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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 348

Posts Tagged ‘flessibilità’

Pensioni: Anche l’ex ministra Fornero chiede flessibilità sui pensionamenti

Posted by fidest press agency su domenica, 31 ottobre 2021

Se addirittura l’ex ministra del Lavoro Elsa Fornero apre a forme di flessibilità per l’uscita dal lavoro, perché il Governo tira dritto a costringe al pensionamento oltre ogni limite? Fa effetto leggere le posizioni di apertura da parte di chi ha prodotto una riforma previdenziale lacrime (le stesse che ha versato Elsa Fornero dieci anni fa, il giorno della presentazione del progetto poi approvato dal Governo Monti) e sangue, mentre chi governa il Paese fa finta di nulla a sta valutando condizioni di uscita anticipata decisamente peggiori di ‘Quota 100’. È emblematico che la Fornero abbia oggi detto che “già la riforma del 2011 prevede che a partire dal 2030, con la pienezza del metodo contributivo, si possa andare in pensione con flessibilità entro una fascia di età tra i 63 e i 70 anni. Opzione donna è una forma di flessibilità”.Sulle parole dell’ex ministra interviene Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief: “Come mai nel Governo pluripartitico in essere, nessuno si rende conto che mandare in pensione con i parametri ‘secchi’ introdotti dieci anni fa dalla riforma voluta dalla stessa Fornero, in piena spending review, ma anche prima dall’esecutivo Amato, sarebbe un colpo sia ai diritti di chi ha lavorato una vita e non gli bastano 35-40 anni di contributi per andare in pensione sia a quelli dei giovani che non hanno posti di lavoro a disposizione dove essere collocati?”, si chiede il sindacalista. “Eppure, i tantissimi casi di burnout e di patologie invalidanti di chi sta a scuola, dovute allo stress da lavoro prolungato, parlano chiaro. Il non volerli prendere in considerazione, negandone anche la pubblicazione, è un atto di irresponsabilità da parte di chi governa. Come pure continuare a negare il rischio biologico in busta paga. Abbiamo chiesto dei cambiamenti nella Legge di Bilancio 2022: speriamo – conclude il sindacalista – che stavolta ci ascoltino”.

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PIMCO: Con rendimenti più bassi, resilienza attraverso la flessibilità

Posted by fidest press agency su martedì, 5 ottobre 2021

A cura di Dan Ivascyn, CIO di PIMCO. Siamo ancora in un mondo in cui c’è molto poco rendimento. Quindi questo è un ambiente di mercato, o un ambiente di trading, in cui si ha la sensazione che la gente voglia aggiungere durata o esposizione ai tassi di interesse. Naturalmente, ci sono alcune preoccupazioni legittime sull’inflazione ma, in generale, c’è molta domanda repressa per l’esposizione ai tassi d’interesse. Pensiamo che ciò stia aiutando a sostenere i rendimenti, persino a guidare i rendimenti verso il basso. Ma da una prospettiva fondamentale, osservando attentamente i dati economici nel corso degli ultimi due mesi, ci sono stati segnali che abbiamo raggiunto il picco di crescita, che molto dell’impatto dello stimolo che si è verificato l’anno scorso sta cominciando a dissiparsi, che queste varianti COVID, guidate da Delta, naturalmente, stanno portando ad una certa pressione di crescita o di riapertura che stiamo vedendo in tutta l’economia qui in questo paese, ma anche in altre regioni del mondo, in particolare nei mercati emergenti. E questo, secondo noi, ha fatto sì che il mercato riducesse un po’ le sue ipotesi di crescita. Pensando agli investimenti nei mercati pubblici e privati, i clienti stanno cercando di essere creativi per mantenere i rendimenti che si aspettano, o date le valutazioni piuttosto piene, cercando resilienza e protezione dove possono trovarla. E un modo per ottenere ciò, ovviamente, è essere più flessibili in termini di mandati su cui ci si concentra. Questo può significare rinunciare alla liquidità, può significare allontanarsi da ciò che c’è tipicamente in un prodotto più tradizionale a reddito fisso o azionario di tipo benchmark. È fondamentale fornire soluzioni che cerchino di creare mandati flessibili, quando un cliente può permettersi di rinunciare a un po’ di liquidità. E nell’ambiente attuale, con il supporto della banca centrale che ha un impatto così forte sulle aree più tradizionali del mercato, pensiamo che abbia perfettamente senso cercare quella flessibilità, e questo a volte significa sfruttare le opportunità sul lato privato del set di opportunità, ma certamente espandere il mandato, essere più flessibili, a volte lavorare in un modo piuttosto anticonvenzionale come veri partner in vari tipi di mandati strategici, pure. E penso che facendo questo, si possa raccogliere un significativo rendimento incrementale, un rendimento incrementale, se si parla di opportunità di reddito fisso. L’attrattiva relativa di alcuni di questi settori più lontani dalla corsa rimane abbastanza ampia, da una prospettiva storica. L’immobiliare commerciale, anche gli MBS, sono un esempio di un profilo che tipicamente è più resistente rispetto alla garanzia delle alternative di debito aziendale. Non solo; ci piacciono ancora gli investimenti garantiti da beni, gli investimenti legati all’edilizia, in particolare gli investimenti stagionati che non si basano sul fatto che i prezzi delle case continuino ad aumentare, ma hanno beneficiato dei significativi aumenti che abbiamo visto l’anno scorso o due. Ma pensiamo che questi siano buoni investimenti di fine ciclo da una prospettiva di valutazione. Siamo sulla difensiva sull’esposizione ai tassi d’interesse. Siamo abbastanza costruttivi, almeno nel caso di base, che l’inflazione rimarrà relativamente sotto controllo e tornerà ai livelli con cui le banche centrali sono a loro agio. Non si viene pagati molto per assumere un rischio d’inflazione significativo nei portafogli, i segmenti di alta qualità del mercato obbligazionario ci sembrano un po’ cari. Poi, infine, ci sono aree dei mercati emergenti che pensiamo abbiano senso per diversificare l’esposizione del portafoglio e generare alcuni rendimenti incrementali. Ma bisogna essere incredibilmente selettivi, a livello di paese, e poi anche all’interno di un paese, determinando quale sia il modo migliore per esprimere le opinioni, dove si tratta di debito estero, tassi locali, valuta.

