del restauro, offrendo la possibilità di riprodurre delle opere fino nei minimi dettagli e in modo che la lavorazione rimanga sostenibile e rispettosa nei confronti del materiale originario, del valore storico e del patrimonio culturale a cui appartiene.
La riproduzione dell’Arco di Palmira è stata esposta a Londra e a New York ed arriva per la prima volta in Italia, proprio a Firenze, in un simbolico tour che ha l’obiettivo di attirare l’attenzione dell’opinione pubblica internazionale sull’importanza di prendersi cura del patrimonio artistico e culturale dell’umanità. (foto: firenze)

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La chimera di Arezzo al Palazzo Vecchio di Firenze

Posted by fidest press agency su giovedì, 16 marzo 2017

chimeraFirenze alla fine di marzo in concomitanza con il primo G7 della Cultura, la Chimera di Arezzo sarà esposta eccezionalmente in Palazzo Vecchio, in Sala Leone X, dove la volle esibire Cosimo I de’ Medici dopo il suo ritrovamento alla metà del Cinquecento. Una ricollocazione, quindi, in linea con quanto avvenuto negli ultimi due anni: si tratta infatti del terzo evento che vede impegnata l’amministrazione comunale nella riproposizione – seppure temporanea – di contesti originali della Reggia medicea, dopo il ritorno degli arazzi medicei di Bronzino, Pontormo e Salviati nel Salone dei Dugento e la rievocazione degli orticini pensili di Eleonora di Toledo sul Terrazzo di Saturno. Il nuovo progetto, promosso dal Comune di Firenze, è stato reso possibile grazie alla collaborazione con il Museo Archeologico Nazionale di Firenze e ai generosi prestiti delle Gallerie degli Uffizi e della Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze.
Insieme al bronzo del V-IV secolo a.C., usualmente custodito al Museo Archeologico Nazionale di Firenze, troveranno posto nella sala di Leone X anche una lettera inviata a Baccio Bandinelli negli anni Cinquanta del XVI secolo, documento di eccezionale significato conservato alla Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze dove si trova tratteggiata velocemente a inchiostro la sagoma della Chimera (priva della coda come al suo rinvenimento). Terzo elemento in esposizione sarà un busto in bronzo raffigurante Cosimo I, opera dello stesso Bandinelli, in prestito dalle Gallerie degli Uffizi.
L’ultima apparizione della Chimera in Palazzo Vecchio risale all’epoca delle grandi celebrazioni medicee del 1980; sarà quindi data l’occasione a un nuovo pubblico di fiorentini e non di rivedere lo splendido manufatto d’arte etrusca nel contesto originario della Sala di Leone X, dove venne appunto collocato in seguito al suo fortuito ritrovamento nel Cinquecento.
La Chimera suggellò in modalità perfino spettacolari ed enfatiche il revival etrusco, promosso da Cosimo I de’ Medici con campagne e scavi archeologici, imprese letterarie ed erudite come quella dell’Accademia Fiorentina, con i contributi di Giovan Battista Gelli e Pierfrancesco Giambullari, o quella estranea all’ambiente toscano di Guillaume Postel, cui si deve la prima ‘monografia’ sull’Etruria nel 1551. Perfino Giorgio Vasari pescherà nella storia toscana, teorizzando una primazia dell’arte etrusca nei confronti di quella classica, affidando il suo giudizio alla presenza della Chimera rinvenuta ad Arezzo il 15 novembre 1553, “dieci braccia sottoterra“ in prossimità del baluardo che si stava costruendo presso la porta di San Lorentino. Un rinvenimento inaspettato che desterà grande sorpresa e che contribuirà efficacemente alla riscoperta della passata grandezza toscana e alla definizione della figura di Cosimo come nuovo principe etrusco. Ce lo ricorda Benvenuto Cellini: “essendo in questi giorni trovate certe anticaglie nel contado d’Arezzo, in fra le quali si era la Chimera, ch’è quel lione di bronzo il quale si vede nella camera vicino alla gran sala del Palazzo, ed insieme con la detta chimera si era trovato una gran quantità di piccole statuette pure di bronzo, le quali erano coperte di terra e di ruggine, ed a ciascuna di esse mancava o la testa o le mani o i piedi, il Duca pigliava piacere di ricettarsele de per se medesimo con certi cesellino da orefice.”
Giunta immediatamente nel palazzo ducale fiorentino insieme agli altri reperti, infatti, l’impressionante scultura etrusca (parte di un donario assai prestigioso che comprendeva anche la figura di Bellerofonte a cavallo) venne collocata su suggerimento del Vasari nella magniloquente cornice della Sala Leone X, a simboleggiare le forze negative – gli eventi più disastrosi e contrapposti, i malvagi nemici – dominate da Cosimo nella costruzione di un nuovo e ideale regno di Etruria: come non mancò di sottolineare lo stesso Vasari, “ha voluto il fato che la si sia trovata nel tempo del Duca Cosimo il quale è oggi domatore di tutte le chimere”.
Fin dal Cinquecento la Chimera è stata oggetto di studio erudito. Le fonti confermano che Benvenuto Cellini si sarebbe dovuto occupare di restaurare la statua, ricostruendo la coda di cui l’animale era privo. Tale integrazione verrà eseguita però solo nel 1784 dallo scultore Francesco Carradori su indicazione di Luigi Lanzi, quando ormai la fiera – dal 1712, dopo quasi due secoli di permanenza nel Palazzo di piazza, dove non aveva mancato di stupire viaggiatori e ospiti di ogni provenienza – si trovava agli Uffizi. Dal XIX secolo, il bronzo è conservato al Museo Archeologico Nazionale di Firenze. (foto: chimera)

