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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 301

Posts Tagged ‘flessione’

Produttori mondiali del marmo e leggera flessione sul mercato

Posted by fidest press agency su mercoledì, 2 ottobre 2019

Si mantiene positivo il grado di fiducia dei produttori mondiali di marmo, nonostante la leggera flessione sui mercati registrata nel 2018. In una scala da 1 a 9 infatti la soddisfazione si attesta su un punteggio di 6,6, dato che sale leggermente (6,8) nella previsione sul breve e lungo periodo. È quanto emerge dall’Industry Data, il termometro semestrale che a Marmomac, in corso a Veronafiere fino a domani, ha analizzato il sentiment di un campione internazionale di oltre 400 aziende, selezionate tra gli espositori della manifestazione. Nella geografia della fiducia, i produttori del settore con maggior soddisfazione sono quelli dell’America Latina (voto 7,3), seguiti da quelli nordamericani (7,2), mentre le imprese italiane si attestano su un voto più che sufficiente che diventa discreto (6,6) nel lungo periodo. Sul fronte dell’accessibilità ai mercati internazionali, Australia e Germania (7,6) sono i Paesi buyer più virtuosi in termini di correttezza, burocrazia e trasparenza, davanti a Regno Unito (7,3), Benelux (7) e Italia (6,9).
Tra le insufficienze, Arabia Saudita, Indonesia, Egitto, Brasile e Corea del Sud. Per il futuro il settore residenziale rimane il più promettente nel 42% dei casi, seguito dalle strutture ricettive (19%) e dalle infrastrutture pubbliche (17,2). Il dato cambia per l’Italia, con il residenziale (37,8%) che perde quota a vantaggio del turismo (24,8%). Il business del lusso è infine percepito come molto importante per le imprese latino-americane (8) e asiatiche (7,1).Marmomac rappresenta il più importante salone internazionale dedicato alla filiera del marmo, alle tecnologie di lavorazione, applicazioni di design e formazione. In questi giorni sono presenti in fiera 1.650 aziende da 61 Paesi, di cui il 64% estere, mentre sono attesi 68mila operatori e buyer da 150 nazioni.
Complessivamente, nel 2018 il valore dell’interscambio legato al settore lapideo ha superato i 18 miliardi di euro. Secondo il 30° Rapporto Marmo e Pietre nel Mondo di Carlo Montani, l’impiego pro-capite di marmo nel mondo è passato quest’anno a 266 metri quadrati ogni mille persone, segnando una crescita di oltre il 127% sui 117 metri quadrati del 2001. Per il centro studi di Confindustria Marmomacchine, in Italia il valore totale della produzione di materiali e tecnologie è stata pari a 4 miliardi di euro nel 2018, con una super-propensione all’export che vale il 73,2% del fatturato e un saldo commerciale attivo di oltre 2,6 miliardi di euro.

