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Quotidiano di informazione – Anno 31 n°159

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Firenze: le allergie e gli alberi della tramvia

Posted by fidest press agency su sabato, 6 aprile 2019

Firenze: lettera aperta al sindaco di Firenzeda vivere la città. “Preg. Sindaco di Firenze, abbiamo ricevuto l’articolo, quì riprodotto, a firma del Dr. Francesco Zangari, e siamo rimasti veramente sconcertati nell’essere venuti a conoscenza che nei filari della tramvia sono state messe a dimora decine e decine di alberi della specie Carpinus betulus, una delle cinque specie notoriamente allergeniche da evitare in ambito urbano.
Pertanto, le domandiamo: Chi è stato a effettuare tale scelta? Quando saranno rimossi e messa a dimora una specie che potete scegliere tra Liquidambar, Liriodendro, Acero, Gledizia, Tiglio, Cedro, Gingko e Pero possono? Chi pagherà per dette sostituzioni?
Le ricordiamo che in primavera le persone che soffrono di allergia ai pollini avranno sintomi, come rinite, congiuntivite, asma: in sintesi milioni di starnuti, nasi che colano ed occhi rossi. Non solo, ma vi saranno enormi costi per acquistare farmaci e/o oneri a carico della sanità pubblica. Oggi si stima che un italiano su quattro soffra di una qualche forma di allergia e che nei prossimi 20 anni il problema possa crescere colpendo addirittura un italiano su tre. Una parte del problema deriva dalla maggiore diffusione delle piante allergiche e su questo punto è dovere dei sindaci di intervenire nel verde urbano per impedire e che siano messe a dimora nell’arredo urbano, varare un progetto per rimuoverle quando sono lungo le strade a una distanza dalla carreggiata inferiore a quella prevista dal Codice della Strada, provvedendo a sostituirle in opportuni spazi con realizzazioni di verde anallergico a zero emissione di pollini. Attendiamo di leggerla, Pier Luigi Ciolli.”

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Firenze senza futuro. Pecunia non olet?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 27 marzo 2019

L’amministrazione della città ne va fiera. A noi viene più di un dubbio. Stiamo parlando (caso del giorno) dell’avvio dell’iter per trasformare l’ex-scuola di sanità militare di Costa San Giorgio in un albergo di lusso grazie alla Marzocco Investment & Development di capitale argentino.
Quindi, secondo i manuali dell’amministrazione, dell’economia e della finanza che hanno definito e scandiscono la nostra attualità, noi dubbiosi saremmo conservatori. Mentre chi acquista e investe, chi concede e favorisce, sarebbero progressisti. Sui risultati di queste politiche dei progressisti se ne può godere in tutto il mondo, Firenze compresa: un giro per il centro città, come un giro tra le rovine delle città siriane e yemenite martoriate dalla guerra, come un giro nelle città del primo, del secondo, del terzo e del quarto mondo (fra un po’ si conierà con sostanza anche la realtà del quinto mondo), sono ad indicarci i risultati “progressisti” di queste politiche (memento: le manifestazioni contro i cambiamenti climatici e i finti impegni degli Stati per farvi fronte).
E’ ovvio che noi ci sentiamo tutt’altro che conservatori. Anzi. La testardaggine di guardare sempre oltre il nostro naso e le prossime scadenze elettorali, ci aiutano non a delineare scenari da film di fantascienza sulla trasformazione e distruzione della Terra, ma la fotografia di una veloce distruzione delle città, Firenze nel nostro caso, come realtà dietro l’angolo e contro la quale occorre perlomeno guardare almeno al 2100. E’ ovvio che non stiamo parlando di città come espressione meramente territoriale, ma urbana, civica, umana, sociale ed economica. Una sfilza di aggettivi che possono essere onorati solo se ci sono le politiche che li favoriscano. Qualcuno – disperato a nostro avviso – pensa di imporre le presunte qualità, noi no! Sosteniamo che vanno favorite dalle politiche, sì che utenti e imprenditori delle stesse (dotati di diritti al pari di doveri) le sentano più proprie e le curino meglio, invece di essere solo meri fruitori ed esecutori del
“monarca illuminato” (che pur se a Firenze fa venire in mente il Granducato e il suo – all’epoca – splendore, pur sempre di monarca si tratta ed oggi è bene che resti tale solo nei libri di storia).
A nostro avviso, A.D. 2019, pecunia olet. Se fossimo un Paese e una città disgraziata, probabilmente faremmo parte di coloro che cercano il pelo nell’uovo e verremmo vituperati per la nostra opposizione alla costruzione di una fabbrica di automobili diesel in quel di Costa San Giorgio. Sorriso? No, metafora. Firenze non è una città disgraziata (merito di tutti) e nessuno vorrebbe installare questo diesel nella bella strada che ci porta da Ponte Vecchio al Forte Belvedere. Ma le città non-disgraziate invece del diesel usano altro, più adeguato alla sua presunta costruzione verso il futuro, per farsi male Nella fattispecie l’albergo di lusso della Marzocco Investment che, non a caso, non sarà solo camere con viste mozzafiato, ma con una ricostruzione, stile parco giochi della Disney, del tessuto strutturale che richiami gli antichi usi monastici di quei luoghi (quelli, più recenti, da scuola sanitaria militare erano troppo truci?).
Progetto perfetto per quella Firenze che ha espulso dal centro parte della Regione, i palazzi di Giustizia, quasi tutta l’Università, i mercati, etc (ospedale Santa Maria Nuova per ora resiste) e tutto l’indotto economico e abitativo (compresi gli umani) che questo aveva con sé.
Ma siamo sicuri che chi viene a visitare la nostra città voglia la versione originale e quella simile alle ricostruzioni dei parchi giochi disneyani con solo addetti alla funzionalità di questo parco, e non una città che vive, coi suoi abitanti, le sue attività, le sue contraddizioni, i suoi ritmi, le sue botteghe reali? A noi, per l’appunto, ponendoci questa domanda, ci viene il dubbio. Sarà che quando noi facciamo i turisti, cercando di essere più che altro viaggiatori, restiamo perplessi e un po’ disgustati di fronte ad agglomerati urbani tipo quelli del centro di Firenze. Sarà che noi in questa città ci abitiamo e ci sentiamo male con un centro che è diventato periferia, visto che non è più (quasi) il centro degli interessi dei cittadini, ma solo dell’economia turistica fine a se stessa, quella che si brucia e si consuma senza trasmettere ai turisti l’energia di una città che vive.
Sappiamo che l’amministrazione della città di Firenze non ama il governo nazionale, ma ci sono delle scelte e delle politiche che, al di là dei presunti presupposti che ogni parte/partito ha, sono trasversali e fanno andare a braccetto anche coloro che dicono di combattersi. La Firenze dell’amministrazione Nardella (erede di quelle precedenti) sta – a nostro avviso – facendo scelte in linea con le politiche del governo nazionale. Ma non scelte marginali, facilmente riassorbibili da alcune impostazioni correttive di presunta dedizione al bene pubblico e diffuso. No. Scelte determinanti che, dopo gli incassi dei primi giorni, porteranno a politiche distruttive, senza andare tanto in là nel tempo (abbiamo, per questo, già accennato al 2100): Firenze (in buona compagnia di tante altre città, per carità) con un centro solo turistico e tanti soldi che arrivano ma che, proprio perché l’assorbimento di questi utili non è da parte di imprenditori di zona, i soldi vanno
altrove e finiscono magari (Arabia Saudita) per comprare armi che favoriscono le guerre in Siria e in Yemen. L’Italia (anch’essa in compagnia di alcune altre nazioni che magari fanno un po’ finta di una loro dignità e sono apparentemente meno sfacciati… vedi Germania e Francia) che apre la cosiddetta via della seta con la Cina, e in questo modo favorisce tutte le politiche interne ed espansionistiche di quel Paese, politiche basate sulla morte delle libertà, economiche e di pensiero. Politiche – fiorentina e nazionale – che porteranno i loro adulatori ed esecutori a mangiare se stessi e i motivi fondatori della propria essenza. (Vincenzo Donvito, presidente Aduc)

