Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 255

Posts Tagged ‘fisco’

Fisco. Ricchiuti (FdI): dimezzare evasione? Accettiamo sfida ma ad armi pari

Posted by fidest press agency su domenica, 28 giugno 2020

“Un annuncio che non può certo lasciarci indifferenti quella del direttore dell’Agenzia delle Entrate Ruffini e cioè di poter ‘dimezzare l’evasione fiscale in 5 anni’. Una sfida importante, purché si giochi ad armi pari. Via l’inversione dell’onere della prova, via il solve et repete, introdurre l’impossibilità per l’Ente di ricorrere in appello se sconfitto in primo grado e pagamento in solido delle spese processuali al funzionario che ha istruito l’accertamento risultato fasullo e per responsabilità oggettiva l’Agenzia delle entrate, condannata a risarcire all’impresa il 30 per cento della richiesta dell’accertamento a titolo di risarcimento morale e materiale. Ecco ora possiamo iniziare a ‘giocare’ questa grande partita!”. Lo dichiara Lino Ricchiuti, viceresponsabile nazionale Imprese e mondi produttivi di Fratelli d’Italia.

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Fisco: Unc, si a calo Iva, ma non generalizzato

Posted by fidest press agency su giovedì, 25 giugno 2020

“Siamo molto contenti che il Governo stia valutando la riduzione dell’Iva, considerato che lo stiamo proponendo, inascoltati, dall’11 marzo. Siamo stati gli unici ad averlo chiesto ufficialmente, presentando alla Camera le osservazioni al Cura Italia. Ma devono essere cali mirati, per rilanciare i settori più in crisi, non una riduzione generalizzata dell’aliquota Iva ordinaria” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Non solo perché sarebbe un onere finanziario che lo Stato in questo momento non può oggettivamente permettersi, ma anche perché, in questo periodo di recessione, il rischio è che un calo generico ed indistinto dell’aliquota, ad esempio dal 22 al 21 per cento, non si traduca in un abbassamento dei prezzi a vantaggio del cliente finale, vista anche l’esiguità della riduzione, ma non solo in minori introiti per lo Stato” prosegue Dona.
“Per questo avevamo proposto una riduzione dell’IVA sul gas al 10% sull’intero consumo e non solo sui primi 480 Smc annuali, e poi, solo per i settori maggiormente in crisi, come quello turistico, una riduzione dell’Iva rilevante, al 5%, sia per gli alberghi che per i pacchetti turistici, ma per un periodo limitato, fino alla fine dell’anno” aggiunge Dona.”Insomma, come avviene durante il periodo dei saldi, un forte sconto temporaneo, stavolta a carico dello Stato, così da invogliare le famiglie che se lo possono permettere a partire per le vacanze, aiutando albergatori ed agenzie turistiche in difficoltà” conclude Dona.

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Imprese: Ridurre carico fiscale e costo del lavoro

Posted by fidest press agency su sabato, 16 maggio 2020

La politica governativa dei bonus una tantum rischia di generare ulteriore burocrazia e incertezza, allungando i tempi per la ripresa e moltiplicando gli adempimenti amministrativi. Per noi di Soggetto Giuridico, la via più veloce ed efficace per dare risposte concrete alle imprese italiane è quella della riduzione del carico fiscale e del costo del lavoro.Crediamo che il Governo debba dare una vera scossa alla nostra economia partendo dalla cancellazione tout court delle imposte che colpiscono il mondo del lavoro quali l’Irap. In questo momento l’abbuono di una rata non è sufficiente, serve molto più coraggio per dare respiro alle aziende e lanciare al tempo stesso un forte segnale di cambiamento e di fiducia al nostro sistema produttivo messo in crisi dall’emergenza sanitaria.Le misure attuali, fondate sui bonus, rischiano invece di creare una babele di situazioni farraginose e complesse da gestire, come lo stesso crollo del sito dell’Inps ha quasi metaforicamente dimostrato. Al contrario, misure stabili e importanti quali l’abolizione dell’Irap, l’eliminazione dell’imposta di bollo e della tassa di proprietà degli auto-moto veicoli, accompagnate da una fortissima riduzione dell’Irpef per i redditi più bassi, contribuirebbero alla ripartenza del Paese in modo quasi immediato.

