Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 289

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FIEG E FNSI: necessari segnali di attenzione da parte del nuovo Governo

Posted by fidest press agency su mercoledì, 4 settembre 2019

Nell’esprimere apprezzamento e soddisfazione per le parole del Presidente della Repubblica sull’importanza della libera stampa, il Presidente della Fieg, Andrea Riffeser Monti, e il Segretario generale della Fnsi, Raffaele Lorusso, auspicano da parte del nuovo Governo un segnale forte di ritrovata attenzione per l’editoria giornalistica. “Nel rispetto dei ruoli di ciascuno, la Federazione degli editori ed il Sindacato dei giornalisti ritengono che la stampa per essere libera abbia bisogno di essere indipendente. Il Governo e il Parlamento – hanno dichiarato Riffeser e Lorusso – devono creare le condizioni affinché ciò resti concretamente possibile, varando misure urgenti ed efficaci di contrasto alla pesantissima crisi economica e occupazionale che attraversa l’editoria giornalistica del nostro Paese”.

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Preoccupazione FNSI su regolamento accesso agli atti

Posted by fidest press agency su venerdì, 8 settembre 2017

virginia raggiRoma “La preoccupazione espressa dalla FNSI è pienamente condivisibile. L’ M5S e la giunta Raggi non tollerano le critiche e si apprestano a varare un regolamento che mette a repentaglio i pilastri della democrazia. I canoni grillini della buona amministrazione si possono così riassumere: la verità si riduce ad una velina di qualche esponente pentastellato; sulla trasparenza meglio far calare il sipario; ed infine per la pubblicità degli atti ecco la réclame da mandare in onda sul blog Grillino. La bozza di regolamento per l’accesso agli atti della giunta Raggi ha pericolose similitudini alle restrizioni applicate nella Turchia di Erdogan. Non è ancora previsto il carcere per i giornalisti, ma è evidente il tentativo di impedire una corretta informazione ai cittadini sull’attività del Comune di Roma. Dopo oltre un anno di pasticci della giunta Raggi, il Campidoglio da casa di vetro dei romani è diventata casa di coccio” Così in una nota il consigliere capitolino del PD Marco Palumbo. (n.r. individuare delle similitudini comportamentali della Raggi con Erdogan in fatto di comunicazioni istituzionali la consideriamo una forzatura fuori luogo. Da parte nostra abbiamo già sollevate delle obiezioni su quella parte del regolamento comunale che si riferisce alla comunicazione, ma ci rendiamo anche conto che la passione politica delle opposizioni è tale che non è frequente scambiare le lucciole per lanterne e trinciare giudizi fuori dalle righe.)

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Modificare la legge sull’editoria per evitare che porti vantaggi solo agli editori

