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Firenze: una nuova mostra virtuale visitabile online sul sito delle Gallerie degli Uffizi

Posted by fidest press agency su giovedì, 14 maggio 2020

Se si pensa agli Uffizi, viene subito in mente lo scenografico edificio vasariano contenitore di dipinti famosi e sculture antiche: non si immagina certo di trovare al suo interno anche bellissimi gioielli. Ma quelli, opera del pennello, che si possono ammirare nei dipinti della Galleria, (gli oggetti preziosi di vere gemme e metalli sono custoditi nelle sale del Tesoro dei Granduchi, in Palazzo Pitti), sono ugualmente preziosi perché raccontano di mode passate, rivelano il gusto di un’epoca, spesso costituiscono la memoria di oggetti perduti e, allo stesso tempo, aiutano a comprendere meglio il significato di un’opera o ad identificare un personaggio che vi è ritratto. Che siano descritti con maniacale perfezionismo o resi sommariamente con sintetica eleganza, essi sono sempre ricchi di significato, diventando una chiave supplementare per decifrare l’iconografia di un quadro. Realizzati con materiali preziosi, rari e esotici, i gioielli non rispondono soltanto alla necessità di abbellire e impreziosire il corpo, ma anche all’urgenza di ‘rafforzarlo’ secondo una concezione magica che sopravvive almeno fino al XVII secolo. Grazie a testi antichi, noti come “lapidari”, è oggi possibile decifrare il linguaggio misterioso delle gemme e, interpretando le forme degli ornamenti stessi e i luoghi del corpo ove sono indossati, scoprire significati di volta in volta diversi. Così, i monili raffigurati nei dipinti non restano quasi mai meri dettagli decorativi, ma elementi parlanti di un rebus, indizi, o tracce rivelatorie della cultura dell’artista. Raccontare tutto questo per immagini è l’intento dell’ipervisione intitolata “Gioielli agli Uffizi: un itinerario tra i misteri delle gemme dipinte”. Sul sito delle Gallerie (all’indirizzo https://www.uffizi.it/mostre-virtuali/gioielli-agli-uffizi) è da oggi visitabile un percorso che dal XV secolo arriva agli inizi del XVI, mostrando riproduzioni ad alta definizione di capolavori che vanno dall’Adorazione dei Magi di Gentile da Fabriano al Ritratto di Richard Southwell di Hans Holbein, attraverso 26 tappe costituite da opere famosissime, veri e propri pilastri della storia dell’arte, esposte al secondo piano delle Gallerie. L’inedito taglio proposto permette di scoprire ambizioni e valori dei grandi protagonisti dei ritratti, noti e ignoti, di intravederne paure e desideri, ma anche di comprendere meglio le raffigurazioni sacre attraverso il linguaggio delle gemme e la forma dei gioielli restituendo agli artisti inaspettate competenze nell’oreficeria e nella gemmologia. I diamanti sono davvero i migliori amici delle ragazze? Forse non solo in senso frivolo, se si guarda al ritratto di Elisabetta Gonzaga di Raffaello e alla pietra che le brilla in fronte, segno della forza del suo intelletto: anche in questo caso l’Urbinate mostra allo stesso tempo eloquenza psicologica e profonda cultura di oreficeria. E lo stesso può essere detto per tutti gli altri artisti che compaiono in questa luccicante carrellata.

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Tribunale di Firenze: Diritti di famiglia rinviati ad ottobre per mancanza di giudici

Posted by fidest press agency su venerdì, 8 maggio 2020

Ci dispiace molto dirlo, ma la Giustizia ha dato il peggio di sé in questa emergenza sanitaria, dimostrando chiaramente che il servizio pubblico può essere sospeso, anche in circostanze così drammatiche, senza alcuna responsabilità per la omissione della tutela dei diritti dei cittadini.E’ quanto accade a M. cittadina straniera da oltre sette anni in Italia, che attendeva fiduciosa il giorno 12 maggio, quando era fissata la seconda udienza della sua causa, nella quale il Tribunale di Firenze avrebbe dovuto decidere gli obblighi di mantenimento da parte del padre dei suoi due bambini. Il ricorso era stato depositato nel maggio 2019 (un anno fa!!), la convivenza era cessata, l’accordo non era stato raggiunto, l’ex compagno aveva preferito tornare al Paese di provenienza.
Questa aspettativa fiduciosa di avere il 12 maggio la sicurezza di una somma su cui fare affidamento per poter continuare a vivere in Italia, come la famiglia aveva a suo tempo deciso, è stata recisa dalla fredda e burocratica comunicazione del Presidente del Collegio pervenuta agli avvocati il 30 aprile: “dal momento che mi sono state autorizzate ferie dal 24 aprile al 30 maggio2010, mentre dal giorno 1.06.2020 cesserò dal sevizio, si dispongono i seguenti rinvii d’Ufficio delle udienze innanzi al sottoscritto fissate per il mese di maggio 2020, non avendo provveduto in CSM alla nomina del nuovo Presidente di Sezione, e non potendo i giudici della sezione farsi carico delle udienze medesime, tra l’altro anche a causa della mancata copertura del posto lasciato vacante dal compianto Dott. Florio.” In sintesi: non ci sono giudici per comporre un collegio, tutto rinviato ad ottobre, per la nostra al 15.
“Thank you Claudia for your message. I have just poured myself a glass of wine! The injustice is extraordinary, M…. will be laughing at all of us and the Italian system. But that is no reason to get angry, we just have to forge forward the best we can.” (Grazie Claudia per il tuo messaggio. Mi sono appena versata un bicchiere di vino! L’ingiustizia è straordinaria, M…. rideremo di tutti noi e del sistema italiano. Ma questo non è un motivo per arrabbiarci, dobbiamo solo perseguire il meglio che possiamo). E’ quanto scrive la donna, dimostrando un equilibrio che le fa onore, insieme all’amara tristezza. Ci associamo alle sue parole, di “extraordinary” c’è solo la “injustice”.“I found a paradise for myself here in Florence an affordable home, good school, lovely friends and all of this has been stripped away by Covid 19 and a ridiculous judicial system.” (“Ho trovato un paradiso per me qui a Firenze, una casa economica, una buona scuola, amici adorabili e tutto questo è stato strappato via dal Covid 19 e da un ridicolo sistema giudiziario.”) Dovrà accettare un biglietto di sola andata, per tornare al suo Paese di provenienza, ma ci lascia un testimone che noi accettiamo ed affidiamo a tutte e tutti i cittadini che stanno subendo le medesime ingiustizie e sono tanti.
E’ accettabile che, pur rispettando ferie e pensionamenti il Tribunale non tenga un’udienza di una causa già in corso, in materia alimentare, esclusa dai rinvii, secondo il decreto? Si dibatte tra autorevoli costituzionalisti ed opinionisti se oggi in Italia la Costituzione sia sospesa, non lo è, né lo potrebbe, ma di fatto sono sospesi tutti i nostri diritti se il potere giudiziario preposto alla tutela è paralizzato da un pensionamento, trenta giorni di ferie ed il decesso di un giudice, ma gli altri giudici…. “non possono farsi carico delle udienze medesime ..” , come si legge nella comunicazione del rinvio. Noi riteniamo di no, il giudici che compongono il Tribunale non possono ritenere di avere anch’essi il “diritto” di non farsene carico, perché di diritto in diritto (ferie, carico di lavoro dei magistrati ecc..) non può accadere che l’unico a non avere diritti sia l’ultimo anello della catena, ossia il cittadino, col tradimento della stessa ragione di esistere della funzione pubblica. M. merita una risposta seria, non “ridicola”. (Elisabetta Bavasso e Claudia Moretti, legali, consulenti Aduc)

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Rarissima veduta Firenze di Hieronymus Cock

