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Quotidiano di informazione – Anno 29 n° 229

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A Firenze, multe ai clienti di chi vende sesso per strada

Posted by fidest press agency su martedì, 20 giugno 2017

prostituzioneFirenze. Pare che l’amministrazione del Comune di Firenze, sull’onda e l’esempio di alcuni piccoli Paesi della provincia, stia per decidere di sguinzagliare le proprie forze dell’ordine, essenzialmente in borghese, per fare multe fino a 500 euro per coloro che si fermeranno per contrattare il prezzo di una prestazione sessuale. Prostitute e prostituti che stazionano alle Cascine e in via di Novoli, sono avvertite/i: non ci sara’ piu’ business in quelle zone. Per l’appunto “in quelle zone”, quindi il Comune sta consigliando di provvedere subito (l’operazione dovrebbe partire dal prossimo 1 luglio) a cambiare zona in cui vendere la propria merce. Perche’ il succo della questione, alla fine, e’ solo questo: un provvedimento inutile di per se’, visto che lo stesso turbamento dell’ordine pubblico (che e’ questa la sostanza del provvedimento) si spostera’ in altro luogo, con gli stessi problemi che aveva sollevato nelle aree che al momento
verranno “salvate”, Cascine e Novoli.
Allora, facciamo il punto. Prostituirsi non e’ reato. L’amministrazione di Firenze e’, sulla carta e per definizione di schieramento (molto ampio in materia, includendo destra e sinistra) non intenzionato ad indicare i comportamenti sessuali giusti. Il sesso continua ad essere una gioiosa e goduriosa merce da acquistare (abbiamo dei dubbi su gioia e goduria di chi vende, ma questo e’ un altro discorso…). La vendita di questa merce continua ad essere un problema, nonostante le numerose app, la gig-economy e la new-economy che ancora non vedono ufficialmente una qualche branca di Uber o Microsot o Amazon o Apple impegnata in merito per fruttare anche loro.
Cosa fa il Comune di Firenze? Sostanzialmente sposta a calci nel sedere le persone che le danno problemi di ordine pubblico. Dove le sposta? Ah, beh! Su questo il Comune non si esprime: problemi di chi vende e di chi dovra’ tenerseli davanti a negozi ed abitazioni… se poi questi problemi comunque ricadranno sui problemi di ordine pubblico della citta’… beh… si vedra’, sperando che magari il luogo di vendita vada a ricadere nel territorio di uno dei tanti Comuni metropolitani non fiorentini.
Che brutto approccio. Non solo, ma con soluzioni che aggravano di piu’ la situazione. Perche’ il venditore di questa merce respinto in questo modo, cosi’ come a suo tempo aveva scelto come mercato le Cascine e Novoli, altrettanto fara’ domani: pensando cioe’ al solo proprio interesse, pur in violazione di ordine pubblico, quiete e quant’altro, tanto l’istituzione preposta alla sua serenita’ e a quella degli abitanti, non e’ in grado di affrontare la questione per trovare una soluzione (per temporanea che sia), ma solo per impedire, mettere i bastoni fra le ruote, far pagare multe, vietare, magari anche mettere in galera… cioe’ tutto il bagaglio armamentale repressivo che spinge coloro che ne sono coinvolti sempre piu’ verso l’illegalita’, il sotterfugio, il fregare l’istituzione.
Soluzione? Viso che non e’ il Comune di Firenze che deve fare le norme per la legalizzazione di questo ambito, e visto che che e’ un ambito ibrido in cui i divieti ci sono e non ci sono (a parte coloro che confondono peccato e reato), cosi’ come gia’ avviene per altri settori (vedi mercatini per i cosiddetti extracomunitari), non ci sembra campata in aria la soluzione che, per semplificare, chiameremo “parchi del sesso”, anche alla Cascine in ore e zone precise. Perche’ no? (Vincenzo Donvito, presidente Aduc)

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Pista ciclabile Firenze-Prato? Si’, ma… Demagogia!

Posted by fidest press agency su sabato, 17 giugno 2017

firenze-arno-immaginarioFirenze. Nel corso di un incontro svoltosi martedì alla sede del Governo nazionale tra il Sindaco della Città Metropolitana Dario Nardella, ed alcuni esponenti del Governo, e’ stato fatto il punto sul Patto per Firenze e le risorse assegnate: tra queste i fondi per la superstrada ciclabile Firenze-Prato: il progetto esecutivo e’ pronto e partira’ la gara.Quindi, a breve dovremmo andare in bicicletta da Firenze a Prato senza rischiare, come oggi, di essere travolti dall’abituale traffico delle strade comunali e provinciali che si percorrono. Un progetto avveniristico che e’ in linea con il tipo di investimenti che, per il trasporto ciclabile, viene fatto in Paesi come Danimarca, Olanda e Germania, dove alcune di queste “autostrade” sono gia’ esistenti e costituiscono un punto di riferimento per il decongestionamento del traffico e l’abbattimento dell’inquinamento urbano.
Ne siamo lieti nello stesso modo in cui siamo perplessi. Solo alcuni giorni fa il Sindaco di Firenze (che e’ lo stesso della citta’ metropolitana) in una comunicazione mediatica ai suoi amministrati aveva indicato la sua politica per levare dal caos permanente del traffico e della mobilita’ la sua citta’: tram, taxi e car sharing… bici zero! (1) Un elenco in cui ha fatto il punto di quello che tutti gia’ sanno e subiscono e che, di per se’, nell’immediato dei cantieri della tramvia in corso, non apre nessuna prospettiva nuova. C’e’ da aggiungere che proprio oggi il Sindaco di Firenze ha alzato la voce per la lentezza con cui vanno avanti i cantieri, auspicando turni di lavoro ed esecuzione piu’ stringenti…. Ma sono le stesse cose che aveva detto alcuni mesi fa e che non hanno portato a niente; e siccome oltre a dirlo non ha prospettato niente di nuovo che possa intravedere una modifica dei tempi, crediamo che la cosa finisca li’.
Ma, veniamo alla “autostrada” ciclabile Firenze-Prato. Ci viene una domanda: come raggiungeranno l’imbocco i ciclisti fiorentini, e dove andranno una volta che ritornano a Firenze avendo usto questa “autostrada”? Nelle piste ciclabili oggi esistenti, ovviamente. Cioe’ nel nulla: piste interrotte senza alternative, piste che finiscono nel nulla, piste con una manutenzione che fa a gara con le strade per pericoli e disagi, piste che non esistono o che rubano spazio ai pedoni. Ci risiamo: manca una cultura e una pratica politica della mobilita’ non a motore (o ciclabile), cioe’ considerarla come, per l’appunto, mobilita’, e non un mezzo da inforcare nei giorni festivi per farsi una passeggiata. Questo, per esempio, vorrebbe dire che se la centralita’ fosse il trasporto ciclabile, sarebbe piu’ importante, nel caso fosse obbligatorio scegliere per motivi di fondi, una pista ciclabile che non una strada. E invece no. Non ci siamo! Ora si fa anche la“autostrada” da Firenze a Prato… ma chi la prendera’ se poi di casa a Firenze, non si esce in bicicletta perche’ altrimenti si rischia vita e salute ad ogni pedalata?
Nel nostro approccio razionale alla politica amministrativa, per noi questo investimento Firenze-Prato, si chiama demagogia. Lavarsi la coscienza facendo vedere a se stessi ed agli altri che si fa qualcosa di alternativo alla solita mobilita’ a gas di scarico, ma di fatto lasciando le cose come stanno e -perche’ no- usando fondi che finiranno in un nulla e che, magari, avrebbero potuto essere utilizzati per portare i ciclisti ad esser tali fin dall’uscita della propria abitazione ogni giorno, soprattutto quando si va al lavoro e/o a scuola. (Vincenzo Donvito, presidente Aduc)

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Firenze. Trasporti urbani e caos. Il Sindaco…

