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Leonardo da Vinci e il moto perpetuo

Posted by fidest press agency su venerdì, 4 ottobre 2019

Firenze, Museo Galileo, 10 ottobre 2019 – 12 gennaio 2020. Fin dal Medioevo l’idea di riprodurre con dispositivi meccanici il moto perpetuo delle sfere celesti ha stimolato l’immaginazione e l’ingegno di tecnici, ingegneri e filosofi naturali, che si sono confrontati con la sfida di costruire macchine che, una volta messe in movimento, potessero funzionare perennemente senza applicazione di forza.Un nodo fondamentale di questa storia plurisecolare è rappresentato dagli studi nei quali Leonardo ha cercato di stabilire se sia davvero possibile realizzare macchine a moto perpetuo. Le sue ricerche mostrano la serietà e l’impegno con i quali il Genio di Vinci si applicò nella ricerca di soluzioni praticabili. Egli giunse tuttavia alla conclusione che il moto perpetuo non può esistere in natura, anticipando così di oltre tre secoli la dimostrazione definitiva della verità di quel principio fornita da James Clerk Maxwell, protagonista dell’affermazione della termodinamica nella seconda metà del secolo XIX.La mostra presenta un’esaustiva galleria degli spettacolari disegni di Leonardo e dei principali protagonisti delle ricerche sul moto perpetuo, affiancata dai modelli di alcuni tra i più intriganti di quei dispositivi e da suggestivi filmati ne illustrano il presunto funzionamento.Un elemento di grande novità è la sezione dedicata alla realtà aumentata: grazie a questa tecnologia rivoluzionaria, i visitatori potranno interagire con l’ambiente circostante, visualizzando come se fossero reali le macchine a moto perpetuo concepite da Leonardo e dagli altri ingegneri e scienziati. Chi lo desidera, potrà cimentarsi in un divertente gioco didattico, dedicato ai princìpi fisici in base ai quali si ritenne a lungo che il moto perpetuo fosse possibile.La mostra, a cura di Juliana Barone e Andrea Bernardoni, è realizzata dal Museo Galileo in collaborazione con Birkbeck–University of London e Ravensbourne University, nel quadro del progetto di ricerca FISR “Scienza, storia, società in Italia. Da Leonardo a Galileo alle ‘case’dell’innovazione”, promosso e sostenuto dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, e si avvale del patrocinio del Comitato Nazionale per la celebrazione dei 500 anni dalla morte di Leonardo da Vinci.

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Tre capolavori entreranno presto a far parte delle collezioni delle Gallerie degli Uffizi

Posted by fidest press agency su giovedì, 3 ottobre 2019

Firenze si tratta di due dipinti, la Madonna col Bambino, San Giovannino e Santa Barbara dell’allievo di Michelangelo Daniele da Volterra, del Ritratto dello scultore Antoine Denis Chaudet realizzato dalla moglie, la celebre pittrice francese Jeanne-Elisabeth Chaudet, e di un busto marmoreo, il Virgilio di Carlo Albacini. Le opere sono state selezionate nell’ambito dell’edizione 2019 della Biennale dell’Antiquariato di Firenze: già avviate le procedure di acquisto (con Benappi di Torino per quanto riguarda il Daniele da Volterra, Orsini Arte Libri di Milano per il Chaudet e Carlo Virgilio di Roma e Londra per il busto di Virgilio), che verranno completate nei prossimi mesi. La Madonna col Bambino, San Giovannino e Santa Barbara: Daniele da Volterra, considerato da molti amico strettissimo e allievo tra i più talentuosi del Buonarroti, la dipinse intorno al 1548. L’opera è proprietà della nobile famiglia senese Pannocchieschi d’Elci, come lo era un altro capolavoro dell’artista toscano, l’ Elia nel deserto. Gli Uffizi hanno acquistato quest’ultimo quadro proprio lo scorso anno: i due dipinti saranno dunque presto riuniti nella medesima collezione pubblica. Si trattava delle ultime due opere di Daniele da Volterra in mani private – prima dell’acquisizione da parte degli Uffizi – e questa loro rarità è un enorme valore aggiunto. Il Ritratto dello scultore Antoine Denis Chaudet: Antoine-Denis Chaudet (Parigi 1763-1810) fu, probabilmente lo scultore più conosciuto nella Francia napoleonica. Qui lo si vede ritratto dalla moglie, la pittrice Jeanne-Elisabeth Chaudet, all’epoca famosa per i ritratti di animali, bambini, e personaggi, tra i quali anche quello di suo marito, realizzato nel 1802. Una vera e propria rarità nella storia dell’arte: il ritratto di un’artista dipinto dalla sua stessa consorte.
Il busto di Virgilio: questa scultura è una copia del busto romano – il cosiddetto “Virgilio” – esposto nella Sala dei Filosofi ai Musei Capitolini a Roma: questo era a sua volta copia romana del secondo secolo d.C. da un perduto originale greco del quarto secolo a.C. Carlo Albacini, scultore e restauratore d’antichità di grande successo nella Roma della seconda metà del ‘700, scolpì il busto ora acquisito dalle Gallerie degli Uffizi nel 1790.

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Il Nano Morgante del Bronzino ritorna a Pitti

Posted by fidest press agency su mercoledì, 25 settembre 2019

nano morganteFirenze Il Nano Morgante, ritratto realizzato dal Bronzino del più celebre dei cinque buffoni che vissero alla corte di Cosimo I de’ Medici, torna a Palazzo Pitti, nella reggia dove questo leggendario personaggio – al secolo Braccio di Bartolo – trascorse la maggior parte della sua vita. Dipinta su entrambi i lati, la tela raffigura il nano come “uccellatore”, cioè cacciatore di uccelli, giacché non gli era consentita la caccia ad animali di taglia più grande, attività riservata ai personaggi di rango più elevato. Il personaggio è ritratto rispettivamente di fronte e da tergo in due momenti successivi dell’azione: davanti lo si vede prima della caccia, mentre tiene al laccio una civetta usata come esca per attirare una ghiandaia che vola nell’aria, dietro viene mostrato quando impugna con la destra il risultato della sua impresa, voltandosi verso lo spettatore. In questo modo Bronzino, all’epoca coinvolto nella querelle sul “paragone” (ovvero la contesa del primato tra pittura e scultura) rispondeva con i fatti a chi sosteneva il vantaggio della statuaria perché essa offriva più punti di vista.
Il ritratto è ora esposto nella Sala di Apollo in Galleria Palatina. Questa opera assai fragile è stata dotata di una nuova teca, con vetro antiriflesso di ultima generazione e sistema di assorbimento degli urti, e trova in questa sede definitiva una collocazione più sicura. Infatti, nel corridoio al primo piano degli Uffizi dove era stata sistemata dal 2013 al 2016 – in dialogo con la galleria di ritratti dello stesso artista – le vibrazioni del pavimento al centro del corridoio, dove essa stava nella traiettoria dei flussi dei visitatori, costituivano un pericolo per la sua conservazione.
Braccio di Bartolo, chiamato con ironia paradossale Morgante, come il gigante protagonista dell’omonimo poema di Luigi Pulci, era un personaggio molto popolare al tempo di Cosimo I, noto ed apprezzato per la sua lingua tagliente e arguta, citato addirittura nelle Vite del Vasari e divenuto, nel tempo, soggetto di capolavori oggi celebrati. Oltre al doppio ritratto di Bronzino, sono da ricordare anche la scultura in marmo di Valerio Cioli per la fontana del Bacchino nel Giardino di Boboli, che lo ritrae a cavalcioni di una tartaruga, nonché quella in bronzo del Giambologna per la piccola fontana nel giardino pensile sopra la loggia dei Lanzi e oggi esposta al Bargello, dove lo si vede a cavallo di mostro marino. Giambologna ribadisce poi il ruolo di Morgante nella vita di Cosimo I ritraendolo anche alla base del monumento equestre del Granduca in Piazza della Signoria, mentre prende parte – disturbando, com’era da aspettarsi nel suo ruolo – alla cerimonia di incoronazione del suo signore.
Nell’Ottocento il dipinto di Bronzino venne sottoposto ad un pesante intervento di restauro che trasformò il nano nientemeno che nel dio Bacco, forse considerando la nudità della figura più consona a un personaggio mitologico: così una corona di foglie di vite fu aggiunta a cingergli il capo, bacino e genitali vennero nascosti da un’altra ghirlanda di pampini e grappoli, e la civetta ridipinta diventò un calice di vino.
Queste aggiunte furono rimosse solo nel 2010, durante una delicata operazione di ripristino che restituì finalmente all’opera l’aspetto originario, e al Nano Morgante la sua dignità di abile cacciatore di uccelli, celebrata dalle fonti storiche. “Le cronache ci tramandano che Braccio di Bartolo aveva una personalità complessa e arguta, carismatica e a volte anche litigiosa – spiega il direttore delle Gallerie degli Uffizi Eike Schmidt – Fu uno dei protagonisti della vita sociale e politica della corte, molto caro a Cosimo I, di cui si festeggia quest’anno il cinquecentenario della nascita. L’installazione a Palazzo Pitti del suo ritratto dipinto da Bronzino (che di quella corte fu indiscutibilmente il massimo pittore) è dunque un’occasione insieme museografica e celebrativa. Ed è oltretutto un’operazione che salvaguarda un’opera tanto fragile dai rischi di distacco della pellicola pittorica”. (foto nano morgante copyright Uffizi)

