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Restauro del Crocifisso dipinto del Maestro del Crocifisso Corsi

Posted by fidest press agency su venerdì, 9 novembre 2018

Firenze lunedì 12 novembre 2018 ore 17.30 Galleria dell’Accademia Via Ricasoli, 58-60 il Direttore Cecilie Hollberg invita all’incontro, durante il quale i restauratori Rita Alzeni, Roberto Buda e Aviv Fürst insieme al curatore del dipartimento Angelo Tartuferi illustreranno il restauro del Crocifisso dipinto del Maestro del Crocifisso Corsi. La grande croce dipinta conservata dal 1919 alla Galleria dell’Accademia di Firenze si trovava in origine nell’antica chiesa di san Piero a Scheraggio, oggi inglobata nel fabbricato delle Gallerie degli Uffizi. L’ignoto artista autore dell’opera – databile al 1315 circa – è stato battezzato dagli studiosi con la denominazione convenzionale Maestro del Crocifisso Corsi, in base a una croce simile a questa, ma di proporzioni assai più contenute, appartenente un tempo alla collezione Corsi di Firenze. Si tratta di un pittore operante nel primo quarto del secolo XIV, che lascia trasparire nelle opere più antiche che gli si possono attribuire una formazione sulla cultura pittorica locale dell’ultimo Duecento, ma che registra con attenzione – seppure con una spiccata indipendenza di accenti stilistici – le novità introdotte da Giotto, specialmente nell’ambito del fondamentale tema iconografico del Crocifisso. Il restauro appariva particolarmente necessario perché l’opera presentava alcune criticità assai problematiche, soprattutto in relazione al supporto ligneo, alla superficie pittorica – abrasa in più punti e con lacune importanti – e perfino nelle parti dorate. Le operazioni di restauro intraprese sono state discusse e decise dai diversi operatori coinvolti in un contesto assai stimolante e proficuo per l’acquisizione di esperienza in questo settore specifico particolarmente delicato. Le conferenza ha la durata di circa un’ora, l’ingresso è su invito fino ad esaurimento dei posti.

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Aduc osservatorio Firenze: Le mirabolanti avventure degli utenti Ataf

Posted by fidest press agency su lunedì, 24 settembre 2018

Il quotidiano La Repubblica, cronaca fiorentina, ha posto 4 domande all’azienda monopolista dei trasporti urbani della città: Cara La Repubblica di Firenze, il tuo commento di domenica 23 settembre, dedicato all’Ataf e alla vicenda delle tessere Unica, finisce con una domanda: qualcuno è in grado di spiegare questi misteri? Ci provo.
1 – le tessere si possono fare anche online, anche se -esperienza personale- invece dei tre giorni dichiarati, a spedirtela a casa ci mettono 20 giorni. Almeno la mia, perché quella della figliola, studentessa minorenne, richiesta insieme alla mia, si sono riservati di accettarla dopo una verifica delle mie dichiarazioni (mistero da aggiungere ai tuoi, visto che il sistema accetta la domanda solo se le risposte rispondono a certi standard…); e comunque, ad annoscolastico inziato, non è ancora arrivata. Sulle code massacranti, credo si chiami economia, cioé risparmiare, tanto “chi se ne frega” se poi le persone si devono fare anche due ore di coda… nonostante le scuse anodine profuse ipocritamente dalla dirigenza dell’azienda.
2 – rimborso del Comune per tutti gli studenti presentando dichiarazione Isee, ma che non serve a nulla visto che il rimborso viene dato a tutti. Una sola parola: burocrazia di incapaci, quello che fa la mano destra, la mano sinistra non deve saperlo…
3 – abbonamenti a data rigida di inizio. Si chiama furbizia economica, per prendere più soldi. Il sistema informatico per una gestione non a date rigide costerebbe uguale, ma vuoi mettere tutti i soldi in più che si incassano se, facendo l’abbonamento a metà mese, lo stesso ti vale solo per il mese in corso? E’ obbligo fare una riflessione su queste furbizie e gli affidatari di un servizio di pubblica utilità che ne fanno uso.
4 – Abbonamento da portarsi dietro e vidimare sul bus. Qui dissento con la tua osservazione. L’esibizione del titolo di viaggio (e la vidimazione per monitorare le presenze) mi sembra buona. Certo, se dimentichi a casa l’abbonamento e ti fanno la multa, dovresti fartela levare esibendo successivamente l’abbonamento. Un minimo di “fatica” (portarsi dietro l’abbonamento e vidimarlo sul mezzo -a Brisbane/Australia ho visto che vidimano anche quando scendono) per aiutare l’azienda ad essere più efficiente, non mi sembra un gran fastidio per l’utente.
Comunque, la mia opinione sui primi 3 punti che hai rilevato, è netta. Tu domandi: perché accade? Da utente o osservatore rispondo: sono incapaci, senza professionalità e non meritano la nostra fiducia. Sono eccessivo? Un esempio a valorizzare quanto sostengo: per le code allucinanti agli sportelli l’azienda si è scusata, uno si aspetta che vengano presi provvedimenti a rimedio… e invece no, la situazione -dopo le scuse- è anche peggiorata.
(Vincenzo Donvito, presidente Aduc)

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Firenze degrado e turismo: I panini da mettersi in tasca… Che fare?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 5 settembre 2018

Proprio così, i panini da mettersi in tasca… è questa la politica dell’amministrazione del Comune di Firenze per affrontare uno dei problemi che attanagliano la città, il degrado da overdose di turismo. Infatti da qualche giorno è stata attiva l’ordinanza che impedisce di consumare per strada il cibo comprato in via de’ Neri e strade limitrofe, e chi si azzarderà verrà multato. Questa strada alle spalle di Palazzo Vecchio è stata rinominata Borg’Unto, con un pindarico riferimento al cibo non sano che il termine “unto” richiama. Eppure, un bel panino alla finocchiona… ma questo è un altro discorso. L’ordinanza di per sé, a nostro modesto avviso, è da incompetenti e tipica di chi vuole lavarsi la coscienza prendendo provvedimenti che di facciata sembrano risolutivi, ma che nella pratica sono solo più pericolosi della precedente situazione di mancanza di disposizioni.
Dove dovrebbero andare a consumare -i turisti che hanno visto, e capito, i cartelli di preannunciate multe salate- i panini e le pizzette che comprano in quelle strade? Secondo l’ordinanza dovrebbero andare al giardino di villa Demidoff di lungarno Serristori o al giardino Martin Lutero di lungarno Torrigiani. Ma dove vivono i nostri amministratori per pensare una cosa del genere? Ve l’immaginate una persona che si compra un panino o una pizzetta, se la mette in tasca (si fa per dire estremizzando…) e poi si sposta in uno di questi luoghi per mangiarselo? Suvvia, è proprio il contrario del motivo per cui si acquista un cibo del genere…. mangiato lì per lì e via… Cosa succederà quindi? Qualche multa esemplare con tanto di articoli e interviste sulla stampa locale, sì da mostrare il lato maschio dei nostri tutori dell’ordine e dell’amministrazione comunale, e poi nulla. A meno che al Comune non siano non solo incapaci per aver emesso una simile ordinanza, ma anche pazzi, perché una cosa del genere, vista l’importanza di Firenze nel mondo come meta turistica, come minimo rimbalzerà su tutte le cronache mondiali, considerandoci fra le righe come dei perfetti imbecilli.
Noi siamo convinti che l’amministrazione fiorentina voglia il bene della città, facendo aumentare il turismo, rendendolo più consapevole, più amico della città e dell’ambiente, che vogliamo fornire a questo turismo maggiori incentivi per crescere… ma, purtroppo, ci stanno solo mostrando di essere incapaci. Di lavorare solo alla costruzione di un alibi di facciata e di aggravare le situazioni già difficili che esistono… quanti, nel nostro aso di Borg’Unto, invece di “migrare” ai giardini consigliati (e meno noti ai più) consumeranno, per esempio, in piazza Signoria? In che mani continuiamo a stare… sono anni, decenni, che si dice che questi problemi esistono e che vanno affrontati con degli investimenti e non con dei divieti e basta. Ma non accade nulla. Sembra che i soldi da investire non vengano valutati nel classico meccanismo di dare-avere, ma solo come una suppellettile inutile.
Ipotesi. Noi peroriamo, per esempio, la costruzione di almeno una cinquantina di bagni pubblici gratis (con controlli stretti e continui per igiene e pulizia), funzionali per chi poi -con esecrazione pubblica che si rinnova puntualmente anche con inutili multe salate- non si sia costretti a pisciare per strada o a mangiarsi del cibo con le mani sporche. E accanto a questi bagni pubblici delle piccole e diffuse aree di sosta attrezzate per riposarsi e consumare il proprio cibo -dal punto di vista estetico ed architettonico le soluzioni sono tante e anche molto gentili. E’ probabile che qualche commerciante ottuso protesterà perché non venderà più una bottiglia d’acqua o un caffè per consentire l’uso dei propri servizi igienici, ma questo vale di più della soddisfazione dei turisti e dell’immagine “friendly” che Firenze ne gioverebbe in giro per il mondo? Non è invece proprio il caso di fare investimenti in questo ambito?
Altrimenti, per non esplodere l’amministrazione dovrà adottare l’unico provvedimento possibile in un contesto in cui si usano solo i divieti (che apparentemente sono senza costi pubblici): vietare la vendita di cibo da asporto in tutte queste strade oggi soggette all’ordinanza, che un domani non potrà che riguardare come minimo tutto il centro storico. Divieto che è molto probabile che non verrà mai preso, con una sola conseguenza: la moltiplicazione dei problemi attuali. Crediamo che occorra una mentalità imprenditoriale, semplice ma decisa, per attuare ciò che noi auspichiamo. Pensare, cioé, che l’economia legata al turismo non sia solo una rendita di posizione o con qualche investimento di promozione pubblicitaria. Ma una scelta a tutto tondo, dove il dare-avere sia una conseguenza dei propri investimenti, considerando tutti i momenti di questo processo economico, e non solo quello promozionale. (Vincenzo Donvito, presidente Aduc)