Posted by fidest press agency su venerdì, 1 maggio 2020

Una rarissima stampa, risalente alla metà del ‘500 e raffigurante una veduta completa della Firenze del Rinascimento, una delle più antiche giunte ad oggi attraverso i secoli: a rintracciarla ed acquistarla da un antiquario in California, riportandola “a casa”, sono state in questi ultimi mesi le Gallerie degli Uffizi. Si tratta di grandissima incisione su tre fogli di carta (per un totale di oltre 36 centimetri di altezza x 1 metro e 30 di larghezza), realizzata a bulino e acquaforte nel 1557 ad Anversa nella stamperia di Hieronymus Cock e ripubblicata a Parigi nel 1601 da Paul van der Houve. La stampa, particolareggiatissima, mostra la Firenze di metà Cinquecento: cinta ancora dalle antiche mura (fatte abbattere dall’architetto Giuseppe Poggi nel 1865, quando ridisegnò il volto della città aggiungendo i viali) e circondata dai campi. All’interno della cerchia muraria si possono distintamente riconoscere i principali monumento, tra i quali il Duomo, il campanile di Giotto, Palazzo Vecchio, Palazzo Pitti, la basilica di Santa Maria Novella, quella di Santa Croce. Non ci sono gli Uffizi, che Cosimo I non aveva ancora commissionato all’ “archistar” toscana del tempo, Giorgio Vasari (avrebbe iniziato a farli costruire di lì a poco, nel 1560): nella porzione di spazio accanto a Palazzo Vecchio è ancora visibile la struttura dell’antica chiesa di San Pier Scheraggio, poi inglobata nel grande complesso voluto dal sovrano per gli uffici delle magistrature fiorentine. Alcuni degli edifici raffigurati, inoltre, non hanno ancora l’aspetto con cui sono conosciuti ed apprezzati oggi: il Duomo presenta ancora la sua antica facciata incompiuta, e così Santa Croce. Palazzo Pitti, da poco acquistato dai Medici, nell’incisione ha un posto prominente e sembra dominare tutta la zona d’Oltrarno. Naturalmente non ha ancora i maestosi rondò laterali (entrambi costruiti secoli dopo), e alle spalle della reggia Boboli è raffigurato come poco più di una enorme distesa di prati, appoggiati sul fianco della collina: erano ancora di là da venire le opere che lo avrebbero trasformato in uno dei più fastosi e riusciti esempi di giardino all’italiana, modello in Europa nel ‘600 e nel ‘700.
L’opera costituisce la seconda più antica veduta di Firenze dopo quella detta “della Catena”, attribuita a Francesco Rosselli, e verrà inclusa nella raccolta del Gabinetto dei Disegni e delle Stampe degli Uffizi.
Eseguita ad Anversa nella stamperia di Hieronymus Cock, incisore ed editore che nel XVI secolo svolse un ruolo di grande rilievo nel panorama europeo della produzione e diffusione di immagini e cartografia a stampa, l’opera è composta da tre grandi fogli assemblati. Presenta lungo il bordo superiore il titolo “FLORENTIA” tra due putti che sostengono rispettivamente lo stemma mediceo a sinistra e il giglio fiorentino a destra. Nell’angolo inferiore destro una lunga iscrizione decanta le qualità di Firenze e dei suoi cittadini illustri, a partire dalla casata dei Medici e ricordando poi Dante, Poliziano, Petrarca, Boccaccio, Michelangelo. La veduta fu incisa nel 1557 dai fratelli Lucas e Jan Van Doetecum, abituali collaboratori di Cock, sotto l’attenta supervisione di quest’ultimo. Di questa stampa ottenuta dalla matrice originale esiste solo un altro esemplare al mondo: appartenuto in passato a Leo Olschki ed esposto in una mostra alla Galleria dell’Accademia nel 1935, oggi si conserva a Stoccolma alla Kungliga Biblioteket, la biblioteca nazionale di Svezia.

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Ora c’è il primo caso di infezione da coronavirus a Firenze

Posted by fidest press agency su giovedì, 27 febbraio 2020

Un imprenditore italiano tornato qualche settimana fa dalla sua azienda in Oriente e aveva preso un volo da Singapore (neanche dalla Cina….). E quindi non ha gli occhi a mandorla. Come la mettiamo ora che ci avevano detto di stare attenti a tutti i cinesi (o assimilabili ad essi per le caratteristiche somatiche), con il consolato cinese di Firenze in prima fila per quasi costringere i propri connazionali ad ottemperare alle misure di prevenzione anche quando le ipotesi di infezione erano lontanissime, ma sì da fugare qualunque dubbio che facesse della comunità cinese un capro espiatorio? Una situazione che va di pari passo con quella di aver sospeso i voli diretti da/per la Cina e non aver prestato attenzione ai voli che provenivano da qualunque altra parte del mondo in cui un cinese verso l’Italia avrebbe potuto prendere una coincidenza… e invece di fare prevenzione su quelli che arrivavano direttamente dalla Cina, ci si è trovati con zero prevenzione per tutti. Storie di ordinaria amministrazione.Di cui però è più che opportuno farne tesoro e non farci speculazione politica o elettorale. Chè in questo momento politica ed elezioni vengono in secondo piano, essendo il primo problema quello sanitario. Che si può affrontare solo pensando come se fossimo tutti su una stessa barca alla deriva, lo stesso modo in cui dobbiamo comportarci rispetto al Pianeta e all’emergenza ambientale. Consapevoli che sulla barca alla deriva ci sono quelli che buttano a mare i più deboli o i più lontani da loro, e sul Pianeta ci sono quelli (e non sono terrapiattisti…) che negano le evidenze del disastro procurato dal modello di sviluppo imperante. E questi personaggi non vanno soppressi, né emarginati, ma solo aiutati a farsi meno male da soli e per gli altri.

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Festival musicale “Da Firenze all’Europa”

Posted by fidest press agency su venerdì, 21 febbraio 2020

Firenze Dal 25 al 29 Febbraio Sala Bianca di Palazzo Pitti. Una nuova rassegna del Festival “Da Firenze all’Europa”, frutto della collaborazione tra l’Associazione Musica con le Ali e le Gallerie degli Uffizi.Protagonisti i giovani talenti sostenuti dall’Associazione Musica con le Ali insieme a celebri e affermati interpreti di fama internazionale, in una kermesse che di edizione in edizione promuove l’unione e la reciproca valorizzazione della grande musica classica, dei suoi talentuosi interpreti e del patrimonio culturale italiano.
Ecco il programma in dettaglio. Si parte martedì 25 febbraio alle ore 16 con il concerto di Ludovica Rana (violoncello) e di Maddalena Giacopuzzi (pianoforte) che eseguiranno musiche di Brahms, Debussy e Chopin. Mercoledì 26 febbraio alle ore 16 si svolgerà il concerto di Gaia Gaibazzi (clarinetto) e di Claudio Laureti (viola), che si esibiranno insieme al celebre pianista Giuseppe Andaloro con musiche di Lovreglio, Schumann, Bassi e Mozart. Giovedì 27 febbraio alle ore 11.30 la violoncellista Lorenza Baldo si esibirà con il pianista Filippo Gamba eseguendo brani di Brahms, Schumann e Janáček. Nella stessa giornata, alle ore 16, si terrà il concerto del cornista Martin Owen insieme a Fabiola Tedesco (violino) e Giovanni Bertolazzi: in programma musiche di Beethoven e Ligeti. Anche venerdì 28 febbraio gli appuntamenti saranno due, uno mattutino e uno pomeridiano. Ad iniziare alle ore 11.30 saranno il violinista Indro Borreani e la pianista Clarissa Carafa, che eseguiranno brani di Wieniawski, Grieg, Paganini e Brahms; seguirà, alle ore 16, il concerto del violoncellista Enrico Dindo e della pianista Martina Consonni, che suoneranno Beethoven e Chopin. Sabato 29 febbraio alle ore 11.30 si esibiranno la violinista Francesca Dego e le due musiciste Fabiola Tedesco (violino) e Martina Consonni (pianoforte), eseguendo un programma che spazia da Debussy a Prokofiev, a Poulenc, a Shostakovich. Arriviamo dunque al concerto conclusivo delle ore 16, che vedrà protagonista la pianista Ludovica De Bernardo, che eseguirà musiche di Dvořák e di Mozart accompagnata dall’Ensemble Musica con le Ali, composto da musicisti affermati che si esibiscono insieme ai giovani interpreti sostenuti dall’Associazione, intervenendo come sostegno sinfonico nella proposta di capolavori del repertorio per solista e orchestra. Si tratta di una formazione variabile che in questa rassegna del Festival è composta dai violinisti Leonardo Matucci e Alessia Pazzaglia, dalla violista Camilla Insom, dalla violoncellista Valeria Brunelli e dal contrabbassista Pietro Horvath.
L’Associazione Musica con le Ali, costituita a Milano nel 2016, rappresenta una realtà di Patronage Artistico unica nel suo genere in Italia e all’estero. Sostiene e promuove i migliori giovani talenti italiani della musica classica offrendo loro importanti opportunità di crescita professionale e di visibilità. Per raggiungere questo obiettivo, Musica con le Ali supporta il percorso formativo dei giovani interpreti aiutandoli ad affermarsi nella propria professione attraverso molteplici iniziative in collaborazione con le principali istituzioni culturali e musicali.