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Il restauro del trittico con la Resurrezione di Lazzaro di Nicolas Froment

Posted by fidest press agency su mercoledì, 8 marzo 2017

tritticoFirenze fino al 30 aprile 2017 Uffizi, Galleria delle Statue e della Pitture, Sala del Camino si presenta al pubblico, dopo il restauro realizzato grazie al contributo dei Friends of Uffizi Gallery/Amici degli Uffizi, il dipinto del pittore francese Nicolas Froment (c. 1430 – 1486), firmato e datato 1461. Si tratta di una delle opere più considerevoli della collezione di pittura straniera delle Gallerie degli Uffizi del XV secolo, oltre che di un’ importante testimonianza dell’interesse della committenza italiana per la pittura del nord Europa.
Il trittico illustra la storia di Lazzaro e delle sue sorelle Marta e Maria: nell’anta sinistra, Marta va incontro a Gesù per informarlo della morte del fratello; al centro, Gesù resuscita Lazzaro fra la commozione di Marta, Maria e degli apostoli; nell’anta destra la narrazione si conclude con la Cena in casa del fariseo, dove Maria onora il Salvatore ungendogli i piedi. Sul verso delle ante, il committente del dipinto Francesco Coppini, accompagnato da altri due personaggi non identificati, è effigiato, a destra, mentre ptega davanti alla Vergine con il Bambino, raffigurata sull’nata sinistra. In basso, un’iscrizione reca la firma di Nicolas Froment e la data 1461.
L’opera è pervenuta alle Gallerie fiorentine dal convento francescano di Bosco ai Frati in Mugello in seguito alle soppressioni degli istituti religiosi di epoca napoleonica.
Fu dipinta da Nicolas Froment, maestro originario della Piccardia del quale rimangono oggi pochissime opere e conosciuto soprattutto per l’attività che almeno dal 1465 svolse in Provenza, dove lavorò anche per il sovrano Renato d’Angiò. Il trittico con la Resurrezione di Lazzaro, l’opera più antica oggi nota di Froment, fu eseguito per un prelato originario di Prato, Francesco Coppini, che dal 1459 al 1462 visse fra Fiandre, Inghilterra e Francia svolgendo incarichi per conto di papa Pio II. Il veristico ritratto presente sul verso dell’anta destra del trittico ci restituisce l’aspetto di questo intraprendente, colto e ambizioso prelato.
Nato a Prato nel 1402, di umili origini, Francesco intraprese la carriera ecclesiastica divenendo un abile giurista e distinguendosi per le capacità diplomatiche. Nominato vescovo di Terni nel 1458, l’anno seguente fu inviato da papa Pio II come collettore delle decime nelle Fiandre e in Francia, per poi trasferirsi in Inghilterra con la missione di pacificare le lotte per la corona fra Lancaster e York. L’appoggio offerto da Coppini a Edoardo IV di York, re dal 1461 dopo aver deposto Enrico VI di Lancaster, fu disapprovato dal papa che richiamò Francesco a Roma e lo privò, nel 1463, della carica di vescovo e dei suoi beni. Il prelato vestì quindi l’abito benedettino e trascorse gli ultimi mesi della sua vita nel monastero romano di San Paolo fuori le Mura, dove morì nel 1464.
Non ci è noto quale fosse l’originale destinazione del trittico, che pervenne a Pisa nelle mani di una compagnia mercantile. Dal XVI secolo è documentato nel convento di San Bonaventura di Bosco ai Frati in Mugello, dove giunse forse come dono dei Medici.
«La scelta di Nicolas Froment, un pittore ancora giovane, portatore di un espressionismo a tratti impietoso, ironico, tutto spigoli – un artista che, trasferitosi poco dopo nel sud della Francia, avrà tra i suoi patroni l’intellettuale re Renato d’Angiò – ci parla del gusto “forte” e quasi temerario di Coppini, e solletica la nostra immaginazione su come sarebbe stata quella cappella che il presule probabilmente non vide mai compiuta. La Sala del Camino degli Uffizi, dove è esposto ora in mostra il trittico di Froment, può idealmente sostituire lo spazio raccolto e sicuramente prezioso che il suo committente aveva di certo in mente.» (Eike D. Schmidt, Direttore delle Gallerie degli Uffizi)
Il restauro recentemente concluso ha restituito brillantezza alla cromia squillante della stesura pittorica, migliorando la leggibilità di particolari minuti e curiosi. E’ stata inoltre accertata l’originalità della maggior parte degli elementi che lo costituiscono secondo caratteristiche costruttive ascrivibili alla tradizione fiamminga. Realizzato interamente con legno di quercia, è composto da tre pannelli che, prima di essere dipinti, furono alloggiati nelle cornici, incastrati nell’incavo ricavato nello spessore. I trafori in legno dorato della tavola centrale, simili alle arcate di una cattedrale gotica, furono invece applicati dopo la stesura pittorica. Il perimetro del pannello centrale è stato alterato nel corso di un vecchio restauro e le cerniere che collegano le ante laterali non sono originali, come pure il meccanismo di chiusura degli sportelli.
Prima di procedere con la pittura, sulle tavole erano stati stesi due strati di preparazione, il primo a base di carbonato di calcio e il secondo con bianco di piombo. La riflettografia, di cui in mostra si proiettano le immagini, ha rivelato l’esistenza di un disegno preparatorio realizzato in gran parte a mano libera.
Il legante della stesura pittorica di tipo oleoso e tra i pigmenti adoperati figurano il carminio e la lacca di robbia per i toni di rosso, il resinato di rame per il verde e l’indaco, presente nella delicata ombreggiatura delle nicchie che accolgono la Vergine col Bambino e il committente nel verso delle ante.
In occasione della conclusione e presentazione del restauro del trittico Daniela Parenti ha curato il volume Il restauro del trittico con la Resurrezione di Lazzaro di Nicolas Froment, edito da Silvana Editoriale.
Ci piace unirci a Maria Vittoria Colonna Rimbotti, Presidente degli Amici degli Uffizi, nel suo ringraziamento per la generosa sponsorizzazione – che ha reso possibile questo restauro ed il libro che lo documenta – ai Friends of the Uffizi e a «Susan McGregor, la donatrice americana che con grande generosità ha scelto di restaurare questo trittico che tanto l’ha emozionata e commossa, in modo particolare la scena dell’incontro di Marta con Gesù. E che con rara sensibilità ha cosi commentato la conclusione del restauro: “Grazie perché riempite la mia vita di tanta bellezza e mi avete dato possibilità di tornare indietro nel tempo per catturare l’abilita e la maestria di Nicolas Froment che tutto il mondo può vedere. Ho ricevuto molto di più di quanto ho dato”». (foto: trittico).

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Il cosmo magico di Leonardo da Vinci: l’Adorazione dei Magi restaurata