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Restaurata la celebre Madonna della Cesta

Posted by fidest press agency su lunedì, 23 settembre 2019

Madonna Cesta dopo restauroFirenze Palazzo Pitti. Aveva perso tutta la sua profondità e la sua verve cromatica, riducendosi ad una versione ingiallita e quasi monodimensionale di se stessa: adesso, dopo un accuratissimo intervento di restauro, la celebre Madonna della Cesta del genio della pittura fiamminga Rubens è tornata finalmente a casa, nella Galleria Palatina di Palazzo Pitti dopo un’assenza durata oltre tre anni. Da oggi il capolavoro è di nuovo visibile a tutti nella magnifica Sala di Giove, decorata con gli affreschi a tema mitologico di Pietro da Cortona. In questo spazio il dipinto si trova in ottima compagnia, insieme a creazioni di valore assoluto quali la Velata di Raffaello, le Tre Età dell’Uomo di Giorgione, il San Giovannino Battista di Andrea del Sarto, la Madonna del Sacco di Perugino e il Ritratto in armatura di Guidobaldo della Rovere del Bronzino oltre ad opere, tra gli altri, di Guercino e del fiammingo Justus Sustermans, l’autore del famoso Ritratto di Galileo Galilei custodito agli Uffizi.
Quando, nel 2016, la Madonna della Cesta fu affidata all’Opificio delle Pietre dure, le sue condizioni erano gravemente compromesse: l’accumularsi, nel corso del tempo, di pesanti interventi di restauro sulla superficie dell’opera seicentesca le avevano conferito, a causa del sovrapporsi delle vernici, un Madonna Cesta prima del restauro.jpgaspetto ingiallito, piatto, del tutto privato della vivacità che caratterizzava originariamente l’opera. In alcuni punti, addirittura, il colore risultava sollevato o staccato. A salvare il dipinto è stato un team di specialisti – Francesca Ciani Passeri e Patrizia Riitano con Andrea Santacesaria – che, armati di infinita pazienza, hanno progressivamente “esfoliato via” tutti gli strati di vernice successivamente aggiunti, restituito al capolavoro rubensiano la sua intensa e variegata qualità cromatica e “ammorbidito” il supporto di legno, eccessivamente irrigidito in seguito ad un vecchio intervento di consolidamento.
“Quello della Madonna della Cesta è un altro grande ritorno di un capolavoro nella Galleria Palatina di Palazzo Pitti in appena tre mesi – commenta il direttore delle Gallerie degli Uffizi Eike Schmidt – a luglio, dopo 75 anni di assenza a causa di un furto da parte dei nazisti, abbiamo potuto accogliere di nuovo il leggendario Vaso di Fiori dell’olandese Jan Van Huysum. Poche settimane dopo abbiamo portato nella Sala della Berenice la commovente Madonna della Gatta di Federico Barocci, rimasta per oltre dieci anni lontana dagli occhi del pubblico nei depositi degli Uffizi, e la copia coeva del Tradimento di Cristo di Caravaggio, anch’essa restaurata. Continueremo su questa strada, per rendere Palazzo Pitti, come merita, il più grande scrigno dei tesori artistici di Firenze”.
Dalle analisi diagnostiche hanno preceduto il restauro sono emerse sulla superficie del dipinto tracce di carta, che potrebbero essere riconducibili al cartone preparatorio utilizzato da Rubens. Questa ed altre suggestive ipotesi di elevato interesse scientifico verranno analizzate e spiegate dall’Opificio delle Pietre in uno studio scientifico sul dipinto, di prossima pubblicazione. (foto copyright galleria palatina https://www.uffizi.it/opere/sala-giove)

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I nuovi servizi digitali di accessibilità al Museo

Posted by fidest press agency su venerdì, 13 settembre 2019

Firenze 25 settembre ore 12.00 Sarà presentato presso la Fondazione Scienza e Tecnica di Firenze Via Giuseppe Giusti, 29 “High Tech vs High Touch”: i nuovi servizi digitali di accessibilità al Museo, un progetto realizzato grazie al contributo della Fondazione CR Firenze nell’ambito del bando “Laboratori Culturali – innovazione digitale e nuovi pubblici nei musei”, che si pone l’obiettivo di implementare l’offerta museale e ampliare il bacino di utenti attraverso l’uso di innovativi linguaggi multimediali. All’incontro saranno presenti Donatella Lippi e Stefano Caramelli, rispettivamente Presidente e Direttore della Fondazione Scienza e Tecnica, e Donatella Carmi Vicepresidente della Fondazione CR Firenze.Il Museo della Fondazione Scienza e Tecnica, grazie al valore delle sue collezioni storico-scientifiche, attrae studiosi e ricercatori, studenti e appassionati di tutta Italia. Già da qualche anno, il Museo ha potenziato la comunicazione tradizionale e digitale con la creazione di nuovo materiale comunicativo cartaceo, l’inserimento di QR code all’interno del percorso espositivo, la messa a punto del nuovo sito web e la realizzazione di una specifica Audioguida. Il Museo si rivolge a tipologie di target diversificate: famiglie, invitate nel week-end a partecipare a eventi e laboratori, scuole di ogni ordine e grado, che hanno a disposizione un programma dedicato durante tutto l’anno, studenti e ricercatori, visitatori, turisti, categorie protette.
Le azioni sono state pensate per categorie di pubblico standard (studenti, docenti, famiglie, turisti), con particolare attenzione verso il pubblico scolastico. Determinati interventi, invece, sono rivolti a categorie difficilmente raggiungibili con i linguaggi tradizionali, attraverso la valorizzazione di quelle parti delle collezioni che offrono spunti di interesse specifici. Particolare attenzione è stata dedicata a persone con disabilità uditiva.
Per conseguire questi obiettivi, sono ora messi a disposizione dei visitatori del Museo nuove funzionalità e nuovi supporti multimediali e interattivi alla visita. Tra questi: un Video generale di approfondimento, con sottotitoli e audio in italiano e Video in LIS, Lingua dei Segni Italiana; 9 Video in LIS con sottotitoli e audio in italiano, relativi alle varie sezioni del Museo; una Mappa interattiva di orientamento della struttura e dei servizi del Museo, dotata di tasti audio e con una versione anche in inglese; un monitor touch per la mappa interattiva installato all’ingresso, una postazione fissa di monitor per proiezione video generale a ciclo continuo; il perfezionamento dell’Audioguida del Museo, attraverso la realizzazione di una English Version. Un lavoro di implementazione è stato fatto anche sui canali social attraverso la creazione di pagine dedicate al Museo sul canale Instagram e su Google+. Orario Museo 15 settembre – 14 giugno: da lunedì a venerdì 9.00 – 16.00; sabato e domenica 10.00 – 18.00 15 giugno – 14 settembre: da martedì a domenica 10.00-13.00.