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Concluso il restauro della facciata principale del Rondò meridionale di Palazzo Pitti

Posted by fidest press agency su lunedì, 23 dicembre 2019

L’intervento, compiuto dalle Gallerie degli Uffizi in collaborazione con la Soprintendenza e costato circa 300mila euro, è durato poco più di un anno. A determinare la necessità di una vasta operazione di restauro di questa parte della facciata era stata la caduta di frammenti delle pietre di rivestimento, che in alcuni punti erano in condizioni di grave degrado. Con il restauro, partito immediatamente, è stata effettuata un’accurata revisione di tutto il prospetto e un consolidamento del bugnato di pietra, anche mediante l’impiego di tecniche innovative. L’intervento è stato accompagnato da un’estesa campagna di indagini diagnostiche, condotte dal laboratorio di restauro della Soprintendenza e dal Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Firenze. Per mettere in sicurezza i grandi blocchi di pietra forte, segnati da vene di calcite che ne frammentano la continuità, sono state realizzate legature in cavo di acciaio: un metodo di intervento che costituisce una vera novità tecnica. E’ la prima volta, dagli anni ’90, che una parte delle facciate di Palazzo Pitti viene restaurata. E appena lo scorso anno è stato effettuato un ampio intervento di recupero e consolidamento dei bastioni che cingono la reggia medicea: in questo caso, era da prima della Seconda Guerra mondiale che non veniva svolto un lavoro del genere.
Il direttore delle Gallerie degli Uffizi Eike Schmidt: “Grazie all’autonomia gestionale dei musei, adesso possiamo provvedere a fondamentali operazioni di conservazione e tutela dei nostri edifici in tempi rapidi. Il restauro dei bastioni e del Rondò meridionale di Palazzo Pitti sono solo i primi due passi di un vasto lavoro di recupero delle facciate che intendiamo portare avanti già a partire dai prossimi mesi. Questa campagna avviene proprio nel momento in cui da parte del Mibact è da poco stato introdotto il “Bonus facciate” per i privati. Anche se noi, come Istituto pubblico, non ne beneficiamo, i risultati ottenuti a Palazzo Pitti potrebbero costituirne un impulso e un esempio”.
Il Soprintendente Andrea Pessina: “Questo restauro, definito e condotto sotto la direzione scientifica della Soprintendenza, rinnova ancora una volta la stretta ed efficace collaborazione con le Gallerie degli Uffizi, un esempio di come l’esperienza operativa e la preparazione culturale e scientifica del personale tecnico del mio ufficio sia sempre a disposizione per la definizione delle tecniche e dei metodi più idonei per la conservazione del nostro patrimonio culturale, in questo caso di un testo architettonico di altissimo valore, quale è la vasta mole delle facciate di Palazzo Pitti”.
La costruzione delle due ali laterali che serrano la piazza e concludono la secolare fabbrica di Palazzo Pitti si compie tra la seconda metà del Settecento e la prima metà del secolo successivo. Al suo avvio il cantiere interessa l’ala destra, a definire un corpo di fabbrica denominato nei documenti settecenteschi ‘rondò’ (adattamento del francese rondeau), da destinare a caserma per il corpo di guardia del palazzo. La conclusione dei lavori avviene nel 1840, con la realizzazione di un’analoga struttura anche sull’ala sinistra della reggia (il “rondò di Bacco”) dove vennero accolte rimesse e scuderie.
Due piazzette (oggi piazza Carlo Levi e piazza Anna Maria Ichino) distanziano i due rondò dalle costruzioni circostanti su entrambi i lati, tanto a nord quanto da sud, e contribuiscono a esaltare la dimensione monumentale di Palazzo Pitti nel tessuto urbano dell’Oltrarno.
Il compimento della fabbrica di Palazzo Pitti e la costruzione dei due rondò furono effettuati nel deliberato ed esplicito riferimento al primigenio progetto di Filippo Brunelleschi, a sigillo della persistente, insopprimibile florentinitas nella cultura architettonica cittadina.

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La Porta in bronzo e oro di Andrea Pisano torna a risplendere

Posted by fidest press agency su giovedì, 12 dicembre 2019

tre porte del Museo di Santa Maria del FioreFirenze. La Porta Sud in bronzo e oro di Andrea Pisano riprende posto accanto alle due Porte del Battistero di Firenze, nella Sala del Paradiso del nuovo Museo di Santa Maria del Fiore. Dopo un lungo restauro durato tre anni, la maestosa Porta realizzata tra il 1330 e il 1336 dallo scultore toscano, è di nuovo visibile al pubblico, a partire dal 9 dicembre, accanto alle monumentali opere rinascimentali realizzate dal Ghiberti e protette sempre da Goppion: la Porta del Paradiso e la Porta Nord.Un lungo sodalizio è quello che lega l’impresa milanese al Museo dell’Opera del Duomo di Firenze. È il 2012 quando l’azienda leader nella produzione di sistemi espositivi e conservativi in ambito museale, famosa in tutto il mondo per le vetrine della Gioconda e dei gioielli della Corona d’Inghilterra, viene coinvolta nel progetto di restauro del percorso museale, sotto la guida dello studio Guicciardini & Magni Architetti. Un grandioso progetto di rinnovamento volto a raddoppiare l’area espositiva del museo originale, da 2.500 a 6.000 m2, per proteggere oltre 750 opere d’arte rinascimentale.
È in quel momento che a Goppion viene affidato l’incarico di realizzare cinquanta vetrine per il nuovo allestimento, speciali sistemi espositivi concepiti per conservare le opere più fragili e delicate tra cui: la Maddalena di Donatello, l’Altare d’argento – conservato sotto azoto -, la Croce del Pollaiolo, antichi dipinti su tavola, preziose oreficerie, modelli in legno, parati tessili liturgici, delicatissimi pannelli ricamati e manoscritti.Tra le sfide maggiori, un posto speciale occupano le installazioni create appositamente per contenere le famose tre Porte del Battistero. La prima a prendere posto, in ordine cronologico, nella nuova sala a loro dedicata, è stata la Porta del Paradiso nel 2015 e a seguire la Porta Nord. Ora la Porta Sud torna a brillare in una nuova custodia dalle prestazioni hi-tech e connotata da una raffinata sensibilità estetica. Alta 6,30 metri, larga 4,30 e profonda 2 metri circa, la struttura della vetrina, come per le altre due Porte, è in acciaio verniciato con tinte atossiche, sigillata tre porte del Museo di Santa Maria del Fiore1.pngda guarnizioni speciali e caratterizzata da un vetro antisfondamento. La profondità del sistema espositivo consente lo spostamento della pesantissima porta, circa 8 tonnellate, su speciali binari che consentono ai restauratori di monitorare costantemente il prezioso manufatto e intervenire, in caso di necessità, per mezzo di un ponteggio.La vetrina ermetica è dotata di un sistema di controllo della temperatura e dell’umidità di ultima generazione, capace di garantire la perfetta conservazione della scultura. La Porta del Pisano, proprio come le altre due Porte bronzee, necessita di un ambiente estremamente secco – con un tasso di umidità costantemente al di sotto del 15% – per impedire l’ossidazione dei materiali e la formazione di sali instabili tra la superficie bronzea e la pellicola dorata. Attraverso il controllo di valvole e umidificatori riposti all’interno delle vetrine, umidità e temperatura sono così facilmente regolabili.Goppion, in questa occasione, ha anche completato l’allestimento della Sala delle Cantorie con una vetrina gemella di quelle già esistenti, per l’esposizione di una terracotta di Donatello. (foto: tre porte del Museo di Santa Maria del Fiore con copyright)

