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Dirigenti scolastici: News sulla firma del contratto

Posted by fidest press agency su lunedì, 17 dicembre 2018

Come noto, è di queste ore la notizia della firma del contratto dei DS: Udir, alla luce dell’analisi dei dati noti, afferma che l’equiparazione dei 9 mila euro di differenza tra la retribuzione di posizione parte fissa tra le diverse aree della dirigenza confluita nell’area dell’istruzione e della ricerca ci sarà dal 2020. Rilanciando i suoi ricorsi, che portano realmente al recupero delle somme spettanti, si appresta a incontrare i dirigenti scolastici a Rende, il 17 dicembre, per un seminario formativo e informativo.

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Scuola: Verso la firma del contratto

Posted by fidest press agency su sabato, 1 dicembre 2018

Il contratto non dà il giusto riconoscimento alla categoria. Udir ribadisce il suo disappunto, mentre i sindacati rappresentativi continuano a tacere sulla retribuzione variabile e accessoria. Il giovane sindacato ritiene che si debba ottenere almeno il minimo sindacale con il recupero degli 8 mila euro della perequazione esterna già dal 2016 e della RIA dei presidi andati in quiescenza dal 1 settembre 2012. Ridicoli anche gli aumenti, meno della metà dell’inflazione cresciuta durante il blocco contrattuale, mentre permane l’obbligo della sbagliata valutazione del portfolio. Per Udir non ci sono le condizioni per firmare: da qualche giorno ha anche predisposto una piattaforma per il rinnovo del CCNL 2016/18 in dieci punti.
La nota ‘positiva’ che ormai pare acquisita è la perequazione della parte fissa della retribuzione a decorrere dal 2018: ciò consente di incardinare ora le risorse della legge di stabilità 205/2017, con il duplice vantaggio di non inficiare il prossimo triennio 2019-21 per il quale dunque si dovrà porre definitivamente la questione della perequazione totale e di riconoscere l’aumento a tutti i dirigenti pensionati nel triennio di vigenza contrattuale 2016/18.
Ma ci si chiede: a quale prezzo? Utilizzando come da comma 591 la legge 205/17 “tutte le risorse disponibili” cioè in particolare i 35 milioni strutturali previsti dalla legge 107/2015 che erano destinati a remunerare la maggiore responsabilità e l’impegno dei dirigenti scolastici (e tra le righe a compensare in parte i tagli selvaggi del FUN nel quinquennio precedente). Si devono utilizzare i fondi strutturali ex legge 107, perché lo stanziamento complessivo della legge di stabilità, 174 milioni nel triennio, non è certo sufficiente a garantire la perequazione della parte fissa, mancando come minimo 40 se non 90 milioni di euro, range dovuto anche al numero dei dirigenti che saranno effettivamente in servizio. In altri termini per perequare nel 2020 la sola parte fissa occorrono da 1, 2 a circa 3 annualità dei 35 milioni strutturali. È anche per questa ragione, o forse solo per questa, che il Miur non ha determinato il FUN 2017-18, né quello del corrente anno scolastico. Quindi l’equiparazione parte fissa dal 2018 avviene sicuramente diminuendo la retribuzione di parte variabile e di risultato almeno fino al 2020. Di questo dobbiamo essere consapevoli.Le criticità sono davvero tante, ci limitiamo a segnalarne pochissime fondamentali per la parte economica e per la parte normativa/relazioni sindacali. Intanto, la prima questione urgente è che mancano all’appello i fondi della RIA dei dirigenti in quiescenza. La questione è ben nota: in assenza del riconoscimento dell’anzianità del servizio come docenti dopo il 2002 la RIA dei dirigenti pensionati alimentava il FUN, garantendo una sorta di perequazione per naturale avvicendamento. Ora, benché insoddisfacente, comunque la previsione contrattuale perseguiva un’idea di giustizia e di equità, un senso che però ha completamente perso in esito a una interpretazione del MEF che nel 2014/15 ha ritenuto che la RIA costituisse aumento contrattuale e dunque soggiacesse al blocco contrattuale sancito dalla legge 122/2010, con conseguente prelievo forzoso delle somme “indebitamente” percepite e perdita secca di oltre 3000 euro annuali. E su questo si pronunceranno i tribunali, perché l’interpretazione del MEF/MIUR è a dir poco discutibile.
Nel frattempo, dal 2011 manca sia la perequazione interna tout court, sia quella “progressiva” con la RIA: si tratta di diverse decine di milioni di euro, per esempio oltre ventisette per l’a. s. 2015/16. Conferire al FUN la RIA dei cessati dal servizio è un atto di giustizia irrinunciabile, volto a sanare almeno parzialmente la sperequazione interna, sancita dai sindacati rappresentativi dei lavoratori che firmarono quel contratto e che da allora paradossalmente non fanno che invocare la perequazione interna in una sorta di sdoppiamento di personalità. Per la parte normativa-relazioni sindacali, è indispensabile fissare dei criteri per il conferimento e mutamento degli incarichi. Oggi in molte regioni i dirigenti non hanno alcuna tutela su questo fronte: per tutti gli incarichi si fa un generico riferimento all’art. 19 del D.lgs 165/2001. Dunque, per logica conseguenza bisogna ricondurre la valutazione dei dirigenti della scuola alla contrattazione, per una procedura tanto trasparente quanto equa e snella. Tornando alla parte economica, occorre tornare a contrattare il FUN, deve esserne garantito preventivamente l’ammontare con criteri di calcolo chiari: innanzitutto con riferimento alle istituzioni scolastiche e non al personale in servizio, quindi imputando totalmente le reggenze alla fiscalità generale e tutelando dalle azioni ministeriali le economie che devono restare nel FUN e nella disponibilità della contrattazione integrativa del successivo anno scolastico.Infine, l’ultima richiesta ineludibile attiene alla dignità dei DS: tutto ciò che normativamente è e sarà previsto per i dirigenti dell’Università e della Ricerca deve essere previsto anche per i dirigenti della scuola, senza se e ma; basta dire che di dirigenti scolastici vogliono essere considerati esattamente come gli altri, non essere più oggetto di ingiustizie che durano da vent’anni.Non è più possibile firmare contratti discriminanti conditi da roboanti impegni, tanto inutili quanto offensivi. Forse questa è la condizione per eccellenza per firmare il contratto: vedere riconosciuto ciò che è riconosciuto agli altri dirigenti. Né più, né meno.

