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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 344

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Spazio alla politica fiscale

Posted by fidest press agency su mercoledì, 30 ottobre 2019

A cura di Andrea Delitala, Head of Investment Advisory, Marco Piersimoni, Senior Portfolio Manager di Pictet Asset Management. Draghi ha ribadito anche le ragioni del nuovo Qe da 20 miliardi al mese annunciato a settembre e la convinzione che con “una politica fiscale gli obiettivi di politica monetaria saranno ruggini prima con minori effetti collaterali”.Le prospettive aperte da questo scenario sono inedite con implicazioni importanti per i mercati: le analizzeremo dopo aver inquadrato la situazione globale sul fronte macro.La comprensione del ciclo attuale appare complessa a causa della coesistenza nel mercato di elementi segnaletici della recessione, come l’inversione della curva dei rendimenti e altri più costruttivi, come l’andamento degli indici azionari.Tuttavia, nonostante il crollo della manifattura globale che proietta un’ombra scura sulle prospettive macro, Pictet AM conferma la sua posizione relativamente costruttiva rispetto ai timori di una recessione. Una posizione suffragata innanzitutto dal leading indicator proprietario costruito su circa 40 dati macroeconomici, dal quale è rilevabile uno spiraglio di ottimismo nell’andamento congiunturale.
Ma le ragioni che inducono a confermare una posizione più ottimista del mercato sono diverse:
la prima è che la componente salariale ha segnato negli Usa una crescita del 3%, ovvero dell’1,5% al netto dell’inflazione; anche in Europa i salari sono cresciuti in termini nominali e l’inflazione non sta erodendo la capacità di acquisto;
L’effetto collaterale principale di questa dinamica è la robustezza dei consumi, che rappresentano il 70% del PIL e che dipendono dal reddito disponibile e dalla capacità reale di spesa;
La produttività sta tenendo il passo con la crescita dei salari reali e pertanto l’incremento della capacità di spesa non si sta traducendo in detrimento dei profitti aziendali;
Escludiamo infine la possibilità che uno shock petrolifero possa demolire la solidità dei consumi, in maniera simile a quanto accadeva negli anni Settanta. Lo dimostrano le vicende recenti dell’Arabia Saudita dove l’attacco che ha colpito metà della capacità produttiva del greggio del Paese è stato riassorbito, dal punto di vista dei prezzi, nel giro di due settimane.
Cosa ci attende in futuro? Riteniamo che la Fed abbia concluso la propria manovra espansiva, contrariamente al mercato che sconta all’80% un nuovo taglio entro fine anno e altri due nel 2020. Inoltre, con le ultime decisioni della BCE, la politica monetaria testa la soglia inferiore oltre la quale gli effetti negativi rischiano di sopravanzare quelli positivi. Ricordiamo che la Banca Centrale Europea ha ridotto i tassi di deposito a -0,5% e inaugurato una nuova fase di acquisti tarata esattamente poco sotto i livelli ai quali sarebbe stato necessario ritoccare tutte le regole di ingaggio (cioè il capital key, la quota di acquisti per Paese) e la quota di acquisti di singole emissioni (33%). Una sorta di canto del cigno della politica monetaria, tanto che Mario Draghi in modo molto esplicito ha dichiarato la necessità di avviare misure di politica fiscale. D’altronde il metabolismo del tessuto produttivo si è abbassato sia in America sia in Europa: un contesto in cui si riduce lo spazio di manovra e gli strumenti monetari tradizionalmente utilizzati per stimolare le economie. Il meccanismo dello stimolo non funziona efficacemente con i tassi negativi, ragionando in termini attuariali, le famiglie tendono a risparmiare di più per avere la stessa cifra in futuro, e dunque l’effetto di reddito diventa prevalente sull’effetto di sostituzione. Se sembra evidente che lo spazio della politica monetaria sia destinato a diminuire, resta da capire se e dove esista uno spazio per avviare una politica fiscale, che ha il potenziale di far aumentare la crescita ma anche di far salire i tassi. La risposta si ottiene osservando il rapporto tra tassi di crescita dell’economia e tassi di interesse. Ogni volta che i primi sono superiori ai secondi esiste uno spazio di manovra per la politica fiscale, nella forma di misure di taglio fiscale o aumento della spesa pubblica; e questo spazio di manovra esiste anche in quei Paesi altamente indebitati in cui avere tassi di crescita superiori ai tassi di interesse innesca una dinamica virtuosa.Nei Paesi sviluppati c’è dunque spazio per la politica fiscale in Germania, Svizzera, Regno Unito, Svezia, Olanda; probabilmente anche in Francia, Giappone e Norvegia. Nei Paesi emergenti il quadro è ancora più incoraggiante perché non esiste un’area dove non sia possibile attivare una politica monetaria o una fiscale di stimolo (e c’è spazio per entrambe in Russia, Indonesia, Messico)”.

