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Quotidiano di informazione – Anno 31 n°159

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Fisco, speculazioni e debito

Posted by fidest press agency su lunedì, 5 novembre 2018

(By Antonio De Lellis Comitato per l’Abolizione dei Debiti Illegittimi, CADTM Italia). La ”manovra del popolo” e le rinnovate paure di default dell’Italia richiamano la necessità di capire i meccanismi di formazione del debito pubblico italiano.
Lo studio, che è stato presentato da Cadtm Italia il 27 ottobre a Roma in una conferenza organizzata dal Comitato per l’Abolizione del Debito Illegittimo sul tema “Riforme fiscali e debito pubblico italiano”, ha avuto lo scopo di fornire informazioni sulla struttura del sistema fiscale italiano e sugli effetti che le controriforme dei passati decenni hanno avuto sulle entrate dello stato, e quindi sul debito pubblico.
Secondo le sue risultanze la principale causa dell’aumento del debito pubblico italiano dipende dalla spesa per interessi, la cui dinamica negli ultimi anni è stata sempre più condizionata dalla speculazione finanziaria.
Il tema è stato trattato da Paolo Raimondi e Mario Lettieri i quali con i numerosi editoriali su Italia Oggi hanno aperto finestre di approfondimento al tema. Se consideriamo solo tre episodi speculativi (1992-93; 2007-2007; 2011-2012) ricaviamo che la speculazione finanziaria è costata allo Stato italiano (e quindi a noi) la bellezza di 467,3 miliardi in valore assoluto, ovvero il 20,6% dell’intero debito pubblico del 2017. Qui non è fondamentale la cifra esatta, ma sapere che il problema della speculazione e dei suoi effetti nefasti sul debito esiste. Qualunque sia la cifra, che non si discosterà molto da quella individuata, occorre sapere che essa è andata a ingrassare la pancia delle multinazionali della finanza e delle banche e solo in minima parte i risparmiatori italiani, che detengono, solo il 5% del debito complessivo.
Analizzando il dossier su entrate fiscali e debito vediamo che se si considera il mancato gettito dovuto alla ridotta progressività delle riforme fiscali e al mancato cumulo, otteniamo una perdita per lo Stato, nel [solo] 2016, di 8,3 miliardi di euro, pari al 4,5% del gettito Irpef. Applicando lo stesso calcolo agli ultimi 34 anni (dal 1974 ad oggi), il mancato gettito complessivo ammonta a 146 miliardi. Tale ammanco di entrate è stato colmato dall’emissione di titoli di Stato che, in virtù degli interessi composti, hanno prodotto un maggior debito pari a 295 miliardi, il 13% di tutto il debito accumulato.
Un favore alle classi più ricche che è stato assai costoso per tutta la collettività! Solo per effetto delle speculazioni oggetto di studio e di una Irpef iniqua oltre 762 miliardi di euro, ovvero quasi il 34% del nostro debito, può considerarsi causato da dinamiche internazionali e nazionali che nulla hanno a che fare con scelte consapevoli degli abitanti dell’Italia.
L’attuale proposta di manovra finanziaria con l’enfasi sulla Flat tax non fa altro che contribuire ad alimentare tale business sul debito pubblico italiano. Solo il ripristino di una tassazione complessiva e unica per tutti i cespiti di reddito e il ritorno ad una più elevata progressività delle imposte possono contribuire non solo ad una maggiore equità fiscale ma anche a ridurre il debito pubblico.
Il dossier su Fisco e debito mostra come le soluzioni alla tanto paventata ”tenuta dei conti” si possano trovare battendo altre strade che tagli ed austerità, recuperando il punto di vista della Costituzione e il suo richiamo alla giustizia sociale.
Nel corso della giornata, Massimo Pallottino, della Caritas italiana e coportavoce della Coalizione Italiana contro la Povertà, ha tracciato il contesto dentro il quale si muove la tematica con un riferimento, alle tre grandi crisi: economica, sociale ed ambientale. Esse potranno trovare soluzioni solo con politiche coerenti ai tre obiettivi (agenda 20/30). Il tema del debito si collega anche all’iniziativa di varie organizzazioni cristiane dal titolo “Chiudiamo la forbice” sulle scandalose disuguaglianze, la cui misura in termini di aggravio Irpef per le classi medie è stato di oltre 900 miliardi dal 1983 al 2016. Non possiamo vedere cosa è accaduto agli impoveriti senza vedere ciò che è accaduto ai ricchi.
Marco Bersani, socio fondatore dell’Associazione per la tassazione delle transazioni finanziarie (ATTAC), ha affrontato il tema della spesa pubblica e di come la narrazione dominante riesce a modificare la realtà che vede l’Italia sotto la spesa pubblica della media europea con incrementi minimi. Questo crea una differenziazione sociale e la necessità di affrontare il tema che è il tabù dell’economia del debito. Insieme a questo il tema del debito degli enti locali con una tassazione che dal 2010 al 2016 è aumentata di 7,8 miliardi e con una liquidità complessiva diminuita di 5,6 miliardi, ovvero con un saldo di – 13 miliardi occorsi per finanziare il debito pubblico nazionale. Un enorme costo per la società se si pensa che il contributo degli Enti locali al debito pubblico è di solo 1,8%.
A questo riguardo si sottolinea l’importanza dell’assemblea pubblica a Napoli prevista per 23 novembre alle ore 15,00 con i sindaci italiani che vogliono avviare una vertenza nazionale sul tema dello schiacciamento degli Enti locali.
Numerosi gli interventi dal pubblico che hanno spaziato sul riconoscere al metodo del dossier fisco e speculazioni il merito di avere aperto una pista di indagine nuova che può essere applicata anche agli audit civici, alla necessità di sganciare la finanza pubblica da quella privata, per evitare le speculazioni sul debito pubblico, al debito di Roma ed a questioni molto pertinenti sulla tassazione e su come sia possibile a partire da questi dati proseguire ed approfondire.

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“Economia e Fisco alla sfida delle riforme”