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Tribunale di Milano: la mail ha efficacia probatoria anche senza firma

Posted by fidest press agency su sabato, 7 gennaio 2017

tribunale-milanoL’Italia è stato uno dei primi Paesi al mondo ad equiparare, agli effetti giuridici, i documenti informatici muniti di firma digitale ai documenti formati su supporto cartaceo allo scopo di dare valore giuridico ai documenti destinati a circolare nell’ambito della Rete unitaria della pubblica amministrazione (R.U.P.A.), uno dei più importanti progetti intersettoriali realizzati in questo Paese negli ultimi cinquant’anni. Ora il Tribunale di Milano con la sentenza numero 11402/2016, che Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti” riporta, ha stabilito che alle e mail può essere dato sempre pieno valore probatorio, senza che a nulla rilevi il fatto che esse siano prive di sottoscrizione qualificata. Infatti, ha ricordato che il regolamento EIDAS dell’Unione Europea, numero 910 del 2014, all’articolo 46 precisa a chiare lettere che il solo motivo della semplice firma elettronica di un documento non è circostanza sufficiente a privare lo stesso dei suoi effetti giuridici e della sua ammissibilità come prova in procedimenti giudiziali. L’aggettivo «informatico» qualifica il «documento» come scritto su un supporto diverso dalla carta: il documento informatico è infatti un documento scritto su un supporto informatico. Come il documento scritto su carta (o su un qualsiasi altro supporto) il documento informatico svolge nell’ordinamento giuridico la funzione di conservare nel tempo un atto o un fatto (dato) giuridicamente rilevanti. Nel caso di specie, proprio la carenza di sottoscrizione era stata addotta come argomento di opposizione a un decreto ingiuntivo emesso per ottenere il pagamento di alcune fatture per compensi derivanti da un contratto di collaborazione in materia di grafica e informatica. Più nel dettaglio i giudici hanno argomentato tale posizione ricordando, innanzitutto, quanto prescritto dall’articolo 21 del codice dell’amministrazione digitale di cui al d.lgs. n. 82/2005, secondo il quale se al documento informatico è apposta una firma elettronica, esso soddisfa il requisito della forma scritta e può essere liberamente valutato in giudizio sul piano probatorio alla luce delle sue caratteristiche oggettive di qualità, di sicurezza, di integrità e di immodificabilità. Inoltre per il Tribunale non può non considerarsi che nel regolamento EIDAS è contenuto anche un principio di non discriminazione tra firma elettronica e firma materiale e che alla prima “non possono essere negati gli effetti giuridici e l’ammissibilità come prova in procedimenti giudiziari per il solo motivo della sua forma elettronica o perché non soddisfa i requisiti delle firme elettroniche qualificate” (art. 25). A tutto ciò si aggiunge che, ai sensi delle previsioni dell’articolo 3 del predetto regolamento, se l’e-mail è inviata da un indirizzo che può essere riferito ad una certa società, quest’ultimo deve essere considerato come una firma elettronica. E se è vero che chiunque può modificare i caratteri che compongono un’e-mail, è anche vero che nel caso di specie non era stato né ipotizzato né tanto meno provato che ciò fosse avvenuto. In conclusione si evidenzia inoltre, che la firma digitale,come strumento alternativo alla sottoscrizione autografa, è uno strumento già vecchio, ideato alla fine degli anni Settanta e destinato ad essere soppiantato, a breve, dalla firma grafometrica; l’unica in grado di associare all’unicità del segno grafico apposto di pugno dall’autore del documento la sicurezza dei sistemi di cifratura a doppia chiave e, contemporaneamente, la compatibilità del sistema con un sistema di archiviazione basato esclusivamente su documenti informatici.