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Crimini fiscali: i deputati chiedono una forza di polizia finanziaria europea

Posted by fidest press agency su venerdì, 29 marzo 2019

Bruxelles. Raccomandazioni finali della commissione speciale TAX3 istituita per intensificare la lotta contro i reati fiscali a livello UE e mondiale
Il voto di oggi chiude l’inchiesta durata un anno
Il Parlamento europeo ha approvato martedì una tabella di marcia dettagliata verso una tassazione più equa e una lotta contro i reati finanziari più efficace. Le raccomandazioni, approvate con 505 voti favorevoli, 63 contrari e 87 astensioni, sono state elaborate nel corso di un anno dalla commissione speciale del Parlamento europeo sui reati finanziari, evasione ed elusione fiscale (TAX3). Tali proposte includono la revisione del sistema per affrontare i reati finanziari, l’evasione e l’elusione fiscale, in particolare migliorando la cooperazione in tutti i settori tra le molteplici autorità coinvolte, e l’istituzione di nuovi organismi a livello UE e mondiale.la Commissione dovrebbe avviare senza indugio i lavori su una proposta volta a istituire una forza di polizia finanziaria europea e una intelligence finanziaria UE;
dovrebbe essere istituito un organismo di controllo antiriciclaggio dell’UE;
dovrebbe essere istituito un organismo fiscale globale all’interno delle Nazioni Unite;
negli Stati membri manca la volontà politica di combattere l’evasione/elusione fiscale e la criminalità finanziaria;
sette paesi dell’UE (Belgio, Cipro, Ungheria, Irlanda, Lussemburgo, Malta e Paesi Bassi) presentano le caratteristiche di un paradiso fiscale e facilitano una pianificazione fiscale aggressiva;
i Paesi Bassi, agevolando una pianificazione fiscale aggressiva, privano gli altri Stati membri dell’UE di 11,2 miliardi di euro di gettito fiscale;
i visti e i passaporti ‘d’oro’ dovrebbero essere progressivamente eliminati, mentre quelli offerti da Malta e Cipro sono stati segnalati per la loro debole due diligence;
il sistema di frode cum-ex mostra chiaramente che la via da seguire sono le convenzioni fiscali multilaterali e non bilaterali;
gli informatori e i giornalisti investigativi devono essere protetti in maniera migliore e dovrebbe essere istituito un fondo UE per aiutare i giornalisti investigativi.

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“Decreto Dignità”: analisi delle novità fiscali

Posted by fidest press agency su venerdì, 7 settembre 2018

La Fondazione Studi Consulenti del Lavoro, con la circolare n.15/2018, analizza il Decreto Legge 12 luglio 2018 n. 87, il cosiddetto “Decreto Dignità”, convertito con modificazioni dalla Legge n. 96 del 9 agosto 2018, soffermandosi sulle novità riguardanti gli aspetti fiscali, economici ed amministrativi del provvedimento. Nei prossimi giorni, con un’altra circolare, saranno analizzate le novità in materia di lavoro.
La conversione in Legge del Decreto ha confermato l’impianto generale presente nella versione iniziale, ad eccezione di alcune modiche ed integrazioni ex novo. Nel documento la Fondazione Studi segnala in particolare che:
• è stata rinviata al 1° gennaio 2019 la decorrenza dell’obbligo, previsto dalla manovra finanziaria 2018, di fatturazione elettronica per la vendita di carburanti ai soggetti IVA presso gli impianti stradali di distribuzione;
• sono stati ridisegnati il perimetro e i termini di alcuni adempimenti posti a carico dei contribuenti relativi al redditometro, spesometro e split payment ed è stato prorogato al 2018 il regime di compensazione delle cartelle esattoriali in favore delle imprese titolari di crediti commerciali e professionali non prescritti, certi, liquidi ed esigibili, maturati nei confronti della pubblica amministrazione, con riferimenti ai carichi affidati agli Agenti della riscossione entro il 31 dicembre 2017;
• con l’abrogazione delle norme introdotte dalla Legge di Bilancio 2018, è stato ridefinito il regime giuridico e fiscale dello sport dilettantistico ed istituito un nuovo fondo destinato ad interventi a favore delle società sportive dilettantistiche;
• è stata coniata la locuzione “disturbo da gioco d’azzardo”, posto il divieto di pubblicità anche indiretta su giochi e scommesse ed innalzato il prelievo erariale unico sulle vincite da apparecchi da gioco. Dal 1° gennaio 2019 il divieto di pubblicizzare giochi e scommesse è esteso anche alle sponsorizzazioni;
• con l’esclusione di taluni costi di acquisto – anche in licenza d’uso – di beni immateriali, connessi ad operazioni infragruppo, quali le spese relative a competenze tecniche e privative industriali, sono stati posti dei limiti più stringenti al credito d’imposta per attività di ricerca e sviluppo.

