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Posts Tagged ‘flat tax’

Scuola: Lezioni private tassate al 15%, la flat tax per i docenti non convince

Posted by fidest press agency su sabato, 5 gennaio 2019

Tra i tanti provvedimenti poco risolutivi per la scuola, la legge di bilancio, appena approvata alla Camera, porta anche le lezioni private sostenute dagli insegnanti da tassare al 15%: la norma, contenuta nell’articolo 1 dal comma 13 al comma 16, punta alla rivisitazione del regime fiscale che riguarda le lezioni private che i docenti impartiscono come lavoro extrascolastico (non comunque ai propri alunni). La tassazione passa dalle attuali percentuali legate alle aliquote dal 27 al 38% ad una aliquota fissa del 15% che include anche tutte le imposte sul reddito (dall’Irpef, alle tasse regionali e comunali). Secondo Marcello Pacifico (Anief-Cisal) anziché tassare le ripetizioni degli insegnanti meno pagati d’Europa, dopo Grecia e Paesi dell’Est, per eliminare la piaga dei corsi in nero sarebbe stato decisamente meglio disporre ulteriori finanziamenti per incrementare i corsi di recupero anche attraverso l’utilizzo del personale su organico potenziato.

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Ddl flat tax di FdI

Posted by fidest press agency su martedì, 25 settembre 2018

“La prossima legge di Bilancio deve essere l’occasione per rafforzare la crescita, ma le polemiche interne alla maggioranza, con le pretese del M5S sul reddito di cittadinanza, ci fanno temere che sarà una Finanziaria puramente elettorale. Invece, non va sprecata questa occasione ed in particolare sul fronte della flat tax chiediamo alla Lega di avere coraggio. Le ipotesi fatte circolare in merito non rappresentano un incentivo a crescere ed investire, ma piuttosto il contrario. Ampliare la soglia del fatturato del regime dei minimi per cui sarà applicata la flat tax al 15 per cento, peraltro introdotta dal precedente governo, non avrà effetti apprezzabili sulla crescita. Fratelli d’Italia ha depositato in Parlamento una sua proposta di tassa piatta, che si applicherebbe sui redditi incrementali e quindi sarebbe da stimolo a crescere ed investire. Ma soprattutto il nostro disegno di legge ha il vantaggio di non gravare sul bilancio dello Stato. Si può realizzare subito e senza oneri aggiuntivi. Perciò la Lega lo faccia proprio, riaffermando la centralità dei temi dello sviluppo e della crescita”. Lo dichiara il senatore di Fratelli d’Italia, Adolfo Urso.

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Flat tax e partite Iva

Posted by fidest press agency su venerdì, 13 luglio 2018

“Prendiamo atto del trionfalismo con cui la Lega accompagna la presentazione di una proposta di legge che estenderebbe l’applicazione dell’attuale regime semplificato con aliquota al 15% alle partite IVA con fatturato sino a 100.000 euro. Crediamo però sia offensivo dell’intelligenza dei contribuenti e degli elettori italiani farlo passare come primo passo per la flat tax.I contribuenti italiani sono oltre 40 milioni e questa misura aggiungerà meno di 1 milione di partite IVA a quelle che possono avvalersi del regime semplificato: uno stato avanzamento lavori del 2,5%, e se venduto come primo passo dopo aver promesso di fare tutto e subito, diventa un vero e proprio insulto.
Inoltre, allo stato attuale della normativa comunitaria, i colleghi della Lega dovrebbero ben sapere che tutte le semplificazioni del regime, che discendono dalla esclusione da IVA, sono ammissibili solo fino ad un massimo di 65.000 euro di fatturato.Coerente con la normativa europea e certamente fattibile è invece la proposta già depositata a prima firma della collega Carfagna, che estende l’aliquota al 15% alle partite IVA con fatturato sino a 50.000 euro, di cui Forza Italia ha già chiesto la calendarizzazione. Perché quindi non preferire una proposta sostenibile ad una basata su una rincorsa propagandistica?Infine, la domanda delle domande da fare alla Lega: perché le norme che rendono più difficili le assunzioni per le imprese viaggiano su decreti legge, mentre le norme che riducono le tasse alle partite IVA viaggiano su disegni di legge in discussione chissà quando?”.Lo afferma in una nota Renato Brunetta, deputato di Forza Italia.