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Evento Unico: Grande Maratona Musicale per Dino Campana

Posted by fidest press agency su sabato, 11 agosto 2018

Firenze. Sara’ il grande cantautore Zibba, gia’ tra i finalisti al Festival di Sanremo, l’ospite d’eccezione della grande maratona musicale dedicata a Dino Campana il 18 agosto a Firenze nel 133esimo della nascita del grande poeta toscano che si terra’ dalle 19 al Forte Belvedere con due anticipazioni nella stessa giornata alla Libreria Il Libraccio e al Caffe’ Le Murate.
Il Vento dell’Altrove e’ il gruppo che ha vinto i “Canti Orfici in Musica per Dino Campana – Crisi Nervose e Pazzie Musicali” e’ il contest musicale lanciato dal MEI – Meeting delle Etichette Indipendenti in collaborazione con Materiali Sonori e Centro Studi Campaniani per il Concerto Speciale dedicato a Dino Campana e ai suoi Canti Orfici che si terra’ sabato 18 agosto a Firenze, in occasione dell’Estate Fiorentina 2018, con il supporto del Comune di Firenze, dedicato ad artisti e band emergenti provenienti da tutta Italia. I vincitori, selezionati da Giordano Sangiorgi del MEI, sono risultati appunto Il Vento dell’Altrove con il progetto Canzoni Orfiche. II progetto vincitore suonera’ in apertura il 18 agosto alla Fortezza Belvedere di Firenze a partire dalle ore 18 per la serata in musica dedicata a Dino Campana . Insieme a loro ci saranno le letture e le poesie dedicate a Dino Campana, in prima assoluta, di Miro Sassolini, voce storica dei Diaframma, insieme a Monica Matticoli e dei Secondamarea, gia’ vincitori del Premio Bindi, che hanno dedicato un album al grande poeta di Marradi e l’intervento del Centro Studi Campaniani con Pape Gurioli. Grande conclusione sempre a Fortezza Belvedere con i progetti dedicati a Dino Campana dei cantautori Marco Parente e Massimiliano Larocca e l’apertura dei Secondamarea per una serata unica e irripetibile dedicata al rapporto tra la scena musicale indipendente italiana e uno dei piu’ grandi poeti “maledetti” del Novecento. Ospite di questa straordinaria serata sara’ il cantautore Zibba che proporra’ alcune sue letture e rivisitazioni personali del grande poeta di Marradi fino a mezzanotte. Infatti, sara’ lo stesso Zibba alle 12 nella stessa giornata alla Libreria Il Libraccio di Firenze a presentare tutto l’evento con un suo intervento mentre alle ore 18 al Caffe’ Le Murate interveranno i giovani de Il Vento dell’Altrove per un assaggio del loro programma musicale su Dino Campana distribuito da pochi giorni su ITunes In occasione della serata dedicata a Dino Campana alla Fortezza Belvedere sara’ possibile visitare Gong, una imponente mostra antologica dedicata a Eliseo Mattiacci, tra i grandi dell’arte contemporanea in Italia del Novecento. Il progetto prosegue poi il 19 agosto a Faenza con una visita guidata ai luoghi campaniani mentre il 20 agosto a Marradi, sua citta’ natale, come ogni anno, si terra’ nel giorno della sua nascita, una giornata di celebrazioni realizzata dal Centro Studi Campaniani.

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Alice nel Paese delle meraviglie: Il Castello di Kafka della Pubblica Amministrazione

Posted by fidest press agency su sabato, 11 agosto 2018

Firenze. Avendo bisogno di informazioni da parte dell’Ufficio relazioni col pubblico, ho appreso che l’URP del mio quartiere è chiuso fino a settembre e che l’unico URP disponibile è quello centrale, distante due chilometri. Considerando il mio disagio, e maggiormente quello di un anziano, mi chiedo se ciò sia giusto o legittimo: ovvero se sia legittimo CHIUDERE nei quartieri di una grande città una postazione pubblica per ferie.
Che io sappia gli uffici pubblici non possono chiudere perchè in ogni caso il servizio deve essere svolto, magari con orario ridotto. Infatti non mi risulta che si chiudano gli ospedali, le Poste, i trasporti, etc.
La risposta che ricevo è la mancanza di personale e il suo diritto alle ferie. Nessuno vuole negare questo sacrosanto diritto, ma il cittadino che paga le tasse comunali ha un suo diritto al servizio per tutto l’anno e potrebbe averne bisogno anche in agosto. Quindi non sarebbe più opportuno fare turni tra il personale, come avviene dappertutto, compreso il settore privato?
Vane considerazioni che non producono alcun risultato concreto poichè tutto viene gestito “dall’alto”? Il cittadino può fare un reclamo al Comune previa identificazione dei suoi dati.
Ma anche in tale ipotesi non c’è alcuna garanzia che questo reclamo venga preso in considerazione o gli venga data una risposta. Inoltre è altresì scoraggiato a farlo poiché si chiede quali possibili ripercussioni potrebbe avere il suo reclamo sulla sua sfera personale. Insomma mi sembra di essere nel “Castello” di F. Kafka. (fonte aduc)

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L’arte a Firenze tra la fine del Quattrocento e l’inizio del Cinquecento

Posted by fidest press agency su mercoledì, 11 luglio 2018

Firenze Le Gallerie degli Uffizi Piazzale degli Uffizi, 6 sala 35 dell’ala di ponente degli Uffizi, omaggia un ritrovato rispetto per il principio narrativo cronologico della Galleria. I tre dipinti in essa ospitati furono eseguiti per edifici di culto e per questo motivo, nel nuovo allestimento, è stato scelto di dipingere i muri di questa stanza a spatola, ripetendo la tecnica antica, in un colore grigio pallido che rievoca le pareti delle chiese dell’epoca. Le opere sono state inserite, come è stato fatto negli ultimi allestimenti delle sale di Caravaggio e del ‘600 e di Michelangelo e Raffaello, in teche che garantiscono una situazione microclimatica ottimale, riducendo al minimo l’impatto del calore e dell’umidità prodotti dall’ingente flusso turistico. Inoltre le teche sono chiuse da speciali vetri che annullano gli effetti di rifrazione della luce, a tutto vantaggio dei visitatori che potranno ammirare le opere senza l’interposizione di barriere apparenti.
Entrando a sinistra è il Battesimo di Cristo, eseguito per la chiesa di San Salvi nel 1475-78, anni in cui l’artista ancora collaborava con il Verrocchio: l’opera testimonia sia le divisioni dei compiti all’interno delle botteghe, sia il salto stilistico e tecnico tra il maestro e l’allievo. Leonardo, infatti, per le parti da lui eseguite si avvalse della pittura a olio, molto più adatta ad ottenere gli effetti di sfumato per cui diventerà poi celebre. Al solo Leonardo si deve l’elegantissimo angelo di profilo che regge la veste di Cristo, tanto sublime da far nascere la leggenda (riportata da Vasari) secondo cui Verrocchio, sopraffatto dalla superiorità di Leonardo, da lì in poi abbandonò per sempre la pittura. Sulla parete di fronte è esposta l’Annunciazione, proveniente dalla chiesa di Monteoliveto, con un angelo così reale e materiale da proiettare la propria ombra sul prato fiorito, mentre atterra, chiudendo le ali, chiaramente studiate dal vero su quelle degli uccelli. Sullo sfondo, un paesaggio di mare e montagne in cui la simbologia mariana si traduce in una prova tra le più alte dell’artista sulla resa atmosferica dei “lontani”.
Al centro della sala si ammira l’Adorazione dei Magi, commissionata dai canonici regolari agostiniani per la chiesa di San Donato a Scopeto, e lasciata incompiuta al momento in cui Leonardo partì per Milano, nel 1482. Restaurata recentemente dall’Opificio delle Pietre Dure, grazie al finanziamento degli Amici degli Uffizi, con un lavoro di oltre cinque anni che rimarrà alla storia anche per le innovazioni metodologiche adottate e per gli straordinari risultati ottenuti, la pala è come una grandissima pagina di appunti, con alcuni brani più avanzati, altri appena accennati, tanto che guardandola pare quasi di partecipare al processo creativo di Leonardo stesso. Questo miracolo di immedesimazione sarà ora possibile per tutti i visitatori, che possono fermarsi a inseguire con gli occhi, sulla superficie, la ricchezza di idee, dettagli, episodi. “Il nuovo allestimento – sottolinea Eike Schmidt, direttore delle Gallerie degli Uffizi – non solo è studiato per permettere un tipo di visita lenta, meditata, in cui il visitatore può confrontare le opere e capire l’evoluzione stilistica di Leonardo giovane, ma rende anche giustizia alla storia dell’arte, collocando le opere dell’artista immediatamente dopo le sale dedicate al ‘400 fiorentino. Essa fa parte di una serie di cambiamenti messi in atto per adeguare gli Uffizi alle necessità di comprensione del pubblico e ai primari principi educativi cui il museo è improntato”.Maria Vittoria Rimbotti Colonna, presidente delle associazioni Amici degli Uffizi e Friends of the Uffizi afferma con legittimo orgoglio: “Questa nuova sala segna il culmine nella storia della nostra associazione. Per gli Amici degli Uffizi aver potuto collaborare al restauro del capolavoro di Leonardo da Vinci e al riallestimento della sala, insieme ai Friends, è stata un’esperienza ricca di grandi emozioni e di scoperte. Non sempre dei donatori privati possono avere il privilegio di accedere ad imprese così stimolanti, accanto ad opere d’arte di tale rilievo e importanza. Siamo quindi fieri di aver condiviso un traguardo così prestigioso con la nostra Galleria e di aver realizzato quello che è il massimo desiderio di ogni mecenate”.