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Sono 122 i giorni lavorativi all’anno dedicati dal commercialista agli adempimenti fiscali di base

Posted by fidest press agency su sabato, 31 marzo 2018

Il dato emerge da una ricerca della Fondazione Nazionale dei Commercialisti pubblicata in questi giorni. Il sondaggio è stato condotto su 3.500 questionari con l’obiettivo di misurare in particolare il costo del software, delle banche dati e del tempo dedicato alla formazione e agli adempimenti di base da parte del personale dello studio. Dall’indagine si evidenzia come oltre il 70% degli studi professionali si dedichi a tali attività che, per quanto riguarda il costo medio dei software specifici vede negli studi associati un esborso di 9.868 euro pari a quasi il doppio di quelli individuali (4.985 euro) con differenze rilevanti da un punto di vista dimensionale, passando da una media di 4.724 euro per gli studi fino a cinque addetti a 9.406 euro per gli studi tra 6 e 10 addetti e arrivare infine ai 15.433 euro per quelli con oltre 10 addetti. Per quanto riguarda la formazione specifica in materia , in media gli studi riservano 12 giorni che salgono a 20 per quelli individuali e scendono a 5 per gli associati.
Un altro indicatore rilevato è il costo delle banche dati che passa da una media di circa 2.500 euro per gli studi individuali e condivisi ai circa 4.300 euro degli associati. Inoltre risulta come gli studi maggiormente esposti agli adempimenti fiscali (1.953) presentano una media più bassa e ciò in controtendenza generale. Evidentemente le banche dati e gli altri strumenti di aggiornamento sono maggiormente utilizzati dagli specializzati rispetto ai generici.
La ricerca ha indagato anche i costi sostenuti per l’invio del nuovo spesometro 2017. Il sondaggio, svolto nel mese di dicembre , è stato effettuato mediante un questionario online ad un campione di 7000 commercialisti. Per quanto riguarda la distribuzione geografica dell’effettiva fatturazione dello spesometro, emergono delle differenze fra il Nord dove l’81,1% dichiara di averlo fatturato rispetto al 67,5% del Centro e al 41,4% del Sud, con una media nazionale del 66,3%. La regione che ha fatturato il più alto numero di spesometri è il Trentino Alto Adige con l’88,4%, mentre quella con il numero minore è la Campania con il 32,8%.La ricerca completa disponibile online sul sito (www.fondazionenazionalecommercialisti.it)

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Incentivi fiscali per gli investimenti pubblicitari

Posted by fidest press agency su martedì, 5 settembre 2017

pubblicitàAl via sulla stampa quotidiana e periodica la campagna della FIEG per informare imprese e lavoratori autonomi degli incentivi fiscali per gli investimenti pubblicitari incrementali su giornali e riviste, introdotti dall’articolo 57-bis del Decreto legge n. 50/2017, in sede di conversione in legge (Legge n. 96/2017).A beneficiare degli incentivi, nella forma del credito d’imposta, saranno le imprese e i lavoratori autonomi che investono in campagne pubblicitarie sulla stampa quotidiana e periodica il cui valore superi almeno dell’1% quelli, di analoga natura, effettuati nell’anno precedente.L’importo del credito d’imposta potrà arrivare fino al 75% del valore incrementale degli investimenti effettuati, elevato al 90% per le microimprese, piccole e medie imprese e start up innovative, nel rispetto del tetto di spesa che sarà stabilito annualmente dal DPCM di ripartizione del Fondo per il pluralismo e l’innovazione dell’informazione, utilizzato per la copertura della misura.L’incentivo – del quale un ulteriore DPCM, entro ottobre, stabilirà modalità e criteri di attuazione – sarà attribuito a partire dal 2018, relativamente agli investimenti effettuati dal 24 giugno 2017, incrementali rispetto a quelli di analoga natura, effettuati nell’anno precedente.La campagna, realizzata per la Fieg da Y & R Roma, che ha come slogan “CHI INVESTE IN PUBBLICITÀ SU STAMPA, HA MOLTO PIÙ DI UN RITORNO D’ IMMAGINE”, mostra uno specchio che riflette non una, ma molteplici immagini del prodotto pubblicizzato. Per approfondimenti: http://www.fieg.it.