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Firenze. Un inedito gioco da tavolo e un nuovo progetto educativo nella scuola

Posted by fidest press agency su domenica, 17 marzo 2019

Primaria per far conoscere, in modo ludico e divertente, i pericoli della contraffazione anche ai bambini. Quello che parte domani in via sperimentale in tre classi della scuola Vittorio Veneto di Firenze e che il prossimo anno scolastico sarà esteso agli istituti dell’area metropolitana che ne faranno richiesta, è l’unico progetto in Italia per sensibilizzare, giocando, gli studenti della scuola primaria sui rischi di utilizzare oggetti contraffatti. A presentarlo, di fronte a una cinquantina di bambini, sono stati la vicesindaca e assessora all’educazione Cristina Giachi, il presidente della Camera di Commercio di Firenze Leonardo Bassilichi, il presidente del Comitato lotta alla contraffazione Franco Baccani e la dirigente scolastica dell’Istituto comprensivo Centro storico Pestalozzi Carla Busconi.
In ogni classe ci saranno due incontri: nel primo si spiegherà, semplicemente e attraverso attività di gruppo, che cos’è la contraffazione, il secondo incontro servirà per far familiarizzare i bambini con il gioco SCaccia il falso, in vista delle Olimpiadi dell’anticontraffazione che si svolgeranno la mattina del 17 aprile in Camera di Commercio di Firenze. Alle Olimpiadi i bambini della primaria giocheranno tutti insieme a SCaccia il falso: arbitri saranno studenti delle scuole superiori che a loro volta parteciperanno a un contest presentato da Lorenzo Baglioni dove saranno votati i migliori video realizzati durante l’anno scolastico per sensibilizzare sugli oggetti contraffatti.
Ma come si gioca a SCaccia il falso? Realizzato da Camera di Commercio di Firenze insieme alla Giochi Briosi di Firenze, l’obiettivo, abbinando delle carte, è aprire un negozio con alcuni prodotti, che possono essere contraffatti, di scarsa qualità o di pregio. La mascotte Sherl’Occhio vigila sulle carte e può costringere a penitenze o sequestrare la merce contraffatta. Il gioco, adatto a bambini sopra gli otto anni, può coinvolgere dai tre ai sei giocatori e ogni match dura da 25 a 35 minuti; per dodici mesi non sarà in vendita, ma donato alle classi che parteciperanno al progetto; nel 2020 inizierà a essere distribuito nei negozi di giocattoli.Giocare insieme per dire no ai falsi

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Abolire i prefetti? Un caso: Firenze

Posted by fidest press agency su giovedì, 14 marzo 2019

Il Prefetto, importante istituzione del Governo per il controllo del territorio. Donne e uomini d’ordine chiamati a coordinare e promuovere la presenza dello Stato lì dove le singole amministrazioni locali, per statuto, sembra che non siano sufficienti. La storia del nostro Pese ci ha regalato miti, leggende e realtà (il prefetto di ferro, per esempio) di questa istituzione. Una presenza connaturata, organica, funzionale, armonizzata per difendere i nostri diritti di cittadini. Ma siamo sicuri? Nel 2019, con le città metropolitane, quindi col super-Sindaco che è anche responsabile dell’ordine pubblico, che il prefetto sia una figura necessaria? Certo, ci sono gli uffici delle prefetture che svolgono una serie di servizi al cittadino, con impiegati, strutture, ordinamenti, etc… ma siamo sicuri che, come è stato per le funzioni delle province quando sono state “abolite” e sono passate alle regioni, che queste funzioni non potrebbero essere svolte
altrimenti? E la figura del Prefetto che coordina, siamo sicuri che non sia un orpello, un doppione, un surplus visto che la stessa autorevole funzione potrebbe essere svolta, oltre al Sindaco metropolitano (lì dove le città metropolitane esistono), da svariate altre figure già a servizio dello Stato e della Pubblica amministrazione?
Domande a cui, alcuni fa, anche col supporto di partiti oggi al governo e all’epoca all’opposizione, si cercava di rispondere con l’abolizione. Ma poi, siccome è noto che l’esercizio del potere di governo tutto appiana anche nei cervelli, la proposta di questa abolizione è rimasta pura accademia appannaggio dei soliti (come noi) razionalizzatori dell’esercizio dei poteri democratici.
Prendiamo il caso di un Prefetto, quello di Firenze, che da pochi mesi svolge il suo servizio nella provincia gigliata e che, per le sue capacità professionali, per le sue esperienze e per il fatto di essere donna, riesce ad “attenzionare” i media. Una funzionaria dello Stato che sicuramente svolge il suo servizio… ma il problema è “quale servizio”? Controllo del territorio, in primis, contro la degenerazione di problemi come delinquenza, droghe illegali, corruzione, mafie, etc… che – non ce ne voglia – nonostante tutto il suo valido impegno, non risolverà mai. La sua – da prefetto – è una funzione di coordinamento di repressione e prevenzione ma, viste le voragini legislative in materia, ci sono cose, come per esempio le droghe illegali, che anche se moltiplichi per cento le operazioni di sequestro e arresto di tutti gli annessi e connessi del bosco e sottobosco delinquenziali che ruota intorno a questo mercato illegale, il problema rimane lì; il nostro Prefetto dice di voler agire anche sulla domanda di droghe oltre che sull’offerta ma – sempre non ce ne voglia – crede proprio che quello che da più di un secolo fanno le istituzioni di ogni livello abbia portato a dei risultati… che non siano l’aumento di domanda e offerta? Il desiderio del nostro Prefetto sono parole al vento, perché la domanda di droga, come quella di credito (da cui l’usura) o le si combattono alla radice (legalizzazione e accesso al credito) levandoli dalle mani delle delinquenze organizzate, o continuano ad essere un alibi parlandosi addosso. E tutto questo il Prefetto lo deve fare avendo a che fare con un numero svariato di corpi con funzioni di polizia, caratteristica del nostro Paese: si pensi, solo a Polizia e Carabinieri; si pensi alla Guardia di Finanza, che non si capisce perché non dovrebbero essere solo civili…
Insomma una funzione – quella del Prefetto, di Firenze e non solo – di coordinamento del difficile e dell’irrazionale, in un ambito di impossibile venato di inutilità, con conseguente dispendio di energie umane ed economiche… che ipotizzarne altri usi ci sembra buon senso.
Ma la nostra comunità civica si nutre di queste cose. La sensazione di insicurezza dei cittadini (sempre più alta della realtà, grazie anche a demagoghi che ci marciano per trarne i propri utili) trova risposte in provvedimenti di sicurezza che non sembrano e non sono mai sufficienti. E’ il famoso gatto che si morde la coda. Dove il Prefetto, invece di aiutare a star meglio, fa la sua parte in una giostra di massacro civile ed economico.
Abolire i Prefetti non è una cosa campata in aria. Sarebbe uno dei punti di semplificazione, razionalizzazione e utilità svolta a favore di cittadini, comunità e amministrazioni che ne sarebbero più direttamente coinvolti. Vincenzo Donvito, presidente Aduc)

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Tutti i mostri dei soffitti degli Uffizi

Posted by fidest press agency su martedì, 26 febbraio 2019

Firenze Un libro racconta per la prima volta le ‘grottesche’, gli affreschi con personaggi fantasy dipinti sulle campate della galleria. Decine di migliaia di mostri, tra creature leggendarie, esseri mitologici, animali fantastici, maschere da incubo, abitano i soffitti degli Uffizi: sono i protagonisti delle grottesche che ornano le volte del corridoio al primo piano della celebre galleria, decine di campate per centinaia e centinaia di metri quadrati di affreschi. Le decorazioni del museo “a grottesca”, effettuate nella seconda metà del ‘500 (Il primo corridoio degli Uffizi, quello sul lato Est del primo piano, fu dipinto fra il 1579 e il 1581 da Antonio Tempesta, inizialmente, poi da Alessandro Allori e dalla sua bottega) recuperavano tratti e stilemi dall’antichità romana: i soggetti degli affreschi sono apparentemente sfuggenti, ma ricchi di simbologie complesse e di episodi curiosi, protagonisti dei quali sono figure appunto buffe, bizzarre, mostruose, appunto grottesche. Il tutto, però, raffigurato con un grande rigore ed equilibrio compositivo e geometrico. Per la prima volta la storia, la genesi e la tecnica di queste suggestive e misteriose pitture, molto in voga nel Rinascimento, viene raccontata in un libro, ‘Le Grottesche degli Uffizi’ (Giunti , 416 pagine): curato dalla studiosa Valentina Conticelli con un contributo di Francesca De Luca, il volume, ricco di dettagli e di immagini inedite a grande formato, ripercorre la storia della decorazione del complesso architettonico e rivela i segreti significati di ogni campata, conducendo il lettore in un mondo immaginario, sospeso tra realtà e mitologia. ‘Le Grottesche degli Uffizi’ verrà presentato sabato pomeriggio alle ore 16 nell’auditorium Vasari della Galleria: oltre all’autrice interverranno all’incontro il direttore del complesso Eike Schmidt, l’ex ministro dei Beni culturali ed ex direttore dei Musei Vaticani Antonio Paolucci e la storica dell’arte Sonia Maffei.