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Verso la Brexit: Toscana protagonista dei rapporti con Regno Unito e Irlanda

Posted by fidest press agency su venerdì, 29 giugno 2018

Firenze. E’ di oltre 34 miliardi di euro, in netta crescita, l’interscambio commerciale dell’ultimo anno fra Italia e Regno Unito, di questi un decimo (3,8 miliardi) passa dalla Toscana, con il nostro Paese che vanta un surplus di circa 11 miliardi. Con l’Irlanda l’import-export è arrivato a quasi 6 miliardi, in grande crescita nell’ultimo anno (+13,8%) e la Toscana che ha una quota superiore al 5%. E’ partendo dalla realtà di questi numeri e di fronte allo scenario dell’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea fissata per il 29 marzo 2019 che la Camera di Commercio italiana per il Regno Unito (ICCIUK), con il patrocinio di Camera di Commercio, Comune e Città metropolitana di Firenze, ha organizzato il Forum Italy-UK-Irlanda. Fra gli altri, hanno partecipato alla mattina di discussioni l’ambasciatore irlandese a Roma Colm Ó Floinn, il responsabile del dossier EU Exit all’ambasciata britannica a Roma Jakob Lund, la vicepresidente della Regione Toscana Monica Barni, la vicensindaca di Firenze Cristina Giachi, il presidente della Camera di Commercio di Firenze Leonardo Bassilichi e il presidente di Confindustria Firenze Luigi Salvadori, insieme a esponenti del mondo imprenditoriali, ai senatori Laura Garavini, Vito Rosario Petrocelli e al sottosegretario agli Esteri Guglielmo Picchi. I panel tecnici dopo l’intervento iniziale di Massimo Messeri si sono concentrati su sanità, cibo e turismo, manifattura, settore bancario e finanziario, cultura e innovazione. Ha chiuso la mattinata il presidente di ICCIUK Leonardo Simonelli. Al centro della discussione come rafforzare la competitività delle imprese in un momento in cui sembrano vincenti le strategie «glocal», che puntano a valorizzare le opportunità della globalizzazione pur tutelando identità, tradizioni e realtà locali, e le testimonianze delle aziende che sono riuscite a consolidare gli storici legami con il Regno Unito e quelli più recenti, ma in costante crescita, con la Repubblica d’Irlanda. Fra i settori dove gli scambi sono maggiormente attivi fra il nostro Paese e la Gran Bretagna nell’export il tessile, l’’abbigliamento, la pelle, gli accessori (13,3% del totale) e i prodotti alimentari (13,1%), nell’import i mezzi di trasporto (22,9%), il farmaceutico (10,3%) e il chimico (9,2%). Con l’’Irlanda è il settore farmaceutico il più vivace: rappresenta il 51,3% nell’import e il 40,5% nell’export, seguito dal chimico (16,1% nell’import, 12,4% nell’export).

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Da oggi le opere di Michelangelo e Raffaello sono esposte insieme nella stessa sala agli Uffizi

Posted by fidest press agency su mercoledì, 6 giugno 2018

Firenze Piazzale degli Uffizi, 6. Il nuovo allestimento è introdotto da una lectio magistralis di Antonio Paolucci, già Soprintendente ai Beni Artistici e Storici, e Ministro per i Beni culturali e ambientali, e Direttore dei Musei Vaticani. Nella grande sala numero 41 del corridoio di ponente, che fino all’ottobre 2016 ha ospitato i dipinti di Sandro Botticelli riallestiti in nuovi spazi, è nato ora un nuovo allestimento volto a far sentire la diversità delle voci artistiche e gli scambi tra Raffaello e Michelangelo, che dal 1504 al 1508 erano contemporaneamente a Firenze. Insieme all’adiacente Sala di Leonardo, che aprirà tra poche settimane, la nuova sala che riunisce i capolavori di Raffaello e Michelangelo celebra il periodo davvero unico nella storia dell’umanità, quando in città, nel giro di un pugno di anni, i più grandi artisti del mondo crearono le opere iconiche che oggi fanno parte dell’idea universale del Rinascimento in Italia. La fioritura delle arti durante la prima Repubblica Fiorentina del gonfaloniere Piero Soderini (1498-1512) fu infatti polifonica, dominata dalla concorrenza tra numerosi protagonisti di un mecenatismo illuminato, e pertanto la nuova installazione riporta alla luce il ruolo di committenti privati, come i Doni – oltre al Papa, gli unici committenti che riuscirono a strappare capolavori sia a Michelangelo, sia a Raffaello – e i Nasi, per i quali l’Urbinate dipinse la Madonna del Cardellino. Questo capolavoro, insieme alle altre opere del maestro, viene dunque riabilitato dalla postazione nell’angusto corridoio del primo piano dove è stato esposto per sei anni, dal giugno 2012, e salendo di nuovo al piano alto della galleria, si riunisce al Tondo Doni di Michelangelo, dipinto all’incirca nello stesso periodo. Al Tondo si affiancano i due ritratti di Maddalena e Agnolo Doni di Raffaello, giunti da Palazzo Pitti: in questo modo si ricostituisce il nesso storico tra opere volute da uno stesso committente e originariamente ospitate nello stesso palazzo, e si documenta inoltre la reazione dell’Urbinate a Leonardo da Vinci, le cui opere saranno esposte a breve nella vicina sala 35. Allo stesso tempo, il supposto Ritratto di Perugino attribuito a Raffaello da gran parte della critica, è spostato nella sala 27 per lo stesso principio di dialogo ideale tra opere e artisti, che sono evocati anche nelle loro sembianze, per farli sentire più presenti durante la visita.
Ne esce avvantaggiata anche la Galleria Palatina, il più importante nucleo di opere di Raffaello al mondo: invece di 11 in futuro ospiterà addiritura 12 opere dell’Urbinate. Grazie infatti al trasferimento dagli Uffizi del Ritratto di giovane con la mela (forse Francesco Maria della Rovere), a Palazzo Pitti viene ad essere documentata anche la ritrattistica dell’ultimo periodo dell’artista a Urbino, rafforzando così il concetto all’origine della trasformazione della Sala del Saturno in uno spazio dedicato al Sanzio, che documenti lo sviluppo artistico del pittore attraverso tutte le fasi della sua biografia. Questo aspetto viene vieppiù approfondito grazie alla ricollocazione, sempre nella Sala di Saturno, della Testa di Maria Maddalena di Pietro Perugino (1494), maestro di Raffaello. Anche il magnifico Ritratto di Leone X è destinato a tornare a Palazzo Pitti – da dove fu tolto solo negli anni ’50 del Novecento – dopo il suo restauro attualmente in corso all’Opificio delle Pietre Dure. Sarà dunque un rientro in grande stile, e un ricongiungimento con l’altro grande ritratto papale di Raffaello, Giulio II, che dagli Uffizi si trasferisce alla Galleria Palatina e che sarà possibile ammirare fin da subito, nella parete già occupata da un cinquecentesco Ritratto di scultore destinato al nuovo allestimento degli autoritratti e ritratti di artisti agli Uffizi (dove sarà anche l’Autoritratto del Sanzio).
Con i nuovi allestimenti e spostamenti si opera una rivoluzione al contrario, perché si torna di fatto alle origini e si ristabiliscono alcuni importanti assetti collezionistici: agli Uffizi i coniugi Doni possono dunque di nuovo guardare, almeno in effige, il Tondo di Michelangelo che avevano commissionato (e lautamente pagato), probabilmente per la nascita della figlia Maria. Per questo privilegio ritrovato, Palazzo Pitti ne risulta risarcito di molti capolavori, e di importanti restituzioni tra i quali anche la Natività del grande manierista Francesco Salviati, che era stata trasferita agli Uffizi negli anni Cinquanta del Novecento. Tutto il progetto del restauro e della risistemazione della sala di Raffaello e Michelangelo è stato generosamente offerto dagli Amici degli Uffizi e dai Friends of the Uffizi Galleries, le uniche associazioni senza fini di lucro interamente dedicate al sostegno, alla tutela e alla valorizzazione delle Gallerie degli Uffizi.

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Case popolari a Firenze: Meno immigrati. Si rincorre l’onda elettorale?