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Servono regole e incentivi fiscali per le imprese

Posted by fidest press agency su sabato, 10 settembre 2016

economia-ombrelloneLa Responsabilità sociale d’impresa (o Csr dall’inglese Corporate social responsibility) sta finalmente crescendo anche in Italia soprattutto nelle aziende di medio grande dimensione, dagli 80-100 dipendenti in su, ma per colmare il gap con i Paesi più avanzati e affinché si diffonda anche alle piccole e piccolissime imprese servono uno sforzo culturale e incentivi che rendano convenienti le pratiche socialmente responsabili.Lo hanno affermato i tre imprenditori intervenuti al quarto e ultimo appuntamento della sesta edizione della Rassegna Economia sotto l’Ombrellone che si è tenuta all’Hotel President di Lignano Sabbiadoro: Annalisa Dorbolò di Starbene Group, Piero Petrucco di Icop Spa e Roberto Travan sempre di Starbene Group, ma che rappresentava l’iniziativa di social responsibility Geo for Children-Ride To Moscow.
Se, infatti, il recente rapporto del Ministero dello sviluppo economico sull’impegno sociale delle aziende in Italia spiegava che l’80% delle aziende italiane con più di 80 dipendenti dichiara di impegnarsi in iniziative di CSR, per un investimento globale che, nel 2015 ha superato il miliardo e 120 milioni di euro e se è indiscutibile l’ottimo funzionamento dell’Art Bonus voluto dal ministro della cultura Franceschini che ha spinto numerose aziende medio grandi a investire in cultura, non si può tuttavia negare che nelle piccole medie imprese la Csr o non esiste o per lo più si limita a qualche sponsorizzazione delle squadre locali o a donazioni a spot a enti benefici e parrocchie.L’attenzione alla Csr si sta diffondendo – ha detto Annalisa Dorbolò –, ma credo che molte Pmi non siano ancora adeguatamente preparate e per il momento l’iniziativa è lasciata non al caso, ma certamente alla sensibilità dei singoli. Vedendo alcune statistiche mi sono resa conto che l’Italia è effettivamente un po’ indietro rispetto ad altri Paesi, ma credo che ciò dipenda anche dal fatto che la dimensione piccola e piccolissima di gran parte delle nostre aziende rende più complessa l’adozione e la gestione di pratiche di Csr. Penso comunque che sia sempre più importante vedere l’impresa non come una realtà a sé stante, ma come una realtà che si integra, coinvolge il territorio e che mette al centro del suo agire l’uomo, l’ambiente che lo circonda e che guarda al futuro». Starbene, una piccola azienda attiva nel settore del benessere e dei servizi alla persona a Ronchi dei Legionari (Go) con una quarantina di collaboratori, ha nel suo piccolo sempre cercato di adottare politiche di Csr verso l’esterno come la “Camminata dei 5mila passi” per diffondere la cultura del movimento nelle persone della nostra comunità o come gli interventi che facciamo nelle scuole e all’università della Terza Età per parlare di salute o ancora come i contributi che diamo ad associazioni locali che portano aiuti in Tanzania e in Brasile. «Cerchiamo, però, anche di essere molto attenti all’interno dell’azienda –prosegue Dorbolò– sia con una forte attenzione al risparmio energetico, alla riduzione di tutti gli sprechi, all’utilizzo di detersivi ecologici e alla cura dell’ambiente e del parco che circonda la nostra sede, sia con la creazione di un ambiente lavorativo attento alle esigenze di vita dei collaboratori e delle nostre molte collaboratrici, una cura approfondita della formazione dei collaboratori ben al di là degli obblighi di legge. In generale credo che il mondo stia cambiando anche in Italia e che si stia passando dal un’epoca del «ben avere» a un’epoca «del ben essere» che sta consentendo una maturazione delle imprese e degli imprenditori che andrebbe opportunamente aiutata da regole adeguate per agevolare l’impegno delle aziende».(foto: economia ombrellone)