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Convenzione tra Fondazione Zeffirelli e Università di Firenze

Posted by fidest press agency su lunedì, 9 dicembre 2019

In considerazione la comunanza d’intenti tra le due istituzioni, è stata siglata nei giorni scorsi una convenzione tra la Fondazione Franco Zeffirelli e l’Università degli Studi di Firenze. L’accordo prevede un rapporto privilegiato tra i due enti sia nell’ambito della diffusione culturale, sia in quello della collaborazione su determinati progetti, per ognuno dei quali è prevista comunque la stipula di un protocollo d’intesa specifico.«Su proposta della Fondazione Zeffirelli – ha detto il Rettore dell’Università di Firenze, Luigi Dei, che oggi ha visitato la Fondazione Zeffirelli di Firenze -, con la quale avevamo già in essere una convenzione per ospitare i tirocinanti, abbiamo recentemente approvato nel Senato Accademico e Consiglio di Amministrazione una convenzione più generale per iniziative a 360 gradi tra questa fondamentale e significativa istituzione, da poco qui a Firenze, e la nostra Università perché penso ci siano tanti punti di intersezione. Mi auguro quindi che la nuova convenzione, che è una carta scritta, possa originare anche iniziative concrete, cosa di cui sono certo». Da parte sua Pippo Zeffirelli, Presidente della Fondazione intitolata al Maestro Franco, ha aggiunto di essere «sicuro di questa collaborazione. Per noi si tratta di un importante punto di arrivo e soprattutto mi preme l’opportunità di poter attrarre l’Università in questo mondo straordinario, di fantasia ma anche di grande professionalità, costituito dalle arti dello spettacolo».
http://www.fondazionefrancozeffirelli.com

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XX Congresso Nazionale della Pneumologia Italiana AIPO

Posted by fidest press agency su mercoledì, 6 novembre 2019

Firenze dal 13 al 16 novembre prossimi Fortezza da Basso. un’occasione per fare il punto sulle malattie dell’apparato respiratorio e una panoramica sulle novità più rilevanti e sui nuovi trattamenti che saranno presto disponibili. Circa 2000 specialisti italiani e stranieri si confronteranno su patologie che presentano un alto tasso di crescita dal punto di demografico ed epidemiologico, con un grande impatto emotivo e una ricaduta altrettanto significativa da un punto di vista sociale e della sostenibilità.Le malattie dell’apparato respiratorio rappresentano la terza causa di morte, dopo malattie cardiovascolari e tumori. La loro incidenza è in continuo aumento anche a causa di fattori quali fumo, inquinamento atmosferico e progressivo invecchiamento della popolazione. “La Pneumologia italiana è forte e si confronta con il resto del mondo. Come recita il titolo del Congresso, dobbiamo guardare ai progressi e alle nuove frontiere introdotte dalla globalizzazione” ha dichiarato Venerino Poletti, Presidente AIPO e del Congresso. “Questo si traduce nella presenza, in sede congressuale, di relatori internazionali che porteranno il punto di vista delle realtà con le quali siamo chiamati a confrontarci.”La prima sfida, come ogni anno, è l’imminente stagione invernale con i continui e rapidi cambiamenti delle temperature che già mostra i suoi effetti. Ciò che preoccupa oltre ai semplici raffreddori o all’arrivo dell’influenza sono i contraccolpi sugli organi della respirazione: bronchite e broncopolmonite. Fumo, inquinamento, inalazione di sostanze tossiche ma anche virus e batteri irritano i bronchi. La bronchite è un’affezione molto comune con un’incidenza di circa 3000 casi su 100.000 abitanti. Oltre a chi abita in zone inquinate, i più esposti sono bambini, anziani, fumatori ma anche chi vive con un fumatore e chi già soffre di malattie polmonari. In Italia ogni anno i morti sono oltre 11.000 per broncopolmonite prevenibili con vaccinazione.
Tra le malattie respiratorie la Bronco Pneumopatia Cronica Ostruttiva (BPCO) è una delle patologie più diffuse, tanto che l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) stima che nel 2020 diventerà la terza causa di morte e quinta causa di invalidità a livello mondiale. La prevalenza della BPCO aumenta con l’età fino a raggiungere il 10,8% negli ultrasettantacinquenni, rispetto al 3,1% di prevalenza generale. Il 10% di giovani tra i 20 e i 44 anni presentano segni della malattia (tosse ed espettorato senza o con ostruzione bronchiale (3,6%) sottolineando come la BPCO sia ampiamente sottostimata e sotto-diagnosticata, sempre secondo i dati OMS). Si stima che il 15-50% dei fumatori sviluppi BPCO nel corso della vita. Una volta diagnosticata, il paziente si rivela poco aderente con solo il 26% di soggetti che seguono le indicazioni mediche (OMS e Osservatorio Nazionale sull’impiego dei medicinali. Rapporto Nazionale 2015). Ma va anche ricordato che la BPCO è una patologia prevenibile e trattabile e, soprattutto, si può intervenire per rallentarne l’evoluzione.
Per quanto riguarda l’asma, in Europa sono oltre 30 milioni le persone che ne soffrono. In Italia l’incidenza è pari al 4,5% della popolazione, ossia circa 2,6 milioni di persone e una buona parte dei casi è causata dalla presenza di una o più allergie. L’asma grave invece riguarda fino al 10% della popolazione complessiva di asmatici e ha un importante impatto sulla qualità di vita delle persone che ne soffrono.
D’attualità il capitolo dedicato alla medicina di genere e alla salute della donna. “In passato, in ambito medico, le differenze biologiche fra uomo e donna venivano completamente ignorate, ora sappiamo che sono differenti i modi di ammalarsi così come le reazioni ai farmaci e agli stili di vita” ha commentato Sara Tomassetti dell’Unità Operativa di Pneumologia degli Ospedali GB Morgagni di Forlì.
Durante il Congresso AIPO, si parlerà anche di malattie rare.

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Leonardo da Vinci e il moto perpetuo

Posted by fidest press agency su venerdì, 4 ottobre 2019

Firenze, Museo Galileo, 10 ottobre 2019 – 12 gennaio 2020. Fin dal Medioevo l’idea di riprodurre con dispositivi meccanici il moto perpetuo delle sfere celesti ha stimolato l’immaginazione e l’ingegno di tecnici, ingegneri e filosofi naturali, che si sono confrontati con la sfida di costruire macchine che, una volta messe in movimento, potessero funzionare perennemente senza applicazione di forza.Un nodo fondamentale di questa storia plurisecolare è rappresentato dagli studi nei quali Leonardo ha cercato di stabilire se sia davvero possibile realizzare macchine a moto perpetuo. Le sue ricerche mostrano la serietà e l’impegno con i quali il Genio di Vinci si applicò nella ricerca di soluzioni praticabili. Egli giunse tuttavia alla conclusione che il moto perpetuo non può esistere in natura, anticipando così di oltre tre secoli la dimostrazione definitiva della verità di quel principio fornita da James Clerk Maxwell, protagonista dell’affermazione della termodinamica nella seconda metà del secolo XIX.La mostra presenta un’esaustiva galleria degli spettacolari disegni di Leonardo e dei principali protagonisti delle ricerche sul moto perpetuo, affiancata dai modelli di alcuni tra i più intriganti di quei dispositivi e da suggestivi filmati ne illustrano il presunto funzionamento.Un elemento di grande novità è la sezione dedicata alla realtà aumentata: grazie a questa tecnologia rivoluzionaria, i visitatori potranno interagire con l’ambiente circostante, visualizzando come se fossero reali le macchine a moto perpetuo concepite da Leonardo e dagli altri ingegneri e scienziati. Chi lo desidera, potrà cimentarsi in un divertente gioco didattico, dedicato ai princìpi fisici in base ai quali si ritenne a lungo che il moto perpetuo fosse possibile.La mostra, a cura di Juliana Barone e Andrea Bernardoni, è realizzata dal Museo Galileo in collaborazione con Birkbeck–University of London e Ravensbourne University, nel quadro del progetto di ricerca FISR “Scienza, storia, società in Italia. Da Leonardo a Galileo alle ‘case’dell’innovazione”, promosso e sostenuto dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, e si avvale del patrocinio del Comitato Nazionale per la celebrazione dei 500 anni dalla morte di Leonardo da Vinci.