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Federalisti per unione fiscale europea

Posted by fidest press agency su giovedì, 23 aprile 2020

“Tra chi lavora per distruggere e chi piange sul latte versato scegliamo di sostenere le iniziative che hanno l’ambizione di costruire una nuova e vera Europa, e per questo sottoscriviamo la proposta dei Federalisti europei: l’Italia si prenda l’onore e l’onere di un’iniziativa politica, proponendo una revisione mirata dei Trattati per creare una competenza fiscale a livello europeo”. Così la senatrice Tatjana Rojc e la deputata Debora Serracchiani, entrambe del Pd, rispondendo positivamente alle proposte contenute in un Memorandum del Movimento Federalista Europeo, preparato per il presidente del Consiglio Giuseppe Conte in vista del Consiglio europeo di giovedì. Per le parlamentari “è inevitabile affrontare l’emergenza con gli strumenti a disposizione, ma condivido l’approccio federalista che chiede per il momento successivo un grande Piano europeo per la ricostruzione. Questo Piano richiede una linea di bilancio federale, alimentata da tasse europee decise dal Parlamento europeo invece che da 27 Stati membri divisi, che è il punto qualificante della proposta dei Federalisti”. “Sia chiaro, non ‘piu tasse’ ma – precisano le esponenti dem – una base di fiscalità europea per permettere un’emissione di debito comune con cui sostenere le spese affrontate dai Paesi per affrontare l’emergenza del coronavirus”.

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Fisco e Coronavirus: la dichiarazione dei redditi si fa via App

Posted by fidest press agency su mercoledì, 22 aprile 2020

In questo momento di emergenza, in cui gli italiani sono bloccati a casa, anche il mondo del Fintech italiano si sta muovendo per dare un suo contributo. Un’esigenza di questo periodo è ad esempio quella di compilare la dichiarazione dei redditi che però oggi, grazie ad una applicazione specifica, si può fare senza uscire di casa.Questa speciale applicazione si chiama TaxMan (www.taxmanapp.it) e permette di fare la dichiarazione dall’App essendo seguiti a distanza da un esperto, senza rischiare di commettere errori. L’App è dedicata alle partite IVA in regime forfettario, una categoria particolarmente colpita dall’emergenza.Come funziona la dichiarazione con TaxMan? La procedura è semplice. Una volta completato l’acquisto è sufficiente caricare la documentazione direttamente dall’applicazione del telefono. Un professionista sarà da qui in poi sempre a disposizione del cittadino in chat, per la corretta compilazione.La predisposizione degli F24, del Modello Unico e l’invio in Agenzia delle Entrate sono inclusi e a carico del professionista di TaxMan, il cui servizio ha un prezzo di 169 euro.L’App di TaxMan è stata lanciata nel 2017, viene ad oggi già utilizzata da centinaia di freelance in regime agevolato, e mai come in questo periodo può risultare utile per fare la dichiarazione dei redditi senza muoversi da casa.Per chi volesse saperne di più sul servizio basta visitare il sito internet http://www.taxmanapp.it.

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Fisco: Governo lavora per rimodulare plastic tax

Posted by fidest press agency su domenica, 9 febbraio 2020

Il viceministro Misiani sui lavori del Milleproroghe ha annunciato la ripresa di un confronto con gli operatori del settore sulla sugar e la plastic tax, per spazi di miglioramento e la rimodulazione delle imposte.”Bene, ma non basta. Al di là del fatto che il confronto il Governo dovrebbe farlo anche con le associazioni di consumatori, che rappresentano quelli che la tassa la pagheranno, il punto è se intendono cambiare il gettito della plastic tax e le norme di riferimento della Legge di Bilancio” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori. “Perché se invece la rimodulazione di cui parla l’on. Misiani consisterà solo in uno spostamento di 2 o 3 mesi dell’entrata in vigore della tassa, magari da luglio a ottobre per equipararla alla sugar tax, allora sarebbe solo un’operazione di facciata. Insomma, se il gettito previsto per la plastic tax resta per il 2021 pari a 521,1 milioni, le famiglie continueranno a pagare 20 euro in più per fare la spesa” conclude Dona.

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Fisco: Furlan, non contraria a revisione Iva

Posted by fidest press agency su giovedì, 30 gennaio 2020

L’Unione Nazionale Consumatori interviene sulla proposta del segretario della Cisl, Annamaria Furlan, di una rimodulazione dell’Iva, aumentare l’Iva sui beni di lusso e aprire un tavolo sul Fisco.”Siamo favorevoli ad una rimodulazione dell’Iva, purché l’operazione non sia per fare cassa e, quindi, sia a parità di gettito” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.
“Da tempo proponiamo di aggiungere un’aliquota maggiorata per i beni di lusso, in cambio dell’Iva ridotta su prodotti per la pulizia della casa e per l’igiene personale, come saponi e detersivi e per le altre spese obbligate, ad esempio estendendo l’aliquota al 10% anche per i consumi di gas superiori ai 480 mc” prosegue Dona.”Chiediamo, quindi, al Governo di aprire un tavolo sul Fisco non solo con i sindacati, ma anche con chi rappresenta i consumatori, che sono quelli che poi l’Iva la pagano” conclude Dona.