Posted by fidest press agency su sabato, 5 maggio 2018

Firenze. Si dibatte in citta’ sulle avance del Sindaco Dario Nardella per una maggiore presenza di fiorentini nelle liste per l’assegnazione delle case popolari. Avance che arriva dopo aver scoperto l’acqua calda: la maggior parte in lista sono extracomunitari. E chi altri dovrebbero essere, visto che quasi tutti i “nuovi” poveri non possono che essere i migranti, politici od economici che siano? O forse qualcuno credeva che chi cerca rifugio nella citta’ del Giglio, scappando da guerre e miseria, vi arrivasse carico di soldi e disponibilità? Un minino di conoscenza di queste persone ci porterebbe a valutarle come costrette a lasciare il loro Paese, per colpe di un po’ di tutti, con professionalita’ (quando ci sono) che qui valgono quasi zero, e quindi dovendo rifarsi una vita a partire da questo zero. E -cosa da valutare con molta attenzione demografica ed economica- unici in grado di far fronte a lavori e presenze che il livello di ricchezza dei residenti stabili da diversi anni non hanno intenzione di affrontare.
A parte coloro che plaudono sempre alle politiche di restrizione della presenza dei migranti (che’ altrimenti -loro plaudenti- non avrebbero ragion d’essere), la questione e’ economica, sociale ed umana. E’ innegabile che la maggior parte dei poveri siano tra gli immigrati, e’ per il loro essere tali che dobbiamo penalizzarli? Fa gioco a tutti avere le fasce piu’ deboli in condizioni di vita piu’ precarie, magari per lamentarci dopo che siano piu’ facilmente attratte dalla manovalanza della delinquenza (solo manovalanza, che’ i capi sono quasi sempre italiani)?
Il Sindaco Nardella sembra che abbia chiesto una presenza certificata sul territorio urbano di 10 anni perche’ si possa vantare il diritto alla lista di assegnazione delle case popolari. Se cosi’ fosse, il marziano Sindaco sarebbe anche un po’ pericoloso, perche’ fomentatore di disordini. Dieci anni! Periodo in cui questi piu’ poveri dovrebbero arrangiarsi. E come, in una citta’ che -giustamente visto la prevalenza dell’economia turistica- avere una casa a prezzi decenti e’ molto difficile? E’ solo questa la risposta dell’amministrazione cittadina a questa domanda, cioe’ restringere l’applicazione invece di ampliare l’offerta? Ampliare l’offerta, per l’appunto: ci sono politiche in merito per recuperare -per esempio- la dismissione del patrimonio militare e rilanciare l’edilizia popolare? Sembra di no -sul pratico, che in teoria…. Con una realta’ urbana fatta di servitu’ militari e pubbliche ormai dismesse e di eterno abbandono (Sant’Orsola
e’ solo il caso piu’ eclatante). Osservazioni generiche, le nostre. Ma foriere di un indirizzo che invece crediamo debba essere affrontato: contenitori di Paesi come il nostro vanno attrezzati al meglio per far fronte a tutte le nuove istanze, e in questo le citta’ giocano un ruolo importante: va solo fatto il calcolo di cio’ che gia’ c’e’ e distribuito ai presunti aventi diritto per nascita o presenza temporale, o va aumentata l’offerta?
Non vorremmo che l’avvicinarsi della scadenza elettorale amministrativa possa significare, per un Sindaco ed un’amministrazione che hanno sempre detto e fatto il contrario (nei limiti delle loro capacita’ e possibilita’), per cercare di far crescere il proprio consenso giocando sulle sponde del razzismo.
Sindaco, Firenze non e’ la capitale dell’Ungheria attuale, ma la capitale per eccellenza dell’incrocio di culture ed economie che hanno dato vita alla sua bellezza e importanza. E crediamo che quanto fatto in passato possa servire non solo a guardarci allo specchio e vendere al “ricco” turista, ma anche come riferimento e pratica per dare un indirizzo al futuro, non solo della nostra citta’. (Vincenzo Donvito, presidente Aduc)

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La Galleria dell’Accademia presenta i suoi recenti restauri

Posted by fidest press agency su venerdì, 27 aprile 2018

Firenze La Galleria dell’Accademia di Firenze presenta un ciclo di sei conferenze, da maggio 2018 a marzo 2019, per raccontare al pubblico i più recenti restauri delle sue opere.Un ciclo di sei conferenze ideato dal direttore Cecilie Hollberg, con cadenza bimestrale da maggio 2018 a marzo 2019, per raccontare al pubblico i più recenti restauri operati dal Museo.
Durante gli incontri, i responsabili dei restauri spiegheranno le problematiche conservative presentate dalle opere, i modi di intervento e i risultati ottenuti. I curatori dei dipartimenti del Museo, ne approfondiranno, invece, i valori storici, culturali e i significati delle opere restaurate. Il Busto di Michelangelo Buonarroti di Daniele da Volterra, l’Annunciazione di Neri di Bicci, l’Incoronazione della Vergine di Giovanni dal Ponte sono alcune delle opere presentate.
La Galleria dell’Accademia presentando i suoi restauri recenti mira ad approfondire la conoscenza delle collezioni museali e l’importanza delle attività conservative già svolte e attualmente in corso. Specifica il direttore Cecilie Hollberg: “I restauri in genere ci rivelano dei risultati sorprendenti. Sotto le vernici ingiallite di un dipinto ci sorridono colori vivaci o trasparenti con dettagli inaspettati. Mi fa sempre piacere condividere queste esperienze e rendere partecipi i cittadini al loro patrimonio culturale offrendo la possibilità di qualche sguardo dietro le quinte.” La prima conferenza sul restauro della Trinità di Mariotto Albertinelli si terrà il 14 maggio 2018, dalle ore 17.30 alle ore 18.30, presso la Tribuna del David. L’iniziativa è realizzata in collaborazione con l’Associazione degli Amici della Galleria dell’Accademia di Firenze. I restauratori sono esperti, non dipendenti del Mibact, scelti di volta in volta a seconda degli interventi da realizzare.
Il programma provvisorio degli incontri, ogni secondo lunedì dei mesi dispari, dalle 17.30 alle 18.30:
14 maggio 2018 Restauro della Trinità di Mariotto Albertinelli
Restauratrice: Silvia Verdianelli – Curatore Dipartimento: Donatella Fratini
9 luglio 2018 Restauro del Busto di Michelangelo Buonarroti di Daniele da Volterra
Restauratore: Nicola Salvioli – Curatore Dipartimento: Donatella Fratini
10 settembre 2018 Restauro della Croce del Maestro del Crocifisso Corsi
Restauratori: Alzeni-Buda-Fürst – Curatore Dipartimento: Angelo Tartuferi
12 novembre 2018 Restauro dell’Annunciazione di Neri di Bicci
Restauratrice: Silvia Bensi – Curatore Dipartimento: Angelo Tartuferi
14 gennaio 2019 Croce di anonimo fiorentino (Inv. 1890 n. 1345)
Resturatrice: Sandra Pucci – Curatore Dipartimento: Angelo Tartuferi
11 marzo 2019 Incoronazione della Vergine di Giovanni Dal Ponte
Restauratrice: Lucia Dori – Curatore Dipartimento: Angelo Tartuferi

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Le Gallerie degli Uffizi ricevono in dono il Ritratto di signora in Giardino

Posted by fidest press agency su giovedì, 19 aprile 2018

E’ del 1883. E’ una delle opere più importanti e significative del percorso artistico di Silvestro Lega, dipinta in un periodo in cui l’artista aveva trovato una certa serenità presso la famiglia Tommasi a Bellariva (Firenze). Come afferma il direttore delle Gallerie, Eike Schmidt, “Un altro capolavoro della pittura macchiaiola si aggiunge alle nostre collezioni. In linea con il pensiero paterno, Josie Taragoni ha voluto destinare quest’opera al museo fiorentino che possiede la raccolta più rilevante di quella corrente artistica: a lei va il pensiero grato delle Gallerie, dei fiorentini e di tutti i visitatori futuri che potranno così ancor meglio comprendere ogni aspetto della creatività di Silvestro Lega”.
Josie Taragoni dichiara: “Sono davvero felice per questa operazione che considero molto importante perché penso che questo quadro, in particolare, possa ulteriormente internazionalizzare la pittura dei Macchiaioli”. Per la densità materica dell’impasto pittorico e l’approccio diretto e quasi fotografico al soggetto, infatti, l’opera è fondamentale per documentare al meglio le risorse formali della pittura macchiaiola, da intendersi come fucina stilistica di sconvolgente modernità e patrimonio di risorse per molte espressioni figurative del Novecento, non soltanto in ambito italiano.
Contro una spalliera di foglie verdi e carnose perché gonfie di linfa, la figura femminile emerge con una forza quasi arcaica, dovuta alla sintesi formale nella resa del volto, isolato e assorto in pensieri distanti e come a disagio, forse per la costrizione della seduta di posa, o per un consapevole distacco psicologico della protagonista rispetto all’immagine di sé vestita a festa che l’artista immortala sulla tela.
Il personaggio ritratto (la signora Frediani, secondo Josie Taragoni) sprigiona come un’aura primordiale che la avvicina alle severe e ruvide eroine sociali della “pittura dei campi”, secondo la visione naturalista del pittore francese Jules Breton, particolarmente apprezzata in Toscana da Adolfo Tommasi ed Egisto Ferroni.
Il risultato è volutamente inquietante, perché se da una parte il pittore sembra voler rapire in velocità l’immagine, esprimendo la forza e la sovranità della donna, dall’altra si sofferma su dettagli che ne dichiarano l’appartenenza alla classe borghese: l’elegante abito celeste polvere, la goletta di pizzo fermata da uno spillo d’oro a forma di freccia, e il tocco gentile del mazzolino di fiori appuntato sul petto.
Da oggi oggi il Ritratto di signora in giardino è esposto nella sala 18 della Galleria d’arte moderna, su una splendida parete dove all’inizio si ammira il Ritratto della Figliastra di Giovanni Fattori del 1889, e al centro un altro capolavoro del pittore livornese, Lo Staffato, del 1880.