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Caro dentista… ti evito

Posted by fidest press agency su mercoledì, 9 Mag 2012

Sarà la paura che assale all’idea di stendersi su quel temutissimo lettino, saranno i costi elevati, ma gli italiani evitano di farsi vedere da un dentista. Se, in generale, sono poco attenti alla prevenzione della salute e si sottraggono ad alcune visite, la nuova puntata1 dell’Osservatorio Sanità2 di UniSalute, la compagnia del gruppo Unipol specializzata in assistenza e assicurazione sanitaria, evidenzia come gli italiani sopra i 30 anni evitano in particolare di andare dal dentista, spesso anche per via dei costi. Il 51% degli intervistati ha infatti dichiarato di non essersi recato a fare alcun controllo negli ultimi 12 mesi. Di questi, il 32% ha specificato di essersi disinteressato ad ogni attività di prevenzione e che si recherà dal dentista esclusivamente solo quando costretto, perché preda di un forte dolore. La percentuale sale al 43% tra i cittadini del Sud Italia. Tra coloro che hanno dichiarato di aver evitato il dentista, uno su dieci lo ha fatto perché ritiene che le cure dentistiche siano una spesa troppo alta da sostenere per le proprie tasche, percentuale che sale al 15% nella fascia 30-34 anni. Tra il 49% di virtuosi che si recano almeno una volta all’anno dal dentista, il 9% però lo ha fatto durante il mese della prevenzione gratuita, approfittando quindi di un’occasione per risparmiare, a conferma dell’attenzione ai costi.Trattandosi di una voce di spesa considerevole, non stupisce quindi che 8 italiani su 10 conoscano molto bene le voci di costo di alcune delle più comuni prestazioni dentistiche: i prezzi per la cura di una carie, così come per pulizia ed estrazione di un dente sono infatti ben noti e permettono spesso di evitare di pagare conti esagerati per prestazioni comuni. Solo il 21% ammette di non esserne informato.Ulteriore conferma del fatto che gli italiani ritengano le spese dentistiche ormai insostenibili arriva quando, interrogati sulle visite mediche a cui rinuncerebbero a causa di possibili costi, il 35% indica le cure odontoiatriche.Che il prezzo sia diventata una variabile rilevante lo conferma anche l’analisi periodica del web effettuata dallo stesso Osservatorio UniSalute su vari forum che si occupano di tematiche salute che ha rilevato come molti utenti chiedano informazioni su prestazioni di qualità a costi contenuti e dove si confrontano i vari preventivi per evitare di dover pagare ancora di più per cure già ritenute care. Una tendenza confermata dai dati forniti dall’ANDI (Associazione Nazionale Dentisti Italiani) che già nel 2010 aveva registrato 2,5 milioni di visite in meno e per l’anno appena trascorso prevedeva una ulteriore flessione del 46% nei ricavi professionali.
In un quadro così sconfortante fa riflettere che solo l’1 % effettua le cure dentistiche grazie ad un’assicurazione sanitaria, una soluzione al problema che ad oggi ancora pochi hanno colto. Una mancanza che pesa sul proprio portafoglio e che spinge una buona fetta degli italiani a privarsi delle cure odontoiatriche.

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A tavola siamo dottor Jekyll e mister Hyde

Posted by fidest press agency su martedì, 10 Mag 2011

Com’è l’identikit del nuovo consumatore italiano? Salutista a casa e trasgressivo fuori. E, in ogni caso, sempre attento al rapporto qualità/prezzo. Se ne è parlato alla Milano World Food Exhibition, in corso nel quartiere fieristico milanofiera a Rho che al mondo della ristorazione, del fuoricasa e dell’ospitalità – canale Horeca – dedica un’area espositiva specializzata, il Villaggio Mixer. A Tuttofood Renato Mannheimmer ha confermato che “dopo la flessione causata dalla congiuntura economica internazionale i consumi alimentari sono in netta fase di ripresa: un trend la cui ascesa è favorita dalle produzioni che stanno puntando su qualità ed innovazione”, ponendo l’accento su innovazione e qualità, linee guida dei prodotti esposti, come freno alla crisi. Tuttofood è la più importante fiera professionale del food in Italia che ieri, domenica 8 maggio, ha proposto “ai nastri di partenza” 1.750 espositori, oltre 2.000 marchi del Made in Italy alimentare e visitatori provenienti da 67 paesi. Un momento importante di business per un mondo, quello dell’agroalimentare che rappresenta il secondo comparto produttivo nazionale – dopo la meccanica – che alla fine del 2010 ha fatturato 124 miliardi di euro, occupando quasi 410.000 addetti distribuiti in 6.500 piccole, medie e grandi aziende. Anche perché la storia dell’alimentazione fuori casa è legata a doppio filo alla storia del Paese: dai caffè settecenteschi alle osterie, dalle pizzerie alla nascita degli Autogrill, dai fastfood e agli chef per tutti, fino all’esplosione dell’etnico, alla cucina molecolare e al food design. Luoghi e cibi in cui si specchia il cammino dell’Italia, ma anche luoghi e cibi che questo cammino l’hanno influenzato. Un esempio? L’introduzione dei cartelli “servitevi da soli” (il self service) – arrivati con gli Autogrill negli anni Cinquanta – cambiò le modalità d’acquisto dando impulso allo sviluppo della marca e un sistema pubblicitario su scala nazionale (Il Carosello). Dal 2000 al 2010, poi, grande sviluppo dei fast food e delle pizzerie ma anche i siti in concessione (al cui interno vi sono centri commerciali e fiere, musei e siti storici) con un tasso di sviluppo di quasi il 3% annuo. Decisamente positivo nel periodo anche l’andamento della ristorazione nei canali della mobilità: autostrade, aeroporti e stazioni ferroviarie (+1,75%). Questi ultimi, insieme ai centri cittadini, sono stati e saranno i veri assi di sviluppo delle Catene, così come accaduto in tutto il mondo occidentale. Gli anni 2010, vedranno moltiplicarsi la gamma di concept e format e l’accentuarsi del peso della consumer satisfaction.