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Rivedere alcune norme fiscali

Posted by fidest press agency su venerdì, 4 luglio 2014

tasse“La Commissione Finanze e Tesoro si riunita per esaminare la conversione in legge del Decreto legge n° 91 del 2014 (A.S. n. 1541) recante disposizioni urgenti in vari settori produttivi. Nella relazione svolta sul provvedimento e nella discussione conseguente sono emerse alcune criticità, confermate nella seduta odierna di confronto con il viceministro Morando, che si ringrazia per la disponibilità al confronto e al dialogo. In particolare sono state sottolineate le norme attinenti alla reintroduzione dell’anatocismo, ossia la produzione degli interessi sugli interessi, l’abbassamento del capitale sociale delle società per azioni a 50 mila euro e il limite di 10 mila euro di investimenti per le imprese agricole per l’accesso al beneficio del credito di imposta, che rischia di tagliare fuori molte piccole imprese. La norma sulle Spa contraddice tutti i provvedimenti di questi ultimi anni tesi a rafforzare la patrimonializzazione delle imprese. La reintroduzione dell’anatocismo contraddice al divieto espresso sancito con la legge di stabilità 2014. Si proporrà alla Commissione Finanze, che largamente condivide queste valutazioni, di presentare emendamenti soppressivi”. Lo dichiara in una nota il senatore del Pd Claudio Moscardelli, componente della Commissione Finanze e Tesoro a Palazzo Madama.

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Agevolazioni fiscali per i libri

Posted by fidest press agency su domenica, 15 dicembre 2013

Books

Books (Photo credit: phatcontroller)

“Una decisione davvero importante e soprattutto una svolta per la lettura in Italia”. E’ grande la soddisfazione del presidente dell’Associazione Italiana Editori (AIE) Marco Polillo all’annuncio della misura di agevolazione pari al 19% sui libri fino a 2mila euro (mille per i libri in generale, mille per i libri scolastici e universitari) per i prossimi tre anni.“Questo è più di un semplice segnale da parte del Governo e del premier Letta. Questo è un fatto importante, anche perché va nella direzione delle richieste come Associazione – ha continuato –. E’ un modo concreto per aiutare non solo il nostro mondo, le librerie e la filiera ma tutto il Paese a crescere, riscoprendo il piacere della lettura e cercando così di invertire la triste tendenza rispetto all’imbarazzante primato Ocse che ci vede agli ultimi posti nella comprensione dei testi e in fondo alle classifiche dei Paesi che leggono di più”.“Investire – come ha fatto oggi il Governo – sui libri, da quelli per ragazzi a quelli scolastici e universitari, da quelli di narrativa alla saggistica, significa – ha proseguito il presidente degli editori italiani – aver scelto di scommettere davvero sulla centralità dei libri, e quindi della cultura, nella crescita – sociale ed economica – del Paese”.“Grazie in primis al ministro Bray, che sta pervicacemente impostando un piano per la promozione della lettura che – sono certo – porterà i suoi frutti. Grazie al ministro Zanonato, grazie al premier Letta e a tutto il Governo che – ha concluso Polillo – stanno dimostrando oggi agli italiani che l’investimento in lettura non è un lusso”.

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Incentivi fiscali per i lavoratori che rientrano in Italia