Posted by fidest press agency su martedì, 28 febbraio 2017

palazzo-pitti10Firenze 28 marzo – 24 settembre 2017 Uffizi, Galleria delle Statue e delle Pitture a cura di Eike Schmidt, Marco Ciatti, Cecilia Frosinini. L’Adorazione dei Magi di Leonardo da Vinci torna agli Uffizi dopo sei anni dedicati al restauro e alle indagini conoscitive dell’opera, condotti dall’Opificio delle Pietre Dure con il sostegno economico degli Amici degli Uffizi. La tavola fu commissionata a Leonardo nel 1481 dai monaci agostiniani per la chiesa di San Donato a Scopeto; la partenza del maestro per Milano, nel 1482, determinò l’abbandono dell’opera, mai ultimata da Leonardo, tanto che alcuni anni più tardi i committenti fecero eseguire a Filippino Lippi un’altra pala d’altare con l’Adorazione dei Magi, terminata nel 1496. Il dipinto, interrotto da Leonardo dopo una lunga elaborazione preliminare, rimase per qualche tempo nelle case della famiglia fiorentina dei Benci, per poi entrare nelle collezioni dinastiche dei Medici. Costituisce oggi la tavola vinciana di più grandi dimensioni pervenutaci (cm. 246 x 243). Il suo restauro, oltre ad aver risolto alcuni problemi conservativi, ha consentito di recuperarne tonalità cromatiche inaspettate e la sua piena leggibilità, ricchissima di dettagli affascinanti che aprono nuove prospettive sul suo complesso significato iconografico. Con l’Adorazione dei Magi di Leonardo, viene esposta anche la versione eseguita da Filippino Lippi nel 1496, in un affascinante dialogo che farà emergere le diversità tra i due maestri e la loro differente interpretazione del soggetto, frutto delle mutazioni politiche e culturali intercorse a Firenze nell’arco di poco più di un decennio.

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Le Gallerie degli Uffizi anche nel corso del 2017 offrono al pubblico un prestigioso e variegato programma espositivo

Posted by fidest press agency su sabato, 18 febbraio 2017

palazzo-pittiFirenze. Palazzo Pitti Piazza Pitti, 1. Il programma ha debuttato il 10 gennaio con la mostra Fashion in Florence through Lens in the Archivio Foto Locchi a Palazzo Pitti nell’Andito degli Angiolini, aperta fino al prossimo 5 marzo, mostra fotografica dedicata alla moda tra gli anni ’30 e ’70 con l’intento di raccontare attraverso la forza dell’immagine la nascita del fashion a Firenze. Ha proseguito poi il 24 gennaio con l’apertura dell’esposizione Giorgio Castelfranco. Curatore, mecenate, difensore d’arte, aperta nella Sala del Camino della Galleria delle Statue e delle Pitture degli Uffizi fino al prossimo 26 febbraio. La mostra, che inaugura una tipologia di eventi espositivi di formato minore focalizzati su specifici aspetti, ha inteso celebrare Giorgio Castelfranco, protagonista della salvaguardia del nostro patrimonio in epoca fascista. Funzionario dell’allora Soprintendenza (con l’incarico di direttore delle collezioni di Palazzo Pitti), vittima delle leggi razziali, clandestino operatore per la libertà del Paese e per l’integrità delle sue ricchezze artistiche, Castelfranco fu anche un fautore e mecenate dell’arte contemporanea.
Le mostre in programmazione nei prossimi mesi dell’anno spazieranno dai temi rinascimentali a momenti cruciali del collezionismo mediceo, fino alla commemorazione storica del centenario della rivoluzione di ottobre, senza escludere rassegne personali di rinomati artisti contemporanei. Varie, inoltre, le opere restaurate e le nuove acquisizioni che saranno presentate al pubblico: iniziative di valorizzazione che narreranno la storia dei dipinti, talvolta a confronto con opere coeve, e nuove scoperte rese possibili in seguito ai restauri. “L’intenso e ricco programma espositivo che le Gallerie degli Uffizi offrono al pubblico nel 2017 pone un accento particolare sull’arte contemporanea – afferma Eike Schmidt, Direttore del museo. – Infatti, in questo settore la nostra collaborazione con il Comune di Firenze avrà modo di intensificarsi ulteriormente grazie all’ospitalità nelle nostre gallerie di alcune opere collegate alle due mostre organizzate rispettivamente dalla Fondazione Palazzo Strozzi e dal Comune: la retrospettiva di Bill Viola a Palazzo Strozzi e la grande rassegna dell’arte italiana, Ytalia, al Forte Belvedere. A partire da quest’anno, inoltre, ogni marzo inaugureremo due esposizioni dedicate a donne artiste, una vissuta e attiva nel passato e l’altra nel presente. L’arte e l’architettura promosse tra Quattrocento e Cinquecento e il collezionismo mediceo, nelle sue diverse declinazioni, saranno al centro del nostro programmo espositivo. L’anno si concluderà con una serie di mostre incentrate su tre veri rivoluzionari nei loro rispettivi campi (Lutero, Leopoldo de’ Medici, Ejzenštejn) e con la prima grande esposizione in Europa sulla pittura giapponese di paesaggio e di natura compresa tra l’epoca Muromachi e l’inizio dell’epoca Edo (XV – XVII secolo). Con questo programma intendiamo dunque favorire una variegata proposta di temi e problematiche mantenendo costante la nostra ampia offerta culturale per tutto il corso dell’anno, e anzi rafforzandola proprio nei periodi in cui l’affluenza dei visitatori è minore.”