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L’arte religiosa della Grande Madre Russia

Posted by fidest press agency su mercoledì, 4 settembre 2019

Firenze. Avrà un suo spazio dedicato nel cuore di Firenze, nella reggia granducale di Palazzo Pitti: la storica collezione di 78 icone sacre raccolta a Firenze dai Medici e soprattutto dai Lorena nel corso del Settecento e del secolo successivo, sarà infatti per la prima volta esposta in un allestimento permanente. Si tratta di quattro grandi sale affacciate sul cortile al piano terra di Palazzo Pitti e decorate con affreschi seicenteschi: al termine dei lavori, previsto entro Natale, le sale entreranno a far parte del normale percorso di visita della ex reggia. Il direttore delle Gallerie degli Uffizi Eike Schmidt presenta oggi il progetto a Mosca, nell’ambito di una conferenza internazionale. L’insieme di 78 icone costituisce la più antica collezione del genere al mondo al di fuori della Russia e risale in buona parte al secondo quarto del XVIII secolo.
Non è noto quando le icone russe siano giunte in Italia e per quali vie. Si sa però che si trovavano già a Firenze nel 1761: forse dono di qualche ambasciatore al granduca o, più probabilmente, omaggio della comunità ortodossa di Livorno a Francesco Stefano di Lorena, che aveva autorizzato la costruzione in città della chiesa di rito ortodosso della Trinità, eretta fra il 1757 e il 1760. Nel 1796 iniziò una diaspora delle icone: Un tempo accolte agli Uffizi, finirono per la maggior parte depositate prima alla villa medicea di Castello, dove rimasero fino all’inizio dello scorso secolo, per esser poi spostate all’Accademia – dal 1958 al 1968 – quindi a Palazzo Pitti e di nuovo, dal 1984, all’Accademia. Nel 2013 la preziosa raccolta venne di nuovo trasferita agli Uffizi, dove durante la stagione natalizia del 2014 fu esposta in una mostra organizzata dagli Amici degli Uffizi.
Sono da segnalare i due pannelli che compongono il Menologio, ossia il calendario delle festività religiose ortodosse divise per semestri, da settembre a febbraio e da marzo a gennaio: ogni icona si compone di venti file orizzontali con scene sacre e e figure di santi, ciascuna identificata da un’iscrizione. Essi sono sempre rimasti agli Uffizi, per la loro evidente importanza, come l’icona con Santa Caterina d’Alessandria, databile al 1693-1694 grazie al punzone nella oklad di argento dorato (il rivestimento metallico che copre alcune parti delle icone). La principessa martire è raffigurata con attributi molto simili a quelli dell’arte occidentale: la palma e la ruota del martirio, i libri e la sfera armillare che alludono alla sua vasta conoscenza. L’opera è attribuita all’atelier del Palazzo dell’Armeria, la bottega che lavorava alla corte dello zar nel palazzo del Cremlino a Mosca, ed è affinite allo stile di Kirili Ulanov, uno dei più noti maestri dell’atelier moscovita fra XVII e XVIII secolo.
Solo di un esemplare della collezione fiorentina si conosce l’autore, Vasilij Grjaznov, che firma l’icona della Madre di Dio di Tichvin, datata 16 luglio 1728. Si tratta di una replica dell’immagine miracolosa che secondo la tradizione apparve nel 1383 a Tichvin, nel territorio di Novgorod. Nel dipinto, la data è iscritta secondo il sistema occidentale, introdotto in Russia dallo zar Pietro il Grande (1672-1725) insieme ai numeri arabi e al calendario giuliano, in sostituzione di quello bizantino fino ad allora in uso.
Gli esemplari più antichi della collezione sono l’icona raffigurante la Madre di Dio, del tipo detto “In te si rallegra ogni creatura”, e quella con la Decollazione del Battista. Il loro arrivo a Firenze non è legato al collezionismo lorenese, bensì ai Medici. Le due icone facevano infatti parte degli oggetti liturgici conservati nella cappella delle Reliquie a Palazzo Pitti già nel 1639, al tempo del regno di Ferdinando II de’ Medici e della sua consorte Vittoria della Rovere.
Un’icona è una raffigurazione sacra dipinta su tavola, prodotta nell’ambito della cultura cristiana bizantina e slava. Il termine deriva dal russo “икона”, a sua volta derivante greco bizantino “εικόνα” (eikóna) e dal greco classico εικών -όνος derivanti dall’infinito perfetto eikénai, traducibile in “essere simile”, “apparire”, mentre il termine eikóna può essere tradotto con “immagine”.

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The New Generation Festival

Posted by fidest press agency su mercoledì, 21 agosto 2019

Firenze 28 agosto 2019 (fino al 31 agosto),Inizio ore 19:30 Intervallo: 60 minuti per cenare nei giardini al Giardino Corsini di Firenze, per la terza edizione del The New Generation Festival, un evento internazionale che presenta il più alto livello di opera, musica e teatro trasmessi dal vivo. Fondato nel 2017 da tre giovani artisti inglesi – Maximilian Fane direttore d’orchestra; Roger Granville, produttore regista, scrittore; Frankie Parham, produttore cinema, teatro – il Festival nasce con l’obiettivo di abbattere le barriere tra generazioni e generi musicali, e di offrire ai migliori talenti musicali (under 35), selezionati tra i conservatori di alta formazione artistica di tutto il mondo, l’occasione di potersi esibire in uno scenario unico e internazionale.
Inaugurerà quest’anno il Festival, l’Opera Le nozze di Figaro di W.A. Mozart, diretta dal maestro Jonathan Santagada con l’Orchestra Senzaspine. La regista Victoria Stevens traspone il libretto di Lorenzo Da Ponte Le Nozze di Figaro nel mondo inebriante dell’industria cinematografica degli anni ’30. L’opera si apre nella nuova sede di Almaviva Pictures, un affascinante studio cinematografico diretto dal Conte Almaviva. A malincuore, il Conte ha tenuto nello staff solo il suo fedele direttore della fotografia, Figaro, per averlo aiutato ad avere la mano di sua moglie, oggi protagonista femminile, la Contessa Rosina. Al contempo, il Conte guarda con attenzione alla futura sposa di Figaro, Susanna, che desidera più di ogni altra cosa. La storia che si svolge è comica, emozionante e commovente.
I costumi di scena sono stati offerti dalla storica Sartoria Tirelli, mentre tutte le calzature di scena sono fornite dalla Maison Pompei. A tarda notte musica jazz e swing con Sam Jewison band.
Per la serata l’Orchestral Concert Filippo Corsini (giovedì 29 agosto), Giuseppe Guarrera, pianista di fama internazionale, eseguirà il Concerto per Pianoforte No.4 di L. van Beethoven, diretto dal Maestro Maximilian Fane. Il programma prevede in apertura, il concerto Chanson de Matin&Chanson de Nuit Op.15, Nos. 1&2 di Edward Elgar e, a chiusura, la Sinfonia No.2 di Schumann. La musica proseguirà, come da tradizione, nella Chiesa di Ognissanti con il concerto Piano Quartet in E flat major, op. 47 di Schumann, eseguito dal Quartetto Werther. E, quest’anno, musica anche lungo l’Arno con la Sam Jewison’s Band – sextet.
Sarà il Jazz il protagonista del terzo appuntamento, con l’anteprima mondiale Dal Blues Al Bebop: Lo Spirito Di Harlem (venerdì 30 agosto) presentato da Catskill Jazz Factory e The New Generation Festival. Una celebrazione di Harlem e del suo contributo alla musica popolare, unica nel suo genere, che vede protagonisti alcune delle voci musicali più straordinarie del nuovo rinascimento del jazz – Shenel Johns, Patrick Bartley, Jr., Christian Tamburr, Michela Marino Lerman, Mathis Picard, Kyle Poole e Russell Hall – sotto la direzione di Dominick Farinacci, il “trombettista di grande eleganza”, come definito dal New York Times. L’Orchestra Senzaspine suonerà un tributo sinfonico composto appositamente da Steven Feifke, diretto dal Maestro Maximilian Fane e coprodotto da The Catskill Jazz Factory.A tarda notte: Jam session a cura di Catskill Jazz Factory soloists; Sam Jewison’s Band – sextet nella Limonaia del Giardino riservata al ballo
Gran Finale per sabato 31 agosto, con la replica dell’Opera Le nozze di Figaro di W.A. Mozart. Al termine danze swing nel Giardino Corsini con una jazz band di 10 elementi e un set notturno a cura dei dj Youp van der Steeg e Harold van Lennep.