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I bisogni di protezione, digitalizzazione e flessibilità delle aziende

Posted by fidest press agency su domenica, 17 Maggio 2020

Copernico, la rete di luoghi di lavoro, uffici flessibili e servizi che favoriscono lo smart working e la crescita professionale e di business, e Progetto CMR, società di consulenza specializzata in Progettazione Integrata, con un’esperienza internazionale nel campo dell’Architettura, dell’Ingegneria, dell’Interior Design e del Product Design, mettono a sistema le loro expertise e danno vita al progetto “WorkCare”: una risposta pronta alle richieste concrete di tutte le aziende che dovranno, a partire dalla Fase 2, gestire gli spazi di lavoro cercando di renderli sicuri, accoglienti, dinamici ma contemporaneamente rispettosi delle nuove normative.
Come gestire il distanziamento? Quale impatto avrà sull’utilizzo degli spazi fisici? Quali adeguamenti si dovranno attuare a livello impiantistico? Ecco le domande che si stanno ponendo molte aziende che devono affrontare la ripresa delle attività, la ripianificazione del business, la gestione delle risorse umane. La risposta a queste domande arriverà da una vera e propria task force dedicata che, in questi due mesi, ha affrontato diverse questioni con una metodologia multidisciplinare. Fisico – Psicologico – Relazionale saranno i tre ambiti in cui questa task force si muoverà per arrivare a offrire soluzioni concrete e efficaci sulla gestione dello spazio di lavoro e dare un significativo contributo ai piani strategici delle imprese dopo l’impatto del Covid-19.
Il know-how di Copernico nella gestione di luoghi di lavoro, nell’abilitazione allo smart working e nello sviluppo di iniziative e servizi che supportano lo sviluppo imprenditoriale e le competenze di Progetto CMR nel realizzare architetture flessibili in grado di adeguarsi all’evoluzione futura e garantire la sostenibilità dei progetti, potranno, attraverso il progetto WorkCare, supportare le aziende con l’obiettivo di essere un guida in questo scenario del lavoro in continua evoluzione e contribuire a creare le migliori condizioni logistiche e sociali adatte a lavorare in sicurezza.“Il Covid-19 ha un impatto enorme, non solo in termini di crisi economica. Ha cambiato il modo di comunicare e di collaborare. Chi come Copernico crede nel valore della rete, della condivisione e del confronto come leva di crescita deve dare il suo meglio perché si creino le condizioni migliori per uno sviluppo economico responsabile e sicuro. Tornare al lavoro è una necessità e un diritto, permettere di tornarci in sicurezza è un dovere” – dichiara Pietro Martani, fondatore e Amministratore Delegato di Copernico. – “Parole chiave come fiducia e responsabilità, già tipiche dello smart working, nello scenario attuale diventano ancor più ricche di significato e saranno fondamentali perché si torni ad abitare i luoghi concepiti per agevolare le persone nell’adempiere al meglio le loro funzioni lavorative in totale benessere e senso di sicurezza. La partnership che sono lieto di annunciare con Progetto CMR va proprio in questo senso: abilitare persone ed aziende a esercitare il loro diritto al lavoro”.

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Pensioni: confederazioni a confronto sulla flessibilità in uscita presso il MLPS

Posted by fidest press agency su giovedì, 13 febbraio 2020

Si è svolto presso il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali un Tavolo tecnico di studio sulla riforma del sistema pensionistico e specificatamente sulla “Flessibilità in uscita” con la partecipazione di tutti i sindacati confederali. La Confedir, rappresentata da Stefano Cavallini, membro del direttivo nazionale Anief, ha presentato una memoria dettagliata sul tema che riconosca la peculiarità di ogni professionalità nella pubblica amministrazione.Per l’amministrazione erano presenti il capo di Gabinetto del ministero, dottoressa Valeria Capone, la sua vice, dottoressa Paola Bozzaro e il direttore generale per le politiche previdenziali, dottoressa Concetta Ferrari.
Le proposte presentate dalla Confedir partono dalla richiesta di fissare come requisito generale di vecchiaia l’età di 63 anni con 37 anni di contributi, in media con tutti i Paesi dell’OCDE, rispetto agli attuali 67 anni e 43 anni di contributi della legislazione vigente.Inoltre al fine di aumentare l’assegno pensionistico si è sottolineata la necessità urgente, per tutti i lavoratori, di:
* agevolare il RISCATTO DEGLI ANNI DI FORMAZIONE UNIVERSITARIA, considerando tutta la formazione universitaria, senza restrizione e comprendendo quindi anche gli anni universitari fuori corso, i master, i corsi di perfezionamento, etc. e IL RICONGIUGIMENTO CONTRIBUTIVO.
* riconoscere IL SERVIZIO SVOLTO IN ALTRO RUOLO DELLA PA (passaggi di ruolo) o NEL SISTEMA NAZIONALE DI ISTRUZIONE (paritaria, IeFP, etc.);
* ridefinire LA LISTA DEI LAVORI GRAVOSI, che attualmente annovera i soli docenti dell’infanzia tra gli insegnanti, ed USURANTI tenendo conto delle denunce di bornout registrate nell’ultimo decennio e di stress da lavoro correlato con particolare attenzione al personale del comparto istruzione e sanità, prevedendo finestre come per il personale delle forze dell’ordine, dell’esercito;
Per il personale docente, educativo ed ata della scuola, si è chiesto di ripristinare quota 96 come definita prima dell’approvazione della Riforma Fornero onde anche agevolare il ricambio generazionale e ridurre il GAP tra l’età degli insegnanti e dei discenti, oggigiorno tra i più alti al mondo.
Sempre per il comparto istruzione, in ragione dell’alto tasso di precarietà, si è raccomandata la possibilità per tutti i lavoratori di permanere in servizio fino al 70 anno di età, anche con mansioni diverse dalla didattica frontale e di tutoraggio, al fine di poter versare una maggiore quota di contributi.
Per il personale dirigente, si è richiesta la possibilità a domanda di rimanere fino al compimento del 70 anno di età.
Infine, così come avviene nel settore privato e vista la privatizzazione del rapporto di lavoro nel pubblico impiego, si è richiesto di cessare la trattenuta del 2.5% sul TFR di tutti i dipendenti e dirigenti pubblici.