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Maroni perde consensi popolari

Posted by fidest press agency su venerdì, 15 aprile 2011

“Il gradimento per il ministro era molto elevato prima della crisi sull’immigrazione: Maroni ha sempre potuto vantare il suo posizionamento tra i primi 3 o 4 posti nella classifica della fiducia nei ministri ed è stato quello che era riuscito ad accrescere maggiormente i suoi consensi nella fase di governo e che riusciva a drenare abbondantemente consensi nell’area dell’opinione pubblica, in particolare per i successi ottenuti nell’ambito della criminalita’ organizzata. Ma negli ultimi mesi ha risentito di una flessione significativa che coincide tra l’altro con quella del Governo, che si è indebolito. Possiamo dividere la Lega Nord in tre anelli: l’elettorato storico, che è un po’ lo zoccolo duro della Lega; l’elettorato ideologico; l’elettorato piu’ morbido, che era cresciuto molto nell’ultimo periodo. Il primo, che si identifica nell’appartenenza locale, ha sottratto molti consensi a Maroni, mentre l’elettorato ideologico e quello piu’ morbido e filogovernativo tengono ancora per Maroni. Possiamo quindi dire che la spaccatura all’interno della Lega Nord e il conseguente calo della struttura hanno fortemente inciso sull”rosione di consensi per il ministro degli Interni”. Lo ha detto il sondaggista Mario Abis in un’intervista rilasciata al giornale online Clandestinoweb.com.

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Artigianato veneziano: debole ripresa

Posted by fidest press agency su mercoledì, 23 giugno 2010

Dopo i risultati negativi del secondo semestre 2008 (-2,8%) e quelli della prima metà del 2009 (-8,2%) il dato statistico fatto segnare dalla seconda parte dello scorso anno si assesta al -7,2%: i “conti” delle PMI risalgono di un punto percentuale, ma la flessione tendenziale registrata nel corso dell’ultimo biennio non sembra dare segni di miglioramento. La congiuntura negativa si fa sentire soprattutto nei settori dell’abbigliamento (-22%), dell’edilizia (-14,2%), del legno (-11,9%) e del vetro (-9,7%), ma quasi tutti hanno chiuso il 2009 con numeri preoccupanti. Gli unici settori ad aver fatto registrare un andamento positivo sono quelli della calzatura (+6,7%) e degli alimentari (+1,7%). Soprattutto le calzature migliorano il risultato già ottenuto nei primi sei mesi dello scorso anno (+4,3%). In generale, è comunque la totalità dei comparti che esibisce un fatturato in flessione: costruzioni -10,1%, -6,3% il manifatturiero e -3,0% per il comparto del terziario.  Nel territorio provinciale la maglia nera spetta al mandamento di San Donà di Piave con -13,9%, seguito da Mirano con -13,8% e Venezia Centro Storico con -9,7%. Tra tutti, gli unici mandamenti ad aver registrato un risultato positivo nel secondo semestre 2009 sono Dolo (+2,2%) e Chioggia (+1,0%). Da segnalare, inoltre, un netto calo degli investimenti strutturali (in prevalenza per l’acquisto di macchinari) da parte delle aziende artigiane in provincia di Venezia, con un chiaro -30,2% nella seconda parte del 2009. In testa il comparto dell’abbigliamento (-94,2%), seguito dal legno (-72,5%) e dai servizi alla persona (-50,2%). Segno positivo per le calzature (+66,2%), la meccanica (+50,2%) e gli alimentari (+12,5%).
Il report di Confartigianato provinciale di Venezia evidenzia, parallelamente a un calo complessivo del fatturato delle Pmi, una diminuzione degli oneri finanziari del 33,5%, che ribalta il +5% dei primi sei mesi del 2009. I settori in cui gli oneri finanziari sono scesi maggiormente in provincia di Venezia sono quello della grafica (-62%), del vetro (-52,6%) e degli alimentari (-51,5%). Per quanto riguarda i mandamenti, guida il gruppo quello di Venezia Centro Storico (-53% di oneri finanziari nel secondo semestre 2009), seguito da Cavarzere (-45,1%) e San Donà di Piave (-33,6%) Risulta inoltre in diminuzione del 17,8% anche il ricorso alle formule di leasing da parte delle PMI per l’acquisto di prodotti e/o macchinari utili al lavoro d’azienda. In primis il settore del vetro (-73,1%), seguito da quello dei servizi (-69,9%) e della meccanica (-36%). Ribaltamento positivo invece, tra gli altri, per la grafica (+112,5%) e i servizi alla persona (+41,8%).Il periodo di crisi economica, con le problematiche aziendali che ne conseguono, si riflette infine sullo stock delle imprese artigiane veneziane, il cui numero, stabile negli ultimi anni, registra ora una contrazione: 21.248 le aziende censite nel secondo semestre 2009, a fronte delle 21.417 dei primi sei mesi.