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Sheikha Mai bint Mohammed Al Khalifa a Firenze per Life Beyond Tourism

Posted by fidest press agency su martedì, 26 febbraio 2019

Firenze Sua Eccellenza Sheikha Mai bint Mohammed Al Khalifa, Presidente dell’Autorità per la Cultura e le Antichità del Bahrain e una delle donne più influenti del mondo arabo, secondo la rivista Forbes, sarà a Firenze il prossimo 3 marzo per il Movimento Life Beyond Tourism.
L’occasione sarà la presentazione del progetto “Bahrain Meets The World in Florence”: espressioni artigianali e cultura del Bahrain in mostra all’Auditorium al Duomo di Firenze, dal 2 al 5 marzo 2019.L’evento, organizzato e promosso dal Movimento Life Beyond Tourism in collaborazione con l’Autorità per la Cultura e le Antichità del Bahrain e l’Ambasciata d’Italia in Bahrain, sarà inaugurato il 3 marzo.
Ospite d’onore della 21° edizione dell’Assemblea Generale degli Esperti della Fondazione Romualdo del Bianco, il Bahrain sarà rappresentato dai massimi esponenti del Paese tra cui la Presidente Sheikha Mai.Figura di spicco nella cultura araba, Sheikha Mai bint Mohammed Al Khalifa, ha ricoperto cariche istituzionali di massima importanza, prima Vice Sottosegretario della Cultura e del Patrimonio Nazionale presso il Ministero dell’Informazione, è stata poi Ministro della Cultura e dell’Informazione dal 2008 al 2010 e Ministro della Cultura dal 2010 al 2014.
Fondatrice dello Shaikh Ebrahim bin Mohammed Al Khalifa, Centro per la Cultura e la Ricerca e Presidente del Consiglio di fondazione dal 2002, lavora attivamente per promuovere la cultura e preservare l’architettura tradizionale del Bahrain.Vincitrice di numerosi riconoscimenti di rilievo, la Presidente Sheikha Mai bint Mohammed Al Khalifa, è già stata ospite diverse volte in Italia, dimostrando sempre un grande interesse e attenzione al patrimonio culturale e artistico del nostro Paese.
La partecipazione del Bahrain è stata fortemente voluta dalla Fondazione Romualdo Del Bianco e dal Movimento Life Beyond Tourism che condivide con la Presidente Sheikha Mai la tutela e la conoscenza del patrimonio culturale, artistico e architettonico dei paesi del mondo come strumenti di pace e condivisione tra i popoli.

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Kiki Smith. What I saw on the road

Posted by fidest press agency su sabato, 9 febbraio 2019

Firenze 15 febbraio – 2 giugno 2019 Palazzo Pitti, Piazza Pitti 1, Galleria d’arte moderna, Andito degli Angiolini. What I Saw on the road è la personale che le Gallerie degli Uffizi dedicano a Kiki Smith (Norimberga, 1954), una delle protagoniste dell’arte contemporanea, femminista militante, presente con la sua opera nelle più prestigiose istituzioni internazionali (dal MoMA di New York al Museum of Modern Art di San Francisco, dalla Haus Esters Museum di Krefeld alla Fundació Joan Miró di Barcelona) e vincitrice per acclamazione della 51ª Biennale di Venezia del 2005 con l’ installazione Homespun Tales.Kiki Smith coniuga le tecniche tradizionali (la fusione, la terracotta, l’arazzo, l’incisione) con la più sofisticata tecnologia digitale, e i suoi temi attingono alle fonti visive del Medioevo cristiano, della protoscienza sette-ottocentesca e di certo surrealismo, con risultati capaci di rappresentare ancora le ossessioni, le lacerazioni, le contraddizioni dell’umanità di oggi.Tematica centrale e pressoché esclusiva del suo discorso è stata fino a tutti gli anni ’90 la corporeità, e in particolare il corpo femminile in tutta la sua fragilità ma anche eroicamente capace di riscatto e ribellione. Più di recente la riflessione dell’artista si è allargata a considerare l’intero rapporto tra uomo, natura e cosmo: le immagini che ne sorgono hanno assunto i toni di una grazia pacificatrice che può essere una soluzione, un antidoto in tempi di odio e brutalità. Tutto questo si avverte nell’afflato quasi animistico di alcuni dei 12 arazzi jaquard nella mostra, ai quali – nelle sei sale del percorso espositivo – si affiancherà anche una selezione di sculture.

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A Firenze una gigantesca bandiera verde per le vie del centro

Posted by fidest press agency su sabato, 2 febbraio 2019

Oggi sabato 2 febbraio alle ore 12,30 in Piazza Strozzi a Firenze arriva l’Onda Verde, dopo la bellissime manifestazione di Milano, Palermo e Roma che hanno visto la partecipazione di migliaia di persone.
Con queste iniziative vogliamo far sapere che l’ondaverde che attraversa il pianeta dall’Islanda all’Australia c’è, ed è la vera novità politica che è arrivata anche in Italia, dove il cambiamento climatico è diventato uno dei principali temi su tutte le prime pagine. Vogliamo creare consapevolezza tramite un evento emozionale che racconti in modo spettacolare e partecipato l’arrivo dell’onda Verde.
Vogliamo far crescere la curiosità intorno ad una visione possibile ecologista, l’unica alternativa alla stagnazione politica imperante: l’onda verde.
Cos’è il flashmob greenwave?E’ un evento che racconta in modo spettacolare il nuovo movimento di idee che porta la bandiera della sostenibilità anche in Italia. L’onda verde sta arrivando. Una gigantesca bandiera di seta verde, da 9 x 20 metri, si aprirà nelle vie del centro Pedonale di Firenze in Piazza Strozzi (dopo aver sventolato a Roma, Palermo e Milano) e avvolgerà i passanti riempiendo il larghezza e in lunghezza intere vie, invitando i la gente a unirsi e correre sotto l’onda. Un’onda che verrà ripresa da sotto e da sopra facendo da amplificatore di un’idea. Sarà una festa partecipata, uno scenario che crea una situazione ideale per essere postato all’attenzione dei politici dalla gente e diventare virale, per far dilagare l’onda in tutti gli approdi del web.