Posted by fidest press agency su giovedì, 15 giugno 2017

piazza san marco firenzeFirenze. Il Sindaco di Firenze, Dario Nardella, ha scritto una lettera al principale quotidiano della citta’, che ha cosi’ titolato “Cari fiorentini, vi spiego come risolvero’ il caos in citta’”. Abbiamo letto un certo ardore del nostro primo cittadino nel fare l’elenco delle cose in corso, nel difenderle e dire che sono l’alternativa al caos oggi dilagante: tramvia, taxi e car sharing. Tre direttive che dovrebbero “offrire delle alternative piu’ convenienti dal punto di vista economico, dei tempi, dell’accessibilita’, dell’ambiente e della salute”. Importanti? Certamente…. Ma…. a dispetto di quanto lui sostiene che “ci vuole una strategia di lungo respiro che vada al cuore della questione: in troppi usano il mezzo privato la citta’ non puo’ sostenere i numeri attuali”.. noi questa strategia a lungo respiro la vediamo solo in parte, ed anche limitata. Tram. Ok la cosa non puo’ che essere ottima. Abbiamo molto, ma proprio molto da ridire sull’arroganza e il metodo di gestione dei tempi e dei modi. La provvisorieta’ (i cantieri) e’ gestita coi piedi: vedi le inaugurazioni beffa (1) e la totale invivibilita’ logistica, commerciale ed economica. Un velo pietoso sui tempi: promessi lampo, con lavori ben oltre le classiche otto ore di lavoro, ma di fatto ostaggio delle ditte appaltatrici. La situazione avrebbe chiesto lavori 24 ore su 24 (come in tutte le parti del mondo), ma in questo la nostra citta’ sembra faccia ancora parte del pianeta di Stenterello. Le drammatiche conseguenze sono sotto gli occhi di tutti: mobilita’ privata e pubblica (soprattutto quest’ultima) sconvolta, al limite dell’impossibilita’ d’uso: prendere un autobus, non si sa quando si parte, quando si arriva e dove si arriva, ammesso che si e’ riusciti a trovarlo dove si crede che possa essere.
Taxi. Non ci sembra chissa’ quale rivoluzione si’ da inserire nei tre petali del fiore all’occhiello di cui si e’ cinto il Sindaco. Taxi timidi con solo 70 licenze in piu’, il cui numero, rispetto alle esigenze, ogni volta che il Sindaco lo ricorda, ci sembra roba da paese di Lilliput. E le tariffe proibitive? Sembra che uno dei problemi principali dell’uso di questo mezzo, non esista per il Sindaco (che poi se la deve vedere con Uber e le sue illegalita’ tollerate). Car sharing. Le 600 vetture del car sharing che il Sindaco ricorda che ci sono, ci sembrano problematiche. Buona l’idea, ma da reputarla uno dei petali del fiore, una risposta strategica per il solo fatto che di per se’ vengono valutati come servizi alternativi, ci sembra sbagliato e demagogico. Alternativa al mezzo privato, il car sharing lo e’, ma in piccolissima parte. E’ come combattere il cancro con il cancro. Perche’, fino a prova contraria, le auto, a nolo o meno che siano, fanno code, hanno bisogno di parcheggi e consumano energia inquinante (tranne le piccole eccezioni di quelle elettriche). Non ce ne voglia il Sindaco, ma abbiamo l’impressione che questa del car sharing sia solo una trovata demagogica che, in virtu’ delle parole in lingua inglese e dei presunti benefici della new-economy (tutti da dimostrare, nello specifico e non solo), si crede che possa incantare utenti che il Sindaco sembra considerare solo come pubblico. E finiamo col grande assente: la bicicletta. Siamo fissati? Si’, come i Sindaci di Parigi, Londra, Berlino, Copenaghen, Amsterdam e via cosi’ (2), che hanno fatto della mobilita’ ciclabile il principale strumento ed obiettivo della loro vivibilita’ urbana. Sulle piste ciclabili fiorentine stendiamo un velo pietoso: concepite e realizzate piu’ per essere usate da chi si fa la passeggiata festiva, sono un incubo per assenza, manutenzione e presenza. Famose quelle che finiscono nel nulla o in mezzo al traffico. Piste praticamente inesistenti e che, di conseguenza, favoriscono l’indisciplina dei ciclisti, lo scarso uso di questo mezzo che non si sa quasi mai dove parcheggiare, se non invadendo marciapiedi, etc. Insomma, sono rilievi e critiche gia’ fatte e rifatte e inascoltate (3), e qui rileviamo solo essere un’opzione assente. La principale politica delle piu’ importanti citta’ del mondo, in una lettera come quella di Nardella che si dice impegnato a risolvere il caos, non trova neanche un minimo accenno…. Restiamo di stucco!!
Ne prendiamo atto, mentre con l’auto a car sharing saremo in coda tra gli scarichi di CO2, oppure dentro un taxi che ci costa un capitale, tutto grazie ad una pessima gestione della mobilita’ per affrontare i cantieri dell’unica cosa che -quando ci sara’…- dovrebbe servire alla citta’, la tramvia.

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“Passo dopo passo nasce la Firenze del futuro”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 31 maggio 2017

firenze“Dopo anni di traversie, intoppi e polemiche, il bypass del Galluzzo vede finalmente la luce. Una buona notizia per gli automobilisti e i pendolari che beneficeranno della drastica diminuzione delle code e del traffico in entrata ed uscita da Firenze, recuperando tempo prezioso per la loro vita. Ed un’ottima notizia per gli abitanti del borgo che potrà tornare ad avere una sua identità specifica, dopo anni di ‘assedio’ delle auto”. Lo ha dichiarato la vicepresidente del Senato Rosa Maria Di Giorgi in merito all’inaugurazione del prolungamento della superstrada Firenze-Siena con la via Cassia.
“E’ la dimostrazione che il lavoro e la perseveranza pagano. Non sono state poche le difficoltà che si sono dovute superare in questi anni, ma una buona amministrazione, sa farsene carico e risolverle a beneficio dei cittadini e delle cittadine. Come rappresentante delle istituzioni, ma ancor prima come fiorentina, non posso che esserne felice. Rivolgo i miei complimenti al Sindaco Dario Nardella per l’impegno e il lavoro che sta portando avanti a beneficio dell’ammodernamento infrastrutturale del territorio e dei suoi abitanti. Sono d’accordo con il ministro Delrio – aggiunge Di Giorgi- quando afferma che si deve fare di tutto per decongestionare le aree metropolitane. Oggi, con quest’opera, che si somma alle tante già messe in cantiere ed inaugurate in questi anni, possiamo certamente dire – conclude la vicepresidente del Senato – che Firenze è più moderna e vivibile”.

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Si è conclusa a Firenze la tre giorni dell’assemblea EuroLat

Posted by fidest press agency su venerdì, 26 maggio 2017

firenzeFirenze. L’eurodeputato spagnolo Ramon Jauregui (S&D), Presidente della delegazione dei deputati europei di EuroLat ha dichiarato: “EuroLat lavora per l’unità geopolitica dell’Europa e dell’America Latina. I 150 deputati europei e latinoamericani che partecipano a EuroLat chiedono ai rispettivi governi che, nella prossima plenaria dell’assemblea CELAC (Comunità dei Paesi Latinoamericani e dei Caraibi) che si terrà a El Salvador a ottobre, ci sia un impegno per un rafforzamento dei legami commerciali, politici e sociali fra le due sponde dell’Atlantico. Dopo la sessione inaugurale, aperta dal Presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani e dal sindaco di Firenze Dario Nardella, in cui si è discusso di tutti i grandi temi di stretta attualità in Europa e in America Latina (Brexit, attentato di Manchester, situazione in Colombia, Brasile, Cuba e Venezuela etc.), i deputati si sono riuniti in quattro commissioni di lavoro che hanno affrontato i temi più caldi nelle relazioni bilaterali fra Europa e America Latina. Nella commissione Affari Sociali si è discusso di responsabilità sociale delle imprese, di contrasto al lavoro nero, di lotta alle diseguaglianze attraverso politiche di coesione sociale, di sparizioni forzate di minori e di lotta alla violenza sui minori in America Latina. Nella commissione Affari Politici, invece, si è parlato di ristrutturazione del debito sovrano, di giustizia e lotta all’impunità e alla corruzione, di cooperazione nel campo dell’aviazione e della sicurezza aeronautica e di un impegno per il futuro per regolamentare in maniera migliore le lobby. Nella commissione per lo Sviluppo Sostenibile, i deputati hanno affrontato i problemi legati all’import da parte dell’Europa di soia transgenica dai paesi latinoamericani. Si sono inoltre occupati di come intensificare gli scambi fra ricercatori e studenti fra le due sponde dell’Atlantico per lavorare, ad esempio, a progetti infrastrutturali come quello di un cavo per la trasmissione dati ad alta velocità da Lisbona a Fortaleza (Brasile) o per migliorare la cooperazione in ambito sanitario in emergenze quali quella del virus Zica. Infine, i parlamentari hanno fatto il punto della situazione sull’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile delle politiche di coesione territoriale con i cosiddetti progetti triangolari, che includono cooperazione e scambio di buone pratiche fra un paese europeo e due o più paesi latinoamericani. Nella commissione Affari Economici e Finanziari, i deputati hanno votato a larga maggioranza un rapporto dell’eurodeputato italiano Nicola Danti (S&D) e del deputato del Parlamento andino Luis Fernando Dunque che riguarda le ripercussioni dei negoziati sul TTIP e TPP nelle politiche commerciali fra UE e America Latina, trovando un consenso ampio nonostante i recenti cambiamenti verificatisi con l’elezione del Presidente statunitense Donald Trump. Fra gli altri temi trattati dalla stessa commissione il futuro delle relazioni commerciali multilaterali per giungere a un messaggio comune da presentare alla prossima conferenza ministeriale della Organizzazione Mondiale del Commercio a dicembre a Buenos Aires. Infine si è tenuto un dibattito con un esperto della Fao sulla pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata.