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La Corte Permanente di Arbitrato conclude un accordo per facilitare lo svolgimento di udienze a Firenze

Posted by fidest press agency su martedì, 3 aprile 2018

Firenze. Le udienze amministrate dalla Corte permanente di arbitrato dell’Aja potranno ora avere luogo a Firenze. E’ questo il cuore dell’accordo di cooperazione che è stato firmato da Hugo H. Siblesz, segretario generale della Corte Permanente di Arbitrato (PCA, Permanent Court of Arbitration) e Leonardo Bassilichi, presidente della Camera di Commercio di Firenze alla presenza degli assessori del Comune di Firenze Federico Gianassi e Anna Paola Concia, della presidente del Tribunale di Firenze Marilena Rizzo e del presidente di Unioncamere Ivan Lo Bello.
L’’accordo ha lo scopo di facilitare lo svolgimento dei procedimenti amministrati dalla Corte per la risoluzione di controversie tra Stati e Stati ed enti privati in Italia. Grazie a questo accordo, Firenze viene a far parte di un network globale dell’’arbitrato e si aggiunge ad altre 27 località di tutti i continenti dove la PCA ha siglato accordi di cooperazione.
In base all’’intesa, la Camera di Commercio di Firenze ospiterà le udienze arbitrali amministrate dalla PCA nella propria sede in Piazza dei Giudici. In questo modo, le parti coinvolte in un procedimento avranno la possibilità di adoperare i servizi della PCA in Italia.
«La risoluzione delle controversie internazionali è uno sforzo inerentemente globale», ha sottolineato Hugo H. Siblesz. «Come organizzazione internazionale, la PCA mira ad essere in grado di condurre udienze in qualunque parte del mondo. Gli accordi di cooperazione, come quello siglato oggi, sono cruciali nel consentire alla PCA di portare avanti la sua missione. L’Italia è sempre stata amica e sostenitrice della PCA fin dal principio, più di cent’anni fa, ed è perfettamente opportuno che la PCA possa oggi prontamente condurre udienze in Italia».
«Siamo davvero grati di poter offrire un servizio così importante, attraverso il quale qualunque istituzione o impresa può richiedere di svolgere udienze arbitrali a Firenze – ha detto Leonardo Bassilichi -. E’ uno splendido modo di utilizzare la nuova area digitale della sede WorkinFlorence a disposizione di tutte le imprese italiane e internazionali e allo stesso tempo mettiamo un tassello significativo nel nostro impegno per la risoluzione alternativa delle controversie che ha come scopo finale anche quello di abbattere i tempi di giustizia».
«Ospitare a Firenze, unica città in Italia, la Corte permanente di arbitrato dell’’Aja è per noi motivo di orgoglio perché dimostra ancora una volta come la nostra città sia luogo di sinergie e di incontro. Entrare nel grande network globale dell’’arbitrato insieme ad altri 27 paesi di ogni parte del mondo è un risultato importante che dimostra quanto a Firenze si lavori per gettare ponti sul futuro», ha aggiunto l’assessore del Comune di Firenze, Federico Gianassi.
Istituita nel 1899 per facilitare l’’arbitrato e le altre forme di risoluzione delle controversie tra Stati, la PCA è oggi un’istituzione moderna che conta con 121 Stati membri. L’Italia e parti italiane sono spesso coinvolte in controversie arbitrali o in altri procedimenti amministrati dalla PCA.
L’’accordo prevede che la Camera di Commercio di Firenze potrà organizzare incontri di mediazione della Florence International Mediation Chamber (FIMC) nella sede della PCA all’Aja. Infine, le due istituzioni si impegnano a promuovere e diffondere i metodi di risoluzione alternativa delle controversie internazionali, come la mediazione e l’’arbitrato, attraverso l’’organizzazione di iniziative congiunte.

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Middle East Now Festival di Firenze

Posted by fidest press agency su domenica, 1 aprile 2018

Il 10 aprile, Wajib – Invito al matrimonio. Ambientato nella comunità cristiana di Nazareth, in Palestina, il film – diretto dalla pluripremiata regista palestinese di When I saw you, Annemarie Jacir, e interpretato da due straordinari attori, Mohammed e Saleh Bakri, padre e figlio sullo schermo e nella vita – evidenzia le criticità e le difficoltà del vivere in una terra martoriata, in cui pragmatismo e idealismo non sempre riescono a convivere. Il titolo Wajib, che tradotto in italiano significa “dovere”, fa riferimento alla tradizione palestinese secondo la quale il padre e i fratelli della sposa hanno il dovere sociale di consegnare personalmente gli inviti di matrimonio. Un gesto solenne e culturalmente importante che dà vita a un road-movie profondo ed emozionante, che esplora la complessità del rapporto padre-figlio nel confronto tra liberà e dovere, modernità e tradizione.Il film, che ha ottenuto anche il Premio ISPEC (Istituto di Storia e Filosofia del Pensiero Contemporaneo) al Festival di Locarno 2017, sarà distribuito da Satine Film a partire dal 19 aprile 2018.
Abu Shadi ha 65 anni e vive a Nazareth, in Palestina. Di professione insegnante, molto stimato, Abu Shadi ha cresciuto da solo i due figli dopo l’abbandono della moglie e la sua fuga in America con un altro uomo, e ora si appresta a vivere quello che è forse il giorno più bello della sua vita: il matrimonio della figlia Amal. Per l’occasione e per aiutarlo nei preparativi, è tornato nella città natale anche Shadi, l’altro figlio che ormai da tempo vive in Italia, dove lavora come architetto. Pur essendo ormai avvezzo agli usi occidentali e molto critico verso quanto accade nella regione, Shadi non si è sottratto al rispetto della locale consuetudine palestinese che prevede il “Wajib”, il “dovere” da parte dei familiari, di consegnare personalmente le partecipazioni di nozze, come forma di rispetto verso gli invitati. Di casa in casa, con visite a familiari, amici o anche semplicemente vicini, Shadi e Abu Shadi si apprestano a trascorrere insieme un’intensa giornata on the road dedicata a incontri e consegne così come vuole la tradizione. Le porte di cristiani, mulsulmani e anche atei si aprono al loro arrivo. Ma se al cospetto degli invitati padre e figlio riescono a calarsi nel ruolo che tutti da loro si aspettano, nei momenti in cui sono soli, la diversa visione della vita e dei valori che ormai ampiamente li separa affiora man mano in superficie costringendoli a un inevitabile confronto.

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Museo Nazionale del Bargello: quattro mostre… mille ragioni per visitarlo

Posted by fidest press agency su sabato, 31 marzo 2018

Firenze Museo nazionale del Bargello Via del Proconsolo, 4.La prima settimana di aprile il Museo Nazionale del Bargello offre agli amanti dell’arte un’occasione unica di visita all’interno della propria maestosa cornice architettonica : oltre ai capolavori della collezione permanente (da Donatello a Verrocchio, da Luca della Robbia a Michelangelo, da Benvenuto Cellini a Giambologna) la concomitanza di quattro diverse mostre permetterà ai visitatori di addentrarsi in un suggestivo dialogo, fatto di incroci e rimandi storico-artistici, con alcune prestigiose opere provenienti da altri importanti musei internazionali.
Dal 31 marzo, infatti, la Sala del Medagliere farà rivivere un’affascinante liason tra l’artista, Lorenzo Bernini, e la sua musa, Costanza Bonarelli: uno accanto all’altro, il celeberrimo ritratto marmoreo di Costanza Bonarelli e il dipinto raffigurante l’Autoritratto maturo del massimo artista del barocco romano, permetteranno di ripercorrere un momento singolare della biografia e della carriera del Bernini, evidenziando lo stretto rapporto tra pittura e scultura nella creazione del cosiddetto “ritratto parlante”.
L’Autoritratto, proveniente dalla collezione della Galleria Borghese di Roma, sarà esposto al Bargello fino al prossimo 20 maggio.
Inoltre, fino all’8 aprile, si potranno ancora ammirare la lunetta di Giovanni della Robbia (proveniente dal Brooklyn Museum di New York), i tre studi dal Vero di Vincenzo Gemito (dalle Gallerie d’Italia di Palazzo Zevallos di Napoli) e il Reliquiario di Montalto (dal Museo Sistino Vescovile della stessa città marchigiana). Un inizio di aprile ricco di novità, suggestioni e spunti per scoprire, o riscoprire, il Museo Nazionale del Bargello con i suoi capolavori e i suoi inediti accostamenti di opere d’arte.www.bargellomusei.beniculturali.it

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Dipinto di Johann Paul Schor, ultima importante acquisizione fatta dalle Gallerie degli Uffizi