Posted by fidest press agency su martedì, 23 ottobre 2018

Si è tenuto, presso il Senato della Repubblica, il seminario “Economia e fisco alla sfida delle riforme”, organizzato da DLA Piper, il principale studio legale internazionale presente in Italia. L’evento, nel corso del quale è stata presentata in anteprima una ricerca dello stesso studio legale sulle misure fiscali adottate da 41 Paesi, è il primo di una tre giorni di incontri alla presenza anche dei Soci Tax provenienti da tutto il mondo. Il Senato è stata la cornice di uno stimolante dibattito con istituzioni, accademici e operatori su argomenti di attualità economica e tributaria, rivolto principalmente a realtà societarie e finanziarie italiane e internazionali. L’Italia si trova in un momento storico particolarmente delicato, dove, alla non più procrastinabile necessità di realizzare riforme economiche e fiscali ambiziose si unisce un’attenzione sempre più alta ai conti pubblici.
“Scenario macroeconomico italiano e fattibilità delle riforme tra debito pubblico e Euro, i modelli economici per cambiare esistono?” è stato il tema dell’intervento di apertura di Antonio Mele (Professore ordinario di Finanza, USI, Senior Chair, Swiss Finance Institute), a dialogo con Alessandro Galimberti (Presidente Ordine Giornalisti Lombardia e UNCI, Il Sole 24 Ore). “I modelli quantitativi su cui lavoro da tempo, e che ho il piacere di presentare oggi – ha affermato Antonio Mele – suggeriscono meccanismi virtuosi di crescita economica ed anche di abbattimento del debito pubblico nel caso in cui si decida di ridurre razionalmente la pressione fiscale. Questo a patto che tali interventi di riduzione avvengano quando il rapporto debito/PIL è ancora inferiore a valori soglia di circa il 140%.”
Sono successivamente state approfondite le “novità della manovra tra economia e fisco, impatti domestici e internazionali” nella prima tavola rotonda, a cui hanno partecipato Carlotta Benigni (Tax Real Estate and Financial DLA Piper), Donatella Conzatti (Senatrice Forza Italia, 6a Commissione Finanze e Tesoro), Antonio Longo (Tax and Private Clients Sector, DLA Piper), Alessandro Pagano (Deputato Lega, VI Commissione Finanze), moderati da Bepi Pezzulli (Presidente Select, autore del libro “L’altra Brexit”).
“Riformare il sistema fiscale con effetti concreti sul piano economico – commenta Antonio Longo, Tax and Private Clients Sector, DLA Piper – significa anche razionalizzare le misure per l’attrazione del capitale umano in Italia e gli incentivi per il sostegno alle PMI.
L’introduzione di forme di compliance fiscale per le persone fisiche dovrebbe essere il naturale sviluppo dell’annunciato processo di “pacificazione fiscale” in particolare nel contesto attuale caratterizzato dal passaggio generazionale delle imprese e dei patrimoni familiari.”
“L’attale quadro internazionale – ha affermato Federico Pacelli, Head of Transfer Pricing, DLA Piper – è caratterizzato da una forte reazione di contrasto, da parte di molti Paesi, nei confronti della pianificazione fiscale aggressiva attuata su scala internazionale. In questo contesto, per le imprese multinazionali risulta sempre più importante, anche per motivi reputazionali, non solo rispettare formalmente le leggi dei Paesi in cui operano ma anche contribuire, in maniera equa, alle relative entrate tributarie. In quest’ottica, una corretta corporate governance impone una gestione del rischio fiscale in ottica preventiva, attraverso un rapporto di partnership e trasparenza con l’Amministrazione finanziaria.”

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Per far ricrescere l’economia italiana è necessario abbattere la burocrazia e il fisco

Posted by fidest press agency su domenica, 8 luglio 2018

È quanto ha dichiarato il vicepresidente della Camera dei deputati Fabio Rampelli intervenendo agli Stati Generali di Valore Impresa in corso a Roma al Teatro Eliseo.
“C’è bisogno di un cambiamento di paradigma culturale nella pubblica amministrazione. Si può fare a costo zero. La burocrazia deve diventare amica delle imprese, soprattutto quelle piccole, e non porsi di traverso o peggio ostacolarne la nascita. Semplificare la burocrazia significa soprattutto combattere la corruzione che vi si annida, ottenendo insieme due straordinari risultati”. “L’abbattimento delle tasse con l’introduzione della tassa piatta deve essere l’altro obiettivo da perseguire e sul quale giudicheremo il governo – ha aggiunto Rampelli – perché si deve procedere a un allineamento delle regole fiscali almeno a livello europeo per stroncare concorrenza sleale e conseguenti delocalizzazioni.
In Italia è opportuno rammentare che le imprese chiudono a un ritmo di 36 al giorno.
Soltanto lo scorso anno aziende e professionisti italiani hanno dovuto affrontare ben 200 scadenze fiscali. Assumendo una politica di riforme in questa direzione, si possono sviluppare nuova impresa, nuova ricchezza, nuova occupazione, nuovo Pil. Ma soprattutto si può contribuire a rendere finalmente l’Italia un Paese in grado di competere con i partner europei rispetto ai quali oggi è destinata a soccombere”.
“Non abbiamo bisogno di farci invadere dai migranti economici per irrobustire la nostra economia, come ha detto – azzardando soluzioni improprie – il presidente dell’Inps Boeri. Ci auguriamo che – ha concluso il vicepresidente – il nuovo Governo sappia imprimere una svolta –
Restituendo centralità all’economia reale, contestandone la finanziarizzazione ma anche l’automatizzazione selvaggia e senza garanzie sociali, perseguendo l’obiettivo della crescita e di una diversa capacità negoziale con l’Ue”.

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Documenti: per quanto tempo occorre conservarli

Posted by fidest press agency su lunedì, 18 giugno 2018

L’occasione è data con l’avvio delle attività per la dichiarazione dei redditi. Per quanto tempo occorre conservare i documenti? Come al solito la burocrazia ce la mette tutta per complicarci la vita, modulando in tempi diversi la custodia.Vediamo.
a) Dichiarazione dei redditi, tassa nettezza urbana, F24, Imu, Tasi: 5 anni, a partire dall’anno seguente a quello della dichiarazione o a quello del pagamento.
b) Affitto e spese condominiali: 5 anni.
c) Bollette luce, gas, telefono: 5 anni dalla data di scadenza.
d) Multe stradali: 5 anni.
e) Bollo auto: 3 anni a partire dall’anno seguente a quello del pagamento.
f) Canone RAI: 10 anni dalla scadenza.
Si consiglia, a titolo cautelativo, di conservare i documenti per uno o due anni in piu’ rispetto a quanto indicato. Per ulteriori approfondimenti si veda la scheda pratica: https://sosonline.aduc.it/scheda/prescrizione+decadenza_10118.php (Primo Mastrantoni, segretario Aduc)

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Il fisco deve riscuotere entro cinque anni

Posted by fidest press agency su mercoledì, 14 marzo 2018

La Corte di Cassazione, con l’importante e condivisibile ordinanza n. 1997 depositata in cancelleria il 26 gennaio 2018, ha confermato il principio, di carattere generale, secondo cui la scadenza del termine perentorio sancito per opporsi o impugnare un atto di riscossione mediante ruolo, o comunque di riscossione coattiva, produce soltanto l’effetto sostanziale della irretrattabilità del credito, ma non anche la cd. “conversione” del termine di prescrizione breve eventualmente previsto in quello ordinario decennale, ai sensi dell’art. 2953 c.c..Questo importante principio si applica con riguardo a tutti gli atti, in ogni modo denominati, di riscossione mediante ruolo o comunque di riscossione coattiva di crediti degli enti previdenziali, ovvero di crediti relativi ad entrate dello Stato, tributarie ed extra tributarie, nonché di crediti delle Regioni, delle Province, dei Comuni e degli altri Enti locali, nonché delle sanzioni amministrative per la violazione di norme tributarie o amministrative e così via. Pertanto, ove per i relativi crediti sia prevista una prescrizione (sostanziale) più breve di quella ordinaria, la sola scadenza del termine concesso al debitore per proporre l’opposizione non consente di fare applicazione dell’art. 2953 c.c., tranne che in presenza di un titolo giudiziale divenuto definitivo (Sez. Unite, sentenza n. 23397 del 17/11/2016). Nel caso in esame, non vi è stato alcun accertamento giudiziale definitivo tra la notifica della cartella di pagamento e la relativa iscrizione a ruolo, avvenuta in data 23 novembre 1999, per crediti del 1996, e l’avviso di mora notificato il 18 marzo 2009 e oggetto del ricorso, con la conseguenza che è stato giustamente e correttamente ritenuto totalmente prescritto il diritto, azionato ben oltre i termini di prescrizione quinquennale per esso previsto. L’importante ordinanza è diffusa dallo “Sportello dei Diritti” “Sportello dei diritti”, presieduto da Giovanni D’Agata e dall’Avvocato tributarista Maurizio Villani.