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Tre capolavori entreranno presto a far parte delle collezioni delle Gallerie degli Uffizi

Posted by fidest press agency su giovedì, 3 ottobre 2019

Firenze si tratta di due dipinti, la Madonna col Bambino, San Giovannino e Santa Barbara dell’allievo di Michelangelo Daniele da Volterra, del Ritratto dello scultore Antoine Denis Chaudet realizzato dalla moglie, la celebre pittrice francese Jeanne-Elisabeth Chaudet, e di un busto marmoreo, il Virgilio di Carlo Albacini. Le opere sono state selezionate nell’ambito dell’edizione 2019 della Biennale dell’Antiquariato di Firenze: già avviate le procedure di acquisto (con Benappi di Torino per quanto riguarda il Daniele da Volterra, Orsini Arte Libri di Milano per il Chaudet e Carlo Virgilio di Roma e Londra per il busto di Virgilio), che verranno completate nei prossimi mesi. La Madonna col Bambino, San Giovannino e Santa Barbara: Daniele da Volterra, considerato da molti amico strettissimo e allievo tra i più talentuosi del Buonarroti, la dipinse intorno al 1548. L’opera è proprietà della nobile famiglia senese Pannocchieschi d’Elci, come lo era un altro capolavoro dell’artista toscano, l’ Elia nel deserto. Gli Uffizi hanno acquistato quest’ultimo quadro proprio lo scorso anno: i due dipinti saranno dunque presto riuniti nella medesima collezione pubblica. Si trattava delle ultime due opere di Daniele da Volterra in mani private – prima dell’acquisizione da parte degli Uffizi – e questa loro rarità è un enorme valore aggiunto. Il Ritratto dello scultore Antoine Denis Chaudet: Antoine-Denis Chaudet (Parigi 1763-1810) fu, probabilmente lo scultore più conosciuto nella Francia napoleonica. Qui lo si vede ritratto dalla moglie, la pittrice Jeanne-Elisabeth Chaudet, all’epoca famosa per i ritratti di animali, bambini, e personaggi, tra i quali anche quello di suo marito, realizzato nel 1802. Una vera e propria rarità nella storia dell’arte: il ritratto di un’artista dipinto dalla sua stessa consorte.
Il busto di Virgilio: questa scultura è una copia del busto romano – il cosiddetto “Virgilio” – esposto nella Sala dei Filosofi ai Musei Capitolini a Roma: questo era a sua volta copia romana del secondo secolo d.C. da un perduto originale greco del quarto secolo a.C. Carlo Albacini, scultore e restauratore d’antichità di grande successo nella Roma della seconda metà del ‘700, scolpì il busto ora acquisito dalle Gallerie degli Uffizi nel 1790.

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Il Nano Morgante del Bronzino ritorna a Pitti

Posted by fidest press agency su mercoledì, 25 settembre 2019

nano morganteFirenze Il Nano Morgante, ritratto realizzato dal Bronzino del più celebre dei cinque buffoni che vissero alla corte di Cosimo I de’ Medici, torna a Palazzo Pitti, nella reggia dove questo leggendario personaggio – al secolo Braccio di Bartolo – trascorse la maggior parte della sua vita. Dipinta su entrambi i lati, la tela raffigura il nano come “uccellatore”, cioè cacciatore di uccelli, giacché non gli era consentita la caccia ad animali di taglia più grande, attività riservata ai personaggi di rango più elevato. Il personaggio è ritratto rispettivamente di fronte e da tergo in due momenti successivi dell’azione: davanti lo si vede prima della caccia, mentre tiene al laccio una civetta usata come esca per attirare una ghiandaia che vola nell’aria, dietro viene mostrato quando impugna con la destra il risultato della sua impresa, voltandosi verso lo spettatore. In questo modo Bronzino, all’epoca coinvolto nella querelle sul “paragone” (ovvero la contesa del primato tra pittura e scultura) rispondeva con i fatti a chi sosteneva il vantaggio della statuaria perché essa offriva più punti di vista.
Il ritratto è ora esposto nella Sala di Apollo in Galleria Palatina. Questa opera assai fragile è stata dotata di una nuova teca, con vetro antiriflesso di ultima generazione e sistema di assorbimento degli urti, e trova in questa sede definitiva una collocazione più sicura. Infatti, nel corridoio al primo piano degli Uffizi dove era stata sistemata dal 2013 al 2016 – in dialogo con la galleria di ritratti dello stesso artista – le vibrazioni del pavimento al centro del corridoio, dove essa stava nella traiettoria dei flussi dei visitatori, costituivano un pericolo per la sua conservazione.
Braccio di Bartolo, chiamato con ironia paradossale Morgante, come il gigante protagonista dell’omonimo poema di Luigi Pulci, era un personaggio molto popolare al tempo di Cosimo I, noto ed apprezzato per la sua lingua tagliente e arguta, citato addirittura nelle Vite del Vasari e divenuto, nel tempo, soggetto di capolavori oggi celebrati. Oltre al doppio ritratto di Bronzino, sono da ricordare anche la scultura in marmo di Valerio Cioli per la fontana del Bacchino nel Giardino di Boboli, che lo ritrae a cavalcioni di una tartaruga, nonché quella in bronzo del Giambologna per la piccola fontana nel giardino pensile sopra la loggia dei Lanzi e oggi esposta al Bargello, dove lo si vede a cavallo di mostro marino. Giambologna ribadisce poi il ruolo di Morgante nella vita di Cosimo I ritraendolo anche alla base del monumento equestre del Granduca in Piazza della Signoria, mentre prende parte – disturbando, com’era da aspettarsi nel suo ruolo – alla cerimonia di incoronazione del suo signore.
Nell’Ottocento il dipinto di Bronzino venne sottoposto ad un pesante intervento di restauro che trasformò il nano nientemeno che nel dio Bacco, forse considerando la nudità della figura più consona a un personaggio mitologico: così una corona di foglie di vite fu aggiunta a cingergli il capo, bacino e genitali vennero nascosti da un’altra ghirlanda di pampini e grappoli, e la civetta ridipinta diventò un calice di vino.
Queste aggiunte furono rimosse solo nel 2010, durante una delicata operazione di ripristino che restituì finalmente all’opera l’aspetto originario, e al Nano Morgante la sua dignità di abile cacciatore di uccelli, celebrata dalle fonti storiche. “Le cronache ci tramandano che Braccio di Bartolo aveva una personalità complessa e arguta, carismatica e a volte anche litigiosa – spiega il direttore delle Gallerie degli Uffizi Eike Schmidt – Fu uno dei protagonisti della vita sociale e politica della corte, molto caro a Cosimo I, di cui si festeggia quest’anno il cinquecentenario della nascita. L’installazione a Palazzo Pitti del suo ritratto dipinto da Bronzino (che di quella corte fu indiscutibilmente il massimo pittore) è dunque un’occasione insieme museografica e celebrativa. Ed è oltretutto un’operazione che salvaguarda un’opera tanto fragile dai rischi di distacco della pellicola pittorica”. (foto nano morgante copyright Uffizi)

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Restaurata la celebre Madonna della Cesta