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Statue di porcellana prodotte a Doccia

Posted by fidest press agency su venerdì, 19 maggio 2017

statue di porcellanastatue di porcellana1Firenze. Il Museo Nazionale del Bargello Via del Proconsolo 4 ha aperto ieri (e resterà aperto fino al 1 ottobre 2017 dalle ore 8,15 alle ore 17,00) la prima mostra realizzata in Italia sulle statue di porcellana prodotte a Doccia, e sulle sue fonti.
Fondata nel 1737 dal marchese Carlo Ginori a Doccia, nei pressi di Firenze, la manifattura di porcellana di Sesto Fiorentino – divenuta nel 1896 Richard Ginori – è la più antica in Italia e tuttora funzionante.Il marchese Ginori raccolse sistematicamente le forme presenti nelle botteghe appartenute agli scultori del tardo Rinascimento e del Barocco, servendosene per creare la sua grande scultura in porcellana. Contemporaneamente egli acquistava modelli dagli ateliers degli scultori fiorentini del tempo, o commissionava repliche dalle più celebri statue antiche. Grazie ad una raffinata perizia, nelle fornaci di Doccia furono realizzate monumentali figure di porcellana: sculture eccezionali per tecnica e dimensioni.La mostra è curata da Tomaso Montanari e Dimitrios Zikos, con la collaborazione di Cristiano Giometti e di Marino Marini, ed in sinergia con Livia Frescobaldi Malenchini e Oliva Rucellai dell’Associazione Amici di Doccia.
Un lungo percorso di indagini storico-artistiche, di intense discussioni scientifiche e culturali iniziate oltre un anno fa ha portato ad un’esposizione e ad un catalogo corali.
Il percorso espositivo è articolato in sei sezioni tematiche, in cui si ripercorre la trasformazione di una invenzione scultorea in una porcellana.
La prima sezione si apre con la settecentesca Venere in bronzo, a grandezza naturale, copia della celeberrima Venere de’ Medici, conservata nella Tribuna degli Uffizi. La statua bronzea fu compiuta da Massimiliano Soldani Benzi nel 1702, su commissione del principe Johann Adam Andreas I di Liechtenstein, ed è tuttora nella collezione dell’attuale principe e rientra in Italia per la prima volta, dopo oltre trecento cinquant’anni. Essa è affiancata alla grande Venere in porcellana, realizzata da Gasparo Bruschi tra il 1747 e il 1748, utilizzando probabilmente le forme in gesso provenienti dalla bottega del Soldani Benzi e acquistate da Carlo Ginori. Alle due Veneri si affianca il Mercurio, anch’esso traduzione monumentale in porcellana dall’antico della statua di analogo soggetto, conservata nella Tribuna. Il Mercurio, oggi in collezione Ginori Lisci, si riunisce per la prima volta in occasione della mostra, alla Venere e al monumentale Camino, con i quali era esposto nell’antica sede del Museo di Doccia fino al 1962. Dal Museo Ginori sono state gentilmente concesse, infatti, le due opere più importanti dell’intera collezione: la Venere dei Medici, che riproduce la celeberrima statua della Tribuna, e il monumentale Camino, restaurato in occasione della mostra.
Segue la sezione dedicata allo straordinario Tempietto Ginori, uno dei capolavori di Gasparo Bruschi, donato da Carlo Ginori all’Accademia Etrusca di Cortona. Il Tempietto, sofisticatissimo per tecnica e ingegno e unico per dimensioni, declina non solo le ambizioni artistiche, ma anche quelle politiche del fondatore della Manifattura. Restaurato in occasione di questa mostra, il Tempietto torna a Firenze per la prima volta dal 1757. Ad esso sono affiancati il bronzetto e la cera del Mercurio di Giambologna, rispettivamente nella collezione del Bargello e in quella del Museo Ginori, che ispirarono il Mercurio che corona il Tempietto di Gaspare Bruschi.
Nella sala successiva sono esposte le due grandi e complesse Pietà in bronzo e in porcellana. Nel 1708 il Soldani realizzò il modello del grande Compianto sul Cristo morto di cui si conoscono molteplici versioni. Carlo Ginori ne acquistò le forme in gesso– alcune sono esposte in mostra – che vennero impiegate per la versione in porcellana che il Marchese Ginori donò all’influente cardinale Neri Corsini, nel 1745 circa. Il gruppo venne realizzato in 59 parti di porcellana, cotte separatamente e poi assemblate dai maestri della Manifattura di Sesto Fiorentino.Di dimensioni più ridotte, ma ugualmente raffinati nell’esecuzione, sono i due gruppi della Giuditta con la testa di Oloferne, che costituiscono il quarto nucleo tematico. La versione in porcellana di Gaspare Bruschi, in prestito dal Los Angeles County Museum, è presentata in un inedito confronto con la terracotta di Agostino Cornacchini, primo studio scultoreo di questo fortunato gruppo.
statue di porcellana2statue di porcellana3Seguono il prezioso rilievo bronzeo “ad uso di quadro” del Soldani raffigurante il Transito di San Giuseppe e la cera derivata dal bronzo, dalle collezioni del Bargello, esposti insieme con lo studio preparatorio in terracruda, anch’esso per la prima volta in Italia, a testimoniare l’ambizione della Manifattura Ginori di realizzarne versioni in porcellana che però non si sono conservate.Il “gran finale” della mostra è rappresentato dal Camino monumentale in porcellana, opera singolarissima nel suo genere, da attribuire a Gasparo Bruschi, capo modellatore a Doccia, e al quadraturista e scenografo Domenico Stagi. È un trionfo di perizia tecnica e di ricercatezza ornamentale. Nella parte superiore sono affiancate le traduzioni in porcellana di opere di scultori illustri: il bassorilievo ovale con “putti che stillano i fiori”, tratto da un bronzo di Massimiliano Soldani Benzi, e le riduzioni dell’Aurora e del Crepuscolo scolpite da Michelangelo per la tomba di Lorenzo de’ Medici nelle Cappelle Medicee.A corredo della mostra, il catalogo, denso di novità, è pubblicato in italiano e in inglese dalla casa editrice Mandragora.
La realizzazione della mostra e del catalogo sono stati possibili grazie ad un finanziamento della Fondazione Cassa di Risparmio di Firenze, ad una sponsorizzazione della Richard Ginori, e alla collaborazione di Firenze Musei. Hanno, inoltre, contribuito Opera Laboratori Fiorentini e Arteria, rispettivamente per l’allestimento e per i trasporti. Oltre che per raccontare al grande pubblico un capitolo straordinario della produzione scultorea fiorentina, la mostra nasce per ridestare l’attenzione dei fiorentini e dell’opinione pubblica internazionale sulla sorte del Museo di Doccia. La generosità dei prestiti internazionali dimostra l’alto livello di questo interesse di tutte le istituzioni italiane e straniere per le sorti del Museo e della Manifattura. In quest’ottica un ringraziamento particolare va a S.A.S. il Principe Hans-Adam II von und zu Liechtenstein che ha concesso il Suo Patronato. (foto: statue di porcellana, conferenza)

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Giuliano da Sangallo Disegni degli Uffizi

Posted by fidest press agency su giovedì, 18 maggio 2017

Disegni degli UffiziFirenze fino al 20 agosto Le Gallerie degli Uffizi dedicano una mostra a Giuliano Giamberti, più noto come Giuliano da Sangallo (attivo dagli anni Sessanta del Quattrocento fino alla morte, avvenuta nel 1516), figura chiave e protagonista del Rinascimento italiano e il primo di cui sopravvive una raccolta di disegni di architettura, custodita e curata dai suoi eredi. I disegni selezionati per l’esposizione non solo gettano luce sullo sviluppo dei peculiari metodi tecnici e grafici di Sangallo, ma più in generale su quelli più diffusi e condivisi nel periodo compreso tra gli ultimi decenni del Quattrocento e la fine del secondo Rinascimento.Architetto di Lorenzo il Magnifico e dei papi Giulio II della Rovere e Leone X Medici, è infatti fra i più importanti disegnatori di architettura della sua epoca. A dimostrarlo senza ombra di dubbio – oltre ai preziosi codici antiquari di Siena e dell’Apostolica Vaticana, rispettivamente il Taccuino Senese e il Libro dei Disegni, consultabili in mostra in formato digitale -, è proprio l’eccezionale corpus grafico conservato agli Uffizi. La poliedrica attività del primo dei Sangallo ha infatti lasciato traccia in numerosi fogli storicamente attribuitigli in collezione, accostati nella sede dell’esposizione ad altri prodotti della sua allargata bottega familiare e di autori a lui contemporanei. Questi disegni, come ben illustrato nelle varie sezioni della mostra, ne documentano il lavoro come architetto militare e grande innovatore dell’architettura civile e religiosa; lo strettissimo rapporto intellettuale con i committenti; l’incessante pratica dello studio dell’antico, riverberatasi nella formazione di tutti i suoi collaboratori, e la continuità assicurata al suo magistero dagli eredi più diretti; le sperimentazioni condotte negli anni romani del confronto con Bramante, specialmente sul cantiere cruciale della basilica di San Pietro; l’intreccio fra composizione e invenzioni figurative, culminante nell’episodio finale del concorso per la facciata della basilica fiorentina di San Lorenzo; infine, la produzione come disegnatore di figura e le diverse inclinazioni verso altri artisti del suo tempo, in particolare Botticelli, come illustra un dipinto di bottega del pittore proveniente dalla National Gallery di Londra, possibile esempio del collezionismo privato di Giuliano da Sangallo.
Ai fogli degli Uffizi è inoltre affiancata una testimonianza unica delle tecniche progettuali tra Quattro e Cinquecento lasciataci dallo stesso autore: il modello ligneo di palazzo Strozzi a Firenze.
L’eloquenza grafica di Giuliano da Sangallo restituisce, nei manufatti esposti, un’immagine seducente dell’architettura rinascimentale: erudita, raffinata ed eminentemente disegnata, in una personale accezione di ritorno all’antico, che è anche della sua opera costruita.Il catalogo che accompagna la mostra – di taglio monografico, ma strutturato di volta in volta per sezioni tipologiche o relative alla biografia artistica di Sangallo – propone una sostanziale revisione del corpus storicamente attribuito all’artista. Emerge così l’importanza del ruolo della sua bottega e in particolare della figura del fratello Antonio il Vecchio, alla cui mano sono restituiti numerosi fogli; viene inoltre confermata la nuova attribuzione a Giuliano da Sangallo di un foglio recuperato di recente nelle ricerche dei curatori della mostra. Sui disegni di assegnazione certa, i saggi esercitano un grosso sforzo interpretativo, per restituire l’immagine di dettaglio delle architetture lì delineate, in rapporto all’opera costruita di Sangallo.In aggiunta, il catalogo (e di conseguenza la mostra) recuperano il rapporto strettissimo tra produzione grafica per l’architettura e disegno figurativo, nella Firenze a cavallo di Quattro e Cinquecento: non solo con la sottolineatura del ruolo degli ampi brani di scultura previsti da Giuliano da Sangallo per suoi progetti, ma anche con la riconsiderazione parallela del corpus di figura, con una nuova proposta di identificazione dei soggetti che ricompone un gruppo unitario di fogli, distribuiti tra gli Uffizi e l’Albertina di Vienna. Un aspetto, quest’ultimo, più trascurato nelle ricerche degli studiosi del disegno di architettura, ma in realtà da collegare strettamente alle analisi su Giuliano architetto, nonché disegnatore per l’architettura e di architettura. E al proposito commenta il direttore delle Gallerie degli Uffizi, Eike D. Schmidt: “il linguaggio a penna di Giuliano non perde di vista la sua forte impronta lineare e grafica, così come le inclinazioni pittoriche (e le reminescenze dei chiaroscuri antichi) nei disegni di figura più tardi dialogano con la sua architettura di superficie e con il gusto particolare per il repertorio di ornato policromo”.Va ancora detto che una rilevante espressione degli interessi figurativi e collezionistici di Sangallo è fornita dall’esposizione del dipinto con la Madonna con il Bambino, san Giovanni Battista e un angelo della National Gallery di Londra in passato attribuito all’artista: in origine con ogni probabilità faceva infatti parte della collezione privata di Sangallo, il cui nome si legge sull’iscrizione antica apposta sul verso della tavola.
Più in generale va osservato che il recupero delle vicende di uno dei nuclei più significativi e celebri della collezione di disegni architettonici degli Uffizi permette di comprenderne l’eccezionale importanza nel panorama delle collezioni di grafica europee e nordamericane, e rimarca altresì il suo ruolo cruciale nel plasmare i metodi della storiografia e l’immagine stessa dell’architettura rinascimentale. La mostra a cura, come il catalogo edito da Giunti, di Dario Donetti, Marzia Faietti e Sabine Frommel, è promossa dal Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo con le Gallerie degli Uffizi e Firenze Musei. (foto: Disegni degli Uffizi)