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Come contestare le cartelle di pagamento

Posted by fidest press agency su lunedì, 4 dicembre 2017

fisco2005aSi riporta una riflessione dell’avvocato Maurizio Villani che fa il punto sulla contestazione delle cartelle di pagamento alla luce della giurisprudenza amministrativa e tributaria in materia. Per Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, si tratta di significativi appunti di ricerca per tutti quei contribuenti che ritengono illegittime le pretese tributarie rappresentate nelle cartelle di pagamento e che intendono impugnarle. “A) Secondo l’insegnamento della Corte di Cassazione “la cartella di pagamento svolge la funzione di portare a conoscenza dell’interessato la pretesa tributaria iscritta nei ruoli, entro un termine stabilito a pena di decadenza della pretesa tributaria, ed ha un contenuto necessariamente più ampio dell’avviso di mora, la cui notifica è prevista soltanto per il caso in cui il contribuente, reso edotto dell’imposta dovuta, non ne abbia eseguito spontaneamente il pagamento nei termini indicati dalla legge. La mancata notificazione della cartella di pagamento comporta pertanto un vizio della sequenza procedimentale dettata dalla legge, la cui rilevanza non è esclusa dalla possibilità, riconosciuta al contribuente dall’art. 19, comma terzo, del d.lgs. 31 dicembre 1992, n. 546, di esercitare il proprio diritto di difesa a seguito della notificazione dell’avviso di mora, e che consente dunque al contribuente di impugnare quest’ultimo atto, deducendone la nullità per omessa notifica dell’atto presupposto o contestando, in via alternativa, la stessa pretesa tributaria azionata nei suoi confronti. In entrambi i casi, la legittimazione passiva spetta all’ente titolare del credito tributario e non già al concessionario, al quale, se è fatto destinatario dell’impugnazione, incombe l’onere di chiamare in giudizio il predetto ente, se non vuole rispondere dell’esito della lite, non essendo il giudice tenuto a disporre d’ufficio l’integrazione del contraddittorio, in quanto non è configurabile nella specie un litisconsorzio necessario” (Cass. Sez. Unite, 25 luglio 2007, n. 16412). La Corte di Cassazione ha, tra l’altro, in proposito avuto modo di chiarire come “in tema di disciplina della riscossione delle imposte mediante iscrizione nei ruoli, nell’ipotesi di giudizio relativo a vizi dell’atto afferenti il procedimento di notifica cassazionedella cartella, non sussiste litisconsorzio necessario tra l’Amministrazione Finanziaria ed il Concessionario alla riscossione, né dal lato passivo, spettando la relativa legittimazione all’ente titolare del credito tributario con onere del concessionario, ove destinatario dell’impugnazione, di chiamare in giudizio il primo se non voglia rispondere delle conseguenze della lite, né da quello attivo, dovendosi, peraltro, riconoscere ad entrambi il diritto all’impugnazione nei diversi gradi del processo tributario così statuendo, la S.C. ha cassato la sentenza impugnata, rilevando, peraltro, che, nella specie, i vizi accertati nella decisione di primo grado in relazione alla pretesa tributaria riguardavano sia il suo fondamento iscrizione a ruolo sia il procedimento notificatorio della cartella, sicché erroneamente era stata esclusa la legittimazione dell’Amministrazione Finanziaria alla sua impugnazione” (Cass. n. 9762 del 2014). Nella specie la società contribuente con l’impugnazione “dell’iscrizione a ruolo e dell’intimazione di pagamento” si doleva, anzitutto, dell’inesistenza del credito dell’Amministrazione Finanziaria, dell’illegittimità della procedura di riscossione per la mancata notifica dell’atto presupposto, la cartella di pagamento, della decadenza dell’azione di riscossione, della prescrizione del presunto credito (in tal senso, correttamente, si è pronunciata la Corte di Cassazione – Sez. Tributaria Civile – con la sentenza n. 27776 depositata il 22/11/2017).
tar lazioB) Rimeditando la posizione espressa in passato dal TAR Lazio, (cfr. Sez. III, 29.01.2016 n. 1338), il TAR Lazio con la sentenza n. 11015 del 21 aprile 2017 ritiene, in primo luogo, di dover riconoscere al ricorrente un interesse diretto, concreto ed attuale all’accesso alle cartelle esattoriali, attribuito, in verità, al contribuente anche in via legislativa, mediante la previsione degli obblighi del concessionario per la riscossione. L’art. 26 del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 602, in tema di riscossione delle imposte sul reddito, stabilisce, in particolare, che “il concessionario deve conservare per cinque anni la matrice o la copia della cartella con la relazione dell’avvenuta notificazione o l’avviso del ricevimento ed ha l’obbligo di farne esibizione su richiesta del contribuente o dell’amministrazione”, effettuando, così, direttamente la valutazione sulla sussistenza dell’interesse all’esibizione. Deve essere parimenti affermata anche la legittimazione passiva di Equitalia S.p.A. atteso che la predetta società gestisce, in regime di concessione, il servizio pubblico di riscossione e, perciò, è tenuta a garantire l’accesso a fronte dell’interesse del privato di verificare eventuali illegittimità nell’azione di riscossione.Deve, poi, aggiungersi che la richiesta del contribuente non può mai essere valutata sotto il profilo della meritevolezza soggettiva da parte del concessionario, obbligato ex lege alla custodia ed all’esibizione, senza che allo stesso residui alcun margine di scelta (e lo stesso discorso vale oggi per l’Agenzia delle Entrate – Riscossione, che ha sostituito Equitalia). Né vi è equipollenza, attesa la diversità ontologica di forma e contenuto, tra la produzione degli estratti del ruolo e la cartella di pagamento (cfr. C.d.S., Sez. IV, n. 2834 del 9.6.2015; n. 02422/2014) che costituisce “ex se …strumento utile alla tutela giurisdizionale delle ragioni della ricorrente”, cosi che “la concessionaria non ha … alcuna legittimazione a sindacare le scelte difensive eventualmente operate dal privato” (Cons. Stato Sez. IV, 30 novembre 2009, n. 7486).È stato sottolineato (cfr. C.d.S., Sez. IV, 31.3.2015 n. 1705; TAR Campania, Napoli, Sez. VI, 4.02.2016 n. 629) che “le amministrazioni agiscono in via procedimentalizzata e hanno l’onere di conservare copia degli atti inoltrati al privato, che potrebbe non esserne più in possesso per svariate ragioni (disordine, perdita del documento, malconservazione, trasloco, furto etc)…”, ma che il privato “non può essere mutilato nella propria difesa, a cagione di tale accadimento: ritrae dallo stesso una “sanzione” endemica (paga, infatti, il rilascio della copia) ma ha il diritto comunque ad ottenerne copia per difendersi (arg, anche ex Cass. civ. Sez. VI – 5, Ord., 30-07-2013, n. 18252 in punto di necessità per le Amministrazioni di “provare” ciò che hanno comunicato al privato)”.In ultimo, preme, peraltro, precisare che il TAR Lazio, con la succitata sentenza, ha avuto modo di soffermarsi diffusamente sulla circostanza afferente il mancato possesso delle cartelle, addotta da Equitalia, la quale nel giudizio, a differenza di giudizi precedenti, trova anche supporto in una “certificazione” all’uopo prodotta, sicuramente atta a rivelare chiare ed inequivoche difficoltà oggettive per la parte resistente ad adeguarsi al dictum del giudice.Tale circostanza, però, proprio in quanto il “mancato possesso” opposto da Equitalia può essere configurato esclusivamente in termini di effetto e/o risultato di una mera “scelta aziendale della società” (come rilevato in precedenti pronunce cfr., tra le altre, TAR Lazio, Sez. II bis, n. 8948 del 2016), assunta, tra l’altro, in distonia con le prescrizioni di legge, non può che condurre a sollecitare la pronta attivazione della resistente ad organizzare o, meglio, ad espletare la sua gestione del servizio in stretta aderenza con le disposizioni normative su indicate, istituendo, ad esempio, un apposito ufficio o, ancora, incaricando suoi addetti al precipuo fine di rendere possibile e, dunque, consentire l’accesso agli atti richiesti, per non compromettere il diritto di difesa del contribuente.” (Avv. Maurizio Villani Avvocato Tributarista in Lecce Patrocinante in Cassazione)