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“La Germania restituisca a Firenze il dipinto rubato dai nazisti”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 2 gennaio 2019

“Un appello alla Germania, per il 2019: Ci auguriamo che nel corso di quest’anno possa essere finalmente restituito alle Gallerie degli Uffizi di Firenze il celebre Vaso di Fiori del pittore olandese Jan van Huysum, rubato da soldati nazisti durante la Seconda Guerra Mondiale e, attualmente, nella disponibilità di una famiglia tedesca che, dopo tutto questo tempo, non l’ha ancora reso al museo, nonostante le numerose richieste da parte dello Stato italiano”. A lanciare l’appello, diffondendolo anche attraverso internet (sul sito degli Uffizi e sui profili social del complesso museale), è oggi, primo giorno dell’anno, lo stesso direttore tedesco degli Uffizi, Eike Schmidt. Il dipinto in questione è un capolavoro di Jan van Huysum (Amsterdam 1682-1749), pittore di nature morte di grandissima fama: si tratta di un olio su tela, cm 47 x 35, appartenente alle collezioni di Palazzo Pitti fin dal 1824, quando fu acquistato dal granduca lorenese Leopoldo II per la Galleria Palatina appena fondata. Per oltre un secolo restò esposto nella sala dei Putti, insieme ad altre nature morte olandesi realizzate dai massimi artisti del ‘600 e ‘700, tra i quali Rachel Ruysch e Willem van Aelst; nel 1940, quando all’inizio della guerra la reggia fu evacuata, il quadro venne portato nella villa medicea di Poggio a Caiano. Nel 1943 fu spostato nella villa Bossi Pucci, sempre a Firenze, fino a quando militi dell’esercito tedesco in ritirata lo prelevarono insieme ad altre opere per trasferirlo a Castel Giovio, in provincia di Bolzano. La cassa in cui si trovava il Vaso di Fiori di Palazzo Pitti venne aperta: l’opera trafugata finì in Germania, dove se ne persero le tracce.
Ricomparve solo decenni dopo, nel 1991, poco dopo la riunificazione tedesca: da allora, vari intermediari hanno tentato più volte di mettersi in contatto con le autorità in Italia chiedendone un riscatto. Una richiesta di tale assurdità che recentemente, dopo l’ultima oltraggiosa offerta, la procura di Firenze ha aperto un’indagine: il quadro infatti è già di proprietà dello Stato Italiano, e pertanto non è alienabile né acquistabile.
“A causa di questa vicenda che intacca il patrimonio delle Gallerie degli Uffizi, le ferite della seconda Guerra Mondiale e del terrore nazista non sono ancora rimarginate. La Germania dovrebbe abolire la prescrizione per le opere rubate durante il conflitto e fare in modo che esse possano tornare ai loro legittimi proprietari”, osserva Schmidt, sottolineando che “per la Germania esiste comunque un dovere morale di restituire quest’opera al nostro museo: e mi auguro che lo Stato tedesco possa farlo quanto prima, insieme, ovviamente, ad ogni opera d’arte depredata dall’esercito nazista”.Una riproduzione in bianco e nero del Vaso di Fiori di van Huysum (realizzata da Alinari), è da oggi simbolicamente esposta nella Sala dei Putti a Palazzo Pitti, corredata da cartelli con la scritta “rubato” in tre lingue, italiano, inglese e tedesco, ed una didascalia esplicativa che ricorda come a sottrarla alla sua naturale postazione furono soldati della Wehrmacht. “Saremo ben lieti di rimuovere questa memoria fotografica – conclude Schmidt – quando agli Uffizi sarà restituito l’originale”.

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Rinascimento Chirurgico a Firenze in rete mondiale

Posted by fidest press agency su giovedì, 13 dicembre 2018

by Daniela Ponticelli. Firenze Nel programma del quattordicesimo congresso internazionale dei ginecologi è prevista anche una lezione magistrale di anatomia su cadavere live surgery che si svolgerà nelle stesse sale dell’ospedale Santa Maria Nuova, che nel 500 furono utilizzate da Leonardo da Vinci. E’ l’evento conclusivo, senza precedenti, di un intenso programma che dall’8 all’11 maggio del 2019 richiamerà su Firenze l’attenzione e la presenza del mondo scientifico, dei più importanti e rinomati ginecologi, chirurghi e ricercatori per seguire la tre giorni del “Rinascimento Chirurgico”. Il Minimally Invasive Gynecologic Surgery International Congress ha scelto infatti il capoluogo toscano per organizzare insieme a SEGI (Società Italiana di Endoscopia Ginecologica) la speciale edizione che prevede la presentazione delle eccellenze mondiali in campo chirurgico ed endoscopico. Le più moderne tecniche diagnostiche ed operatorie, laparoscopiche e minivasive, l’utilizzo del laser e anche della robotica per intervenire sulle patologie ginecologiche saranno alcuni degliargomenti che verranno trattati nelle numerose sezioni con l’obiettivo di condividere tra professionisti il miglioramento dei protocolli diagnostici e terapeutici. Previsti anche corsi pre-congresso che si terranno a Pisa e Siena.
Saranno organizzati collegamenti satellitari per gli interventi chirurgici che si svolgeranno dal San Raffaele di Milano, dal Gemelli di Roma e dalle nuove sale operatorie del Santa Maria Nuova, ad altissima tecnologia, che saranno inaugurate prima del congresso.
Anche per l’intervento su cadavere dal teatro anatomico del Santa Maria Nuova il collegamento sarà in tempo reale con i maggiori ospedali del mondo. I proventi dell’iniziativa verranno devoluti alla Fondazione Santa Maria Nuova, di cui è presidente il dottor Giancarlo Landini.
La direttrice esecutiva del congresso Linda Michels, presidente AAGL- L’American Association of Gynecologic Laparoscopists, sarà in questi giorni a Firenze per mettere meglio a punto il programma e la logistica del congresso insieme al dottor Alberto Mattei, direttore della struttura aziendale di chirurgia ginecologica minivasiva della AUSL Tc e ai dottori Marcello Ceccaroni, responsabile del reparto di Ginecologia dell’Ospedale Sacro Cuore Don Calabria di Negrar in provincia di Verona e membro del board AAGL e Mario Malzoni presidente della SEGi , quest’ultimi curatori della parte scientifica le programma.Questa settimana è previsto anche il sopralluogo al Santa Maria Nuova a cui seguirà l’incontro con il Console Generale degli Stati Uniti, le autorità locali, il direttore generale dell’Azienda Paolo Morello Marchese e il presidente della Fondazione dottor Landini.Per Mattei accogliere il congresso internazionale e poter ospitare i più grandi esperti nel campo ginecologico, sarà un vanto anche per l’intera città fiorentina: saranno tre giorni di intenso e proficuo lavoro finalizzato a trovare le cure migliori alle nostre pazienti.

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Le Gallerie degli Uffizi annunciano la mostra Antony Gormley: Essere

Posted by fidest press agency su martedì, 27 novembre 2018

Firenze dal 26 febbraio al 26 maggio 2019 – riunirà alcune opere di Antony Gormley, realizzate in diversi materiali e dimensioni, che esplorano il corpo nello spazio e il corpo come spazio. La nuova, ampia sala al piano terreno del museo, dove la luce naturale si diffonde in dodici nitidi spazi con copertura a volta scanditi da sei pilastri in pietra e privi di pareti interne, accoglierà dodici opere dell’artista. Altre due saranno collocate negli spazi della collezione storica, mentre un’altra sarà installata sulla terrazza degli Uffizi.Al centro della mostra il dialogo in atto tra Passage e Room, due sculture realizzate a trentacinque anni di distanza l’una dall’altra. Entrambe affrontano la questione dello spazio del corpo: Passage (2016) è un tunnel in acciaio Cor-Ten dalla forma umana lungo 12 metri che potrà essere percorso dai visitatori; e Room (1980) – una serie di abiti dell’artista tagliati in un nastro continuo largo 8 millimetri che definisce un recinto quadrato di 6 metri per 6, non accessibile al pubblico. Si tratta dunque di un dialogo per contrasto fra queste due opere, della contrapposizione tra stasi e movimento, fra spazio immaginativo e reale.
La mostra proporrà diverse nuove opere realizzate per l’occasione, tra cui Veer II (2018), un’evocazione tridimensionale in ghisa di un teso sistema nervoso al centro del corpo, a grandezza naturale, e Breathe (2018), un’opera espansiva di grandi dimensioni ricoperta di piombo che applica i principi cosmici del Big Bang alla singolarità di un corpo soggettivo. La relazione con il prezioso patrimonio culturale della città, e con gli Uffizi in particolare, è affidata alle due Another Time una delle quali sarà esposta tra le sculture classiche in galleria mentre l’altra verrà collocata nella terrazza degli Uffizi, prospiciente piazza della Signoria. Si è infine voluto cercare un terzo rapporto con la collezione storica degli Uffizi attraverso una sala dedicata al dialogo tra l’Ermafrodito dormiente, copia romana di età imperiale da un originale ellenistico del II secolo a.C. poggiante su un basamento, e il blocco Settlement (2005) che abbraccia invece il pavimento. Discostandosi dall’idea della mostra come spazio per la contemplazione estetica o per il godimento della narrazione o della rappresentazione, Essere sollecita la nostra partecipazione attiva come connettori tra oggetti definiti e spazi aperti in cui massa e vuoto, buio e luce, duro e morbido coinvolgono la presenza dello spettatore nello spazio.
http://www.antonygormley.com