Posted by fidest press agency su lunedì, 23 settembre 2019

Madonna Cesta dopo restauroFirenze Palazzo Pitti. Aveva perso tutta la sua profondità e la sua verve cromatica, riducendosi ad una versione ingiallita e quasi monodimensionale di se stessa: adesso, dopo un accuratissimo intervento di restauro, la celebre Madonna della Cesta del genio della pittura fiamminga Rubens è tornata finalmente a casa, nella Galleria Palatina di Palazzo Pitti dopo un’assenza durata oltre tre anni. Da oggi il capolavoro è di nuovo visibile a tutti nella magnifica Sala di Giove, decorata con gli affreschi a tema mitologico di Pietro da Cortona. In questo spazio il dipinto si trova in ottima compagnia, insieme a creazioni di valore assoluto quali la Velata di Raffaello, le Tre Età dell’Uomo di Giorgione, il San Giovannino Battista di Andrea del Sarto, la Madonna del Sacco di Perugino e il Ritratto in armatura di Guidobaldo della Rovere del Bronzino oltre ad opere, tra gli altri, di Guercino e del fiammingo Justus Sustermans, l’autore del famoso Ritratto di Galileo Galilei custodito agli Uffizi.
Quando, nel 2016, la Madonna della Cesta fu affidata all’Opificio delle Pietre dure, le sue condizioni erano gravemente compromesse: l’accumularsi, nel corso del tempo, di pesanti interventi di restauro sulla superficie dell’opera seicentesca le avevano conferito, a causa del sovrapporsi delle vernici, un Madonna Cesta prima del restauro.jpgaspetto ingiallito, piatto, del tutto privato della vivacità che caratterizzava originariamente l’opera. In alcuni punti, addirittura, il colore risultava sollevato o staccato. A salvare il dipinto è stato un team di specialisti – Francesca Ciani Passeri e Patrizia Riitano con Andrea Santacesaria – che, armati di infinita pazienza, hanno progressivamente “esfoliato via” tutti gli strati di vernice successivamente aggiunti, restituito al capolavoro rubensiano la sua intensa e variegata qualità cromatica e “ammorbidito” il supporto di legno, eccessivamente irrigidito in seguito ad un vecchio intervento di consolidamento.
“Quello della Madonna della Cesta è un altro grande ritorno di un capolavoro nella Galleria Palatina di Palazzo Pitti in appena tre mesi – commenta il direttore delle Gallerie degli Uffizi Eike Schmidt – a luglio, dopo 75 anni di assenza a causa di un furto da parte dei nazisti, abbiamo potuto accogliere di nuovo il leggendario Vaso di Fiori dell’olandese Jan Van Huysum. Poche settimane dopo abbiamo portato nella Sala della Berenice la commovente Madonna della Gatta di Federico Barocci, rimasta per oltre dieci anni lontana dagli occhi del pubblico nei depositi degli Uffizi, e la copia coeva del Tradimento di Cristo di Caravaggio, anch’essa restaurata. Continueremo su questa strada, per rendere Palazzo Pitti, come merita, il più grande scrigno dei tesori artistici di Firenze”.
Dalle analisi diagnostiche hanno preceduto il restauro sono emerse sulla superficie del dipinto tracce di carta, che potrebbero essere riconducibili al cartone preparatorio utilizzato da Rubens. Questa ed altre suggestive ipotesi di elevato interesse scientifico verranno analizzate e spiegate dall’Opificio delle Pietre in uno studio scientifico sul dipinto, di prossima pubblicazione. (foto copyright galleria palatina https://www.uffizi.it/opere/sala-giove)

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I nuovi servizi digitali di accessibilità al Museo

Posted by fidest press agency su venerdì, 13 settembre 2019

Firenze 25 settembre ore 12.00 Sarà presentato presso la Fondazione Scienza e Tecnica di Firenze Via Giuseppe Giusti, 29 “High Tech vs High Touch”: i nuovi servizi digitali di accessibilità al Museo, un progetto realizzato grazie al contributo della Fondazione CR Firenze nell’ambito del bando “Laboratori Culturali – innovazione digitale e nuovi pubblici nei musei”, che si pone l’obiettivo di implementare l’offerta museale e ampliare il bacino di utenti attraverso l’uso di innovativi linguaggi multimediali. All’incontro saranno presenti Donatella Lippi e Stefano Caramelli, rispettivamente Presidente e Direttore della Fondazione Scienza e Tecnica, e Donatella Carmi Vicepresidente della Fondazione CR Firenze.Il Museo della Fondazione Scienza e Tecnica, grazie al valore delle sue collezioni storico-scientifiche, attrae studiosi e ricercatori, studenti e appassionati di tutta Italia. Già da qualche anno, il Museo ha potenziato la comunicazione tradizionale e digitale con la creazione di nuovo materiale comunicativo cartaceo, l’inserimento di QR code all’interno del percorso espositivo, la messa a punto del nuovo sito web e la realizzazione di una specifica Audioguida. Il Museo si rivolge a tipologie di target diversificate: famiglie, invitate nel week-end a partecipare a eventi e laboratori, scuole di ogni ordine e grado, che hanno a disposizione un programma dedicato durante tutto l’anno, studenti e ricercatori, visitatori, turisti, categorie protette.
Le azioni sono state pensate per categorie di pubblico standard (studenti, docenti, famiglie, turisti), con particolare attenzione verso il pubblico scolastico. Determinati interventi, invece, sono rivolti a categorie difficilmente raggiungibili con i linguaggi tradizionali, attraverso la valorizzazione di quelle parti delle collezioni che offrono spunti di interesse specifici. Particolare attenzione è stata dedicata a persone con disabilità uditiva.
Per conseguire questi obiettivi, sono ora messi a disposizione dei visitatori del Museo nuove funzionalità e nuovi supporti multimediali e interattivi alla visita. Tra questi: un Video generale di approfondimento, con sottotitoli e audio in italiano e Video in LIS, Lingua dei Segni Italiana; 9 Video in LIS con sottotitoli e audio in italiano, relativi alle varie sezioni del Museo; una Mappa interattiva di orientamento della struttura e dei servizi del Museo, dotata di tasti audio e con una versione anche in inglese; un monitor touch per la mappa interattiva installato all’ingresso, una postazione fissa di monitor per proiezione video generale a ciclo continuo; il perfezionamento dell’Audioguida del Museo, attraverso la realizzazione di una English Version. Un lavoro di implementazione è stato fatto anche sui canali social attraverso la creazione di pagine dedicate al Museo sul canale Instagram e su Google+. Orario Museo 15 settembre – 14 giugno: da lunedì a venerdì 9.00 – 16.00; sabato e domenica 10.00 – 18.00 15 giugno – 14 settembre: da martedì a domenica 10.00-13.00.

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L’arte religiosa della Grande Madre Russia