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Fisco: Furlan, non contraria a revisione Iva

Posted by fidest press agency su giovedì, 30 gennaio 2020

L’Unione Nazionale Consumatori interviene sulla proposta del segretario della Cisl, Annamaria Furlan, di una rimodulazione dell’Iva, aumentare l’Iva sui beni di lusso e aprire un tavolo sul Fisco.”Siamo favorevoli ad una rimodulazione dell’Iva, purché l’operazione non sia per fare cassa e, quindi, sia a parità di gettito” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Da tempo proponiamo di aggiungere un’aliquota maggiorata per i beni di lusso, in cambio dell’Iva ridotta su prodotti per la pulizia della casa e per l’igiene personale, come saponi e detersivi e per le altre spese obbligate, ad esempio estendendo l’aliquota al 10% anche per i consumi di gas superiori ai 480 mc” prosegue Dona.”Chiediamo, quindi, al Governo di aprire un tavolo sul Fisco non solo con i sindacati, ma anche con chi rappresenta i consumatori, che sono quelli che poi l’Iva la pagano” conclude Dona.

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Riforma fisco: Iniziativa del governo

Posted by fidest press agency su lunedì, 20 gennaio 2020

“C’era un bel clima di collaborazione con le rappresentanze sindacali dei lavoratori, che hanno compreso il primo importante passo che stiamo facendo come Governo, e soprattutto condividono la prospettiva di una riforma complessiva del fisco. Destinando ciò che entra dalla lotta all’evasione fiscale all’abbassamento delle tasse di chi le paga e le ha sempre pagate, ma soprattutto degli incapienti, fino ad oggi esclusi, e dei pensionati. Sono contenta che la proposta del Governo, a cui abbiamo lavorato in questi giorni con il Ministro dell’Economia, tenga conto di quanto avevamo rappresentato come MoVimento 5 Stelle, a partire dalla necessità che fosse inquadrata come un primo passo della riforma fiscale. Per il taglio del Cuneo da 3 miliardi, utilizzeremo un sistema misto, proprio per evitare incapienti e problemi alle imprese dall’introduzione di metodi nuovi, aumentando l’importo del beneficio a 100 euro con il sistema vigente per gli attuali percettori, mentre con un meccanismo di detrazioni per i nuovi beneficiari”. Così il Vice Ministro dell’Economia e delle Finanze, Laura Castelli.

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Fisco: Sindacati, agenzie fiscali in piazza

Posted by fidest press agency su sabato, 11 gennaio 2020

Le lavoratrici e i lavoratori delle agenzie fiscali in piazza: blocco degli uffici per due ore nel giorno del Fisco-day il 23 gennaio dalle ore 10 alle ore 12 e manifestazione nazionale a Roma il 6 febbraio sotto il Ministero dell’Economia e delle Finanze in via XX settembre 97, insieme ad altre nelle maggiori città. Ad annunciarlo sono Fp Cgil, Cisl Fp, Uilpa, Confsal Unsa e Flp aggiungendo che: “I lavoratori delle Agenzie Fiscali rompono gli indugi e scendono in piazza a difesa di un fisco giusto, del loro diritto a fornire servizi adeguati ai cittadini e recuperare davvero l’evasione fiscale”. Non solo, aggiungono i sindacati, “il 23 gennaio prossimo sono previste, in contemporanea per tutti gli uffici sia dell’Agenzia delle Entrate che dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, assemblee di due ore che paralizzeranno la macchina fiscale. Sin dai prossimi giorni, intanto, partiranno forme di mobilitazione a livello locale per sensibilizzare la cittadinanza su una situazione che è ormai diventata drammatica”.I lavoratori delle Agenzie, già in stato di agitazione, “stanno operando – fanno sapere i sindacati – con una carenza di personale che non permette ormai nemmeno più di coprire i servizi essenziali, figuriamoci fare la lotta all’evasione fiscale. Inoltre, non percepiscono da oltre due anni il salario di produttività, nonostante tutti gli obiettivi fissati dalle Convenzioni con il Ministero dell’Economia siano stati puntualmente raggiunti. A tutto questo si aggiunge il taglio continuo dei fondi per i lavoratori, un’organizzazione obsoleta e la paralisi dovuta all’assenza di un interlocutore, in quanto la politica non è stata capace di nominare né i direttori dell’Agenzia, nomine di competenza governativa, né i comitati di gestione, la cui nomina spetta invece al solo Ministro dell’Economia”.Sinora, proseguono i sindacati, “abbiamo atteso con molto senso di responsabilità perché il Governo aveva promesso soluzioni ai problemi da noi posti con il decreto Fiscale e la successiva legge di Bilancio. Dopo il 10 dicembre, data fissata per un incontro con il Viceministro Misiani e successivamente dallo stesso cancellata, il Governo è sparito dai nostri radar e le promesse fatte sono state disattese completamente. La stessa questione della dirigenza e delle figure di coordinamento intermedie sembra ormai un drammatico gioco dell’oca: sono state istituite per legge posizioni professionali che rischiano di essere bocciate dalla Corte Costituzionale, che dovrà pronunciarsi sulla loro legittimità il prossimo 25 febbraio. Qualora ciò dovesse accadere, le agenzie sarebbero riportate alla ‘casella di partenza’, senza direttore generale, senza comitato di gestione e senza dirigenti”.Nel frattempo, però, aggiungono, “continuiamo ad assistere alle passerelle televisive dei nostri governanti che assicurano che nel 2020 dalla lotta all’evasione fiscale arriverà un tesoretto di oltre 3 miliardi. Nella situazione attuale questa è un’utopia e i lavoratori del fisco non vogliono rendersi complici di un buco nel bilancio dello Stato che è attribuibile esclusivamente a coloro che non si stanno occupando di investire nella macchina fiscale e nei suoi lavoratori. Per l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli la prima scadenza è ancor più ravvicinata: il 31 gennaio è prevista la Brexit, con un aumento esponenziale dei traffici merci sull’Italia, e l’Agenzia non ha il personale per fronteggiare una probabile emergenza né i soldi per il pagamento dei servizi istituzionali e delle indennità previste per legge. Stiamo difendendo i nostri salari ma soprattutto il nostro diritto/dovere di lavorare per lo Stato e i suoi cittadini in maniera concreta ed efficace, con un’organizzazione moderna e funzionale”, concludono Fp Cgil, Cisl Fp, Uilpa, Confsal Unsa e Flp.