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Programma PD-5Stelle: Oggi sul Sole 24 Ore, pag. 2

Posted by fidest press agency su giovedì, 29 agosto 2019

Più flessibilità da chiedere alla nuova commissione europea per «rafforzare la coesione sociale» con un piano di investimenti pubblici, lo stop agli aumenti Iva e il taglio del cuneo fiscale. Ma anche la revisione delle concessioni autostradali, una nuova legge sul conflitto di interessi, la riforma del Csm, la web tax, l’acqua pubblica e l’autonomia differenziata temperata da un fondo di perequazione. Una revisione dei decreti sicurezza per andare incontro alle osservazioni arrivate dal Quirinale. Il taglio dei parlamentari «nel primo calendario utile della Camera». Ma con la revisione della legge elettorale per «garantire il pluralismo politico e territoriale». L’accordo sulle linee programmatiche fra M5S e Pd è stato chiuso ieri in un documento da consegnare a Giuseppe Conte nella sua nuova veste di presidente del consiglio incaricato. Nell’ultima versione il testo è snello, due pagine. E non è un «contratto», come le 58 pagine vergate da Lega e Cinque Stelle, perché toccherà a Conte «il compito di individuare più approfonditamente le linee programmatiche». Ma è ricco di temi in cui non è difficile individuare le parti targate M5S e quelle arrivate dal Pd.
Il testo è anche generico, cioè evita dettagli troppo spinosi per un’amalgama da completare. Ma non è reticente su alcuni punti. Il primo: anche il governo giallo-rosso ha intenzione di chiedere più deficit, sul presupposto che «con la nuova commissione Ue si apre una nuova fase di programmazione economica e sociale».
L’obiettivo della «coesione sociale» per motivare la richiesta di flessibilità è perfettamente in linea con gli argomenti usati dall’ultima manovra per finanziare in deficit reddito di cittadinanza e quota 100. E l’effetto trascinamento della correzione di luglio, portando 8 miliardi in dote al prossimo anno, addolcisce la salita verso la legge di bilancio 2020. Che tra stop all’Iva e spese indifferibili partirebbe da una base da 25-26 miliardi, e non avrebbe più il compito di cercarne altri 10-15 per la Flat Tax. Con un deficit tendenziale che si aggirerà intorno all’1,6%, e forse anche meno se i mini-rendimenti dei Btp si consolidano, si viaggia già 10 miliardi sotto il 2,1% indicato per il 2020 dal Def.
Su questa base si dovranno innestare le nuove scelte di politica economica, a partire dal taglio al cuneo fiscale, dal rilancio del programma Impresa 4.0 e dagli investimenti inseriti sotto al titolo «Green New Deal»; da tradurre in piani contro il dissesto idrogeologico, aiuti alla riconversione delle imprese e investimenti per la riconversione di città e aree interne. Un elenco di nobili intenti, per ora, da concretizzare proprio con la definizione dei confini della manovra. Nell’agenda di politica economica giallo-rossa entra anche il salario minimo proposto dai Cinque Stelle, da realizzare però con l’attribuzione del valore erga omnes ai contratti collettivi di lavoro come chiede il Pd. E il tema della «giusta retribuzione» torna ad allargarsi oltre il campo dei dipendenti, con l’indicazione di un equo compenso per i giovani professionisti.
Ma nelle due pagine c’è anche molta politica. C’è la richiesta M5S di calendarizzare subito alla Camera il taglio dei parlamentari. Ma non manca il vincolo Dem di accompagnare la mossa con una riforma della legge elettorale. I tempi per completare il tutto, insomma, non saranno brevi.Più rapidi sembrano i ritmi per le correzioni ai decreti sicurezza, da adeguare alle obiezioni del Quirinale. In fatto di immigrazione, poi, la coppia Pd-M5S mette in agenda una nuova legge sull’immigrazione in chiave anti-clandestinità, da affiancare con la battaglia in Europa per ripensare i meccanismi del trattato di Dublino.
Più di un capitolo appare ispirato al filone “di sinistra” dei Cinque Stelle. Che riesce a inserire nel documento anche una nuova legge sul conflitto di interessi, accolta dal Pd respingendo le accuse pentastellate di eccessiva timidezza sul tema. E rilancia sul progetto di acqua pubblica, tradotto nel Ddl Daga, che nel suo cammino parlamentare ha trovato però finora le obiezioni del Pd. Anche in questo caso, con uno scenario simile a quello che si prospetta sul taglio dei parlamentari, è probabile che l’accordo fra i due nuovi soci di maggioranza abbia bisogno di portare correttivi sostanziosi ai progetti in corso.
Sembra poi tutta da costruire una linea comune su altri due temi chiave: la riforma della giustizia e le concessioni autostradali. Sul primo punto, il documento richiama il progetto di riforma dei meccanismi di elezione del Csm, lanciato dopo il caso Palamara, e per il resto si limita a ribadire l’obiettivo di tagliare i tempi dei processi. Sulle autostrade è invece esplicita l’indicazione sull’avvio della «revisione delle concessioni» per garantire più investimenti e tutelare il «bene pubblico» delle infrastrutture.