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Mostra Giorgio Castelfranco

Posted by fidest press agency su domenica, 22 gennaio 2017

castelfrancoFirenze, Sala del Camino, Galleria delle Statue e delle Pitture degli Uffizi 24 gennaio – 26 febbraio 2017 Inaugurazione Lunedì 23 gennaio 2017 ore 17.30In occasione della Giornata della Memoria 2017, l e Gallerie degli Uffizi hanno organizzato una mostra e una giornata di studio e ricordo intitolate Giorgio Castelfranco (1896-1978): curatore, mecenate, difensore d’arte. Giorgio Castelfranco, protagonista della salvaguardia del nostro patrimonio in anni di barbarie: funzionario dell’allora Soprintendenza, quale direttore delle collezioni di Palazzo Pitti, vittima delle leggi razziali, clandestino operatore per la libertà del Paese e per l’integrità del suo patrimonio artistico, conoscitore, fautore e mecenate dell’arte contemporanea.
La mostra – curata da Claudio Di Benedetto – ospitata nella Sala del Camino della Galleria delle Statue e delle Pitture degli Uffizi dal 24 gennaio al 26 febbraio 2017 , vuole mettere in luce il rapporto fra Castelfranco e l’arte contemporanea e, in particolare, Giorgio De Chirico del quale fu oltre che amico, mecenate e collezionista. Di De Chirico saranno esposte in mostra – in prestito da Casa Siviero – Alexandros, Ritratto di Elide e Ritratto di Matilde Forti, che di Castelfranco fu la moglie.La giornata di studi, che avrà luogo lunedì 23 gennaio 2017 dalle ore 9.30 alle ore 13 nella Sala di San Pier Scheraggio , vedrà coinvolte e protagoniste assieme alle Gallerie degli Uffizi altre pregevoli istituzioni: la Regione Toscana, la Comunità ebraica fiorentina, la Harvard University-Villa I Tatti, l’Istituto storico della Resistenza in Toscana, il Centro di Documentazione Storico-Etnografica (CEDSE). Gli interventi saranno numerosi e affronteranno i molteplici aspetti della personalità e della storia di Giorgio Castelfranco: il suo grande impegno in ambito politico – civile (definito da Siviero “eroismo morale”), la sua attività nel settore della tutela, la sua passione per l’arte contemporanea [ Paola Nicita, Introduzione a Giorgio Castelfranco e al suo impegno per la tutela; Marta Baiardi, Giorgio Castelfranco e la sua famiglia: pericoli e vie di fuga sotto le persecuzioni intervista a Sonia Oberdofer, nipote di Giorgio Castelfranco (audiovisivo); Attilio Tori, Giorgio Castelfranco, mecenate e collezionista; Alessia Cecconi, Giorgio Castelfranco e la tutela negli anni 1943-1944; Francesca Cavarocchi, Giorgio Castelfranco e il recupero delle opere d’arte al Collecting Point di Monaco di Baviera (1946-1948); Emanuele Greco, Giorgio Castelfranco studioso e didatta: riflessioni dalla riedizione della “Pitturamoderna” (1934)].Alle ore 17.30 dello stesso 23 gennaio, nella Sala del Camino della Galleria delle Statue e delle Pitture avrà luogo l’inaugurazione della mostra. (foto: castelfranco)

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Artificiere ferito a Firenze