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Restauro del Crocifisso dipinto del Maestro del Crocifisso Corsi

Posted by fidest press agency su venerdì, 9 novembre 2018

Firenze lunedì 12 novembre 2018 ore 17.30 Galleria dell’Accademia Via Ricasoli, 58-60 il Direttore Cecilie Hollberg invita all’incontro, durante il quale i restauratori Rita Alzeni, Roberto Buda e Aviv Fürst insieme al curatore del dipartimento Angelo Tartuferi illustreranno il restauro del Crocifisso dipinto del Maestro del Crocifisso Corsi. La grande croce dipinta conservata dal 1919 alla Galleria dell’Accademia di Firenze si trovava in origine nell’antica chiesa di san Piero a Scheraggio, oggi inglobata nel fabbricato delle Gallerie degli Uffizi. L’ignoto artista autore dell’opera – databile al 1315 circa – è stato battezzato dagli studiosi con la denominazione convenzionale Maestro del Crocifisso Corsi, in base a una croce simile a questa, ma di proporzioni assai più contenute, appartenente un tempo alla collezione Corsi di Firenze. Si tratta di un pittore operante nel primo quarto del secolo XIV, che lascia trasparire nelle opere più antiche che gli si possono attribuire una formazione sulla cultura pittorica locale dell’ultimo Duecento, ma che registra con attenzione – seppure con una spiccata indipendenza di accenti stilistici – le novità introdotte da Giotto, specialmente nell’ambito del fondamentale tema iconografico del Crocifisso. Il restauro appariva particolarmente necessario perché l’opera presentava alcune criticità assai problematiche, soprattutto in relazione al supporto ligneo, alla superficie pittorica – abrasa in più punti e con lacune importanti – e perfino nelle parti dorate. Le operazioni di restauro intraprese sono state discusse e decise dai diversi operatori coinvolti in un contesto assai stimolante e proficuo per l’acquisizione di esperienza in questo settore specifico particolarmente delicato. Le conferenza ha la durata di circa un’ora, l’ingresso è su invito fino ad esaurimento dei posti.

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Aduc osservatorio Firenze: Le mirabolanti avventure degli utenti Ataf

Posted by fidest press agency su lunedì, 24 settembre 2018

Il quotidiano La Repubblica, cronaca fiorentina, ha posto 4 domande all’azienda monopolista dei trasporti urbani della città: Cara La Repubblica di Firenze, il tuo commento di domenica 23 settembre, dedicato all’Ataf e alla vicenda delle tessere Unica, finisce con una domanda: qualcuno è in grado di spiegare questi misteri? Ci provo.
1 – le tessere si possono fare anche online, anche se -esperienza personale- invece dei tre giorni dichiarati, a spedirtela a casa ci mettono 20 giorni. Almeno la mia, perché quella della figliola, studentessa minorenne, richiesta insieme alla mia, si sono riservati di accettarla dopo una verifica delle mie dichiarazioni (mistero da aggiungere ai tuoi, visto che il sistema accetta la domanda solo se le risposte rispondono a certi standard…); e comunque, ad annoscolastico inziato, non è ancora arrivata. Sulle code massacranti, credo si chiami economia, cioé risparmiare, tanto “chi se ne frega” se poi le persone si devono fare anche due ore di coda… nonostante le scuse anodine profuse ipocritamente dalla dirigenza dell’azienda.
2 – rimborso del Comune per tutti gli studenti presentando dichiarazione Isee, ma che non serve a nulla visto che il rimborso viene dato a tutti. Una sola parola: burocrazia di incapaci, quello che fa la mano destra, la mano sinistra non deve saperlo…
3 – abbonamenti a data rigida di inizio. Si chiama furbizia economica, per prendere più soldi. Il sistema informatico per una gestione non a date rigide costerebbe uguale, ma vuoi mettere tutti i soldi in più che si incassano se, facendo l’abbonamento a metà mese, lo stesso ti vale solo per il mese in corso? E’ obbligo fare una riflessione su queste furbizie e gli affidatari di un servizio di pubblica utilità che ne fanno uso.
4 – Abbonamento da portarsi dietro e vidimare sul bus. Qui dissento con la tua osservazione. L’esibizione del titolo di viaggio (e la vidimazione per monitorare le presenze) mi sembra buona. Certo, se dimentichi a casa l’abbonamento e ti fanno la multa, dovresti fartela levare esibendo successivamente l’abbonamento. Un minimo di “fatica” (portarsi dietro l’abbonamento e vidimarlo sul mezzo -a Brisbane/Australia ho visto che vidimano anche quando scendono) per aiutare l’azienda ad essere più efficiente, non mi sembra un gran fastidio per l’utente.
Comunque, la mia opinione sui primi 3 punti che hai rilevato, è netta. Tu domandi: perché accade? Da utente o osservatore rispondo: sono incapaci, senza professionalità e non meritano la nostra fiducia. Sono eccessivo? Un esempio a valorizzare quanto sostengo: per le code allucinanti agli sportelli l’azienda si è scusata, uno si aspetta che vengano presi provvedimenti a rimedio… e invece no, la situazione -dopo le scuse- è anche peggiorata.
(Vincenzo Donvito, presidente Aduc)

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Firenze degrado e turismo: I panini da mettersi in tasca… Che fare?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 5 settembre 2018