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Tre arazzi per il futuro museo

Posted by fidest press agency su giovedì, 27 aprile 2017

arazzoFirenze Sala Bianca, Palazzo Pitti, fino al 21 maggio 2017. Creazioni della manifattura medicea, di quella fiamminga di Bruxelles e di quella francese dei Gobelins, i tre arazzi esposti in mostra in Sala Bianca sono stati così selezionati in rappresentanza dei tre nuclei portanti della collezione fiorentina di arazzi appartenente alle Gallerie degli Uffizi, che conta novecentocinquanta esemplari.
In attesa dell’apertura del museo dedicato a questa collezione, la mostra costituisce un richiamo a un articolato e ampio patrimonio di opere che sapeva unire alla monumentalità decorativa il pregio di una tecnica tanto preziosa quanto fragile.
Motivi conservativi ne impongono quindi una esposizione per singoli pezzi o piccoli nuclei e per periodi limitati, corrispondendo a una buona pratica d’uso storico che prevedeva il dispiegamento degli arazzi per stagioni circoscritte e specifiche occasioni, alternato al loro ricovero negli spazi destinati a magazzino dalla Guardaroba Granducale.
Questo è ciò che accade ancora oggi e nella fase apparentemente silente e di assenza le opere sono in realtà oggetto di monitoraggio, manutenzione programmata a rotazione e restauro, operazione complesse e impegnative, anche da un punto di vista economico, effettuate con la collaborazione di maestranze specializzate per competenza e attrezzature. Se i ‘panni’ conservati in depositi confinati e protetti rappresentano la maggior parte della collezione, nel tempo una minima percentuale di questa è confluita in allestimenti permanenti in alcuni ambienti di Palazzo Pitti che tuttavia, per le ragioni descritte, sono oscurati per quasi tutto l’anno. È questo il caso dell’Appartamento degli Arazzi, adiacente alla Sala Bianca, che nel mese di maggio sarà parzialmente aperto, in via straordinaria, al pubblico. (foto: arazzo)

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YTALIA Energia Pensiero Bellezza. Tutto è connesso

Posted by fidest press agency su lunedì, 24 aprile 2017

firenzeFirenze Forte di Belvedere, mercoledì 31 maggio ore 11.00 inaugurazione (dal 2 giungo al 1 ottobre – Ytalia, una imponente mostra collettiva sull’arte italiana contemporanea ideata e curata da Sergio Risaliti. Il progetto espositivo – promosso dal Comune di Firenze e organizzato da Mus.e – nasce in collaborazione con le Gallerie degli Uffizi, l’Opera di Santa Croce e il Museo Marino Marini).
L’Italia è una repubblica fondata sull’arte e la bellezza; si potrebbe perfino affermare che è una repubblica fondata e rifondata dagli artisti. In Assisi, in una delle volte della Basilica Superiore, Cimabue ha scritto Ytalia a margine di una rappresentazione di città, sicuramente Roma, nella quale si riconoscono alcuni edifici: Castel Santangelo, forse San Pietro o San Giovanni in Laterano, il Pantheon, il Palazzo Senatorio e la torre dei Conti. La città eterna, vista dall’alto e racchiusa entro la cerchia di mura, rappresenta per quell’artista una primissima affermazione dell’esistenza della civiltà italiana, a cui guardare, di cui sentirsi parte e farsi promotore. Con quella segnaletica, Cimabue sancisce che i confini nazionali -siamo tra il 1280 e il 1290- sono prima artistici che politici, e che l’identità nazionale è fatta di cultura classica e umanistica, di bellezza pagana e spiritualità cristiana. In fondo poco è cambiato nel corso dei secoli. L’Italia è ancora oggi il paese dell’arte e della bellezza. Così è stato dal Trecento al Seicento, secoli di massimo splendore, e fino al Novecento. In tal senso, all’interno della comunità artistica internazionale, l’arte italiana – da Giotto a Piero della Francesca, da Michelangelo a Caravaggio, e da questi fino ai Futuristi e oltre – ha fatto scuola, è stata di modello per il mondo intero, perché nei nostri manufatti artistici si è potuto apprezzare il perfetto equilibrio di classicità e anticlassicità, di eclettismo e purismo, d’invenzione e citazione, d’immanenza e trascendenza. Una mostra, che offra al pubblico nazionale e internazionale, l’opportunità di confrontarsi con le opere di alcuni tra i maggiori artisti italiani del nostro tempo è sempre un fatto importante, anche per le discussioni che suscita, oltre che per le emozioni e le riflessioni che rigenera. (foto: firenze)

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La Galleria dell’Accademia di Firenze e il SACI

Posted by fidest press agency su sabato, 8 aprile 2017

galleria dell'accademiaFirenze. Il Direttore della Galleria dell’Accademia di Firenze, Cecilie Hollberg, e il Presidente del SACI, rinomata Scuola d’Arte americana di Firenze, Steven J. Brittan, hanno avviato un‘utile e stimolante collaborazione sulla base del progetto didattico “SACI MX (Museum Experience)”. Tale iniziativa stimola la ricerca per lo sviluppo di modelli sempre più efficaci di accoglienza museale; gli studenti sono chiamati ad approfondire la valutazione dell’esperienza museale, con mezzi e strategie fornite dalla museologia: osservazione, disamina dei comportamenti, questionari ai visitatori, analisi delle risposte, focus di gruppo sui diversi attori coinvolti. La Galleria dell’Accademia di Firenze offre una fantastica opportunità di sperimentare soluzioni e metodologie direttamente sul campo: il museo diventa un “caso di studio” unico per elaborare una gamma di soluzioni creative, dove concetti ed immagini compongono una identità visiva nuova. Questo è complessivamente un progetto di esemplare confronto internazionale, la prima di simili iniziative che saranno promosse con impegno ed entusiasmo dalla Direzione del museo, per rendere la Galleria un luogo sempre più vitale e capace di promuovere cultura, valorizzando saperi e conoscenze. (foto. galleria dell’accademia)

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E’ giunto a Firenze il prezioso trittico a fondo oro di Gherardo Starnina