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In ricordo del compleanno di Napoleone

Posted by fidest press agency su mercoledì, 14 agosto 2019

Firenze. In vista del 15 agosto, data della ricorrenza, l’ingresso della Galleria d’Arte Moderna di Palazzo Pitti è stato riallestito e ha come protagonista un colossale busto marmoreo di Canova, proveniente dalle collezioni granducali, raffigurante proprio Napoleone.
Inoltre, in occasione dell’evento, le Gallerie degli Uffizi hanno acquistato un’altra opera ‘napoleonica’, l’enorme disegno (84 x 207,5 cm) eseguito nel 1809 dall’architetto Hyacinthe Boucher de Morlaincourt (1756-1731). Si tratta del progetto di due ponti (dedicati uno allo stesso Imperatore, l’altro alla sorella Elisa Baciocchi, allora governatrice della Toscana) da realizzare sull’Arno all’altezza del parco delle Cascine.
Il progetto dei ponti avviene nel clima di riforme infrastrutturali per l’ammodernamento di Firenze, che da una parte intendevano adeguare la città a un’immagine moderna e rappresentativa dell’Impero francese, dall’altra glorificavano la figura di Napoleone e della sorella, nominata governatrice di Toscana con il titolo onorifico di Granduchessa. Per questo, una nuova funzione doveva essere assegnata anche a spazi fino ad allora non sufficientemente valorizzati, come il lungofiume. L’apertura delle Cascine granducali in forma di parco pubblico, voluta da Elisa Baciocchi, costituiva inoltre un ulteriore stimolo a mettere in atto le trasformazioni urbanistiche testimoniate dal disegno e mai realizzate. Obiettivo del piano – di cui l’opera del Morlaincourt recentemente acquistata è un esempio – era dunque la nuova necessità di collegare al centro storico monumentale lo spazio verde di una zona fino ad allora percepita come periferica, anche ideando una serie di passeggi alberati. Il progetto però, pur completato e presentato alle autorità, non arrivò mai a concretizzarsi.

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Torna in Camera la “Donna con bambino” di Zambini

Posted by fidest press agency su venerdì, 9 agosto 2019

Firenze. Dopo il restauro, curato dall’Opificio delle pietre dure e durato circa un anno, la statua di terracotta che raffigura una donna con bambino, realizzata nel 1929 da Ferrante Zambini (Reggio Emilia 1878 – Firenze 1949), è tornata oggi “a casa”, nella sede della Camera di commercio di Firenze, in piazza dei Giudici. L’opera d’arte, alta 65 centimetri, fa parte del patrimonio dell’Ente presieduto da Leonardo Bassilichi ed era stata parzialmente danneggiata nel febbraio del 2018, durante la fase di trasloco dai vecchi uffici di Por S.Maria, a causa di un imballaggio non adeguato. E’ stata riportata alla sua originale integrità dai tecnici dell’Opificio delle pietre dure e collocata di nuovo davanti alla sala della Giunta camerale, dove si trovava prima che iniziasse (nel 2013) la ristrutturazione dell’edificio.Zambini fu allievo di Ciro Zironi e si trasferì a Firenze grazie a una “pensione di studio” concessagli dal Comune di Reggio Emilia. “Da allora – scrive di se stesso – in cospetto dei poemi della bellezza e del genio decorativo dell’arte toscana, rinvenni la mia vera vocazione. Frequentando con assiduità la Scuola libera del nudo, mi dedicai ai motivi di genere religioso e biblico. A mia insaputa alcuni miei lavori furono accolti in Gallerie di Germania e di Parigi: soltanto qualche anno dopo, con mia grande sorpresa, fui informato del fatto. Fu Allora (1918) che a cotesto proposito il pittore Giovanni Costelli scrisse un articolo sulla rivista “Fiorentina Nova” illustrando la mia arte”.La collezione d’arte della Camera di commercio di Firenze, sculture, quadri e litografie del XX e XIX secolo, firmate tra gli altri da Plinio Nomellini, Albert Muller, Ludovico Tommasi, Romeo Costelli e Primo Conti, comprende 84 opere (tutte conservate nella sede di Piazza dei Giudici) e ha un valore stimato complessivo di oltre 265mila euro.

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Il MIBAC acquista l’ex Chiesa di San Procolo a Firenze

Posted by fidest press agency su lunedì, 8 luglio 2019

Su proposta della Soprintendenza fiorentina, il Direttore Generale Archeologia Belle Arti e Paesaggio del Mibac, Gino Famiglietti, ha disposto in data 29 maggio 2019 l’acquisizione a titolo di prelazione della Chiesa di San Procolo a Firenze per una somma di poco superiore ad un milione di euro.L’edificio – situato all’incrocio tra via dei Giraldi e via de’ Pandolfini, nelle immediate vicinanze del Bargello e della Badia Fiorentina- ha avuto una storia secolare conoscendo diverse trasformazioni. La chiesa, nota dalle fonti già dall’XI secolo, subì infatti nel tempo numerosi interventi fino ad assumere nel Settecento l’aspetto attuale, caratterizzato dalle rifiniture ad affresco a finte architetture. Nel 1778 fu soppressa come parrocchia, divenendo così sede di varie confraternite, fra cui quella di S. Antonio abate detta dei ‘macellari’, e qui negli anni Trenta del Novecento Giorgio La Pira diede vita alle Messe dei poveri. L’edificio, di proprietà della famiglia Salviati dal 1786, fu vincolato nel luglio del 1991 insieme alle opere d’arte in essa contenute; a seguito dei gravi danni subiti con il crollo della sua copertura nel 2005, è stato sottoposto ad un primo importante restauro strutturale.“Ringraziamo il ministro Bonisoli e il direttore generale Famiglietti – dichiarano il soprintendente Andrea Pessina e la direttrice del Bargello Paola D’Agostino– per aver immediatamente compreso l’importanza di procedere all’acquisto di questa prestigiosa struttura. Non solo restituiremo così alla pubblica fruizione un luogo carico di storia e d’arte, ma daremo anche al Museo Nazionale del Bargello la possibilità di disporre di nuovi spazi per le sue necessità”. Unitamente alla chiesa sono state acquisite anche tutte le sue opere d’arte, come le grandi pale d’altare di Matteo Rosselli e Gaetano Piattoli e una tavola raffigurante la Visitazione con santi, variamente attribuita al Ghirlandaio e a Piero di Cosimo, opere che -grazie al supporto del Nucleo Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale di Firenze- sono state nei giorni scorsi trasferite nei depositi della Soprintendenza.Martedì 16 luglio, alle ore 11,30 presso il Museo Nazionale del Bargello si terrà una conferenza stampa per illustrare ogni aspetto di questa importante acquisizione. Interverranno il soprintendente Andrea Pessina e la direttrice dei Musei del Bargello, Paola D’Agostino.

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Gli Avori del Museo Nazionale del Bargello

Posted by fidest press agency su domenica, 16 giugno 2019

Firenze Martedì 18 giugno alle 17.30 al Museo Nazionale del Bargello, nel Salone di Donatello, verrà presentato il Catalogo dedicato alla raccolta degli avori del Museo Nazionale del Bargello. La collezione degli avori del Museo è tra le più prestigiose oggi esistenti, con oltre 250 esemplari di incomparabile rilievo storico e artistico. Raccoglie raffinati manufatti, realizzati lungo un arco temporale di oltre 15 secoli, che stupiscono per la perizia tecnica delle lavorazioni (con intagli microscopici e perfetti) e che testimoniano un’ampia circolazione di stili e tecniche tra le diverse civiltà.
Vi sono compresi capolavori come il Dittico Denon (fine IV – inizi V secolo), il Pastorale di Yves de Chartres (fine XI) o il Flabellum (fine IX) il grande ventaglio liturgico carolingio di cui esistono solo 3 esemplari al mondo. E poi decine di esemplari a soggetto sacro e profano medievale, pedine e pezzi per gli scacchi, valve di specchio, cofanetti gotici e rinascimentali, manufatti islamici, selle da parata e molto altro ancora.
Al Bargello questi capolavori dell’arte eburnea giunsero sia dalle collezioni mediceo-granducali, al momento della fondazione del museo (1865), sia dalla ricca raccolta privata che il collezionista francese Louis Carrand, defunto nel 1888, donò al museo col suo lascito testamentario.Da allora la collezione degli avori del Bargello ha stupito i visitatori e raccolto l’interesse di studiosi e specialisti del settore. Mancava ancora, tuttavia, un catalogo che raccogliesse in modo unitario, esaustivo e aggiornato la descrizione sistematica della preziosa collezione.Il Catalogo degli avori del Museo Nazionale del Bargello, curato da Ilaria Ciseri ed edito da Officina Libraria, colma oggi questa lacuna e raccoglie, dopo un meticoloso lavoro di ricerca e schedatura durato quattro anni, i frutti dell’impegno di prestigiosi specialisti della materia. Il volume è suddiviso in 12 capitoli e comprende 226 schede scientifiche ma, grazie alla ricchezza di immagini, risulta fruibile anche da un pubblico di non addetti ai lavori.All’evento, presenziato da Paola D’Agostino (Direttore dei Musei del Bargello), Ilaria Ciseri (curatrice del volume) e Francesco Steidl (vice Presidente della Fondazione Il Bargello Onlus), interverranno Martina Bagnoli, Fulvio Cervini e Fabrizio Crivello.
L’ingresso è libero fino a esaurimento posti.