Posted by fidest press agency su lunedì, 2 gennaio 2017

firenze“Siamo vicini al collega che a Firenze è rimasto così gravemente ferito in servizio. Gli siamo grati per la sua generosità e per la sua professionalità, per il suo coraggio quotidiano e per la sua dedizione, perché ancora una volta ci ha resi tristemente orgogliosi di appartenere ad un Corpo che non conosce Capodanno o altre date rosse sul calendario, ma che consente ai cittadini di festeggiare sereni vegliando senza sosta su di loro e sacrificando tutto, anche la salute o la stessa vita se serve. Vogliamo essere noi i primi a dire grazie al collega, perché forse saremo fra i pochi che lo faranno, e perché certamente saremo fra i pochissimi che lo faranno con consapevolezza. Troppi danno per scontata la nostra presenza e la nostra efficienza. Troppi ritengono normale che noi restiamo feriti o che moriamo per gli altri. E’ vero, siamo pronti a farlo ma le Istituzioni devono fare tutto e anche di più perché non succeda. Poche ore fa abbiamo sentito il Capo dello Stato ringraziare le Forze dell’Ordine italiane nel suo messaggio alla Nazione, ma ancora a parole, che comunque sono per noi motivo di orgoglio, non corrispondono gesti davvero concreti che la Politica deve compiere. Eppure nonostante tutto noi siamo sempre là, davanti ad un pacco bomba o a Natale o Capodanno ed in ogni altro istante, mentre gli altri fanno qualsiasi altra cosa, e mentre le nostre famiglie festeggiano a metà senza di noi, coscienti, comunque, che quello che facciamo è indispensabile perché altre famiglie restino al sicuro”. Così Franco Maccari, Segretario Generale del Coisp, Sindacato Indipendente di Polizia, dopo la notizia che a Firenze un artificiere della Polizia è rimasto gravemente ferito alle mani e ad un occhio dall’esplosione di un ordigno rinvenuto davanti ad una libreria dopo la segnalazione dei colleghi della Digos. Verso le 5 del mattino una pattuglia che controllava obiettivi sensibili ha notato un pacco sospetto davanti alla saracinesca del negozio. Dopo l’allarme la Questura ha inviato rinforzi, la zona è stata isolata e poi l’artificiere. “E così altre vite sono state salvaguardate – aggiunge Maccari -, grazie ad un’azione dei Poliziotti che nel suo insieme ha dato come sempre i suoi frutti, grazie a donne e uomini che nella quotidianità, nel silenzio, nelle difficoltà, nei sacrifici, nel dileggio di alcuni e nell’indifferenza di altri, ma nel paziente e costante adempimento del proprio dovere hanno consentito all’Italia, a differenza purtroppo di altri Paesi destati da un incubo di sangue, di conoscere una pacifica alba del nuovo anno”.

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Mostra su Giovanni dal Ponte