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Per capire la flat tax

Posted by fidest press agency su lunedì, 14 maggio 2018

Un punto qualificante e non negoziabile del programma del centrodestra è la flat tax, cioè una aliquota unica qualunque sia il reddito; così chi guadagna 10.000 euro l’anno pagherà la medesima aliquota di chi ne guadagna 1.000.000.Il primo sarà tassato 1.000 euro, mentre il secondo 150.000 euro, in quanto viene abolita l’aliquota crescente che aumenta con l’aumentare del reddito. La prima riflessione ci fa dire che tale flat tax elargisce fior di quattrini a chi ne possiede tanti, mentre penalizza chi tira a campare, infatti i 1.500 euro del primo sono per l’interessato un salasso, mentre i 150.000 euro del secondo sono per l’interessato un’ inezia.Tipica impostazione che il capitalismo sfrenato ha argomentato a salvaguardia dei capitalisti.Per scendere in particolari più chiari, mi corre obbligo indossare gli abiti di un ricco capitalista, evasore, esportatore di capitali all’estero, corrotto e corruttibile, oltre che corruttore incallito. Ipotizziamo che avessi da sempre evaso gli obblighi fiscali ( IRPEF, IVA, TFR dei dipendenti e tutto quanto è possibile evadere.). Arriva un governo che vorrebbe togliermi dall’imbarazzo di incallito evasore e inventa questa flat tax al 15%, convinto di mettermi nella condizione di redimermi e pagare quella miseria che mi propongono di pagare. In apparenza sembra una idea non del tutto fasulla, ma c’è il trucco, nel quale, da incallito evasore, so bene come non cadere.
Continuo il mio ragionamento con gli abiti non miei. Non appena mi lasciassi convincere a pagare quel 15% sul mio reddito, quando ho evaso il pagamento del 50%, il mio nome diventerebbe noto al mio nemico giurato: il fisco. Praticamente la mia ritrovata onestà diventerebbe una autodenuncia di evasione inerente il passato, a meno che il legislatore non aggiungesse a tale legge i comodi di una sanatoria che azzeresse i reati di evasione da me commessi. Gli ingenui e impreparati governanti hanno programmato tutta una serie di benefit, riservati ai plurimilionari , a danno innanzitutto dell’erario, che vedrà assottigliarsi in maniera esponenziale il gettito fiscale, e a danno del debito pubblico, che lieviterà in modo irresponsabile.I furbetti del quartierino non cadranno nella trappola e continueranno ad evadere per non rendere nota la loro esistenza; hanno ottenuto l’anonimato e il governa liberista promette uno “Stato leggero” che non accentuerà la caccia agli evasori fiscali.Per l’ambizione smodata di due inetti e per l’arroganza del terzo socio che li pilota, è stata costruita una scellerata legge fiscale, peraltro sostenuta ideologicamente da Armando Siri, noto alle cronache giudiziarie per condanne penali passate in giudicato. (Rosario Amico Roxas)

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Gli esempi poco esaltanti della flat tax