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Dibattito su flessibilità, forme contrattuali e incentivi

Posted by fidest press agency su martedì, 12 dicembre 2017

Roma Giovedì 14 Dicembre 2017, ore 15:00 Dipartimento di Economia , Aula 10 Via Silvio D’Amico 77Dibattito su flessibilità, forme contrattuali e incentivi Intervengono: Pietro Ichino Senato della Repubblica – Università statale di Milano, Paolo Manasse Università di Bologna Paola Potestio Università Roma Tre, Giorgio Santini Senato della Repubblica.

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Smart working: il 64,2% degli italiani lavora ancora da luogo fisso, ma il 40% vuole la flessibilità

Posted by fidest press agency su domenica, 25 giugno 2017

smartworkingLe nuove tecnologie facilitano più che mai il lavoro flessibile, dando ai lavoratori dipendenti maggiore libertà in termini di dove e quando lavorare. Tuttavia, nonostante l’influenza degli strumenti mobili, la ricerca “La forza del lavoro in Europa” svolta da ADP – leader mondiale nell’human capital management – mostra che due terzi dei dipendenti italiani (64,20%) lavora ancora da un luogo di lavoro fisso, come un ufficio o una fabbrica.Ciò contrasta con le aspirazioni dei dipendenti, dei quali oltre un terzo (40%) dichiara di volere una combinazione di lavoro da casa o altro luogo e ufficio (ma lo fa solo l’8%,) e un 21,8% che vorrebbe solo lavorare da casa senza avere un ufficio, una situazione questa che attualmente è una realtà soltanto per il 13,5%. Analogamente, la maggior parte degli italiani lavora ancora secondo orari fissi (58%), nonostante il fatto che solo il 39% affermi di preferire tale forma di lavoro. Infatti, oltre un terzo, (38,5%) ha asserito di preferire una combinazione di orari fissi e flessibili, mentre quasi un quarto (22,5%) ha detto di preferire una totale flessibilità.
L’Olanda è il paese con la maggiore flessibilità di lavoro e la più alta percentuale di persone che lavorano in remoto senza supporto di uffici (20% contro il nostro 7,9%) e con orario totalmente flessibile (33% conto il nostro 25,5%). All’altra estremità della scala, i lavoratori tedeschi hanno la più bassa flessibilità in termini di luogo di lavoro, con oltre due terzi (70%) che lavorano da un luogo fisso. Nel frattempo, i lavoratori spagnoli hanno il minor grado di controllo sull’orario lavorativo, con il 65% che lavora secondo orari fissi e solo il 20% che lavora a orario flessibile.
Abbiamo detto come una notevole percentuale di lavoratori italiani desideri maggiore flessibilità nel lavoro, i dipendenti vorrebbero che i loro datori di lavoro investissero in tecnologie che rendano possibile tale flessibilità. Un lavoratore italiano su tre chiede al proprio datore di lavoro di investire in computer portatili (35,6%) e in software specialistici (34%) mentre uno su cinque vorrebbe che il suo datore di lavoro investisse in smartphone e tablet (22%).Sotto il profilo delle competenze, oltre un quinto dei lavoratori in Italia sostiene che gradirebbe corsi di formazione IT avanzati (24,4%), mentre un ulteriore 23,5% afferma di avere bisogno di assistenza con le nuove tecnologie e dispositivi. (foto: smartworking)

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La “flessibilità” del governo Renzi

Posted by fidest press agency su domenica, 16 aprile 2017

“Il governo Renzi ha usato la flessibilità che l’Europa gli ha concesso malamente. Gli 80 euro sono costati 10 miliardi di euro e questa mancia non è servita a niente perché la gente aveva paura e non ha aumentato i consumi e il reddito non è cresciuto. Il Jobs Act è costato altri 20 miliardi di euro di sgravi per le assunzioni che non hanno portato una sola assunzione in più. Se questi 30 miliardi di euro, cioè la flessibilità che ci aveva dato l’Europa, fossero stati utilizzati non per fare consenso ma per incentivare gli investimenti pubblici e quelli privati molto probabilmente il reddito sarebbe cresciuto di più, sarebbe cresciuta la buona occupazione e anche i consumi”. Lo ha detto a Zapping (Rai Radio1) Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati. “La politica economica di Renzi e Gentiloni è stata totalmente sbagliata. I risultati sono sotto gli occhi di tutti: la gente ha paura, c’è disoccupazione, non vanno bene i consumi e l’Europa ci bacchetto. I 30 mld di flessibilità che l’Europa ci aveva dato sono stati buttati via”, ha concluso Brunetta.

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Flessibilità di bilancio: 6 miliardi di euro per lavoro, crescita e migrazione