Posted by fidest press agency su venerdì, 31 marzo 2017

tritticotrittico1trittico2In occasione della mostra Giovanni dal Ponte (1385 – 1437/38). Protagonista dell’Umanesimo tardogotico, aperta dal 22 novembre scorso e prorogata fino al prossimo 17 aprile, tra i vari prestiti è giunto a Firenze dal Martin von Wagner Museum der Universität Würzburg il prezioso trittico a fondo oro di Gherardo Starnina, rientrato per la prima volta in Italia dopo la sua dispersione nell’Ottocento. Il trittico è arrivato a Firenze con congruo anticipo rispetto all’apertura della mostra affinché ci fosse il tempo di condurre delle indagini sul suo stato di conservazione, svolte presso l’Opificio delle Pietre Dure, istituto di restauro del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo tra i più conosciuti e accreditati nel mondo. Intorno allo stesso trittico ha avuto luogo nell’ ottobre 2016 una giornata di studi di carattere internazionale e interdisciplinare, con interventi sulle indagini tecniche e i numerosi strumenti musicali raffigurati nell’opera.Nei mesi a seguire per tramite della stessa Galleria dell’Accademia è stata individuata la possibilità di un finanziamento della fondazione tedesca Ernst von Siemens Kunststiftung per effettuare il restauro del capolavoro presso lo stesso Opificio delle Pietre Dure, centro del restauro specializzato sui fondi oro. “La Ernst von Siemens Kunststiftung è molto sensibile nel sostenere interventi di restauro su opere prestigiose come il trittico dello Starnina. Investire sulla tutela delle collezioni ci appare ben più importante rispetto all’acquisizione di opere nuove” ci conferma con gioia Martin Hoernes, direttore della fondazione tedesca. “Questo è complessivamente un progetto di esemplare collaborazione internazionale che sarà solo la prima di simili iniziative che saranno promosse con impegno dalla Galleria dell’Accademia di Firenze. Anche per questo scopo l’Associazione degli Amici della Galleria dell’Accademia di Firenze di recentissima fondazione è stata costituita con degli associati di respiro internazionale” afferma il direttore del celebre museo fiorentino, Cecilie Hollberg. (trittico)

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Air France da 30 anni a Firenze

Posted by fidest press agency su venerdì, 31 marzo 2017

air franceFirenze. Questo mese ricorre il 30° anniversario dei voli Air France su Firenze. Il vettore francese sbarcò al “Vespucci” per la prima volta il 29 marzo1987, con il volo AF632 da Parigi Charles de Gaulle, operato con Saab 340 della BrittAir. Da trent`anni Air France è presente a Firenze. Nel corso degli anni il collegamento si è rafforzato sempre di più ed oggi Air France collega l`aeroporto Amerigo Vespucci a quello di Parigi Charles de Gaulle 43 volte a settimana.
Il 30 ottobre 2013 anche KLM, compagnia olandese del Gruppo Air France-KLM, ha cominciato a volare da Firenze alla volta di Amsterdam con dodici voli settimanali, diventati oggi ben 30 collegamenti settimanali.Il Gruppo Air France-KLM, grazie ai buoni risultati ottenuti, continua ad investire nell`aeroporto fiorentino e, per la stagione estiva 2017, propone più di 70 voli a settimana.
Air France ha fatto uso di diversi aeromobili nel corso degli anni, passando dal Saab 340 a ATR 42, Fokker 70, BAe 146/Avro RJ85 e, dal 3 aprile 2014, all’Airbus A318 che atterra al Terminal F dell`aeroporto di Parigi Charles de Gaulle offrendo così comode coincidenze su tutte le destinazioni del network Air France. Il volo Air France del 1987 fu anche il primo servizio internazionale dell’aeroporto di Firenze.(foto: air france)

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Tesori salvati, tesori da salvare

Posted by fidest press agency su giovedì, 30 marzo 2017

tesoro salvatoFirenze, Uffizi, Aula Magliabechiana fino al 30 luglio 2017 La mostra Facciamo presto. Marche 2016 – 2017: tesori salvati, tesori da salvare che apre al pubblico nell’Aula Magliabechiana degli Uffizi presenta una selezione di capolavori provenienti dalle cittadine e dai paesi dell’entroterra appenninico delle Marche meridionali, colpiti dal terribile terremoto che ha quasi distrutto o reso inagibili le chiese, i palazzi e i musei dove questi oggetti d’arte erano custoditi, spesso fin dalla loro origine.Le opere esposte sono tra le gemme più preziose di un territorio che sorprende per la ricchezza straordinaria e inattesa del suo patrimonio d’arte e di storia: una raffinata raccolta di dipinti su tavola e su tela, di sculture lignee, tessuti e oreficerie.
Si tratta di un’opportunità molto importante oltre che eccezionale per far conoscere al pubblico alcuni tesori dei territori dell’entroterra marchigiano meridionale, spesso tuttavia trascurati e negletti dai resoconti relativi agli eventi sismici che hanno martoriato il Centro Italia. La mostra ha infatti come intento primario quello di rammentare perentoriamente a tutti l’estrema urgenza di salvare dalla distruzione e dalla dispersione questo patrimonio.Le splendide opere d’arte esposte sono state scelte con il criterio di rappresentare tutto il territorio marchigiano colpito dal sisma, molto vasto e comprendente parte delle province di Ascoli Piceno, Fermo e Macerata, nonché gli enti coinvolti nella tragedia in quanto proprietari di questi stessi beni, vale a dire le Diocesi, i Comuni, gli Ordini religiosi regolari maschili e femminili. Quelle in mostra e le tantissime altre opere rimosse e portate nei vari depositi temporanei allestiti dopo i crolli e i sommovimenti tellurici di agosto e ottobre del 2016 erano per lo più custodite sino dalla loro creazione nelle chiese, nei palazzi e in seguito nei musei di una vasta area dell’entroterra appenninico delle Marche meridionali. Questi edifici per lunghi anni saranno una vera giungla di tubi innocenti e di impalcature e occorreranno decenni per far tornare nella loro sede originaria tutte le opere d’arte che sono state portate via in fretta per sottrarle alla distruzione. Un’operazione che stanno ancora compiendo con tanta fatica e coraggio per il pericolo di possibili e ulteriori crolli degli edifici, persone generose e competenti: i vigili del fuoco, i carabinieri, l’esercito, il personale delle soprintendenze – nelle cui fila alcuni architetti e storici dell’arte delle Gallerie degli Uffizi – e i volontari della protezione civile.La scelta delle opere da esporre è stata fatta con l’intenzione di mettere in luce alcuni aspetti cruciali della cultura figurativa di questi territori a partire dal Medioevo fino al XVIII secolo.Le Gallerie degli Uffizi con questa mostra hanno voluto offrire la loro solidarietà e il loro aiuto ai territori terremotati. Questo non solo dando visibilità ai dipinti, alle sculture e alle oreficerie esiliate dalle loro sedi di origine distrutte o ferite dal terremoto e che non dobbiamo dimenticare, ma anche prestandosi ad un aiuto concreto. Di ogni biglietto che verrà acquistato per accedere agli Uffizi nel periodo della mostra verrà destinato € 1,00 (o € 0,50 in caso di biglietto ridotto della metà riservato ai giovani tra i 18 e i 25 anni) al risanamento dei danni inferti dal terremoto al patrimonio marchigiano.«Dal tempo dell’eredità di Vittoria della Rovere nel 1631, le Gallerie degli Uffizi hanno un grande debito verso le Marche» afferma Eike Schmidt, Direttore delle Gallerie degli Uffizi. «Dopo i terribili eventi sismici è nostra volontà e nostro dovere morale aiutare quelle meravigliose terre. Esponendo i supremi capolavori salvati e ancora da salvare ai fiorentini e ai visitatori di tutto il mondo ne presentiamo la bellezza e al tempo stesso il disperato compito di solidarietà che chiama tutti noi. I proventi dei biglietti saranno devoluti alla ricostruzione delle aree colpite».La mostra, a cura come il catalogo edito da Giunti di Gabriele Barucca e Carlo Birrozzi, è promossa dal Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, con il Segretariato Regionale del Ministero dei Beni e delle attività Culturali e del Turismo per le Marche, la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio delle Marche, le Gallerie degli Uffizi e Firenze Musei. (foto: tesoro salvato)

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Comune Firenze e Tar

Posted by fidest press agency su domenica, 19 marzo 2017

firenzeDopo che il Tar Toscana ha bocciato un’ordinanza del Sindaco di Firenze in merito agli orari di apertura delle sale giochi con slot et similia, ci viene un dubbio: quanto ci costano le iniziative del primo cittadino Dario Nardella? Il nostro agisce per conto e per nome di noi contribuenti che abitiamo a Firenze, cioe’ usa i nostri soldi per amministrarci. E’ giusto che lo faccia, lo abbiamo eletto per questo. Ma e’ anche giusto che noi gli si facciano i conti in tasca sull’utilità e sul metodo di certe sue iniziative, visto che, tra imbastire e attuare la delibera, difendersi in sede giudiziaria, imbastire e tornare indietro, di soldi ne vengono spesi abbastanza.
La lista dei “default” del nostro Sindaco e’ lunga, citando solo i piu’ famosi e recenti: i dehors di piazza Duomo, i ticket sui bus turistici, l’orario per la vendita di alcool nei minimarket, fino all’applicazione del regolamento sugli incentivi allo stipendio vinto al Tar da quello stesso ufficio legale che difende giudizialmente il Sindaco nelle altre vicende. Non solo, ma noi crediamo, per esempio, che quando vedra’ la luce la preannunciata serrata dell’accesso alle Cascine per le auto di chi presumibilmente vorrebbe acquistare prestazioni sessuali per strada, un qualche ricorso al Tar che dia torto all’amministrazione non ci sembra che avrebbe scarse chance di essere accolto.
Il Sindaco, comunque, ha promesso battaglia, in questo ultimo caso delle slot machine in nome della lotta alla ludopatia. Causa nobile, per carita’, ma ci si consenta di dubitare che il metodo sia quello del divieto rispetto a quello dell’educazione/informazione. Certamente si informa e si educa anche coi divieti, ma per quale risultato? Probabilmente quello di individui sudditi e intimoriti e timorosi. Che, siccome “al cuor non si comanda”, alla prima occasione ricorreranno a clandestinita’ e illegalita’ per soddisfare i propri desideri, forti di una malavita che vive e prospera grazie a questo tipo di divieti: e’ la legge della domanda e dell’offerta dei mercati che ha dei padri nobili come esempi eterni e manipolati dai vari pruriti ideologici di chi pensa di ben governare con la paura: droghe illegali e prostituzione. Insomma, tra pruriti ideologici e soldi spesi male, ci sentiamo legittimati ad intervenire e, se per entrambi cerchiamo di sollecitare l’attenzione e la testa degli individui (anche elettori), per i soldi forse e’ proprio il caso di coinvolgere la Corte dei Conti. (Vincenzo Donvito, presidente Aduc)