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Fisco: come difendersi dagli studi di settore

Posted by fidest press agency su martedì, 28 novembre 2017

cassazioneGrazie al prezioso aiuto di un esperto in materia, l’Avv. Maurizio Villani, di seguito pubblichiamo un vademecum a sua firma, che elenca pratici consigli su come difendersi dagli studi di settore. La Corte di Cassazione ha affermato, con orientamento consolidato, che i parametri o studi di settore, rappresentando la risultante dell’estrapolazione statistica di una pluralità di dati settoriali acquisiti su campioni di contribuenti e dalle relative dichiarazioni, rivelano valori che, quando eccedono il dichiarato, integrano il presupposto per il legittimo esercizio da parte dell’Ufficio dell’accertamento analitico-induttivo, ex art. 39, comma 1, lett. d, del DPR n. 600 del 1973. Lo studio di settore deve essere necessariamente svolto in contraddittorio col contribuente, sul quale, nella fase amministrativa e, soprattutto, contenziosa, incombe l’onere di allegare e provare, senza limitazioni di mezzi e di contenuto, la sussistenza delle condizioni che giustificano l’esclusione dell’impresa dall’area dei soggetti cui possono essere applicati gli “standards” o la specifica realtà dell’attività economica nel periodo di tempo in esame, sì da giustificare un reddito inferiore a quello che sarebbe stato normale secondo la procedura di accertamento tributario standardizzato. All’ente impositore fa carico, invece, dimostrare l’applicabilità dello standard prescelto al caso concreto oggetto di accertamento, con le ragioni per le quali sono state disattese le contestazioni sollevate dal contribuente (S.U. n. 26635 del 2009; n. 14288 del 2016; n. 3415 del 2015; n. 12631 del 2017). L’esperimento del contraddittorio col contribuente e la puntuale valutazione delle relative risultanze costituiscono, dunque, elementi essenziali ed imprescindibili della validazione, da parte del giudice, dell’accertamento fiscale basato sugli studi di settore, in quanto l’elaborazione statistica dei parametri, di per sé soggetta alle approssimazioni proprie dello strumento statistico, deve essere adeguata alla realtà reddituale del singolo contribuente, solo così potendo emergere gli elementi idonei a commisurare la presunzione alla concreta realtà economica dell’impresa. Con la conseguenza che la motivazione dell’atto di accertamento non può esaurirsi nel mero rilievo dello scostamento dagli studi di settore, ma deve essere integrata, anche sotto il profilo probatorio, con le ragioni per le quali sono state disattese le contestazioni sollevate dal contribuente in sede di contraddittorio, soltanto così potendo emergere la gravità, precisione e concordanza attribuibile alla presunzione basata sugli studi di settore e la giustificabilità di un onere della prova contraria a carico del contribuente (Cass. n. 27822 del 2013).La giurisprudenza di merito, confermata dalla Corte di Cassazione con i principi sopra esposti, ha così ritenuto direttamente riconducibile all’accertamento presuntivo basato sugli studi di settore anche la determinazione della percentuale di ricarico, senza valutare le giustificazioni addotte dalla ricorrente e le circostanze ed elementi di fatto proposti per dimostrare l’eventuale allontanamento della sua attività dal modello normale, incorrendo così in un evidente vizio logico ed in un sostanziale travisamento degli oneri probatori gravanti ex lege sulle parti. Ciò in quanto l’accertamento basato sugli studi di settore non può esaurirsi nel mero rilievo dello scostamento del reddito dichiarato rispetto ad essi, ma deve essere integrato (anche sotto il profilo probatorio) con le ragioni per le quali sono state disattese le contestazioni sollevate dal contribuente in sede di contraddittorio, solo così emergendo la gravità, precisione e concordanza attribuibile alla presunzione basata sui suddetti studi di settore e la giustificabilità di un onere della prova contraria (ma senza alcuna limitazione di mezzi e di contenuto) a carico del contribuente (Cass. n. 15633 del 2014; n. 27822/2013; n. 25929/2017). La giurisprudenza di merito, confermata dalla Corte di Cassazione con i principi sopra esposti, ha così congruamente motivato, dando rilievo ad una serie di elementi forniti dal contribuente, idonei a superare le presunzioni dell’accertamento basato sugli studi di settore, quali: l’assenza di irregolarità contabili per quanto attiene alla fatturazione dell’attività espletata; il contesto economico-sociale degradato, con conseguente ridotta capacità di guadagno compatibile con il reddito dichiarato; la clientela con scarse capacità reddituali; la mancanza di indizi di evasione fiscale non enunciati nella parte motiva dell’accertamento. I contribuenti, evidenzia Giovanni D’Agata presidente dello “Sportello dei Diritti”, possono contestare gli studi di settore citando la suddetta giurisprudenza della Corte di Cassazione.