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I conti bancari degli italiani in Svizzera finiscono sotto la lente del fisco italiano

Posted by fidest press agency su domenica, 22 dicembre 2019

Secondo quanto riferiscono i media, Berna si appresta a trasferire all’Italia i dati dei contribuenti italiani, che detenevano conti correnti o depositi nelle maggiori banche elvetiche (UBS, BSI, EFG e altri) tra il 23 febbraio 2015 e il 31 dicembre 2016, ovvero prima che è entrato in vigore lo scambio automatico di informazioni fiscali tra i due paesi. Il fisco italiano, evidenzia Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, incrocerà in particolare i dati delle dichiarazioni dei redditi con l’esistenza e la consistenza di depositi all’estero. Se non sono stati dichiarati scatteranno sanzioni pesanti con riserva di denuncia penale per violazione della normativa sul riciclaggio. In base agli accordi stipulati con l’Italia, le banche svizzere sono obbligate per legge a comunicare alle autorità fiscali i rapporti di conto corrente aperti a favore di non residenti che dovranno essere resi noti al fisco del Paese di appartenenza. In questo modo il conto corrente del contribuente residente in Italia sarà conosciuto dall’Agenzia delle Entrate che verificherà se è stato compilato il quadro RW della dichiarazione dei redditi. Non sono pochi i casi finora accertati in cui l’Agenzia delle Entrate invita i frontalieri o chi detiene conti correnti svizzeri a regolarizzare la propria posizione. Al vaglio anche la lista “Panama Papers”: secondo quanto riferisce Italia Oggi, sarebbero state trasferite anche le informazioni relative ai titolari italiani delle società appartenenti alla lista denominata «Panama Papers», diffusa nel 2016, nonché i dati dei contribuenti elencati nella lista del Credit Suisse del 2014, che non avrebbero ancora regolarizzato la propria posizione fiscale e sui quali indaga la Procura di Milano. Nel 2015, un simile precedente con il fisco spagnolo permise di scoprire 20 miliardi di euro di fondi non dichiarati detenuti da cittadini iberici in Svizzera. La cifra fu indicata dal direttore dell’Agenzia statale dell’amministrazione tributaria (AEAT) Santiago Menéndez durante un’audizione al Congresso.Di questa ventina di miliardi, 14 erano attivi finanziari e 4,8 miliardi erano conti bancari.

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Serve fisco più equo. Reddito di cittadinanza non basta

Posted by fidest press agency su sabato, 7 dicembre 2019

Secondo i dati resi noti oggi dall’Istat, il reddito delle famiglie più abbienti è più di sei volte quello delle famiglie più povere e la quota di individui a rischio povertà è pari al 20,3%.”Si tratta di dati vergognosi, non degni di un Paese civile. Serve un fisco più equo, che rispetti l’art. 53 della Costituzione” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori. “Questo report attesta che il problema non sono solo i poveri assoluti, ma anche quelli che si trovano nella condizione di difficoltà precedente, a rischio povertà, e che poi finiscono per diventare definitivamente poveri” prosegue Dona. “Per questo non può bastare il reddito di cittadinanza, visto che non rimuove le cause della povertà, come ad esempio l’iniquità del nostro sistema fiscale. E’ inaccettabile che ci sia uno squilibrio così elevato tra famiglie più abbienti e più povere. Vanno ridotte le diseguaglianze, redistribuendo meglio la ricchezza. Per questo va rivoluzionato il nostro sistema fiscale, nel rispetto del criterio della capacità contributiva” prosegue Dona.”Senza contare che i dati di oggi attestano che il Governo dovrebbe adeguare il famoso importo di 780 euro del reddito di cittadinanza, innalzando il beneficio per i single a 829 euro. I 780 euro, infatti, erano i 6/10 del reddito mediano familiare al tempo dello studio Istat sul reddito di cittadinanza, contenuto nel Rapporto annuale 2014, ma i dati di oggi ci dicono che il reddito per le persone sole è salito a 16.571 euro, quindi ora il dato equivale a 828,55 euro” conclude Dona.