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Ultimo appuntamento degli “Incontri Primaverili”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 12 giugno 2019

Firenze – E’ fissato per giovedì 13 giugno, a partire dalle ore 17.00, presso la sala conferenze del Santa Maria Nuova, l’ultimo seminario in calendario degli “Incontri Primaverili” 2019 promossi dalla Fondazione Santa Maria Nuova onlus e dall’Ausl Toscana centro, con la collaborazione del Consolato Americano generale di Firenze.
L’appuntamento, organizzato dal Dottor Manuele Bellonzi, direttore dell’Ufficio Affari Internazionali Ausl Toscana centro, tratterà la vita della liberazionista afroamericana Sarah Parker Remond (1826-1894) che nella seconda metà del diciannovesimo secolo (1868) riuscì a conseguire un diploma di pratica medica professionale presso la scuola ospedaliera fiorentina di Santa Maria Nuova.La Remond, originaria di Salem, nel Massachusetts, dove era nata in una famiglia di afroamericani liberi molto attivi nella campagna contro la schiavitù (il fratello, Charles Lenox, fu un noto conferenziere abolizionista tra i primi a parlare degli orrori della schiavitù), già stimata conferenziera in Inghilterra a partire dal 1858, anno nel quale conosce fra gli altri Garibaldi e Mazzini, arriva a Firenze nell’agosto del 1866 con una lettera di presentazione proprio di quest’ultimo. Il nome di “Sarah Parker Remond, negra d’America” comparirà così tra gli studenti ammessi al dipartimento di ostetricia all’ospedale di Santa Maria Nuova per l’anno accademico 1866-67. Relazioneranno sull’argomento la professoressa Julia Bolton Holloway e la dottoressa Sirpa Salenius, esperte del personaggio e del periodo storico all’interno del quale è collocato. Moderatore del dibattito sarà il dottor Giancarlo Landini, presidente della Fondazione Santa Maria Nuova onlus.

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Cinquecentenario della nascita di Cosimo I

Posted by fidest press agency su mercoledì, 5 giugno 2019

galleria uffizi firenze.jpgFirenze Le Gallerie degli Uffizi celebrano il cinquecentenario della nascita di Cosimo I (1519-1574), primo Granduca di Firenze, dedicandogli un ‘trittico’ di mostre: “Cento lanzi per il Principe”, “Una biografia tessuta. Gli arazzi seicenteschi in onore di Cosimo I” (sala delle Nicchie e sala Bianca di Palazzo Pitti dal 5 giugno al 29 settembre) e “La prima statua per Boboli. Il Villano restaurato” (sala delle Nicchie di Palazzo Pitti dal 5 giugno al 29 settembre).
La prima ad aprirsi, Cento lanzi per il Principe, è dedicata alla Guardia tedesca dei Medici (‘Guardia de’ lanzi’ in vernacolo fiorentino), composta dai caratteristici alabardieri in livrea. La mostra si svolge al primo piano degli Uffizi e non per caso: dalle finestre delle sale si può infatti ammirare la Loggia dell’Orcagna su Piazza della Signoria, che per essere stata la facciata del quartier generale della Guardia tedesca negli Uffizi è ancora oggi nota come Loggia dei Lanzi (abbreviazione dal tedesco “Lanzknecht”, lanzichenecchi). Il loro arrivo a Firenze nel 1541 è una delle manifestazioni della fedeltà di Cosimo I all’imperatore Carlo V d’Asburgo: molto prima di diventare duca di Firenze, Cosimo aveva infatti più volte potuto vedere in azione la Guardia dei cien Alemanes (cento tedeschi) che seguivano l’imperatore in tutti i suoi pellegrinaggi.
Per quasi duecento anni, fino al 1738, i Lanzi hanno svolto una funzione cruciale nell’ambito della corte medicea. Compito principale della guardia era difendere la persona del sovrano e i suoi più stretti congiunti, pertanto nelle raffigurazioni degli eventi legati al sovrano, i suoi soldati appaiono quasi sempre, facilmente individuabili grazie ai loro costumi sgargianti e alla loro arma iconica: l’alabarda.
La mostra percorre la storia di questa milizia sotto vari aspetti – sociale, culturale, militare: divise in quattro sezioni, oltre 90 opere tra armature, armi, vestiti, incisioni, dipinti, documenti e libri ne raccontano l’istituzione e la storia, senza tralasciare l’impatto che essa ebbe sulla vita cittadina. È un racconto a tutto campo, che coinvolge tanto il popolo quanto i personaggi della corte, dai nani alla duchessa Eleonora da Toledo. Sono esposti oggetti sensazionali: quello che resta dell’armatura di Cosimo I, e la splendida armatura del capitano Fernberger con impresso lo stemma mediceo, proveniente dal Künsthistorisches Museum di Vienna, oltre ad armi, oggetti, incisioni e ritratti. Le guardie furono immagini iconiche del potere principesco, capaci, con la sola comparsa, di trasformare un qualsiasi spazio e situazione in una “scena di corte”. Dopo circa 200 anni di fedele servizio, furono l’ultima vestigia del vecchio regime ad abbandonare il proprio posto, rimanendo a scorta dell’Elettrice palatina fino all’arrivo a Firenze, nel marzo 1738, della Guardia svizzera dei Lorena che prese il loro posto. “Gli studi archivistici del Medici Archive Project sugli alabardieri tedeschi a Firenze – commenta il Direttore delle Gallerie degli Uffizi, Eike Schmidt – hanno fatto emergere una messe di informazioni inedite, portando alla luce opere d’arte dimenticate o sconosciute, e offrono ora una nuova lettura per innumerevoli documenti figurativi del periodo, legati alla storia di Firenze al tempo dei lanzichenecchi”.La mostra, promossa dalle Gallerie degli Uffizi in collaborazione con il Medici Archive Project è curata da Maurizio Arfaioli, Pasquale Focarile e Marco Merlo. Catalogo Giunti. (foto copyright: galleria uffizi firenze)

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Uffizi: Maxi inaugurazione per la pittura del ‘500