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Ricette e certificati: firma elettronica dovrà diventare digitale

Posted by fidest press agency su venerdì, 18 gennaio 2013

La semplice firma elettronica delle ricette mediche, ora generata dall’uso di Id e password, dovrà essere sostituita dalla firma digitale dello specialista prescrivente, secondo quando stabilito dalla Direttiva comunitaria del 20 dicembre 2012. Tale normativa, spiega una nota dell’Anorc, Associazione nazionale per operatori e responsabili della conservazione digitale, entra in contraddizione con quella italiana, la quale prevede che «il sistema per l’autenticazione dei medici, predisposto per l’utilizzo della piattaforma del Sistema di accoglienza centrale (Sac quello alla base anche della tessera sanitaria) e per la generazione di certificati di malattia e ricette mediche digitali si basi tramite la semplice digitazione di Id e password, con la conseguenza che il documento informatico costituente la prescrizione o la ricetta medica risulta provvisto della sola firma elettronica semplice, ai sensi dell’art. 21 del Codice dell’amministrazione digitale». Il rischio è di generare documenti non più validi, dal momento che, si legge nella nota, la nuova direttiva stabilisce che gli Stati membri provvedano a che le ricette contengano, tra gli altri dati previsti anche «la firma per l’identificazione dello specialista prescrivente» che deve necessariamente essere in «forma scritta o digitale in base al mezzo scelto per l’emissione della ricetta». Secondo Andrea Lisi, presidente di Anorc, la semplificazione e il contenimento della spesa pubblica in ambito sanitario, presentano «il paradosso di avallare la circolaz ione di documenti informatici che rappresentano prescrizioni mediche prive dello stesso valore giuridico e probatorio di quelle generate in forma cartacea, senza considerare le difficoltà per adeguare il sistema allo standard indicato ora dall’Unione».(fonte doctornews)

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Napolitano: Il decreto sul federalismo non si può firmare