Posted by fidest press agency su sabato, 17 febbraio 2018

La flat tax, di cui tanto si parla in questa campagna elettorale, non è la parola magica per la giustizia fiscale del nostro paese. Non è comunque la cattiva parola da demonizzare tout court. I limiti e gli obblighi costituzionali non si possono ignorare. Nel caso, quindi, di una sua eventuale e deprecabile introduzione, sarà necessario individuare meccanismi di deducibilità che rendano effettivo il principio della progressività. C’è da sapere comunque che, dopo il voto, l’indomani come si sol dire al cinema, è un nuovo giorno. E pertanto le promesse e le decisioni si possono cambiare.
E’ doveroso prima di ogni decisione valutare quanto è accaduto e accade nei paesi, in cui la flat tax è stata introdotta. Il caso emblematico ci sembra quello russo, dove le famiglie povere e quelle indigenti sono fortemente aumentate tanto da spingere le masse delle periferie urbane e i residenti nei territori rurali a chiedere di rivedere il sistema fiscale, introducendo forme di progressività nella tassazione.
In Russia, com’è noto, nel 2001 Putin, al suo primo mandato, introdusse la tassa fissa del 13% per tutti, ricchi e poveri, singoli e imprese, aziende produttive e società dubbie. Egli aveva raccolto un paese in ginocchio, devastato dalla corruzione del periodo di Eltsin, dalla penetrazione della finanza speculativa internazionale, dalla svendita delle ricchezze nazionali alle grandi corporation e dal sostanziale fallimento dello Stato del 1998.
E quel che era più grave, c’era una generale sfiducia. Nessuno aveva fiducia nel rublo, nessuno pagava le tasse, o per corruzione o per indigenza, I cosiddetti oligarchi “spostavano” centinaia di miliardi di dollari a Londra o nei paradisi fiscali.
Perciò la tassa del 13% servì anzitutto a riportare un certo ordine e un po’ di razionalità nel sistema economico. Fu il modo per garantire un minimo di stabilità politica e un minimo di entrate fiscali. Pertanto il vero motore della ripresa russa, più che la flat tax, è stato lo sfruttamento delle risorse energetiche, del petrolio e del gas, le cui riserve, insieme alle altre ricchezze naturali, sono enormi. Per anni la Russia ha incassato elevate fatture dalla vendita di crescenti quantità di risorse energetiche. Nel frattempo si è frenata in qualche modo sia la corruzione sia la fuga dei capitali. Si ricordi che in questi anni la differenza tra il costo di produzione e il prezzo di vendita di petrolio e gas ha garantito entrate davvero eccezionali. Tanto che nel 2008 il classico barile di petrolio ha toccato la vetta di 150 dollari!
Oggi, però, la Russia, come altri paesi, sta vivendo una crescente e pericolosa ineguaglianza economica e sociale. Soprattutto dopo le sanzioni economiche e il crollo del prezzo del petrolio. C’è un recente studio del Credit Suisse in cui si dimostra come la Russia sia uno dei più “disuguali”paesi del mondo: il 10% della popolazione detiene l’87% della ricchezza della nazione. L’1% della popolazione detiene il 46% dei depositi bancari. Anche la situazione della tanto decantata Ungheria merita un’attenta disamina. Il paese, si ricordi, è entrato nell’Unione europea nel 2004 mantenendo però la sua moneta nazionale, il fiorino. Con una popolazione di 10 milioni di persone, nel 2008 aveva un pil di 157 miliardi di dollari a prezzi correnti. A seguito della crisi globale, nel 2011 il prodotto interno scese a 140 miliardi e nel 2012 a 125. Nell’ultimo periodo ci sono stati dei miglioramenti nell’economia magiara, trainata dalla piccola ripresa europea e soprattutto dall’attivismo industriale della vicina Germania. Non sembra che l’introduzione della flat tax del 16%, avvenuta nell’anno 2001, abbia aiutato la ripresa e le crescita in Ungheria. Ciò che ha invece veramente aiutato Budapest a mantenere una certa stabilità sono stati gli aiuti rilevanti da parte dell’Unione europea e la sua partecipazione al mercato unico europeo. Gli aiuti sono stati riconfermati anche recentemente: dal 2004 al 2020 l’Ungheria riceverà da Bruxelles sovvenzioni per complessivi 22 miliardi di euro, cioè oltre 3,5 miliardi l’anno. Sono soldi che provengono anche dall’Italia, nonostante la forsennata propaganda magiara anti euro e anti Unione europea. Si ricordi che l’Italia contribuisce al bilancio dell’Ue con ben 20 miliardi di euro e ne riceve 12. Gli 8 miliardi rappresentano il contributo netto dell’Italia. Se fossimo trattati come l’Ungheria dovremmo ricevere, in proporzione alla popolazione italiana che è 6 volte quella magiara, aiuti da Bruxelles per 22 miliardi di euro ogni anno. Altro che flat tax!
La pressione fiscale nel nostro paese ha raggiunto livelli intollerabili. Deve essere ridotta e semplificata per dare ossigeno alle famiglie, ai lavoratori e alle imprese, ma non si può pensare di eliminare il principio di progressività perché così si minerebbe il principio stesso di una società civile e democratica. (Mario Lettieri già sottosegretario all’Economia e Paolo Raimondi economista)

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“La flat Tax è la nostra idea di sempre, e la Lega l’ha condivisa”