Posted by fidest press agency su sabato, 10 febbraio 2018

Johann Paul SchorFirenze “Spettacolare e raro” – così il Direttore delle Gallerie degli Uffizi Eike Schmidt ha definito il grande dipinto di Johan Paul Schor, datato 1664, appena acquistato dalle Gallerie degli Uffizi. – “La tela mostra un centinaio di figure vestite in abiti dorati che sfilano per il carnevale del 1664 insieme alle antiche maschere della commedia dell’arte. Il corteo accompagna gioiosamente un monumentale carro trionfale – capolavoro dello stesso Schor, documentato dalle fonti – e una carrozza che ospita personaggi dell’aristocrazia romana. Facendoci rivivere i fasti del barocco nell’Urbe, l’artista immortala e contestualizza un capolavoro effimero e pertanto ora perduto, appunto un monumentale carro trionfale dorato, e inoltre ritrae se stesso in basso a destra, nell’atto di mostrare orgogliosamente il foglio con la firma: Gio. Paul Schor de Insprvh fat(to) il carro e il quadro anno 1664. Il quadro quindi si inserisce anche nella raccolta di autoritratti iniziata proprio in quegli anni da Leopoldo de’ Medici, lo straordinario collezionista che celebriamo ancora fino al 25 febbraio con una grande mostra a Palazzo Pitti. Da ricordare che Schor, originario di Innsbruck in Austria, raggiunse fama internazionale a Roma, dove risiedette dal 1640 fino alla morte nel 1679: egli pertanto rappresenta in maniera emblematica la dimensione veramente europea della scena artistica italiana nel periodo barocco. Anche per questo motivo, l’acquisto del dipinto sottolinea la statura nazionale ed europea delle collezioni delle Gallerie degli Uffizi.” Aggiunge la Curatrice della Pittura del Seicento Maria Matilde Simari: “Lo scenografo e artista austriaco – che in Italia veniva chiamato Giovanni Paolo Todesco (1615 -1679) – ha dato in questo dipinto una originale testimonianza della sua straripante fantasia barocca. Schor era capace di concepire scenografie urbane di straordinaria inventiva, ma anche di eseguire pregevoli pitture ad affresco e su tela, oltre a progettare arredi e oggetti di uso quotidiano. Fu un assiduo collaboratore di Gian Lorenzo Bernini che in questo maestro nordico trovò affinità nella realizzazione di macchine e apparati esuberanti che espressero al massimo grado il gusto tipico del loro periodo storico.” Conclude la Curatrice della pittura del Settecento, degli Arazzi, dei Mobili e delle Carrozze Alessandra Griffo: “La destinazione prevista in apertura del nuovo Museo delle Carrozze di Palazzo Pitti valorizzerà appieno il significato e la particolarità iconografica del dipinto che corrispondeva a una specialità dell’artista. Al tema delle carrozze esaminate in dettaglio per le loro potenzialità decorative e rappresentative si riconducono infatti numerosi fogli di Johann Paul Schor e del suo ambito, patrimonio del Gabinetto Disegni e Stampe degli Uffizi e di altre collezioni internazionali.” (foto: Johann Paul Schor)

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Firenze Moschea: Ancora il clericalismo?

Posted by fidest press agency su venerdì, 22 dicembre 2017

firenze

Firenze. La questione della costruzione di una mosche musulmana a Firenze e’ arrivata ad un livello pericoloso per la libertà di tutti, credenti e non credenti: la clericalizzazione. Certo, siamo abituati a doverci confrontare, sulle questioni del clero, in termini di commistione, privilegi, favoritismi, etc… del resto, lo dice anche la nostra Costituzione all’articolo 7, dove, in contraddizione con altri articoli che propugnano la libertà di religione, si da’ il canale privilegiato alla confessione cattolica romana. Esiste, quindi, una sorta di DNA del confronto e delle decisioni civiche che ci induce a considerare doveroso e legittimo l’intervento dello Stato nella sfera del religioso e, ovviamente -ius primae noctis-, il contrario. E questo accade quando, da una parte, il Sindaco di Firenze dice e decide la sua su dove e come edificare la moschea musulmana, mentre dall’altra, il cosiddetto imam di Firenze pretende e fa istanza al pubblico per la costruzione degli edifici del suo culto. La situazione, per chi non ha ben seguito. Sindaco di Firenze dice che da’ un’ex-caserma per la moschea; imam fa il sostenuto e dice che potrebbe andare bene; Sindaco di Firenze viene bloccato da capo del governo nazionale che gli dice che quella caserma e’ normativamente non concedibile; Sindaco incassa e continua a cercare; imam aspetta; Sindaco trova terreno edificabile di proprieta’ della curia cattolica, intercede e dice che e’ vendibile; imam fa notare che e’ in territorio di Comune Sesto fiorentino e che andrebbe bene solo per quel Comune, restando irrisolto il problema Firenze; Sindaco dice: io sono anche il Sindaco della citta’ metropolitana e ti dico che quel luogo va bene per tutta l’area; imam dice che non se ne parla. Questo ping pong mentre i fedeli musulmani continuano a pregare per strada, trasformando un quartiere del centro cittadino, dove ha anche sede una minuscola moschea, in un bivacco pericoloso per tutti (i pazzi non sono solo i musulmani fanatici che ammazzano inermi civili in giro per il mondo, ma anche i cristiani intolleranti… e poi ci sono anche i comuni residenti dei quartieri e le attivita’ economiche di quelle zone, le principali vittime del ping pong). Aspettiamo la prossima puntata.
Sta accedendo qualcosa che ci porta in un vicolo buio, dove ci aspettano dei bravi per bastonarci coi colpi dell’intolleranza, della commistione, della violenza istituzionale. Il clericalismo. Praticato da entrambi i soggetti in gioco. Il Comune di Firenze che vuole decidere il bello e cattivo tempo per gli spazi dei musulmani, l’imam di questi ultimi che aspetta la benevolenza del potere pubblico (per tanti motivi, non ultimi quelli economici e politici). In mezzo: la nostra vita di tutti i giorni, violentata. Certo, la pratica della religione musulmana e’ un fenomeno piu’ ampio di quella, per esempio, induista… ma perche’ questi ultimi devono fare da se’ per trovarsi i propri spazi e i musulmani no? Non e’ forse da questo metodo che nasce il clericalismo di chi concede e di chi pretende? Certo, in Italia siamo maestri di clericalismo ma, mentre crediamo sia opportuno combattere quello imperante della chiesa cattolica romana, perche’ dobbiamo far si’ che tutto quello che ha a che fare con una religione debba essere trattato in modo clericale: senza distinzione delle reciproche liberta’ d’azione e di pensiero. Noi crediamo che il nodo del problema sia tutto qui. Ognuno si faccia la mosche che vuole, anche chiedendo che gli vengano venduti o affittati degli spazi pubblici, ma non aspetti che sia l’istituzione a trovargliela; mentre quest’ultima non si impegni a trovarla, ma applichi la legge come fa con tutti. Oppure -abbiamo capito male?- il Comune vuole decidere per i musulmani come e’ abituato a fare per i cattolici romani (coi quali c’e’ piu’ di una commistione, ma una sorta di tutt’uno), si’ che i primi si abituino cosi’ come i secondi?
Per rispetto verso la civiltà giuridica, umana, politica ed economica, non smetteremo mai nel perorare l’abolizione del Concordato tra Stato e Chiesa cattolica e dell’art.7 della Costituzione (Vincenzo Donvito, presidente Aduc)

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Carabinieri: stupro di Firenze, violata consegna e peculato

Posted by fidest press agency su domenica, 3 dicembre 2017

firenzeLa Procura militare della Repubblica presso il Tribunale militare di Roma ha concluso le indagini a carico dell’Appuntato Scelto dei Carabinieri Marco CAMUFFO e del Carabiniere Scelto Pietro COSTA. Lo rivela GrNet.it, il sito web su Sicurezza e Difesa, che specifica nel dettaglio i capi di imputazione. In particolare i due militari sono accusati di:
CONCORSO IN VIOLATA CONSEGNA CONTINUATA E PLURIAGGRAVATA perché, Appuntato Scelto (il CAMUFFO) e Carabiniere Scelto (il COSTA) dell’Arma dei Carabinieri, entrambi effettivi al Nucleo Radiomobile Carabinieri in Firenze, con più condotte esecutive di un medesimo disegno criminoso tenute in data 7.9.2017, allorchè si trovavano comandati di servizio di pattuglia automontata in Firenze con turnazione h. 00.45 / 06.45 giusta o.d.s. nr. 48-9-2017, essendo intervenuti – su disposizione della Centrale Operativa del Comando Provinciale – presso una discoteca della città, sita in Piazzale Michelangelo, al termine dell’intervento stesso, alle ore 02.50 circa, senza autorizzazione alcuna, in assenza di ragioni di servizio e senza comunicare alcunchè alla Centrale Operativa facevano accedere nell’autoradio FIAT BRAVO tg. CC DD 190 due persone civili non legittimate e le trasportavano dalla discoteca stessa sino all’abitazione delle medesime, …, per poi sostare all’interno di privato edificio – in assenza di esigenze di servizio, e per fini meramente privati – per circa mezz’ora, lasciando l’autovettura incustodita sulla pubblica via con all’interno le armi lunghe: con la predetta condotta, posta in essere in concorso tra loro, violavano le consegne avute e contenute nel pertinente o.d.s., allorchè modificavano arbitrariamente il previsto itinerario, si portavano in settore di competenza di altra Forza di Polizia e omettevano di riportare nello stesso o.d.s. la modifica in parola e l’accompagnamento delle due civili; violavano altresì le disposizioni disciplinanti le modalità di svolgimento dei servizi esterni automontati, laddove le stesse prevedono che ‘…i militari di pattuglia …percorrono l’itinerario loro fissato prestando la massima attenzione su tutto quanto possa interessare la pubblica sicurezza e la protezione che devono accordare ai cittadini’, che l’autovettura sia parcheggiata ‘senza armi a bordo, in posizione defilata, dopo aver avvisato la Centrale Operativa’, che le uniche categorie di soggetti per i quali è possibile il trasporto a bordo dell’autovetture di servizio siano quelle in condizione di restrizione della libertà personale o per le quali sia necessario un accompagnamento presso un comando Arma per accertamenti più approfonditi, che ‘è tassativamente vietato lasciare le armi individuali o di Reparto non custodite a bordo di automotoveicoli’ e che ‘il capo-equipaggio o capo-pattuglia …in pattugliamento: cura la continuità dei collegamenti e l’ascolto dei messaggi e degli interventi della Centrale Operativa …si pone costantemente in condizione di eseguire le disposizioni impartite dalla Centrale Operativa; …il militare autista… in pattugliamento: in caso di allontanamento del capo-pattuglia o capo-equipaggio, non abbandona il mezzo assicurando il collegamento radio con la Centrale Operativa …durante le soste, deve: assicurare in ogni istante …la vigilanza del mezzo e dei materiali in dotazione’. Con le aggravanti del grado rivestito, dell’essere il fatto commesso nel corso di un servizio armato ed in circostanze di luogo per cui potesse verificarsi pubblico scandalo, nonchè – limitatamente alla persona del CAMUFFO – dell’essere investito del comando dell’equipaggio e concorso nel reato con militare inferiore in grado”.
I due militari, inoltre, in concorso tra loro si appropriavano della stessa e del relativo, occorrendo carburante, effettuando il tragitto da Piazzale Michelangelo e Borgo Santi Apostoli per fini diversi da quelli istituzionali e comunque non consentiti. Con le aggravanti del grado rivestito e – limitatamente alla persona del CAMUFFO – dell’essere investito del comando dell’equipaggio e concorso nel reato con militare inferiore in grado”.Oltre al procedimento penale avviato nei confronti dei due Carabinieri dalla Procura presso il Tribunale di Firenze, quindi, i due militari – difesi dagli avvocati Gianfranco Ceoletta, Cristina Minichini e Giorgio Carta – dovranno quindi essere giudicati anche dalla giustizia militare. (GRNET.IT)