Posted by fidest press agency su venerdì, 4 febbraio 2011

Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha dichiarato che “non sussistono le condizioni per procedere alla richiesta emanazione, non essendosi con tutta evidenza perfezionato il procedimento per l’esercizio della delega, previsto dai commi 3 e 4 dall’art. 2 della legge n. 42 del 2009, che sanciscono l’obbligo di rendere comunicazioni alle Camere, prima di una possibile approvazione definitiva del decreto in difformità dagli orientamenti parlamentari”.  Questo cosa significa? Pare comprendere che è sufficiente dare comunicazione alle camere del Decreto e in forza di una maggioranza precostituita si potrà nuovamente presentare il provvedimento al Presidente della Repubblica. Questo si spiega con l’aria di soddisfazione di Umberto Bossi dopo un colloquio con il presidente Napolitano e il cauto ottimismo di Berlusconi che avvicinato da un cronista ha formulato l’auspicio che con il Presidente Napolitano non vi saranno problemi.
L’opposizione plaude alle valutazioni del Colle sul decreto sul federalismo e torna all’attacco. “Il presidente della Repubblica come sempre in modo ineccepibile e imparziale ha bloccato un procedimento illegittimo”, commenta il capogruppo del Pd alla Camera, Dario Franceschini.  Dal Terzo Polo il leader dell’Udc Pier Ferdinando Casini sottolinea: ”Dal Quirinale è un atto dovuto. E’ una follia pensare di potere prendere una scorciatoia del genere”. In altre parole tutte le opposizioni sono concordi nel ritenere che il Federalismo otterrebbe un largo consenso se venisse modificato recependo le proposte avanzate da un po’ tutti i gruppi parlamentari sia in sede di commissione sia in aula. Il più diffidente pare sia l’Idv che in luogo di un pateracchio chiede le elezioni anticipate. Tutti alla fine concordano che l’ostacolo al decreto così come è stato formulato è solo temporaneo. Sanata la forma Napolitano non avrà altro che l’obbligo di controfirmarlo.

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Una firma contro i tagli alla sicurezza

Posted by fidest press agency su giovedì, 1 luglio 2010

Cagliari 1° luglio 2010 dalle ore 10.00, i rappresentanti del Comparto Sicurezza saranno davanti il Palazzo di Giustizia del capoluogo sardo per informare tutti i cittadini dei gravi rischi che sta correndo il Loro diritto alla sicurezza che l’attuale Governo, considerandolo un costo, vuole tagliare.  La manovra correttiva varata dal Governo, anziché eliminare i tanti sprechi, che pure esistono nella Pubblica Amministrazione, pensa bene di operare un ulteriore taglio orizzontale al diritto alla sicurezza pregiudicando, in modo grave, la funzione di polizia, oltre all’impegno degli uomini e delle donne che, quotidianamente, si sacrificano per garantire la sicurezza pubblica e il contrasto alla criminalità. Ancora una volta il Governo invece di eliminare gli sprechi come le auto blu, che sono uno status symbol per alcuni politici ed hanno un costo annuo pari a 21 miliardi di euro (quasi l’intero ammontare della manovra correttiva con un costo procapite per ogni cittadino italiano di circa 381 euro l’anno), taglia indiscriminatamente i fondi che obbligheranno alla riduzione delle volanti per il controllo del territorio, la chiusura dei commissariati e delle stazioni, i fondi per espellere gli stranieri clandestini.  Inconcepibili tagli agli stipendi dei poliziotti sono poi previsti nell’ordine di migliaia di euro nel prossimo triennio, mentre si salvaguardano i meravigliosi emolumenti ed indennità dei politici e membri del Governo. Per questi motivi, e visto l’assoluto disinteresse del Governo agli innumerevoli appelli lanciati dai poliziotti, mentre proprio giovedì 1° luglio i nostri esponenti nazionali sono davanti al Senato, sia per sensibilizzare il Parlamento della Repubblica, in cui siedono i rappresentanti del popolo italiano e non dei singoli partiti di cui sono espressione, sia per protestare contro l’assurda superficialità del Governo al colpo gravissimo che viene inferto alla sicurezza dei cittadini e alla sicurezza delle nostre città, Vi informiamo dei rischi che corre la Vostra sicurezza chiedendoVi una firma per sostenere il Vostro diritto ad averla. I poliziotti e i rappresentanti del Comparto Sicurezza chiederanno ai cittadini una firma.

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Nuovo accordo di doppia Laurea