Posted by fidest press agency su venerdì, 7 aprile 2017

bilancia pagamentiBruxelles. Il Parlamento europeo ha approvato mercoledì nuove regole per rendere più facile lo spostamento di fondi all’interno del bilancio UE pluriennale, in modo da poter meglio affrontare le sfide più incombenti come quella relativa ai migranti e per rafforzare la sicurezza, stimolare la crescita e creare nuovi posti di lavoro.I deputati hanno a lungo sostenuto la necessità d’introdurre una maggiore flessibilità all’interno del Quadro finanziario pluriennale (QFP), che si applicherà alla parte restante del bilancio pluriennale 2014-2020.“Il Parlamento si è detto giustamente a favore di una revisione del quadro finanziario pluriennale per rispondere alle nuove sfide che l’Unione europea si trova ad affrontare. Anche se la nostra ambizione, per l’entità delle modifiche, non è stata pienamente raggiunta, possiamo essere soddisfatti del risultato. Abbiamo vinto per la prima volta sulla revisione del QFP, che garantirà un miglior sistema di bilancio per il restante periodo. Abbiamo creato più spazi di manovra per rispondere alle nuove sfide. Abbiamo anche assicurato mezzi finanziari aggiuntivi per alcuni programmi e politiche dell’UE: i 6 miliardi di euro forniranno un sostegno aggiuntivo per le PMI, la ricerca, Erasmus+, per creare posti di lavoro per i giovani e migliorare la sicurezza dei nostri cittadini”, ha dichiarato il correlatore Jan Olbrycht (PPE, PL).“Accogliamo con favore la votazione della revisione che prevede, tra le altre cose, un supplemento di 1,2 miliardi di euro per la lotta alla disoccupazione giovanile entro il 2020. È solo un passo, ma un passo nella giusta direzione. Tuttavia, si sarebbe potuto anche andare oltre ed è ciò che cercheremo di fare nei futuri negoziati di bilancio”, ha aggiunto la correlatrice Isabelle Thomas (S&D, FR).Il progetto di regolamento sulla revisione intermedia del QFP è stato approvato con 470 voti favorevoli, 166 voti contrari e 66 astensioni.Le integrazioni, descritte in una dichiarazione congiunta del Parlamento europeo e del Consiglio che ammontano a 6.009 milioni di euro (15% di tale somma proveniente da riassegnazioni dei fondi e l’85% da risorse non assegnate), saranno così distribuite:3,9 miliardi di euro per misure relative alla migrazione all’interno dell’UE (2,55 miliardi di euro), come ad esempio la Guardia costiera UE, l’Agenzia per l’asilo e la riforma del sistema europeo di asilo, e per affrontare le cause esterne della migrazione (1,39 miliardi di euro), incluso il sostegno a investimenti in paesi terzi.2,1 miliardi di euro per il lavoro e la crescita, di cui la maggior parte per sostenere l’Iniziativa per l’occupazione giovanile con 1,2 miliardi di euro per il periodo 2017-2020. I fondi rimanenti saranno riservati alle infrastrutture per i trasporti, i programmi di ricerca, il supporto alle PMI e Erasmus+.In un’altra dichiarazione annessa del Parlamento, i deputati hanno chiarito che, tuttavia, le somme indicate nel pacchetto da 6 miliardi di euro sono “importi di riferimento che dovranno essere esaminati nel contesto della procedura annuale di bilancio, tenendo debitamente conto delle concrete circostanze di ogni bilancio annuale.”
In sostanza, il progetto di regolamento modifica il regolamento QFP del 2013 per rafforzare le varie disposizioni di flessibilità e gli strumenti speciali e rendere più semplice lo spostamento di una maggiore quantità di fondi tra i capitoli di bilancio e le annualità. L’obiettivo è di aumentare la capacità del bilancio UE di affrontare gli imprevisti e le nuove priorità nel contesto delle sfide persistenti all’interno e all’esterno dell’Unione.

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Flessibilità: Arriva il contentino dalla Commissione europea

Posted by fidest press agency su mercoledì, 18 Maggio 2016

commissione europeaDichiarazione dell’onorevole Renato Brunetta, presidente dei deputati di Forza Italia:“Per il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, e per il ministro dell’Economia e delle finanze, Pier Carlo Padoan, arriva il contentino dalla Commissione europea. L’ok dell’Ue ad una flessibilità pari a 0,85% per il 2016 (circa 14 miliardi di euro) è solo un piatto di lenticchie concesso a un governo che nei prossimi mesi sarà costretto a correre ai ripari per far quadrare gli inguardabili e sballati conti del nostro Paese.
Nel 2017 e nel 2018 l’Italia dovrà fare uno sforzo superiore allo 0,5%, evitando deviazioni significative, con una prima puntale verifica già nel prossimo autunno. Insomma, governo Renzi rimandato ad ottobre, come si diceva una volta.
Per di più l’esecutivo dovrà fare i conti con numeri del tutto disomogenei rispetto a quelli contenuti nel Documento di economia e finanza.La crescita del Pil reale dell’1,1% nel 2016 stimata dall’Istat è una magra consolazione. Come ben saprà il professor Padoan, nel calcolo dei parametri utili ai fini degli obiettivi e dei vincoli europei, contano i valori nominali, vale a dire il dato reale di crescita del Pil più l’inflazione. Pertanto con un Pil reale dell’1,1% e l’inflazione dello -0,5% (l’Italia è piena in deflazione), la crescita nominale nel 2016 non supererà lo 0,6%. Dato ben lontano dal 2,2% previsto dal governo nel Def, presentato al Parlamento poco più di un mese fa. Conti tutti da rifare e stangate in arrivo per le famiglie e le imprese italiane, con sullo sfondo l’irresponsabile Renzi che imperterrito continua a prefigurare mance e mancette da distribuire a pioggia da qui al prossimo autunno, con il solo obiettivo di comprarsi il consenso al referendum costituzionale. I cittadini hanno capito il suo imbroglio e a ottobre, con un bel ‘no’ alla sua ‘schiforma’, lo manderanno a casa una volta per tutte”.

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“Flessibilità in uscita e opportunità del welfare”

Posted by fidest press agency su sabato, 7 Maggio 2016

pensionatiNapoli 12 maggio alle 9.30 in Piazza del Plebiscito, Sala Ponente Sui temi attualissimi della flessibilità per andare in pensione e delle nuove opportunità per il welfare si terrà il 12 maggio prossimo a Napoli, nell’ambito della Giornata Nazionale della Previdenza, un seminario organizzato dal Consiglio Nazionale e dall’Ordine degli Attuari.“La flessibilità in uscita e le opportunità del welfare: l’analisi degli Attuari”: questo il titolo del seminario, curato dalle commissioni Pensioni e Fondi Sanitari dell’Ordine degli Attuari, la categoria professionale alla cui competenza tecnica vengono affidati dagli Enti pubblici e privati i calcoli pensionistici e le proiezioni sul funzionamento e la sostenibilità nel tempo dei sistemi previdenziali e assistenziali. Introdotte dal presidente del Consiglio Nazionale degli Attuari Giampaolo Crenca, sono in programma le relazioni di Alessandra Morgante, “La flessibilità in uscita tra riduzioni eque e opzione contributiva”, Ivan Abbruzzo, “Long term care: riflessioni e prospettive nei mercati internazionali”, e Giampaolo Crenca, “Una possibile soluzione di copertura del gap previdenziale”. Le conclusioni saranno affidate a Fausto Belliscioni, Presidente dell’Ordine Nazionale degli Attuari.