Posted by fidest press agency su mercoledì, 5 giugno 2019

Firenze. La ‘Venere di Urbino’ di Tiziano in una stanza appositamente dedicata. Il ritorno in Galleria, dopo quasi dieci anni di lontananza dagli occhi del pubblico, della monumentale ‘Madonna del Popolo’ di Federico Barocci; una nuova sala interamente dedicata ai capolavori del naturalismo veneziano, altre per quelli del Tintoretto e del Veronese, oltre 30 dipinti che tornano visibili dopo molto tempo. Sono solo alcuni dei tesori della grande pittura veneta e fiorentina del ‘500 e del primo ‘600, accolti al primo piano degli Uffizi in 14 sale completamente riallestite. Vi sono esposte 105 opere, un terzo delle quali da tempo in deposito: i lavori, che hanno riguardato un’area del museo di oltre 1100 metri quadrati, sono andati avanti per circa un anno.
I colori delle pareti sono naturali e stesi secondo gli antichi metodi, che li rendono vibranti e vivi: verde per la pittura veneta – un verde ripreso dai tendaggi e dai rivestimenti dei muri che si notano in tanti dipinti del Rinascimento veneziano – mentre per gli spazi destinati alla scuola toscana è stato scelto un grigio scuro, che richiama la pietra serena dell’architettura degli Uffizi, ma con un timbro più caldo e vellutato.
La ‘Venere di Urbino’ di Tiziano è affiancata a destra dalla ‘Flora’, sempre di Tiziano, e dalla ‘Fornarina’ di Sebastiano del Piombo. Protette da vetri antisfondamento che ne garantiscono anche la stabilità climatica, le tre celeberrime dame potranno ora essere ammirate in totale calma e concentrazione. Nelle sale vicine tornano finalmente visibili le opere di Lorenzo Lotto, Tintoretto, Veronese, molte delle quali da tempo non più visibili, che completano la collezione di pittura veneta degli Uffizi. Su questo lato è stata aperta anche una finestra sull’Arno, con una vista mozzafiato sul fiume e sulle colline a sud della città, a ristabilire il contatto della Galleria con il suo contesto urbano.
Le pareti della monumentale sala del Pilastro sono state lasciate chiare, così che l’ambiente richiami una chiesa a pianta centrale: qui sono infatti esposte le grandi pale d’altare del periodo della Controriforma. I visitatori vi possono finalmente ammirare di nuovo, dopo dieci anni di permanenza in deposito, la ‘Madonna del Popolo’ di Federico Barocci, capolavoro di grandi dimensioni del maestro urbinate, che il granduca Pietro Leopoldo comprò a caro prezzo per le collezioni fiorentine. Accanto, sempre del Barocci, lo splendido e atmosferico ‘Noli me tangere’ e appeso nella parete vicina quello dipinto da Lavinia Fontana, grande pittrice bolognese: due versioni dello stesso soggetto, due culture diverse a raffronto. Le stanze accanto alla sala del Pilastro sono state allestite come “studioli”, prevalentemente con opere di piccole dimensioni: una con dipinti sacri, l’altra con soggetti profani (prevalentemente mitologici e allegorici), tutti visibili nel dettaglio grazie alla protezione con vetri speciali, che permettono di avvicinarsi e di apprezzare ogni pennellata. Torna visibile anche la portentosa ‘Caduta degli Angeli ribelli’ di Andrea Commodi: nel grande bozzetto, un drammatico groviglio di anatomie umane con il quale il pittore fiorentino voleva confrontarsi direttamente con il Michelangelo della Cappella Sistina.
Vi è infine la zona dedicata alle Dinastie, dove i ritratti dei Medici di Bronzino (tra i quali anche la famosa ‘Eleonora da Toledo con il figlio Giovanni’) spiccano come gioielli sul fondo grigio scuro. La nuova sistemazione delle sale è stata concepita per migliorare la visione e la comprensione delle opere da parte del pubblico. Ciò è reso possibile anche grazie alle panchine disseminate lungo il percorso per consentire la sosta e il raccoglimento davanti ai dipinti. Un supporto alla realizzazione di questo straordinario, estesissimo intervento di allestimento è arrivato dai Friends of the Uffizi Galleries, che hanno donato 100mila dollari per la nuova Sala della Venere di Urbino, e altri 15mila dollari – generosamente offerti da uno dei membri dell’associazione, Trish Savides – per il restauro della ‘Sacra Famiglia’ di Lorenzo Lotto.
Il direttore delle Gallerie degli Uffizi, Eike Schmidt, commenta: “È come se si fosse aperto un secondo, nuovo museo dentro la Galleria. L’operazione è di portata gigantesca, ed è stata resa possibile anche grazie a una generosa donazione dei Friends of the Uffizi Galleries, presieduti da Maria Vittoria Rimbotti Colonna. Questa formidabile impresa è stata portata a compimento dall’eccezionale squadra delle Gallerie degli Uffizi, che ha lavorato con passione e grande competenza. Finalmente possiamo mostrare nel modo migliore due settori delle nostre collezioni, quello della pittura della Controriforma e quella della pittura veneta, che sono anche tra i più importanti al mondo. Ma non è finita qui: nel giro di pochi mesi tutta l’ala del Cinquecento sarà riallestita”.
E il curatore del patrimonio architettonico delle Gallerie degli Uffizi, Antonio Godoli, aggiunge: “Due sono i temi fondamentali che hanno guidato il nuovo allestimento: la ricerca di continuità nello stile delle sale vasariane, mediante lo studio di traguardi e anche di punti focali e prospettici nel posizionamento dei quadri; e la costruzione di superfici espositive a supporto delle opere, superfici che hanno la funzione di definire il nuovo spazio museale separandolo dallo spazio architettonico”.

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Giotto, restauro per le Storie di Francesco in Santa Croce

Posted by fidest press agency su sabato, 18 Mag 2019

Firenze.I Bardi, a capo di una delle compagnie medievali più potenti d’Europa, scelsero Giotto per decorare con le Storie di San Francesco la cappella di cui avevano il patronato nella basilica di Santa Croce. Il restauro del ciclo, dipinto nel terzo decennio del Trecento, costituisce un’occasione irripetibile per conoscere i segreti dell’artista e delle sue scelte riguardanti le tecniche della pittura murale. La Cappella Bardi, monumento dell’arte fiorentina del primo Trecento, occupa del resto una posizione speciale nel percorso artistico di Giotto e costituisce una delle sue ultime opere.La cappella ha sofferto vicende conservative tormentate e ha una rilevanza particolare nel processo che segna la nascita della grande tradizione italiana del restauro. A 70 anni dall’ultimo intervento sull’opera ne è oggi necessario uno nuovo, essenziale per la conservazione e per l’approfondimento della tecnica dell’artista. Il restauro, che durerà tre anni, è stato affidato dall’Opera di Santa Croce all’Opificio delle Pietre Dure e avrà il sostegno decisivo dell’Associazione per il Restauro del Patrimonio Artistico Italiano (ARPAI) e della Fondazione CR Firenze, oltre che del ministero per i Beni e le Attività Culturali.
“A distanza di settant’anni dall’ultimo intervento, il progetto di restauro della Cappella Bardi di Giotto rappresenta per l’Opera di Santa Croce un evento unico – sottolinea la presidente dell’Opera, Irene Sanesi – – L’Opificio delle pietre dure si appresta adesso ad avviare il cantiere che si prospetta complesso e non breve. Proprio per questo con l’Opificio, perché i visitatori e i fiorentini possano continuare a godere degli affreschi, grazie a tecnologie particolari, stiamo programmando i lavori perché siano accessibili dal vivo nel corso del restauro”.“Il progetto di conservazione e restauro dell’OPD sulla cappella Bardi di Giotto si inserisce nella complessa vicenda conservativa dell’opera che rappresenta uno dei casi più importanti a Firenze per la storia del restauro”, mette in evidenza Marco Ciatti, soprintendente dell’Opificio delle pietre dure.L’impegno economico complessivo è di circa un milione di euro e vede il concorso della stessa Opera di Santa Croce e del Ministero per i Beni e le Attività Culturali. ARPAI e Fondazione CR Firenze intervengono attraverso l’Art Bonus.
L’Opificio delle Pietre Dure, in anni recenti, ha condotto un approfondito lavoro di ricerca sull’opera di Giotto nelle Cappelle Bardi e Peruzzi. L’analisi dello stato di conservazione ha messo in evidenza criticità che riguardano sia l’intonaco che la pellicola pittorica.L’insieme dei risultati emersi da questa campagna di indagine preliminare ha consentito di mettere a punto un articolato progetto di intervento. È prevista una prima fase di campagna diagnostica, che sarà avviata immediatamente, e il successivo restauro conservativo articolato su più fasi che verrà ampiamente documentato. Le indagini verranno eseguite utilizzando le più recenti strumentazioni opto-elettroniche e verranno programmate in differenti momenti dell’intervento.Tornando alle vicende conservative è da ricordare che gli affreschi di Giotto sono stati addirittura cancellati, rimanendo nascosti per oltre un secolo. Nel 1730 vennero infatti coperti di vernice a calce, con la tecnica della scialbatura. La pittura di Giotto, dopo essere stata amata e ammirata per tutto il Rinascimento, finisce infatti per essere considerata fuori moda: colori troppo vivaci e uno stile definito con disprezzo primitivo. Ci vorranno centoventi anni per riscoprire la magnificenza semplice e la forza comunicativa di Giotto e del suo Francesco d’Assisi fiorentino con un intervento, che insieme a diversi altri (su opere che avevano subito un destino analogo), segnerà la nascita della grande tradizione italiana del restauro. Il rinvenimento delle pitture nella Cappella Bardi avviene in modo fortuito mentre stanno per essere avviati importanti lavori di risistemazione complessiva. La scopritura viene affidata ed eseguita integralmente da Gaetano Bianchi fra il 1850 e il 1853.
Le vicende della Cappella Bardi si inseriscono a buon titolo nella storia del restauro. In occasione della mostra giottesca del 1937 i cicli murali delle Cappelle Bardi e Peruzzi sono stati oggetto di un intervento diretto da Ugo Procacci ed eseguito dalla bottega di Amedeo Benini. Decisivo poi il restauro che, tra il 1958 e il 1961, viene portato a termine da Leonetto Tintori, sempre sotto la direzione di Ugo Procacci.