Posted by fidest press agency su martedì, 4 maggio 2010

Pavia Chiesetta di via San Felice, 5 – mercoledì 5 maggio 2010, ore 15 Facoltà di Economia dell’Università degli Studi si terrà la cerimonia di firma della convenzione di Doppio Diploma tra la Facoltà di Economia dell’Ateneo pavese e l’Ecole Universitaire de Management dell’Université Jean Moulin Lyon 3. Con la firma di questa nuova convenzione, la Facoltà di Economia offre ai suoi studenti la possibilità di conseguire un diploma di laurea italiano e francese. Per conseguire il doppio diploma gli studenti italiani trascorreranno il secondo anno a Lione per il periodo di stage e i francesi saranno invece a Pavia, anche per la discussione della tesi finale. Partecipano alla cerimonia di firma della convenzione Il Rettore dell’Università degli Studi di Pavia Angiolino Stella, il Prorettore per gli Affari Internazionali Mario Cazzola, il Preside della Facoltà di Economia Carluccio Bianchi, il Preside dell’Università di Lione Jerome Rive e il “Maître de Conférences en Sciences de Gestion” all’Università di Lione Paul-Marc Collin.  La nuova convenzione va ad aggiungersi a quelle già in vigore presso la facoltà di Economia con le Università di Tübingen (Germania), Strasburgo e Clermont Ferrand (Francia), Alcalà de Henares e Siviglia (Spagna), mentre sono in via di definizione gli accordi con la Corvinus University di Budapest, Moscow State University (Russia) e Valencia.  Un ulteriore rafforzamento dell’internazionalizzazione della Facoltà di Economia che già partecipa al programma European Master of Business Sciences (EMBS), che permette agli studenti di acquisire una qualificazione di Master in Business e Management, gestito collettivamente da un consorzio di quasi 20 Università europee e che ha attivato nell’anno accademico 2009-2010, il corso di laurea magistrale interclasse in International Business and Economics interamente svolto in lingua inglese.

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Elisabetta II ringrazia l’Italoeuropeo

Posted by fidest press agency su martedì, 20 aprile 2010

Complimenti e ringraziamenti sono venuti dalla regina Elisabetta II dopo che è stata informata della meritoria iniziativa intrapresa dal periodico italo-britannico diretto da Filippo Baglini. Riguarda l’impegno assunto con successo dalla redazione del giornale nel ritrovare un soldato inglese padre di un italiano che fu dato disperso durante la seconda guerra mondiale. La notizia è pervenuta alla regina attraverso il Times. La lettera della regina è giunta qualche giorno fa direttamente al direttore della testata a firma di Lady – in – waiting che non è altro la segretaria della regina, che si firma così perchè, era ed è, una vecchia usanza delle dame di corte al servizio dei reali, solo loro, infatti, possono firmare in questo modo, perchè solo loro sono in attesa di poter servire la regina. Grande soddisfazione ha espresso in proposito il direttore Baglini precisando che il merito del ritrovamento va esteso a tutti i suoi collaboratori che non si sono risparmiati nell’impegno che si erano assunti. A noi resta da notare, ammesso che ce ne fosse bisogno, come il ruolo che le pubblicazioni italiane svolgono all’estero sono molto apprezzate per la loro professionalità e per i contenuti degli articoli e dei servizi che sono spesso ripresi dalla stampa autoctona. Complimenti al direttore e alla sua redazione anche da parte della Fidest e del suo direttore.

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Rinviata firma medici famiglia

Posted by fidest press agency su venerdì, 5 marzo 2010

È stata rinviata la firma all’accordo sulla convenzione di medici di famiglia per il secondo biennio economico 2008-2009, attesa per ieri. La chiusura dell’accordo arriverà probabilmente martedì prossimo, data in cui è stato riconvocato il tavolo di trattativa A ‘frenare’ l’accordo il nodo del ‘patient summary’, una sorta di scheda informatica che riassume i dati del paziente che la Sisac, inizialmente, avrebbe voluto fosse compilata obbligatoriamente dai medici per tutti i pazienti, mentre i sindacati chiedevano un periodo di sperimentazione su un numero limitato di assistiti. Alla fine si è arrivati alla mediazione. «La parte pubblica – spiega all’AndKronos salute Mauro Martini, responsabile della medicina generale del Sumai – ha accettato l’idea della sperimentazione.  Giacomo Milillo, segretario nazionale della Federazione dei medici di medicina generale (Fimmg), ha confermato che: «Pur registrando importanti progressi nella formulazione dell’accordo, che ha tenuto conto delle proposte fatte dal nostro sindacato – spiega – non ci sono ancora le condizioni per arrivare alla firma». Due in particolare i punti critici: alcuni «aspetti del ‘patient summary’ e della quantificazione delle risorse da destinare agli accordi regionali». Su questi punti, «a fronte della ferma posizione assunta dalla Fimmg – precisa Milillo – la Sisac ha proposto alle parti una pausa di riflessione ed una convocazione a tempi strettissimi del tavolo di trattativa». E la Fimmg «ha ritenuto doveroso, per l’impegno assunto con la categoria, di accettare anche questa ultima possibilità», conclude.

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