Posted by fidest press agency su domenica, 20 novembre 2016

giovanni-da-ponteFirenze, 22 novembre 2016 – 12 marzo 2017 Galleria dell’Accademia via Ricasoli 58. La mostra su Giovanni dal Ponte costituisce il primo vero momento di vivace confronto tra due realtà: quella consolidatasi nella decennale esperienza di esposizioni temporanee fiorentine e quella che scaturisce dai dettami propugnati dalla recente riforma ministeriale di cui, per l’appunto, quella della Galleria dell’Accademia di Firenze rappresenta uno dei primi esempi. La Galleria dell’Accademia di Firenze ospita la prima mostra monografica, con circa cinquanta opere, dedicata al pittore Giovanni dal Ponte (1385-1437/8) – a cura di Angelo Tartuferi e Lorenzo Sbaraglio – che viene a colmare una carenza di studi e conoscenza avvertita da tempo nell’ambito degli studi storico artistici. Finalità principali della mostra sono quelle di favorire una classificazione critica più adeguata di questa forte personalità artistica del primo Quattrocento, che occupò un ruolo non marginale negli sviluppi della pittura fiorentina del primo Rinascimento e di presentarlo al vasto pubblico affinché ne scopra e apprezzi il linguaggio assai individuale ed al tempo stesso estroso, nonché aggiornato sull’attività dei maggiori artisti operanti nel capoluogo toscano nel primo trentennio del XV secolo: da Gherardo Starnina a Lorenzo Monaco e Lorenzo Ghiberti fino a Masaccio, Masolino e Beato Angelico. La formazione artistica del pittore si svolse probabilmente in una bottega di tradizione trecentesca, anche se un’influenza fondamentale la esercitò ben presto Gherardo Starnina, che – al suo ritorno dalla Spagna nei primissimi anni del Quattrocento – introdusse a Firenze un’interpretazione esuberante e profana della pittura tardogotica, risultata decisiva per Giovanni e per la formazione del suo stile.
Giovanni di Marco – ricordato come Giovanni dal Ponte nelle Vite del Vasari per il fatto di essere abitante e aver avuto bottega a Firenze nella parrocchia di Santo Stefano al Ponte – si rivelò subito partecipe del panorama culturale fiorentino agli albori del Quattrocento, caratterizzato, com’è noto, da una straordinaria vitalità creativa.
L’opera più importante della sua fase più antica giunta fino a noi è il trittico del Museo di San Donnino a Campi Bisenzio, in origine nella chiesa di Sant’Andrea a Brozzi. Il dipinto è stato per lungo tempo riferito a un ipotetico “Maestro dell’Annunciazione di Brozzi”, ma ai giorni nostri si ritiene che esso documenti gli esordi di Giovanni dal Ponte intorno al 1410, con riflessi assai spiccati dell’attività di Gherardo Starnina.
Nel corso del terzo decennio del Quattrocento Giovanni di Marco dimostra una crescente attenzione nell’interpretare gli spunti della nascente cultura rinascimentale, in pittura di fonte soprattutto masaccesca, come si può notare nel polittico che aveva al centro la Madonna col Bambino in trono (Fitzwilliam Museum, Cambridge) e ai lati i santi Giovanni Battista e Pietro a sinistra, e a destra i santi Paolo e Francesco d’Assisi (Museo Bandini, Fiesole) e con la predella raffigurante la Liberazione di San Pietro dal carcere; San Pietro in cattedra e i santi Ludovico e Prospero; Martirio di San Pietro; San Tommaso e San Giacomo maggiore,Luca e Giacomo minore, Andrea e Giovanni evangelista, Matteo e Filippo (Uffizi, Firenze).
Dal 1427 circa Giovanni dal Ponte fu in società con il pittore Smeraldo di Giovanni, insieme al quale si specializzò nella fornitura di cassoni dipinti, un genere che incontrava un grandissimo successo nella Firenze di quegli anni. Tra gli esemplari più belli di questa produzione si annovera il fronte di cassone del Museo Civico “Amedeo Lia” di La Spezia.