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Dl fisco: no multe a negozianti senza Pos

Posted by fidest press agency su mercoledì, 4 dicembre 2019

La commissione Finanze ha approvato l’abrogazione delle sanzioni per i commercianti che non hanno il Pos per i pagamenti con carta di credito/debito.”Una vergognosa retromarcia! Ancora una volta vincono le lobby” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”In pratica si autorizzano i commercianti a rifiutare i pagamenti elettronici come hanno fatto fino ad oggi. Il Pos, infatti, era già previsto dall’ottobre del 2012, ossia da ben 7 anni, e le sanzioni erano già annunciate nella legge di stabilità del 2016, ossia da quasi 4 anni. Si trattava, quindi, semplicemente di dare attuazione alla norma, rendendola finalmente vincolante” prosegue Dona.”In Italia, infatti, le leggi restano inapplicate se non sono abbinate a sanzioni. Solo dando al cliente la possibilità di segnalare la trasgressione, si sarebbero fatti passi avanti, dando così al consumatore la possibilità di poter pagare come meglio crede. Ora i commercianti potranno continuare a rifiutare gli strumenti di pagamento elettronici per importi bassi” conclude Dona.

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Fisco e fiducia dei contribuenti. Come distruggerla: Iva e autoscuole

Posted by fidest press agency su domenica, 3 novembre 2019

Lo scorso 14 marzo la Corte di Giustizia europea, con una sentenza su un caso tedesco (C-449/17), ha fatto chiarezza sull’obbligo, per le autoscuole, di includere l’Iva nelle loro richieste di pagamento per i servizi che erogano all’utenza. L’Agenzia italiana delle Entrate, che non aveva mai avanzato pretese per una sua sbagliata interpretazione della norma del 1972, si è subito mossa chiedendo il pagamento dell’Iva per gli ultimi cinque anni, non prescritti. Facile prevedere che ci sarebbe stato un effetto ricaduta delle autoscuole sugli utenti e un “massacro” di corsi e ricorsi. Noi, tra gli altri, abbiamo chiesto un intervento legislativo a sanatoria . Che è arrivato. Ma sono cominciate le “baruffe chiozzotte” di interpretazione del testo con l’Agenzia delle Entrate che si è messa in prima fila per cercare di “succhiare” il più possibile a chi, ovviamente, si era comportato per essere in regola con la legge.
Diverse autoscuole, vista la sentenza della Corte di Giustizia, dallo scorso 14 marzo hanno cominciato a caricare l’Iva sulle loro fatture. Il provvedimento legislativo, che entrerà in vigore il 1 gennaio 2020, ha una sanatoria per i mancati versamenti Iva non effettuati in precedenza. Quindi, anche coloro che, pur in assenza di una norma italiana ma in virtù della sentenza della Corte di Giustizia (autorità giudiziaria oltre la quale non c’è nulla e ai cui dettami tutti i Paesi comunitari si devono uniformare) hanno cominciato a versare l’Iva dallo scorso 14 marzo, dovrebbero rientrare in questa sanatoria ed essere rimborsati.
Non è invece così per l’Agenzia delle entrate. Il provvedimento approvato prevede il pagamento dell’Iva al 22% da parte delle autoscuole a partire dal 1 gennaio 2020 “sono fatti salvi i comportamenti difformi adottati dai contribuenti anteriormente alla data di entrata in vigore della presente disposizione…”. Secondo la nostra Agenzia il comportamento difforme riguarda quello contrario alla nuova norma, cioé le autoscuole che hanno versato l’Iva a partire dal 14 marzo… e quindi nessun rimborso. Ma secondo alcuni membri delle commissioni parlamentari che hanno varato la norma, il “comportamento difforme” si riferisce a quello contrario alla sentenza della Corte di Giustizia, quindi quello di chi, al contrario di quanto stabilito dalla stessa Corte, non ha versato l’Iva: chi non ha pagato l’Iva dalla data della sentenza della Corte (14 marzo) all’entrata in vigore della norma (1 gennaio 2020), il periodo di vacatio-legis, è fatto salvo. Se così non fosse ci sarebbe un ingiustificato arricchimento da parte dell’Erario. Ora, di fronte a queste due interpretazioni sarà necessario un emendamento interpretativo. Vedremo come finirà.
Quel che rimane, e con molta evidenza e amarezza, è il comportamento e la pretesa dell’Agenzia delle Entrate. Agenzia che, nonostante dal 1972 sia stata responsabile della cattiva interpretazione e applicazione della norma, e nonostante nel momento di vacatio-legis sia subito partita in quarta nella sua pretesa di arretrati dopo la sentenza, oggi si affida ad interpretazioni cavillose per cercare di succhiare soldi alle autoscuole. E si tratta proprio di “succhiare” visto che la sua pretesa è rivolta solo ai virtuosi che, non sapendo che fare, hanno preferito “abbondare”. Evidenza ed amarezza che non ci deve stupire se poi abbiamo contribuenti sempre propensi a venir meno ai propri obblighi fiscali e legislatori che sono convinti di rimediarvi con galera et similia. (Vincenzo Donvito, presidente Aduc)