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Storage IBM: crescita dei ricavi a livello mondiale

Posted by fidest press agency su domenica, 14 marzo 2010

Secondo IDC, nel quarto trimestre 2009, IBM a livello mondiale è al primo posto per fatturato nell’area dei sistemi storage su disco esterno, registrando una crescita dei ricavi del  9 per cento su base annua mentre il mercato globale ha avuto un calo dello 0,7 per cento. Secondo IDC, EMC non ha registrato variazioni di rilievo, mentre i ricavi di HP sono diminuiti del 7,3 per cento nel corso del trimestre. Sempre secondo IDC, IBM detiene il 14,2 per cento della quota di ricavi di tutto il 2009 relativi al mercato dei sistemi di storage su disco esterno rispetto all’11,7 per cento di HP. Nel 2009 IBM è cresciuta nei segmenti OS Windows e Linux; in particolare si è registrato un aumento del 24 per cento nello storage Linux che ha subito una flessione pari al 4 per cento.
In base alle ultime analisi IDC relative al mercato italiano dei sistemi storage, nell’arco di tutto il 2009, la IBM ha avuto risultati eccellenti affermandosi al primo posto  in tutte le principali aree di prodotto.  Si è infatti conquistata il primo posto nell’area dell’external disk storage (unità esterne connesse ai server) con il 25,9% di quota di mercato e nel segmento high end disk storage (sistemi di valore superiore ai 250K$) con il 44,8% di quota. Nel segmento high end, un ruolo significativo è stato svolto dai nuovi sistemi di classe enterprise IBM DS8700, disponibili dal mese di ottobre 2009, che offrono nuovi livelli di prestazione e di affidabilità per le applicazioni “mission critical”. Un dato interessante è quello relativo all’area mid-range di fascia alta dove IBM cresce a fine anno molto più velocemente del mercato posizionandosi al primo posto nel 4Q09 con uno share del 37,2%, un risultato legato alla qualità dei sistemi DS4000, DS5000 ed N series.

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Gruppo Itway: bilancio d’esercizio

Posted by fidest press agency su martedì, 12 gennaio 2010

L’Assemblea degli Azionisti del Gruppo Itway, riunitasi in seconda convocazione, ha approvato il Bilancio d’Esercizio della Capogruppo Itway S.p.A. e ha preso atto del Bilancio Consolidato del Gruppo Itway per l’esercizio 2008-2009, che mostra ricavi e margini in flessione: sui risultati hanno pesato il periodo coperto dall’esercizio sociale, che concentra gli effetti della crisi economica mondiale in un solo esercizio, e oneri straordinari per dismissioni e riconversione industriale per 795 mila Euro. I Ricavi Consolidati dell’esercizio 2008-2009 risultano pari a 104,2 milioni di Euro rispetto ai 111,9 milioni di Euro all’esercizio precedente, in flessione del 6,9%, comunque inferiore a quella dei mercati in cui il Gruppo opera.  A livello di indici reddituali l’esercizio 2008-09 ha registrato un Margine Operativo Lordo totale di 1.469 mila Euro, in diminuzione rispetto ai 4.148 mila Euro dell’esercizio 2007-2008 (il MOL da operazioni ricorrenti risulta invece pari a 2.264 mila Euro) e un Risultato Operativo totale di 475 mila Euro, in calo rispetto ai 3.239 mila Euro dell’esercizio precedente (il Risultato Operativo da operazioni ricorrenti è  di 1.270 mila Euro).  Il Risultato Netto dell’esercizio 2008-2009 è negativo per 1.251 mila Euro (contro un Utile Netto di 654 mila Euro registrato nell’esercizio 2007-2008), a fronte di un Risultato prima delle Imposte da operazioni ricorrenti in sostanziale pareggio.  I risultati positivi delle azioni intraprese, che nel corso dell’esercizio hanno fatto registrare oneri straordinari per 795 mila Euro, avranno pieno effetto a partire dall’esercizio 2009-2010, in cui è prevista una lieve crescita dei margini reddituali.  Autorizzato il Consiglio di Amministrazione ad effettuare operazioni di buy-back.  Conferito alla PricewaterhouseCoopers S.p.A. l’incarico di Revisione Contabile.