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Leopoldo de’ Medici principe dei collezionisti

Posted by fidest press agency su lunedì, 6 novembre 2017

palazzo pittiFirenze 7 novembre 2017 – 28 gennaio 2018 Tesoro dei Granduchi, Palazzo Pitti, Enciclopedica figura di erudito, divenuto cardinale all’età di cinquant’anni, Leopoldo de’ Medici (Firenze, 1617 – 1675), figlio del granduca Cosimo II e dell’arciduchessa Maria Maddalena d’Austria, spicca nel panorama del collezionismo europeo per la vastità dei suoi interessi e la varietà delle opere raccolte. Servendosi di abilissimi agenti, mercanti e segretari italiani e stranieri, radunò, nel corso della sua vita, esemplari eccellenti e raffinati nei più diversi ambiti: sculture antiche e moderne, monete, medaglie, cammei, dipinti, disegni e incisioni, avori, oggetti preziosi e in pietre dure, ritratti di piccolo e grande formato, libri, strumenti scientifici e rarità naturali. Uomo scrupoloso e di indole riflessiva lasciò traccia delle sue predilezioni nella ricchissima corrispondenza intrattenuta con gli agenti, edita di recente e nota alla critica.«Uno dei più voraci collezionisti non solo nella storia di Firenze e dei Medici, ma d’Europa, il Cardinale era dominato da una passione totale per l’arte. Lo guidava negli acquisti la sua genialità visionaria, che lo portò ad esplorare – e ad accaparrarsi – interi nuovi continenti nella materia collezionistica, e a disporne con finissimo intuito museologico. Si deve a lui, ad esempio, il primo nucleo della raccolta degli autoritratti, ancor oggi unica al mondo per genere e ampiezza» (Eike D. Schmidt, Direttore delle Gallerie degli Uffizi).Alla morte del Cardinale, la maggior parte delle opere a lui appartenute entrarono nelle collezioni granducali e molte di esse furono espressamente destinate dal nipote, il granduca Cosimo III, ad abbellire la Galleria degli Uffizi: l’ingresso sistematico dell’eredità di Leopoldo nelle raccolte del principale museo della Casata toscana provocò uno dei più radicali rinnovamenti nella sua storia.
Nel quarto centenario della nascita di Leopoldo, le Gallerie degli Uffizi hanno voluto dedicare un’esposizione alla sua figura con lo scopo di presentare al pubblico esempi significativi del suo gusto nei diversi campi in cui esercitò la sua azione di conoscitore.
Sotto l’occhio vigile del Principe, presente in mostra con pitture, sculture e miniature che lo raffigurano nel trascorrere del tempo, dal poco noto quadro del castello di Konopiště di Giusto Suttermans, che lo mostra bambino, vestito alla polacca a cavallo di un destriero parato a festa, alle immagini di pittura e scultura che lo ritraggono nella sua nuova veste cardinalizia (dal 1667), si articolano le sezioni dell’esposizione, ospitata nelle prestigiose sale di rappresentanza del Tesoro dei Granduchi a Palazzo Pitti. Proprio nella reggia medicea erano custodite in origine le vastissime raccolte di Leopoldo, ospitate nel suo fastoso appartamento al secondo piano di Palazzo Pitti, allestito con gusto improntato al Barocco romano.
Dotato di una forte memoria visiva, Leopoldo riuscì a predefinire la sua collezione vedendone, già dagli anni precoci dei primi acquisti, la futura morfologia, la struttura portante, lo stile e la qualità che avrebbero assunto un’impalcatura concettuale in grado di resistere e affascinare fino ai nostri tempi. Niente fu lasciato al caso e le circostanze che videro promuovere contrattazioni anche lunghe e articolate, si attennero sempre al rigore di una precisa prassi.
Nel tempo in cui a Roma si effettuavano importanti campagne di scavo, Leopoldo grazie all’apporto dei suoi agenti e consiglieri, tra i quali Ottavio Falconieri, Leonardo Agostini, Pietro da Cortona, Gian Lorenzo Bernini, Ercole Ferrata, concluse l’acquisto di busti e sculture antichi di notevole pregio artistico, come la statua di fanciullo togato in basalto del II secolo d.C. scoperta nel 1651.
Vicino alla scuola galileiana, il Principe fu, insieme al fratello Ferdinando II, promotore dell’Accademia del Cimento (1657 – 1667), diretta espressione dell’atteggiamento sperimentalista che fiorì nella corte medicea pochi anni dopo la morte di Galileo Galilei. Nella collezione del Cardinale diversi erano gli strumenti appartenuti al grande scienziato, identificati in questa occasione nelle raccolte del Museo Galileo di Firenze. Interessato ai viaggi in terre lontane, vissuti attraverso le cronistorie letterarie, Leopoldo riunì nelle sue collezioni rarità naturali e oggetti preziosi dall’Oriente e dai paesi del Nuovo Mondo: dalle coppe con nautili lavorati in Cina agli oggetti in lacca giapponese, dalle armi indonesiane alla rarissima maschera in travertinite del IV-V secolo d.C. proveniente da Teotihuacan (Messico).
I contatti con il Nord Europa lo portarono a collezionare importanti gruppi scultorei in avorio di carattere sacro e profano, mentre la profonda religiosità che si respirava alla corte medicea lo spinse a commissionare preziosi reliquiari che, dispersi nel corso del XVIII secolo in alcune basiliche della Toscana, sono stati riuniti in occasione dell’esposizione.Se è impossibile ricreare gli ambienti dell’appartamento del Cardinale e riunire i numerosissimi dipinti della sua collezione (i risultati degli studi condotti in occasione della mostra saranno in catalogo e su supporti informatici), una scelta mirata riuscirà comunque a evocare lo sfarzo delle sue stanze dove i quadri di Tiziano, Pontormo, Botticelli, Parmigianino, Veronese, Bassano, Correggio si stagliavano sul fondo rosso delle pareti rivestite di taffetà nel fulgore delle loro cornici dorate, disegnate da artisti di chiara fama, quali Pietro da Cortona o Ciro Ferri.La volontà di lasciar memoria delle fattezze di personaggi di rilievo si manifestò nell’intento di costruire una storia dell’arte europea attraverso i ritratti dei suoi protagonisti: una stanza intera del suo appartamento era dedicata agli autoritratti dei pittori più famosi, una collezione unica al mondo ancor oggi vanto della Galleria degli Uffizi; così come la determinazione con cui perseguì una imponente raccolta di disegni, con l’aiuto dell’esperto Filippo Baldinucci, costituì il nucleo primigenio del Gabinetto Disegni e Stampe degli Uffizi.La mostra a cura, come il catalogo edito da Sillabe, di Valentina Conticelli, Riccardo Gennaioli, Maria Sframeli, è promossa dal Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo con le Gallerie degli Uffizi e Firenze Musei.