Proprio così, i panini da mettersi in tasca… è questa la politica dell’amministrazione del Comune di Firenze per affrontare uno dei problemi che attanagliano la città, il degrado da overdose di turismo. Infatti da qualche giorno è stata attiva l’ordinanza che impedisce di consumare per strada il cibo comprato in via de’ Neri e strade limitrofe, e chi si azzarderà verrà multato. Questa strada alle spalle di Palazzo Vecchio è stata rinominata Borg’Unto, con un pindarico riferimento al cibo non sano che il termine “unto” richiama. Eppure, un bel panino alla finocchiona… ma questo è un altro discorso. L’ordinanza di per sé, a nostro modesto avviso, è da incompetenti e tipica di chi vuole lavarsi la coscienza prendendo provvedimenti che di facciata sembrano risolutivi, ma che nella pratica sono solo più pericolosi della precedente situazione di mancanza di disposizioni.
Dove dovrebbero andare a consumare -i turisti che hanno visto, e capito, i cartelli di preannunciate multe salate- i panini e le pizzette che comprano in quelle strade? Secondo l’ordinanza dovrebbero andare al giardino di villa Demidoff di lungarno Serristori o al giardino Martin Lutero di lungarno Torrigiani. Ma dove vivono i nostri amministratori per pensare una cosa del genere? Ve l’immaginate una persona che si compra un panino o una pizzetta, se la mette in tasca (si fa per dire estremizzando…) e poi si sposta in uno di questi luoghi per mangiarselo? Suvvia, è proprio il contrario del motivo per cui si acquista un cibo del genere…. mangiato lì per lì e via… Cosa succederà quindi? Qualche multa esemplare con tanto di articoli e interviste sulla stampa locale, sì da mostrare il lato maschio dei nostri tutori dell’ordine e dell’amministrazione comunale, e poi nulla. A meno che al Comune non siano non solo incapaci per aver emesso una simile ordinanza, ma anche pazzi, perché una cosa del genere, vista l’importanza di Firenze nel mondo come meta turistica, come minimo rimbalzerà su tutte le cronache mondiali, considerandoci fra le righe come dei perfetti imbecilli.
Noi siamo convinti che l’amministrazione fiorentina voglia il bene della città, facendo aumentare il turismo, rendendolo più consapevole, più amico della città e dell’ambiente, che vogliamo fornire a questo turismo maggiori incentivi per crescere… ma, purtroppo, ci stanno solo mostrando di essere incapaci. Di lavorare solo alla costruzione di un alibi di facciata e di aggravare le situazioni già difficili che esistono… quanti, nel nostro aso di Borg’Unto, invece di “migrare” ai giardini consigliati (e meno noti ai più) consumeranno, per esempio, in piazza Signoria? In che mani continuiamo a stare… sono anni, decenni, che si dice che questi problemi esistono e che vanno affrontati con degli investimenti e non con dei divieti e basta. Ma non accade nulla. Sembra che i soldi da investire non vengano valutati nel classico meccanismo di dare-avere, ma solo come una suppellettile inutile.
Ipotesi. Noi peroriamo, per esempio, la costruzione di almeno una cinquantina di bagni pubblici gratis (con controlli stretti e continui per igiene e pulizia), funzionali per chi poi -con esecrazione pubblica che si rinnova puntualmente anche con inutili multe salate- non si sia costretti a pisciare per strada o a mangiarsi del cibo con le mani sporche. E accanto a questi bagni pubblici delle piccole e diffuse aree di sosta attrezzate per riposarsi e consumare il proprio cibo -dal punto di vista estetico ed architettonico le soluzioni sono tante e anche molto gentili. E’ probabile che qualche commerciante ottuso protesterà perché non venderà più una bottiglia d’acqua o un caffè per consentire l’uso dei propri servizi igienici, ma questo vale di più della soddisfazione dei turisti e dell’immagine “friendly” che Firenze ne gioverebbe in giro per il mondo? Non è invece proprio il caso di fare investimenti in questo ambito?
Altrimenti, per non esplodere l’amministrazione dovrà adottare l’unico provvedimento possibile in un contesto in cui si usano solo i divieti (che apparentemente sono senza costi pubblici): vietare la vendita di cibo da asporto in tutte queste strade oggi soggette all’ordinanza, che un domani non potrà che riguardare come minimo tutto il centro storico. Divieto che è molto probabile che non verrà mai preso, con una sola conseguenza: la moltiplicazione dei problemi attuali. Crediamo che occorra una mentalità imprenditoriale, semplice ma decisa, per attuare ciò che noi auspichiamo. Pensare, cioé, che l’economia legata al turismo non sia solo una rendita di posizione o con qualche investimento di promozione pubblicitaria. Ma una scelta a tutto tondo, dove il dare-avere sia una conseguenza dei propri investimenti, considerando tutti i momenti di questo processo economico, e non solo quello promozionale. (Vincenzo Donvito, presidente Aduc)

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Evento Unico: Grande Maratona Musicale per Dino Campana

Posted by fidest press agency su sabato, 11 agosto 2018

Firenze. Sara’ il grande cantautore Zibba, gia’ tra i finalisti al Festival di Sanremo, l’ospite d’eccezione della grande maratona musicale dedicata a Dino Campana il 18 agosto a Firenze nel 133esimo della nascita del grande poeta toscano che si terra’ dalle 19 al Forte Belvedere con due anticipazioni nella stessa giornata alla Libreria Il Libraccio e al Caffe’ Le Murate.
Il Vento dell’Altrove e’ il gruppo che ha vinto i “Canti Orfici in Musica per Dino Campana – Crisi Nervose e Pazzie Musicali” e’ il contest musicale lanciato dal MEI – Meeting delle Etichette Indipendenti in collaborazione con Materiali Sonori e Centro Studi Campaniani per il Concerto Speciale dedicato a Dino Campana e ai suoi Canti Orfici che si terra’ sabato 18 agosto a Firenze, in occasione dell’Estate Fiorentina 2018, con il supporto del Comune di Firenze, dedicato ad artisti e band emergenti provenienti da tutta Italia. I vincitori, selezionati da Giordano Sangiorgi del MEI, sono risultati appunto Il Vento dell’Altrove con il progetto Canzoni Orfiche. II progetto vincitore suonera’ in apertura il 18 agosto alla Fortezza Belvedere di Firenze a partire dalle ore 18 per la serata in musica dedicata a Dino Campana . Insieme a loro ci saranno le letture e le poesie dedicate a Dino Campana, in prima assoluta, di Miro Sassolini, voce storica dei Diaframma, insieme a Monica Matticoli e dei Secondamarea, gia’ vincitori del Premio Bindi, che hanno dedicato un album al grande poeta di Marradi e l’intervento del Centro Studi Campaniani con Pape Gurioli. Grande conclusione sempre a Fortezza Belvedere con i progetti dedicati a Dino Campana dei cantautori Marco Parente e Massimiliano Larocca e l’apertura dei Secondamarea per una serata unica e irripetibile dedicata al rapporto tra la scena musicale indipendente italiana e uno dei piu’ grandi poeti “maledetti” del Novecento. Ospite di questa straordinaria serata sara’ il cantautore Zibba che proporra’ alcune sue letture e rivisitazioni personali del grande poeta di Marradi fino a mezzanotte. Infatti, sara’ lo stesso Zibba alle 12 nella stessa giornata alla Libreria Il Libraccio di Firenze a presentare tutto l’evento con un suo intervento mentre alle ore 18 al Caffe’ Le Murate interveranno i giovani de Il Vento dell’Altrove per un assaggio del loro programma musicale su Dino Campana distribuito da pochi giorni su ITunes In occasione della serata dedicata a Dino Campana alla Fortezza Belvedere sara’ possibile visitare Gong, una imponente mostra antologica dedicata a Eliseo Mattiacci, tra i grandi dell’arte contemporanea in Italia del Novecento. Il progetto prosegue poi il 19 agosto a Faenza con una visita guidata ai luoghi campaniani mentre il 20 agosto a Marradi, sua citta’ natale, come ogni anno, si terra’ nel giorno della sua nascita, una giornata di celebrazioni realizzata dal Centro Studi Campaniani.

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Alice nel Paese delle meraviglie: Il Castello di Kafka della Pubblica Amministrazione

Posted by fidest press agency su sabato, 11 agosto 2018

Firenze. Avendo bisogno di informazioni da parte dell’Ufficio relazioni col pubblico, ho appreso che l’URP del mio quartiere è chiuso fino a settembre e che l’unico URP disponibile è quello centrale, distante due chilometri. Considerando il mio disagio, e maggiormente quello di un anziano, mi chiedo se ciò sia giusto o legittimo: ovvero se sia legittimo CHIUDERE nei quartieri di una grande città una postazione pubblica per ferie.
Che io sappia gli uffici pubblici non possono chiudere perchè in ogni caso il servizio deve essere svolto, magari con orario ridotto. Infatti non mi risulta che si chiudano gli ospedali, le Poste, i trasporti, etc.
La risposta che ricevo è la mancanza di personale e il suo diritto alle ferie. Nessuno vuole negare questo sacrosanto diritto, ma il cittadino che paga le tasse comunali ha un suo diritto al servizio per tutto l’anno e potrebbe averne bisogno anche in agosto. Quindi non sarebbe più opportuno fare turni tra il personale, come avviene dappertutto, compreso il settore privato?
Vane considerazioni che non producono alcun risultato concreto poichè tutto viene gestito “dall’alto”? Il cittadino può fare un reclamo al Comune previa identificazione dei suoi dati.
Ma anche in tale ipotesi non c’è alcuna garanzia che questo reclamo venga preso in considerazione o gli venga data una risposta. Inoltre è altresì scoraggiato a farlo poiché si chiede quali possibili ripercussioni potrebbe avere il suo reclamo sulla sua sfera personale. Insomma mi sembra di essere nel “Castello” di F. Kafka. (fonte aduc)

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L’arte a Firenze tra la fine del Quattrocento e l’inizio del Cinquecento