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Italia: abuso flessibilità e perdita credibilità

Posted by fidest press agency su giovedì, 28 aprile 2016

Stefania Prestigiacomo“La triste figura a cui siamo costantemente sottoposti in Europa, è causata anche dall’atteggiamento del nostro governo riguardo al tema della flessibilità. È il terzo anno consecutivo che il governo Renzi chiede all’Europa di poter avere flessibilità, ma al Presidente del Consiglio evidentemente sfugge che ai Paesi è concesso di fare maggiore deficit solo una volta, e soprattutto in ottemperanza di riforme concrete già effettuate; non come nel caso dell’Italia, dove la maggior parte di esse non sono ancora completate. Un abuso, quello di eccessiva flessibilità, che altro non genera che perdita di credibilità nei confronti di Paesi come il nostro”.Lo ha detto Stefania Prestigiacomo, deputata di Forza Italia, intervenendo in Aula a Montecitorio in merito al Documento di economia e finanza. “Per questo l’Italia ha bisogno di una manovra espansiva, in grado di creare crescita e occupazione, che possa far aumentare la produttività dei fattori e la competitività del Paese. Una manovra in grado di ridurre veramente le tasse e che possa imporre definitivamente il blocco all’aumento di Iva e accise. Argomento quest’ultimo che il premier Renzi è stato in grado solo di rinviare, non provvedendo al blocco definitivo delle clausole di salvaguardia.
Per tutte queste ragioni chiediamo al governo di interrompere senza indugi questa strategia di politica economica, che sembra solo rinviare le misure necessarie per far ripartire questo Paese; chiediamo al governo di improntare misure di politica economica che possano correggere definitivamente lo stato malandato dei nostri conti pubblici, questo anche per scongiurare la possibile apertura di una procedura d’infrazione”. “L’obiettivo deve essere quello di garantire maggiore sviluppo in ottica internazionale, tenendo ben a mente che l’Italia deve ancora recuperare circa 9 punti di Pil per ritornare alla situazione del 2007. Il governo deve improntare una reale riduzione della pressione fiscale e per farlo deve iniziare una serie di tagli a quella spesa pubblica catalogata come inefficiente, anche utilizzando e potenziando il programma di Spending review elaborato a fine 2013-inizio 2014 dall’allora commissario Cottarelli. Un taglio deciso alla cattiva spesa pubblica, per disinnescare quanto prima le clausole di salvaguardia, e procedere alla riduzione dell’Ires e alla graduale cancellazione dell’Irap”. “Bisogna ripartire dalle imprese italiane, anche attraverso una serie di agevolazioni fiscali per la loro attività. Servono gli strumenti necessari per stimolare la crescita e per far riprendere i consumi. Serve incentivare anche gli investimenti privati”, ha sottolineato Stefania Prestigiacomo.

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Pensioni: basta spot su flessibilità

Posted by fidest press agency su lunedì, 23 novembre 2015

pensionati“Si vuole davvero modificare il sistema pensionistico nel 2016 inserendo criteri di flessibilità e di equilibrio sociale? Allora chiediamo che venga messa subito all’ordine del giorno in Parlamento la nostra proposta di legge complessiva e con le coperture finanziare necessarie. Siamo l’unico partito ad aver presentato una proposta di riforma del sistema così organica e completa”. Lo sostiene Ignazio Messina, segretario nazionale dell’Italia dei Valori, che ha osservato come “tutto il mondo politico usa il termine di flessibilità per l’uscita dal lavoro verso la pensione come fosse una formula magica. Anche oggi lo fa il sottosegretario all’Economia Pierpaolo Baretta e lo ripetono continuamente il ministro del Lavoro Poletti e il presidente dell’Inps Boeri. Ora però è arrivato il momento di andare oltre le parole e passare ai fatti: discutere in Commissione e poi in Aula la nostra pdl – ha concluso il leader dell’Italia dei Valori – che è stata costruita con il contributo delle più importanti organizzazioni dei lavoratori e delle aziende che sono esposte alla concorrenza internazionale, e, nel contempo, modificare la terribile legge Fornero, normativa alla quale Idv si è strenuamente opposta”.
L’unico partito che in Parlamento ha consegnato tale Proposta di legge è stata l’Italia dei Valori e pertanto chiediamo che alle parole dei rappresentanti del Governo sulla necessità di modificare la legge Fornero segua un fatto e cioè l’avvio della discussione in commissione e poi in aula della nostra Pdl che è stata costruita con il contributo delle più importanti organizzazioni dei lavoratori e delle aziende che sono esposte alla concorrenza internazionale.

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Su contratti e rappresentanza decide Squinzi