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Dl fisco: bozza,credito imposta Pmi su commissioni Pos

Posted by fidest press agency su domenica, 27 ottobre 2019

Nel decreto fiscale è previsto per i commercianti un credito d’imposta del 30% delle commissioni sulle transazioni con carte e bancomat. “Bene! Ora, però, chiediamo che sia il credito d’imposta che le multe siano anticipate dal 1° luglio al 1° gennaio 2020” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori. “Non esistono, infatti, più scusanti. Questo provvedimento di fatto consentirà di aiutare i commercianti, indipendentemente da un accordo con le banche. Senza contare che c’è tutto il tempo per trovare intese con il mondo creditizio da qui alla fine dell’anno, visto che mancano più di due mesi. Quindi non ci sono più ragioni per non rendere vincolante un obbligo già in vigore dall’ottobre del 2002, ossia da ben 7 anni, e per non far scattare sanzioni già previste dalla legge di stabilità del 2016, ossia da quasi 4 anni” conclude Dona.

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Fisco e denaro di plastica

Posted by fidest press agency su sabato, 19 ottobre 2019

Ben venga il pagamento di servizi tramite denaro di plastica, ché probabilmente è un modo efficace per combattere l’evasione fiscale e semplificare la vita alle persone. Ma occorre affrontare e risolvere un problema che abbiamo riscontrato proprio stamane in un bar dove, accanto alla cassa c’era esposto un cartello con scritto “si accettano pagamenti con ogni carta ma solo per importi superiori ai 10 euro”. Problema che, ovviamente, tutti dicono esistere ma che non ci sembra (almeno al momento) venga affrontato in modo adeguato per impedire penalizzazione di consumatori e commercianti. L’uso del denaro di plastica ha un costo per consumatori e commercianti, e questo ne scoraggia l’uso per piccoli importi.Il ministro degli Affari Esteri, Luigi Di Maio così si esprime: “Sul Pos se mettiamo semplicemente una multa da 30 euro per chi non accetta la carta di credito”, otterremo come risultato che “il commerciante preferira’ pagare la multa piuttosto che le commissioni”. Per questo serve “un accordo con le banche per abbassare i costi dei pagamenti con le carte credito o i bancomat”. Insomma, “sono anni che si fa la lotta all’evasione facendo la lotta agli scontrini”, inseriamo “il carcere e la confisca per sproporzione e vedrete che le cose cambieranno” .Ci par di capire che venga auspicato il carcere e la confisca per i commercianti che non dovessero consentire l’uso delle carte nei propri esercizi. Auspichiamo che si arrivi a più miti pretese, ragionamenti e metodi, anche perché i metodi da giustizialismo fiscale (misti ad una sorta di dittatura fiscale), in un contesto in cui si dovrebbe tendere a far capire ai contribuenti che pagare le tasse conviene a tutti, è probabile che siano forieri solo di metodi più raffinati di evasione rispetto agli attuali. Allo stato dei fatti sembra che il governo si stia orientando sui premi/lotteria da concedere a chi paga con le carte. E che, a parte le parole, non ci sia nulla per quello che noi riteniamo il problema centrale: le commissioni agli istituti di credito di consumatori e commercianti. Commissioni la cui pretesa ci sembra legittima da parte degli istituti di credito e che crediamo che l’auspicato “accordo con le banche per abbassare i costi dei pagamenti con le carte credito o i bancomat” non porterà a nulla.
Per questo crediamo che invece della ‘lotteria degli scontrini’, lo Stato dovrebbe stanziare dei fondi per accollarsi le spese delle commissioni. Un provvedimento temporaneo perché, dopo gli inevitabili problemi e costi iniziali, non si può escludere che gli istituti di credito, visto il nuovo e consistente giro di soldi che transiterà dai loro forzieri (ed è questo, oltre le commissioni, il loro business), non si può escludere che potranno applicare una politica di “commissioni zero” alla bisogna. Spetterà ovviamente al governo monitorare in modo che la situazione non degeneri e, nel caso, prendere i necessari provvedimenti per garantire questo equilibrio. (Vincenzo Donvito, presidente Aduc)