Il grande trittico con l’ Incoronazione della Vergine e quattro santi della Galleria dell’Accademia ha beneficiato – come un buon numero di altri dipinti – di un restauro appositamente eseguito per la mostra, recuperando splendidamente i suoi valori disegnativi e pittorici. Il bellissimo tappeto su cui poggiano i sacri personaggi, che era di un colore scuro, è stato rivelato dalla pulitura di un verde assai brillante, su cui campeggiano i ricchi racemi dorati. Anche il gradino di base era stato nei secoli completamente ricoperto dalla sporcizia e dalle ripassature pittoriche: grande è stata pertanto la sorpresa di constatare che l’artista aveva dipinto accuratamente anche questa parte, utilizzandola, anzi, per offrire dei brani bellissimi di naturalismo pittorico.
In occasione dell’esposizione entrerà definitivamente nelle collezioni del museo un’altra opera di Giovanni dal Ponte, la tenera e luminosa Madonna col Bambino in trono, proveniente dalla chiesa di Badia nel cuore di Firenze, ma conservata per moltissimi anni presso la Certosa del Galluzzo, recuperata anch’essa da un ottimo intervento di restauro. Nella tavola l’artista giunge ad interpretare in maniera assai originale i modi di Masolino, celebre compagno di lavoro di Masaccio.
L’ultima fase dell’attività del pittore è documentata in mostra da una serie di opere datate che testimoniano il raggiungimento di un linguaggio molto personale, caratterizzato da forme ampie e solenni, che sembrano coniugare la grande tradizione trecentesca fiorentina con le forme e i moduli rinascimentali ormai pienamente affermati. Si possono ricordare qui il luminoso e ‘neo-trecentesco’ trittico della Badia di Rosano (Firenze) con l’Annunciazione e quattro santi, commissionatogli dalla badessa Caterina da Castiglionchio nel 1434; la grandiosa pala della chiesa di San Salvatore al Monte di Firenze (post 1434) raffigurante la Madonna col Bambino, sei santi e una donatrice. Giovanni dal Ponte fu attivo anche come frescante: riflettono in parte il suo stile i frammenti recuperati nella Cappella del Giudizio nel Duomo di Pistoia, mentre intorno al 1430 egli dipinse certamente gli affreschi per la Cappella di San Pietro nella chiesa di Santa Trinita a Firenze, andati in buona parte perduti, e tra il settembre 1434 e l’ottobre dell’anno seguente affrescò le Storie di san Bartolomeo nella Cappella Scali della stessa chiesa.
Il 19 novembre 1437 Giovanni di Marco dettò il suo testamento, da cui emerge una notevole agiatezza economica, e dovette morire poco tempo dopo.Tra le prestigiose istituzioni museali che hanno offerto la loro collaborazione alla mostra prestando opere di grande rilievo figurano la National Gallery di Londra, il Museo Nacional del Prado di Madrid, il Museum Boijmans Van Beuningen di Rotterdam, il Wadsworth Atheneum Museum of Art di Hartford (Connecticut), il Minneapolis Institute of Arts, i Musees Royaux des Beaux-Arts de Belgique di Bruxelles, il Museo di Baltimora (Maryland), il Fogg Art Museum di Cambridge (Massachusetts), il Philadelphia Museum of Art a Filadelfia (Pennsylvania), il Musee Jacquemart-André dell’ Institut de France di Parigi, il Musee des Beaux-Arts a Digione. L’allestimento della mostra, progettato dall’architetto Piero Guicciardini, dello Studio Guicciardini-Magni, si caratterizza per la sapiente evocazione scenica delle architetture della Firenze di Giovanni dal Ponte e per la cura delle luci sui fondi oro, che insieme creano effetti di grande suggestione.La mostra a cura di Angelo Tartuferi e Lorenzo Sbaraglio, è promossa dal Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo con la Galleria dell’Accademia di Firenze. (foto: giovanni da ponte)