Posted by fidest press agency su domenica, 13 settembre 2015

squinziSquinzi studia da ministro, non dell’economia come qualcuno potrebbe pensare, ma del commercio estero, visto che dichiara che dei 56 stabilimenti che ha aperto in 34 paesi soltanto 9 sono in Italia. E visto che Renzi vola a New York a vedere la finale di tennis femminile e abbandona la Fiera del Levante di Bari dove era atteso per l’inaugurazione, Squinzi avrebbe tutte le possibilità di successo – afferma Fabrizio Tomaselli dell’Esecutivo nazionale USB. In un’intervista alla Stampa Squinzi decide che la legge sulla rappresentanza sindacale non si farà perché sarà l’Inps a registrare il numero degli iscritti dei sindacati e misurare così la consistenza delle varie sigle e la partecipazione alle trattative: come se l’Inps fosse cosa sua. – continua il dirigente sindacale – E poi si scatena sulla contrattazione: in sintesi basta con il recupero dell’inflazione dato con anticipo sui contratti e anzi, basta con gli aumenti legati all’inflazione. I soldi ai lavoratori arrivano soltanto se aumenta la produttività (lavorare di più), la flessibilità nelle mansioni (fare tutto) ed efficienza (di chi?) e solo sotto forma di “premi” legati alla produttività.
E quindi, – continua il sindacalista – siccome la produttività si misura a posteriori, allora anche gli eventuali aumenti salariali (“premi”) devono essere elargiti dopo la sua misurazione effettiva. Quindi stop ai contratti in scadenza. Subito nuovo accordo sulla contrattazione e poi rinnovo con il “nuovo” sistema.Ma anche sul sistema pubblico Squinzi non va leggero: la pubblica amministrazione è lenta, non funziona e va cambiata. La ricetta è sempre la stessa: meno pubblico e più privato e magari cominciamo dai lavoratori.
A fronte delle solite dichiarazioni di sdegno da parte di Cgil, Cisl e Uil, ci aspettiamo presto un nuovo accordo a perdere per i lavoratori – dichiara Tomaselli che conclude – A Squinzi diciamo soltanto che per quel che ci riguarda non siamo disponibili a modificare la contrattazione: i contratti pubblici e privati devono essere rinnovati e non a perdere. Sulla rappresentanza invitiamo invece le forze politiche a prendere parola e dichiararsi su queste dichiarazioni di Squinzi: chi decide sulle leggi in questo Paese? Renzi e Squinzi o il Parlamento?

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Manovra e declassamenti

Posted by fidest press agency su sabato, 8 ottobre 2011

Center on Budget and Policy Priorities Executi...

Image via Wikipedia

Anche l’agenzia di rating Moody’s ci ha declassato, dopo che lo aveva fatto Standard&Poor’s. La risposta del governo: era atteso, stiamo lavorando. A cosa stiano lavorando non è dato di capire. La Bce ci sollecita a prendere decisioni per rimettere in carreggiata il nostro Paese: interventi sul sistema pensionistico, sul pubblico impiego, sulle privatizzazioni sulla flessibilità nei contratti di lavoro. Praticamente ci ha detto cosa fare. Era, e’, l’occasione per afferrare, come si suol dire, il toro per le corna, ma non si fa nulla. Con i suggerimenti della Bce e le iniziative che ne deriverebbero il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, potrebbe iniziare una “road show” europea e internazionale “vendendo” il prodotto delle sue iniziative. Per ora il prodotto non c’e’ e non c’è la credibilità di chi dovrebbe proporlo. (Primo Mastrantoni, segretario Aduc)

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Il Mezzogiorno e le due Europe

Posted by fidest press agency su lunedì, 29 agosto 2011

Molti autorevoli consulenti e terapeuti si sono avvicendati in questi ultimi anni al capezzale del malato di riguardo che per la circostanza si chiama Mezzogiorno. Da tutto ciò emerge una riflessione ed è che se non vogliamo che l’ammalato diventi incurabile, non dovremmo limitarci solo a inviare e sollecitare inviti al coraggio, a rinunciare al mito dello Stato Provvidenza, a fare tutto da sé, per superare quelle rigidità strutturali, che frenano l’avvento della flessibilità e della competitività nel mercato. Tutto questo è lodevole pensarlo se ci rifacciamo ai vecchi toccasana degli investimenti pubblici per sostenere una occupazione virtuosa, in nome di un nuovo Keynesismo. E nemmeno i modelli luccicanti, in questo caso, possono essere omologati per il Mezzogiorno che possono essere ora la Spagna, ora il Gallese ed ora gli U.S.A, il Canada e l’Australia, ecc. Per avere competitività occorre anche e prioritariamente un ambiente sicuro, ricettivo alla modernità, capace di governare le risorse, occorre una cultura locale, una vocazione alla impresa, soprattutto occorrono le infrastrutture, a cominciare da quelle formative e specialistiche, che garantiscono i presupposti di una valida competitività, anche tecnologica nel mercato. E soprattutto possiamo averlo con le speculazioni che svuotano il risparmio del Sud? Certo, mitica è diventata la speranza del posto fisso, ma mitica è anche quella competitività, che non ha alle spalle una forte consapevolezza dei mezzi e delle condizioni per razionalizzarla e realizzarla nel proprio ambiente. A chi spetta, ci chiediamo a questo punto, dare questa consapevolezza? Considerata la situazione l’interrogativo non solo è d’obbligo mentre la risposta resta, ovviamente, ancora in lista d’attesa.(Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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Sciopero Auchan Torino

Posted by fidest press agency su martedì, 21 dicembre 2010

Torino 23 la Flaica Cub di Torino ha proclamato uno sciopero dell’intera giornata all’interno dell’Ipermercato Auchan di Torino sito in Corso Romania 460. Lo sciopero, votato dall’assemblea dei lavoratori e delle lavoratrici dell’Ipermercato, è stato proclamato a seguito dell’atteggiamento assunto dall’azienda che negli ultimi mesi ha continuato a produrre iniziative unilaterali nell’organizzazione del lavoro. Spostamenti di reparto con chiari intenti punitivi, imposizione di orari spezzati e di contratti che prevedono la flessibilità oraria dei dipendenti si sono susseguiti in questi mesi con continuità. Contrariamente a quanto previsto dal CCNL, le RSU elette a maggio all’interno dell’Ipermercato, non sono  state consultate su nessuna di queste iniziative dell’azienda.
Auchan Torino  ha scelto una linea autoritaria nei confronti dei lavoratori e delle rappresentanze sindacali interne, evitando il confronto e imponendo le sue scelte organizzative.
Tale scelta è stata compiuta da Auchan a partire dalle elezioni RSU del maggio  di quest’anno che hanno visto la vittoria della lista Flaica CUB con quasi il 50% dei voti di lavoratori e lavoratrici. Ricordiamo, poi, che lo sciopero del 23 è proclamato per richiedere all’azienda un accordo interno che eviti la più triste delle conseguenze dell’ultimo rinnovo del CCNL: il lavoro domenicale obbligatorio. Siamo infatti convinti che il lavoro domenicale debba restare una libera scelta del lavoratore e della lavoratrice e non una costrizione voluta dall’azienda. La domenica è l’unico giorno che il dipendente della grande distribuzione può dedicare a sé stesso, agli affetti, alla famiglia. Ora questa norma ci impedisce di gioire anche quel giorno della compagnia di amici e familiari e consegna la nostra vita intera al lavoro. Su queste motivazioni abbiamo indetto uno sciopero difficile, sotto Natale, spinti dalla necessità di ritrovare uno spazio per la nostra voce e le nostre esigenze.