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Occupazione in flessione

Posted by fidest press agency su mercoledì, 16 dicembre 2009

I datori di lavoro delle aziende italiane esprimono una moderata cautela sulle proprie intenzioni di assunzione nei primi tre mesi del nuovo anno, nell’attesa di segnali sempre più evidenti e tangibili della ripresa economica ormai in atto. Il dato sulle previsioni occupazionali relative al primo trimestre del 2010 è pari a -6%, al netto degli aggiustamenti stagionali, registrando una lieve flessione di 3 punti percentuali rispetto all’ultimo trimestre del 2009 ma rafforzandosi di 3 punti rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. E’ quanto emerge dall’indagine sull’occupazione realizzata da Manpower, basata sulle risposte di un panel statisticamente significativo composto da oltre 1000 aziende del nostro Paese, e che ad oggi rappresenta l’inchiesta previsionale sul mercato del lavoro più estesa al mondo. Nel primo trimestre del 2010 il dato previsionale sull’occupazione mantiene dunque segno negativo, secondo quanto dichiarato dai datori di lavoro italiani in merito alle loro intenzioni di assunzione: il 4% di essi prevede un ampliamento dell’organico, il 12% esprime intenzioni di riduzione, mentre il 79% non pensa di effettuare variazioni sostanziali nel proprio staff. Questo significa che, nei tre mesi a venire, le persone in cerca di occupazione avranno sostanzialmente le medesime possibilità avute nel trimestre precedente. Dalla segmentazione per macroaree geografiche, si delinea una situazione dalle caratteristiche comuni: i datori di lavoro di tutte le quattro aree del Paese prevedono segno negativo nelle intenzioni di assunzione durante il primo trimestre del nuovo anno. Le previsioni più ottimistiche sono espresse dai datori di lavoro del Centro Italia (-3%) con una flessione di 2 punti percentuali rispetto al quarto trimestre del 2009. Le prospettive di assunzione più deboli si registrano invece nel Nord Est (-9%) in calo di 5 punti percentuali nel confronto con i tre mesi precedenti. Nel Nord Ovest il dato si attesta su un debole -7%, in flessione rispetto all’ultimo trimestre 2009, mentre la previsione nel Sud e Isole (-4%) rimane sostanzialmente stabile, ma i datori di lavoro dell’area fanno registrare un considerevole incremento di 11 punti percentuali rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Dal confronto tra settori, emerge che i datori di lavoro di sei dei 10 comparti presi in esame dall’indagine prevedono un indebolimento nella tendenza ad assumere personale nel trimestre a venire. Nel settore Pubblico e Sociale (+3%) si registra la previsione più forte (e l’unica con segno positivo); il dato aumenta di due punti percentuali rispetto al quarto trimestre del 2009 e di 14 punti rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. In tutti gli altri comparti la previsione ha segno negativo. I datori di lavoro del settore Commercio all’Ingrosso e al Dettaglio esprimono le intenzioni di assunzione più preoccupanti con un dato pari a -14% seguiti da quelli del settore Manifatturiero con una previsione che si attesta a -11%. I dati dei 35 Paesi coinvolti nell’indagine sono consultabili all’indirizzo http://www.manpower.com/meos.