Posted by fidest press agency su mercoledì, 11 luglio 2018

Firenze Le Gallerie degli Uffizi Piazzale degli Uffizi, 6 sala 35 dell’ala di ponente degli Uffizi, omaggia un ritrovato rispetto per il principio narrativo cronologico della Galleria. I tre dipinti in essa ospitati furono eseguiti per edifici di culto e per questo motivo, nel nuovo allestimento, è stato scelto di dipingere i muri di questa stanza a spatola, ripetendo la tecnica antica, in un colore grigio pallido che rievoca le pareti delle chiese dell’epoca. Le opere sono state inserite, come è stato fatto negli ultimi allestimenti delle sale di Caravaggio e del ‘600 e di Michelangelo e Raffaello, in teche che garantiscono una situazione microclimatica ottimale, riducendo al minimo l’impatto del calore e dell’umidità prodotti dall’ingente flusso turistico. Inoltre le teche sono chiuse da speciali vetri che annullano gli effetti di rifrazione della luce, a tutto vantaggio dei visitatori che potranno ammirare le opere senza l’interposizione di barriere apparenti.
Entrando a sinistra è il Battesimo di Cristo, eseguito per la chiesa di San Salvi nel 1475-78, anni in cui l’artista ancora collaborava con il Verrocchio: l’opera testimonia sia le divisioni dei compiti all’interno delle botteghe, sia il salto stilistico e tecnico tra il maestro e l’allievo. Leonardo, infatti, per le parti da lui eseguite si avvalse della pittura a olio, molto più adatta ad ottenere gli effetti di sfumato per cui diventerà poi celebre. Al solo Leonardo si deve l’elegantissimo angelo di profilo che regge la veste di Cristo, tanto sublime da far nascere la leggenda (riportata da Vasari) secondo cui Verrocchio, sopraffatto dalla superiorità di Leonardo, da lì in poi abbandonò per sempre la pittura. Sulla parete di fronte è esposta l’Annunciazione, proveniente dalla chiesa di Monteoliveto, con un angelo così reale e materiale da proiettare la propria ombra sul prato fiorito, mentre atterra, chiudendo le ali, chiaramente studiate dal vero su quelle degli uccelli. Sullo sfondo, un paesaggio di mare e montagne in cui la simbologia mariana si traduce in una prova tra le più alte dell’artista sulla resa atmosferica dei “lontani”.
Al centro della sala si ammira l’Adorazione dei Magi, commissionata dai canonici regolari agostiniani per la chiesa di San Donato a Scopeto, e lasciata incompiuta al momento in cui Leonardo partì per Milano, nel 1482. Restaurata recentemente dall’Opificio delle Pietre Dure, grazie al finanziamento degli Amici degli Uffizi, con un lavoro di oltre cinque anni che rimarrà alla storia anche per le innovazioni metodologiche adottate e per gli straordinari risultati ottenuti, la pala è come una grandissima pagina di appunti, con alcuni brani più avanzati, altri appena accennati, tanto che guardandola pare quasi di partecipare al processo creativo di Leonardo stesso. Questo miracolo di immedesimazione sarà ora possibile per tutti i visitatori, che possono fermarsi a inseguire con gli occhi, sulla superficie, la ricchezza di idee, dettagli, episodi. “Il nuovo allestimento – sottolinea Eike Schmidt, direttore delle Gallerie degli Uffizi – non solo è studiato per permettere un tipo di visita lenta, meditata, in cui il visitatore può confrontare le opere e capire l’evoluzione stilistica di Leonardo giovane, ma rende anche giustizia alla storia dell’arte, collocando le opere dell’artista immediatamente dopo le sale dedicate al ‘400 fiorentino. Essa fa parte di una serie di cambiamenti messi in atto per adeguare gli Uffizi alle necessità di comprensione del pubblico e ai primari principi educativi cui il museo è improntato”.Maria Vittoria Rimbotti Colonna, presidente delle associazioni Amici degli Uffizi e Friends of the Uffizi afferma con legittimo orgoglio: “Questa nuova sala segna il culmine nella storia della nostra associazione. Per gli Amici degli Uffizi aver potuto collaborare al restauro del capolavoro di Leonardo da Vinci e al riallestimento della sala, insieme ai Friends, è stata un’esperienza ricca di grandi emozioni e di scoperte. Non sempre dei donatori privati possono avere il privilegio di accedere ad imprese così stimolanti, accanto ad opere d’arte di tale rilievo e importanza. Siamo quindi fieri di aver condiviso un traguardo così prestigioso con la nostra Galleria e di aver realizzato quello che è il massimo desiderio di ogni mecenate”.

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Verso la Brexit: Toscana protagonista dei rapporti con Regno Unito e Irlanda

Posted by fidest press agency su venerdì, 29 giugno 2018

Firenze. E’ di oltre 34 miliardi di euro, in netta crescita, l’interscambio commerciale dell’ultimo anno fra Italia e Regno Unito, di questi un decimo (3,8 miliardi) passa dalla Toscana, con il nostro Paese che vanta un surplus di circa 11 miliardi. Con l’Irlanda l’import-export è arrivato a quasi 6 miliardi, in grande crescita nell’ultimo anno (+13,8%) e la Toscana che ha una quota superiore al 5%. E’ partendo dalla realtà di questi numeri e di fronte allo scenario dell’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea fissata per il 29 marzo 2019 che la Camera di Commercio italiana per il Regno Unito (ICCIUK), con il patrocinio di Camera di Commercio, Comune e Città metropolitana di Firenze, ha organizzato il Forum Italy-UK-Irlanda. Fra gli altri, hanno partecipato alla mattina di discussioni l’ambasciatore irlandese a Roma Colm Ó Floinn, il responsabile del dossier EU Exit all’ambasciata britannica a Roma Jakob Lund, la vicepresidente della Regione Toscana Monica Barni, la vicensindaca di Firenze Cristina Giachi, il presidente della Camera di Commercio di Firenze Leonardo Bassilichi e il presidente di Confindustria Firenze Luigi Salvadori, insieme a esponenti del mondo imprenditoriali, ai senatori Laura Garavini, Vito Rosario Petrocelli e al sottosegretario agli Esteri Guglielmo Picchi. I panel tecnici dopo l’intervento iniziale di Massimo Messeri si sono concentrati su sanità, cibo e turismo, manifattura, settore bancario e finanziario, cultura e innovazione. Ha chiuso la mattinata il presidente di ICCIUK Leonardo Simonelli. Al centro della discussione come rafforzare la competitività delle imprese in un momento in cui sembrano vincenti le strategie «glocal», che puntano a valorizzare le opportunità della globalizzazione pur tutelando identità, tradizioni e realtà locali, e le testimonianze delle aziende che sono riuscite a consolidare gli storici legami con il Regno Unito e quelli più recenti, ma in costante crescita, con la Repubblica d’Irlanda. Fra i settori dove gli scambi sono maggiormente attivi fra il nostro Paese e la Gran Bretagna nell’export il tessile, l’’abbigliamento, la pelle, gli accessori (13,3% del totale) e i prodotti alimentari (13,1%), nell’import i mezzi di trasporto (22,9%), il farmaceutico (10,3%) e il chimico (9,2%). Con l’’Irlanda è il settore farmaceutico il più vivace: rappresenta il 51,3% nell’import e il 40,5% nell’export, seguito dal chimico (16,1% nell’import, 12,4% nell’export).