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Ipercortisolemia mattutina

Posted by fidest press agency su domenica, 4 aprile 2010

Nei diabetici di tipo 2 si ha un rischio accresciuto di deterioramento cognitivo; il meccanismo di tale fenomeno è incerto, anche se è noto che elevati livelli di glucocorticoidi sono associati a deficit cognitivi sia nei roditori sia nell’uomo. Proprio per validare tale rapporto, all’Università di Edimburgo si è svolto uno studio trasversale su 1.066 uomini e donne di età tra 60 e 75 anni con diabete di tipo 2. Sono state valutate le abilità cognitive relative a memoria, ragionamento non verbale, velocità di processamento delle informazioni, funzioni esecutive e flessibilità mentale, oltre a un fattore generale, g. Si sono stimati i rapporti tra i livelli di cortisolo plasmatici mattutini a digiuno, le capacità cognitive e il cambio cognitivo stimato. Primo risultato: nelle analisi aggiustate per età, i livelli più alti di cortisolo non sono apparsi associati con il g corrente o le performance in domini cognitivi individuali. In compenso, la cortisolemia elevata è risultata associata con un maggiore declino stimato cognitivo, nei test della memoria di lavoro e nella velocità di processamento, indipendentemente dall’umore, dall’educazione, dalle variabili metaboliche e dalle malattie cardiovascolari. Alti livelli di cortisolo nei diabetici anziani, concludono gli anziani, sono associati con i cambi cognitivi correlati all’età e strategie mirate a ridurre l’azione del cortisolo potrebbero essere utili per migliorare il declino cognitivo in tali pazienti. Diabetes Care, 2010 Jan 22. [Epub ahead of print] (fonte doctor news)

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Attività Easynet Global Services

Posted by fidest press agency su mercoledì, 17 marzo 2010

Easynet Global Services continua a far crescere la propria attività nell’Europa orientale espandendo il portafoglio di soluzioni gestite per reti, hosting e servizi di integrazione a valore aggiunto, grazie all’alleanza strategica con GTS Central Europe. Le aziende clienti possono ora beneficiare di disponibilità di rete e qualità di servizio di prim’ordine in Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia, Ungheria e Romania, oltre a godere di altri importanti aspetti derivanti dalla collaborazione quali significative riduzioni dei costi nonché flessibilità e stabilità elevate.  Per supportare in modo completo lo sviluppo globale dei propri clienti e garantire l’utilizzo a livello mondiale delle infrastrutture di rete, Easynet ha scelto di implementare un modello di successo  basato sulle partnership, tra cui le più recenti alleanze stipulate in India, Scandinavia o nel Pacifico.
Easynet Global Services è un fornitore internazionale di soluzioni gestite per reti, hosting e servizi di integrazione a valore aggiunto. Grazie ad un approccio consulenziale, l’impegno dell’azienda è volto ad affiancare i clienti nelle loro sfide di business.  Easynet Global Services fa parte del gruppo British Sky Broadcasting (BSkyB), un’azienda di NewsCorp con fatturato 2008/9 pari a 5,3 miliardi di sterline. http://www.easynet.com.
GTS CE è stata fondata nel 1993, conta oltre 1200 dipendenti e, nel 2008, ha registrato un fatturato pari a 436 milioni di Euro e un margine operativo lordo di 77 milioni di Euro. La rivista Capacity, dedicata alle telecomunicazioni globali, ha scelto il gruppo GTS CE quale miglior carrier globale nell’Europa Centrale e Orientale per gli anni 2005 e 2007.  Il gruppo è di proprietà di un consorzio di fondi azionari privati americani ed europei, guidato da Columbia Capital, M/C Venture Partners e Innova Capital. http://www.gtsce.com

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Mostra: Colombo, Girelloni e Zordini

Posted by fidest press agency su sabato, 6 marzo 2010

Roma fino al 6/4/2010 Via Apuania, 55 Galleria Gallerati mostra I look at you… You look at me… A cura di Geoffrey Di Giacomo  con opere dei tre giovani fotografi bresciani Manuel Colombo, Elisa Girelloni e Ramona Zordini.  -I look at you- You look at me- è una mostra di fotografia incentrata sulla flessibilità e dinamicità dello sguardo nelle sue diverse inquadrature e punti di vista. Se per Adorno e Ce’zanne l’opera d’arte si trova nello sguardo, con I look at you- You look at me- si tenta di estremizzare tale aspetto collocando lo spettatore in questa intersezione, nella propriamente detta -visione della rappresentazione’. Manuel Colombo, Elisa Girelloni e Ramona Zordini hanno lavorato a lungo sui loro scatti dando vita a una collettiva dall’aspetto inusitato: fotografandosi l’un l’altro in un gioco di raffigurazioni specchianti. Manuel Colombo (Desenzano del Garda (BS), 1972), insegna tecnica e storia della fotografia in corsi e seminari nelle scuole superiori, sue opere sono state pubblicate su riviste e quotidiani di rilievo nazionale, ha esposto in diverse mostre personali e collettive. Elisa Girelloni (Montichiari (BS), 1983), ha studiato marketing e fotografia, numerose sue fotografie sono state utilizzate come immagini di copertina di prodotti editoriali, nel 2009 ha iniziato l’attività espositiva. Ramona Zordini (Brescia, 1983), laureata in fotografia, sue opere sono state pubblicate su importanti riviste di arte fotografica, ha ottenuto riconoscimenti di prestigio e ha esposto dal 2007 in varie mostre personali e collettive. (I look at you)

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