Manpower è uno dei principali datori di lavoro privati al mondo e garantisce un’occupazione a 2 milioni di persone ogni anno. Con 21 miliardi di dollari di fatturato, la società si conferma leader nell’industria dei servizi per il lavoro e supporta le aziende nella gestione dell’intero ciclo occupazionale in ogni fase della loro attività. Opera in 80 Paesi e fornisce personale a oltre 400.000 aziende clienti. È presente in Italia dal 1994 e oggi opera come Agenzia per il Lavoro attraverso una rete di oltre 450 filiali e uno staff di 2.000 dipendenti. È specializzata in ricerca e selezione di personale per tutte le posizioni professionali; somministrazione di lavoro a tempo determinato; pianificazione e realizzazione di progetti di formazione; consulenza per l’organizzazione aziendale; servizi di ricollocamento del personale, servizi di outsourcing e consulenza. Manpower nel 2008 ha garantito una nuova occupazione a più di 200 mila lavoratori con assunzioni a tempo determinato e indeterminato in circa 26 mila aziende italiane.

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Produzione industriale in Veneto

Posted by fidest press agency su domenica, 8 novembre 2009

Venezia. Nel terzo trimestre 2009, sulla base dell’indagine VenetoCongiuntura1, la produzione industriale ha registrato una flessione del -15,6% rispetto allo stesso periodo del 2008, leggermente migliore di quella evidenziata nel trimestre precedente: -19,5%.  In moderato miglioramento anche la dinamica del fatturato che segna una diminuzione del -16,8%. L’arresto della caduta dei livelli produttivi è ascrivibile più all’andamento della domanda estera (-11,6%) che a quella interna (-14,9%). Per quanto riguarda il mercato del lavoro, l’occupazione registra ancora una dinamica negativa (-4,5%).  Sotto il profilo dimensionale, nel periodo luglio–settembre 2009 le difficoltà maggiori sono evidenziate dalle microimprese (2-9 addetti) con un calo del -22% della produzione, mentre le medie imprese (50-249 addetti) hanno segnato un -15,3%, le piccole (10-49 addetti) un -14,8% e le grandi (250 addetti e più) un -13,4%.  Migliora l’andamento per le imprese che producono beni di consumo dove la produzione ha evidenziato un -8,8% rispetto allo stesso trimestre dello scorso anno.  Guardando ai settori, l’indice della produzione industriale ha segnato diminuzioni tendenziali più marcate nel comparto dei metalli e prodotti in metallo (-21,4%), delle macchine utensili (-20,9%), del legno e mobile (-17,7%) e delle macchine elettriche ed elettroniche (-16,8%).  In linea con la media regionale la performance del tessile, abbigliamento e calzature (-15,8%), del marmo, vetro, ceramica e altri minerali non metalliferi (-14,6%) e della gomma e plastica (-13,5%). Dinamiche meno accentuate invece sono state indicate dall’industria della carta, stampa, editoria (-11,5%) e dalle altre industrie manifatturiere (-9,5%). Il comparto dell’alimentare, bevande e tabacco continua a registrare la migliore performance con una diminuzione su base annua di appena il -1,5%.  In netto miglioramento le attese degli imprenditori per i prossimi sei mesi, grazie soprattutto alle previsioni positive espresse dalle microimprese.