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Adrian Paci a Firenze: “Di queste luci si servirà la notte”

Posted by fidest press agency su lunedì, 6 novembre 2017

The GuardiansFirenze 11 novembre 2017 – 11 febbraio 2018 Montelupo Fiorentino – Pelago Museo Novecento e Le Murate. Progetti Arte Contemporanea Mostra promossa da Mus.e a cura di Valentina Gensini. L’acqua come metafora di movimento, flusso, ma anche possibilità di azione e reazione. Questa l’idea che Adrian Paci ha sviluppato per dare vita al progetto artistico “Di queste luci si servirà la notte”, prima personale toscana dell’artista albanese, dall’11 novembre 2017 all’11 febbraio 2018 nelle sedi fiorentine del Museo Novecento e de Le Murate. Progetti Arte Contemporanea e nei comuni di Pelago e Montelupo Fiorentino, co-produttori dell’evento. La mostra, curata da Valentina Gensini, è promossa e organizzata da Mus.e e rientra nel Progetto Riva (la cui direttrice artistica è Valentina Gensini), realizzato grazie alla partnership e al contributo del progetto Sensi Contemporanei nell’ambito dell’accordo di programma quadro tra Regione Toscana, Mibact Direzione Generale Cinema e Agenzia per la Coesione Territoriale. La mostra è stata realizzata anche grazie al contributo di Herno e Publiacqua.
The Guardians1luciTredici le opere esposte al Museo Novecento, due delle quali inedite, a cui si sommano i lavori in mostra a Le Murate. Progetti Arte Contemporanea e le video installazioni di Pelago e Montelupo Fiorentino.
“Il progetto di Adrian Paci parte da lontano – spiega Valentina Gensini, curatrice della mostra – sono due anni che lavoriamo insieme, instaurando un rapporto privilegiato con la città e con il fiume. Quest’anno Paci è tornato per produrre una performance ed un video inediti: il poetico passaggio notturno di una barca sul fiume, sinuosa come una medusa con dieci tentacoli luminescenti (particolari fibre ottiche), ha indagato l’archeologia del fiume, con il flusso che nasconde e rivela, tradisce e risignifica. Da qui parte l’installazione prodotta da Murate. Progetti Arte Contemporanea e Museo Novecento per questo progetto, al centro della mostra”. Al Museo Novecento Paci espone due opere inedite, il grande scheletro di un’imbarcazione accompagnato dalla rielaborazione video dell’azione da cui prende il nome la mostra, una performance che ha visto protagonista una piccola barca provvista di tentacoli luminosi calati nell’acqua, immersa a solcare il fiume Arno rivelando la profondità del fiume attraverso un’azione artistica ispirata alla pratica archeologica.
Accanto a questi lavori trovano spazio una selezione di opere tra video, dipinti e fotografie (tra le quali i video The guardians, The column e le opere fotografiche Back Home del 2001) che occupano gli spazi del museo e in alcuni casi vanno a dialogare con le opere della collezione permanente.
Home to goProgetti Arte Contemporanea, la mostra si sviluppa tra la sala Colonne e gli spazi dell’ex carcere duro dove si trova la scultura Home to go e il video dell’opera Rasha, accanto ai quali sono visibili i lavori pittorici e installativi di tre artisti residenti in Toscana, Davide d’Amelio, Gianni Barelli e Lori Lako, selezionati direttamente da Adrian Paci a seguito di un workshop tenuto lo scorso anno negli spazi delle Murate. Di queste luci si servirà la notte coinvolge inoltre, come luoghi satellite, i comuni di Montelupo Fiorentino dove, nella Fornace Cioni Alderighi, si trova esposta la video installazione The Encounter(2011) e Pelago, dove nell’ex Fabbrica Tappeti a San Francesco è stata collocata la video installazione One and Twenty-Four Chairs (2013).
Adrian Paci (Scutari, 1969) è tra gli artisti più noti del panorama artistico internazionale. All’interno delle sue opere (pitture, installazioni, video, fotografie) indaga la condizione umana sempre in transito e la complessità delle dinamiche sociali, politiche e culturali del nostro presente. (foto: The Guardians,Home to go, luci)

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Mostra I volti della Riforma: Lutero e Cranch nelle collezioni medicee

Posted by fidest press agency su martedì, 31 ottobre 2017

collezioni mediceeIncisioneFirenze, Galleria delle Statue e delle Pitture degli Uffizi 31 ottobre 2017 – 7 gennaio 2018. Il 31 ottobre 1517 vennero affisse alla porta della Schlosskirche di Wittemberg le Novantacinque tesi contro la prassi della vendita delle indulgenze e l’autorità del papa, evento che aprì la strada alla Riforma protestante.Per celebrare la ricorrenza del cinquecentenario, dal prossimo 31 ottobre gli Uffizi presenteranno in una mostra, allestita in Sala Detti, un prezioso nucleo di dipinti di soggetto luterano appartenenti alle collezioni medicee.Saranno esposte infatti le icone della nuova Chiesa riformata: i ritratti di Martin Lutero e di Filippo Melantone, i due teologi promotori del movimento riformatore; di Lutero, già monaco agostiniano, e della moglie Caterina von Bora, monaca cistercense; dei fratelli Federico III il Saggio e Giovanni, Elettori di Sassonia e sostenitori politici della Riforma. Tutti questi dipinti sono accomunati dall’essere usciti dalla florida bottega di Lucas Cranach il Vecchio, pittore ufficiale della nuova corrente religiosa. A questi si affianca una copia antica di un ritratto di Lutero, il dittico di Adamo ed Eva, capolavoro di Lucas Cranach, e una Madonna col Bambino e il san Giovannino, prove della padronanza del pittore nell’interpretare temi sacri sia attinenti alla nuova spiritualità riformata, sia a quella cattolica.La ricorrenza offre l’occasione di riflettere sulla particolare concentrazione di questi soggetti nelle collezioni medicee, certo dovuta in parte all’efficacia della macchina di propaganda luterana. Infatti, così come le traduzioni della Bibbia – curate personalmente da Lutero e dai suoi più stretti collaboratori, adeguandole ai diversi livelli di alfabetizzazione per una diffusione capillare – rispondevano a un’attenta politica linguistica e delle immagini, in campo prettamente artistico Lucas Cranach il Vecchio (Kronach 1472 – 1553 Weimar), amico personale di Lutero e pittore di corte dell’Elettore Palatino Federico III il Saggio, creò le opere da far circolare come manifesti della nuova ideologia. L’artista, sostenitore di Lutero e del suo programma, formulò così l’iconografia ufficiale della ritrattistica dei capi del movimento, improntandola alla massima semplicità: Lutero e Melantone, e collezioni medicee2anche della moglie del primo, Caterina von Bora, la cui effige in coppia con quella del marito attestava l’abolizione del celibato dei sacerdoti. Anche gli Elettori Palatini Federico III il Saggio e suo fratello Giovanni I il Costante furono oggetto del programma iconografico.
Cranach nel frattempo elaborava anche incisioni di immagini, a corredo dei testi sacri riformati, che in parte pubblicò lui stesso come editore. In mostra sono esposte per la prima volta tre serie di incisioni di altissima qualità, che illustrano argomenti sacri come la Passione di Cristo, gli Apostoli, i Martirii degli Apostoli, oltre ad altre stampe singole. Nel campo dell’incisione Cranach dovette misurarsi con la grandezza di Dürer, cui si ispirò creando soluzioni comunque originali: in mostra sono esposti alcuni significativi esempi di questo fruttuoso confronto fra i due maestri sul tema della penitenza di San Giovanni Crisostomo e del peccato originale. In rappresentanza della produzione di stampe allegoriche che descrivevano satiricamente i vertici ecclesiastici romani, del tutto assente dalle collezioni medicee, in mostra è presente un famoso libretto di Lutero e Melantone illustrato da Cranach (Deüttung der zwu grewlichen figuren Bapstesels zu Rom vnnd Münchkalbs zu Freyberg in Meyssen funde); un genere il cui successo prosperò per almeno un secolo e che avrebbe scatenato una reazione antagonista di pari graffiante potenza.In mostra anche i ritratti di personalità di ambito fiorentino che furono inquisite per aver manifestato il loro interesse verso le nuove teorie religiose: Pietro Carnesecchi di Domenico Puligo e Bartolomeo Panciatichi di Agnolo Bronzino. Infatti il clima circolante a Firenze negli anni Quaranta del Cinquecento, mentre i rapporti fra Cosimo I e la chiesa di Paolo III Farnese erano al massimo della tensione, era imbevuto delle nuove dottrine che si stavano propagando nei circoli intellettuali di letterati, artisti, funzionari di corte, vescovi, e nell’Accademia Fiorentina. Cosimo si spese in una difesa a oltranza di queste personalità, ma non sempre con successo, come nel caso di Carnesecchi, che fu giustiziato. Per tornare ai dipinti fiorentini di Cranach il Vecchio, risale al 1561 la prima citazione inventariale della presenza nelle collezioni medicee delle effigi dei coniugi Lutero. Gli Elettori di Sassonia provengono invece dall’eredità urbinate di Vittoria della Rovere, a riprova della diffusione dei volti della Riforma nelle corti di tutta Europa. Collocati in posizioni defilate, i ritratti di Lutero e Melantone ebbero un momento di grande visibilità nella Sala dei 5701_Durercollezioni medicee3Pittori dell’appartamento del Cardinal Leopoldo, che li separò per inserirli in ricche cornici barocche. Questi ritratti rimasero dunque parte inalterata delle collezioni nonostante l’immagine pubblica della dinastia nel corso del tempo sia stata sempre più fortemente connotata da una strettissima ortodossia cattolica.Come ricorda Eike Schmidt, direttore delle Gallerie degli Uffizi “La mostra ora alle Gallerie degli Uffizi ci offre testimonianza della grande apertura mentale dei Medici anche verso le nuove tendenze teologiche, al fine di documentare la varietà culturale dell’Europa. Ribadisce inoltre la qualità artistica quale criterio del collezionismo mediceo, come dimostrano le xilografie Lucas Cranach il Vecchio con versi della Bibbia tradotti da Lutero, che sono le più preziosi al mondo. L’esposizione è stata anche occasione per un’importante campagna di restauri, che ha incluso due straordinarie cornici seicentesche attribuite a Vittorio Crosten, pubblicate in catalogo. Tutte le incisioni di Cranach esposte sono state restaurate da Maurizio Boni e Luciano Mori, restauratori del Gabinetto dei Disegni e delle Stampe degli Uffizi”.La mostra a cura, come il catalogo edito da Giunti, di Francesca de Luca e Giovanni Maria Fara, è promossa dal Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo con le Gallerie degli Uffizi e Firenze Musei. (foto: collezioni medicee)

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