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Da oggi le opere di Michelangelo e Raffaello sono esposte insieme nella stessa sala agli Uffizi

Posted by fidest press agency su mercoledì, 6 giugno 2018

Firenze Piazzale degli Uffizi, 6. Il nuovo allestimento è introdotto da una lectio magistralis di Antonio Paolucci, già Soprintendente ai Beni Artistici e Storici, e Ministro per i Beni culturali e ambientali, e Direttore dei Musei Vaticani. Nella grande sala numero 41 del corridoio di ponente, che fino all’ottobre 2016 ha ospitato i dipinti di Sandro Botticelli riallestiti in nuovi spazi, è nato ora un nuovo allestimento volto a far sentire la diversità delle voci artistiche e gli scambi tra Raffaello e Michelangelo, che dal 1504 al 1508 erano contemporaneamente a Firenze. Insieme all’adiacente Sala di Leonardo, che aprirà tra poche settimane, la nuova sala che riunisce i capolavori di Raffaello e Michelangelo celebra il periodo davvero unico nella storia dell’umanità, quando in città, nel giro di un pugno di anni, i più grandi artisti del mondo crearono le opere iconiche che oggi fanno parte dell’idea universale del Rinascimento in Italia. La fioritura delle arti durante la prima Repubblica Fiorentina del gonfaloniere Piero Soderini (1498-1512) fu infatti polifonica, dominata dalla concorrenza tra numerosi protagonisti di un mecenatismo illuminato, e pertanto la nuova installazione riporta alla luce il ruolo di committenti privati, come i Doni – oltre al Papa, gli unici committenti che riuscirono a strappare capolavori sia a Michelangelo, sia a Raffaello – e i Nasi, per i quali l’Urbinate dipinse la Madonna del Cardellino. Questo capolavoro, insieme alle altre opere del maestro, viene dunque riabilitato dalla postazione nell’angusto corridoio del primo piano dove è stato esposto per sei anni, dal giugno 2012, e salendo di nuovo al piano alto della galleria, si riunisce al Tondo Doni di Michelangelo, dipinto all’incirca nello stesso periodo. Al Tondo si affiancano i due ritratti di Maddalena e Agnolo Doni di Raffaello, giunti da Palazzo Pitti: in questo modo si ricostituisce il nesso storico tra opere volute da uno stesso committente e originariamente ospitate nello stesso palazzo, e si documenta inoltre la reazione dell’Urbinate a Leonardo da Vinci, le cui opere saranno esposte a breve nella vicina sala 35. Allo stesso tempo, il supposto Ritratto di Perugino attribuito a Raffaello da gran parte della critica, è spostato nella sala 27 per lo stesso principio di dialogo ideale tra opere e artisti, che sono evocati anche nelle loro sembianze, per farli sentire più presenti durante la visita.
Ne esce avvantaggiata anche la Galleria Palatina, il più importante nucleo di opere di Raffaello al mondo: invece di 11 in futuro ospiterà addiritura 12 opere dell’Urbinate. Grazie infatti al trasferimento dagli Uffizi del Ritratto di giovane con la mela (forse Francesco Maria della Rovere), a Palazzo Pitti viene ad essere documentata anche la ritrattistica dell’ultimo periodo dell’artista a Urbino, rafforzando così il concetto all’origine della trasformazione della Sala del Saturno in uno spazio dedicato al Sanzio, che documenti lo sviluppo artistico del pittore attraverso tutte le fasi della sua biografia. Questo aspetto viene vieppiù approfondito grazie alla ricollocazione, sempre nella Sala di Saturno, della Testa di Maria Maddalena di Pietro Perugino (1494), maestro di Raffaello. Anche il magnifico Ritratto di Leone X è destinato a tornare a Palazzo Pitti – da dove fu tolto solo negli anni ’50 del Novecento – dopo il suo restauro attualmente in corso all’Opificio delle Pietre Dure. Sarà dunque un rientro in grande stile, e un ricongiungimento con l’altro grande ritratto papale di Raffaello, Giulio II, che dagli Uffizi si trasferisce alla Galleria Palatina e che sarà possibile ammirare fin da subito, nella parete già occupata da un cinquecentesco Ritratto di scultore destinato al nuovo allestimento degli autoritratti e ritratti di artisti agli Uffizi (dove sarà anche l’Autoritratto del Sanzio).
Con i nuovi allestimenti e spostamenti si opera una rivoluzione al contrario, perché si torna di fatto alle origini e si ristabiliscono alcuni importanti assetti collezionistici: agli Uffizi i coniugi Doni possono dunque di nuovo guardare, almeno in effige, il Tondo di Michelangelo che avevano commissionato (e lautamente pagato), probabilmente per la nascita della figlia Maria. Per questo privilegio ritrovato, Palazzo Pitti ne risulta risarcito di molti capolavori, e di importanti restituzioni tra i quali anche la Natività del grande manierista Francesco Salviati, che era stata trasferita agli Uffizi negli anni Cinquanta del Novecento. Tutto il progetto del restauro e della risistemazione della sala di Raffaello e Michelangelo è stato generosamente offerto dagli Amici degli Uffizi e dai Friends of the Uffizi Galleries, le uniche associazioni senza fini di lucro interamente dedicate al sostegno, alla tutela e alla valorizzazione delle Gallerie degli Uffizi.

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Case popolari a Firenze: Meno immigrati. Si rincorre l’onda elettorale?

Posted by fidest press agency su sabato, 5 maggio 2018

Firenze. Si dibatte in citta’ sulle avance del Sindaco Dario Nardella per una maggiore presenza di fiorentini nelle liste per l’assegnazione delle case popolari. Avance che arriva dopo aver scoperto l’acqua calda: la maggior parte in lista sono extracomunitari. E chi altri dovrebbero essere, visto che quasi tutti i “nuovi” poveri non possono che essere i migranti, politici od economici che siano? O forse qualcuno credeva che chi cerca rifugio nella citta’ del Giglio, scappando da guerre e miseria, vi arrivasse carico di soldi e disponibilità? Un minino di conoscenza di queste persone ci porterebbe a valutarle come costrette a lasciare il loro Paese, per colpe di un po’ di tutti, con professionalita’ (quando ci sono) che qui valgono quasi zero, e quindi dovendo rifarsi una vita a partire da questo zero. E -cosa da valutare con molta attenzione demografica ed economica- unici in grado di far fronte a lavori e presenze che il livello di ricchezza dei residenti stabili da diversi anni non hanno intenzione di affrontare.
A parte coloro che plaudono sempre alle politiche di restrizione della presenza dei migranti (che’ altrimenti -loro plaudenti- non avrebbero ragion d’essere), la questione e’ economica, sociale ed umana. E’ innegabile che la maggior parte dei poveri siano tra gli immigrati, e’ per il loro essere tali che dobbiamo penalizzarli? Fa gioco a tutti avere le fasce piu’ deboli in condizioni di vita piu’ precarie, magari per lamentarci dopo che siano piu’ facilmente attratte dalla manovalanza della delinquenza (solo manovalanza, che’ i capi sono quasi sempre italiani)?
Il Sindaco Nardella sembra che abbia chiesto una presenza certificata sul territorio urbano di 10 anni perche’ si possa vantare il diritto alla lista di assegnazione delle case popolari. Se cosi’ fosse, il marziano Sindaco sarebbe anche un po’ pericoloso, perche’ fomentatore di disordini. Dieci anni! Periodo in cui questi piu’ poveri dovrebbero arrangiarsi. E come, in una citta’ che -giustamente visto la prevalenza dell’economia turistica- avere una casa a prezzi decenti e’ molto difficile? E’ solo questa la risposta dell’amministrazione cittadina a questa domanda, cioe’ restringere l’applicazione invece di ampliare l’offerta? Ampliare l’offerta, per l’appunto: ci sono politiche in merito per recuperare -per esempio- la dismissione del patrimonio militare e rilanciare l’edilizia popolare? Sembra di no -sul pratico, che in teoria…. Con una realta’ urbana fatta di servitu’ militari e pubbliche ormai dismesse e di eterno abbandono (Sant’Orsola
e’ solo il caso piu’ eclatante). Osservazioni generiche, le nostre. Ma foriere di un indirizzo che invece crediamo debba essere affrontato: contenitori di Paesi come il nostro vanno attrezzati al meglio per far fronte a tutte le nuove istanze, e in questo le citta’ giocano un ruolo importante: va solo fatto il calcolo di cio’ che gia’ c’e’ e distribuito ai presunti aventi diritto per nascita o presenza temporale, o va aumentata l’offerta?
Non vorremmo che l’avvicinarsi della scadenza elettorale amministrativa possa significare, per un Sindaco ed un’amministrazione che hanno sempre detto e fatto il contrario (nei limiti delle loro capacita’ e possibilita’), per cercare di far crescere il proprio consenso giocando sulle sponde del razzismo.
Sindaco, Firenze non e’ la capitale dell’Ungheria attuale, ma la capitale per eccellenza dell’incrocio di culture ed economie che hanno dato vita alla sua bellezza e importanza. E crediamo che quanto fatto in passato possa servire non solo a guardarci allo specchio e vendere al “ricco” turista, ma anche come riferimento e pratica per dare un indirizzo al futuro, non solo della nostra citta’. (Vincenzo Donvito, presidente Aduc)

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