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Fisco amico? Manco per sogno

Posted by fidest press agency su giovedì, 28 settembre 2017

fisco2005aL’interruzione del sistema informatico della Sogei, la società che si occupa della gestione dei dati dell’Agenzia delle Entrate, la dice lunga sull’idea di “Fisco amico”. Complicare la vita ai cittadini, sembra, invece, la parola d’ordine. Vero è che l’evasione in Italia ci pone in alto nella classifica europea (nel 2014 l’evasione fiscale e contributiva ha raggiunto la cifra incredibile di 214 miliardi di euro) e che occorre applicare le norme europee, con obbligo di scambiare automaticamente le informazioni su tutti i nuovi accordi fiscali transfrontalieri, come ricorda la commissaria europea alla Concorrenza, Margrethe Vestager, per contrastare l’elusione delle imposte, ma infastidire i cittadini, con norme sempre più complesse e richieste di documenti, non risolve il problema e conferma che il fisco non è amico, anzi. La pubblica amministrazione ha ben 128 banche dati, basterebbe farle funzionare. Che cosa aspettano? Lo spesometro ha fatto un buco nell’acqua come avevamo previsto tre anni fa: l’Agenzia si attendeva 3 miliardi ma sono stati recuperati solo 377 milioni. Insomma, c’è sempre, ed è attivissimo, l’ufficio complicazione delle cose semplici. (Primo Mastrantoni, segretario Aduc)

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Fisco rappresenta 4 ricorsi su 10 per Cassazione

Posted by fidest press agency su mercoledì, 1 marzo 2017

TasseSecondo i dati resi noti oggi, gli italiani nel 2016 hanno “litigato” col fisco per 32 miliardi e 4 ricorsi su 10 in Cassazione negli ultimi 5 anni sono relativi alla materia tributaria.”Se gli italiani sono costretti ad arrivare fino in Cassazione contro le decisioni delle commissioni regionali è perché evidentemente ritengono di aver subito un’ingiustizia ed i gradi di giudizio precedenti non sono bastati ad aver ragione. La prima di riforma da fare, quindi, è quella di rendere le norme fiscali più chiari e semplici e fare in modo che il contribuente possa far valere fin da subito i suoi diritti” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.
“Qualche passo avanti si è fatto nel 2016 con la promozione della compliance, ma gli adempimenti spontanei funzionano se il contribuente pensa di aver torto, non ragione” conclude Dona.L’UNC ricorda che nel 2016 si sono ridotti i contribuenti che si sono rivolti alla Commissione tributaria provinciale, 85mila a fronte dei 107mila ricorrenti del 2015, – 20%. Ma questi passi avanti, come attestano i dati di oggi, evidentemente non sono sufficienti.

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Fisco e Ue: Aspettare che la mannaia ci caschi addosso?

Posted by fidest press agency su domenica, 11 dicembre 2016

europa comunitariaChe la Comunità Europea sia un brontosauro di burocrazia, non e’ una novità: per cui ogni volta che bisogna cambiare qualcosa, il procedimento e’ lungo, farraginoso, complicato e -sostanzialmente- mai tempestivo. E’ uno dei tanti deficit che abbiamo per il fatto che di avere un Unione poco politica e succube delle singole volonta’ nazionali. Ora stiamo vivendo un periodo di contestazione di questo assetto che si manifesta anche in forme estreme, come l’uscita da questa Unione. Alcuni “impreparati” e “’politici nostrani all’ingrosso” leggono in questo senso anche il recente risultato del referendum che ha bloccato la riforma della Costituzione. Ma i problemi sono molto, ma proprio molto piu’ grossi. Cosi’ noi leggiamo, per esempio, il segnale che ci e’ arrivato dalla Brexit e, notizia di ieri, dallo spostamento della base fiscale della multinazionale McDonald’s da Lussemburgo a Londra. Il ristorante globale dell’hamburger ha, con questa scelta, parato le prossime mosse della Commissione europea per impedirgli di avere facilitazioni fiscali da singoli Stati che l’Unione stessa valuta come lesivi della concorrenza. Ma, a parte che apre anche una nuova luce su una presunta nuova missione del Regno Unito per diventare una sorta di “Singapore del Tamigi”, il problema che piu’ ci riguarda e’ che l’Ue ne esce indebolita. Non perche’ non sia giusto combattere contro la concorrenza sleale, ma perche’ in un’economia di mercato, nel 2016, lascia perplessi il fatto che ci si faccia sfuggire un colosso del genere e che, sostanzialmente, il proprio assetto economico non sia attrattivo. Certo, abbiamo a che fare con chi vuole pagare meno imposte e per questo e’ disponibile a tutto, ma perche’ la nostra Unione non deve essere attrattiva in questo senso, considerato anche che al nostro interno abbiamo Paesi, come l’Irlanda per esempio, che hanno imposizioni fiscali per le aziende al 12,5%, rispetto a Londra che oggi (a Brexit non ancora attuata) si stanno avviando al 20% nel 2020? Cosa c’e’ che non basta al 12,5% dell’Irlanda da far favorire il 20% britannico, solo il fatto che quest’ultimo a breve sara’ fuori dell’Ue? E quanto e’ importante, per un McDonald’s, il regalo di Stato del Lussemburgo che gli ha provocato l’apertura dell’indagine per concorrenza sleale, si’ da farlo scappare nonostante, per esempio, avrebbe potuto semplicemente migrare in Irlanda dove la percentuale di imposizione fiscale e’ si’ bassa da far pensare di fare a meno di questi regali ritenuti sleali?Le risposte a queste domande sono complesse e non facili e di non immediata soluzione. Si puo’ -con tanta volonta’ politica- cercare di intraprendere un percorso che abbia come obiettivo il rendere attrattivo il sistema economico europeo rispetto alla domanda di liberta’ e intraprendenza economica che oggi pervade il Pianeta.
Qui, all’avvio di questa riflessione, possiamo solo accennare ad un punto fermo: la rimessa in discussione delle conquiste e dei diritti del lavoro e del consumo, delle liberta’ economiche ed individuali, delle assistenze sociali ed umanitarie deve si’ essere presa in considerazione, ma non per farle venire, bensi’ per armonizzarle con l’economia collaborativa e non solo. E qui il ruolo dell’Unione e’ centrale: senza l’Unione politica, senza l’Europa dei cittadini (e non degli Stati e delle Patrie), i tentativi continueranno ad essere inadeguati e non al ritmo della domanda e dell’offerta. L’alternativa e’ una sorta di mannaia che ci caschi addosso, dando ragione a quelli che abbiamo chiamato “impreparati” e “’politici nostrani all’ingrosso”. Siamo disposti a farci governare da questi ultimi, ognuno chiuso nel suo giardino o nel proprio slam? Oggi e’ McDonald’s, domani? (Vincenzo Donvito, presidente Aduc)

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Fisco, PD Campidoglio: “Riduzione Irpef regionale ottima notizia per famiglie romane”

Posted by fidest press agency su venerdì, 9 dicembre 2016

regione-lazio“Dalla Regione Lazio una buona notizia per i romani: nella manovra di bilancio c’è il taglio delle imposte con la riduzione dell’addizionale IRPEF regionale per gli scaglioni di reddito compresi tra i 15mila euro e i 75mila. La pressione fiscale per i redditi medio-bassi dei cittadini della capitale si alleggerisce grazie alla politica di rigore messa in campo dalla giunta Zingaretti. Un’ulteriore misura anticiclica che segue di pochi giorni la cancellazione del ticket sanitario regionale. Sono scelte importanti che accompagnano e favoriscono l’uscita dalla crisi e aumentano le disponibilità economiche di migliaia di famiglie e contribuenti soprattutto di quelli a basso reddito.” E’ quanto dichiara in una nota il gruppo capitolino del PD.