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Mostra Artigianato e Palazzo: 25° edizione Memorie di Russia

Posted by fidest press agency su lunedì, 13 Mag 2019

Firenze dal 16 al 19 Maggio a Palazzo Corsini la Fondazione Romualdo del Bianco, in occasione dei 20 anni di rapporti e scambi culturali con la Russia, ha ideato numerose iniziative “a tema” per celebrare questo importante anniversario. Nell’ambito dell’evento, che vedrà in passerella 150 mestieri presentati da 700 espositori e la campagna volta al recupero e alla conservazione di alcune straordinarie opere d’arte, testimoni del legame culturale tra Firenze e la comunità russa, il Movimento Life Beyond Tourism ha previsto la distribuzione eccezionale della ristampa del volume “Russaskja Florencija”.
Nell’ambito della manifestazione, il 17 Maggio alle 11.30 è prevista anche la Tavola Rotonda “Quando a Firenze si parlava il russo: società, arti e cultura” con interventi sul tema “Il Patrimonio Costruttore di Pace: dal 1991 l’attività della Fondazione Romualdo Del Bianco per il dialogo tra culture”, che verrà presentato dal suo Presidente Paolo del Bianco, e “Ricerca e Formazione Life Beyond Tourism” da Corinna Del Bianco, Direttore area Didattica e Formativa dell’Istituto Life Beyond Tourism.
L’evento, nato 25 anni fa da un’idea di Neri Torrigiani e promosso dalla principessa Giorgiana Corsini principalmente per rivalutare la figura dell’artigianato e del suo lavoro, sposa perfettamente le ideologie del Movimento Life Beyond Tourism, che da sempre sostiene iniziative che valorizzino l’artigianato considerandolo alta espressione di qualità e di tecnica, elemento fondamentale della tradizione.Il recente protocollo d’intesa tra la Fondazione Romualdo del Bianco e Confartigianato Firenze, l’iniziativa gratuita del Vo per Botteghe offerta agli ospiti degli hotel del Centro Congressi al Duomo per andare alla scoperta delle storiche botteghe artigiane fiorentine e le mostre di artigianato allestite al centro polivalente ICLAB, sono solo alcuni esempi delle iniziative portate avanti dal Movimento Life Beyond Tourism, con l’obiettivo di valorizzare gli antichi mestieri e promuovere un turismo esperienziale alla ricerca delle antiche tradizioni e della ricchezza del “fatto a mano”.
A completamento delle attività lanciate dal Movimento Life Beyond Tourism per l’anniversario dell’inizio delle relazioni con il mondo russo, il prossimo 15 Maggio, durante i ricorrenti incontri conviviali interculturali dei “Mercoledì al Caffè”, verrà anche inaugurata la Mostra Fotografica “Russkaja Florencija – La Firenze dei Russi” allestita a Palazzo Coppini presso la Sala Rovenko, visitabile dal pubblico fino al 24 Maggio dal lunedì al venerdì in orario 10/17. Un itinerario alla scoperta delle presenze russe nella città di Firenze, che con le sue opere d’arte, i suoi edifici, la cultura dei suoi abitanti e la natura circostante, ha sempre avuto un potere di attrazione anche per il popolo russo. Dostoevskij, Tchaikovskij, la famiglia Demidoff, la chiesa russa ortodossa: sono queste le tappe fondamentali dell’itinerario attraverso cui ci guidano le fotografie della mostra che ha viaggiato tra San Pietroburgo, Mosca e Firenze e ha già riscontrato grande interesse e successo. Anche in questo contesto si potrà apprezzare e ricevere una copia della ristampa del libro “Russaskja Florencija. La Firenze dei Russi”.
https://www.lifebeyondtourism.org/it/

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Mostra fotografica: La Firenze dei russi

Posted by fidest press agency su lunedì, 13 Mag 2019

Firenze Mercoledì 15 Maggio 2019 ore 17:00 Palazzo Coppini Via del Giglio, 10, Mostra fotografica: La Firenze dei russi di Massimo Agus con la partecipazione dell’autore e la presentazione di Lucia Tonini.
La mostra “Russkaja Florentsija – La Firenze dei Russi” è un itinerario nella città e nei dintorni di Firenze alla ricerca delle tracce delle presenze russe nella città: degli artisti, degli intellettuali, dei viaggiatori, dei mecenati, sia quelli passati per poco tempo a Firenze, sia quelli che la elessero a loro residenza per lunghi periodi.
Le tracce seguite non sono solo quelle materiali fatte di luoghi, targhe, tombe, monumenti, palazzi, ma sono anche quelle frutto di suggestioni poetiche, scritte o dipinte, che vengono interpretate fotograficamente ed rivisitate inserendole nella città di oggi.
Firenze nella sua vocazione internazionale ha da sempre accolto visitatori o residenti provenienti da altri paesi, che di volta in volta l’hanno amata, ammirata, odiata, ma mai restandone indifferenti. Con le sue opere d’arte, gli edifici, la natura circostante, la cultura dei suoi abitanti, Firenze ha sempre avuto un potere di attrazione anche per i russi, che dopo le prime visite meravigliate del quattrocento, l’hanno eletta a meta obbligata dei loro soggiorni nell’Europa occidentale.Dostoevskij, Tchaikovskij, Brodskij, Tarkovskij, la famiglia Demidoff, la chiesa russa ortodossa, i cimiteri per stranieri, sono queste le tappe dell’itinerario attraverso cui ci guidano le fotografie di Massimo Agus, affiancato nelle ricerche storiche da Michail Talalay e Lucia Tonini che hanno curato la parte storica della mostra.
La mostra viene in questa occasione aperta al pubblico dal Museo Fondazione Del Bianco in occasione dei 20 anni di rapporti e scambi culturali con la Russia.La mostra nel tempo ha viaggiato molto e ha avuto un importante successo: è stata portata nel 1999 a San Pietroburgo al Museo Dostoievskij, nel 2000 a Firenze nella Sala Ferri di Palazzo Strozzi, nel 2011 a Firenze nel Cortile di Michelozzo di Palazzo Medici Riccardi e poi a Mosca nel Museo Storico di Mosca e quindi viene riaperta nel 2019 a Firenze nel Museo Fondazione Del Bianco.In questa occasione la Fondazione ha anche ristampato una piccola tiratura del libro che, nel 1999, venne curato da Lucia Tonini e Maurizio Bossi e lo ha omaggiato ai partecipanti di Artigianato e Palazzo, evento patrocinato dal Movimento Life Beyond Tourism.

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Firenze: Primo Cracking Cancer Forum