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Fisco: solo il 12% dei contribuenti più “ricchi” versa 58% Irpef

Posted by fidest press agency su domenica, 22 settembre 2019

Secondo uno studio, il 12% dei contribuenti italiani più ricchi, che dichiarano più di 35 mila euro, paga quasi il 58% di tutta l’Irpef, mentre i contribuenti con redditi lordi sopra i 100.000 euro l’anno, pur essendo solo l’1,13% del totale, pagano il 19,35% di tutta l’Irpef.”Questi dati dimostrano, qualora ce ne fosse stato bisogno, che la flat tax è improponibile e che, visto il recente record di 2.409,9 miliardi di debito pubblico, provocherebbe un dissesto finanziario” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori. “Non sappiamo a che livello il precedente Governo avrebbe collocato l’aliquota della flat tax, ma certo sarebbe stata ben sotto a quella del 38% che attualmente pagano i contribuenti nello scaglione tra 28 e 55 mila euro di reddito complessivo. Per non parlare di chi dichiara oltre 75 mila euro e che dà un grande contributo al gettito Irpef, visto che i contribuenti sopra i 100 mila euro pagano già il 20% di tutta l’Irpef” conclude Dona.

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Fisco: ricerca,12% contribuenti più “ricchi” versa 58% Irpef

Posted by fidest press agency su sabato, 21 settembre 2019

Secondo uno studio, il 12% dei contribuenti italiani più ricchi, che dichiarano più di 35 mila euro, paga quasi il 58% di tutta l’Irpef, mentre i contribuenti con redditi lordi sopra i 100.000 euro l’anno, pur essendo solo l’1,13% del totale, pagano il 19,35% di tutta l’Irpef.
“Questi dati dimostrano, qualora ce ne fosse stato bisogno, che la flat tax è improponibile e che, visto il recente record di 2.409,9 miliardi di debito pubblico, provocherebbe un dissesto finanziario” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.
“Non sappiamo a che livello il precedente Governo avrebbe collocato l’aliquota della flat tax, ma certo sarebbe stata ben sotto a quella del 38% che attualmente pagano i contribuenti nello scaglione tra 28 e 55 mila euro di reddito complessivo. Per non parlare di chi dichiara oltre 75 mila euro e che dà un grande contributo al gettito Irpef, visto che i contribuenti sopra i 100 mila euro pagano già il 20% di tutta l’Irpef” conclude Dona.

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Per l’Italia choc fiscale e investimenti pubblici

Posted by fidest press agency su giovedì, 1 agosto 2019

«La proposta economica di Fratelli d’Italia è molto simile a quella di Donald Trump: choc fiscale e investimenti pubblici. Tagliare le tasse alle imprese è per noi il primo passo e la nostra proposta di partenza è la tassa piatta al 15% sui redditi incrementali. Una flat tax che si può fare immediatamente e che può dare respiro alle aziende, far emergere il sommerso e far capire che quando produci e cresci lo Stato ti è vicino. Poi c’è la nostra proposta storica per inentivare il lavoro che possiamo riassumere in “più assumi e meno paghi”. FdI ha studiato un sistema di tassazione per le aziende mirato a incentivare il lavoro e che tiene conto della quantità di manodopera in rapporto al fatturato. Non ci interessa molto aiutare aziende che hanno fatturati da capogiro ma pochissima manodopera e non ci interessa molto la web tax al 3%: a noi interessa aiutare quelle aziende che hanno un’alta percentuale di lavoratori in rapporto a quello che guadagnano». Lo ha detto intervistata da Radio 24 il presidente di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni.

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Fisco, speculazioni e debito