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Le aziende italiane soffocano nelle spire del fisco e della burocrazia

Posted by fidest press agency su venerdì, 26 agosto 2016

TasseE – quel che è peggio – in un modo che non ha pari in nessun altro paese d’Europa, con grave danno per la competitività sui mercati. Sarà pur vero dunque che, come ha recentemente dichiarato il premier, «la priorità di questo governo è abbassare le tasse sul lavoro per far lavorare più giovani», ma finora di cali delle tasse, così come di significative semplificazioni burocratiche, non s’è vista neanche l’ombra. Per quanto riguarda la burocrazia «Negli ultimi anni per complicare la vita delle imprese» sono state varate «qualcosa come circa 300 norme fiscali, un numero pari al 58,7 per cento di tutte le disposizioni di natura tributaria (491) introdotte attraverso tanti provvedimenti». C’è poi il solito capitolo dedicato alla pressione fiscale: quella sulle famiglie e i cittadini ha raggiunto il 44,6 per cento, quella sulle imprese anche il 70 per cento». Ogni 100 euro guadagnati da un imprenditore, in pratica, 70 li incassa il fisco. A chi lavora e produce lavoro, invece, restano 30 euro. Tutto questo mentre in Germania la pressione fiscale sulle imprese è pari al 46,8 per cento, in Spagna del 38,7 e nel Regno Unito del 35,5 per cento. Che il regime fiscale italiano si fosse esteso nel tempo in maniera incontenibile, fino a esplodere in un’indigeribile costellazione di tasse, imposte e gabelle si sapeva, ma quello che è più avvilente è l’immobilismo della politica che promette e non mantiene. In ogni meandro della vita civile, infatti, si annida un obolo da destinare allo Stato. Tra parentesi quando metti in piedi una (re)pressione fiscale del genere, con tanto di fustigazione pubblico-mediatica, come minimo lo STATO, le sue istituzioni e la sua burocrazia DOVREBBERO ESSERE IRREPRENSIBILI ed EFFICIENTI, dovrebbero erogare servizi ad un elevato livello di qualità.
E’ illusorio pensare che la lotta all’evasione fiscale possa avere successo senza un parallelo processo di restituzione fiscale: servono allo scopo precisi meccanismi di restituzione ai contribuenti in regola delle maggiori imposte riscosse attraverso la lotta all’evasione e all’elusione.
FenImprese lavorerà insieme a tutti i soggetti preposti per migliorare il sistema tributario. Diminuire i circa 220 giorni di lavoro all’anno che servono alle imprese per pagare le tasse. Chi fa impresa deve essere tutelato e non martoriato. Vogliamo dare dignità a chi imprende, a chi da posti di lavoro, a chi genera economia, perché senza tutto questo non esiste futuro.(foto: luca mancuso)

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Fisco, Tancredi (Ap): “Per crescita puntare su investimenti e incentivi a imprese”

Posted by fidest press agency su domenica, 21 agosto 2016

fisco2005a“Una leva fondamentale ed essenziale per la crescita del Paese sono gli investimenti, pubblici e privati. E questo sarà un altro punto sul quale ci batteremo nella nota di aggiornamento del Def e nella prossima legge di Bilancio. Dopo dieci anni di austerità e di spesa pubblica incontrollata, che va una volta per tutte riqualificata e tagliata la componente improduttiva, bisogna dunque insistere da un lato su interventi pubblici mirati e qualificati, soprattutto nel campo delle infrastrutture, e allo stesso tempo dobbiamo sostenere le imprese attraverso incentivi e un abbattimento della pressione fiscale che ne possano favorire gli investimenti. Forse ora come non mai la flessibilità richiesta in ambito europeo è più che giustificata e necessaria”. E’ quanto dichiara il capogruppo di Area popolare in commissione Bilancio alla Camera, Paolo Tancredi.
“La vitalità delle imprese è il metro per capire lo stato di salute di un Paese. Si tratta di un tassello fondamentale del mosaico che la coalizione di maggioranza sta realizzando in vista della legge di Bilancio, e che vede inoltre interventi per irrobustire la detassazione del salario produttivo e sgravi e incentivi per le famiglie. Riteniamo queste misure indispensabili – conclude Tancredi – nelle politiche economiche che si andranno a discutere nelle prossime settimane”.

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Stabilità, fisco e gioco online

Posted by fidest press agency su lunedì, 15 agosto 2016

Online Banking Computer“A PIL fermo e con una legge di stabilità che si profila come una manovra di sangue e lacrime, qualcuno comincia a chiedersi da dove arriveranno le risorse necessarie a fronteggiare i consueti costi di cui si fa carico la fiscalità generale. Secondo i pessimisti la manovra dovrebbe aggirarsi sui 40 mld, mentre per gli ottimisti potrebbe fermarsi intorno ai 30 mld, tutti, come è ovvio, a carico dei cittadini. E allora si riaffaccia l’eterna tentazione di mettere mano al gioco d’azzardo, nonostante gli equivoci e le ambiguità che negli ultimi anni hanno caratterizzato questo settore, ormai strategico per il gettito fiscale che produce. Questa volta però ci piacerebbe che i riflettori si accendessero sul gioco on line, che attualmente vanta un +13% di incremento di fatturato. Ma se a questo dato si aggiunge anche il volume di affari raggiunto da dispositivi come smartphone e tablet, il valore cresce fino al 20% del totale. Una scoperta interessante per capire come il tanto deprecato ritardo tecnologico del nostro Paese, potrebbe essere facilmente superato con una semplice operazione di maquillage linguistico, per esempio sostituendo alla parola pc il termine più generico di “mobile”. Lo afferma l’onorevole Paola Binetti di Area popolare che continua: “La spesa al gioco on line totalizzata nel 2015 è di circa 821 milioni di euro e corrisponde ad un tipo di giocatore facilmente identificabile, dal momento che sulla rete tutti lasciamo tracce bio-metriche indelebili. Si tratta in media di 730.000 giocatori attivi, in genere piuttosto giovani con uno specifico interesse verso le nuove tecnologie informatiche. Di questo campione almeno un 10%, circa 24.000 persone, spende molto di più della media e sembra candidato a contrarre una vera e propria dipendenza dal gioco d’azzardo on line. Ci piacerebbe che gli esperti del MEF questa volta si concentrassero proprio sul gioco on line, dal momento che la intrinseca tracciabilità della rete potrebbe permette di risalire facilmente non tanto al giocatore, la cui privacy va in qualche modo tutelata, ma al gestore di quei giochi, ai suoi concessionari, che da sempre si sottraggono alla pressione fiscale, diventando evasori fiscali di lusso. Non vorremmo che nella prossima legge di stabilità tra tagli e tasse fossero sempre gli stessi a pagare il conto; sarebbe bene che finisse il gioco inscenato dai signori dell’azzardo on line, per una semplice ragione di giustizia sociale”, conclude la Binetti.