Posted by fidest press agency su giovedì, 4 gennaio 2018

TasseL’obiettivo è di arrivare ad una aliquota unica, nell’arco della legislatura, tra il 15 e il 20%. Meno tasse, meno tasse, meno tasse”. Lo ha detto Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati, intervenendo a “Radio Anch’io”, su Radio Uno. “Con la Lega e con gli altri alleati stiamo scrivendo insieme il programma per il centrodestra, sarà un programma ovviamente unitario per una coalizione che si avvia a vincere le prossime elezioni. Meno tasse, più crescita. Da economista ho insegnato a tutti quelli che scrivono sui giornali cose di economia e posso dire che i programmi della mia parte politica, del centrodestra, hanno una certa credibilità. I posti di lavoro, quelli veri, si creano solo se c’è crescita e se la crescita va oltre il 2% del Pil. Sotto il 2% del Pil anche se si creano posti di lavoro non sono posti di lavoro veri, ma drogati da vari incentivi, come hanno fatto Renzi e Gentiloni con il sistema dei bonus, delle detrazioni, degli incentivi, appunto. Finiti gli incentivi finiscono anche i posti di lavoro, e questo è successo. Quindi la prima vera grande ricetta è avere più crescita. Più crescita si ha tagliando le tasse e facendo più investimenti pubblici e privati, questo è il meccanismo economico. Fuori da questa equazione, che noi chiamiamo equazione del benessere, non si va. Tutto il resto sono balle o sono promesse. Noi diciamo che ci vuole più crescita
stabile sopra il 2%, la si può raggiungere riducendo la pressione fiscale, tagliando il cattivo debito e la cattiva spesa pubblica, ed essendo, da questo punto di vista, più credibili in Europa”.

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La flat tax per cambiare l’Italia

Posted by fidest press agency su domenica, 3 luglio 2016

renato-brunettaDichiarazione dell’onorevole Renato Brunetta, presidente dei deputati di Forza Italia: “Ho partecipato con estremo piacere e grande entusiasmo, al ‘Festival del Lavoro 2016’, intervenendo al panel ‘Flat Tax: favorirà il recupero dell’evasione?’.
Sul piano del fisco, da cui occorre cominciare per ridare slancio all’economia, i temi sono due: ridurre le aliquote e semplificare le regole. La risposta è una: Flat tax, per l’appunto, vale a dire aliquota unica per tutti. Pur garantendo la progressività del sistema fiscale, sancita dall’articolo 53 della Costituzione. Proposta condivisa con gli amici della Lega e di Fratelli d’Italia e ampiamente dibattuta in occasione del primo appuntamento del ‘Cantiere’, che si è tenuto sabato scorso a Parma. Un primo tassello per costruire l’unità del centrodestra ed un programma condiviso da opporre a quello del Partito democratico e del Movimento 5 stelle alle prossime elezioni politiche.
Proposta per la prima volta nel 1956 per gli Stati Uniti da Milton Friedman, la Flat tax fu sviluppata e approfondita dagli economisti Robert E. Hall, Alvin Rabushka e Kurt Leube, della Stanford University. In Italia il partito politico che per primo ha proposto la Flat tax è stato Forza Italia nel 1994, con Silvio Berlusconi e Antonio Martino.
L’idea è stata ripresa negli ultimi anni da Matteo Salvini, che ne ha fatto uno dei punti fondanti del suo programma. Così Silvio Berlusconi nel libro ‘Donne d’Italia’ di Bruno Vespa: ‘Con i soldi che ha speso Renzi in un anno e mezzo, avrebbe fatto la Flat tax già tre volte. Per la gente potrebbe essere anche l’unico punto del programma, ci voterebbe solo per questo. L’unica strada che ci è davvero rimasta per ripartire’.
In effetti Renzi ha buttato via tanti miliardi con le sue mance per comprarsi il consenso, si pensi agli 80 euro, che non hanno avuto nessun effetto. Almeno con la Flat tax si rivoluziona davvero il paese. Gli 80 euro cosa ci hanno lasciato? Niente. La Flat tax cambia l’Italia. Sono riforme vere come la Flat tax che riportano il paese a crescere. A cui affiancare, poi, come è giusto, anche la riforma, vera, del lavoro, della Pubblica amministrazione, della giustizia, fino al presidenzialismo.
L’insieme di tutto questo può portare l’Italia non solo ad avere tassi di sviluppo costanti sopra il 2%, o in ogni caso coerenti con le migliori performance europee, ma anche capacità di creare occupazione in misura tale da colmare il nostro gap nei confronti dei paesi con i quali siamo in competizione. Al contrario, l’attuale impianto fiscale italiano risale alla riforma Visentini del 1973: più di 40 anni fa. Un’altra epoca geologica. A distanza di tanto tempo, bisogna prendere atto che la semplice manutenzione del sistema, un continuo affastellarsi di norme, non basta più. Anzi, ha addirittura avuto effetti controproducenti, in termini di complicazione amministrativa e aumento dell’evasione fiscale. Ne deriva che non basta più l’accanimento terapeutico. Quel che, invece, è necessario è ripensare alla base l’intero impianto impositivo”.

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