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Il punto sulla recessione

Posted by fidest press agency su lunedì, 3 agosto 2009

Gli scenari del 2009 si sono aperti con le previsioni del Fondo Monetario Internazionale che hanno stimato per quasi tutte le economie, una grave flessione dell’attività produttiva, accompagnata da una significativa riduzione del commercio mondiale. Un dato, quindi, fortemente negativo che ha inciso sulle prospettive di accesso al credito, sulla stabilità del sistema bancario, sulle quotazioni azionarie e quel che ne è seguito nei programmi d’investimento e sull’interscambio commerciale. Al primo agosto del 2009 la situazione resta, sostanzialmente immutata sebbene si avvertano segnali di ripresa qua e là. E’ come dire che il fondo del barile è stato raschiato e ora si pensa di risalire la china. A nostro avviso questa crisi avrebbe potuto offrirci l’occasione per una rivisitazione a 360 gradi del sistema economico mondiale sia per stabilire nuove regole sia per affrontare le emergenze alimentari, sanitarie e di sviluppo dei paesi del cosiddetto terzo e quarto mondo. A questo riguardo il discorso, pur complesso e coinvolgente molti interessi conflittuali tra loro, andrebbe affrontato con scelte coraggiose e corali. Non vi è dubbio che una grossa fetta di responsabilità va addebitata alle grandi economie che considerano alcune aree dello scacchiere mondiale “prodotto di scarto” e degno di nota solo per essere sfruttato o per calmierare la crescita demografica con guerre tribali, vendita di armi e per generare solo aiuti umanitari che si rivelano, in pratica, dei palliativi e solo per tacitare le coscienze più sensibili. Ci chiediamo come possiamo pensare alle logiche della globalizzazione se impediamo di fatto al commercio delle aree più depresse di espandersi, se stiamo avviandoci su un sistema binario dei prodotti alimentari, nello specifico, con un’agricoltura che non bada alla qualità ma soddisfa un mercato “povero” mentre quella di qualità resta una “riserva privata” per i redditi più alti. In questo modo le ricadute in tema di salute, di benessere, di ridistribuzione delle risorse in forma più equa e generalizzata diventano un sogno di mezza estate pronto ad infrangersi al sopraggiungere dei primi temporali. A questo punto non parliamo di ripresa economica pensando a tutti ma solo a quella parte dell’umanità che gode di privilegi e che la crisi può aver provocato qualche incertezza sul proprio avvenire. Ma se la buriana passa, come passerà, il nostro timore che tutto ritornerà come prima e i benefici della ripresa continueranno ad essere anni luce da chi avrebbe potuto in qualche modo beneficiarne. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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Cosa accade al settore alberghiero?

Posted by fidest press agency su sabato, 25 luglio 2009

Resistenti alla crisi! Gli alberghi italiani superano lo stress della recessione e perdono solo punti marginali di occupazione camere. Negli ultimi 12 mesi (periodo luglio 2008-giugno 2009) l’occupazione camere media degli alberghi nelle città italiane subisce una lieve flessione, dai 3 punti in meno di Verona ai 7 punti in meno di Milano e Roma. Questo significa che, nonostante la fortissima diminuzione del movimento congressuale che penalizza l’Europa, le città turistiche e commerciali italiane saranno le prime ad uscire dal tunnel. E’ il caso di Roma, la cui occupazione media dal luglio 2008 al giugno 2009 è del 66,2% per i quattro stelle, e del 69,1% per i tre stelle, con una diminuzione rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente di quasi sette punti per i quattro stelle e di cinque punti per i tre stelle. In flessione è anche il prezzo medio, che va dai 72 euro nei 3 stelle ai 115 euro nei 4 stelle, leggermente inferiore rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. E’ questo quanto rivelano i dati dell’Italian Hotel Monitor, sondaggio mensile di Trademark Italia che dal settembre 2000 studia il movimento alberghiero in 47 città italiane, dimostrano che la media dei prezzi e di occupazione camere negli ultimi 12 mesi flettono, ma resistono.  Dando uno sguardo alla altre città italiane si nota che a Napoli, ad esempio, nel 2007 l’occupazione media delle camere sfiorava il 77%, nel gennaio 2008 era scesa al 38%, oggi la ripresa è evidente (l’occupazione media dell’ultimo anno è al 55%, il prezzo medio è tornato a 106 euro) e la situazione è addirittura migliore di quella che gli albergatori prevedevano. Unico segnale di allarme è quello del livello medio di occupazione camere. Quando si colloca al di sotto del 60% diminuisce o si azzera la redditività. Un caso negativo straordinario è quello di Bologna, vittima di un’ondata di overbuilding, che passa da un invidiabile occupazione camere nell’ottobre 2000 pari al 79,2%, ad una media annua attuale del 49% nelle strutture alberghiere di categoria upscale. In generale i prezzi espressi dal Monitor (che comprendono piccola colazione e IVA) sono scesi. La variazione negativa vede gli operatori costretti a ridurli per inseguire il mercato, anziché aumentarli per seguire l’inflazione. Sintesi dei prezzi: a giugno 2009 la soglia di resistenza media dei 4 stelle si fissa a 118 euro, mentre negli alberghi a 3 stelle raggiunge i 63 euro.L’Italia alberghiera spesso criticata, in un anno terribile, di altissima difficoltà per la finanza, l’economia e il commercio mondiali, mostra una sorprendente resistenza. Ad andare meglio sono le grandi città turistiche: Venezia, Roma e Firenze. Anche Milano resta sul 63% di occupazione. La contrazione del turismo internazionale, il crollo delle attività congressuali, un minore movimento commerciale facevano presumere una sostanziosa flessione dell’occupazione camere media di queste 10 città, con perdite stimate del 12-15%. Questa ipotesi è stata smentita dai fatti. Considerando il calo a due cifre maturato nello stesso periodo da finanza, mercati e industria, gli alberghi – senza dubbio alcuno – hanno avuto una performance soddisfacente.