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Giro di vite contro evasione fiscale e redditi esteri

Posted by fidest press agency su venerdì, 10 giugno 2016

Commissione-europeaLa proposta della Commissione per una direttiva comunitaria anti-evasione fiscale nell’UE è stata accolta dal Parlamento in una risoluzione approvata mercoledì. I deputati chiedono limiti più rigorosi alle detrazioni per i pagamenti degli interessi e norme più severe sui redditi esteri, con un’aliquota minima d’imposta al 15%.Al centro del dibattito anche una maggiore trasparenza per i fondi fiduciari e le fondazioni, regole comuni sulle agevolazioni fiscali per i sistemi di “patent box”, atti a calcolare il reddito derivante dalla proprietà̀ intellettuale, e una lista nera europea dei paradisi fiscali con sanzioni contro le giurisdizioni non collaborative.”È inconcepibile chiedere sempre maggiori sforzi da parte dei lavoratori, dei pensionati e delle piccole e medie imprese, mentre allo stesso tempo i ricchi e le multinazionali evadono le tasse. Oggi, la lotta contro l’evasione fiscale è diventata un tema urgente e prioritario. Si tratta di una sfida importante, non solo per riconquistare la fiducia dei nostri cittadini, ma anche per il futuro del progetto europeo”, ha detto il relatore Hugues Bayet (S&D, BE)Secondo il testo della risoluzione, approvata con 486 voti favorevoli, 88 contrari e 103 astensioni, le imposte dovrebbero essere pagate nel luogo in cui sono realizzati i profitti, e dovrebbero esserci misure giuridicamente vincolanti per bloccare i metodi più̀ comunemente utilizzati dalle aziende per l’evasione fiscale. Il Parlamento propone inoltre definizioni di termini come “organizzazione stabile”, “paradisi fiscali”, “sostanza economica minima”, “prezzi di cessione”, “canoni”, “sistemi di patent box”, “società fittizie” e altri, finora suscettibili d’interpretazione.
La direttiva anti-evasione riflette il piano d’azione dell’OCSE per limitare l’erosione della base imponibile e lo spostamento dell’utile, e segue le raccomandazioni fatte dal Parlamento lo scorso novembre (rapporto TAXE 1) e dicembre (con le raccomandazioni legislative redatte da Annalise Dodds (S&D, UK) e Ludêk Niedermayer (PPE, CZ)).
Il Parlamento ha uno sguardo più ambizioso rispetto alla Commissione, in particolare riguardo alla “clausola di switch-over” per le entrate finanziarie tassate in un Paese esterno all’UE e in seguito trasferite in uno Stato membro. I cosiddetti “redditi esteri” sono spesso esenti da tassazione, per evitare che subiscano una doppia imposizione. I deputati vorrebbero dunque fissare un tasso minimo d’imposta del 15%. In questo modo, ad esempio, se i redditi esteri sono soggetti a un’aliquota inferiore al di fuori dall’Unione, la differenza dovrà essere pagata al fisco del Paese UE interessato.Tra le altre raccomandazioni proposte dal Parlamento:
dedurre gli oneri finanziari eccedenti nell’esercizio fiscale in cui sono sostenuti solo fino al 20% degli utili del contribuente o fino a un importo di 2.000.000 di euro, se superiore;
definire una “lista nera” esaustiva per i paradisi fiscali, inclusi quelli dell’Unione, integrata da un elenco di sanzioni nei confronti delle giurisdizioni non collaborative e degli istituti finanziari che operano nei paradisi fiscali;
proibire la creazione di società fittizie o società di comodo;
introdurre rapidamente una base imponibile consolidata comune per le società (CCCTB);
aumentare la trasparenza dei fondi fiduciari e delle fondazioni;
introdurre metodo comune di calcolo dei tassi di imposta sulle società efficace in ciascuno Stato membro, in modo da consentire il confronto tra i Paesi dell’UE
introdurre, entro gennaio 2017, un meccanismo di risoluzione delle controversie con norme più chiare e tempi più stretti;
creare un codice di identificazione fiscale europeo (CIF) armonizzato e comune come base per un effettivo scambio di informazioni tra le amministrazioni fiscali degli Stati membri.
La proposta riguarda una direttiva del Consiglio, che dovrà essere approvata all’unanimità da tutti gli Stati membri per entrare in vigore.

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Bilanci e fisco: recenti novità

Posted by fidest press agency su venerdì, 4 marzo 2016

trevisoTreviso. Lunedì 14 marzo 2016 presso il BHR Treviso Hotel ( via Postumia Castellana 2, Quinto di Treviso) il convegno nazionale organizzato dall’Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili di Treviso. All’incontro, organizzato dall’Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili di Treviso interverrà il Viceministro dell’Economia e Finanze, Enrico Zanetti che farà il punto sugli ultimi aggiornamenti in materia fiscale del Governo.Due le sessioni. Nella mattutina ( ore 09.00), si parte con gli interventi di Vittorio Raccamari, Presidente Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili di Treviso, e del Viceministro, Enrico Zanetti.A seguire, dopo la relazione del Direttore centrale normativa dell’Agenzia delle Entrate, Annibale Dodero, il Presidente del consiglio di gestione dell’Organismo italiano di contabilità, Angelo Casò, affronterà il tema dei bilanci: nuovi oic e d.lgs. n. 139/2015 anche per imprese minori. I nuovi principi contabili e i riflessi fiscali, al centro della relazione di Ivan Vacca, condirettore generale di Assonime mentre sui costi black list, cfc, stabile organizzazione, transfer price interno parlerà Guglielmo Maisto, Professore associato di diritto tributario internazionale comparato, Università “Cattolica del Sacro Cuore” di Piacenza. A seguire, la Disciplina civilistica delle assegnazioni di beni ai soci e della trasformazione in società semplice con Paolo Talice Componente della “Commissione Società” del “Comitato Interregionale dei Consigli Notarili delle Tre Venezie”, l’assegnazione/cessione dei beni ai soci e trasformazione in societá semplice – aspetti fiscali con Luca Rossi, Studio Tributario Associato Facchini Rossi e Soci e i super-ammortamenti a cura di Gianfranco Ferranti, Professore Scuola Nazionale di Amministrazione.La sessione pomeridiana, ore 14.30, sarà introdotta da Michele Barbisan, Vice Direttore Generale Vicario Veneto Banca e aperta dalla relazione sulla legge delega: estensione alla cessione d’azienda del regime di neutralità dei conferimenti d’azienda, a cura di Francesco Rossi Ragazzi Docente di Scienza delle Finanze e Fiscalità Aziendale, Università“Gabriele D’Annunzio” di Pescara. A seguire, Il nuovo tuir dopo i decreti delegati e la legge di stabilitá con Raffaele Rizzardi, Confédération Fiscale Européenne – componente del Comitato Tecnico, Perdite su crediti ed interessi passivi con Renzo Parisotto, Consulente Tributario Ubi Banca, La nuova disciplina degli interpelli, in particolare quello disapplicativo con Tommaso Di Tanno Professore di Diritto Tributario, Università di Siena, patent box – interpello per nuovi investimenti, con Benedetto Santacroce, Università “Niccolò Cusano” di Roma. Le novità in tema di sanzioni amministrative verranno affrontate da Antonio Viotto, Professore Associato di Diritto Tributario, Università “Ca’ Foscari” di Venezia. Chiuderà Loris Tosi, Ordinario di Diritto Tributario, Università “Ca’ Foscari” di Venezia, approfondendo il tema delle nuove sanzioni penali.