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Ultima mostra del progetto Arno Immaginario Collettivo

Posted by fidest press agency su lunedì, 14 novembre 2016

firenze-arno-immaginarioFirenze venerdì 18 novembre alle ore 18.30 presso Le Murate. Progetti Arte Contemporanea, piazza delle Murate Firenze.La Fondazione Studio Marangoni ha organizzato un triplice lavoro fotografico sull’Arno che ha coinvolto fotografi locali, internazionali e giovani fotografi, dal titolo “Arno immaginario Collettivo”, concentrandosi sul rapporto tra la città di Firenze e il suo elemento naturale più imponente: il fiume.La realizzazione del progetto “Arno Immaginario Collettivo” è stata possibile grazie anche alla collaborazione con RIVA che, sotto la direzione artistica di Valentina Gensini e la partnership di Le Murate. Progetti Arte Contemporanea, Mus.e e Tempo Reale, ha promosso un’indagine inedita ed ha commissionato interventi e ricerche artistiche dedicate al fiume Arno in occasione del cinquantesimo anniversario dell’alluvione. “Arno Immaginario Collettivo” è realizzato nell’ambito del Programma Sensi Contemporanei per la Toscana con il contributo di “Toscanaincontemporanea2016″ e Comune di Firenze. (foto: firenze arno immaginario)

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Italian Tapas apre le porte a Firenze

Posted by fidest press agency su sabato, 12 novembre 2016

firenzeFirenze a partire da domenica 27 novembre Italian Tapas è a Firenze in via Sant’Agostino 9 rosso. Si trova in un edificio del XVI secolo, Palazzo Panattoni, in uno spazio molto ampio dove un tempo abitava una storica pasticceria fiorentina, oggi riportato a nuova vita grazie al titolare di Italian Tapas Marco Laporta e a nEmoGruppo. Marco, insieme allo studio di architettura fiorentino, hanno voluto giocare, nell’allestimento degli spazi, sul concetto di dualismo: antico e moderno, colori scuri e colori chiari, tradizione e sperimentazione, servizio informale e servizio attento, così da dare vita ad uno luogo che prende spunto ed energia dal passato per mirare al futuro.
Italia Tapas è un concept dei fratelli Laporta; Marco, giovane e entusiasta chef e Matteo, da molti anni nel modo del marketing.
Una sera Marco e Matteo, spostandosi in Toscana fra un cocktail bar ed una rosticceria, a distanza di pochi metri gli uni dagli altri, e mangiando e bevendo su sgabelli alquanto scomodi, si ritrovano a pensare alle taperie spagnole: luoghi versatili dove è possibile gustare piatti sfiziosi in un ambiente rilassante, divertente e poco impegnativo. Ed ecco nascere l’idea: far vivere in Italia la ristorazione delle taperie spagnole con una cucina italiana.

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