Posted by fidest press agency su mercoledì, 4 settembre 2019

Firenze. Avrà un suo spazio dedicato nel cuore di Firenze, nella reggia granducale di Palazzo Pitti: la storica collezione di 78 icone sacre raccolta a Firenze dai Medici e soprattutto dai Lorena nel corso del Settecento e del secolo successivo, sarà infatti per la prima volta esposta in un allestimento permanente. Si tratta di quattro grandi sale affacciate sul cortile al piano terra di Palazzo Pitti e decorate con affreschi seicenteschi: al termine dei lavori, previsto entro Natale, le sale entreranno a far parte del normale percorso di visita della ex reggia. Il direttore delle Gallerie degli Uffizi Eike Schmidt presenta oggi il progetto a Mosca, nell’ambito di una conferenza internazionale. L’insieme di 78 icone costituisce la più antica collezione del genere al mondo al di fuori della Russia e risale in buona parte al secondo quarto del XVIII secolo.
Non è noto quando le icone russe siano giunte in Italia e per quali vie. Si sa però che si trovavano già a Firenze nel 1761: forse dono di qualche ambasciatore al granduca o, più probabilmente, omaggio della comunità ortodossa di Livorno a Francesco Stefano di Lorena, che aveva autorizzato la costruzione in città della chiesa di rito ortodosso della Trinità, eretta fra il 1757 e il 1760. Nel 1796 iniziò una diaspora delle icone: Un tempo accolte agli Uffizi, finirono per la maggior parte depositate prima alla villa medicea di Castello, dove rimasero fino all’inizio dello scorso secolo, per esser poi spostate all’Accademia – dal 1958 al 1968 – quindi a Palazzo Pitti e di nuovo, dal 1984, all’Accademia. Nel 2013 la preziosa raccolta venne di nuovo trasferita agli Uffizi, dove durante la stagione natalizia del 2014 fu esposta in una mostra organizzata dagli Amici degli Uffizi.
Sono da segnalare i due pannelli che compongono il Menologio, ossia il calendario delle festività religiose ortodosse divise per semestri, da settembre a febbraio e da marzo a gennaio: ogni icona si compone di venti file orizzontali con scene sacre e e figure di santi, ciascuna identificata da un’iscrizione. Essi sono sempre rimasti agli Uffizi, per la loro evidente importanza, come l’icona con Santa Caterina d’Alessandria, databile al 1693-1694 grazie al punzone nella oklad di argento dorato (il rivestimento metallico che copre alcune parti delle icone). La principessa martire è raffigurata con attributi molto simili a quelli dell’arte occidentale: la palma e la ruota del martirio, i libri e la sfera armillare che alludono alla sua vasta conoscenza. L’opera è attribuita all’atelier del Palazzo dell’Armeria, la bottega che lavorava alla corte dello zar nel palazzo del Cremlino a Mosca, ed è affinite allo stile di Kirili Ulanov, uno dei più noti maestri dell’atelier moscovita fra XVII e XVIII secolo.
Solo di un esemplare della collezione fiorentina si conosce l’autore, Vasilij Grjaznov, che firma l’icona della Madre di Dio di Tichvin, datata 16 luglio 1728. Si tratta di una replica dell’immagine miracolosa che secondo la tradizione apparve nel 1383 a Tichvin, nel territorio di Novgorod. Nel dipinto, la data è iscritta secondo il sistema occidentale, introdotto in Russia dallo zar Pietro il Grande (1672-1725) insieme ai numeri arabi e al calendario giuliano, in sostituzione di quello bizantino fino ad allora in uso.
Gli esemplari più antichi della collezione sono l’icona raffigurante la Madre di Dio, del tipo detto “In te si rallegra ogni creatura”, e quella con la Decollazione del Battista. Il loro arrivo a Firenze non è legato al collezionismo lorenese, bensì ai Medici. Le due icone facevano infatti parte degli oggetti liturgici conservati nella cappella delle Reliquie a Palazzo Pitti già nel 1639, al tempo del regno di Ferdinando II de’ Medici e della sua consorte Vittoria della Rovere.
Un’icona è una raffigurazione sacra dipinta su tavola, prodotta nell’ambito della cultura cristiana bizantina e slava. Il termine deriva dal russo “икона”, a sua volta derivante greco bizantino “εικόνα” (eikóna) e dal greco classico εικών -όνος derivanti dall’infinito perfetto eikénai, traducibile in “essere simile”, “apparire”, mentre il termine eikóna può essere tradotto con “immagine”.

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The New Generation Festival

Posted by fidest press agency su mercoledì, 21 agosto 2019

Firenze 28 agosto 2019 (fino al 31 agosto),Inizio ore 19:30 Intervallo: 60 minuti per cenare nei giardini al Giardino Corsini di Firenze, per la terza edizione del The New Generation Festival, un evento internazionale che presenta il più alto livello di opera, musica e teatro trasmessi dal vivo. Fondato nel 2017 da tre giovani artisti inglesi – Maximilian Fane direttore d’orchestra; Roger Granville, produttore regista, scrittore; Frankie Parham, produttore cinema, teatro – il Festival nasce con l’obiettivo di abbattere le barriere tra generazioni e generi musicali, e di offrire ai migliori talenti musicali (under 35), selezionati tra i conservatori di alta formazione artistica di tutto il mondo, l’occasione di potersi esibire in uno scenario unico e internazionale.
Inaugurerà quest’anno il Festival, l’Opera Le nozze di Figaro di W.A. Mozart, diretta dal maestro Jonathan Santagada con l’Orchestra Senzaspine. La regista Victoria Stevens traspone il libretto di Lorenzo Da Ponte Le Nozze di Figaro nel mondo inebriante dell’industria cinematografica degli anni ’30. L’opera si apre nella nuova sede di Almaviva Pictures, un affascinante studio cinematografico diretto dal Conte Almaviva. A malincuore, il Conte ha tenuto nello staff solo il suo fedele direttore della fotografia, Figaro, per averlo aiutato ad avere la mano di sua moglie, oggi protagonista femminile, la Contessa Rosina. Al contempo, il Conte guarda con attenzione alla futura sposa di Figaro, Susanna, che desidera più di ogni altra cosa. La storia che si svolge è comica, emozionante e commovente.
I costumi di scena sono stati offerti dalla storica Sartoria Tirelli, mentre tutte le calzature di scena sono fornite dalla Maison Pompei. A tarda notte musica jazz e swing con Sam Jewison band.
Per la serata l’Orchestral Concert Filippo Corsini (giovedì 29 agosto), Giuseppe Guarrera, pianista di fama internazionale, eseguirà il Concerto per Pianoforte No.4 di L. van Beethoven, diretto dal Maestro Maximilian Fane. Il programma prevede in apertura, il concerto Chanson de Matin&Chanson de Nuit Op.15, Nos. 1&2 di Edward Elgar e, a chiusura, la Sinfonia No.2 di Schumann. La musica proseguirà, come da tradizione, nella Chiesa di Ognissanti con il concerto Piano Quartet in E flat major, op. 47 di Schumann, eseguito dal Quartetto Werther. E, quest’anno, musica anche lungo l’Arno con la Sam Jewison’s Band – sextet.
Sarà il Jazz il protagonista del terzo appuntamento, con l’anteprima mondiale Dal Blues Al Bebop: Lo Spirito Di Harlem (venerdì 30 agosto) presentato da Catskill Jazz Factory e The New Generation Festival. Una celebrazione di Harlem e del suo contributo alla musica popolare, unica nel suo genere, che vede protagonisti alcune delle voci musicali più straordinarie del nuovo rinascimento del jazz – Shenel Johns, Patrick Bartley, Jr., Christian Tamburr, Michela Marino Lerman, Mathis Picard, Kyle Poole e Russell Hall – sotto la direzione di Dominick Farinacci, il “trombettista di grande eleganza”, come definito dal New York Times. L’Orchestra Senzaspine suonerà un tributo sinfonico composto appositamente da Steven Feifke, diretto dal Maestro Maximilian Fane e coprodotto da The Catskill Jazz Factory.A tarda notte: Jam session a cura di Catskill Jazz Factory soloists; Sam Jewison’s Band – sextet nella Limonaia del Giardino riservata al ballo
Gran Finale per sabato 31 agosto, con la replica dell’Opera Le nozze di Figaro di W.A. Mozart. Al termine danze swing nel Giardino Corsini con una jazz band di 10 elementi e un set notturno a cura dei dj Youp van der Steeg e Harold van Lennep.

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In ricordo del compleanno di Napoleone

Posted by fidest press agency su mercoledì, 14 agosto 2019

Firenze. In vista del 15 agosto, data della ricorrenza, l’ingresso della Galleria d’Arte Moderna di Palazzo Pitti è stato riallestito e ha come protagonista un colossale busto marmoreo di Canova, proveniente dalle collezioni granducali, raffigurante proprio Napoleone.
Inoltre, in occasione dell’evento, le Gallerie degli Uffizi hanno acquistato un’altra opera ‘napoleonica’, l’enorme disegno (84 x 207,5 cm) eseguito nel 1809 dall’architetto Hyacinthe Boucher de Morlaincourt (1756-1731). Si tratta del progetto di due ponti (dedicati uno allo stesso Imperatore, l’altro alla sorella Elisa Baciocchi, allora governatrice della Toscana) da realizzare sull’Arno all’altezza del parco delle Cascine.
Il progetto dei ponti avviene nel clima di riforme infrastrutturali per l’ammodernamento di Firenze, che da una parte intendevano adeguare la città a un’immagine moderna e rappresentativa dell’Impero francese, dall’altra glorificavano la figura di Napoleone e della sorella, nominata governatrice di Toscana con il titolo onorifico di Granduchessa. Per questo, una nuova funzione doveva essere assegnata anche a spazi fino ad allora non sufficientemente valorizzati, come il lungofiume. L’apertura delle Cascine granducali in forma di parco pubblico, voluta da Elisa Baciocchi, costituiva inoltre un ulteriore stimolo a mettere in atto le trasformazioni urbanistiche testimoniate dal disegno e mai realizzate. Obiettivo del piano – di cui l’opera del Morlaincourt recentemente acquistata è un esempio – era dunque la nuova necessità di collegare al centro storico monumentale lo spazio verde di una zona fino ad allora percepita come periferica, anche ideando una serie di passeggi alberati. Il progetto però, pur completato e presentato alle autorità, non arrivò mai a concretizzarsi.