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Elezioni europee, dichiarazione Vernetti (pd)

Posted by fidest press agency su lunedì, 8 giugno 2009

“Il Partito Democratico registra una pesante flessione a livello nazionale perdendo circa 4 milioni di voti rispetto alle politiche del 2008 e 2 milioni di voti dalle europee del 2004. Questo risultato dovrebbe evitare inutili analisi indulgenti e condurci ad una seria riflessione sulle strategie future e sulla linea politica”: con queste parole l’On. Gianni Vernetti, Deputato del Partito Democratico e già Sottosegretario agli Affari Esteri, ha commentato l’esito delle elezioni europee. “Per quel che riguarda l’Europa, il deludente risultato delle forze politiche di ispirazione socialista, che nei grandi Paesi europei non raggiungono il 20% dei consensi e registrano un crollo di voti  particolarmente in Francia e Gran Bretagna, ci costringe a riaprire a tutto campo la riflessione sulle appartenenze politiche europee”.  “Se vogliamo salvare l’originalità del PD – ha aggiunto l’On. Gianni Vernetti – dobbiamo riprendere un cammino di unione delle forze riformiste sia di tradizione socialista sia di tradizione liberal democratica. Mentre il gruppo socialista europeo perde tra i 25 e i 30 seggi, l’Alleanza dei Liberali e dei Democratici (Alde) cresce tra i 5 e gli 8 seggi”.  “Il PD – ha concluso l’On. Gianni Vernetti – anziché optare semplicemente per un’adesione a queste due famiglie, dovrà invece svolgere una funzione di ponte tra la tradizione socialista e quella liberal democratica”.

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Gruppo digital bros: risultati esercizio 2008-2009

Posted by fidest press agency su giovedì, 7 Mag 2009

Il Consiglio di Amministrazione di Digital Bros, Gruppo quotato al segmento Star di  Borsa Italiana e attivo nel settore del “digital entertainment”, ha approvato in data odierna il Resoconto intermedio di gestione al 31 marzo 2009 (III° trimestre e primi nove mesi dell’esercizio che va dal 1 luglio 2008 al 30 giugno 2009). Tale resoconto è stato redatto in conformità all’art. 154 ter comma 5 del Testo Unico della Finanza, introdotto dal decreto legislativo 195/2007, in attuazione della Direttiva Comunitaria 2004/109/CE (“Direttiva Transparency”).  Di seguito vengono riportati i principali risultati conseguiti dal Gruppo Digital Bros a livello di Conto Economico Consolidato riferiti ai primi nove mesi dell’esercizio 2008-2009, confrontati con i dati relativi al periodo corrispondente dell’esercizio precedente. L’andamento del periodo è in linea con i piani previsionali del Gruppo. Come si evidenzia di  seguito, il Gruppo Digital Bros al 31 marzo 2009 ha registrato Ricavi lordi stabili e pari a 145 milioni di Euro se confrontati con i ricavi realizzati nel periodo corrispondente dell’esercizio 2007-2008. Il periodo in esame mostra il perdurare della flessione dei principali margini di redditività da imputare principalmente ai significativi investimenti sostenuti dal Gruppo per lo start-up delle attività negli Stati Uniti, con la 505 Games U.S. Inc., e in Spagna, con la Digital Bros Iberia S.l., che hanno inciso sul margine operativo consolidato rispettivamente per circa 441 e 489 migliaia  di Euro. Tali investimenti sono motivati dalla scelta strategica del Gruppo di imporsi come publisher globale sul  principale mercato a livello mondiale per i videogame, quello americano, e sul quinto mercato europeo, quello spagnolo completando il processo di internazionalizzazione e di sviluppo del metodo distributivo avviato due anni fa. A questo va  aggiunta la flessione nel mese di dicembre del tasso di cambio della sterlina inglese rispetto all’Euro che ha inciso  negativamente sui margini reddituali della controllata inglese 505 Games e comportato perdite per circa 1,3 milioni di Euro

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