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Mostre, incontri e iniziative culturali a Firenze in occasione del G7 della cultura 2017

Posted by fidest press agency su giovedì, 16 marzo 2017

firenzeFino al 17 aprile 2017 Palazzo Medici Riccardi Mostra “Firenze 1966-2016. La bellezza salvata” Promossa dal Comitato per il 50° anniversario dell’alluvione e organizzata da MetaMorfosi, l’esposizione di documenti, immagini e straordinarie testimonianze artistiche racconta i tragici momenti che seguirono la notte fra il 3 e il 4 novembre del ’66 quando l’Arno ruppe gli argini inondando un’intera città e il suo inestimabile patrimonio artistico.
Fino al 23 luglio Palazzo Strozzi “Bill Viola. Rinascimento elettronico” La Fondazione Palazzo Strozzi presenta il maestro indiscusso della videoarte contemporanea: la mostra ripercorre – attraverso straordinarie esperienze di immersione tra spazio, immagine e suono – la carriera di Bill Viola, dalle prime sperimentazioni degli anni Settanta fino alle grandi installazioni successive al Duemila. Info: palazzostrozzi.org
Dal 25 marzo all’8 aprile Sacrario della chiesa di Santa Croce Mostra d’arte dei 7 artisti vincitori del Premio “Lorenzo il Magnifico”. Nell’evento espositivo, a cura di Florence Biennale, sono rappresentati la Germania, gli Stati Uniti, il Giappone, il Canada, la Gran Bretagna, la Francia e l’Italia. Info: florencebiennale.org
Fino al 30 marzo Fondazione Casa Buonarroti Mostra “Il Primato del Disegno”. Sedici disegni originali di Michelangelo dalle collezioni del Museo Casa Buonarroti.
La mostra è aperta tutti i giorni, ad esclusione del martedì, orario 10–17.
Dal 27 marzo al 27 aprile Piazza della Signoria Esposizione della riproduzione dell’Arco di Palmira Una copia dell’arco del II secolo d.C. – distrutto nel 2015 dai miliziani dell’Isis a Palmira (Siria) – sarà esposta davanti a Palazzo Vecchio, come simbolo della rinascita, ricostruzione e conservazione delle opere che appartengono al patrimonio dell’umanità e alla storia della civiltà.
Lunedì 27 marzo ore 17 Palazzo Vecchio, Sala d’Arme Il recupero dell’arte: proteggere la cultura Incontro aperto al pubblico. A cura di Mus.e, Comune di Firenze.
firenzeNegli ultimi anni il patrimonio culturale del mondo ha subito forti attacchi da parte dell’uomo e della natura: basti ricordare i recenti sismi in Italia centrale, che hanno gravemente danneggiato incredibili tesori artistici, e le violente distruzioni di simboli della cultura mondiale da parte di estremisti. Eventi inspiegabili che lasciano sconcerto, paura, rabbia, timore, ma che possono anche essere il via per rafforzare una comune “identità culturale” da proteggere, custodire e difendere, grazie alla quale l’umanità ritrova la sua storia e il suo senso di esistere. L’incontro in sala d’Arme, organizzato in occasione del G7 della Cultura a Firenze, offre alla città l’opportunità di radunarsi intorno al Patrimonio Mondiale – di cui fa parte il centro storico fiorentino, tanto apprezzato dai turisti ma ancor più amato dai residenti – e di approfondire gli aspetti principali relativi ai rischi, ai traffici, ai pericoli ma anche alle difese della cultura e dell’arte. Non è necessaria la prenotazione. Ingresso libero fino a esaurimento posti.
Lunedì 27 marzo ore 9.30-13 Accademia delle Arti del Disegno di Firenze “La tutela fra protezione e recupero, dal Granduca a Rodolfo Siviero” Incontro sulle origini della tutela intesa come protezione del patrimonio culturale, origini antiche che a Firenze sono rappresentate da episodi quanto mai significativi: la “lista” dei pittori di cui non si potevano portare i dipinti fuori del Granducato (1603), primo “veto all’esportazione”: il “patto di Famiglia” concepito da Anna Maria de’ Medici Elettrice Palatina e verrà ricordata l’azione di Rodolfo Siviero, fautore della “rinascita” dell’Accademia nel secolo scorso, nel campo del recupero dei beni sottratti all’Italia in circostanze di totalitarismo e di guerra.
Dal 28 marzo al 27 aprile Palazzo Vecchio, Sala Leone X Chimera relocated A cura di Mus.e per il Comune di Firenze, Musei Civici Fiorentini, in collaborazione con il Museo Archeologico nazionale di Firenze, le Gallerie degli Uffizi e la Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze. Esposizione della Chimera di Arezzo, il celebre bronzo etrusco rivenuto nel 1553, insieme al Busto di Cosimo I di Baccio Bandinelli e al Disegno della Chimera di Baccio Bandinelli. La Chimera viene ricollocata per un mese a Palazzo Vecchio, nel luogo esatto dove la collocò Cosimo I de’ Medici dopo il suo ritrovamento.
convento san francesco firenzeMartedì 28 marzo ore 15.00 Palazzo Vecchio, Salone dei Cinquecento Tavola rotonda Il commercio delle opere d’arte Alla presenza di esperti e direttori di Musei internazionali.
Mercoledì 29 marzo ore 9.30 Villa Schifanoia, sede del Robert Schuman Research Center, Istituto Universitario Europeo LaRivistaCulturale.com in collaborazione con l’Istituto Universitario Europeo e il Museo Novecento “Cos’è il Dialogo delle Culture?”
Incontro aperto al pubblico per spiegare cosa si intende in antropologia culturale per “traffico culturale” e “dialogo”. Nel dibattito informale tra gli ospiti si metterà in evidenza come solo la cultura e la conoscenza forniscano gli strumenti necessari per capire e affrontare costruttivamente le sfide sociali del nostro tempo.
Giovedì 30 marzo ore 14.00 Teatro della Pergola “Formazione e mercato del lavoro”
Conferenza promossa dalla Fondazione Teatro della Toscana sui temi della formazione e degli sviluppi professionali nel mondo del teatro. Relatori: Prof. Pascal Gielen, Universiteit Antwerpen (Belgium); Mary Ann De Vlieg (moderatrice); Simon Sharkey, National Theatre of Scotland (UK); Marc Sussi, Jeune Theatre National (France); Theo Abazis, National Greek Theatre (Grecia); Prof. art. Ksenija Zec, Academy of dramatic arts di Zagabria (Croazia); Daniela Bortignoni, Accademia Nazionale d’Arte Drammatica Silvio D’Amico (Italy); Helen Richardson, Brooklyn college (USA); Eleonore Christine Franke, Theaterakademie, (Germany); Prof. Patrick Lonergan, firenzeNUI Galway (Irland).
Giovedì 30 e Venerdì 31 marzo Visite speciali organizzate da Palazzo Spinelli:
– Badia Fiorentina, Chiostro degli Aranci: apertura esclusiva per i restauri della lunetta della vita di San Bernardo e di sinopia;
– San Miniato al Monte, Cimitero delle Porte Sante: visita guidata ai monumenti funebri del Villari, Lachemabacher e Fagnoni;
– Palazzo Spinelli: visita esclusiva ai laboratori e alla Cappella affrescata da Santi di Tito.Tutte le visite sono dalle 10.00 alle 13.00 e dalle 14.00 alle 17.00, su prenotazione.
Giovedì 30 marzo e Venerdì 31 marzo Museo dell’Opera del Duomo Approfondimenti sul contesto storico, sul significato storico artistico e sul messaggio religioso delle tre opere più importanti della collezione, nei seguenti orari (durata 30 minuti): 10.00 Maddalena / in inglese o in italiano in base ai visitatori presenti; 11.30 Pietà / in inglese o in italiano in base ai visitatori presenti; 13.00 Cantorie / italiano; 13.30 Cantorie / inglese; 14.30 Maddalena / in inglese o in italiano in base ai visitatori presenti; 16.00 Pietà / in inglese o in italiano in base ai visitatori presenti; 16.30 Cantorie / italiano; 17.00 Cantorie / inglese. Info: http://www.operaduomo.firenze.it

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Una copia dell’Arco di Palmira a Firenze