Posted by fidest press agency su mercoledì, 8 Mag 2019

Firenze 9/10 maggio 2019 – Fortezza da Basso. Con oltre 150 tra relatori e testimonial e 500 partecipanti già iscritti, i lavori del Forum sono suddivisi in due parti tra il 9 e il dieci maggio. Sono state messe a punto due differenti agende che intendono fotografare criticità e opportunità, e nel tracciare un’anticipazione di quello che può succedere nei prossimi anni. Si parte il 9 maggio alle ore 10,00 e fino alle ore 15 per parlare di: “Vivere con il cancro, non chiamiamoli sopravvissuti”. In questa giornata sarà trattata la possibilità di affrontare le neoplasie secondo una nuova visuale ed una nuova narrazione sociale con l’ausilio di alcune sessioni: “Male oscuro, male incurabile: facciamo luce e decliniamo la speranza”, mentre nella giornata successiva, sempre a partire dalle ore 10 fino alle ore 14, i lavori verteranno sulla capacità di previsione nel governare gli interventi tra i quali l’interrogativo cruciale su “Quali tecnologie e innovazioni saranno disponibili tra 2,5 o 10 anni?” e ancora: “Immaginate come potremmo fare insieme. l’importanza del gioco di squadra”. Tutto ciò ci incoraggia nel ritenere che siamo senza dubbio ad un punto molto avanzato nella cura dei tumori. Solamente 10 anni fa nessuno avrebbe immaginato di arrivare dove siamo giunti oggi, con risultati confortanti in casi che non lasciavano speranze di guarigione. Merito della ricerca, dei risultati della chirurgia, della radioterapia, delle terapie sistemiche e della loro integrazione, ma anche grazie ad un’organizzazione delle cure – con le reti oncologiche, i PDTA, gli approcci multidisciplinari, gli Irccs d’eccellenza – strutturati in modalità così efficaci e appropriate da diventare paradigma virtuoso anche per altre aree terapeutiche. Sappiamo però che ancora qualcosa manca, per poter dire: il cancro è definitivamene una malattia curabile e cronicizzata. Ma cosa?
A partire da questa domanda è stato promosso il Cracking Cancer – Prospettive e Impatti, un progetto di ricerca, dialogo e comunicazione sulla lotta al cancro e sulle sue implicazioni economiche, organizzative, culturali e sociali i cui protagonisti si confronteranno a Firenze durante il primo Cracking Cancer Forum. “Sta finendo un’epoca per la quale il termine cancro si identificava nella sconfitta delle cure e nella impossibilità di azioni forti”, sottolinea Gianni Amunni, Direttore Generale Istituto per lo studio, la prevenzione e la rete oncologica (ISPRO) e ideatore del Progetto, “Oggi si guarisce da alcuni tumori, la prevenzione consente di trattare tumori in tempi precoci, abbiamo nuovi farmaci a disposizione, il rapporto con la malattia si cronicizza, si convive con la patologia. Dobbiamo cogliere questo momento per lavorare al meglio, per sgretolare il cancro. Da qui la scelta del termine cracking-sgretolare, un tema su cui giochiamo il futuro delle cure, ma anche della nostra visione culturale e sociale per una malattia che ancora fa tanta paura.
Ideato e avviato da un Comitato promotore ristretto che ha lavorato per un anno sul progetto complessivo (Gianni Amunni, Oncologo; Gianfranco Gensini, Presidente Società Medicina Digitale; Walter Gatti, Giornalista; Giuseppe Orzati, Organizzatore di eventi) il Cracking Cancer Forum ha raccolto un ricchissimo Comitato Scientifico (https://www.crackingcancer.it/comitato-scientifico) in cui sono presenti oncologi e sociologi, esperti di comunicazione e istituzioni, rappresentanti di associazioni professionali e di cittadini, farmacoeconomisti ed esperti di innovazione, generando una prospettiva multidisciplinare che è una delle chiavi di lettura dell’intero Progetto.
A latere del programma principale sono proposti anche un Corso per Giornalisti accreditato sulla piattaforma SIGEF, un Design Thinking sulle alternative all’attuale rappresentazione dei temi dell’oncologia ed un Hackathon (disegnatori, vignettisi, videomaker all’opera sul tema: come raccontare il cancro, come parlarne, anche in un contesto scolastico).
Al termine del Cracking Cancer Forum sarà lanciato il Manifesto Per un Patto Nazionale contro il cancro, che conterrà dieci punti qualificanti per avviare una nuova unità di intenti tra tutti coloro che sono coinvolti nella sfida rappresentata dalla malattia oncologica.

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La Disputa sull’Immacolata Concezione: Giornata di studio

Posted by fidest press agency su mercoledì, 8 Mag 2019

Firenze lunedì 13 maggio 2019 Galleria dell’Accademia di Firenze Via Ricasoli, 58 una giornata di studio dedicata al tema della Disputa sul dogma dell’Immacolata Concezione.
La giornata, desiderata dal Direttore della Galleria dell’Accademia di Firenze Cecilie Hollberg, si articolerà in due sessioni. La sessione mattutina, con inizio dei lavori alle ore 9.30, vedrà interventi di eminenti figure in rappresentanza della Chiesa cattolica con gli ordini francescano, domenicano, gesuita e della Chiesa ortodossa e avrà come moderatore Angelo Tartuferi. La sessione pomeridiana, con inizio alle ore 14.00, sarà dedicata a approfondimenti del tema da parte di rappresentanti del mondo accademico e della ricerca scientifica, con la presenza di noti studiosi e di docenti da università e accademie italiane e straniere; moderatore sarà Donatella Fratini, storica dell’arte del Dipartimento dipinti e sculture XVI-XVIII secolo del museo.
L’Immacolata Concezione di Maria, ovvero la dottrina della Chiesa secondo la quale la Vergine è stata preservata immune dal peccato originale, iniziò ad apparire in opere artistiche fin dal Medioevo, quando si accese un aspro dibattito teologico che vedeva schierati da una parte i Francescani e l’Ordine Benedettino e, dall’altra, i Domenicani, fedeli al pronunciamento contrario di san Tommaso d’Aquino. A partire dalla seconda metà del Quattrocento, il pontificato di Sisto IV (1471-1484) diede grande impulso al culto della Vergine. Contemporaneamente, i sovrani spagnoli si impegnarono in un’intensa campagna volta alla promulgazione del dogma per ragioni politiche legate alla Riforma protestante. Agli inizi del Cinquecento, all’apice del contrasto dottrinale con l’Ordine Domenicano, venne elaborato in Toscana, in ambito francescano, un tema iconografico originale, quello della Disputa dei Dottori della Chiesa sull’Immacolata Concezione, in cui gli artisti ritraevano il loro parere contrastante. I Francescani, in particolare, utilizzavano queste immagini sacre come ‘palinsesto’ per la loro predicazione.L’ingresso alla giornata di studi è libero, fino a esaurimento dei posti disponibili.

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Firenze città pilota dell’ordine nuovo?

Posted by fidest press agency su lunedì, 22 aprile 2019

Firenze. Sono passati alcuni mesi da quando l’ordinanza per non mangiare i panini nella centrale via de’ Neri a Firenze ha fatto ridere tutto il mondo… ma sembra che in Palazzo Vecchio non se ne siano accorti, tant’é che l’hanno rinnovata. Siamo consapevoli che non cambierà granché, visto che i panini venivano mangiati sui gradini di tutte le strade adiacenti e, quindi, continueranno ad essere consumati in questo modo. Noi ci eravamo illusi che l’amministrazione, dopo cotanta onta internazionale, si fosse adoperata per creare aree di ristoro, magari anche con servizi igienici visto che a Firenze, o paghi un caffè un euro e mezzo o una bottiglietta d’acqua due euro e mezzo per accedere ad un gabinetto di una bar, o te la fai addosso. Ma, per l’appunto, ci eravamo illusi, e ora ci teniamo anche il rinnovo dell’ordinanza. Ma non basta. C’é il provvedimento per la cosiddetta zona rossa, vietata a coloro che hanno una denuncia pendente per un qualche reato che non piace al Prefetto Laura Lega e al Sindaco… notare una denuncia, non una condanna… ma non eravamo tutti innocenti e uguali fino a condanna definitiva? . Sembra che le nostre scuole e la nostra Costituzione siano state diverse da quelle di queste autorità. Che hanno concepito l’ordinanza in modo così gradevole che il ministro dell’Interno Matteo Salvini sta auspicando a destra e a manca che si faccia altrettanto in tutto il resto del Paese, dimentico che lui una volta era in prima fila per l’abolizione dei prefetti .
Abbiamo citato questi due provvedimenti, comunale e prefettizio, perché sembra proprio che Firenze stia per diventare città pilota dell’ordine nuovo. Per capirci, quello di derivazione “social”, dove basta il rutto di un internauta che il ricevente viene additato al pubblico disprezzo, e se cerca di parlare viene sommerso di urla e fischi. Cos’altro potrebbe essere, altrimenti, quando a Firenze una donna che aspettava nella “zona rossa” il bus per andare a lavorare è stata fatta allontanare dalla polizia diffidandola perché in passato aveva una denuncia per lesioni? Sembra proprio, per l’appunto, l’ordine nuovo… anche se di memoria antica. Ed oggi si applica a coloro che sono denunciati… ma visti i tempi che corrono, non ci stupiremmo che domani fosse applicato anche ai sospettati . E, ancora ovviamente, questo accade quando i sospettati o i denunciati in attesa di giudizio, non siano dello stesso partito di chi oggi crede di comandare il Paese.Ci sembra opportuno ricordare un noto sermone del pastore Martin Niemöller sull’inattività degli intellettuali tedeschi in seguito all’ascesa al potere dei nazisti nel secolo scorso: “Prima di tutto vennero a prendere gli zingari, e fui contento, perché rubacchiavano. Poi vennero a prendere gli ebrei, e stetti zitto, perché mi stavano antipatici. Poi vennero a prendere gli omosessuali, e fui sollevato, perché mi erano fastidiosi. Poi vennero a prendere i comunisti, e io non dissi niente, perché non ero comunista. Un giorno vennero a prendere me, e non c’era rimasto nessuno a protestare”. (Vincenzo Donvito, presidente Aduc)

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