Posted by fidest press agency su mercoledì, 13 luglio 2016

GiornalistiFonte: Senza Bavaglio. La legge sull’editoria, che il 12 luglio comincerà il suo iter al Senato in seconda lettura, presenta degli elementi innovativi ma anche degli aspetti inaccettabili. Il più grave è che non impedisce alle aziende editoriali di mascherare le ristrutturazioni aziendali e di presentarle come stati di crisi, allo scopo di sfruttare gli ammortizzatori sociali (per lo più pagati dall’INPGI) per snellire gli organici. La FNSI si è mobilitata per sostenere l’approvazione immediata. Ma se la legge dovesse essere approvata con il testo licenziato dalla Camera si farà un grosso regalo agli editori cui sarà permesso di adoperare il denaro delle provvidenze per il settore senza alcun verifica e nessun controllo. Magari quegli aiuti potranno essere utilizzati per pagare una sostanziosa buona uscita agli amministratori che hanno licenziato giornalisti e poligrafici e hanno permesso alle aziende risparmi giganteschi sulla pelle dei colleghi. Insomma, se dovessero passare così come sono state licenziate dalla Camera, le nuove norme consentiranno agli editori di incassare il denaro messo a disposizione dello Stato e di spenderlo senza alcun controllo. E’ strano che la FNSI non se ne sia accorta. Anzi diciamo pure: è strano che la FNSI avalli e sostenga norme che avvantaggiano solo gli editori e che – alla fine – penalizzano coloro che un sindacato serio dovrebbe proteggere. Sembra poi che il sindacato colleghi questa legge e i suoi risultati al nuovo contratto, per facilitarne la chiusura. L’equazione è: “Gli editori prendono i soldi e noi chiudiamo il contratto”. Non è così. Dare fiducia agli editori quando ne hanno già abusato è incomprensibile. Gli editori prenderanno i soldi e poi non ne verseranno un centesimo ai giornalisti.
Un esempio per tutti. Quando la legge è stata discussa alla Camera è stato respinto un emendamento per impedire agli editori che non pagano i collaboratori, e in genere gli stipendi, e non rispettano le regole contrattuali di ricevere i contributi statali.
Quando è iniziata la votazione sull’emendamento sul tabellone luminoso sono comparse una forte maggioranza di lucine verdi, cioè l’emendamento stava per essere approvato. Prima della chiusura della votazione (che dura fino a cinque o sei minuti) un deputato capobastone (del PD) ha urlato “votate contro” e le lucine verdi si sono trasformate in rosse. Vergognoso. Ci sembra banale che chi non paga i compensi ai lavoratori non possa avvalersi dei contributi statali. Per qualcuno invece è una cosa normale.
Abbiamo chiesto ad alcuni senatori interessati all’argomento di presentare una serie di emendamenti volti a rendere più democratica la legge e più consona alla difesa delle colleghe e dei colleghi più deboli e per impedire che gli editori dichiarino stati di crisi inesistenti, come più volte è accaduto, anche recentemente (per esempio alla Condé Nast e al gruppo Repubblica-Espresso). Ci hanno ascoltato. Così il senatore Alberto Airola ha presentato le modifiche alla legge che abbiamo chiesto e concordato con lui.
Eccone una sintesi:
In uno degli emendamenti presentati si dice che non possono accedere agli stanziamenti a favore degli editori quelle imprese che “non ottemperano alle disposizioni di legge sull’equo compenso, nonché di tutte le imprese che abbiano delle condanne o delle cause in corso per motivi di lavoro, mobbing o comportamenti antisindacali”.
VENDITE REALI – “Il contributo deve essere elargito in funzione del numero di copie annue realmente vendute e comprate”. Il testo della legge invece è piuttosto vago in proposito.
EQUO COMPENSO – L’equo compenso deve essere inserito direttamente nel disegno di legge, perché è solo attraverso una mirata azione di protezione della professionalità che si mantiene viva l’indipendenza del giornalista e, conseguentemente, del giornalismo.
Il lavoro della Commissione Equo Compenso è già stato bocciato sia dal Tar sia dal Consiglio di Stato. E’ quindi vitale trasformare in legge le modalità dei compensi, che possano essere definiti equi in base all’articolo 36 della Costituzione. Perché per garantire un’informazione corretta a tutela dei cittadini, i giornalisti devono essere retribuiti in modo professionale. Infine è facile capire che se un giornalista non è pagato equamente è costretto a violare l’etica e la deontologia professionale.
Fondamentale è anche scoraggiare una pluralità di forme contrattuali a tempo e ogni forma di lavoro nero, incoraggiando invece l’incremento dei contratti di lavoro a tempo indeterminato da una parte e dall’altra l’utilizzo di lavoro freelance pagato in modo professionale.
ORDINE – Un emendamento è volto a mantenere la potestà deontologica del Consiglio di Disciplina, che dovrà essere eletto al di fuori del Consiglio Nazionale e che NON deve essere formato esclusivamente da giornalisti.
A noi queste paiono tutto sommato richieste banali e ci piacerebbe che la FNSI le facesse proprie, invece di sostenere acriticamente una legge che alla fine rischia di danneggiare ancora di più un settore che si sta letteralmente disintegrando. E ci rivolgiamo a tutti i senatori perché votino a favore degli emendamenti proposti del loro collega Alberto Airola. L’editoria è una porzione vitale della convivenza civile e democratica. Non ci dovremo meravigliare se un giorno ci accorgeremo che il suo picconamento fa parte di un disegno preciso, volto a limitare democrazia e libertà.

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Rai: Tra il dire e il fare

Posted by fidest press agency su domenica, 19 luglio 2015

Rai: sede di romaL’obiettivo lo fissò il presidente del Consiglio Matteo Renzi: liberare la Rai dai partiti e restituirla ai cittadini. E’ evidente a chiunque che l’obiettivo non è stato raggiunto: su 7 componenti del nuovo CdA, 2 sono indicati dal governo e 4 dai partiti presenti in parlamento. E anzi c’è stato un rafforzamento del peso del governo, come sottolineato anche da Enzo Cheli in Commissione parlamentare di Vigilanza. L’Usigrai e la Fnsi hanno creduto alla volontà riformatrice del governo, e per questo hanno portato in audizione in Senato idee e proposte. Poi in parlamento ha vinto la voglia di accordicchio. E il risultato è, per molti versi, addirittura peggiore del testo di partenza”. Così scrive il segretario Usigrai Vittorio di Trapani in un editoriale pubblicato sul sito http://www.articolo21.org
“Fuori i partiti e i governi dal controllo della Rai. Lo dicevamo con la legge Gasparri. Non cambiamo idea oggi. E anzi dovremo riflettere con attenzione se partecipare all’elezione del consigliere indicato dai dipendenti: in questo contesto rischia di essere solo una foglia di fico rispetto a una legge capestro.
La partecipazione diretta dei lavoratori ha senso in un consiglio di sorveglianza, o in un consiglio di amministrazione davvero libero, autonomo e indipendente. Con una Rai Servizio Pubblico in un mercato libero dai conflitti di interessi. Per queste ragioni, Fnsi e Usigrai hanno convocato una conferenza stampa per martedi 22 alle ore 12 in Senato. Saremo lì per dire perché questa riforma non ci piace. E per dire che il gran discutere di queste settimane sui meccanismi di nomina è stato funzionale a non rispondere alle uniche due domande sulle quali davvero si gioca il futuro della Rai Servizio Pubblico: qual è la nuova missione? E con quali finanziamenti?”

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