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Torna in Camera la “Donna con bambino” di Zambini

Posted by fidest press agency su venerdì, 9 agosto 2019

Firenze. Dopo il restauro, curato dall’Opificio delle pietre dure e durato circa un anno, la statua di terracotta che raffigura una donna con bambino, realizzata nel 1929 da Ferrante Zambini (Reggio Emilia 1878 – Firenze 1949), è tornata oggi “a casa”, nella sede della Camera di commercio di Firenze, in piazza dei Giudici. L’opera d’arte, alta 65 centimetri, fa parte del patrimonio dell’Ente presieduto da Leonardo Bassilichi ed era stata parzialmente danneggiata nel febbraio del 2018, durante la fase di trasloco dai vecchi uffici di Por S.Maria, a causa di un imballaggio non adeguato. E’ stata riportata alla sua originale integrità dai tecnici dell’Opificio delle pietre dure e collocata di nuovo davanti alla sala della Giunta camerale, dove si trovava prima che iniziasse (nel 2013) la ristrutturazione dell’edificio.Zambini fu allievo di Ciro Zironi e si trasferì a Firenze grazie a una “pensione di studio” concessagli dal Comune di Reggio Emilia. “Da allora – scrive di se stesso – in cospetto dei poemi della bellezza e del genio decorativo dell’arte toscana, rinvenni la mia vera vocazione. Frequentando con assiduità la Scuola libera del nudo, mi dedicai ai motivi di genere religioso e biblico. A mia insaputa alcuni miei lavori furono accolti in Gallerie di Germania e di Parigi: soltanto qualche anno dopo, con mia grande sorpresa, fui informato del fatto. Fu Allora (1918) che a cotesto proposito il pittore Giovanni Costelli scrisse un articolo sulla rivista “Fiorentina Nova” illustrando la mia arte”.La collezione d’arte della Camera di commercio di Firenze, sculture, quadri e litografie del XX e XIX secolo, firmate tra gli altri da Plinio Nomellini, Albert Muller, Ludovico Tommasi, Romeo Costelli e Primo Conti, comprende 84 opere (tutte conservate nella sede di Piazza dei Giudici) e ha un valore stimato complessivo di oltre 265mila euro.

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Il MIBAC acquista l’ex Chiesa di San Procolo a Firenze

Posted by fidest press agency su lunedì, 8 luglio 2019

Su proposta della Soprintendenza fiorentina, il Direttore Generale Archeologia Belle Arti e Paesaggio del Mibac, Gino Famiglietti, ha disposto in data 29 maggio 2019 l’acquisizione a titolo di prelazione della Chiesa di San Procolo a Firenze per una somma di poco superiore ad un milione di euro.L’edificio – situato all’incrocio tra via dei Giraldi e via de’ Pandolfini, nelle immediate vicinanze del Bargello e della Badia Fiorentina- ha avuto una storia secolare conoscendo diverse trasformazioni. La chiesa, nota dalle fonti già dall’XI secolo, subì infatti nel tempo numerosi interventi fino ad assumere nel Settecento l’aspetto attuale, caratterizzato dalle rifiniture ad affresco a finte architetture. Nel 1778 fu soppressa come parrocchia, divenendo così sede di varie confraternite, fra cui quella di S. Antonio abate detta dei ‘macellari’, e qui negli anni Trenta del Novecento Giorgio La Pira diede vita alle Messe dei poveri. L’edificio, di proprietà della famiglia Salviati dal 1786, fu vincolato nel luglio del 1991 insieme alle opere d’arte in essa contenute; a seguito dei gravi danni subiti con il crollo della sua copertura nel 2005, è stato sottoposto ad un primo importante restauro strutturale.“Ringraziamo il ministro Bonisoli e il direttore generale Famiglietti – dichiarano il soprintendente Andrea Pessina e la direttrice del Bargello Paola D’Agostino– per aver immediatamente compreso l’importanza di procedere all’acquisto di questa prestigiosa struttura. Non solo restituiremo così alla pubblica fruizione un luogo carico di storia e d’arte, ma daremo anche al Museo Nazionale del Bargello la possibilità di disporre di nuovi spazi per le sue necessità”. Unitamente alla chiesa sono state acquisite anche tutte le sue opere d’arte, come le grandi pale d’altare di Matteo Rosselli e Gaetano Piattoli e una tavola raffigurante la Visitazione con santi, variamente attribuita al Ghirlandaio e a Piero di Cosimo, opere che -grazie al supporto del Nucleo Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale di Firenze- sono state nei giorni scorsi trasferite nei depositi della Soprintendenza.Martedì 16 luglio, alle ore 11,30 presso il Museo Nazionale del Bargello si terrà una conferenza stampa per illustrare ogni aspetto di questa importante acquisizione. Interverranno il soprintendente Andrea Pessina e la direttrice dei Musei del Bargello, Paola D’Agostino.

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Gli Avori del Museo Nazionale del Bargello

Posted by fidest press agency su domenica, 16 giugno 2019

Firenze Martedì 18 giugno alle 17.30 al Museo Nazionale del Bargello, nel Salone di Donatello, verrà presentato il Catalogo dedicato alla raccolta degli avori del Museo Nazionale del Bargello. La collezione degli avori del Museo è tra le più prestigiose oggi esistenti, con oltre 250 esemplari di incomparabile rilievo storico e artistico. Raccoglie raffinati manufatti, realizzati lungo un arco temporale di oltre 15 secoli, che stupiscono per la perizia tecnica delle lavorazioni (con intagli microscopici e perfetti) e che testimoniano un’ampia circolazione di stili e tecniche tra le diverse civiltà.
Vi sono compresi capolavori come il Dittico Denon (fine IV – inizi V secolo), il Pastorale di Yves de Chartres (fine XI) o il Flabellum (fine IX) il grande ventaglio liturgico carolingio di cui esistono solo 3 esemplari al mondo. E poi decine di esemplari a soggetto sacro e profano medievale, pedine e pezzi per gli scacchi, valve di specchio, cofanetti gotici e rinascimentali, manufatti islamici, selle da parata e molto altro ancora.
Al Bargello questi capolavori dell’arte eburnea giunsero sia dalle collezioni mediceo-granducali, al momento della fondazione del museo (1865), sia dalla ricca raccolta privata che il collezionista francese Louis Carrand, defunto nel 1888, donò al museo col suo lascito testamentario.Da allora la collezione degli avori del Bargello ha stupito i visitatori e raccolto l’interesse di studiosi e specialisti del settore. Mancava ancora, tuttavia, un catalogo che raccogliesse in modo unitario, esaustivo e aggiornato la descrizione sistematica della preziosa collezione.Il Catalogo degli avori del Museo Nazionale del Bargello, curato da Ilaria Ciseri ed edito da Officina Libraria, colma oggi questa lacuna e raccoglie, dopo un meticoloso lavoro di ricerca e schedatura durato quattro anni, i frutti dell’impegno di prestigiosi specialisti della materia. Il volume è suddiviso in 12 capitoli e comprende 226 schede scientifiche ma, grazie alla ricchezza di immagini, risulta fruibile anche da un pubblico di non addetti ai lavori.All’evento, presenziato da Paola D’Agostino (Direttore dei Musei del Bargello), Ilaria Ciseri (curatrice del volume) e Francesco Steidl (vice Presidente della Fondazione Il Bargello Onlus), interverranno Martina Bagnoli, Fulvio Cervini e Fabrizio Crivello.
L’ingresso è libero fino a esaurimento posti.

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