Posted by fidest press agency su mercoledì, 19 gennaio 2011

In vigore dal 28 gennaio 2011 gli incentivi fiscali per il rientro dei lavoratori in Italia. Contribuire allo sviluppo del Paese mediante la valorizzazione delle esperienze  umane, culturali e professionali maturate da cittadini dell’Unione europea che hanno risieduto continuativamente per almeno due anni in Italia, che studiano, lavorano o che hanno conseguito una specializzazione post lauream all’estero e che decidono di rientrare in  Italia, attraverso la concessione di incentivi fiscali, sotto forma di minore imponibilità del reddito è la finalità della Legge n. 238 del 30 dicembre 2010, pubblicata sulla Gazzetta ufficiale il 13 gennaio 2011. I benefici fiscali – che spettano dalla data di entrata in vigore della legge fino al periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2013 – consistono in una riduzione della base imponibile IRPEF: in sostanza, i redditi di lavoro dipendente, i redditi d’impresa e i redditi di lavoro autonomo percepiti dalle persone fisiche beneficiarie degli incentivi concorrono alla formazione della base imponibile ai fini IRPEF in misura ridotta, secondo le seguenti percentuali: 20% per le lavoratrici; 30% per i lavoratori. Alle persone che rientrano in Italia è garantita l’attestazione delle proprie competenze e dei titoli acquisiti all’estero. Le pratiche necessarie a perfezionare il rientro in Italia delle persone fisiche sono curate dagli uffici consolari italiani. Sono esclusi dai benefici i soggetti che, essendo titolari di un rapporto di lavoro a tempo indeterminato con pubbliche amministrazioni o con imprese di diritto italiano, svolgono all’estero, in forza di tale rapporto, la propria attività lavorativa.

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Rimborsi fiscali

Posted by fidest press agency su domenica, 21 novembre 2010

Buone notizie per 950mila contribuenti italiani, entro Natale otterranno rimborsi fiscali per 2,1 MLD di euro. La Giustizia Tributaria ha costretto l’Amministrazione finanziaria ad erogare i rimborsi fiscali per circa 950 mila contribuenti che hanno presentato e vinto ricorsi tributari fino al 30 ottobre 2010, ridando linfa all’economia ed al commercio. Lo annuncia Contribuenti.it – Associazione Contribuenti Italiani che con i professionisti di KRLS Network of Business Ethics assiste da tempo tutti coloro che vogliono ottenere celermente i rimborsi fiscali attraverso la strada giudiziaria. I 2,1 MLD di rimborso da parte del Fisco riguardano in gran parte l’IRPEF, IRES e Addizionali.
Dal 2003, i contribuenti maggiormente penalizzati dai mancati rimborsi dei crediti fiscali sono quelli residenti in Campania, con +182,3%. Secondo e terzo posto spettano rispettivamente a quelli residenti nel Lazio con + 176,8% ed in Valle d’Aosta con +169,4%. A seguire nell’Emilia Romagna con +167,3%, nella Toscana con +167,1%,nella Liguria con +165,2%, nella Sicilia con +164,8%nelle Marche con +163,2%, nella Puglia con +152,8%, nell’Abruzzo con +144,2%, nel Piemonte con +132,2%, nel Veneto con +99,5%, ed in Lombardia con +94,5%. Senza la via giudiziale i tempi di attesa per i rimborsi fiscali sono biblici. Bisogna attendere fino a oltre 28,2 anni per un rimborso Irpef ‘consistente’ e mediamente 13,8 anni per uno ‘piccolo’.
Secondo le stime pubblicate sul periodico “Contribuenti.it” di dicembre, l’Italia ha il ‘primato mondiale’ per la lentezza nei rimborsi fiscali, seguita dalla Turchia (4 anni), dalla Grecia (3,1 anni), dalla Spagna (2,2 anni), dalla Francia (1,7 anni), dall’Inghilterra i (1,3), dalla Germania (1 anno), dall’Austria (0,4 anni), dagli Usa (0,2 anni) e dal Giappone (0,1). Per garantire rimborsi rapidi e sicuri, ma sopratutto per non cadere nelle truffe telematiche, l’Associazione Contribuenti Italiani consiglia di ricorrere alla Giustizia Tributaria, che mediamente decide entro un anno. Una volta ottenuta la sentenza favorevole, il Fisco deve procedere ad erogare il rimborso nel termine di 90 giorni con le modalità indicate dal contribuente. E’ preferibile riscuotere il credito tramite vaglia cambiario. In nessun caso – ricorda l’Associazione Contribuenti Italiani – dovranno essere richieste ai contribuenti “le coordinate bancarie o altri dati sensibili via e-mail”. Per garantire una maggiore divulgazione dell’informazione, l’ Associazione Contribuenti Italiani, annuncia di aver raddoppiato i funzionari presenti presso Lo Sportello del Contribuente e di aver rinnovato il magazine “Contribuenti.it”. Contribuenti.it – Associazione Contribuenti Italiani

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Quel buco nero dei derivati esteri