Posted by fidest press agency su lunedì, 5 novembre 2018

(By Antonio De Lellis Comitato per l’Abolizione dei Debiti Illegittimi, CADTM Italia). La ”manovra del popolo” e le rinnovate paure di default dell’Italia richiamano la necessità di capire i meccanismi di formazione del debito pubblico italiano.
Lo studio, che è stato presentato da Cadtm Italia il 27 ottobre a Roma in una conferenza organizzata dal Comitato per l’Abolizione del Debito Illegittimo sul tema “Riforme fiscali e debito pubblico italiano”, ha avuto lo scopo di fornire informazioni sulla struttura del sistema fiscale italiano e sugli effetti che le controriforme dei passati decenni hanno avuto sulle entrate dello stato, e quindi sul debito pubblico.
Secondo le sue risultanze la principale causa dell’aumento del debito pubblico italiano dipende dalla spesa per interessi, la cui dinamica negli ultimi anni è stata sempre più condizionata dalla speculazione finanziaria.
Il tema è stato trattato da Paolo Raimondi e Mario Lettieri i quali con i numerosi editoriali su Italia Oggi hanno aperto finestre di approfondimento al tema. Se consideriamo solo tre episodi speculativi (1992-93; 2007-2007; 2011-2012) ricaviamo che la speculazione finanziaria è costata allo Stato italiano (e quindi a noi) la bellezza di 467,3 miliardi in valore assoluto, ovvero il 20,6% dell’intero debito pubblico del 2017. Qui non è fondamentale la cifra esatta, ma sapere che il problema della speculazione e dei suoi effetti nefasti sul debito esiste. Qualunque sia la cifra, che non si discosterà molto da quella individuata, occorre sapere che essa è andata a ingrassare la pancia delle multinazionali della finanza e delle banche e solo in minima parte i risparmiatori italiani, che detengono, solo il 5% del debito complessivo.
Analizzando il dossier su entrate fiscali e debito vediamo che se si considera il mancato gettito dovuto alla ridotta progressività delle riforme fiscali e al mancato cumulo, otteniamo una perdita per lo Stato, nel [solo] 2016, di 8,3 miliardi di euro, pari al 4,5% del gettito Irpef. Applicando lo stesso calcolo agli ultimi 34 anni (dal 1974 ad oggi), il mancato gettito complessivo ammonta a 146 miliardi. Tale ammanco di entrate è stato colmato dall’emissione di titoli di Stato che, in virtù degli interessi composti, hanno prodotto un maggior debito pari a 295 miliardi, il 13% di tutto il debito accumulato.
Un favore alle classi più ricche che è stato assai costoso per tutta la collettività! Solo per effetto delle speculazioni oggetto di studio e di una Irpef iniqua oltre 762 miliardi di euro, ovvero quasi il 34% del nostro debito, può considerarsi causato da dinamiche internazionali e nazionali che nulla hanno a che fare con scelte consapevoli degli abitanti dell’Italia.
L’attuale proposta di manovra finanziaria con l’enfasi sulla Flat tax non fa altro che contribuire ad alimentare tale business sul debito pubblico italiano. Solo il ripristino di una tassazione complessiva e unica per tutti i cespiti di reddito e il ritorno ad una più elevata progressività delle imposte possono contribuire non solo ad una maggiore equità fiscale ma anche a ridurre il debito pubblico.
Il dossier su Fisco e debito mostra come le soluzioni alla tanto paventata ”tenuta dei conti” si possano trovare battendo altre strade che tagli ed austerità, recuperando il punto di vista della Costituzione e il suo richiamo alla giustizia sociale.
Nel corso della giornata, Massimo Pallottino, della Caritas italiana e coportavoce della Coalizione Italiana contro la Povertà, ha tracciato il contesto dentro il quale si muove la tematica con un riferimento, alle tre grandi crisi: economica, sociale ed ambientale. Esse potranno trovare soluzioni solo con politiche coerenti ai tre obiettivi (agenda 20/30). Il tema del debito si collega anche all’iniziativa di varie organizzazioni cristiane dal titolo “Chiudiamo la forbice” sulle scandalose disuguaglianze, la cui misura in termini di aggravio Irpef per le classi medie è stato di oltre 900 miliardi dal 1983 al 2016. Non possiamo vedere cosa è accaduto agli impoveriti senza vedere ciò che è accaduto ai ricchi.
Marco Bersani, socio fondatore dell’Associazione per la tassazione delle transazioni finanziarie (ATTAC), ha affrontato il tema della spesa pubblica e di come la narrazione dominante riesce a modificare la realtà che vede l’Italia sotto la spesa pubblica della media europea con incrementi minimi. Questo crea una differenziazione sociale e la necessità di affrontare il tema che è il tabù dell’economia del debito. Insieme a questo il tema del debito degli enti locali con una tassazione che dal 2010 al 2016 è aumentata di 7,8 miliardi e con una liquidità complessiva diminuita di 5,6 miliardi, ovvero con un saldo di – 13 miliardi occorsi per finanziare il debito pubblico nazionale. Un enorme costo per la società se si pensa che il contributo degli Enti locali al debito pubblico è di solo 1,8%.
A questo riguardo si sottolinea l’importanza dell’assemblea pubblica a Napoli prevista per 23 novembre alle ore 15,00 con i sindaci italiani che vogliono avviare una vertenza nazionale sul tema dello schiacciamento degli Enti locali.
Numerosi gli interventi dal pubblico che hanno spaziato sul riconoscere al metodo del dossier fisco e speculazioni il merito di avere aperto una pista di indagine nuova che può essere applicata anche agli audit civici, alla necessità di sganciare la finanza pubblica da quella privata, per evitare le speculazioni sul debito pubblico, al debito di Roma ed a questioni molto pertinenti sulla tassazione e su come sia possibile a partire da questi dati proseguire ed approfondire.

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