Posted by fidest press agency su giovedì, 16 marzo 2017

firenzeA Firenze, in occasione del G7 della Cultura, una copia dell’Arco di Palmira sarà esposta in piazza della Signoria, davanti a Palazzo Vecchio, dal 27 marzo al 27 aprile.
Si tratta di una riproduzione perfetta dell’originale, realizzata grazie alle nuove tecnologie, nell’ambito del progetto “The Million Image Database” per la tutela e la salvaguardia del patrimonio culturale mondiale, promosso da The Institute for Digital Archaeology in collaborazione con UNESCO, Università di Oxford, Museo del Futuro di Dubai e governo degli Emirati Arabi Uniti.
Un’operazione di rilievo internazionale che nasce in Toscana: la copia dell’Arco di Palmira è stata realizzata da Torart, un’azienda di Carrara guidata da due giovani imprenditori, Giacomo Massari e Filippo Tincolini, e specializzata in scultura, arte contemporanea e design nell’applicazione delle nuove tecnologie nella lavorazione del marmo, pietre e materiali duri di diversa natura. Attraverso un approccio non invasivo, la tecnologia usata da Torart può essere applicata al mondo del restauro, offrendo la possibilità di riprodurre delle opere fino nei minimi dettagli e in modo che la lavorazione rimanga sostenibile e rispettosa nei confronti del materiale originario, del valore storico e del patrimonio culturale a cui appartiene.
La riproduzione dell’Arco di Palmira è stata esposta a Londra e a New York ed arriva per la prima volta in Italia, proprio a Firenze, in un simbolico tour che ha l’obiettivo di attirare l’attenzione dell’opinione pubblica internazionale sull’importanza di prendersi cura del patrimonio artistico e culturale dell’umanità. (foto: firenze)

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La chimera di Arezzo al Palazzo Vecchio di Firenze

Posted by fidest press agency su giovedì, 16 marzo 2017

chimeraFirenze alla fine di marzo in concomitanza con il primo G7 della Cultura, la Chimera di Arezzo sarà esposta eccezionalmente in Palazzo Vecchio, in Sala Leone X, dove la volle esibire Cosimo I de’ Medici dopo il suo ritrovamento alla metà del Cinquecento. Una ricollocazione, quindi, in linea con quanto avvenuto negli ultimi due anni: si tratta infatti del terzo evento che vede impegnata l’amministrazione comunale nella riproposizione – seppure temporanea – di contesti originali della Reggia medicea, dopo il ritorno degli arazzi medicei di Bronzino, Pontormo e Salviati nel Salone dei Dugento e la rievocazione degli orticini pensili di Eleonora di Toledo sul Terrazzo di Saturno. Il nuovo progetto, promosso dal Comune di Firenze, è stato reso possibile grazie alla collaborazione con il Museo Archeologico Nazionale di Firenze e ai generosi prestiti delle Gallerie degli Uffizi e della Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze.
Insieme al bronzo del V-IV secolo a.C., usualmente custodito al Museo Archeologico Nazionale di Firenze, troveranno posto nella sala di Leone X anche una lettera inviata a Baccio Bandinelli negli anni Cinquanta del XVI secolo, documento di eccezionale significato conservato alla Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze dove si trova tratteggiata velocemente a inchiostro la sagoma della Chimera (priva della coda come al suo rinvenimento). Terzo elemento in esposizione sarà un busto in bronzo raffigurante Cosimo I, opera dello stesso Bandinelli, in prestito dalle Gallerie degli Uffizi.
L’ultima apparizione della Chimera in Palazzo Vecchio risale all’epoca delle grandi celebrazioni medicee del 1980; sarà quindi data l’occasione a un nuovo pubblico di fiorentini e non di rivedere lo splendido manufatto d’arte etrusca nel contesto originario della Sala di Leone X, dove venne appunto collocato in seguito al suo fortuito ritrovamento nel Cinquecento.
La Chimera suggellò in modalità perfino spettacolari ed enfatiche il revival etrusco, promosso da Cosimo I de’ Medici con campagne e scavi archeologici, imprese letterarie ed erudite come quella dell’Accademia Fiorentina, con i contributi di Giovan Battista Gelli e Pierfrancesco Giambullari, o quella estranea all’ambiente toscano di Guillaume Postel, cui si deve la prima ‘monografia’ sull’Etruria nel 1551. Perfino Giorgio Vasari pescherà nella storia toscana, teorizzando una primazia dell’arte etrusca nei confronti di quella classica, affidando il suo giudizio alla presenza della Chimera rinvenuta ad Arezzo il 15 novembre 1553, “dieci braccia sottoterra“ in prossimità del baluardo che si stava costruendo presso la porta di San Lorentino. Un rinvenimento inaspettato che desterà grande sorpresa e che contribuirà efficacemente alla riscoperta della passata grandezza toscana e alla definizione della figura di Cosimo come nuovo principe etrusco. Ce lo ricorda Benvenuto Cellini: “essendo in questi giorni trovate certe anticaglie nel contado d’Arezzo, in fra le quali si era la Chimera, ch’è quel lione di bronzo il quale si vede nella camera vicino alla gran sala del Palazzo, ed insieme con la detta chimera si era trovato una gran quantità di piccole statuette pure di bronzo, le quali erano coperte di terra e di ruggine, ed a ciascuna di esse mancava o la testa o le mani o i piedi, il Duca pigliava piacere di ricettarsele de per se medesimo con certi cesellino da orefice.”
Giunta immediatamente nel palazzo ducale fiorentino insieme agli altri reperti, infatti, l’impressionante scultura etrusca (parte di un donario assai prestigioso che comprendeva anche la figura di Bellerofonte a cavallo) venne collocata su suggerimento del Vasari nella magniloquente cornice della Sala Leone X, a simboleggiare le forze negative – gli eventi più disastrosi e contrapposti, i malvagi nemici – dominate da Cosimo nella costruzione di un nuovo e ideale regno di Etruria: come non mancò di sottolineare lo stesso Vasari, “ha voluto il fato che la si sia trovata nel tempo del Duca Cosimo il quale è oggi domatore di tutte le chimere”.
Fin dal Cinquecento la Chimera è stata oggetto di studio erudito. Le fonti confermano che Benvenuto Cellini si sarebbe dovuto occupare di restaurare la statua, ricostruendo la coda di cui l’animale era privo. Tale integrazione verrà eseguita però solo nel 1784 dallo scultore Francesco Carradori su indicazione di Luigi Lanzi, quando ormai la fiera – dal 1712, dopo quasi due secoli di permanenza nel Palazzo di piazza, dove non aveva mancato di stupire viaggiatori e ospiti di ogni provenienza – si trovava agli Uffizi. Dal XIX secolo, il bronzo è conservato al Museo Archeologico Nazionale di Firenze. (foto: chimera)

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Il restauro del trittico con la Resurrezione di Lazzaro di Nicolas Froment