Posted by fidest press agency su martedì, 11 agosto 2009

In un articolo di qualche mese fa evidenziammo il problema dei derivati degli enti locali con particolare riferimento ai comuni di Milano, Roma e Napoli. Recentemente anche la commissione finanze del senato ha affrontato la questione in una specifica audizione della Banca d’Italia.  Daniele Franco, capo del servizio studi di struttura economica e finanziaria, nella sua relazione sulla diffusione degli strumenti di finanza derivata e delle cartolarizzazioni nelle pubbliche amministrazioni ha delineato un quadro preoccupante.  È emerso che gli enti locali (regioni, province e comuni) con un debito totale di quasi 107 miliardi di euro a fine 2008, registrano 24,5 miliardi in derivati finanziari. Questi sono quelli sottoscritti con banche operanti in Italia, cioè con le banche autorizzate nel nostro paese e le filiali italiane di banche estere. Non si conosce l’ammontare di quelli contrattati direttamente sui mercati esteri. La gran parte di questi derivati, che sono basati sull’andamento dei tassi di interesse e sul rischio sui crediti, sono Otc, cioè scambiati fuori dei mercati regolamentati e non sono registrati nei bilanci pubblici.  Del resto, in precedenza, nell’ambito della stessa audizione parlamentare, lo stesso Governatore Mario Draghi aveva detto che «l’esperienza della crisi ha confermato che i prodotti derivati, in generale strumenti innovativi per il trasferimento del rischio, sono armi a doppio taglio. Se usati in modo accorto e prudente permettono agli operatori di coprire e diversificare il rischio e possono contribuire a ridurre la fragilità del sistema; se adoperati senza adeguata considerazione dei rischi consentono una moltiplicazione senza controllo della leva finanziaria. Al tempo stesso la proliferazione di strumenti complessi ha reso la distribuzione del rischio più opaca per il mercato, per i regolatori, per gli stessi operatori».  A seguito di questa problematica situazione riteniamo che si debba essere molto più severi nella valutazione e più stringenti nelle regole, altrimenti sarebbe come parlare dell’utilizzo del fuoco nel mezzo di un incendio.  Il governo Prodi aveva emanato delle specifiche circolari in merito. Però non è sufficiente. Per cominciare, dovrebbe essere sancito l’obbligo di iscrivere in bilancio tutti i derivati stipulati. Infatti, questi pongono agli enti locali non pochi problemi. La loro complessità è tanto elevata da nascondere tutti i costi effettivi. Si registra un’opacità contabile per cui gli oneri futuri nel contratto di derivati non sono ben evidenziati nei conti degli enti. Molto spesso il ricorso ai derivati è giustificato dalla volontà di avere un’immediata provvista di liquidità.  Questo ultimo aspetto è forse quello più scottante in quanto molti derivati stipulati prevedevano il cosiddetto upfront, cioè un versamento fatto all’amministrazione locale dalla banca contraente. Per il periodo 2005-2008 la Banca d’Italia ne quantifica l’ammontare a 41,5 milioni di euro per 164 contratti. La logica del far cassa subito con i derivati può aver stimolato non solo alcuni amministratori furbi ma anche sollecitato appetiti criminosi. Da gennaio 2008 a maggio 2009 la Guardia di finanza ha attivato 24 indagini concernenti prodotti derivati sottoscritti da enti locali, di cui 16 riguardano ipotesi di truffa, appropriazione indebita e falso per un valore nozionale di 9,1 miliardi di euro, pari cioè al 37 % del totale, e 8 per eventuali responsabilità per danni erariali da parte di funzionari ed amministratori locali. Sarebbe quanto mai opportuno che le autorità competenti chiedessero l’immediata rendicontazione di tutte le operazioni in derivati finora effettuate, soprattutto per quelle fatte sui mercati esteri, compresa l’indicazione dell’upfront ottenuto. Sarebbe irresponsabile lasciare gli enti locali senza indicazioni e regole precise in balia della finanza speculativa o liberi di sperimentare operazioni finanziarie «esotiche» in cui possono essere solamente strumenti e vittime. Non si dimentichi che il federalismo trasferirà maggiori responsabilità finanziarie e fiscali alle Regioni e agli altri enti locali e ciò consentirà loro di finanziare gli investimenti con un maggior ricorso al debito che oggi è del 6,4% dell’intero debito pubblico, con il rischio non solo di pesare negativamente sul pareggio di bilancio ma anche di accentuare il ricorso ai derivati. (Mario Lettieri e Paolo Raimondi)

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