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Rapporti tra impresa e fisco

Posted by fidest press agency su mercoledì, 8 luglio 2015

bcc“I rapporti tra impresa e fisco” è il tema dell’convegno in programma alle 14.45 di giovedì 9 luglio nell’auditorium della sede della BCC di Busto Garolfo e Buguggiate (via Manzoni, 50 Busto Garolfo). L’incontro, promosso dalla BCC, e organizzato da Avvocati legnanesi in associazione in collaborazione (ALIA) con l’Ordine dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili di Milano (ODCEC) e Confindustria Alto Milanese, è il quarto appuntamento a scopo formativo dopo quelli su: “Il trust”; le nuove procedure di “concordato preventivo”; la responsabilità degli amministratori nelle società di capitali.“Questo incontro vuole, esattamente come i precedenti, dare un contributo alla conoscenza di un tema importante per le imprese e i professionisti –spiega Bruno dell’Acqua, già presidente di Alia,, che modererà l’incontro–: affronteremo il tema trattando degli istituti giuridici che possono evitare il contenzioso tributario; si farà un excursus sulla rilevanza della legge penale nell’attività d’impresa nel corso degli ultimi vent’anni e sul ruolo che può giocare una banca».«Impresa e fisco è un tema antico e, ahinoi, sempre attuale -commenta Andrea Pontani, Direttore di Confindustria Alto Milanese-. Non è solo una questione di eccessivo carico impositivo che penalizza il mondo delle aziende distraendo risorse che potrebbero essere altrimenti impiegate per creare sviluppo e occupazione; i rapporti con il fisco sono complicati da una proliferazione legislativa che disorienta chi quelle norme vuole rispettarle, al punto tale che può diventare un incubo avere a che fare con il diritto tributario italiano. L’impegno, dunque, del Governo sulla delega fiscale va nella giusta direzione. Confindustria ha sollecitato in più occasioni l’Esecutivo affinché le forme di collaborazione tra Amministrazione finanziaria e imprese diventassero sempre più fluide proprio per evitare più possibile inutili contenziosi».Dichiara il presidente della Bcc di Busto Garolfo e Buguggiate Roberto Scazzosi: «Anche quest’anno abbiamo voluto essere a fiancodi altri attori del territorio per iniziative di formazione per aiutare le nostre imprese e i professionisti, che le assistono, ad orientarsi in un ambito legislativo di grande rilevanza. Sono momenti che aiutano la crescita di competenze e che, come banca locale, supportiamo con convinzione».A introdurre l’incontro saranno Alberto Lazzarini, coordinatore iniziative territoriali ed eventi dell’Alto Milanese dell’ODCEC e degli Esperti Contabili di Milano; Alessandro Solidoro, Presidente ODCEC Milano ed Esperti Contabili di Milano, e il direttore di Confindustria Altomilanese Andrea Pontani.I relatori saranno:
– Duilio Liburdi, dottore commercialista e giornalista;
– Gianluigi Fontana magistrato e Procuratore Repubblica di Busto Arsizio;
– Luca Barni, direttore generale BCC Busto Garolfo e Buguggiate

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Annullata la cartella esattoriale per “difetto di motivazione”

Posted by fidest press agency su martedì, 22 ottobre 2013

Il Fisco e gli esattori quando pretendono un credito tributario devono adeguatamente motivare le ragioni e consentire agevolmente d’individuare la causale delle somme richieste, mentre sovente le cartelle esattoriali riportano sinteticamente il solo importo dei tributi e degli accessori, senza specificare altri elementi utili in tal senso.Ad evidenziarlo Giovanni D’Agata, presidente e fondatore dello “Sportello dei Diritti” ancora più convinto che tale comportamento debba essere censurato dopo aver letto l’interessante sentenza n. 258/24/13, depositata l’1 ottobre scorso, dalla Commissione Tributaria Regionale di Bari – Sez. 24 – Sezione Staccata di Lecce (Presidente Giovanni Romano, relatore Paola Bracciale, giudice Vincenzo Schilardi) che, in sede di appello, ha confermato la sentenza di primo grado della CTP di Lecce accogliendo le eccezioni formulate da un contribuente difeso dall’avvocato Maurizio Villani ed ha totalmente annullato la cartella esattoriale notificata da Equitalia S.p.a. per “carenza di motivazione”.I giudici tributari leccesi, hanno rigettato il ricorso della P.A. Sulla scia della più recente corte di Cassazione in particolare delle sentenze della sezione IV n. 20039 del 30.08.2013 e n. 20211 del 03.09.2013 ed in particolare, su tutte la n. 15188 del 18.06.2013 per cui in ipotesi di liquidazione di imposta ai sensi del D.P.R. n. 600 del 1973 art. 36 bis o D.P.R. n. 633 del 1972 art. 54 bis, “la cartella di pagamento costituisce l’atto con il quale il contribuente viene a conoscenza per la prima volta della pretesa fiscale e come tale deve essere adeguatamente motivata…”.
“Nella fattispecie” si legge in motivazione, “la cartella riproduce semplicemente le voci relative ai tributi ed accessori senza nessuna ulteriore analitica ancorchè succinta motivazione”.

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Fisco: fuga yachts

Posted by fidest press agency su mercoledì, 7 agosto 2013

“Crescono a dismisura i poveri possidenti, +6,1% nel 2013, che vivono spendendo migliaia di euro per beni di lusso e non dichiarano al fisco quello che guadagnano effettivamente. Il 67% degli yachts posseduti dagli italiani sono ormeggiati all’estero, intestati a società di comodo o a nullatenenti, prestanome di facoltosi imprenditori, per evadere le tasse in Italia”. Questo è quanto emerge da nuova inchiesta condotta dal Centro Studi e Ricerche Sociologiche ” Antonella Di Benedetto” di KRLS Network of Business Ethics per conto di “Contribuenti.it Magazine”, presentata oggi a Porto Cervo nel corso di Fisco Tour 2013.I proprietari dei più begli yacht che circolano in Italia sono di fatto poveracci, che presentano dichiarazioni dei redditi irrisorie, presumibilmente prestanome di facoltosi imprenditori e professionist i che in questo modo eludono il fisco o, peggio ancora, fanno affari d’oro con la malavita organizzata.Dai primi dati forniti da Lo Sportello del Contribuente, anche nell’ultima dichiarazione dei redditi, oltre la metà degli italiani ha dichiarato meno di 15.000 euro annui e circa due terzi meno di 20.000 euro; di contro, solo lo 0,17% più di 200mila euro e solo 15 mila persone ha dichiarato un reddito di oltre 300 euro all’anno.I “ricchi nullatenenti e i poveri possidenti” anche quest’anno hanno destineranno buona parte della loro spesa nella locazione di ville esclusive o per i cosiddetti “passion investiments” come auto di grossa cilindrata (250.000 fuoriserie e suv), yachts, gioielli e oggetti d’arte, nonostante la strategia della tensione messa in atto dall’amministrazione finanziaria.”Con i blitz d’agosto non si combattere l’evasione fiscale – afferma Vittorio Carlomagno presidente di Contribuenti.it Associazione Contribuenti Ita liani – Devono tornare in campo gli 007 del Fisco per scoprire chi sono i veri evasori fiscali che puntualmente, ogni anno, sbeffeggiano il fisco italiano”.

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Fisco e taglio tasse

Posted by fidest press agency su martedì, 21 febbraio 2012

“Le parole del premier Monti sulla lotta all’evasione sono apprezzabili e condivisibili. Ci auguriamo solo che quell’aria di rinvio avvertita oggi nelle dichiarazioni del presidente del Consiglio sia semplicemente un’impressione”. Lo dice in una nota Antonio Borghesi, vice capogruppo dell’Italia dei valori alla camera.
“Rinviare una misura che tagli le tasse con i frutti della lotta all’evasione – aggiunge Borghesi – sarebbe un gravissimo errore. Se realmente, invece e con la necessaria solerzia, darà il via libera a tale norma, saremo i primi ad appoggiare il governo in questo percorso”.

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