Posted by fidest press agency su mercoledì, 8 marzo 2017

tritticoFirenze fino al 30 aprile 2017 Uffizi, Galleria delle Statue e della Pitture, Sala del Camino si presenta al pubblico, dopo il restauro realizzato grazie al contributo dei Friends of Uffizi Gallery/Amici degli Uffizi, il dipinto del pittore francese Nicolas Froment (c. 1430 – 1486), firmato e datato 1461. Si tratta di una delle opere più considerevoli della collezione di pittura straniera delle Gallerie degli Uffizi del XV secolo, oltre che di un’ importante testimonianza dell’interesse della committenza italiana per la pittura del nord Europa.
Il trittico illustra la storia di Lazzaro e delle sue sorelle Marta e Maria: nell’anta sinistra, Marta va incontro a Gesù per informarlo della morte del fratello; al centro, Gesù resuscita Lazzaro fra la commozione di Marta, Maria e degli apostoli; nell’anta destra la narrazione si conclude con la Cena in casa del fariseo, dove Maria onora il Salvatore ungendogli i piedi. Sul verso delle ante, il committente del dipinto Francesco Coppini, accompagnato da altri due personaggi non identificati, è effigiato, a destra, mentre ptega davanti alla Vergine con il Bambino, raffigurata sull’nata sinistra. In basso, un’iscrizione reca la firma di Nicolas Froment e la data 1461.
L’opera è pervenuta alle Gallerie fiorentine dal convento francescano di Bosco ai Frati in Mugello in seguito alle soppressioni degli istituti religiosi di epoca napoleonica.
Fu dipinta da Nicolas Froment, maestro originario della Piccardia del quale rimangono oggi pochissime opere e conosciuto soprattutto per l’attività che almeno dal 1465 svolse in Provenza, dove lavorò anche per il sovrano Renato d’Angiò. Il trittico con la Resurrezione di Lazzaro, l’opera più antica oggi nota di Froment, fu eseguito per un prelato originario di Prato, Francesco Coppini, che dal 1459 al 1462 visse fra Fiandre, Inghilterra e Francia svolgendo incarichi per conto di papa Pio II. Il veristico ritratto presente sul verso dell’anta destra del trittico ci restituisce l’aspetto di questo intraprendente, colto e ambizioso prelato.
Nato a Prato nel 1402, di umili origini, Francesco intraprese la carriera ecclesiastica divenendo un abile giurista e distinguendosi per le capacità diplomatiche. Nominato vescovo di Terni nel 1458, l’anno seguente fu inviato da papa Pio II come collettore delle decime nelle Fiandre e in Francia, per poi trasferirsi in Inghilterra con la missione di pacificare le lotte per la corona fra Lancaster e York. L’appoggio offerto da Coppini a Edoardo IV di York, re dal 1461 dopo aver deposto Enrico VI di Lancaster, fu disapprovato dal papa che richiamò Francesco a Roma e lo privò, nel 1463, della carica di vescovo e dei suoi beni. Il prelato vestì quindi l’abito benedettino e trascorse gli ultimi mesi della sua vita nel monastero romano di San Paolo fuori le Mura, dove morì nel 1464.
Non ci è noto quale fosse l’originale destinazione del trittico, che pervenne a Pisa nelle mani di una compagnia mercantile. Dal XVI secolo è documentato nel convento di San Bonaventura di Bosco ai Frati in Mugello, dove giunse forse come dono dei Medici.
«La scelta di Nicolas Froment, un pittore ancora giovane, portatore di un espressionismo a tratti impietoso, ironico, tutto spigoli – un artista che, trasferitosi poco dopo nel sud della Francia, avrà tra i suoi patroni l’intellettuale re Renato d’Angiò – ci parla del gusto “forte” e quasi temerario di Coppini, e solletica la nostra immaginazione su come sarebbe stata quella cappella che il presule probabilmente non vide mai compiuta. La Sala del Camino degli Uffizi, dove è esposto ora in mostra il trittico di Froment, può idealmente sostituire lo spazio raccolto e sicuramente prezioso che il suo committente aveva di certo in mente.» (Eike D. Schmidt, Direttore delle Gallerie degli Uffizi)
Il restauro recentemente concluso ha restituito brillantezza alla cromia squillante della stesura pittorica, migliorando la leggibilità di particolari minuti e curiosi. E’ stata inoltre accertata l’originalità della maggior parte degli elementi che lo costituiscono secondo caratteristiche costruttive ascrivibili alla tradizione fiamminga. Realizzato interamente con legno di quercia, è composto da tre pannelli che, prima di essere dipinti, furono alloggiati nelle cornici, incastrati nell’incavo ricavato nello spessore. I trafori in legno dorato della tavola centrale, simili alle arcate di una cattedrale gotica, furono invece applicati dopo la stesura pittorica. Il perimetro del pannello centrale è stato alterato nel corso di un vecchio restauro e le cerniere che collegano le ante laterali non sono originali, come pure il meccanismo di chiusura degli sportelli.
Prima di procedere con la pittura, sulle tavole erano stati stesi due strati di preparazione, il primo a base di carbonato di calcio e il secondo con bianco di piombo. La riflettografia, di cui in mostra si proiettano le immagini, ha rivelato l’esistenza di un disegno preparatorio realizzato in gran parte a mano libera.
Il legante della stesura pittorica di tipo oleoso e tra i pigmenti adoperati figurano il carminio e la lacca di robbia per i toni di rosso, il resinato di rame per il verde e l’indaco, presente nella delicata ombreggiatura delle nicchie che accolgono la Vergine col Bambino e il committente nel verso delle ante.
In occasione della conclusione e presentazione del restauro del trittico Daniela Parenti ha curato il volume Il restauro del trittico con la Resurrezione di Lazzaro di Nicolas Froment, edito da Silvana Editoriale.
Ci piace unirci a Maria Vittoria Colonna Rimbotti, Presidente degli Amici degli Uffizi, nel suo ringraziamento per la generosa sponsorizzazione – che ha reso possibile questo restauro ed il libro che lo documenta – ai Friends of the Uffizi e a «Susan McGregor, la donatrice americana che con grande generosità ha scelto di restaurare questo trittico che tanto l’ha emozionata e commossa, in modo particolare la scena dell’incontro di Marta con Gesù. E che con rara sensibilità ha cosi commentato la conclusione del restauro: “Grazie perché riempite la mia vita di tanta bellezza e mi avete dato possibilità di tornare indietro nel tempo per catturare l’abilita e la maestria di Nicolas Froment che tutto il mondo può vedere. Ho ricevuto molto di più di quanto ho dato”». (foto: trittico).

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Il cosmo magico di Leonardo da Vinci: l’Adorazione dei Magi restaurata

Posted by fidest press agency su martedì, 28 febbraio 2017

palazzo-pitti10Firenze 28 marzo – 24 settembre 2017 Uffizi, Galleria delle Statue e delle Pitture a cura di Eike Schmidt, Marco Ciatti, Cecilia Frosinini. L’Adorazione dei Magi di Leonardo da Vinci torna agli Uffizi dopo sei anni dedicati al restauro e alle indagini conoscitive dell’opera, condotti dall’Opificio delle Pietre Dure con il sostegno economico degli Amici degli Uffizi. La tavola fu commissionata a Leonardo nel 1481 dai monaci agostiniani per la chiesa di San Donato a Scopeto; la partenza del maestro per Milano, nel 1482, determinò l’abbandono dell’opera, mai ultimata da Leonardo, tanto che alcuni anni più tardi i committenti fecero eseguire a Filippino Lippi un’altra pala d’altare con l’Adorazione dei Magi, terminata nel 1496. Il dipinto, interrotto da Leonardo dopo una lunga elaborazione preliminare, rimase per qualche tempo nelle case della famiglia fiorentina dei Benci, per poi entrare nelle collezioni dinastiche dei Medici. Costituisce oggi la tavola vinciana di più grandi dimensioni pervenutaci (cm. 246 x 243). Il suo restauro, oltre ad aver risolto alcuni problemi conservativi, ha consentito di recuperarne tonalità cromatiche inaspettate e la sua piena leggibilità, ricchissima di dettagli affascinanti che aprono nuove prospettive sul suo complesso significato iconografico. Con l’Adorazione dei Magi di Leonardo, viene esposta anche la versione eseguita da Filippino Lippi nel 1496, in un affascinante dialogo che farà emergere le diversità tra i due maestri e la loro differente interpretazione del soggetto, frutto delle mutazioni politiche e culturali intercorse a Firenze nell’arco di poco più di un decennio.

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Le Gallerie degli Uffizi anche nel corso del 2017 offrono al pubblico un prestigioso e variegato programma espositivo

Posted by fidest press agency su sabato, 18 febbraio 2017

palazzo-pittiFirenze. Palazzo Pitti Piazza Pitti, 1. Il programma ha debuttato il 10 gennaio con la mostra Fashion in Florence through Lens in the Archivio Foto Locchi a Palazzo Pitti nell’Andito degli Angiolini, aperta fino al prossimo 5 marzo, mostra fotografica dedicata alla moda tra gli anni ’30 e ’70 con l’intento di raccontare attraverso la forza dell’immagine la nascita del fashion a Firenze. Ha proseguito poi il 24 gennaio con l’apertura dell’esposizione Giorgio Castelfranco. Curatore, mecenate, difensore d’arte, aperta nella Sala del Camino della Galleria delle Statue e delle Pitture degli Uffizi fino al prossimo 26 febbraio. La mostra, che inaugura una tipologia di eventi espositivi di formato minore focalizzati su specifici aspetti, ha inteso celebrare Giorgio Castelfranco, protagonista della salvaguardia del nostro patrimonio in epoca fascista. Funzionario dell’allora Soprintendenza (con l’incarico di direttore delle collezioni di Palazzo Pitti), vittima delle leggi razziali, clandestino operatore per la libertà del Paese e per l’integrità delle sue ricchezze artistiche, Castelfranco fu anche un fautore e mecenate dell’arte contemporanea.
Le mostre in programmazione nei prossimi mesi dell’anno spazieranno dai temi rinascimentali a momenti cruciali del collezionismo mediceo, fino alla commemorazione storica del centenario della rivoluzione di ottobre, senza escludere rassegne personali di rinomati artisti contemporanei. Varie, inoltre, le opere restaurate e le nuove acquisizioni che saranno presentate al pubblico: iniziative di valorizzazione che narreranno la storia dei dipinti, talvolta a confronto con opere coeve, e nuove scoperte rese possibili in seguito ai restauri. “L’intenso e ricco programma espositivo che le Gallerie degli Uffizi offrono al pubblico nel 2017 pone un accento particolare sull’arte contemporanea – afferma Eike Schmidt, Direttore del museo. – Infatti, in questo settore la nostra collaborazione con il Comune di Firenze avrà modo di intensificarsi ulteriormente grazie all’ospitalità nelle nostre gallerie di alcune opere collegate alle due mostre organizzate rispettivamente dalla Fondazione Palazzo Strozzi e dal Comune: la retrospettiva di Bill Viola a Palazzo Strozzi e la grande rassegna dell’arte italiana, Ytalia, al Forte Belvedere. A partire da quest’anno, inoltre, ogni marzo inaugureremo due esposizioni dedicate a donne artiste, una vissuta e attiva nel passato e l’altra nel presente. L’arte e l’architettura promosse tra Quattrocento e Cinquecento e il collezionismo mediceo, nelle sue diverse declinazioni, saranno al centro del nostro programmo espositivo. L’anno si concluderà con una serie di mostre incentrate su tre veri rivoluzionari nei loro rispettivi campi (Lutero, Leopoldo de’ Medici, Ejzenštejn) e con la prima grande esposizione in Europa sulla pittura giapponese di paesaggio e di natura compresa tra l’epoca Muromachi e l’inizio dell’epoca Edo (XV – XVII secolo). Con questo programma intendiamo dunque favorire una variegata proposta di temi e problematiche mantenendo costante la nostra ampia offerta culturale per tutto il corso dell’anno, e anzi rafforzandola proprio nei periodi in cui l’affluenza dei visitatori è minore.”

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